L’eroe romantico e' uno stronzo!

Oggi vorrei affrontare un argomento del quale non ho mai sentito discutere. Il che e' strano perche' si tratta di una questione centrale nella nostra vita. Dell’esistenza di questa questione io stesso me ne sono reso conto solo pochi giorni fa. Ci ho dormito sopra, e ora cerco di raccontare questo pensiero. Sono quindi curioso di conoscere il vostro parere.

Ci sono dei momenti nei quali dobbiamo scegliere una linea di condotta.
Ti accorgi che lei ti tradisce. Lei ti chiede perdono. Cosa fai? Lei e' dolce, ti ama, con lei trascorri momenti meravigliosi, pero' ti ha tradito! Accetti di lasciar perdere? Oppure tronchi perche' tu certe cose non le accetti?

Oppure.
La ami, lei ti ama, e' una bellissima storia, state insieme da molti anni. Ma ci sono delle difficolta', delle ruggini che rendono macchinoso, a volte, il rapporto. Che fai? Molli tutto e ti metti a cercare una storia nuova, tutta da inventare, senza vecchie recriminazioni, piccoli rancori… Oppure ti dedichi a cercare il dialogo, aprirti di piu', limare con pazienza e giochi la ruggine?

Questi due esempi ci mettono di fronte a un bivio comportamentale.
Da una parte un gesto dettato dall’onore o dal desiderio di avventure e novita'.
Dall’altra parte c’e' un abbozzare, farsi forza, prendersi cura, rispondere alle difficolta' mettendosi in gioco, inventando corteggiamenti, sorprese, nuovi stupori.

Non so come funzioni per le donne, forse e' diverso in parte…
Ma per noi uomini queste due alternative hanno un colore diverso, ti danno una sensazione differente, un’emozione agli antipodi. Da una parte c’e' una tua identita', dentro la tua testa, che ti dice: “Non accettare di chinare la testa! Non farti mettere le briglie! Tu sei forte, tu meriti molto, la vita e' breve, non farti fregare, da vecchio avrai enormi rimpianti perche' non hai avuto il coraggio di osare e vincere. Si vive una volta sola”  E’ un’identita' che ti dice: “Lascia questa donna potrai trovarne altre, anche a tre per volta”. Questa identita' nutre sentimenti ribelli, vitalistici. Ama i cibi piccanti, i colpi di scena, gli oggetti appariscenti, e' trasgressiva, non e' incanalabile. Non e' disposta a passare l’equivalente sentimentale di una vita da contabile dietro una scrivania. Ama l’arte, l’estremo, la festa, i fuochi d’artificio, il pericolo, l’ebbrezza. E’ esaltante! E’ colorata.
L’altra identita' sembra un po’ noiosa. E’ un’identita' metodica, che soppesa i pro e i contro, che pensa in termini di anni, di direzioni, di lunghi percorsi. E’ un’identita' che sa stare zitta, che riflette, che si mette nei panni dell’altro, che cerca di mediare, di proteggere, di curare. E’ un’identita' che ti dice: “Ma sei proprio sicuro che quello che vuoi e' ricominciare da capo? Ripercorrere la lunga trafila di avventure senza valore, con scarso godimento… Ritrovarti con una persona che non conosci, nudi nel letto e chiederti: checcazzo ci faccio io qui? Che cos’ho da spartire con questa tipa? Come faccio a sganciarmi il piu' velocemente possibile?

E l’identita' piu' sfrenata ti dice: “Vuoi la minestra tutti i giorni o la torta una volta l’anno?
Meglio un giorno da leoni o 100 anni da pecora?”

Ma l’identita' piu' casalinga chiede: “Ma siamo sicuri che questo giorno da leone valga poi cosi' tanto? Voglio veramente ruggire? E poi ci sono pecore e pecore. Chi raggiunge i risultati piu' sostanziosi: uno che e' capace di prendere fuoco e bruciare in un attimo o chi e' in grado di dare una martellata al giorno per 100 anni?”

Ma a questo punto entra di mezzo la storia che ci insegnano a scuola, la storia raccontata dai documentari televisivi e dai romanzoni.
Quando il popolo e' riuscito a liberarsi dal giogo dei nobili e dei re?
Quando c’e' stata la rivoluzione francese, le barricate, la presa della Bastiglia, le donne col seno scoperto e la bandiera in mano, in piedi sulla barricata della rivoluzione… E tutti quei nobili finiti sulla ghigliottina. Una grande avventura narrata per secoli come una storia di ribellione romantica, estetica, trascendentale.
Balle.
La Rivoluzione Francese e' stata un disastro. Un inutile spargimento di sangue. Subito dopo i nobili, sono stati i rivoluzionari sinceri ad avere la testa tagliata.
L’Inghilterra ha conosciuto il trionfo della borghesia e dei diritti dei cittadini prima della Francia, senza decapitazioni in piazza. Agli inizi del 1800 le macchine a vapore hanno creato l’industria moderna e arricchito talmente gli imprenditori che a quel punto comandavano di fatto anche se il potere era formalmente ancora nelle mani della nobilta'.
La riforma dello Stato ha poi ratificato questi nuovi rapporti di forza.
In Inghilterra la rivoluzione industriale ha dato il potere economico ai capitalisti e i nobili hanno fatto un passo indietro. Perche' il potere ce l’ha chi ha i soldi e le forme della politica si piegano spontaneamente a questo stato di cose.
Le forme costituzionali sono solo l’ombra dei reali rapporti di forza.

