guerra

Della guerra e della frigidità emotiva

Per uccidere i bambini bisogna essere morti dentro.

Tutti dicono che il tramonto è bello. Poi scattano una foto e vanno altrove.
La prima ragione delle guerre non è la rapina delle ricchezze.
La prima ragione della guerra è la frigidità interiore.

Le società guerriere devono distruggere innanzi tutto nella mente dei soldati la sensibilità per la vita, sennò essi non riuscirebbero a uccidere.
Per non sentire il dolore degli altri esseri bisogna bruciare i neuroni a specchio, straordinarie cellule che permettono l’empatia fra gli esseri umani. Quando vediamo qualcuno sorridere nella nostra mente si attivano gli stessi neuroni che entrano in attività quando noi sorridiamo e il nostro organismo aumenta la quantità di dopamina (piacevolissima droga naturale).
Il piacere degli altri genera piacere dentro di noi. Per questo fare un regalo ha un così forte effetto positivo sul nostro sistema immunitario. Ma anche quando vedo un essere umano soffrire io condivido, grazie ai neuroni a specchio, il suo dolore.
La distruzione della sensibilità verso gli altri esseri umani è alla base dell’alienazione e della disperazione che rende possibile la guerra.

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Perché in Iraq è in corso un massacro di civili di cui non parla nessuno?

Perché in Iraq è in corso un massacro di civili di cui non parla nessuno?

Chiunque abbia una minima infarinatura di storia sa che il modo più efficiente di combattere il terrorismo è quello di debellare la miseria e smetterla di foraggiare i dittatori.
Ma nonostante Obama sia da molti punti di vista un progressista non è riuscito a cambiare di molto l’essenza della strategia militare Usa. È stato un bene che abbia scelto di abbandonare la logica super interventista di Bush. Ma non è riuscito ad andare oltre. L’impegno Usa per lo sviluppo economico delle aree instabili continua a essere una frazione minima delle spese militari. E l’appoggio a politici locali antidemocratici e mafiosi continua ad essere forte (si preferisce finanziare carogne schifose perché è più facile corromperli).
Quando Obama fu eletto in molti sperammo che potesse portare un grande cambiamento. Oggi dobbiamo constatare che ci eravamo illusi. Obama ha ammorbidito la politica Usa ma non l’ha cambiata radicalmente, non ha messo al primo posto la solidarietà e la cooperazione. E ha fallito tutti gli obiettivi di pacificazione nelle aree di crisi. La strategia dei Bush ha generato mattatoi a tutt’oggi inarrestabili: Somalia, Afghanistan, Iraq... Obama ha la responsabilità di non essere riuscito a pacificare un solo teatro di guerra, anzi la situazione si è aggravata: la Siria è ormai un cumulo di macerie, la Libia e l’Egitto sono sull’orlo della guerra civile. Adesso non mandano più le truppe di terra, solo i droni: giovani statunitensi afflitti da tempeste ormonali guidano con un joystick, da uffici con aria condizionata e Coca Cola a volontà, aerei telecomandati che uccidono a migliaia di chilometri di distanza.
È come un videogame… E ogni tanto si sbagliano a fanno fuori qualche decina di donne e bambini… Da duemila metri di altezza sono tutti come formichine.
 
Vi ricordate i discorsi dei guerrafondai quando gli eserciti di Bush partivano per sconfiggere il terrorismo e punire le nazioni canaglia?
Dicevano che noi pacifisti eravamo pazzi a non capire che bisognava intervenire per salvare quei popoli.
Li hanno salvati?
Un milione di morti tra i civili, solo in Iraq. Gente uccisa dalla guerra e dai suoi effetti collaterali. Un calcolo a spanne, intendiamoci, nessuno è in grado di dire esattamente quanti sono stati i morti in questi dieci anni… Bel modo di liberare un popolo!

