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Case di legno, vetro e acciaio – tra design ed ecosostenibilità

People For Planet - Ven, 08/24/2018 - 02:00

Una rassegna di realizzazioni abitative ecocompatibili selezionate da Il Sole 24 Ore,  in Italia, ma non solo, dove la qualità dell’abitare, i materiali ed il design sono in protagonisti.

Strutture in legno senza uso di colle e metallo (chiodi), che garantiscono comunque stabilità e durabilità, materiali privi di sostanze organiche volatili, inquinanti dell’ambiente interno (composti COV).

Uso diffuso del legno, lasciato allo stato naturale anche per i rivestimenti esterni. Possibile? Sì perchè le moderne tecniche di trattamento del legname consentono di mantenerlo intatto per lungo tempo.
In una delle realizzazioni, nei rivestimenti esterni in legno è stato utilizzato, per esempio, larice temprato a fuoco proprio per aumentarne le catteristiche di durabilità. Con questa tecnica si mantiene infatti il materiale intatto nel tempo, mutandone superficie e colore.

Costruzioni quasi del tutto autosufficienti energeticamente, in alcuni casi rispondenti ai requisiti di “Casa passiva” in ambiente mediterraneo.

Strutture realizzate con telaio in acciaio e tamponatura a secco su fondazioni in calcestruzzo armato, che, grazie alla leggerezza dei materiali (di massa inferiore ai materiali canonici), possono essere progettate di massa inferiore ad un sistema tradizionale. Tempi ridotti di realizzazione, da sei mesi a nove mesi per molte di queste.

Sfide alla tecnologia: per una struttura costituita da gabbie in acciaio appoggiate ad alcuni blocchi di calcestruzzo e connesse da un ponte, in un edificio rialzato da terra, in zone a forte pendenza, per permettere anche il deflusso delle acque.

Edifici dove anche le grandi vetrate, oltre a sembrare magnifici quadri e far godere del paesaggio circostante, assolvono allo scopo di apportare quanta più luminosità possibile.

Godetevi qui gli edifici selezionati da Il Sole 24 Ore con queste caratteristiche.

Immagine di copertina: fotomontaggio di Armando Tondo, luglio 2018

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Il pesce di allevamento è più o meno sano?

People For Planet - Gio, 08/23/2018 - 09:35

Di questa cifra complessiva, 90,9 tonnellate provenivano dalla pesca e 80 dagli allevamenti. Mentre il pescato è diminuito di quasi il 2%, l’allevamento di prodotti ittici è cresciuto di oltre il 5%.

Il consumo per ogni persona è in continuo aumento e avrebbe appena superato i 20 chilogrammi all’anno. Secondo la Fao nei consumi finali si sarebbe già verificato il sorpasso del pesce che arriva dagli allevamenti, 10,8 chili, rispetto a quello che arriva dalla pesca, 9,6 chili.

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Nuova Zelanda: la ministra delle Donne, incinta di 42 settimane, va in bici in ospedale per partorire

People For Planet - Gio, 08/23/2018 - 04:47

Dimenticate (per questa volta) di auto blu e privilegi. Questa storia racconta di forza, determinazione e coerenza con quanto sempre promosso e sostenuto: la bicicletta. Domenica 18 agosto 2018, la ministra di 38 anni e alla sua prima gravidanza, ha pedalato in sella alla sua bicicletta per circa un chilometro, così percorrendo il tragitto da casa fino all’ospedale City Hospital Auckland, dove è stata ricoverata per indurre il parto e dare alla luce la sua prima bambina. Nessuna imprudenza. Il breve tragitto, per lo più in discesa, è stato percorso con una bicicletta elettrica e in totale sicurezza stradale. Come si evince dalle foto sul suo profilo Instagram postate all’entrata dell’ospedale, la donna era provvista anche del caschetto.

“Una gran bella domenica  per una passeggiata in bicicletta verso l’ospedale e partorire finalmente questa bimba” Scrive sui social la ministra “Io e il mio compagno siamo andati in bici perché non c’era posto in auto per la squadra di supporto… mi ha messo anche di ottimo umore”.

Foto di Julie Anne Genter da profilo Instagram

Non è la prima volta che le donne politiche della Nuova Zelanda fanno parlare di sé. È infatti la seconda ministra del governo neozelandese che partorisce durante l’anno del 2018. Lo scorso 21 giugno, la premier Jacinda Ardern è tornata al lavoro, dopo solo sei settimane, a seguito del suo primo parto che ha visto la nascita della bambina Neve. La stessa Ardern, eletta l’anno scorso, è la seconda donna premier al mondo a partorire mentre è in carica, dopo la pakistana Benazir Bhutto nel 1990.

La ministra delle donne ha dichiarato che si assenterà per un periodo di tre mesi dai suoi incarichi di parlamentare e sei settimane dai suoi doveri ministeriali.

Totale sintonia e supporto alla premier arriva da tutto Partito e non solo dal gentil sesso. James Shaw, vice del partito, ha dichiarato durante la conferenza del Partito: “Anne ha fatto un’impresa davvero notevole. Siamo lieti che sia arrivato un secondo bambino ministeriale. Sono molto orgoglioso di vivere in un Paese in cui due membri dell’esecutivo riescono ad avere figli conciliandoli con il loro lavoro. È una notizia fantastica.”

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La casa di paglia: mica balle!

People For Planet - Gio, 08/23/2018 - 04:14

Una struttura in balle di paglia che oggi è diventata uno straordinario luogo di aggregazione per la comunità.
Intervista a Emanuele Cerutti, presidente di “achilometrozero”.
Per maggiori informazioni sulla casa di paglia

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La casa più green del mondo è targata Parma

People For Planet - Gio, 08/23/2018 - 02:53

Lucia Filippini, architetta parmigiana a capo di un team internazionale che ha vinto in Cina un concorso dedicato alle abitazione ecologiche, è stata intervistata da 12TgParma.

FONTE:  Gazzettadiparma.it

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“Acque inquinate per il 48% delle coste italiane”

People For Planet - Gio, 08/23/2018 - 02:32

Secondo i dati raccolti dallʼimbarcazione che monitora il nostro mare, solo il 52% dei 261 punti campionati dai tecnici nelle 15 regioni costiere è risultato entro i limiti di legge. I mari che circondano l’Italia non godono di buona salute. A lanciare l’allarme è Legambiente al termine del viaggio di Goletta Verde, partita il 22 giugno dalla Liguria e tornata in porto domenica in Friuli Venezia Giulia con dati preoccupanti. Solo il 52% dei 261 punti campionati dai tecnici nelle 15 regioni costiere italiane, infatti, è risultato entro i limiti di legge. Il restante 48% è invece “fortemente inquinato” (39%) o “inquinato” (9%).