Usando la stessa logica, che pone l’accento sull’aspetto scenico degli eventi, i libri di storia ci magnificano le gesta del grande generale Giulio Cesare che cavalca alla testa dei suoi uomini sopra un bianco destriero grazie al suo coraggio e alla sua genialita'.
Ma se andiamo a analizzare le ragioni delle vittorie dei grandi generali scopriamo continuamente che il fattore GENIO INDIVIDUALE e' alla fine un elemento secondario nel determinarsi della vittoria.
Al di la' di singoli colpi di genio o di fortuna, le guerre le vincono sempre gli eserciti che hanno alle spalle una tecnologia e un’economia capaci di dedicare maggiori risorse alla guerra.
Alessandro Magno vince perche' ha in dotazione cavalli domati in modo eccelso: la sua cavalleria era capace di manovrare durante la battaglia fermando istantaneamente una carica al galoppo e invertendo subito dopo la direzione. Si scontravano con eserciti che quando la cavalleria partiva alla carica poi non la fermavi piu' perche' i cavalli erano domati male. I Macedoni avevano poi imparato a usare in battaglia la formazione a falange: un muro di scudi e di lance e riuscirono a creare addirittura una falange a cavallo. Poi avevano le catapulte e le macchine d’assedio migliori del mondo in quantita' enorme e valenti artigiani al seguito capaci di costruire ponti, torri e addirittura alzare di parecchi metri una montagna per arrivare a montare le catapulte piu' alte del livello delle mura nemiche.
Cesare vince i Germani semplicemente costruendo in pochi giorni un ponte di barche sul Danubio in piena. I Germani, che non avevano mai visto niente del genere, fuggono terrorizzati. I Mongoli vincono gli europei e gli arabi perche' hanno bombe, razzi esplosivi, gas asfissianti e lanciafiamme. E gli Europei sbaragliano gli Incas e i Maya perche' hanno spade di acciaio, armature, fucili e cavalli. E gli alleati sconfiggono Hitler perche' hanno un’economia spaventosamente piu' potente e producono cento aerei per ogni aereo abbattuto. Americani e Inglesi subiscono una serie di sconfitte clamorose, lo sbarco in Normandia e' un delirio, i carri armati sono delle ciofeche, i generali sono isterici ma alla fine i nazisti non reggono alla misura delle forze messe in campo.

Se poi portiamo questo ragionamento sul terreno dei bilanci personali scopriamo innanzi tutto che la scelta tra impegnarsi in una storia d’amore e sfarfallare qua e la' premia chi riesce a tenere in piedi la propria relazione negli anni: vivono di piu' le persone che hanno trovato un’anima gemella.
Rompere tutto e' scenografico, momentaneamente appagante per il super io, ma alla lunga crea dei problemi.
Ad esempio perche' l’essere umano ha bisogno di stabilita'.
Gia' siamo nei casini perche' ci e' saltata la socialita' istintiva del branco animale. Se mi togli anche il bozzolo del nucleo famigliare entro in ansia e mi ammalo!
Non e' bello ammettere che abbiamo bisogno degli altri. Faccio piu' colpo se dico: io sto bene da solo, io non ho bisogno degli altri, io basto a me stesso.
Ma e' una balla. La nostra natura e' quella di bestioloni socievoli e teneroni, che amano stare al sole a spulciarsi e leccarsi reciprocamente i graffi.
Questo ci piace veramente, profondamente. Abbiamo bisogno di aria, di acqua, di cibo, di coccole.
E anche di sesso.
Quando pensiamo al sesso e' facile cadere in certe fantasie… Quel modo di fare sesso esagerato che imperversa nei film porno. Posizioni acrobatiche, succhiamenti forsennati a velocita' da formula uno, stantuffamenti da 120 colpi al minuto. Una roba tutta: ti prendo, sono potente, guarda come ti trivello bella cavallona. Esibizione. Trasgressione. Desiderio di sesso a chili, quantitativo.
Ma questo e' il piacere?
Il massimo dell’orgasmo, della sensazione fisica del piacere genitale lo ottengo quando lei me lo risucchia facendo vorticare la lingua a 200 all’ora?
Se me lo succhiano in due godo il doppio?
Io sinceramente il massimo orgasmico lo tocco dopo un massaggio dolce di un’oretta, quando il mio pene viene sollecitato con estrema delicatezza.
L E N T A M E N T E.
Si'. Qualche volta e' divertente fare anche la stantuffata stile caterpillar con trivella idraulica. Anche cosi' puoi avere un buon orgasmo. Ma quando sono rilassato, morbido ed emotivamente coinvolto godo di piu'. Molto di piu'.

