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Una volta un imprenditore navigato mi ha detto: “Ci sono tre modi per rovinarsi economicamente: il gioco è il sistema più rapido, le donne sono il più piacevole, i tecnici il più sicuro.”
E visto che adesso siamo in mano a un governo di tecnici che fanno sesso solo con i barili di petrolio, possiamo dire che non ci manca niente.
E di fronte allo sfascio, alla speculazione selvaggia, alla ruberia suprema, chi fa muro? Chi si oppone in modo concreto? Grillo.
Sì Grillo è bravo e il M5S sta facendo un lavoro eccezionale.
Un grandioso movimento telematico. Ma, ahimé, mi pare evidente che non basta. A meno che tu non creda che Grillo possa vincere le prossime elezioni.
Io non ci credo.
Io credo che i grandi cambiamenti arrivano quando le idee diventano economia reale: soldi. Ho rivisto il film sulla vita di Gandhi. Cos’hanno fatto gli indiani? Per prima cosa hanno smesso di comprare vestiti inglesi e si sono messi a tessere i loro tessuti. Gandhi diceva: non puoi opporti con addosso i tessuti che arricchiscono gli inglesi.
E hanno iniziato a togliersi i vestiti e a bruciarli.
E poi Gandhi ha detto: l’Oceano Indiano è degli indiani e quindi possiamo andare sulle spiagge e raccogliere il sale del nostro oceano, gli inglesi non possono pretendere di avere il monopolio del sale. E Gandhi è partito con 300 militanti e ha camminato per 200 chilometri. E in ogni villaggio che attraversavano c’era qualcuno che si univa alla marcia del sale. E quando sono arrivati all’oceano erano decine di migliaia. Questo manca a noi oggi: un movimento che sappia colpire in modo plateale il dominio degli speculatori sulla nostra società. Siamo colonizzati da un’orda di conquistatori che usano bombe finanziarie per spargere il terrore e arricchirsi. Dobbiamo capire dove sta il cuore dei loro interessi e dobbiamo colpire lì. E dobbiamo farlo in modo che si veda. Proporre oggi forme di lotta come lo sciopero generale è preistorico. È un’arma spuntata. Sento questo bisogno. Un salto di qualità nel modo di opporsi. Uno stile di battaglia politica che contenga un rigore che induca rispetto, un metodo che punti al risultato, un’estetica dell’azione che sappia affascinare per la sua chiarezza cristallina.

È importante che tu sappia che proprio in questo momento mentre tu stai leggendo queste righe, ci sono migliaia di persone che stanno realizzando qualche cosa di concreto per aiutare qualcuno in difficoltà, difendere un pezzo di territorio, bloccare un imbroglio, far valere un sacrosanto diritto. Ma oggi questo oceano di gruppi locali, di singoli individui che difendono un pezzo di giustizia, è invisibile. Disunito. E difficilmente i singoli sentono di far parte di una grande onda. C’è avvilimento, incertezza, fatica. Abbiamo bisogno che tutti questi nostri compagni sappiano che non sono soli (sì, COMPAGNI, perché stiamo conducendo la stessa lotta).

Che cosa potremmo fare?
Quale azione potrebbe insieme essere opposizione fattiva al degrado e segnale per tutti che ci siamo e abbiamo intenzione di costruirlo veramente questo mondo nuovo. Perché quello che vendono al supermercato fa schifo.

Disgraziatamente non conosco la risposta.
Ma vorrei discuterne. Perché solo se ne parliamo in tanti possiamo farci venire l’idea giusta. Non è più il tempo dei leader massimi, che con il loro solo cervello sciolgono gli enigmi della storia. Il mondo oggi è più complesso, nessuna mente è abbastanza grossa, servono le reti neurali. E le tempeste di cervelli. Apro la discussione, nello spazio dei commenti a questo post e il tra il 28 e il 30 settembre, a Alcatraz. Daremo vita a un laboratorio creativo sul tema: qual è la forma di lotta più efficace e stupefacente che ci sia? Vieni solo se hai veramente voglia di farti venire delle idee pazzesche. E porta tutti i tuoi sogni.


