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Il governo spagnolo precetta gli ospedali privati. E l’Italia?

People For Planet - Mar, 03/17/2020 - 17:00
Il governo spagnolo mette le imprese sanitarie private agli ordini delle Regioni

Come racconta il quotidiano El Pais, il governo spagnolo ha deciso di attuare misure senza precedenti in materia di salute nella storia della Spagna: il ministro Salvador Illa lo ha annunciato domenica sera in un’apparizione dei quattro ministri nominati per gestire lo stato di allarme. La prima misura, di enorme significato, prevede l’intervento sull’assistenza sanitaria privata per metterla al servizio del Sistema Sanitario Nazionale. Saranno i consulenti sanitari di tutte le comunità autonome delle varie Regioni (in Spagna si chiamano Comunità) che avranno “tutti i mezzi necessari” del sistema privato per affrontare l’epidemia.

L’ordine mira a garantire che il sistema sanitario nazionale disponga di tutti i beni e servizi disponibili in Spagna che potrebbero essere utili nella lotta contro il coronavirus. Il governo ha concesso 48 ore a società e individui che hanno o possono fabbricare materiali come apparecchiature diagnostiche, maschere per il viso, occhiali protettivi, guanti e altri prodotti medici e farmacologici “per portarli all’attenzione” delle autorità, con la minaccia di sanzioni per coloro che non adempiranno.

Informazioni centralizzate in materia di coronavirus

Un altro ordine mira a stabilire norme per fornire “informazioni e dati” riguardanti l’evoluzione dell’epidemia. Fino ad ora questi dati sono stati forniti quotidianamente dal Ministero, ma poiché le Comunità li hanno aggiornati in tempi diversi vi sono state varie occasioni in cui si creata confusione su alcune cifre. D’ora in poi questi dati saranno offerti solo una volta, a metà mattina e tutti i giorni dal Ministero della Salute.

Misure per i senzatetto

La ministro della Difesa, Margarita Robles, da parte sua, ha annunciato che verrà raggiunto un accordo con tutte le regioni autonome per assistere i senzatetto durante lo stato di allarme, per il quale sarà garantito anche l’accesso al cibo.

Nel frattempo, in Italia…

Nel frattempo in Italia, mentre la Spagna precetta gli ospedali privati, alcune star raccolgono fondi per le cliniche private. Ha fatto clamore il caso di Chiara Ferragni e di Fedez, per esempio, che con una operazione di crowdfunding hanno raccolto 4 milioni di Euro per la clinica privata San Raffaele perché possa allestire un reparto di terapia intensiva

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Covid-19: lo smog collegato alla mortalità in Lombardia

People For Planet - Mar, 03/17/2020 - 16:00

I danni alla salute tipici dell’inquinamento atmosferico ascrivibile a traffico, riscaldamento e industria possono aumentare il tasso di mortalità derivante dalle infezioni di Coronavirus, o Covid-19. Lo sostiene un’indagine preliminare condotta da esperti americani, che – se confermata – potrebbe spiegare almeno in parte le alte percentuali di decessi a seguito dei contagi Covid-19 in Pianura Padana, una delle aree più fortemente inquinate d’Europa e tra le più colpite sia per numero di contagi che per mortalità a seguito della pandemia in atto.

All’origine del virus l’inquinamento

Non a caso, numerose ipotesi avevano già collegato la stessa nascita del virus all’inquinamento e alla deforestazione, alla scomparsa degli habitat e in generale a un pianeta in forte sofferenza. Già sottolineato anche il fatto che anche l’Hubei – la regione cinese dove il virus è nato – è tra le zone più inquinate della Cina, a sua volta uno dei paesi più inquinati al mondo.

La ricercatrice italiana

È italiana la ricercatrice che ne parla al Guardian. “I pazienti con malattie croniche causate o aggravate da un’esposizione prolungata all’aria inquinata, sono svantaggiati nel combattere le infezioni ai polmoni e sono dunque a maggior rischio di non farcela. Questo è probabile anche nel caso di esposizione a Covid-19”, ha spiegato Sara De Matteis, Università di Cagliari, membro del Comitato per la salute ambientale della Società Respiratoria europea. “Abbassando il livello di inquinamento possiamo sostenere la lotta a questa e a future pandemie”, ha aggiunto.

Anche a prescindere dalle pandemie, ogni anno – come ben noto – l’aria inquinata causa almeno 8 milioni di morti nel mondo, causando gravi danni respiratori e cardiocircolatori.

