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Cosa facciamo con i malvagi?

Cosa facciamo con i malvagi?

Un nuovo modo di vedere si sta diffondendo tra i progressisti.

La grande maggioranza del Movimento Progressista pensa che le persone che inquinano, sfruttano, organizzano guerre e violenze abbiano tutto l’interesse a farlo perché ci guadagnano.
Io faccio parte della minoranza chiassosa che pensa invece che il capitalismo del dolore non convenga più a nessuno, neanche ai cattivi cattivissimi che dominano il mondo. Questi sistemi sono ancora convenienti per le mafie locali, per gruppi residuali di avvoltoi sociali. Non conviene più alle grandi multinazionali. 
Solo vent'anni fa la situazione era ben diversa. Ma il mondo globalizzato rende superato lo sfruttamento criminale delle risorse e degli esseri umani.
L’epidemia di ebola ha fatto irruzione nella storia dimostrando questo semplice concetto.
Non conviene più a nessuno lasciare nella miseria, senza assistenza medica decente un paio di miliardi di persone. Perché con una tale massa critica di persone sottoalimentate ed escluse dai più elementari servizi igenici è garantito che prima o poi scoppia un’epidemia. L’epidemia di ebola la si fermerà, ma non sarà facile e le migliaia di morti che dobbiamo ancora aspettarci dimostreranno incontrovertibilmente che il modello di sviluppo del capitalismo del dolore è morto e sepolto. 
Con una tale quantità di viaggi in aereo e milioni di turisti in giro ovunque, non sarà semplice fermare l’epidemia.
Tra le cose più assurde che ho sentito recentemente c’è stata la dichiarazione di non so quale autorità sanitaria italiana nella quale si diceva: tutto sotto controllo, siamo pronti ad affrontare questa emergenza. Ma sei demente? Ma sai di cosa parli? Vista la facilità di contagio del corpo medico sperimentata negli Usa (con un unico caso di Ebola e 2 infermiere contagiate!) c’è da rendersi conto che 1000 casi di Ebola in Italia farebbero precipitare nel caos sia il sistema sanitario nazionale che la società civile.

L’evoluzione del capitalismo, come aveva previsto Marx, ha creato una situazione nella quale continuare a credere in questo modello di sviluppo vuol dire farsi male.

Il crollo dell’economia con le banche e gli speculatori che distruggono ricchezza mostra che il capitalismo nella sua fase di massima espansione non è più capace di garantire un crescente benessere neppure alla classe media. 
La sconfitta della via militare alla pacificazione del mondo (Somalia, Iraq, Siria, Afghanistan!!!) mostra che solo investire nello sviluppo economico e cancellare la miseria può fermare il terrorismo.

Il vecchio modello è morto, il nuovo è ancora un neonato in fasce.

La novità è che oggi i grandi manager, i grandi leader, i grandi finanzieri, vedono nei fatti che il futuro che loro immaginavano non esiste più.
Anche una zuccona come la Merkel sa benissimo che le fonti rinnovabili e la micro produzione localizzata sono il futuro dell’economia mondiale.
Anche un molesina come Obama ha capito che per fermare Ebola devi precipitarti a costruire ospedali in Africa, seguito da tutti i governi dei paesi ricchi che una volta tanto stanno aprendo il portafoglio. E non perché sono buoni ma perché se Ebola arriva in una megalopoli crepano anche loro… Oppure continuano a vivere autosegregandosi in un bunker, che non è il massimo delle aspirazioni di un miliardario con un minimo di gusto per la vita.
Certo che i miliardari se la passano comunque meglio della povera gente ma prova a metterti nei panni della maggioranza dei capitalisti del mondo: non vendi un gran che quando ci sono un milione di contagiati nella tua città e bande di diseredati girano saccheggiando i supermercati.
Questo sistema di sviluppo è doloroso e instabile, e ci porta continuamente a un pelo dal disastro totale.

Credo che Ebola contenga un’immagine terribile che sta penetrando nell’immaginario collettivo e che creerà sgomento crescente. C’è una fotografia in particolare che ha scioccato molti. Una giovane donna nera con un grazioso vestitino bianco e giallo a fiori, accasciata sul ciglio di una strada della Liberia. La didascalia racconta che si tratta di una ragazza contagiata che è stata rifiutata da tutti gli ospedali e ora si è messa ad aspettare di fronte all’unico centro di raccolta dove ha qualche possibilità di essere soccorsa.
Questo è Ebola oggi.
Quest’immagine dovrebbe gettare nel terrore anche i signori del mondo.

Seguendo il ragionamento arriviamo al succo della spaccatura nel Movimento Progressista.
Io credo che si sia di fronte a pericoli colossali ma credo anche che abbiamo gli strumenti per far cambiare rotta al mondo, e salvarlo.
Lo so che fa ridere dire che vogliamo salvare il mondo. Ma è esattamente quel che stiamo cercando di fare perché l’immenso, vorticoso, sviluppo delle tecnologie ha liberato forze straordinarie in termini di risorse e possibilità ma ha anche ingigantito il rischio che in una botta di idiozia si faccia precipitare la situazione mondiale al tardo medioevo.
Io sono molto ottimista, a patto che non ci si faccia crescere l’erba sotto i piedi.