Ma bisogna dire anche che l’opposizione dei pacifisti è stata tenue. Dopo i grandi cortei, con una cosa come 100 milioni di persone scese in piazza a protestare, l’iniziativa pacifista si è affievolita.
È mancata la determinazione ma anche una chiara strategia per la pace.
Mi ricordo una leader dei Verdi che alla domanda in un'intervista televisiva: “Se non volete la guerra come pensate di fermare Saddam?” Rispose: “Non è compito nostro dire come fermare Saddam”.
E invece io credo che sia proprio compito nostro.
Dovremmo avere la voce per affermare che esiste un preciso livello di ricchezza economica e culturale dei popoli oltre il quale le dittature crollano, i fondamentalismi religiosi si ammorbidiscono, le donne acquisiscono parità di diritti, diminuisce il numero di figli, aumenta l’istruzione e i terroristi non trovano più giovani disperati da arruolare. E forse coinvolgendo dotti economisti e statistici potremmo anche calcolare quanto costa portare una nazione a questo livello di sviluppo sociale e umano.
E potremmo anche dimostrare che investendo la metà delle spese militari mondiali in sviluppo otterremmo la fine di tutte le guerre entro 10 anni. E il mondo diventerebbe veramente un bel posto dove vivere.
Perché le armi sono strumenti non solo orrendi ma anche antiquati e antieconomici al pari delle lampadine a incandescenza.
Ma perché i paesi industrializzati capiscano questo, comprendano che la politica di rapina e di speculazione contro i popoli più poveri è disastrosa e alla lunga conviene solo ai mercanti d’armi ci vorrà del tempo. E ancora milioni di morti.
Per fermare la guerra tocca che nasca un movimento pacifista che non si limiti a dire no alla guerra e servirà anche che qualche leader veramente amante della pace raccolga il grido di dolore dei popoli devastati dalle guerre.
Questo Obama non funziona, bisognerà aspettare il prossimo.
Ma soprattutto dovremo aspettare che un numero sufficiente di persone smetta di comprare i prodotti delle multinazionali che speculano sulla guerra.
Un grande passo in avanti lo avremo quando l’idea che si vota ogni volta che si fa la spesa sarà compresa da tutti gli amanti della pace.
È lì che sta il nostro grande potere, la forza dei consumatori etici uniti.
L’altro grande cambiamento indispensabile per fermare la guerra riguarda le materie prime e l’energia. Si deve diffondere la coscienza che razionalizzare i consumi, produrre energia dal sole, dal vento e dal mare, riciclare e riusare sono potenti strumenti di pace. Riciclare e produrre energia da fonti rinnovabili tolgono alla guerra di rapina la sua ragion d’essere.
Vuoi la pace? Installa un pannello solare!

Ma ancora sono poche le persone che ragionano in questo modo. Siamo fermi alle dichiarazioni accalorate e a qualche corteo nei grandi momenti di crisi. E se parli di consumo critico e ecotecnologie contro la guerra molti progressisti ti guardano strano.

Intanto proprio in questi giorni in Iraq si sta consumando un’immane massacro di civili. Due eserciti di pazzi sanguinari si stanno scontrando senza perdere occasione di compiere ogni sorta di crimine. Le truppe fondamentaliste islamiche massacrano i civili governativi, e le truppe governative vanno nelle case dei sunniti, prendono i giovani e li ammazzano.
Un grande orrore si sta consumando nell’indifferenza più totale e nel silenzio dei media.
Sulla situazione in Iraq e la storia di questa guerra ho scritto un articolo sul Fatto.


Genocidio in Iraq

Iraq, sfilata miliziani sciitiDopo i massacri compiuti dai fondamentalisti islamici le forze regolari irachene si scatenano facendo strage di civili. L’Iraq è in preda all’orrore. Fonti della società civile irachena raccontano di stragi continue. I media hanno dato conto delle orribili esecuzioni sommarie di governativi da parte dell’Isis (o Isil).

Ma non una parola è uscita sui crimini che stanno compiendo le truppe addestrate da Usa e company. Pare che abbiano ben appreso le lezioni su torture e massacri.
Fonti irachene neutrali segnalano bombardamenti di case e ospedali e raccontano che nelle aree di guerra i governativi entrano nelle case dei sunniti, prendono i giovani e li ammazzano. Se sei giovane e sei sunnita sei un terrorista! Hanno scatenato una pulizia etnica!
Per assurdo sembra che lo scopo del governo iracheno non sia riportare la pace ma spingere i sunniti ad arruolarsi nelle truppe fondamentaliste. Ma forse non è poi così assurdo… La guerra civile può essere un affare… La pace farebbe diminuire i finanziamenti occidentali?

