13 ottobre 2017 - Torino: Omaggio a Dario Fo e Franca Rame

studenti

Lezioni di filosofia orientale (come non le avete mai sentite)

Incontro di Jacopo Fo con gli studenti al teatro Puccini di Firenze in occasione della decima edizione del Filosofestival – Prima parte

Buongiorno,
la filosofia orientale è un grosso bordello. Innanzitutto perché siamo abituati ad aver a che fare con i nostri preti, e i preti orientali sembrano tutti belli, bravi e intelligenti e invece là dove c’è il potere vi sono sempre dei meccanismi perversi.
In Tibet, in uno dei centri culturali che oggi va molto di moda, c’è un personaggio che è come San Francesco in Italia, grossomodo: la differenza è che la popolazione tibetana è molto matriarcale, le donne hanno un grande potere e hanno una grande libertà anche dal punto di vista sessuale. Ad esempio è uno dei pochi Paesi del mondo dove una donna può sposare tutti i fratelli di una famiglia.
Quindi, essendo la cultura tibetana di origine matriarcale, la sessualità non è considerata peccato come da noi, anzi è un momento di elevazione dell’anima. Nelle culture matriarcali primitive di cui esistono ancora oggi tracce in alcune zone dell’Africa, dell’Asia e del Sudamerica, quello che per noi è la comunione con la divinità si ottiene attraverso due modi: ridendo e con il piacere sessuale.
L’orgasmo è l’unione con la divinità.
Per quanto riguarda il ridere, in Italia fino al 1200 in Puglia esisteva il Risus Pascalis, la risata di Pasqua. Durante la messa di Pasqua, per ottenere la consacrazione dell’Ostia, bisognava che tutti i fedeli ridessero sennò Dio non arrivava perché non gli piaceva la gente seria.
Tornando al San Francesco tibetano, devo dire che era un personaggio veramente molto strano. Si racconta che un tempo in Tibet ci fu un periodo di grande siccità e i monaci tibetani facevano credere al popolo che erano loro a decidere quando doveva piovere. E quindi il popolo, vista la carestia, se la prendono con i monaci accusandoli di essere alla fame per colpa della loro malvagità perché non fanno venire la pioggia.
Il Dalai lama è disperato e organizza un grande rito collettivo in una valle con decine di migliaia di persone. Immaginatevi una sorta di teatro con delle scalinate dove ci sono tutte le autorità religiose, i suonatori con le trombe lunghissime, le ruote della preghiera che girano… dopo ore ancora il cielo è terso e non si vede alcuna nuvola all’orizzonte. A questo punto arriva Kunga Legpa, tutto sporco, stracciato ma lo fanno passare perché è un famoso maestro spirituale e quando è in uno spiazzo davanti a tutta la gente e ai monaci si mette a testa in giù e incrocia le gambe. La tunica gli cade lasciando scoperto il sedere e lui spara una scoreggia epocale. Immediatamente inizia a piovere tantissimo e Kunga Legpa si rimette in piedi mentre tutti felici scappano da questa pioggia fortissima. L’unico che rimane fermo al suo posto è il Dalai Lama che è sconvolto dall’aver assistito a questo miracolo e Kunga Legpa gli si rivolge dicendo: “Hai visto che vale più una mia scoreggia di tutte le tue preghiere?”
E malgrado questo non gli tagliano la testa, in Tibet lo considerano una persona importante e a queste parole il Dalai Lama risponde: “Bene, visto che tu hai fatto piovere quando noi non ne siamo stati capaci ti do l’autorizzazione a formare un tuo ordine monacale, però al massimo sono ammessi dodici monaci, perché altrimenti mettereste in crisi tutta la chiesa tibetana.”
Esiste un vangelo delle gesta di Kunga Legpa che si intitola “Le gioiose avventure di Kunga Legpa”.
Vicino a Grosseto c’è un’associazione culturale buddista Merigar dove vive un discendente di Kunga Legpa, il professor Chögyal Namkhai Norbu, professore di lingue orientali.
