Cos'hai da fare di meglio che scrivere un romanzo con me?

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Laboratorio collettivo sui Seminole: ad Alcatraz, dall'11 al 14 novembre 2010. Per maggiori informazioni clicca qui

Seconda diretta (è divisa in due filmati)

Watch live streaming video from alcatrazindiretta at livestream.com
 

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Prima web diretta dalla Florida con Vania e Claudia

 

Jacopo Fo spiega il perché di questo viaggio alla scoperta dei Seminole

 

 

Ho quasi 55 anni e ho 10 grandi romanzi storici da scrivere.
Storie grandiose di persone incredibili che si sono rifiutate di accettare una realta' ingiusta e hanno vinto.
Voglio raccontare gli amori di questa gente, la passione e come siano nate le idee che li hanno portati a vincere.
Voglio scrivere dei grandi mattoni da 600 pagine, di quelli che ti tengono incollati alle pagine. Voglio che migliaia di persone sappiano un pezzo di storia che nessun film di Hollywood ha mai raccontato.
Mi sono fatto due conti, ho da scrivere 6000 pagine.
E mi ha preso la paura di non riuscirci.
Allora ho pensato che sarebbe divertente scrivere un romanzo in gruppo.
Ci sono gia' state esperienze simili e hanno funzionato.
Ti interessa?

Non so come si puo' fare.
Iniziamo con un esperimento.
Ho scritto il trattamento della storia, la struttura. 
Discutiamone.
Come la impostereste la storia?
C'e' qualcuno che e' ferratissimo nelle ricerche? Chi adora scrivere storie d'amore? Un africanista che sa tutto della deportazione degli schiavi?
Vediamo se viene fuori un modo di collaborare. Poi, definita la storia piu' dettagliatamente, iniziamo a scrivere i capitoli. Ognuno ne scrive uno. Poi li discutiamo, li riscriviamo e li ridiscutiamo fino a che viene fuori qualche cosa di buono.

Disegni foto, video, racconto orale.

Allora la prima storia e' questa.

Africa. 1785. Un villaggio di neri matriarcali. Stanno preparando la festa piu' importante dell'anno. Una ragazza dopo alcuni giochi di corteggiamento si apparta con un giovane e fanno l'amore. (come si chiama una ragazza africana di una tribu' matriarcale africana? In Africa in che area vivevano?)
Arrivano gli schiavisti (chi sono?) che ne catturano molti, li deportano in Virginia.
La ragazza viene anche lei fatta schiava. Lei e' una apprendista sciamana, arriva in America e da alla luce un bimbo, John Horse.
(vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Black_Seminoles

e il sito dedicato http://www.johnhorse.com/trail/01/c/14.htm)

Nella terra Seminole si formano delle comunita' di neri fuggiti allo schiavismo. John Horse e la sua famiglia fuggono da una piantagione e vanno a vivere in uno di questi villaggi.
Scoppia la prima guerra contro gli schiavi fuggiti e i Seminole, con il massacro di centinaia di marrones (Schiavi fuggiti), asserragliati in un fortino. Jonh Horse e' ancora un ragazzo...

John Horse diventa famoso per il modo nel quale prende in giro i bianchi. Ad esempio riesce a vendere al colonnello Brooke 30 volte due tartarughe d'acqua, rubandogliele ogni notte per rifilargliele il giorno dopo. (Trovare altre storie di John Horse, era uno che si divertiva a fare scherzi che sono diventati leggendari, e' una specie di Pulcinella Guerriero).
E' una specie di Pasquino, i suoi lazzi entusiasmano i neri e gli indiani.

Jonh Horse diventa poi un allevatore, si sposa, possiede 90 bovini e un pezzo di terra. E' un benestante fino a quando gli europei dichiarano guerra un'altra volta alle comunita' libere di marrones (schiavi neri fuggitivi). 

Poi diventa uno dei capi del consorzio di tribu' nere e indiane che si uniscono nella nazione Seminole (precisare il rapporto).
Horse, quando la Seconda Guerra Seminole e' ormai imminente gira per la Florida e grazie alla sua notorieta' contribuisce molto a reclutare 300 schiavi che fuggono dalle piantagioni e si uniscono ai ribelli.
In battaglia continua a comportarsi come un pazzo esponendosi a grandi rischi (cercare racconti).

Storia d'amore.
Chi e' la moglie? Dove si conoscono? Con che rito si sposano?
Che succede nel loro rapporto?
Hanno figli?

Altre storie collaterali.
Oceola e' un mix tra indiani, irlandesi, neri e vari meticci.
Sua moglie e' una nera che viene rapita dai bianchi.
(che fine fa? Lui riesce a liberarla?)
Famoso il suo gesto di piantare un coltello sul foglio del trattato di deportazione proposto dal governo dei bianchi durante la Seconda Guerra Seminole.

All'inizio della Seconda Guerra Seminole Oceola vendica il rapimento di sua moglie uccidendo il responsabile insieme ad altri europei.

Battaglia
All'inizio della Seconda Guerra Seminole fanno fuori 102 soldati, un'intera compagnia, probabilmente attirati in una trappola.
Ma la guida indiana anche decenni dopo i fatti, continuava a negare di essere stato d'accordo con i Seminole... Ma alcuni osservano che fu molto rapido a buttarsi per terra quando dalla boscaglia parti' la prima scarica dei fucilieri ribelli.

Appendice
Articoli sui Seminole pubblicati sul blog
http://www.jacopofo.com/obama-neri-storia-censurata-matriarcato-tribunali-perdono

http://www.jacopofo.com/storie-jacopo-fo-seminole-indiani-non-si%20arresero-ora-ricchi

Jacopo Fo

 


Commenti

ma non sei felice di aver avuto una prziale risposta ai tuoi quesiti "macabri" sui riti funebri?

... certo che ... "cusiosità" macabre e appassionata d'armi... e poi vi chiamano "sesso debole"!!????

p.s. e non scusarti più degli "eventuali errori"... altrimenti io devo scusarmi ogni volta delle idiozie che scrivo... il che non sarebbe male... ma hai idea di quante parole non necessarie riempirebbero il blog?... guarda che lo faccio sai...

p.p.s. GRAZIE! stai facendo un lavoro mirabile

Sono stata felicissima che le mie macabre curiosità siano in parte state soddisfatte...è stato una bella sorpresa trovare risposta proprio a questi quesiti!!!!
Ora però ho un altro dubbio che mi attanaglia il neurone:chissà quale era il significato dei 2 puntini (nero e rosso) che disegnavano sulle guance dei loro defunti......Ok lo so,lo so......sono una "palla al piede" ...è solo che il mono-neurone con l'avvento della stagione più fresca riprende parte delle sue funzioni e si fa qualche domanda ;))))

un po' di convusione ci vule ogni tanto:

Aloe: Gli indiani Seminole della Florida credevano al suo potere di ringiovanimento: essi affermavano che la “Fontana della Giovinezza”, cercata invano dall’esploratore Ponce de Leon, sgorgasse da una polla immersa tra le piante d’aloe.
fonte: http://www.aloemimina.net/nuova_pagina_3.htm

Per gli indiani Seminole, i denti e gli artigli triturati dell'orso avrebbero prevenuto e curato le infezioni intestinali del bestiame
fonte: http://www.astercenter.net/ILLUPO.htm

The Creek and Seminole buried their dead in a circular pit in a sitting position [3 years ago]
fonte: http://answers.yahoo.com/question/index?qid=20080205060552AAVAVWm

