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Foreste urbane, l’importanza degli alberi in città

People For Planet - Mer, 06/24/2020 - 15:00
Perché dovremmo piantare più alberi in città

Gli alberi svolgono un ruolo fondamentale nelle foreste, ma anche negli ambienti urbani. Se pensiamo a un viale alberato cittadino, la prima cosa che possiamo apprezzare è l’ombra prodotta dalle piante, ma i benefici del verde in città non si limitano certo a questo.

Sappiamo ad esempio che, oltre a creare ombra e a diminuire la temperatura media di 3,5°C, gli alberi sono in grado di ridurre la CO2 e sequestrare carbonio e di assorbire inquinanti atmosferici.

Non solo: le piante possono anche aiutarci a contenere gli allagamenti e sono fondamentali per la tutela della biodiversità.

Pochi giorni fa si è svolto su questo tema il webinar Progettare foreste urbane per la mitigazione degli allagamenti, il benessere e la biodiversità organizzato dall’Università di Milano e Unimont. Durante l’incontro si è parlato dell’importanza del verde in città, della presenza di isole e corridoi verdi e dei loro vantaggi.

Il ruolo delle piante nella prevenzione degli allagamenti

Diverse città italiane, tra cui Milano, sono spesso oggetto di allagamenti dovuti alle piogge intense. Negli ultimi anni, infatti, si è registrato un cambiamento delle precipitazioni: dall’inizio del secolo scorso sono aumentati i giorni in cui non piove ma non la quantità di pioggia, determinando precipitazioni più brevi e intense. Questo, unito al sempre crescente consumo di suolo nelle metropoli favorisce gli allagamenti nelle aree urbane.

Piantare alberi in città potrebbe aiutarci a prevenire questi fenomeni, che provocano danni e disagi a tutta la popolazione.

Le piante sono infatti in grado di ridurre di circa il 15% la quantità di pioggia che raggiunge il suolo, trattenuta dalla chioma, mentre le aiuole in cui crescono convogliano l’acqua che scende dal tronco e che viene assorbita dal suolo anziché riversata sulle strade.

L’importanza di isole e corridoi verdi per la biodiversità urbana

Il verde in città, come abbiamo visto, è fondamentale per diversi motivi. Uno di questi è la tutela della biodiversità, poiché nelle isole verdi urbane si creano habitat per insetti, mammiferi, uccelli.

Proteggere e favorire la biodiversità ha ovviamente ripercussioni positive anche sulla nostra vita, poiché tutte le specie sono interconnesse tra loro e dipendono le une dalle altre: si pensi solo all’importanza degli insetti impollinatori per l’agricoltura.

Le isole urbane da sole però non sono sufficienti se queste non sono collegate tra loro. Dunque se è fondamentale piantare alberi e creare nodi verdi all’interno delle città, è anche cruciale che il verde urbano non sia frammentato, ma che le isole siano collegate tra loro da corridoi verdi.

I corridoi verdi a terra o sulle chiome degli alberi consentono agli animali di muoversi all’interno del verde urbano, permettendo loro di avere a disposizione risorse maggiori e favorendo la biodiversità. 

Tutti gli alberi sono uguali?

La tutela delle foreste urbane e la piantumazione di nuovi alberi in città potrebbe migliorare sensibilmente la qualità della vita per tutti noi, ma è importante scegliere le specie giuste.

La capacità degli alberi di fare ombra, mitigare le piogge, assorbire CO2 e inquinanti è infatti molto variabile da una specie all’altra.

Inoltre, non tutte le piante si adattano allo stesso modo all’ambiente urbano, ben diverso da quello naturale.

Gli alberi cittadini devono convivere con differenti condizioni di luce, con terreni spesso poveri di ossigeno e di sostanze organiche, con il pH alcalino del suolo e con patogeni diversi.

Occorre poi scegliere specie capaci di tollerare le potature e tenere conto di altri numerosi altri fattori, tra cui ad esempio il potenziale di alcune piante di provocare allergie.

Insomma, non tutti gli alberi sono uguali e mettere a dimora una specie sbagliata può trasformarsi solo in un costo per le amministrazioni, apportando benefici minimi alla popolazione.

Per questo motivo stanno nascendo diversi comitati tecnico-scientifici in cui gruppi di esperti mettono a disposizione le loro competenze per aiutare le comunità a raggiungere l’obiettivo di mettere a dimora 60 milioni di alberi, iniziativa lanciata pochi mesi fa dal professor Stefano Mancuso in collaborazione con Carlo Petrini, Presidente di Slow Food e Domenico Pompili, Vescovo di Rieti.

Pochi giorni fa è stato inaugurato il Comitato Alberitalia che ha lo scopo di promuovere la piantagione di alberi e di fornire indicazioni scientifiche e tecniche a tutti i soggetti coinvolti in progetti di riforestazione urbana, così da rendere le foreste efficaci, efficienti e sostenibili.

Piantare 60 milioni di alberi, uno per ogni italiano, è un progetto ambizioso che forse non sarà sufficiente a contrastare da solo i cambiamenti climatici ma che, come abbiamo visto, potrebbe migliorare il benessere di tutti noi, anche nelle nostre trafficate e calde città.

Fonti di riferimento:
Unimont
Comitato Alberitalia

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I pannelli a metano: la nuova frontiera della tecnologia

People For Planet - Mer, 06/24/2020 - 11:00

Qualcuno fermi Salvini che non ne dice una giusta.
«Questo ponte, grazie ai pannelli di metano, si autoalimenterà» ha esclamato l’ex ministro dell’Interno in diretta su Facebook dal cantiere di Genova.

Rinunciando al look da nerd e indossando gilet giallo e caschetto rosso come un ingegnere, il nostro ha dichiarato che il nuovo ponte è un “orgoglio italiano”, e ci chiediamo se lo era anche quando è crollato.

Poi, per non farsi scappare l’ennesima gaffe ha anche dichiarato: «Si autoalimenterà grazie a pannelli di metano». Fotovoltaici, Matteo, fotovoltaici.

Non osiamo immaginare quanti leghisti stiano chiedendo di comperare i pannelli a metano, come scrive ironicamente Tiberio Centi su Twitter:

Salvini dove si possono ordinare questi pannelli di metano che ho un ordine da confermare, stanno avendo un successo strepitoso, c’è una domanda di mercato pazzesca, tutti li vogliono!”

Al peggio pare non ci sia mai fine, avevamo pensato di aver raggiunto il fondo con Toninelli e invece abbiamo iniziato a scavare.

Intanto facciamo due risate con Fabio De Luigi, il video non è perfetto ma dà decisamente l’idea.

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Covid-19: in Italia numero vittime ai minimi. Galli: “ Ma il virus non si è rabbonito”

People For Planet - Mer, 06/24/2020 - 10:00

Il numero delle vittime da Covid-19 è ai minimi storici: solo 18 nelle ultime 24 ore, il nuovo minimo da inizio epidemia. I decessi sono 6 in Lombardia, 4 in Piemonte, 2 in Lazio e Puglia e 1 in Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Liguria. Pochi anche i nuovi casi – solo 122 tamponi positivi – e soprattutto risulta basso il rapporto tra nuovi positivi individuati e test effettuati (sia a livello nazionale che nella regione Lombardia).

I dati – sicuramente rincuoranti – aggiornati a ieri nel tardo pomeriggio arrivano dal ministero della Salute. Ma Massimo Galli, direttore di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano, invita a non abbassare la guardia: “Il virus non si è affatto rabbonito – ha affermato l’esperto durante la trasmissione Agorà su Rai 3 – come vediamo in Germania”, dove è stato ripristinato il lockdown in due quartieri in cui sono stati trovati rispettivamente 44 e 100 positivi al nuovo coronavirus, tra cui anche bambini.

A fine infezione si è meno contagiosi

Quanto alle molto discusse nuove linee guida provvisorie dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) di non rendere più necessario il doppio tampone negativo per certificare la guarigione da Covid-19, ma di guardare solo all’assenza dei sintomi per tre giorni consecutivi – revisione dovuta al fatto che in Paesi con alta circolazione del virus diversi soggetti sono stati costretti a lunghi periodi di isolamento, anche dopo la fine dei sintomi, a causa delle difficoltà di essere sottoposti a tampone -, Galli ha affermato che la spiegazione all’origine della revisione delle linee guida Oms potrebbe risiedere nel fatto che “se una persona convive con il virus per lungo tempo, verso la fine dell’infezione le particelle che trasmette sono poche“.

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4 lavoretti da fare con la pasta cruda

People For Planet - Mer, 06/24/2020 - 10:00

Diamo spazio alla nostra creatività con dei lavoretti semplici da fare con i nostri bambini!

Dal canale YouTube Vivi con Letizia alcuni spunti su come passare del tempo utilizzando diversi formati di pasta cruda che possiamo facilmente trovare nella nostra cucina!

