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L’igiene fa bene! Ma se è troppa fa molto male

People For Planet - Gio, 05/14/2020 - 12:00

Per saperne di più: batteri buoni e batteri cattivi, prevenzione delle malattie ospedaliere: https://www.peopleforplanet.it/?s=Batteri

Batteri che curano perché ci amano. https://www.peopleforplanet.it/i-batteri-ti-danno-il-buon-umore-filosofia-e-microorganismi-sexy/

Trapianti di batteri per guarire da malattie refrattarie agli antibiotici https://www.peopleforplanet.it/trapianti-batteri-guarire/

Giocare nel fango fa bene!

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Mobilità pulita: come ottenere il bonus di 500 euro

People For Planet - Gio, 05/14/2020 - 11:00

Probabilmente chi vuole comprare una bici, una bici a pedalata assistita, un monopattino elettrico, un overboard o monoruota, pagherà al negoziante per poi essere rimborsato dopo aver caricato scontrino e fattura su una piattaforma elettronica, e ricevere quindi il rimborso. L’altra possibilità è che i commercianti dovranno gestire tutto l’aspetto burocratico e proporre il mezzo al prezzo già scontato. Sicuramente la prima ipotesi sarà realizzata, perché l’incentivo è anche retroattivo rispetto al decreto. Ma per tutti i dettagli la ministra dei Trasporti Paola De Micheli ha fatto sapere che serve un confronto con il ministro dell’Ambiente prima di poter fornire ulteriori dettagli.

Bonus retroattivo

Il “buono mobilità” per l’acquisto di bici e mezzi della micromobilità elettrica sarà “retroattivo”, cioè valido anche per gli acquisti effettuati a partire dal 4 maggio 2020 (e fino al 31 dicembre 2020). Confermato il valore massimo rimborsabile di 500 euro ma la percentuale che sarà coperta dal bonus è pari al 60%: quindi per sfruttarlo tutto bisognerà spendere almeno 833 euro. In alternativa, il bonus potrà essere sfruttato per l’utilizzo di servizi di mobilità condivisa a uso individuale esclusi quelli mediante autovetture: ok a bike sharing e scooter sharing, no al car sharing. 

Chi ne ha diritto

I residenti maggiorenni nei capoluoghi di Regione, nelle Città Metropolitane, nei capoluoghi di Provincia e nei Comuni con popolazione superiore a 50mila abitanti.

Modifiche del Codice della Strada

Era il punto più a rischio ma lo abbiamo portato a casa. Ci sarà la “Casa avanzata”, ovvero un rettangolo evidenziato a terra sotto ogni semaforo, una linea di arresto e attesa del “verde” dedicata alle biciclette, che potranno così sostare di fronte e non accanto alle auto, in modo più sicuro per chi svolta. La “Casa avanzata” potrà essere realizzata “lungo le strade con velocità consentita inferiore o uguale a 50 km/h, anche se fornite di più corsie per senso di marcia, ed è posta a una distanza pari almeno a 3 metri rispetto alla linea di arresto stabilita per il flusso veicolare”.

Sarà introdotta la “corsia ciclabile”, o bike lane, una striscia parallela alla carreggiata, a destra, delimitata da una striscia bianca discontinua, valicabile e a uso promiscuo (monopattini, bici…).

Arriva il mobility manager obbligatorio per le imprese pubbliche o private con più di 100 dipendenti (finora la soglia era di 300) presenti in capoluoghi di Provincia e Regione, città metropolitane, o Comuni con popolazione oltre i 50mila abitanti. del livello di inquinamento.

Cosa abbiamo perso

Purtroppo, niente indicazioni né soldi ai Comuni per realizzare le ciclabili. Inoltre, niente doppio senso ciclabile: ovvero la possibilità per le bici di andare contromano rispetto alle auto, sostanzialmente presente in tutto il resto d’Europa e di notevole aiuto soprattutto in questo momento sia per snellire che per velocizzare – e quindi incentivare – la mobilità individuale e sostenibile. Grandi assenti anche le corsie preferenziali dei bus aperte alle bici, le strade scolastiche e i controlli della velocità in città.

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Sturare il lavandino in modo naturale con ricetta fai da te

People For Planet - Gio, 05/14/2020 - 10:00

Basta poco per sgorgare gli scarichi della nostra cucina o bagno in maniera 100% naturale e low cost!

Un metodo economico che ci permette di sostituire quei prodotti chimici commerciali dannosi sia per la salute che per l’ambiente, e talvolta anche dannosi per le tubature.

Come si legge dal canale YouTube Sagace “(…) un rimedio squisitamente fatto in casa, il cui “ingrediente” principale è l’intramontabile bicarbonato, un vero “tuttofare” in termini di pulizia e soluzioni per la casa.Cosa ci serve:

  • Bicarbonato 200 g;
  • Sale 200 g;
  • Aceto;
  • Acqua.
Fonte: Sagace

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Gela ciclabile: le associazioni lanciano una nuova petizione online

Gela Le Radici del Futuro - Gio, 05/14/2020 - 09:17

Meno auto e più biciclette: è questo il nuovo obbiettivo che alcune associazioni di Gela cercano di raggiungere tramite una petizione online sulla piattaforma di Change.org. Una sfida impegnativa che riemerge durante la Fase 2 dell’emergenza Covid e mira a un vero e proprio cambiamento culturale in un territorio in cui l’utilizzo dei veicoli ha nettamente limitato le aree pedonali. A lanciare l’appello per l’ampliamento delle piste ciclabili è nuovamente la Fiab, che ha presentato un nuovo piano per la mobilità all’amministrazione comunale. L’idea di ridurre nettamente il traffico in favore dei pedali non è mossa dal semplice bisogno di svago ma da una necessità ecologica. Gli studi scientifici hanno infatti dimostrato come l’epidemia del Coronavirus si sia diffusa più velocemente a causa del particolato derivante dal traffico.

Alla campagna aderiscono anche altre associazioni che da sempre si occupano di riqualificazione urbana e sviluppo sociale e non solo. Fanno parte di questa rete l’Orto Sociale “Laudato Si”, le assozioni del MoVI, della Casa del Volontariato, l’associazione culturale SMAF, il Comitato di Gela della Via Francigena Fabaria, l’Unicef e Gela Famiglia.  Presenti anche associazioni sportive come la Green Sport e la Special Olympics, e associazioni educative storiche come l’Agesci e la Sez. Scout Fabio Rampulla. Associazioni che si occupano di salute come quella dei diabetici e e l’ADAS. Presente anche  Cantiere Gela, il comitato locale della Pro Loco, l’associazione Futuramente e  la Croce Rossa.