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Pesci a Venezia e delfini a Cagliari: la natura non è in quarantena, anzi

People For Planet - Mar, 03/17/2020 - 15:00

E si dovrà fare risolvendo i versamenti di idrocarburi nelle acque, l’inquinamento acustico, e la conversione elettrica per i mezzi in mare.

La natura si riprende i propri spazi

È come nei cartoni animati di Hayao Miyazaki, quando l’uomo si fa da parte, la natura si riprende i suoi spazi. Nei canali di Venezia tornano i pesci, alla banchina del porto di Cagliari si avvicinano addirittura i delfini per giocare.  

E se da una parte è presto per parlare con fondamenta scientifiche e salutare questi fenomeni come miglioramenti irreversibili, dall’altra la ricomparsa della flora e della fauna a nei canali di Venezia e nei porti offre l’occasione per parlare di inquinamenti di cui si parla poco: lo sversamento di idrocarburi, il sollevamento dei sedimenti e l’inquinamento acustico, tutti fenomeni che intorbidiscono l’acqua e allontanano animali e vegetali. 

“Mandate foto, sono veneziana e vedere Venezia cosi pulita mi fa ricordare quando ero bambina, anche con poca gente… ultimamente era diventata insostenibile…”; l’occhio allenato dei veneziani stenta a credere allo spettacolo che gli si para in questi giorni, e chi vive lontano da Venezia rivede la sua città ripulita mediante le testimonianze fotografiche e video caricati nel gruppo Facebook “Venezia pulita”, dove non mancano raffronti tra il prima e il dopo e, sì, non c’è bisogno di scienziati per rimanerne estasiati:

Pubblicato da Marco Capovilla su Domenica 1 marzo 2020 “San Polo, Ponte Storto, migliaia di pesci a pochi passi da uno scarico in piena attività. La natura si riprende e Venezia poco alla volta si riprenderà con nuova consapevolezza e nuove opportunità” scrive Marco Capovilla, amministratore del gruppo Facebook Venezia Pulita “La bellezza salverà il mondo in una Burano deserta i cigni si riappropriano dei canali…” scrive Marco Contessa via Facebook

“Giorni di silenzi da ascoltare, di suoni quasi dimenticati, giorni di acqua calma i prossimi, acqua trasparente, acqua per remi e animali da canali e da barene, giorni per riflettere su come aiutare la laguna nel nostro quotidiano, per un cambio di rotta deciso. San Polo, Ponte Storto, migliaia di pesci a pochi passi da uno scarico in piena attività. La natura si riprende e Venezia poco alla volta si riprenderà con nuova consapevolezza e nuove opportunità”

i pesci nuotano a Venezia Una meraviglia rivedere Venezia così pulita, dice Lorenzo, lettore di People for Planet

Lo stesso sta accadendo a Cagliari, dove i delfini si avvicinano addirittura alla banchina del porto, come testimonia il video pubblicato da Marevivo, l’associazione nazionale riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente che da 30 anni si batte per la tutela del mare.

https://www.facebook.com/watch/?v=206443533790186 video via Facebook di MAREVIVO Passata l’emergenza Coronavirus, cosa si può fare per mantenere il miglioramento?

Oltre alla presenza di delfini, colpisce l’acqua meno oleosa, meno torbida del porto. Nell’immaginario collettivo le acque portuali devono essere per forza sporche e la patina oleosa sulla superficie è quasi un tassello imprescindibile della scenografia, tant’è vero che, come denuncia Legambiente con la campagna estiva di Goletta Verde, le acque del porto non vengono quasi mai analizzate. Passata l’emergenza Coronavirus, si potrebbe fare qualcosa che da tempo si rinvia, tanto nei porti di Cagliari, quanto nei canali di Venezia: convertire in elettrico la flotta e rimuovere gli idrocarburi rilasciati dai motori delle barche. Come? Beh, anzitutto ripulendo le acque con prodotti NON di derivazione petrolifera, altrimenti il cerchio non si chiude.

Per pulire il mare esistono prodotti “mangiapetrolio” a base di lana di pecora, e di aziende italiane all’avanguardia ce ne sono eccome. Daniela Ducato, l’imprenditrice più innovativa d’Italia secondo la testata Fortune, spiega i prodotti ecologici per ripulire le acque:

Si collocano a pelo d’acqua e catturano questi inquinanti. Poi inizia un processo di biodegradazione. Un kg  riesce a catturare fino ai 17 kg. Un indice di efficacia importante, che consente anche di monitorare la misura di questi micro sversamenti. Non li vediamo ma ci sono“.