Some traditions date way back in time
Johnson recalled that growing up, he knew of another traditional burial practice dating back even further.
"In the old time, Navajos weren't buried in the ground — they were buried in a tree," he said. "Back then they'd let spirits go by having nature take its course ... I had a relative buried in a tree, but that tree was always off limits."
For the Florida Seminoles, the nature of their swamplands made above-ground burials a practical choice, according to Neal Bowers, a cultural adviser with the tribe's Historic Preservation Office in Clewiston, Fla.
"There weren't too many places to dig — the swamp and the land determined the pathways we took as far as some of our practices," he said. "It was more practical to lay a person down above the ground ... because in the old times without cars, sometimes families were not able to reach a medicine man until weeks later who could perform the finishing ritual."
Seminole traditions differ from family to family
Bowers stressed that traditions varied from family to family, and there's no one thing all Seminoles did when someone passed.
But he did say that one old tradition from before assimilation was for the family to lay the deceased out in his chickee — an open-sided, thatched-roof housed made out of cypress poles and palm fronds — and then abandon that camp.
Another tradition still sometimes practiced today is for the survivors of a loved one to collect the deceased's belongings and throw them out into the swamp.
"In some families they'll pass things down — they'll say this was grandma's dress, this was grandpa's gun. We don't do that," Bowers said.
"I was taught when my loved one passes, I help them in their journey to the other side ... if I'm holding on to their objects, I'm holding them back," he said.
fonte: http://www.reznetnews.org/article/indian-burial-customs-vary-widely-23930

toccata e fuga...

oltre ai Calusa in Florida vi erano altre popolazioni pre-seminole: Pensacola, Apalachee, Guale, Timucua, Potano, Ocale, Tocobaga, Mayaimi, Ais, Jeaga, Tequesta, Matecumbe
cfr.: http://www.floridalosttribes.com/tmap.htm

utili anche le informazioni del viaggio di de Soto
cfr: http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_dei_luoghi_e_dei_popoli_visitati_dall...

ho trovato questo sito... sulla lingua seminole
http://www.worldlingo.com/ma/enwiki/it/Seminole_language

la modalità di conteggio dei Seminole mi affascina... ricordo che in alcuni "portuari" (o diari di navigazione) esposti tempo fa al museo Correr di Venezia (forse dell'archivio della biblioteca marciana) riportavano delle particolari modalità di conteggio "marinare" utilizzando non tanto e solo le dita, ma le "falangi"... in oltre presso diversi popoli le metodologie di conteggio sono "caratterizzanti" e possono essere "segnali" di contaminazione o origine di un popolo...
(per una pallida idea... provate a vedere
http://www.scienzagiovane.unibo.it/numeri/4-far-di-conto.html)

TERRITORIO DEI SEMINOLE
NATURA
Il sud della Florida ha un clima subtropicale,da un punto di vista topografico è prevalentemente pianeggiante con piccoli promontori o depressioni naturali. L’autore dice che spesso nel mese di febbraio il sole è talmente caldo da rendere superflui gli abiti;gli alberi di pino non sono così fitti da fare una buona ombra,questa mancanza di ombra è riferita proprio come una caratteristica del paesaggio del sud della Florida che è a volte intervallato da paludi e stagni;nelle vicinanze si notano dei cipressi che circondano le paludi quasi in circolo. Lo stagno risulta diverso dalla palude solo x l’assenza di alberi. Il viaggio a cui l’autore fa riferimento è quello che lo ha portato da Myers a Big Cypress Swamp; il 3° giorno di viaggio,a circa 30 /40 miglia da Myers, lo scenario del territorio cambia:si passa dalla terra dei pini a quella delle praterie:ci sono larghe distese di erba e palmetto,intervallate da piccole zone di alberi di pino o paludi con cipressi. Riferisce di aver incontrato un torrente chiamato Ak-ho-lo-wa-koo-tci,il cui scorrere era talmente lento da poter essere oltrepassato a guado senza difficoltà. La descrizione in questione si riferisce alla parte della Florida a sud del fiume Caloosahatchee;è in queste praterie d’acqua delle Everglades che si trovano molti degli accampamenti dei Seminole;terra relativamente secca,invece,si estende dal centro-nord della Florida ossia dalla foce del fiume Kissimee fino a Cat Fish Lake. Eccetto questo particolare la topografia di tutto il territorio indiano della Florida è essenzialmente la stessa di quella vista da Myers a Big Cypress Swamp. L’autore dice che sebbene fosse pieno inverno quando ha visitato i Seminole,il clima era quello di mezza estate,gli alberi erano pieni di foglie,fiori e frutti.
UOMO
Le loro stesse battaglie e quelle dei loro avi hanno conservato in loro coraggio e fierezza;l’autore dice ,però,che presto o tardi dovranno scendere a compromessi con l’uomo bianco,altrimenti soccomberanno nel tentativo di contrastare i bianchi. Per più di 300 anni Europei e Indiani sono stati faccia a faccia senza mai essere davvero amici tra loro e tra il 17° e 18° secolo la Florida fu teatro di guerre tra loro. Spagnoli,francesi,inglesi,poi ancora spagnoli tennero il territorio a turno,poi dice l’autore,che 6 anni prima la Spagna consegnò all’Unione Americana i territori con le relative popolazioni;con cui il governo,non riuscendo a sottometterle, non ha neanche mai trovato un accordo. In quegli anni,tuttavia,alcuni bianchi hanno tentato una convivenza pacifica con gli uomini rossi (soprattutto x ragioni di baratto) ,in particolar modo quelli che vivevano nei pressi di: Myers, Miami, Bartow, Fort Meade, and Tampa.
L’autore teme che in futuro lo spostamento dei bianchi verso la Florida e il tentativo di drenare le Everglades e il lago Okeechobee provocheranno molti problemi tra le 2 popolazioni;egli auspica che venga seguita una politica atta a riconoscere giustizia ai Seminole,in modo da averli non come nemici bensì come alleati. Tra i Seminole,dice,alcuni giovani dimostrano la volontà di voler abbattere la barriera tra loro e i bianchi.L’autore ritiene possibile, in un allora prox futuro,la nascita dell’amicizia tra bianchi e Seminole,dimenticando un tragico passato a favore di un pacifico e prospero futuro.
Metto un’appendice con le corrispondenze delle unità di misura citate;non conoscendole a fondo,ho preferito andarmele a cercare per rendermi conto meglio ed avere uno schema a portata di mano:

Miglio degli Stati Uniti d’America = 1,809347 km
1 pollice é 2,54 cm (cioè 1/12 di piede)
1 piede americano =0,30480061 ;è maggiore di quello internazionale di circa 610 nanometri (il piede internazionale è 30,48 cm)
1 libbra = 453,59237 g(ossia 16 once)
P.S. Sono sempre più convinta che Anomalia abbia trovato un tesoro di info!!!!

lo sapevo che non avresti resistito!

Devo ammettere che per esser 2 persone che non si conoscono....tu inizi a conoscermi piuttosto bene!!!! :D

...
E se invece di un libro sui seminole... elaborassimo un canovaccio, un testo... per uno spettacolo "orale"... pensate... le persone nn dovrebbero nemmeno far la fatica di leggere...

Così è un "e se"... di quelli che mi prendono poco prima di andare a letto... o durante la noia del lavoro... o mentre aspetto il treno, il bus, un passaggio... è un "e se".

alla prossima

e se...

realizzassimo un storia a fumetti... magari poi diventa un film... un gioco in scatola... un gioco in rete... un format televisivo "diventa anche tu seminole!"... "la cappanna del Grande Seminole"...

ok ... ok... torno a lavoro!

A me piacciono un sacco questi "e se" che ti scappano.....

daniela76.... e se mi dicessi qual'è quello che ti piace di più... e se ne aggiungessi di tuoi... e se realizzassimo una specie di "colonna traiana / o antonina", prendendo un palo e scolpendo la storia dei seminole!!! non sarebbe follemente alcatraziano?... un totem "enciclopedico"... e se...(ti piacciono ancora?)...

Ottime proposte!
L'incontro dell'11-14 novembre ha proprio lo scopo di creare un prodotto che unisca teatro, musica, fumetti, pittura eccetera...