Commenti

Anche io come te ho sempre pensato che il GAS di cui faccio parte sia una goccia nel mare ma anche senza qualla goccia il mare non sarebbe lo stesso ...
Noi abbiamo iniziato oltre che semplicemente acquistare insieme anche a produrci le cose insime. Commissionando verdure e cereali ci facciamo poi produrre la nostra farina e conseguentemente pasta nonchè lavorare la nostra passata di pomodoro, marmellata, ecc.
Ma ancora per me non basta, la burocrazia sta sormontandoci perchè un GAS per legge può solo acquistare e non trasformare ad esempio e quindi praticamente siamo fuori legge.

Non so se riuscirò a venire ad Alcatraz ma ne sarei orgoglioso e ti chiedo comunque di tenermi informato di cosa nascerà e quali idee folli ne verranno fuori come perseguibili perchè alla nostra marcia del buon senso (l'equivalente della marcia del sale di Gandhi...) voglio partecipare... ne ho le balle piene :-)

Saluti radiosi

rombar sono veramente contento che anche voi stiate facendo questo passo in più, noi lo abbiamo chiamato GAAS gruppo di autoproduzione e acquisto solidale.

il nostro escamotage è stato creare un sottogruppo di volontari del gas con la voglia di fare le cose. ognuno fa il pane yogurt formaggio, confetture, orto, birra etc per se e per gli altri, così alla fine ognuno con una autoproduzine si trova tanti altri autoprodotti, ora stiamo cercando di sviuppare uno spin off tipo banca del tempo, chi no autoproduce nulla mette a disposizione dei produttori un servizio.
è un disorso lungo,ma visto che siete sulla stessa strada scrivimi a questo indirizzo [email protected] ti invio il calendario dell'anno scorso dove abbiamo fatto un paginone divulgativo proprio sui gaas.

spero di esserci a fine mese, ma temo che dovrò lavorare.. ho qualche idea per raggiungere con le nostre idee anche chi non naviga in internet ;)

io credo che sia possibile dare visibilità alle buone prassi
perché oggi gli strumenti adatti allo scopo sono a portata di mano
basta chiamarli a rapporto e immaginare scenari nuovi
pianificare quella che giustamente si potrebbe definire "un’estetica dell’azione che sappia affascinare per la sua chiarezza cristallina"
è forse dunque tempo di dare sostanza intima e universale a termini come sostenibilità e solidarietà, responsabilità ambientale e sociale?
tutti i dati che ci arrivano ci dicono che un modo di agire cosciente e consapevole è possibile
occorre esercitarsi al metodo del buon risultato
sognato, desiderato, raggiunto
nel quotidiano
per essere il cambiamento che vogliamo vedere
così come illuminatamente ci insegna Gandhi

Secondo me bisogna lavorare su più livelli, con lo stesso schema usato per i pannelli fotovoltaici. Se dobbiamo combattere contro le multinazionali, finanza liberista e criminali che si sono uniti per tenerci per le palle, dobbiamo unirci e strutturarci.
1/2) SOLDI! - Sulla falsariga del "Microcredito" bisogna creare una banca che usi i piccoli investimenti dei cittadini per finanziare le nuove attività = (1) Disponibilità di fondi che non siano vincolati dai soliti metodi bancari italiani che assassinano la libera imprenditoria. (2) Possibilità per gli "ecosensibili" di investire i loro soldi in progetti ecologici e magari ricavandone un tasso di interesse migliore.
3) IDEE - la riunione di fine settembre sarà un brain storming eccezionale, le idee che nasceranno dovranno essere valutate e organizzate in base alla loro facilità di realizzazione a livello tecnico e/o finanziario e/o logistico/organizzativo.
4) STUDI DI FATTIBILITA' - partendo dalle idee più facili da realizzare si comincia a studiare dei business plan indicativi che servono a capire le entità di investimento e le varie componenti necessarie per la realizzazione. Quando c'è qualcuno deciso a realizzarne una si sviluppa insieme a lui lo studio di fattibilità preciso e si parte per la realizzazione.
5) IDEE COPYLEFT - I progetti dovrebbero essere a disposizione di chiunque voglia realizzarli. Con la possibilità di modificarli e svilupparli, magari investendo capitali propri. Questo sistema genererebbe un circolo virtuoso destinato a fare da volano a tutto il progetto.
6) ASSISTENZA BUROCRATICA - La difficoltà oggettiva in Italia nella realizzazione dei progetti è la burocrazia. Il singolo cittadino si scontra contro un muro di gomma, deve trovare amici, parenti, commercialisti, avvocati, mafiosi, ecc che lo aiutino a districarsi nella giungla burocratica. Bisogna trovare un po di Indiana Jones della burocrazia, quelli che sanno le leggi meglio dei burocrati e si divertono a fregarli, per aiutare chi parte con le imprese. Un passo avanti enorme sul piano finanziario sarebbe quello di riuscire a fare accedere i cittadini ai fondi europei che spesso non vengono utilizzati perchè non si capisce come fare.