Dalla campagna 2018 di Goletta Verde, la barca a vela di Legambiente che ogni estate naviga lungo i 7.500 km delle coste italiane per monitorare la salute del Mediterraneo, emergono dunque dati poco incoraggianti.

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WWF: Mari “plastic free”, la petizione anche su Change.org

People For Planet - Mer, 08/22/2018 - 10:03
«Abbiamo 7.500 buoni motivi (tanti sono i km di costa italiani) per chiedere di tutelare i nostri mari dall’inquinamento da plastica». A dirlo Donatella Bianchi, presidente di WWF Italia. «In mare e negli oceani perfino la plastica biodegradabile è una minaccia, come dimostrato da recenti ricerche. L’inquinamento da plastica è un problema globale causato dall’eccessivo consumo di plastiche e da una cattiva o mancata gestione dei rifiuti. La Petizione che stiamo rilanciando in questi giorni e che vogliamo rendere virale, mira a rendere “plastic free” il Mediterraneo a cominciare dai mari italiani con quattro richieste al Governo italiano. l’Italia ha anche un motivo in più per mantenere alta la sua capacità di intervento su questo tema, visto che a dicembre ospiteremo la riunione (COP21) delle parti contraenti alla Convenzione di Barcellona per la tutela del Mediterraneo in cui sicuramente i temi dell’economia circolare e dell’inquinamento da plastica avranno una loro centralità».

Il Wwf ha lanciato, oltre che sul sito www.wwf.it, la petizione change.org/plasticfree anche sulla piattaforme social Change.org, in cui avanza quattro richieste al Governo perché venga mantenuta e rilanciata la leadership del nostro Paese per un Mediterraneo pulito e per sostenere l’azione del ministro dell’Ambiente Sergio Costa che ha già avviato una campagna per liberare innanzitutto la pubblica amministrazione dalla plastica ed ha annunciato un testo di legge per tutelare il mare innanzitutto da questo inquinamento.

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Prima l’uovo o la gallina? Il test che ‘riscrive’ la domanda

People For Planet - Mer, 08/22/2018 - 09:53

E’ nato prima l’uovo o la gallina? Un test fatto con la luce indica che non ha più senso dirlo, perché cancella il prima e il dopo. L’esperimento di fisica quantistica, che descrive le leggi bizzarre che governano il mondo delle particelle, potrebbe avere applicazioni importanti nei sistemi di comunicazione del futuro, basati sulle tecnologie che sfruttano queste regole. Descritto sulla rivista Physical Review Letters, l’esperimento è stato condotto dai ricercatori guidati da Andrew White, dell’università australiana del Queensland.

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#Pontemorandi, silenzio assordante e niente selfie

People For Planet - Mer, 08/22/2018 - 04:55

Quando sulle macerie del Ponte Morandi è tornato a splendere il sole la scena è diventata ancora più surreale, se possibile. La cornice di colline verdi, ornate dai vecchi forti, e qualche nuvoletta bianca che sembra dipinta riescono a creare una cartolina mostruosamente armoniosa. A colpire di più è il silenzio. Nessuno si scatta selfie nei pressi della “zona rossa”, oltre la quale non si può passare ma da cui si vede molto bene il luogo esatto del disastro; a scattare foto ci sono i giornalisti e pochissimi passanti con l’atteggiamento di chi vuole immortalare con rispetto quel pezzo di storia e di città che non esiste più se non nei loro ricordi personali.

Le foto in questo articolo sono state scattate domenica 19 agosto, su uno dei ponti che attraversano il greto del Polcevera, punto di vista privilegiato per comprendere e riferire l’accaduto. Siamo in una calda giornata estiva, in cui probabilmente molti sono in spiaggia o fuori città e il traffico non è ai livelli che si teme possa raggiungere dopo il rientro, l’apertura delle scuole e quando i mezzi pesanti, percorrendo vie alternative al Ponte Morandi, potrebbero mandare il tilt l’intera viabilità cittadina. Un assaggio di caos i genovesi in auto l’hanno già avuto in questi primi giorni dopo il disastro. Un silenzio assordante ed irreale domina su tutto, qui a poche centinaia di metri dal ponte crollato.

Nei giorni immediatamente successivi al crollo, ai soccorritori e forze dell’ordine hanno fatto visita ripetutamente signore con pacchetti di biscotti, nonnine commosse per l’instancabilità e la costanza di questi “figli di Genova”, intenti a prendersi cura della città prima che di loro stessi, tenuti in piedi dalla speranza, alla ricerca di vite da salvare anche quando ormai quella speranza aveva lasciato il posto alla crudezza del conto definitivo delle vittime. Presto sono arrivati anche i panettieri con le loro teglie di focaccia calda appena sfornata. Cos’altro, altrimenti?

L’anima di Genova si è raccolta sotto il Ponte Morandi, simbolo fatiscente di una città che non dimentica ferite ancora profondamente aperte ma già dimenticate da chi starnazza sui social e tenta di tirare acqua al proprio mulino. Senza andare troppo indietro nel tempo, qui è impossibile dimenticare l’atmosfera, la violenza e gli strascichi di un G8 devastante, il crollo della torre piloti del porto a maggio 2013, le ultime alluvioni del 2014 e 2016 con le loro vittime, il cedimento di una condotta della Iplom nel 2016 proprio nello stesso torrente Polcevera. E basta voltare le spalle alle macerie del ponte, guardare verso la foce del fiume, per respirare la storia che ha contrassegnato questi quartieri: le lotte operaie all’Italsider/Ilva, l’assassinio di Guido Rossa (a cui oggi è dedicata anche la nuova strada a mare), la forza delle donne di Cornigliano che, armate di mestoli e coperchi, hanno contribuito a portare sotto la luce dei riflettori e del governo tutte le morti legate all’acciaio. E poi altre ferite aperte: tra il 2007 e il 2008 sono stati abbattuti i gasometri dell’acciaieria, simbolo di una battaglia vinta, ma ad oggi il quartiere attende ancora la concretizzazione di un progetto di riqualificazione mai davvero avviato. Anche questa è Genova, la Genova meno nota che compare a fatica sulle guide turistiche ma altrettanto affascinante.

