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Profumi di primavera

Profumi di primavera

Anche ad Astana, capitale del Kazakistan, è arrivata la primavera e con essa dalle aiuole del centro città s'ode stormir di fronde e un inebriante profumo di... marijuana.
Le piante, in piena vegetazione, mostrano le inconfondibili foglie a sette punte e gli abitanti della città hanno iniziato a chiedersi per quale motivo le autorità cittadine abbiano scelto una pianta le cui infiorescenze sono illegali nel Paese. Il municipio, da parte sua, ha fatto subito partire le indagini per capire se la semina 'alternativa' sia frutto di un errore dell'azienda che ha curato i giardini o si tratti, piuttosto, di un'azione dimostrativa di 'guerrilla gardening'.
In ogni caso sono tutti tanto contenti.
(Fonte: Repubblica)

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Marijuana di Stato in Uruguay

Marijuana di Stato in Uruguay Il Senato uruguayano ha approvato con 16 voti a favore e 13 contrari la legalizzazione della produzione e della vendita di marijuana. Tutta la filiera sarà gestita dallo Stato, dalla produzione allo smercio. Si possono acquistare massimo 40 grammi mensili a persona e il prezzo del prodotto finito è di 1 dollaro al grammo, così da essere competitivo con i prezzi del mercato illegale.
Verranno concesse licenze a privati e associazioni per la produzione della canapa (massimo sei piante per i privati e 99 per le associazioni) e contestualmente verrà creato un registro dei consumatori.
La legge, unica al mondo nel suo genere, è considerata una via di mezzo tra proibizionismo e totale legalizzazione.
(Fonte: Ecoblog)

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Campi di cannabis per contrastare la crisi

Bernat PellisaColpo di scena nel piccolo paesino spagnolo di Rasquera, 900 abitanti. In un referendum indetto dal sindaco per supportare la sua proposta di coltivare canapa per risanare i bilanci comunali, il 56,4% dei 612 votanti ha detto sì.
L'idea del sindaco Bernat Pellisa è di cedere alla Asociacion Barcelonesa Cannabica de Autoconsumo (Abcda) la gestione di 7,5 ettari di terreni agricoli in cambio di 550mila euro all'anno di affitto e 40 posti di lavoro.
(Fonte: Ansa)

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Jacopo Fo presenta il libro L'erba del Diavolo

Scritto da Jacopo Fo e Nina Karen, edito da Dario Flaccovio Editore

Vietare le droghe ingrassa la criminalità organizzata e fa aumentare i tossicodipendenti. Informare è meglio che reprimere.

Per acquistare il libro online clicca qui 


Vietare le droghe funziona?

Ti ricordi quando l’Olanda liberalizzò il consumo della canapa? Doveva succedere l’Apocalisse della droga. Ma non è andata così. Invece la legge Giovanardi ha fatto aumentare del 20% il consumo di cocaina e del 15% quello di cannabis.
Su questo argomento – permettetemi una piccola pubblicità – ho realizzato un libro, insieme a Nina Karen: L’erba del diavolo (Flaccovio editore), dove abbiamo raccolto una serie di dati e di statistiche che dovrebbero quantomeno stupire. Scorrendo i numeri scopriamo che siamo di fronte a un problema di fede. E un’idea del mondo e di Dio. La questione parte dal fatto indiscutibile che Dio punisce i peccatori. Ma i peccatori non hanno per questo smesso di peccare…

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L'impossibilità di vietare.

Lui ti tradisce?
Ti sei limitata a minacciarlo o hai anche intensificato il numero di agguati orali a sorpresa?

In questi giorni mi sono trovato a discutere su una questione che ritengo sia una spartiacque filosofico: vietare è efficiente?
Si tratta di una questione che divide sia a destra che a sinistra. Ad esempio, si discute molto delle tasse che potrebbero scendere se fossero tutti a pagarle. Si tratta di una proposta sacrosanta. Ma come si fa a ottenere che realmente la maggioranza degli evasori fiscali decida di smettere?
Si inaspriscono le pene per gli evasori?
Si aumentano i controlli?
Li si appende per le parti intime a Piazzale Loreto, tutti i venerdì mattina?
Se si fa così funziona?

