solidarietà'

Thea e l’inglese ad Amatrice

Ho conosciuto Thea un bel po’ di anni fa, capelli ricci, un sorriso che incantava in un corpo morbido. Abitava a Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, il paese di Giulietta e allora collaborava con Amnesty International seguendo i condannati a morte nelle carceri di tutto il mondo.
Viaggiava, faceva petizioni, con l’aria di una tranquilla madre di famiglia è una forza della natura: instancabile, determinata ma sempre con un atteggiamento tenero, affettuoso verso tutti.
E’ anche una cuoca e ci ha aiutato nelle settimane al Vecchio Mulino a sfamare gli ospiti.
Con lei abbiamo collaborato negli anni, la sua azienda ha curato tutta le traduzioni per il progetto del Teatro fa bene, puntuale e brava lei e i suoi collaboratori.
E la battaglia per i No dal Molin, insieme anche a Franca e Dario.
Poi il terremoto ad Amatrice e potevo pensare che Thea rimanesse indifferente? Ma quando mai!
Non so quanti giri abbia già fatto partendo da Veneto per andare a portare quanto serve a chi ha bisogno. Ha distribuito tra i suoi conoscenti e amici 150 kit per cucinare l’amatriciana. E sempre con il suo sorriso e anche il suo naso rosso per la Casa delle Donne di Amatrice.
Che personaggio Thea…
E ora ha deciso di fare dei corsi di inglese per gli abitanti delle zone terremotate e laboratori di espressione creativa da metà luglio in poi.
Trovate tutte le informazioni qui
E potete conoscere Thea sulla sua pagina Facebook.
Grazie a tutti quelli che vorranno aiutarla!


La Rivoluzione dell’amore

Carissimi, questa settimana vi presentiamo un libro un po’ particolare.
Lo trovate in libreria e si tratta di La Rivoluzione dell’amore. La storia di Papo Superhero, il bambino più coraggioso della paura.
Alla commemorazione di Dario in piazza Duomo a Milano il 15 ottobre dello scorso anno, Jacopo si è augurato che Dario fosse insieme a Papo, il figlio di Nicoletta e Andrea che se n’era andato ad agosto. Perché un uomo di 90 anni e un bambino di 10 hanno un sacco di cose da dirsi.
Lascio la parola ad Andrea e di seguito vi riporto la presentazione del libro dal sito Il Libraio.it   (...)

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Solidarietà e 5 per mille: anche i centometristi ricchi, belli e biondi soffrono. Ma nessuno li aiuta

di Jacopo Fo

Tutte le associazioni umanitarie stanno facendo a gara per ottenere il 5 per mille dai cittadini. Ogni volta che vedo una pubblicità mi dico che anche noi, con il Nuovo Comitato Il Nobel per i Disabili, dovremmo fare un po’ di comunicazione.
Poi vedo la pubblicità di Emergency e mi vien da dire che è meglio che le persone il 5 per mille lo diano a loro.
Qualcuno si chiederà perché allora non sciogliamo il Comitato e non confluiamo in Emergency.
Il perché è il pensiero che sia importante che qualcuno si occupi di questioni secondarie.
Questioni che proprio per questo sono piuttosto trascurate.
Quando mia madre propose di comprare pulmini attrezzati per il trasporto di persone sulle sedie a rotelle in effetti mi sono chiesto se fosse l’iniziativa più urgente.
E se dare un aiuto legale ed economico ai soldati italiani contaminati dall’uranio impoverito nella ex Jugoslavia è di sicuro un aiuto per un bisogno primario di persone che stanno morendo e a cui sono negati i propri diritti, altre iniziative possono sembrare un po’ strane.
Ad esempio mia madre decise di realizzare una medaglia in oro per premiare Adele Parrillo. Adele era la compagna di Stefano Rolla, ucciso nell'attentato del 12 novembre 2003 a Nassiriya. Siccome non erano sposati lei fu esclusa dalle cerimonie ufficiali. La medaglia recava incisa la figura di una Dea della giustizia che invece di essere bendata aveva gli occhiali. Sul retro una frase: "Un segno di stima non può cancellare il dolore ma elimina l'oltraggio del silenzio".
Con quel che costa una medaglia d’oro era proprio il caso di investire in un riconoscimento morale, denaro che si sarebbe potuto spendere per comprare medicine?
E che dire delle iniziative come Arte Irregolare che permette a persone al di fuori del mercato dell’arte di esporre e vendere dipinti in uno spazio nel quale non espongono solo “diversi” ma anche artisti affermati come mio padre?
C’è poi un settore della nostra attività basato su assistenza legale e materiale a persone che vivono situazioni eccezionali. Nel senso che la loro vita è un’eccezione e non fanno parte di nessuna delle categorie umane che sono assistite da associazioni “dedicate”.
C’è chi soccorre i bimbi, i neri, i profughi, le donne, i malati, i disabili, i senzatetto eccetera.
Noi assistiamo chi per una ragione o per l’altra è fuori da qualunque categoria.

