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Copiamo la Cina per combattere gli inganni della finanza

People For Planet - Lun, 09/03/2018 - 02:07

Un appello per il governo: perché non proviamo, una volta tanto, a seguire la Cina per combattere gli inganni della finanza?

Il regolatore bancario cinese, infatti, da circa un anno, ha richiesto agli intermediari finanziari, al fine di proteggere meglio gli investitori, di registrare in video e audio tutte le vendite di prodotti d’investimento.

Perché nel nostro paese sembra che i consulenti finanziari si siano già attrezzati per eludere le barriere di protezione (per il risparmiatore) rafforzate con la introduzione, a partire dal 3 gennaio 2018, della disciplina della Direttiva Comunitaria MiFID II.

L’ultima diavoleria mi è stata rivelata da un consulente di una primaria rete bancaria, una “gola profonda” , che mi ha fatto scoprire l’ennesimo inganno tra l’altro “suggerito e consigliato” dal suo manager.

Il raggiro riguarda le operazioni di switching, ovvero quelle operazioni che prevedono il disinvestimento da un fondo (con relativa liquidazione) e il contestuale reinvestimento in un altro fondo.

Il motivo e’ semplice: per oltre un decennio, nonostante le limitazioni gia’ presenti in Mifid I, le banche hanno operato un ingannevole e subdolo processo di sistematica ricomposizione del portafoglio di un risparmiatore solo per fare ricavi attraverso l’incasso delle commissioni e senza alcun beneficio (se non perdite) per il cliente.

Al fine di prevenire il protrarsi di questi fenomeni di sciacallaggio commerciale, Mifid II ora prevede che le banche debbano raccogliere le necessarie informazioni sia sugli investimenti esistenti del cliente che sui nuovi investimenti raccomandati e verificare che i benefici derivanti dalle modifiche di portafoglio siano superiori agli eventuali maggiori costi che il cliente dovrebbe sostenere.

Però, mentre i costi (commissioni in ingresso, commissioni di gestione e commissioni di uscita) sono parametri oggettivi e misurabili, i benefici sono valutati con criteri alquanto soggettivi e poco quantificabili divenendo entità prospettiche immateriali e astratte come i benefici di prodotto (es. copertura, protezione/garanzia, efficienza) e i benefici di portafoglio (avvicinamento al profilo di rischio del cliente, aumento della diversificazione, diminuzione rischio di credito e rientro in adeguatezza).

Con l’entrata in vigore della normativa in tutti (o quasi) gli istituti di credito e’ stata pertanto adottata una soluzione che prevede il controllo automatizzato dei benefici di prodotto e consente, laddove i benefici di prodotto non siano sufficienti a coprire i maggiori costi derivanti dal nuovo portafoglio, di indicare quali sono i benefici del nuovo portafoglio.

In altri termini, se i benefici di prodotto risultano minori dei costi (anche scontati) e non vi sono benefici di portafoglio, la proposta è considerata non adeguata e non sarà possibile darvi corso.

La macchina si blocca e non permette di chiudere l’operazione!!

Ma i benefici di portafoglio, cosi come riporta la disciplina MIFID II (cfr infra) , possono anche essere semplicemente “dichiarati” dal consulente.

“Il Consulente bancario verifica infine la situazione del portafoglio prospettico e dichiara la presenza di benefici derivanti dal nuovo portafoglio. Nel caso lo dichiari, il controllo è superato e si può dar corso all’operazione; in caso contrario la proposta è inadeguata”.

Ecco, proprio questo punto nasconde il seme dell’inganno che in banca i consulenti stanno già perpretrando. In altri termini, per evitare che il software blocchi l’esecuzione di un operazione di switching (a svantaggio del risparmiatore-cliente), il consulente si inventa una situazione di portafoglio prospettico con enormi benefici.

Non costa nulla, per il consulente, nel momento in cui sta per chiudere l’affare “tranello”, “dichiarare” nella applicazione informatica che il cliente gli ha rivelato (come fai poi a contraddirlo? E’ una semplice dichiarazione!) che, nei successivi sei mesi ad esempio, ha in scadenza un investimento presso un’altra banca e che il ricavato derivante dalla liquidazione sarà utilizzato per l’acquisto di un prodotto con enormi benefici che, seppur immaginari o quantomeno mai concretamente goduti, siano tali da superare i costi, quelli sì concreti e pagati, oggetto della operazione di switching che il consulente sta proponendo.