11 - 14 novembre... ora lo segno nel calendario...

e rilancio... secondo me è da ricercare anche la danza e la musica seminole... e... i sapori... sarebbe interessante inviare una delle cuoche di alcatraz a "sondare" i sapori... o invitare una cuoca seminole per farli gustare... come ho sentito dire da te (Jacopo) la cucina è un'arte "speciale"... i quadri e le sculture restano, i suoni e le immagini si registrano... ma gli odori e i sapori... quelli sono un'arte del vivere del presente! (ok non lo hai detto proprio così, ma insomma..)

salve!

ho "raccattato" l'info di un film
Seminole (1953) diretto da Budd Boetticher
(il dato non mi dice niente)... ma sarebbe interessante trovare il film... per vedere come vengono rappresentati i Seminole (che temo che si distingueranno dai soliti pellerossa dal fatto che portano un cartello con su scritto "seminole")... se si decidesse di fare uno spettacolo sarebbe una buon "magma" su cui lavorare... o si fa vedere il film commentandolo...e poi si ripropone una versione riveduta e corretta...

e via cerco ancora... le paludi di internet non mi fermeranno... il mio datore di lavoro dietro di me... magari si...
ola
p.s. comunque c'è chi fa pausa caffè... chi pausa sigaretta e chi pausa Seminole et varie

John Horse,anche detto Juan Caballo,nacque a Micanopy nella Florida spagnola.Suo padre era un Seminole di nome Charlie Cowaya(o Coheia),cognome derivante da una distorsione Seminole dello spagnolo “caballo”.
John aveva una sorella di nome Juana (o Wannah,o Warner-in alcune fonti-) .
L’anno in cui John Horse nacque,il 1812,scoppiò la guerra tra Stati Uniti e gran Bretagna;egli viveva con molta probabilità in una delle città site lungo il fiume Suwanee(che scorre a sud della Georgia e a nord della Florida) sotto la giurisdizione del gruppo Alachua.
Il generale Thomas Sidney Jesup (16 dicembre 1788 - 10 giugno 1860) ,durante la 2° guerra Seminole,promise la liberazione dalla condizione di schiavitù a coloro che avessero smesso di combattere e avessero accettato la ricollocazione nei territori destinati ai Nativi.
Nel 1843 nei territori indiani dell’Oklaoma, i Seminole esiliati votarono John Horse come loro guida.
La prima guerra Seminole ci fu durante l’infanzia di John Horse (1817-1818),la seconda iniziata alla fine di dicembre 1837,contro l’armata del generale Zachary Taylor(che nel 1848,presentandosi nel partito dei Whig,battè Lewis Cass e divenne il 12° presidente degli Stati Uniti ),terminò nel 1842.
Nel 1838 John Horse,in seguito alla morte della sua prima moglie (donna Seminole,figlia di Capo Holatoochee),si arrese alle truppe statunitensi e venne imbarcato,insieme ad altri Seminole,da Tampa Bay a New Orleans,per esser poi trasferito nei territori indiani,secondo i piani della ricollocazione dei Nativi Americani dai territori a est del fiume Missisipi a quelli posti nella parte ovest del fiume stesso (il così detto “indian removal” era stato voluto dal presidente Andrew Jackson con una legge emanata il 26 maggio del 1830).Arrivato in Oklaoma,John Horse accettò di fare da interprete all’esercito americano.
Le terre in cui erano stati ricollocati i Black Seminole erano,però,già occupate dai Creek ;questo creò tensioni tra i 2 gruppi e i Creek cercarono di rapire molti Black Seminole per ridurli in schiavitù;riuscirono a rapire Dembo Factor,un veterano di guerra.
Coacoochee,capo Seminole noto agli americani como “gatto selvatico”e ai messicani come “gato del monte”,si oppose,insieme a Horse, alla vendita di Dembo come schiavo che venne recuperato dall’esercito e fatto tornare presso i Seminole.
John Horse si recò a Washington per cercare un accordo col generale Jesup,in modo da poter separare le terre Seminole da quelle Creek. Jesup concesse Fort Gibson ai Seminole.Mentre John Horse era a Washington,però,un atto governativo avente forza di legge voluto dal consulente governativo John Y. Mason stabilì che era legale catturare i Black Seminole e venderli come schiavi;questo significava che 280 Black Seminole,inclusi i membri della famiglia di John Horse,potevano essere venduti come beni mobili ai bianchi.
Tornati al territorio indiano,John Horse e Coacoochee condussero un gruppo di Seminole da Fort Gibson a Wewoka (Oklaoma) e pensarono di costruire un’alleanza con i Nativi della pianura,quelli dell’est e gli schiavi fuggitivi.I 2 attesero finchè l’agente indiano Marcellus Duval terminò le sue mansioni e tornò a Washington,poi condussero la loro gente attraverso i Texas e,passando per il Rio Grande,arrivarono a Coahuila (Messico) dove la schiavitù era stata abolita;il 12 luglio 1850 si presentarono al comandante messicano a Piedras Negras.
Horse assicurò la terra in Messico ai migranti e dopo la guerra civile tornò nell’ovest,con un gruppo di Seminole e lavorò come scout per l’esercito americano.Dopo alcuni anni tornò in Messico;egli morì sulla strada per Mexico City,mentre cercava di guadagnare più terre e diritti per il suo popolo nel Messico del nord.

Ciao a tutti,spero abbiate trascorso un piacevole ferragosto ;-)!!!!

  

Carissimi,

parlando con Dario Fo e Franca Rame è venuta fuori l’idea di raccontare la storia censurata dei Seminole, utilizzando contemporaneamente pezzi recitati, canzoni, danza, disegni. Vorremmo realizzare un lavoro collettivo, utilizzando materiali preparati individualmente o realizzati coralmente magari improvvisando racconti e canzoni tutti insieme.

Vorremmo realizzare un lavoro preliminare via internet, raccogliendo notizie e preparando i testi, i costumi, le scenografie e le immagini.

Ci incontreremo poi a Alcatraz l’11-14 novembre lavoreremo assieme e registreremo tutto il racconto, ripercorrendo i momenti della storia seminole: un evento verrà raccontato con una canzone, un altro con un pezzo teatrale o un cartone animato.

 

Oltre al gruppo di lavoro formato da professionisti ci sarà un secondo laboratorio formato da appassionati che potrà fornire idee e contenuti.

 

Sarà possibile partecipare a questo evento anche via internet, già da alcuni mesi ad esempio funziona un gruppo di scrittura creativa che ha realizzato un primo studio sulla storia seminole.

Durante i 4 giorni dell’incontro realizzeremo anche una diretta televisiva via web con alcuni collegamenti, quindi chi non può intervenire potrà collaborate a distanza.

 

I materiali prodotti ad Alcatraz e quelli raccolti via internet andranno poi a formare un dvd e un libro che diffonderemo in rete e nelle edicole. I guadagni dell’operazione verranno suddivisi tra chi ha partecipato all’impresa sulla base dei minuti di video e delle pagine di testo o immagini realizzate.

 

Perché vogliamo raccontare la storia dei Seminole

I film di Holliwood raccontano solo le storie degli indiani sconfitti. Non un solo film è stato realizzato per raccontare dell’unica tribù di nativi americani che non furono mai sconfitti, una grande pagina di storia censurata.

In questo momento di grande depressione psicologica e delusione del movimento progressista ci sembra importante raccontare una storia positiva di resistenza con un lieto fine imprevedibile: la grande rivalsa dei seminole avvenuta negli ultimi 40 anni.

Di seguito vi forniamo un primo sunto delle ricerche fin’ora effettuate. A metà settembre una nostra troupe andrà in Usa a intervistare alcuni esponenti della nazione Seminole per raccogliere altre informazioni. Anche questi materiali faranno parte del dvd.

 

Spero che questo progetto riscuota il vostro interesse

Grazie e a presto

 

Imad Zebala

Nando Citarella

Jacopo Fo

 

I Calusa, gli antenati dei Seminole, gli unici indios che nel 1.500 sbaragliarono gli spagnoli

 

I Calusa erano un popolo con caratteri matriarcali. Abitavano in grandissime case di tronchi che potevano contenere anche mille persone, indossavano calzoni e camice, avevano una medicina sviluppata e conoscevano l’algebra.

