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Libera Università di Alcatraz Scuola di Naturopatia

Quando mi avvicinai alle nuove idee sulla salute e il benessere, restai affascinato dalla macrobiotica che prometteva una vita lunga e piacevole grazie a un’alimentazione sana.
Sicuramente ho ottenuto buoni vantaggi da 7 anni di dieta rigida, ma con il tempo mi sono reso conto che la sola alimentazione non riesce a risolvere tutti i problemi di salute.
In effetti la stessa macrobiotica contiene indicazioni sulla necessità di muoversi e pensare in modo armonico ma questo messaggio globale è spesso trascurato dai principianti. È un fenomeno che ovviamente non riguarda solo la macrobiotica. I principianti tendono a praticare le diverse vie al benessere in modo parziale, cogliendone gli aspetti più vistosi (ad esempio, non mangiare più carne). La nostra esperienza ci dice che questo modo settoriale e parziale di agire a favore del nostro benessere dà scarsi risultati. È necessario comprendere come affrontare contemporaneamente le diverse componenti del nostro equilibrio.
Altrimenti si rischia di demolire con una mano quel che si costruisce con l’altra. Se la tua dieta è perfetta ma odi la vita, il mondo e gli esseri umani, non trarrai nessun vantaggio dal rinunciare a ingozzarti di cappelletti, ti ammalerai comunque e inoltre avrai un’esperienza esistenziale povera.
Questo articolo cerca di spiegare come e perché il benessere è il risultato di una serie di comportamenti ottimali in diversi ambiti della nostra vita. Siamo corpo, emozioni, pensieri e azioni e questi quattro aspetti sono un tutt’uno inscindibile e strettamente interconnesso. Se mangi bene ma vivi pessime emozioni non otterrai grandi risultati. Ugualmente, se riequilibrando il tuo organismo agisci sull’alimentazione ma non sulla respirazione e il movimento concludi poco.
Questo modo di vedere le cose ci porta a considerare come importanti ai fini della salute non solo il corpo, la psiche, l’inconscio e le abitudini esistenziali ma anche il nostro modo di appassionarci a un’attività, di pensare, di vedere la vita, di raccontarci quel che succede e di fantasticare sul futuro e di impegnarci per raggiungere con successo i nostri obiettivi lavorativi, sociali e relazionali. Questo territorio sta tra le emozioni, le passioni e il modo di ascoltare sé stessi e gli altri ed è altrettanto importante per il nostro benessere fisico e psicologico degli altri aspetti della nostra vita.

L’approccio globale alla salute e al benessere (ma quanto globale?)

Da anni ad Alcatraz è in corso una discussione e una sperimentazione che ha coinvolto decine di medici e operatori del benessere.
L’argomento del contendere è un diverso modo di vedere le cause del benessere: cosa ti fa stare bene? Cosa ti fa ammalare?
E' un problema di valutazione sulla reale incidenza delle cause dei malanni e dell’invecchiamento.
In questi anni abbiamo condotto molti esperimenti in diverse direzioni, scoprendo che ci sono moltissime attività che danno benessere. Abbiamo sperimentato un sacco di approcci: comicoterapia, cavalloterapia, giocoterapia, teatroterapia, musicoterapia, passeggiataterapia, pitturaterapia… E abbiamo anche verificato gli indubbi benefici che possiamo trarre dalla rieducazione posturale, dai massaggi, dal rilassamento, dal buon cibo, dalla vita in mezzo al verde e dalla passione per qualunque attività artistica socializzante.
Tirando le somme di tutte queste esperienze siamo arrivati a costruire una mappa dei percorsi verso il benessere molto variegata. E siamo giunti a concludere che per star bene è necessario percorrere molte di queste strade, al fine di soddisfare le diverse aspirazioni ed esigenze del nostro essere. Siamo animali complessi!

