Le avventure di Toni Barra

Le storie di Jacopo Fo

Vendersi l’anima

Le durissime avventure di Toni Barra, investigatore privato al servizio del sindacato metalmeccanici

Avevo portato a scuola la mia piccola Engels. Sulla portone la signora professoressa mi aveva lanciato la solita frecciatina. Questa volta più crudele del solito: “Signor Barra, ha visto che adesso si possono fare acquisti fino a 3.000 euro in contanti? Questo Renzi è proprio il bambino che si mangia i comunisti!”
La piccola Engels mi strinse forte la mano chiedendomi con quel gesto di non rispondere. La piccola ci teneva a mantenere rapporti civili con il corpo insegnante… Così rinunciai a chiedere alla professoressa checcazzo si comprava lei con 3.000 euro in contanti.

Mentre stavo al bar a sorbirmi lentamente il mio cappuccino con brioche, ancora caldo, e leggevo Il Fatto Quotidiano, un’ombra si proiettò sul tavolino. Alzai gli occhi e vidi i due operai più operai che c’erano: Sacco e Vanzetti, come al solito enormi: “A voi due non vi hanno ancora esodati?”
Sacco mi rispose: “Non è carino rigirare il coltello nella piaga… Lo sai che siamo in cassa integrazione…”
Non lo sapevo. Sacco continuò: “Il Capo ti vuole. Finisci il cappuccino e andiamo”.
Il fatto che mi lasciassero terminare la colazione mi stupì. Forse si stavano rammollendo anche loro…

Venti minuti più tardi scendevo dalla loro Skoda pre caduta del Muro di Berlino che faceva ancora finta di funzionare.
I corridoi della sede del Sindacato erano semi deserti. Entrai nell’anticamera dell’ufficio del Capo e lo sentii che recitava una litania di bestemmie sottovoce. Non era da lui non urlare.
“Sono qui Capo. In cosa posso esserti utile?”
“Ciao Toni, siediti, la situazione sta sprofondando e io mi sento una merda, ho bisogno che mi aiuti…” Lo guardai. Andò avanti: “Vorrei proprio sapere dov’è finita tutta la coscienza di classe, tutta la voglia di lottare… Ti ricordi Bomba? Un vero compagno, uno d’acciaio, capace di affrontare da solo l’intero battaglione Padova. Adesso passa la giornata a fare il videopoker. E Lupo? Quel bastardo non c’era modo di fermarlo, picchetti, cortei, assemblee di fabbrica. Adesso è depresso, si imbottisce di pasticche e non esce più di casa. È un’epidemia, Toni, checcazzo sta succedendo al Movimento Operaio? Va beh che c’è la crisi ma li abbiamo già visti i tempi duri, abbiamo stretto i ranghi e siamo andati avanti. Ma adesso c’è qualche cos’altro! Dobbiamo sapere COSA sta abbattendo il morale del Movimento, Toni! Sospetto che ci sia dietro qualche cosa. Cerca di scoprirlo.”

Mi venne da dirgli che non gli serviva un investigatore privato ma uno psicanalista. Ma stetti zitto. Il Capo era talmente avvilito che rischiavo si mettesse a piangere. Non l’avevo mai visto così.
Sacco e Vanzetti mi riaccompagnarono sotto casa dove avevo parcheggiato la 2 Cavalli rossa. Anche io giravo con un relitto.

Mi fermai alla pizzeria di Lorenzo, detto Il Camorrista. In realtà era un bravissimo compagno ma visto che aveva passato anni a denunciare la camorra in Lombardia, quando lo prendevano per pazzo, alla fine si era guadagnato quel soprannome. Avevo intenzione di cominciare la mia indagine parlando con lui, i ristoratori sono sempre ben informati.
Avevo appena fatto colazione ma visto che il forno era già fiammeggiante decisi di farmi anche una margherita.
Lui mi disse: “Ho un peperoncino calabrese che ricorda la rivolta dei Boxer! Ce lo vuoi sopra?”
Ce lo volli. Mentre mi ustionavo la bocca ripensai alla rivolta dei Boxer. Certi fatti erano finiti nei cassetti dell’amnesia della storia… Ormai non c’era più nessun partito Comunista che facesse scuola quadri per i giovani…”
Come se Lorenzo Il Camorrista potesse leggermi nel pensiero mi disse: “Quanto ci vorrà perché nessuno si ricordi più di tutte le grandi battaglie? Vai in giro a chiedere chi erano i Fratelli Cervi! Ti rispondono che è un complesso di liscio!”
“Senti Camorrista, ma te l’hai capito perché c’è tutta questa aria di resa in giro?”
“È finita un’epoca. Oggi c’è Twitter, il Califfato Islamico è il nemico pubblico, i comunisti sono superati come le macchine da scrivere… Non fanno più paura a nessuno. Comunque se vuoi indagare la psiche depressiva del Movimento posso consigliarti una psicologa olistica.”
“Olistica?”
“Sì è tutta soja e gioia e ha in cura metà del consiglio di fabbrica dell’Alfa Romeo di Arese”.
“Ma la fabbrica non esiste più da anni!”
“Appunto!”

Due ore dopo entravo nello studio di Nadia Perrotti, le pareti erano ricoperte di poster yin e yang e foto delle piramidi di Keope.
Lei mi accolse con addosso un kimono azzurro.
“Mi hanno detto che tra i suoi pazienti ci sono alcuni comunisti depressi… Volevo sapere se lei ha idea di quel che sta succedendo… Tutta questa tristezza… Sa dirmi perché il Movimento Operaio è alla frutta?”
Lei mi guardò intensamente: “È la fine di un sogno… Questo è il problema. Per troppi anni avete continuato a lottare convinti che prima o poi il mondo sarebbe cambiato. Adesso vi trovate da una parte Renzi e dall’altra Grillo. E nessuno dei due sventola la bandiera rossa. Qualunque cosa succeda è chiaro che non ci sarà il socialismo, non arriverà mai il potere dei soviet…
Il comunismo è stata un’ideologia totalizzante, avevate il vostro linguaggio, i vostri eroi, i vostri riti, i vostri racconti per le notti di tempesta… Ora la storia vi ha traditi, non avete più nulla a cui aggrapparvi, siete politicamente irrilevanti, siete come spettri di un lontano passato, reduci di una guerra della quale si è persa la memoria…”
Mi parlò a lungo. Ma non sentivo le sue parole. Solo mi chiedevo se era vero che tutto era finito, che non saremmo più stati noi a cambiare il mondo.

