Lettere al direttore: la Stanza di Jacopo

La stanza di JacopoRiceviamo e volentieri pubblichiamo:
“Caro Jacopo, da tuo affezionato lettore, per una volta, mi trasformo in affezionato scrittore.
Sono il presidente della onlus "La Stanza di Jacopo", un'associazione di volontariato con sede a Venezia. Nel ricordo di un bravo ragazzo, donatore di organi, che si chiamava come te, offriamo agli ospedali che si rendano disponibili, di attrezzare e arredare un qualsiasi piccolo spazio dismesso o sottoutilizzato, per regalare un angolo di conforto a chi si trova ad assistere una persona cara in situazioni di emergenza improvvisa.
Ci basta uno sgabuzzino delle scope o poco più; un sottoscala, e noi, con nostri mezzi, cerchiamo di renderlo accogliente, confortevole: lo arrediamo, ci mettiamo un divano per sdraiarsi, delle sedie, un tavolo, un frigorifero, una macchinetta del caffè per riprendersi, un armadietto per lasciare le proprie cose o per cambiarsi d'abito. 
La prima "Stanza di Jacopo" così concepita (è venuta molto bella e ne siamo molto orgogliosi: guarda sul sito www.lastanzadijacopo.org) l'abbiamo inaugurata il mese scorso nel reparto pediatrico dell'ospedale civile di Savona.
E' venuta tanta gente: autorità e televisioni nazionali; i giornali hanno riportato la notizia con le foto... e noi, entusiasti per la bella riuscita e i tanti incoraggiamenti, abbiamo dichiarato la nostra disponibilità ad aprire tante altre "Stanze di Jacopo", ovunque ci fosse bisogno.
E quando mai NON c'è bisogno, per una madre che aspetta di avere notizie del figlio in pericolo di vita, di un posto per isolarsi nel suo dolore, per chiudere gli occhi qualche minuto e riprendere la forza di sperare, fuori dall'indifferenza e dal via vai di un corridoio?
Insomma, pensavamo che saremmo stati sommersi da richieste; che non ce l'avremmo fatta a soddisfare tutti...
Invece: ancora complimenti, congratulazioni, lettere di encomio ma, Direzioni Sanitarie che ci abbiano chiamato per uno scopo operativo, nessuna.
Per meglio dire, la disponibilità, "forzata", ci sarebbe anche, ma sempre e soltanto da parte di strutture di eccellenza, dove il problema è spesso superato “d'ufficio” per la grande offerta di spazi pubblici molto confortevoli, seppure non riservati e specificamente finalizzati come intendiamo noi.
Ci dai qualche estratto del tuo marketing creativo? Ci dici dove sta l'errore di comunicazione? Altrimenti ci potrebbe sfiorare il pensiero che, davvero, a chi manda avanti gli ospedali non gliene può fregar di meno di curarsi di chi soffre, dentro le loro quattro mura, senza il privilegio di essere un paziente.
Un abbraccio a te, a Cacao e a tutta Alcatraz.
Gabriele Lalatta Costerbosa”


Commenti

Caro Gabriele, dare cosnsigli non è facile. Ma se venite a Alcatraz vi invitiamo a pranzo e ne parliamo. Se sì comunica quando a Giuliana: 0759229911 e auguri per la vostra eccellente iniziativa