Fonte: Vivi con Letizia

Cosa serve

Per il primo lavoretto:

  • Cartoncino;
  • Pasta di diverse forme e misure;
  • Spugnetta;
  • Colori acrilici;
  • Pennelli;
  • Pennarello colore a scelta
  • Spago;

Per il secondo lavoretto:

  • Pasta di diverse forme e misure;
  • Colori acrilici;
  • Pennelli
  • Timbro in silicone o una buona mano nel disegno!
  • Pennarello colore a scelta;
  • Spago;

Per il terzo lavoretto:

  • Pasta di diverse forme e misure;
  • Colori acrilici;
  • Pennelli
  • Cartoncino;
  • Righello;
  • Pennarello colore a scelta;

Per il quarto lavoretto:

  • Barattolo metallo;
  • Pasta di diverse forme e misure;
  • Colori acrilici;
  • Pennelli.

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Ma chi l’ha detto che non si può sfamare il mondo rispettando l’ambiente?

People For Planet - Mer, 06/24/2020 - 08:00

Farm to Fork”. Lo scopo dichiarato nel documento preliminare a quest’ultima, presentato a fine maggio, è di avviare la transizione verso un sistema agro-alimentare più sostenibile.

Biodiversità e fertilità: la rigenerazione dei suoli e l’agricoltura biologica

In particolare tra gli obiettivi c’è il ruolo positivo attribuito all’agricoltura biologica con l’impegno al raggiungimento del 25% della superficie agricola europea (SAU) in biologico e il 10% delle aree agricole destinate a infrastrutture verdi per la conservazione della natura, in coerenza con l’altra importante Strategia 2030 per la Biodiversità e sottolineando la dipendenza dell’agricoltura dalla tutela della biodiversità.

La biodiversità e la fertilità dei suoli, come il ruolo dell’agricoltura biologica, avranno quindi attraverso questi documenti e i conseguenti investimenti e norme, anche da parte dell’Unione, il riconoscimento di obiettivo primario per lo sviluppo socioeconomico, per il contrasto al crescente inquinamento diffuso di molte aree agricole e anche al rischio desertificazione che è ormai una minaccia in tutti i continenti, non solo in quelli dal clima arido e secco.

La desertificazione minaccia anche l’Italia

In Italia è a rischio desertificazione oltre il 20% del territorio nazionale, il 40% di questo è nel Sud del Paese, ma anche la pianura padana è tra questi territori. La desertificazione di origine umana deriva da più attività e comportamenti: da un lato lo sfruttamento agricolo intensivo, l’urbanizzazione, l’allevamento intensivo ed estensivo; dall’altro la deforestazione, gli incendi, e soprattutto l’inquinamento, anche derivanti dai pesticidi. I suoli diventano poveri di sostanze fertili, di tutto quell’ecosistema di organismi e microorganismi (batteri, lombrichi, funghi, ecc.) necessari a fissare l’azoto atmosferico e di formare la simbiosi con le piante che la biodiversità garantisce.

Oggi l’agricoltura solo estrattiva che non si basa su un approccio anche rigenerativo, non produce qualità e valore, ma lo toglie solo all’ambiente. Inquinamento e perdita di fertilità del terreno, oltre ad essere improduttivi, possono farci ammalare e creare un clima più favorevole allo sviluppo di virus.

Rigenerare i suoli, primo passo per la sostenibilità

Sono le parole anche dell’amministratore delegato di Novamont e Presidente del Kyoto Club, Catia Bastioli: “La cura della Terra è il primo passo essenziale della svolta nello sviluppo, non solo tecnologico, del mondo moderno”. E la rigenerazione dei suoli, con filiere tecnologiche e integrate in grado di rigenerare continuamente il capitale naturale in maniera circolare, è alla base di questo necessario modello.

E dunque largo ai progetti di recupero dell’organico come compost di qualità, progetti di “biogas farms” con recupero del biogas dalle colture e uso di digestato come fertilizzante (il cosiddetto “Biogas fatto bene”), spazio ai bioerbicidi o alle tecniche meccaniche o bioplastiche per togliere gli infestanti, rotazioni colturali più lunghe, pascolamento animale controllato anche all’interno delle colture di pieno campo, agricoltura di precisione per la riduzione degli sprechi (monitoraggi, sensori, telerilevamento, metodi satellitari), fino al semplice riuso interno all’azienda delle deiezioni di allevamento, come principio base della circolarità. Questi punti hanno come conseguenza un aumento della biodiversità microbica del suolo e il progressivo consolidamento della sua struttura, aumentandone la capacità di infiltrazione e ritenzione di acqua e la stabilità della sostanza organica oltre ai molteplici ecoservizi simbiotici alle piante. Ovvero rigenerano un terreno mentre esso, coi suoi cicli di fermo e ripartenza, produce.

Ma il biologico e queste tecniche possono davvero sfamare il mondo?

Un tema molto usato dai detrattori dell’agricoltura biologica è quello dell’impossibilità di riuscire a produrre cibo per tutta la popolazione mondiale, in continua crescita, con sistemi rispettosi dell’ambiente e in totale assenza di pesticidi sintetici.

Ma è vero che non esistono alternative da offrire al mondo intero se si vuole supportare la crescente domanda di alimenti, mangimi e fibre? Possibile che le strategie europee si muovano in queste direzioni senza essere supportate da dati concreti? Possibile che non si possa pensare a modelli agricoli più vasti che, come il biologico, non depredino la terra delle sue risorse lasciandola povera e inquinata? Che per mangiare tutti non ci sia alternativa ad una alimentazione con cibo di minore qualità o spazzatura?

Dati che provengono dagli ultimi studi di modellistica a livello planetario pubblicati nel Dicembre 2017 su Nature dicono che i valori di diminuzione delle produttività ad ettaro in seguito all’adozione dell’agricoltura biologica sono stimabili in una misura compresa tra l’8 e il 25% (Muller et al., 2017).

È comunque necessario riflettere su un aspetto più generale. Si tende a considerare la questione sotto il profilo dell’uso degli spazi senza guardare alla dimensione del tempo. Comparare le diverse gestioni, convenzionale e biologica, in termini di produttività o di resa economica e stilare giudizi sulla base di un bilancio contabile “per ettaro e per anno” significa perdere di vista uno dei motivi di fondo che giustificano oggi la scelta di pratiche conservative: evitare all’ambiente impatti di sempre più difficile reversibilità nella prospettiva di lungo periodo. In questo senso, il solo confronto in redditività del prodotto o in superficie necessaria resta un esercizio parziale poiché si tralascia di mettere a bilancio la possibilità di sostenere le produzioni nel tempo, diminuendo progressivamente l’input di risorse o i danni ambientali e sociali. Per questo, anche se l’agricoltura biologica non dovesse mai riuscire a equiparare i ricavi su base annua di quella convenzionale e se la qualità dei prodotti non risultasse migliore, la sua attuazione resterebbe un compromesso che ha una contropartita di natura ecologica il cui valore va misurato con ben altro metro e giudicato, a livello scientifico e politico, con i modelli predittivi opportuni.

L’agricoltura integrata non è un’alternativa al biologico

Parlando di alternative possibili al biologico, i suoi detrattori sostengono che “l’alternativa c’è ed è già in campo: è l’agricoltura integrata, degli imprenditori che innovano, che integrano tutti gli strumenti di protezione delle colture (agronomici, fisici, biologici, chimici) secondo uno schema razionale per produrre quanto più possibile con le risorse disponibili usate nel modo più efficiente possibile”.

Il metodo di produzione integrata non è però un metodo particolare adottato da un gruppo di agricoltori innovatori. La produzione integrata, in vigore dal 1 gennaio 2014, è il metodo di riferimento scelto dall’Unione Europea come standard per realizzare il livello minimo di sicurezza di utilizzo dei pesticidi in agricoltura, in seguito ai numerosi problemi causati dal loro uso eccessivo e irrazionale nell’agricoltura convenzionale. Ogni anno il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo pubblica “Linee guida nazionali per la produzione integrata delle colture” in applicazione della Direttiva n. 128/09/UE relativa all’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. Sulla base di queste linee tutti gli agricoltori, quelli più innovatori e quelli meno innovatori, sono obbligati ad adottare il metodo di produzione integrata.

