Sono un giornalista vigliacco.

Questa mattina mi sono svegliato alle 6 pensando alla giornalista russa uccisa, Anna Politkovskaja.
Generalmente mi sveglio un’ora più tardi.
Questa anticipazione, conoscendomi, vuol dire che qualche cosa mi rode.
Questo articolo lo scrivo per liberarmene.
Mi fa molto incazzare che ammazzino la gente che scrive la verità. Ma il problema non è questo. E’ che io ho deciso di non farmi ammazzare e una parte di me non condivide questa scelta.
E’ un discorso difficile. C’è stato un momente nella mia vita, tanti anni fa, nel quale ho deciso che valeva la pena di morire per combattere le ingiustizie.
Poi ha deciso che volevo vivere il più a lungo possibile perché così avrei potuto fare più danni e anche perché mi sono convinto che non sono gli eroi che cambiano la storia ma quelli che riescono a costruire qualche cosa, ad esempio un posto come Alcatraz dove possano esistere frammenti momentanei di un mondo migliore.
E questo modo di vedere mi ha portato, a smettere di scrivere alcune cose. Ad esempio ho smesso di denunciare le truffe che avvengono nella regione dove vivo.
“Ma come? Non racconti tutta la verità?”
No, non la racconto. Ho denunciato qualche grande truffa, con tutti i partiti d’accordo, e ho pagato con 7 procedimenti penali per scempio ambientale, l’azzeramento dei finanziamenti irrisori che ricevevamo e la perdita di tutte le possibilità di lavoro in zona.
E per denunciare che cosa? Semplicemente quello che chiunque andasse a fare quattro chiacchiere al bar poteva sapere.
La cosa più avvilente della corruzione è proprio che tutti ne sono a conoscenza.
L’altra cosa che ho fatto è stata di ritirare tutti i progetti che avevamo presentato all’Unione Europea. Una voce mi aveva spiegato che stavo facendo una cazzata enorme. Avevamo presentato dei progetti troppo intelligenti e ben fatti e avevamo anche commesso l’errore di chiedere tantissimi soldi per realizzarli. Il dramma era che rischiavamo di prenderli… E questo avrebbe fatto incazzare “i poteri forti”.
Cioè in realtà avevamo possibilità di prendere quei soldi solo sulla carta, perché per tantissimi soldi i poteri forti sono disposti a qualunque cosa. Capii che le mie possibilità erano solo teoriche (stupide teorie infantili) e feci una scelta di realismo. Dopo essermi svegliato per qualche giorno alle 6 del mattino mi presentai presso gli uffici competenti, restituii con gli interessi un primo finanziamento e iniziai le pratiche per annullare tutte le domande di finanziamento presentate. I funzionari mi guardavano con gli occhi fuori dalle orbite, non avevano mai visto il primo in graduatoria ritirarsi. Così i bombardamenti cessarono e potemmo continuare a lavorare, altrove.
Non mi piace fare queste scelte. Sono umilianti. In me, ogni tanto, urla il guerriero che ero a vent’anni. Lanciarsi sulle linee nemiche cantando è esteticamente meraviglioso.
Faccio invece una gran fatica a mantenere questo profilo basso. Misurare le parole. Trasformare la rabbia in astuzia.
Scegliere il momento.
E ogni tanto devo ricapitolare le ragioni di questa scelta di rifiutare l’eroismo. Chiedermi di nuovo perché dopo gli anni del sogno rivoluzionario ho deciso che aveva ragione mio nonno.
Lui aveva scelto di fare la resistenza senza sparare, si occupava di far scappare gli ebrei in Svizzera. Il che comportava che potesse continuare a fare il capostazione a Luino, giusto sul confine. Nascondevano i fuggitivi nelle cassapanche che dovevano contenere la sabbia per i freni e poi pregavano di non dover frenare troppo velocemente. Mio nonno aveva capito che per salvare quelle persone doveva tenere la testa bassa. Così mio padre dovette andare a fare il soldato coi fascisti. Un figlio disertore avrebbe bruciato mio nonno e se smetteva di fare il capostazione come li faceva scappare gli ebrei? Mio padre aveva 17 anni e si imboscò in una serie di corsi di formazione (divenne paracadutista e guastatore) e poi riuscì a farsi mandare a dipingere Madonne nelle chiese. Quando si trovò davanti all’alternativa tra andare a combattere contro i partigiani o finire in campo di concentramento in Germania mio padre disertò. Ma non era più un problema perché a quel punto mio nonno era riuscito a far scappare tutti gli ebrei che avevano trovato.
Credo sia stata una scelta giusta. Ma per tutta la vita a mio padre è stato rinfacciato il fatto di aver indossato la divisa fascista.
Succede così: chi fa certe scelte “non eroiche” raccoglie insulti.
Non fare l’eroe è anti estetico e a volte questa scelta mi brucia tremendamente.
Poi penso che limare tutti i giorni fa più danni di una carica di cavalleria contro le mitragliatrici. Ma a volte non resisto e tiro un sasso. Ieri ad esempio ho pubblicato un articolo sull’Aids. Non ne parlavo da tempo. Farlo è da masochisti. Ma l’assassinio di Anna Politkovskaja mi aveva fatto incazzare.
Cara Anna, perché ti sei fatta ammazzare? Dovevi fuggire da quei mostri. Emigrare. Hai tutta la mia ammirazione per il tuo coraggio.
E tutta la mia tristezza per la tua morte.
E tutto il rispetto perché non hai saputo resistere in silenzio davanti all’orrore.
Ma è stato un errore. Dovevi abbandonare quel paese e continuare la tua battaglia da lontano.
Intendimi, non è una critica, a volte star zitti è impossibile.
E’ solo una disquisizione teorica.
In teoria sopravvivere è meglio.
Non so se ho fatto bene a scrivere questo articolo. Comunque ho ridotto il pericolo che qualcuno pensi che su questo blog io pubblichi tutta la verità.
No, io faccio un’altra cosa: non pubblico bugie. La verità la dico fino a un certo punto, cerco di capire qual è la linea al di là della quale sparano e mi fermo un metro prima.
Sono un giornalista vigliacco ma almeno non faccio finta di essere coraggioso.