Il 14 agosto 2018 ai genovesi non è crollato soltanto il Ponte Morandi, è crollata una parete di casa. Il primo pensiero è andato alle auto in transito, alle vittime. Poche, se vogliamo essere realisti, rispetto a quante il crollo dell’intero ponte avrebbe potuto farne contare. “E’ venuto giù il ponte di Brooklyn”: così si sono dati l’allarme i genovesi, perché soltanto così avrebbero parlato del Ponte Morandi, costringendolo da sempre ad un impietoso confronto. E poi le “case dei ferrovieri”, le case di Certosa oggi sotto osservazione costante, le case su cui sembra poggiare il ponte progettato come una gabbia per rinchiuderle. Qualcuno ha scritto che Genova sembra uscire da un disegno di Escher. In effetti è così, ma chi ci vive non cambierebbe quei labirinti e quegli incastri per nulla al mondo.

“I ponti non crollano per fatalità”, dice l’architetto Renzo Piano, genovese spesso contestato in patria, che in un’intervista a La Repubblica ha descritto una sensazione comune a tutti i genovesi: “Al di là del legame sentimentale con Genova ho provato una grande sofferenza, di quelle che arrivano all’improvviso e ti sconvolgono. A me prendono allo stomaco. Ho pensato subito alle vittime, e solo dopo alla mia città ferita, a Genova e alle sue catastrofi”.

Nel silenzio e nei toni decorosi che cercano di mantenere, gli operosi genovesi si danno ora consigli sui percorsi alternativi, si fanno coraggio a vicenda, si danno appuntamento per le fiaccolate, cercano di capire come non intralciare le operazioni di soccorso. In molti dicono di non avere ancora trovato la forza per guardare verso il ponte. Quasi tutti i genovesi conoscono qualcuno che l’ha scampata per un soffio. Attimi. Per tutti, la consapevolezza che il ponte simbolo delle partenze e dei ritorni non c’è più. Mancherà un punto di riferimento fisico, una linea anche simbolica che univa quartieri, persone, attività, che comunque pare verrà ricostruita in fretta, o almeno si spera. Ma questo è un futuro di cui ancora non si tocca nulla con mano.

Si mastica tanta tristezza. Ci si chiede cosa succederà domani, ci si chiede come non far morire una città che anche grazie a quell’arteria vitale teneva acceso il proprio porto, fulcro della vita economica. Ci si pongono domande, lontano dal ponte, per rispetto.

La polemica, come spesso accade, è montata tutta sui social, dove un minuto di silenzio in memoria delle vittime non è mai stato concesso. Si cercano i colpevoli di un crollo assurdo, si punta il dito contro chiunque possa avere anche la minima responsabilità di questa ennesima sciagura made in Italy. Si accenna alla “gronda” come rimedio a tutti i mali e, ancora una volta, appunto, si punta il dito.

L’unica verità è che il ponte di Brooklyn è crollato e ha mandato una città intera in trance. Piante le vittime, senza mai dimenticarle, non è da cinici pensare al disastro economico: senza il Ponte Morandi la città non ha più un varco da cui transitano le merci provenienti dal porto e viceversa, senza considerare che ci sono terminali del porto sia ad est che ad ovest del ponte e che l’aeroporto si trova a Ponente rispetto al resto della città. Mentre si studiano piani alternativi per far transitare il traffico pesante, i genovesi ancora una volta parlano poco e si rimboccano le maniche; real time scattano e postano online foto del traffico nelle zone più calde per darsi una mano da soli. Dopo le alluvioni il simbolo della città unita che risorge con le proprie forze sono stati gli Angeli del Fango, dopo il crollo del Ponte Morandi gli eroi della comunità sono stati da subito i Vigili del Fuoco, attivi sin dai primi momenti, senza colori politici, silenziosi ed efficienti.

Durante i funerali di stato, interrotto dagli applausi, l’Imam di Genova ha pronunciato alcune semplici parole capaci di annullare qualsiasi differenza culturale e religiosa tra le comunità che la città ospita: “Preghiamo per Genova. La Superba saprà rialzarsi con fierezza. La nostra Genova, la Zena, che in arabo significa “la bella”, che è nei nostri cuori”. Molte delle comunità straniere presenti in città hanno peraltro dato da subito piena disponibilità ad accogliere gli sfollati.

Tra le varie iniziative di solidarietà e condivisione, sabato 22 settembre alle 17 in Piazza della Vittoria i genovesi sono chiamati a raccolta per l’evento Riprendiamoci Genova, senza nessuna bandiera politica se non la Croce di San Giorgio. “Al di là delle responsabilità dei gestori e della politica, un buona parte della responsabilità morale ricade su tutti noi genovesi”, dicono gli organizzatori su Facebook, determinati a chiedere che i fondi per la ricostruzione non siano gestiti da un commissario straordinario scollegato dal territorio, ma ascoltando la comunità locale e sotto la guida di urbanisti, ingegneri e architetti che conoscono la città. L’ulteriore richiesta è quella che – come accade in altri porti europei – parte dei profitti generati dal traffico nel porto resti a Genova, così che non debba soltanto farsene carico. Poche richieste ma molto chiare e concrete.

* * *

In questo articolo, volutamente, non si è parlato di politica e politici. Le loro dichiarazioni, fuori luogo o adeguate che siano, hanno invaso il Web e potete leggerle altrove traendo le conclusioni che preferite.  

 

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Scoperte intorno alla Via Lattea alcune delle galassie più antiche

People For Planet - Mar, 08/21/2018 - 10:13

“E’ come aver trovato nel giardino di casa i fossili dei primi umani che hanno popolato la Terra”, dice uno degli autori dello studio.

Non lo sapevamo, ma intorno a noi ci sono alcune fra le galassie più antiche del cosmo, veri e propri “fossili” cosmici nati 13 miliardi di anni fa, quando l’Universo era ancora bambino. Secondo un nuovo studio infatti, intorno alla Via Lattea si nasconderebbe un gruppo di galassie primordiali molto più antiche della nostra. Per identificarle e risalire alla loro età, tre astronomi dell’Università di Durham e dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, hanno confrontato l’emissione luminosa delle galassie nane in orbita intorno alla Via Lattea e alla galassia di Andromeda. Lo studio, pubblicato su The Astrophysical Journalfornisce un nuovo importante campione osservativo utile per studiare le epoche più remote della storia dell’Universo.