Esistono già pene severe per gli assassini ma questo fatto non impedisce che parecchie persone vengano uccise. Alcuni dicono: se ci fosse la pena di morte ci sarebbero meno omicidi. Ma l’esperienza di parecchi stati, gli Usa ad esempio, dimostra che non funziona così. Confrontando il numero di omicidi per ogni milione di abitanti si scopre che negli Usa ce ne sono molti più che in Italia.

Alcuni sostengono che questo dipende dal fatto che ucciderli non basta, ci sarebbero meno omicidi se invece della sedia elettrica si usasse un’affettatrice per il prosciutto, arrugginita. Ma anche qui i dati contraddicono. In epoche nelle quali il trattamento dei criminali era veramente allucinante c’erano molti più omicidi. In Italia nel 1850 c’era una forma di giustizia mediamente sadica e carceri spaventevoli e un numero di omicidi enormemente più grande di quello attuale. Si potrebbe anzi dire che il numero degli omicidi diminuisce via via che le carceri diventano più umane…
Neppure limitare pesantemente il numero delle armi in circolazione serve. Come dimostrò il film di Michael Moore “Bowling a Colombine”, in Svizzera o in Canada c’è un’analoga disponibilità di armi da fuoco in mano ai privati ma molti meno omicidi. Sembra che abbiano più incidenza nel limitare gli ammazzamenti il tempo che i tg dedicano alla cronaca nera e la protezione sociale di cui gode il cittadino (assistenza sanitaria gratuita, servizi sociali ecc).
In questi giorni è uscito il libro “L’erba del Diavolo” che ho scritto insieme a Nina Karen (edizioni Flaccovio). L’obiettivo di questo libro è proprio quello di dimostrare, mettendo insieme tutte le statistiche ufficiali degli ultimi 40 anni (un mare di statistiche), che nei paesi dove le leggi repressive sono meno dure si ottiene la riduzione del consumo di droghe pesanti, quasi si azzerano le morti per overdose, si riducono la quantità di crimini compiuti per procurarsi il denaro per comprare la droga e addirittura si osserva una leggera diminuzione anche nel consumo delle droghe leggere.
Laddove le punizioni sono più aspre e si reprimono allo stesso modo il consumo di canapa (marijuana, hashish) e quello delle droghe pesanti (eroina, cocaina, anfetamine, oppio ecc.) si ottiene sia un aumento del consumo di tutte le droghe e in particolare di quelle pesanti, aumentano i morti, i reati e i reclusi in carcere per ragioni di droga. La qualità della vita dei tossicomani inoltre peggiora drasticamente e diminuiscono quelli che riescono a liberarsi della “scimmia”.
Potremmo dire che, per quanto riguarda le droghe, la realtà dimostra che aumentare le pene non dà forza ai divieti ma ottiene proprio l’effetto contrario.
E questo, lo ripeto, non lo dico io ma i dati ufficiali forniti dai governi e dalle organizzazioni internazionali.
E, come dimostra la storia del proibizionismo sugli alcolici in Usa, i divieti non solo incrementano i crimini ma danno alla malavita strumenti finanziari enormi, capaci di far dilagare la corruzione nello Stato. Il divieto del consumo delle droghe ha fatto crescere a dismisura la mafia dandole i mezzi economici per infiltrarsi nell’economia legale e condizionarla.
E ora torniamo al discorso sulle tasse.
La Cgil ha sacrosanta ragione a chiedere la diminuzione delle tasse su pensioni e salari ma come si fa? Mi permetto di avanzare alcune idee.
Prima di tutto dobbiamo fare come in Danimarca: i lavoratori ricevono tutto lo stipendio e due volte all’anno pagano tasse. Se un operaio che guadagna 1.000 euro al mese nette, ricevesse tutto il suo stipendio, circa 1360 euro mensili, e ogni anno dovesse versare (calcolando tredicesime eccetera) circa 6.000 euro di tasse, prelevandole dal suo conto bancario… ma sai quanto gli girerebbero le palle?
Allora sì che potrebbe iniziare a svilupparsi una coscienza fiscale. E uno si incazzerebbe quando il medico, l’idraulico o il ristoratore non ti fanno la fattura… E poi crescerebbe anche la spinta a occuparsi di come l’amministrazione pubblica butta via i tuoi soldi. Pannella una ventina di anni fa aveva proposto un referendum che aboliva il prelievo fiscale a monte delle tasche del lavoratore. La sinistra osteggiò duramente questo referendum… Una grande occasione persa.
Un’altra azione essenziale sarebbe quella (che Grillo persegue da tempo) di rendere pubblici e consultabili su internet tutti gli elementi relativi all’operato della pubblica amministrazione, a partire dai video dei consigli comunali.
Sai quanti rompicoglioni si divertirebbero a spulciare i conti pubblici?
E’ chiaro che un’operazione simile, unita alla precedente, porterebbe a un aumento esponenziale del desiderio e delle possibilità di un controllo di massa su politici e funzionari.
La terza azione, indispensabile anche per dare una batosta alla criminalità, è l’abolizione del segreto bancario e dei paradisi fiscali (contro i quali sarei disposto perfino a usare i bombardieri… Ma vedrete che quando finalmente la comunità internazionale lo deciderà non ci sarà bisogno di sparare… i banchieri sono pavidi…). C’è poi l’adozione, oggi possibile, della moneta elettronica… Così tutti pagamenti diventano trasparenti… E per far questo bisognerebbe abbattere alcuni capisaldi della privacy (non ho mai capito perché la sinistra sia così attaccata alla privacy… Un conto è vietare lo spamming o le intercettazioni telefoniche non autorizzate dalla magistratura, o le telefonate di venditori assillanti… Un conto è rompermi i santissimi se metto una telecamera che riprende la strada di fronte a casa mia…).
Infine si dovrebbe semplificare brutalmente tutto il meccanismo dei processi… Abolire la possibilità di aggrapparsi ai cavilli più assurdi per non pagare il dazio…

