Chi potrebbe essere l’Obama italiano?

Questo si chiedeva la gente nel novembre del 2008.
La sinistra era allo sfascio, per buona parte diventata extraparlamentare.
Leader bolsi annaspavano nella melassa berlusconiana.
L’Italia stava precipitando in fondo a tutte le statistiche dei paesi industrializzati.
La scuola piu' scassata, la ricerca piu' pezzente, la corruzione piu' alta, la mancanza di pluralismo nell’informazione ai vertici mondiali, la disoccupazione in crescita, il debito pubblico pro capite piu' alto del mondo.
Questa era una cosa che nessuno aveva il coraggio di dire: l’Italia aveva il secondo debito pubblico al mondo come cifra complessiva, dietro agli Stati Uniti d’America. Ma se si calcolava il debito complessivo e lo si divideva per il numero dei cittadini, ogni italiano era virtualmente responsabile di una fetta di debito pubblico piu' pesante.
Ci si chiedeva: chi ci salvera'?
Domanda non onorevole. Povero il popolo che ha bisogno di eroi. Giusto. In effetti il popolo italiano era povero di ideali, etica, fantasia, fiducia. Gli statunitensi avevano goduto del miracolo Obama, beati loro. In Italia ci si chiedeva dove fosse nascosto il potenziale Buddha Salvatore.
Lo si cercava tra i sindaci efficienti, tra i capipolo radicati nel territorio, tra le donne che si erano battute per l’integrazione degli esclusi.
Poi successe il miracolo. E come sempre accade, fu stupefacentemente inaspettato.
Accadde, assurdo, durante una partita della Juventus.
Alessandro Del Piero, con il suo aplomb da farmacista, aveva segnato ancora un goal impossibile, aveva fatto il giro del campo con la lingua fuori, aveva raccolto le ovazioni dei tifosi della sua squadra e anche di quelli della squadra avversaria, come ormai gli accadeva di sovente.
Poi un ragazzo gli aveva portato un microfono. Lui se l’era portato alla bocca e sorridendo in quel suo modo tranquillo aveva iniziato a parlare pacatamente spiegando cosa sarebbe successo. La sua voce calma rimbombava nello stadio gremito, silenzioso: “Volevo dire che ho deciso che devo fare qualche cosa per questa Italia che mi sembra proprio in difficolta'. Una settimana fa ho svegliato mia moglie alle cinque, facendole un discorso pazzesco. E in questi giorni ho parlato con amici e compagni di squadra, mi sono consultato perché non si tratta di una scelta facile. Poi ho deciso che vale la pena di tentare. Se voi lo volete, se voi mi date la forza, se voi siete con me, io mi presento alle elezioni, divento Presidente del Consiglio, chiamo a lavorare con me i migliori tecnici del mondo, gente che non ha a che fare con nessun partito e nessuna camurria, e a Dio piacendo mettiamo apposto questo paese meraviglioso.”
Poi resto' zitto, con quella sua aria attenta ma in fondo un po’ indifferente che ha quando dopo la partita i giornalisti gli fanno domande stupide cercando di strappargli una considerazione irosa, una frase vendicativa, una rottura nel suo stile che sfugge dalle risse della tifoseria idiota e delle recriminazione. Lui rispondeva a volte con quelle cinque parole: “Si vince e si perde.”
Stava li' con quella faccia, che si vedeva in trasparenza il suo sorrisino, quello che fai a undici anni, quando con la maglietta della Juve con il numero undici, in sala da pranzo stai tirando in una porta costruita con due sedie davanti al divano, e intanto ti fai da solo la telecronaca in diretta: ”Ecco Del Piero con la maglia numero 11 che tira il rigore e…. GGOOOOLLLL!!!”
Quel sorrisino che hai quando scopri che riesci a colpire la palla in modo tale che inizia a girare su se stessa velocissima tanto che questo girare riesce a fare un effetto tale sul vento che la palla invece di andare dritta verso la porta compie un arco, salta le sedie e finisce in rete.
Quella stessa Palla Fatata che aveva Maradona, che tirava i corner dall’angolo a fianco alla porta, e se avesse tirato dritto avrebbe centrato il palo, e lui invece faceva girare la palla come una trottola, prendere il vento come un boomerang ed entrare ad  arco in rete.
Comunque, dicevamo Del Piero era li', in mezzo allo stadio, col microfono in mano, aveva detto quel che aveva da dire e guardava quel che sarebbe successo come quando uno spara una palla imparabile e sta a vedere se va a buon fine.
E la gente, la folla sterminata, impiego' tre secondi, un’eternita' in uno stadio ammutolito, e poi uno, poi diecimila si alzarono in piedi e iniziarono a urlare, a dimenare le braccia e a saltare.
Poi ci fu una grande ola, e gli intenditori dissero che era stata una ola magnifica, fatta con un tempo e un sincronismo che i ballerini cinesi se lo sognano.
Alex Del Piero si godette 2 minuti pieni di delirio. Quella gente ora vedeva una possibilita'. Avevano bisogno di un eroe per uscire da quell’ingarbuglio totale, uno che in quel deserto assetato di ideali, si mettesse in piedi, sulle spalle degli altri e che riuscisse a dire con esattezza in quale direzione si dovesse camminare per arrivare all’acqua.
Tutti avevano visto, in un istante, che era possibile e che lui era l’uomo giusto, perché avrebbe affrontato i problemi per fare rete e ottenere visibilio dello stadio.
Lui non era un politico e neanche un furbastro che fa televisioni per guardare le tette delle annunciatrici. Lui era un professionista nella capacita' di stupire con la sua bravura. Era quello che serviva.