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Maternità, la proposta in Svizzera: congedo parentale di 38 settimane per i neo-genitori

People For Planet - Mar, 08/21/2018 - 09:45

Trentotto settimane di congedo parentale alle coppie che hanno appena avuto un bambino, così ripartite: 14 settimane per la madre8 per il padre, e le restanti 16 da suddividere tra i due. È questa la proposta avanzata in Svizzera dalla Commissione federale di coordinamento per le questioni familiari (COFF) sulla base di un’analisi di 140 studi scientifici prodotti in tutto il mondo, tra il 2010 e il 2017. Scopo della proposta: coinvolgere maggiormente la figura paterna nella crescita del bambino e avere maggiori vantaggi economici.

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L’Italia sconvolta dal calcio su Internet

People For Planet - Mar, 08/21/2018 - 02:34

Oddio il calcio su Internet. Nel 2018 l’Italia si approccia al web come qualcuno che brancola nel buio. Tremolante, timoroso, completamente a disagio, in balia degli eventi. È quel che sta accadendo da qualche settimana, da quando l’obsoleto universo del pallone ha dovuto fare i conti con l’avvento di Dazn, gruppo Perform, che ha conquistato il diritto di trasmettere tre partite di Serie A alla settimana.

Restiamo fondamentalmente il Paese che fantozzianamente coniuga il calcio con la birra e il frittatone di cipolla. E il telecomando, of course. Gli spot pubblicitari mostrano sempre un gruppo di amici che seguono la partita in tv. Le prime destabilizzazioni hanno colpito le fasce più anziane del Paese, alle prese con chiavette, smart tv, nuove password. È un rito quasi secolare che va in frantumi.

Passi per Netflix che è considerata roba per giovincelli, con “La casa de papel”, “El Chapo”, persino “Better call Saul”. Da noi, gli over sessanta sono perennemente associati ai virtualmente imperituri ispettore Derrick e Signora in giallo.

Poi arriva la sera del debutto. E l’Italia che sta in vacanza, scopre che da noi Internet procede col passo di un maratoneta al trentesimo chilometro. Che la banda larga è roba per quei Paesi strani, quelli che costruiscono nuove infrastrutture, che non secretano le concessioni autostradali, che hanno sempre cantieri aperti, che non si vantano del record di movimenti no black no white no Orange e che, soprattutto, non si ritrovano a dover riflettere su una tragedia da cartoni animati. Com’è che venivano chiamati un tempo? Ah sì, Paesi occidentali.

L’Italia su Internet è un Paese – forse – in via di sviluppo. E stavolta lo sfregio non ha colpito chi fa impresa – che vuoi che sia – ma il sancta sanctorum del pallone. Serviva la Serie A per capire che non siamo attrezzati. Così come si è rivelato impreparato Dazn che non aveva fatto i conti con le richieste last minute. E così sabato sera per Lazio-Napoli ci siamo ritrovati a cercare una radio in casa, perché mentre arrivavano notizie di gol all’Olimpico noi guardavamo ancora le squadre osservare il minuto di silenzio per la tragedia di Genova.

Cristiano Ronaldo

Fallita miseramente la prova con la tecnologia – sì, da noi Internet è tecnologia – il resto della comunicazione calcistica ci ha riportati al nostro luogo d’elezione: Frittole, la città dove finiscono Troisi e Benigni in “Non ci resta che piangere”. A Frittole c’è la tv. E finalmente possiamo sapere del primo respiro di Cristiano Ronaldo, del primo starnuto di Cristiano Ronaldo, e magari di altri debutti più intimi del fuoriclasse portoghese. Che non ha segnato, ma in compenso ha mandato – involontariamente – il portiere del Chievo all’ospedale. Trentanove anni, di Cava de’ Tirreni, Sorrentino è stato l’uomo più intervistato della settimana. Il non detto era: “cosa si prova a essere il primo a subire gol da Cristiano Ronaldo?”. Lui ci aveva anche provato a dire che le partite vanno prima giocate. Ovviamente non gli avevano creduto. E invece aveva ragione lui. Ha resistito fino al 2-2. Poi ha lasciato lo stadio in ambulanza. Ha subito un colpo di frusta alla cervicale e fratture nasali. Però un giorno potrà dire che il naso gliel’ha rotto Cristiano Ronaldo.

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L’animale più pericoloso al mondo è la zanzara

People For Planet - Lun, 08/20/2018 - 16:35

Le malattie più trasmesse sono la malaria, la dengue e la febbre gialla.

In Italia, si contano circa 70 specie di zanzare, tra cui le più diffuse sono la zanzaracomune, la zanzara di risaia e, da ormai da diversi anni, anche la più aggressiva zanzara tigre. Il rischio di contrazione di malattie come la malaria o il virus del Nilo occidentale, però, è molto basso.

Ma non nel resto del mondo. Per questo, oggi si celebra la giornata mondiale della zanzara, che ricorda proprio la relazione con la malaria scoperta dal medico britannico Ronald Ross il 20 agosto 1897.

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Spezzare gli spaghetti perfettamente in due: dopo 80 anni il MIT svela il mistero

People For Planet - Lun, 08/20/2018 - 16:15

Finalmente sappiamo che gli spaghetti crudi possono essere spezzati perfettamente in due; una scoperta che, oltre a risolvere un bizzarro enigma decennale, potrebbe aiutare gli scienziati a comprendere meglio come si crepano e fratturano determinati materiali. A riuscire nell’ardua impresa un team di ricerca internazionale guidato da fisici e matematici dell’autorevole Massachusetts Institute of Techonology – meglio conosciuto con l’acronimo di MIT -, che ha collaborato a stretto contatto con i colleghi della Sibley School of Mechanical and Aerospace Engineering presso l’Università Cornell di Ithaca e dell’Università Aix Marsiglia (Francia). Se la notizia può sembrarvi assurda, per comprenderne meglio il senso potreste iniziare con un piccolo esperimento pratico. Recatevi in cucina, aprite una scatola di spaghetti, prendetene uno e flettetelo prendendolo dai due lati fino a farlo rompere; noterete che si frantumerà in più pezzi e non in due. Questo succederà con ogni spaghetto che proverete a spezzare. Gli scienziati guidati dal MIT, grazie a un apposito dispositivo che applica una forza e una torsione impossibili per le mani dell’uomo, sono invece riusciti a spezzare gli spaghetti perfettamente in due

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Isola di plastica sul lago di Iseo: prove tecniche di galleggiamento

People For Planet - Lun, 08/20/2018 - 04:56

In questa gallery fotografica alcune immagini del prototipo dell’isola in bottiglie di plastica riciclata che stanno realizzando 22 giovani studenti di Lovere, sul lago di Iseo.
Tutto è iniziato con un progetto di Alternanza Scuola-Lavoro di cui potete leggere qui.
La grande notizia è che l’isola galleggia!!!