Io non vorrei sembrare ripetitivo, ma il cuore degli interessii delle multinazionali del dolore (petrolio, farmaceutica, vestiti-cibi sintetici) sta proprio nel proibire la canapa, guarda caso un antidolorifico eccezionale.

Con il tempo, sulla canapa dovrebbe basarsi l'economia, così come voleva negli anni trenta Ford con il Movimento della Chemiurgia.

Se fossimo in un videogioco sparatutto, il mostro su concentrare il fuoco è il proibizionismo .... anche perchè leggi sbagliate creano sfiducia dei cittadini nel governo e in questo caso portano anche alla curruzione (con i soldi delle vendite) e all'inquinamento.

Per partire veramente la rivoluzione ecologica ha bisogno della canapa.

Caro Jacopo,

il fatto che le persone siano disunite, oltre che dalla rivalità (spinta da gelosia ed invidia), dipende dal condizionamento sociale. La prima pulsione è un po' più facile da capire, mentre la seconda è più subdola. E' prodotta dall'istinto che, all'interno di una comunità, fa seguire chi ha più successo e dunque appare come più affidabile e sicuro. Un simile istinto è utile in certi casi, ma dannoso quando si deve capire se quello che ha le funzioni di capo sia davvero il migliore, o l'unico che valga la pena di seguire.
La maggior parte delle persone, però, non si rende affatto conto di essere fortemente influenzata da questi fattori e da altri, perché la conoscenza di se che aiuterebbe a rendersi più consapevoli e dunque più autonomi, è trascurata dai più. E' molto impegnativo e faticoso affrontare simili questioni. Come risultato, anche le persone dedite a cause lodevoli, invece di collaborare con chi ha scopi comuni, fa di tutto per ostacolarli come rivali o come indegni di attenzione, per il solo fatto che non hanno avuto ancora successo e che sono ignorati da chi ha il ruolo di capo. Questo, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno buone idee e altrettanto buoni fatti al loro attivo. Avviene continuamente anche presso gli animali. Ad esempio, se una scimmia di rango inferiore (nubile, giovane o con altre “inferiorità”) scopre un oggetto o un comportamento interessante per tutti, le altre la ignorano o cercano di sottrarle ciò che ha. Se invece si tratta di una di rango superiore (compagna del maschio dominante, per esempio) la imitano e la rispettano ancora di più.
Pure chi è convinto di essere molto disponibile verso i compagni di cammino, spesso lo è a metà o anche meno, col risultato di avere comportamenti contraddittori che poi vanificano i suoi progetti più lungimiranti.
Io, in quanto donna e per di più indipendente, te ne parlo con ampia cognizione di causa. Per questo da dieci anni mi dedico al mio progetto di formazione alla natura che dà molto spazio anche alla conoscenza dell'animo umano. Tu ti concentri sulla valorizzazione di quanto è positivo nell'uomo è va benissimo. Trascuri invece ciò che metto in evidenza io. Potremmo collaborare, dato che ci conosciamo da qualche anno. Io penso che questo porterebbe ad un progresso, ma certo richiede pazienza e lavoro interiore.
Se ci stai fammelo sapere.