E godo di piu' con una donna con la quale faccio l’amore da anni. Su… diciamolo… e' raro che durante le prime scopate raggiungi il massimo del godimento, non ti conosci, non c’e' confidenza. Certo c’e' piu' emozione, c’e' la novita', ma se dobbiamo misurare i kilotoni di potenza del piacere, io sinceramente il massimo inizio a sperimentarlo dopo un migliaio di volte che faccio l’amore con una donna, e piu' passa il tempo piu' il piacere cresce.

Lo so che molti stanno storcendo il naso.
Balle, dici cosi' perche' speri di fare bella figura con tua moglie che sta sospettando che tu la tradisci con una ventenne pettoruta… Ed e' vero.

Lo so che porgo il fianco ai sospetti e alle risatine incredule.
Ma chiedete in giro. C’e' molta gente che la pensa sinceramente come me. Io ho avuto la fortuna di vivere la rivoluzione sessuale prima dell’Aids. E’ durata poco ma abbiamo scopato veramente tanto.
In particolare se eri un fumettaro pacifista vegetariano new age. Avevamo depenalizzato il sesso. Anzi, c’era un obbligo morale a scopare il piu' possibile con tutti.
Io a un certo punto non ne potevo piu'.
Era diventata una cosa sportiva, una specie di sollevamento pesi. Era certo gradevole cambiare donna ogni giorno ma non era profondamente appagante.
Non era neanche rassicurante. Era destabilizzante.
Poi ho scoperto che il mio piacere vero aveva bisogno di tranquillita', di farmi sentire a casa, un amante complice non un’amante da conquistare. Un frutto da cogliere assieme non un frutto da rubare.
Voglia di rapporti di qualita'.

E qui entriamo nel vivo di un discorso difficile da mandar giu'.
Parliamo di fedelta'.
Per anni siamo stati convinti, noi rivoluzionari floreali, che la nostra natura sessuale fosse quella dei bonobo: sesso con tutti a oltranza. I bonobo costituiscono relazioni di coppia stabili per tutta la vita ma poi fanno sesso con tutti. La coppia si basa su altri comportamenti oltre a un’assiduita' sessuale: spulciarsi, dormire vicini, accudire i figli, coccolarsi e avere una precisa posizione reciproca in caso di pericolo.
Credo che questa sia la forma naturale anche per gli umani, e so che per millenni e' stata praticata con gioia e vantaggi enormi da moltissimi popoli.
Ma sono nato nel 1955 in Italia, sono cresciuto a film western, ho la cultura del maschio dominante, della gelosia, della faida.
Per anni ho praticato la coppia aperta.
Ho pianto perche' la mia donna stava scopando con un altro e lo sapevo. E ho soffocato questo dolore perche' anch’io ci guadagnavo potendo andare a letto con chi volevo.
Ma poi mi sono chiesto: e' questo che voglio?
Il mio modesto parere e' che la coppia aperta e' una boiata pazzesca!
Un sistema per farsi male in quantita' industriali.
E vaffanculo, mica me l’ha ordinato il dottore.
Se mia moglie e' a casa da sola con un essere di sesso maschile prima di entrare in casa busso forte, perche' non si sa mai e non mi va di sorprendere qualcuno a letto. E se mia moglie mi tradisse lascerei correre.
Ma sono proprio contento che ne' a me ne' a lei, a oggi, interessi avere relazioni sessuali con altri. Mi da' una gran tranquillita' pensare che puo' anche succedere ma non e' proprio obbligatorio per motivi politici.
E sinceramente non essere sempre li' in tensione che devi sedurre qualcuno senno' ti senti un perdente mi rilassa.
E’ una calma profonda che vale parecchie scopate con avvenenti sconosciute.

Non dico che se vedo una bella ragazza non mi piace. Mi piace, la guardo, ma mi sembra cosi' complicato arrivare poi a letto. Entrare nel mondo delle relazioni clandestine oppure buttare via un rapporto meraviglioso per la vita per qualche scopata…
Non vale la pena, il gioco non vale la candela. Potra' essere magari una buona amica, avere un ruolo nella tua vita anche senza sesso. Non sto dicendo di limitare le relazioni, di chiudersi nella coppia, io e Eleonora conosciamo centinaia di persone ogni anno. Magari lei torna alle 3 di mattina perche' e' restata ad Alcatraz a fare una gara di barzellette. Piena autonomia, piena indipendenza. Ma io so che il suo bersaglio sessuale sono io e questo mi da' serenita'. Una cosa impagabile (e viceversa).
E’ cosi' grave non mandare la palla in rete?
Non segnare il punto di una scopata?
Ma chissenefrega!

Un attimo fa ho scritto che per gli animali, oltre al sesso c’e' il piacere di spulciarsi, dormire vicini, accudire i figli, coccolarsi e avere una precisa posizione reciproca in caso di pericolo.

