L'ultima domanda era sbagliata. Capitolo secondo

Jacopo Fo
C'e' chi sbaglia le risposte e chi sbaglia le domande. Io sbaglio comunque.

Capitolo secondo

Quando, ore dopo, giungemmo alla Fondazione ero completamente pazzo di lei.
Ma dovetti rimandare gli sviluppi del mio corteggiamento e rintuzzare la mia esuberanza perche’, quando scendemmo dal piccolo autobus che era venuto a prendere alla stazione di Magione noi due e un’altra decina di nuovi arrivati, ci trovammo nel pieno di un’emergenza.
La Fondazione si trova sul fianco di una collina, in mezzo ai boschi, una decina di costruzione di pietra o intonacate e ricoperte di pitture e due cupole, anch’esse intonacate e dipinte.
Ci ero gia’ stato una volta e me la ricordavo come un posto tranquillo. Ora molte di persone, almeno un centinaio, stavano, con la faccia tesa, di fronte alla costruzione principale, la cupola che ospitava la palestra. Alcuni urlavano, altri cercavano di calmarli.
Ci avvicinammo chiedendo cosa fosse successo. Un ragazzo con i capelli castani da rasta ci informo’ della situazione: “Un pazzo ha sequestrato Laudadio, ha una pistola e minaccia di ucciderlo se non ci impegniamo a costruire la sua invenzione.”
Laudario era il rettore della Fondazione, avevo letto un paio di suoi libri ma non lo avevo mai incontrato. Proprio in quel momento si intensifico’ il vociare nel punto di quell’assembramento. Dal tono delle voci ebbi la sensazione che fossero raccomandazioni. Poi quattro ragazze si allontanarono dirigendosi verso una casetta dipinta che stava a fianco della cupola.
Calo’ il piu’ totale silenzio.
Le ragazze erano arrivate vicino a una finestra e se ne stavano ferme. Ogni tanto si sentiva il suono delle parole ma non si capiva cosa stessero dicendo. Evidentemente stavano parlando con il sequestratore barricato in quella casa. Poi una ragazza inizio’ a fare movimenti strani.
Chiesi a Milena che era vicina a me: “Cosa sta facendo?”
“Si sta spogliando.”
“E perche’?”
“Credo che voglia entrare nella casa mostrando che non e’ armata.”
Pensavo che sarebbe restata in slip e reggiseno, invece si spoglio’ completamente. Nonostante fossi perdutamente innamorato di Milena non potei fare a meno di notare che era una ragazza statuaria dotata di un petto di dimensioni ragguardevoli.
La ragazza resto’ nuda di fronte alla porta per un paio di minuti, poi la porta si dischiuse e lei entro’.
Le altre tre aspettarono fuori.
Passarono dieci minuti lentissimi.
Poi si senti’ un grido furioso e uno schianto di legno e suppellettili.
Le tre ragazze entrarono sfondando la porta a calci mentre un altro gruppo correva verso la casa. Dopo poco uscirono in quattro portando fuori un corpo inanimato, perdeva sangue dal naso. Un uomo completamente calvo urlo’: “Tutto bene! Tutto bene!” Poi il quartetto prosegui’, come scoprii poi, verso l’infermeria.
Le domande e le esclamazioni di sollievo si mischiarono mentre le facce si rilassavano. Passo’ ancora qualche minuto mentre molti si accalcavano sull’ingresso.
Ci fu un grande applauso quando Laudario usci’. Lo circondarono abbracciandolo e molti gridavano incoraggiamenti.
Dietro di lui la ragazza che era entrata nuda e che ora si era rivestita.
Si massaggiava la mano e sorrideva.

Quella sera, sistemati i bagagli nelle stanze, ci trovammo tutti nella cupola dipinta con motivi floreali che ospitava il ristorante. C’era una situazione animata.
Milena era seduta a uno dei lunghi tavoli dove si mangiava tutti assieme. Mi lancio’ un sorriso ma dovetti rinunciare a sedermi vicino a lei perche’ non c’erano posti liberi. 
 