Commenti

è vero, di un eroe morto non se ne fa nulla nessuno.
E' difficile scegliere una linea senza onori e gloria, non è necessariamente "vigliaccheria", è una scelta maturata, è sapere che per andare lontano bisogna avere delle scarpe comode e che durino a lungo, sapere che alcune rapide bisogna evitarle, sapere che se devi indicare la strada devi pensare su una linea più vasta, che comprenda più persone, che comprenda più possibilità,
sapere che alle volte bisogna anche cedere, ai poteri forti, prima che questi ti portino sulla linea di battaglia e ti distruggano, sapere che non sei Dio nè chi per esso, e che ti tocca un giorno si e due no fare scelte fondamentali che riguardano la preservazione della specie, del progetto, della famiglia,
sapere che comunque dovrai fare scelte più grandi di quelle che ti aspettavi, e che superato un ostacolo se ne presenterà un altro, e non necessariamente sarai così esperto da sapere cosa è la cosa migliore da fare

si jacopo, bisogna fare il possibile per preservarsi la vita, e trovare una linea d'azione che permetta di agire il più possibile e il più possibile a lungo.
Se si riesce a non arrivare a quella linea di confine dove sei costretto a scelte magistrali che Svelano,è meglio.
Quando si Svela qualcosa, non si può più fare finta di niente. ciò stà a dire che quando Sveli e denunci in maniera irrevocabile, ti metti nella situazione di essere al centro del mirino, e questo non và fatto se si riesce ad evitarlo, perchè c'è pieno di mirini che aspettano solo di sparare.

D'altra parte la via del clown non è una alternativa efficace? La possibilità di denunciare e svelare, ma con l'attenuante e la copertura di una maschera archetipa che è la corazza su cui difficilmente si può indirizzare un'artiglieria..
E' un profilo diverso, è un profilo sagace, è il profilo cui nemmeno i saggi e i re possono sottrarsi, ne pensano di farlo, archetipicamente parlando.

E allora avanti, non devi dimostrare nulla a nessuno, se non di essere vivo, e fare la tua parte nella meravigliosa tela di creazione.
La linea della CREAZIONE è una linea altrettanto impegnativa di quella della distruzione, vedi caso però garantisce che i tuoi sforzi vadano a segno più spesso, siano più gioiosi, e riescano a trasformare la realtà con il fatto di ogni giorno, di ogni piccolo filo tessuto. Vale la pena, non è la linea dell'Eroe, è la linea del Tessitore di Vita. Inutile ti dica per quale caldeggio io.

Quel che dice la gente? Tanta gente sputa sempre addosso, hanno sputato anche su Gesù e l'han messo in croce e ammazzato. Lo so che questa affermazione è trita e ritrita e non ci bada più nessuno, ma è un dato di fatto: ricordi quella canzoncina??? " dovunque te ne andraiiii--- qualunque cosa fai--- comunque sassi in faccia prenderaaaiiii???---"

Ebbene se devi prendere sassi in faccia tanto ti vale di fare quello che ti pare più saggio a te. e non c'è altro da dire

La politica, la corruzione, gli inciuci i compromessi?
Un delirio, sempre presente.. Qualcuno verrà sempre a chiederti ragione di qualcosa.

Sai quanto io sia inetta da tutto ciò che è politica.
Ebbene, ieri ho avuto il mio primo "dilemma" politico:
Siamo stati invitati a presentare il progetto dei detersivi ecologici al Festival della Decrescita di colorno, da Marco Boschini.
Mando in giro l'invito, amici, conoscenti e associazioni che ci hanno aiutato e ci sostengono,
mi torna una mail stupita, a dire poco,
di un'associazione che ci ha sostenuto e che apprezzo particolarmente, apolitica:
Sono stupiti e "allarmati" che il nostro lavoro, libero, si... annetta e si faccia.. sotenere e pubblicizzare, da una chiara linea politica di sx... bla bla bla ecc eccc

Ora, non scendo nei particolari, ma...
per una ricerca sui detersivi, nata da un'azione di quotidiana pratica casalinga, che si propone semplicemente di raggiungere più persone COMUNI possibile affinchè imparino qualcosa di nuovo ed ecologico, bisogna INCIAMPARE dentro a fili di politica, di fazioni, di destra e sinistra, di parti in cui stare, decisioni e linee da prendere eccecccc??

Ma stiamo scherzando? Chi non stà da nessuna parte, chi non si schiera, non svela e non definisce cose che ritiene di non definire, può permettersi il lusso di andare e venire, stare a destra a sx e al centro a seconda di quello che trova al momento, di non farsi impelagare, di non mille altre cose

Jacopo, alle volte non cedere a compromessi ti permette di non farti carico di problematiche che ti rivolgono,ma che non ti riguardano!
Non cedere al compromesso di volere a tutti i costi entrare in situazioni che gli altri ritengono tu debba vagliare, cose per cui dovresti prendere posizioni, quando hai deciso di non farlo e non ritieni di farlo. Se sai che per te è bene una cosa, arriverà l'avvocato del diavolo a dirti che sei uno stronzo e dovevi fare l'altra.