L’obbiettivo della petizione è raggiungere almeno mille firme per sensibilizzare le amministrazioni nella realizzazione dei nuovi percorsi ciclabili e promuovere così la prima pedalata collettiva con distanziamento sociale con mille biciclette in fila indiana. In poche ore sono già stante raggiunte metà delle firme.  Il tragitto partirebbe dal quartiere Macchitella, passando per il lungomare e per il centro storico.

Nella pagina della petizione il progetto viene descritto nel dettaglio. Per firma basta accedere al seguente link: http://chng.it/Znr8hDhSyx

L'articolo Gela ciclabile: le associazioni lanciano una nuova petizione online proviene da Gela Le radici del Futuro.

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Il lato positivo del lockdown: cresce la solidarietà dal basso verso chi è più in difficoltà

People For Planet - Gio, 05/14/2020 - 08:00

In questi giorni siamo stati vittima, nostro malgrado, di conversazioni con vicini e parenti di casa che si interrogavano se denunciare o meno le ragazze che passavano di fronte a casa col cane, il padre al parco col figlio, il ragazzo che faceva jogging troppo distante da casa sua. Questo clima di paura e controllo ha fatto sviluppare nelle persone dei comportamenti delatori decisamente allarmanti e invadenti. I social media sono diventati la vetrina in cui moderni vigilantes digitali dal loro balcone di casa riprendevano col telefonino gli ignari trasgressori che venivano pubblicati sulla pagina social del leone da tastiera di turno. Sicuramente la preoccupazione scatenata da questo virus così contagioso non ha fatto altro che innescare una psicosi di massa che è sfociata in una delle scene più assurde del trash televisivo italiano con l’elicottero della guardia di finanza che accerchiava il malcapitato che passeggiava in riva alla spiaggia di fronte casa con tanto di inseguimento in diretta su Canale 5 per la gioia del pubblico generalista italiano.

Ma l’Italia non è tutta uguale, ci sono state anche forme di solidarietà autorganizzata e dal basso che hanno contrastato questo clima orwelliano. Un esempio sono le social street di Bologna. Roc è l’acronimo che sta per (via) Rialto, (via) Orfeo, (via) Coltelli; è la social street che si trova nel cuore della città di Bologna. È composta da persone di differenti età e occupazione, tutte accomunate dalla voglia di vivere il quartiere in maniera più collettiva, meno isolata, all’insegna di rapporti di solidarietà e aiuto reciproco. La social street ha pensato a un modo per tutelare i più deboli, i malati e gli anziani del quartiere. Su base volontaria le persone si sono rese disponibili a fare la spesa per chi non poteva o non se la sentiva ad uscire e a portarla a casa. Ma non solo la spesa, anche per trasportare in strada i rifiuti e per trovare i beni di prima necessità, dai farmaci ai dispositivi medici.

La social street Roc ha organizzato nel supermercato del quartiere un’iniziativa tanto semplice quanto vitale per alcune famiglie: un carrello lasciato fuori dalle porte scorrevoli con un cartello appeso “se non puoi, prendi; se puoi, lascia”. Marta, una delle portavoci del Roc, spiega che ora stanno prendendo contatti con negozi della zona per organizzare postazioni di “Spesa Sospesa” diffuse nel quartiere. L’idea è che chi può lascia qualche cibaria e chi è nei guai (e magari si vergogna) può prendere qualcosa senza alcuna formalità. Inoltre hanno creato un canale Telegram che permetterà scambi veloci di informazioni fra gli abitanti della zona. Fino ad ora le principali comunicazioni avvenivano via Facebook ma c’è tanta gente che non ha un account. Marta è sicura che esistano nelle sue vicinanze delle famiglie che sono in difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria, ma che sono difficili da individuare. Sperano che il canale su Telegram possa facilitare le comunicazioni.

Staffette alimentari partigiane

Sono stati i ragazzi di un collettivo bolognese a fare un gesto che nemmeno le istituzioni si sono prese la briga di fare: la spesa di viveri e beni di prima necessità per i senzatetto, i detenuti ai domiciliari e le famiglie in difficoltà. I ragazzi di YaBasta Bologna hanno raccolto 20.000 euro in donazioni tramite una campagna su Produzioni dal Basso tutt’ora attiva, per quelle che loro hanno chiamato le staffette alimentari partigiane. YaBasta insieme a Mediterranea è attiva a Bologna da anni, hanno strutturato corsi gratuiti di italiano per stranieri, hanno creato un dormitorio per migranti nel centro di Bologna nel pieno del bisogno, gestiscono un doposcuola per i bimbi delle famiglie del quartiere. Si inseriscono nel territorio lì dove lo Stato manca, non arriva, abbandona.

Alessandro (staffetta alimentare partigiana) racconta che dall’inizio dell’emergenza sanitaria si sono interrogati su come potessero essere utili e quali fossero i problemi che stavano emergendo nel quartiere. Grazie alla campagna online hanno raccolto i fondi per tre tipologie di aiuto. Stanno consegnando oltre 30 sacchetti della spesa a settimana alle persone senza fissa dimora; 3 borse della spesa per alcuni detenuti che hanno ottenuto di scontare la propria pena ai domiciliari alleggerendo la situazione drammatica di sovraffollamento del carcere della Dozza di Bologna; 54 sacchetti contenenti un libro per l’infanzia e materiale per scrivere e disegnare ai bambini e alle bambine del doposcuola che organizzavano già prima del confinamento, spesso figli di migranti più vulnerabili rispetto ai loro pari.

Hanno creato con Mediterranea Saving Humans, l’associazione Approdi e il Laboratorio Salute Popolare di Làbas, uno sportello di consulenza sanitaria e psicologica che riceve decine di telefonate al giorno. Alessandro racconta che fino ad ora hanno ricevuto più di mille chiamate in meno di due mesi, non solo dal territorio ma da tutta Italia. Molti gli operatori sanitari che hanno chiamato in cerca di supporto psicologico ma anche comuni cittadini.

Hanno cercato di spostare online la scuola di italiano per migranti ma anche lo sportello di assistenza al lavoro e il doposcuola che conta circa 60 bambini (i beneficiari dei sacchetti con i libri e il materiale per disegnare).