Ipotesi di lavoro

Il partito concepito da Lenin è stato uno strumento di divisione e di accumulazione di privilegi. Non poteva essere altrimenti. Scontava la distanza abissale tra le aspettative e quel che effettivamente riusciva a mettere in campo. Il partito leninista incubava al suo interno disuguaglianze che alla fine lo avrebbero distrutto. Nelle intenzioni doveva riassumere in se istanze di cambiamento, di fatto non riusciva nemmeno a organizzare, in maniera efficiente, la produzione di "ricchezza". Si limitava ad organizzare e redistribuire "risorse scarse" che non riusciva a far crescere in maniera adeguata. L'esperienza della rivoluzione russa si è risolta nella pratica del "comunismo di guerra", in grado di amministrare, in maniera, a dire il vero, piuttosto efficiente, "risorse scarse", ma non è mai riuscita (nonostante numerosi tentativi, che si sono conclusi inevitabilmente in un bagno di sangue, che riuscivano solo a convertirsi con una velocità pari a quella della luce e altrettanto inevitabilmente in capitalismo o, almeno, in "aspirazione" al capitalismo) a gestire e a produrre "ricchezza". È su questo terreno che quel progetto è stato sconfitto. È crollato di fronte all'incapacità, nonostante avesse a ivilegi. Non poteva essere altrimenti. Scontava la distanza abissale tra le aspettative e quel che effettivamente riusciva a mettere in campo. Il partito leninista incubava al suo interno disuguaglianze che alla fine lo avrebbero distrutto. Nelle intenzioni doveva riassumere in se istanze di cambiamento, di fatto non riusciva nemmeno a organizzare, in maniera efficiente, la produzione di "ricchezza". Si limitava ad organizzare e redistribuire "risorse scarse" che non riusciva a far crescere in maniera adeguata. L'esperienza della rivoluzione russa si è risolta nella pratica del "comunismo di guerra", in grado di amministrare, in maniera, a dire il vero, piuttosto effidisposizione tecnologia adeguata e risorse enormi, di progettare un sistema che fosse allo stesso tempo egualitario e capace di gestire livelli di produzione e ricchezza via via crescenti. Quando venivano lanciate istanze economiche capaci di creare ricchezza queste, immediatamente, appena cominciavano a svilupparsi, ricadevano nel capitalismo. Da qui la necessità di procedere, ogni volta, ad un "azzeramento" di quanto era stato fin li costruito.

Cause

Sono direttamente nel cuore della costruzione leninista. Un partito capace di cogliere enormi successi sul piano politico; un nano incapace di produrre il benchè minimo progresso sulla strada del comunismo, cioè della trasformazione dei rapporti di produzione. Tant'è che è crollato senza lasciare alcuna "traccia" del suo passaggio -Ed è questa la risultante di quanto la messa in campo di istanze diverse che si pongono l'obiettivo di "modificare" un dato sistema economico è capace di imprimersi nella "storia". Semplicemente la struttura economica e le "patetiche masse" di quei paesi non sembrano essere in alcun modo state influenzate da questo fenomeno e sono ripartite esattamente da dove erano prima della rivoluzione. Un po' quel che è successo con il fascismo in Italia che aveva inquadrato sotto di se milioni di persone, gli aveva fatto indossare la divisa fascista, ma una volta tolta quella divisa tornarono ad essere quelli che erano 50, 100 anni prima, come faceva notare Pasolini. In sostanza il primo tentativo comunista di rovesciare il capitalismo, sempre per dirla con Pasolini, non ha minimamente toccato la "struttura" economico-sociale e, dunque, nemmeno l'"anima" dei singoli individui, pur avendoli brutalmente repressi o, in alternativa, irregimentati in un totalizzante regime. Perchè è accaduto tutto ciò? Sempre Pasolini ne da una spiegazione indiretta analizzando quanto forte è stato l'impatto del "consumismo" -istanza economica anzichè politica-, sulla "struttura" e, in conseguenza, nell'"animo" umano. Pasolini addirittura arriva a parlare di "genocidio" culturale. Eppure il "consumismo" non ha, almeno apparentemente, usato violenza, non ha massacrato nessuno, almeno fisicamente -si potrebbe parlare delle devastazioni "intime", dello scempio che il potere ha operato sulla "psiche" umana, che il "consumismo" ha portato con se, di quelle devastazioni che, come i pestaggi ben organizzati, non lasciano segni all'esterno, ma "sono capaci di svuotare il "contenuto" dei poveri corpi umani -del resto la coscienza non è un optional?-, di ridurli a meri involucri, però, fisicamente conservati in maniera eccellente. Ed è proprio questo che, in ultima analisi ha mandato in frantumi le società "socialiste". È stato lo "sbrilluccichio" e l'enorme congerie di merci che il consumismo ha prodotto (ed è potenzialmente in grado di produrre anche a scapito dell'integrità ambientale e anche se, alla lunga, produrrà catastrofi per tutte le forme di vita. Dato che il consumismo ha modificato la struttura e, dunque, l'animo delle persone, è un elemento che è entrato indelebilmente a far parte della nostra vita e di cui non si può, ne si potrà in futuro, fare a meno di tenerne conto e con cui fare i conti) che ha definitivamente infranto il loro precario equilibrio. Questo, però, sarebbe un altro discorso. Quel che è utile osservare è che agendo sulla "leva economica" il risultato che si è ottenuto è un insieme di trasformazioni, tutto sommato accettate consensualmente, che arrivano perfino a influenzare pesantemente la micro-struttura individuale e li si installano permanentemente, che presentano una enorme stabilità e che entrano a far parte integrante della struttura fisica e psichica degli individui in maniera indelebile, cioè in maniera che non è più cancellabile, dalla quale non si può più prescindere. Il "consumismo" è stato capace di modificare, per così dire, in maniera "indolore" non solo la struttura economica, ma anche gli individui. Si direbbe che il "cambiamento" economico/sociale abbia una direzione e un verso, come l'acqua per la fisica. Ma allora perchè non provare ad usare istanze economiche capaci di veicolare il "cambiamento", l'avvento di questa a lungo disperatamente ricercata, desiderata, agognata, sognata età del comunismo.

