acqua

Jacopo Fo EcoShots: video corso sulle ecotecnologie (comico ma veritiero): LO SCIACQUONE RISPARMIOSO

Chi la fa, tiri l'acqua! Ma nel modo giusto... oggi è possibile risparmiare acqua anche in bagno. Doppia vaschetta, acqua di raccolta e trucchi artigianali.

Vuoi acquistare online un pratico e semplice riduttore per lo sciacquone del Wc? CLICCA QUI

 


Vicopisano 1 – Uliveto 0

VicopisanoUna sentenza del Consiglio di Stato ha finalmente chiuso la battaglia legale iniziata nel 2011 tra il Comune di Vicopisano, 8.500 anime in provincia di Pisa e la Uliveto, che in zona ha una concessione per prelevare acqua da imbottigliare.
In base a una legge regionale del 2009 il Comune decide di imporre alla Uliveto un canone di 1,70 euro al metro cubo d'acqua imbottigliata ma l'azienda si rifiuta di pagare (circa mezzo milione di euro all'anno). Presenta ricorso al Tar e perde, arriva al Consiglio di Stato e perde.
Il canone di concessione imposto dal Comune è legittimo e corretto.
Nel 2011 in Italia sono stati imbottigliati 12,3 miliardi di litri di acqua minerale per un giro di affari di 2,25 miliardi di euro.
(Fonte: Ecquologia)
Basta con la follia dell'acqua minerale in bottiglia! Un semplice filtro e bevi l'acqua del rubinetto

LEGGI QUI LE ALTRE BUONE NOTIZIE DI CACAO


Appello di Pietro Laureano ai Governi per la lotta alla desertificazione

Pietro Laureano

Cambiamento climatico, siccità, desertificazione: un manifesto per una nuova cultura dell’acqua

LE DIECI REGOLE PER I GOVERNI

1. Non fornire acqua potabile all’agricoltura
2. Dare alle abitazioni la quantità necessaria di ottima acqua bevibile e acque di minore potabilità per usi sanitari.
3. Fornire a tutti gli organismi l’acqua necessaria alla vita e rendere costosi gli sprechi.
4. Cambiare le abitudini di uso e consumo dell’acqua e per questo vietare la pubblicità delle acque minerali.
5. Rendere autosufficienti gli edifici tramite sistemi di raccolta dell’acqua piovana e il riciclaggio
6. Rendere autosufficiente l’agricoltura incentivando pratiche di raccolta di acque di superficie, tecniche drenanti e il riciclo
7. Bloccare la costruzione di grandi dighe e incentivare una politica di microbacini
8. Riaprire i grandi invasi idroelettrici e lasciare scorrere l’acqua negli alvei dei fiumi
9. Applicare tecniche tradizionali per la manutenzione dei ghiacciai e abolire gli innevamenti artificiali
10. Applicare un’urbanistica tridimensionale basata sul ciclo dell’acqua – atmosfera, suolo, sottosuolo - e adattare le città ai cambiamenti climatici attraverso tetti–giardino, sistemi di raccolta in superficie e fasce drenanti di alimentazione delle falde sotterranee.

CONTINUA A LEGGERE CLICCA QUI


Abbiamo completato il “Piano Strategico dell’Acqua”!

Pietro LaureanoScusate il nome altisonante… Ma è proprio un piano strategico e risolve i problemi idrici non solo dell’Ecovillaggio Solare ma anche di Alcatraz. Visto che c’eravamo abbiamo fatto le cose in grande realizzando un progetto integrato che permetterà di avere una notevole sicurezza idrica e meno costi per la Cooperativa Ecovillaggio Solare.