Lo spostamento della didattica ministeriale online ha spinto molte famiglie a investire in dispositivi elettronici come tablet e computer per fornire ai propri figli dei mezzi adeguati per seguire quotidianamente le lezioni. Ma non tutte le famiglie hanno avuto la possibilità di affrontare una tale spesa. YaBasta ha quindi lanciato una campagna di raccolta di dispositivi elettronici come tablet, auricolari e computer usati consentendo ai ragazzi il diritto all’istruzione. Un diritto fondamentale sancito dalla costituzione ma che evidentemente lo Stato non è riuscito a garantire a tutti.

Brigate di Mutuo Soccorso

Quello che sembra evidente è che questa fase 2 porta con sé le ferite e i lutti della fase 1 ma anche un senso di incertezza economica e di paura delle fasce più vulnerabili di essere lasciate sole. La fase 2 sarà caratterizzata da una povertà dilagante che investirà famiglie, professionisti, precari, lavoratori, disoccupati e studenti delineandosi come una situazione strutturale più che emergenziale del momento. Ecco perché è evidente che non si possa abbandonare il progetto finita la fase 1, ora più che mai c’è la necessità di stare al fianco di chi si sente abbandonato dallo Stato, dice Alessandro. Nascono per questo le Brigate di Mutuo Soccorso con le quali distribuiranno ogni settimana 50 pacchi alimentari a 50 famiglie e singoli in difficoltà nei quartieri Santo Stefano e Porto. I pacchi sono circa di dieci chili e comprendono sia secco (legumi, pasta, farine ecc…) sia fresco (verdure, latticini ecc…) leggermente variabili in base al numero di componenti del nucleo familiare. Già da questa settimana sono iniziate le consegne, le prime sono state effettuate il lunedì e il grosso si consegnerà il venerdì. Alessandro ci racconta che hanno capito di dover agire celermente quando, durante le visite, hanno scoperto che alcune famiglie non avevano nulla in casa e non potevano preparare un pasto.

I principi alla base di questo progetto sono il mutuo aiuto e la prossimità. Il mutuo aiuto si basa sulla capacità di coinvolgere più famiglie possibili nel meccanismo di auto-distribuzione dei beni, in sostanza ognuno nel suo piccolo fa quello che può, responsabilizzando i soggetti coinvolti e facilitando in questo modo anche l’accettazione dell’aiuto. Il soggetto beneficiario del pacco non è più un soggetto passivo, ma attivo nel processo di organizzazione degli aiuti insieme agli altri beneficiari. La prossimità invece ricerca nelle relazioni di quartiere e vicinato la propria realizzazione: concentrarsi in un ambito territoriale ristretto, non per escludere altri, ma per impossibilità di coprire un territorio ampio e per costruire un rapporto di collaborazione duraturo con le persone vicine. Il mutuo soccorso e la prossimità sono concetti essenziali perché il progetto possa vivere a lungo termine proprio come è stato pensato. La speranza di Alessandro e degli altri volontari di YaBasta di Bologna è che questo modello venga replicato anche in altre zone e che la solidarietà autogestita e dal basso vada a combattere quell’impoverimento imperante che sta attraversando l’Italia.

Il lockdown ha spinto molti a guardare con diffidenza il vicino, a denunciare comportamenti ritenuti nocivi per il benessere pubblico, a compiacersi per l’operato dello Stato e della polizia che elargiva multe stratosferiche e operava controlli serrati dimenticandosi che il compito dello Stato è anche quello di affiancare la popolazione più fragile, consentire a tutti i bambini il diritto all’istruzione e il diritto ad una vita dignitosa per tutte le fasce della popolazione. Se molti di quelli che in questi giorni si sono indignati per le persone in strada avessero utilizzato la stessa forza per chiedere misure di welfare sociali maggiori, di tutela dei lavoratori sul posto di lavoro, di tutela dei minori e dei precari, ora saremmo nella stessa situazione?

In futuro le forme di mutuo aiuto auto-organizzato e autogestito dal basso sembrano le uniche risposte concrete ed immediate alla povertà crescente della popolazione e ad una incapacità dello Stato di fornire assistenza ai più vulnerabili.

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Covid: Codogno non è il focolaio | Parigi: “vendere Gioconda per salvare la cultura” | USA- Israele sul tavolo annessione di Cisgiordania

People For Planet - Gio, 05/14/2020 - 06:25

Il Fatto Quotidiano: Il Consiglio dei ministri approva il decreto Rilancio. Conte: “Vale 55 miliardi, ora soldi più velocemente”. Cambia la cassa in deroga: l’Inps anticiperà il 40%;

La Repubblica: Via libera del Cdm al decreto rilancio. Conte: “25,6 miliardi per i lavoratori“. Bellanova commossa: “Stato più forte del caporalato;

Leggo: Il virologo Pregliasco: «Questo virus ci terrà compagnia uno o due anni, prepariamoci al peggio»;

Il Messaggero: Coronavirus, Navajo allo stremo: ad aiutarli arrivano fondi irlandesi e un team di Msf. Virus, record di morti in Brasile e negli Usa. Seul, allarme movida: 120 nuovi casi Germania, netto aumento di contagi e morti. Il Libano richiude tutto, Gran Bretagna supera 40.000 vittime «Stop al lockdown», cresce nel mondo la protesta. La psicologa: «Stress e paura, la gente non ne può più»;

Il Giornale: “Il focolaio non era Codogno” Le rivelazioni sulle zone rosse;

Il Mattino: Estate 2020, vietato affogare: i bagnini non possono fare la respirazione bocca a bocca;

Il Sole 24 Ore: Così lo smart working sta svuotando i grattacieli dei giganti della finanza – Twitter: tutti i dipendenti potranno lavorare da casa anche dopo Covid;

Tgcom24: Cultura in crisi per lockdown | E la Francia accarezza l’idea di “vendere” la Gioconda;

Corriere della Sera: «Silvia Romano neo-terrorista», caos in Aula. Poi Pagano (Lega) si scusa: accuso il governo – Ipotesi bottiglia contro casa della volontaria;

Il Manifesto: Pompeo-Netanyahu, sul tavolo l’annessione a Israele della Cisgiordania.

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La casa? Me la stampo, ecologica, in 3D!

