ilva

Giornalisti disonesti, economisti ubriachi, politici collusi…

Perché in Italia è così difficile che si parli della realtà? Sono sinceramente scandalizzato per il livello di servilismo e cecità dominante tra l’enorme pletora di gente che va in televisione a parlare.
Ma dove vivono? Non ho sentito quasi nessuno intervenire sulla questione dell’Ilva, per decenni. I media hanno bellamente censurato centinaia di comunicati sulla disastrosa situazione sanitaria di Taranto. Le associazioni di cittadini che si muovevano per difendere la salute e la legalità sono stati completamente ignorati. Adesso, grazie solo all’intervento della magistratura, finalmente i media si sono accorti di questa mattanza. Ma tra i signori dei media non ce n’è uno che si senta in dovere di spendere una parola di autocritica per questi 40 anni di silenzio peloso! Ora tutti questi scrivono tonnellate di parole sagge sull’Ilva, ma intanto continuano a tacere sulle altre piaghe ambientali nazionali.

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Taranto: la diossina e la disoccupazione uccidono

Credo che non ci sia situazione più tragica di quella di dover scegliere tra la salute e il lavoro. Tra dar da mangiare oggi ai figli e il rischio di vederli ammalati domani.
Terribile.
Indegno di una società civile che migliaia di famiglie siano sottoposte col ricatto a questa scelta mostruosa: lavoro in cambio di anni di vita.
Segno dell’inciviltà dei tempi.
L’azione della magistratura, che ha incriminato alcuni dirigenti e ex dirigenti dell’Ilva e ha sequestrato le acciaierie, dimostra che quel che ripetiamo da anni non era un’invenzione di ecologisti isterici.
I dati sui tumori e le morti causate della diossina emessa dagli impianti non lasciano dubbi sul disastro ambientale in corso.
Angelo Bonelli ex segretario dei Verdi Civici, a Taranto ha condotto una battaglia lunga e difficilissima contro il muro di gomma delle connivenze e ci dà la misura della devastazione: “A Taranto è caduta una quantità di diossina tre volte superiore a quella di Seveso… non si possono coltivare i terreni entro un raggio di 20 chilometri dall’area industriale. La diossina è entrata nel latte materno”.
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