Proprio perché siamo a un bivio tra un mondo migliore e la distruzione è importante ragionare con il culo nell’acqua fredda.
Dobbiamo chiederci se il nostro modo di concepire l’azione è veramente efficiente o se è solo una giusta presa di posizione incapace di portare a risultati effettivi.

Io concordo grandemente con la filosofia delle Città in transizione. Un movimento mondiale che prevede l’espulsione per chiunque organizzi una riunione politica senza fare anche una festa. Li adoro. Fanno parte del più grande movimento della spinta gentile, del pensiero creativo, della via empatia e comica al progresso. E sono convinti che sia il caso di abbandonare le forme dell’opposizione tradizionale, del muro contro muro. Oggi possiamo andare dai signori del mondo e dir loro: guardate qui! Abbiamo un modello di sviluppo che funziona. E non solo vi conviene economicamente, fa anche bene al mondo e all’umanità!

Lo so che questo discorso parrà delirante a qualcuno.
Eppure le prove che questo approccio diverso dà risultati ci sono. Ho scritto molti articoli raccontando esempi di aziende che hanno aumentato il loro fatturato e moltiplicato gli utili, umanizzando la loro struttura e il loro impatto sul mondo: la Semco di Ricardo Semler che ha arricchito gli azionisti puntando sulla cogestione di un’acciaieria che era il quinto gruppo industriale del Brasile; e c’è Interface, leader mondiale delle moquette, che verticalizza gli utili producendo la moquette atossica, ecologica, modulare, riciclabile, c’è l’Olivetti del dopoguerra… E ho raccontato storie di leader che hanno sperimentato con successo strategie diverse di crescita sociale e culturale, da Lerner ex sindaco di Curitiba, a Mockus che ha ridotto del 75% il numero di morti ammazzati a Bogotà mettendo i claun ai semafori. E ci sono le mille esperienze concrete delle associazioni che sperimentano la transizione sul territorio, quartiere per quartiere…
E c’è il grandioso libro del premio Nobel Mahammad Yunus, La fine della povertà. 
Esistono esperienze crescenti che dimostrano che un approccio empatico all’economia è redditizio in modo pazzesco.
Ma ancora sono notevoli resistenza e rigidità tra i progressisti.

Per chiarire con esempi pratici di cosa vorrei discutere ti racconto quel che mi è successo e i ragionamenti un po’ assurdi che mi sono fatto in testa di fronte all’aprirsi di uno spiraglio di possibilità di poter realizzare un’azione benefica in maniera esagerata…
Mi sono trovato tempo fa in una situazione strana, ero stato invitato a pranzo da un alto dirigente della Nestlé che voleva capire qualche cosa di più del mondo degli oppositori radicali.
La prima osservazione è che non avevo di fronte un genio del male ma una persona che condivide la mia visione del mondo su molte questione esistenziali.
Ma è una persona che guarda in un punto dell’orizzonte diverso dal mio. Ha una diversa scala di priorità.
La prima cosa che gli ho detto sedendomi al tavolo è stata: “Ma lo sai che siete considerati i secondi più cattivi del mondo?”
Lui è restato stupito. Non aveva idea che fosse possibile redarre classifiche dei più cattivi. Non aveva idea che esistessero un centinaio di milioni di oppositori radicali nel mondo che da anni non comprano più un cioccolatino Nestlé. E non poteva immaginare che milioni di mamme dicono ai loro bambini, mentre scorazzano in mezzo agli scaffali dei supermercati, “No, non prendere quei cereali perché sono prodotti dai cattivi!”
Ma anch’io non sapevo parecchie cose interessanti. Ad esempio che questa storia del latte in polvere per la Nestlé è una parte irrisoria del fatturato. E non sapevo che è diventata una questione di principio e che hanno valutato se vendere tutto il settore per evitare il boicottaggio internazionale e chiudere la questione e che alla fine hanno deciso di continuare a vendere il latte in polvere per neonati perché ritengono di essere stati accusati ingiustamente.
E non sapevo neanche che il 30% del cacao usato da loro in Italia provenisse dal commercio equo, solidale e biologico. Loro certe cose non le raccontano per non vantarsi. Sono così…
Bene, gli ho detto io: allora aprite un vero dialogo con le associazioni solidali. Si fa una bella assemblea mondiale, voi investite un po’ di milioni di dollari in servizi sanitari alle partorienti e propaganda all’allattamento al seno, vi sottoponete al monitoraggio di un comitato etico e scientifico, nominato dall’assemblea mondiale delle associazioni solidali medesima, e noi smettiamo di dire che siete i secondi più cattivi del mondo e se mettete più cacao e meno zucchero nei dolcetti li mangiamo pure. Se vuoi ti passo un paio di ricette per fare un cioccolato che dà dipendenza sessuale.