People For Planet - Mer, 05/13/2020 - 20:00
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Massimo Moretti, imprenditore ravennate, sta lavorando a questo progetto dal 2015: a Massa Lombarda la sua stampante 3D BigDelta ha creato un prototipo di casetta ecologica in terra. Telaio interno in legno e tamponature esterne in terra: tutti materiali naturali, che si possono trovare in loco, azzerando molte delle spese legate alla costruzione di una casa.
Il piccolo “eremo”, come lo chiama Moretti, è costato 250 euro per il legno, 40 euro di energia, 20 euro di altri materiali. Totale 310 euro per una struttura di circa 5 metri di diametro e 3 metri di altezza

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Come la “elimination strategy” della Nuova Zelanda ha portato i casi Covid-19 a zero in 6 settimane

People For Planet - Mer, 05/13/2020 - 19:00

La premier neozelandese Jacinda Ardern è indicata da molti (tra gli altri anche da Naomi Klein di cui potete leggere l’intervista qui) come leader modello per i paesi alle prese con la pandemia di coronavirus. Con la sua “elimination strategy”, il paese ha preso provvedimenti precoci e drastici, ha realizzato una grande campagna di test e ha comunicato efficacemente con i cittadini. In meno di due mesi la Nuova Zelanda è tornata in piedi, pronta per riaprire, ricominciare a viaggiare e presto le persone saranno in grado di scambiarsi “un veloce abbraccio”. La strategia neozelandese è raccontata da Republic World, una emittente televisiva indiana con sede a Mumbai.

L’escalation del lockdown

Il paese ha registrato i primi casi il 28 febbraio. La lotta della Nuova Zelanda contro il coronavirus è iniziata con la decisione di chiudere i confini, vietando tutti i viaggi in entrata nel paese. Sono stati ammessi solo cittadini di ritorno e alcuni lavoratori essenziali.

“Dobbiamo andare giù duro e dobbiamo fare presto”, ha detto Jacinda Ardern quando ha annunciato quelle che ha descritto come “le restrizioni alle frontiere più difficili del mondo”.

Il 23 marzo il paese è entrato nel livello di allerta 3 chiudendo le attività non essenziali, annullando tutte le riunioni e vietando anche i viaggi interni.

In quel momento aveva circa 100 casi positivi e nessun morto. 48 ore dopo, il paese è progredito nel blocco di livello 4 che è anche stato soprannominato “politica di eliminazione”. A questo punto, i cittadini potevano avere contatti solo con i conviventi.

Il 16 aprile, la Primo Ministro Jacinda Arden ha dichiarato in una conferenza stampa: “Abbiamo l’opportunità di fare qualcosa che nessun altro paese ha raggiunto: l’eliminazione del virus”.

27 aprile: “eliminato” il coronavirus

Il 27 aprile il paese ha dichiarato di aver “eliminato” il coronavirus avendo registrato solo un nuovo caso, quattro “casi probabili” e un nuovo decesso. Il paese è tornato al livello 3 del blocco e ha alleggerito alcune delle sue restrizioni. Alle persone è stato ora permesso di espandere la loro “bolla” sociale e di interagire con più persone, pur aderendo alle misure di allontanamento sociale. Se necessario, a livello 3 i residenti possono viaggiare nel paese, ma possono “muoversi solo una volta e in una sola direzione”.

Parlando a una conferenza stampa il 27 aprile, il primo ministro Arden ha detto che senza le restrizioni di livello 4 il quadro avrebbe potuto essere diverso: i modelli proiettivi in Nuova Zelanda prevedevano più di 1.000 casi al giorno se le misure fossero state ritardate.

“Non sapremo mai cosa sarebbe realmente accaduto senza le nostre restrizioni di livello 4, ma possiamo guardare oltreoceano e vedere quale scenario devastante si è svolto in molti altri paesi”, ha detto. “Attraverso le nostre azioni abbiamo evitato il peggio.”

4 maggio: zero casi positivi

Il 4 maggio il paese ha registrato per la prima volta zero nuovi casi di coronavirus, il primo giorno da quando è entrato in lockdown a marzo. Mentre dava questo annuncio durante un briefing con la stampa, il primo ministro Arden ha anche avvertito i cittadini di continuare a seguire le norme di allontanamento sociale per evitare rischi. Ha aggiunto che l’obiettivo del paese di eliminare completamente il virus è ora “alla portata” e un passo sbagliato potrebbe “sprecare il buon lavoro”.

“Oggi possiamo allargare i nostri cuori non registrando nuovi casi”, ha dichiarato Jacinda Ardern, “ma restiamo sulla rotta indicata. Non possiamo permetterci di sprecare il buon lavoro fatto fino ad oggi quando il nostro obiettivo finale è così vicino e a portata di mano”.

Ogni milione di abitanti 4 morti per covid19, in Italia 517

Il paese con una popolazione di circa 5 milioni di persone è riuscito a mantenere il numero di infezioni a meno di 1.500 complessivi con 21 morti.

In termini comparativi, la Nuova Zelanda ha avuto 4 morti per covid-19 ogni milione di abitanti; l’Italia, in base ai dati ufficiali, finora 517 ogni milione di abitanti.

Capacità di test

Molti sostengono che anche la bassa densità di popolazione del paese sia stata un fattore che ha contribuito a implementare con successo il blocco, mentre paesi come Regno Unito, Stati Uniti e Italia continuano ad essere oppressi dal peso della pandemia.

Tuttavia, ciò che merita di essere menzionato è l’eccezionale capacità di test del paese. L’OMS ha più volte sottolineato l’importanza dei test e la Nuova Zelanda ha uno dei più alti tassi di test pro capite al mondo.

Dal 22 gennaio, oltre 150.000 persone sono state testate in un paese di soli 5 milioni di abitanti. I test si sono concentrati su persone con sintomi e sui loro contatti stretti o casuali. E la strategia dei test non si arresta neanche ora. Il Ministero della Salute sta discutendo con i distretti per continuare a organizzare test su comunità specifiche che sono maggiormente a rischio di contrarre virus come gli anziani in assistenza residenziale e gli operatori sanitari. Anche il test su campioni del sistema fognario viene preso in considerazione per monitorare la situazione.

Arden ha rivelato che il R0 del paese sarebbe stato di circa 2,5, se non fossero state attuate le misure adottate. Ma con un’azione rapida e misure decisive, il paese è riuscito a mantenerlo basso fino a 0,4. Ciò significa che 10 persone infette possono trasmettere la malattia solo ad altre 4 persone, in media (R0 =1 significa che ogni persona infetta dovrebbe infettare in media un’altra persona).

La nuova Zelanda riapre

L’agenzia Reuters riferisce che il passaggio scaglionato alle restrizioni di “livello 2” significherà riaprire negozi, ristoranti e altri spazi pubblici, compresi i campi da gioco, da giovedì.

Le scuole possono aprire dal prossimo lunedì mentre i bar possono riaprire solo dal 21 maggio, ha affermato Ardern. I raduni saranno limitati a 10 persone.

