cultura

Come si fa una Rai democratica?

Rai Radiotelevisione Italiana

Il problema della Rai non è solo che è in mano a partiti e lobby di potere. Anche se finalmente i partiti mollassero l’osso, anche se la direzione andasse nelle mani di stimati professionisti, non otterremo ancora una tv al servizio della gente.
Oggi molti sono i professionisti dello spettacolo e dell’informazione che sono stati messi all’indice nonostante fossero capaci di ottenere grandi ascolti. Ma anche se questa censura immorale finisse non otterremo ancora una Rai democratica.
La questione fondamentale è quella dell’accesso: in che modo vengono selezionati i programmi?
Oggi abbiamo la possibilità, grazie a internet, di immaginare una tv che funzioni in  modo completamente diverso e che permetta a chi ha idee di dimostrarne la validità rompendo il sistema di controllo basato su funzionari più o meno capaci, sensibili, aperti.

Una tv che volesse essere veramente servizio pubblico e che volesse riconquistare spettatori, che vanno altrove a cercare quel che gli interessa, dovrebbe iniziare finalmente a chiedere alla gente cosa vuole vedere. Con questo non voglio azzerare i funzionari. L’apporto di professionisti dell’organizzazione dell’offerta televisiva è importante, perché se sono bravi possono avere idee eccellenti e costruire programmi grandiosi. Ma almeno una parte delle trasmissioni dovrebbe essere decisa con una selezione popolare.

Il sistema ci sarebbe, è già utilizzato altrove ed è anche molto semplice.
Si crea un sito web dove sia possibile pubblicare video di una quindicina di minuti e si permette alle persone di votare quel che preferiscono.
I prodotti che raggiungono un minimo di approvazione ottengono un finanziamento minimo (10.000 euro) per realizzare una puntata, che viene trasmessa in terza serata. Si dà di nuovo al pubblico la possibilità di votare e incrociando il voto con il risultato dell’audience, si può determinare quali sono le trasmissioni di maggior successo e quindi finanziarne la realizzazione in serie.
Chi lo va a dire alla Rai? (Io già ci provai…)

Articolo della serie: Per uscire dalla crisi servono idee nuove

 