Me ne andai di lì e inizia a girare per la città. Avevamo perso la nostra rivoluzione? Passai per Corso Garibaldi, dove avevamo sporcato col nostro sangue l’asfalto l’11 marzo del ’71, via Festa del Perdono, Corso Magenta 7 dicembre 77, via Tibaldi, la Bicocca… Andai a vedere cosa era restato dell’Om, della Face, della Siemens, guardai i palazzi che avevamo occupato con i senza casa e mi chiesi chi ci abitasse adesso.
In questi giorni il sole tramonta presto e alle 6 c’era una nebbia che si tagliava col coltello. Ero in zona Calvairate, passai di fronte a quella che era stata la sede dell’eroico comitato di quartiere Bandiera Rossa, non c’era più niente.
Sullo stradone della circonvallazione esterna dovetti inchiodare, per un pelo non tirai sotto una ragazza. Abbassai il finestrino: “Tutto bene?” Le chiesi.
“Sì, colpa mia, ti stavo quasi finendo sotto… Ma me lo daresti un passaggio, compagno?”
Mi stupì che mi chiamasse compagno… Non ce l’avevo mica scritto in fronte. Le feci cenno di salire e quando aprì la portiera ed entrò vidi che aveva i capelli rossi e indossava uno di quegli eskimi che andavano di moda tanti anni fa… Aveva un fascio di volantini. Era agitata: “Sono in ritardo, devo assolutamente portare questi volantini, sono per la mobilitazione di domani! Dobbiamo fermare questo piano dei padroni per far pagare la loro crisi agli operai… Tu verrai, compagno?”
“Sì, certo.” Risposi io… Non sapevo neanche che ci fosse una mobilitazione.
“Io sono del Bandiera Rossa del Calvairate, mi chiamo Luisa”.
“Ma il Bandiera Rossa non esiste più da anni…”
“Che sciocchezza!” Rispose lei. Come fa a non esistere il Bandiera Rossa del Calvairate?!? Se ti dico che ne faccio parte è perché esiste!”
Il discorso non faceva una piega.
Lei continuò: “Tanti compagni non ci sono più, alcuni sono morti, altri hanno rinunciato, ma ora ci sono parecchi giovani che vengono alle riunioni, si stanno facendo progetti, abbiamo anche aperto una biblioteca autogestita…”
Aveva gli occhi che le brillavano e qualche cosa di affascinante nella voce.
Poi lei disse di scatto: “Ecco, ferma qui sono arrivata! Grazie compagno, ciao!” Saltò giù dalla macchina. Io la guardai. Poi mi resi conto che aveva dimenticato i volantini sul sedile. Li afferrai e scesi dalla macchina per darglieli. Ma era sparita nella nebbia. Gridai: “Compagna! I volantini!” Niente. Si era vaporizzata.
E allora mi ricordai di lei. Ne avevo sentito parlare almeno 10 anni fa. La ragazza coi volantini che fermava le macchine dei compagni nelle notti di nebbia, parlava della rivoluzione e poi scompariva in un istante. Qualcuno credeva che fosse uno spettro comunista… E mi ricordai che anch’io una volta l’avevo incontrata… E anche quella volta mi aveva lasciato i suoi volantini… Chissà come mai mentre era sulla mia auto non ero riuscito a riconoscerla... Ero stao così tanto affascinato da lei che la mia memoria si era disconnessa.
Risalii in auto, alla luce della lampadina interna guardai i volantini che avevo in mano.
C’era scritto: “Ci sono momenti nei quali ti sembra che non ci sia più nessuna possibilità di far vivere i tuoi sogni. Sono i momenti nei quali ti è più indispensabile sognare. La grande sfida che devi affrontare nella tua vita è tra i tuoi sogni e la loro realtà. Se smetti di sognare diventi come loro.
Perché c’è una sola cosa che ci differenzia da loro: noi abbiamo i sogni.”

Nota
La ragazza dei volantini incontra Toni Barra in un racconto di 11 anni fa: Gli spettri non bevono caffè


A volte gli escrementi volano alti. Ma prima o poi ricadono per via che non hanno le ali.

Il ritorno di Toni Barra, investigatore privato al servizio del Sindacato Metalmeccanici.

Ero andato a accompagnare la piccola Engels a scuola. La sua maestra di religione mi ha guardato come se vedesse uno streptosauro produrre un escremento grande come una Mini Minor. Gialla.
Avevo detto a Engels che Gesu', essendo un ebreo di 2.000 anni fa, difficilmente poteva essere biondo con gli occhi azzurri. Era tale e quale a un marocchino.
E probabilmente Engels l'aveva detto alla maestra.
E la maestra era rimasta sconvolta: le avevo stravolto l’immagine di Dio.
Ma sono abituato all'odio fondamentalista.

Andai al Bar Pannacci, il migliore del quartiere, e ordinai il mio solito cappuccino con cornetto e bicchiere d'acqua fredda ma non ghiacciata, senza gas. Dissi: "Il solito." E’' uno dei vantaggi del scegliere il miglior bar e andarci tutti i giorni.
La barista, Silvia, una ragazza squisita, mi disse: "Ci sono due armadi che ti danno la caccia. Vuoi che chiami la polizia?"
Scherzava. Ormai li conosce anche lei. Mi sedetti al tavolino e iniziai a inzuppare la massa morbida e dolce del cornetto. Perfetta. Me la presi calma, tanto il sindacato e' come la pioggia, se ti deve beccare ti becca.
Avevo appena finito di deliziarmi le papille gustative quando i due armadi rispuntarono: erano Sacco e Vanzetti. Per un istante non li riconobbi. Erano tirati a lucido, gessato blu notte.
"Lasciatemi indovinare, non e' che il capo del sindacato metalmeccanici mi vuole subito, immediatamente nel suo ufficio..."
Sacco, che e' il piu' loquace disse: "Andiamo."
Non un BUON GIORNO o cose frivole del genere. Si esercitano per essere cosi' duri?
No, probabilmente gli viene spontaneo.
Salimmo sopra una Skoda blindata del ‘78, di quelle fatte ancora dai comunisti. Roba indistruttibile.
Vanzetti guidava come al solito lentamente. Raramente superava i 20 chilometri orari.
Ma ora stava fisso sotto i 12. Sembrava stesse pensando intensamente.
Non era normale.
Chiese: "Ma secondo te un nemico e' sempre un nemico?"
Era chiaro che si trattava di una domanda trabocchetto. Preferii essere evasivo.
"Dipende..."
E feci bene. Inizio' a bestemmiare in romagnolo stretto. Spaventoso.

Arrivai di fronte alla porta dell'ufficio del capo e sentii uno strano odore. Non si avvertiva piu' quella nuage di muffa, sigarette e mortadella con la salsiccia e il pecorino coi vermi. Era piuttosto una cosa tipo eau de rose.
Il capo, per fortuna aveva la solita faccia da tritacarne, 120 chili di peso e la mascella stava triturando una braciola. Cruda.
"Cazzo, Toni, devi darmi una mano. E non tirarmi fuori anche tu delle storie di merda sul passato. Hai qualche obiezione?"
"E come faccio a dirtelo? Non mi hai ancora detto niente."
"Non iniziare a fare il sofista anche tu!!! Hai presente quando le cose sono sottili e arrivano al loro termine? Come si dice? Non mi viene la parola..."
" Fini?"
"Ecco, si'. Lo devi proteggere."
"Cosa?"
"A minuti arriva una di loro. Farai coppia con lei. Ci serve di sapere chi cavolo sta organizzando questa messa in scena. Hai sentito Castelli da Santoro? Ha detto che uno che riveste una carica pubblica ad alto livello non puo' avere a che fare con societa' off shore. E Berlusconi, che ne ha fatte a decine di societa'' off shore, non conta? C'hanno l'onesta' intellettuale di un coccodrillo morto."
Non avevo ben capito: "Fai un passo indietro dai coccodrilli. Chi dovrei proteggere?"
"Senti non cominciare a rompermi i coglioni anche tu. Ma lo sai che una volta ho dovuto fare servizio d'ordine per Mastella? E non dovevamo ucciderlo, dovevamo stare attenti che non si facesse male. Hai capito?
Operai comunisti a difendere Mastella. Che schifo? Quindi fai il tuo dovere e
basta."
Non riuscivo ad articolare i pensieri. "E lei chi sarebbe?"
"Non sarebbe... E'. Togliamo le incertezze. Lei e' una ex del servizio d’ordine di Alleanza Nazionale."
"E me lo dici cosi'…"
"E come te lo dovevo dire, in francese?"
"Dio mio!"
"Bene, mi fa piacere che tu sia diventato credente. Ti sara'' piu' facile, grazie al perdono e a tutte quelle belle cose che avete voi cristiani."
"Ma che stronzate dici?"
Stavo per partire per una sequenza di improperi quando la porta si apri' senza preavviso e entro' una giovane donna con un completo blu, gonna al polpaccio e scarpe ortopediche. Anche carina se vogliamo....
Mezz'ora dopo eravamo in auto. La Skoda. Lei voleva prendere il suo Mercedes ma io lo avevo escluso. Sui principi si puo'' trattare solo fino ad un certo punto.
Avevamo seduti dietro Sacco e Vanzetti che facevano finta di non esistere.
Probabilmente stavano elencando la lista dei ragazzi uccisi dalla polizia tra il 25 aprile 1945 e il 2001.
Lei, che si chiamava Sofia Garingotti, mi disse: "Non credere che per me sia facile lavorare con voi. Ma sono stata educata a Credere, Obbedire e Combattere. E obbedisco."
"Allora in questo siamo simili. Anche noi siamo abituati a obbedire. Anche nel caso in cui non c'e' piu' niente da credere."

