La Rivoluzione Pigra - Romanzo di Jacopo Fo - INDICE

LA RIVOLUZIONE PIGRA

Inizia la pubblicazione a puntate del manuale definitivo dello Yoga Demenziale.
Il testo che mette a tua disposizione tutte le nuove scoperte sulle trappole della mente, le illusioni mentali e i qui pro quo esistenziali.
Se mai ho scritto qualche cosa che ti ha interessato sappi che questo libro e' per me il punto di arrivo di 30 anni di esperienze disastrose alla ricerca del senso della vita. Che peraltro non ho trovato anche se ogni tanto l'ho incrociato, di notte, mentre correva nudo lungo la superstrada. Quello che di certo posso dirti e' che, inspiegabilmente, aveva delle linee blu e bianche dipinte sul membro.
Ma non ho mai capito perche'.


Capitolo primo
Stai facendo una fatica boia per procurarti devastazioni permanenti.
Smettila.

C'e' qualche cosa che non funziona nel mondo contemporaneo.
Basta accendere la televisione per accorgersene: e' pieno di defunti che cercano di sembrare persone intelligenti.
La meta' del cibo prodotto ogni anno su questo pianeta viene buttata via e 10 milioni di persone ogni anno muoiono di fame. Molti di piu' muoiono perche' mangiano troppo.
Milioni di persone muoiono per la mancanza delle medicine piu' elementari e milioni di persone muoiono per troppe medicine.
Gli abitanti delle ricche citta' industriali spendono miliardi per comprare vestitini eleganti ai loro figli e poi, grazie a un modernissimo sistema di inquinamento urbano, gli fanno respirare l'equivalente di 11 sigarette al giorno, privandoli cosi' di almeno 6 anni di vita.
Ci si scanna, con decine di migliaia di morti ogni anno, per accaparrarsi le materie prime e i giacimenti di petrolio e poi non si fa quasi niente per recuperare queste materie prime riciclando. E non si realizza quasi nulla per risparmiare energia isolando le case e ottimizzando motori, lampadine e caldaie.
Milioni di bambini e di donne vengono ogni anni stuprati ma nelle scuole non si tengono corsi di educazione ai sentimenti, all'amore e al sesso.
Potremmo limitare enormemente il potere devastante del terrorismo, della criminalita' organizzata, dell'evasione fiscale e delle truffe finanziarie abolendo il segreto bancario e i paradisi fiscali ma non lo facciamo.
La nostra societa' e' un gioiello di demenza collettiva. (Patatine fritte su per il culo!)
La collettivita' umana non riesce neppure a esprimere una condanna unanime per la tortura. Non riesce a difendersi dal crimine. E almeno la meta' degli esseri umani fa ricorso massiccio ad alcool, sonniferi, eccitanti, droghe pesanti.
Insomma la situazione non e' ottimale. Per volerla dire tutta siamo un po' nella merda.



Capitolo secondo

Per fortuna gli stronzi di una volta non ci sono piu'

Sicuramente questo stato di cose ha ragioni antiche.
Ai tempi degli antichi romani per divertirsi andavano a vedere i leoni che mangiavano prigionieri inermi. E stuprare donne e bambini era considerato segno di buona educazione.
Sicuramente qualche cosa da allora e' migliorato.
Oggi l'umanita' e' giunta faticosamente a credere che non sia bello andare in giro con le teste dei nemici infilate nelle lance. E persino grandi criminali di guerra internazionali evitano di impalare i prigionieri davanti agli inviati del telegiornale.
E poi ci sono milioni di film d'amore che ci ripetono che i buoni sentimenti e i baci dati con passione sono la cosa piu' importante della vita insieme ai bambini che corrono felici sui prati. E credo sinceramente che la maggioranza dei viventi sul pianeta sia convinta che amarsi sia una cosa positiva.
Questa e' una novita' assoluta.
Non crediate che i crociati, dopo aver saccheggiato Gerusalemme e aver massacrato tutti gli abitanti, avessero una particolare sensibilita' per il Dolce Stil Novo. Facevano solo finta.
Ma c'e' un'altra novita' che ci consente di sognare un'impennata planetaria delle quotazioni amorose.
Da sempre l'essere umano ha potuto credersi intelligente. E persino i potenti potevano convincersi di possedere una certa quantita' di materia grigia interconnessa.
Difficilmente la gente comune ti dice che sei scemo se hai schierato gli arcieri a distanza di tiro.

La rivoluzione pigra
Oggi anche i buzzurri corazzati devono rendersi conto della loro stupidita'.
Al computer infatti la tua potenza di fuoco non interessa. Se schiacci il tasto DELETE cancella tutto.
Non so se cogli la grandezza della situazione.
Una macchina che tutti desiderano, si dedica sadicamente, e a tempo pieno, a dimostrare agli umani i confini della loro misera intelligenza.
E' un processo culturale epocale e a volte violento: il 20% dei pc vengono devastati dai loro proprietari che si mettono a torturarli a martellate per ottenere la restituzione dei documenti inavvertitamente distrutti.
Da questo processo epocale trae origine un nuovo approccio alle questioni sociali e esistenziali che vede all'origine di tutti i terreni disastri un errore nel nostro modo di pensare. Un odiosissimo bug di programmazione. Cioe' un bruco vigliacco che si mangia i bit della tua intelligenza e ti rovina le frasi d'amore.


Capitolo terzo
Due cose che forse non ti hanno detto sulla felicita' (tutto e' estremamente interconnesso)

Forse ti stupira' scoprire che, mentre e' difficilissimo descrivere un solo comportamento che porti alla felicita', e' facilissimo raccontare cosa fanno le persone che NON arriveranno neanche lontanamente a uno stato minimo di benessere.
Dobbiamo questa scoperta a Milton Ericson ed e' particolarmente entusiasmante perche' riguarda un aspetto della nostra esistenza semplice da comprendere (e da modificare). Ericson ha guardato un'area dell'esperienza umana sulla quale, prima di lui, solo i poeti avevano mosso lo sguardo. Egli e' arrivato a descriverci una realta' che noi tutti conosciamo senza rendercene conto.
Vorrei che tu assaporassi questo momento. Sto per dirti una banalita' nascosta. E questo dovrebbe crearti una gradevole sensazione di ebbrezza come succede ogni volta che la mente prova stupore. 
E ora ti pongo la domanda che ha permesso a Ericson di sintetizzare la sua scoperta.
Cosa fai, la mattina, per prima cosa quando suona la sveglia?
Questa e' la domanda.
Sembra stupida, eh?
Preparati al piacere del tuffo rovesciato craniosacrale.
Qual e' stata la risposta mentale che hai dato istantaneamente a questa domanda?
Qualche cosa tipo: "Quando mi sveglio, mi alzo, vado in bagno..."
Ma la domanda, e qui sta il salto quantico, si riferisce proprio alla prima cosa che fai quando suona la sveglia.
La prima cosa che facciamo tutti: dobbiamo motivarci ad alzarci, a uscire dal letto.
E come lo facciamo?
C'e' qualche cosa di simile a una voce interiore che ci parla. Ci motiva.
"Alzati! Dai!"
Com'e' questa voce?
Le persone negative, pessimiste, depresse, sono spronate ad affrontare la vita da una voce, un'identita', incazzosa, ansiosa. "Alzati, senno' finirai nella merda!" E si alzano male dal letto. Sono gia' affaticate.
Le persone piu' positive e vitali invece sentono una voce piu' gentile, comprensiva: "Lo so che sei stanco, che ieri sera hai fatto tardi, pero' dai, ormai hai sentito la sveglia... Su... Ce la puoi fare... E poi vedrai che stasera sarai contento, perche' tu sei una persona meravigliosa, hai la luce dentro."
A questo punto non vorrei essere frainteso, quando parlo di voci non voglio dire che si sentono proprio le voci alla mattina quando ci si sveglia. Uso il termine "voce" per semplificare. Dentro di noi non avvengono esattamente delle discussioni "parlate" o almeno non sempre. In realta' e' difficile descrivere esattamente cosa succede quando prendiamo la decisione di alzarci. Possiamo dire che non ci sono delle vere e proprie voci ma solo due desideri o ipotesi che si scontrano. E lo scontro puo' avvenire attraverso il confronto tra immagini, paure, ansie, desideri, sensazioni. E tutto puo' essere anche estremamente confuso.
Quel che voglio dire e' che quando ci alziamo facciamo una scelta, a volte faticosa.
Ci sono persone che trovano la forza di alzarsi pensando alle cose belle che incontreranno nella giornata e persone che ottengono gli stessi risultati pensando a quel che potrebbe succedere di terribile se NON si alzano.
Questa differenza di atteggiamento e' uno degli elementi che ci permette di sapere se una persona vive mediamente bene o mediamente male.
Chi inizia la giornata minacciandosi non sta mai molto bene.
Quelli che si alzano allettandosi con prospettive gradevoli invece, a volte, riescono a essere soddisfatti della loro vita.
Insomma, alzarsi bene al mattino non da' la certezza della vittoria. Alzarsi male invece da' la certezza della sconfitta.
E non solo Ericson scopre che esistono queste voci interiori, scopre anche che le possiamo cambiarle in un modo straordinario: semplicemente rispondendo loro.
Se hai una voce stronza che ti minaccia con previsioni di tipo sodomitico sul tuo destino e' sufficiente che tu ti accorga che questa voce, questa tua identita' esiste e che dice cazzate. Per cambiarla poi basta che quando lei ti parla tu le rispondi: "Voce!?! Ma checcazzo fai? Checcazzo dici? Ma lo sai che cosi' mi crei l'ulcera, il mal di testa e le emorroidi deflagranti? Ma lo sai che esistono altre voci piu' efficienti di te che aiutano, incoraggiano, consigliano. Tu rompi i coglioni e basta. Te non sei una voce te sei una merda di ramarro!"
La voce a questo punto sta male fisicamente e capisce che la baldoria funerea e' finita.
E si adegua. E la mattina dopo ti sveglia con maggior tatto: "Scusa se ti disturbo... volevo dirti, senza che t'incazzi, che ha suonato la sveglia..."
E quando succede questo, la tua vita e' cambiata. Di poco ma e' cambiata in modo certo e permanente. E siccome ti svegli tutte le mattine e' un cambiamento che agisce nel tempo permettendoti di crescere in modo positivo.
Ora la questione e' se quanto ti ho detto finora per te ha un senso.
Ho cercato di spiegarmi chiaramente, ho raccontato un fatto molto semplice.
Se fino a questo punto siamo d'accordo ti do il benvenuto nel meraviglioso mondo della conoscenza delle discussioni interiori.
Che esistano, che quando si prende una decisione si conduca un dibattito tra diversi punti di vista tutti interni al nostro se', e' risaputo.
Ma l'umanita' non ha mai avuto il tempo di occuparsene con la dovuta attenzione.
Beh, a essere precisi non tutta l'Umanita', per alcuni meravigliosi popoli che vivono nelle piccole isole sperdute dell'Oceania questo discorso e' la base della comprensione dell'arte di vivere. Abbiamo molte identita' dentro. Ognuna e' brava in qualche cosa, si tratta di scoprire le capacita' di ciascuna e impiegarle al meglio. E bisogna imparare a coinvolgere tutte queste identita', accettarle. Anche la nostra identita' piu' stupida e' essenziale per il nostro benessere. Non dobbiamo disprezzarla. Alle feste riesce a far ridere tutti. Ha anche lei il suo scopo.
Compenetrarsi.
Accettarsi.
Far regnare la discussione aperta e la collaborazione dentro di se'. Sorridere a tutte le parti del proprio essere.
Le persone che non accettano una parte di se', che non parlano apertamente con se stessi hanno una vita molto dura, fanno meno sesso con gli altri, scoreggiano di piu' e campano meno.
Lo so che pensare di avere dentro un mezzo condominio di identita' schizzate puo' darti ansia perche' e' un chiaro sintomo di schizofrenia. Ma io credo che, entro certi limiti, con la schizofrenia sia necessario convivere. E' l'unica cosa che ci distingue veramente dalle scimmie.
A questo punto qualcuno sospettera' che il resto di questo libro si occupi di approfondire questo argomento. Assolutamente no. Questo non e' uno di quei libri scritti pensando che tu sia idiota e che tu abbia tempo da perdere. Lo so che hai un sacco di questioni urgentissime  e non ti faro' sprecare un solo minuto.
Questo non e' uno strafichissimo trattato universitario scritto da grandi professoroni che si fanno le pippe con le citazioni. Questo e' un fottuto bigino scritto da uno studente pluribocciato che e' riuscito a uscire vivo dall'inferno dei pazzi. E' scritto per chi non ha voglia di sentirsi ripetere le cose dodici volte.
Ogni pagina e' una sopravvissuta. Il tribunale della noia, quello che condanna a morte le sillabe inutili, non ha pieta'. Quindi se vuoi andare avanti a leggere lascia qui la grammatica e prendi il coltello d'assalto. Le idee che veramente ti servono dovrai strappartele coi denti.