La natura c’è, risponde alle sollecitazioni dell’uomo

È bastato diminuire la presenza e l’inquinamento perché lei rispondesse “eccomi, sono qui, prenditi cura anche di me”. Chissà che dall’emergenza Coronavirus si esca tutti migliorati, finalmente consapevoli del valore universale della salute, sia dell’uomo, che della natura.

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Come si stanno affrontando questi giorni di quarantena in Italia?

People For Planet - Mar, 03/17/2020 - 13:30

I messaggi dei nostri lettori

Giovedì 12 marzo 2020, abbiamo pubblicato l’articolo Stiamo insieme! Un video, un messaggio per raccontarci questi giorni diversi con richiesta a tutti i lettori di People For Planet (e non!) di mandaci, o taggarci, in un video per raccontarci le proprie attività giornaliere, per condividere qualche consiglio o anche solo per mandare un saluto in questi giorni così diversi dalla normalità di cui siamo abituati!

Tra i moltissimi video arrivati, con i quali stiamo costruendo un contenuto collettivo che sarà pubblicato nei prossimi giorni, sono arrivati anche molti commenti scritti. Abbiamo quindi deciso di farne una raccolta ringraziandovi, uno ad uno, per il contributo così prezioso!

Mandiamo un messaggio di solidarietà per combattere la solitudine in questo momento di isolamento!

Vuoi inviarci un tuo contenuto? Invia a redazione@peopleforplanet.it, via messaggio privato o via WhatsApp al numero 3914799964, comunicando il tuo nome e la città in cui ti trovi.


#iorestoacasa #andràtuttobene

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“Cura Italia”: si parla molto della manovra ma intanto il Decreto non è ancora pubblicato

People For Planet - Mar, 03/17/2020 - 13:18

Chi si aspettava la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale già nelle prime ore della giornata deve accontentarsi di studiare ancora la versione in bozze che ha circolato ieri o le slide di presentazione stampate dal Governo.

L’approvazione del Consiglio dei Ministri non lo rende legge dello Stato

Quanto annunciato da Conte ieri sera in conferenza stampa è la sintesi degli interventi approvati dal Consiglio dei Ministri, interventi che non entrano in vigore fintantoché non vengono pubblicati in Gazzetta Ufficiale.

Ma prima ancora della pubblicazione, il testo del Decreto deve passare attraverso la c.d. bollinatura, vale a dire il “visto di conformità” da parte della Ragioneria generale dello Stato.

Si tratta in sintesi di un esame che certifica, salvo errori, che le norme approvate abbiano una copertura; esame che, nel caso del “Cura Italia”, evidentemente non è così banale… E forse non è nemmeno del tutto sbagliato pensare che la Ragioneria abbia valutato la necessità di aggiustare meglio il tiro di alcuni interventi all’interno di una manovra che vale 25 miliardi.

La sintesi degli interventi

In assenza della pubblicazione si può avere una sintesi ufficiale di quanto inserito nella manovra approvata dal Consiglio dei Ministri: sul sito del Ministero della Salute è stato infatti pubblicato oggi il comunicato stampa con le misure straordinarie prese a favore di sanità, famiglia e lavoro. Più in dettaglio il decreto interviene con provvedimenti su quattro fronti principali e altre misure settoriali:

1. finanziamento e altre misure per il potenziamento del Sistema sanitario nazionale, della Protezione civile e degli altri soggetti pubblici impegnati sul fronte dell’emergenza;

2. sostegno all’occupazione e ai lavoratori per la difesa del lavoro e del reddito;

3. supporto al credito per famiglie e micro, piccole e medie imprese, tramite il sistema bancario e l’utilizzo del fondo centrale di garanzia;

4. sospensione degli obblighi di versamento per tributi e contributi nonché di altri adempimenti fiscali ed incentivi fiscali per la sanificazione dei luoghi di lavoro e premi ai dipendenti che restano in servizio.

Continua su salute.gov.it

In attesa di poter finalmente leggere il testo definitivo – e ragionare su quello invece che sulle ipotesi in bozze – accontentiamoci di questo.