Il nostro ragionamento è partito da due ordini di osservazioni. Innanzi tutto ci hanno colpito una serie ormai enorme di ricerche che indicano alcuni comportamenti e modi di intendere la vita, come cause determinanti per il benessere. Iniziarono gli svedesi analizzando l’atteggiamento mentale di alcune migliaia di settantenni. Attraverso un’intervista suddivisero il campione in due grandi gruppi: quelli prevalentemente solitari, irosi e pessimisti e quelli amanti della buona compagnia, miti e ottimisti. Dopo 10 anni i ricercatori verificarono quanti nei due gruppi fossero ancora vivi. E scoprirono che la mortalità tra gli irosi era nettamente superiore.
Alcuni spiegarono questo dato (poi confermato da altre ricerche analoghe in vari Paesi) come un effetto dello stato psicologico sulla salute umana. Altri notarono invece che un atteggiamento pacifico, cordiale e ottimista non ha solo un effetto psicologico ma anche comportamentale e produce effetti sociali importanti. Le persone rissose più facilmente vengono abbandonate da amici e parenti, ricevono meno cure, vivono meno situazioni di soddisfazione affettiva ed emotiva, tendono a stare più chiuse in casa, coltivano meno gli hobby e le passioni, mangiano mediamente peggio (se non sono ricchi si cucinano da soli) eccetera.
A noi pare che entrambe questa letture siano aderenti alla realtà.
Lo stato psicologico, ormai è dimostrato, determina un immediato effetto sul sistema immunitario e su altre funzioni essenziali. Sorridere, dare un bacio d’amore, fare un regalo sono azioni che provocano un immediato benessere non solo psicologico ma anche fisiologico. Provocano poi la secrezione di sostanze particolari (endocrine, ecc) che generano chimicamente sensazioni piacevoli agendo in modo simile alle droghe sintetiche, senza però avere effetti negativi sull’organismo, anzi, potenziano le difese, l’equilibrio delle funzioni fisiologiche e la capacità delle cellule di rigenerarsi. La decennale polemica tra chi sosteneva e chi negava il rapporto tra psiche e corpo è ormai storia passata, nessuno più lo nega, è un fatto. Si è scoperto che l’aspetto psicologico ha esso stesso una componente chimica. Quindi sostanzialmente le malattie psicosomatiche non esistono, non esistono malanni “isterici” dovuti soltanto a fissazioni della mente: le emozioni non stanno chiuse nel cervello, determinano reazioni fisiche, chimiche e ormonali che sono state osservate in modo inoppugnabile. Addirittura, si è visto che fenomeni come l’effetto placebo non si verificano a livello mentale ma fisiologico. Quando la mente è convinta che hai preso un antidolorifico la reazione che blocca il dolore non avviene nel cervello ma segue la stessa via di reazioni chimiche che l’antidolorifico avrebbe provocato. È il corpo che reagisce al placebo, non la mente.
Ma è anche vero che, nelle catene di cause ed effetto, oltre alle cause classiche delle malattie (virus, batteri, invecchiamento, qualità dell’aria e del cibo, danni genetici, ecc), non esiste solo il percorso emozioni/stato di salute. Esiste anche un’altra serie di cause molto importanti: il modo di pensare, l’atteggiamento verso la vita (la filosofia personale, potremmo dire) determinano i comportamenti quotidiani che a loro volta hanno ricadute sulle funzioni vitali (cosa mangi, come respiri, e quanto i tuoi muscoli sono contratti o tonici); e questi comportamenti mettono poi in moto una catena di cause ed effetti che ha altre ricadute sia fisiche che psicologiche (se mangio bene provo piacere, il piacere fa bene alla fisiologia del corpo e anche allo stato d’animo psicologico… se sto bene sono più socievole e quindi ho più amici, e per incontrarli esco più spesso di casa e faccio più moto. Avere amici mi dà tranquillità perché so che mi aiuteranno se sono in difficoltà e quindi sono più rilassato psicologicamente ma anche nella muscolatura…).
Il modello che più ci sembra aderente alla realtà considera TUTTE le situazioni che una persona vive, come cause del benessere o del malessere, senza scindere le persone e le cause in principali e secondarie. E si considera ogni malanno frutto di una miscela di diversi fattori negativi diversi a seconda delle persone e dei contesti, dei modi di vita.
Questo modello nega le divisioni meccanicistiche contenute sia nel modello psicocentrico che il quello corpocentrico che per anni si sono scontrati sulla scena scientifica.
Noi cerchiamo di vedere un modello veramente globale della persona. Infatti agiscono sul benessere non solo atteggiamenti psicologici, comportamenti e fisiologia ma anche quello che pensi, la tua filosofia, il tuo modo di affrontare i problemi e inventare le soluzioni. Questo approccio parte da alcuni esperimenti, ormai ripetuti in decine di modi diversi, sempre con gli stessi risultati, che prendono in considerazione la capacità reattiva alle difficoltà.