Trovai posto vicino al responsabile del mio laboratorio, Amedeo Frasassi, un giovane con i capelli lunghi e neri e un paio di occhiali alla Clark Kent.
Vicino a noi sedevano altri membri del nostro gruppo di lavoro e tra questi un paio arrivati in pulmino con noi.
Si parlava ovviamente della liberazione dell’ostaggio. Io avevo una domanda da fare perche’ la meccanica degli eventi mi appassiona: “Ma come ha fatto quella ragazza a disarmarlo?”
Clark Kent mi rispose con un sorriso, evidentemente era contento di conoscere la risposta: “Se Gerolmini, il sequestratore, avesse saputo chi era non l’avrebbe mai lasciata entrare. Anita Sassi e’ la maestra di win chung della Fondazione, ha una forza incredibile. Ho seguito per un po’ le sue lezioni e l’ho vista combattere contro tre uomini contemporaneamente.”
“E perche’ si e’ spogliata?”
“Per sfruttare il fattore psicologico. Gerolmini si e’ sentito piu’ sicuro davanti a una donna nuda.”
Non mi sembrava una grande spiegazione.
Comunque trovavo piacevolmente conturbante l’idea di quello scontro tra una campionessa di arti marziali nuda e un pazzo scatenato armato. Due forme di animalita’ diametralmente opposte a confronto.
E l’animalita’ piu’ evoluta aveva vinto. Questo ovviamente ammettendo che l’obiettivo delle arti marziali fosse l’acquisizione della capacita’ di combattere in modo istintivo passando attraverso una disciplina che codifica i movimenti in modo parossistico. Mi ricordo che qualcuno ha detto: impara la tecnica allo scopo di abbandonarla. Probabilmente era un giapponese cattivo. Uno di quelli che ti spezzano le ossa con eleganza e poi dicono che si sono limitati a restituirti la forza che hai usato contro di loro. Invece ti hanno picchiato e basta.
Speravo che Milena sarebbe venuta a parlarmi dopo cena. Gia’ mi mancava. Invece la vidi volatilizzarsi in un istante non abbastanza breve da non farmi notare che stava uscendo insieme a un uomo. Brizzolato, imponente, si muoveva con l’aria di essere molto sicuro di se’.
Feci in tempo a chiedere a Clark Kent: “E quello chi e’?”
“Quale?”
“Quello che sta uscendo adesso, alto, brizzolato.”
“Ah si’! Lopresti. Insegna Storia della Sessualita’.”
“E ci prova con tutte?” Dissi io non riuscendo a controllarmi. Gia’ lo odiavo.
So che bisognerebbe stemperare il sentimento della gelosia ma al momento non me ne fregava un cazzo.
Klark Kent mi guardo’ e per un attimo sembro’ proprio Clark Kent con quella sua aria un po’ perplessa: “Ti da’ fastidio?”
Mi chiesi se fosse il caso di rispondere sinceramente: “Ebbene si’, odio quelli sicuri di se’ che ci provano con tutte.” Poi aggiunsi: “Sono restato traumatizzato al liceo.”
Clark Kent si accarezzo’ la barba ispida con un mezzo sorriso: “E’ una funzione anche quella. Comunque se ti puo’ consolare secondo me non si divertono tanto. Sono tipi da un colpo e via. Per godere profondamente e’ necessario avere tempo, lasciar crescere l’intimita’. Contemplare il miracolo del femmineo richiede dedizione totale. Quelli non hanno tempo per certe sottigliezze, sono sempre una scopata avanti quella che stanno facendo.”
Bevvi un sorso di birra biologica, l’assaporai, poi lasciai andare l’aria svuotando i polmoni fino in fondo: “Forse hai ragione ma io sono ancora nella fase della guerra. Secondo me ci sono i maschi alfa e quelli beta. Gli alfa sono piu’ forti, hanno piu’ successo e sono tendenzialmente degli stronzi.”
“Sei sicuro di essere un maschio beta?”
“Si’. Mi mancano i caratteri maschili piu’ evidenti, ho il naso piccolo e sono mingherlino, da piccolo le prendevo dagli altri bambini e al liceo ero brufoloso e gli stronzi si divertivano a deridermi. Mi sentivo fuori posto e c’era sempre una ragazza che amavo che si lasciava andare a rapporti incandescenti con degli imbecilli e a me dava buca.”
“Sbagli quando parli di rapporti incandescenti. Le donne diventano incandescenti solo quando sentono la disponibilita’, l’ascolto, la tenerezza. Quelli che tu chiami maschi alfa secondo me sono solo dei burini. E’ vero che le donne gliela danno ma solo di traverso. Tanto per dargliela. E’ come se gliela prestassero. In realta’ loro sono uomini oggetto. Le donne se li fanno quando si annoiano. Ma il sesso vero lo fanno solo con i poeti.”
“Bel discorso ma e’ consolatorio”
“Che male c’e’?”
“Beh, non dovremmo diventare adulti e imparare a vedere la realta’ invece delle nostre facili allucinazioni?”
“E perche’ mai? Il mondo dipende da come lo vedi. E comunque siamo tutti miopi. Non riusciremo mai a vedere cosa e’ veramente vero. Quindi siamo destinati comunque a sbagliarci. Meglio sbagliarsi perche’ si e’ troppo ottimisti o sbagliarsi perche’ si e’ troppo pessimisti? Secondo me esiste un nesso tra la durata e la qualita’ della vita e l’idea che te ne sei fatto. Se pensi che tutto e’ una merda e non ci sono speranze, vivi poco e male.”
Mi aveva rifilato un blocco di filosofia che avevo bisogno di tre settimane per digerirlo. Era stata una giornata pesante. Mi ero innamorato, ero arrivato in un posto nuovo, avevo assistito a un sequestro. Troppe emozioni. Andai a dormire con la sensazione che devono avere i pitoni dopo che si sono mangiati una pecora senza neanche masticarla.

 

Per leggere il primo capitolo clicca qui


Commenti

Grazie per avere continuato il racconto Jacopo, aspetto il prossimo capitolo :-)

Buona domenica a tutti.

Caro Jacopo,

grazie mille per il secondo capitolo, molto intrigante e profondo....

Il terzo non sarà scuramente da meno,

A presto e buon lavoro!!!!

lucaparker

Sarà banale,

ma grazie.

Sento davvero di dirtelo.

Il tuo è un racconto molto emozionante e profondo, e te lo dice uno che purtroppo ha avuto tante delusioni e che si è rotto i coglioni delle emozioni e della profondità (a volte fonti di grandi dolori).

Spero che avrai il buon cuore di regalare a noi lettori nonchè iscritti al Cacao della Domenica tutto il racconto, a poco a poco, capitolo per capitolo, in modo da poterlo interiorizzare nel tempo. E il tempo è la cosa più preziosa per le cose davvero preziose.

Sicuramente sarà una buona occasione sia per te che scrivi, sia per noi che leggiamo, per riflettere sui particolari, sulle sfumature, sugli attimi sfuggenti, che sono gli elementi più importanti di cui dovremmo servirci tutti, per cogliere il vero senso delle cose e capire al volo che cosa è giusto fare di fronte alle situazioni.

un abbraccio forte

 

 

Secondo me poi si scopre che Lopresti è una spia delle multinazionali e ci sarà uno scontro mortal kombat. E si scopre che  Clarck Kant non era Superman. Se ho indovinato sorry per aver rovinato l'effetto sopresa.

Continualo!

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