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L’agghiacciante lezione dell’Egitto

La necessità di mediare, l’impossibilità di vincere, sono condizioni oggi diffuse. L’era che stiamo vivendo è caratterizzata, da tutti i punti di vista, dalla complessità. E questo sta imponendo un indispensabile salto di qualità nell’uso del cervello umano.
Dopo millenni dominati dalla vittoria del pensiero debole (mi piace la moglie del mio vicino, ammazzo il vicino e me la prendo) sta diventando sempre più utile utilizzare un modello strategico più evoluto. Quello che è successo in Egitto ne è un tragico esempio.
Innanzitutto a livello globale: l’Occidente sta verificando che già 50 anni fa i pacifisti avevano ragione: chi semina miseria, corruzione, dittature e violenza, raccoglie terrorismo.
Quanto ancora ci metteranno questi imbecilli a capire che con metà dei soldi che si spendono per le armi si potrebbe dare una vita decente, cultura e sviluppo a tutti gli esseri umani e garantirsi la fine delle guerre? Qual è la parte della realtà che questi signori non vedono?Perché non capiscono che rapinare un popolo tanto da mantenerlo prigioniero della miseria materiale e morale concima la vendetta?

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Nel mondo c'è più pace

Global Peace Index 2012L'Institute for Economics and Peace ha pubblicato l'annuale rapporto Global Peace Index, uno studio che analizzando 23 diversi parametri in 158 Paesi, dalla percezione della criminalità al numero di omicidi fino agli investimenti sulle armi, valuta il livello di pace nel mondo e realizza una mappa delle nazioni più pacifiche.
A causa della crisi economica molti governi hanno focalizzato gli investimenti all'interno dei propri confini e così, in giro per il mondo, ci sono meno nazioni che “esportano democrazia” e quindi meno guerre. Stati Uniti e Gran Bretagna sono diventati più pacifici, così come l'Australia.
Rispetto al 2007, l’anno del confronto, la situazione mondiale è migliorata. E pare sia tutto merito della crisi economica!
Dimenticavamo: la nazione più pacifica della Terra è l'Islanda. Troppo freddo per combattere.

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GUERRA: AVEVAMO RAGIONE NOI

Mi ricordo le polemiche prima dell’invasione dell’Afghanistan e all’inizio della seconda guerra in Iraq. Ci dicevano: “Voi pacifisti volete lasciare le donne afgane al loro infame destino! Voi non volete battere Al Qaida, voi volete che Saddam continui a torturare i democratici. Che soluzioni avete voi? Non fare niente?”
Noi rispondevamo che si doveva agire attraverso aiuti internazionali, attraverso lo sviluppo, il microcredito, investimenti nell’istruzione. Aiutiamo quei popoli a stare meglio, a fare autoimpresa e poi saranno loro a buttare dalla finestra dittatori e fondamentalisti.
A distanza di anni appare chiaro quanto fosse, come sempre, assurda l’opzione militare.
Le due guerre sono costate in quasi due anni mille miliardi di dollari. E il costo aumenta di mille dollari al secondo come si puo' vedere in tempo reale sul sito www.costofwar.com.
Piu' di 5.000 soldati Usa morti, almeno 600mila civili uccisi, intere aree distrutte dai bombardamenti e a volte pure contaminate dai proiettili all’uranio impoverito, 4 milioni di profughi dall’Afghanistan, 2 milioni dall’Iraq.
L’Afghanistan ha 22 milioni di abitanti, l’Iraq 31 milioni. 53 milioni di persone. Diciamo che il 50% e' povero. 26,5 milioni di persone.
Con 1.000.000.000.000 (mille miliardi di dollari) si sarebbero potuti dare 37.000 dollari a
26 milioni e mezzo di persone. Il che da quelle parti equivale a una casa, un campo e istruzione per 3 figli per qualche anno. Distribuendoli con un minimo di buon senso si sarebbe potuto rivoluzionare la situazione economica del paese.
Ma questi dissennati non sono disposti a spendere soldi per aiuti, li tirano fuori solo se c’e' da uccidere.

Il forum Kabulpress, sostenuto dalla Harvard Kennedy School, ci informa che in Afghanistan, gli Usa nel 2010 hanno speso cento miliardi di dollari per uccidere 2.000 talebani. 50 milioni di dollari a nemico morto. L'esercito Usa stima che in totale i talebani riescano a mettere in campo 35.000 uomini armati. Ucciderli tutti costerebbe 1.700 miliardi di dollari. Non ci vuole un premio Nobel dell’economia per capire che economicamente gli Usa non possono reggere.
 


