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FILM - La "Marcia dei Pinguini" imperatori

Una storia d'amore lunga 200 km
E' uscito anche in Italia La Marcia dei Pinguini, un film-documentario sullo straordinario viaggio di 200 km che porta i pinguini imperatore dalle fredde acque del mare antartico alle colonie di nidificazioni nell'entroterra.
Per realizzare il film il regista, il biologo francese Luc Jacquet, ha impiegato 28 persone che, cercando di rompere le scatole il meno possibile, hanno girato oltre 120 ore di filmato.
Tutto a una temperatura di -40 gradi centigradi e con venti freddi che soffiano anche a 180 chilometri all'ora.
Dopo un anno di montaggio ne e' uscito il film, che in America ha incassato oltre 67 milioni di dollari (e' costato 3!).

Se qualcuno e' andato a vederlo o ci andra', ci vuol raccontare le sue impressioni inserendo un comento a questo messaggio blog?

Collasso - Sopravvivere alle attuali guerre e catastrofi in attesa di un inevitabile ritorno al passato (seconda parte)

Libri - www.commercioetico.itL'articolo del sabato
a cura di Gabriella Canova

Proponiamo anche questa settimana un breve estratto dal nuovo libro della Nuovi Mondi Media: "Collasso - Sopravvivere alle attuali guerre e catastrofi in attesa di un inevitabile ritorno al passato", in vendita direttamente online su www.commercioetico.it .

Sono entusiasta di questo libro, lo avrete capito... quello che mi piace molto dell'autore e' il modo semplice, chiaro. esplicativo con cui scrive. Senza catastrofismi inutili o ottimismo cieco racconta quella che, secondo lui, e' la realta' e soprattutto la spiega.
Credo che la conoscenza aiuti a capire come affrontare il futuro e credo anche che sperare nel petrolio eterno sia una follia.
L'altro giorno rivedevo un pezzo di Paolini, uno di quei monologhi che recitava prima di Report l'anno scorso. Si chiamava "Cipolle e Liberta'" e raccontava la storia di un pensionato della Riello, l'industria di bruciatori. Il racconto di quello che era l'Italia, e il Veneto in particolare, di cinquant'anni fa. Il passaggio dall'agricoltura all'industria ("Essere operai ti faceva diventare subito un buon partito. 'sposalo, prende poco ma lo prende tutti i mesi...'"), la nascita del sindacato, ecc. Molto piacevole e probabilmente lo potete scaricare dal sito delle Teche Rai. E' interessante perche' ci si puo' rendere conto di quanto e' cambiata la vita in soli 50 anni, e tutto questo grazie al petrolio a buon mercato. Nel bene e nel male la nostra vita e' stata travolta dalla possibilita' di avere tutto a prezzi bassi grazie a una fonte energetica straordinariamente efficace e a portata di mano.