Ebbene chi se ne frega! Metti in conto le dita puntate e vai avanti!

Gli Eroi, sono coloro che combattono battaglie per cause più grandi di loro, stanno sul campo di battglia.
Se fai un salto quantico vai alla Tessitura della Tela della Vita, dove progetti e vedi le cose dall'alto, presente passato e futuro, ti rendi conto di azione e reazione, e cerchi di scegliere, di costruire un modello di vita, che sottenda tutto, che vada oltre, che regga per lungo tempo, e che preservi la Vita.
La Tela della Vita.

Se fatto questo ti ammazzano pazienza. Andrai dal padreterno felice di avere fatto il possibile per preservare la vita tua e altrui, e nel contempo di avere tessuto un modello di vita possibile.

Certo che se ti fai ammazzare poi io non so più con chi litigare, e mò che faccio?

un abbraccio, non rileggo son stata toppo lunga :-P

e giacchè sono egocentrica, impicciona, delirante, e convinta di possedere doti da maga, m'è pure venuto un altro pensiero che non mi esimerò dall' esprimerti:

m'è balenato che la causa scatenante del tuo scoramento potrebbe essere, oltre che l'uccisione di questa giornalista in quanto tale ( giornalista ),
il fatto, magari inconscio, che LEI ( Donna ) ha combattuto fino a farsi ammazzare , e TU ( Uomo ) te ne sei stato a casa "a nasconderti"

Vista in questi termini, la cosa è devastante, per un uomo, perchè dovrebbe essere lui a farsi ammazzare e la donna a stare a casa a proteggersi, secondo i canoni.

Ora, se mai fosse che riconosci in questa simbologia parte della causa del tuo scoramento, ti consiglio un libro che m'è capitato per le mani quest'estate:

IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell, ed frassinelli.

E' un libro fantastico secondo me, che dovrebbero leggere sia uomini che donne. Non te lo so recensire bene perchè sono di corsa, per di più è scritto con tantissime statistiche ( che odio! ma so che tu le adori..) e non l'ho letto tutto.

comunque sia mi aveva molto colpito e lo comprai.
L'autore ha con esso tessuto una ricerca oggettiva e molto ben fatta, allo stesso tempo delicata, cercando di tessere dei nuovi significati che sapeva in partenza sarebbero stati molto scomodi, sulla condizione maschile, intesa come: ciò che la società da millenni riversa sul maschio- le pretese di volerlo a tutti i costi un EROE.

E bada bene, la società non è che semplicemente vuole il maschio un eroe, addirittura lo considera, ancora prima di concepirlo, un essere che Deve in ogni sua manifestazione essere un guerriero, un eroe, un maschio con un ruolo bene preciso, che ne esclude altri, e lo costringe ad essere carne da cannone quando serve, altrimenti chiamato Eroe di Guerra.

E' un libro per persone che hanno voglia di mettersi in discussione, soprattutto nel caso delle donne.
Lo scivolone più facile è credere che sia un libro contro le donne, ma non è nulla di tutto ciò, è un'analisa finalmente dovuta, al ruolo del maschio, contrapposto a 50 anni di grida sul ruolo delle donne

la cosa che più mi ha colpito è questa riflessione :

*perchè quando si parla di caccia alle streghe e roghi, si definisce come crimine contro le donne
*quando si parla di ebrei nei campi di concentramento, si definisce olocausto
*quando si parla di strage di bambini e anziani si definisce strage degli innocenti
*e quando si parla di una qualunque delle migliaia di guerre in cui gli uomini sono stati mandati per dovere, che viene chiamato " diritto" ( diritttooooo???? ) a fare pura e semplice carne da cannone... si definiscono GLORIOSI EROI DI GUERRA?????

c'è da pensarci, e da rivalutare,
forse così anche il maschile potrebbe imparare a scegliere una via di preservazione della carne, e di una via della non violenza,
senza per questo sentirsi in colpa, quand'anche non un fallito,

coraggio.... abbraccio ele

Elle, io non credo che c'entri la concezione uomo -donna. Penso che il succo del discorso di Jacopo sia che occorre proteggersi, sia perchè la vita ha un valore supremo, sia perchè da vivi si può realizzare ciò che non è possibile realizzare da morti. Su questo sono pienamente d'accordo con Jacopo e sono d'accordo con il suo modo di intendere la vita. E' anche vero che possono verificarsi condizioni in cui l'onestà si esprime non scendendo a compromessi. Ci sono persone con le quali non possiamo e non dobbiamo mai scendere a compromessi. Penso all'esempio di Falcone e Borsellino e per tornare ai giornalisti penso ad Ilaria Alpi e a Anna Politkovskaja -ma se ne potrebbero citare molti altri-. Se per evitare di scendere a compromessi hanno dovuto pagare con la vita , hanno dimostrato di dare valore alla propria vita con la morte. Può sembrare un paradosso, ma è invece un processo logico valido.

ps:Jacopo io NON PENSO proprio che tu sia vigliacco. Il mio "sono d'accordo?Nì" si riferisce ad altre cose che hai scritto e non al titolo del tuo post.
Per iniziare e portare avanti un'attività come la tua ci vuole molto coraggio, ma questo lo sai.

bè, a me stà storia dell' eroismo m'ha scatenato qualche libera associazione delirante, che fà il freesbe nel mio cervellino, e giacchè se non caccio fuori i fresbee continuano a girellarmi nel misero cervellino che ho, proseguo con i miei deliri, che altro non sono, gasp!