4
Sotto certe condizioni la stragrande maggioranza della popolazione accetterebbe senza alcun problema la sostituzione dello schema D-M-D con lo schema M-D-M - Farebbe volentieri a meno della "potenza formale del confine".

3

L'obiettivo "A Ciascuno Secondo I Propri Bisogni" è, al momento, non realizzabile.

Un obiettivo intermedio potrebbe essere "a ciascuno secondo il proprio lavoro".

Questo, sotto certe condizioni, potrebbe essere accettabile anche per i comunisti.

2

I comunisti fino ad ora hanno operato tentando di modificare le condizioni politiche, culturali, sociali.

Hanno ricercato la supremazia politica, l'egemonia culturale, l'aggregazione sociale.

Questo è ben strano per individui che si pongono come obiettivo l'eliminazione del dominio dell'uomo sull'uomo mediato dalle cose.

1

"I comunisti se si immaginano chiusi in una stanza si possono dividere in 4 gruppi:

quelli che vogliono rimanere nella stanza e mantenere la stessa disposizione dei mobili;

quelli che vogliono cambiare la disposizione dei mobili;

quelli che vogliono aprire la finestra per cambiare un po' l'aria;

quelli che vogliono uscire dalla stanza".

"Quarto Fronte"
K-Pax esiste per davvero. Io ci sono stato!
I K-Paxiani sono tipi simpatici, disponibili, sempre pronti al confronto e all'amicizia.
Sono più o meno come noi, anche se il loro colorito tende lievemente al blu e i loro occhi percepiscono una più ampia gamma dello spettro della luce. Ci sono stato e sono entusiasta del loro "modo di vivere". Sono tutti liberi dal "bisogno" ed affrancati dal lavoro. Era mia intenzione rimanerci per tutto il resto della mia "piccola, inutile, stupida vita", ma loro mi hanno convinto a tornare sulla terra. Non potevano credere che io volessi rimanere su K-Pax, senza, almeno, tentare prima di riportare armonia e pace nel nostro mondo. Tale è l'amore incondizionato e il rispetto che loro portano per tutti gli esseri viventi e per tutti i luoghi che ospitano la vita. Mi hanno convinto a tornare sulla terra per illustrare il loro sistema di vita, sperando che gli "americani" non se l'abbiano a male e non vedano in questo mirabile modello una minaccia intollerabile al loro "stile di vita" che prevede inquinamento di terra aria e acqua, armi nucleari o all'uranio impoverito, uso indiscriminato della chimica e di qualunque altra scienza, la crescita continua ed inarrestabile dello sviluppo secondo il modello del consumo interattivo e l'idea malsana che attraverso le radiazioni gamma o di altro tipo si possa costruire una, "migliore", disumanizzante umanità dotata di poteri straordinari e... di tanta di quella merda da poterci affogare.