Questo vangelo è molto divertente perché sono raccontati tutti i miracoli del monaco tibetano, anche se a dire il vero, l’unico vero miracolo è quello che vi ho appena raccontato.
Gli altri sono assurdi, per esempio: Kunga Legpa entra in una bettola e vede che c’è una donna che sta per avvelenare il marito, quando la donna vede il sorriso del monaco desiste dal suo proposito.
Un altro giorno sta camminando quando vede un gruppo di banditi che sta nascosto in attesa di assaltare una carovana e fare una carneficina. Allora il monaco si avvicina e dice: “Buongiorno, ma che bella giornata!” E se ne va. I banditi si guardano tra di loro e si dicono: “Ma perché stiamo qui ad aspettare di ammazzare la gente? Oggi possiamo fare delle cose più divertenti” e così rinunciano al massacro.
Insomma, tutti i miracoli di Kunga Legpa sono preventivi perché lui dice: “Che gusto c’è a resuscitare un morto? Bisogna impedire che lo ammazzino. Questo è il vero miracolo”.
Gira nei villaggi e fa prediche molto strane - ricordiamo che si parla sempre di popolazioni matriarcali, certi discorsi nel Medioevo in Toscana o in Sicilia sarebbero stati impensabili - parla alla gente e urla: “Uomini, voi non capite niente, siete delle teste di cavolo, portate qui le vostre donne e così facciamo l’amore e attraverso il rapporto insegno loro l’illuminazione e la grande sapienza del buddismo”. Due ragazze, in due diverse situazioni, si presentano e dicono: “Siamo qui, siamo disposte a fare l’amore per imparare tutta la tua conoscenza”.
Porta la prima ragazza in una grotta, per giorni si accoppiano in maniera molto appassionata dopodichè il monaco esce dalla grotta, la mura dopo averle lasciato cibo e acqua, dichiarando che dopo tanto amore è meglio che la ragazza stia da sola e si gusti con calma tutto quello che è accaduto. Torna dopo 15 giorni, abbatte il muro e la fanciulla esce dalla grotta volando perché è talmente pura e felice da non essere più sensibile alla forza di gravità e così vola nel mondo predicando la grandezza del Buddha.
E così avviene anche, in tempi diversi, con la seconda ragazza.
In alcuni templi buddisti potete vedere un altare dedicato a questo santo dove vi sono scolpite immagini che difficilmente potrete vedere nelle nostre chiese cattoliche: Kunga Legpa è sempre ritratto vestito da straccione che regge un enorme sesso maschile dal quale escono lampi e tuoni, un’eruzione vulcanica. La gente va lì e prega, decisamente una cultura molto diversa dalla nostra :)

(Continua qui)


Social Zero, una settimana senza smartphone

E’ quanto hanno sperimentato due classi di un istituto superiore di Prato. L’iniziativa è del prof di economia aziendale Contento che ha sfidato gli studenti della seconda e della terza a vivere una settimana senza smartphone e soprattutto senza social.
Il momento più duro è stato il primo giorno ma poi gli studenti hanno scoperto un mondo al di fuori di Facebook e Instagram, tanto che una studentessa ha detto al prof “Se lo tenga pure il mio telefono”.
Forse ha scoperto quanto è divertente essere irrintracciabile.
(Fonte: Corriere.it)

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Sgominato il mercato nero delle merendine

A Torino uno studente è stato sospeso all’Itis Moncalieri per aver creato un mercato nero delle merendine. In pratica le comperava al supermercato e poi le rivendeva a un prezzo più basso del bar della scuola. Col tempo si era specializzato conoscendo i gusti della clientela e cercando i prodotti a minor prezzo.
Il mercato era talmente florido che non è passato inosservato ai docenti.
Forse a insospettirli è stato il fatto che lo studente arrivava a scuola con un furgone.
(Fonte: Repubblica)

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