Se chiediamo che tutti paghino le tasse senza dire come si fa non si va da nessuna parte… Oppure otteniamo solo la bancarotta dello Stato italiano, che non conviene neanche agli operai…
A questo punto arriva l’ultima domanda. Nella tua vita privata, di fronte a comportamenti che non accetti nel tuo amante o di tuo figlio o nel socio d’affari, che strategia usi?
Scegli l’imposizione, sostenuta da una minaccia di dura sanzione (non ti voglio più bene!) oppure una strategia che rimuova il contesto perverso che genera il comportamento scorretto? Cerchi mai di andare a scoprire quali sono i meccanismi meno appariscenti di un fenomeno?
Hai qualche esperienza scabrosa da raccontarci?


Jacopo Fo e Nina Karen "L'erba del diavolo"

LIBRI Jacopo Fo Nina Karen L'Erba del diavoloCarissimi,
questa settimana vi presentiamo un nuovo libro di Jacopo Fo scritto in collaborazione con Nina Karen che parla dell’erba proibita: la canapa.
Il libro raccoglie centinaia di dati, informazioni, tabelle semplicissime e illuminanti su quanto si dice, di giusto e di sbagliato, rispetto all’uso di questa pianta come droga ma parla anche di come la canapa sia stata demonizzata nel momento in cui poteva essere una tremenda rivale dei derivati del petrolio nella costruzione di oggetti, vestiti, addirittura della carrozzeria delle auto. Chissà, ora che il petrolio scarseggia, magari assisteremo al risorgere dell’utilizzo di questa straordinaria e “stupefacente” pianta.
Buona lettura!