Nota
Devo il titolo di questo libro alle discussioni con Enzo Baldoni. Abbiamo lavorato a lungo insieme cercando di raccontare questi ragionamenti su un modo diverso di affrontare i nodi della vita senza cedere alle fascinazioni dei maestri e dei guru, delle discipline autopunitive e noiose, delle teorie pompose e autoritarie.
Ma poi le nostre vite presero strade diverse...



Capitolo quarto

Appena ci si accorge che le nostre scelte e il nostro umore dipendono dal dialogo tra le nostre diverse identita' si acquisisce uno straordinario strumento per migliorare la propria vita. Ma prima di parlare di questo ti devo descrivere una mirabolante scoperta del dottor Richard Bandler che ha risposto in modo imprevedibile a un'altra domanda insignificante:
Come ricordi un bel ricordo?
Come rispondi a questa domanda?
Viene da prendere il ricordo e raccontarlo.
Ma la domanda e' COME ricordi non COSA ricordi.
Che significa?
Possiamo ricordare in un solo modo!
Sbagliato.
Anche qui non ci rendiamo conto di un aspetto minuscolo ma essenziale del modo di ricordare.
Quando ricordiamo e' come se rivedessimo frammenti del film di quanto e' accaduto.
E come in ogni film noi possiamo vedere la scena da diversi punti di vista.
Rivediamo la scena dai nostri occhi, in prima persona (in soggettiva direbbe un regista) oppure vediamo il ricordo come se fossimo al cinema, da fuori. Mi guardo mentre prendo dalle mani del preside la coppa del vincitore della gara di corsa.
Ed e' evidente che ricordare in prima persona, rivedere il film originale, dal punto di vista del vincente, e' molto piu' piacevole ed emozionante che rivederlo in terza persona, da spettatore della propria vita.
Essere l'interprete di se' stessi, in questo caso, e' meglio.
Tra quelli che si alzano male al mattino i piu' depressi sono coloro che non riescono a provare piacere ricordando gli episodi belli della loro vita perche' li ricordano in un modo che cancella le emozioni.
Al contrario chi si alza bene al mattino e poi ricorda con il massimo delle emozioni le esperienze migliori della sua vita vive mediamente molto meglio.
Seguendo questa pista possiamo perfino scoprire chi sono i super depressi tra i depressi depressi.
Sono coloro che quando ricordano un'esperienza veramente di merda si premurano di farlo utilizzando invece la visione soggettiva, cioe' rivedono il peggio dai propri occhi, allo scopo di riprovare le emozioni piu' sgradevoli con la definizione dell'home theater.
Non vogliono perdersi nessuna delle scioccanti sfumature cromatiche del proprio sangue e delle proprie carni lacerate.
Ed e' evidente che gli ottimisti piu' estremi ricordano i bei momenti in prima persona ma quelli fetenti li richiamano alla mente guadandoli da lontano come fossero proiettati sullo schermo di un cinema.
Bandler utilizzo' questa scoperta per alleviare la sofferenza di persone che avevano subito violenze.
Propose loro di giocare con i propri ricordi. Maneggiarli.
Provare a vedere lontani, in bianco e nero, senza audio quelli negativi e in prima persona, con odori, suoni, sensazioni e colori quelli positivi.
Appena si fa questo esperimento con un paio di ricordi belli e un paio di quelli brutti succede un fenomeno strabiliante. Il cervello capisce che e' meglio cosi' e si dedica a risistemare tutti i ricordi di conseguenza.
Basta questo perche' i tuoi incubi cambino comportamento.
Ovviamente non stai cancellando i tuoi ricordi negativi e neanche falsificandoli. Il nastro con sopra incisa la registrazione del tuo ricordo pessimo e' ancora li' nel tuo cervello, intatta. Quando vorrai tornare a dare un'occhiata a come si spezzavano le tue ossa non hai che da dare un ordine mentale. Questo gioco impedisce pero' che mentre stai tranquillamente facendo l'amore irrompa nel tuo schermo visivo una sequenza di ricordi deprimenti e angoscianti.
Ovviamente questo gioco non sara' sufficiente in caso di ricordi terribili. Bandler proponeva in questi casi di lavorare sul ricordo facendo andare avanti e indietro il film, accelerando la velocita', immaginando colonne sonore inappropriate...
Ma attenzione, il vero risultato di questi esperimenti mentali non consiste tanto nel disinnescare certi ricordi quanto nel riuscire a vedere che il nostro comportamento e la nostra vita sono in gran parte frutto dalla nostra capacita' di riconoscere e gestire queste dinamiche interiori.
Quel che cerco di dire e' che FARE QUALCHE COSA PER MIGLIORARE IL MODO DI RICORDARE e' di per se' un passo positivo. Non sei piu' vittima dei tuoi ricordi, fai qualche cosa. E per quanto questa azione possa sembrare insignificante e' capace di darti sollievo per il solo fatto che FAI QUALCHE COSA PER CONTRASTARE IL DOLORE (su questo tema torneremo tra poche pagine).
Inoltre e' importante comprendere l'importanza di queste micro-procedure (Bandler le chiamo' sub-modalita'). Attraverso questi comportamenti minimali noi determinano le premesse del nostro modo di essere. Sta in buona parte qui la nostra possibilita' di essere abbastanza soddisfatti della nostra vita.
Nessuno di quelli che ricordano in terza persona le esperienze positive riesce a godersi minimamente la vita: come fai a essere contento e ad avere speranze per il futuro se non ti ricordi niente di buono del tuo passato? Avrai l'idea che la tua vita sia sempre stata una merda e ti mancheranno le forze psicologiche per pensare di poterla cambiare.
Ma perche' sostengo che un aspetto cosi' microscopico della mia vita ha effetti cosi' potenti?
Non determinano maggiormente la mia esistenza la ricchezza, la cultura, la salute o la fortuna?
Certo tutti questi elementi sono importanti e hanno un influsso determinante sulle esistenze umane.
Se nasci in India e muori di fame a due mesi, avere una voce positiva nella testa non ti serve.
Ma oggi nel mondo ci sono almeno un miliardo di persone che hanno cibo in abbondanza, una casa, l'auto, il cellulare e non gli manca proprio niente. E buona parte di questo miliardo di persone sta pure bene di salute e non ha recentemente vissuto drammi strazianti. Eppure centinaia di milioni di queste persone, dotate di un livello di fortuna esaltante, vivono malissimo, sono depresse e demotivate.
E alla fin fine la loro vita non sboccia e niente va mai come potrebbe andare.
Possiamo affrontare questa situazione analizzando per anni il Grande Problema di ognuno, andare a cercare nel suo passato cause e giustificazioni, oppure possiamo limitarci a comprendere in modo essenziale l'origine storica del suo disagio e poi osservare che mentre il passato non lo posso cambiare posso smettere di compiere alcune azioni faticose che hanno il risultato certo di sabotare la mia vita in modo travolgente.
Ad esempio posso smettere di dedicarmi a rievocare continuamente tutti gli episodi piu' dolorosi del mio passato.
Io credo che la psicoanalisi sia molto utile nei primi sei mesi, spesso disastrosa dopo tale periodo.
Non sto dicendo che "se pensi positivo tutto ti andra' bene", non ho nessuna baccheta magica e anche a me capita di essere incazzato nero, depresso, musone o rissoso.
Pero' mi capita un po' meno. Ed e' meglio.

Spero che fino a qui tu condivida quel che sto scrivendo.
Ma io vorrei fare un passo ulteriore azzardandomi a dire che non solo ci si puo' rovinare l'umore ricordando bene solo gli eventi negativi, si puo' anche riuscire, usando sistemi analoghi a rovinarsi anche il matrimonio, far fallire la propria attivita' commerciale, minare il rapporto con i figli, con gli amici, con i parenti e con l'esercito degli Stati Uniti.
E tutto questo dovremmo evitarlo. Continuare a nuocere alla nostra esistenza e' negativo e molto faticoso.

Attraverso esperimenti apparentemente stravaganti si e' dimostrata la connessione tra l'insieme dei nostri atteggiamenti e le nostre capacita', le reazioni delle persone che incontriamo e il nostro grado di soddisfazione. Una serie di ricerche scientifiche e di indagini statistiche ha poi determinato che esprimere un insieme di atteggiamenti positivi non solo determina una maggior probabilita' di successo sociale ma anche una minor probabilita' di incorrere in gravi incidenti, disastri di varia natura, aggressioni e simili. Infine, da questi fattori dipende in buona parte la nostra salute fisica. Infatti, il nostro umore determina i segnali cerebrali che attraversano la spina dorsale e, passando per apposite sinapsi, influenzano l'efficienza del sistema immunitario.
E' ormai un fatto scientificamente appurato che dopo un bacio appassionato della durata di qualche minuto le tue difese immunitarie si verticalizzano!
Quindi il modo migliore di combattere le malattie e' baciare una persona che ami per dieci minuti, ogni giorno, e dedicarti a qualunque attivita' capace di metterti di buon umore.
Prima, quando ho scritto che chi non ha un dialogo interiore decente campa di meno e scoreggia di piu' non lo dicevo solo tanto per dire. E' proprio cosi'!
Semplicemente misurando quanto tempo e quanta passione metti nel baciarti puoi determinare con decenni di anticipo quante probabilita' avrai di essere felice, avere successo e vivere a lungo. Infatti le persone che ricordano in modo schifoso e si svegliano male al mattino sono le stesse che baciano poco e, sinceramente, un po' da schifo.
Ma come funziona tutto cio' lo vedremo in dettaglio nel prossimo capitolo.



Capitolo quinto

Suggestionami con un sorriso
Esperimenti sconcertanti sul rapporto tra mente, corpo, emozioni, godimento sessuale e successo professionale.

Alcuni comportamenti apparentemente privi di importanza sono essenziali.
Sperimentare che possiamo cambiare subito un piccolo aspetto della nostra vita (tipo come mi sveglio la mattina) puo' introdurci in un particolare sistema di pensiero. Un punto di vista nuovo che possiamo identificare chiaramente a partire da una domanda: il destino di una persona dipende dalle sue azioni?
Parrebbe ovvio rispondere in modo affermativo.
Ma riflettendoci sopra possiamo ricordarci che la gran parte di quel che accade e' fuori dal nostro controllo e quindi dipende piu' che altro dal fato. Innanzi tutto e' il fato che mi ha permesso di mangiare tutti i giorni fino ad oggi.
Un miliardo di persone non ci riesce per la sola sfortuna di essere nato povero in paesi miserabili.
E proprio perche' di fronte al destino puoi fare molto poco diventano importanti le intenzioni.
Per intenzione intendo quell'insieme di stato d'animo-desiderio-livello di speranza-autostima che determina la differenza di risultati di azioni simili compiute da persone diverse.
La storia di Caino e Abele e' una grande parabola in grado di spiegare esattamente come stanno le cose.
Abele pregava, anche Caino pregava. Ma Dio preferiva le preghiere di Abele. Abele parlava agli uccelli che lo ascoltavano felici. Anche Caino parlava agli uccelli ma i volatili fuggivano spaventati. Si dedicavano alle stesse azioni e ottenevano risultati opposti.
Non importa cosa fai ma come lo fai, diceva il saggio.