"Il tempo e' denaro
ma il denaro non e' tempo
il tempo e' vita"
Marco Paolini

Estratto da "Collasso" di James Howard Kunstler

L'impatto con la realta' e' imminente

Soprattutto, nell'immediato futuro, dovremo affrontare la fine dell'era del combustibile fossile a buon mercato. Non e' un'esagerazione affermare che forniture affidabili di petrolio e gas naturale a basso costo siano alla base di tutto cio' che identifichiamo come i vantaggi della vita moderna. Tutti i beni di prima necessita', i comfort, i lussi e i miracoli del nostro tempo - riscaldamento centralizzato, aria condizionata, automobili, aeroplani, illuminazione elettrica, indumenti poco costosi, musica registrata, cinema, supermercati, elettrodomestici, operazioni di protesi dell'anca, la difesa nazionale, e chi piu' ne ha piu' ne metta - devono la propria origine o la loro esistenza protratta, in un modo o nell'altro, al combustibile fossile a buon mercato.
Perfino le centrali nucleari dipendono da ultimo dal petrolio e dal gas a buon mercato per tutte le procedure di costruzione e manutenzione e per l'estrazione e la lavorazione dei combustibili nucleari. Le lusinghe del petrolio e del gas a basso costo erano cosi' seducenti e hanno suscitato tali slanci di entusiasmo che abbiamo smesso di prestare attenzione alla natura essenziale di questi doni miracolosi della Terra, al fatto cioe' che esistano in scorte limitate e non rinnovabili, distribuite in modo ineguale per il mondo.
A peggiorare le cose, le meraviglie di un costante progresso tecnologico sotto il regno del petrolio ci hanno attirato con l'inganno in una sorta di sindrome del Grillo Parlante, che ha indotto molti occidentali a credere che tutto cio' che desideriamo con sufficiente intensita' possa avverarsi. Oggigiorno, persino i meglio informati nella nostra cultura desiderano ardentemente credere che nel giro di pochi anni ci attenda una transizione priva di complicazioni dai combustibili fossili ai loro sostituti putativi, l'idrogeno, l'energia solare o quel che sia. Cerchero' di dimostrare che e' una fantasia pericolosa. Nel migliore dei casi ci vorranno decenni per sviluppare alcune di queste tecnologie, il che significa che dobbiamo aspettarci un intervallo estremamente turbolento tra la fine del petrolio a buon mercato e cio' che verra' dopo. Uno scenario piu' probabile e' che nuovi combustibili e tecnologie non possano mai sostituire i combustibili fossili nella misura, al tasso e nel modo in cui il mondo li consuma attualmente.
Cio' che in genere non si capisce di questa difficile situazione e' che il mondo sviluppato iniziera' a soffrirne molto prima che petrolio e gas si esauriscano completamente. Lo stile di vita occidentale - ormai praticamente sinonimo di sobborghi - puo' funzionare soltanto grazie a un'offerta affidabile di petrolio e gas sicuramente economici. Persino deviazioni esigue o moderate dai prezzi o dalle forniture attuali annienterebbero la nostra economia e renderebbero impossibile la logistica della vita quotidiana.
Le riserve di combustibile fossile non sono distribuite equamente nel mondo. Tendono ad essere concentrate in luoghi dove le popolazioni native non amano l'Occidente in generale o l'America in particolare, luoghi fisicamente molto lontani, luoghi sui quali potremmo realisticamente esercitare uno scarso controllo (anche se lo volessimo). Per motivi che spieghero' in dettaglio, possiamo stare certi che il prezzo e la fornitura di combustibili fossili subiranno oscillazioni e interruzioni nel periodo futuro che io definisco "la lunga emergenza".
Il declino dei combustibili fossili avviera' sicuramente conflitti cronici tra nazioni che si contendono quel che ne rimane. Queste guerre per le risorse sono gia' iniziate. Ce ne saranno altre, che probabilmente si protrarranno per decenni aggravando una situazione che, gia' di per se', potrebbe distruggere alcune civilta'. L'entita' della sofferenza nel nostro paese dipendera' certamente dalla tenacia con cui cercheremo di rimanere aggrappati ad abitudini, consuetudini e convinzioni obsolete come, ad esempio, da quanto strenuamente gli americani decideranno di combattere per conservare stili di vita suburbani che semplicemente non hanno piu' una giustificazione razionale.