Devo osservare con rammarico che mi aspettavo di essere convocato nel giro di pochi giorni dal consiglio di amministrazione galattico per discutere le fasi operative della trattativa. Invece niente.
Ma il problema è un altro: se loro mi avessero detto di sì quante associazioni sarebbero state disposte ad aprire una trattativa?
Credo che se ci fosse una vera disponibilità, dimostrata con alcuni fatti preventivi, si riuscirebbe a convincere la stragrande maggioranza delle associazioni solidali del pianeta a condurre una simile trattativa, anche perché aderirebbero subito leader del calibro di Yunus… Ma sarebbe una gara dura. Alcuni contesterebbero addirittura che si apra un canale di conversazione con una grande multinazionale.

E vi immaginate i commenti che verrebbero fuori il giorno che io dico: ho avuto incarico da parte di Nestlé di aprire un dialogo con il mondo solidale. Sì, mi sono inventato una nuova professione: Avvocato Sociale, una laurea che mi sono dato da me presso la Libera Università di Alcatraz, di cui sono presidente. Una laurea che è riconosciuta solo nella Libera Repubblica di Alcatraz, dove mia moglie è Ministro della Cultura.

Mi diverte questo articolo perché scrivendolo mi rendo conto di quali implicazioni filosofiche, di principio, andiamo a scompigliare se si inizia a discutere del nuovo modello di sviluppo che desideriamo e di come farlo sbocciare.

Forse ti sarà venuto in mente anche a te che io non ho nessuna autorità per andare a trattare a nome di qualcuno.
Questa questione sembra secondaria ma in realtà è centrale perché permette di chiarire l’insieme della visione non solo degli obiettivi ma delle modalità.
I progressisti creativi non sono un partito, non c’è nessuna delega. Ormai abbiamo capito anche questo: le organizzazioni piramidali, l’istituzionalizzazione dei movimenti non funzionano e producono forme mentali che sono parte dei problemi che vogliamo affrontare. Non funzionano.
Un giornalista ha chiesto a un abitante di Cristiania, il quartiere autogestito di Copenaghen che resiste da 40 anni: “Chi comanda qui?”
E l’abitante: “Io sono il capo. Il problema è che anche gli altri abitanti di Cristiania sono convinti di essere il capo.”
Siamo una rete, una comunità su base di affinità, una tribù. Chiunque può alzarsi alla mattina e andare a parlare con qualunque potente e dirgli: noi siamo i buoni, con chi vuoi stare?
Certo poi bisogna sottoporre quel che ne vien fuori al resto del movimento. Ma non ho bisogno di un certificato per poter aprire una trattativa…

Fine prima parte.
Nella prossima cercherò di raccontare alcuni progetti che potremmo realizzare se la Mercedes decidesse di buttarsi a salvare il mondo e noi avessimo abbastanza ingegneri per prendere l’appalto dell’impresa.

Jacopo Fo


Vi ricordate Curitiba in Brasile?

Da anni e' il nostro cavallo di battaglia su come si puo' migliorare il mondo usando la creativita' (http://www.alcatraz.it/redazione/NEWS/show_news_p.php3?NewsID=2153).
Oggi Curitiba e' considerata una delle citta' piu' ecologiche del mondo, con un servizio di trasporto pubblico che e' oggetto di studio.
Dal 1991 e' in funzione anche il programma Green Exchange che permette di barattare i propri rifiuti riciclabili con derrate alimentari. Il programma avvantaggia tutti: le scuole ad esempio recuperano rifiuti per ottenere in cambio computer e materiale didattico mentre i contadini che hanno surplus di produzione possono guadagnare invece che dover buttare via i prodotti.
Si stima che fino al 2007 siano state raccolte con questo sistema oltre 45mila tonnellate di rifiuti.
(Fonte: Ecologiae)


Il delirio delle merci nuove buttate via. Lo impongono le Leggi Idiote Italiane!!!!