Come gli eschimesi e i babilonesi praticavano l’ospitalita' sessuale, convinti che lo straniero portasse sangue nuovo alla loro nazione. Cosi' mentre gli Apaches fecero schiavi i primi bianchi che catturarono, trattandoli bestialmente, i Calusa accolsero a braccia aperte alcuni naufraghi (vedi la storia di Joan Padan e Naufragi, di Álvar Nuñez Cabeza de Vaca ) e chiesero loro se per favore potevano far l’amore con tutte le donne del loro popolo.


Donne che tutti gli europei che arrivano da quelle parti descrivono come bellissime, pulite, vivevano all’aria aperta avevano corpi potenti e amavano far l’amore. Niente a che vedere con le donne europee che si lavavano una volta all’anno, spesso mangiavano male, avevano denti guasti, vivevano in citta' coperte di immondizia ed escrementi e odiavano il loro corpo. 

Cosi' i naufraghi europei si innamorarono di quel popolo e raccontarono che sarebbero arrivati i soldati e li avrebbero massacrati tutti,  spiegarono cos’erano i fucili e come si potevano domare i cavalli.
Cosi', quando sbarcarono i primi spagnoli, i Calusa li accolsero pronti a combattere. Impararono a usare i fucili e i cavalli. E distrussero le successive spedizioni militari. E per questo il re di Spagna intorno al 1630 promulgò l’ordine di interrompere le spedizioni contro la Florida.

 

Questa popolazione resiste per 200 anni ai tentativi di colonizzazione ma non possono nulla contro le epidemie diffuse dai bianchi, la popolazione si riduce da 10 mila individui a qualche centinaio. Altri gruppi etnici confinanti con i Calusa ma di cultura patriarcale vengono completamente cancellati dalle epidemie e dagli scontri con i bianchi. Ad esempio gli Apalachees e i Timucua.

Ma i Calusa contemporaneamente accolgono gruppi di indiani (in particolare Creek) in fuga dalle aree controllate dagli europei, e si mischiano con loro, dando origine alla tribù Seminole che significa “uomini dispersi” o “uomini selvatici”.

 

I Seminole resistono

Agli inizi del 1800 il territorio Seminole è ancora libero anche se ormai circondato dalle colonie dei bianchi.

Ma si è sviluppato anche un fenomeno unico: molto schiavi neri hanno capito che i Seminole erano molto ospitali e iniziano a trovare rifugio presso di loro. Arrivano addirittura a creare villaggi di neri all’interno del territorio libero e la popolazione nera raggiunge gli 800 individui.

 

Uno di questi schiavi fuggiti è John Horse. Con la sua famiglia scappa da una piantagione e entra a far parte della nazione Seminole, è un marrones, un nero che vive con gli indiani.

John Horse diventa famoso per il modo nel quale prende in giro i bianchi. Ad esempio riesce a vendere al colonnello Brooke 30 volte due tartarughe d'acqua, rubandogliele ogni notte per rifilargliele il giorno dopo.
E' una specie di Pasquino, i suoi lazzi entusiasmano i neri e gli indiani.

Jonh Horse è anche un abile allevatore, si sposa, possiede 90 bovini e un pezzo di terra. E' un benestante fino a quando gli europei dichiarano guerra alle comunita' libere di marrones e ai Seminole.

Diventa uno dei capi del consorzio di tribu' nere e indiane.
Quando la Seconda Guerra Seminole e' ormai imminente gira per la Florida e grazie alla sua notorieta' e alla sua capacità di parlare riesce a reclutare 300 schiavi che fuggono dalle piantagioni e si uniscono ai ribelli.

Durante il primo scontro questa compagnia di neri non dà prova di grande coraggio, allora Jonh Horse esce allo scoperto, sotto il fuoco dei fucili dei bianchi e inizia a arringare gli schiavi, e al contempo fa il buffone per incoraggiarli. Alla fine riesce a smuoverli e a vincere così lo scontro. Il numero dei neri combattenti raggiunge le 500 unità.

 

I Seminole combattono tre di guerre contro i bianchi e gruppi di indiani loro alleati dal 1816 (Prima Guerra Seminole) al 1858 (Terza Guerra Seminole).

Queste guerre impegneranno eserciti di migliaia di uomini, costeranno agli europei 40 milioni di dollari (allora una cifra spaventosa) e non riuscirono mai a sconfiggere la resistenza.

Alla fine ci saranno ancora 500 seminole e marrones asserragliati nelle paludi.

 

Indiani straordinari, i Seminole: si appollaiavano in cima ad alberi altissimi e sparavano sugli invasori con una mira spaventosa.
Gli europei massacrarono le donne e i bambini, imbrogliarono, deportarono ma non riuscirono mai a vincerli.

Una delle pagine più nere della storia americana fu la deportazione di forse 3.000 seminole in Oklaoma. Circa 2.000 morirono lungo il cammino di fame e freddo.

Avevano avuto capi indiani Neri, Creek e persino uno Svedese.
All’inizio del 1900, gli Stati Uniti d’America firmarono un trattato di pace con la Nazione Seminole riconoscendone la sovranita'  sulle terre che avevano difeso e sulle riserve nelle quali erano stati deportati.
 

Seguirono decenni di povertà temperata soltanto da un inizio di turismo nelle terre seminole a partire dal 1920.

 

La riscossa seminole

Betty Mae Tiger nacque nel 1923 nel territorio seminole della Florida da una famiglia particolare: il padre era un bianco e madre una Seminole, sciamana, come la nonna. Per lungo tempo Mae visse in estrema poverta' e soffri' la fame. A 14 anni non parlava l’inglese ed era analfabeta.
Un giorno un'amica le mostro' una storia a fumetti e le spiego' che quei segni neri, piccolissimi, erano la voce dei disegni che raccontavano una storia. Mae ne fu affascinata e prego' insistentemente sua madre perche' la mandasse a scuola. Ma non c’erano scuole indiane. A quei tempi c’erano scuole per bianchi e scuole per neri. E una donna di colore che lavorava con la madre nei campi suggeri' di iscrivere Mae nella stessa scuola di sua figlia. Ma quando Mae si presenta li' non la lasciano entrare perche' non e' nera.
Alla fine scopre che in effetti una scuola per indiani esiste, e' lontanissima, ma e' possibile ottenere una borsa di studio. Parte con il fratello e un cugino, torna a casa solo durante le vacanze.

A quei tempi la comunita' seminole viveva senza prospettive e senza speranze. Un’economia di sussistenza esclusivamente agricola, poco turismo e artigianato. Ignoranza, malattie, alcolismo. Un popolo piegato. Una strana tribu', i Seminole: sono in miseria, ma sono anche gli unici nativi americani che non sono mai stati sconfitti.

 


Mae Tiger ha la stessa determinazione dei suo antenati materni. In pochi anni completa le scuole superiori, e diventa infermiera, torna dal suo popolo e inizia a curare le persone. 
Si sposa con un uomo dal quale prende il cognome Tiger, ma lui e' un reduce della seconda guerra mondiale che non riesce a reinserirsi. Gli incubi lo distruggono. Per vivere lotta con i coccodrilli per i pochi turisti che visitano la riserva. Un giorno e' troppo ubriaco per esibirsi e Mae lo sostituisce. Lei e' del clan del serpente e sa come addormentarli.
Mae ha un figlio e lavora per la rinascita del popolo seminole.
Collabora a creare un governo, ed e' determinante nel riunire piu' di 20 tribu' in un’unica Unione delle Tribu' del Sud e dell’Est (USET). Nel 1957 e' membro del neonato governo.
Quando si insedia, nelle casse dello stato ci sono 35 dollari. 
Il governo si riunisce sotto un albero quando c’e' il sole, in un camper quando piove.