“Il risultato è che tra 10 giorni avremo riaperto la maggior parte delle attività commerciali in Nuova Zelanda prima di molti altri paesi del mondo”, ha dichiarato Ardern in una conferenza stampa. “Questo è la conseguenza del nostro piano – vai duro, vai presto – così possiamo far ripartire la nostra economia prima e quindi ottenere un vantaggio economico”.

Le aziende saranno tenute ad adottare misure di allontanamento fisico e rigide misure igieniche.

Air New Zealand ha annunciato che riprenderà una serie di rotte nazionali prima sospese. I viaggi internazionali, tuttavia, non saranno possibili in quanto i confini rimarranno chiusi ad eccezione del ritorno dei neozelandesi.

La lega di rugby riprenderà a giugno. La Nuova Zelanda è la prima grande nazione di rugby ad annunciare una ripresa della competizione da quando la pandemia di Covid-19 ha portato lo sport allo stop in tutto il mondo.

Il primo ministro Ardern ha avvertito che le misure di allentamento del blocco saranno riesaminate entro due settimane.

Giovedì il governo svelerà il suo bilancio annuale e ha preannunciato al paese che il debito aumenterà a livelli ben oltre gli obiettivi precedenti a causa delle misure di sostegno economico, ciononostante ha in programma importanti investimenti nel settore sanitario per prevenire il pericolo di future pandemie.

L’importanza della “comunicazione chiara”

Gli esperti internazionali hanno lodato la Nuova Zelanda per aver vinto la sua lotta contro la pandemia ed essere riuscita ad “eliminare” il virus con successo.

France 24 racconta che la Ardern è stata ampiamente elogiata per le sue misure rapide e rigorose. Ancora più importante, la sua “comunicazione chiara” con la gente del paese, che è stata salutata come un passo importante per stabilire la fiducia. Il Primo Ministro della Nuova Zelanda ha condotto sessioni di Facebook Live e conferenze stampa per entrare in contatto con le persone e unirle nella lotta

Siouxsie Wiles, professore associato e capo del Bioluminescent Superbugs Lab dell’Università di Auckland, ha affermato che uno dei principali successi del Paese è stato il modo in cui il metodo di contrasto al COVID-19 è stato diffuso tra la popolazione. “In altri paesi, i leader hanno parlato di guerra e battaglia, il che mette le persone in uno stato d’animo negativo e spaventato”, ha detto.

“La risposta ufficiale qui è stata guidata dal principio che ci uniamo contro COVID-19”.

La rivista The Lancet ricorda che Ardern è apparsa regolarmente sui social media, sorridendo e condividendo parti della sua vita personale in lockdown senza sottovalutare la gravità della situazione e ha contribuito a costruire la fiducia del pubblico nel successo della “elimination strategy”.

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Fase 2 per parrucchieri e centri estetici: porte aperte, visiere, distanza di 2 metri

People For Planet - Mer, 05/13/2020 - 16:57

Dal parrucchiere si potrà andare ma solo su prenotazione e utilizzando postazioni alternate con una distanza minima di 2 metri. Gli ambienti dovranno essere sanificati ogni giorno e sarà necessario che sia i clienti che il personale indossino le mascherine. Nei centri estetici sarà d’obbligo l’uso di cabine chiuse (che andranno sanificate dopo ogni utilizzo) e saranno vietati sauna, bagno turco e idromassaggio. E per quanto riguarda i locali che ospitano queste attività è consigliato tenere le porte aperte ed eliminare gli impianti di ricircolo dell’aria sia di riscaldamento che di raffrescamento. Sono solo alcune delle indicazioni da seguire in vista della riapertura dei servizi per la cura della persona riportate nel documento stilato dall’Inail (l’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro) e dall’Iss (l’Istituto superiore di sanità), nell’ottica del contenimento dei contagi da nuovo coronavirus (Sars-Cov-2).

Riapertura tanto attesa

La riapertura delle attività legate al settore della cura della persona è molto attesa dagli addetti del settore poiché la loro sospensione risale a più di due mesi fa, all’inizio del lockdown (DPCM del 9 marzo), poiché, come si legge nel documento approvato dal Comitato tecnico scientifico (Cts) per il contrasto all’emergenza Covid-19, per via “delle caratteristiche proprie di alcune delle attività svolte da diversi profili professionali (parrucchieri, barbieri, ecc) che prevedono uno stretto contatto con il cliente risulta difficile il rispetto dell’ormai noto ‘distanziamento sociale‘ considerato come uno dei punti chiave nella prevenzione del contagio da SARS-CoV-2″.

Distanza minima di 2 metri e barriere per l’area lavaggio

Per quanto riguarda parrucchieri e barbieri le attività dovranno svolgersi esclusivamente su prenotazione durante la quale bisognerà già indicare il tipo di trattamento richiesto in modo da ottimizzare i tempi di attesa. Ogni attività dovrà predisporre delle aree per le fasi di attesa tecnica, come la messa in posa del colore, e barriere separatorie per le aree di lavaggio. Sarà necessario prevedere una distanza minima di almeno 2 metri utilizzando postazioni alternate e sanificare ogni giorno gli ambienti, e l’uso delle mascherine sarà obbligatorio sia da parte del personale sia da parte del cliente a partire dall’ingresso nel locale.

Disinfettare apparecchiature dopo ogni uso

Nei centri estetici bisognerà prevedere trattamenti alternativi a quelli che abitualmente prevedono l’uso del vapore e saranno vietati sauna, bagno turco e vasca idromassaggio. Durante i trattamenti estetici i pannelli delle cabine dovranno rimanere chiusi e tutte le apparecchiature dovranno essere disinfettate con detergenti idroalcolici o a base di cloro dopo ogni utilizzo. Per la cura della barba e del viso è consigliato l’uso, oltre che delle mascherine chirurgiche, anche di visiere o schermi facciali, e sarà fondamentale garantire la formazione dei lavoratori sull’uso dei dispositivi di protezione individuale.

Per approfondire: leggi il documento completo

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In Lombardia continua a imperversare il virus maledetto con il numero più alto d’Italia di contagiati e la regione fa POCHI tamponi

People For Planet - Mer, 05/13/2020 - 15:30

Non è questione di destra e sinistra. ZAIA, il presidente della Regione Veneto, è un leghista cattivo ma ha capito che bisogna fare i tamponi!!!

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Il Mondo che verrà: l’ambiente al centro del post-coronavirus

People For Planet - Mer, 05/13/2020 - 15:00

E chiedono la partecipazione dei cittadini che attraverso idee e proposte possono contribuire a un futuro nuovo e sostenibile.