Il 5% delle famiglie italiane ha problemi ad arrivare a fine mese con le spese base. Intanto lo stato continua imperterrito a sbattere al cesso miliardi di euro in tutti i settori. Ma in alcuni casi si va oltre il deliro tremens. Giorni fa la finanza ha sequestrato in puglia 500 mila esemplari di prodotti cinesi. Una quantità enorme che va ad aggiungersi alle decine di migliaia di capi di abbigliamento, oggetti per la casa, giochi e tanto altro che ogni anno vengono sequestrati perché con marchio contraffatto opure importati in modo irregolare. Dove va a finire questa enorme ricchezza? Per legge deve essere distrutta, seguendo peraltro modalità complicate e costose. Ho intervistato un responsabile per la distruzione delle merci contraffatte per conto di una multinazionale della moda (che preferisce restare anonimo). Mi ha descritto gli enormi capannoni pieni di migliaia di borse o jeans fiammanti, bellissimi... anche lui si sente male quando deve controfirmare l'ordine di distruzione. Poi spiega: "D'altra parte si tratta di prodotti con marchi falsi e le case proprietarie dei marchi non vogliono che questa merce sia messa in giro con il loro marchio." Ok, trovate un sistema! Togliete la griffe, fate quel che volete, ma non vi vergognate a distruggere milioni di euro di roba in un mondo dove c'è gente che non ha da mangiare? E non è vergognoso che beni sequestrati dalle forze dell'ordine, pagate dai cittadini, non possano essere utilizzati per ripagare i costi delle inchieste? E poi non ci sono i soldi per pagare i poliziotti! VERGOGNA!!! Seguendo la traccia di questo spreco maniacale e malato mi trovo a intervistare l'amministratore delegato di un'azienda piemontese specializzata nella distruzione di rifiuti speciali (che preferisce restare anonimo). Qui arrivano migliaia di televisori, computer, radio, elettrodomestici che devono essere smontati, i componenti suddivisi per tipologia e poi fatti a pezzi per essere rivenduti come materia prima da riciclare. Sembrerebbe una cosa buona. Anzi ottima rispetto a Napoli dove tutto finisce in discarica. Ma anche una cosa giusta può essere realizzata in modo imbecille. E noi italiani siamo maestri in questo. Infatti la legge impone che questi rifiuti classificati come speciali debbano essere suddivisi per tipologia di materiali e POLVERIZZATI. Qualche testa di cazzo ha deciso di vietare che si possano riutilizzare i componenti ancora funzionanti, che si possano aggiustare gli elettrodomestici rotti e rivenderli. "Ma la cosa incredibile" Mi racconta l'amministratore delegato "Ci arrivano interi camion di elettrodomestici nuovi, ancora imballati, scartati dai supermercati perché presentano piccoli difetti, magari solo un graffio o un'ammaccatura. Non possiamo rivenderli in nessun modo e dobbiamo spendere un sacco di soldi per i controlli e la registrazione di ogni carico per evitare che qualcuno possa prendersi prodotti ultimo modello, nuovi di zecca, che per legge devono essere fatti a pezzi. C'è poi da considerare che molte volte i computer vengono sostituiti ogni 3 anni, senza che ve ne sia un motivo reale... Buttano ogni anno attrezzature perfettamente funzionanti... Dovendole proprio buttare via si potrebbero spedire nel terzo mondo e aiutare l'alfabetizzazione informatica dei popoli poveri..." (Se hai Bot vendili, l'Italia è allo sfascio mentale) Ma essere scemi non è obbligatori. Piccoli gruppi in Italia stanno creando iniziative per recuperare quel che viene buttato. Si tratta di iniziative che in altri paesi esistono da decenni (vedi l'esempio di Curitiba, dove fanno questo ed altro, vedi il racconto in un articolo del 2001 su http://www.alcatraz.it/redazione/NEWS/show_news_p.php3?NewsID=2153. Per quanto riguarda le esperienze italiane su http://www.buonenotizie.it/asp/articolo_dettaglio.asp?t=I+pc+riciclati+t... leggo che a Sommacampagna, Verona, il gruppo www.os-3.org/ ha lanciato una iniziativa ottima: Cito l'articolo qui sotto. E ne approfitto per chiedere: qualcuno conosce altre esperienze di riciclaggio intelligente in Italia? (usa lo spazio commenti a questo articolo per segnalarle) I pc riciclati tornano come nuovi Favoriscono risparmio energetico e minimizzano i rifiuti tecnologici Sommacampagna (VR), 26 agosto 2008. Quasi 30 computer smontati, riparati e rimessi in circolazione, tutto materiale inquinante sottratto allo smaltimento, significano anche risparmio di petrolio, acqua e sostanze chimiche, materiali che sarebbero stati impiegati nel processo di produzione di nuovi PC. Sono questi gli intenti dell'Officina per una Società Sostenibile e Solidale (OS3), un'associazione costituita attorno ai valori dell’etica e della sostenibilità ambientale, attiva già da tre mesi e che inaugurerà la propria sede domenica prossima, nell'ambito della Fiera di Sommacampagna. Nella loro officina i volontari del trashware (così amano chiamare la loro attività) ridanno nuova vita a macchine destinate alla distruzione solo perché apparentemente obsolete. "I computer sono sostituiti di norma ogni tre anni o poco più," dice Mirco Gasparini, responsabile dell'Officina, "ma si tratta di una manovra orchestrata dai produttori di software e hardware. In realtà le macchine potrebbero durare anche più di dieci anni". "Con un cacciavite, un compressore e un po' di inventiva," dice Matteo Castioni, presidente di OS3, "diamo forma concreta ai nostri ideali di risparmio energetico e aiutiamo la collettività a minimizzare i rifiuti tecnologici". L'officina sarà aperta al pubblico tutti i martedì a partire dalle ore 18, per ritirare i computer obsoleti dai cittadini sottoforma di donazione. E le macchine rigenerate, che fine fanno? "Cerchiamo di favorire le associazioni di volontariato come la nostra," continua Castioni, "ma anche chi non può (o non vuole) sottostare alle regole del consumismo informatico, troverà qui la macchina che gli si adatta". Ma l'attività non si limita al trashware: l'officina fornisce anche corsi di formazione, come 'Smonta & rimonta', su iniziativa del comune, che ha sfornato un gruppo agguerrito di abili meccanici del PC. Non occorre essere dei maghi del computer: "Basta condividere la nostra attenzione per l'ambiente," conclude Gasparini, "le competenze possono essere acquisite qui in officina, tra una chiacchiera e una barzelletta, in un clima operoso, ma amichevole".