Le azioni sono solo una parte del modo nel quale cerchiamo di influenzare la realta'. Le intenzioni sono, in alcuni casi, piu' importanti.
Certamente se una persona sta annegando e' essenziale portarla fuori dall'acqua e farla respirare. In questo frangente l'intenzione che ti spinge ad agire e' irrilevante nel semplice conteggio vita/morte.
Ma se il mio matrimonio e' in crisi non ci sono molte azioni da compiere, e' necessario un passo di tipo mentale che ti permetta di ritrovare lo spirito giusto per parlare con il tuo amore, tornare a giocare insieme, a sedursi reciprocamente. In questo caso sono importanti i toni della voce quanto le parole e il modo di annusare conta piu' di quello che dici.
Per un attore questo e' scontato, basta un movimento impercettibile dell'anca, uno spostamento privo di significato dal punto di vista razionale, per raddoppiare o dimezzare una risata.
Ma per persone che praticano altre professioni puo' essere piu' complesso notare questa connessione di causa effetto tra uno spostamento di peso tra un piede e l'altro e l'effetto di un importante discorso.
Per questo sono stati realizzati dei test molto curiosi.
Ad esempio nel libro "In un battito di ciglia" scritto da Malcom Gladwell ed edito da Mondatori e' riportato un test dove veniva ingaggiato un gruppo di intervistatori e per essere certi che non avrebbero influenzato gli intervistati veniva loro dato un foglio da leggere fin dall'inizio dell'incontro: "Buon giorno, sono qui per farle un'intervista, sto leggendo questo foglio per non influenzarla inavvertitamente sulle risposte alle domande che sto per porle...."
A meta' degli intervistatori era stato detto che avrebbero ottenuto un 70% di risposte positive e un 30% di risposte negative. All'altra meta' era stato detto il contrario.
Il risultato fu esattamente quello che era stato profetizzato.
Cioe' gli intervistatori erano riusciti a trasmettere un messaggio in grado di influenzare gli intervistati solo con il tono e il ritmo delle parole e con il linguaggio corporeo.
Molto curioso un esperimento ideato da John Bargh. Un gruppo di studenti furono convocati per un test in un'aula per raggiungere la quale era necessario percorrere un lungo corridoio. Il test consisteva nel mettere in ordine logico un gruppo di parole: ad esempio la sequenza: tavolo, rosso, il, dorme, sul, gatto, doveva diventare il gatto rosso dorme sul tavolo.
Ma nel test sottoposto alla meta' degli studenti furono inserite parole che contenevano un'idea di stanchezza come vecchio, malato, debole.
Questi giovani, una volta usciti dall'aula percorrevano il lungo corridoio molto piu' lentamente che all'andata.
Chi aveva affrontato i test che non contenevano parole che richiamassero l'idea di stanchezza percorrevano invece il corridoio al ritorno alla stessa velocita' dell'andata.
La semplice evocazione di un concetto e' capace di influenzare la velocita' del passo.
Per chiarire questi meccanismi anche alla Libera Universita' di Alcatraz abbiamo realizzato alcuni esperimenti.
Esiste un test molto usato in alcune terapie new age che consiste nel valutare i cibi negativi per un individuo mettendo in mano al paziente varie sostanze e poi chiedendogli di stringere pollice e indice prendendo tra queste dita un sensore in grado di misurare in chilogrammi la forza della pressione.
Mi era sempre sembrato curioso che il semplice contatto con una boccettina di vetro che contiene la sostanza fosse sufficiente al corpo per leggere le caratteristiche chimiche del contenuto e valutarne la bonta' per l'organismo.
Ripetendo l'esperimento centinaia di volte abbiamo pero' verificato che le persone diventano piu' forti se invece del tabacco hanno in mano del riso integrale biologico. Sembra che funzioni.
Abbiamo allora provato a ripetere l'esperimento in una situazione nella quale il paziente non potesse riconoscere il contenuto delle boccette che gli venivano presentate. Le avevamo avvolte con carta bianca e contrassegnate solo con un numero.
Ma anche in questo caso il test funzionava perfettamente. La boccetta che conteneva il tabacco provocava una diminuzione della forza muscolare notevole in quasi tutti i soggetti.
Ma perche' non succedeva a tutti i soggetti?
C'erano differenze in un misterioso organo della sensibilita' chimica?
La terza variante dell'esperimento ci lascio' senza parole.
Provammo a realizzare il test in modo che ne' lo sperimentatore ne' il paziente conoscessero il contenuto delle boccette.
Improvvisamente non si registravano piu' variazioni nella forza muscolare.
Cioe' in qualche modo lo sperimentatore riusciva a comunicare al paziente cosa secondo lui gli faceva male.
Ma se lo sperimentatore non sapeva nulla del contenuto della boccetta non poteva comunicare niente e quindi il paziente non era influenzato in alcun modo.

Altri esperimenti sulla forza muscolare hanno mostrato che una persona che sorride e' piu' forte.
Ed e' sufficiente stare di fronte a una persona con l'aria triste per registrare una diminuzione della forza muscolare. Verificarlo e' molto semplice. Stendi il braccio e chiedi a una persona di spingerlo verso il basso mentre entrambi fate una faccia triste. Poi ripetete la prova sorridendo. Nel secondo caso riesci a resistere molto di piu'. Ma anche la semplice attenzione a una fascia muscolare piuttosto che a un'altra modifica radicalmente la tua forza muscolare. Prova a resistere a una persona che cerca di stendere il tuo braccio, piegato, pensando alla parte del braccio che guarda verso il cielo. E ora prova ascoltando la parte rivolta verso il terreno. Nel primo caso sei molto piu' forte. (Vedi disegno su www.jacopofo.com)
Altri studi hanno dimostrato che non solo un'emozione forte come quella di un bacio puo' far bene alla salute. Il semplice sorriso meccanico, realizzato volontariamente e senza motivo, mentre sei in una situazione di merda, e' capace di migliorare l'efficienza del sistema immunitario.
Non devi far altro che startene li' col sorriso piu' ebete che hai per alcuni minuti, tipo statua di cera, e ZAC il tuo sistema immunitario si galvanizza e il tuo cervello (che non aspetta altro) manda in giro le sostanze chimiche della felicita'. Si', le nostre droghe naturali. E' come schiacciare il pulsante dei distributori automatici di merendine: pensi che vuoi stare meglio, sorridi (che e' come mettere la monetina) e K-CLAK viene fuori il dolcetto. E stai veramente meglio. Perche' il dolcetto e' drogato. Ma questo e' legale, l'ha voluto Dio che bastasse un sorriso per farsi come bestie e vedere il mondo in rosa. Quindi non rompere il cazzo e sorridi. Dio lo vuole ed e' bellissimo.
Tutto diventa una sostanza stupefacente. Specie fare passeggiare nei boschi, ballare il fox-trot, buttarsi dai ponti legati con gli elastici ai piedi, mangiare cornetti di notte davanti alle panetterie clandestine, vincere le elezioni e costruire un socialismo dal volto umano che sappia raccontare barzellette decenti. Ovviamente, se sorridi rombando tutto e' ancora di piu'.

Capitolo sesto
Il crollo delle capacita' dopo una domanda scortese

Una semplice parola puo' non solo determinare variazioni nella velocita' di una persona che cammina ma anche modificare le capacita' di ragionamento e la memoria.
Claude Steel e Joshua Aronson, ricercatori statunitensi, sottoposero a un test da scuola media superiore un gruppo di studenti universitari neri.
A meta' di loro fu consegnato, insieme al test, anche un modulo da compilare che richiedeva di specificare il colore della pelle.
Questi soggetti si sentirono forse irritati dalla domanda razzista del questionario o discriminati o inferiori, comunque sia il risultato fu che la maggioranza ebbe difficolta' notevoli nel rispondere alle domande mentre il gruppo di studenti ai quali non fu chiesto di specificare la loro appartenenza etnica non ebbero problemi.
Tutti queste prove ci inducono a pensare che tra gli esseri umani ci sia uno scambio intensissimo di segnali inconsci.
E ci induce anche a pensare che continuamente il nostro modo di pensare e il nostro umore influenzino le nostre capacita' e la nostra salute.
In Svezia  un gruppo di ricercatori ha condotto un'indagine psicologica su un gruppo di settantenni cercando di dividerli in due grandi categorie: gli ottimisti gioviali e i pessimisti incazzosi. Dopo dieci anni i ricercatori tornarono al lavoro per verificare quanti erano ancora vivi.
E scoprirono che i gioviali ottimisti erano sopravvissuti molto di piu' degli incazzosi. Un atteggiamento negativo fa male alla salute. E inoltre chi e' simpatico e ottimista ha piu' amici e piu' aiuti dai propri cari e questo fa bene.

Una ricerca statunitense ha invece mostrato un'anomalia statistica scioccante: tra le anziane appartenenti a gruppi etnico religiosi particolarmente attaccati alle tradizioni si verifica un arresto quasi totale dei decessi nei giorni immediatamente precedenti alle grandi festivita' durante le quali tutta la famiglia si ritrovava e le nonne hanno la possibilita' di rivedere tutti i figli e i nipoti.
Subito dopo le festivita' si osserva un aumento secco della mortalita' e poi si ripristinano i valori medi. E questo accade a donne ebree, cristiane, induiste, musulmane o buddiste.
Questi esperimenti, insieme a tanti altri, dimostrano che lo stato emotivo e le capacita' di relazione sono talmente potenti da aumentare le aspettative di vita e sono addirittura capaci di fermare la morte per qualche giorno.
Ma l'interrelazione tra corpo, mente, emotivita' ed esperienze sociali e' talmente stretta che a volte si verificano rapporti tra causa ed effetto veramente stupefacenti.
Ad esempio, per porre un freno alla violenza nelle scuole Usa sono stati sperimentati molti sistemi che hanno ottenuto solo risultati risibili e provvisori: metal detector, guardie armate, corsi di educazione civica. Ma  Barbara Reed Stitt aveva un'idea del tutto personale delle cause della criminalita'.
Quando espose il suo progetto alla Central Alternative Higt School  di Appleton nel Wisconsin  gli insegnanti e il preside pensarono che fosse pazza. Ma in fondo quel che proponeva non avrebbe certo provocato danni. Cosi' le merendine e le bevande gassate distribuite all'interno della scuola furono sostituite con succhi naturali, dolci biologici e frutta.
Nel giro di pochi giorni i casi di aggressione e violenza diminuirono drasticamente.
Ma attenzione sarebbe riduttivo pensare che il crollo dei comportamenti violenti sia dipeso solo dal cambiamento alimentare.
Infatti, certamente non ebbe effetto solo la chimica gastrica dei cibi ma pure l'impatto psicologico del messaggio contenuto nel cambiamento dietetico.
Di questo siamo certi perche' l'esperienza nella lotta agli errori nelle aziende ci fornisce parecchi esempi illuminanti.
Le aziende affrontano costi enormi per disguidi, comunicazioni sbagliate, malintesi, incidenti, spreco di tempo e di materiali. Si calcola che l'insieme di questi errori possa superare addirittura il 20% dei costi di un'impresa.
Quindi i manager piu' accorti hanno investito somme considerevoli per tentare di limitare questo tipo di danni.
E spesso le soluzioni escogitate con successo stupiscono. Fanno a pugni con il modo corrente di immaginare la soluzione dei problemi.
Ad esempio, alcune aziende informatiche hanno raggiunto risultati economici notevolissimi, distribuendo a tutti i dipendenti piccoli gadget di cartoncino, simili ai dischi orari, i segnatempo che si espongono sul cruscotto dell'auto nei parcheggi a tempo limitato. Ma non erano dischi orari: sul davanti dei due cartoncini accoppiati, invece di un orologio era stampata una faccia. Muovendo la rotellina sul dietro del cartoncino cambia la bocca e cosi' la faccia ha un'altra espressione diventando via via triste, incazzata, perplessa, allegra, ridente.
Come puo' un simile aggeggio idiota aumentare gli utili e il fatturato di una grande azienda?
Gli impiegati lo appendono sulla porta del loro ufficio o lo posizionano sulla propria scrivania e lo usano per segnalare ai colleghi il loro stato d'animo.
Cosi', se vedi che il tuo collega si segnala come incazzato duro, magari per rivolgerti a lui aspetti che sia di un umore migliore oppure, se proprio non ne puoi fare a meno, gli parli con un atteggiamento particolarmente gentile.
Questo semplice accorgimento porta le persone a una visione di se' piu' gratificante (il mio umore e' importante e viene considerato come un elemento essenziale per il buon funzionamento dell'azienda). Mi sento meglio, mi vedo importante, aumenta la mia autostima e la mia positivita' e faccio meno errori, sono piu' convincente con i clienti, trovo soluzioni migliori ai problemi e collaboro con piu' gusto con i miei colleghi.
Non hanno importanza i cartoncini e le merendine in quanto tali ma per il messaggio che sottintendono.

Capitolo settimo
Guadagna montagne di euro stupendo i tuoi dipendenti.