Sentirsi all’interno di un sistema di difesa collettivo in caso di pericolo credo sia un grandissimo piacere fisico. Una sensazione di pelle di tranquillita' e completezza.
Oggi, dopo la disgregazione consumista della famiglia patriarcale tradizionale questa sensazione ci manca.

Molte persone non hanno alle spalle un sistema famiglia che li protegge.
E non solo si e' disgregata la famiglia, ma pure la parrocchia, la sezione di partito, il sindacato, le associazioni hanno smesso di essere reali strutture di protezione reciproca, di mutualita', assistenza e cooperazione.
L’umano del 2010 e' molto solo. Nuove strutture socializzanti si stanno sviluppando ma sono ancora in germoglio (i social network, gli ecovilaggi, il cohousing).

Sentirsi parte di una rete di mutua assistenza e' essenziale per il nostro benessere quanto il cibo.
Decine di statistiche su migliaia di casi ci dicono che le persone rissose, sospettose, musone vivono meno di quelli ottimisti socializzanti e dotati di senso dell’umorismo. Questo succede proprio perche' i musoni tendono a isolarsi.
La socialita' agisce sul benessere fisico direttamente perche' uno stato d’animo conviviale attiva la produzione delle dopamine in quantita' massiccia.
La socialita' ha un potere straordinario: baciarsi con amore o regalare qualche cosa sono attivita' capaci di attivare il sistema immunitario, grazie alla produzione di dopamine, meravigliose droghe naturali, e combattere un’influenza piu' efficacemente di un’aspirina.
Questa nostra natura e' iscritta nel nostro DNA. Noi abbiamo in testa, da qualche parte, imperativi assoluti che ci spingono a costituire reti di relazioni. I branchi animali hanno una precisa divisione dei compiti e della posizione nello schieramento difensivo in caso di attacco nemico. Ad esempio, quando una cavalla allo stato brado partorisce, intorno a lei si forma un cerchio che comprende le figlie e la capo branco, intorno le sorelle e la madre, un cerchio successivo e' costituito dalle altre femmine del branco, poi c’e' il cerchio lungo dove montano la guardia i maschi adulti, piu' all’esterno ancora i puledri che generalmente sono presi da esaltazione e scalciano qualunque foglia si muova.
In natura i branchi di scimmie sono indissolubili. Si nasce e si muore all’interno del proprio branco.
Questo legame e' molto piu' forte e basilare di quello sessuale.
L’umano moderno spesso e' privo di branco e cambia lavoro, citta', nazione.
Uno stress enorme dal punto di vista animale.
Chi ha provato a mettere insieme 5 cavalli che non si conoscono, liberi in una valle, sa quante risse si verificano. I cavalli sono agitati e nel primo anno puoi scommettere che avverranno incidenti di ogni genere. Poi piano piano il gruppo si omogeneizza, si stabiliscono i ruoli e tutto inizia a girare per il verso giusto.
Lo stesso vale per gli umani.
Abbiamo bisogno di stabilita' nei rapporti sociali.
Abbiamo bisogno di sentirci protetti dal gruppo.
La funzione protettiva della coppia assume un’importanza cruciale, in una situazione nella quale la maggioranza delle persone e' senza un branco solidale.
E visto che il branco primordiale si e' dissolto, costruirsi il proprio branco e' una priorita' centrale nella vita di una persona ma anche avere una storia d’amore stabile e' una grande sicurezza.
Da questo punto di vista una storia di vero amore da' benefici enormemente superiori a 100 storie di una notte.

Far parte di circuiti di solidarieta' e cooperazione e' un elemento importante per il nostro benessere psicologico e fisico.
Lo spessore delle relazioni positive determina la capacita' di superare le crisi.
Ogni volta che con un amico o un amante riesci a rinnovare la relazione, a comprendere le ragioni dell’altro, a ritrovare il piacere di stare insieme, aumenti lo spessore della tua fiducia, della tua capacita' di capire gli altri e acquisti determinazione nel continuare a coltivare le relazioni nonostante le difficolta'.
Chi fugge ogni volta che una storia si fa difficile e bisogna arrivare a riconoscere i propri errori, non riuscira' a crescere emotivamente e sentimentalmente e non avra' nessuna fiducia nella solidita' e continuita' delle relazioni.
Quando si litiga hai la convinzione di avere ragione. Tutte le ragioni. Mille volte.
Ma non e' mai vero. Mia nonna Pina mi diceva che un soldato da solo non fa la guerra.
Quello che dobbiamo superare e' la convinzione di avere tutte le ragioni. Capire il punto di vista dell’altro, ammettere le proprie insensibilita'. Ammettere. Scusarsi.
Non c’e' niente che sia piu' difficile, piu' profondamente eroico del cercare l’amore quando va a pezzi.
Non c’e' una carica di cavalleria che esprima la stessa potenza di fuoco, lo stesso sprezzo del pericolo, lo stesso coraggio, la stessa abnegazione.
E’ una roba da guerrieri, non da ragazzini esaltati.

