egitto

L’agghiacciante lezione dell’Egitto

La necessità di mediare, l’impossibilità di vincere, sono condizioni oggi diffuse. L’era che stiamo vivendo è caratterizzata, da tutti i punti di vista, dalla complessità. E questo sta imponendo un indispensabile salto di qualità nell’uso del cervello umano.
Dopo millenni dominati dalla vittoria del pensiero debole (mi piace la moglie del mio vicino, ammazzo il vicino e me la prendo) sta diventando sempre più utile utilizzare un modello strategico più evoluto. Quello che è successo in Egitto ne è un tragico esempio.
Innanzitutto a livello globale: l’Occidente sta verificando che già 50 anni fa i pacifisti avevano ragione: chi semina miseria, corruzione, dittature e violenza, raccoglie terrorismo.
Quanto ancora ci metteranno questi imbecilli a capire che con metà dei soldi che si spendono per le armi si potrebbe dare una vita decente, cultura e sviluppo a tutti gli esseri umani e garantirsi la fine delle guerre? Qual è la parte della realtà che questi signori non vedono?Perché non capiscono che rapinare un popolo tanto da mantenerlo prigioniero della miseria materiale e morale concima la vendetta?

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Pensieri che uccidono (MUBARAK E L’IPOCRISIA)

C’è un’idea che ha fatto più morti della bomba atomica. Un’idea che è la madre di tutte le guerre:
IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI.
Grazie a questa brillante posizione filosofica l’Occidente Cristiano, capitanato dagli Stati Uniti, ha praticato per 60 anni una politica internazionale basata sull’appoggio di qualunque dittatore criminale che si dichiarasse anticomunista. E questo dopo che il colonialismo aveva fatto lo stesso per 5 secoli.
L’appoggio di Obama alla rivoluzione egiziana è il primo punto di rottura di questa logica: accettiamo il rischio che il popolo egiziano elegga rappresentanti che sono nemici degli Usa perché la libertà è un valore non trattabile e perché abbiamo fiducia nei popoli e nei percorsi che essi scelgono, convinti che l’essere umano abbia un inarrestabile desiderio di raggiungere l’eccellenza.
Quest’inversione di rotta della maggiore potenza imperialista, da sola vale l’elezione di Obama.
Il fatto che gli Usa abbiano scelto di non sostenere più i dittatori corrotti e torturatori determinerà l’implosione dei regimi dittatoriali, presumibilmente in breve tempo.
Il mondo gira pagina. E’ bellissimo!!!
(Gioite: è la prova che c’è un senso positivo nell’Universo, il mondo migliora lentamente ma continuamente)
Molto probabilmente siamo di fronte a quell’effetto domino che già abbiamo visto all’opera nel 1989, quando in una notte crollarono i presupposti che tenevano insieme l’impero russo. Nessuno sparò sui dimostranti che scalavano il muro di Berlino e i carri armati russi non invasero Berlino Est… Bastò questo per sciogliere uno degli imperi più autoritari e vasti della storia del mondo.
Per rendersi conto del cambiamento epocale che rappresenta la nuova posizione degli Usa, basti pensare ai comunicati del governo reazionario israeliano, che invitavano Europa e Usa a sostenere Mubarak perché sennò l’Egitto rischiava di cadere nelle mani dei fondamentalisti islamici…
Il fine giustifica i mezzi. Possiamo sostenere un assassino se ci serve a evitare un pericolo peggiore.
Una logica ingiusta e anche inefficace. Alla lunga questo modo di ragionare scatena un Vietnam…
E come dimenticare che l’estremismo islamico iraniano è stato causato da una dominazione dittatoriale dello Scià di Persia, foraggiato dagli Usa? Sono stati i sistematici massacri degli oppositori, anche i più moderati, a radicalizzare la rabbia e renderla folle!
E come dimenticare che Saddam Hussein e Osama Bin Laden sono stati per lunghissimo tempo criminali al soldo degli Usa in funzione anticomunista?
Chi pratica la filosofia del fine che giustifica i mezzi semina tempesta… Solleva pietroni che gli ricadranno sui piedi… E’ un modo di ragionare semplice che dà ghiotti risultati immediati e prepara disastri immensi a lungo termine. E’ una logica da ladri di galline.