Mia nonna diceva sempre che se vuoi sapere qualche cosa devi chiedere a una donna. Diceva anche che se devi sparare e' meglio usare un mitragliatore. Ma questo non c'entra, non dovevamo sparare a nessuno.
Probabilmente.
Andammo da Milu', una ragazza che faceva la pranoterapeuta. Lasciai Sacco e Vanzetti in auto. Sapevo che preferivano stare il piu' lontano possibile da Sofia, la storia della collaborazione con frange democratiche ex fasciste li confondeva.
Milu' era famosa nel suo campo e curava gente di tutti i tipi. Forse lei ne poteva sapere qualche cosa. Era in debito con me per via che si era fidanzata, in un momento di confusione mentale, con il capo della polizia politica. E quando lo aveva mollato per un ragazzo della fonderia, lui aveva iniziato a fare il prepotente.
Gli avevo spiegato che la nostra priorita'' non era piu' quella di uccidere poliziotti ma che potevo sempre andare a casa sua a prendere un the con un migliaio di extracomunitari polacchi miei amici. Aveva capito che facevo sul serio e l'aveva piantata di rompere.
Milu' lancio' un MAYDAY su Facebook, tra le sue amiche veggenti, macrobiotiche e sensitive: “Cerchiamo storie su un tale che ha coperto di merda Montecarlo.” Era una frase allusiva. La rete inizio' a scatenarsi. Trovammo cosi' il contatto con un’imbalsamatrice di gatti da salotto e chihuahua che ci disse che conosceva un tipo che aveva il dono di finire dentro a tutti guai, dagli scandali con le escort a quelli con
travestiti e cocaina.
Andammo da lui. Questa volta Sacco e Vanzetti erano con noi in ascensore mentre salivamo al terzo piano di una palazzina di lusso dove aveva sede la International Communication Stars. Una segretaria che aveva le unghie laccate di 5 colori diversi ci disse che il commendatore non c’era. Passammo oltre, sfondammo la porta. Facemmo alcune domande. Il commendatore fece il vago. Sofia, la nostra accompagnatrice di destra, gli afferro' il cavallo dei calzoni. Forse afferro' anche qualche cos’altro. Il faccendiere inizio' a gridare.
Sacco e Vanzetti fecero qualche cosa che poteva sembrare un sorriso, ma serviva un po’ di fantasia per vederlo.
Il tipo inizio' a parlare. E’ stupefacente quanto poco resistano. Fanno sempre i coraggiosi coi coglioni degli altri.
Fu cosi' che entrammo in possesso di tutte le informazioni che ci servivano e anche di molte altre completamente inutili. Non smetteva piu' di parlare. Ci confesso' anche che da piccolo aveva rubato 500 lire a sua zia. Mi segnai il nome della zia per andarglielo a raccontare. A volte sono un po’ stronzo.
La situazione MONTECARLO era abbastanza semplice. Un uomo, che veniva descritto giovane e bello, con gli occhi azzurri e molti capelli, aveva commissionato a un ex giocatore di calcio dopato la realizzazione di una polpetta avvelenata, questi si era rivolto a un paparazzo, stipendiato dai servizi segreti deviati, dal Sifar alla Gladio, che era amico di un tale che stava in Costa Rica e vendeva banane ma siccome per le nuove leggi dell’Unione Europea le banane sono andate in crisi si era messo a organizzare un servizio a tassametro con ragazze compiacenti, e aveva anche corrotto il presidente di una repubblica caraibica in crisi per il commercio delle banane al quale ha promesso di spostare li' lo stabilimento della Fincantieri di Castellammare di Stabia, e per questo motivo alla fine il presidente della repubblica aveva dichiarato che era vera una sua lettera falsa in cui dichiarava che il cognato di Fini era il proprietario della societa' off shore che si era comprata la casa di Montecarlo regalata da una vecchia signora fascista a Alleanza Nazionale, il cui valore (della casa non della vecchia signora) era stato stimato in 270 mila euro ed era stata invece venduta a 305 mila euro. Cioe' di piu'. Contemporaneamente Feltri dava le dimissioni da direttore responsabile di Libero per evitare che Cuba lo condannasse all’ergastolo.
Insomma il solito casino.
Tornammo dal Capo del sindacato. Sacco e Vanzetti stavano squamandosi perche' non c’era modo di abbassare il riscaldamento della Skoda che era andato in tilt, e loro non se la sentivano proprio di togliersi la cravatta di fronte a una militante dell’estrema destra anche se al momento la destra estrema pareva piu' a sinistra di Rutelli (che non ci vuole molto).
Il Capo si fece raccontare tutto due volte. Poi disse: “Cazzo, che casino.”

Quella sera il mondo mi pareva una cloaca confusa.
La verita' diluita in un mare di merda liquida.
Avevo passato la giornata a collaborare con una ex squadrista.
E mi chiedevo cosa ne avrebbe detto mia nonna.
Dopo cena misi a letto Engels e le raccontai la storia dell’orco Agnelli che faceva morire gli operai della verniciatura.
Poi pero' gli operai si vendicavano e compravano solo Volkswagen. Che una volta erano una fabbrica nazista e invece adesso sono simpatici.
Il mondo cambia.
Engels si addormento' sorridente.
Io mi sedetti di fronte alla tv e iniziai a massaggiare i piedi della donna della mia vita, Rosa, che e' tutta rosa, mentre guardavamo Santoro aggirare la censura con un dribbling alla Maradona. Poi andammo a verificare se e' vero che esiste un punto oltre il quale il respiro si scioglie e diventa musica dentro l’anima.
 


L'operaia nuda, il diavolo e la rivoluzione!!!

L'operaia nuda, il diavolo e la rivoluzione!!!Carissimi,
questa settimana vi presentiamo un personaggio che gia' ben conoscete: Toni Barra, investigatore privato per conto dei sindacato metalmeccanici.
Un duro (neanche tanto) dal cuore tenero, che cerca di risolvere i casi piu' complicati che gli vengono affibbiati dal suo Capo. Toni e' innamoratissimo della moglie Rosa e ha una figlia che ha chiamato Engels che gli da' spesso filo da torcere.
Ma non continuo a raccontarvi di lui, lo conoscete, questa volta pero' si e' ripulito ed e' diventato un bel libretto dove oltre alle storie, riviste e corrette, trovate dei magnifici disegni di Jacopo Fo. Insomma, Toni esce dalle pagine del blog per planare nella vostra libreria... una sorta di Pinocchio dei giorni nostri. Ok, la finisco qui, vi riproponiamo l'inizio di una sua avventura.
Buona lettura!

