Una botta di ottimismo per cominciare bene il 2014!

Perché per fortuna Grillo ha torto sull’imminente bancarotta e perché l’economia italiana sta ripartendo.
(il tutto spiegato in modo tale che lo puoi leggere anche se l’economia ti fa schifo)

Non sono un ottimista per partito preso.
Insieme a Grillo mi sono trovato con dispiacere a annunciare con un anno di anticipo che stava arrivando una crisi spaventosa.
Dopo 3 anni di disastro ora la situazione per milioni di italiani è drammatica ma lo scenario sta finalmente migliorando. Beppe ha annunciato il crollo entro ottobre, siamo a dicembre e non è crollato niente. Si è sbagliato (e con questo non voglio dire che Grillo è antipolitico, terrorista, velleitario o altro e nonostante non sia d’accordo con lui su parecchie questioni, continuo a pensare che bisogna dargli il merito di aver finalmente smosso la situazione italiana… E come spiegherò meglio in seguito tocca comunque ringraziarlo per questo).
Detto questo vorrei passare a illustrare quel che penso succederà nei prossimi mesi in Italia. E spero che le informazioni che ti propongo provochino afflati ottimisti che ti inducano a trascorrere più serenamente l’inizio del nuovo anno. Il che peraltro ti farà bene alla salute. Questa quindi non è soltanto una lucida analisi politico finanziaria ma anche un presidio medico chirurgico.
Per entrare appieno nello spirito ottimistico che ti propongo dobbiamo partire dall’inizio.

Le origini della crisi
Per 2.000 anni gli italiani si sono esercitati a impantanare gli invasori (dai Romani in poi) in un ginepraio di poteri locali, leggi cavillose, bizantinismi. E ne avevamo ben d’onde visto che ci hanno invaso e depredato praticamente tutti: unni, galli, visigoti, longobardi, bizantini, arabi, normanni, spagnoli, francesi, austriaci, senza contare che nei momenti liberi ci invadevamo tra noi stessi.
La nostra tattica è stata da sempre quella degli Ozi di Capua e dei Labirinti Burosadici. Gli invasori dovevano fare i conti con i bizantinismi delle nostre leggi e delle nostre strutture amministrative.
Un sistema creato ad arte per non funzionare e far proliferare l’antistato.
Questa antica tradizione ci ha permesso nel dopoguerra di vendere un prodotto che ci ha arricchiti più dell’industria. L’Italia è stata la porta tra l’economia legale mondiale e quella illegale. Serviva una nazione dove la giustizia non funzionasse, dove evadere le tasse fosse facile, dove non esistessero leggi contro le speculazioni azionarie disoneste (insider trading) e dove il falso in bilancio venisse punito come un divieto di sosta. E avevamo un impressionante sistema bancario legale, semi legale e illegale, con la banca vaticana, San Marino e addirittura Campione, enclave italiana in mezzo alle banche svizzere. E passavano da noi i commerci inconfessabili tra Usa e Urss, Israele e gli Arabi, Iran e Iraq.
Il Sistema Italia si è basato su un patto sociale scellerato, figlio di questa economia, uno strano sistema che invece di elargire salari sociali o puntare sullo sviluppo del sud ha assunto un esercito di dipendenti pubblici pagati per non lavorare (la Lombardia ha 7.000 dipendenti regionali, un’enormità, ma la Sicilia ne ha 57 mila!). E abbiamo avuto uno strano corporativismo sindacale che a volte si trova a difendere i disonesti, i furbi e gli inetti (hai mai provato a far cacciare da una scuola media un insegnante pedofilo? Non è così facile…).

Poi è arrivata la globalizzazione e il Sistema Italia è diventato inutile, anzi un ostacolo: come fai a commerciare con una nazione dove se non ti pagano le fatture impieghi 9 anni a ottenere una sentenza?