Una volta accettato il sostanziale fallimento dell'"autonomia del politico"; la "distonia" divaricantesi tra interessi individuali e interessi generali; l'impossibilità, per chiunque, di gestire il "livello aggregato"; l'enorme potenzialità della leva "economica" è necessario prevedere l'apertura di un quarto fronte, -il principale terreno strategico di "scontro" capace di relegare il livello "politico" a ruolo, tutto sommato, secondario e marginale-, in grado di realizzare sviluppo di istanze economiche capaci di creare un circuito estraneo alla logica del profitto e capire con che modalità si deve svolgere l'attività economica al suo interno, sapendo sin dall'inizio che una qualche l'iniziativa economica non regolamentata e lasciata a se stessa finisce, inevitabilmente, per ricadere all'interno dell'impresa di tipo capitalistico.

Si è già fatto ricorso, in passato, a questo tipo di strutture "autonome" dalla borghesia senza che questo abbia generato risultati apprezzabili (tali strutture sono rimaste "autonome" per un periodo di tempo molto limitato). Sembra pertanto necessario, ammesso che ciò sia possibile, stabilire dei criteri formali capaci di indirizzare l'azione di queste strutture e di permettere di verificare la loro "tendenza" "mutante" a trasformarsi in imprese di tipo capitalistico.

È possibile costruire organismi economici che si muovano immediatamente, prima ancora della cosiddetta "presa del palazzo di inverno", verso un orizzonte comunista in una economia in cui sono predominanti ed operano i principi capitalistici?

Si tratta, naturalmente, di una "forzatura" rispetto all'evoluzione "naturale" della dinamica storico/sociale capace di rovesciare l'attuale sistema in un sistema comunista, ma anche l'ipotesi leninista lo era!

Già ci sono stati in passato tentativi simili. Costruzione di organismi autonomi rispetto alla borghesia, anche se non è mai stato posto il problema di un loro utilizzo immediato come strutture economiche avanzate che già fin da subito si caratterizzano come comuniste. La storia ad esempio della "Coop. Estense" o dei "mercatini rossi" ne sono testimonianza. Del resto Tutto era concepito ed utilizzato in funzione della "rivoluzione politica", della presa del "palazzo di inverno". Queste esperienze avevano altri obiettivi. Erano delle strutture di "autodifesa" create per rendere meno dura la vita dei lavoratori (rendendo meno aspre le condizioni per l'acquisto di beni materiali). Quando la crisi esplode, il "quarto fronte" ha sempre rappresentato, in passato, uno strumento capace allo stesso tempo di attenuare le condizioni imposte dalla crisi e da cui attingere risorse finanziarie per la costruzione del partito. (È chiaro che, allora, queste strutture si ponevano, sin dalla nascita, sullo stesso piano delle imprese capitalistiche. Anche loro erano alla ricerca di "profitto" da impiegare per uno "scopo buono" e dunque ponevano in atto gli stessi comportamenti delle imprese capitalistiche e alla lunga hanno finito per essere indistinguibili da queste ultime). Dunque non hanno mai avuto una rilevanza di primo piano, sono sempre state pensate, progettate e considerate come un terreno secondario, nè tantomeno si è mai pensato che potessero essere lo strumento principe per il raggiungimento di una società comunista. Da qui la scarsa attenzione che gli si è sempre data. Man mano che questi strumenti crescevano e cominciavano a diventare economicamente appetibili, è cominciata la corsa alla loro occupazione da parte di singoli individui e la progressiva marginalizzazaione di tutti gli altri ed è cominciato il percorso che le ha riportate nell'alveo capitalista. Sembra pertanto opportuno, in questa epoca in cui il politico è molto meno autonomo di quel che sembrava; in cui l'essenza stessa dell'essere comunista risulta spezzata (Avendo visto che fine ha fatto la "rivoluzione russa" o qualsiasi altra rivoluzione; avendo assistito al fallimento di ogni ipotesi strategica, da quella socialdemocratica a quelle più estreme), nessun individuo sano di mente, oggi, può riproporre, ancora, quello schema di "presa del potere" e di "transizione" ad un tipo diverso di società. Nessuno oggi, al di là di generiche indicazioni di massima, ha la benchè minima idea di riproporre realmente il percorso indicato da Lenin. Si viene a creare una strana situazione in cui si continua ad insistere, in una specie di parodia di personalità radicalmente scissa e schizzoide, sull'autonomia del politico, senza avere alcuna intenzione di procedere "all'assalto al cielo". (segue)