Si tratta di un sistema composito, non ci affidiamo a una sola fonte d’acqua.
Innanzi tutto, attualmente esiste: una fonte presso Borgo Mulino, con un impianto di potabilizzazione e una potenza, in agosto, superiore ai 10 metri cubi al giorno. Poi ci sono i 4 laghetti lungo il fosso adiacente l’impianto. Un quinto laghetto è l’invaso che riforniva il Mulino (che andrà ripulito dalla vegetazione e impermeabilizzato).
Un sesto laghetto con relativa fonte (della quale dovremo verificare la portata) è vicino a Borgo Laghetto.
Inoltre, abbiamo restaurato l’antica briglia che sbarra il torrente Resina e che forniva acqua all’invaso del Mulino.
La portata in metri cubi dell’insieme di questi 7 invasi non è stata ancora calcolata esattamente ma supera i 400 metri cubi.
C’è poi il pozzo di Galeto, del quale dovremo verificare la portata, dopo averlo liberato dai detriti.
Stesso discorso per la fonte al di sopra dei lavatoi di Capuzzola (c’è un’antica cisterna).
Inoltre, abbiamo individuato tre diversi siti, sempre vicino al Mulino, lungo il Resina, dove scavare un pozzo a un centinaio di metri di profondità. Stiamo predisponendo un test. Difficile dire quale portata potrebbe avere un pozzo così profondo… Ma potrebbe essere un’utile integrazione quotidiana delle riserve di acqua.
Pietro Laureano, consulente Onu per i sistemi idrici, ha poi presentato all’UE un progetto che prevede, tra l’altro, la costruzione nell’Ecovilaggio di una galleria di captazione a scopo dimostrativo che è un tunnel sotterraneo di tipo di tipo orizzontale capace di produrre acqua (in uso nelle oasi del Sahara, ma anche in Sicilia, noto come foggara).

CONTINUA CLICCA QUI


La Settimana virtuale dell'acqua

Giornata mondiale dell'acqua 22 marzo 2012

Giovedì 22 marzo sarà la Giornata mondiale dell'acqua e quest'anno vogliamo celebrarla regalando risparmio idrico. Per tutta la settimana, fino a domenica 26, CommercioEtico.it regala 5 riduttori di flusso per rubinetti a chi fa un ordine qualsiasi sul nostro sito.
E non finisce qui! 
Su tutti i prodotti della categoria Acqua: riduttori di flusso per rubinetti, docce e wc, filtro per l'acqua del rubinetto, cartucce  di ricambio  il 10% di sconto!


Oggi è...

OceanoSi celebra oggi la Giornata mondiale degli Oceani. Coprono il 70% della superficie terrestre, producono oltre il 50% dell’ossigeno nell’atmosfera, ospitano l’80% della biodiversità e il 50% della popolazione mondiale (abitanti delle zone costiere).
Negli ultimi tre anni l’estensione delle aree marine protette è più che raddoppiata: siamo all'1,42% del totale!!!
(Fonte: Greenews.info)


Acqua bell'acqua: Bumba

di Roberto Piumini

Acqua, bell'acqua 10 storie sul bene piu' preziosoNon proprio all'Equatore, un po' più su,
nell'Africa che cuoce al solleone,
viveva, in un villaggio, una tribù
di trentasette o trantasei persone:
il numero preciso non si sa
ma il nome sì, ed era Ihuallà.

In quelle terre, come tutti sanno
l'acqua è davvero scarsa, quasi assente,
e gli Ihuallà, per quasi tutto l'anno
mandavano lontano, a una sorgente,
le donne e i bambini con un vaso,
per riportarlo indietro, pieno raso.

Quando erano più piccoli, i bambini
andavano soltanto con le donne
senza portare il vaso, attaccati alle gonne,
ma, appena cresciuti, anche a loro,
era affidato un vaso, e quel lavoro.

C'era un bambino, fra gli Ihuallà,
che si chiamava Bumba, piccolino,
più piccolo degli altri alla sua età,
allegro, svelto, col cervello fino.
E insieme alla mamma, e all'altra gente,
andava avanti e indietro alla sorgente.

Quando fu un po' cresciuto, ma non tanto,
perchè era un po' corto di statura,
mentre le donne facevano un canto,
mise il suo vaso in testa, con bravura,
e si accodò alla fila della gente
che andava a prendere acqua alla sorgente.

E vanno per la via della savana,
in fila nera, donne e bambini,
e c'è una leonessa, là lontana,
ma non c'è rischio che si avvicini,
perché ha già mangiato una gazzella
e adesso è lì a fare la pennichella.

E poi le donne lanciano, ogni tanto,
un verso corto, acuto, un mezzo strillo.
Qualcosa a metà fra grido e canto,
che nel silenzio strilla come squillo,
e la leonessa sta molto lontana,
perché ha paura della voce umana.