Un altro accorgimento che offre grandi risultati e' quello di dare maggior importanza al luogo dove sono poste le macchinette per il caffe'.
Avete presente i dispenser automatici? La macchinetta viene generalmente piazzata in fondo a un corridoio (tipo "Camera caffe'").
Se volete fare i soldi dovete buttare via queste macchinette. Prendere una bella sala riunioni, metterci comode poltrone, piante, dipinti alle pareti, musica e offrire bevande gratuitamente. Inoltre conviene non essere troppo fiscali sul tempo dedicato dagli impiegati alla pausa caffe'.
Si calcola che il lavoro veramente produttivo di un impiegato sia comunque molto inferiore alle ore lavorate. Gli impiegati perdono comunque un sacco di tempo: ore. Quindi se un dipendente passa dieci minuti o mezzora in una pausa ristoratrice non fa differenza. Ma se dopo aver sprecato mezzora, lavora con un minimo di impegno in piu', l'azienda ci ha guadagnato. Inoltre, la stanza delle bevande calde, se e' confortevole, diventa uno snodo informale delle comunicazioni tra i dipendenti. Si incontrano colleghi di diversi settori ed e' possibile avvicinare i capi direttamente. In questo modo si crea una via di comunicazione parallela e magari si evita che alcuni messaggi prioritari si perdano nel marasma delle e-mail di routine. E magari un'informazione urgente riesce ad arrivare subito al dirigente saltando le vie gerarchiche e permettendo di evitare un danno grave.
Sono ormai migliaia le grandi aziende che per aumentare la produttivita' utilizzano un insieme di tecniche che apparentemente non hanno nessun nesso con la reale efficienza dell'azienda. Ciononostante i risultati sono indiscutibili.
Concedere che in un giorno alla settimana si possa vestire casual o portare i bambini in ufficio, dedicare porzioni di tempo retribuito alla ginnastica collettiva, alla siesta pomeridiana, al volontariato, a gite sociali, sono iniziative che vengono adottate sempre piu' spesso dalle aziende semplicemente perche' consentono di guadagnare piu' denaro. Molto piu' denaro.
A furia di osservare spasmodicamente l'influsso degli eventi piu' disparati sul funzionamento delle aziende sono state realizzate osservazioni curiose che rovesciano il punto di vista dei luoghi comuni su cosa determini il successo.
Ad esempio, alcuni sostengono che una sede produttiva che arrivi a superare i 150 dipendenti affronta sempre una crisi di produttivita'. Si e' ipotizzato che cio' dipenda dal fatto che una persona abbia difficolta' di riconoscere piu' di 150 volti all'interno del contesto aziendale. Se ci sono 151 dipendenti la nostra mente si arrende e non riesce piu' ad associare, a ogni faccia, compito e ruolo. Si perde quindi la capacita' di sviluppare linee di comunicazione trasversali e informali e inoltre si ha un crollo dell'identificazione tra dipendenti e azienda. 150 persone sono una famiglia. 151 persone sono una folla anonima e potenzialmente ostile. I dipendenti si sentono insicuri, sbagliano maggiormente, avvertono meno la responsabilita' individuale, gli errori e gli sprechi aumentano, crescono i costi e scendono i fatturati.
E il danno e' talmente notevole che ormai parecchie aziende si sobbarcano i costi di sdoppiare un dipartimento anche fisicamente, raddoppiando mense e ogni tipo di servizio, pur di non superare il numero di 150 addetti per ogni sede.
Un'altra prova indiretta di questo rapporto tra immagine di se' del singolo lavoratore, immagine dell'azienda e risultati economici, ci viene dall'osservazione dei risultati ottenuti grazie ai corsi aziendali.
L'aspetto strabiliante e' che tutti i corsi danno come risultato un aumento della produttivita' nei primi sei mesi a prescindere dalla qualita' dei corsi stessi.

Non importa cioe' cosa si insegna e se gli insegnanti sono capaci o no. Il fatto stesso che un'azienda investa denaro ed energie nell'organizzazione dei corsi da' ai dipendenti una sensazione positiva, un segnale di attenzione che induce il personale a lavorare con maggior impegno. Inoltre i corsi sono un'ottima occasione di socializzazione e tendono a creare una situazione emotiva migliore tra i colleghi, uno spirito di squadra. E se l'insegnante e' particolarmente idiota paradossalmente puo' funzionare anche meglio perche' tutti si coalizzano contro di lui e questo galvanizza il senso di appartenenza.
E tutto questo fa bene al fatturato.

Ritornando ora all'impatto che hanno comportamenti e linguaggi inconsci sulla nostra vita quotidiana possiamo chiederci quanto di quello che succeda sia frutto del caso, del destino o della volonta' delle persone che ci stanno davanti e quanto dipenda da un complicatissimo insieme di elementi che sfuggono alla nostra visione razionale, come il linguaggio del corpo, gli atteggiamenti, l'idea che abbiamo di noi stessi e degli altri, le nostre intenzioni e le nostre paure piu' profonde.
Una donna che ha appena divorziato da un uomo perche' lui la picchiava come riesce a trovare a colpo sicuro, in mezzo a mille persone, un altro uomo che la picchiera' e innamorarsene perdutamente?
Di certo non si tratta di una scelta volontaria ma di un insieme di concause invisibili. Lei si trova in una condizione particolare: invia precisi segnali che attraggono i maschi violenti in modo irresistibile. Ha scritto in faccia che e' una vittima facile e cerca uomini che abbiano addosso i segni di una sofferenza emotiva che li porta a odiare le persone che li amano.
E questa donna continuera' a innamorarsi di uomini stupidi e violenti fino a quando non capira' che agisce in modo preciso per ottenere quel che consciamente rifiuta.
E per fare questo deve arrivare a vedere quali sono i faticosissimi, disgustosi, micro-comportamenti che mette in atto, i piccoli, sgradevoli pensieri che coltiva. Deve scoprire che esiste un linguaggio del corpo, un potere delle intenzioni. Le persone si liberano facilmente di questa zavorra se si rendono conto dell'importanza delle micro-azioni che ripetiamo quotidianamente. Sono invece condannate alla ripetizione ciclica dei loro drammi esistenziali se non arrivano a scorgere questo sub livello della loro identita'.

Capitolo ottavo
L'uomo che i rapinatori adoravano

E' chiaro che capire come disinnescare questi meccanismi distruttivi sarebbe una notevole scoperta, capace di migliorare la vita di chiunque, visto che tutti più o meno tendiamo a mettere in scena certi drammi più e più volte nella nostra vita. E in quest'arte del ripetere le esperienze negative siamo dei veri maestri disposti, per riuscirci, a qualunque sacrificio.
Waslawich, grande precursore di questo tipo di ricerca comportamentale, si imbatté in un uomo che aveva subito più di 70 rapine. Un numero effettivamente enorme: alla maggioranza delle persone non capita mai di subire una rapina. Alcuni molto sfortunati vengono rapinati 3, 4 o 5 volte. Subire dieci rapine è un fatto eccezionale... Ma 70 rapine è un numero esagerato.
Sembra addirittura impossibile incontrare 70 rapinatori, in una sola vita, e tutti in luoghi dove sia pensabile eseguire una rapina...
La domanda che si è posto Waslawich osservando questo super depredato è stata: come fa a farsi rapinare così tanto?
Quali gesti compie? Che modo di camminare usa per indurre in ogni rapinatore che gli passa nel raggio di 100 metri l'irresistibile impulso a rapinarlo?
E se quest'uomo cambia il modo di vedere se stesso, smette di essere rapinato costantemente? Esiste qualche cosa di impalpabile che emana da ognuno e determina le reazioni altrui?

Kate Miner, una miliardaria americana, ha risposto in parte a questa domanda con un esperimento sociale di grandi proporzioni che ha coinvolto migliaia di donne che vivevano per strada dormendo sui marciapiedi riparate da cenci e cartoni. Questa donna aveva guadagnato miliardi gestendo una catena di boutique d'alta moda ed era convinta che un abito firmato può fare miracoli.
Comprò un mega camper con rimorchio a due piani, lo attrezzò come un beauty center e iniziò a girare gli Usa. Con l'aiuto di un gruppo di femministe e di psicologhe avvicina le barbone, le porta nel super camper, offre loro un rapido restyling: pedicure, manicure, coiffeur, massaggio, trucco. Fa loro indossare abiti lussuosi, corredati da accessori di gran classe. Le mette di fronte a uno specchio e si complimenta con loro per la metamorfosi che hanno compiuto, da cumulo di croste e stracci a donna elegante. A questo punto le ex barbone vanno a un colloquio per trovare lavoro e a un incontro per affittare un appartamento.
E riescono a ottenere entrambe le cose: una casa e un lavoro. Miracolo? No: potere delle apparenze.
Il grande cambiamento si compie in 24 ore grazie a un vestito nuovo e a un po' di attenzioni e incoraggiamenti.
Per una persona che non si considera nulla, assaporare la soddisfazione provocata da una serie di piccole gratificazioni è un'esperienza sconvolgente in grado di ribaltare il punto di vista sulle proprie capacità e quindi moltiplicarle per 100.
In questo modo sono uscite dalla miseria più disperata 5.000 donne.
E la cosa straordinaria è che solo 3 donne su 100 scappano con addosso i vestiti e i gioielli che ricevono in prestito.
Cambiare il loro aspetto è sufficiente per modificare l'idea che esse hanno di sé e la loro scala di valori, rendendole improvvisamente capaci di affrontare nuovamente con successo le difficoltà di una vita normale.
Ovviamente poi è necessario che queste donne vengano seguite, che venga offerta loro la possibilità di condividere le nuove esperienze con altre donne che stanno percorrendo lo stesso difficile percorso. Ma il salto quantico essenziale avviene in modo fulmineo cambiando la loro immagine interiore.
Questo approccio è stato sperimentato nei contesti più diversi e ha mostrato la capacità di creare cambiamenti enormi e istantanei anche rispetto a problemi sociali drammaticamente complessi come il livello di criminalità in una grande città.
C'è una storia che può chiarire quello che cerco di dire meglio di molti discorsi. Pare inventata ma è assolutamente vera.

<b(da Napoli nel sangue)
Come far crollare il numero dei crimini in 7 giorni

Il professor Antanas Mockus, di origine lituana, insegnante di matematica e filosofia, stava tenendo una lezione nell'aula magna dell'Università di Bogotà a un pubblico distratto di studenti, figli di una città dove agli incroci ci si sparava addosso per stabilire chi avesse la precedenza.
Il professore decise che voleva assolutamente farsi ascoltare.
Era convinto di avere cose importanti da dire.
Quindi salì in piedi sulla cattedra, si calò i calzoni e le mutande e mostrò il sedere agli studenti che ammutolirono.
Il professore concluse la sua lezione e lasciò l'aula magna. Gli studenti erano ancora paralizzati a bocca aperta. Il professore venne espulso dall'università per comportamento disdicevole.
E lui disse: Ma allora non vi interessa veramente insegnare a tutti i costi, volete farlo solo se potete contemporaneamente conservare la ritualità inutile che vi dà autorità...
Poi si arrabbiò e decise di presentarsi alle elezioni con un partito dal nome assurdo: Partito visionario.
Vinse le elezioni.
Il suo programma di governo mirò innanzitutto a dare ai cittadini la sensazione che qualche cosa stesse cambiando. Bisognava far diminuire la criminalità che aveva proporzioni spaventose: nel corso del 1997 a Bogotá si registrano 4.500 omicidi, più di 12 morti al giorno, a fronte di una popolazione di poco più di 5 milioni di persone. È fra le città più pericolose del mondo.
Ma come fare?
Antanas Mockus iniziò da un problema secondario, contiguo a quello della criminalità, di grande visibilità e relativamente semplice da affrontare con una terapia d'urto. La questione del traffico. E di questa questione secondaria affrontò la parte più semplice e visibile: i semafori.
Nessuno si fermava ai semafori. L'idea fu che il rispetto delle segnalazioni semaforiche sarebbe stato un micro shock positivo per la città. Si decise per un'azione molto comunicativa.
Il sindaco agì in modo inaspettato e stupefacente.
Vennero ingaggiati mille clown e una bella mattina gli automobilisti di Bogotà trovarono i semafori presidiati da gruppi di clown che piangevano a spruzzo se non ci si fermava col rosso e invece danzavano e offrivano fiori se si rispettavano le precedenze.
Contemporaneamente vennero distribuiti centinaia di migliaia di cartoncini con disegnato sopra il pugno con il pollice in alto nel gesto di OK!
Lo stesso cartoncino rovesciato, pollice verso, significa ovviamente disapprovazione.
Ai semafori si vedevano i clown utilizzare questi cartoncini per approvare o disapprovare il comportamento degli automobilisti.
E molti iniziarono a imitarli. E ben presto si scoprì che i bogotesi temevano più le prese in giro dei clown e degli altri automobilisti delle multe dei vigili.
Il traffico iniziò a regolarizzarsi e nel giro di una settimana crollò il numero degli omicidi.
Intanto vennero prese misure strutturali, si raddoppiò il numero dei mezzi pubblici e vennero escogitati sistemi efficienti di sostegno alle famiglie povere, dando loro la possibilità di costruirsi case decenti sui terreni pubblici e trasformando la raccolta dell'immondizia in una risorsa per i più poveri: cibo, medicine e libri in cambio di rifiuti suddivisi. Così la macchina inefficiente di raccolta dell'immondizia, grazie a sistemi di riciclo e di valorizzazione, fornì lavoro per migliaia di persone attraverso una micro-organizzazione del servizio. E la città iniziò a essere pulita. E via di questo passo, semplificando la burocrazia e razionalizzando il sistema.
Tra i provvedimenti presi per cambiare l'immagine della città nella mente dei cittadini c'è l'invenzione della Notte delle donne. È la notte del venerdì, ogni settimana: agli uomini è addirittura vietato farsi vedere per strada (salvo specifiche ovvie deroghe), la città, in quella sera, appartiene solo alle donne. Non basta: viene istituita anche la Notte dell'aranciata, una sera alla settimana in cui è vietato bere alcolici. Radicali sono poi state le riforme sul territorio: grazie al POT (Plan de Ordenamiento Territorial), un progetto di riqualificazione delle zone degradate della città, vengono costruiti nuovi parchi verdi - al punto che la superficie di verde pubblico della città si è moltiplicata di ben 4,5 volte in soli cinque anni, dal 1997 al 2002 - viene inoltre sistemata la rete idrica e sono recuperati alcuni fiumi e canali della zona, abbandonati a se stessi. Un occhio alla cultura: si costruiscono 4 grandi biblioteche e 16 più piccole, e nei quartieri periferici della città trovano spazio
52 nuove scuole. Grazie al Plan Maestro de CicloRuta nel giro di una decina d'anni viene realizzato un sistema di piste ciclabili e pedonali di 297 km che attraversa la maggior parte del tessuto urbano. È la rete ciclabile più grande dell'America Latina e nei prossimi dieci anni ne è previsto un ampliamento per ulteriori 300 km.
Campagne pubblicitarie promuovono ovviamente l'uso della bicicletta e ogni giorno aumentano le persone che la utilizzano per gli spostamenti. Dal 2000 al 2003 si è passati dall'1 al 4% della popolazione.
Sempre a proposito di spostamenti all'interno del tessuto cittadino va menzionato anche il Sistema Integrato di Trasporto di Massa TransMilenio. Si tratta di un sistema che integra due diverse tipologie di autobus: uno ad alta capacità, che collega le
zone centrali della città e viaggia su corsie preferenziali e uno a bassa capacità che collega i quartieri periferici. Entro il 2015 la rete TransMilenio avrà una lunghezza di 388 km e coprirà l'80% della superficie della città. A 5 anni dall'inaugurazione del servizio, e con soli 60 km in funzione, i primi risultati sono sorprendenti. Già ora il risparmio in termini di tempo impiegato dai cittadini negli spostamenti raggiunge il 25% e il processo innesca tutta una serie di reazioni a catena: aumentano gli spostamenti, l'economia della città, il benessere degli abitanti. Fino a qualche anno fa molti residenti al nord non si sognavano nemmeno di recarsi nella zona sud della loro città. Oggi si tratta di un tragitto che si può fare in breve tempo, spendendo poco e in tutta sicurezza.
L'aver cambiato volto alla città ha infatti avuto un effetto fondamentale: la diminuzione della criminalità. Il bilancio del governo di Mockus, anche sul fronte della lotta al crimine è strabiliante: tra il '97 e il 2002 da gli omicidi passano da 4.500 a 2.000.
Molto resta ancora da fare a Bogotà, ad esempio il 50% della popolazione resta sotto il limite di povertà, ma indiscutibilmente la qualità della vita e le opportunità offerte ai cittadini hanno fatto balzi strepitosi.