Stamattina pensavo a stà faccenda dell' Eroe, del maschile e del femminile,
dei modelli pensiero che alle radici comandano e direizionano la nostra idea di " eroe", e mi sono balenati dei deliri:

Il maschio in natura, negli animali, si sacrifica ( Eroe ) viene sacrificato.. quando?
Il maschio delle api, il fuco, incontra la morte ( viene ammazzato! ) per dare la Vita.
Idem per maschi di altre specie animali: il maschio della mantide religiosa, forse il maschio della vedova nera, e non ricordo quale altro,
ma ricorre questo aspetto che il maschio viene ucciso ( dalla femmina, sich ) dopo avere adempiuto alla sua funzione di dare la vita.
In questo caso, il sacrificio, giusto o sbagliato che sia, voluto dalla Natura, è legato comunque al dare la vita.
Tradotto : un Eroe sacrifica se stesso per DARE LA VITA, portare nuova vita.

Nelle religioni e nelle simbologie archetipe, per quel poco che so:
mi viene in mente il Re Cervo delle tradizioni celtiche, è colui il quale viene scelto, nei riti sacri, nelle celebrazioni sacre, per portare nuova vita, fecondando la terra, fecondando la femmina sacra scelta per celebrare con lui la Sacra Unione.
Ebbene, il Re Cervo è scelto cercando nel maschio le meglio caratteristiche di Forza e Potere Spirituale, colui che potrebbe essere più adatto per guidare con Saggezza una comunità, colui che ha nei suoi lombi le caratteristiche di forza, potere, limpidezza spirituale, capacità di comunione e celebrazione, capacità di Guida,che sono i meglio requisiti da passare alle generazioni future.
Ebbene, colui che viene scelto, prima di potere accedere alle nozze sacre, viene sottoposto a prove di coraggio e forza, prove di Potere, nelle quali rischia fortemente di perdere la vita. E a volte la perde.
In questo caso se muore sul campo, è un eroe, che ha pagato con la vita. Ma che non ha potuto accedere a ciò che veramente era il fine ultimo: dare la Vita.
E', come dire, una prova fallita, morire sul campo. e' un peccato per la natura e per la specie che lui sia morto.
Semplificando, dell' Eroe morto proprio non ci si fà nulla, viene a mancare il Re Vivo. L' Uomo Vivo in grado di Dare la Vita.

Uguale dicasi per figure spirituali che in tutte le tradizioni religiose arrivano su questa terra per insegnare la via e portare guarigione:
parlando della figura più vicina a noi, troviamo il Cristo.
Egli simboleggia e concretizza l'aspetto del " Re Cervo" dell' uomo scelto per portare nuova luce e nuova vita: Vita Spirituale o che altro sia, secondo le scuole di pensiero.
Ancor più che nel caso dei riti annuali di fecondità, il Cristo come anche il Re Cervo,
in taluni momenti karmici della storia dell'umanità, viene chiamato a fare sacrifio della propria vita ( sacro ufficio ) per la redenzione dei peccati: situazioni in cui la vita di tali creature splendide e numinose, offerta in sacrificio, è in grado di portare Guarigione all' umanità.

Anche in questo caso vediamo che colui che si sacrifica, lo fà per portare guarigione e nuova vita.
Come dire che abbiamo una morte in funzione di una novella vita.
Il fine è sempre la Vita.

La donna in tutti questi riti non passa prove iniziatiche che mettano a rischio la sua vita.
Il compito primitivo della donna in questi casi è di essere fecondata, ricevere la vita che viene offerta dal maschio.
Se la fecondazione avviene e la donna porta in sè una gravidanza,
vedi caso arriva anch'essa a vivere e sottomettersi al grande mistero della vita e della morte, che è il parto.
Momento ove dalla notte dei tempi, fino alla fine dei nostri giorni, le donne entrano nel tunnel della vita e della morte,
e corrono e toccano con mano il rischio più grande: la Morte.
La morte della mamma, la morte del bambino.
Chi ha toccato con mano la gravidanza e il parto sà di cosa parlo.
Ma chi di noi non è nato da una donna e può non sapere, nel fondo di se e oltre se, di cosa parlo?

Ora, in entrambi i casi, uomo e donna sono chiamati ad essere Eroi, ma, sempre in funzione di portare nuova vita.
Può succedere che muoiano, ma ciò non è desiderabile, è , come dire.. un fallimento, uno spreco, un peccato.
Inevitabile per certi versi, avrà anche un senso ( ma 'fanculo a stò senso! ) ma non certo voluto, nè, si spera, ricercato.

Essere Eroi, credo sia vivere la vita.
E' essere chiamati ad offrire la propria vita, questo è vero, ma attenzione, facendo il possibile per preservarla e ricordando che il fine ultimo è la vita. e' la prosecuzione, l'EVOLUZIONE, della specie.

In questo mondo di immagini kamikaze, sembra che il concetto di eroe primievo, sia completamente perduto.
Ma non può essere perduto davvero nel fondo di noi, oltre noi... inconscio collettivo!

Sembra che ci sia onore per chi si fa ammazzare per una buona causa,
ma per quel che concerne la vita, essa tende sempre alla rigenerazione, essa tende alla nuova vita che sempre si ripete e perpetua,
che a volte è vero, deve necessariamente passare attraverso una morte,
ma da una morte preferibilmente inevitabile, e non cercata, voluta, strappata, intimata, costretta e inneggiata.Tiranneggiata.

Mi chiedo se non sia andato perso il giusto senso del significato dell' energia dell' Eroe.
Mi chiedo se tante storture, tanti sensi di colpa, tante incertezze, tante vergogne, tanti gesti estremi,
non siano legati a un modello pensiero dei un eroe distorto, un Eroe_Ombra, cui cerchiamo di tendere e che ci porta alla rovina.