Proposta culturale democratica al comune di Pinco Pallino

Da anni ogni tanto mi telefona un assessore alla cultura che mi chiede idee per organizzare una stagione di spettacoli a basso costo. Da anni porto la stessa proposta.
I comuni spendono cifre ingenti per pagare pochi spettacoli molto cari perché se non c’è la persona “di richiamo” non si conclude nulla, e i comuni hanno bisogno di coinvolgere molti cittadini e possibilmente molti turisti.
Ma i comuni hanno a disposizione una grande risorsa inutilizzata.
Ci sono decine di scuole di ginnastica artistica, teatro, musica,  danza eccetera che lavorano in condizioni pessime. Ai saggi di queste scuole vanno anche un migliaio di persone per volta, tutti i parenti degli allievi, e sono sicuramente gli eventi culturali più seguiti. E costano anche un grande sforzo ad allievi, insegnanti e famiglie: vengono realizzati costumi, scenografie con grande cura… Poi però queste scuole finiscono per tenere il saggio nei palazzetti dello sport o nelle palestre, senza palcoscenico, luci, audio decente. Così un grande impegno e amore per l’arte viene svilito dalla mancanza di elementi essenziali per la godibilità dello spettacolo. Ed è evidente che non è un modo sensato per incoraggiare i giovani talenti e gratificarli.
Perché i comuni non mettono a disposizione i teatri gratuitamente per questi gruppi? Basterebbe poco per moltiplicare i risultati di tanto lavoro… E per giunta i teatri comunali sono spesso sottoutilizzati… E difficilmente fanno frequentemente serate con il tutto esaurito…
Certo spesso aprire un teatro è per il comune molto costoso… Ma questo è un altro discorso… Forse bisognerebbe andare a vedere come mai aprire un teatro per una sera costa un botto (sprechi e deliri…).
Ma anche affrontando i costi eccessivi spendere per dare spazi agli artisti del futuro è certamente un investimento sensato e porterebbe migliaia di spettatori-parenti a fruire cultura, il che è un’altra cosa buona.
Ma questo immenso patrimonio di artisti dilettanti potrebbe essere sfruttato anche in altro modo.
Ad esempio, a Copenaghen ho visto un festival straordinario che ha ottenuto un grande successo: per una settimana lungo la via principale della città, isola pedonale, si sono esibiti centinaia di gruppi. C’era di tutto, dal coro delle anziane fedeli della Chiesa Protestante, ai claun, alle piccole ballerine delle scuole di danza…. Il comune dava a ogni gruppo un piccolo pagamento contribuendo così anche allo sviluppo di queste attività culturali socialmente utili (e generalmente escluse da qualunque sostegno pubblico).
Perché non organizzare un festival che sia momento di esposizione di tutti gli ingegni presenti in una città? Non solo artisti dello spettacolo ma anche pittori, scultori, falegnami, fabbri, sarti, cuochi, giardinieri. Immagino un festival che riempia le strade di persone che mostrano la loro passione e la loro abilità. Funzionerebbe? Avrebbe successo? Certo! Basta andare a vedere cosa succede a Barcellona lungo le Ramblas. A ogni ora del giorno e della notte… E non ci vuole molto a capire che tra le attrazioni turistiche di Barcellona, questa onnipresenza dello spettacolo da strada in tutte le sue forme aiuta anche la città contribuendo ad aumentare l’attrazione verso i turisti.
Dopo anni di tentativi non sono ancora riuscito a realizzare un evento di questo genere. Gli assessori mi dicono: “Questa è un’idea veramente ottima!” Generalmente poi sono colpiti da amnesia selettiva e non li sento più. Unica eccezione il comune di Perugia che sta lanciando una serie di iniziative all’interno delle quali questa ipotesi potrebbe trovare spazio, grazie alla disponibilità dell’assessore Cernecchi e del sindaco Boccali (abbiamo appena varato il progetto per il mercato cittadino, settimanale dell’usato e del riciclo, la prima domenica sarà il 12 gennaio… Vedi la campagna Mercati dell’usato e del baratto in tutt’Italia!.
C’è qualcuno che vuole intraprendere la professione di Promotore di Manifestazioni Amatoriali? Se può essere utile mi offro come consulente telefonico (facciamo un briefing dopo il brainstorming?).

Se ti interessa la possibilità di portare proposte al tuo comune vedi anche: Modello di proposta al sindaco della tua città (clicca qui)

Articolo della serie: Per uscire dalla crisi servono idee nuove

 


L’italiano ne ha pieni i coglioni della destra e della sinistra!

Nei sondaggi di Repubblica sul gradimento di politici e partiti, Berlusconi arretra ma arretrano anche PD e Di Pietro.
Nel giro di 11 mesi Berlusconi ha perso 8 punti passando dal 49% di consenso al 41%. Il suo governo sta al 37%.
Il Partito Democratico stava al 32% a settembre 2009, era salito al 41% a novembre, ora e' arretrato al 34%.
A settembre 2009 l’IDV raccoglieva un gradimento del 43% fino ad oggi ha perso 7 punti e sta al 36%. Perdita di due punti per Udc, stazionaria la Lega.
(http://www.repubblica.it/statickpm3/rep-locali/repubblica/speciale/2010/sondaggi_ipr/fiducia_governo_giugno.html?ref=HREC1-3)

Il che vuol dire che nessun partito riesce oggi ad aumentare il proprio consenso.
Siamo in una specie di melma. Cresce il numero dei cittadini che sono esasperati e non vedono una via d’uscita.

E la situazione non potrebbe essere diversa.
E’ ormai evidente che l’opposizione e' affetta da una serie di malanni che non la rendono abbastanza diversa dalla Banda Bassotti.

Ad esempio, il PD continua a candidare personaggi di dubbia moralita'. Non vogliono proprio capire che per il popolo della sinistra e' un’azione disgustosa.

Poi e' sempre piu' evidente che la strategia complessiva dell’opposizione parlamentare ed extraparlamentare contro il Governo del Conflitto di Interessi e' perdente.