La grande truffa dei formaggini

Non tutti gli investigatori privati sono uguali. Alcuni lavorano per le grandi multinazionali del dolore, rubano segreti industriali, pedinano sindacalisti, ricattano uomini politici. Altri, pochi, lavorano al servizio del movimento operaio, difendono i deboli e raddrizzano i torti. Io faccio parte della seconda categoria. Sono al servizio della confederazione Nazionale dei Lavoratori, sezione metalmeccanici. Cento euro al giorno piu' le spese. Sono felice di battermi contro le ingiustizie e il mal governo. Ma anche ci sono dei giovedi' che iniziano male.
"Toni", mi disse il Capo, un tipo duro, tanto che la moglie nell'intimita' lo chiama ‘Acciaio’. "Toni", mi ripete' "Il Sindacato ha bisogno di un favore." (Lui "il sindacato" lo dice maiuscolo)
Io dissi: "Suppongo che non si tratti di decine di cassiere della Coop da iniziare alla partita doppia." Non so se afferro' il doppio senso. Non sorrise neanche. Forse stava pensando di uccidere qualche nemico della classe operaia e del genere umano a mani nude. Esseri senz'anima che vendono organi, proletari, usati, ai notai.
Mi piaceva che il Capo della Confederazione fosse dalla nostra parte. Il giorno della resa dei conti non avrei voluto averlo contro. Non con quelle mascelle.
"Toni" mi disse, "abbiamo fatto una cazzata. Abbiamo investito i soldi del fondo di soccorso proletario in un cazzo di fondo di investimento che mi aveva consigliato mia cugina, sai quella dei Cub farmaceutici... gran bella ragazza. Ma non capisce un cavolo di economia e cosi' abbiamo perso tutto in azioni Parmalat..."
"Ma Capo! Io credevo che le Parmalat le avessero comprate solo le donne sole, afflitte dall'alitosi e dal sogno segreto di farsi il Consulente Finanziario Calvo".
"Toni, non fare il simpatico... Trovami il signor Parmalat, e staccagli le palle se non ti rida' i soldi fino all'ultimo centesimo".
Elisa aveva un debito con me. Avevo trovato il suo punto G una sera che aveva deciso di suicidarsi.
Lavorava al Carcere di San Vittore. Le dissi che dovevo vedere il signor Parmalat. Da solo. Lei era delegata del Sindacato Aguzzini. Mi disse che si poteva fare: "Una cortesia pero'..."
Guardai dentro i suoi profondi occhi blu e capii: "Avete perso anche voi il Fondo Vecchiaia nella Voragine dei Formaggini come i Metalmeccanici?"
"Si'"
"Quanto?"
"20 milioni di euro."
Quando vidi il signor Parmalat, in una stanzetta dell'infermeria, gli spiegai chi ero, per chi ero li' e cosa succede a un uomo che si mette contro dieci milioni di operai sudati.
Sentii l'odore della sua paura.
Mi diede un numero di un conto in Svizzera e una password. Ero sulla porta quando mi girai, lo guardai dritto negli occhi e gli dissi...
(Continua)


Quando i capitalisti piangono

Il grande ritorno di Toni Barra, investigatore privato al servizio del Sindacato Metalmeccanici
di Jacopo Fo

Joon Libniez si era buttato dal trentaduesimo piano.
Era deceduto.
Paul White si era sparato alla testa con una pistola di grosso calibro.
Anche lui era morto.
Era prevedibile.
Lasciavano entrambi alcune centinaia di milioni di dollari di debiti.
I loro imperi si erano sbriciolati negli ultimi trenta giorni, travolti dal Grande Crack Finanziario.
Come la Grande Guerra, ma con piu' morti.
Ma almeno qualcuno pagava per i suoi peccati.
Questa era la novita' di questa crisi. Nonostante tutto il mio amore per il genere umano non riuscivo a versare lacrime per i poveri miliardari rovinati.
E’ autunno e i miliardari cadono dai grattaceli.
Pittoresco.
L’autunno dell’impero, un autunno da fantascienza. L’autunno che succedono cose impensabili.
Banche che falliscono? Enormi banche?
Questa volta non si sono limitati a fregare i poveretti, il parco buoi. Con la Parmalat e la Enron ci avevano rimesso solo i poveracci. Questa volta si sono scannati ai piani alti. Nell’Olimpo della finanza, nei salotti buoni. Hanno regolato odi antichi, questioni di corna, brevetti rubati, immobili in Kuwait, figlie che avevano perso la verginita', miniere in Sud Africa.
Avevo il sospetto che pero', anche questa volta, i super mega potenti, la' all’attico, non stessero li' a contare i feriti. Ai piani altissimi si salvano sempre. O almeno quasi sempre. Ogni cento anni ne prendono un po’ e tagliano loro la testa. Quelli non si salvano.

Comunque ero di buon umore.
E avevo continuato a sentirmi proprio bene anche quando Sacco e Vanzetti si erano presentati al bar dove stavo facendo colazione dopo aver accompagnato a scuola la piccola Engels.
Quel giorno avevo evitato di minacciare la sua maestra. Dopo l’ultima riforma mi faceva pena anche se non aveva la piu' pallida idea della storia della colonizzazione delle Americhe.
“Il capo ti vuole vedere.” Disse Sacco. Vanzetti fece di si' con la testa. Era impressionante. Probabilmente gli si era ingrassato il collo.

Quando arrivammo alla sede del Sindacato Metalmeccanici non c’era quasi nessuno. Colpa del riflusso spaventoso della voglia di militare politicamente. La pressione economica toglie il desiderio a ribellarsi.
Il Capo stava in piedi di fronte alla finestra. Guardava fuori. La giornata era assolata.
Si giro' verso di me: “Toni, hai visto come ci hanno fottuto miliardi che potevano sfamare il mondo per anni? E poi non c’hanno i soldi neanche per le pensioni. Le senti le urla la fuori? Milioni di persone che vengono lentamente sospinte verso la miseria! E qui c’ho la crisi della militanza politica. Meta' dei ragazzi sono spariti: crisi depressive, disastri familiari, gastrite, fratture ossee. E’ il linguaggio del corpo. Il potere usa la crisi economica per sfiancare le masse. Repressione economica la chiamo io!”
Poi respiro' con l’aria di uno che vuole sniffarsi tutta l’aria che e' restata in giro. “Vorrai sapere perché ti ho convocato…” Non dissi niente. Tanto era superfluo. Mi avrebbe detto comunque perché mi aveva chiamato. Senno' non mi avrebbe chiamato. Si chiama pensiero lineare. Lo so fare.
“Ho voglia di menare le mani, Toni. Ho voglia di far loro male fisicamente. Devono pagare per questo grande imbroglio che hanno messo in piedi. Hanno giocato con il nostro futuro. Ci hanno guadagnato da schifo facendo i trucchetti finanziari e poi ci stanno guadagnando ancora mentre la borsa crolla. Da te voglio una cosa semplice. Trovami i nomi dei pesci grossi. I pesci piu' grossi a livello mondiale. Tu mi dai i nomi e poi io organizzo che smettono di ridere alle nostre spalle per sempre.”
“E come fai? Usi l’aviazione?” dissi ironico.
Ma lui ando' avanti. “Esattamente. I ragazzi giu' alla fonderia, sai che gli ha preso il pallino del modellismo… Hanno costruito venti modellini di B52. Bombardieri. Aerei bombardieri. Piccoli. Sono delle macchinette lunghe tre metri. Possono trasportare una bomba di 50 chili di nitroglicerina per 3 chilometri. Telecomandati. Quando sai dov’e' il porco ci fai sopra un cratere di 50 metri per 50.”
Non gli dissi che non era legale perché tanto non mi avrebbe capito. Gia' lo sentivo rispondermi: “Legale? Perché e' legale ammazzare milioni di bambini giocando con le azioni?”

Avevo un bel cazzo di problema. Il Capo aveva sclerato e voleva scatenare lo sterminio selettivo dei malvagi tramite bombardamento aereo. Sapevo per esperienza come vano certe cose. Incominci volendo bombardare qualcuno e finisci invischiato in storie di banda armata. Meglio evitare. Ma dire di no al capo era per me problematico. Per via che avevo una nonna comunista che mi ha educato nel culto del centralismo democratico.
Io mi chiedevo se c’era il modo di evitare la mattanza.
Ovviamente l’unico modo per fermare gli intenti omicidi del Capo era trovare un altro sistema, meno illegale, di fare male ai capitalisti ingordi.
Per questo ero andato a trovare la Beba. Una ragazza che nutriva per me sentimenti di gratitudine perché l’avevo liberata da un paparazzo che la ricattava per via di un video piuttosto caldo che la ritraeva mentre compiva azioni che la mamma preferirebbe non vedere su internet.
Non gli avevo fatto male. Ero andato a trovarlo a casa della sua amante. Mi ero portato dietro Sacco e Vanzetti. Avevo chiesto a Sacco di togliersi la giacca e la camicia. A torso nudo fa impressione.
Poi avevo detto alla ragazza: “Se questo scemo importuna ancora la mia cliente muore. Se esce una sola foto della mia cliente muore. Se succede qualche cosa alla mia cliente muore. Qualunque cosa. Anche solo che la tamponano in auto. Oppure ha l’influenza. Lui muore.”
Quando minacci qualcuno e' meglio se esprimi il concetto in modo chiaro e onnicomprensivo.
Non si era piu' fatto sentire, vedere o altro. A Vanzetti un po’ era dispiaciuto.
Alla Beba chiesi: “Conosci un modo per far soffrire i grandi magnati della finanza senza fare niente di illegale?”
Lei mi sorrise: “Se gli togli i soldi soffrono moltissimo.” Lo chiedevo a lei perché di mestiere fa la consulente finanziaria ad alto livello. I ricchi li frequenta di persona. Quindi pensavo fosse informata.
“Ok, immagina di avere a disposizione 500 militanti pronti a tutto, una certa quantita' di denaro e di capacita' tecniche e volendo anche una ventina di caccia bombardieri in miniatura telecomandati. Sei in grado di pensare qualche cosa che…?”