Il mondo è cambiato, dopo l’11 settembre 2001 la Cia e l’Fbi scoprirono che Osama Bin Laden aveva guadagnato 7 miliardi di dollari speculando in borsa sugli effetti finanziari del massacro; i capi della Cia e dell’Fbi dichiararono in coro: “Se vogliamo battere i terroristi bisogna chiudere i paradisi fiscali”. Dal dire al fare c’è di mezzo il mare ma qualche cosa, lentamente, è successo: Obama ha iniziato a mettere dei paletti… E i droni Usa hanno imposto restrizioni agli stati canaglia, dalle Cayman al Costarica, alle Bahamas. Papa Francesco ha demolito la finanza nera, la Svizzera ha accettato di tassare gli evasori internazionali, Malta ha fatto la spiritosa e l’hanno bombardata con la speculazione finanziaria e i capitali là depositati sono stati decurtati di più di un terzo; un chiaro messaggio ai clienti dei paradisi fiscali: i vostri soldi non sono più al sicuro da nessuna parte!

Nel frattempo la Merkel (anche grazie al terrore diffuso dalla vittoria di Grillo) è riuscita a imporre in Italia alcune riforme essenziali. Chi dice che Monti e Letta non hanno cambiato nulla non si rende conto che l’avvio dell’anagrafe fiscale unificata è la prima grande riforma che abbiamo visto negli ultimi 50 anni. Riforma che ha già dato un risultato clamoroso: sono state scoperte un milione e 400 mila case sconosciute al fisco. Praticamente una città come Milano… Non l’avevamo vista!!!

E la gente inizia a rendersi conto che siamo in crisi ma che sprechi, corruzione, burocrazia, Casta, evasione fiscale e mafia ci costano 500 miliardi di euro all’anno e basterebbe recuperarne 100 per rimettere in sesto le casse dello Stato, dare uno stipendio minimo a chi è alla disperazione e iniziare a diminuire il debito pubblico.
(Non sei in crisi se butti dalla finestra 500 miliardi! Sei scemo!!!)

Il problema non sono solo i soldi che buttiamo via. Burocrazia, illegalità e sprechi bruciano le potenzialità. Francia e Italia hanno grossomodo lo stesso numero di abitanti. Ma in Francia la burocrazia funziona (e per avere una concessione edilizia impieghi 30 giorni, o è sì o è no!). La differenza di efficienza fa sì che la Francia abbia un Pil maggiore del 50%!

Anche Confindustria ha capito che tocca farla finita con la burocrazia delirante e lo spreco… E generalmente Confindustria riesce a ottenere dalla Casta quello che vuole. Quindi credo che Letta metterà veramente mano alla semplificazione dello Stato.

E quello che Letta sta contrattando con la Merkel è la creazione di un fondo europeo, garantito dalla Bce, che emetta titoli per il 30% di tutti i debiti pubblici europei, sui quali si pagherebbero interessi bassissimi, riducendo drasticamente il costo del debito italiano.
Ma, continuano a ripeterci i leader nord europei, se vogliamo un ombrello finanziario che riduca drasticamente gli interessi che paghiamo ogni anno sul debito dello Stato, vogliono che facciamo le riforme: burocrazia, giustizia, sprechi che impediscono di investire sulle infrastrutture portandoci a livello europeo.

Le pressioni internazionali continuano ad essere forti perché devono salvare l’economia italiana perché siamo troppo grandi, andrebbe a rotoli mezzo mondo.

Un altro segnale positivo è che la nostra economia si sta riprendendo, si prevede che l’ultimo trimestre del 2013 sarà per la prima volta dall’inizio della crisi, in pareggio. Secondo alcuni potrebbe segnare addirittura un lieve aumento. Cioè, abbiamo smesso di precipitare…
E molti indicatori finanziari sono in crescita, a partire dalla produzione industriale (vedi sotto altri dati). Ma mi induce ottimismo anche il fatto che tutti i paesi industrializzati stanno sperimentando una forte ripresa economica. Chi prevedeva che la crisi si estendesse a Cina, India e Brasile s’è sbagliato. E ora anche gli Stati Uniti sono in ripresa, insieme a Russia e Indonesia… In questa situazione espansiva, nonostante tutto, il sistema Italia continua incredibilmente a essere competitivo in molti settori: produciamo cibi straordinari, moda, design e innovazioni tecnologiche di altissimo livello, abbiamo un incredibile patrimonio di arte, cultura e natura. Viviamo in un paese talmente ricco di bellezza che basta camminare per il centro storico di qualsiasi città per ricevere un massaggio cerebrale che galvanizza la creatività. Siamo insieme ai giapponesi il popolo che vive più a lungo, ma ci divertiamo molto di più dei giapponesi e il mondo invidia l’Italian Style.