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Capitolo Primo
Proibire le droghe è utile?

La nostra convinzione è che l’azione contro l’uso delle sostanze stupefacenti della maggioranza delle nazioni sia inefficace perché profondamente irrazionale.
Innanzi tutto si fa una distinzione arbitraria tra le sostanze stupefacenti.
L’alcol, per esempio, è una droga estremamente potente che come vedremo provoca ogni anno venti volte più morti di tutte le droghe considerate illegali, e danni sociali altrettante volte più gravi.
Ma il proibizionismo, la politica della tolleranza zero non aiuta certo a risolvere il problema: negli Usa tra il 1920 e il 1933 si vietò il consumo di alcol. Quando dopo 13 anni di proibizionismo il parlamento abrogò questo divieto votarono a favore della liberalizzazione il 73% degli onorevoli.
Una maggioranza schiacciante. Come mai il proibizionismo fu abrogato? Semplicemente perché la maggioranza degli americani si era resa conto che produceva più danni che benefici. Tredici anni di repressione durissima non avevano intaccato il consumo di alcol creando invece la necessità per chiunque volesse bere un goccetto di finanziare il mercato illegale.
La malavita statunitense si era arricchita enormemente arrivando ad avere mezzi economici tali da renderle possibile la corruzione di un numero enorme di poliziotti e giudici. Gli Usa pullulavano di locali che facevano dollari a palate mischiando alla vendita di alcol l’esercizio della prostituzione, delle scommesse clandestine, della ricettazione e di altre attività illegali che fiorirono prepotentemente sulla scia del commercio degli alcolici. Inoltre, la giustizia americana si trovò a mandare in prigione molti cittadini per altro probi, colpevoli solo di desiderare di prendersi una sbornia ogni tanto. Infine, le bevande vendute dalla malavita erano spesso di pessima qualità, con aggiunte di ogni sorta di schifezza e questo provocò danni alla salute dei bevitori maggiori di quelli provocati dal consumo di alcol di buona qualità.
Alla fine ci si rese conto che continuare sulla via del proibizionismo avrebbe dato una tale forza alla malavita e avrebbe corrotto la vita pubblica americana a un tale livello che i vantaggi del divieto erano molto inferiori dei disastri che produceva.
Semplicemente è impossibile vietare a milioni di persone di bere se desiderano fortemente farlo. È possibile invece convincere le persone a smettere di consumare prodotti nocivi o limitarne il consumo. Questo è accaduto ad esempio con il fumatori di tabacco, da anni in costante diminuzione nei paesi occidentali, grazie a una imponente campagna di informazione, la tassazione, il divieto di vendita ai minori, il divieto alla pubblicità delle sigarette su radio e televisione, la limitazione degli spazi dove il consumo è consentito e forse anche grazie alle scritte terroristiche stampate sui pacchetti di sigarette. Anche l’informazione sui pericoli legati al consumo di alcol, anche se più lentamente che rispetto al consumo di tabacco, sta dando risultati.
Il numero dei consumatori di quantità eccessive di alcol in Italia è notevole ma in diminuzione. L’elaborazione dell’Indagine Multiscopo ISTAT 2002  “Stili di vita e condizioni di salute” effettuata dall’Istituto Superiore di Sanità stima in circa 36 milioni i consumatori di bevande alcoliche in Italia, 20.500.000 maschi e 15.500.000 femmine; di questi il 14,2% (7.136.000 circa) dichiara consumi alcolici eccedenti i limiti massimi indicati dalle Linee Guida per una sana alimentazione in maniera prevalente tra le consumatrici (19,1 %) rispetto ai maschi (9,2 %). Il numero dei forti consumatori di alcol rappresenta una percentuale del 14,4%, sul totale dei consumatori, un dato in decrescita, infatti nel 1993 i forti consumatori erano il 18,6% del totale
Una diminuzione di quasi un quarto delle persone a rischio alcolismo, in 9 anni non è un grande risultato, ma è comunque un segnale positivo, ottenuto senza utilizzare particolari divieti, grazie alla crescita della cultura del benessere e della cura del corpo. Dobbiamo osservare inoltre, che lo Stato non si è proprio impegnato contro l’alcolismo nonostante i terribili danni che provoca. Come vedremo in seguito, secondo i dati della relazione del governo sulle droghe, l’alcol ha provocato, nel 2006, addirittura 24mila morti.
Sono storia recente le campagne di informazione in tv, corsi nelle scuole  e altre iniziative degne di nota. Restano legali le campagne pubblicitarie in radio, televisione, nei cartelloni per strada, in Internet ecc. che mostrano giovani di successo con un bicchiere in mano della nota marca di superalcolico. Che cosa sarebbe successo se invece lo Stato avesse fatto il possibile per dissuadere i cittadini italiani a esagerare con l’alcol?
Secondo i dati dell’Istituto superiore della Sanità in Italia anche il fumo di tabacco provoca danni notevoli che sono quantificati in 80mila morti all’anno circa. Anche qui osserviamo che si sta verificando una diminuzione dei consumi in tutti i paesi industrializzati.
Dal 2003 al 2005 il consumo di tabacco in Italia era diminuito di più di 10 milioni di tonnellate all’anno. A prima vista parrebbe che in questa diminuzione del danno abbia giocato anche la bordata di divieti decisa da Sirchia nel 2005 che ha decretato il divieto di fumare nei locali pubblici al fine di tutelare la salute dei non fumatori e incentivare le persone con problemi di tabagismo a smettere di fumare.... Ma i dati del 2006 dimostrano esattamente il contrario. I divieti sono arrivati quando il consumo di tabacco stava diminuendo spontaneamente.
In un primo momento questi divieti hanno accompagnato la decrescita senza incrementarla in modo particolare ma a distanza di due anni si scopre che i consumi hanno smesso di diminuire e anzi si è registrato un aumento del consumo pari a un milione di tonnellate di sigarette in più.
I divieti incattiviscono i consumatori e rendono più affascinanti le sigarette per i giovani? Sembrerebbe proprio di sì.
Il proibizionismo non paga.