Il più famoso riguarda tre gruppi di topolini. Il primo viene tenuto nel migliore dei modi, con un’alimentazione corretta, eccetera. Il secondo viene nutrito bene ma ogni tanto, a caso, viene somministrata alla gabbia una scossa elettrica e il topino salta e si spaventa (e soffre, in realtà si tratta di un esperimento orribile che non avrei mai avuto cuore di fare… Ma visto che l’hanno fatto mi sento autorizzato a discuterne gli effetti). Un terzo gruppo di topi subisce anch’esso scosse elettriche random ma ha la possibilità di bloccare la scossa elettrica salendo sopra un grosso pulsante.
Il fatto curioso è che questo terzo gruppo di topi, che sono sottoposti a esperienze ripetute traumatiche e dolorose, vivono più a lungo sia dei topi elettrificati senza possibilità di reagire che dei topi che vengono lasciati in pace a rosicchiare sementi e formaggio.
Quindi la possibilità di affrontare le difficoltà e superarle grazie a capacità di ragionamento e di azione è un fattore determinante per il benessere. Ed è determinante per la salute il livello di successo che ottieni nella vita. Gli attori che vincono l’Oscar vivono mediamente 5 anni di più di quelli che non lo hanno vinto. Magari sono meno ricchi di altri attori, ma la soddisfazione per il riconoscimento sociale gli galvanizza l’anima.
E come c’è riuscito Mandela a sopravvivere 95 anni dopo che si è fatto 27 anni a respirare polvere spaccando pietre (aveva la tisi) e a mangiar schifezze in carcere?
Vincere è più importante di un’alimentazione equilibrata? Non sempre. In alcuni casi sì. E questo fatto fa saltare tutti gli schematismi di chi è convinto che l’alimentazione (o qualunque altro comportamento) sia la causa centrale del benessere e della malattia. Non esiste nessuna causa centrale uguale per tutti. Esistono le persone, le loro storie, il loro modo di raccontarsela, le loro abitudini e le loro predisposizioni e il loro rapporto con gli altri.
Questo fatto è ulteriormente provato dalle statistiche che ci dicono che (incredibilmente) i miliardari non sono le persone che vivono più a lungo. Chiaramente i poveri vivono meno dei ricchi, ma al di sopra del reddito di un direttore di banca non si ravvisano differenze di longevità. Se guadagni 50mila euro l’anno vivi a lungo (mediamente) quanto uno che guadagna 50 milioni di euro all’anno. E il fatto che i miliardari mangino meglio, respirino più aria pulita, abbiano le cure migliori non gli regala nessun bonus statistico rispetto a benestanti che non sono miliardari.
La categoria di persone che vivono più a lungo sono gli artisti e gli scienziati, mediamente meno ricchi dei multimiliardari e mediamente più disordinati nell’alimentazione, spesso dediti a droghe alcol e tabacco... La spiegazione più diffusa di questo fenomeno è il fatto che artisti e scienziati continuano ad avere una vita lavorativa, intellettuale e sociale intensa anche dopo una certa età. Ma credo che questa interpretazione sia parziale: artisti e scienziati sono anche la categoria di professionisti che ha una più intensa attività di cooperazione e una maggior emozione nel lavoro. Inoltre mentre un megamiliardario basa la sua professione e la forma della sua mente sull’imperativo di battere la concorrenza (una competizione spietata) artisti e scienziati hanno come obiettivo inventare quel che fa stare meglio le persone. L’attore e lo scrittore vogliono divertire ed emozionare il loro pubblico, lo scienziato vuole risolvere un problema dell’umanità, quindi far stare meglio le persone. Quindi mediamente scienziati e artisti avranno meno scheletri nell’armadio e meno sensi di colpa, e meno stress da prestazione degli imprenditori. Certo anche scienziati e artisti possono soffrire di stress da prestazione ma c’è una grossa differenza. Mentre l’imprenditore deve trionfare togliendo fette di mercato ai suoi concorrenti, scienziati e artisti per raggiungere il successo devono superare i propri limiti e raggiungere l’eccellenza. Quando arrivo a vendere un milione di copie non è che impedisco a qualcun altro di vendere anche lui un milione di copie. Il successo mio non impedisce il tuo… Quindi la competizione ha una diversa valenza. Non combatti contro un altro scrittore di successo. Quindi non è un tuo nemico…
E meno nemici hai, più a lungo vivi.
Sto sostenendo che il modo di pensare, il modo di vedersi, sono un fattore di benessere altrettanto importante di quel che mangi o della tua predisposizione genetica.
Qualcuno farà un salto per questa affermazione; la cultura medica televisiva ci ripete ogni giorno che il nostro patrimonio genetico è tra i primi fattori che determinano la nostra salute. Ma negli ultimi 30 anni si è dimostrato che le nostre abitudini di vita pur non arrivando a modificare il dna, possono modificare rapidamente l’epigenetica, cioè il meccanismo che legge il dna e che può non leggere alcuni geni (su questo argomento vedi qui)