Nel 1967 viene eletta capo della sua nazione.
Quando nel 1971 lascia la politica perche' ammalata, la nazione Seminole ha scuole, servizi sanitari, una vita sociale, un’agricoltura efficiente.
Alla guida della nazione seminole le succede James E. Billie, un reduce della guerra del Vietnam.  Anche lui come Mae e' un meticcio, figlio di un padre irlandese sparito nel nulla:  l’odio verso i bianchi aveva fatto dimenticare i costumi dell’ospitalita' sessuale e uno sciamano aveva consigliato alla madre di uccidere il piccolo James. Fu proprio Mae Tiger a salvarlo.
James Billie cresce in modo selvatico in mezzo alle paludi. Butta le scarpe in un canale per non andare a scuola. Ma Mae gliene compera un altro paio e lo convince a studiare.
Poi James Billie finisce in Vietnam, dove viene utilizzato in missioni dietro le linee nemiche per la sua dimestichezza con le paludi. E’ uno tosto che uccide a mani nude.
Quando torna a casa non riesce piu' a sopportare la miseria del suo popolo.
Un giorno incontra una tigre e la uccide con un colpo di fucile, poi la mangia con gli amici. Prende questo evento come un segno, e' convinto che la sua vita cambiera'. Viene processato da un tribunale di bianchi perche' il felino e' una specie protetta ma lui vince il processo dimostrando che uccidere la tigre fa parte della sua religione.
James Billie inizia a fare politica fino a diventare capo della nazione Seminole, appunto, nel 1971. Indirizza tutti i propri sforzi per trovare il modo di far rinascere l’economia, inizialmente, in particolare, attraverso lo sviluppo del turismo e l’artigianato: anche a lui capita di lottare con un coccodrillo per il divertimento dei turisti.
Poi un bel mattino prende in mano il vecchio trattato con il quale gli Usa riconoscono la nazione seminole e scopre che i bianchi, nella loro infinita presunzione, hanno fatto un errore madornale. Non hanno mai pensato che quegli indiani avrebbero potuto evolversi. E hanno riconosciuto ai Seminole lo status di nazione.
Billie capisce che questo vuol dire che i territori Seminole, 6 riserve, non devono sottostare alle leggi statunitensi.
Quindi fa due cose: apre una sala bingo e forma una polizia tribale armata fino ai denti. E attacca gli spacciatori di droga che atterrano nei territori indiani con aerei ed elicotteri e vendono cocaina ai giovani. La polizia seminole, composta da un gruppo di reduci, sequestra ai trafficanti un aereo e un elicottero. Cosi' la nazione Seminole ha anche l’aviazione. Lo stato della Florida tenta di chiudere il bingo e di sciogliere la polizia tribale. Ma le tigri delle paludi vincono la causa legale. Nel giro di pochi anni aprono 6 bingo, e investono i guadagni in case, scuole, strade.
Oggi i Seminole controllano uno dei piu' grandi gruppi americani di gioco d’azzardo. Un bel pezzo di Las Vegas e' loro. Ogni nuovo nato ha un sussidio mensile che gli garantisce di potersi laureare. 

Oggi Mae dirige il Seminole Times e scrive le storie della tradizione del suo popolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

io ci sarò!!!!! Non vedo l'ora!!!!

allora devo fare di tutto per esserci anch'io... per conoscere la famosissima daniela76 (noto cyborg scrittore e ricercatore, serie daniela numero 76).

Sarà bellissimo conoscersi di persona ;)!!!!!

Verso il 20 settembre prenderanno l'aereo, stanno preparando appuntamenti e domande, e gireranno un video (2 telecamere hd e microfono direzionale). Avete consigli, osservazioni, indirizzi, dritte, contatti, domande da fare ai Seminole? (Ovviamente cercheranno di relazionarci via Lifestreeam dagli USA e sarà quindi possibile seguire la loro avventura e collaborare a distanza....) Il girato servirà anche per realizzare il DVD collettivo sui Seminole, con Dario Franca, Stefano Benni

Salve!
in pochi attimi ho visto il blog riempirsi di belle notizie...
e la prima cosa che mi viene da pensare...
Vania Claudia... "individuate qualcuno da ospitare l'11 e 14 novembre"... un progetto così non po' esulare dalla presenza fisica "seminole"

Vania Caludia ... portate a casa un tipico copricapo "seminole" quelli che si vedono in quasi tutte le stampe... o cercate di capire in cosa consiste esattamente (sembra un turbante piumato)...

Vania... tu come presidentessassai porta i doni dei ministri al popolo Seminole... e invitali ad un gemellaggio... (se i cittadini alcatraziani sono concordi con l'idea)

Vania Claudia ... in bocca all'Aliigatore!

p.s. poi magari cerco di elaborare quesiti e domande...
una subito... "loro si riconosco 'discendenti' dei Calusa?"

p.p.s. procuratevi un libro di storia che usano gli studenti seminole, e un dizionario della loro lingua...

p.p.p.s. una foto autografata di miss Seminole? (se poi invitate lei ad Alcatraz... per mero motivo scentifico... a conferma dell'affermazione dei primi contatti europei che dicevano le donne bellissime... dobbiamo appurare!)

Salve!
... Riflettevo ieri notte, (guardando il soffitto che miracolosamente continua a restare sospeso in virtù delle leggi dell'architettonica...)... che ogni progetto ha bisogno anche di "fondi" per proseguire e allargarsi e crescere e fiorire e portare i suoi frutti...
ad esempio siamo in procinto di inviare due nostri "emissari" (e che emissarie!!! - è evidente che facciamo sempre del meglio!) presso l'ignaro popolo Seminole (o se non altro lì attorno)... ma chi supporta le spese?
idea... creiamo un fondo "prestiti"... a seconda delle nostre possibilità e tempistiche inviamo delle quote e le raccogliamo... quando il progetto andrà in porto (perchè andrà in porto anche se non sembra una nave)... si provvederà a restituire i prestiti... in questo modo potremmo supportare meglio le spese... e si potrebbe permettere anche a chi "crede non saper" o non vuole, nè scrivere, nè ricercare, nè recitare, nè disegnare etc... però vuole supportare il progetto... ne ha l'occasione... sia con prestiti che con "donazioni"... non diamo limiti alla generosità!
ola

Secondo me si potrebbe fare......

Salve!
forse lo sapevate... ed è tutto organizzato apposta... però per sicurezza vi invio info:

September 24-25, 2010
Indian Day Celebration at the Seminole Okalee Indian Village
http://www.semtribe.com/Calendar/

oggi le nostre inviate speciali hanno incominciato il viaggio che le porterà a noi cariche di esperienza incontri e "risposte"...

che lo spirito dell'aquila sorregga il loro passi fra le nuvole
e che lo spirito di Alcatraz sorrega il cammino della loro ricerca

ma quanto sono speciali queste inviate... TAAAAAAAAAANTOOOOOOO!

(e speriamo che questa volta il messaggio si registri... è già la terza volta che ci provo... ma quanto sono ... tantoooo)

ciao ragazzi..in bocca al lupo per il vostro lavoro, sta venendo davvero bene!

