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Il Corriere racconta il solare in Germania (14% del fabbisogno!!!) e i problemi dell'italia (burocrazia).E un impianto da 400 MILIARDI di euro in Africa! IMPIANTI IN AFRICA PER L’ENERGIA DA IMPORTARE IN EUROPA DAL NOSTRO CORRISPONDENTE Il risultato di questa politica (e dell’amore dei tedeschi per l’am biente) è che la Germania produce oltre il 14% dei suoi consumi elettri ci da energie rinnovabili (anche vento e biomasse). Se ci fosse più sole, i risultati sarebbero straordi nari. L’incentivo, simile a quello ita liano ma precedente, consiste nel fatto che lo Stato compra dai priva ti (anche famiglie) l’energia solare prodotta con pannelli e non consu mata a un prezzo più alto di quello di mercato: un sussidio per incenti vare le fonti rinnovabili. Interi quar tieri, ad esempio in città come Fri burgo e Ulm, hanno tetti a pannelli fotovoltaici. Alcune cittadine, Mar burg per dire, tendono a rendere obbligatorio il sistema solare sul tetto. Grandi aree sono dedicate al lo stesso scopo: a fine 2008, un ex campo d’aviazione della Germania Est — Waldpolenz — è diventato il primo o secondo parco fotovoltai co del mondo: 40 megawatt. Nel Paese ci sono 160 istituti che fanno ricerca nel campo. Il primo produt tore mondiale di celle fotovoltai che è tedesco, Q-cell, e i grandi gruppi, a partire da Siemens, sono coinvolti nelle diverse fasi del pro cesso. L’idea dei tedeschi è che quella del sole (ma anche del ven to) sia l’industria del futuro, in gran parte destinata all’export. Tra dieci anni — calcola il professor Ei cke Weber, del Fraunhofer di Fri burgo, nel campo, l’istituto forse più importante al mondo — «l’energia solare costerà meno del l’energia tradizionale, il fotovoltai co avrà una grande diffusione. I Pa esi che si occupano in modo positi vo e aggressivo di questa tecnolo gia avranno un futuro migliore. I lettori del Corriere della Sera do vrebbero rendersene conto». In effetti, l’Italia se n’è resa con to, almeno in teoria. Attraverso il Conto Energia (non troppo diver so dal meccanismo tedesco), il mercato della Penisola è diventato il più generoso in Europa in fatto di sussidi (da 36 a 49 centesimi al chilowattora), tanto che attrae molti investitori dall’estero. Uno studio recente della Scuola di Ma nagement del Politecnico di Mila no prevede che nel 2011 si raggiun geranno i 1.200 megawatt di poten za fotovoltaica installata grazie agli incentivi del Conto Energia, cifra oltre la quale il sussidio dovrà cala re. Ciò nonostante, lo stesso stu dio stima che nel 2012 si possa arri vare (nello scenario migliore) a 2.430 megawatt installati. Una for te crescita: 37 mila impianti in eser cizio, 5 mila dei quali creati nel pri mo trimestre del 2009 (il mercato, oggi, vale mille miliardi, il triplo se si conta l’indotto). Non solo. L’Italia potrebbe esse re — grazie al rendimento dei siste mi fotovoltaici e al calo dei loro co sti — il primo Paese al mondo a rag giungere la parità dei prezzi di ener gia solare e energia tradizionale: se condo qualcuno già l’anno prossi mo, più probabilmente un po’ do po. I sussidi dovranno a quel punto essere ridotti fino ad arrivare a zero ma per il settore si aprirà una sta gione nuova. Il problema è che la burocrazia ne ostacola lo sviluppo, con cavilli, ostacoli e un sistema di autorizzazioni diverse da comune a comune. Anche così in Italia il setto re attraversa un boom, che sarebbe maggiore se non ci fosse stata la cri si finanziaria, la quale, calcola il Po litecnico, nel 2009 farà perdere 300 megawatt di potenza installata. Il Vaticano ha messo i pannelli sulla Sala Nervi con un progetto ita lo- tedesco, la Sicilia è giustamente all’avanguardia e a Noto si dovreb be realizzare una delle centrali foto voltaiche più grandi al mondo, l’Enel finirà quest’anno un impian to da 5 megawatt con una tecnolo gia innovativa. E il colonnello Gheddafi ha parlato poche settima ne fa con l’amministratore delega to dell’Eni Paolo Scaroni di un gran de progetto per coprire di pannelli solari parte del deserto libico meri dionale: energia a basso costo per i Paesi confinanti più poveri. Sedie a sdraio ovunque. Danilo Taino
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