A vantaggio solo della banca, naturalmente!

Quando scatteranno poi i previsti controlli ex post sarà di nuovo troppo tardi.

Per il cliente, ovviamente!

 

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La vendemmia di “super uva” resistente ai parassiti è un successo: addio ai pesticidi

People For Planet - Dom, 09/02/2018 - 02:45

La prima vendemmia sui Colli Euganei di uva resistente ai parassiti – e che dunque non necessita di trattamenti con pesticidi – è stata fatta grazie alla lungimiranza dell’azienda Parco del Venda di Vo Euganeo, che ha piantato 4mila “super viti” nei propri vigneti.
Le piante sono di varietà selezionate dagli scienziati dell’Istituto di genomica applicata (IGA) e dell’Azienda agraria “Antonio Servadei” dell’Università di Udine, che attraverso centinaia di incroci hanno ottenuto viti in grado di resistere a fitopatologie diffuse come l’oidio o “mal bianco” – una malattia causata da funghi ascomiceti – e alla peronospora provocata da protisti. Il risultato è un vino sostenibile e amico dell’ambiente, dato che non necessita di alcuni tipo di intervento con antiparassitari.

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Strade in plastica riciclata a Capannori

People For Planet - Dom, 09/02/2018 - 02:23

Capannori è la prima città in Italia a realizzare strade in plastica riciclata. L’idea dell’asfalto ecologico è stata ammessa alla fase finale per un finanziamento dell’Unione Europea.
La plastica riciclata dai cittadini capannoresi potrebbe presto essere impiegata per produrre uno speciale asfalto ecologico, più resistente di quello tradizionale, da utilizzarsi sulle strade del territorio.
È il progetto che l’amministrazione Menesini sta portando avanti assieme all’Università degli studi Mediterranea di Reggio Calabria. Un progetto pilota che vedrebbe Capannori essere la prima città in Italia a dare il via a una sperimentazione di questo tipo, finora attuata in alcune capitali mondiali come Londra.

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La rivoluzione della “bici scatola”

People For Planet - Dom, 09/02/2018 - 00:01

Hanno un cassone davanti per trasportare oggetti o bambini: in città potrebbero tranquillamente sostituire le auto.

In Italia non se ne vedono molte, ma in Danimarca spopolano, e nei Paesi Bassi sono diventate addirittura uno status symbol. Parliamo delle Cargo Bike, in olandese “bakfiets”, letteralmente bici scatola, ma è più giusto chiamarle “bici da carico”. Si tratta di biciclette o più spesso tricicli con un cassone sul davanti (largo e lungo circa 90 cm) che permette il trasporto di oggetti, anche pesanti, e persone, soprattutto bambini.

Sono molto diffuse in Danimarca e Olanda, e in crescita in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Inizialmente erano state concepite per un uso professionale, ottime per trasportare generi alimentari ma anche strumenti per il lavoro (imbianchini, fabbri, artigiani, addetti alle pulizie). “Se fossi uno studente e volessi traslocare, ne affitterei una per trasportare le mie cose. Non hai bisogno di un’auto per farlo”, spiega al “The Atlantic” Wouter van Gent, geografo urbano all’università di Amsterdam specializzato in processi di gentrificazione (trasformazione urbanistica e socio-culturale di un quartiere popolare in zona abitativa di pregio).

Oggi vengono usate per trasportare i bambini a scuola o al parco. Sempre dallo stesso articolo, tradotto da Internazionale: “Per gli olandesi la bicicletta è qualcosa di più che un semplice mezzo di trasporto; rappresenta anche uno status symbol. Secondo una ricerca recente questo mezzo di trasporto è diventato molto diffuso tra i nuclei familiari urbani con livelli di istruzione molto alti e due redditi. (…) Le mamme che guidano una cargo bike rappresentano il cambiamento urbano. E rappresentano anche la ricchezza.”.

E in Italia?

Leonora, di Milano, su BikeItalia.it: “Quattro anni fa cercavo una soluzione per muovermi agilmente in città con i bambini. La nostra vita quotidiana è cambiata. Per iniziare abbiamo eliminato la seconda macchina e con la Cargo Bike facciamo tutto: portiamo i bimbi a scuola, a pallavolo, al circo, ci portiamo gli amichetti, le cartelle, gli zaini, i roller e i monopattini per i giardinetti, ci faccio la spesa (anche quella grossa), ci andiamo a lavorare con qualunque tempo, neve compresa (ha 3 ruote) o caldo torrido (è elettrica).