scusate mi era uscito un doppio post ;)

a scrivere qun pezzo sulla cattura in Africa della madre di John Horse cercando di procedere più per azioni che per concetti...questo è il primo risultato,non so se ci sono riuscita...però scrivere mi rilassa tanto ;)
Kai e Kamau continuavano a vedersi e a far l’amore. Kai era felice:era una donna,una donna che amava ed era riamata a sua volta. Portò il dorso della mano destra sulla fronte,il sole era alto e caldo ed il lavoro nei campi iniziava a diventare pesante per lei;si fermò,posò la zappa e si diresse verso l’otre pieno d’acqua,lo prese,si accovacciò,bevve a piccoli sorsi e si riposò. La sua mente iniziò a vagare,con la mano sinistra si accarezzò il ventre rigonfio,chiedendosi come sarebbe stato il suo bambino. Poi un suono,forte,secco;il tamburo,si era il tamburo del villaggio,quello che veniva usato per annunciare il pericolo;si alzò in fretta Kai,iniziando a correre verso il villaggio,velocemente,entrambe le mani appoggiate sul ventre “Ti proteggo io bambino mio,non preoccuparti”. C’era agitazione,alcune donne prendevano i bambini e li portavano nelle capanne,i guerrieri si preparavano. In mezzo alla gente scorse Zama che le andava incontro. Preoccupata. Alcuni uomini erano tornati dalla caccia ed avevano visto una guarnigione militare che avanzava verso il villaggio. Gli anziani si erano riuniti nella capanna grande,quella centrale,dovevano decidere come affrontare il pericolo,i guerrieri erano pronti a partire;Kai si avvicinò a Kamau,anche lui era un guerriero,il “suo” guerriero,doveva andare con gli altri,lo guardò soltanto senza dire nulla. Gli anziani uscirono dalla capanna:uno di loro battè tre colpi a terra con un bastone,tutti si radunarono intorno a lui e ascoltarono in silenzio,la decisione era stata presa: i guerrieri sarebbero partiti subito per cercare di fermare i soldati e le donne al villaggio avrebbero provveduto a difendere i loro bambini,semmai ce ne fosse stato bisogno. Ka i guardò i guerrieri allontanarsi,aveva una strana sensazione,guardò Kamau come se dovessi vederlo per l’ultima volta.
Andò da Zama;anche lei era preoccupata,pensò Kai,ma entrambe dovevano contribuire a difendere il villaggio insieme alle altre donne e a non far percepire l’ansia ai bambini.
I giorni passavano e dei guerrieri nessuna notizia,Kai sperava ogni girono di veder tornare Kamau, niente … .ma quella mattina,vedendo arrivare il ragazzo,troppo giovane per essere guerriero,ma perfetto come sentinella,sentì il cuore spaccarsi;non aveva ancora parlato il ragazzo,stava riprendendo fiato a causa della lunga corsa fatta fino al villaggio;Kai si avvicinò:una giovane donna con un bambino caricato a cavalcioni sull’anca destra stava porgendo al ragazzo una ciotola con dell’acqua,mandò giù dei lunghi sorsi,poi,allarmato,disse:”Li ho visti,ho visto i soldati,stanno arrivando al villaggio,sono molti!” Kai capì subito,come del resto tutti al villaggio,che i guerrieri non ce l’avevano fatta. Soffriva. Zama guardò Kai,occhi negli occhi,leggeva il suo dolore e la sua angoscia: Kamau non sarebbe tornato! Kai sentì una mano accarezzarle lentamente la testa,come quando era piccola:”So che stai soffrendo Kai,ma devi pensare a salvare te e il tuo bambino”. In fretta si,bisognava fare in fretta,lasciare il villaggio e nascondersi nella fitta vegetazione; Kai, prese un’otre d’acqua,il suo coltello,delle pelli,erbe essiccate,radici che le sarebbero servite se nel frattempo fossero iniziate le doglie. Radunò le sue cose mentre Zama la chiamava:”Dobbiamo andare Kai,si stanno avvicinando!”
Iniziarono a correre nella foresta,muovendosi silentemente,anche gli altri abitanti del villaggio stavano scappando. Camminarono per diverse miglia,poi Zama vide che Kai era stanca:”riposiamoci,qui dovremmo essere al sicuro”. Kai si lasciò cadere a terra;si aveva bisogno di riposare;Zama le passò l’acqua,Kai ne bevve pochi sorsi;cercò di alzarsi,dovevano riprendere il cammino se non volevano essere raggiunte,ma era stanca,troppo per poter proseguire. “Dormi” le disse Zama, “faccio io la guardia”.Kai si distese;stanca lo era,ma la sua mente vagava tra mille pensieri:pensò a Kamau,alla prima volta che si erano incontrati,alla prima volta in cui avevano fatto l’amore,al momento in cui aveva scoperto che sarebbe diventata presto madre; Kamau chissà dov’era e se era ancora vivo!La stanchezza ebbe il sopravvento,chiuse gli occhi.
Il fruscio che sentì mise Kai in allerta,c’era qualcuno,si era sicura,qualcuno si stava avvicinando. Voci. Uomini. Cinque,sei forse.Vicini. Ancora di più. Eccoli,soldati!Cercò Zama,si guardò intorno … no,lei non c’era,le era accaduto qualcosa,non l’avrebbe mai lasciata lì sola. Non poteva,non poteva chiamarla rischiando di farsi individuare dai soldati. Avrebbe voluto correre via,ma non poteva,avrebbero sentito i suoi passi. Cercò riparo presso alcuni cespugli dalle larghe foglie,sperando che i soldati non la vedessero. Ma loro erano a caccia:scrutavano,battevano i fucili a terra,strusciavano le baionette contro i cespugli e…aspettavano,come il predatore aspetta la sua preda. Kai li osservava dal suo nascondiglio e con le mani si carezzava il grembo,ad un tratto una voce,familiare: -si! Zama! Sei viva!Sei viva!- anche il bambino scalciò nella pancia di Kai,che cercò di sistemarsi in modo da poter vedere meglio,era buio,strinse gli occhi,focalizzò le figure:Zama era viva,ma era stata catturata!
Passi. Qualcuno si sta avvicinando al suo nascondiglio,forse però,se non avesse urlato,se non si fosse mossa..forse non si sarebbero accorti di lei. La baionetta del fucile del soldato scandaglia minacciosa il cespuglio. Silenzio. Zitta. Calma. Immobile. Passi,ancora;si allontanano stavolta. Bene. Nulla,più nulla “Devo andarmene da qui e alla svelta!”.
Un colpo,sordo ed improvviso. Un urlo,come di una preda ferita,abbattuta. Un altro urlo,quello di Kai stavolta;aveva visto il corpo di Zama cadere a terra sotto il colpo di fucile,”NOOOO,perché!!!” Non si accorse Kai di aver urlato,di aver gridato la sua disperazione;in un attimo i soldati la fecero prigioniera. La costrinsero a camminare per miglia e miglia ,trascinandola per i polsi,era frastornata,aveva nella mente l’immagine del corpo senza vita di Zama.
Quanto avevano camminato e dov’erano? Non sapeva darsi una risposta era stanca,aveva sete. Aveva tentato di chiedere dell’acqua ai soldati indicando un’otre;ma loro,pur avendola capita,ne era certa,avevano fatto finta di nulla;anzi l’uomo che la trascinava per i polsi le aveva dato un violento strattone per farla camminare più svelta.
Aveva camminato per tutta la notte,trascinata dai soldati che parlavano tra di loro. Era quasi l’alba quando i soldati si fermarono,Kai stremata,si guardò intorno:tende,armi accantonate da una parte,munizioni …l’avevano portata al loro accampamento. Vide altri uomini. Soldati che portavano altre persone del suo villaggio:donne,bambini,anziani. Erano stati catturati…….
Ciao a tutti,buon fine settimana ;)
Dani

La narrazione funziona. Credo che tu abbia centrato il bersaglio. C'è un po' di incertezza nell'attacco. "Kai e Kamau continuavano a vedersi e a far l’amore. Kai era felice:era una donna,una donna che amava ed era riamata a sua volta." Inizierei con una serie di sensazioni o con una descrizione di che cosa si vede dal punto di vista di Kai che sta lavorando nel campo. In effetti questo potrebbe essere l'inizio di tutto il racconto. Senza perderci in descrizioni dell'Africa. Il materiale scritto fin'ora potrebbe essere usato poi per flash bak. Ho pensato anche che potremmo procedere a salti nella prima parte della storia fino a quando John Cavallo inizia il suo comizio nella piantagione, di notte, di fronte a un gruppo di schiavi, per convincerli a scappare e a unirsi ai Black Seminole... Per adesso mi fermo qui.... baci!!!!

Grazie Jacopo,rivedo l'attacco e,nel mio piccolo,continuo seguendo i tuoi consigli.
Grazie. :)

 La guerra durò a più riprese per quasi 50 anni e costò 40 milioni di dollari di allora, una cifra enorme. Eserciti di 5.000, 10.000 e più soldati furono mandati contro gli indiani. Ma tornarono malmessi. Non c’era verso di stanarli.