Leggi anche:
“Cura Italia”: il Consiglio dei Ministri approva il decreto

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Covid-19: chi non mostra sintomi infetta 1 persona su 10

People For Planet - Mar, 03/17/2020 - 12:00

Il virus Covid-19 si diffonde rapidamente e più di una persona su 10 – vale a dire più di 10 persone su 100 – prendono l’infezione da persone completamente asintomatiche. Ecco perché è importante rimanere in casa, rispettando le misure di distanziamento sociale, limitando – e annullando se possibile – il contatto con chiunque non faccia parte del proprio strettissimo nucleo familiare (vale a dire: le persone che vivono con noi sotto lo stesso tetto). È quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di infettivologi di Stati Uniti, Francia, Cina e Hong Kong e pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Diseases.

Leggi anche: Misure di distanziamento sociale: ecco a cosa servono

Tasso di riproduzione e intervallo seriale

La velocità di diffusione di un’epidemia dipende da due cose, spiegano i ricercatori: da quante persone ogni caso è in grado di infettare e da quanto tempo impiega a diffondersi l’infezione tra le persone. Il primo parametro è chiamato “tasso di riproduzione“, mentre il secondo parametro è definito “intervallo seriale“. Quanto al numero di persone che ogni soggetto con Covid-19 è in grado di infettare, gli studiosi spiegano che dai loro calcoli è emerso che più di un paziente su 10 prende l’infezione da chi è completamente asintomatico. Per quanto concerne l’intervallo seriale, gli autori dello studio spiegano che nel Covid-19 è molto breve – circa 4 giorni – e che di conseguenza i focolai emergenti dell’infezione tendono a crescere rapidamente e potrebbero essere difficili da fermare, se non bloccati in tempo.

Leggi anche: Per chi non capisse l’italiano, proviamo con il dialetto abruzzese: #stetevealacase

Muoversi rapidamente per fermare la minaccia emergente

“L’ebola, con un intervallo seriale di diverse settimane, è molto più facile da contenere rispetto all’influenza, con un intervallo seriale di solo pochi giorni. Durante le epidemie di Ebola si ha a disposizione molto più tempo per identificare e isolare i pazienti con l’infezione prima che infettino altre persone”, ha spiegato Lauren Ancel Meyers, professore di biologia integrativa presso l’University of Texas di Austin, uno degli autori dello studio. “I dati suggeriscono invece che questo coronavirus può diffondersi come l’influenza. Ciò significa che dobbiamo muoverci in modo rapido e aggressivo per frenare la minaccia emergente“.

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Ecco il trucco per imparare la tabellina del 9

People For Planet - Mar, 03/17/2020 - 10:00

Un tutorial per divertirsi con la matematica!

Come imparare la tabellina del 9 in modo divertente, comprendendola! Occorrente? Solo 10 dita!
Un video realizzato da Jacopo Fo per gli allievi delle scuole elementari (ma non solo!).

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Fammi crescere i denti davanti! Cantiamo insieme!

People For Planet - Mar, 03/17/2020 - 06:30
L’indovinello di oggi

Si gratta le orecchie col naso. Chi è?
(La soluzione domani, intanto pensaci!)

La soluzione dell’indovinello di ieri

Non son mela, non son pera, ho la forma di una sfera. Il mio succo è nutriente, è una bibita eccellente, non procuro il mal di pancia, ho la buccia e son…
(Soluzione: L’arancia)

Una filastrocca al giorno leva la noia di torno

La banda del paese (a cura di Cultura&Svago)
Il batterista suona i piatti:
coi coperchi ancora intatti.
Il violinista sognatore
è un bravo arrangiatore.
Suona un vecchio violoncello;
regalo di suo fratello.
Le zampogne di Natale
vanno bene a carnevale
e il vecchio tamburo
rimbomba sicuro,
consunto e limato
dal tempo passato.
I pifferi dei bambini
suonano come uccellini,
fatti con le canne
che sembrano zanne
Vecchia chitarra,
come si narra,
ha solo una corda.
Chi se lo scorda?
Chi suona la grancassa
sorride e passa
tra la folla plaudente
che non capisce niente.
Quando passa la banda
ognuno domanda
la musica preferita
che viene eseguita.
E’ il cuore del paese
che ne fa le spese.

Cantiamo insieme!