Mi chiese un paio di giorni: Quando la richiamai mi disse che aveva trovato qualche cosa. Andai a casa sua. Aveva l’aria radiosa.
“Ho trovato la soluzione ai tuo problemi, Toni. Forse possiamo evitare un bombardamento a tappeto”.
Sperai che non mi proponesse cazzate. Avevo bisogno di una soluzione vera. Il Capo non l’avrei convinto con niente che fosse stato meno che dolorosissimo per i nemici di classe.
Beba mi verso' un the e mi disse: “Ieri sera abbiamo avuto un colpo di fortuna. Stavo cenando con Blair che come sai e' uno ben informato e mi dice…” Non approfondii come mai lei cenasse con Blair. Ho rinunciato da tempo a comprendere le basi pratiche della sua vita. “ Mi dice: Ma capisci che se questo sistema lo usassero i terroristi distruggerebbero l’occidente in sette giorni? Capisci?”
“No, non lo capisco. Forse e' meglio che mi spieghi di quale sistema stai parlando.”
“Parlo del sistema che hanno usato per gonfiare la bolla speculativa e poi farla esplodere. Tutto si basa sui future e i derivati.”
La guardai come si guarda uno yeti in primavera: sbigottito.
Lei storse il labbro. Poi si riprese: “Devi immaginare la finanza come un immenso gioco di scommesse sui cavalli. Puoi scommettere su chi arrivera' primo, oppure sulla distanza tra il secondo e il terzo. E puoi scommettere sull’insieme dei cavalli bianchi, marroni, neri, pezzati… Puoi puntare sulle azioni di una Spa, oppure prestare soldi all’Olanda, puoi investire solo sul caffe' o sull’oro, oppure su tutti i prodotti agricoli nel loro insieme. Puoi scommettere sul settore informatico o sulle aziende coreane. Quale gruppo vincera' di piu'? Quale perdera' di piu'? Ma puoi anche scommettere sui giocatori, comprare le loro scommesse, assicurare le loro perdite. Ma c’e' un aspetto di tutto questo gioco che lo rende unico e pazzesco. Puoi scommettere non solo nel presente, comprando oggi qualche cosa e aspettando che aumenti il suo valore, ma anche nel futuro! Tramite i future appunto. C’e' la possibilita' di vendere oggi un’azione che non hai. Non e' incredibile? Ti vendo una cosa che non ho, mi impegno a consegnartela tra 10 giorni… Funziona con tutto: un titolo, un’obbligazione, un derivato, qualsiasi cosa, compreso ferro e caffé.”
“Perché dovrei vendere oggi qualche cosa che non ho?”
“Per fare soldi! Perché senno'? Vendo oggi un titolo ma non lo consegno oggi, lo consegno tra 10 giorni. Ma mi viene pagato al prezzo di oggi. Lo comprano persone che sono convinte che fra dieci giorni costera' di piu'. Tu invece sei convinto che il prezzo diminuira'. Lo vendi oggi sperando di poterlo poi comprare realmente fra dieci giorni a un prezzo piu' basso. Se diminuisce guadagni tu, se aumenta guadagna chi ha comprato.”
“Mi sembra un po’ folle, ma come si puo' usare questo sistema per colpire i potenti della terra?”
“Semplicissimo. Oggi chi compra e chi vende prodotti futuri lo fa per guadagnare. E questo crea dei limiti ovvi. Ma che cosa potrebbe fare qualcuno che non vuole guadagnare ma solo fare un bel casino?”
La guardai con il vuoto negli occhi, sperando che andasse avanti.
Lei capi' che non conoscevo la risposta.
“Immagina che tu venda oggi 100 milioni di euro di azioni di un’azienda sulla quale ha puntato anche Bush. Cento milioni di azioni non sono sufficienti per influenzare le quotazioni direttamente. Ma sicuramente qualcuno se ne accorge e decide di dare un’occhiata in giro. Basta avere qualche giornalista amico, nelle pagine economiche dei quotidiani… I tuoi amici iniziano a scrivere che quell’azienda ha qualche problema contabile. Una voce che sembrerebbe infondata, ma ci sono quei 100 milioni di euro che hai scommesso che danno consistenza alla storia. Allora tu scommetti altri 100 milioni di euro vendendo azioni a 10 giorni a meta' del prezzo attuale.”
“Scusa se ti interrompo, ma qui nasce un problema, gia' era difficile trovare i primi 100 milioni di euro, ma altri 100 milioni non sapremmo proprio dove trovarli. Siamo il Sindacato metalmeccanici mica la Confindustria.”
Lei mi guardo' preoccupata, si passo' la mano sulla guancia, poi riprese a parlare: “Il bello sta proprio qui! I soldi te li procuri nello stesso modo che usano i pescecani della speculazione: te li fai prestare. Poi usi la leva finanziaria e li moltiplichi. Le grandi banche Usa scommettevano fino a 60 dollari per ogni dollaro che avevano in tasca. Ad esempio quando tu vendi un’azione che consegnerai fra dieci giorni, al momento di comprare non la paghi, dai solo un anticipo, diciamo del 10%. E puoi non depositare denaro vero ma solo garanzie, ad esempio una fidejussione garantita con una casa.”
“E se perdo la scommessa ci rimetto la casa?”
“Certo ma noi non possiamo perdere. Qui sta il colpo di genio di Blair. Gli speculatori scommettono sperando di vincere. I grandi del mondo sono sicuri di vincere perché sanno in anticipo cosa succedera'. Se stai per invadere l’Iraq, dieci minuti prima di dirlo ai giornali compri petrolio in consegna fra dieci giorni, al prezzo di oggi. Quando lo pagherai realmente costera' il 30% di piu'. Tutto guadagno per te. Ma questo rappresenta pur sempre un rischio. A volte il mercato fa le bizze e neanche i grandi del mondo riescono a prevedere tutto. Soprattutto oggi che le borse si moltiplicano. E magari ti trovi contro un cartello di cinesi, coreani e sudafricani che riesce a fregarti. Ma tutti questi problemi li ha chi vuole guadagnare. Se a te i soldi non interessano e vuoi solo distruggere, puoi giocare sul sicuro. Vendi a ribasso e intanto fai dei contro-acquisti al rialzo, alla fine non guadagni e non perdi ma sei riuscito a far impazzire il mercato. Crei fibrillazione, sospetti, congiure e contro congiure. Diventano tutti matti, tutti sospettano di tutti e tu soffi sul fuoco. Gli speculatori vedono che qualcuno sta puntando forte al ribasso sulla Spa della quale detengono azioni per centinaia di milioni e si chiedono: c’e' qualche cosa che non so? Qualcuno sta organizzando uno sgambetto? Vanno nel panico e iniziano a farsi la guerra. Magari decidono di ricapitalizzare, il titolo sale, ma cosi' si indeboliscono, oppure si spaventano e vendono e crollano i muri della diga. Se tu non ci vuoi guadagnare e vuoi solo provocargli dolore immenso puoi mettere su un castello di carta e leve finanziarie da far paura.”
“Ma loro non se ne accorgono che stai facendo solo scommesse e contro scommesse?”
“Ci sono mille modi per camuffare tutto. Puoi puntare su titoli collegati, valori collaterali, materie prime connesse. La finanza e' un tale caos che se ti muovi bene, con delle belle societa' anonime domiciliate nei paradisi fiscali, e lavori su tutte le borse del pianeta, li freghi. Certo non e' facile ma puo' funzionare. Invece bombardarli mi sembra un puro suicidio. Li ammazzi, dopo dieci minuti li sostituiscono e poi vengono a farti il culo. Nessuno puo' ammazzare una ventina degli uomini piu' ricchi del mondo con degli aerei miniaturizzati e farla franca. Sarebbe la fine del mondo. Sarebbero disposti a cancellare dalla carta geografica intere nazioni pur di eliminarti.”
Mi piaceva. Alcune parti non le avevo capite ma mi piaceva. “E come facciamo a scoprire in quali aziende i cattivi hanno messo i loro soldi?”
“Questo e' facile. Basta guardare chi in questo momento sta divorandosi le banche e le assicurazioni agonizzanti. Dietro ci sono sicuramente i signori del mercato.”
“Ma tutto questo comprare e vendere titoli di possesso futuro avra' un prezzo? Le banche non si pigliano una percentuale per l’intermediazione?”
“Si', ma si puo’ risolvere anche questo. Sicuramente il sindacato avra' buoni rapporti con qualche piccola banca popolare disposta a dare una mano…”