Quando vivi, a volte vai a sbattere contro una tragedia.
Quando sei morto difficilmente ti succede.
Quando attraversi la palude del dolore con una persona che ti ama che cammina con te, ti stupisci.
Si', ti stupisce che un altro essere umano ti ami talmente da sopportare di starti vicino nel tuo momento peggiore. Accettare di vederti soffrire, di soffrire con te.
Queste sono cose che neanche gli Dei sono capaci di fare.
Sono cose di un livello superiore.
Quando poi fai l’amore, o anche solo ti abbracci con una persona con la quale hai vissuto questo, e' diverso.

E se invece vuoi cambiare il mondo cosa fai?
Le battaglie con la polizia?
Quando ero un ragazzo pensavo che l’essere comunista si misurasse con la capacita' di restare fermi quando la polizia caricava.
Io era un pauroso totale e il terrore era talmente tanto che mi venivano delle coliche renali durante i cortei.
Poi un giorno decisi che dovevo aspettare di vedere il bianco degli occhi dei poliziotti prima di lanciare il mio sasso. L’avevo sentito dire in un film. Quello che avevo in mano era un sassolino che non avrebbe fatto male a un topo, ma non mi interessava far male a un poliziotto. Volevo solo dimostrare a me stesso che potevo restare fermo mentre i poliziotti mi venivano addosso.
Tutti i compagni erano scappati. Io stavo in mezzo alla strada. Uno squadrone di polizia mi veniva addosso e io ero da solo. E non riuscivo a vedere quel cazzo del bianco degli occhi.
Poi l’ho visto, ho lanciato il sassolino simbolico, mi sono girato e ho fatto 100 metri in 9 secondi e 4 decimi. Forse meno. Ero contento perche' non ero piu' un vigliacco.
Ma e' veramente questo il coraggio?
Il bel gesto eroico?
Serve veramente scontrarsi con la polizia, sventolare le bandiere, riunirsi in piazza a insultare il governo, urlare forte?
Questo cambia il mondo?
Oppure si cambia il mondo inventando il martello, la tessitura, la pizza, il mambo?
Abbiamo da fermare la fame, la guerra, l’inquinamento. Dobbiamo costruire l’economia etica e smettere di finanziare con i nostri soldi l’impero del male.
E dobbiamo inventare nuovi modi di coltivare l’orto, fare politica e ballare.
Non abbiamo eroi.
Abbiamo voglia di lavorare.

Gli eroi romantici hanno fatto il loro tempo, appartengono a un’epoca primitiva.
Noi siamo nati per costruire un mondo di pace. Oggi e' possibile!
Noi siamo quelli che si alzano al mattino sempre con la stessa idea in testa, siamo quelli che lavorano con metodo, sfidando i decenni.
Siamo quelli che amano una donna fino alla morte e che vogliono un mondo migliore per i loro figli.
Non vogliamo solo provare a costruire un mondo migliore. Vogliamo costruirlo veramente.
Cureremo le ferite di questa terra e costruiremo giardini pieni di fiori e di pannelli solari.
E daremo un senso nuovo, piu' profondo al mambo.
Amiamo vivere con calma. E chi va piano va sano e va lontano.
Siamo qui e ci resteremo per miliardi di anni. Fino a quando il sole restera' nel cielo.
Abbiamo fantastiliardi di fantabilioni di baci da baciare.

 


Commenti

In un libro di un maestro tibetano che viveva in occidente ho letto una frase che mi ha profondamente colpito:" il coraggio del guerriero è non aver paura di mostrarsi come si è, anche con le proprie fragilità".

(edit: credo che i comportamenti pecora/leone si bilancino l'un altro: Jacopo (grazie :) ha parlato dei rischi del leone, e del vantaggio della pecora. In altri post elogia giustamente il leone per i meriti che ha. Qui vorrei solo dire due cose sul pericolo dell'atteggiamento "pecora").
Tutto giustissimo finche' si sta insieme per stare bene. A volte, si sta insieme per non stare male.
Mi spiace per chi riterra' questo sgradevole. Volevo condividerlo, e condividere il male che vedo quando le persone stanno insieme per paura, per difendersi e "fare gruppo", come scrivi sopra...

Era una lettera nata per una donna speciale, poi diventata lettera da far leggere alla mia amica-sorella. E poi piu' niente, perche' non volevo rovesciar loro addosso il nero che sicuramente non desiderano. Non e' neanche tutto il nero, ne' il piu' grande. Ma anche cosi', mi sembrava chieder loro troppo.

Solo, non condividerlo con nessuno sarebbe stato buttar via una delle poche volte in cui voglio trasmettere a dei "normali" quello che sento sempre dentro. Quindi, beh, scusate, ma e' tutto vero...