Alla sorgente riempiono i vasi,
li mettono in testa, e attentamente,
tenendoli ben fermi, pieni rasi,
al suono di canzoni lunghe e lente,
che alla fatica danno un po' di coraggio,
riprendono la strada del villaggio.

Bumba, che ha le gambe un poco corte,
col suo vaso pieno sulla testa,
e fra i compagni è quello meno forte,
cammina un po' in coda, e indietro resta,
però si impegna molto nel cammino,
così è staccato, ma solo un pochino.

Ed ecco che, sul bordo del sentiero,
vede seduto un vecchio, con un cane:
il vecchio è color nero, proprio nero,
mentre la bestia è bianca come il pane,
e sta per terra, tutta abbandonata,
sembra che stia morendo, disgraziata.

“Puoi dare un po' d'acqua a questo cane?”
chiede il vecchio, tendendo la mano.
“Non beve quasi da due settimane,
e noi veniamo da molto lontano!”.
Bumba non sa che fare, non lo sa:
poi posa il vaso, e un terzo gliene dà.

Col vaso più leggero, il bambino
va più veloce, marcia che è un piacere,
ecco che alla fila è più vicino,
ma poi rallenta, per non far vedere
che nel suo vaso l'acqua è un po' di meno:
rimane un poco indietro sul terreno.

Ed ecco, vede ancora il vecchino,
seduto accanto a un cespuglio morente,
e c'è il cane che dorme lì vicino,
e il vecchietto dice, quietamente,
“Hai da bere per questo cespuglio?
Non ha bevuto in maggio, giugno e luglio”.

Bumba non sa che fare, non lo sa,
perché già manca un terzo del suo vaso,
ma poi un altro terzo gliene dà,
e si rimette in marcia. E guarda caso,
per quanto il vaso sia meno pesante,
dal gruppo resta ancora più distante.

Ed ecco, poco dopo, quel vecchietto,
e come sia già lì, non mi chiedete,
che guarda Bumba e gli dice schietto:
“Hai un po' d'acqua? Io ho tanta sete”:
Bumba non sa che fare, non lo sa,
poi prende il vaso, e tutta gliela dà.

Prima va svelto, poi più lentamente
si ferma a ragionare, se per caso
debba tornare indietro, alla sorgente,
per riempire ancora il suo vaso.
Andare solo? No, non ha il coraggio,
così continua, e arriva al villaggio.

Le donne e i bambini, più avanti,
stanno vuotando i vasi in una giara,
da cui prendono acqua tutti quanti
sotto il controllo del vecchio Wakara,
lui la distribuisce giustamente
perché ne abbia un po' tutta la gente.

Quando arriva Bumba, il vecchio vede
che il vaso è vuoto, e si arrabbia molto,
gli punta il dito in faccia e gli chiede:
“Dove hai perso l'acqua, bimbo stolto?”.
Bumba racconta quel che è capitato,
tutto il villaggio ascolta, arrabbiato

“Che hai fatto?” grida alla fine Wakara.
“non sai che l'acqua è per la tribù?
E' troppo preziosa, è troppo rara,
per darla in giro, come hai fatto tu!”.
Da tutta la la tribù il coro sale:
“Ahi, Bumba, Bumba, hai fatto molto male!”

Bumba, che ha le lacrime sul naso,
non sa che fare, sotto quegli sguardi
Dice: “Ritorno là, a riempire il vaso...”.
Wakara dice: “No, è troppo tardi!
Se vai da solo, là nella savana
la leonessa ti vede e ti sbrana!”.

Ed ecco che, in silenzio, lì vicino
senza che lo si sia visto arrivare,
si fa vedere quel nero vecchino,
col cane bianco, e comincia a parlare:
“Poiché il bambino mi disse di sì,
farò venire l'acqua, proprio qui”.

La gente ride, ma il vecchietto fa
una carezza al cane, lungo il pelo,
e poi gli dice dolcemente: “Va!”
e il cane si solleva e vola in cielo:
non ha le ali, ma corre per l'aria
a una velocità straordinaria.