Riassumendo: nelle situazioni nelle quali il risultato di un'azione è chiaro, è sensato occuparsi solo di agire: quando un uomo sta annegando, se non lo tiri fuori dall'acqua muore.
Ma quando ci troviamo di fronte a problemi che non sottintendono un modo semplice e obbligato di reagire allora è il caso di chiederci: qui è meglio affrontare il cuore del problema o agire sul contesto?
E chiaramente chi non si pone mai questa domanda incontrerà sicuramente una dose extra di grossi problemi esistenziali.
Se vuoi vivere a lungo puoi prendere molte medicine oppure smetterla di incazzarti.
Puoi anche smettere di incazzarti e prendere molte medicine. In nessun caso ti conviene continuare a dare giù di testa odiando il mondo.
E' un atteggiamento conflittuale.
Ti buca lo stomaco con la stessa efficienza di un colpo di pistola.
L'unica differenza è che l'atteggiamento conflittuale ti fa un foro nella pancia in modo più lento e doloroso.

Capitolo nono
Non puoi restare triste a lungo. E' troppo pericoloso!

Quando siamo disperati perché un grande amore è finito, abbiamo difficoltà a credere che ci innamoreremo di nuovo.
In effetti alcuni riescono a rovinarsi la vita a causa di un unico grande amore finito male. Generalmente sono persone che si incazzano e sono pessimiste.
E indovina che tipo di voce usano per motivarsi al mattino? E come ricordano i loro momenti migliori?
Ma anche quelli più ottimisti quando si arrabbiano tendono a vedersi in una situazione che almeno momentaneamente non ha via d'uscita.
Anche se si è ottimisti è impossibile essere sempre dell'umore migliore vivendo in una società così ingiusta e schizofrenica.
La domanda a questo punto è: si può agire in modo tale da ridurre i momenti incazzati, annoiati o tristi?
Quando sei in quello stato mentale pessimo tutto ti sembra nero. Hai una visione diversa di te e del mondo.
A volte sai benissimo che basterebbe che una certa persona dicesse una certa parola per sciogliere tutta la tua negatività e il tuo malessere. Ma sei molto esigente a proposito dell'esatta natura di quel segnale. Non fai sconti sulla password. Dev'essere esatta.

A volte è proprio necessario essere tristi o incazzati. Prendere coscienza di lutti, fallimenti o ingiustizie subite è un passaggio irrinunciabile della nostra vita. Ma oltre un certo punto di sofferenza si entra nel territorio abitato dagli spiriti che si crogiolano nel dolore e nella rabbia e in questo stato mentale. Sei nel regno delle seghe mentali masochiste. E, come si è detto, rotolarsi nel fango del dolore fa malissimo alla salute, rende incapaci di superare test elementari e ci trasforma in persone poco affascinanti.
Ma come faccio a superare questi stati depressivi?
Cosa succede se adotto verso questi momenti lo stesso atteggiamento della miliardaria americana che veste lussuosamente le barbone?
E' possibile smettere di essere depressi cambiando solo il vestito?
Cosa succede se io non mi arrendo a uno stato d'animo negativo e provo a fargli lo sgambetto?
Non sto proponendoti di far finta di essere felice. Trovo che far finta di essere felici sia la cosa più triste (straziante) che esista.
Sto dicendo soltanto che è possibile interrompere il circuito vizioso dei musi lunghi (il Long Muse Tour).
Quel che ti fa arrabbiare, ti mortifica, è la difficoltà di vivere, l'assurdità di questo mondo, la carenza che gli umani dimostrano continuamente in settori essenziali come l'amore, il rispetto, l'ascolto, la comprensione.
Avrai da star male e deprimerti fin che stai su questa terra perché non sono problemi che risolveremo nei prossimi due anni.
Quindi se vuoi potrai deprimerti e avvilirti per tutta la tua vita. E nessuno potrà convincerti che hai torto perché hai proprio tutte le ragioni per essere fuori di te dall'ira. Hai tutto il diritto di non rivolgere la parola all'Universo fin che campi. Questo nella migliore delle ipotesi. Se poi ti colpisce la sfiga cosmica e veramente la tua vita è rasa a zero potrai anche rotolarti per terra lasciandoti travolgere dai singhiozzi fino alle convulsioni.
E si può solo essere solidali con te. Siamo nati in un mondo dove l'amore scarseggia. E non per colpa nostra. Quando siamo arrivati tutto era già abbondantemente nella merda e non si può accusarci di niente. Ci hanno separato alla nascita dalla mamma, da piccoli ci hanno lasciati a dormire da soli con i nostri incubi, ci hanno represso sessualmente ed emotivamente, non ci hanno ascoltati e a scuola ci hanno ucciso di noia la fantasia.
Siamo vittime di imbrogli cosmici.
E se Dio esiste è malvagio perché lo sapeva che mi stava creando traumatizzato e un po' pirla.
Se mi voleva santo subito gli bastava costruirmi un po' più alto, biondo e intelligente, completamente mondo da stupidità e pulsioni sessuali incontrollabili e misteriose.
Dio è veramente onnipotente o no?
Insomma se credi di essere vittima di ogni sorta di ingiustizie e di avere tutte le ragioni possibili di essere di pessimo umore posso solo essere stradaccordo con te.
Se ragioni così hai trovato un modo estremamente giusto e efficiente di rovinarti la vita. Complimenti!

Nel caso che ti venga a noia di piangerti addosso e compatirti per le orrende ingiustizie e assurdità che hai subito potresti provare a dare un'occhiata al mondo, visto che tanto sei qua e finché non muori non hai un cazzo d'altro da fare. Tanto vale provare a vedere se Dio, magari, pur non essendo in grado di dotarti di perfezione assoluta, ti ha comunque regalato una possibilità strabiliante di esplorare un pianeta capace di darti emozioni talmente forti e a volte talmente dolci, da ripagare con abbondanza l'incomodo di vivere.
E magari, se sei disponibile a comprendere come funziona il gioco, puoi anche riuscire a limitare il costo della vita.
Questa idea parte proprio dalla constatazione che o Dio è una carogna o Dio NON è onnipotente.
Io preferisco credere alla seconda ipotesi.
Il mondo non è perfetto. E' in costruzione. E Dio, poverino, ha fatto il massimo che poteva: crearci. Ha dovuto scegliere se non farci esistere o farci esistere in maniera imperfetta (ma molto dinamica). (A questo proposito vedi www.jacopofo.com/?q=node/1599)
Detto questo, e scaricato l'ovvio risentimento verso un creatore pasticcione ma simpatico, passiamo alle questioni pratiche.
(Attenzione, però, che è proprio necessario affrontare la questione filosofica del riappacificarsi con l'Universo nonostante i dolori e le ingiustizie subite.
Vivere odiando la Creazione non fa bene all'umore. Sia che tu faccia una scelta religiosa, di fede, mistica, laica o quel che vuoi tu, DEVI riuscire a dare un senso positivo al mondo oppure scegliere il suicidio. Vivere in un posto che non stimi è fonte di inutili infinite sofferenze. E' l'essenza stessa del masochismo. Su questo tema vedi anche il libro: "Dio c'è e vi saluta tutti.")
Hai dei problemi?
Hai voglia di cercare di ridurre il loro potere dolorifico?
Il mondo è talmente amorevole con te che ti basta solo provare a affrontare quel che ti fa star male che già ti senti meglio.
Se quando stai male fai qualche cosa, diventi l'autore di un tentativo di cambiamento, questo solo fatto è di per sé stesso in grado di modificare la tua situazione.
In altre parole se non reagisci alla tristezza sei morto.

Capitolo decimo
Reagisci alle situazioni! Se non ti muovi finisce che ti puzzano i piedi.

Non voglio raccontarti storie di piccoli malesseri risolti con un trucchetto. No, andiamo a prendere le esperienze più dure a cui possa essere sottoposto un individuo. Parliamo di campi di concentramento, di carceri disumani. Quelli che mantengono l'equilibrio mentale ci riescono perché evitano la spersonalizzazione. A volte ci riescono grazie a piccoli giochi mentali apparentemente insignificanti.
Non importa cosa fai. Importa che lo fai e che per te sia importante farlo.
Se guardiamo tutte le persone che sono riuscite a sopravvivere spiritualmente e mentalmente all'orrore dei campi di concentramento nazisti vediamo che tutte hanno inventato qualche cosa che desse loro la forza di resistere. E questo qualche cosa è l'atto stesso di agire opponendosi psicologicamente all'annientamento.
Scacciare la tristezza, la depressione e l'apatia che ci travolge quando il destino ci colpisce è di per sé un atto capace di proteggerci.
Nei campi di sterminio c'è chi salva la propria mente disegnando con bastoncini di legno carbonizzati su minuscoli foglietti e chi compone romanzi imparandoli a memoria perché non ha la carta.
Questo atteggiamento attivo non dà la certezza di sopravvivere. Non sappiamo quanti tra quelli che adottarono uno spirito reattivo morirono nei campi. Però sappiamo di per certo che tutti quelli che ne uscirono vivi e ancora pensanti fecero qualche cosa per riuscirci: non si lasciarono travolgere dallo sconforto.
Tutti quelli che non reagirono alla disperazione furono annientati.

Uno dei prigionieri americani in Iran ai tempi della rivoluzione di Khomeini, reagì alla segregazione in una cella minuscola trasformando l'idea di cella. Si impose di considerarla l'unica sua proprietà, la sua casa. Quindi quando i carcerieri aprivano la porta di ferro invece di starsene buttato come uno straccio in un angolo, lui li accoglieva in piedi, salutandoli come ospiti.
Attenzione, questa scelta è molto pericolosa e può costarti una razione supplementare di bastonate. Ma non importa. Il tuo scopo è salvarti l'anima.

Se leggi la biografia di Nelson Mandela ti rendi subito conto che lui ha resistito in carcere per una vita mantenendosi sano di mente perché ha continuato a combattere una battaglia estenuante contro la burocrazia carceraria, lottando con mezzi inesistenti, come le richieste formali alle autorità, per ottenere qualunque cosa fosse possibile ottenere: libri, diritto a condurre corsi agli altri detenuti, spazi vitali.
E' andato avanti per anni a chiedere, appellarsi, protestare. E' stato punito in ogni modo per questa sua resistenza ma lui ha continuato. La vittoria in questo caso non stava nell'ottenere la soddisfazione delle richieste ma nel sentirsi attivi, nel riuscire comunque a beffare il sistema continuando a creargli microscopici fastidi. Per anni Mandela ha costretto i suoi aguzzini a occuparsi di lui. Dovevano comunque leggere le sue lettere, archiviarle, scrivere relazioni, chiedere pareri, discutere, emettere sentenze, trascriverle, ricusare, vidimare, timbrare. Mandela sentiva di essere ancora capace di provocare grattacapi e crisi isteriche. E ogni volta che lo punivano si diceva: ma allora sono ancora scomodo anche se mi hanno chiuso qui in un'isola fuori dal mondo. E sorrideva.