Non potrei più farne a meno. I bambini stanno benissimo, dentro lì a volte giocano, a volte ci dormono anche, soprattutto quando erano piccoli. Si va ovunque, con qualunque carico (anche più di una macchina: 4 bambini!), si parcheggia ovunque, non si paga il bollo, l’area C, il parcheggio, le multe e la benzina. E’ sicura sulla strada perché è stabile, ha 3 ruote, e ben visibile da tutti, il problema se mai è per la gente che ti guarda incuriosita e rischia di andare contro un palo!”.

Fonti:

https://www.internazionale.it/notizie/olga-mecking/2018/07/04/cargo-bike-rotterdam
https://www.bikeitalia.it/cargo-bike-ti-cambia-vita-intervista-alle-cargo-mamme/

Immagine di copertina: Armando Tondo

 

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Energy drink, la Gran Bretagna vieta la vendita ai minori

People For Planet - Sab, 09/01/2018 - 11:39

Stop alla vendita di energy drink ai minori. La Gran Bretagna ha deciso anche se ne prossimi giorni il governo May stabilirà se il divieto di vendita riguarderà gli under 16 o addirittura i minori di 18 anni. Una decisione che arriva dopo anni di contrasto a questo tipo di bevande ricche di caffeina e all’introduzione della sugar tax. Del resto gli effetti sulla salute degli adolescenti degli energy drink sono noti ormai da tempo.

Secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), il 68% dei giovani europei beve energy drink. Sempre in base ai dati Efsa, è stato dimostrato che gli adolescenti assumono quantità pericolosamente elevate di caffeina: un consumatore su quattro consuma tre o più lattine al giorno, superando anche la dose massima raccomandata di caffeina di 200 milligrammi per gli adulti.

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Tutti amano i cani ma nessuno li adotta

People For Planet - Sab, 09/01/2018 - 02:48

La LAV, Lega Anti Vivisezione, ha realizzato per il terzo anno consecutivo uno studio sul randagismo in Italia, con alcuni risultati positivi ma altri piuttosto sconfortanti, ad esempio il numero dei cani detenuti nei canili rifugio è cresciuto del 9,26% in un solo anno.
Per realizzare queste statistiche la LAV ha chiesto alle Regioni e alle Province Autonome di indicare quante strutture di accoglienza per cani e gatti fossero presenti sul loro territorio, quanti cani, dopo essere stati catturati, fossero stati restituiti al proprietario, quanti fossero quelli presenti nei canili rifugio, il numero delle colonie feline, delle sterilizzazioni effettuate e quello delle adozioni. Dall’analisi dei dati forniti “è emerso un quadro che conferma una situazione tutt’altro che positiva”, spiega la Onlus nel comunicato stampa che accompagna lo studio.

Innanzitutto il Paese risulta in pratica diviso in due per quanto riguarda il numero di cani randagi: nel Centro-Nord Italia (ad eccezione del Lazio) il randagismo è contenuto, mentre al Sud e nelle Isole il numero dei cani randagi è ancora rilevante.

A livello nazionale cresce il numero dei cani nei rifugi, con un aumento, come dicevamo, di poco meno del 10 percento in un anno. Degli 114.866 cani nei canili italiani, ben il 72% (82.342) si trova nelle strutture del Mezzogiorno, scrive la Lav.

Al sud è anche più difficile che un cane perduto ritrovi il proprietario: dei 91.021 cani entrati nei canili sanitari italiani nel 2017, solo il 38% dei cani è stato restituito al detentore e di questa cifra, la percentuale più bassa di restituzione è nel Sud Italia e isole, con appena il 6%, che aumenta al 39% nel Centro Italia, fino ad arrivare ad un 69% di restituzioni in media per le regioni del Nord. “Ciò è dovuto essenzialmente alla minore propensione alla registrazione in anagrafe degli animali d’affezione nelle regioni del Mezzogiorno, che rende difficile rintracciare la famiglia di appartenenza del cane che entra in canile”, spiega l’organizzazione. A questo si sta in parte ponendo rimedio: la percentuale dei cani identificati e iscritti in anagrafe è in aumento, e anche le regioni del Centro Sud stanno registrando un netto aumento delle iscrizioni, un dato che viene definito “incoraggiante”.