Non vince il piu' forte vince il piu' bravo a cooperare!

Balle totali sull’evoluzione!

Buone notizie per te che speri in un futuro migliore ma ogni tanto ti prende lo sconforto e ti chiedi se arrivera' mai…

Ci hanno insegnato che la vita sul nostro pianeta si evolve guerrescamente sulla base di una competizione feroce.
Solo il piu' forte sopravvive.

Ma sono ormai piu' di 20 anni che si sa che non e' cosi'. Solo che ancora non lo trovi scritto sui libri di scuola. E’ un’informazione tabu'.
I partiti progressisti di tutto il mondo non hanno capito che queste sono notizie essenziali da diffondere se vogliamo far avanzare il progresso.

Lynn Margulis e' una ricercatrice che e' riuscita a rovesciare la concezione dominante dell’evoluzione.
Scrive la Margulis:
“La visione dell'evoluzione come competizione cruenta cronica tra individui singoli e specie, distorsione della teoria darwiniana della "sopravvivenza del piu' idoneo", si dissolve dinanzi alla visione nuova di una cooperazione continua, di un'interazione forte e di una dipendenza reciproca tra forme di vita. La vita non prese il sopravvento sul globo con la lotta ma istituendo interrelazioni. Le forme di vita si moltiplicarono e divennero sempre piu' complesse attraverso una cooptazione di altre, non soltanto attraverso la loro estinzione.”
(NOTA: Microcosmo di Lynn Margulis e Dorion Sagan, 1989)

Ma Margulis non fa solo teoria. Lei e' una ricercatrice sul campo.
E quel che dice si basa su una scoperta pazzesca, che non e' finita sulle prime pagine dei giornali di tutto il pianeta solo perche' i capi dei mass media sono esseri sprovvisti di sensibilita' progressista.
In due parole la Margulis scopre che dentro le nostre cellule ci sono degli aggeggi che sono uguali precisi identici a entita' microscopiche che vivono per i fatti loro ancor oggi. Partendo da questa osservazione, in anni di ricerche, la Margulis trova altri esempi di creature che vivono dentro altre creature e che si sono evolute per miliardi di anni in simbiosi.
Il che dimostra che la vita ha fatto il primo essenziale salto di qualita' grazie alla fusione tra creature che insieme hanno dato vita ai primi organismi complessi. Tale e quale alla Coop!
Quindi la cooperazione e' una forza essenziale nel nostro universo. E lo e' da miliardi di anni.
La destra al governo e' solo un accidente momentaneo.

A questo punto vi lascio alle parole di Lynn Margulis e Dorion Sagan. Sono miele per le mie orecchie!
(Vinceremo e confischeremo tutte le ricchezze accumulate dai manigoldi. Prima o poi.)

“In effetti, i batteri e la loro evoluzione sono cosi' ricchi di significato che la divisione fondamentale tra le forme di vita sulla Terra non e' tra piante e animali, come si suppone comunemente, ma tra Procarioti, organismi composti di cellule prive di un nucleo ben definito, cioe' i batteri, ed Eucarioti, cioe' tutte le altre forme di vita. Nei primi due miliardi di anni sulla Terra, i Procarioti continuarono a trasformare la superficie terrestre e l'atmosfera. Inventarono tutti i sistemi chimici miniaturizzati, essenziali per la loro esistenza: un'impresa che finora l'umanita' non e' riuscita a realizzare. Quest'antica "alta bio-tecnologia" porto' allo sviluppo della fermentazione, della fotosintesi e della respirazione aerobica e alla fissazione dell'azoto dell'aria. [...]