Capitolo undicesimo

Malati che reagiscono e medici ottimisti

Conosco persone stupende che hanno lottato contro la malattia ma non ce l'hanno fatta e sono morte.
Conosco persone che hanno lottato e sono sopravvissute.
Ma non conosco persone che  siano sopravvissute senza lottare, senza diventare parte attiva nella cura.
Esistono molte ricerche su guarigioni inspiegabili clinicamente documentate (Guarigioni straordinarie, quando il corpo guarisce se stesso, di Marc Ian Barasch e Hirshberg Caryle, ed. Mondadori).
Alcuni ricercatori francesi hanno studiato piu' di 3000 guarigioni "impossibili" scoprendo che per ottenerle i malati erano ricorsi a 1500 terapie diverse. L'aspetto piu' interessante di queste guarigioni e' che un sistema di cura funziona solo per due o tre persone al massimo. C'era chi era guarito con la macrobiotica, chi grazie a un santone, chi si era gettato nel fiume ghiacciato prima dell'alba, tutte le mattine per mesi, chi aveva scalato le montagne, chi aveva pregato un Dio, chi si era semplicemente affidato a un medico normale del quale aveva fiducia...
Ma non si conosce nessuno che abbia ottenuto una guarigione inspiegabile senza coinvolgersi emotivamente nel desiderio di guarire. I pazienti apatici, pessimisti, che non si amano, semplicemente muoiono.
E questo ragionamento e' comprovato da tutte le ricerche che ci dicono che un medico simpatico guarisce mediamente un 30% in piu' di pazienti. Riesce a smuovere la fiducia nel malato e questo solo fatto ha l'effetto di moltiplicare l'efficacia della cura.
E anche la potenza dell'effetto placebo e' stupefacente.

Dal libro Guarire Ridendo (www.commercioetico.it/libri/jacopo-fo.html)
Normalmente per verificare l'efficacia di un farmaco si procede somministrandolo a un gruppo di 100 persone (il numero e' indicativo). A un altro gruppo di pazienti, il piu' possibile simili a quelli del primo, per stato di salute e condizione sociale, viene somministrato un farmaco fino (detto placebo), costituito da un po' di zucchero (o da altra sostanza neutra). Nessuno dei pazienti sa se prende la medicina vera o quella falsa.
Il primo fenomeno strano osservato e' che gli effetti non sono molto diversi nei due gruppi. Su 100 persone che prendono il farmaco, magari 88 sentono un qualche cambiamento ma anche molti del gruppo che sperimenta il placebo subiscono il medesimo effetto.
Se gli effetti positivi osservati sul gruppo che prende la medicina vera superano dell'8% gli effetti positivi osservati nel gruppo che ha preso acqua e zucchero, si puo' gia' dire che la medicina funziona! Ovviamente questa differenza aumenta nel caso di anestetici e sonniferi e di altri medicinali che agiscono sulle funzioni fisiologiche fondamentali.
Pero' anche nella sperimentazione degli anestetici si verificano casi di totale scomparsa del dolore, in pazienti gravemente sofferenti, iniettando unicamente acqua distillata fatta passare per morfina (questo discorso non contraddice il fatto che se somministro un chilo di cianuro a 100 persone ottengo un'alta percentuale di decessi).
Ma un altro curioso fenomeno ha stupito i ricercatori: se alcuni membri del gruppo che prende il medicamento vero soffre di effetti collaterali (bolle, arrossamenti o altro), questi fenomeni colpiscono anche una percentuale consistente, anche se minore, di pazienti che prendono il placebo.
Fenomeni del genere hanno sempre suscitato l'interesse di molti scienziati, inducendoli a interrogarsi sul rapporto tra mente e corpo.
Questo interesse ha portato a un'altra scoperta. C'e' uno stretto rapporto tra la simpatia del dottore e l'effetto della cura. Il medico piu' comunicativo guarisce il 25% di malati in piu' rispetto al terapeuta che non entra in empatia con i pazienti.

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La passera di tutte le filosofie
Se ancora hai qualche dubbio sull'incredibile interconnessione tra tutti gli aspetti della nostra vita, del nostro modo di pensare, del nostro umore e della voglia di reagire e vivere c'e' una prova statistica colossale che dovrebbe toglierti ogni dubbio. Se prendiamo i dati sulla durata della vita umana suddivisi per categorie sociali scopriamo che ovunque le persone che hanno una buona posizione economica vivono di piu'. E questo lo potremmo anche spiegare dicendo che i ricchi mangiano meglio, vanno di piu' in montagna a ossigenarsi i polmoni e spurgare lo smog e hanno accesso a cure mediche migliori. Ma se andiamo a vedere le differenze di vita media nelle categorie benestanti scopriamo che non sono i piu' ricchi a vivere di piu'. I super manager da 200 milioni di dollari all'anno vivono molto meno degli scrittori, dei professori universitari e degli attori. E tra gli attori non vivono di piu' quelli che incassano piu' soldi ma quelli che hanno preso l'Oscar.
Superata una certa soglia di reddito l'uso che si fa della mente e lo stato d'animo determinano la durata della vita piu' della ricchezza. Vivono piu' a lungo in fatti i professionisti che non vanno in pensione e non smettono di utilizzare la creativita' e quelli che battono tutti sono gli scienziati che non sono certamente i piu' danarosi. Sara' perche' conducono una vita mediamente piu' ordinata delle pop star e si allenano maggiormente a capire il mondo?
Andando avanti a  analizzare i dati sulla sopravvivenza umana troviamo altri elementi che confermano il ruolo importante dei fattori mentali ed emotivi. Ad esempio le persone sposate vivono piu' a lungo dei singoli.
In questo situazione gioca anche il fattore tranquillita'. Chi e' sposato si sente mediamente piu' tranquillo, protetto.
I criminali, che non sono per niente tranquilli, soffrono di una serie di malattie devastanti. In particolare sono colpiti in modo statisticamente incredibile da gravi degenerazione della prostata, dei reni e del fegato. Fanno eccezione i condannati all'ergastolo che, ad esempio negli Usa, sono estremamente longevi. In fondo il carcere e' un posto molto tranquillo dove la socializzazione e il contatto umano non mancano mai.   

Capitolo dodicesimo
Cosa fare con il dolore

Credo di aver dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che c'e' modo di sapere, in anticipo, quante probabilita' ha una persona di vivere a lungo semplicemente osservando aspetti apparentemente secondari della sua vita.
Alzarsi bene al mattino, ricordare in modo emotivamente vantaggioso, essere protagonisti del proprio benessere, essere socievoli e ottimisti, svolgere un lavoro creativo e soddisfacente sono elementi che contribuiscono tutti insieme a determinare la durata della vita.
Ne discende che la prima preoccupazione di una persona sensata dovrebbe essere quella di impegnarsi per riuscire a svegliarsi in modo gradevole, avere bei ricordi, essere di buon umore, dedicarsi all'amore, alla convivialita', all'arte o alla scienza.
So che questa affermazione portera' molti a sorridere: con tutti i casini che abbiamo non sempre c'e' il tempo di occuparci del progetto complessivo della nostra esistenza. I fatti quotidiani, gli eventi imprevisti, gli attacchi di panico, i disastri, le delusioni d'amore ci travolgono e non viviamo seguendo un nostro progetto ma cercando di rispondere colpo su colpo alle evenienze quotidiane.
Sostanzialmente viviamo occupandoci dei grandi problemi che ci vengono addosso e cercando di affrontarli o almeno di non essere stritolati.
Ma proprio qui sta il problema! Come sopravvivere agli incomodi della vita?
Lasciare che il dolore o l'ansia ti travolgano ti costa duecentomila chilotoni di energia vitale.
Rinunciare a inventarti una tua personale strategia alla Mandela e' uno sperpero colossale di calore umano.
Non puoi permettertelo.
Anche perche' se ti regali il tempo di studiare una strategia globale rischi di scoprire che e' possibile farla finita con una parte considerevole dei tuoi problemi.
E a questo punto siamo arrivati a un nodo focale. Al cuore del discorso.
Tutte le storie che ti ho raccontato finora, nel loro insieme contengono un'informazione in grado di rivoluzionare molto piacevolmente la tua vita.
Quest'informazione riguarda proprio il modo nel quale si tende ad affrontare i problemi.
Ci hanno insegnato che le persone coraggiose e vincenti sono quelle che affrontano i problemi di petto, che rispondono colpo su colpo ai disastri, che non perdono tempo a dormire sulle questioni. Ma le persone che reagiscono cosi' non se la passano molto bene e guardandole viene da pensare che sia meglio lasciarsi travolgere, cercando di prenderne il meno possibile.
L'idea di affrontare i problemi di petto esprime un concetto positivo e condivisibile: se non ti dai da fare non uscirai mai dalla merda!
Sicuramente chi non muove un dito per affrontare i rovesci e' destinato a una vita di serie C.
Ma la semplice volonta' di attivismo guerriero nasconde la madre di tutti gli errori esistenziali.
L'esempio piu' semplice e' quello del dolore fisico.
Ci sono persone che non reagiscono al dolore e vengono travolte dalla paura della malattia, del peggiorare del male, della morte.
Queste persone soffrono dieci volte di piu' di chi reagisce al dolore, fa qualche cosa, investe emotivamente nella speranza, nel desiderio.
Ma ci sono tre modi di reagire al dolore.