Purtroppo però continuano a diminuire le adozioni: nel 2017 sono rimasti senza famiglia 3.704 cani in più rispetto al 2016, confermando così il trend negativo. Secondo la Lav, la spiegazione è nella crisi economica ma anche alle politiche fiscali: “In Italia, purtroppo, vivere con un cane o un gatto è considerato un lusso: su cure veterinarie e cibo per animali non tenuti a scopo di lucro si applica l’IVA ordinaria (22%), e le detrazioni Irpef per farmaci e cure veterinarie sono irrisorie, mentre il costo di un farmaco è in media cinque volte superiore rispetto a quello a uso umano. Questi aspetti sono oggetto della campagna LAV #ipiùtassati, e alla base di una serie di richieste a Governo e Parlamento per favorire la convivenza delle famiglie con un animale”, scrive l’associazione.

Rispetto al numero delle strutture, in Italia risultano 434 canili sanitari e 766 rifugi (114 canili assolvono entrambe le funzioni) per un totale di 1.200 canili, il 44% dei quali si trova nel Mezzogiorno, il 37% al Nord e il restante 19% al Centro. Inversa la situazione per quanto riguarda i gattili, pochissimi al Sud e nelle Isole, che ne registrano appena 7 contro i 94 del Centro nord. Poche anche le colonie feline registrate, 7.934 al sud contro le 53.944 del Centro nord e scarsa attenzione per la sterilizzazione dei gatti (poco meno di 15.000 contro i poco più di 54.000 del Centro-nord).

Incentivare chi adotta aiuterebbe a far diminuire i costi del mantenimento dei cani nei canili, diminuirebbe il fenomeno del randagismo, che costringe i cani a una vita di stenti, creando un pericolo all’incolumità pubblica e un danno (anche di immagine) per le regioni dove è più diffuso, che spesso vivono di turismo. Questa è una delle proposte di Lav al ministro della salute Giulia Grillo, alla quale la Lega Anti Vivisezione chiede con urgenza un Piano Nazionale di prevenzione del randagismo, che preveda una raccolta di dati completi e certi da parte di tutte le Regioni e la realizzazione di un’Anagrafe nazionale canina e felina, un piano che incentivi l’iscrizione dei cani nella apposita anagrafe, l’uso del microchip anche per i gatti e l’applicazione delle leggi vigenti in maniera completa. Parallelamente viene chiesto di incoraggiare le adozioni attraverso la presenza di associazioni nei canili, meglio se trasformati in parco-canile, incentivare chi adotta con detrazioni, riduzione IVA, buoni e rimborsi, promuovere l’accoglienza degli animali nelle strutture turistiche e nei luoghi pubblici, contrastare il randagismo attraverso la promozione delle sterilizzazioni e combattere il traffico di cuccioli.

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Dall’Inghilterra il calcio amico dell’ambiente

People For Planet - Sab, 09/01/2018 - 02:19

“Grazie al calcio e a Dazn si scopre che 10 milioni di italiani sono senza banda ultralarga” ha dichiarato Uncem Piemonte.
Una frase ad effetto. Che serve da spunto per una riflessione: pensate, infatti, se il calcio si applicasse alla sostenibilità ambientale. Cosa potrebbe succedere?Usare il calcio come veicolo per diffondere messaggi di sostenibilità ambientale o di contrasto all’inquinamento e al cambiamento climatico. Usare l’engagement del mondo calcistico per proporre nuove comportamenti, più virtuosi e amici dell’ambiente.
Una cosa simile deve averla pensata anche Dale Vince, presidente della squadra inglese dei Forest Green Rovers, conosciuti in tutto il mondo come la prima squadra “vegana”. Cosa significa? Che i giocatori seguono una dieta vegana, appunto, e “cruelty-free”.

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Disturbi alimentari: al pronto soccorso arriva il codice lilla

People For Planet - Ven, 08/31/2018 - 04:56

Non solo rosso, giallo, verde e bianco. Nei pronto soccorso degli ospedali italiani arriva il codice lilla: un percorso specifico per aiutare gli operatori sanitari ad accogliere i pazienti con disturbi dell’alimentazione e della nutrizione e avviarne da subito il giusto cammino terapeutico. Le indicazioni per medici e infermieri sui comportamenti da attuare per l’accoglienza dei codici lilla arrivano dal documento “Raccomandazioni per interventi in pronto soccorso per un codice lilla”, elaborato da un Tavolo di lavoro specifico su questa tipologia di disturbi coordinato dal ministero della Salute.