Il biologico tiene conto dei costi non conteggiati (ambientali, sociali) ed è più produttivo in condizioni estreme

La lunga sperimentazione di enti di ricerca come quella dei Farming System Trials (FST) in corso da oltre 40 anni da parte del Rodale Institute negli USA ha evidenziato un netto incremento del carbonio organico nei terreni e un forte incremento della capacità del suolo di infiltrare acqua e mantenerla disponibile alla crescita delle piante nei periodi di siccità climatica. Oltre a mostrare come in confronti diretti non si riscontrino differenze significative di rese tra le gestioni convenzionali e quelle biologiche, si evidenzia che le seconde possano produrre addirittura rese maggiori (fino al 40 % in più) nelle annate in cui lo stress idrico in difetto e in eccesso (siccità o inondazioni) presenta i maggiori impatti e, quindi, come mostrino maggiore resistenza agli eventi estremi causati dai cambiamenti climatici. Le presunte maggiori emissioni dovute ad una più ampia superficie necessaria all’agricoltura biologica per la stessa quantità di prodotto della convenzionale, ottenute anche con deforestazione non tengono conto del calo di fertilità dei suoli coltivati con tecniche convenzionali, già pericolosamente in atto oggi. Nello stesso studio gli autori ammettono infatti che in suoli convenzionali intensivamente fertilizzati con concimi minerali le emissioni per ettaro sono comunque maggiori che in suoli condotti con regime biologico e che il loro rapporto non prende in considerazione tutti gli altri servizi ecosistemici il cui beneficio andrebbe calcolato separatamente.

Altri studi confermano che l’attuazione delle buone pratiche legate al biologico o biodinamico ha portato, in 18 anni, all’aumento della sostanza organica dall’1,7 al 6,1% fino alla profondità di 35 cm dei terreni considerati. Il risultato è stato ottenuto partendo da suoli prima gestiti in maniera convenzionale. In altre parole, se gli stessi termini di agricoltura conservativa, agricoltura biologica ecc. hanno il proprio significato, è perché rappresentano un itinerario di tipo rigenerativo che porta alla correzione di una situazione di partenza che, per definizione, è identificata come compromessa. Per questo, confrontare le gestioni convenzionale e biologica per verificare quale delle due sia migliore sotto il profilo ambientale e della rigenerazione dei suoli è come aver scambiato due corridori in una gara, mentre è certamente più corretto un approccio diverso, che veda i due sistemi non confrontabili sotto questi aspetti ma invece come un punto di partenza e quello di arrivo.

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Ue: verso stop per arrivi da USA |Alberto Stasi chiede revisione del processo | Facebook: stop a pubblicità per protesta

People For Planet - Mer, 06/24/2020 - 06:25

llsole24ore: Cosa succede se tutti i virus spariscono? Moriamo in un giorno e mezzo;

Il Mattino: M5S perde due parlamentari: Riccardi alla Lega, Ermellino al Misto;

La Repubblica: Ripartenza, Molinari: “L’aumento delle transazioni online può favorire la rivoluzione digitale in Italia”;

Tgcom24: Nuovi guai per Facebook: alcuni marchi sospendono le pubblicità per protesta;

Il Fatto Quotidiano: Scuola – Turni e lezioni al sabato: linee guida. Presidi: “Distanze impossibili nelle classi pollaio. Il 40% delle aule inadatte e pochi prof”;

Corriere della Sera: Ancora troppi i casi di Covid, la Ue valuta lo stop per chi proviene dagli Stati Uniti;

Leggo: Garlasco, Alberto Stasi chiede la revisione del processo: «È innocente, ci sono elementi nuovi»;

Il Manifesto: Fisco, coro di no alla proposta Conte ;

Il Giornale: Gli olandesi sbarcano a Roma e dettano condizioni all’Italia. Il ministro Stef Blok parla chiaro. I Paesi Bassi non credono nel Recovery e, se l’Italia ha bisogno di soldi, c’è il Mes;

Il Messaggero: Germania, lockdown per il mattatoio Focolaio in un condominio di Berlino. Brasile, a San Paolo 1,2 milioni di casi Bollettino Roma e Lazio del 23 giugno;

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Lombardia, Commissione d’inchiesta ferma, manca il presidente: “Molto da nascondere”

People For Planet - Mar, 06/23/2020 - 16:00

E sì che un presidente candidabile già ci sarebbe. Perché questo ritardo? Dopo l’estate, con la crisi economica, l’urgenza di indagare sulle morti verrà meno. E ai soliti “ignoti” questo farebbe comodo.

L’inchiesta sull’epidemia in Val Seriana per stabilire le responsabilità intorno alla tragedia sanitaria si arricchisce di una figura importante, Andrea Crisanti. Il virologo, che farà parte del pool voluto dal procuratore facente funzione Maria Cristina Rota per far luce sulla mancata zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro, non ha avuto problemi a dichiarare che “se in Veneto avessero fatto quello che è stato fatto ad Alzano, sarebbe stata una strage”. Per consegnare i risultati in 90 giorni, Crisanti ha detto che coinvolgerà collaboratori esperti di statistica, anche se il campo d’azione sarà limitato. Uscendo dalla Procura, ha tenuto a sottolineare: “Ho ricevuto quattro quesiti sull’ospedale di Alzano e sulla zona rossa, non sulle Rsa”. Già, come si procederà per far luce sulle Rsa? E soprattutto, quando partirà la Commissione d’inchiesta regionale per valutare le responsabilità di Attilio Fontana e della sua maggioranza?

Commissione ferma e senza presidente, anche se il nome già ci sarebbe

Da oltre due settimane la Commissione d’inchiesta Lombardia è ferma perché senza Presidente, né si è ancora fissata la data per eleggere un nuovo Presidente dopo le dimissioni di Patrizia Biffi (Italia Viva). È tutto fermo. E sì che le dimissioni della Biffi sono arrivate persino in ritardo, vista la situazione quanto meno “equivoca”. La Biffi era infatti stata votata (oltre che da sé stessa) solo dalla Lega e Forza Italia a capo della Regione Lombardia. Un voto straordinariamente compatto che ha sollevato non pochi dubbi e sospetti, non senza ragione: non si è mai visto che chi dovrebbe indagare venga scelto dall’indagato. E visti gli ottimi rapporti tra Attilio Fontana e Patrizia Biffi (nonostante i tentativi di lei di cancellare le foto dai social che li ritraggono insieme), una commissione così presieduta sarebbe stata al pari di un processo in cui il magistrato è scelto dall’imputato. Equivoco, appunto. 

Nell’ambito dell’inchiesta sulla mancata zona rossa i pm bergamaschi, nei giorni scorsi, avevano sentito come persone informate sui fatti il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i ministri della Salute e dell’Interno Roberto Speranza e Luciana Lamorgese, il presidente della Regione Lombardia. Attilio Fontana e l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera. “La maggioranza ha molto da nascondere”, ha dichiarato il consigliere regionale della Lombardia, Dario Violi (5 stelle): 

“La maggioranza ha molto da nascondere. La sua impreparazione e il suo dilettantismo nel gestire la fase più acuta dell’emergenza sono sotto gli occhi di tutti. Forse sperano che dopo l’estate i lombardi si concentrino più sulla crisi economica e si dimentichino di quello che è successo negli ultimi quattro mesi, ma non è quello che vogliamo e non lasceremo che accada”.

E sì che il nome per un nuovo presidente già c’è: “Noi della minoranza – continua Violi – abbiamo deciso e annunciato di voler eleggere Jacopo Scandella del PD ma sta alla maggioranza ratificare la cosa e al momento è tutto bloccato”.

A sentire Stefano Fusco, che insieme al padre, Luca Fusco, coordina il comitato “Noi denunceremo” che ha raccolto migliaia di testimonianze di vittime da Covid19 negli ospedali e nelle rsa, tutti vogliono giustizia, ma pochi parlano. Il 10 giugno è stata depositata una cinquantina di esposti in Procura a Bergamo per mano dei congiunti delle persone che hanno perso la vita, accolti in una stanza della Procura a loro dedicata. Esposti che, come ‘traccia’ iniziale sono stati rubricati come possibili ‘omicidi colposi’, al momento a carico di ignoti. 

“I soliti ignoti” verrebbe da dire.

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Regalati il Molise: case-vacanze gratis per un ritorno al turismo lento e sostenibile

People For Planet - Mar, 06/23/2020 - 15:13

La diffusione del coronavirus nel mondo ci ha fatto ripensare al modo di vivere lo spazio, a partire dalla necessità del distanziamento sociale per prevenire il contagio.

Quest’anno molti hanno accantonato la scelta di mete affollate per le vacanze, con un graduale interesse per i piccoli borghi, che offrono un tipo di turismo lento e sostenibile.

Regalati il Molise

Così in Molise l’associazione “Amici del Morrutto assieme all’amministrazione comunale ha ideato un’iniziativa originale e attraente per promuovere il territorio ospitale del borgo antico di San Giovanni in Galdo, in provincia di Campobasso.

Regalati il Molise perché il Molise è un regalo speciale – hanno spiegato il presidente dell’associazione Amici del Morrutto, Stefano Trotta, e il sindaco del paese, Domenico CredicoPiccolo, lento e ricco di tanto. Regalati il Molise perché il Molise è l’abbraccio dell’ospitalità. Quella che si propone per il piacere di dirti: ecco, questo è per te, senza nulla in cambio”.