Scrivono i ragazzi di Lovere: “Siamo i ragazzi della IVBS del Liceo Scientifico di Lovere, quelli che hanno inventato, insieme a Jacopo Fo della Libera Università di Alcatraz, il progetto “L’isola che non c’era”.
Vogliamo sensibilizzare le persone del Lago d’Iseo sul tema del riciclo e alla riduzione dell’inquinamento.
Non ci sembra vero che il progetto sia cominciato e che il nostro sogno si stia concretizzando!!
Ma noi siamo in 22, più gli sponsor e la scuola, e quindi l’Isola che non c’era CI SARA’!!!”

Il progetto
Progettare e costruire un’isola artificiale, galleggiante su migliaia di bottiglie di plastica riciclate, con installato sopra un impianto di fitodepurazione delle acque, ispirandosi ai progetti realizzati da Bruce Kania e Richart Sowa (cercate in rete “Joyxee Island”).

Qui tutti gli articoli sull’argomento

Di seguito un video sull’assemblaggio della piattaforma

 

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Inquinamento indoor e pittura assorbente: Airlite la vernice che purifica l’aria

People For Planet - Lun, 08/20/2018 - 02:59

Quando si parla di inquinamento atmosferico ci viene subito in mente uno scenario di nuvole di fumo, polveri e smog che coprono la città. Ma sono importanti anche i livelli di inquinamento negli ambienti interni che sono più insidiosi perchè invisibili (e non monitorati) e che comportano comunque danni alla salute di varia natura.

La modifica, avviata dagli anni ’70, di alcune pratiche di costruzione che hanno privilegiato i sistemi di isolamento termico ha via via peggiorato la qualità dell’aria interna. La diminuzione della ventilazione infatti aumenta la concentrazione degli inquinanti indoor e ha dato origine ad una serie di patologie fisiche, più o meno gravi. Tra queste anche la riduzione delle capacità cognitive per chi ci vive o lavora.

La progettazione che segue criteri di sostenibilità e i sistemi di classificazione del green building ha origine in gran parte come risposta ai problemi sanitari provocati da una scarsa qualità dell’aria interna.
Questi sistemi valutano infatti l’efficienza energetica e l’impronta ambientale, ma anche la ventilazione, la filtrazione, le emissioni nocive dei materiali edili, gli inquinanti interni, le condizioni termiche e di illuminazione.

Gli edifici verdi rilevano minori concentrazioni di particelle, biossido di azoto, composti organici volatili (VOC) e allergeni rispetto alle strutture convenzionali.
I benefici degli edifici verdi non sono trascurabili. Tra le varie implicazioni sulla salute e sul benessere, alcuni studi hanno dimostrato una migliore qualità del sonno, migliori funzioni cognitive e di produttività, sia nelle abitazioni sia negli uffici e scuole.
In uno di questi, effettuato da un team di ricercatori dell’Università di Harvard, SUNY e Syracuse, sono stati simulati tre ambienti presso il laboratorio di Qualità Ambientale Interna di Willis H. Carrier: low-VOC (Green), high-VOC (Tradizionale) e higher ventilation low-VOC (Green +). L’esperimento è stato svolto per quantificare l’impatto dell’ambiente interno sulla funzioni cognitive.
Ventiquattro professionisti sono stati reclutati dopo essere stati sottoposti a uno screening medico. Sono stati controllati tre parametri di prova: ventilazione, CO2 e VOC.
In media, i punteggi cognitivi sono risultati del 61% più alti quando i professionisti hanno lavorato in spazi verdi e 101% più alti negli spazi Green + rispetto a quelli convenzionali.

Sicuramente il primo passo per ridurre l’inquinamento indoor è migliorare i sistemi di ventilazione e filtrazione, ma poi un’altra scelta importante riguarda anche cosa mettiamo sulle pareti: intonaco, vernici, carte da parati.
Optare per un composto a base di calce naturale (anziché cemento) è una buona base di partenza. Inserire una parete sgargiante o lucida può comportare senza dubbio un aumento della presenza di inquinanti, per cui sicuramente meglio le tinte tenui.
Parlando di prodotti, bisogna dire che ce ne sono molti e che quelli citati ne costituiscono solo una parte; per esempio Naturalia Bau (certificato Biosafe) propone intonaci a base calce e argilla, di facile applicazione e che non rilasciano sostanze chimiche e nocive. Ma anche grandi player (dalla Rofix alla Mapei) investono sulla riduzione di sostanze tossiche.
Marchi come Durga, Spring Color, Thermovital, Primat o Solas propongono vernici e biopitture a basse emissioni.

Ed infine Airlite che commercializza addirittura una vernice in grado di “mangiare” letteralmente lo sporco nell’aria, all’aperto o all’interno di un edificio, depurandola dall’88% dell’inquinamento.

Ma cos’è Airlite? Come nasce? Come agisce e quali sono i suoi benefici?

Vediamo di approfondire un prodotto che possiede molteplici linee di azione, perchè stando ai risultati Airlite ha effetto sia sugli inquinanti che fanno male alla salute, sia su quelli che causano l’effetto serra: in particolare elimina i pericolosi gas, gli ossidi di azoto (NOx) e di zolfo (SOx). La riduzione dell’inquinante NO2, per esempio,  è di oltre l’80% in laboratorio e del 50% in ambiente reale.