Una guida pratica e operativa

Il documento è stato redatto con taglio operativo per gli infermieri e i medici che si trovano, in pronto soccorso, a dover svolgere funzioni di triage, accoglienza, valutazione e trattamento di pazienti con disturbi dell’alimentazione. La redazione del documento è stata fortemente voluta sia dalle associazioni dei familiari sia dagli operatori sanitari, che necessitano di strumenti pratici e omogenei per il trattamento di questi disturbi che ancora oggi, purtroppo, scontano una estrema disomogeneità di cura sul territorio nazionale.

La Raccomandazioni per i familiari

“I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono ormai uno dei più frequenti fenomeni sanitari, in particolare tra gli adolescenti e i giovani adulti”, si legge in una nota del ministero della Salute e, se non diagnosticate per tempo o non adeguatamente seguite e curate, queste patologie possono avere conseguenze anche molto gravi. Poiché per sostenere i pazienti nel loro percorso di cura è fondamentale la partecipazione e il sostegno dei familiari, parallelamente all’elaborazione delle “Raccomandazioni per interventi in pronto soccorso per un codice lilla”, sono state redatte anche le “Raccomandazioni per i familiari” che intendono aiutare i parenti dei pazienti affetti da disturbi dell’alimentazione, fornendo loro indicazioni su come riconoscere i sintomi delle problematiche della nutrizione e dell’alimentazione e su come gestire praticamente alcuni momenti in particolare della vita quotidiana come quelli dei pasti.

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Cos’è l’Economia circolare? Lo abbiamo chiesto al Professor Andrea Segrè

People For Planet - Ven, 08/31/2018 - 03:57

L’economia della Natura è ben rappresentata da un cerchio, ci spiega Andrea Segrè, professore e fondatore del Last Minute Market, da qui il concetto di economia circolare, un modo diverso di vivere, crescendo in modo sostenibile e occupando il suolo nel rispetto dei cicli naturali e non andando dritti per dritti nel solo concetto di produrre, produrre, produrre.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

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Milano e Pianura Padana tra le zone più inquinate d’Europa

People For Planet - Ven, 08/31/2018 - 02:47

La notizia è un po’ datata, dicembre 2017, ma l’immagine mostra la prima mappa satellitare dell’inquinamento in Europa. E spicca tutto il nord Italia!
Scrive l’Ansa: “Pianura Padana, Paesi Bassi, regione tedesca della Ruhr e alcune zone della Spagna: sono le aree più inquinante d’Europa, secondo le mappe in Hd dell’inquinamento atmosferico inviate dal satellite Sentinel 5P.
Una delle prime mappe riguarda le concentrazioni di biossido di azoto emesso dal traffico automobilistico e dalle attività industriali. Per Josef Aschbacher, direttore dei programmi di osservazione della Terra dell’Esa, queste immagini ”sono una pietra miliare per l’Europa”.
Spetta alla Pianura Padana e in particolare a MIlano la maglia nera per le concentrazioni elevate di monossido di carbonio.”

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Fonte imm: Ansa.it

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Da domani a Gela il terzo Palio dell’Alemanna

People For Planet - Ven, 08/31/2018 - 02:16

Una straordinaria iniziativa alla sua terza edizione che nasce dal basso, nasce dalla comunità associativa di Gela, che vuole scommettere sul proprio futuro valorizzando il glorioso passato. La festa sarà animata da una moltitudine di sbandieratori, tamburieri. giocolieri, artisti di strada e giullari lungo le vie del centro storico.

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Accogliere i migranti è solo buon senso

People For Planet - Gio, 08/30/2018 - 10:56

Parla così Ivano Ciccarelli, conosciuto ormai come Ivano di Marino, divenuto in poche ore star del web grazie a una intervista rilasciata ai microfoni de La7 durante il sit in antifascista davanti al centro di accoglienza Mondo Migliore di Rocca di Papa. “Sono una persona semplice che probabilmente ha detto quello che tanti avevano bisogno di sentirsi dire, sono stupito da tutta questa fama“, osserva.