In una delle piu' stimolanti scoperte della moderna microbiologia, indizi che fanno pensare a una terza possibilita' di cambiamento sono emersi osservando i mitocondri, minuscole inclusioni avvolte da membrana e presenti nelle cellule degli animali, delle piante, dei funghi e dei protisti. I mitocondri, pur trovandosi al di fuori del nucleo nelle cellule moderne, hanno geni propri, costituiti da DNA. Diversamente dalle cellule, essi si riproducono per semplice divisione e lo fanno in tempi diversi da quelli della restante massa cellulare. Senza di loro, la cellula nucleata, e pertanto l'intera pianta o l'intero animale, non potrebbe utilizzare l'ossigeno e, di conseguenza, non potrebbe vivere. Davanti ai biologi, che continuavano a interrogarsi e a meditare su questo punto, si schiuse alla fine uno scenario sorprendente: i discendenti di quei batteri che, tre miliardi di anni or sono, nuotavano nei mari primitivi respirando ossigeno, sono presenti oggi nei nostri corpi sotto forma di mitocondri. A un certo momento, gli antichi batteri si sono combinati con altri microrganismi, fissando all'interno di questi la loro residenza, provvedendo all'eliminazione delle scorie e al rifornimento di energia derivata da processi di ossigenazione in cambio di cibo e di protezione. Questi organismi "fusi insieme" si evolvettero poi in forme di vita piu' complesse, che respiravano ossigeno. Vi fu, dunque, in questo caso un meccanismo evolutivo piu' brusco della mutazione: una alleanza simbiotica che divenne permanente. Alleanze di questo tipo, con la creazione di organismi che non sono semplicemente la somma delle loro rispettive parti che entrano in simbiosi, ma piuttosto qualcosa di simile alla somma di tutte le possibili combinazioni di queste parti, sospingono gli esseri in via di sviluppo verso reami inesplorati. La simbiosi, cioe' la fusione di organismi diversi in nuova collettivita', risulta dunque un'importante forza di mutamento sulla Terra.
Quando ci esaminiamo come prodotti di una simbiosi protrattasi per miliardi di anni, le prove a favore di una nostra origine plurimicrobica diventano schiaccianti. Il nostro corpo contiene in se' una vera e propria storia della vita sulla Terra. Le cellule conservano un ambiente ricco di carbonio e di idrogeno, come quello della Terra quando la vita ebbe inizio. Vivono in un mezzo costituito da acqua e sali, che ricorda la composizione dei mari primitivi: diventammo quelli che siamo grazie all'associazione di partner batterici in un ambiente acquoso.

[...] Nei particolari della loro struttura le cellule rivelano i segreti dei loro antenati. Le immagini al microscopio elettronico di cellule nervose mettono in evidenza, in tutti gli animali, numerosi organelli appariscenti, i "microtubuli"
Le ciglia con movimento ondulatorio, che sono presenti nella mucosa di rivestimento della gola, e la coda degli spermatozoi umani, un flagello con battito a frustino, hanno entrambi la stessa insolita distribuzione dei microtubuli, a disco combinatore telefonico, che hanno le ciglia dei ciliati, un gruppo di microrganismi ben affermati, che comprendono piu' di 8000 specie diverse. Questi stessi microtubuli compaiono in tutte le cellule degli animali, delle piante e dei funghi ogniqualvolta esse si dividono. E constano, enigmaticamente, delle stesse proteine che sono presenti nel cervello umano. Queste proteine sono straordinariamente simili ad alcune di quelle che si trovano in certi batteri che si spostano a grande velocita' e hanno una forma che ricorda il cavatappi. Queste e altre vestigia viventi di individui un tempo separati, scoperte in varie specie, non fanno che accrescere la certezza che tutti gli organismi visibili si siano evoluti per simbiosi, cioe' vivendo insieme in una condizione di reciproco beneficio mediante la condivisione permanente di cellule e corpi.

 


Liberate gli uomini di Emergency e vergognatevi!

Frattini, quello cattivissimo, pare abbia detto che si vergognava per il comportamento dei tre volontari di Emergency, accusati di complottare per l’uccisione di un boss del governo afgano.
Ha creduto piu' alle veline della polizia afgana che a decenni di impegno umanitario di Emergency.
Io mi vergogno di condividere un numero esagerato di combinazioni del dna con persone che non sanno distinguere un terrorista da una persona straordinaria che si dedica a ricucire persone ferite.
Va da se' che il comportamento del nostro governo sulla questione e' stato vergognoso.
Quando c’e' da mettere bambini di 6 anni a pane e acqua o buttarli giu' da un pulmino scolastico sono tutti Superman. Ma se si tratta di muovere il culo per tirar fuori di galera degli innocenti gli piglia la paralisi intestinale.