Gli organizzatori hanno ricevuto moltissime prenotazioni da parte di turisti italiani e stranieri nel giro di pochissimo tempo. L’offerta include 40 soggiorni gratuiti di una settimana in una delle case vacanza del paesino molisano nel periodo che va da luglio a settembre.

Si tratta di promuovere un turismo lento, alla riscoperta dei piccoli borghi, in un periodo in cui il turismo di massa deve essere accantonato a causa dell’emergenza sanitaria che ha colpito l’intero globo.

Un ritorno alle origini per una vacanza all’insegna del relax, lontana dal caos delle spiagge e dai rumori delle città. Un’esperienza unica, di immersione nella natura incontaminata, e di scoperta del folkore e delle specialità gastronomiche di una regione che il New York Times ha inserito tra le 52 mete del mondo da visitare quest’anno.

Chi sceglierà di accettare questa ‘scommessa’ – hanno dichiarato i promotori del progetto – scoprirà un paese con una qualità della vita eccellente, dove tutto è ancora scandito dalla natura che circonda il borgo, un borgo che si trova tra l’altro in una posizione strategica, a 40 minuti dal mare e dalla montagna, a 2 ore da Roma e da Napoli”.

Come partecipare

La vacanza è completamente gratuita ed è destinata a tutti coloro che non sono residenti in Molise e che non hanno case o parenti in regione.

Gli abitanti del borgo di San Giovanni in Galdo metteranno a disposizione gli alloggi e la loro innata ospitalità per accogliere i turisti provenienti da tutti il mondo.
Ai visitatori non resterà altro che abbandonarsi alla scoperta delle bellezze di una regione troppo spesso accantonata nelle scelte turistiche di massa.

Per aderire è necessario compilare questo modulo, nel quale bisognerà anche spiegare le motivazioni che hanno determinato la scelta di visitare il Molise.

Quest’iniziativa ha uno scopo ben preciso: non solo rivalutare i piccoli borghi che negli anni si sono svuotati a causa delle migrazioni dei residenti nelle città più ricche e con maggiori opportunità lavorative, ma vuole essere anche un progetto pilota da estendere ad altri borghi del Molise per creare una rete di ospitalità a costo zero in tutta la regione.

Non vi è venuta già voglia di prenotare?
Si tratta di un’opportunità unica  e molto economica per scoprire uno degli scrigni nascosti del nostro Paese.

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Le eccellenze alimentari di Gela diventano una web serie

Gela Le Radici del Futuro - Mar, 06/23/2020 - 15:07

Da Adnkronos del 17/06/2020

Le tradizioni gastronomiche e le eccellenze alimentari di Gela protagoniste di una web serie. Dopo il successo della prima stagione, torna ‘Italia Sicilia Gela’, regia di Iacopo Patierno, realizzata nell’ambito del progetto ‘Gela Le Radici Del Futuro’. Sette nuove puntate (2 a settimana in onda dal 10 al 28 giugno) dedicate alle eccellenze alimentari e agricole del territorio gelese, raccontate dai protagonisti: la cena di San Giuseppe organizzata da Giusy, il carciofo violetto raccontato da Cristian, il pane di Michael, la ricotta di Emanuele e Giuseppe e tanto altro ancora. (VIDEO)

“Ho scelto di raccontare il cibo perché dal primo giorno che sono arrivato a Gela mi sono accorto che si mangiava veramente bene e soprattutto ho incontrato persone che producono prodotti molto legati alla tradizione che guardano anche all’innovazione” afferma all’Adnkronos, il regista Iacopo Patierno che aggiunge: “Sono ormai 2 anni che sto riprendendo questa città ed è una fortuna che mi è stata concessa. A livello professionale è una sfida quotidiana anche per la prossima stagione, della quale non posso svelare il tema, ma posso dire che sarà divertente”.

Fonte: https://www.adnkronos.com/2020/06/17/eccellenze-alimentari-gela-diventano-una-web-serie_6q1nh6KJoPMmnLpCXY6G5N.html?refresh_ce

L'articolo Le eccellenze alimentari di Gela diventano una web serie proviene da Gela Le radici del Futuro.

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Covid-19, in Germania focolai nei mattatoi

People For Planet - Mar, 06/23/2020 - 14:00

Quello della Tönnies, a Rheda-Wiedenbrück nel Nord Reno-Vestfalia è il più grande mattatoio d’Europa. Si lavorano ogni giorno 20.000 maiali per produrre 2.000 tonnellate di tagli vari che sono esportati in tutto il mondo, compresa l’Italia per la produzione del prosciutto.

A lavorare tutta questa carne 7.000 operai per lo più immigrati dall’Europa dell’est che vivono in case dormitorio. E, soprattutto molti di questi operai non è direttamente dipendente del mattatoio ma assunta da ditte in subappalto, per lo più straniere.

Chi ha infettato chi? Non è la domanda giusta, è strano che non sia successo prima. Malgrado l’Azienda dichiari che l’igiene è la priorità e che gli ambienti a fine giornata vengono accuratamente sanificati, che gli operai lavorano da sempre con tute e mascherine, di fatto il lavoro prevede file serrate di operai che lavorano fianco a fianco i tagli della carne che passano su un nastro trasportatore a una temperatura di 12 grandi, l’ideale per la diffusione del virus.

Torniamo ai numeri, per capire meglio: gli addetti sezionano 1000 maiali all’ora, 100.000 a settimana. Inoltre gli operai hanno mangiato insieme in mensa fino ad aprile. E dormito in camere con due/tre letti ognuna.

Per produrre la carne a basso costo tocca fare così: meccanizzare il più possibile il processo di macellazione, affidarsi ad aziende esterne, pagare poco gli operai, ecc.

E forse sta proprio qui il problema. Scrive Michele Serra su Repubblica:

“Il caso dei mattatoi tedeschi divenuti focolai del coronavirus sembrerebbe dovuto alle condizioni di lavoro molto promiscue, e febbrili nei ritmi, necessarie per produrre carne a basso costo. Ovviamente con manodopera quasi tutta immigrata. La ‘giustificazione‘, già sentita, è che per lavorare meglio e produrre meglio bisognerebbe alzare i prezzi”.

Poi che i prezzi bassi della carne in realtà innalzino i prezzi della sanità pubblica per curare gli operai ammalati è un altro discorso. Per non parlare poi dei costi “ecologici” di una produzione di questo tipo.

“Azzardo una formuletta” continua Serra: “Prezzi bassi più salari bassi uguale società bassa. È una soluzione così strampalata immaginare salari più alti e prezzi più verosimili, più ‘puliti’ da ogni punto di vista?”

Ci piace questa “formuletta” che potrebbe essere applicata a un sacco di settori. Intanto potremmo diventare vegetariani.

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Foto di BlackRiv da Pixabay

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EasyJet chieda scusa alla Calabria, nient’altro

People For Planet - Mar, 06/23/2020 - 12:55

Perché visitare la Calabria? Perché non ha turisti a causa della criminalità organizzata e dei terremoti. E non ha nemmeno città iconiche. Parola di easyJet, la seconda low cost d’Europa, che così descrive la regione sulla pagina dedicata a Lamezia Terme, una delle sue destinazioni, all’interno del sito ufficiale. Sul sito della compagnia aerea è comparso questo messaggio:

“Operazione con chiaro sapore razzista”, ha detto la governatrice della Regione Calabria, Jole Santelli, intanto la compagnia fa sapere di avere avviato un’indagine interna per risalire agli autori del “messaggio”.

EasyJet chieda scusa alla Calabria. Nient’altro.

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Covid-19, negli Usa tasso di letalità 49 volte più alto dell’influenza

People For Planet - Mar, 06/23/2020 - 12:30

Negli Stati il tasso di letalità del Covid-19 risulta essere 49 volte maggiore rispetto a quello dell’influenza stagionale. Il dato, come scrive Business Inside Australia, arriva dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), i Centri statunitensi per il controllo delle malattie e la prevenzione, secondo cui il nuovo coronavirus sembrerebbe essere tutt’altro che una “semplice influenza”, come in alcuni casi è stato definito.

Sebbene diversi sintomi dell’influenza e del nuovo coronavirus Sars-Cov-2 si sovrappongano, il confronto tra il numero di decessi causati dalle due malattie mostra quanto il coronavirus sia più pericoloso dell’influenza: mentre lo scorso anno negli Stati Uniti è morto circa lo 0,1% delle persone che ha avuto l’influenza, per quanto riguarda il nuovo coronavirus il tasso di letalità (ovvero il rapporto tra i morti per Covid-19 e il numero totale di soggetti affetti dalla stessa malattia) è attualmente di circa il 4,9% sulla base dei casi totali riportati e dei decessi a oggi stimati. A conti fatti, quindi, il tasso di letalità medio del Covid-19 risulta essere 49 volte superiore a quello dell’influenza.