Un’altra linea di riflessione sulla quale stiamo lavorando riguarda le modalità comportamentali dal punto di vista corporeo: come ti muovi. Questo è un altro punto spesso trascurato dalle diverse scuole di pensiero sul benessere.
Le vicissitudini della nostra vita ci danno emozioni alle quali a volte reagiamo con una serie di contrazioni della muscolatura profonda (o emotiva), la parte più primitiva, più scimmia, della nostra muscolatura, connessa alla parte più primitiva del nostro cervello. A volte reagiamo, compensando il disagio psicologico con contrazioni, a volte abbandonando la muscolatura di una certa area (ce ne dimentichiamo). Alla lunga queste contrazioni e questi collassamenti determinano modi di muoversi sbagliati, posture innaturali. Questi errori muscolari, uniti a corrispondenti atteggiamenti mentali, sociali, filosofici ed emotivi innaturali, provocano una serie specifica di danni al corpo e l’insorgere di un gruppo particolare di disturbi.
Quel che succede è che impulsi di contrazione o rilassamento vengono memorizzati dalla muscolatura e si cronicizzano (simili a incrostazioni); diventano contratture o abbandoni muscolari. Esiste quindi un gruppo di malanni che nella maggioranza dei casi (non sempre) possono essere risolti correggendo l’errore di postura, utilizzando la muscolatura e acquisendo un migliore atteggiamento mentale verso la realtà (e quindi sciogliendo la pulsione a contrarsi o collassare).
Ad esempio, le cistiti, le gastriti, le prostatiti, le emorroidi, i mal di testa, i mal di schiena, i dolori mestruali, la sciatica, spesso non sono originati da una “malattia”, un'infezione o un virus, ma da errori muscolari uniti a uno stato eccessivo di stress mentale e psicologico. In una cistite possiamo verificare che esiste anche un’infezione batterica ma essa può non essere la causa prima della malattia ma un effetto collaterale dovuto alla contrazione che provoca una cattiva circolazione del sangue e quindi un insufficiente apporto di questo al benessere delle cellule che quindi non riescono a difendersi dai batteri. Se riequilibrio il tono muscolare e quindi potenzio la circolazione del sangue e quindi riequilibrio le cellule poi se la vedono loro con i batteri (questo me lo spiegò un grande primario di urologia di Verona, che mi aiutò a uscire da una cistite cronica, senza darmi antibiotici ma consigliando di cambiare alcune abitudini (vedi Le mie Cistiti).
Ripeto che non sto affermando che TUTTE le cistiti abbiano una causa comportamentale, solo alcune. Ma è chiaro anche che mettere a posto la muscolatura pelvica sarà utile e benefico anche per chi ha cistiti non causate da questioni muscolari. Comunque una muscolatura tonica permette agli organi di funzionare meglio.