Come si batte Mister B?
Con un bel corteo?!?
Con un bel referendum? (Quanti ne abbiamo gia' persi? 23 o 24? Ho perso il conto…)

Nell’ansia di attaccare il presidente del Consiglio italiano piu' inquisito degli ultimi 2.000 anni, si arriva poi a sostenere il malaffare.
E’ il caso della giusta protesta contro i tagli alla cultura.
E’ orrendo che si tagli il denaro destinato a un’area essenziale per la crescita del nostro Paese.
Ma come e' possibile chiedere al popolo della sinistra di difendere un sistema di finanziamenti che favorisce le baronie?
Da sempre in Italia i finanziamenti alla cultura sono stati uno strumento di potere e camurria. Spettacoli faraonici costati centinaia di migliaia di euro e poi visti da qualche centinaio di spettatori.
Teatri Stabili che si scambiano gli spettacoli in un girotondo che serve a “fare serate” per incassare lauti premi ministeriali.
Un sistema burocratico che rende quasi impossibile a chi non e' AMICO di arrivare a incassare un solo euro.

Ma poi, perche' finanziare spettacoli che interessano solo a un pubblico ristrettissimo?
Non si dovrebbe investire per diffondere la cultura?

Ieri sera sono andato a vedere il saggio di ginnastica ritmica di mia figlia. Qui in provincia di Perugia ci sono tantissime scuole che si riuniscono per dar vita a spettacoli di danza con piu' di 100 ragazzine per volta. Sono scuole di paese, frequentate da ragazze figlie di operai, impiegati, artigiani, contadini.
C’erano almeno mille genitori a vedere lo spettacolo.
E valeva proprio la pena. Le scuole, aiutate dai genitori, hanno prodotto costumi e coreografie notevoli. Hanno messo in scena “Il re leone”.
Credo che la maggioranza del pubblico presente non sia mai stata in un teatro vero.
Peccato che lo spettacolo si svolgesse in una palestra, senza un’illuminazione e un’acustica decenti.
Ma queste scuole popolari sono disprezzate dai baroni della cultura e non ricevono un solo euro di sostegno pubblico.
I teatri finanziati con i nostri soldi non offrono la possibilita' di rappresentare gli spettacoli sopra un palcoscenico vero e attrezzato. I teatri stanno chiusi piuttosto che dare spazio a pezzenti che non hanno mai preso un premio o ottenuto una recensione.
Se avessero un minimo di sostegno queste iniziative potrebbero compiere grandi salti di qualita'. Da questo punto di vista la cultura e lo sport sono simili. Se voglio avere molti calciatori devo organizzare molte squadre di calcio per bambini. Se voglio ottenere vivacita' culturale devo investire a livello di massa dando possibilita' a centinaia di migliaia di dilettanti.
Sono stato in Danimarca dove ho scoperto che la' lo Stato investe cifre enormi proprio per sviluppare queste attivita' di base. I gruppi “amatoriali” hanno spazi di ogni genere a cifre irrisorie. Non solo teatri veri ma laboratori favolosi dove ci sono tutti i tipi di attrezzature, e anche artigiani in grado di aiutare le persone alle prime armi. Ci sono centri multidisciplinari super attrezzati in tutti i quartieri e perfino nei paesini.
E appena un gruppo teatrale raggiunge un minimo di qualita', ha a disposizione circuiti eccellenti dove cimentarsi di fronte a un pubblico. E incassare. Ad esempio, ogni scuola, dalle elementari in su, paga piccoli gruppi che rappresentano spettacoli per gli studenti.
Vedere spettacoli teatrali e di danza fa parte integrante del programma scolastico.

Insomma, il sistema di finanziamenti pubblici pelosi alla cultura, nato dall’inciucio tra destra e sinistra, fa schifo. Non me la sento proprio di impegnarmi per difenderlo.
Non si puo' difendere un sistema marcio e corrotto solo perche' una cacca e' meglio di niente.
E non si puo' pensare di fare un’opposizione vera se non si ha il coraggio di proporre il totale ripensamento del sistema.
La crisi italiana e' di sistema.