Entrambi più letali oltre i 65 anni

A livello globale i casi di infezione da nuovo coronavirus hanno superato i 9 milioni e i decessi hanno superato quota 469 mila. Sia per quanto riguarda l’influenza che il Sars-Cov-2 i tassi di letalità variano ampiamente a seconda dell’età dei soggetti colpiti, ed entrambi sembrano essere più fatali tra le persone con più di 65 anni.

Stessa metodica di diffusione

L’influenza e il nuovo coronavirus si diffondono allo stesso modo: attraverso particelle virali che viaggiano da persona a persona in minuscole goccioline di saliva o muco. Se una persona malata starnutisce, tossisce o emette accidentalmente saliva mentre parla, le particelle infette possono “atterrare” su un soggetto sano e infettarlo se penetrano in occhi, naso o bocca.

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I Sioux riporteranno i bisonti nel Nord America

People For Planet - Mar, 06/23/2020 - 10:00

Si chiamerà Wolakota Buffalo Range e diventerà la più grande mandria di bisonti di proprietà e gestione dei nativi del Nord America. Sono i Rosebud Sioux a siglare un accordo con gli animali cari alla loro storia e tradizione: 28.000 acri di prati della loro riserva saranno destinati a un branco di bisonti di pianura che si punta ad aumentare fino a 1.500 animali.

Una collaborazione a tre

Il progetto è stato avviato da una partnership tra REDCO e WWF con il supporto del Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti. Nel corso dei prossimi cinque anni, centinaia di bisonti saranno inviati lì per creare nuove mandrie libere, gestite a livello federale. Lo storico progetto aumenterà il numero complessivo di bisonti di proprietà dei nativi americani di un impressionante 7% a livello nazionale. Sarà il più grande branco di bufali gestito da nativi. “Questo dimostra che le attività socialmente utili possono funzionare e generare profitto, creando impatti positivi a livello locale e globale”, ha commentato Wizipan Little Elk, CEO della Rosebud Economic Development Corporation (REDCO), ovvero l’organizzazione che si occupa di gestire i fondi economici dei Sioux.

Negli ultimi cinque anni, il WWF ha investito oltre 2,2 milioni di dollari negli sforzi di risanamento dei bisonti con le comunità indigene nelle Grandi Pianure del Nord. Questa nuova opportunità, che si allinea fortemente ai valori e alle credenze fondamentali dei nativi, offrirà un modello per gli sforzi di restauro culturale ed ecologico delle nazioni native americane negli Stati Uniti.

Il bisonte è l’identità Sioux

“Si tratta di un ritorno a casa per questa specie iconica, ed è anche una riunione con le comunità che hanno vissuto con loro per secoli in una relazione simbiotica“, ha affermato Carter Roberts, presidente e CEO del WWF. “Non vediamo l’ora di vedere il bisonte tornare a popolare queste zone, entro la fine dell’anno.” Il primo trasferimento di bisonti dal gregge del Dipartimento degli Interni avrà luogo in autunno.

Nella storia della creazione dei Lakota Sioux, l’umanità nasce dalla caverna del vento delle Black Hills, nel South Dakota: la vita sorge per metà in forma umana e per metà in forma di bufalo. Chiaro quanto sia alta la considerazione che questa tribù assegna al suo animale di riferimento.

Un ritorno alla tradizione

Grandi branchi di bisonti vagavano una volta in tutte le Grandi Pianure e in gran parte del Nord America. L’espansione occidentale e la caccia sfrenata hanno decimato quelle popolazioni nel giro di decenni, ma ora progetti come questo stanno aiutando a riportare grandi branchi. L’obiettivo del WWF è di ripristinare 5 branchi di almeno 1.000 bisonti ciascuno nelle Grandi Pianure settentrionali entro il 2025.

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Come costruire un pollaio fai da te e consigli utili sulle galline

People For Planet - Mar, 06/23/2020 - 10:00

Il gusto delle uova fresche appena raccolte e la voglia di mangiare più sano ti ha spinto a voler costruire un pollaio? Questa è solo una delle motivazione per cui potremmo desiderare di avere delle galline vicino a casa!

Dal canale YouTube Bosco di Ogigia scopriamo insieme la progettazione e costruzione di un pollaio fai da te in permacultura con materiali riciclati, e tutti i consigli utili per tenere in salute le nostre amiche galline.

Fonte: Bosco di Ogigia

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Covid-19, OMS: il tampone non serve più per dirsi guariti

People For Planet - Mar, 06/23/2020 - 09:30

Finalmente. Per essere ufficialmente dichiarati guariti dal coronavirus, o covid-19, non servono più necessariamente due tamponi negativi a distanza di almeno 24 ore, oltre alla guarigione clinica. Per essere liberati dall’isolamento, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) raccomanda adesso, con nuove linee guida provvisorie, soli tre giorni di assenza dei sintomi (tra i principali, febbre e problemi respiratori) come criterio sufficiente a escludere la trasmissione della malattia.

È una svolta

Non solo per chi da mesi era recluso in casa in attesa del verdetto di un tampone che, a quanto pare, era una misura falsata e non necessaria. La svolta è anche per chi, per timore di venire relegato in casa per chissà quanto tempo, evitava ad esempio di sottoporsi a un test sierologico (l’analisi del sangue che se trova anticorpi “freschi” nel corpo, comporta obbligatoriamente un ulteriore accertamento, ovvero il tampone, per capire se si è ancora contagiosi). Paradossalmente quindi, l’allentamento potrà avere effetti più stringenti sul contenimento dei contagi: se l’Istituto Superiore di Sanità ne prenderà atto.

Il falso positivo del tampone

Tra i Paesi europei, in diversi aveva già sostituito i parametri clinici (cioè la fine dei sintomi) al doppio tampone, ma non l’Italia. “Prudenza eccessiva”, danno materiale e morale, denunciano diversi medici, tra i quali Paolo Spada, ricercatore dell’Humanitas. “Tutte le evidenze scientifiche, che abbiamo riportato in questi mesi (rimando a questo articolo, e altri riferimenti sono qui), indicano che il virus non è più attivo oltre 9 giorni dall’insorgenza dei sintomi, nonostante il tampone resti positivo rilevando tracce di RNA per molte settimane, in pazienti ormai del tutto guariti e non contagiosi”, spiega. Sono stati citati dall’OMS addirittura 43 studi di riferimento che lo confermano. Oltre alle osservazioni microbiologiche, ci sono i dati epidemiologici delle corti dei pazienti dopo i primi giorni di malattia: non infettano più nessuno”.

L’appello all’Iss

A questo punto, risulta chiaro – dice Spada – che l’Italia dovrebbe riservare i tamponi sui cui tanto ha lesinato ai casi sintomatici e ai loro contatti, facendo di conseguenza, e finalmente, “un serio tracciamento, capillare e tempestivo”. Oltre al fatto che a questo punto “non ha senso costringere in isolamento migliaia di persone nell’attesa sfibrante di due tamponi negativi quando la malattia è superata. Settimane e settimane, a volte mesi. Test ripetuti molte volte, perché uno è negativo, il successivo torna positivo e via così”.

Come si deve valutare un sano

Eppure – specifica l’Oms – i criteri aggiornati riflettono i recenti risultati secondo cui i pazienti i cui sintomi si sono risolti possono ancora risultare positivi per il virus Sars-CoV2 mediante tampone RT-PCR per molte settimane. Nonostante questo risultato positivo del test, è però improbabile che siano infettivi e pertanto che siano in grado di trasmettere il virus a un’altra persona”.

Secondo il documento dell’Oms, i criteri per la dimissione di pazienti dall’isolamento senza necessità di ripetere il test sono i seguenti: per i pazienti sintomatici 10 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi, più almeno 3 giorni aggiuntivi senza sintomi (inclusi febbre e sintomi respiratori). Per i casi asintomatici: 10 giorni dopo il test positivo per Sars-Cov2. “Forse il sipario si apre su una scena meno drammatica: il Sars-Cov-2, sinora attore principale, riprende il suo ruolo da co-protagonista”, scrive sul suo blog il medico Stefano Tasca.

Cosa farà l’ISS?

Nel documento dell’OMS si legge che i Paesi possono scegliere di continuare a considerare il risultato dei test fra gli elementi per i criteri di rilascio. Quindi sarebbe ammissibile che l’Italia continui come ha fatto finora: costringendo all’isolamento gli asintomatici o i guariti che risultino positivi ai test del tampone. Staremo a vedere se e quando l’Iss vorrà adeguarsi alla scelta invece preferita, ad esempio, da Francia, Germania e Regno Unito. Per il momento qualcosa si muove: “Le nuove linee guida dell’OMS relative alla modalità di certificazione della guarigione segnano un cambiamento che può incidere significativamente sulle disposizioni finora adottate e vigenti nel nostro Paese. Chiedo di poter affrontare il delicato tema nel Cts (Comitato tecnico-scientifico), fermo restando il principio di massima precauzione che ci ha guidato finora”. Questa la richiesta avanzata dal ministro della Salute, Roberto Speranza, allo stesso Comitato.