Con questo discorso non voglio negare l’importanza di altri fattori, come l’inquinamento o l’alimentazione. Respirare l’aria di Taranto ti avvelena anche se sei artista, positivo e tonico. E se mangi carne due volte al giorno sicuramente non ti fa bene. D’altronde c’è chi pur respirando l’aria di Taranto non si ammala gravemente e la spiegazione genetica da sola non è sufficiente.
E un macrobiotico avaro e triste che fa lo strozzino di mestiere vivrà mediamente meno di un carnivoro moderato che decora mobili in stile liberty, suona il violoncello, ama i pic-nic di massa e lavora come volontario aiutando persone non autosufficienti.

L’approccio medico accademico ottiene risultati strabilianti nella cura di molti danni e malanni mortali ma è carente quando si tratta di affrontare malattie croniche non mortali e in generale il disagio di vivere. La risposta al mal di testa è una pillola antidolorifica che viene elargita senza occuparsi di una eventuale contrazione delle spalle e del collo che ostacola il deflusso del sangue dal capo, crea pressione eccessiva e quindi dolore.
Inoltre, anche nelle affezioni che non possono essere risolte da un po’ di filosofia, comicoterapia, esercizi di respirazione e massaggi, si può comunque ottenere (con questi metodi) di migliorare la qualità della vita e la reattività alle cure specialistiche.

Quanto i pensieri influiscono sul tuo benessere?
Chiarita questa impostazione generale, che mette allo stesso livello di importanza corpo, emozioni, psiche, e pensieri vorrei analizzare meglio la parte mentale della questione perché è quella che è stata meno compresa e considerata (milioni di pagine sono state scritte sul modo nel quale il nostro inconscio reagisce a eventi ed emozioni. Questo è il settore del quale si occupano centinaia di scuole di psicologia e psicanalisi e non voglio certo mettermi a rubar loro il mestiere).
Vorrei invece chiarire cosa intendo per rapporto tra il pensiero e le altre sfere della nostra esperienza. La mia idea è che il modo di pensare cambia la qualità delle esperienze.