Il sistema piu' diffuso e' quello di contrastare il dolore. Combatterlo. Usare la mente razionale per concentrare l'attenzione sul non sentire il dolore.
Si tratta di un atto della volonta' razionale. Potremmo dire che si reagisce contraendosi.
Un secondo modo e' quello di abbandonarsi, di spegnere ogni resistenza razionale e volontaria al dolore, lasciare che cresca, ascoltarlo crescere, arrendersi. Il dolore e' il modo attraverso il quale una parte del corpo reagisce a uno squilibrio grave. Il dolore e' una lettera che una parte del corpo invia al cervello per ottenere aiuto. Il dolore non e' la manifestazione della malattia ma e' parte del meccanismo di autocura naturale. Quando il dolore raggiunge pienamente la mente essa reagisce innanzi tutto secernendo sostanze che arrestano il dolore. Quindi se invece di opporci al dolore lo lasciamo viaggiare fino alla nostra mente otteniamo inizialmente un rapido aumento della sensazione di dolore ma, raggiunto un certo livello, questa inizia a diminuire perche' ha esaurito la sua funzione di messaggero e il cervello la spegne.
Questo modo di affrontare il dolore e' molto piu' efficace del tentativo di resistergli.
Ma esiste una terza procedura che e' ancora migliore. Non resistere alla sofferenza. Non dedicarsi ad ascoltarla. E' un metodo che i Sik dell'India propongono da secoli e ha effetti strabilianti: consentire al dolore di esistere in tutta la sua grandezza ma contemporaneamente consentire a tutte le altre sensazioni di essere completamente presenti alla nostra attenzione. La differenza rispetto al semplice arrendersi al dolore e' apparentemente minima ma in realta' sostanziale. In questo caso io non mi arrendo al dolore. Il concetto di semplice ascolto del dolore prevede una mia posizione passiva. Ma io non devo essere passivo di fronte alla sofferenza. Il male che provo, di per se', chiama all'azione. Si tratta di un'emergenza. Quindi devo agire. Ma non devo agire opponendomi al dolore. Guardo il dolore senza resistere, senza contrarmi, senza chiudermi all'emozione negativa che scatena dentro di me. Le fitte lancinanti mi fanno sobbalzare, mi scuotono, mi spingono a scegliere tra azione e disperazione.
Il mio impegno, la mia intenzione non e' nell'ascoltare il male che provo o nel resistergli. Il dolore e' il centro del problema ma io non me ne occupo in nessun modo direttamente.
Non faccio niente per lui. Non gli do un grammo della mia energia. Non ne ha bisogno.
Il dolore si impone da se' con la sua orrenda sgradevolezza alla mia attenzione quindi non ha bisogno che io gli dia altra energia. Resistere alla sofferenza o ascoltare il dolore sono comunque due azioni che prevedono di investire energia sul dolore, sul problema del dolore. Questo investimento energetico da' forza alla sofferenza, le permette di dominarmi. Piu' me ne occupo, la temo, la studio, la ascolto, piu' essa e' forte e piu' mi fa male. E piu' e' capace di abbattermi psicologicamente, danneggiare i miei rapporti sociali, la mia immagine di me stesso e del mondo che mi circonda. E tutto questo mi colpira' ulteriormente e dara' una forza ancora maggiore alla malattia.
Se io invece non faccio niente rispetto al dolore, ma proprio niente, e metto la mia intenzione, la mia energia, il mio ascolto in tutto quanto continua a esistere intorno a me, al di la' del male fisico, ottengo un piccolo miracolo: entro pochi secondi il dolore diminuisce. E soprattutto io cambio umore. Continuo da un certo punto di vista a sentire la sofferenza ma non mi interessa piu'. Non sono piu' complice del mio dolore.
Il cambiamento e' sostanziale. Cinquemila anni prima di Milton Ericson i Sik avevano scoperto che la modifica in un meccanismo microscopico del modo di gestire il panorama interiore aveva la potenza di ridurre il costo della vita.
Prova a ricordare un momento di grande dolore fisico. Sai rivedere quale era il tuo panorama mentale in quel momento? Il dolore e' tutto cio' che vedi e che senti. Dietro al dolore, a fianco al dolore non c'e' niente altro. Sei come di fronte a un muro bianco e cattivo e vedi solo quello.
Cercare di spostare l'attenzione sulle altre sensazioni che vivi insieme al dolore (odori, suoni, emozioni) vuol dire arretrare, allontanarsi dal muro bianco fino a vederlo tutto, guardare la casa di cui il muro bianco fa parte e arretrare ancora fino a vedere il cielo sopra la casa, gli alberi, le colline sullo sfondo.
Cambi letteralmente il panorama di cio' che vedi dentro di te con gli occhi della mente.
Spero che questa trasposizione ti sia chiara. Ma forse per te varrebbe di piu' una descrizione meno visiva. Le persone rappresentano il mondo anche in termini di suoni o sensazioni plastiche, spaziali. Forse qualcuno vede dentro di se' una rappresentazione della realta' esterna fatta di odori. Spero comunque di aver evocato l'idea che vorrei esprimere.
Esiste nella nostra mente una rappresentazione della realta' esterna e della rete reciproca di connessioni. Quando proviamo un forte dolore fisico questa rappresentazione globale salta e noi vediamo solamente il centro del problema: il dolore.
Questo non va bene perche' se identifichiamo solo il dolore gli diamo forza e lo poniamo al centro delle nostre intenzioni e cosi' aumentiamo la sua capacita' di farci soffrire. Sensato e' invece cambiare la direzione delle nostre intenzioni, della nostra attenzione lasciando che si concentri su aspetti piu' gradevoli della nostra esistenza.
Le nonne molto tradizionaliste che smettono di morire prima delle feste durante le quali rincontreranno i loro nipotini fermano la morte semplicemente non occupandosi in nessun modo della loro malattia. Tutta la loro attenzione e intenzione emotiva e' focalizzata sulla visualizzazione delle sensazioni gradevoli che proveranno quando prenderanno in braccio i loro nipotini.
Non avendo una famiglia attaccata alle ritualita' delle feste ho sempre invidiato chi ha questa fortuna, cercando di creare anch'io qualche cosa di simile con le mie figlie, mia moglie e i nostri amici. Proprio perche' l'emozione dell'imminenza dell'incontro con persone che ami, l'elettricita' dei preparativi, la dolcezza dell'attesa, sono stati della mente piacevolissimi e capaci di curare le ferite del corpo e dello spirito.



Capitolo tredicesimo
Quando il centro del problema e' troppo grosso e' meglio evitarlo

A questo punto mi chiedo se tu condividi questo punto di vista sul dolore.
Il dolore e' meglio non affrontarlo dedicandosi a qualche cosa di piu' gradevole?
Dobbiamo affrontare il dolore non affrontandolo?
Se la tua risposta e' si' ti comunico che sei in grave pericolo e rischi di perdere per sempre la possibilita' di entrare nel ristrettissimo cerchio dei Membri Onorevoli del Club dei Soffritori Professionisti: non ti inviteranno mai alle loro feste di fine d'anno durante le quali divorano grandi quantita' di ciliegie di granito rovinandosi la dentatura.

Mi hanno insegnato che un vero uomo affronta sempre, di petto, il cuore del problema. Ma giunto a essere nonno e dopo una profonda riflessione durata un decennio sono pronto ad affermare che affrontare il centro del problema e' una stronzata pazzesca!
NON bisogna affrontare il centro del problema.
E' molto meglio spostare l'attenzione dai grandi progetti colossali, complessi e lontani che vediamo in maniera confusa, alle azioni che possiamo condurre immediatamente su aspetti della realta' facili da affrontare e che possono dare piccoli risultati subito.
E' la Teoria del Contesto ed e' un punto essenziale della nostra ricerca di una vita migliore.

Se ti incaponisci a mettere al centro della tua esistenza il tuo grande problema (il dolore ad esempio) la grandezza stessa della difficolta' annichilisce la tua fiducia e ti getta nello sconforto. Aumenta cosi' la gravita' del problema.
Questo modo di pensare contiene una totale rivoluzione.
Prova a ripercorrere i passaggi che compie la tua mente razionale quando qualche cosa ti fa incazzare o ti minaccia.
Dunque, grossomodo, si tende a seguire questo percorso:
1) Ti accorgi che qualche cosa ti manda in bestia in modo vistoso perche' hai una violenta contrazione allo stomaco, sei rosso in faccia e provi una specie di vertigine (beh... le varianti percettive possono essere molteplici... sto semplificando...).
2) Individui la causa di questa incazzatura.
3) Affronti la causa sperando di distruggerla in modo possibilmente doloroso per lei e innocuo per te.
Ok?
Bene. Questa procedura funziona solo se il problema e' di soluzione elementare: se la casa brucia spegni il fuoco! In quasi tutte le situazioni un pelo complesse questa procedura e' sbagliata.
Se la usi ti conviene abbandonarla perche' ha effetti disastrosi sulla tua vita, sulle tue capacita' e sulla tua salute. Insistere nell'errore ti costerebbe inoltre parecchi anni di vita.
Il percorso corretto e' il seguente
1) Ti accorgi che qualche cosa ti fa incazzare in modo vistoso perche' hai una violenta contrazione allo stomaco, sei rosso in faccia e provi una specie di vertigine.
2) Individui la causa di questa incazzatura.
3) Osservi tutto cio' che sta intorno alla causa della tua incazzatura cercando di focalizzare l'attenzione sui particolari evitando cosi' di prestare attenzione alla causa della tua incazzatura.
4) Individui un aspetto secondario della situazione sul quale hai modo di agire ottenendo un risultato rapido e positivo anche se microscopico.
5) Agisci in modo lucido ed efficiente concentrandoti soltanto su quel particolare. Visto che hai attaccato il piu' piccolo hai buone probabilita' di menargli. Se non ci riesci cerchi un problema ancora piu' piccolo da attaccare. Questo finche' ottieni il risultato. A questo punto, molto importante, ti congratuli con te per la tua intelligenza, prontezza di spirito, sagacia, forza morale, determinazione, abilita', astuzia, capacita' di ascolto, sensibilita' d'animo.
6) Individui un secondo aspetto secondario della questione che puoi affrontare in modo rapido ed efficace ottenendo un ulteriore vantaggio e lo affronti subito.

La difficolta' di questa procedura e' che e' strutturata su 6 azioni piuttosto che in 3. Inoltre la sequenza piu' corta e' anche piu' attraente. In soli tre passaggi arrivi all'eliminazione teorica del problema. E' una soluzione banale, che non prevede di slogarsi il cervello a ragionare. E bisogna anche ammettere che in alcuni casi funziona. Ti piace la ragazza del tuo amico? Il problema e' il tuo amico. Lo ammazzi e poi violenti la ragazza. Decisione semplice e rapida. Per questo motivo fu la scelta dei guerrieri del neolitico.
Se il tuo problema ha una struttura elementare e tu hai un grosso bastone puo' essere un approccio di successo.
Inoltre, affrontare i problemi usando un percorso di soluzione in 6 passaggi ha una seconda implicazione con poche attrattive: non promette la soluzione definitiva e tombale del problema in quanto ogni volta che hai risolto un piccolo problema secondario ti devi occupare di individuare un secondo problema e poi un terzo e cosi' via. Cioe' questa metodologia e' poco seduttiva perche' prevede di affrontare una rottura di coglioni senza fine.

Se il tuo obiettivo e' soltanto quello di violentare la ragazza del tuo amico, farlo fuori a bastonate ti puo' soddisfare pienamente.
Ma se il tuo scopo e' quello di sperimentare un rapporto intimo e dolce che ti porti alla compenetrazione dell'anima con un altro essere umano che si emozioni e goda mentre si dedica con immensa passione a darti e a ricevere da te sensazioni di piacere esagerato, allora hai un problema complesso. Uccidere il tuo amico e violentare la sua ragazza non ti permettera' di raggiungere il tuo obiettivo.
Ma come puoi sopravvivere al desiderio che ti scatena vedere il tuo amico che bacia la ragazza dei tuoi sogni?
Potresti accettare il nubifragio emotivo che ti sconvolge quando la incontri oppure smettere di incontrarla e intanto focalizzare la tua attenzione sulle donne restanti che sono piu' di tre miliardi e tra queste ci sono indiscutibilmente alcuni milioni di femmine che possiedono tutte le caratteristiche essenziali per farti impazzire d'amore.
E forse potresti anche goderti pacificamente la malinconia che ti assale quando guardi la ragazza del tuo amico e potresti anche sentire un piccolo languore doloroso perdendoti con lo sguardo sulla superficie delle sue labbra. Ma ti puoi anche consolare pensando che la loro storia potrebbe non durare in eterno e poi... chissa'...
E questo ti riuscirebbe particolarmente facile se appena due ore prima tu ne fossi stato a letto con la squadra di softball femminile dell'Arkansas. E non eravate a letto a causa di uno svenimento collettivo. Le ragazze, anzi, erano molto energetiche mentre urlavano in coro (completamente nude) iu are the best men in the worl (che sarebbe a dire Tu sei il miglior maschio del mondo e vogliamo possederti in tutte le posizioni del Kamasutra comprese quelle vietate dalla legge in Arkansas).

Le nostre reazioni emotive dipendono dal contesto.
Se perdi mille euro e sei un disoccupato dell'Uganda sei nella merda. Se perdi mille euro e sei Agnelli non te ne accorgi neanche.

Per mostrare le interrelazioni tra aspetti psicologici, fisiologici e sociali ho raccontato come le barbone possano reinserirsi se hanno a disposizione un parrucchiere decente e un abito di Prada. Gli impiegati lavorano di piu' e meglio se possono perdere tempo al bar e la criminalita' di una citta' crolla se i claun si occupano di regolarizzare il traffico. E gli adolescenti smettono di spararsi se mangiano merendine biologiche. Il comune denominatore di queste azioni e' che NON affrontano il Grande Problema ma modificano in modo drastico un aspetto minimo del contesto.
Si interviene su una questione parallela apparentemente non connessa con il risultato che si vuole ottenere.
Non c'e' un nesso evidente tra la capacita' di lavorare e il vestito che indossi (l'abito non fa il monaco). Non diventi onesto e gentile se mangi frutta. Non smetti di uccidere se ti fermi ai semafori. Non ti va via il cancro con un paio di sorrisi, non diventi un impiegato migliore se perdi piu' tempo durante la pausa per il the o se vai a lavorare in maglietta e pantaloncini alla zuava.
Eppure, in alcuni casi specifici, come abbiamo visto, un'azione apparentemente irrisoria e ininfluente e' in grado di rovesciare positivamente una situazione negativa che non e' possibile affrontare con nessun altro mezzo.
Spero di essermi spiegato in modo chiaro su questo punto perche' ha un'importanza assoluta per tutto il discorso che sto cercando di condurre in porto.
Infatti, comprendere questa necessita' di adottare un sistema di controllo sulla procedura che adottiamo affrontando i problemi e' essenziale.

Capitolo quattordicesimo
Perche' discutere con la gente quando e' cosi' facile ucciderla?

Urge domandarsi: "Cosa sto facendo? Sto adottando la procedura del guerriero neolitico o sto progettando una strategia efficiente per ridurre il costo dell'esistenza?"
Porsi questa semplice domanda, infatti, ci porta a adottare scelte piu' sensate e vivere meglio e piu' a lungo.
E una volta che hai ragionato su questa questione e hai scelto di seguire questa via (dopo attenta valutazione dei pro e dei contro) avrai realizzato una mutazione permanente nel tuo modo di pensare. Una volta che avrai sperimentato con successo l'effettiva convenienza di questa procedura non ti verra' piu' in mente di seguire la via del troglodita.

Ma attenzione: appena inizi a pensarla in questo modo ottieni una incredibile ondata di benefici.
La semplice adozione di questo modo di pensare crea spontaneamente e naturalmente, senza alcuno sforzo da parte tua, l'emergere di una scala di valori diversa.