Il futuro dipende da noi e dovrà essere sostenibile

Oggi più che mai dovrebbe essere chiaro il nostro impatto sull’ambiente e sugli ecosistemi e quali possano essere le conseguenze disastrose dei nostri comportamenti.

Di recente il WWF ha presentato il report “Pandemie, l’Effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi”, in cui ha evidenziato la relazione tra deforestazione e traffico di animali selvatici alla diffusione di virus che, come abbiamo visto, possono mettere in serio pericolo la nostra salute, il nostro sistema sanitario e il nostro tessuto sociale.

Il legame tra la distruzione degli ecosistemi da parte dell’uomo e malattie è sempre più evidente e per questo, se vogliamo prevenire nuove pandemie, dobbiamo necessariamente rivedere il nostro modello di sviluppo, immaginando una strada diversa da quella intrapresa fino a oggi.

Un’impresa ardua e ambiziosa che non può essere delegata solo a chi ci governa, ma che dipende da ognuno di noi. Tutti noi infatti siamo responsabili della crisi climatica e tutti noi dovremo collaborare per costruire un futuro diverso.

Per questo il WWF, da sempre impegnato nella difesa dell’ambiente, ha lanciato la campagna “Il mondo che verrà” in cui chiede a tutti noi di avanzare proposte e idee per un futuro che sia davvero sostenibile e che punti a tutelare l’ambiente, base di partenza per preservare la nostra salute e la nostra vita sul Pianeta.

Le proposte possono essere inviate sulla pagina dedicata all’iniziativa e serviranno a orientare le richieste avanzate dal WWF verso le amministrazioni, per costruire un futuro nuovo e non ricadere negli errori del passato.

“Così come tutti insieme abbiamo affrontato la crisi sanitaria che ha provocato tanti lutti e tante difficoltà all’Italia ora tutti insieme abbiamo la necessità di costruire il Mondo che Verrà, ossia il mondo dopo il COVID-19”, ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia.

Foreste, specie a rischio estinzione ed ecosistemi acquatici

Sono questi i tre temi da cui ripartire per un nuovo futuro.

Per immaginare un futuro sostenibile, è necessario partire dalla tutela della biodiversità, poiché senza biodiversità è a rischio anche la nostra sopravvivenza.

Foreste, specie a rischio estinzione ed ecosistemi acquatici sono i tre aspetti chiave su cui investire individuati da Legambiente che, proprio su questi temi, ha organizzato tre webinar online  in vista della Giornata mondiale della Biodiversità che si celebrerà il prossimo 22 maggio.

Durante gli appuntamenti, diversi esperti si confronteranno sugli interventi che sarà necessario mettere in campo nei prossimi anni per far fronte all’emergenza climatica che, come abbiamo visto, porta irrimediabilmente ad altre emergenze, in una sorta di effetto domino.

La tutela degli ecosistemi agroforestali è stato l’argomento trattato nel primo webinar trasmesso ieri da Legambiente: proteggere e tutelare i nostri boschi e investire sul verde urbano sono azioni fondamentali per mitigare gli effetti della crisi climatica, proteggere l’ambiente e la biodiversità e, di conseguenza, noi stessi.

I prossimi appuntamenti saranno invece incentrati sulle specie a rischio estinzione e sugli ecosistemi acquatici: sarà possibile seguirli in diretta streaming sulla pagina Facebook di Legambiente, e su quella di La Nuova Ecologia, rispettivamente il 14 e il 21 maggio alle ore 18.00.

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Il desiderio aumenta con la lontananza: quando ci si rivede il cervello si illumina

People For Planet - Mer, 05/13/2020 - 14:00

La lontananza tra partner aumenta il desiderio di stare insieme: se chi ha avuto esperienza diretta di questa situazione può confermare che stare distanti dal proprio compagno/compagna aumenti la voglia di ritrovarsi, un gruppo di studiosi statunitensi ha per la prima volta dimostrato che quando ci si ricongiunge con il partner si illumina una particolare regione del nostro cervello, il “nucleus accumbens” (la stessa area cerebrale che si attiva anche durante l’uso di eroina o cocaina in base al cosiddetto “meccanismo di ricompensa”). Attenzione però. A fare la differenza è la stabilità della relazione: tanto più il legame è duraturo, spiegano i ricercatori, tanto maggiore è l’intensità dell’illuminazione dei neuroni di questa area del cervello.

Il desiderio costruisce legami duraturi

Sulle pagine della rivista Pnas – Proceedings of the National Academy of Sciences i ricercatori della University of Colorado Boulder (Stati Uniti) spiegano che, nella costruzione di legami duraturi, il desiderio che abbiamo del partner può essere tanto importante quanto – se non più importante – il modo in cui agiamo quando siamo insieme.

Studio sulle arvicole, piccoli roditori monogami

Lo studio è stato condotto esaminando le immagini cerebrali delle arvicole, piccoli roditori monogami. I ricercatori hanno esaminato il comportamento di dozzine di questi animaletti rilevando che più a lungo erano stati accoppiati, e quindi più stretto era il legame, maggiore era il gruppo di cellule che si illuminava quando si ritrovavano dopo un periodo di lontananza. Non solo: gli studiosi hanno anche visto che quando le arvicole si avvicinavano a esemplari sconosciuti, a illuminarsi era un gruppo di neuroni completamente diverso.

Individuate le basi neurali del ricongiungimento

“Al fine di mantenere le relazioni nel tempo, ci deve essere qualche motivazione per stare con quella persona quando si è lontani”, ha detto l’autore principale Zoe Donaldson, docente di neuroscienze comportamentali alla University of Colorado Boulder e prima autrice dello studio. “Il nostro è il primo studio a individuare le possibili basi neurali all’origine della motivazione al ricongiungimento“.

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In Italia si mangia meno carne rossa ma si macellano più animali

People For Planet - Mer, 05/13/2020 - 13:00

Gli italiani mangiano sempre meno carne rossa ma, paradossalmente, la macellazione di animali di piccola taglia è in aumento. Lo conferma un report stilato dall’organizzazione Essere Animali che spiega così questo strano trend in riferimento al decennio 2010-2019:

Mentre è calata di 4,5 milioni di quintali (-11%) la carne prodotta nei macelli italiani (in linea con un calo riscontrato anche nelle importazioni), è aumentato di 37 milioni il numero di animali macellati nel nostro Paese. Come si spiega questa differenza? Il motivo è semplice: è calato il numero di animali macellati di grossa taglia mentre è aumentato quello di piccola taglia. Il pollo è l’animale di cui si registra un notevole aumento nel consumo mentre sono diminuite le macellazioni della maggior parte degli animali a carne rossa

In Italia si mangia meno carne rossa poiché le persone e soprattutto le nuove generazioni, sono interessate a uno stile di vita più sano, a “un’alimentazione più attenta alla salute, ma anche per una maggiore consapevolezza e sensibilità rispetto alle condizioni in cui vengono allevati gli animali e all’impatto che questi prodotti hanno sull’ambiente.”