Obama vincera'?

A proposito della mimica corporea, delle armi, degli omicidi e dei sogni.

Chi vincera' le elezioni americane? Questa e' una bella domanda perche' il futuro del mondo, indiscutibilmente, e' legato a quel che succede agli Stati Uniti d’America.
Sappiamo tutti che l’elezione di un nero alla presidenza degli Stati Uniti sarebbe un evento pazzesco e chi si ricorda quello che era l’America degli anni ‘60 o ‘70 per i neri, e' molto dubbioso sulle reali possibilita' di Obama di essere eletto, esiste una grande America bianca che non può accettare in nessuna maniera un nero alla presidenza.
L’altra domanda che viene spontanea e': se lo eleggono lo ammazzano subito o riesce a portare a termine il mandato presidenziale?

Mi sono messo a osservare il discorso di investitura alla candidatura di Obama, cercando di capire come fa a infiammare gli animi di cosi' tante persone e cercando di scovare degli errori.
Come gli specialisti della comunicazione insegnano in una persona che parla sono  fondamentali la mimica, l’espressione del viso. Pare che Obama abbia un intero staff incaricato soltanto di studiare i suoi movimenti. Ho guardato e riguardato il suo discorso e mi e' sembrato che tutto funzioni alla grande. Obama e' convincente, e' deciso, ha un’aria sicura e professionale e soprattutto ha un grandioso mezzo sorriso che tiene quasi sempre durante i suoi comizi.
Mi sono immaginato di essere uno degli specialisti della mimica ingaggiati da Obama e mi sono dedicato a una caccia alle espressioni sbagliate, cercando di notare i minimi particolari. E a un certo punto credo di aver trovato l’errore: nel momento in cui inizia a parlare dell’Iraq e del fatto che vuol portare a casa i soldati americani esplode un grande applauso, Obama sta zitto, si guarda intorno, gira la testa verso la sua sinistra e si produce in un’espressione con le labbra leggermente contratte e gli angoli della bocca tirati verso il basso, un’espressione da zia, un’espressione che contiene la difficolta' emotiva davanti a questo mare di ottantamila persone che nello stadio lo applaudono. E la stessa espressione appare per un istante ancora un paio di volte alla fine del discorso quando si scatena l’ovazione. Di nuovo Obama guarda verso la sua sinistra e per un istante atteggia la bocca, le guance e il mento in questa faccia da zia vecchia e mi chiedo che messaggio contenga questa espressione.
E’ un messaggio di paura di vincere. E’ l’incredulita' del figlio di schiavi che porta dentro una grande tristezza e in qualche modo si chiede se veramente un nero possa essere presidente degli Stati Uniti nell’anno 2008.
Poi mi sono andato a guardare il discorso di John McCain che annuncia nello stesso giorno del grande comizio di Obama, il nome della sua vicepresidente. Una mossa geniale scegliere Sarah Palin, governatrice dell’Alaska, una donna giovane, ex miss Alaska, madre di cinque figlie, con un figlio al fronte e un altro affetto dalla sindrome di Down, una donna rigidamente a favore delle armi, contraria all’aborto, all’omosessualita', che d’altra parte però in Alaska promulga una legge che riconosce agli omosessuali alcuni diritti fondamentali proprio delle persone che si sposano, come quello di poter andare a trovare il proprio amante all’ospedale.
Ho guardato a lungo la faccia di McCain cercando di capirlo. Ha una faccia stirata. Una faccia banale. Il suo grande punto di forza e' che ride apertamente, in maniera infantile. Mentre lo applaudono facendogli gli auguri per il suo compleanno che cadeva proprio quel giorno, lui ride felice come un bambino. McCain non ha nessuna paura di vincere, nessuna perplessita' davanti alla sua vittoria, fa parte di una razza di vincenti, si immagina vincente, e questo nell’universo della metacomunicazione, del linguaggio corporeo, dell’intenzione che tanto spesso determina il risultato, e' un punto enorme a suo favore.
Ma McCain ha un’altra grande forza, riesce a prodursi in uno sguardo tra l’ebete, lo spaventato e l’attonito, con gli occhiettini che si rimpiccioliscono guardando verso alla telecamera, ricordando lo sguardo di un bimbo spaventato. Questo modo di guardare evidentemente deve avere una grande forza di attrazione su un certo tipo di americano perche' gli stessi occhiettini piccoli e vuoti sono stati uno degli elementi che hanno caratterizzato il personaggio di George W. Bush.
Questo e' un aspetto interessante da osservare, Bush ha vinto nonostante avesse una faccia da scimpanze' con gli occhi vicini e idioti e nonostante faccia spettacolari errori di grammatica, sintassi e non si capisca spesso il senso delle frasi che pronuncia. Il fatto che George W. Bush abbia dichiarato recentemente che i terroristi non hanno paura di usare qualunque mezzo per colpire il popolo americano e che anche lui non ha alcuna paura di usare qualunque mezzo per colpire il popolo americano compiendo un evidente errore di significato e' un elemento a suo sfavore oppure e' la chiave essenziale del suo successo?