Quando si comprende l'interrelazione tra gli aspetti fisici, emotivi, mentali e sociali si invertono automaticamente alcuni criteri di valutazione che caratterizzano pesantemente il nostro modo di essere.
Dedicare energia a osservare i particolari che costituiscono il contesto di ogni grosso problema significa innanzi tutto dare valore all'ascolto.
Ascolti di piu' e agisci di meno. Invece di dedicarti a molte azioni confuse cerchi di portare a termine un'iniziativa particolare.
Se ascolti veramente compi un'azione molto complessa.

Ancora una volta siamo arrivati a un comportamento apparentemente insignificante che pero' e' in grado di fare una grande differenza nel destino delle persone.
Per sapere se una persona e' negativa, depressa vivra' di meno, avra' un'esistenza grama e solitaria puoi chiederle come si sveglia al mattino, come ricorda, quanto partecipa con passione alla propria vita o che procedura segue affrontando i problemi. Ma puoi anche chiederle quanto tempo passa ascoltare. In realta' tutti questi atteggiamenti sono sfaccettature di un unico modo di vedere l'esistenza. Ognuna sottintende l'altra. Sono come le ciliege. Se ne assaggi una finisce che le mangi tutte.
Ascoltare semplicemente le sensazioni fisiche modifica completamente e istantaneamente il modo di funzionare del nostro cervello.
Prova ad ascoltare un sapore o un profumo o la sensazione del tuo corpo. Per tutto il tempo che dedichi ad ascoltare ti e' impossibile formulare un pensiero.
Nessuno e' capace di eseguire le due azioni contemporaneamente.
O pensi o ascolti le sensazioni.
Non possiamo impegnare queste due funzioni cerebrali in simultanea perche' entrambe richiedono l'impiego di tutta la nostra attenzione.
Ascoltare ci permette di spegnere il cervello razionale e farlo riposare. E ci permette di goderci la spensieratezza della mente animale, selvaggia.
E abbiamo un estremo bisogno di fare tutto questo.

Capitolo quindicesimo
La mente mente in modo insistente.

Il nostro cervello dal punto di vista tecnico e' un organo di tipo particolare che funziona secondo regole precise. Si e' evoluto durante milioni di anni adattandosi alle esigenze umane. Ma nell'ultimo secolo i mezzi di comunicazione hanno ottenuto un livello di crescita talmente esplosivo che la quantita' di ore che dedichiamo al lavoro mentale razionale e' decuplicata.
L'umano moderno vive angosce esistenziali e ansie sconosciute ai nostri antenati. La sofferenza psicologica dell'uomo moderno e' enorme.
L'animale prova dolore fisico ma e' incapace di un dolore spirituale come lo intendiamo noi. Gli manca la capacita' di arrovellarsi, di compatirsi, di crogiolarsi nei propri ricordi peggiori scegliendo i piu' tremendi. E sopratutto l'animale non ha la capacita' di temere il futuro, di immaginare con dovizia di particolari masochisti tutti i modi nei quali potremmo soffrire e morire, insieme a tutti i nostri cari.
L'essere umano ha elaborato un modo di soffrire che nessun animale puo' sperimentare. Noi soffriamo tutto il dolore che patiamo e tutto il dolore che la nostra mente e' capace di inventarsi.
E tanto piu' l'umanita' cresce tanto piu' crea nuovi sistemi per aumentare il dolore mentale.
Quante volte in un anno un umano primitivo incontrava la morte e sentiva risvegliarsi la coscienza della propria fine futura?
Certamente non gli capitava tutti i giorni.
L'umano moderno spende notevoli cifre di denaro per poter vedere decine di volte al giorno omicidi e massacri veri e cinematografici.
Ci autobombardiamo con l'idea della morte. La morte fa parte della nostra quotidianita'. Anzi del nostro divertimento.
Siamo condannati morte che passano la vita a vedere immagini di gente che muore o che e' appena morta. Decine di volte al giorno. E decine di volte al giorno la nostra mente si focalizza su ogni sorta di violenza e di disgrazia.
E se la morte della tv normale non ci basta possiamo sempre abbonarci a Sky.
Questa situazione e' assolutamente negativa.
Induce un'attivita' ansiogena nella mente razionale.
Questo e' il centro del problema.
Ma ovviamente non ce ne occuperemo.
Se vivi nel moderno occidente non puoi sfuggire al bombardamento mediatico e a tutte le sollecitazioni ad utilizzare la mente razionale.
Ma puoi limitare i danni in modo drastico se comprendi che hai bisogno di ascoltare di piu' le sensazioni perche' questo induce il cervello razionale a spegnersi e riposarsi.
E ti assicuro che ne ha bisogno.
Ci sono persone che comprendono che trarrebbero un beneficio se si regalassero piu' ore di riposo cerebrale ma sostengono di essere incapaci di fermare la mente razionale. Ma sono in errore. Non esiste un solo essere umano sul pianeta che possa annusare una violetta e contemporaneamente formulare un pensiero.
Il problema piuttosto puo' essere un altro: il mondo ti fa talmente schifo che non hai nessuna voglia di sentire le sensazioni che provi ascoltando il tuo corpo mentre vive.

E visto che ormai avrai capito come funziona il discorso concentrico che ti sto facendo avrai anche intuito quello che sto per dirti: un altro modo di scoprire se una persona avra' la vita come le scalette dei pollai (corta e coperta di merda) e' quello di sapere se prova gusto ad annusare il profumo dei fiori.
E forse la tua mente stara' gia' correndo avanti alle conclusioni di questa premessa.
Infatti, dietro a questa questione apparentemente semplice e' in agguato l'ennesimo Grande Problema apparentemente molto complesso.
La domanda e': che cosa ha valore nella tua vita?
Se poniamo questa domanda ai nostri conoscenti scopriremo che molti alla domanda cosa vuoi nella vita? ti rispondono con una serie di richieste materiali (vogliono i soldi!).
La maggioranza dell'umanita' indica pero' tra i suoi obiettivi esistenziali molti buoni propositi di amore, fratellanza, gioia in famiglia, pace e prosperita' per il mondo. Ma visto che questa domanda la stai ponendo a persone che conosci potrai facilmente renderti conto che mentono. Molte persone dicono di commuoversi davanti a un'opera d'arte o a un tramonto. Ma onestamente osservando quanto poco tempo dedicano alla contemplazione rapita dei fenomeni naturali c'e' da dubitare delle loro parole. E' solo marketing. Molte persone sostengono di essere interessate all'amore coniugale, al benessere del paese, alla gioia dei figli, alla pace.
Ma se tutta questa gente lo fosse veramente sarebbe capace di agire di conseguenza e il mondo smetterebbe subito di essere questo orrendo canaio infernale.
Quanti padri dedicano veramente un'intera ora del loro tempo a condividere un gioco con i propri figli? Ad ascoltarli raccontare, a passeggiare indicandogli le cose belle di questo mondo, ad aiutarli a realizzare un gioco che non riescono a costruire da soli?
Tutti dicono che giocano con i loro figli.
Ma se fosse vero quando nevica vedremmo i bordi delle strade e i parchi delle citta' pieni di igloo e pupazzi di neve. E d'estate le spiagge sarebbero coperte di piste per le biglie e castelli di sabbia.


Capitolo sedicesimo

Voglio sposarti per fare un bel matrimonio che costi uno spavento.
Poi però non rompere che vuoi le coccole. Sono gratis. Sicuramente non valgono niente.

Tutti sostengono di dedicare tempo alla persona che amano. Ma non è vero. Non c'è ascolto. Non c'è la ricerca del piacere reciproco.
E' una sorta di malattia. Sappiamo che massaggiarci l'un l'altro fa bene alla salute, è eroticizzante, dà benessere psicologico, rinsalda la solidarietà di coppia e aumenta l'attrazione sessuale. Ma quanti mentre guardano il televisore seduti sul divano a fianco del proprio amore, gli prendono un piede in mano e gli fanno un massaggio?
Non costerebbe niente ma non è in cima alle nostre priorità e ce lo dimentichiamo.
Ma appena metti in discussine, tra te e te, questa scala di valori, ti viene subito da dire: fermi tutti, ma io cosa vivo a fare?
E' una banalità abissale dire che di fronte alla morte poche cose hanno un senso. Solo i momenti belli che hai vissuto fino in fondo, che hai ascoltato pienamente, sono capaci di intenerirti il cuore anche di fronte alla morte e darti la forza di lasciarti andare, di accettare che la tua esistenza terrena debba finire, riuscendo a farti conservare la soddisfazione di avere vissuto.
In quel momento il pallottoliere del punteggio della vita non registra nient'altro che la somma dei piaceri incontaminati.
Tenere in braccio tuo figlio è un piacere incontaminato.
Guardare il tramonto lasciando che le vibrazioni della persona che ami, seduta a fianco a te, entrino nella tua anima è un piacere incontaminato.
Questo è l'unico punteggio che vale.
Ed ecco che sono arrivato al punto più difficile di tutto il libro.
Finora ho parlato solo di esperienze che sono patrimonio di chiunque si trovi a leggermi. Ma ora devo parlare di qualche cosa che non è patrimonio di tutti. E quindi è qualche cosa che se lo conosci mi capisci al volo, se invece non l'hai sperimentato non mi capisci proprio, anzi ti sembrerà che io stia dicendo la solita cazzata. Quel che dico infatti è ancora una volta una banalità addirittura solluccherosa e stantia per quanto è vecchia e logora.
La pratica del buon risveglio al mattino e della cura dei bei ricordi, l'impegnarsi positivamente nella vita, l'uso di una procedura efficiente nell'affrontare i problemi, l'ascolto che riposa la mente razionale e la comprensione che nella vita l'essere è più importante dell'avere sono cinque atteggiamenti che nel momento nel quale vengono adottati generano una straordinaria sinergia.

Il primo effetto di questa sinergia è che ti appassioni alla vita. La tue esistenza inizia a essere una specie di film interattivo che ti appassiona, ti incuriosisce e ti stupisce. Contestualmente inizi a diventare sensibile alle coincidenze, ti capitano più fatti strani, conosci più persone. Non è un miracolo. Appassionandoti alla tua vita diventi più disponibile a guardare e ad ascoltare e quindi prendi più occasioni al volo, intrecci più relazioni e la tua vita si riempie di eventi e di storie, di casualità e di assonanze. Inizi a sentirla come qualche cosa va da qualche parte.
C'è suspance.
Ma succede un'altra cosa incredibile. Sperimenti uno stato superiore della mente che altrimenti sarebbe irraggiungibile.
I mistici chiamano questo stato della mente illuminazione, nirvana, satori, estasi mistica.
Se leggi attentamente le descrizioni di questa esperienza scoprirai che si tratta di una totale apertura delle percezioni. Uno stato di beatitudine nella quale sperimenti una diversa qualità di ogni esperienza. I colori sono più emozionanti, le forme più definite, i sapori stupiscono la mente, gli odori provocano delicate tempeste emotive.
Forse starai pensando a una situazione mitica della mente, quasi irraggiungibile. Invece, scherzetto, ti sto parlando di un'esperienza che  hai vissuto più volte.

Ripensa per un attimo alla qualità delle sensazioni che hai sperimentato quando ti sei innamorato. Dico proprio la cotta selvaggia.
C'è tutto ciò che viene descritto a proposito dell'illuminazione, compresa una diversa percezione dell'appartenenza a questo mondo. Quando sei innamorato percepisci una sensazione fisica di empatia verso qualunque aspetto del creato esattamente come quando ti illumini.
E come la cotta amorosa anche l'illuminazione non è uno stato permanente ma un'esperienza momentanea. Sono gli stessi mistici a raccontarcelo.
L'amore dallo stato di cotta si evolve verso una profonda intimità e condivisione. L'estasi mistica della cotta si rinnova e riecheggia nell'abbandono al piacere sessuale o nell'emozione delle tenerezze e della solidarietà familiare. Ugualmente, ci spiegano i mistici, dopo aver sperimentato la totale apertura, la totale identità con il creato, inizia il lungo e faticoso percorso della Consapevolezza.
L'esperienza dell'illuminazione  può essere rinnovata nel tempo attraverso i riti e le pratiche religiose o psicofisiche e attraverso l'ascolto. L'esperienza della cotta d'amore può essere rinnovata nel tempo grazie alla cura e all'attenzione reciproca.
Ma lo stato di estasi non è una condizione che si può possedere. Al contrario è un'esperienza che può diventare il punto focale della nostra vita, il vertice della nostra scala di valori proprio perché non possiamo possederla con continuità. E' un punto del viaggio che possiamo raggiungere ogni giorno e che ogni giorno dobbiamo abbandonare. Esattamente come accade per il piacere sessuale. Avere un orgasmo che duri 80 anni sarebbe imbarazzante. Soprattutto se continui a eiaculare per tutto il tempo.