 


Decontaminare lo stronzio

Secondo il sito internet AlchimiaWeb, un blog specializzato nella coltura della cannabis, si potrebbero decontaminare le zone radioattive trasformandole in piantagioni di girasoli, colza o marijuana. Queste piante hanno infatti la capacità di assorbire il Cesio 137 e lo Stronzio 90.
Da Fukushima fanno sapere di aver scelto la canapa.
(Fonte: Zeusnews)


Il biomattone stupefacente

Biomattone canapa e calceVerrà presentato alla prossima fiera “Fà la cosa giusta” (Milano, 25-27 marzo 2011) dalla società Equilibrium, azienda di Lecco specializzata nella bioedilizia (http://www.equilibrium-bioedilizia.com/).
Costituito da una miscela di calce e fibra legnosa di canapa, il biomattone ha altissime capacità di isolamento termico e acustico, è molto leggero e a bassissimo impatto ambientale. Inoltre la canapa, nel suo ciclo vitale, assorbe anidride carbonica.
Richiedeteli al vostro spacciatore di fiducia.
(Fonte: goodnews.ws)


Fatti di canapa 1

A Rochefort, in Francia, un allevatore e' stato condannato a un mese di prigione e 500 euro di ammenda per aver somministrato cannabis alle sue anatre.
“E' una cosa seria”, spiega l'avvocato difensore. La canapa si e' infatti rivelata uno straordinario vermifugo naturale e lo stesso avvocato conferma che tutte le anatre godono di ottima salute.
La Gendarmeria ha sequestrato 5 kg di marijuana. Depresso il brutto anatroccolo.
(Fonte: animalieanimali.it)

Fonte imm