Esempio 1: sono anni che eseguo esercizi di respirazione. E credo di muovere correttamente il mio diaframma. Ma solo grazie a Massimo Valente, grande osteopata, mi sono reso conto che avevo in testa un modello sbagliato della respirazione. Mentre inspiravo immaginavo che il diaframma salisse e mentre espiravo immaginavo i visceri rilassarsi e andare verso il basso; okay sono uno sciocco, ma al di là della mia stupidità è stato per me interessante scoprire che se mentre inspiro mi rappresento in testa, che il diaframma scende, spingendo in basso i viscere e quando lascio andare l’espirazione (senza sforzo) le viscere tornano verso l’alto, (spostandosi proprio fisicamente in su di alcuni centimetri, cuore e fegato compresi), ottengo di potenziare notevolmente l’efficienza naturale del mio respiro. Cioè respiro meglio se penso in modo corretto al mio respiro, se ascolto quel che succede veramente, lo capisco, ne sono cosciente, invece di farmi un film sbagliato. Se respiro in modo corretto ma mi raffiguro il respiro in modo sbagliato vanifico il beneficio e anzi posso procurarmi danni. Il mio maestro di Ci Cung mi diceva che se non ascolti i movimenti mentre li compi gli esercizi diventano inutili.
Esempio 2: gli urologi inglesi hanno scoperto che se mentre faccio pipì (essendo un maschio) mi diverto a mirare con il mio maestoso getto a una pallina che galleggia nell’acqua (una pallottola di carta accartocciata è sufficiente) il fatto di pensare a mirare e a spingere il getto, mi procura un notevole beneficio decongestionante alla prostata. Anche in questo caso l’intenzione mentale amplifica l’azione.
Esempio 3: questo discorso su come penso quel che faccio si può applicare non solo alle azioni fisiologiche ma anche alla sfera delle relazioni sociali. Se collaboro a un laboratorio artistico con il desiderio di primeggiare e vedo le altre persone come concorrenti miei antagonisti perdo tutti i benefici psicologici e fisiologici che derivano dal piacere di cooperare, soddisfacendo la pulsione primaria di far parte di una comunità (siamo animali sociali).
Esempio 4: possiamo applicare questo ragionamento anche alle strategie esistenziali. Posso essere psicologicamente pacificato, mangiare bene, respirare bene, avere buone relazioni sociali e ridere abbastanza ma non otterrò un buon livello di benessere se non mi dedico a raccontarmi la mia vita in modo positivo. Il racconto di me, di quello che sto facendo della mia vita è un elemento altrettanto essenziale della pratica di ascoltare quel che realmente avviene mentre respiro o dell’avere un atteggiamento amorevole verso le persone con le quali coopero.
Più ho occasione di osservare come le persone costruiscono la qualità della loro vita e più mi rendo conto dell’importanza della narrazione che ognuno si racconta costantemente, nel segreto della sua mente. È anche per questo che vincere l’Oscar ti fa vivere mediamente 5 anni di più!
Dal che discende che tra due persone che hanno la stessa qualità di vita dal punto di vista psicologico e fisico (alimentazione, movimento, respirazione, eccetera) avrà un miglior livello di benessere quella capace di dare valore alle esperienze positive e di elaborare strategie che portino a perseguire un obiettivo suddividendolo in piccole azioni che possono portare velocemente a un successo (vedi strategia dei piccoli passi e Ericson sulle submodalità). Ed è poi essenziale che ogni volta che ottieni un piccolo risultato te lo dici e ti autogratifichi: sono una persona meravigliosa perché ho ottenuto un altro piccolo ma fondamentale risultato positivo!
Ma questo discorso può anche essere ampliato fino alle sue estreme conseguenze: è importante che io possieda una visione complessiva della mia vita. Cosa desidero veramente, a quali risultati voglio arrivare? Avere un sogno e riuscire a immaginare una strategia efficace per concretizzarlo sono una parte essenziale della qualità della mia vita. Vincere fa bene!
Questo aspetto del benessere tira in campo una questione che ancora è poco compresa. Avere sogni ed essere capaci di concretizzarli smuove la parte più misteriosa del nostro essere: l’energia. Le persone che si impegnano con passione riescono a sviluppare una grande quantità di energia, di voglia e capacità di fare. Il loro organismo affronta con potenza le difficoltà e gli sforzi fisici e psicologici traendo da questi benessere. Le persone senza sogni da costruire, sperimentano al contrario una drastica perdita di energia, di tensione emotiva. Basti pensare all’impatto negativo che ha per molte persone l’andare in pensione. Aver perso l’attività che li impegnava e un ruolo lavorativo e sociale porta queste persone ad avere la sensazione di aver perso uno scopo importante e a perdere energia.
E spesso questo si traduce in un rapido invecchiamento, un irrigidirsi dei muscoli, delle articolazioni, del modo di pensare…
Esempio 5: condizione indispensabile per avere successo e raggiungere i propri obiettivi esistenziali è riuscire a immaginare l’emozione del successo. Nessuno riesce a scrivere un grande romanzo senza sognare fin dall’inizio che questo romanzo darà emozioni enormi ai lettori e venderà milioni di copie. Immagini le sensazioni che ti daranno i riconoscimenti che otterrai, ti immagini la faccia che farà la tua mamma o la persona che ami. Io in questo momento non sto scrivendo un articoletto qualsiasi sul benessere, io sogno di scrivere un testo che cambierà le abitudini mentali di milioni di persone dando loro ogni sorta di benefici. E decinaia di persone mi diranno che grazie a questo mio sforzo sono state meglio! Questo fantasticare mi dà un gran gusto e mi sprona a impegnarmi al massimo e contemporaneamente io provo piacere e guadagno benessere perché immaginandomi uno smodato successo in parte lo vivo veramente. Quel che immagini mentre vivi ha per il tuo benessere un peso non di molto inferiore di quel che vivi realmente.
Esempio 6: ultimo, non per importanza, l’atteggiamento verso quel che succede. Le persone che ascoltano troppo i malanni e i doloretti tendono a strutturare un’intenzione (un’attitudine) che punta verso la malattia. L’attenzione finisce per causare un qui pro quo e l’inconscio si convince che tu vuoi sentire sensazioni dolorose e quindi, con immenso amore, te le crea. E tu stai malissimo sul serio.
Similmente ci sono persone capaci di considerare un dramma qualunque contrattempo e qualunque difficoltà di relazione. Pensare che se non è morto nessuno non è successo niente di grave, fa veramente bene alla salute. Anche nutrire pazienza e tolleranza verso gli amici e i parenti fa bene.
La pratica della comprensione, della fiducia, dell’amore e del rispetto è altrettanto importante della qualità del cibo, dell’aria e della capacità di respirare in modo naturale.
Jose Mujica, lo strano presidente dell’Uruguay, ha detto che il segreto della felicità è vivere in accordo con quel che si pensa, conversare con l’uomo che è dentro di te, perché è il tuo compagno fino alla tomba, essere se stessi e non cercare di imporre agli altri le proprie opinioni. Avere il coraggio di dire quel che si pensa anche se le altre persone non sono d’accordo.