Il Capo volle mettere su una commissione di verifica composta da 4 commercialisti e da 4 casalinghe che facevano la spesa con 800 euro al mese e dovevano mangiarci e vestirsi in cinque. Ragazze toste. I commercialisti erano stati tutti radiati dall’albo ed erano assetati di vendetta.

Un mese dopo eravamo alle Isole Cayman in 25.
Avevamo 8 laureati in economia con degli algoritmi che facevano paura per calcolare indici di rischio, strutture di copertura e leve finanziarie verticalizzanti. Sacco e Vanzetti bivaccavano con 20 ragazzi del servizio d’ordine e 12 segretarie contabili negli uffici della Banca Popolare di Narni, praticamente l’avevamo espropriata, chiusa per ferie e precettati tutti e 5 i dipendenti. Una cinquantina di commercialisti e ragionieri erano collegati via Skype suddivisi in 3 turni di lavoro 7 giorni su 7. Avevamo una linea criptata gestita da un centro sociale di Bergamo. Rasta tecno che fumavano piu' di un incendio di conifere ma con i bit erano delle bestie feroci.
Pestammo duro per 45 giorni, giorno e notte. Poi Bush si butto' dalla finestra del cinquantaseiesimo piano di un anonimo grattacelo di Manhattan. Fu abolito il segreto bancario, interdetti i paradisi fiscali e regolamentata in modo decisamente restrittivo la possibilita' di usare le leve finanziarie e accantonamenti di garanzia.
Per i grandi speculatori del pianeta fu come per Al Capone quando venne abolito il proibizionismo sugli alcolici e lui dovette chiudere la sua rete di distillazione e vendita clandestina di whisky.
Miliardi che avrebbe potuto guadagnare e che non riusci' mai a vedere. Persi.
Restammo soddisfatti.

Tornammo a casa. Durante il viaggio di ritorno in aereo cantammo l’Internazionale e il Capo stappo' una decina di bottiglie di lambrusco che fa sua zia. Colore viola. Micidiale. In serata arrivai ad abbracciare la mia dolce Rosa e la piccola Engels. Mi dedicai a giocare con mia figlia e far l’amore con la donna della mia vita.
Per giorni e giorni.
Cose che gli speculatori finanziari non capiranno mai.
Avevamo fatto un danno epocale ai cattivi del pianeta. Storie che puoi raccontare ai nipoti. Mi meritavo un po’ di sana gioia laica e progressista.

 


Le avventure di Toni Barra, investigatore privato al servizio del sindacato Metalmeccanici.

Avevo accompagnato a scuola la piccola Engels, erano giornate dure. Avevamo perso le elezioni e la sinistra Arcobaleno era stata cancellata dal Parlamento. La maestra, proprio sulla porta della scuola elementare Martiri di Reggio Emilia mi dice: “Sua figlia si rifiuta di essere interrogata in storia.”
Guardo Engels e le chiedo: “Cos’e' questa novita'?”
Lei abbassa gli occhi a terra. Mi inginocchio davanti a lei e le faccio una carezza: “Dimmi, amore mio.” Lei sussurra: “Giulio Cesare.”
Io capisco. Guardo la maestra e le dico: “Signora professoressa, come definirebbe una persona che stermina un intero popolo, donne e bambini compresi, frequenta sadici, pedofili, stupratori e assassini dei propri figli, e forse si e' egli stesso macchiato di uno o più di questi crimini?”
“Direi che e' un criminale schifoso.”
“Bene, lei sa che Giulio Cesare nel De Bello Gallico si vanta di aver sterminato gli Eburoni nobile popolo d’oltralpe?”
La maestra strabuzza gli occhi.
“Ed e' a conoscenza che i romani si divertivano a vedere al circo esseri umani che si scannavano o erano sbranati da belve? Sa che era costume tra i patrizi scambiarsi i figli maschi a scopo di insegnamento e pedofilia? Sa che l’esercito romano non prevedeva pene per gli stupratori duranti i saccheggi delle citta' vinte? Sa che le famiglie patrizie abbandonavano gran parte delle figlie femmine per strada?”
La maestra e' ammutolita, i suoi capelli sono diventati più rossi del solito.
“Bene. Mia figlia e' pronta a essere interrogata sui crimini dell’impero romano e Giulio Cesare, uno dei più grandi farabutti della storia.”
Lei aveva la bocca spalancata. Engels la guardava con una piccola luce assassina negli occhi.
“Dica qualche cosa, signora, sennò mi costringe a venire qua con 10 professori della Statale a sbugiardarla davanti al corpo insegnante e alla scolaresca.”
La maestra si riprese con una vampata alle guance: “Ma voi avete perso le elezioni!”
Espirai.
“Si', signora, ma la storia di Roma e' restata la stessa di prima. E anche l’incazzatura dei popoli oppressi.”
Fu allora che evidentemente capi' che stava camminando sulla dinamite. Si riprese e disse:“Va bene, Engels, oggi ti interrogherò sulla lezione che ti ha preparato tuo padre.”
Guardai la maestra. Guardai mia figlia.
Ci capimmo.
Dieci minuti dopo stavo inzuppando la mia brioche santa del mattino in un ricco cappuccino e leggevo che Montezemolo aveva detto che i padroni sono più vicini agli operai del sindacato.
Minchia! A questi la sconfitta elettorale delle sinistre ha fatto l’effetto di una pera di cocaina!
Si sentono autorizzati a dire qualsiasi stronzata.
Quasi le mie letture le avessero evocate, due ombre mi oscurano il quotidiano. Alzo la faccia e mi vedo davanti Sacco e Vanzetti, vestiti di nero come due corvi con scritta in viso un’espressione minacciosa tipo: abbiamo perso le elezioni, non triturateci le palle che mordiamo.
Ma lo sapete che io per una battuta sono disposto a vendere mia madre. Cosi' li ho guardati e ho detto: “Cosa sono quelle facce? Cos’e' successo? Sembrate due il giorno dopo che Berlusconi ha vinto!”
Non riuscirono neanche a ringhiare.
Mi fecero pena.
“Ok, ho capito il Capo vuole vedermi…”
Vanzetti mormorò: “Ecco.” 