In questa guerra c’è una storia che ci dice molto sul modo di essere e di combattere di questa gente.

John Horse, Giovanni Cavallo, è un nero, fuggito da una piantagione, che si mette a allevare il bestiame costruendo una fazenda in terra Seminole.

Ma diventa famoso perché è un burlone, una specie di furbo Arlecchino che diventa famoso perché riesce a vendere a un generale bianco, di nome Brooke, due tararughe per 30 volte, sempre le stesse. Gliele vendeva al mattino e gliele rubava di notte.

E c’è da sospettare che fosse lui stesso ad iniziare a diffondere le sue gesta raccontandole nei raduni che si tenevano nei giorni di festa. Una specie di giullare. Raccontare quelle storie era un modo per dimostrare che i bianchi non erano invincibili.

E qui capiamo che la forza dei Seminole viene ancora una volta dal loro particolare senso della vita. Infatti danno credito a questo buffone anche in tempo di guerra e lui diventa oltre che capo militare consigliere fidato di Osheola. Ed è lui a essere determinante per la resistenza quando va di nascosto dentro le piantagioni e sfrutta la sua notorietà per convincere 300 schiavi a rivoltarsi e prendere le armi contro i bianchi.

E proprio nel fuoco della battaglia questo personaggio mostra la sua grandiosa estraneità a tutti i codici militareschi patriarcali, forse perché anche lui ha il sangue di una tribù nera che adora la Dea Madre e la libertà di spirito.

Ha portato i suoi 300 schiavi ribelli a combattere ma questi sono terrorizzati. Allora lui esce dal suo riparo e mentre i bianchi gli sparano addosso impreca e urla oscenità e deride i bianchi che non riescono a colpirlo. Immaginati la scena. Lui che saltella e mostra il culo, i bianchi furenti che prendono la mira e sparano, e lui che insulta i suoi: bastardi, vigliacchi, il vostro padrone ha coperto vostra madre, è il sangue bianco che avete nel cuore che vi rende dei cacasotto, piagniucolate invece di combattere!

E quelli ad un certo punto si incazzano e non soppportano più gli sberleffi e gli insulti triviali di quel matto che saltella e fa capriole mentre i bianchi gli sparano a più non posso. E si alzano in piedi, lasciano i ripari, si buttano a sparare anche loro e attaccano. E i bianchi scappano. E continueranno a scappare.

Vanno in guerra senza bandiere i Seminole, perché non ne hanno, e senza disciplina militaresca, senza inni, senza fanfare. Ma si dedicano religiosamente a imparare a sparare. Le cronache delle battaglie ci dicono che sono dei campioni di tiro al bersaglio di livello internazionale. Praticamente tutti. Stanno in cima agli alberi più alti, acquattati nelle paludi e fanno centro da una distanza dalla quale gli europei non riescono a colpirli.

Un colpo un morto. E questo terrorizza i soldati bianchi perché non sono capaci di avvicinare i Seminole. Abbastanza da sparargli addosso. Muoiono prima.  

 

Poi però i bianchi riescono a portare a segno un tranello. Chiedono una tregua, aprono delle trattative e poi catturano più di un migliaio di Seminole, li deportano a grande distanza, dividendoli in due riserve. Durante il viaggio ai Seminole vengono dati poco cibo, poche coperte, e muoiono a centinaia.

La fame e le malattie mietono vittime anche tra quelli restati asserragliati nelle paludi. Altri indiani e schiavi ribelli arrivano ma ora sono solo cinquecento. Alla fine degli anni sessanta dell’800 resistono solo 150  guerrieri. Ma ancora resistono.

E ancora sono lì, nel 1900, sopravvivono su terre marginali, ridotti all’ombra di quello che erano. E gli Stati Uniti, non considerandoli più un pericolo firmano con la nazione Seminole un trattato di pace. 

 

Passano altri decenni di povertà e disperazione. Poi, negli anni trenta una ragazzina, Betty Mae Tiger,  vede una coetanea nera leggere un fumetto e le chiede cosa stia guardando e lei le spiega che quei piccoli segni neri nei cerchi bianchi sono parole che raccontano una storia.

Betty resta affascinata dalla scoperta e chiede alla mamma di portarla a scuola. Ma nella scuola per neri non accettano gli indiani. C’è la segregazione razziale. I nativi americani sono in fondo alla scala etnica. 

Ma Betty Mae Tiger non è una ragazza qualsiasi. Sua madre e sua nonna sono sciamane, e sua madre si è unita a un bianco. I costumi dei Seminole in più di un secolo sono cambiati. I meticci non sono più considerati una ricchezza, sono diventati un disonore. Figli bastardi. La piccola Tiger conosce il disprezzo della sua stessa gente. Ma è pur sempre figlia di una donna forte, una donna che parla con le potenze della natura. E la madre acconsenta che lei parta, con suo cugino, di poco più grande, e attraversi l’America per andare in un collegio per indiani. E lì studia, fino a diventare infermiera. E quando torna alla sua terra è una donna fatta. Inizia a lavorare per migliorare le condizioni igieniche del suo popolo e per organizzare cure mediche moderne. E si scontra con i tradizionalisti che chiedono: “Ma cosa vuole questa bastarda figlia di un bianco?”

Ma lei insiste. E lavora anche per la creazione di un governo Seminole, per la rinascita della nazione che non è mai stata sconfitta e che ora sopravvive a stento tra alcolismo e disperazione. E così nasce il moderno Governo Seminole.

Dopo qualche anno diventa lei stessa capo del governo e si impegna per sviluppare l’agricoltura, il turismo e l’artigianato. I Seminole sanno ancora combattere con i coccodrilli a mani nude e questo attira molti turisti che comprano coperte, vasi, tamburi, archi e frecce.

Poi Betty Mae Tiger diventa la protettrice di un bambino. Un altro bastardo figlio di un bianco. Lo fa studiare, lo cresce. Poi James E. Billie parte per la guerra del Vietnam, dove diventa membro di un gruppo di guastatori Seminole, truppe speciali, bravi a strisciare nelle paludi come hanno fatto i loro nonni e i loro bisnonni.

Quando questi soldati ritornano dalla guerra trovano che le loro paludi sono utilizzati dai trafficanti di droga per far arrivare sulle barche e su piccoli aerei gli stupefacenti, sotto la protezione di uomini che imbracciano ogni tipo di armi. E trova molti tossicomani nella tribù. 

James E. Billie riorganizza un gruppo di guastatori, tutti reduci del Vietnam. Di notte attaccano i narcotrafficanti, gli tolgono armi, motoscafi veloci, aerei e fuoristrada blindati e creano una specie di armata Seminole che fa la guardia al loro territorio. E i narcos non si fanno più vedere. Hanno vinto anche quelli.

Ma c’è qualche cosa che non va agli Stati Uniti d’America. Quegli indiani con i mezzi sequestrati ai narcos… Se li vogliono tenere… E’ contro la legge… E le armi che hanno? Sono illegali, ce le devono dare. 

Ma i Seminole a questo punto hanno un avvocato.

E vanno a leggersi quello che c’è scritto nel trattato di pace tra gli USA e la Nazione Seminole. E scoprono che i bianchi, non considerandoli molto, hanno concesso loro, generosamente, di chiamarli Nazione. 

Il loro trattato di pace è diverso da quelli con gli altri indiani che erano stati sconfitti.

Loro firmano la pace con le armi in mano e viene riconosciuta loro la dignità di popoli non vinto. Hanno resistito.

E così inizia una causa legale: il popolo degli Stati Uniti contro il popolo Seminole. E alla fine i Seminole vincono ancora.

E a quel punto capiscono, colpo di genio, che hanno un modo per sfuggire finalmente alla miseria. E iniziano ad aprire Casinò sui loro territori anche se in quegli stati i Casinò sono vietati loro possono farlo, perché sono una nazione indipendente.