Fammi crescere i denti davanti – 4° Zecchino d’Oro 1962

 Per vedere i post dei giorni precedenti clicca qui

Foto di Prawny da Pixabay

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Eni stanzia 30 milioni di Euro per la lotta al Coronavirus

People For Planet - Mar, 03/17/2020 - 05:15

Eni, a supporto di coloro che in prima linea stanno gestendo l’emergenza sanitaria nel Paese, sulla base delle numerose esperienze in progetti sanitari maturate nel mondo mette in campo una serie significativa di interventi che saranno immediatamente operativi in campo medico e sociale.

Eni è partner unico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS per la realizzazione del COVID 2 Hospital a Roma (ex Ospedale privato Columbus), che sarà esclusivamente dedicato alla cura dei pazienti affetti da coronavirus. La struttura avrà 130 posti letto di cui 50 di terapia intensiva, nonché tecnologie avanzate nella diagnosi della malattia con RX, TAC ed ecografia transtoracica. L’ospedale sarà operativo dal prossimo 31 marzo. Nell’ambito della medesima operazione, verrà inoltre allestito un pronto soccorso dedicato ai pazienti con coronavirus all’interno del Policlinico Gemelli.

La società, inoltre, con l’Ospedale IRCCS Luigi Sacco di Milano realizzerà un nuovo pronto soccorso dedicato alle malattie infettive.

A Pavia, con l’IRCCS Policlinico San Matteo, Eni partecipa alla realizzazione di una unità ad alto livello di isolamento del dipartimento di malattie infettive.

Con il IRCCS Policlinico di San Donato assicurerà, invece, la fornitura di equipaggiamento sanitario come monitor per rianimazione e dispositivi di protezione individuale.

Eni sta finanziando inoltre campagne informative di utilità pubblica con la Federazione italiana dei medici di medicina generale sul ruolo del medico di famiglia come primo interlocutore del cittadino contro il COVID-19 ma anche quella, allo studio, a favore delle persone anziane per informarle dei servizi a cui possono accedere per la vita quotidiana, non potendo uscire dalla propria abitazione.

La società, infine, ha in corso di finalizzazione delle partnership con l’Istituto dei Sistemi Complessi del CNR e con l’Istituto Superiore di Sanità per l’utilizzo delle capacità di calcolo e modellizzazione per la ricerca medica collegata alle malattie infettive, del supercalcolatore Eni/HPC5 tra i più potenti al mondo.

Oltre a queste operazioni, Eni ha in corso di studio e discussione altre iniziative in alcune aree del territorio nazionale.

L’impegno economico per questa serie di interventi è pari a circa 30 milioni di euro.

Fonte: eni.com

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Carceri: le proteste di Bari sedate da due donne

People For Planet - Mar, 03/17/2020 - 04:24

Le rivolte di pochi giorni fa nelle carceri di Modena e delle altre città sono finite con morti e feriti. A Bari non si è fatto male nessuno, grazie a due donne. «Abbiamo festeggiato l’8 marzo in maniera particolare quest’anno, le proteste sono iniziate proprio domenica», inizia così il racconto della dottoressa Valeria Pirè, direttrice della Casa circondariale di Bari.

La struttura ha luogo nel centro della città e ospita due sezioni di media e due di alta sicurezza, il che significa che oltre ai comuni detenuti ci sono mafiosi, affiliati ai clan, soggetti imputati o condannati per delitti legati al terrorismo, anche internazionale, e boss di spaccio di stupefacenti. 

Non un carcere qualsiasi

A gestirlo, una donna, al suo fianco, un’altra donna, la dottoressa Francesca De Musso, Comandante della polizia penitenziaria. Ha la voce sottile, se ne scusa, «parlare per ore e ore debilita le corde vocali», ci tiene a ribadire che da sola non ce l’avrebbe fatta: «In quei momenti non ho perso la certezza di essere parte di una squadra al servizio dello Stato, quello Stato che ci assegna il compito ambiziosissimo di custodire per rieducare. Far sì che l’uomo di azione diventi uomo di riflessione». Fortunatamente a Bari non ci sono stati feriti né danni ai malati. «Oltre al timore delle rivolte – aggiunge la Pirè – c’era forte preoccupazione per i nostri detenuti immunodepressi, l’allarme Covid 19 è stato come una bomba pronta a esplodere su più fronti, dovevamo placare i detenuti in salute e assicurare massima tutela a quelli ricoverati nel centro clinico».  