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Come saranno le città dopo il Covid?

People For Planet - Mar, 06/23/2020 - 08:00

Come potranno essere le città del futuro? Dopo questi mesi che ci hanno costretto a viverle in un’altra maniera, abbiamo capito se i centri abitati dovranno mettere in atto dei cambiamenti per essere più vivibili? Lo abbiamo chiesto a Marco Boschini, coordinatore dell’Associazione Nazionale Comuni Virtuosi, una rete di Enti locali nata nel 2005, che oggi conta 130 Comuni aderenti, e che “opera a favore di una armoniosa e sostenibile gestione dei propri Territori, diffondendo verso i cittadini nuove consapevolezze e stili di vita all’insegna della sostenibilità, sperimentando buone pratiche attraverso l’attuazione di progetti concreti”. I sindaci, gli assessori e i consiglieri comunali aderenti all’associazione Comuni Virtuosi hanno mandato una lettera al premier Conte con le loro proposte e nei prossimi giorni dovrebbero avere un incontro con il Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano.

Marco Boschini, come vedete voi questo post – lockdown? Nulla sarà più come prima come ci hanno detto?

“Purtroppo temiamo che questa situazione drammatica che abbiamo vissuto non stia diventando un’occasione per azzerare tutto e ripartire immaginando un futuro diverso e sostenibile, come invece si pensava all’inizio. Però la crisi economica che si prospetta non deve diventare un alibi per accantonare ancora una volta quell’idea di città e quindi di comunità sostenibile, magari dicendoci che siccome c’è la crisi ‘adesso non c’è tempo’. Siamo già passati dal ‘cambierà tutto’, ‘saremo tutti migliori’ al ‘non rompeteci con l’ambiente perché adesso dobbiamo ricominciare a produrre per creare posti di lavoro’. Tra questi due estremi noi vogliamo ragionare in un’ottica di via di mezzo. Per questo abbiamo scritto una lettera al Presidente del Consiglio nella quale abbiamo cercato di riassumere le nostre proposte per le città del futuro che non sono nient’altro che una sintesi di tutto il lavoro che portiamo avanti da 15 anni e che vediamo come urgenti, da amministratori che operano direttamente sul territorio e che spesso sono il primo tramite tra lo Stato e i cittadini.

Quali sono i punti più urgenti su cui ci si deve concentrare per il futuro?

“Il primo e secondo me più importante è quello che richiama un po’ anche l’enciclica di Papa Francesco, cioè che una città sostenibile deve essere sostenibile non solo dal punto di vista ambientale ed ecologico ma anche e soprattutto dal punto di vista umano e sociale. Il che significa che deve essere una città accogliente, che non accelera ancora, ma anzi rallenta per prendere la velocità degli ultimi. Perché è solo in questo modo che la città diventa realmente sostenibile: andando alla velocità degli ultimi”.

“E poi ovviamente la città sostenibile è una città che si dà gli strumenti e quindi la visione per sottrarsi dal ricatto dell’economia fossile. Il che significa cambiare radicalmente l’approccio dal punto di vista della gestione dell’energia, della mobilità, della pianificazione urbanistica, ma anche della gestione dei rifiuti e degli stili di vita e delle politiche di inclusione di partecipazione attiva dei cittadini.

Ormai noi come Comuni Virtuosi abbiamo raccolto in questi in questi anni tutta una serie di esperienze che poi sono si sono affinate di fatto nel “copiarsi” l’un l’altro e che dimostrano che costruire un modello diverso è possibile perché c’è qualcuno che in piccolo lo sta già facendo. Dalla somma di queste esperienze viene fuori un modello che sta in piedi non solo da un punto di vista ambientale, ma anche da un punto di vista economico”.

Quindi si parte da un progetto di città che ripensi l’uso dell’energia?

“Banalmente fare un’operazione di riqualificazione energetica degli edifici pubblici o privati, di un’industria o di un’abitazione, fa risparmiare in bolletta energetica – quindi una minor spesa – ma produce anche lavoro territorialmente distribuito, quindi occupazione sostenibile”.

Al premier Conte abbiamo chiesto di avere il coraggio di mettere al centro degli investimenti dei programmi e delle politiche che non puntino sempre sulle solite cose. In questi giorni abbiamo sentito parlare di nuovo del ponte sullo Stretto: siamo alla follia! Bisogna immettere soldi sulle cose che contano, che ripetiamo da anni: combattere il dissesto idrogeologico, puntare alla riqualificazione energetica, mettere in sicurezza gli edifici pubblici e privati, potenziare le politiche di economia circolare, di riduzione alla fonte della produzione dei rifiuti, di mobilità sostenibile con investimenti veri per fare in modo che il trasporto pubblico funzioni e sia concorrenziale all’auto privata”.

C’è un esempio di qualche ‘buona pratica’ che è nata in questo periodo ‘del Covid’ e che può essere portata avanti anche da altri Comuni o città?

Molti nostri comuni si sono concentrati su un bisogno totalmente dimenticato e omesso dalla politica nazionale: il bisogno di socialità dei bambini e dei ragazzi. Faccio l’esempio del comune di Biccari in provincia di Foggia che già da almeno tre settimane ha attivato la scuola nel bosco, cioè ha cercato di fare in modo che in massima sicurezza i ragazzi e i bambini potessero in un qualche modo ricominciare a vedersi.

L’Italia sarà praticamente l’ultimo Paese in Europa a riaprire le scuole e questo è un clamoroso autogol rispetto a un Paese che voglia guardare al futuro. L’esperienza di un piccolissimo comune nella provincia foggiana è la dimostrazione che a livello di comunità locali i nostri sindaci e le nostre amministrazioni comunali mettono in campo quello che la politica nazionale spesso non mette: la fantasia, il senso pratico, la voglia di rispondere agli effettivi bisogni dei cittadini che vivono in quelle comunità. Quello che manca è una cabina di regia a livello nazionale che incontri la voglia di mettersi in gioco da parte gli amministratori locali mettendoci anche risorse”.

In pratica: le piccole cose, i piccoli investimenti, non sono poi così ‘piccoli’…

“Nella comunicazione che abbiamo mandato al Presidente del Consiglio abbiamo detto: invece di continuare a spendere soldi immaginando di far ripartire l’economia con il solito elenco infinito di grandi opere perché non cominciamo a sfruttare questi mesi per fare una grande operazione di riqualificazione, di messa in sicurezza e di riapertura dei plessi scolastici, anche nei piccoli e piccolissimi comuni, per fare in modo che le classi possano riaprire con numeri contenuti in sicurezza? Ovviamente dando ai Comuni le risorse e il personale perché ci si possa organizzare e, a seconda del comune, le lezioni magari potranno essere fatte non solo in classe ma anche in biblioteca, in un museo, all’aperto….come stanno facendo anche altri Paesi che hanno un clima anche meno favorevole del nostro.

Certamente dal nostro punto di vista la soluzione non può essere mettere dei bambini nei banchi chiusi dentro cabine di plexiglas, perché di traumi psicologici in questi mesi ne hanno già avuti abbastanza, evitiamo ulteriori stupidaggini”.

In questo periodo la cosa che si nota di più è il bisogno di stare all’aria aperta che sentono le persone, dopo il lockdown.

“Credo che la cosa più potente tra tutti quegli strumenti di cambiamento possibile sia la bicicletta, e in parte qualche cosa si sta facendo. Spero che si sfrutti l’opportunità: ci sono degli incentivi in questo momento e sono stati accolti bene dalla popolazione.

Io dico sempre che la bici è come una matita che ridisegna le città, perché se tu metti la bicicletta in luoghi dove adesso ci sono le macchine, quei luoghi diventano immediatamente più vivibili, meno rumorosi, meno inquinati e più sicuri. Quindi spero che questa occasione drammatica possa essere davvero sfruttata, dal piccolo borgo alla grande metropoli, per rivoluzionare la scala gerarchica del modo in cui facciamo muovere i nostri cittadini, mettendo in alto sulla scala gerarchica i piedi e le bici, che soprattutto in città si dimostrano decisamente concorrenziali alle auto, anche soltanto guardando alla velocità di spostamento. Questo è un momento buono per gli amministratori che vogliono provare a puntare sulla bicicletta, perché i cittadini stanno provando a spostarsi in bici, hanno paura di prendere i mezzi, e se agiamo per tempo possiamo evitare che tutti ripieghino sull’auto, con il rischio che poi si occupi più spazio, aumenti il traffico e l’inquinamento”.