Il dibattito pubblico su questo tema e' stato sorprendentemente inconsistente, malgrado l'esposizione dell'America alle nuove realta' globali dopo l'11 settembre. Nel momento in cui scrivo, ancora nessuno nelle alte sfere del governo federale ha osato dichiarare che a meta' del secolo ci aspetta l'esaurimento dei combustibili fossili e, molto prima, gravi sconvolgimenti del mercato. E' un argomento troppo carico di implicazioni spaventose per il nostro comportamento nazionale collettivo, soprattutto per il fatto non secondario che attualmente la nostra economia e' irrimediabilmente legata alla creazione e alla conservazione di una selvaggia espansione suburbana.
Nel contesto di questo flebile dibattito pubblico sul nostro futuro energetico emergono alcune posizioni assolutamente contrapposte. Una fazione, i cosiddetti "cornucopiani", afferma che la comprovata ingegnosita' tecnologica dell'umanita' prevarra' sui dati di fatto della geologia (questa sembrerebbe essere l'extrema ratio della maggioranza degli americani, semmai riflettessero su queste cose). Alcuni cornucopiani ritengono che il petrolio non sia materia organica liquefatta e fossilizzata, bensi' una sostanza minerale esistente in natura in quantita' illimitate nelle profondita' della Terra, come il centro cremoso di una caramella.
Gran parte dell'opinione pubblica e' semplicemente incapace di considerare l'eventualita' che l'innovazione tecnologica non sia in grado di salvare la civilta' industriale. La saga umana e' stata effettivamente sbalorditiva. Abbiamo superato ostacoli tremendi. La fine del XX secolo e' stata particolarmente ricca di successi tecnologici (sebbene gli insidiosi rendimenti decrescenti siano molto meno evidenti). Come potrebbe una nazione che ha mandato degli uomini sulla luna provare qualcosa di diverso da una fiducia quasi divina nella propria capacita' di superare le difficolta'?
Il computer di fronte al quale sto seduto sarebbe sembrato sicuramente una qualche sorprendente stregoneria a qualcuno vissuto in una fase precedente della storia americana, a Benjamin Franklin, per dire, che contribui' all'iniziale comprensione delle leggi dell'elettricita'. La serie ininterrotta di scoperte e sviluppi, a partire dal 1780, che ha reso possibile i computer e' incredibilmente lunga e complessa e include concetti che possiamo dare per scontati, a partire dalla corrente alternata a 220 volt sempre disponibile nelle nostre case. Ma cosa avrebbe pensato Ben Franklin della televisione? O del software? O della banda larga? O della plastica? Di conseguenza, si dovrebbe ammettere la possibilita' che in futuro ci attendano meraviglie scientifiche difficilmente immaginabili per la gente del nostro tempo. L'umanita' potrebbe davvero trovare un qualche modo fantastico per far funzionare la civilta' con l'acqua di mare, o con nano-macchine organiche molecolari, oppure sfruttando la materia oscura dell'universo. Ma direi che tali miracoli potrebbero verificarsi molto dopo la lunga emergenza, o non verificarsi affatto. E' possibile che la fioritura del combustibile fossile abbia rappresentato un'occasione unica e irripetibile per la razza umana.
Un'opinione coerente, benche' estremamente pessimistica, su questa falsariga, contrapposta a quella dei cornucopiani, e' incarnata dai sostenitori della tesi dell'estinzione, i quali ritengono che la portata del pianeta abbia gia' superato il punto di "sforamento" e che siamo gia' entrati in un'era apocalittica che prelude all'imminente estinzione della razza umana.
Non danno alcun credito alla fede dei cornucopiani nella divina ingegnosita' dell'umanita' nel superare i problemi e abbracciano invece un'economia di assoluta entropia. Considerano la fine del petrolio come la fine di tutto. La loro visione del mondo e' terminale e tragica.
La mia e' una posizione intermedia tra questi due campi, sebbene probabilmente un po' decentrata e piu' vicina ai sostenitori dell'estinzione. Ritengo che dovremo affrontare un periodo senza precedenti di terribili difficolta' nel XXI secolo, ma che l'umanita' sopravvivra' e procedera' nel futuro, sebbene non senza aver subito, nel frattempo, alcune gravi perdite in termini di popolazione, aspettative di vita, tenore di vita, mantenimento di conoscenze, tecnologie e dignita'. Credo che assisteremo a un drammatico declino, ma non a un'estinzione. Mi sembra che il cammino dell'esistenza umana comporti lunghi cicli d'espansione e contrazione, successo e fallimento, luce e oscurita', intelligenza e stupidita', e che sia presuntuoso affermare che il nostro tempo e' talmente speciale da segnare la fine di tutti i cicli (anche se credersi tanto speciali sarebbe coerente con il narcisismo degli intellettuali del baby boom). Percio' devo lasciare spazio alla possibilita' che noi esseri umani riusciremo a farcela, anche se dovremo attraversare tempi bui. L'abbiamo gia' fatto.