I pessimisti finanziari sostengono da un anno che il debito italiano sta passando dalle mani della finanza internazionale a quelle degli italiani e appena tedeschi & C. finiranno di liberarsi del nostro debito crolleremo.
Invece non stiamo crollando e anzi all’estero hanno ricominciato a comprare il debito italiano.

Ci vorrà tempo perché gli effetti postivi arrivino a alleviare le sofferenze della gente ma stare su una barca che galleggia è meglio che stare sopra una nave in fiamme.

Ma la Casta cosa fa?
(come arrivare alla bancarotta nonostante tutto)
Con questo discorso non voglio dire che siamo fuori pericolo. Rischiamo ancora: se la politica non riuscirà a realizzare vere riforme non avremo l’ombrello finanziario dell’UE né la ripresa economica… Rischiamo forte.
Dobbiamo quindi chiederci se sia oggi finalmente possibile che la Casta rinunci a una serie di privilegi. Perché è di questo che si tratta. Snellire la burocrazia, farla finita con lo spreco, far funzionare in tempi rapidi la burocrazia, varare norme dure e sistemi di controllo efficaci contro la corruzione, tagliare i costi della politica, vuol dire per la Casta perdere potenti leve di potere. Se la macchina dello Stato funziona non hai più bisogno di chiedere all’assessore di darti una mano per una Tac o per un’autorizzazione edilizia. E se la giustizia funziona i politici furbi non riescono più a evitare la galera.
La domanda che dobbiamo quindi porci è: C’è qualcuno tra i politici che vuole attuare le riforme e che ha il potere di farlo?
Per valutare la situazione dobbiamo osservare che il problema della politica italiana è che anch’essa è concepita per non funzionare. Gruppi di potere trasversali gestiscono in proprio interi pezzi di partiti e enti pubblici e da questo potere traggono il consenso elettorale.
Ma possiamo anche osservare che Monti e Letta in questi due anni drammatici sono riusciti a fare qualche cosa. In modo insufficiente e contraddittorio (certo!) ma mi chiedo se, data la situazione, io avrei potuto fare di meglio… Non credo. E bisogna dar loro atto che minimamente gli ingranaggi delle riforme li hanno mossi. La riforma fiscale, dei sistemi di acquisto da parte degli enti pubblici, dei sistemi anticorruzione nella Sanità… Innovazioni parziali, che faticano ad essere messe in pratica perché incontrano resistenze accanite, ma che lentamente stanno iniziando a funzionare.

Oggi poi c’è una novità: Renzi, Alfano e Letta possono anche essere giudicati cattivissimi ma è un fatto che il loro futuro politico dipenda dalla loro capacità di riformare veramente questo paese e contemporaneamente intervenire in aiuto delle famiglie in difficoltà.
In questi giorni si sono sbilanciati, hanno promesso mari e monti, Renzi ha dichiarato che entro 6 mesi dimezzerà i costi della politica… Sono in un fortino assediato da Berlusconi, dalla Lega, da Grillo, dai Forconi e dalla Merkel. E hanno una sola possibilità: iniziare a riformare sul serio.
Le cose indispensabili da fare per far ripartire il sistema ormai sono dette e ridette e le ricette proposte si sprecano. E c’è anche un grande fronte moderato, dalla Confindustria alla Cna fino a parte dei sindacati, che spinge per queste riforme.
Secondo me Renzi, Alfano e Letta sono giovani e ambiziosi e hanno sufficiente potere nelle mani per governare un cambiamento minimo ma sufficiente per rilanciare l’economia.
Non sto dicendo che costruiranno un paese giusto e amorevole, questo non lo credo… Ma forse ci porteranno a un livello austriaco di ingiustizia e follia, cioè un cambiamento abissale rispetto la situazione attuale.

