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8 Marzo, Giornata internazionale della donna

8 Marzo, Giornata internazionale della donna

Quando ero ragazza, studente delle scuole superiori (e io ho frequentato una scuola tutta femminile, una roba da incubo) erano gli anni ’70.
L’8 marzo per noi era la giornata della mimosa, agli angoli delle strade c’erano persone che per poche lire vendevano rami interi messi in un secchio d’acqua. Ne compravo uno e poi un rametto alla volta regalavo la mimosa alle mie compagne e loro a me. A fine mattinata tutte o quasi avevamo un po’ di mimosa all’occhiello, nei capelli, dietro all’orecchio.
Poi la sera ci si ritrovava in tante donne a mangiare una pizza, o per chi come me era politicamente impegnata, si organizzavano incontri e “collettivi” sulla donna, eccetera, eccetera.
Per tutte o quasi la giornata della donna era un momento di allegria, ma anche di riflessione, di “confronto”, come dicevamo allora.
Poi negli anni la cosa è un po’ sfumata, o almeno mi sembra. Alle mimose si sono aggiunte le violette in confezione elegante e costosa e i fiori sono gli uomini che li regalano alle donne. Ai miei tempi (oddio, l’ho detta, non ci posso credere) non poteva accadere, pena l’insulto immediato al malcapitato. Eravamo un po’ integraliste, non c’è niente di male se un uomo regala la mimosa alle sue amiche, colleghe, alla fidanzata. E’ un omaggio al femminile, ci sta ed è bello. Ma negli anni ’70 il femminismo era un po’ feroce e tendevamo a esagerare. 
Ai miei tempi (sì, l’ho ripetuta pure) i locali non organizzavano gli spogliarelli maschili. Perché in fondo ci era chiaro che uguaglianza non significava fare le stesse idiozie degli uomini.
Poi, per carità, alcune iniziative erano noiosissime ma in quel panorama variegato c’era una donna che aveva capito che essere donne non significava dimenticare la propria femminilità, smettere di essere belle e spiritose, e quella donna si chiama Franca Rame.
Ed ecco che proprio per questo giorno, in cui vorrei che si ritornasse a celebrare la donna nella sua straordinaria diversità, Merci Dolci offre 5 Dvd + libri di Franca: Parliamo di donne, Grasso è bello, Tutta casa letto e chiesa, Sesso? Sì, grazie tanto per gradire con il 50% di sconto, cioè a 25 euro invece di 50.  E non finisce qui, se volete acquistarne solo uno eccolo a 5 euro.
Buon 8 marzo!
Gabriella

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Donne, come liberarle senza violenza dalla segregazione

In Bangladesh le donne non potevano maneggiare denaro, chiedere prestiti o possedere la terra a causa di un antico tabù pre-islamico incorporato successivamente nei precetti religiosi proposti dai mullah di quel Paese. Muhammad Yunus decise di impegnarsi per debellare la povertà e, avendo compreso che le stesse donne potevano vincere la guerra contro la miseria, decise di incentrare la sua attività sull’emancipazione femminile. Ma per raggiungere il suo obiettivo non organizzò campagne di informazione, raccolte di firme, proteste.

Yunus fondò una banca che prestava somme di denaro irrisorie  alle donne più povere del mondo (a partire da mezzo dollaro!). Nel suo meraviglioso romanzo autobiografico, Il banchiere dei poveri (Feltrinelli, 2013) racconta che il primo problema contro cui dovette scontrarsi fu che non poteva parlare direttamente alle donne perché anche questo era tabù. Il dialogo avveniva tramite ragazzini che facevano la spola tra due stanze: in una c’erano le donne, nell’altra Yunus. Siccome il sistema era ingestibile trovarono la mediazione di parlare stando nella stessa stanza separati da un telo. Un giorno questo telo cascò, le donne iniziarono a ridere nervosamente per lo scandalo che si era verificato e di lì in poi decisero di smettere di preoccuparsi di questi dettagli formali della fede. In seguito, divenne consuetudine parlare con un funzionario della banca dei poveri per le donne alla ricerca di un prestito.

Anni dopo, quando la banca raggiunse i due milioni di donne che avevano ottenuto un prestito…

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Storie di diplomatici

Valerie Ann Amos, ex ministro britannico, e' stata nominata in questi giorni sottosegretario delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari.
Nel 1997 e' stata la prima donna di colore a entrare a far parte della Camera dei Lord, ricoprendo il ruolo di presidente dell’organo legislativo.
Prende il posto di John Holmes (giuro!).
(Fonte: Misna.org, segnalata da Daniele)
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Quote rosa

Inizia il mandato presidenziale di Laura Chinchilla Miranda, il primo presidente donna del Costa Rica.
Nell'esecutivo altri 8 dicasteri sono stati affidati a donne.
Se non e' chiaro abbiamo un debole per questo Paese, l'unico al mondo a non avere, per legge, un esercito.
E' in una fase particolarmente rosa anche la Corte Suprema degli Stati Uniti: con la recente elezione a giudice di Elena Kagan sale a tre su otto il numero di giudici donne.
(Fonte: Misna.org, Ansa.it, segnalata da Daniele)

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Donne giudici in Egitto

Secondo quanto riporta Peacereporter.net, l'Alta Corte costituzionale egiziana ha approvato l'inclusione dei giudici donna nel Consiglio di Stato.
Giusto un mese fa lo stesso Consiglio si era pronunciato in modo contrario, ma l'Alta Corte ha stabilito la sua non competenza sull'argomento, che riguarda invece il Comitato Amministrativo.
Quest'ultimo si riunira' il 22 marzo.

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Quote rosa indiane

La Camera alta del Parlamento indiano ha approvato il Women Reservation's Bill, una legge che garantisce alle donne il 30% dei seggi nel Parlamento nazionale e nel Parlamento degli Stati dell'unione.
Per l'entrata in vigore ufficiale serve ora il voto favorevole della Camera bassa.
(Fonte: Peacereporter.net)


Occupazione femminile

Secondo i dati resi noti dalla Cgil Medici in occasione della Festa della Donna, dal 2005 al 2008 la presenza di donne nel Servizio Sanitario nazionale e' aumentata dal 30% al 35%. Attualmente e' donna un medico su tre mentre solo una su dieci arriva al ruolo di dirigente medico (primario).
Anche le Poste Italiane meritano una citazione: complessivamente le donne assunte sono 77mila, il 52%.
I direttori donna sono il 59% e dirigono 7.018 uffici su un totale di 14 mila.
(Fonte: Nonsolobotte)

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