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Collasso - Sopravvivere alle attuali guerre e catastrofi in attesa di un inevitabile ritorno al passato

Libri - www.commercioetico.itPresentiamo oggi un nuovo e, secondo noi, straordinario libro di Nuovi Mondi Media.
Il titolo è "Collasso - Sopravvivere alle attuali guerre e catastrofi in attesa di un inevitabile ritorno al passato". L'autore è James Howard Kunstler.
Al di là del titolo un po' catastrofico il libro è un racconto straordinario.
Kunstler analizza con una scrittura molto efficace e coinvolgente cosa succederà quando finirà il petrolio e ci dice che il tempo in cui questo accadrà non è poi così lontano. Entro pochi anni arriveremo al picco di produzione petrolifera e da lì in poi la questione energetica diventerà oltre che urgente, quello lo è già, ma anche sotto gli occhi di tutti.
Cosa accadrà a un Occidente che da cinquant'anni basa tutta la sua vita sul gas e sul petrolio? Troveremo, come dicono gli ottimisti, un'idea geniale che l'uomo farà uscire dal cappello all'ultimo minuto, come nella migliore filmografia hollywoodiana, che ci risolverà il problema senza il minimo disagio? Avremo una fonte di energia rinnovabile che garantirà acqua calda, luce e riscaldamento a disposizione tutto il giorno come siamo abituati?
Oppure... oppure dovremo cambiare radicalmente il nostro modo di vivere... utilizzando forme di energie locali e alternative (splendidamente analizzate nel libro) in attesa di riorganizzare le nostre case e i luoghi in cui viviamo per tornare a un'economia degna del suo nome.
Quando raggiungere un ipermercato a chilometri di distanza da casa non sarà più conveniente perché non ci sarà più il carburante o costerà veramente troppo saremmo in grado di riconsiderare l'agricoltura sostenibile e locale con altri occhi?
Quando la produzione industriale entrerà in crisi impareremo di nuovo a gestire piccole imprese locali autonome? La globalizzazione è destinata a morire di morte naturale quando mancherà il petrolio?
Molto piacevolmente Kunstler ci racconta tutto questo, senza toni apocalittici, leggere per credere.

Vi ricordate nel film della Disney "Alla ricerca di Nemo" il branco di tartarughe che navigava nella corrente del Golfo (mitico!!)?
In questo brano del libro, che pubblichiamo, c'è la spiegazione di come funziona la corrente del Golfo e quali sono le conseguenze del riscaldamento terrestre.
Buona Lettura.

