I fratelli Cabassi salvano Milano

Ancora una volta la città più fetida d’Italia si macchia di un crimine: il comune fa radere al suolo una baraccopoli Rom e lascia 40 bambini senza casa.
Ancora una volta intervengono i fratelli Cabassi e mettono a disposizione un’area per costruire un villaggio.
Il che dimostra ancora una volta che non tutti gli imprenditori pensano solo alle Ferrari e alle fotomodelle.
I Cabassi sono un esempio scioccante di senso etico.
Furono loro che quando la polizia sgombrò e distrusse il Leoncavallo occupato evitarono una guerra civile offrendo una nuova sede (quella attuale).
A quei tempi volli conoscere Marco Cabassi perché credo che la vita sia l’arte dell’incontro. Tornava da anni di esperienza come volontario in Indocina.
Insomma gente diversa, provvista di un’anima e di un cervello.
Giovanissimo si trovava a gestire l’impero immobiliare del padre, deceduto, dovendo risolvere una situazione difficilissima che affrontò in modo geniale.
Aver dato al Leoncavallo una sede lo portò a ricevere decine di telefonate di insulti e minacce incise da anonimi sulla sua segreteria telefonica. Lui reagì mixando le registrazioni degli improperi e facendone un rap molto divertente.
Inoltre mi diede una grande lezione giocando a Risiko (che allora consideravo una sorta di via della spada allo Zen).
Con la sua aria innoqua da giocatore dilettante finse di volersi suicidare attaccando il Siam con le sue armate neozelandesi. Io mi incazzai perché mi sembrava volesse buttare a monte la partita e contrattaccai per distruggerlo, dissanguandomi. Ma lui aveva in mano un tris spaventoso e il suo obiettivo era Africa e Oceania. Per anni mi sono chiesto come io abbia fatto a cascare nella trappola. E ogni tanto mi domando: “Marco Cabassi cosa starà tramando adesso?”
Chissà se oltre a fare del bene in modo discreto, eccellente e puntuale ha anche in testa un piano per salvare la nostra penisola attaccando il Congo.