"Quarto Fronte".
Tenere in conto aspettative,
bisogni ed esigenze diverse
nella formulazione di un'altra economia.

Il "conflitto" sembra essere stato neutralizzato da una serie di meccanismi che agiscono, prevalentemente e preventivamente a livello internazionale, dunque ben al di là dell'orizzonte di una qualsiasi lotta e di macrostrutture aggregate a livello nazionale (è forse per questo che lo sciopero generale o qualsiasi altra forma di "conflitto" "tradizionale" sembrano essere -sono di fatto- armi spuntate?). La messa a punto di particolari meccanismi internazionali ha reso sterile il conflitto in ambiti nazionali, al punto che contestazioni come quella in Grecia, dove oltre il 90% della popolazione ha partecipato con una radicalità da rivoluzione incipiente, non sembrano capaci di generare nessun risultato apprezzabile. I "padroni del mondo" continuano tranquillamente a procedere come un "rullo compressore", senza avere, nemmeno, alcun timore per quel che i greci, praticamente una intera popolazione (inclusa peraltro, e questo rappresenta un elemento di novità, la borghesia stessa), hanno messo in campo! Non sembrerebbe ,altresì, capace di produrre alcun risultato, "inseguire" il capitale a livello sovranazionale, costruendo strutture anch'esse internazionali. Tale strada non sembra percorribile, trovandosi di fronte un ostacolo insormontabile: la complessità. A fronte di questa situazione, foriera di forme di fascismo vecchio e nuovo, risulta ancora più necessario aprire un "quarto fronte", porre in campo strutture economiche "diffuse" e capaci di implementare, al limite, un tipo di democrazia economica diretta.

È molto più semplice mettere d'accordo qualche decina di persone che miliardi con tradizioni, consuetudini e lingue diverse. Inoltre anche se questo fosse possibile, il risultato di tutto ciò sarebbe ancora un confronto che si limita al solo livello politico e che pertanto rischia di fare, nell'ipotesi migliore, la stessa fine delle rivoluzioni comuniste realizzate fino ad ora.
In che modo è possibile "disegnare" una struttura economica "alternativa"?
Naturalmente qualsiasi tentativo di costruzione di una economia comunista, per definizione, non può essere che totalmente sostenibile. Soltanto una economia totalmente sostenibile può essere presa in considerazione. Quello che la terra può offrire senza essere sistematicamente impoverita, avvelenata o umiliata rappresenta l'unica base possibile su cui è possibile costruire economia. Un ecosistema integro ed incontaminato è la cosa più importante in assoluto. Soltanto un pazzo maniaco suicida (i Rapa Nui sono un esempio emblematico) può pensare di costruire, data la consistenza demografica raggiunta, un sistema economico che prescinda dall'ambiente. Nessuna ragione, di nessun tipo e men che mai di tipo economico può causare inquinamento del mare, dell'aria o della terra. La possibilità di bagnarsi in un mare incontaminato o la possibilità di respirare aria pura o poter fare affidamento su una terra e cibo integri non ha prezzo. L'ecosistema non può essere in alcun modo oggetto di compromesso alcuno.

L'obiettivo "a ciascuno secondo i propri bisogni" sembra essere, al momento, troppo avanzato. Un obiettivo "intermedio" potrebbe essere: "a ciascuno secondo il proprio lavoro" (in una fase di transizione questo tipo di criterio eliminerebbe derive come quelle che si sperimentano ad esempio nelle cooperative o in strutture economiche "alternative"). Sarebbe comunque un bel risultato: eliminerebbe il profitto anche se non realizzerebbe una società di eguali e, anche se dovesse fallire, si sarebbe trattato di un evento incruento capace di conseguire, comunque, come minimo, una più diffusa democrazia economica.