Ho riflettuto a lungo sul nostro lavoro.
E mi sono convinto che vale la pena di continuare con questo impegno.

Il nostro obiettivo, come movimento solidale nel suo complesso, è certamente quello di aiutare chi è in una situazione di emergenza ma anche quello di migliorare il mondo.
E per migliorare il pianeta dobbiamo continuare a sviluppare la sensibilità delle persone e il diffondersi dello spirito di solidarietà.
E da questo punto di vista tutte le azioni positive sono importanti al di là del numero di persone alle quali si salva la vita nel breve periodo.
Se il nostro obiettivo è che non ci sia più nessuno che rischi di morire per mancanza di cibo, igiene o medicine, dobbiamo sviluppare un’azione che sia la più vasta possibile.
Non dobbiamo trascurare nessuna iniziativa positiva perché il nostro obiettivo è diffondere la comprensione, la coscienza civile, l’ascolto. Ecco che allora un’azione mai compiuta prima, come decorare una donna che ha subìto un torto, diventa importante anche se Adele sarebbe sopravvissuta ugualmente senza una medaglia d’oro coniata apposta per lei. Perché l’ideale della solidarietà e della giustizia sociale si diffonderà con grande potenza solo se la solidarietà sarà rivolta verso tutti, a prescindere dal grado di pericolo fisico che vivono e dalla tipologia del dolore che sperimentano.
Ad esempio, trovo che sia una grave carenza del movimento solidale il fatto che nessuno si impegni a soccorrere ricchi sessantenni in perfetta salute ma afflitti dalla sindrome della diciottenne popputa. Il fatto che siano ricchi, sani e sessualmente sgarrupati non dovrebbe diminuire il nostro amore e la nostra disponibilità solidale.
So che è difficile dedicarsi all’ascolto e alla consolazione di un vecchio porco ma solo se il nostro amore per l’umanità sarà totale e incondizionato riusciremo a contagiare tutta l’umanità con una visione solidale della vita. Se la nostra solidarietà esclude qualcuno, il nostro messaggio diventa parziale e quindi debole. Vogliamo un mondo migliore per tutti e proprio perché ne trarrebbero vantaggio tutti possiamo chiedere con voce chiara che tutti si sentano coinvolti.

Quindi se hai pochi soldi da donare dalli a Emergency, che è meglio.
Ma se puta caso hai già donato un milione di euro a Emergency, che Dio ti abbia in gloria, manda diecimila euro anche a noi e la tua azione solidale raggiungerà l’acme della perfezione.

PS.
Visto che la rete è popolata anche da commentatori compulsivi bisognosi d’affetto, specifico che la proposta di assistere vecchi vogliosi è data come iperbole evocativo, parabola simbolica, caso limite teorico. Io i vecchi esaltati li aborro. Preferisco le diciottenni poppute.
Ma forse questa precisazione scatenerà più casino che altro. Volevo condurre in modo leggero un discorso filosofico estremamente profondo sulla strategia solidale. E anche aver offerto il fianco a bordate di critiche selvagge è una buona azione. Sfogarsi sul web commentando causticamente un post su Cacao fa bene. Soprattutto dopo pranzo.
Dateci dentro! Son qui apposta.

5 per mille al Nuovo Comitato Il Nobel per i disabili Onlus


Notizie da Nuovo Comitato Nobel per i Disabili

Il nostro nuovo eroe

Perché ogni tanto qualcuno ci si infuria e Pif si è proprio arrabbiato con Crocetta. A nome di tutte le persone disabili ha cacciato un bel po’ di urla.
Ehhh, quanno ce vo’ ce vo’!

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Le mani che parlano a Treviso

Si chiama così Talking hands, il progetto che si sta attuando a Treviso negli spazi del Centro Sociale Django. 15 richiedenti asilo lavorano in un laboratorio dove vengono realizzate case giochi per bambini. La prima collezione si chiama Rifùgiati e sono coloratissime casette, dei rifugi per i giochi dei bambini. Racconta Fabrizio Urettini, organizzatore del progetto: “Usiamo materiali di riciclo che vengono valorizzati grazie a texture caratteristiche dei paesi d’origine di chi lavora nel laboratorio: sono loro stessi a immaginarle e realizzarle. Le hanno reinterpretate in chiave contemporanea dando vita così a delle micro architetture domestiche, delle tane che esprimono il naturale bisogno dei piccoli di crearsi un rifugio”.
(Fonte: Vita.it)

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Prendi una giacca, lascia una giacca

E’ un’iniziativa di Alessio Bardelli e della Bottega solidale Oltremare a Modena. Una rastrelliera davanti al negozio e alcuni cartelli che chiedono a chi può di donare una giacca e a chi ha bisogno di prenderne una. Anche così si combatte il freddo e si dà una mano a chi è in difficoltà.
Semplice, no?
(Fonte: Modena Today)
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