Valeria Pirè e Francesca De Musso

A Bari c’è infatti un centro clinico con 24 posti letto per detenuti con malattie croniche o in fase acuta particolarmente grave che richiedono inquadramenti diagnostici specializzati. L’assistenza sanitaria intramuraria è passata all’ASL e al momento ci sono solo 8 centri clinici penitenziari in tutta Italia. «In attesa che arrivassero i presidi medici necessari contro il Covid 19, hanno usato le mascherine già a disposizione perché abbiamo il centro clinico e ci siamo attrezzati». Un’epidemia in carcere, sarebbe terribile.

Come sono iniziate le proteste? 

Pirè: «I familiari hanno iniziato a protestare con il megafono l’8 marzo, prima che noi chiudessimo i colloqui il 9 marzo, dopo il decreto. Più da fuori li incitavano – hanno bloccato la strada con i cassonetti – più le proteste dei detenuti aumentavano. Urla, battitura delle sbarre, chi ha appiccato dei roghi, fortunatamente subito contenuti, chi ha rotto qualcosa. Fortunatamente siamo riusciti a bloccare l’escalation.»

Come avete fatto? 

Pirè: «Con il dialogo. Abbiamo cercato di farli sentire anzitutto cittadini di un Paese in piena emergenza. Ovviamente le rivolte sono connesse a un disagio represso, esploso alla notizia della sospensione dei colloqui. Per loro i colloqui visivi sono tutto: rinforzano gli affetti, ricevono pacchi e aiuti dalle famiglie. Le tensioni probabilmente erano sotto la cenere, la paura della malattia per i propri cari mista alla paura del contagio per loro stessi, in un luogo isolato, ha fatto scattare la miccia.»

De Musso: «E poi abbiamo puntato a responsabilizzarli nei confronti dei loro stessi cari, spiegando che farli stare a casa in questo periodo significa proteggerli, non sottoporli ai rischi dei viaggi e dei contagi. Abbiamo subito organizzato incontri informativi per aiutarli a comprendere nel dettaglio il Covid 19 e i sacrifici che la pandemia sta richiedendo a tutti, loro compresi.»

Il ruolo degli educatori in questi momenti è cruciale. Quanti ne avete in carcere?

Pirè: «Sulla carta dovrebbero essere 4 ma al momento solo 2. Siamo in carenza d’organico sia di personale civile che penitenziario.»

De Musso: «Tra i poliziotti penitenziari, la carenza è di circa 43 unità. Appena sono scoppiati i disordini, ho chiamato i colleghi a casa, sono accorsi tutti, anche quelli in ferie e a riposo.»

Avete avuto paura?

Pirè: «Non so se definirla paura, in quei momenti non si ha nemmeno tempo di averne. Ansia, timore che per la situazione degenerasse come è successo a Modena, a Bologna, a Foggia, eccetera. I detenuti guardano i telegiornali, si informano, l’emulazione nasce quasi naturale.»

De Musso: «Vedere i miei uomini pronti ad affrontare il peggio, qualora fosse stato necessario, ma fermi nella consapevolezza della necessità di agire sempre e solo con metodi di legge mi ha fatto passare ogni paura. Nessun uomo, né operatore, né detenuto, si è fatto male.»

Le proteste ci sono state anche nelle sezioni di alta sicurezza?

Pirè: «Sì, ogni sezione ha scelto una forma di protesta, fortunatamente non tutte hanno protestato contemporaneamente. Le proteste più violente sono state in particolare due. In generale, vale l’assunto che chi ha legami territoriali ha più paura di essere trasferito altrove, chi non ha nulla da perdere si lascia andare di più alla violenza.»

Anche da voi il carcere è sovraffollato?

Pirè: «Purtroppo sì, abbiamo 450 detenuti a fronte di una capienza di 299 posti. Il sovraffollamento incide particolarmente sulle sezioni comuni di media sicurezza.»

Ora la situazione è rientrata?

Pirè: «Sì, alcuni detenuti, dopo che hanno capito il carattere temporaneo delle limitazioni e hanno compreso che avrei posto rimedio con provvedimenti alternativi, si sono anche scusati. L’importante è non fare promesse che non si possono mantenere, dire sempre la verità, la verità è alla base di ogni processo di responsabilizzazione.»

De Musso: «Abbiamo ricevuto anche una lettera collettiva. È una lettera sincera, da parte di persone che imparano dai propri errori e non rinunciano a migliorarsi anche in momenti di stress emotivo come questo.»

Nella foto, la dottoressa De Musso e la Dottoressa Pirè.

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Immagine di copertina di Armando Tondo

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