Ed ecco, è già arrivato là lontano,
dove una nuvoletta fa il suo viaggio,
le gira attorno, abbaia, e piano piano
la nuvola ritorna sul villaggio,
poi ci si ferma sopra, mentre il cane
già vola verso nuvole lontane.

E lentamente, unendosi lassù,
la nuvola diventa grande e scura,
e poi comincia a venire giù,
sopra il villaggio, pioggia fresca e pura,
e la tribù si bagna, beve e sguazza,
la giara è colma, e l'allegria è pazza.

Dopo la pioggia, il vecchietto fa:
“Vado. Bumba, ti lascio questo cane,
è tuo, e quando c'è la siccità,
radunerà le nuvole lontane”.
E poi scompare lungo il sentiero
dentro la notte nera, nero nero.

E così fu, e la sete del villaggio
non fu mai più terribile e mortale
e Bumba è diventato un uomo saggio
che dà l'acqua a ciascuno, giusta, uguale,
e quando c'è la brutta siccità,
fa una carezza al cane, e dice: “Va!”.

(Tratta dal libro Acqua bell'acqua, 10 storie sul bene più prezioso. Per acquistare online il libro clicca qui.)


H2Oro - L'acqua, un diritto dell'umanità. Finalmente disponibile in DVD e libro.

Per acquistare il libro+dvd clicca qui

H2Oro - L'acqua, un diritto dell'umanitàDa un progetto di Fabrizio De Giovanni e Maria Chiara Di Marco nasce questo spettacolo di teatro-documento per sostenere il diritto all'acqua per tutti, per riflettere sui paradossi e gli sprechi del "Bel Paese", per passare dalla presa di coscienza a nuovi comportamenti. L'acqua non deve diventare "l'oro blu" del XXI secolo, dopo che il petrolio è stato "l'oro nero" del secolo XX. L'acqua deve invece essere considerata come bene comune, patrimonio dell'umanità. L'accesso all'acqua potabile è un diritto umano e sociale imprescrittibile, che deve essere garantito a tutti gli esseri umani. Perché questo avvenga bisogna sottrarre l'acqua alla logica del mercato e ricollocarla nell'area dei beni comuni, alla cui tavola devono potersi sedere tutti gli abitanti della Terra con pari diritti, comprese le generazioni future. Attraverso una documentazione rigorosa si affrontano i temi della privatizzazione dell'acqua, delle multinazionali, del contratto mondiale dell'acqua, delle guerre dell'acqua e delle dighe, degli sprechi e dei paradossi nella gestione dell'acqua in Italia, del cosa fare noi-qui-ora, della necessità di contrastare e invertire l'indirizzo di mercificazione e privatizzazione. Uno spettacolo per affermare che un altro mondo è possibile, non all'insegna del denaro, ma della dignità umana.
Il progetto nasce in modo travagliato. E' Fabrizio De Giovanni - scuola di Dario Fo e Franca Rame nonché protagonista di H2Oro - ad abbozzare l'idea dello spettacolo. "Ogni qualvolta ci siamo scontrati con i diritti umani questi, in qualche modo, erano e sono connessi all'acqua", ha dichiarato in una recente intervista. E sono proprio le connessioni tra diritti umani e crisi idrica che lo spingono a documentarsi verso la fine degli anni Novanta facendogli scoprire