E questo inizia a portare loro una montagna di denaro.

Ora non sono più poveri derelitti. Il gioco d’azzardo gli permette di continuare la loro guerra con altri mezzi. Il black jack al posto dei fucili.

Ora lo stato seminole sta fiorendo, la fame è solo un ricordo e tutti i figli dei Seminole hanno la scuola pagata fino alla laurea.

I Seminole sono la duttilità che vince.

Aug!

 

 

Ma sai che ci ho pensato... mi piaceva tanto l'idea del romanzo collettivo {a parte la paura di non esser scuro di riuscire a vincere la pigrizia e trovare il tempo per farlo :)} pero' sono un romanticone e mi piacciono le storie a lieto fine, e la fine dei Seminole, che aprono tanti bei casinò e tirano su tanti bei soldini per finanziare servizi sociali, istruzione ecc. ecc., non mi pare proprio tanto lieta.
Eh si, perché è di nuovo l'ennesimo caso (una serie infinita nella storia dell'umanità) in cui qualcuno "vince" alle spese di qualcun'altro. I Seminole ci possono stare simpatici, per tutto quello che hanno passato e per come si sono comportati, però alla fine anche loro diventano sfruttatori. Sfruttatori dei più deboli, non in termini di forza delle armi ma di forza di spirito. Quante persone si sono rovinate la vita, distrutto famiglie, abbandonato figli o addirittura commesso delitti e suicidi a causa del gioco d'azzardo? Io sono un homo ludens, il gioco mi piace in tutte le sue forme, ma quella è più una patologia ossessiva che un gioco: per giocare bisogna sapere a che gioco si sta davvero giocando, e poi scegliere volontariamente di farlo; non esserne schiavi ma "mantenere il controllo".
A me piace quel tipo di lieto fine in cui entrambe le parti vincono. Non quella in cui "i buoni" schiacciano "i cattivi". Si è visto che spesso la stessa storia la si può vedere sia da un lato che dall'altro, e c'è sempre un fondo di ragione, e ci si può sempre immedesimare nel "buono" di ogni fazione. E di solito, come diceva Brecht, in ognuna delle fazioni chi vince sono pochi e chi ci rimette sono tanti.
L'idea davvero geniale è quella che fa si che entrambi i contendenti alla fine vivano bene. In cui il conflitto si dissolva e si trasformi in qualcosa di nuovo, in una cooperazione che porta benessere a entrambi. Una situazione win-win, come dicono gli ammericani con due emme. Evviva la duttilità, ma se va a braccetto con la fratellanza, tra tutte le donne e tutti gli uomini, non solo quelli della propria parte.
Finito lo sproloquio :o) ...quello che volevo dire è che alla fin fine però l'idea mi piace, e conoscendoti e conoscendovi so che poi ne verrà fuori qualcosa di bello e di convincente, ma il weekend del 13-14 novembre sarò all'estero per lavoro... Magari ci sarà un secondo weekend di scrittura collettiva?

p.s.
ogni volta che leggo Seminole mi viene in mente "semolino"... è grave dotto'?

Salve!
anche io ho avvertito all'inizio il tuo disagio (con l'aggiunta del fatto che il loro modo di combattere alle volte lascia allibiti, come sparare alle spalle... e ancora sto cercando dati su un "eccidio" di donne e bambini e una compagnia teatrale)... ma la storia è indubbiamente una di quelle da raccontare... se non altro per sfatare il mito del "selvaggio" sempre sconfitto e addirittura arrendevole e segnato dal "destino" ad essere soggiogato! (leggesi post e libri di Jacopo e collaboratori)

all'inizio ero più propenso a cercare dati sulle tribù afroamazzoniche che si sono tenute separate nascoste e libere per secoli dalla "arroganza" del sistema politicoeconomico distruttivo degli eurocoloni...

però è da notare anche che... il "popolo" seminole ha la proprietà dei casinò!... la richezza viene ridistribuita a tutti i seminole... e questa è "frattellanza" (parola che ricordando Caino Abele, Romolo e Remo, e la ghigliottina della rivoluzione francese, non amo molto).

questo non cancella le mie difficoltà. come "pacifista bonomiano" sapere che Zoancavalo arringa gli schiavi perchè combattano contro l'esercito statunitense, mi irrita perchè istiga alla guerra! Ma raccontare una storia è raccontare una storia! cercando di essere obiettivi e con i piedi per terra... forse anch'io smetterei di essere "fratellonzopacifista" se sapessi che per secoli hanno cercato di annientare i miei simili...

nel frattempo leggo le vicende seminole e mi viene voglia di dedicarle agli israelo palestinesi... magari si comprano casinò e pozzi di petrolio e diventano ricchi e pacifici!...

insomma accendiamo un falò e raccontiamo questa storia!

Si hai ragione, ma quello che mi crea un senso di repulsione non è l'uso della forza quando sono stati aggrediti e invasi; non dico si debba stare inermi a farsi massacrare: una lotta di Resistenza la capisco eccome.
E' la soluzione 'pacifica' finale che mi disturba, perché è una soluzione intrinsecamente "di parte", "di fazione". "Noi" che siamo "di qua" siamo uniti da fratellanza (nel senso buono) e ci aiutiamo a vicenda e ci vogliamo bene, gli "altri", che non sono dei nostri, si rovinino pure coi nostri Casinò e vadano in malora, purché ci portino tanti soldi...
Superato il momento della violenza, in cui per sopravvivere devo sparare, dovrebbe venire il tempo in cui capisco che è meschino continuare per sempre a serbare rancore, ciecamente; il tempo in cui devo capire che il bene da perseguire è quello comune, che i figli dei figli di chi ha ucciso possono essere miei fratelli.
E il parallelo che mi sorge adesso in mente credo sia ovvio :)

Grazie,
ciao

rieccomi...
prima di tutto di scrivo subito... che nonostante l'interesse del dibattito, mi chiedo se non sia opportuno trovare altra sede per scrivere... giusto per non "intasare" (cosa che mi capita spesso di fare per desiderio d'espressione) il luogo "preposto" alla "stesura" del libro in questione...

secondo di tutto tempo fa si diceva "sono disposto a morire affinché tu possa esprimere le tue idee" come massimo elemento del valore democratico, che non condanna a priori le espressioni delle idee, ma difende la pluralità... a me piace pensare e dire "sono disposto a vivere affinché tu possa espremere le tue idee"!... cosa centra?... diciamo che l'argomento è il rispetto della libertà altrui

terzo di tutto non tutti quelli che giocano "hanno una malattia", non tutti quelli che fumano si drogano, non tutti quelli che bevono sono alcolizzati... e nessuna di queste cose è un vizio... ma possono diventare una malattia...

quarto di tutto ... a dire il vero non conosco ancora bene la realtà dei Seminole... e non me la sento di affermare che abbiano fatto tutte scelte giuste...

quinto di tutto ... non solo vivo per rispettare le loro idee, ma mi chiedo se loro non facciano lo stesso... vivono rispettando anche le idee degli Stati Uniti d'America che li "circondano"...

sesto di tutto.. questa mattina quando mi sono svegliato avevo delle idee chiare, ora sono confuse... mi era giunta anche l'immagina della famiglia... è difficile giudicare il modo di vivere delle famiglie altrui, ma una famiglia "felice" non può considerarsi già di per se una "felicità" per la comunità?... e rispettare il "modus" di vivere delle famiglie altrui non sempre è facile, sopratutto quando hai l'impressione che non sia tutto un bene... allarghiamo le famiglie al clan, il clan alle tribù, le tribù agli stati... (che poi tribù e stato forse si dovrebbe cominciare a ritenerli sinonimi...)

settimo... sono sempre più confuso... ovviamente ho bisogno di un caffè... e non mi ricordo cos'altro hai scritto... ma ho pochi attimi prima di iniziare a lavorare... ola! (ma quanto ho scritto!!!!)

tutto chiaro vero?