Pensate se i soldi che gli Usa hanno speso per foraggiare Mubarak (si dice in giro che si tratti di 2 miliardi e mezzo di dollari all’anno) fossero invece stati investiti per sviluppare la formazione e le micro imprese in Egitto…

Comunque nonostante tutto il male fatto dall’Occidente al popolo egiziano c’è da sperare che non vedremo un’altra dittatura sanguinaria, sul modello iraniano, al potere nel paese delle piramidi.
I Fratelli Musulmani sono meno estremisti di quel che raccontano i media, la società egiziana e molto più moderna di quella iraniana del 1980 e poi c’è internet. E poi c’è Obama che, se è saggio, non si limiterà alle parole libertarie ma varerà un piano di aiuti al popolo egiziano che ammorbidisca questa fase di transizione con un po’ di benessere.
Se le migliaia di miliardi che l’Occidente spende in guerre e armi andassero a aiutare economicamente i popoli oppressi, il terrorismo sparirebbe nel giro di 12 mesi.

E vorrei notare che stiamo proprio entrando in una nuova era. Mai era accaduto che un impero immenso come quello sovietico implodesse causando solo qualche centinaio di morti. Morti terribili comunque ma imparagonabili al numero di vittime di qualunque rivoluzione  del passato… Ne fecero di più le 5 giornate di Milano nel 1800, con a disposizione armi di scarsissima qualità…

Le rivolte che stanno facendo nascere un nuovo Mondo Arabo sono costate moltissime orribili morti, troppe. Ma anche qui siamo di fronte a quantità per fortuna limitatissime.
E della rivolta egiziana restano immagini fuori dall’iconografia guerresca.
Una donna col burqa che urla nella grande piazza, chiedendo agli uomini di ribellarsi. Le si vedono solo gli occhi, urla e dopo pochi minuti intorno a lei si raduna una gran folla, Al Jazeera la filma e ritrasmette la sua immagine e migliaia di persone scendono in piazza, e così inizia la rivolta… C’è poi la foto di una donna anziana che bacia un poliziotto perplesso. E infine c’è l’immagine che ha dato il colpo di grazia al regime di Mubarak: Wael Ghonim, dirigente della divisione Marketing di Google per il Medio Oriente e il Nord Africa che dopo 10 giorni di prigione scoppia a piangere in diretta tv, appoggiando la testa sul tavolo, al ricordo degli orrori che ha subito e visto nel carcere della polizia segreta. Lui è scoppiato a piangere, poi s’è alzato e ha abbandonato la trasmissione. La presentatrice si è tolta il microfono ingarbugliandosi coi fili e s’è alzata anche lei, seguendo questo giovane uomo. Lei aveva il viso triste e in grande apprensione per lui. Credo che il popolo egiziano, la parte migliore del popolo, si sia identificata in quell’uomo che piangeva e in quella donna che si alzava liberandosi dai fili per seguirlo e soccorrerlo. E la gente s’è alzata, s’è liberata dai fili che la legavano alla paura e tutti, ovunque, sono scesi per strada.
L’Egitto è insorto in un grande momento di sensibilità umana.
Non credo che cadrà preda della violenza….
E Mubarak non ha potuto fare nient’altro che andarsene perché il popolo aveva capito che voleva ben altro che un vecchio senza cuore.
Grazie Egitto. Speriamo di raggiungerti.

Jacopo Fo


Donne giudici in Egitto

Secondo quanto riporta Peacereporter.net, l'Alta Corte costituzionale egiziana ha approvato l'inclusione dei giudici donna nel Consiglio di Stato.
Giusto un mese fa lo stesso Consiglio si era pronunciato in modo contrario, ma l'Alta Corte ha stabilito la sua non competenza sull'argomento, che riguarda invece il Comitato Amministrativo.
Quest'ultimo si riunira' il 22 marzo.

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