L’Airlite è una vernice in polvere che, aggiungendo una soluzione liquida che contiene biossido di titanio, è in grado di attivarsi a contatto con la luce, sia naturale sia artificiale, riuscendo a trasformare gli agenti inquinanti in molecole di sale. Questa tecnologia innovativa nasce nel 2013 dalla start up Advanced Materials che oggi è un’azienda presente in tre continenti diversi. Nel 2000 uno dei soci fondatori inizia a a studiare le proprietà dei materiali fotosensibili che si attivano con la luce e senza mai scoraggiarsi, dopo molti anni e continui esperimenti sviluppa una nuova tecnologia al 100% naturale che si applica come una pittura; deposita quindi i brevetti e sviluppa le applicazioni della sua scoperta.

Cosa riesce a fare Airlite?

  • neutralizzare gli odori,
  • eliminare il 99,9% dei batteri,
  • eliminare e previenire le muffe,
  • respingere la polvere e lo sporco,
  • ridurre l’inquinamento fino all‘88,8%
  • aiutare a ridurre i consui energetici.

Per capire quanto questa pittura riesca a contrastare l’impatto ambientale, basti pensare che dipingere una superficie di 100 m2 con Airlite riduce l’inquinamento dell’aria al pari di un’area di 100 m2 coperta da alberi ad alto fusto: lo stesso effetto di un bosco.

Ma tra i benefici di Airlite c’è anche il fatto di eliminare il 99,9% di batteri e virus, si è dimostrata efficacie sia su quei batteri resistenti agli antibiotici, come lo Staphylococcus Aureus, sia su altri batteri pericolosi per la salute umana come l’Escherechia Coli, peritonite, meningite e molti altri,  creando ambienti più sani e sicuri ed evitando inoltre la formazione di possibili allergie, pruriti, mal di testa, tosse, asma e altri disturbi delle vie respiratorie.
Questo permette di ridurre in modo significativo la carica batterica totale in ogni ambiente, rendendo possibile una elevata salubrità ambientale, unita a un maggiore benessere e confort abitativo. Una soluzione particolarmente indicata per ambienti, come quelli ospedalieri, che necessitano di essere sterili.

Altra caratteristica della vernice mangia smog è quella di impedire allo sporco di depositarsi sulle pareti. Come? L’azione di Airlite, da una parte decompone le sostanze oleose depositate sulla superficie, impedendo alle polveri e alla sabbia di aderire alla parete. Dall’altra, crea un sottile strato superficiale di acqua (grazie a una proprietà chiamata idrofilia), che impedisce alle polveri e alle altre particelle di sedimentare sulla superficie, facendole rimbalzare via. In poche parole l’innovazione smog e pittura assorbente crea un invisibile film protettivo che impedisce allo sporco e alla polvere presenti nell’aria di depositarsi sulle superfici.

La vernice può anche essere vista come un ottimo alleato per ridurre i consumi energetici legati al raffrescamento.  Airlite riflette la maggior parte della radiazione solare infrarossa, impedendo il passaggio eccessivo di calore. Questo si traduce in ambienti molto più freschi nella stagione estiva con un risparmio di energia elettrica per il condizionamento dell’aria stimato tra il 15 e il 50%.

Per citare alcune applicazioni in grandi ambienti, ad oggi, Airlite stata utilizzata per dipingere il complesso “Office of the Future” a Dubai, il “Davines Village” a Vicenza, la “Halcyon London International School” a Londra, la “Triennale” di Milano e “Garage Italia Customs” in Piazzale Accursio.

 

Fonti:

AIRLITE, la pittura che purifica l’aria!

https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/airlite-pittura

Maria Chiara Voci, Il Sole 24 ore- http://www.ilsole24ore.com/art/casa/2018-03-23/cosi-casa-non-diventa-tossica-la-salute-174611.shtml?uuid=AEkqjzJE

Smog e pittura assorbente: Airlite, la vernice che purifica l’aria

http://www.casaeclima.com/ar_32381__Una-scarsa-qualit-dellaria-interna-diminuisce-le-facolt-cognitive.html?mc_cid=bf34a8eb46&mc_eid=3d99698118

 

Photo by: Kaboompics .com from Pexels

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Vado a vivere su un castagno!

People For Planet - Dom, 08/19/2018 - 04:14

Nella riserva naturale dei Monti Pelati, nel Canavese, a una cinquantina di km da Torino, c’è un ecovillaggio molto particolare. Sono tutte case sugli alberi di castagno a 7 metri di altezza.
E’ il primo villaggio “arboricolo” d’Italia, i lavori sono iniziati nel 2002, e non è un posto da eremiti o figli dei fiori. E’ abitato da professionisti e manager ed è dotato di tutti i confort: tv, internet, telefono. Le case sono realizzate in legno con le più innovative tecniche di bioedilizia e collegate tra loro con passerelle, scale e ponti, c’è l’acqua corrente e l’elettricità. In una casa c’è perfino un idromassaggio. Il primo paese è lontano appena 4 km.
Il suono di una conchiglia avverte che è pronto da mangiare, i pasti sono condivisi per ridurre gli sprechi e passare del tempo in compagnia.
Vi abitano 12 adulti e una bambina ma il villaggio sugli alberi è in continua espansione.
Il monte dove sorge il villaggio si chiama Bella Addormentata, ovviamente…

Scrive Antonio Gregolin su Xl.Repubblica.it: “A sentire il popolo del bosco, i problemi non sembrano essere diversi da quelli di chi vive in montagna in una normale casa. A parte le borse della spesa tirate su con una carrucola. E le castagne. Sì, le castagne che ti cadono sul tetto, una “pioggia” a cui bisogna abituarsi. «Ma tutti noi ormai, senza il bosco faremmo davvero fatica a vivere», esclama Giorgio, appena rientrato dal suo turno d’infermiere, «l’energia che respiriamo ci nutre ogni giorno».
Il bosco sembra accettare bene i suoi inquilini: «Fino a due anni fa, questa zona che ci circonda», spiega Maria Pia, «era impoverita dall’eccessivo sfruttamento forestale. Ma rispettando l’ambiente, il numero delle specie vegetali, dagli alberi alle erbe spontanee, sta pian piano crescendo: la natura ritrova il suo equilibrio».”

