Più cripte per tutti!

Gentile signor Brunetta,

le scrivo perché c’è una falla assurda nelle nostre finanze che potremmo fermare in un minuto, senza spendere un soldo.
Sarebbe facile.
Quel che ha fermato tutti i governanti dall’intervenire è solo uno strano preconcetto, la paura di occuparsi di un tema tabù.
Mi sembra che lei abbia uno spirito tale che forse vorrà prendere in considerazione questa proposta.

Ogni anno l’Italia spende una cifra astronomica per le sepolture, in parte sostenuta dalle pubbliche amministrazioni in parte dai cittadini.
Sono 20 anni che periodicamente cerco di sollevare questa questione ma pare che appena si tocca l’argomento gli italiani cadano in una crisi di pruriti intimi (fanno scongiuri grattatori) e gli si chiude il cervello.
La spesa italiana è decine di volte superiore per ogni singola sepoltura di quella della maggioranza dei paesi del mondo.
L’Italia infatti si è data una legge sciagurata che prevede regole deliranti per le ultime dimore. Queste regole non hanno nessun senso scientifico, religioso o sanitario, tant’è che altre nazioni profondamente cattoliche, moderne e che tengono in considerazione la salute pubblica non conoscono normative analoghe.
In pratica quando si seppellisce una persona in quasi tutto il mondo si fa un buco per terra, si crea un fondo alla fossa con funzione sterilizzante, ad esempio un paio di sacchi di calce viva, e poi si interra il deceduto.
Lo si fa da millenni e non ha mai creato problemi.

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Commenti

e non dimentichiamoci della cremazione, dalle cui ceneri si può ottenere un ottimo fertilizzante (da usare a basse dosi)

Optimum ac verum.
Purtroppo non posso non pensare a quando scrissi al Presidente della Repubblica per il fatto che, qui, nel cimitero del paese in cui era nato, non c’erano mai stati i resti del nonno di mia moglie; c’era, a monito delle future generazioni, una lapide col suo nome buttata in un anfratto. Invece, tutti quelli che avevano, per più generazioni, in particolare a partire dal dopoguerra, invaso e occupato quel territorio comunale[per inciso, è uno dei quattro comuni che, a detta del linguista Daniele Gambarara(ne dava riferimento in un testo degli anni Ottanta, credo, compreso in un libro curato da Tullio de Mauro), ha subito la più densa immigrarne dei cosiddetti arbëresch(Villapiana, Trebisacce, provincia di Cs, Palermo e Cipirello), insomma siamo nell’arco esponenziale(o frattale?) che può connettere il brigante Salvatore Giuliano e il suo capo sabotatore nel golfo di Taranto, quel famoso principe di Cerchiara Valerio Pignatelli, che dorme il sonno dei giusti nel santuario della Madonna dell’Arme, appunto in agro di Cerchiara di Calabria, altro luogo che ha dato molti proseliti alla occupazione dell’ameno sito in riva al mar Jonio], hanno cappelle, cripte, mausolei, sarcofagi e monumenti funebri di varia fattura nei due cimiteri dei due comuni qua sopra indicati, resi contigui dalla fiumara Saraceno.
Oltre agli arbëresch veri e propri, cioè quelli provenienti dai paesi indicati dal canone, il grosso dei defunti e degli abitanti di quel paese a nord del Saraceno, provengono, usiamo pure questo termine dal paradigma dell’avvento(che è quello dell’arrivare e del guadagnare, in questo caso: depredare, una località), dal comune montano di Albidona[ famoso per aver dato i natali a quel massone socialista che quando fu fatto Sindaco in riva al mare ebbe il compito di buttare giù la casa , questa volta, di mio nonno, in attesa che i suoi sodali finiscano con appropriarsi delle altre poche proprietà che andranno occupate dalla generazione più giovane degli invasori (distribuiscono geneticamente ed equamente ai propri parenti e compaesani la roba rubata agli uomini onesti del paese invaso e depredato], come è stato debitamente scritto al Presidente della Repubblica che, allora, non so se era già dell’Amore, per via non solo del garofano ma anche della rosa e …della croce, o del Tutto in comune, Niente a Gaudio.
All’estero, penso(è ormai arduo dire penso, che cosa possiamo pensare, diciamo “piango”?) che si viva e si muoia relativamente meglio:come testimonia il fatto che, morto un cittadino italiano residente all’estero – insomma, uno di quelli che avrebbero mandato De Girolamo al Senato della Repubblica dell’Amore- lo cremano senza darti nemmeno gli estremi dell’identità e del domicilio fiscale nel suo Paese, dove dovrebbe avere terreni di una certa consistenza e immobili, anch’essi spariti nel nulla - cos’è la cosiddetta “manomorta”? Se li requisisce per tempo “Propaganda Fide” o qualche altra “Propaganda”? D’altronde, a vedere quel che succede, se ci si ristruttura a Roma per ministri , generali di servizi segreti, giudici, non si non presupporre che ci sia parità di ristrutturazioni e di compravendite surrettizie, occulte, anonime, a sua insaputa, anche per marescialli, giudici di pace, ex pretori distaccati dalla Circondariale, agenti segreti, sagrestani, parroci e parenti, e chi più ne ha più ne metta- e contestualmente, dal curatore del lascito, che il Consolato di Colonia continua a chiamare “esecutore testamentario”, ti fanno “sapere” che se vuoi l’urna con le ceneri te la fanno avere, naturalmente a tue spese…senza sapere che, pure a volerla, dov’è che vado a metterla, nel suo cimitero di cittadino italiano, che non mi è dato conoscere, visto che, al paese dove nacque[che, ma guarda!, è lo stesso di quel cardinale che fu vescovo di Napoli prima di colui che è connesso nell’attuale scandalo “Propaganda Fide”], dicono di non conoscere, dopo che gli hanno trafugato i beni terreni tutti in riva all’Agri! Le andrò a disperdere in quelle acque dense come il petrolio le sue ceneri, o potrò deporre l’urna nella necropoli della contigua S.Brancato?