un mondo parallelo, fatto di quelle che definisce assurdità e negazioni di un bene fondamentale. "E' pazzesco! Lo sapevate che i parametri di qualità per l'acqua potabile sono più restrittivi di quelli previsti per l'acqua in bottiglia? O che con 1 euro le multinazionali acquistano 100 mila litri d'acqua potabile che poi rivendono in bottiglia a un prezzo enorme?", denuncia anche fuori dal teatro. Il materiale è mastodontico, il tema scomodo, ma dopo anni di tentativi la Compagnia, con la decisiva collaborazione della scenografa Maria Chiara di Marco, riesce a dar forma allo spettacolo.
De Giovanni porta, così, in scena un monologo di quasi due ore intervallato sapientemente dai filmati di Dario Barezzi e dalle testimonianze scritte di giornalisti, studiosi e premi Nobel sulla carenza dell'acqua e sulla speculazione dell'imbottigliamento delle risorse idriche. E' questo, infatti, uno dei temi centrali della pièce che punta il dito contro la privatizzazione delle acque potabili da parte delle multinazionali e contro l'Italia, prima consumatrice al mondo - anche prima degli Stati Uniti - di acqua in bottiglia. Esilaranti le interviste alle persone comuni che dichiarano di bere "acqua normale" - cioè in bottiglia - anziché "strana" come quella del rubinetto. Come ilare è il tentativo del protagonista di capire cosa debba fare per ottenere l'analisi dell'acqua che beve: un'odissea infinita fatta di rimpalli tra uffici comunali, asl e telefoni chiusi in faccia .
Il messaggio è chiaro: bevete acqua del rubinetto. A provarne l'assoluta sicurezza sono dati scientifici e studi che, con un colossale lavoro di ricerca, De Giovanni ha saputo raccogliere e sistematizzare. Da Giuseppe Altamore a Riccardo Petrella - studioso della "petrolizzazione" dell'acqua - le fonti si dimostrano eccellenti e trasformano H2Oro in una vera e propria inchiesta dall'alto contenuto informativo ma dai toni scomodi. Talmente scomodi da renderne invisa la replica nei principali teatri italiani. Fatta eccezione per Milano e Firenze, dopo ben 122 spettacoli e una targa d'argento rilasciata da Carlo Azeglio Ciampi, H2Oro non riesce ad approdare a Roma. "Teatri pieni", pare abbia risposto l'assessorato alla cultura della capitale. In realtà "rischiamo denunce e querele ad ogni spettacolo ormai", dichiara De Giovanni alla platea alla fine della replica dello scorso 6 ottobre proprio a Firenze, mentre distribuisce etichette auto-prodotte da incollare sulle bottiglie di plastica. Il marchio recita "Acqua S.Rubinetto - L'acqua che non pesa sulla spesa" ed è il modo più efficace, secondo Itineraria, per riuscire a bere acqua potabile dando uno smacco alle multinazionali. H2Oro è allora un piccolo grande terremoto che si inserisce in quella battaglia coraggiosamente condotta già da padre Alex Zanotelli. Perché l'acqua è un bene fondamentale, non una merce.
(Articolo tratto da Peacereporter.net)
 