Per capire cosa voglio dire cito le parole testuali di Bush: “I nostri nemici sono innovativi e pieni di risorse. Non smettono mai di pensare a nuovi modi per colpire il nostro Paese e il nostro popolo, e neanche noi.” Discorso pronunciato a Washington il 3 agosto del 2004. Ecco, il senso di questa frase e' chiaramente assurdo ed e' anche  chiaro quel che realmente voleva dire Bush.
Bush parla male, parla in maniera incasinata, parla come parlano gli americani della classe medio bassa, parla in modo grezzo e brutale, quasi illogico. Ma gli specialisti della metacomunicazione ci dicono che questo fatto e' un problema soltanto per gli intellettuali svaporati della sinistra post hippie, ma l’americano medio, quello che lavora, quello che si dispera per il mutuo della casa, di queste raffinatezze non gliene frega niente. Anzi, si sente rassicurato, psicologicamente si sente più intelligente ascoltando gli errori del proprio Presidente e gli da' gusto vedere questi occhietti spaventati che lo guardano dal televisore e pensare; anche Bush e' spaventato, anche Bush ha pura, anche Bush e' attonito, anche Bush non capisce quello che succede: Bush e' come me.
E questa e' la chiave del successo di Bush ed e' la chiave anche del successo di McCain, perlomeno del successo di essere giunto alla nomination per le elezioni.
Molti sono convinti che Mike Bongiorno abbia dei gravi problemi con la grammatica e la sintassi. Mike Bongiorno e' nella televisione italiana uno dei grandi campioni dello strafalcione, della frase buttata li' per errore senza accorgersi del brutale doppio senso sessuale che contiene e che provocherebbe un grave scandalo se non fosse un errore di una persona che ha difficolta' a esprimersi e, proprio grazie alla pieta' che genera l’ignorante, questo errore viene perdonato, si fa finta di non vedere che Mike buongiorno dice alla concorrente del telequiz: “Signora lei mi va a cascare sull’uccello” intendendo che la signora ha sbagliato rispondendo a un quiz a proposito di alcuni volatili.
Ho avuto la fortuna di ascoltare un intervento di Mike Bongiorno a un meeting di manager e ho visto un uomo completamente diverso, ha la capacitò di parlare con una proprieta' di linguaggio e di termini veramente incredibile, Mike Bongiorno non e' soltanto un brillante presentatore, e' anche un raffinatissimo insegnante di tecniche oratorie ed e' capace di spiegare a un venditore come deve comportarsi per vendere di più. Mike Bongiorno quando sbaglia in televisione, sbaglia apposta, gli errori se li studia prima, se li prepara e si programma in modo di dosare la quantita' di errori di cui il suo pubblico ha bisogno per sentirsi superiore a lui,. Se parlasse in televisione nel modo elegante che ben conosce non avrebbe mai avuto il successo che ha ormai da più di mezzo secolo.
Quindi se fossi anch’io ingaggiato nello staff dei tecnici della mimica facciale e corporea di Obama quel che gli direi e' di dedicarsi a una profonda meditazione sul suo diritto ancestrale, come essere umano e non come nero, di diventare Presidente degli Stati Uniti. E deve immaginarsi felice come un bimbo di fronte a questa possibilita'. In effetti non e' facile perche' se lo eleggono rischia di essere ammazzato ma comunque una grande battaglia richiede atti di eroismo, Io credo che per Obama sia difficile ma possibile cancellare quell’espressione da zia abituata a ogni delusione, e disillusa sulla vita con piccolo broncio triste mentre le folle oceaniche lo applaudono.
Se c’e' un passaggio della sua mimica in cui egli tradisce l’ostentata fiducia nella vittoria e nel cambiamento e' proprio quello. Obama smettila di fare la vecchia zia!
E, se puoi, produciti in un vero sorriso infantile, lascia che l’ilarita' del trionfo ti prenda. E’ grandioso che cosi' tanta gente creda veramente che tu possa cambiare l’America. Te la devi godere questa soddisfazione e devi comunicarci questo godimento. La perplessita' della vecchia zia mi ammoscia.
E visto che mi son messo a fare il tecnico della comunicazione per Obama voglio esagerare e uscire dal seminato del linguaggio corporeo per permettermi di parlare anche di un errore sostanziale che Obama compie. Nel suo discorso di accettazione della candidatura alla presidenza ha dedicato una frase al fatto che non vuole togliere agli americani il diritto di portare armi da fuoco ma pensa che tutti siano d’accordo sul fatto che sarebbe meglio togliere le mitragliette dalle mani della malavita. Questo discorso e' un cavallo di battaglia dei democratici. L’idea e' che sia possibile ridurre il numero spaventoso dei morti ammazzati negli Stati Uniti, che sono più di 1500 all’anno, una quantita' superiore di molto superiore a quelli di qualunque stato europeo ed enormemente superiore a quelli del Canada.