E il Movimento progressista che fa?
A completare il quadro delle previsioni per il 2014 ci siamo poi noi, quelli che sognano un mondo veramente migliore, non solo di uscire dalla crisi per riprendere un sistema di laido sfruttamento.
Sicuramente il Movimento Progressista sta facendo grandi passi in avanti. Ed è grazie a milioni di volontari che oggi riusciamo a far fronte almeno in parte alla disperazione sociale. La situazione sarebbe ben più tragica senza questo impegno immenso e quotidiano. Siamo uno dei paesi del mondo dove il volontariato è più presente.
Vittorie della società civile e solidale come quella di Messina dimostrano che quando il Movimento riesce a praticare l’azione diretta, partendo dalle esigenze concrete della gente, trova tra i cittadini grande partecipazione. E sicuramente questa crisi ha dimostrato a molti che cooperando possiamo affrontare e superare grandi difficoltà. Si sono sviluppati gruppi di acquisto, finanza etica, commercio solidale, cooperative sociali dedite al riciclo e al riuso, ecc, ecc…
Ma questo grande movimento, all’interno del quale trovi gente straordinaria del Pd, del Sel, di Ingroia, del M5S, che lavorano assieme, non riesce a dar vita a un progetto politico unitario.
Siamo spaccati, c’è difficoltà a fare rete e nessuna organizzazione nazionale si preoccupa di mettersi al servizio dei gruppi locali che difendono il territorio, i diritti e cercano di sviluppare l’economia alternativa…
E manca un’entità politica forte che possa fare da ponte tra la parte sana del Pd e il M5S. Ingroia sembra definitivamente fuori da ogni gioco, insieme a Rifondazione, Verdi Civici e Italia dei Valori, il Sel sembra incapace di prendere iniziative che siano all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte.
Su questo terreno non sono molto ottimista nel breve periodo. Il bizantinismo dello Stato, progettato per non funzionare e dar vita a un estenuante conflitto di poteri, ha contaminato anche la cultura dei progressisti: troppi si perdono nei bizantinismi ideologici e difendono il loro piccolo orto con le unghie e con i denti… Gli stessi vizi che critichiamo nella politica e nella struttura del potere li alleviamo a casa nostra… Costruire un Movimento Progressista capace di unità e senso pratico non sembra a portata di mano.
Ma ci arriveremo, perché quando milioni di italiani iniziano ad avere qualche cosa in testa prima o poi la si concretizza… Abbiamo inventato la pizza, i cappelletti alla panna e la polenta al ragù, vuoi che non riusciamo a capire che collaborare è indispensabile?

Sintesi dati del rapporto mensile della Confindustria (PDF)

Frena la contrazione del PIL nel 3° trimestre (-0,1%, dal -0,3% nel 2°)
Anticipatore OCSE, migliorato in settembre per il 13° mese di fila
Produzione industriale sale dello 0,3% in ottobre
(stime CSC), dopo il +0,2% di settembre. La variazione congiunturale acquisita nel 4° trimestre è +0,5%.
Ulteriore miglioramento dei giudizi sugli ordini.
A settembre il volume delle esportazioni italiane è cresciuto dello 0.7% su agosto.
A ottobre il PMI ordini esteri si è ulteriormente rafforzato (52,1 da 50,9) valore più elevato dal marzo 2011.
Stabile il ricorso alla Cassa Integrazione.
Rallenta l’aumento della disoccupazione da -0.7 del primo trimestre a -0,2.
Intanto Spagna, Irlanda e Portogallo stanno aumentando lievemente il Pil, per loro la ripresa è già iniziata.
Nel resto dell’Europa, dei paesi industrializzati e di quelli emergenti la ripresa economica sta andando a gonfie vele.