C’è stata anche, negli ultimi 10 anni, una graduale sostituzione del latte con alternative vegetali. Il consumo di latte vaccino, infatti, è diminuto del 15%.

Tuttavia, in questo cambio di tendenza, c’è un paradosso: a pagare le conseguenze di un cambio di rotta verso uno stile di vita più “healthy” sono gli animali a carne bianca, come il pollo, e i pesci:

Il consumo pro capite di pesce continua ad aumentare e nel 2017 ha superato i 30 kg all’anno, con una crescita del 50% rispetto al 2010.”

Il numero di allevamenti intensivi, però, non diminuisce: il report sottolinea che non ci sono cambiamenti significativi nella produzione di carne biologica e la conseguente diminuzione di allevamenti.

Maggiore empatia per gli animali a carne rossa

Secondo il report di Essere Animali, la scelta etica di evitare la carne rossa a discapito di polli e pesci riguarda anche una questione di empatia: ci si indigna contro le condizioni disumane a cui sono costretti vitelli, maiali e bovini negli allevamenti intensivi ma si  continuano a mangiare i pesci, che muoiono per asfissìa o i polli, che continuano a essere macellati in grande quantità.

Un passo avanti riguarda anche una crescente sensibilità nei confronti di altri animali: le nuove generazioni non mangiano né cavalli né conigli, considerati veri e propri animali da compagnia, così come cani e gatti: “allevamento e macellazione di queste specie nel prossimo decennio potrebbero addirittura arrivare a numeri vicini allo zero.”

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Yoga demenziale con Jacopo Fo: I BATTERI TI AMANO

People For Planet - Mer, 05/13/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°19 – I batteri ti amano

Pillole di Yoga Demenziale N.19: I BATTERI TI AMANO!

Non ti è mai possibile stare in solitudine: ci sono sempre decine di migliaia di miliardi di batteri che vivono con te e ti amano. Prendi una pillola di Yoga Demenziale che ti fa bene!

Pubblicato da Jacopo Fo su Sabato 4 aprile 2020

Yoga Demenziale – Guarda tutti i video!

Visita la pagina Facebook di Yoga demenziale

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Basta soldi pubblici a chi inquina

People For Planet - Mer, 05/13/2020 - 11:46

Lo abbiamo pensato tutti. Con la morte nel cuore, ma dobbiamo dire che l’epidemia di coronavirus, o covid-19, ci ha portato anche cose buone. Prima di tutto ci ha fermato, ha fatto esplodere la natura in ogni contesto, ha abbattuto il rumore, l’inquinamento, ma soprattutto, la pandemia ci sta facendo pensare al futuro come mai avevamo fatto prima. Ripartiamo, rinasciamo, e da più parti si alzano voci su questa inaspettata opportunità: rinascere migliori di prima. A partire dal concetto di libero mercato.

Quel che possiamo lasciare

Stiamo lasciando un mondo in cui solo l’inquinamento atmosferico uccide ogni anno 8,8 milioni di persone nel mondo: più di guerre e violenze, più di malattie come la malaria o l’Hiv, più del fumo. Un mondo in cui è in atto la 5° estinzione di massa a causa di disboscamenti e scomparsa degli habitat: ed entrambe le cose sono state direttamente associate alla causa e all’espandersi del coronavirus (qui l’ultima conferma). Una pandemia che uccide anche per la perdita economica indotta, e che riguarda milioni di persone, solo in India. L’alterazione climatica e l’innalzamento delle temperature hanno raggiunto livelli tali che lo scioglimento dei ghiacci si è rivelato recentemente 6 volte più veloce rispetto alla media degli anni ’90. Secondo gli esperti questo causerà non solo allagamenti di vaste zone abitate, ma anche lo scongelamento e la diffusione di nuovi virus finora sconosciuti.

Il mercato non è mai stato libero

Forti di un potere mai avuto prima, oggi i governi hanno in mano il destino di tutte le industrie, e possono scegliere quali far ripartire e prosperare, e quali no. Come sottolinea George Monbiot sul Guardian, industrie fossili, automobilistiche e aeree non dovrebbero essere sostenute da fondi pubblici. Quel che chiamiamo “libero mercato” non esiste, e da sempre sono le scelte dei governi – spinti dalla lobby delle categorie più ricche e potenti di quel determinato momento storico – a creare un mercato del tutto artificiale, sostenuto da soldi pubblici.

Possiamo parlare per giorni di piste ciclabili e incentivi alle biciclette, ma il vero cambiamento potrebbe arrivare solo se un’utilitaria costasse il triplo, un po’ più vicino al costo reale che comporta per la comunità in termini di morti, ricoveri e uso dello spazio pubblico. Così i viaggi aerei, purtroppo, il cui impatto è intrinseco e irrisolvibile: sappiamo che ogni sistema di compensazione delle emissioni è inutile, e l’unica riforma possibile è un taglio dei voli.

Al contrario il Regno Unito ha già stanziato 600 milioni di sterline in prestito a EasyJet e la Banca d’Inghilterra ha rilevato il debito di compagnie petrolifere quali Bp, Shell e Total. Eppure solo Easyjet, poche settimane prima, aveva distribuito dividendi agli azionisti per 171 milioni di sterline: per qualcuno il profitto è privato, insomma, mentre il debito è pubblico.

3 miliardi ad Alitalia, 24 alle crociere

Addirittura, l’Italia ha stanziato 3 miliardi per la propria compagnia di bandiera. Il settore aereo ha chiesto all’Europa nel suo complesso 13 miliardi di euro: liberi da vincoli ambientali. 24 miliardi li daremo al settore di quelle grandi navi inquinanti contro cui combattiamo da decenni (leggi qui del loro impatto). La sola Germania ha assicurato obblighi di pagamento per il finanziamento di navi da crociera costruite nel Paese per un importo di 25 miliardi di euro. Al contrario, settori sui quali si potrebbe puntare, come il turismo sostenibile, lamentano una fatale carenza di aiuti (leggi anche la lettera aperta di un bar di Milano). Addirittura, come non tutti sanno, il governo italiano finanzia gli allevamenti intensivi con soldi pubblici: la principale fonte di emissioni inquinanti e il settore meno colpito dalla crisi in corso. Infine, siamo certi che anche il settore delle auto, a furia di sgomitare, otterrà quello che chiede.