Se volete leggere nel dettaglio le proposte dei Comuni Virtuosi a Conte

Eccone un estratto:

Le nostre proposte

Questa pandemia ha reso evidente quanto sia importante investire nella sanità pubblica potenziando le reti territoriali dei servizi, mettendo i sindaci (massima autorità sanitaria locale) nelle condizioni di conoscere la situazione legata ai contagi, riaffermando la centralità della sanità pubblica come bene comune fondamentale.

L’emergenza sanitaria ha colpito duramente il sistema educativo e il modello di servizi alla persona che negli anni abbiamo faticosamente costruito. I più giovani e i più anziani hanno pagato il prezzo più caro della crisi: la scuola e le strutture di cura si sono rivelati i luoghi più vulnerabili. Alla luce della necessità di un distanziamento fisico, il dibattito e le problematiche che dovevamo affrontare fino a poche settimane fa sono stati letteralmente rivoluzionati e superati. Oggi è necessario un ripensamento degli spazi educativi e di cura, che puntino a progetti diffusi sui territori, che valorizzino anche per esempio esperienze a contatto con la natura, come il progetto di uno dei nostri comuni: la scuola nel bosco. Più in generale la conciliazione dei tempi di cura e di lavoro e l’acquisizione di competenze sono una priorità. Occorre quindi ridefinire un’idea di welfare che rimetta al centro le famiglie, con i bisogni prima di tutto ma anche con le potenzialità e le risorse che possono mettere a disposizione del sistema di cura. Infine, l’attivazione di tanti progetti di smartworking ha rimesso al centro la necessità di armonizzare i tempi di vita e di lavoro e di acquisizione di competenze di care givers.

Occorre cambiare modello di sviluppo. Non possiamo più tornare al mondo com’era un giorno prima del lockdown. Serve un salto di qualità, che nelle comunità locali significa investimenti per la manutenzione ordinaria e straordinaria di scuole ed edifici pubblici, nell’ottica di una messa in sicurezza e di una riconversione energetica. Serve investire nella cura del territorio, e negli interventi di prevenzione contro il dissesto idrogeologico. Serve intervenire per consentire ai comuni di ampliare l’offerta abitativa residenziale pubblica. Serve portare almeno una biblioteca in tutti i comuni italiani, dando valore alle specificità culturali, storiche e turistiche dei nostri borghi e paesi, al fine di ingenerare un circolo virtuoso tra investimenti, occupazione lavorativa e competitività imprenditoriale. Serve un piano straordinario di riforestazione urbana. Così come occorre ripensare la mobilità nell’ottica di una radicale conversione ecologica: percorsi ciclopedonali sicuri, potenziamento trasporto pubblico locali, incentivi per l’uso della bicicletta anche per i borghi e i paesi, non solo per le città.

Dobbiamo dotare di specifiche risorse straordinarie gli Enti locali più colpiti dalla pandemia affinché continuino con efficacia a garantire servizi ai cittadini, con particolare attenzione alle categorie più fragili e deboli.

Si chiede la semplificazione legata alla burocrazia e a tutte le procedure per operare con la massima celerità e prontezza, per velocizzare le opere più importanti e gli interventi necessari, tramite uno snellimento ed una sburocratizzazione di tutti i procedimenti amministrativi.

Chiediamo di istituire un fondo speciale per i Comuni di almeno 5 miliardi ed un fondo straordinario per i comuni che patiscono una riduzione dei flussi turistici da questa emergenza, prevedendo modalità di assegnazione che tengano conto non solo della popolazione residente ma anche dell’incidenza in termini di contagio del Coronavirus e della localizzazione geografica sul territorio, favorendo i comuni nelle aree interne e di montagna.

Occorre conferire ai Sindaci i poteri necessari per operare con la massima celerità e prontezza per velocizzare le opere più importanti e la ripartenza.

Siamo per nuova idea di federalismo, lontano dalle sirene che negli ultimi anni hanno avvelenato un tema caro agli italiani sin dall’800. Durante questi mesi di emergenza, abbiamo dovuto interpretare in continuazione norme provenienti da Stato e Regioni (che hanno passato molto tempo a litigare tra loro spiacevolmente). Lo abbiamo fatto da soli. Per molti cittadini siamo stati l’unica presenza dello Stato vicino a loro. Dobbiamo ripartire da qua, togliere alcune rappresentanze territoriali ormai superate, ridare ruolo ai Comuni e, nel caso delle aree interne, alle Comunità Montane.

Dobbiamo superare la burocrazia. Abbiamo dimostrato che si lavora bene anche con meno vincoli burocratici inutili. Tenere ciò che serve per lavorare in maniera trasparente, e togliere il resto.

Creiamo un’alleanza delle montagne italiane, ed in generale, delle aree interne. Durante queste settimane ci siamo sentiti molte volte, per capire come agire, con paesi lontanissimi tra loro, ma che vivono situazioni molto simili.

Le nostre priorità sono quelle che consentiranno alla gente di restare a vivere nelle nostre comunità. Accanto al diritto di ciascuno di poter migrare per raggiungere la propria felicità, c’è spesso il racconto di non essere riusciti ad avere gli strumenti nel paese per realizzarsi. Dobbiamo cercare di colmare questo gap, puntando su infrastruttura digitale, ambiente, socialee, soprattutto educazione e bambini. Una serie di misure per incentivare ed agevolare il ritorno ai luoghi dell’emigrazione, perché oggi è possibile, ed è anche utile, sia alle città che ai borghi, e quindi all’Italia.

Chiediamo di sostenere le produzioni agroalimentari locali, biologiche e sostenibili e le realtà commerciali di vicinato.

In questi mesi c’è un intero pezzo di società che sembriamo aver dimenticato dal dibattito pubblico e dalle possibili soluzioni per restituire loro il vivere insieme: i bambini e i ragazzi. Occorre curare la funzione educativa della comunità in relazione alla responsabilità che ciascun individuo ha nella protezione della collettività ed in particolare della sua parte fragile.

Per questo abbiamo chiesto un piano straordinario di investimenti sul patrimonio edilizio scolastico, in modo da ripensare gli spazi e le modalità di gestione delle lezioni alla ripresa della didattica, pensando a modelli come le scuole nel bosco, le lezioni all’aperto, ecc. Servono a questo proposito linee guida chiare il più velocemente possibile, per consentirci di intervenire sugli edifici e creare le condizioni di sicurezza per alunni e personale.

Il mondo della cultura è uno tra i più colpiti. Occorre ripensare al più presto, insieme agli operatori culturali, la programmazione di rassegne, manifestazioni, festival, immaginando nuove modalità di incontro pubblico e condiviso, prevedendo al contempo risorse sufficienti a garantire un reddito a tutti gli operatori del settore, che sarà uno degli ultimi a ripartire.

E’ necessario ripensare profondamente gli spazi pubblici, avendo finalmente il coraggio di rivoluzionare il sistema della mobilità nel nostro Paese. Convertire tutte le risorse previste dal Governo centrale e dalle Regioni per un grande piano di interventi legati alla mobilità sostenibile, rilanciando il ruolo della bicicletta come punto di riferimento per la nostra convivenza con il virus all’interno degli spazi urbani, e del trasporto pubblico locale.

Caro Presidente, dobbiamo fare squadra, non come slogan ma come preciso impegno programmatico. Rilanciare il Paese dalla prospettiva dei paesi, che non sono il luogo del passato, ma un luogo di anticipo. I nostri borghi non chiedono di essere semplicemente abitati, ma abilitati. Armonizzando i tempi delle città, rallentando per prendere così la velocità degli ultimi, che questa crisi rischia di moltiplicare in un circolo vizioso che ci vedrà rincorrere le emergenze, più che programmare un futuro altro. A meno che non si riesca sul serio a mettere in campo una rivoluzione culturale all’altezza di questo tempo drammatico. Possiamo farcela, se lo faremo insieme.