Volete provare l’emozione di dormire su un albero? Qui 4 hotel sugli alberi in Piemonte

Fonti:

http://www.eticamente.net/41020/il-villaggio-sugli-alberi-piemonte.html

http://canavesenews.it/news/il-primo-villaggio-sospeso-tra-gli-alberi-sorge-nei-boschi-dei-suggestivi-monti-pelati/

http://xl.repubblica.it/dettaglio/39101

Immagine di copertina: fotomontaggio di Armando Tondo

Fotomontaggi di Armando Tondo

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Calcolata la velocità della morte: due millimetri l’ora

People For Planet - Dom, 08/19/2018 - 01:01

Misurata la velocità della morte: un gruppo di studiosi della Stanford University (California, Stati Uniti) ha calcolato che la morte di una cellula ha una velocità precisa: trenta millesimi di millimetro al minuto, ovvero due millimetri all’ora. La scoperta, spiegano gli autori dello studio, sebbene possa apparire bizzarra potrebbe invece avere in futuro importanti implicazioni per la cura di malattie come il cancro e l’Alzheimer.

Lo studio
I ricercatori si sono concentrati sullo studio delle uova di rana della specie Xenopus laevis che, per tenere sotto controllo il numero di cellule e contribuire a un sano sviluppo dell’organismo, vanno incontro a morte programmata (processo noto in linguaggio scientifico con il termine di apoptosi). I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Science.

La morte programmata delle cellule
La morte programmata delle cellule, detta anche apoptosi cellulare, è un processo che avviene in modo ordinato ed è importante per il corretto sviluppo dell’organismo. A volte, però, i meccanismi cellulari possono andare incontro a malfunzionamenti, inducendo l’eliminazione di cellule che dovrebbero continuare a vivere e, al contrario, mantenendo in vita cellule che sarebbero destinate alla morte. Per questo, spiegano gli autori dello studio, tanto più sono conosciuti i processi di morte cellulare, tanto più si possono studiare modalità per intervenire nei processi stessi.

Cose incredibili per cancro e Alzheimer?

Come hanno spiegato i due autori dello studio Xianrui Cheng e James Ferrell al The Guardian, “se conosciamo la velocità con cui le cellule muoiono, o più precisamente il modo in cui muoiono, possiamo fare cose incredibili per malattie come il cancro o l’Alzheimer. Ad esempio, curare il cancro incoraggiando cellule cancerose ad autodistruggersi, oppure fermare la degenerazione cellulare nei pazienti a rischio Alzheimer”.

 

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Se incontrate un orso, parlategli con calma!

People For Planet - Sab, 08/18/2018 - 08:49

Durante le scampagnate estive può capitare di incontrare un orso. Il Wwf, sulla sua pagina Facebook, pubblica un importante decalogo su come comportarsi. Tra i tanti consigli utili ne spuntano alcuni che…

6. Se vi imbattete casualmente in un orso a distanza ridotta e l’orso si allontana, non seguitelo.
Sempre un ottimo consiglio. Tipo: “Tanto va la gatta al lardo…”

7. Se l’orso vi nota e rimane fermo, allontanatevi parlando con voce calma.
Ma se riuscite a stare zitti è ancora meglio!

8. Se l’orso vi nota e si alza sulle zampe posteriori per studiare la situazione, fermatevi e parlate con calma.

9. Se l’orso dovesse seguirvi o avvicinarsi, mantenete la vostra posizione parlando con calma.

E’ chiaro che al Wwf ci tengono molto al fatto di parlare all’orso con calma. Il rischio, probabilmente, è di essere fraintesi o di dire cose che in realtà non pensi.
Orso… ma io e te, che cazzo se dovemo dì! (Grazie Corrado Guzzanti!)

Anche parlandogli con calma in alcuni casi l’orso attacca:

10. Nel caso in cui l’orso dovesse attaccarvi, stendetevi a terra a faccia in giù coprendovi il collo con le mani. Rialzatevi solo quando l’orso non sarà più nei paraggi.
A questo punto potete anche parlare nervosamente.

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Salviamo Riace!

People For Planet - Sab, 08/18/2018 - 05:40

Riace è un comune della Locride (Calabria) noto per il ritrovamento nel 1972 dei Bronzi. Di quella scoperta Riace non ha tratto alcun beneficio. I Bronzi sono stati portati altrove. Riace ha continuato ad essere un paese di emigrazione e a spopolarsi anno dopo anno.

Poi, nel 1998, la svolta con lo sbarco a Riace Marina di duecento profughi provenienti su un veliero dal Kurdistan. L’associazione Città Futura decide di ospitare i migranti appena sbarcati nelle vecchie case abbandonate del paese e il paese progressivamente si rianima.

Da allora, Riace è riuscito a dare ospitalità ai rifugiati (ora 400 in tutto il paese) mantenendo in vita servizi di primaria importanza come la scuola e finanziando il piccolo comune con micro attività imprenditoriali legate all’artigianato.

Grazie alle politiche di accoglienza del Sindaco Domenico Lucano il paese ha concesso ospitalità a richiedenti asilo provenienti da venti diverse nazioni, integrandoli nel tessuto culturale cittadino e inserendoli nel mondo del lavoro, ridando di fatto alla città di Riace una nuova vita.

Ora tutto questo rischia di finire perché lo Stato italiano non eroga da 2 anni i fondi che l’Unione Europea ha assegnato per Riace.

A Riace si trovano laboratori tessili e di ceramica, bar e panetterie, la raccolta differenziata porta a porta garantita da due ragazzi extracomunitari e trasportata con asini.

L’integrazione dei migranti è assicurata da circa settanta mediatori culturali assunti dal Comune e facenti parte del sistema Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), nato proprio per proporre, oltre le misure di assistenza e di protezione ai singoli beneficiari, il processo di integrazione sociale ed economica di cui Riace si fa promotrice.

A Riace assieme all’euro circola una moneta esclusiva del posto (i bonus Riace), utilizzata ogni giorno dai migranti nei negozi riacesi per l’acquisto di cibo, vestiti, ricariche telefoniche. “Il ministero ci accreditava queste risorse con molto ritardo, ci siamo inventati un’idea di moneta spendibile solo a Riace con riscontro positivo dell’economia locale”, spiega il Sindaco. Una pratica virtuosa che dovrebbe essere un modello per tutti, perché oltre a favorire l’autonomia degli ospiti evita la gestione centralizzata di grandi acquisti, quella parte della filiera economica dell’accoglienza dove si annidano corruzione, collusione e infiltrazioni della criminalità organizzata.

Nel 2016 la rivista Fortune ha inserito il sindaco di Riace tra i 50 leader più influenti al mondo.

Il modello Riace rischia però di dissolversi a causa dei mancati pagamenti dei fondi necessari per l’accoglienza.