Ho avuto modo di sperimentare l'archetipo dell'eroe, attraverso momenti di danza e lavoro volti ad incarnare questo aspetto.
Per mesi se non anni, sentire crescere ed ergersi in me l'Eroe,il Guerriero,
con la sua capacità di defendersi e farsi valere, aggredire quando serviva, mi dava forza e soddisfazione.
In qualche maniera più cresceva in me, più desideravo di sentirlo e manifestarlo, " fare vedere chi ero"
Una soddisfazione grandiosa.. ma pericolosa.

Nel tempo sono arrivata a capire, che l 'energia del guerriero, è un' Energia Sacra,in quanto tale,
non va usata se non in caso di vita e di morte.
Una volta in una esercitazione mi venne chiesto di tirare fuori il mio guerriero sacro,
e quella volta mi venne da ridere perchè mi resi conto che è ridicolo tirarlo fuori quando non serve,
avevo sentito di lui un'energia così sacra e potente, che davvero non aveva senso tirarla fuori per un nonnulla...

Da allora cerco di moderare i miei eccessi.
Taccio quando vorrei spaccare la testa, ammorbisco quando vorrei cacciare il coltello fin in fondo al cuore, mi tempero, me ne vado finchè non mi passa ecc eccc.
A volte non ce la faccio più e parto con qualche sclerata, sempre temperandomi per quel che mi riesce, se no combino un cataclisma.
Quando succede, per quanto al momento mi sembri una scelta dovuta e opportuna, in realtà alla fine faccio solo danni.
Le parole e i fatti feriscono, quando hai ferito, rimane un segno.
Quando laceri la tela della vita, la puoi ricucire, ma rimane un sengo che non si dimentica.
In tutti questi anni, se mi guardo indietro, non c'è stata volta in cui ho lasciato uscire il mio Guerriero Sacro, che in verità facevo bene a fare a meno di fare.
Perchè mai, e dico mai, era una situazione tale da sfoderare tale energia.
Da ciò ne derivano sempre screpolature e danni, che si fatica a ricomporre. Quando usi impropriamente quell'energia Sacra, essa diviene ombra : Guerriero_Ombra, che è tutta altra cosa ..

Da tutta questa sclerata volevo dire che: Il Guerriero Sacro, l' Eroe, è un archetipo così potente, che se lo si conosce davvero, si imparano nuovi significati, e forse da lì, e solo da lì, si riesce a capire col fondo delle viscere e dell'anima, quando e come è opportuno fare e non fare.
Il Guerriero Sacro tende sempre a preservare la Vita. Quella di tutta la comunità, quella del nemico, quella della propria.
Agisce e uccide solo nel caso che la comunità che dipende da lui venga messa in gravissimo pericolo.
Ma nel momento in cui uccide l'altro da sè, uccide se stesso, muore dentro, muore anche lui.
La morte accade, accettiamola quando arriva, ma viviamo per tendere alla vita.
Viviamo per onorare e preservare la vita che ci è affidata, finchè ci sarà tolta, possibilmente dal padre eterno..

scusate sono troppo sclerata con stì pensieri in testa..... me ne vadoooooooo ssssssshhhhhhhhh

E' l'una di notte, ma solo ora ho avuto voglia di leggere gli altri commenti.
Io non penso che persone come questa giornalista siano migliori di persone come te, che hanno deciso di affrontare battaglie con un profilo basso. Non le biasimo, hanno fatto le loro scelte, e sono state ingiustamente uccise, questo però non credo le renda migliori di altre persone, che scelgono di fare delle battaglie silenziose, ma comunque efficaci.
Lao tzu e sun tzu indicano spesso che la vera abilità è nel vincere senza combattere, solo così eviterai che il tuo nemico possa pensare di batterti. La via del clown non è tanto diversa e gioca sullo
stupore e sulla sorpresa. E' tattica e forse qualcosa di più. Questo non consola da una tragedia di queste proporzioni; una donna, una madre, uccisa per aver detto la verità. Senza parole, e per persone come te jacopo, senza sensi di colpe, altrimenti la sua morte diverrebbe vana, e oltre al dolore dei cari anche la beffa di gente che continua ad impeganrsi: in modi diversi, forse con un profilo basso, ma comunque meritevolmente (se ho detto baggianate scusatemi ma è l'1 e 20 di notte).

POF POF POF !!!
Decidere di ridere, grande libertà. Libertà reale

Jacopo, riesci sempre a farmi pensare...poi succede che mi sveglio
presto e comincio a battere freneticamente le dita sulla tastiera
Io sono cresciuto con il mito dei partigiani, i miei eroi erano loro (forse anche perche` ammiravo questi vecchi signori che bazzicavano casa mia e si dilettavano a raccontare storie molto spesso avventurose ad un bambino curioso). Quando pero` ho letto le lettere dei condannati a morte della Resistenza ho fatto una triste scoperta: non erano "supereroi", ma persone che credevano in quello che facevano e per questo rischiavano la vita? Il dubbio (avevo 18 anni) mi assali`: sarei in grado di fare lo stesso? Rischiare la vita ? O meglio, cosa vuol dire rischiare? E` vero che tuo nonno ha fatto una scelta che potremmo definire non-violenta, ma e` stata estremamente rischiosa...anche lui era un eroe. E tu che decidi di avere un profilo basso, non sei un vigliacco, sei molto piu` coraggioso di molte persone che si definiscono di "sinistra". Il tuo coraggio sta nell'essere sempre li` a punzecchiare, ad essere uno spirito libero, a sollevare in modo completamente non-ortodosso questioni fondamentali.
Anche la giornalista russa era coraggiosa, non fraintendermi, ha fatto una scelta - e sono d'accordo con te che avrebbe potuto farne una diversa. Jacopo continua ad avere un profilo basso, abbiamo bisogno di questo tuo coraggio!
Con affetto,
Carlo