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La statua di Robin Williams di Roosevelt? | Oms: la pandemia accelera | Venduti biglietti aerei per voli cancellati

People For Planet - Mar, 06/23/2020 - 06:25

llsole24ore: Alitalia, grandi manovre ma nebbia sul traguardo. Tavolo con Air Dolomiti (Lufthansa) – Pioggia di aiuti di Stato per salvare le compagnie – Lufthansa, piano in ostaggio dell’azionista ribelle;

Il Mattino: Morto Pierino Prati, storico attaccante di Roma, Milan e Fiorentina;

La Repubblica: Come in “Una notte al museo”: Ben Stiller propone una statua di Robin Williams per sostituire quella del presidente Roosevelt;

Tgcom24: Regionali: Berlusconi, Salvini e Meloni trovano l’accordo sui nomi dei candidati | Forza Italia: ecco il piano per il rilancio;

Il Fatto Quotidiano: Conte a ilfattoquotidiano.it: ‘Concessioni Autostrade? Sto sollecitando i ministri, dossier va chiuso subito. Atlantia: ‘Trattiamo ancora. Milleproroghe illegittimo’;

Corriere della Sera: L’estate dei voli fantasma: alcune compagnie vendono biglietti per aerei che non voleranno;

Leggo: L’Enac: «Multe alle compagnie che cancellano i voli con la “scusa” del Covid e rimborsano con voucher»;

Il Manifesto: Usa, ore di filmati sui manifestanti. I dem: «Abuso ingiustificato»;

Il Giornale: La “rapina” della patrimoniale? Ecco chi può “colpire” davvero;

Il Messaggero: Oms: pandemia accelera nel mondo. Brasile chiude confini per 15 giorni. Germania, mattatoio-focolaio. L’indice Rt schizza a 2,88 Test sierologici e Immuni, il doppio flop della Fase 3. Ricciardi: non si fidano della scienza;

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Quinta Puntata | Graziano

Gela Le Radici del Futuro - Lun, 06/22/2020 - 19:40

Nel piatto dei gelesi l’arancino non deve mancare mai Io di solito parlo sempre con gli arancini e gli dico: “Tu sei più bello di quello che verrà dopo”, così non si ingelosiscono. Benvenuti nella rosticceria di Graziano Di Dio!

 

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Fase3, ecco cosa succede se compri un biglietto aereo

People For Planet - Lun, 06/22/2020 - 16:00

“Ho acquistato un biglietto A/R Alitalia per me e mia figlia in data 30 maggio: Milano Linate–Catania, partenza 14 luglio, rientro 5 agosto. Non ero sicurissima delle date ma ho fatto l’acquisto perché sul sito veniva specificato che comprando il biglietto prima del 31 maggio si aveva diritto al cambio gratuito“. A parlare è S.R., una mamma milanese che adesso si ritrova nei guai. “Nel biglietto che mi viene recapitato la specifica non compare. Anzi, viene detto che non ho diritto a nessun cambio. A inizio giugno mi è chiaro che la partenza il 14 luglio non è compatibile con i miei impegni e comincio a chiamare il customer center per capire se il cambio si può fare. Provo tutti i giorni, a orari diversi, alla linea a pagamento ma anche quella riservata a chi chiama dall’estero. Perdo al telefono in media due ore al giorno, ma non riesco a parlare con nessuno. Provo a contattare Alitalia sulla pagina FB, attraverso la chat. Mi risponde un bot che mi invita a scrivere direttamente in pagina. Procedo. Mi risponde “Roberta” (una persona? Un bot?) che si dice molto dispiaciuta e mi invita a riprovare con il call customer. Provo anche con Twitter: nessuna risposta. Dopo due giorni, “Roberta” si fa viva per sapere come è andata. Nel frattempo, scopro che il mio volo da Linate non c’è più, ma nessuna comunicazione mi è stata data. Al momento è tutto: ho passato circa 30 ore al telefono (senza ottenere nulla). Non so cosa ne è stato del mio volo: cancellato? spostato? Non so se potrò fare il cambio promesso. In compenso, c’è questa Roberta che si fa viva di tanto in tanto per sapere come va”.

Un incubo per molti

Alitalia e molte altre compagnie aeree europee sono nella bufera. Da noi il Codacons ha presentato un esposto all’Antitrust ipotizzando una pratica commerciale scorretta e una denuncia alla Procura di Roma con l’ipotesi di truffa. Sono molti i passeggeri che, come chi ci ha scritto da Milano, battono i pugni per far valere i propri diritti.

Certamente il comparto aereo è uno dei settori più colpiti dalle conseguenze provocate dal coronavirus. Come spiega Il Messaggero, Alitalia e la spagnola Iberia del gruppo Iag, che controlla anche British Airways, e Easyjet, hanno cancellato dei voli all’improvviso senza restituire i soldi del biglietto ai passeggeri.

Come fare liquidità velocemente?

In sostanza pare che le compagnie aeree cancellino i voli semivuoti e offrano dei voucher a chi lasciano a terra, perché scelga altre date. Peccato che sia illegale: l’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, aveva chiarito che se la cancellazione avviene per cause non riconducibili all’emergenza sanitaria, e così non è più dal 3 giugno, i passeggeri devono essere risarciti dei biglietti: devono riavere i soldi, non un biglietto alternativo. Lo stesso ente, in seguito alle numerose denunce ricevute, ha già richiamato i vettori italiani al rispetto del regolamento comunitario n. 261 del 2004.

La questione pare coinvolgere migliaia di passeggeri in tutta Europa. In Spagna, ad esempio, il governo minaccia sanzioni nei confronti di una ventina di vettori, tra cui Air France, Lufthansa, Air Europa e Ryanair, che non hanno offerto rimborsi per i voli cancellati.

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L’Umbria: il cuore verde d’Italia che ha dimenticato il rosa

People For Planet - Lun, 06/22/2020 - 15:00

Pioveva pure, ieri pomeriggio a Perugia, ma questo non ha scoraggiato il migliaio di donne che, mantenendo le distanze di sicurezza, indossando mascherine e un capo di abbigliamento rosso, si sono trovate in Corso Vannucci, nel centro del capoluogo umbro per protestare contro la delibera della Regione Umbria che cancella la possibilità di effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica nel proprio domicilio o in regime di day hospital e impone un ricovero di tre giorni in ospedale.

Quella che può sembrare a un occhio poco critico una misura di “protezione” in realtà è una grossa limitazione all’autodeterminazione  delle donne. Un ricovero significa dover raccontare a tutti perché, avere a che fare con medici e infermieri, coinvolgere la famiglia, allungare i tempi, ecc.

Uno schiaffo alle donne e all’autodeterminazione che nega loro il metodo di interruzione di gravidanza più veloce e meno invasivo, tanto dal punto di vista fisico quanto psicologico, finendo per disincentivarlo e aprendo, potenzialmente, la strada a nuove pericolose forme di clandestinità.” scrive il giornalista Lorenzo Tosa, nella sua pagina Facebook.

Come diceva una ragazza al microfono ieri pomeriggio: «Perché le ragazze umbre dovrebbero essere diverse da quelle inglesi o portoghesi? perché una donna deve essere protetta come se fosse incapace, perché solo adesso tutti si scandalizzano quando sono anni che hanno lasciato svuotare i consultori umbri, perché in Toscana, Puglia, Emilia Romagna le donne ottengono la contraccezione gratis e qui no?».

La manifestazione è stata organizzata dal comitato Liberi di Scegliere e una delle organizzatrici annuncia: «Iniziamo qui la nostra attività, perché più diritti riproduttivi siano garantiti, la sessualità libera, l’accesso all’aborto privo di ostacoli, le narrazioni non siano impregnate di stereotipi e paternalismo. Facciamo partire da qui un appello a tutto il Paese, cambiamo insieme questo sistema patriarcale, per poter essere libere di scegliere sul nostro corpo”.

A chi, come chi scrive, ha una certa età, le parole “libere di scegliere sul nostro corpo” fanno tornare alla mente anni di lotte, di collettivi, di discussioni, di cortei, quando i capelli erano ancora tutti scuri e la vita non aveva ancora lasciato le sue rughe sul viso. Commovente nostalgia e consapevolezza che le cose che sembrava sarebbero cambiate entro pochi giorni, in realtà sono rimaste invariate a distanza di decenni.

Pare che la governatora Tesei abbia avuto l’incoraggiamento entusiasta per questa bella idea dal senatore Pillon, l’ex ministro della Famiglia e organizzatore a marzo del 2019 – circa un secolo fa – aveva organizzato a Verona il Congresso Mondiale delle Famiglie, dove veniva donato ai partecipanti come simpatico gadget un feto di plastica.

Il Comitato organizzatore “Liberi di scegliere” ha lanciato anche una petizione su change.org che ha raggiunto le 42mila firme.

Nella petizione si legge, tra l’altro: “Un ricovero prolungato, non necessario, non farà altro che ledere ulteriormente la psiche di chi si trova a compiere una scelta, in ogni caso delicata e affatto semplice, oltre ad appesantire, inutilmente, il già provato sistema sanitario. Uno sperpero di denaro pubblico totalmente ingiustificato, motivato soltanto da un velato meccanismo punitivo nei confronti di quelle donne che compiono una scelta che mal si concilia coi valori arcaici e retrogradi di questa giunta; quando l’accesso alla contraccezione d’emergenza dovrebbe essere facilitato e non ostacolato.

Con questa decisione e questo metodo invasivo, riportiamo indietro le lancette nel tempo di più di mezzo secolo, per le donne umbre, eliminando tutti quei diritti inalienabili che si erano acquisiti con tanta fatica e orgoglio

Non lo permetteremo. Dalle parte delle donne, della civiltà e del futuro, sempre!”

Adelante donne! Perché mai come ora l’utero è nostro e ce lo dobbiamo gestire noi!

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Foto di fausto manasse da Pixabay

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