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Sento proprio il bisogno di scrivertelo
Penserai che sono scemo
Ed e' vero. Si', lo sono. Come puo' esserlo uno che parla dal cuore.
Mi fa male quando uno parla di matrimonio, e famiglia, e vita insieme.
Mi fa male perche' e' una cosa che cerco tantissimo, e non si realizza perche' porto un peso piu' grande di quello che vorrei.
E mi fa ancora piu' male se viene da una persona che mi illumina quando apre il cuore

Lo fa raramente, eh (avara! :)
Ma quando succede, la maschera del trucco che la nasconde cambia. Sparisce, quasi.
E vedo quello che c'e' dietro. Lo sguardo cambia, cambiano le espressioni. Si formano quelle due pieghe a lato degli occhi che mi fanno morire.

Una volta mi sono sentito fortunato. Quando eri stressata per tutto quello che dovevi fare. Occhiali, niente trucco (beh, un velo perche' aspettavi ospiti: a volte penso che preferiresti essere senza mutande piuttosto che senza trucco!), capelli "da studio", tuta. Stanca, autentica e bellissima. Tu, insomma.

Perche' ti dico questo? Perche' so benissimo che non vuoi stare con me. Anzi, una volta te lo stavi facendo scappare in maniera piuttosto diretta. Eravamo al telefono, e stavo sorridendo. Ti sei trattenuta prima di finire la frase, ma eri tu. In quel momento, tu. E vedere il tuo cuore e'....

Beh, mi fermo qua. Quello che mi fa male e' il pensiero che hai fretta di non vedere la tua vita scivolarti tra le dita.
Tu e tutte le volte che hai detto "ho quasi trent'anni, non voglio stare da sola".
Ti prego, dimmi che lo ami.
Perche' vederti andare via si', sprecata per paura no.

Lo so, e' egoista. E chi ha detto che non lo sono?

Perche' ho sempre visto fanciulle a cui ero interessato andare via. E non perche' non tenessi a loro, ma per un peso grande che mi porto dietro.
Una cosa che fa loro realizzare che una vita con me sarebbe difficile. E che, dovendo mettere da parte soldi per la mia famiglia di origine, costruirne una nuova e *nostra* non sarebbe stato possibile.

Eppure il tempo cambia, e sistema le cose.
Per fortuna ora mio padre e' morto, e quindi non puo' piu' fare danni ulteriori. Lo fanno mia madre e mia sorella, ma piu' in piccolo, piu' gestibile.
Esagero? Sono una persona orribile? Forse si'. Piu' che altro, cresciuto in condizioni non proprio facili.

Il mio stipendio e' praticamente uguale alla somma di quello di mia madre, mia sorella e mio fratello messi insieme (lavoro temporaneo, all'estero non per scelta ma per necessita'). E stanno arrivando un mare di conti, tenuti da parte per un sacco di tempo: cause legali in piedi da vent'anni, vecchie cose che mio padre aveva cominciato senza aver idee chiare (tanto per cambiare...), e cose che mia madre non voleva capire, chiusa com'era nel suo mondo. E noi eravamo minorenni. Quindi, anche se capivamo, non potevamo fare niente.
E che idea di famiglia si fa uno, quando deve difendersi dalle conseguenze di quello che fanno i genitori?
Dove la famiglia non e' un aiuto, ma un peso e un veleno. Con l'andar del tempo le cose sono migliorate, per fortuna. Ma ero il primo figlio, quello che ha assorbito tutto quello che poteva, per far star bene quelli che amava: i miei genitori e i miei fratelli.

I miei non sono mai stati una coppia, scappavano dalle rispettive famiglie. Sposati dopo essersi conosciuti per 3 mesi, contro il parere di tutti. Ma erano testardi, e non si lasciavano dire cosa fare (e questo l'ho imparato forse fin troppo bene).
E, sfiga, sono stato concepito, se non la prima notte di nozze, sicuramente durante la prima settimana di matrimonio (sono nato 9 mesi e 19 giorni dopo: dieci mesi lunari esatti. E quanto me lo hanno fatto pesare! mai a voce, ma i bambini sono solo piccoli, non scemi). Morale: prima ancora di essere in 2, si era in tre. Con un piccolo egoista che aveva bisogno di cure, invece di prendersi cura di loro (e quanto ne avevano bisogno!).

Il simile conosce il simile, si': entrambe le famiglie avevano genitori oppressivi, storie di violenza e, tanto per non farsi mancare niente, una malata di mente e una suicida (e questo e' solo quello che so: non hanno mai voluto parlare volentieri delle loro origini). Hanno fatto il possibile per schermarci da questo, ma non potevano fare miracoli. E soprattutto, loro stessi erano stati dei bimbi cresciuti per servire.