Michael Moore con il suo superlativo documentario Bowling a Colombine, ci ha ampiamente dimostrato che il numero dei morti ammazzati non ha niente a che vedere con la quantita' di armi possedute e con la loro velocita' di tiro.
I canadesi sono armati fino ai denti ma tengono generalmente aperta la porta di casa, guardano telegiornali dove la cronaca nera ha poco risalto, hanno assistenza sanitaria gratuita per tutti, un sistema pensionistico decente e uno stato sociale che funziona in modo estremamente più efficiente di quanto non accada negli Stati Uniti d’America.
Quando un americano medio sente dire che per togliere i kalashnikov dalle mani della malavita e' necessario vietare alle persone oneste di possederne uno sente che c’e' qualcosa di profondamente falso. Non esiste nessun rapporto tra la possibilita' di comprare legalmente un mitragliatore d’assalto e il fatto che la malavita possieda mitragliatori d’assalto. In quanto, semplicemente, la malavita riesce sempre a procurarsi le armi che vuole.
In America quasi la meta' delle famiglie ha un’arma in casa, in Svizzera il 27 per cento, ma il numero di omicidi in America ogni anno e' intorno ai 5,7 ogni centomila abitanti mentre i dati sulla Svizzera parlano di 2,8 circa omicidi per ogni centomila abitanti. Meno della meta' degli Usa. In Russia poi ci sono molte meno armi in circolazione che negli Stati Uniti o della Svizzera ma il tasso degli omicidi e' 4 volte quello degli Usa.
Quindi, non esiste un vero nesso tra il  numero di omicidi e la quantita' di armi in circolazione. Il numero degli omicidi non dipende dalle armi da fuoco ma dalle condizioni sociali, dalle garanzie che vengono offerte ai cittadini e dagli aiuti che ricevono in caso di difficolta' da parte dello stato e della collettivita'.
Se Obama vuole cambiare realmente l’America e' da questo che deve partire: dalla creazione di un nuovo modello di sviluppo che metta al centro la nascita di un senso di solidarieta' sociale nuovo. Di un clima nuovo. Obama avrebbe bisogno che Patch Adams, il clown sciamano comico terapeutico, gli desse una mano con la sua idea di ospedali gratuiti che curano non solo le malattie ma anche e soprattutto la tristezza.
Obama avrebbe bisogno dell’italoamericana Susan Parenti, grande teorica del gruppo di Patch Adams, con la sua scuola per imparare a sognare un futuro migliore.
I depressi sono capaci di parlare per tre ore di quello che va loro male nella vita, solo cinque minuti di quello che desiderano. Susan Parenti insegna a sognare da professionisti. Anche se non hai un soldo in tasca, se adori il Madagascar, devi sapere tutto del Madagascar: quanto costa il biglietto aereo, quali sono i migliori alberghi, dove si mangia meglio, dove si può comprare questo e quello... Soltanto se conosci veramente il tuo sogno, se ci dedichi del tempo hai maggiori possibilita' di realizzarlo. Sognando noi focalizziamo l’attenzione su quello che desideriamo, poi succede che in un bar a otto metri di distanza da te qualcuno dice: Madagascar e siccome tu ti sei centrato sul tuo desiderio del Madagascar riesci e sentire quella parola, ti avvicini e dici: “ho sentito che parlavate del Madagascar, io adoro il Madagascar, sono anni che studio tutto del Madagascar” e magari quello che ha detto la parola Madagascar sta per andarci e ha il problema di non saper nulla di quella terra e magari ti assume come guida e finalmente vai in Madagascar.
Obama e' bravo a raccontare il sogno americano: I Have a dream. Ma e' ancora ancorato a strutture di pensiero lineare che mancano della creativita' di Patch Adams, Susan Parenti, Jaime Lerner (il sindaco di Curitiba http://www.alcatraz.it/redazione/NEWS/show_news_p.php3?NewsID=2153 e Antanas Mockus, sindaco di Bogota' (http://www.alcatraz.it/redazione/NEWS/show_news_p.php3?NewsID=2754 e http://www.alcatraz.it/redazione/NEWS/show_news_p.php3?NewsID=2421 e http://www.jacopofo.com/node/586 )
Servono modi di ragionare completamente nuovi per costruire veramente un mondo migliore. Non sappiamo se Obama sapra' usarli. Sicuramente non getta sul tavolo un nuovo modo di pensare tirar fuori l’annosa polemica tra democratici e repubblicani sul diritto di possedere un’arma.
Un vecchio modo di pensare, un falso problema. E alla fine di questa riflessione, quella piccola smorfia da vecchia zia di Obama mentre la folla lo applaude mi fa un po’ paura. Comunque anche se Obama sara' eletto non possiamo sperare che possa cambiare il mondo. In fondo e' espressione del capitalismo americano dal volto umano. Avra' il volto umano ma sempre capitalismo e'. Per essere sicuri di cambiar e il mondo non ci resta che utilizzare il vecchio sistema. Rimboccarci le maniche e cominciare a costruirlo noi. Disgraziatamente nessun Obama potra' farlo al posto nostro.