Dal maggio 2016 non riceviamo un euro dalla Prefettura. Abbiamo un sistema che funziona, ma iniziamo a pensare che dia fastidio. Da troppi anni siamo abbandonati” dice il Sindaco Domenico Lucano. Versamenti che sono stati invece regolarmente effettuati ai paesi limitrofi della Locride che gestiscono altre strutture di accoglienza.
I problemi sono iniziati con un’ispezione inviata dalla prefettura che ha prodotto un verbale che giudica inadeguate le condizioni di vita dei migranti ed irregolari i sistemi di assegnazione degli incarichi alle cooperative che gestiscono i servizi.

La nostra opinione è che le osservazioni critiche a questo progetto siano di minimo rilievo. Sono osservazioni di carattere procedurale e formale che non hanno nulla a che vedere con la qualità del servizio”, spiega Gianfranco Schiavone vice presidente dell’ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) “Certo, la qualità del progetto è andata diminuendo per carenza di fondi. Non si possono erogare servizi se non ci sono i soldi. Anche io ci vedo un disegno di chiusura che va avanti nel tempo“.

Secondo il Sole 24 Orerischia di saltare il più virtuoso ed efficace modello di integrazione che ha rigenerato il tessuto sociale in un’area intera della Calabria ravvivando l’economia”.
A Riace intanto è stato dichiarato lo stato di dissesto finanziario ed il Sindaco ha iniziato uno sciopero della fame.

In una conferenza stampa congiunta, il presidente della Regione Mario Oliverio e Domenico Lucano hanno denunciato l’esistenza di un chiaro disegno politico per chiudere l’esperienza Riace.

Ma perché Riace fa tanta paura?
Perché dimostra che è possibile. Hanno anche impedito la messa in onda sulla RAI del film girato qui a Riace. Perché?”, si chiede il Sindaco Lucano, che aggiunge: “La ragione è che 7-8 milioni di persone avrebbero visto che a Riace è possibile. E’ possibile in una delle zone più depresse d’Italia, dove l’accoglienza non si limita ad una dimensione etica ed umana ma diventa anche la soluzione al problema dello spopolamento”.
Il film, “Tutto il mondo è Paese”, è stato bloccato dalla Rai. Qui le dichiarazioni del protagonista del film, Beppe Fiorello.
Riace sta ricevendo la solidarietà di tanti sindaci: tra gli altri Luigi De Magistris (Napoli), Federico Pizzarrotti (Parma), Remi Pagani (Ginevra), Ada Colau (Barcellona). “A Riace sono riusciti a fare quello che in tanti diciamo di voler fare. Noi lo diciamo, loro l’hanno fatto”, ha dichiarato Ada Colau, la sindaca di Barcellona. “Qui si vede che l’accoglienza non è solo una questione morale, legale o di diritti umani ma un’opportunità per tutti. Così, quando arrivi qui a Riace, ti chiedi chi è che sta salvando e chi viene invece salvato. Stiamo salvando i rifugiati o sono loro che stanno salvando l’Europa? Riace stava perdendo la sua popolazione e oggi, grazie al coraggio e alla capacità di chi ha dato vita a un progetto esemplare, la gente è più felice, il paese è pieno di bambini e ha ricominciato a sorridere. Riace è il simbolo di un’Europa della speranza”.

Giovanna Marini ha trasmesso una lettera-appello, di seguito un estratto dei passi salienti:

Carissimi, vi scrivo per questo problema di Riace che mi tiene sveglia la notte per la rabbia e l’impotenza.

E’ un paese modello, Riace; grazie all’accoglienza, ora pieno di neonati e adulti che erano neonati quando sono sbarcati a Riace e accolti da un sindaco intelligente che con loro ha ricostruito e ricreato un paese morente.

Ora il sindaco fa lo sciopero della fame. Lo dicono solo i social e “Il sole 24 ore” che Il Ministero degli Interni nega a Riace i soldi, quasi 2.000.000, mandati dall’Europa per Riace, e nega anche la sovvenzione del primo semestre 2018 che ha dato a tutti i paesi. Lo Stato taglia i fondi al sindaco di Riace perché è un paese modello.

C’è una sorta di consegna del silenzio su Riace, la gente non ne sa nulla, solo i pochi che vanno spulciando qua e là sui social qualcosa hanno capito.

Hanno capito che Riace, che nel mondo è conosciuta come un’esperienza pilota che andrebbe seguita dai tanti paesini morenti in Italia, è invece destinata con tutto il suo carico di famiglie ormai salvate, felici, operative e anche di locali, a una lenta morte per estinzione del paese bollato da Salvini come culla di clandestini.

E’ una cosa che rivolta la coscienza, non ci si dorme su un’ingiustizia così stupida e crudele, perciò è venuto in soccorso il RECOSOL Rete di Comuni Solidali, che si è messa a disposizione col proprio IBAN per aiutare il paese, per sconfiggere il razzismo inconsulto e sfrenato…

Dal RECOSOL, dopo nemmeno 48 ore della sua apertura, sono arrivati 10.000 euro…

Tutto questo è accaduto pochi giorni fa, la decisione e la diffusione, ora tocca a tutti noi diffondere. E’ il momento di dimostrare che non siamo tutti razzisti e menefreghisti come spera Salvini. Ci sono coscienze che forse lui nemmeno immagina, ma che muovono il mondo meglio delle non-coscienze mosse solo da paura e ignoranza e stupidità. Un tris mortale.

Vi abbraccio tutti fortissimo, stiamo vicini “statti cu’ mia, ca sinnò cadimme “. La mando a voi perché la mandiate a tutti e vi ringrazio infinitamente
Giovanna Marini

Per partecipare alla raccolta fondi con una una donazione unica o periodica: RECOSOL, IBAN: IT92R0501801000000000179515, causale Riace.

E se siete in vacanza in Calabria, dalle parti di Riace, andate a vedere questa esperienza e magari fate un po’ di shopping lì. Anche questo è un modo per aiutare Riace.

 

Fonti:
comune-info.net
tpi.it
www.ilsole24ore.com
www.asgi.it
comunisolidali.org

Foto
Copertina, fonte: ilsalto.net
Prima immagine, fonte: RiaceinFestival
Seconda immagine: nella foto, tratta da www.lentelocale.it, il sindaco di Riace Domenico Lucano, con la sindaca di Barcellona Ada Colau, padre Alex Zanotelli e abitanti di Riace

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