Un palcoscenico sull'acqua
Uno spettacolo racconta i problemi legati allo sfruttamento dell'acqua
di Dolores Carnemolla

Fabrizio De GiovanniLa scena è nuda: un leggìo da una parte, uno sgabello dall'altra, al centro uno schermo, dapprima spento. Poi si accendono immagini di battaglie prese in prestito dal cinema: conflitti dall'età della pietra ai nostri giorni. Un uomo sale sul palcoscenico rivolgendosi agli spettatori: senza preamboli comincia a parlare dei problemi relativi alla scarsità dell'acqua, di questioni che hanno generato aspre ostilità a causa dell'oro blu. E' un attore? Non sembra stia "recitando": il suo tono, benché impostato, è di una autenticità disarmante. L'argomento che sta esponendo è cosa di tutti i giorni, quello che dovrebbe essere un monologo è in realtà l'inizio di un dialogo tra la sua voce che ci informa sui fatti e le coscienze di chi sta ad ascoltare. Così comincia "H2Oro - L'acqua, un diritto dell'umanità": produzione dell'Associazione Culturale e Teatrale Itineraria. La forma è quella del teatro-documento, lo scopo è quello di rendere consapevole la società civile del fatto che l'acqua è un bene comune e averne accesso è un diritto fondamentale. Fabrizio De Giovanni è, con Lorella De Luca, autore-attore di questo spettacolo scritto con la collaborazione di Ercole Onagro. La rappresentazione si avvale di linguaggi e contributi diversi (letture di documenti, video) ben amalgamati dalla regia di Emiliano Viscardi e dall'apparato scenico di Maria Chiara Di Marco. Come si apprende dal libro di Vandana Shiva, "Le guerre dell'acqua" (Fabrizio De Giovanni ne legge qualche passo significativo) l'acqua è insufficiente in Israele, India, Cina, Bolivia, Canada, Messico, Ghana e Stati Uniti e le guerre dell'acqua non sono un evento del futuro: sono già in atto veri e propri conflitti in ogni società. Che si tratti del Punjab o della Palestina, spesso la violenza politica nasce dalla competizione per appropriarsi delle scarse e vitali risorse idriche. Molti di questi conflitti politici sono celati: chi controlla il potere maschera le guerre dell'acqua, facendole apparire come scontri etnici o religiosi. Ogni giorno 30.000 persone muoiono per cause connesse alla scarsità di acqua o alla sua cattiva qualità o igiene. La Comunità Internazionale continua a rifiutare il concetto che l'acqua è un diritto di tutti, preferendo trattarla come un bene economico, soggetto alle leggi del mercato e accessibile solo a chi può permetterselo. Il programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite ha dimostrato che l'obiettivo di rendere accessibile l'acqua all'intera umanità è economicamente realizzabile. Non sono le tecnologie né le risorse che mancano, dipende dalla volontà di chi compie scelte politiche ed economiche: negando ai poveri l'accesso all'acqua, privatizzandone la distribuzione e inquinando pozzi e fiumi. La pretesa di vendere l'acqua è pari a quella di vendere l'aria: rivendicare il diritto alla disponibilità di acqua potabile significa difendere il diritto di vivere per tutti gli esseri viventi. In 70 minuti di spettacolo si apprendono tante scomode verità, ma anche indicazioni utili a capire il problema e quindi ad assumere gli atteggiamenti giusti, anche nelle abitudini quotidiane: rifiutare, ad esempio, il ricatto delle pubblicità che inducono all'acquisto dell'acqua in bottiglia o evitare gli sprechi giorno dopo giorno. L'invito di H2Oro è quello di collaborare insieme per creare "democrazie dell'acqua".
Come scrive Vandana Shiva, "se costruiamo la democrazia, costruiamo la pace".
(Articolo tratto da http://www.vitatrentina.it/)

 

Per acquistare il libro+dvd clicca qui


La Casta dell'acqua

La Casta dell'acquaAbbiamo deciso di riproporre questo libro di Giuseppe Marino, un nome un destino, perché l'argomento è di grande attualità. Il 12 e il 13 giugno oltre a votare Sì per dire No all'energia nucleare saremo chiamati anche a votare Sì per dire No alla privatizzazione dell'acqua e dei servizi idrici nazionali.
Quella per l'acqua, l'oro blu come viene chiamato, è probabilmente una delle battaglie più importanti che ci ritroviamo a dover combattere. Non possiamo lasciare l'acqua in mano ad aziende private che hanno il solo obiettivo di generare profitti, fatturato, soldi.
L'acqua non può essere privata perché ognuno di noi è composto al 70% di acqua e perché senza di essa si muore!
Di seguito vi proponiamo un estratto dal capitolo 16. Il libro può essere acquistato direttamente online cliccando qui, ve lo spediamo in due/tre giorni, così riuscite a leggerlo in tempo...