Quando arrivai alla sede del Sindacato Metalmeccanici si sentivano le urla del Capo fino in strada. Quando entrai nel suo ufficio stava sbavando. Non era una cosa bella da vedere.
“Toni?! Hai sentito quel che ha detto Montezemolo?!?!”
“Si', Capo.”
“Ma ti rendi conto. Questi vogliono provocare. Il giorno dopo questo disastro elettorale ti vengono a sfrugugliare. Non basta che siamo morti, vogliono pure pisciarci sulla tomba!”
Non resistevo a continuare a sentirlo lamentarsi come una lontra ferita: “Dimmi cosa vuoi che faccia.”
“La prima ipotesi alla quale ho pensato era di organizzare un bel gruppetto di veterani che sterminassero con i mitra un po’ di feccia capitalista. Poi però mi sono ricordato che la violenza e' inutile e pure faticosa e ho elaborato un progetto alternativo.” Tirai un sospiro di sollievo. Non avevo proprio voglia di mettermi a sparare. Sicuramente non con il mitra che e' antiquato. Al massimo avrei usato un fucile con un buon cannocchiale. Oggi ne fanno di elettronici che non puoi sbagliare, ti fanno in automatico anche il calcolo del vento e la correzione della traiettoria.
Il capo si passò la mano sul mento.
Poi riprese a parlare: “No, Toni, non torneremo sulle montagne. Ma se devo crepare sotto i berlusconiani voglio almeno sapere perche'. E voglio vedere se tu riesci a trovare la risposta a questa domanda: ha vinto Berlusconi solo perche' siamo in mano a un gruppo di coglioni oppure qualcuno si e' venduto l‘anima al diavolo e ha fatto di tutto per perdere?” Poi il suo sguardo si perse lontano. E vidi come una fitta di dolore passargli sul viso. Poi aggiunse: “Ma ti rendi conto: Fini vice premier! Ringrazio Dio che mio padre sia gia' morto perche' per lui sarebbe stato un dolore troppo grande.”

Mentre me ne andavo riflettevo per l’ennesima volta che quando c’e' da fare sesso con le ragazze dei call center a me non mi chiamano mai.
Io mi becco solo incarichi rognosi.

Mia nonna diceva: c’e' sempre qualcuno che sa come sono andate le cose e due volte su tre e' una donna.
Quindi mi misi a cercare una donna che potesse sapere.

“Ma cosa vuoi sapere?” Mi chiese la Luisa con quel suo tono perentorio.
La Luisa e' una donna decisa. Una volta, quando lavorava in fabbrica un capetto le mise una mano sul posteriore senza autorizzazione. Lei gliela ruppe con una chiave inglese.
“A me sembra tutto chiaro. Destra, sinistra, e' tutto un inciucio. E sai perche'?” Non aspettò che rispondessi. “Siamo stati invasi da una forma batterica spongiforme con spiccate capacita' camaleontiche. Sono dei batteri-rettil-trasformisti. Non hanno incontrato resistenza. Hanno preso forme umanoidi extramimetiche e hanno sostituito la classe politica del pianeta.”

Se fosse stata un’altra avrei pensato che si fosse strabevuta il cervello. Ma trattandosi di Luisa era impossibile. Mi fidavo di lei. Le avevo dato una mano quando il comune non voleva rilasciarle le licenze per il suo agriturismo etico sensoriale.
Andammo dall’ingegnere capo del comune con un gruppo di tagliaboschi romagnoli. Lo trascinammo in cortile e li' lo interrogammo davanti al popolo. Una cosa maoista. Argomento: il teorema di Pitagora. I boscaioli lo interrogarono per 4 ore facendogli domande che neanche loro capivano. L’italiano medio ha un gap tremendo nella formazione scientifica primaria.
Alla fine l’ingegnere ammise che aveva barato all’esame di Geometria Euclidea. In cambio del silenzio del movimento operaio e contadino ottenemmo la licenza per Luisa.
Insomma, e' chiaro che se può mi aiuta e non mi viene a raccontare balle.
Cosi' il mio problema e': piano A, come fare a eliminare un’invasione di sottocreature microscopiche sterminandole fino all’ultima monocellula. Piano B: convincere una razza aliena batterico-trasformista a piantarla di approvare leggi che propugnano guerra, violenza, monopolio televisivo.
L’ideale sarebbe stato sterminare i batteri. Sterminare, in linea di massima e' sempre la soluzione migliore con le forme di vita sconosciute.
Ma non sapevo neanche da dove iniziare.
Mi chiesi che cosa avrebbe fatto mia nonna in un frangente del genere. Sicuramente avrebbe avuto una visione mistica, la mia bisnonna le sarebbe apparsa e le avrebbe detto cosa fare.
Questo ovviamente nel caso non ci fosse stato in giro un reparto della Brigata Garibaldi. In quel caso l’approccio sarebbe stato più drastico.
Comunque presi il mio cellulare e telefonai ad Anita Rusheng. Una ragazza tutta miele che e' cugina da parte di madre con la Levi Montalcini. E’ la persona più simile a uno scienziato che io conosca.
La vado a trovare nel suo studio di fioraia alla moda, le racconto tutto e poi le chiedo: “Che ne pensi?”
Lei mi guarda, da' un tiro a una canna spaventosa (fuma da sola, io ho fumato l’ultima volta nel 1985 e ho visto Garibaldi attaccare la Statale alla testa di 600 samurai in armatura rosa e verde. Uno spettacolo).
Lei butta fuori il fumo. Tipo 86 secondi di emissione polmonare. Potente.
Mi guarda. Ho un brivido. E’ bellissima.
Apre bocca. Parla: “Potrebbe anche essere. Io ho un’amica che parla con un vecchio budino che ospita nel suo frigo. Tiene sempre il frigo un po’ aperto perche' lui vuole la luce.”
“Tu cosa faresti per distruggerli.”
“Perche' distruggerli? In fondo non mi sembra che siano poi cosi' peggiori dei politici che hanno sostituito. Se li sterminiamo potremmo trovarci con qualche cosa di peggio.”
“Ma come? Ti dimentichi il valore dell’indipendenza umana? Siamo governati dai batteri! Non e' onorevole.”
“Smetti di essere schematico e razzista. I batteri sono solo diversi. Non puoi prendertela con loro solo perche' sono extracomunitari.”
“Ma straparli! Questi non sono extracomunitari, sono extragalattici. E’ diverso!”
“Voi maschi pensate solo a classificare. Tette, culi, fighe. Pensa in modo elastico. Sono diversi e allora?... Comunque se proprio sei preoccupato una cosa la potremmo fare.”
Mi teneva sulle spine…“Cosa?”
“Beh, potremo renderli meno alieni. Contaminarli.”

Impiegò due ore a spiegarmi tutto il ragionamento. Poi me lo feci rispiegare. Era un’idea pazzesca ma poteva funzionare.

Per iniziare avevamo bisogno di una goccia di sperma batterico. Risolvemmo i problema tramite Bice, un’amica di Anita che conosceva Olga, la ragazza allegra dei vip. Aveva una collezione di gocce di sperma di politici. Diceva che era la sua pensione.
Con la goccia piena di batteri extraterrestri ci recammo al tempio di Kalaharm, in Nepal. Uno degli ultimi templi dedicati alla Dea ancora serviti da un folto gruppo di devoti. La' chiedemmo a Jaom, detto la Luce, se per favore poteva accoppiarsi con Shadon, detta la Notte, la più grande Jogy tantrica dell’Universo, il tutto tenendo in mano la provetta batterica e contaminandola con fluidi corporei e vibrazioni d’amore cosmico. Loro acconsentirono in cambio di 20 casse di birra scura, tutti i dischi di Vecchioni e un cellulare Nokia.
Ottenuto il liquido batterico ristrutturato in senso amorevole lo affidammo a Olga perche' lo usasse per contaminare tutte le entita' batteriche che si erano sostituite ai politici e che comunque continuavano a frequentarla per chissa' quali immondi motivi. La contaminazione positiva si diffuse ben presto a entrambi i rami del Parlamento. Ungerne uno per contaminarne cento. 
Due settimane dopo Silvio Berlusconi donò Rete4 ai missionari Comboniani e pretese che 4 frequenze televisive nazionali fossero finalmente consegnate a Europa7. Poi si iscrisse a Rifondazione Comunista.
Forse avevamo esagerato con la dose e aveva grippato.

Quella sera, tornato a casa mi sedetti in poltrona e mi godetti, una volta tanto, il telegiornale. Emilio Fede piangeva.
Poi misi a letto la piccola Engels. Le raccontai la storia della classe operaia che frega gli invasori alieni facendo intervenire i super monaci nepalesi.
Poi, nella notte, proposi a Rosa, la donna della mia vita, di sperimentare qualche posizione tantrica.
Facemmo l’amore con estrema lentezza, guardandoci negli occhi, fino all’alba.

Il sole sorgeva sulla citta' e anche la lieve foschia causata dai motori e dalle caldaie alimentati a combustibili fossili sembrava bellissima.