In sette giorni fu messa insieme una macchina elettorale spaventosa. Sul sito web delpieropresidente.it arrivarono 23 milioni di euro nelle successive 72 ore. Alcuni dei migliori tecnici della comunicazione di tutta Italia si misero a disposizione gratuitamente per organizzare la propaganda. 500 tra tecnici, ricercatori, giuristi e scienziati, provenienti da 28 paesi del mondo, si misero subito al lavoro per realizzare un piano di rilancio e riforme su 8 anni. Un progetto che fu discusso in contemporanea su 22 forum tematici in collaborazione con 127 facolta' universitarie e 398 aziende specializzate in particolari settori economici, organizzativi o tecnologici.

Nel giro di dieci giorni furono aperte 4000 sedi locali dei comitati elettorali, si iscrissero al movimento “Italia fuori dalla B” 570mila persone.
I sondaggi davano Del Piero al 24% dopo un mese, mancavano 11 mesi alle elezioni.
Del Piero vinse con il 68%, una percentuale che fu definita bulgara da Veltroni e da Berlusconi.
Nel primo governo Del Piero, Kaka' all’Immigrazione, Paolo Rossi, l’ex calciatore, agli Esteri, Paolo Rossi, l’attore comico, alla Cultura, Antonio Cabrini allo Sviluppo Tecnologico, Gianluca Vialli alle Politiche contro la Poverta', Ranieri alla Pubblica Istruzione, Spalletta agli Interni, Prandelli ai Lavori Pubblici, Collina alla Giustizia.
 
Poi si misero a lavorare.
NEI MESI SUCCESSIVI, SE C’ERA QUALCHE GROSSO CONTRASTO COL SINDACATO O CON LA CONFINDUSTRIA, CON I DIPENDNENTI PUBBLICI O CON QUALCHE ALTRO GRUPPO SOCIALE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DICEVA: BEH, CHE NE DITE SE RISOLVIAMO LA QUESTIONE CON UNA PARTITA?
LA GENTE AVREBBE DATO UN BRACCIO PER GIOCARE UN MINUTO DELLA SUA VITA IN CAMPO CONTRO LA SQUADRA DI GOVERNO.

FINE PRIMA PUNTATA

Jacopo Fo


Commenti

Chissà chi ti ha suggerito proprio del Piero ...

A  parte questo siamo messi veramente male per andare a prendere uno che parla con gli uccellini ...

Max.

Era tantissimo che non ti vedevo! Sono contentissimo!!!!! Ciaoooo! :D

 

 

 

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