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Meno ruote, più rotaie: togliere i camion dalle strade si può

People For Planet - Gio, 08/30/2018 - 09:40

L’idea è geniale: un vagone ferroviario con una pedana da cui camion e autobus possono salire e scendere in totale autonomia. Il treno viaggia trasportando i mezzi con meno inquinamento e traffico sulle strade, meno usura dei mezzi, maggiore sicurezza.


Il vagone si chiama Flexiwaggon, è prodotto dall’azienda svedese Flexiwaggon AB e importato in Italia da Greenova Italia.
L’autista del mezzo pesante può fare tutto da solo, paga con carta di credito, riceve un telecomando con cui estrae la pedana, ci sale con il camion e la fa rientrare. Un computer avvisa la motrice del treno dell’operazione in corso.
All’arrivo estrae la pedana dal lato opposto a quello da cui è salito, scende e se ne va. Nessuna manovra, nessuna retromarcia, circa 7 minuti il tempo necessario a fare tutto. E non servono nemmeno particolari infrastrutture ferroviarie per la salita/discesa dei mezzi.

Qualche dato sul trasporto merci su gomma
Secondo un comunicato stampa di Greenova Italia le merci su gomma in Italia costituiscono l’80% di tutti i trasporti, contro il 73% della media europea e citano un recente articolo del Messaggero a firma di Andrea Giuricin.
Un Dossier dell’Ansa parla di una media europea del 71,1% e conferma il dato dell’80%.
Secondo IlSole24Ore, che cita dati Eurostat, in Italia l’86,5 % delle merci viaggia su gomma, dieci punti percentuali in più rispetto alla media europea.
Il trasporto merci su rotaia è in crescita ma costituisce solo il 6% del totale.

Fonti:
http://www.flexiwaggon.se/
http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2018-08-07/incidente-bologna-tir-sotto-accusa-orari-nodo-sicurezza-ecco-perche-settore-e-crisi-153802.shtml?uuid=AEEryHYF&refresh_ce=1
https://www.greenovaitalia.it/transporti

Foto: Ufficio Stampa Greenova Italia press@leonardomiliti.eu

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Gli italiani mangiano gli squali

People For Planet - Gio, 08/30/2018 - 02:27

Come ogni estate si susseguono le segnalazioni di avvistamenti di squali, squaletti e potenziali predatori sulle coste italiane. In Sicilia, a Sciacca, si segnala uno degli ultimi avvistamenti, uno squalo che poi qualcuno avrebbe provveduto anche a uccidere, come hanno denunciato le sezioni ambientaliste locali.

Sono gli squali che in effetti dovrebbero avere paura di noi, specialmente di noi italiani. Qualche giorno fa il quotidiano Il Secolo XIX ha pubblicato un’intervista a una biologa, Francesca Reinero, vice-coordinatrice del Centro Studi Squali di Massa Marittima, in Toscana, che rilanciava l’allarme: “L’Italia è tra i primi quattro Paesi del modo per il consumo delle carni di squalo, spacciate sul mercato come tonno e spada. Viene meno la catena trofica marina. Loro sono alla sommità della piramide: sterminandoli, spariranno anche gli altri pesci e resteranno solo alghe e meduse”.
Parallelamente la biologa confermava che se già gli squali raramente attaccano l’uomo, quelli nostrani sono davvero poco pericolosi.

In effetti anche il WWF da tempo insiste sul problema e spiega sul suo sito che un quarto delle specie di squalo presenti negli oceani di tutto il mondo rischia di estinguersi. Nel Mar Mediterraneo sono 47 le specie presenti ma più della metà di queste è sul punto di scomparire per sempre. La pesca accidentale è una delle principali minacce per la sopravvivenza degli squali, ma in Italia questi animali vengono anche pescati volontariamente, e finiscono sulle tavole.

Si legge, sempre sul sito del WWF: “L’ Italia è uno dei maggiori mercati al mondo per il consumo di carne di squalo. Molto spesso si tratta di vere e proprie frodi alimentari, poiché nemmeno i consumatori sono consapevoli di mangiare carne di squalo. In particolare, sono tre le principali cause di frode alimentare: la commercializzazione scorretta di specie commerciabili per aumentarne il prezzo (ad esempio la verdesca venduta come pesce spada); specie protette illegalmente vendute sul mercato o specie protette vendute involontariamente, a causa di una scorretta identificazione”.