Jacopo Fo


La volta che dovemmo costruire 2000 bio-digeritori in un mese.

Italia, 1 ottobre 2009: le avventure del futuro di Toni Barra, investigatore privato per conto del Sindacato Metalmeccanici.

UN GRANDE RITORNO!!!

Investigatore privato un cazzo!
Mi hanno messo alla squadra 22: biodigeritori. E qui non c'e' un cazzo da investigare. Solo turni di lavoro massacranti.
Quando il Capo del Sindacato mi ha fatto chiamare da quelle due presse semoventi di Sacco e Vanzetti, provai a dirglielo che non sono adatto ai lavori manuali.
Ma lui mi aveva risposto con quel tono da insurrezione comunista: "Toni, ci sono momenti che un MILITANTE non deve stare li' a discutere. Siamo circondati, abbiamo i carri in cerchio e gli indiani sono numerosi come le gocce di pioggia. Prendi il tuo fucile e resta al tuo posto fino alla morte. E non rompermi i coglioni."
Suono' il telefono e non riuscii a ribattere che la storia dei carri in cerchio e degli indiani era una stronzata per via che i sindacati operai, tradizionalmente, si identificano con gli Apaches e non con i cow boy orrendi colonialisti.
Ero sicuro che si sarebbe incazzato.
Invece lui rispose al telefono. E comunque dopo pochi secondi era incazzato come un impiegato pubblico scansafatiche che scopre che gli hanno rotto tutte le punte delle matite e che gli tocca ritemperarle.
Urlava: "Ma che mischia dici? Ma ragioni? Ma come facciamo a occuparci adesso della diga sul Brenta? Ma che cazzo c'entra che e' giusto? Ma li leggi i giornali? La Libia e la Russia ci hanno ridotto del 30% le forniture di metano, i figli degli operai avranno freddo! Lo capisci?"
Lo sapevano tutti che il Capo era disposto a uccidere per i figli degli operai. Chi parlava dall'altro capo della linea telefonica dovette capire che non era il caso di insistere...
Il Capo mise giu'. Ma roteava ancora gli occhi. Solo un po' ma era sufficiente a dargli l'aria da pazzo: "Tu non sai a che pressioni sono sottoposto! Tutti vogliono fare tutto contemporaneamente e subito. Nel Movimento Operaio Italiano non si e' ancora fatta strada l'idea che tocca fare una cosa per volta e farla bene. Mi sembra di essere tornato a quando stavamo per chiudere il primo contratto fotovoltaico. I compagni di Bari mi telefonavano tutti i giorni. E noi qui in trincea a sudare... Poi pero' quando abbiamo presentato l'offerta definitiva gli ha fatto piacere che siamo andati con i piedi di piombo e abbiamo portato a casa un accordo a quel livello. Bisogna puntare sull'obiettivo, Toni. Non mi importa se tutti scalpitano. Andiamo dritti sull'obiettivo che e' a portata di mano, vinciamo e poi ci occupiamo dell'obiettivo successivo!"
Mi sembrava mia nonna quando mi spiegava che prima o poi avremmo attaccato il Parlamento alla baionetta e non avremmo fatto prigionieri.
A quel punto non avevo piu' il coraggio di dirgli che a 52 anni non me la sentivo di lavorare di cazzuola a 4 metri d'altezza.
Mi deportarono insieme ad altri 60 impiegati di concetto del Sindacato in un paesino vicino a Pordenone. Dovevamo costruire due silos che le squadre locali avrebbero riempito di immondizia organica, cacca di bue e sfalci. Un sistema di serpentine avrebbe scaldato quella robaccia, miliardi di miliardi di batteri sarebbero nati da qualche grossa merda e si sarebbero mangiati tutta quella brodaglia schifosa con grande sollazzo e per mostrare di aver gradito veramente avrebbero scoreggiato come tromboni preziosissimo gas che sarebbe stato raccolto in cima al silos, depurato e poi compresso dentro graziose autocisterne rosse che lo avrebbero distribuito a prezzi ribassati a migliaia di famiglie dei dintorni.
Il piano era chiaro e strutturalmente semplice. Ma avete mai provato a tirar su un muro con due contabili e una telefonista?
Il primo giorno dopo quattro ore di lavoro, erano sull'orlo dello svenimento con le mani piene di vesciche.
Decisi che si meritavano una sosta. Mi servivano vivi. Distribuii fettine di cipolla cruda da tenere sulle vesciche per farle rimarginare. Cosi' si fa subito il callo. Miracolose. L'avevo imparato quando facevo lo zappatore in un periodo border line della mia vita.
Dopo 10 giorni avevamo costruito il mostro, i miei contabili erano diventati dei Rambo con il ventre tonico e piatto e le ragazze avevano dei pettorali da paura.
Poi il Capo mi mando' a chiamare.
Mentre i soliti Sacco e Vanzetti mi trasportavano su una Skoda blindata che era appartenuta al capo del Sindacato Metalmeccanici della repubblica socialista di Germania, mi venne da fare una battuta: "Ma vi siete accorti che vi chiamate Sacco e Vanzetti come i due che sono stati condannati a morte negli Usa?"
"Certo." Disse Sacco. Vanzetti generalmente fa il muto.
Io sorrisi: "E non lo trovate buffo?"
Sacco si schiari' la voce: "Siamo orgogliosi di portare il cognome di due martiri del progresso."
Decisi di fermarmi prima che estraesse la pistola. Era uno dei pochi al mondo a portarsi in giro una Krakulova 660. Una bestia che e' piu' grossa perfino della Desert Igol israeliana. Praticamente non e' una pistola ma un cannone da passeggio.
Comunque il capo era molto soddisfatto. Eravamo stati i piu' veloci a costruire i silos bio digeritori. Decise quindi di promuovermi: avrei formato 100 capi squadra ogni dieci giorni. Ne voleva 300 entro il 15 novembre.
Fu cosi' che nacque il Centro di Formazione Rivoluzionaria Nuguyen Van Troi. Che per inciso Nuguyen e' l'eroe della mia infanzia. Un vietnamita che cerco' di far saltare in aria Mc Namara e poi fu fucilato. Ma non fece mai i nomi dei suoi compagni. Il che non fu impresa facile.
Occupammo il centro Vacanze Estive Giovani Pionieri, sopra Forli' e li', alimentati da quantita' sterminate di piadine con lo squaquerone (il cibo degli dei socialisti), iniziammo a costruire l'Universita' Ribelle, quella che divento' poi il fulcro operativo della Rivoluzione dei Costruttori di Silos.
Quando dodicimila giovani iniziarono a costruire duecento bio digestori contemporaneamente la Casta dei politici che fino ad allora aveva vessato l'Italia, inizio' a tremare.
Poi decidemmo di fare il gas con la cacca delle fogne di Milano che buttava ancora tutto nel Po.

E' dalla merda che nascono i fiori.

Quella sera tornai a casa dal mio amore. Mi era mancata da morire. Rosa... la donna della mia vita. E la piccola Engels... Il fiore piu' profumato che abbia mai toccato i fili d'erba del pianeta.
Per farla addormentare le raccontai di quando la nonna aveva assaltato una caserma della Gestapo per liberare nonno Enrico. Si addormento' prima che arrivassi al punto in cui la nonna fa saltare con la dinamite il portone d'ingresso  protetta da un orso con il giubbotto antiproiettile.
Mentre dormiva sorrideva.
Un angelo!
Poi andai da Rosa.
Mi misi davanti a lei.
E dissi: "Vorrei trombarti. Vorrei trombarti talmente che domani dovranno rivedere sul vocabolario la definizione del termine FARE SESSO IN MANIERA SELVAGGIA."
Lei mi guardo'. Sorrise e mormoro' sorridendo: "Vieni qui cucciolone!"
Adoro la vita.
Soprattutto quando la rivoluzione vince.

Jacopo Fo

Post Scriptum
Dalle parole ai fatti: Partecipa alla costruzione dell'Universita' Ribelle: http://www.jacopofo.com/alcatrazlab