E cosi', pur senza volerlo (anche se in fondo al cuore ne avevano bisogno, e lo cercavano), si sono affidati ai figli per dare un senso al loro ruolo, che doveva rinforzare dall'esterno il loro sentirsi vuoti. Mio padre aveva i soldi e pagava l'affitto. Guadagnava miliardi (negli anni '70), ma non voleva comprare una casa: non si fidava di mia madre, che in caso di divorzio avrebbe avuto fin troppo. Lei dal canto suo non aveva un lavoro, ma aveva in gestione i figli, quindi il futuro di lui e il suo cognome.
Insomma, una bulimica depressa, e un alcolista (leggero quand'ero piccolo, poi sempre peggio) e workaholic (pesante). Cosi' tanto che ha buttato al vento il patrimonio di famiglia (una delle piu' ricche della zona), lasciando a noi un mare di debiti. E forse in fondo al cuore ne era felice: l'avevo piu' volte deluso dicendo di non essere interessato a portare avanti qualcosa che per me era simbolo di peso e violenza, non uno stimolo e certo non un aiuto per il futuro. Chissa', forse ero la voce di liberta' che avrebbe voluto avere lui...

Beh, mi fermo qua. potrei dire un sacco di cose su violenze domestiche, genitori che hanno dormito nella stessa stanza per non piu' di 12 mesi in 15 anni (c'ero, non mi immagino niente...), e in generale famiglie (plurale) senza amore dove e' il ruolo a dare un senso alla vita.

Ironia della sorte, una volta spariti i soldi (bancarotta, ipoteche, usurai e tutto quello che ne viene dietro), sono ricomparsi un po' di sentimenti. Peccato, perche' a quel tempo avevo ormai vent'anni. Per fortuna, la cosa e' servita maggiormente ai miei fratelli.

Perche' nel frattempo sono arrivati i debiti, con due genitori senza lavoro e senza diritto alla pensione (anche qui, grande prova di lungimiranza e senso della realta'...). E giu' a dover mettere da parte soldi anche per quello: amavo e amo la mia famiglia, anche se fa schifo. E' l'unica che ho.

Ma non riuscivo a star loro vicino: diventavo cattivo, arrabbiato e violento, con tutti. Mi vedevo abbruttire ogni volta che stavo in casa da piu' di due ore. Non mi rassegnavo a essere cosi' "mostro", quindi me ne andavo a illudermi di avere una vita da un'altra parte, una vita dove loro non c'erano. Ma erano sempre nel mio cuore, e pesavano.

Cosi' tanto che, pur avendo convissuto per anni con donne che nel mio cuore chiamavo "spose" (dai 19 ai 23, poi dai 24 ai 26, e dai 26 ai 30), il solo pensiero di formare una famiglia in quelle condizioni mi atterriva. Non avevo nemmeno chiaro quali fossero le "condizioni", a dir la verita'. Sentivo solo il peso dei soldi che dovevo accumulare per prendermi cura della mia famiglia biologica, e tutti i vincoli e i legami che possono essere usati come veleno, sia fisico sia (soprattutto) emotivo.

Perche', dopo un po', anche la vittima e' colpevole (pensavo a mia madre, che non e' mai stata capace di non causare gli scatti d'ira di mio padre. E giu' tutti a pagare il prezzo di entrambi i comportamenti. Mentre lo stavo scrivendo, pero', sentivo che poteva anche essere riferito a me).
Ma non so di preciso di cosa: di non reagire? di essere con-causa? Non lo so. Come si fa a dire "sei padrone delle tue scelte" quando hai l'alternativa tra una situazione in cui sei in minoranza assoluta (nel mio caso, pure minorenne ;), e la fuga piu' completa?

Basta. Sto divagando, lo so. Avrei cosi' tanto da scrivere e raccontare.
Ma la cosa piu' importante e' questa, per la ragazza che non leggera' mai questa lettera: non legarti a uno solo perche' hai paura di restare sola.

Ti prego...
Non solo perche' per me sei speciale. Soprattutto, perche' so quanto poi ne soffriranno altri.

Perche' in fondo in fondo ho due sogni.
Come tutti, uno e' avere una casa, una famiglia, un lavoro *e* il tempo di godermeli.

Il piu' grande, pero', e': mai piu' bambini come me...

Grazie!

Caro Jacopo, ti seguo da anni e da anni sono iscritta alla tua newsletter, ho imparato molte cose grazie ai tuoi scritti sul sesso sublime e sono praticamente sempre in accordo con te. Oggi però sono un po' dubbiosa, e mi sono finalmente decisa a iscrivermi per commentare.

Tu hai una capacità veramente magica di parlare da uomo a cuore aperto senza mai cadere in quelle banalità da uomo che non deve chiedere mai, che dell'amore ne parlino le donne eccetera perché io vi parlerò della potenza della mia motosega o della mia Harley e così via, e il modo in cui parli della fedeltà in questo pezzo, dell'ansia da coppia aperta (che mi ricorda quel film, "Together"), è dolce ma verissimo insieme. Perciò doppiamente godibile.

Il nido amoroso nel tempo in cui non c'è più lo Stato e nessun'altra struttura socio-individuale sottostante che non sia una baracca tenuta in piedi con lo scotch, non ci sono nemmeno le stagioni (sono sei mesi che piove!), può essere un importante punto di riferimento.