Non penso tu sia un giornalista vigliacco, è un gionalista vigliacco chi non dice completamente la verotà, quello si, ma chi comunque gia non dice bugie e arriva fino ad un certo punto della verità accende un tarlo, e un tarlo, a lungo andare fa più danni di un incendio. Un incendio lo circoscrivi e lo spegni, uccidere un tarlo è difficile perchè corroso un legno(argomento) passa ad un altro, in un loop infinito.
Questa è la frase chive del tuo discorso secondo me,
"Poi penso che limare tutti i giorni fa più danni di una carica di cavalleria contro le mitragliatrici"

Anche a me capita avolte di voler lanciare(e l'ho fatto) la pietra, ma poi penso alla causa può servire un "eccesso di eroismo"? La memoria umana è corta, e gli eroi si scordano in fretta, troppo in fretta, e così anche gli argomenti che scoprono, purtoppo.
Fai molto più tu di altri, me compreso, e spesso sei solo, ed il mondo da solo non lo salvi.
Con Affetto
Michele Martini

Grazie perchè quando dal basso del mio bassissimo profilo leggo qualcosa che hai scritto tu, riguadagno un po' di fiducia nel destino del mondo. Finchè ci saranno persone come te, abbiamo speranza.
Anche le persone che sono state uccise per le loro idee, gli Eroi, danno speranza al mondo. Ma non perchè hanno avuto un destino tragico, ma perchè hanno vissuto in sintonia con la propria anima e con l'anima positiva del mondo, come fai tu.
Forse hanno accettato il rischio di cadere sotto i colpi dei criminali, dei deviati, degli intolleranti eccetera. Forse non ne erano consapevoli e semplicemente hanno tirato diritto per la propria strada. Non so e non mi importa.
Il vero grande loro apporto è stato la loro vita. Terminata, come sarà per tutti noi, con la morte. Il caso ha voluto che fosse prematura.
Ma i memi della loro filosofia si stanno diffondendo nonostante la loro morte, anche grazie a te che mentre parli di te, parli di loro. E tu continua.
(So che lo sai, ma per chi non lo sapesse: i memi sono i geni delle idee).

Insieme alla citazione di gesù fatta da te jacopo, o da Elle, non ricordo, mi ha fatto pensare ad una cosa successa tempo fa.
Era il periodo in cui la passione di cristo, il film di Gibson furoreggiava, e il nostro professore di religione ce ne parlava a raffica facendoci due maroni esagerati. Un giorno non ce la feci più, e chiesi al mio professore il perchè continuare a infierire sulla morte di Gesù.
Perchè parlare della morte di Gesù, e non parlare della sua vita?
Delle sue gioie, di ciò che di buono e bello ha fatto?
E lui mi rispose che Gesù ci ha salvato con la sua morte. Che Stronzata, e che ha vissuto a fare 33 anni? Moriva da piccolo e aveva risolto. Invece ha vissuto 30 anni e passa, e se vogliamo vederla in modo prettamente religioso, ci ha salvato vivendo ed insegnando attraverso il suo esempio. Ci ha insegnato la vita, non la morte, non epr niente è pure risorto! :D
POF POF POF !!!
Decidere di ridere, grande libertà. Libertà reale

caspita patch,,, ho appena postato nel " Guerriero Sacro" giusto qualcosa su Gesù e la redenzione... ed ora leggo questo..

uluru!

Non è uno scherzo! :)

POF POF POF !!!
Decidere di ridere, grande libertà. Libertà reale

Io credo dipenda dall'età, più aumentano gli anni, più ci rendiamo conto di quanto sia importante la vita e di come gli eroi morti non contano più di un poster attaccato al muro. Se insieme agli anni arrivano anche gli affetti importanti ancora di più ragioneremo come fai tu. Grazie jacopo, non sei vigliacco, sei "saggio". mgrazia

Sto tentando di finire un pezzo per Peacereporter (uno dei tanti che dovrei consegnare, se avessi un po' di tempo...) a proposito della Probo Koala, la petroliera bloccata in Estonia da Greenpeace e che sembra abbia devastato la Costa d'Avorio scaricando in mare rifiuti tossici. Beh, io sono quello che, un po' pomposamente, potrei definire una "mezza calzetta". Insomma, al momento, posso al massimo dare un po' di fastidio. Ma, se qualcuno della Trafigura, la multinazionale proprietaria della petroliera, dovesse minacciarmi, che farei? Risposta: scriverei di calcio. Mi spiego (e non è una scusa): fosse per me, chissenefrega, posso difendermi (più o meno), ma se dovessero minacciare mia figlia, mia moglie o anche "solo" i miei cani... beh, vaffanculo. Questo mi rende un vigliacco? Boh. Di sicuro, non metterei a repentaglio un'unghia di un qualsiasi membro della mia famiglia per nessuna ragione al mondo.
Detto questo, a diventare un eroe, proprio non ci tengo ;)

Stefano

solo due righe, solo per dirti che ti stimo molto, per quello che hai scritto qui e per tanti altri tuoi articoli, per che quello che fai e che stai portando avanti. sento di doverti ringraziare perche' e' cosi' bello e necessario sapere che esistono ancora zone libere, tra tanti e troppi compromessi, ma esistono.