L'"interruttore" della corrente del Golfo

La corrente del Golfo è una caratteristica particolare della topografia del nostro emisfero che consente il trasferimento di enormi quantità di calore tropicale dal Golfo del Messico all'Europa settentrionale, rendendo questa regione magnificamente ospitale per gli insediamenti umani. Senza la corrente del Golfo, la Gran Bretagna, la Francia, i Paesi Bassi e la Scandinavia avrebbero un clima simile a quello del Labrador, con una media annuale di 11°C di meno. La corrente del Golfo è stata paragonata a un nastro trasportatore oceanico. La forza dell'acqua calda che fluisce verso nord è stata descritta come pari a settantacinque volte il volume del Rio delle Amazzoni. Si pensa che questa possente zangola influenzi il comportamento delle correnti fino agli oceani Pacifico e Indiano.
Il nastro trasportatore funziona perché le proprietà chimiche e fisiche dell'acqua variano leggermente da un'estremità all'altra. Le acque calde della corrente del Golfo muovono verso nord, spinte dalla rotazione terrestre. Queste acque sono già insolitamente salate perché alle latitudini più calde l'acqua superficiale evapora più in fretta. Quando la corrente del Golfo, scorrendo verso nord, va a sbattere contro la Groenlandia e l'Islanda, le sue acque hanno distribuito molto del calore iniziale. L'acqua più fresca è ora più salata, più densa e più pesante e s'inabissa con una velocità sufficiente a darle la spinta per tornare di nuovo a sud sotto forma di corrente profonda. Intanto, di nuovo nel Golfo del Messico, altra acqua superficiale calda inizia il suo viaggio a nord sul nastro trasportatore. Il processo è continuo.
È dimostrato che l'attuale riscaldamento globale sta provocando lo scioglimento dei ghiacci continentali all'estremo nord, con conseguente immissione di grandi quantità di acqua dolce nell'Atlantico settentrionale, dove le acque raffreddate, dense e pesanti di sale si tuffano per tornare a sud. L'acqua dolce del disgelo diluisce l'acqua salata fredda, rendendola meno densa e meno pesante. Si teme che ciò possa impedirle di inabissarsi, rallentando così l'intero nastro trasportatore della corrente del Golfo. Ci sono infatti le prove che il flusso dell'acqua fredda si sia indebolito del 20% negli ultimi anni.
Un aspetto cruciale del problema è che un differenziale di salinità apparentemente minimo tra le correnti calda e fredda - una parte per mille - è tutto ciò che ci vuole per azionare questa gigantesca megamacchina naturale della corrente del Golfo. Potrebbe bastare molto poco perché il cambiamento di temperatura alteri il contenuto salino di entrambe o lo spinga oltre una soglia che arresterebbe del tutto la circolazione.
Una teoria accreditata sostiene che l'episodio dello Younger Dryas sia stato provocato da un precedente blocco della corrente del Golfo come reazione a un improvviso afflusso di acqua dolce proveniente dal disgelo del Nord America... forse per lo straripamento improvviso e catastrofico di un sistema di laghi interni d'acqua dolce formatisi durante il ritiro dei ghiacciai. Il raffreddamento del periodo dello Younger Dryas potrebbe aver arrestato l'ulteriore scioglimento dei ghiacci per un millennio, permettendo alla salinità di ricostituirsi nel flusso verso nord della corrente del Golfo, facendo infine ripartire il nastro trasportatore che ha permesso la ripresa dell'Olocene.
Il meccanismo di questo paradossale processo altalenante può ora essere evidente. Il riscaldamento si verifica finché l'"interruttore" della fusione del ghiaccio artico non disattiva la corrente del Golfo, il che induce un raffreddamento intorno alla regione artica che alla fine ripristina la salinità delle acque settentrionali riavviando il ciclo.
Può non avere molta importanza se il riscaldamento iniziale sia provocato da gas rilasciati naturalmente da paludi e animali o dai pendolari americani al volante di Ford Explorer. Una conclusione che si può trarre da questa teoria, comunque, è che non sappiamo veramente se l'attuale episodio di riscaldamento globale possa, in effetti, preludere semplicemente a un altro importante periodo di raffreddamento. Ciò che abbiamo di fronte, in realtà, potrebbe essere un doppio problema: un episodio indipendente di riscaldamento radicale seguito dall'inizio di un'era glaciale.
Se gli andamenti storici possono fungere da criterio di valutazione, l'Olocene dovrebbe stare per concludersi dopo diecimila anni. La cosa più sorprendente di tutte, forse, come sottolinea Kolbert è che "l'unico periodo nella storia dal clima stabile quanto il nostro è il nostro. E sembra ancora più improbabile che i climatologi debbano scoprire che stiamo vivendo in questo periodo di eccezionale stabilità proprio nel momento in cui, secondo i loro stessi calcoli, si sta verosimilmente avviando alla fine".
I cambiamenti che si stanno verificando sono talvolta sorprendenti. Per esempio, l'attuale tendenza al riscaldamento si manifesta molto più nell'aumento delle temperature notturne che nelle temperature medie diurne. Analogamente, l'U.S. National Climatic Data Center ha determinato che le minime - cioè le temperature più basse del giorno - sono salite più delle massime. Uno dei risultati di questa variazione è un posticipo delle gelate nell'emisfero settentrionale. Negli Stati Uniti nord-orientali, per esempio, il gelo finisce in media undici giorni prima rispetto agli anni '50. Ciò potrebbe sembrare un vantaggio per le colture ma presenta aspetti problematici perché il repentino cambiamento destabilizza le ecologie esistenti, nuocendo alle specie locali e creando le condizioni favorevoli per l'invasione di nuovi venuti che, a loro volta, provocano ulteriori cambiamenti ecologici, molti dei quali dannosi.
In un altro paradosso, sebbene la temperatura media globale sia salita, gli inverni sono diventati più nevosi alle latitudini elevate dell'emisfero settentrionale, perché il maggiore calore a latitudini inferiori causa una maggiore evaporazione dell'umidità. È un'altra prova che suggerisce che l'attuale riscaldamento potrebbe in realtà preludere a un'altra era glaciale. Alle latitudini medie degli Stati Uniti settentrionali e del Canada il rapporto tra neve e pioggia in inverno è diminuito, mentre le precipitazioni invernali totali sono aumentate. Nonostante la maggiore umidità invernale, si prevede un inaridimento dei terreni nel Nord America nei prossimi decenni perché le temperature più calde favoriranno i livelli di evaporazione e traspirazione. Tuttavia, per fare un esempio, la copertura nuvolosa può alterare i calcoli alla base di questi effetti, come in Russia, dove è evidente un aumento dei livelli di umidità del terreno.