La sfida dell'acqua del sindaco

Non farà plin plin, ma “chi non le beve tutte, beve l'acqua del rubinetto”,  come recitava un cartellone affisso sugli autobus di Firenze nel 2005. Il duello a colpi di spot è iniziato già da qualche anno, gli acquedotti sfidano lo strapotere della minerale: il primo cittadino di Venezia, Massimo Cacciari, ha messo la sua faccia barbuta in un manifesto nel quale si versa un bel bicchiere da una brocca sopra lo slogan, a dire il vero non proprio campione d'originalità, “Anch'io bevo l'acqua del sindaco”. Decisamente più innovativa, invece, l'idea di regalare a tutti i veneziani una brocca per gustare il prezioso liquido. A Genova sono arrivati addirittura a dare un nome al liquido distribuito dall'acquedotto locale: “Acqua San Giorgio” si chiama, e ne pubblicizzano le caratteristiche. A Roma, dopo 250 milioni di prelievi, si è deciso di rendere pubblica la “carta d'identità dell'acqua” per mostrarne ai cittadini l'elevata qualità. E Altraeconomia ha lanciato un'apposita campagna, battezzata “Imbrocchiamola”. Seicento ristoranti e locali vari hanno aderito all'iniziativa e servono caraffe d'acqua pubblica, senza storcere il naso come avviene in tanti bar. Un modo per valorizzare l'oro blu che sgorga dal rubinetto a un prezzo pari a un millesimo di quello delle acque minerali in bottiglia. Che però continuano a conquistare gli italiani : dev'essere tutta colpa di quel vecchio spot dell'anticalcare in cui si vede un idraulico che estrae la serpentina della lavatrice e la mostra a un'inquieta casalinga. Un primo piano dell'attrezzo lo inquadra orridamente incrostato a causa della “durezza” dell'acqua corrente, ossia il suo contenuto di calcare. Sarà forse così, vedendo quella serpentina appesantita da stalattiti bianche, che è nata la diffidenza verso il nostro rubinetto di casa.
In realtà, gli esperti spiegano unanimi che il calcio disciolto nell'acqua, che pure danneggia gli elettrodomestici, per il nostro organismo non è affatto un problema. Al contrario, l'associazione Altroconsumo ha realizzato una campagna a favore dell'acqua di casa invitandoci a “non restare imbottigliati”. Ha analizzato le acque di 35 città italiane, concludendo che è sicura per la salute e ottima da bere ovunque (fa eccezione la sola Reggio Calabria). “Studi recenti”, spiega Claudia Chiozzotto, responsabile dei controlli sull'acqua per Altroconsumo “dimostrano che le acque leggere, come quelle scandinave, potrebbero favorire la comparsa di malattie cardiovascolari”.
Le fa eco la nutrizionista Evelina Flachi, intervistata dal Giornale: “Le acqua del territorio nazionale”, spiega, “vengono regolarmente controllate. E sono sicure. Ci sono livelli che per legge vanno rispettati, quindi i consumatori possono stare tranquilli. L'acqua del rubinetto può competere con quelle in bottiglia.”
In sostanza, dicono le analisi, in quasi tutta Italia disponiamo, in casa, di una vera e propria fonte d'acqua oligominerale: con la giusta dose di calcio, povera di sodio quanto quelle “con una povera particella sperduta”, a “zero calorie” come quelle pubblicizzate per le diete e soprattutto, controllata in continuazione dalle aziende sanitarie locali. Il paradosso è che nel nostro paese l'acqua minerale e l'acqua del sindaco sono regolate da legge, regolamenti e parametri chimici diversi. In origine, infatti, l'acqua minerale era stata intesa dal legislatore come destinata esclusivamente a usi terapeutici – dunque, a persone che necessitano di diete particolari.
Molte acque minerali, se rapportate ai parametri previsti dalle normative che regolano il liquido che esce dai nostri rubinetti di casa, sarebbero classificate come “non potabili”.
“In Piemonte” spiega Giuseppe Altamore, in Acqua Spa, “imbottigliano un'acqua con un residuo fisso di circa 20 milligrammi/litro. Bene, nessun acquedotto distribuisce un'acqua così povera di sali, perché ritenuta 'poco potabile'. Raramente un acquedotto fornisce un'acqua con un residuo fisso al di sotto dei 100 mg/lt. Ma i venditori di minerale riescono a trasformare un difetto in un pregio”.

 

Acquista il libro


In occasione della Giornata mondiale dell'Acqua

Filtro a Struttura Composita  per il trattamento delle acque potabili del rubinettoLa Coldiretti ha reso noto un dato statistico interessante: in Italia ogni famiglia spende mediamente 19,71 euro al mese per l'acqua minerale in bottiglia, 236,52 euro all'anno. Nel 2008 siamo arrivati a spendere 254 euro!
Come diciamo da anni, una vera e propria follia. Bevete acqua del rubinetto!!! E' costantemente controllata, non è ancora in mano a multinazionali che lucrano sul vostro diritto di bere e poi, perbacco!, costa mille volte meno!!! (Un litro di acqua in bottiglia costa dai 0,80 a 1 euro, quanto mille litri di acqua del rubinetto, fonte: Wikipedia)
Se la vostra acqua del rubinetto ha un cattivo sapore è a causa del cloro che viene utilizzato per depurarla e di quanto si deposita durante il tragitto nelle tubazioni. C'è una soluzione anche per questo. Clicca qui