Il WWF per tutelare gli squali nel mediterraneo ha attivato il progetto SafeSharks, in collaborazione con associazioni di pescatori e altre ONG. Gli squali vengono monitorati e si cerca di creare aree sicure per loro e per la loro riproduzione. Anche le altre associazioni ambientaliste italiane ed internazionali hanno all’attivo programmi di sensibilizzazione, tutela e monitoraggio.

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C’è un uomo in tutù rosa che gira per il mondo

People For Planet - Mer, 08/29/2018 - 02:30

Lui si chiama Bob Carey e dal 2003 è salito agli onori della ribalta per il suo “Tutù Project“: farsi fotografare in tutù rosa da ballerina per dare un po’ di gioia e svago alla moglie, malata di tumore dal seno. Oggi il progetto è diventata una fondazione non-profit.

Clicca qui per vedere altre foto di Bob

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Una “sniffata” di caffè accende il cervello

People For Planet - Mer, 08/29/2018 - 02:29

Per “accendere” il cervello e ottenere un aumento in fatto di concentrazione e attenzione, non è (più) necessario bere caffè: basta sentirne l’odore. Proprio così: secondo uno studio pubblicato sul Journal of Environmental Psychology il solo profumo del caffè sembrerebbe sufficiente a sortire un vero e proprio potenziamento cognitivo in campo matematico al punto di migliorare i risultati nel Graduate Management Admission Test (o GMAT), un test utilizzato per determinare l’attitudine personale agli studi aziendali a livello universitario e post-universitario e utilizzato come uno dei criteri di ammissione nelle più importanti università del mondo.

Due esperimenti

Lo studio è stato realizzato dai ricercatori dello Stevens Institute of Technology di Hoboken (New Jersey, Stati Uniti) guidati da Adriana Madzharov, docente della Stevens School of Business, in collaborazione con i colleghi della Temple University di Filadelfia (Pennsylvania, Stati Uniti) e del Baruch College di New York City (Stati Uniti). I ricercatori hanno somministrato un test GMAT a circa 100 studenti divisi in due gruppi: dopo aver fatto svolgere il test a un primo gruppo in una stanza pervasa da un profumo simile a quello del caffè e all’altro gruppo in una stanza inodore, i ricercatori hanno rilevato che gli studenti del primo gruppo avevano ottenuto punteggi significativamente più alti. Da un secondo esperimento, condotto su altri 200 studenti, è poi emerso che per la maggior parte dei partecipanti l’odore del caffè rende le persone più vigili ed energiche (a differenza, ad esempio, del profumo di fiori o dell’assenza di profumo).

Effetto placebo, ma non solo

Gli studiosi hanno quindi messo in evidenza che gli studenti universitari che avevano la possibilità di odorare il caffè durante lo svolgimento del GMAT avevano ottenuto punteggi molto più alti, “dato già interessante di per sé”, come ha sostenuto la stessa Madzharov, e che il miglioramento delle prestazioni sembrerebbe dipendere dalla convinzione che il solo odore del caffè possa rendere le persone più vitali, in una sorta di effetto placebo.

Nuovi studi

“L’olfatto è uno dei nostri sensi più potenti”, spiega Madzharov. La studiosa, che si occupa soprattutto di marketing sensoriale, è ora alle prese con nuove ricerche per capire se gli odori simili al caffè possono avere un effetto placebo anche su altri tipi di performance mentali, come il ragionamento verbale.

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Le “Vie del Mare” vincono il confronto

People For Planet - Mar, 08/28/2018 - 09:16

Il 10 marzo 2004 partiamo da Livorno alla volta di Palermo. I due TIR forniti dall’IVECO, hanno sulla fiancata del semirimorchio il marchio della sfide con l’ippopotamo e il rinoceronte che si confrontano.
Lo straordinario lavoro organizzativo fu coordinato da tutti i collaboratori del Gruppo Verdi-Toscana Democratica della Regione Toscana ed in particolare da Giuseppe Bonanno, poi divenuto Presidente del Parco de “La Maddalena”.

L’interesse scaturito dopo la Conferenza Stampa di presentazione di Roma fu enorme, per cui decine di giornalisti e di operatori televisivi seguirono il TIR imbarcato sulla nave ed altrettanti seguirono a bordo di un pulmino, il TIR via terra.

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Un’eccellenza italiana: il Centro Antiveleni di Pavia

People For Planet - Mar, 08/28/2018 - 04:39
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