Cosa chiedono le persone?

Eppure un sondaggio Ipsos condotto recentemente in 14 Paesi del mondo ha parlato chiaro e ha parlato proprio in questo senso: il 65% della popolazione vuole che il clima sia una priorità per i piani governativi di ripresa economica post covid. E sapete cosa? Quest’anno – nonostante i due mesi di alt quasi totale di aerei e industrie ferme – le emissioni globali di anidride carbonica sono scese solo del 5,5%. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, per frenare l’aumento della temperatura oltre l’1,5 gradi dovremmo ridurle almeno del 7,5% all’anno per i prossimi dieci anni.  

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Decreto Rilancio: c’è l’accordo su migranti, badanti e colf

People For Planet - Mer, 05/13/2020 - 11:00

A quanto si apprende dai quotidiani e agenzie di stampa, l’impianto dell’accordo resta sostanzialmente invariato: 6 mesi di permesso di soggiorno per i lavoratori stranieri attualmente irregolari.

In agricoltura le associazioni di categoria hanno segnalato che mancano 200mila persone per la raccolta e dei 300mila stranieri che lavorano nelle campagne italiane l’Osservatorio Placido Rizzotto stima che gli irregolari siano il 35%.

Negli accampamenti vivono tra 160mila e 180mila persone.

Numeri da brivido e ogni numero è una persona.

Il decreto dovrebbe far emergere il lavoro nero e regolarizzare almeno temporaneamente quanti ci permetteranno di mettere in tavola l’insalata di pomodori quest’estate.

Dopo giorni di discussioni, momenti in cui sembrava che tutto andasse a rotoli e che Italia Viva uscisse dal Governo, stanotte l’accordo è finalmente arrivato anche grazie anche all’intermediazione di Conte che in mattinata aveva dichiarato: “Regolarizzare per un periodo determinato migranti che già lavorano sul nostro territorio significa spuntare le armi al caporalato, contrastare il lavoro nero, effettuare controlli sanitari e proteggere la loro e la nostra salute tanto più in questa fase di emergenza sanitaria”.

Alla fine si è trovata la soluzione che accontenta l’ala destra del Movimento Cinque Stelle e Teresa Bellanova, ministro dell’agricoltura di Italia Viva: nella sanatoria saranno esclusi i datori di lavoro condannati anche solo in primo grado per caporalato o reati come lo sfruttamento di prostituzione e immigrazione clandestina.

“L’accordo sulle regolarizzazioni dei lavoratori è stato raggiunto. Anche per colf e bandanti. E anche per gli italiani. Non per le braccia, ma per le persone. Non era questione di bandierine, ma di dare risposte a chi aspettava da tempo legalità e diritti“. Lo scrive su Twitter il ministro Pd Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud e la Coesione territoriale.

Esatto, si tratta di persone.

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Foto da ilmanifesto.it

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Anche i cani hanno un’adolescenza difficile

People For Planet - Mer, 05/13/2020 - 10:15

Un adolescente è un adolescente, e adesso la scienza conferma che è così anche per i cani. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Biology Letters, e condotto dall’Università del Newcastle, non solo i cani adolescenti cercano il rischio, sfidano le regole e sono (molto) meno sensibili alle istruzioni del loro accompagnatore. Proprio come gli esseri umani, “se hanno una relazione meno sicura con i “genitori” avranno maggiori probabilità di mostrare un comportamento più conflittuale”, ha affermato.ssa Lucy Asher, coautrice della ricerca.

L’ipotesi sul perché

Proprio come noi, i cani meno sicuri del loro legame con il loro punto di riferimento possono “giocare” di più per testare la sua forza. Nei cani, ha spiegato l’esperta, potrebbe succedere perché l’animale sta valutando se è il caso di restare con l’attuale famiglia adottiva o seguire i suoi impulsi riproduttivi per trovare un compagno.

La cosa ha importanti ripercussioni: secondo lo studio, i canili hanno un picco di abbandoni di cani durante questa fase. E comprendere che è solo una fase sarebbe ottimale per superarla, al meglio, insieme. Magari con l’aiuto di un comportamentalista.

Leggi anche:
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Anche i cani hanno un’adolescenza difficile

People For Planet - Mer, 05/13/2020 - 10:15

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L’ipotesi sul perché

Proprio come noi, i cani meno sicuri del loro legame con il loro punto di riferimento possono “giocare” di più per testare la sua forza. Nei cani, ha spiegato l’esperta, potrebbe succedere perché l’animale sta valutando se è il caso di restare con l’attuale famiglia adottiva o seguire i suoi impulsi riproduttivi per trovare un compagno.

La cosa ha importanti ripercussioni: secondo lo studio, i canili hanno un picco di abbandoni di cani durante questa fase. E comprendere che è solo una fase sarebbe ottimale per superarla, al meglio, insieme. Magari con l’aiuto di un comportamentalista.

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Dentifricio e collutorio fai da te. Eco-sostenibili ed economici!

People For Planet - Mer, 05/13/2020 - 10:00

Forse alcuni si staranno domandando perché dovremmo realizzare un dentifricio e un colluttorio fai da te? La risposta è semplice: molti dei dentifrici che troviamo oggi in commercio possono essere dannosi sia per la nostra salute che per l’ambiente a causa delle microplastiche che contengono al loro interno. Infatti, queste piccole sfere in plastica, possono essere ingerite da noi e dai pesci una volta che finiscono nello scarico del lavandino. Dal canale YouTube Dolvia ecco una ricetta facile ed economica! Cosa mi serve:

  • Olio di cocco;
  • Oli essenziali a piacere;
  • Bicarbonato di sodio;
  • Sale;
  • Due recipienti in vetro: una bottiglia per il collutorio e un vasetto/barattolo per il dentifricio.
Dolvia

Leggi anche:
Come puoi ridurre le microplastiche dalla tua lavatrice
Vivere a “rifiuti zero” con eleganza

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Dentifricio e collutorio fai da te. Eco-sostenibili ed economici!

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  • Olio di cocco;
  • Oli essenziali a piacere;
  • Bicarbonato di sodio;
  • Sale;
  • Due recipienti in vetro: una bottiglia per il collutorio e un vasetto/barattolo per il dentifricio.
Dolvia

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