Io penso che ci debbano essere entrambe le cose…se da una parte è il caso che ci siano persone che mantengono un profilo più basso, dall’ altra è giusto che ci siano anche gli eroi,perché ci deve pur essere qualcuno che si occupi di certe cose…spesso le persone che cominciano ad occuparsi di cose veramente scottanti si trasformano in eroi solitari,ma non è una loro scelta : Falcone ad esempio diceva che sarebbe stato molto meglio se ad occuparsi di qualche grande indagine antimafia fosse stato un gruppo altrettanto grande di magistrati ,perché in quel caso non sarebbe più stato necessario il sacrificio del singolo magistrato; e poi sarebbe stato più difficile, per la mafia, colpire un gruppo di magistrati.
Se nessuno si occupasse di indagini antimafia(in questo caso mi riferisco sia ai magistrati che ai giornalisti),le azioni criminali della mafia proseguirebbero indisturbate; per quanto riguarda il giornalismo, se non ci fossero più inchieste degne di questo nome e reportage con le palle, secondo me non avrebbe più senso. E perché queste cose ci siano,ci vogliono anche dei giornalisti coraggiosi e testardi, ma anche molto preparati e documentati, perché le grandi inchieste e i grandi scoop devono essere a prova di bomba.
Chiaramente sono necessari anche dei giornalisti che si occupino di questioni meno pericolose, perché comunque sono importanti anche quelle: c’ è l’ uccisione di Ilaria Alpi,ovvero la questione italiana più scottante degli ultimi anni, ma c’è anche il problema di Trenitalia.
Mi vengono in mente tante inchieste giornalistiche scottanti e tanti reporter coraggiosi; se tutti i reporter di guerra andati in Vietnam si fossero limitati ad andare in giro con le truppe (come facevano e fanno molti di loro) e non avessero testimoniato tutte le efferatezze, la maggior parte dell’ opinione pubblica americana avrebbe continuato a sostenere la guerra, e non ci sarebbe stata la presa di coscienza che ci fu in tutti il mondo: un buon miliardo di persone, che per decenni aveva seguito la guerra solo attraverso i resoconti ufficiali, di colpo capisce veramente cosa è la guerra e cosa sono stati capaci di fare quei bravi ragazzi americani e i loro governanti.
Mi viene in mente anche Ilaria Alpi ,uccisa perché non è riuscita a stare zitta riguardo a quel traffico di rifiuti e di armi con la Somalia, anche se c’ erano di mezzo i servizi segreti italiani e strani personaggi ; secondo me la sua morte non è stata inutile, anche se il materiale video più scottante è stato fatto sparire nella nave che la stava trasportando il suo corpo in Italia, perché comunque ha fatto conoscere quel traffico di rifiuti…e poi perché quando un putrido viscidume di Taormina , presidente della commissione d’ inchiesta, dice che in Somalia hai passato tutto il tempo in spiaggia a prendere il sole,vuol dire che hai pestato veramente una enorme merda, scoprendo davvero qualcosa di grosso.
E poi mi viene in mente la testimonianza così umana ,poetica e coraggiosa di Enzo Baldoni in Iraq , nei giorni precendenti al suo omicidio; incollo tre articoli suoi:

Sono le dieci e mezzo ma è già notte, la notte cupa di Baghdad in guerra: lunghi viali vuoti, pochissime auto, molti posti di blocco, strade chiuse da bidoni e mucchi di sassi, uomini seduti nell'oscurità a fumare e a far la guardia nella calura soffocante. Mentre percorriamo la città buia, alla radio la voce monotona di una qualche autorità religiosa minaccia la guerra santa contro tutti gli stranieri. Si stringe il cuore a vedere questa città deserta dove il coprifuoco, anche se non imposto, esiste.
Ma, a un certo punto, una luce: una bancarella illuminata, gente che sta mangiando, le fiamme del kebab. Voglio portarmi via questo pezzetto di vita che rompe il buio della città. Scendo dall'auto, vado verso gli iracheni che stanno mangiando. Mi guardano, senza dir nulla, diffidenti. Scatto, scatto, scatto. Poi mi avvicino e gli mostro le loro facce nel monitorino. E allora sono pacche sulle spalle, risate, grandi strette di mano: mister! mister! How are you, mister? Salaam aleykum!
Ah, che piacevole botta di umanità. Gli iracheni riescono sempre a sorprendermi. Li saluto calorosamente, attraverso il grande viale a due corsie, torno verso la macchina. All'improvviso dall'ombra spuntano tre ceffi che mi inseguono di corsa, urlando: "Ehi! Ehi! You! Stop!! Stop!!"
Porca puttana, penso. Ecco i rapitori. Fanculo, fanculo, fanculo. Ghareeb, dove sei? Porca puttana, e adesso che faccio? Lo sapevo che non dovevo uscire di notte. Cazzo!
Ma i tre si mettono in posa, saltano, si abbracciano, fanno gli scemi: "Photo, mister, please, photo, photo!"
Fanculo, sono solo tre cazzoni in giro di notte. Tre vitelloni di Baghdad.
Tutte le foto che volete, ragazzi. Ho una scheda da un Giga: chi m'ammazza?