È possibile definire esattamente quanta parte di ricchezza prodotta va a ciascun individuo in base a quanto quell'individuo ha contribuito alla ricchezza complessiva? per fare questo è necessario innanzitutto mettere a punto uno strumento capace di non tenere conto delle variazioni dei prezzi -che non variano tutti nella stessa direzione, ma gli uni rispetto agli altri. Una volta eliminato questo tipo di interferenza, è necessario comunque uno strumento che consenta di attribuire, in termini reali, a ogni individuo quel che quell'individuo stesso è stato capace di produrre. Uno strumento di questo tipo è già disponibile, ed è l'economia sraffiana.

Accanto a questo sarebbe necessario poter disporre di un sostrato che consenta di organizzare concretamente gli individui -le masse proletarie, i marginali, "gli esuberi", i disoccupati, i precari- su base essenzialmente territoriale. Il gruppo organizzato territorialmente è il solo strumento capace di ridurre la distanza tra obiettivi individuali e obiettivi aggregati, dato che questi, sfortunatamente, risultano essere, nella logica alienante individualista, in contraddizione tra loro. L'unico antitodo al conseguimento di "vantaggi" individuali a scapito di quelli "aggregati" -le cosiddette "diseconomie esterne"- è proprio il "gruppo" organizzato territorialmente, cioè una struttura capace di integrare e rendere gli individui partecipi e attivamente pronti a tutelare l'ambiente e lo spazio virtuale che si crea attorno ad una struttura territoriale riconosciuta come parte integrante del "se" collettivo, capace di riconoscere come propria l'integrità e del gruppo e del territorio. A questo proposito sembrerebbe necessario fondare un nuovo tipo di agglomerato, il gruppo aperto. Finora si è conosciuto un solo tipo di gruppo, quello chiuso, capace, al contrario di quello aperto, di provocare disastri ambientali a fronte di privilegi per pochi, secondo il criterio infame secondo cui se produco un beneficio a pochi a fronte di un disastro che dovranno pagare in molti ho procurato un "lauto guadagno", una enorme differenza tra ricavi e costi, per quei pochi. Gli esempi di gruppi chiusi vanno dal micro al macro. Sono esempi di gruppi chiusi i soci di una srl, un club esclusivo per soli miliardari una istituzione finanziaria, una multinazionale, una ONG con lo scopo di creare "geopolitiche"...

Il gruppo aperto, che è pur sempre un gruppo, si caratterizza per la messa in comune della conoscenza, del cosiddetto "know-out" e per l'incondizionata disponibilità ad indicare ad altri come costruire concretamente nuovi gruppi economici aperti, prendendo esempio da quella meravigliosa esperienza che è il software libero che può essere fatto rientrare tra ciò che è genuinamente pubblico senza essere amministrato o creato o gestito da organi dell'"esecutivo".

Un ultimo meccanismo necessario al corretto funzionamento di una economia sana consiste nel prevedere che tutto ciò che viene prodotto, a prescindere che si tratti di beni di consumo o di investimento, deve essere "allocato" ex-ante.

Non ho letto tutti i commenti e il prossimo fine settimana non ci sarò, per impegni lavorativi (faccio i turni), però volevo solo condividere un'idea che nasce da un ricordo: il periodo in cui mi sono sentita meno sola, meno goccia nel deserto ma parte di tante piccole gocce è stato quando si esponevano le bandiere della pace...non so attraverso cosa, ma dovremmo "renderci riconoscibili" noi stufi, noi indignati, noi impegnati, ci farebbe tanto bene allo spirito (almeno a me) e mi permetterebbe di sentirmi più forte per ampliare quello che già faccio nella mia vita...non lo so, è un'idea, forse anche stupida, ma adesso sento la necessità di un'iniezione di forza che solo il sentirmi meno sola potrebbe darmi...

connesso con il desiderio di avere un mondo migliore è dotarsi di strumenti -una nuova forma partito?- che consentono di raggiungere tale obiettivo.