Jacopo Fo


La teoria delle finestre rotte

Nel 1990, William Bratton riceve dal sindaco di New York, Rudolph Giuliani, l'incarico di gestire la sicurezza nella metropolitana della Grande Mela.Per ridurre la criminalita' decide di ispirarsi alla teoria delle "finestre rotte" secondo cui, metaforicamente, una finestra rotta dara' l'impressione di assenza di regole, invogliando i passanti a romperne altre e innescando in questo modo una spirale di vandalismo che portera' al grande crimine.
Bratton inizia cosi' una campagna, un po' "donchisciottesca" e derisa da colleghi, politici e detrattori vari, di repressione dei piccoli crimini: il suo primo provvedimento e' quello di spedire la maggioranza dei suoi uomini a pattugliare stazioni e convogli in cerca dei viaggiatori sprovvisti di biglietto.
Difficile a credersi, ma l'iniziativa si rivela un trionfo: la presenza di poliziotti incaricati di far rispettare la legge porta, in prima battuta, alla netta riduzione di reati minori, come il graffitaggio da parte dei vandali e, appunto, l'abitudine a viaggiare senza biglietto. Successivamente, con il consolidamento dell'operazione, Bratton e soci vedono diminuire drasticamente anche i reati piu' gravi, come stupri e omicidi.
Il responsabile della sicurezza viene allora spostato a dirigere la polizia "di superficie", con analoghi successi.
La teoria delle finestre rotte si basa sul principio, rivoluzionario, dei "piccoli passi". Risolvere tanti piccoli problemi per colpire dal basso quelli piu' grossi, come hanno fatto anche Mockus a Bogota' e Lerner a Curitiba.
Perche' non provarci anche nelle nostre citta'?

(Fonte: Parla con me, Rai 3)
Stefano Piazza


Dario Fo sindaco di Milano!

www.dariofo.itEbbene si'. Il mio papa' ha deciso veramente di buttarsi in politica.
La mia famiglia e' in stato di agitazione permanente. La casa e' un via vai di consulenti energetici, esperti di riorganizzazione aziendale e di analisi dei bilanci, specialisti in controllo della qualita', avvocati, militanti di associazioni, tecnici informatici.
Erano anni che non vedevo mio padre cosi' battagliero. Mia madre all'inizio ha fatto resistenza. Poi si e' lanciata anche lei.
Non capisco dove Franca, che recentemente non e' stata bene, trovi le energie. Come al solito e' una forza della natura. E gia me la vedo (se si vincesse) alle sei di mattina a controllare i camion che scaricano la frutta per le mense scolastiche...
Ovviamente potete immaginarvi il livello di casino dell'inizio di questa campagna. Ma il problema piu' grosso non sono tanto le primarie...
Li' saranno i milanesi a decidere se lo vogliono come candidato... Certo bisognera' darsi da fare per raccogliere le firme, far sapere di questa candidatura, mettere in moto una complessa macchina di comunicazione.
Ma la grande scommessa e' quella di costruire un programma per una citta' che ha bisogno di interventi radicali, razionali, equilibrati ed efficienti.
Sarebbe un errore pensare che basti mandare a Palazzo Marino un uomo onesto e intelligente.
I poteri del sindaco sono limitati, la macchina burocratica complessa, i problemi richiedono soluzioni che non siano solo "giuste" ma anche funzionanti.
Con le buone teorie non si va lontano e Dario e Franca hanno iniziato una serie di incontri serratissimi per elaborare nel dettaglio un programma.
Alcuni punti sono scontati: risparmio energetico, razionalizzazione della spesa, taglio dei costi inutili, miglioramento dei servizi per i cittadini e in particolare per le persone in difficolta'. Altri temi richiedono un lavoro di studio e di ricerca su tutte le esperienze positive.
La speranza e' quella di poter fare a Milano un salto di qualita' simile a quello di Chicago per quanto riguarda la diminuzione dell'inquinamento (e dei costi). E al contempo riuscire a replicare l'aumento dell'efficienza dei servizi pubblici sul modello di quelli svedesi che hanno inventato sistemi di incentivazione e verifica della qualita' e che negli ultimi dieci hanno mostrato di funzionare mirabilmente. E poi riuscire a emulare Curitiba, la citta' brasiliana, nell'aumento del benessere, nell'offrire una casa a chi non ce l'ha, istruzione, integrazione, lavoro. Problemi enormi da affrontare con mezzi limitati.
Intanto gli apparati politici dei maggiori partiti del centro sinistra hanno deciso che Dario non e' il loro candidato.
Vedremo se hanno fatto bene i conti. E vedremo se un'organizzazione "autogestita" che basa la sua forza soprattutto sul popolo di internet potra' spuntarla nella prima scommessa delle Primarie a gennaio. Praticamente domani.
Intanto l'inizio ufficiale della campagna e' fissato il 28 novembre al Teatro Smeraldo. Alle ore 20:45 con uno spettacolo programmatico e comico su come potrebbe essere scelto dalla base un sindaco anomalo, per giunta attore comico e su cosa potrebbe combinare se vincesse le elezioni.
In fondo, se ce l'ha fatta Schwarzenegger ...
E come ben sapete mio papa' e' piu' tosto!

PS: Per tutti coloro che vogliono saperne di piu' e vogliono sostenere la campagna abbiamo creato il blog http://www.dariofo.it .