Però. Ha ragione anche Airone quando dice che molti vivono in coppia semplicemente per non stare male, fare gruppo con almeno qualcuno, perché incapaci di farlo da soli, impossibilitati a farlo da soli se con uno stipendio medio a malapena si riesce a pagare una stanza in affitto, figurarsi acquistare una casa, e l'elogio del nido in questi casi si può involontariamente prestare a una borghesissima retorica della famiglia più stucchevole e snob di quella che farebbe qualsiasi politico di maggioranza oggi, e rischia altresì di farci dimenticare che intorno alla famiglia, oggi che tanti nemmeno sanno cosa voleva dire "amore libero" negli anni Settanta, esiste un indotto aberrante che serve a farla stare in piedi: pornografia, prostituzione, club privé, per dirne solo tre.

Mariti e padri modello di giorno sono i clienti preferiti di questo settore iperindustriale e capitalistico del godi e fuggi dalla tua bella famiglia.

Io ho cercato di affrontare la questione in un libro appena uscito che mica tanto provocatoriamente si intitola "Elogio del tradimento", e partendo dall'idea che lo stare in coppia forse è più un'induzione che un desiderio (un po' alla Scuola di Francoforte o alla Norma Rangeri, ciò che crediamo di desiderare è veramente soltanto frutto del nostro desiderio?) legittimo infine il ricorso al tradimento, piuttosto che ad altre forme poco umane di "evasione" dalla coppia in cui non si sta più bene ma si stanzia lo stesso.

Insomma, la famiglia a noi trenta, quaranta e cinquantenni può stupire e sembrare incantevole perché proveniamo da divorzi, coppie aperte, lo sfacelo del nucleo minimo, la disintegrazione assoluta della strutture di coppia, per cui almeno un nido, costruito per amore, ci appare il paradiso e forse lo è.

Però la questione è aperta. L'altro da noi che è sempre l'altro lo è ancora di più se è sconosciuto. Don Giovanni, era semplicemente un cinico bastardo? O era l'ultimo degli eroi antiborghesi e un lupo che si aggirava nella foresta da sè? Io propendo per la seconda, e considerando che Don Giovanni non sarebbe mai entrato in un club privé né si sarebbe fatto portare a trans con la macchina blu ma pagava da sé, con la conquista, il suo desiderio di amare tante ("E' tutto amore! Chi a una sola è fedele verso le altre è crudele" gli fa dire Da Ponte) a me continua a sembrare forse l'ultimo eroe romantico e per niente stronzo! :0)

Un caro, davvero carissimo abbraccio, non smettere mai di scrivere,

Gemma Gaetani

Com'è noto Brecht scrive nella Vita di Galileo:
"ANDREA: Infelice il Paese che non ha eroi!
GALILEO: No. Infelice il Paese che ha bisogno di eroi!"
Questa citazione mi pare possa rafforzare le belle considerazioni di Jacopo.

(www.associazione-eco.it)

Grazie Jacopo ho la tua stessa età e miracolosamente condivido tutto quello che hai scritto.Mi sono commosso ad un certo punto perchè molte tue riflessioni erano le mie.Grazie ancora e un grande abbraccio con baci

...Abbiamo fantastiliardi di fantabilioni di baci da baciare.
GRAZIE Jacopo, è un articolo al bacio!
La tua compagna può essere solo orgogliosa e felice di stare accanto ad un uomo con la tua sensibilità.
Siamo coetanei te ed io e, quanto dici, l'analisi che hai fatto, TUTTO... condivido in pieno!
Grazie, grazie di cuore per questa fantastica analisi.
Fantabilioni di baci, Angela

Caro Jacopo,

quella che tu utilizzi a piene mani si chiama "antropologia" (più qualche sprazzo di etologia, per confrontarci utilmente anche con gli altri animali) condita con ironia, buon senso, esperienza personale, storia remota e recente.
Ecco, l'antropologia è ciò che manca alla nostra formazione di massa e di base e si dovrebbe studiare universalmente a scuola. Saremmo tutti più pronti a osservarci - individualmente e collettivamente - a bagno nel nostro contesto culturale ma dall'esterno, e osservare sullo stesso piano le altre culture e quelle del passato da cui arriviamo.
E' così difficile capire che le religioni ce le inventiamo, tutte, dalla prima all'ultima? E che quasi sempre vengono usate a fini di potere? Che siamo animali sociali con bisogni di affetto e relazioni, con un complicato equilibrio tra aggressività e pacificazione, prevaricazione e solidarietà?
Meravigliose comunque le tue divagazioni, spontanee e piene di calore e gioia. Grazie.

Caro Jacopo,

ti leggo spesso e ti apprezzo; il mio personale parere su questo articolo è ... che ti sono ridotti gli ormoni, guida frequente, ma spesso inconsapevole delle nostre riflessioni. Anche il mio pensiero si avvicina al tuo; ritengo per lo stesso motivo

edoardo tirati