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Continuiamo il giro per i reparti. C'è una bambina piccina, ma proprio piccina piccina, vegliata dalla mamma. Le braccia completamente fasciate, parte del visino bruciato. Guardo quel corpicino che avrà tre, quattro anni, e penso alla mia Gabriella quando era piccina così. E allora non ce la faccio: e Ahmed, e Noorah, e cazzo quanta sofferenza, dio buono, e mi metto in un angolo e cerco di non fare vedere a nessuno che sto cercando di ricacciar giù lacrime prepotenti.
Ma Anna se ne accorge, mi prende sottobraccio, mi sussurra: "Su, su, sei già stato abbastanza bravo. Mica tutti riescono a entrare in questo reparto. Guarda, negli ultimi giorni abbiamo perso tre bambini piccoli. E' dura per noi, sai. Siamo quasi tutte mamme. Noorah invece ce la farà. Dai, torniamo da lei, facciamola ridere."
Tira fuori dalla tasca tre caramelle, gliele fa vedere, le dice: "Noorah? Me lo dai un bacino? Se mi dai un bacino ... caramelle!"
Noorah sorride, porge la guancia. Spunta un sorriso nel bel faccino bruciato a metà. Sorride, la mamma di Noorah. E adesso sorrido anch'io

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Ce lo vogliamo dire? Lo sapete quanto odio la retorica patriottarda, e quanto poco sopporti l'italiano medio in Italia. Ma all'estero diciamolo, che abbiamo una marcia in più.
L'ospedale italiano è un'oasi di efficienza, ma anche di umanità, di simpatia e di allegria. Non c'è niente da fare. Siamo italiani, e con gli iracheni ci intendiamo. Sono degli strafighi, i ragazzi e le ragazze della CRI. Le polemiche, le manovrette politiche di Roma, gli sgomitamenti di immagine di qualche capataz ci sono: non mi interessano. Ho visto lavorare i medici e gli infermieri italiani gomito a gomito con medici e infermieri iracheni, ognuno rispettoso delle differenze e delle specificità altrui. Li ho visti lottare contro le ustioni, perdere pazienti e salvare delle vite. Li ho visti piangere per un bambino perso e ridere per un frizzo o uno scherzo.
Al reparto grandi ustionati si ride tantissimo, si improvvisano pastasciutte di mezzanotte, ci si fanno i gavettoni, ci si lanciano scherzi e lazzi.
C'è allegria.
E' sempre così, quando si sta vicino alla morte.
E' la rivincita della vita.
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Ecco il blog che raccoglie le sue testimonianze dall ‘ Iraq :

http://bloghdad.splinder.com/1092823653#2745970

Anch’io sono rimasta molto colpita dalla morte della giornalista Anna Politkovskaja pur sapendo a malapena della sua esistenza. Credo che inconsciamente ricordiamo qualcuno perché ci identifichiamo in esso, o perlomeno in quello che fa e che magari vorremmo fare noi con lo stesso suo coraggio. Si ammira in loro quello che pensiamo deficitario in noi e che allo stesso tempo riteniamo essenziale per non vivere passivamente la nostra esistenza.
Poi è vero, le tattiche possono variare e accade che col “solo” uso della parola tu possa colpire più che utilizzando gesti estremi…, oppure con sottile ironia mandare lo stesso un messaggio come avviene in letteratura o nelle rappresentazioni teatrali.
Il punto è quanto di me stessa sono disposta a “mettere in gioco per”…, un ideale, un progetto , per salvaguardare i principi in cui credo.
Il secondo passo è decidere qual è il ”punto di non ritorno”, oltre il quale il gioco non vale più la candela… Per alcuni questo punto non viene considerato a priori e puntano a piè pari verso il loro obiettivo. Credo stia nella natura delle persone, alcune hanno uno spirito di adattamento più spiccato, altre meno e non accettano compromessi nemmeno con la vita.
Penso che l’eroismo non c’entri proprio niente e che spesso venga citato a sproposito.
Io ad esempio sono stata accusata di “voler fare l’eroe” (e perché non l’eroina?- nel senso di genere…) perché mi sono ribellata al perpetuarsi di azioni di mobbing sul luogo di lavoro (lavoro in ospedale), dove grazie ad appoggi politici si sta verificando una vera e propria epurazione. Io stessa ho ricevuto un ordine di servizio per un trasferimento d’ufficio, senza alcuna motivazione, nel bel mezzo di un paio di procedimenti disciplinari a mio carico. Ebbene, per il solo fatto di resistere alle intimidazioni e allungare il più possibile i tempi di esecuzione con ricorsi e denunce varie (non posso nemmeno scrivere una lettera al giornale perché come dipendente pubblico sarei licenziata in tronco!) vengo rimproverata per questo. Il bello è che a farlo non sono i miei antagonisti (avversari è una parola che mi ricorda la guerra), ma coloro che pensavo amici.
Io ho semplicemente pensato che è da una vita che subisco per motivi vari, spesso per timidezza; stavolta voglio provare a fare qualcosa per me stessa, far rispettate i miei diritti di persona e di lavoratrice. Non so se riuscirò, però potrò dirmi di averci almeno provato…
All’inizio,circa tre mesi fa, pensavo che sarei andata avanti fino in fondo per essere reintegrata nel mio posto di lavoro, pensavo anche ad uno sciopero della fame come soluzione estrema…
Strada facendo, ricorrendo anche a varie risorse (sindacali e legali), questo intento si è indebolito…
Ho rinunciato al mio obiettivo? Assolutamente no! Ma mi sono resa conto che il cammino è molto lungo e che non è il caso di dare fondo alle mie energie nel tratto iniziale del percorso. Diciamo che al momento questa soluzione è accantonata e sono impegnata a vagliarne altre.
A questo proposito qualcuno ha delle idee da trasmettermi? E’ un tema che è già stato trattato il mobbing? Io è la prima volta che scrivo ad un blog (si dice così?), e mi sembra un buon canale per denunciare quello che non posso fare sui giornali...
Tornando al tema iniziale credo sia vigliacco chi non sceglie e lascia che a farlo siano altri per lui, perché è più comodo, si rischia meno e la responsabilità in caso di errori è sempre degli altri.
Chi sceglie invece fa un’assunzione di responsabilità comunque vada, e senza fare l’eroe dimostra di avere una dignità personale. Evitando così di incazzarsi con se stesso e magari anche con gli altri. Gianna