Vi ricordate quando avevano deciso tutti contenti di invadere l’Afghanistan per catturare Bin Laden e migliorare le condizioni di vita del popolo afgano?
E noi che dicevamo che quel che interessava loro era solo il passaggio per i loro oleodotti e il traffico di oppio?
E quando cercavamo di spiegare loro che col cazzo che facevano una guerra lampo e che avrebbero preso un sacco di legnate?
Non ci hanno dato retta e dopo quasi 9 anni e miliardi di euro buttati nel cesso della storia, piu' della meta' dell’Afghanistan e' in mano ai talebani, il popolo afgano e' nella merda, la corruzione, le vessazioni e l’ingiustizia sono a un livello fantasmagorico, le donne girano ancora col burqa, la produzione di oppio e' passata da meno del 5% di quella mondiale a piu' del 90%. Non hanno preso Bin Laden. Il terrorismo internazionale ha raddoppiato le sue forze. I nostri soldati continuano a morire per una guerra infame. E milioni di afgani patiscono la fame.
Inoltre l’odio verso l’Occidente e' aumentato in modo enorme anche grazie alle prove sulle torture generalizzate praticate da inglesi e americani.
Inoltre, l’esercito dell’Occidente Cristiano continua a fare stragi di innocenti scambiati per terroristi. Ne ammazzano cento alla volta e poi chiedono scusa.

Milioni di onesti cittadini occidentali guardano questo disastro e non capiscono che stiamo agendo in modo perfetto per allevare nuove generazioni di terroristi super incazzati che verranno a mettere bombe nelle nostre citta'.
Non capiscono che solo occupandoci del benessere del popolo afgano e rispettandolo possiamo porre fine a questa guerra. Non capiscono che dovremmo fare qualche cosa di concreto per indurre i nostri governi a varare una vera azione di pace e di sostegno allo sviluppo del popolo afgano se vogliamo uscire da questo pantano di sangue
(ad esempio: non comprare piu' carburante alla Esso e aderire a tutte le forme di boicottaggio economico delle multinazionali che sostengono la guerra).

 

Emergency Firma l'appello

Campagna contro la base militare americana a Vicenza
Campagna contro la base militare Usa di Vicenza


La piu' bella favola di Natale

Tregua di Natale

C'era una volta a Ypres, in Belgio, una guerra.
La chiamarono Prima Guerra Mondiale, perche' poi ce ne furono altre.
Era il 1914 e a pochi metri di distanza gli uni dagli altri, due battaglioni degli eserciti britannici e tedeschi si combattevano dalle loro trincee.
Immersi nel fango, sotto la pioggia, calpestando i cadaveri dei propri compagni, i soldati erano logorati da un'inutile battaglia per la conquista di una striscia di terra.
In autunno i due generali nemici, impantanati anche da un punto di vista strategico, iniziano a scambiarsi i primi favori, come quello di non sparare durante l'ora dei pasti.
Inizia la “tregua di Natale”, che ebbe il suo culmine tra il 24 e il 25 dicembre 1914: i soldati tedeschi decorano gli alberi con candele e intonano canti natalizi.
Gli inglesi rispondono coi loro canti tradizionali.
Poi gli ufficiali si scambiano gli auguri a distanza.
Il giorno dopo entrambi gli schieramenti depongono i fucili e si incontrano, scambiandosi addirittura doni come sigari, whisky e cioccolata.
Nei giorni seguenti la tregua si estende lungo due terzi del fronte occidentale , in alcune zone e' poi durata fino a Capodanno.
Il giorno di Natale non fu sparato un solo colpo.

Pubblicata da Focus.it questa storia e' vera, non ne trovate traccia nei libri di storia perche' siamo dei baluba, ma e' chiaramente raccontata in una canzone folk dell’artista inglese Mike Harding, dal titolo Christmas 1914: “I fucili rimasero in silenzio […] senza disturbare la notte. Parlammo, cantammo, ridemmo […] e a Natale giocammo a calcio insieme, nel fango della terra di nessuno”.
La Storia narra che la partita si interruppe quando il pallone colpi' il filo spinato, bucandosi.
Nacque li' il terzo tempo.

Buon Natale, amici, e un felice nuovo anno.

Riprenderemo le spedizioni di Cacao quotidiano e Cacao della domenica dal 10 gennaio 2010. Se andate in astinenza da buone notizie potete leggerci ogni giorno su il Fatto Quotidiano.