 

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Farmaci che ammalano e case farmaceutiche che ci trasformano in pazienti

Libri - Farmaci che ammalanoL'articolo del sabato

Pubblichiamo oggi una scheda introduttiva al libro "Farmaci che ammalano e case farmaceutiche che ci trasformano in pazienti", di Ray Moynihan e Alan Cassels, ed. Nuovi Mondi Media.
Ci sono libri che andrebbero assolutamente letti, Farmaci che ammalano e' uno di questi.
Con incredibile chiarezza questo libro svela come la pressione alta sia in realta' una patologia "gonfiata" e la menopausa una naturale fase della vita. Come i cambiamenti d'umore della vita quotidiana si siano trasformati in disordini mentali e la timidezza in un Disturbo Sociale Ansiogeno.
Il libro si puo' acquistare direttamente online su http://www.commercioetico.it .

Trent'anni fa Henry Gadsden, energico direttore generale della Merck, una delle piu' famose case farmaceutiche al mondo rilascio' alcune dichiarazioni estremamente franche. Ormai prossimo al pensionamento, confesso' alla rivista Fortune che per lui il fatto che il potenziale mercato della societa' fosse limitato alla gente malata era sempre stato un cruccio. Gadsden avrebbe voluto che la Merck assomigliasse di piu' alla Wrigley's, la fabbrica di gomme da masticare, e da tempo il suo sogno era produrre farmaci per gente sana. Perche' in tal caso la Merck avrebbe potuto "vendere a tutti". A distanza di tre decenni, il sogno del defunto Henry Gadsden si e' avverato.
Le strategie di marketing delle maggiori case farmaceutiche mondiali oggi prendono massicciamente di mira le persone in perfetta salute. Gli alti e bassi della vita quotidiana sono diventati disturbi mentali, indisposizioni comuni vengono trasformate in malattie spaventose, e sempre piu' persone normali vengono fatte figurare come pazienti.
In un'epoca in cui molti di noi conducono esistenze piu' lunghe, piu' sane e piu' attive rispetto ai nostri antenati, una pubblicita' a tappeto e abili campagne "di sensibilizzazione" stanno trasformando i sani preoccupati in malati preoccupati. Problemi lievi vengono dipinti come patologie gravi, per cui la timidezza diventa sintomo di Fobia Sociale e la tensione premestruale una malattia mentale chiamata Sindrome Pre-Mestruale. Le piu' comuni difficolta' sessuali vengono viste come disfunzioni sessuali, il naturale cambiamento dell'organismo e' una malattia da deficienza ormonale chiamata menopausa, mentre gli impiegati distratti adesso sono affetti da una forma adulta del Disturbo da Deficit di Attenzione. Il semplice fatto di essere "a rischio" di una patologia e' diventato esso stesso una "malattia", per cui donne di mezza eta' sane oggi soffrono di un male latente alle ossa chiamato osteoporosi e uomini di mezza eta' in piena forma hanno un disturbo cronico chiamato ipercolesterolemia.
Nel caso di molti problemi di salute, ci sono persone all'estremita' dello spettro che sono realmente affette da una malattia o ad alto rischio di contrarla, le quali possono trarre grande beneficio da una definizione medica e da una cura farmaceutica potente. Tuttavia per la gente relativamente sana distribuita nel resto dello spettro, una definizione e un farmaco possono comportare notevole disagio, costi enormi e il pericolo molto concreto di effetti collaterali a volte mortali. Questo ampio territorio e' diventato il nuovo vastissimo mercato dei potenziali pazienti - decine di milioni di persone - un obiettivo chiave dei budget promozionali multimiliardari stanziati dall'industria farmaceutica.