Questi esempi circoscrivono un’area dell’esperienza razionale che valuta i fatti e partecipa alle azioni del corpo e alle emozioni. Si tratta di una categoria che comprende l’atteggiamento filosofico, il modo di ragionare e valutare gli eventi, l’attenzione e l’ascolto verso il proprio corpo, i propri movimenti, le proprie emozioni e le emozioni e i pensieri delle persone che ci circondano. Dopo la riscoperta della psiche e dell’inconscio, dopo la rivalutazione dell’intelligenza del corpo, dobbiamo ricordarci anche della mente razionale, usare il cervello in modo efficiente e positivo, è questione centrale.

La Scuola di Naturopatia Complementare di Alcatraz

Dopo più di trent’anni di ricerche, studi e esperimenti, siamo ora arrivati a costruire un progetto molto ambizioso. L’anno scorso abbiamo deciso di fondare una scuola di Naturopatia Complementare, che non si pone in contraddizione con la medicina ufficiale ma che vuole formare professionisti che non sono terapeuti (non prescrivono cure, non fanno diagnosi) ma sono facilitatori del benessere. Essi non si sostituiscono al medico curante ma lo affiancano agendo sull’atteggiamento mentale e psicologico delle persone, attraverso percorsi di gioco e di riflessione, essi agiscono anche sul modo di muoversi e respirare, attraverso pratiche non invasive, semplici esercizi fisici (lenti e morbidi) e massaggi gradevoli.
La nuova legge sulle libere professioni, approvata dopo anni di indugi, ci permette di creare un albo dei Naturopati Complementari e dare attestati di formazione che consentono di esercitare la professione attraverso una regolare apertura di partita Iva.
I corsi di formazione sono iniziati, grazie all’instancabile impegno del Magnifico Rettore della Facoltà di Naturopatia Complementare, Enrica Rame (mia cugina-sorella).
Il percorso formativo è suddiviso in vari livelli. Il primo di poco più di 200 ore, abilita alla pratica di alcune tecniche base, molto semplici ma grandemente efficaci. Il prossimo corso utile per iniziare il percorso didattico è il seminario di Yoga Demenziale dal 27 dicembre al 2 gennaio (31 ore di formazione) e quello successivo dal 2 al 6 gennaio. Altri corsi seguiranno mensilmente, sia come seminari residenziali che come lezioni via web.

Per saperne di più: articolo di presentazione della Scuola di Naturopatia Complementare
Video Jacopo Fo

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