Le strategie promozionali utilizzate per vendere le malattie sono tante, ma il fattore che le accomuna e' la promozione della paura. La paura dell'infarto e' stata sfruttata per vendere alle donne l'idea che la menopausa sia una malattia per la quale e' necessaria una terapia ormonale sostitutiva. La paura del suicidio tra i giovani viene usata per vendere ai genitori l'idea che persino una lieve depressione debba venire curata con farmaci potenti. La paura di una morte prematura viene utilizzata per vendere il colesterolo alto come un qualcosa che richieda automaticamente la prescrizione di farmaci. Eppure, per ironia della sorte, a volte le medicine tanto pubblicizzate causano proprio il male che dovrebbero prevenire.
Una ormonoterapia prolungata accresce il rischio di infarti nelle donne, mentre sembra che gli antidepressivi aumentino le probabilita' di pensieri suicidi nei giovani. Almeno uno dei piu' venduti farmaci anticolesterolo e' stato ritirato dal mercato perche' aveva contribuito a causare dei decessi. In uno dei casi piu' orribili, un medicinale venduto come in grado di aiutare a risolvere dei banali problemi intestinali in alcune persone ha indotto costipazioni cosi' gravi da causarne la morte.
"Farmaci che ammalano" smaschera le tecniche promozionali piu' nuove nelle campagne stratificate dell'industria farmaceutica. Tecnica dopo tecnica, disturbo dopo disturbo, emerge uno schema, una formula per cambiare il modo in cui pensiamo alle malattie allo scopo di ampliare il mercato dei medicinali. Le malattie prese in esame qui non sono le uniche a venire ipervendute, tuttavia sono tra gli esempi piu' eclatanti, coinvolgenti e recenti che abbiamo a disposizione. Una volta acquisita dimestichezza con la formula e con i trucchi del mestiere, si inizia a scorgere ovunque in azione la magia nera della promozione delle malattie.
"Farmaci che ammalano" non si ripropone di screditare ulteriormente un'industria farmaceutica gia' molto denigrata o i suoi molti prodotti validi, ne' di diffamare le tante brave persone di saldi principi che lavorano all'interno di queste societa' gigantesche e che, come molti volonterosi ricercatori nel campo medico al di fuori, sono impegnati a trovare ed elaborare nuove terapie efficaci e sicure. L'obiettivo e' invece di svelare il modo in cui la macchina promozionale dell'industria farmaceutica stia trasformando una fetta troppo grande di vita normale in patologia medica, allo scopo di ampliare i mercati dei medicinali.
Come ogni indagine scientifica che si rispetti, questa opera di informazione deve essere intesa come parte di una conversazione ininterrotta che bisogna proseguire con amici, familiari e medici, con altri operatori della sanita', con colleghi di lavoro, funzionari sanitari e rappresentanti dei cittadini: una conversazione che mette in discussione la vendita di malattie sponsorizzata dalle case farmaceutiche ed esplora nuovi modi per definire e comprendere i problemi di salute. E' una conversazione che potrebbe trarre notevole beneficio dall'energia e dall'entusiasmo di una collaborazione del tutto nuova tra ricercatori indipendenti e patrocinatori dei diritti dei pazienti, il cui obiettivo principale e' promuovere un dibattito pubblico piu' razionale e informato sulla salute umana, e non vendere la paura allo scopo di vendere farmaci.