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Taser alla Polizia: ma chi lo vuole?

Le Buone Notizie di Cacao - Mar, 09/04/2018 - 12:17

Da domani, 5 settembre 2018, da Milano fino a Catania, inizierà la sperimentazione della pistola elettrica
Questo non vuole essere l’ennesimo articolo polemico contro l’attuale Governo e per forza ostruzionista nei confronti del nostro Ministro dell’interno, già largamente messo sotto i riflettori. No, questo vuole essere una riflessione apolitica sull’andamento della nostra società, su quello che quotidianamente accade intorno a noi.
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Pupo salverà il mondo!

Le Buone Notizie di Cacao - Mar, 09/04/2018 - 12:16

Volo Alitalia da Lamezia Terme a Roma: ritardi, scambi di posto e l’atmosfera si scalda. Potrebbe partire una rissa fino a quando Pupo, anche lui sul volo, non si mette a cantare “Su di noi nemmeno una nuvola…” calmando così le proteste e rasserenando gli animi.
O, forse, i passeggeri volevano solo che smettesse.
(Fonte: Ansa.it)

Lanciatori di pesci

Le Buone Notizie di Cacao - Mar, 09/04/2018 - 12:14

Per popolare i laghi di montagna la Utah Division of wildlife resources ha deciso di passare alle maniere drastiche: li ha lanciati da un aereo. "Riforniamo molti dei laghi di montagna dello Utah per via aerea. I pesci sono piccoli - tra i 2,5 e i 7,5 centimetri - e ciò consente al 95 per cento di loro di sopravvivere alla caduta", scrive la Dwr su Twitter.
L’organizzazione afferma che ne muoiono di più con il trasporto via terra.
Piovono pesci, preparate i barbecue!
(Fonte: Repubblica)

Il silicone è sexy?

Le Buone Notizie di Cacao - Mar, 09/04/2018 - 12:13

Oggi apre a Torino una casa d’appuntamenti munita di sex doll. Una volta si chiamavano bambole gonfiabili ma ora non si gonfia nulla. Sono in materiale termoplastico quindi completamente pieghevoli e sgonfiabili. Le produce la Lumidolls, una società catalana e se vi innamorate sono anche in vendita per un costo che può arrivare ai 2000 dollari.
Non si sa dove sia questo nuovo modello di casa chiusa, l’indirizzo non è stato reso noto e comunque ci sono già prenotazioni per i prossimi 4 mesi, potenza del passaparola.
(Fonte: Ansa.it)

Taser alla Polizia: ma chi lo vuole?

People For Planet - Mar, 09/04/2018 - 03:46

Questo non vuole essere l’ennesimo articolo polemico contro l’attuale Governo e per forza ostruzionista nei confronti del nostro Ministro dell’interno, già largamente messo sotto i riflettori. No, questo vuole essere una riflessione apolitica sull’andamento della nostra società, su quello che quotidianamente accade intorno a noi.

Andiamo con ordine: Il giorno 5 luglio è stato firmato il decreto che autorizza la sperimentazione del Taser in 11 città italiane: Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilio e Brindisi. La pistola elettrica sarà data in dotazione alle forze dell’ordine come arma di dissuasione non letale il cui uso e solo possedimento, come riporta il ministro dell’Interno Matteo Salvini: “è un importante deterrente soprattutto per gli operatori della sicurezza che pattugliano le strade e possono trovarsi in situazioni border line”.

Pionieri di questa sperimentazione, a seguito di un percorso di formazione ad hoc, saranno gli agenti appartenenti alla Polizia di Stato, all’Arma dei Carabinieri e alla Guardia di Finanza. Gli agenti scelti deterranno un totale di 30 dispositivi modello X2, in grado di colpire un bersaglio fino a un massimo di sette metri di distanza e che rilascia una scarica elettrica per una durata di cinque secondi capace di immobilizzare i muscoli. Per evitare abusi di potere, agli agenti in possesso dello storditore elettrico verrà applicata sulla divisa una telecamera speciale che si attiverà nel momento in cui viene tolta la sicura alla pistola elettrica.

“Aiuterà migliaia di agenti a fare meglio il loro lavoro.” Riporta il Ministro dell’Interno. “Per troppo tempo le nostre Forze dell’Ordine sono state abbandonate, è nostro dovere garantire loro i migliori strumenti per poter difendere in modo adeguato il popolo italiano. Orgoglioso del lavoro quotidiano delle forze di Polizia e Carabinieri.”

Si può essere orgogliosi di chi ha scelto di difendere il popolo giurando di essere sempre al servizio dei cittadini ma non sono convinta che la dotazione di un’ulteriore arma sia la risposta all’abbandono a cui sopra si fa riferimento, soprattutto considerando che, come riportato nell’ultimo rapporto del Censis del giugno 2018,  che ci crediate o no, in Italia si è registrato un calo dei reati rispetto agli ultimi anni.

Siamo sicuri che siano questi gli strumenti che servono alle forze dell’ordine per tutelare gli italiani? Ci vorrebbero più fondi sì ma per stipendi più dignitosi e per garantire maggiori assunzioni. Perché invece non cominciare con il riportare in strada quelle centinaia di divise che vedono solo scrivanie e carte? Non è armando chi è già armato che si garantisce la nostra tutela ma al massimo aumentando il numero di persone formate nelle strade.

L’investimento fatto per aggiungere un’altra pistola nella fondina poteva, ad esempio, essere sfruttato per dei corsi mirati sui nuovi fenomeni di cui siamo spettatori. Per fare degli esempi: corsi di lingua per poter comunicare in un mondo sempre più multiculturale, conoscenza delle basi della psicologia e della scienza comportamentale per riuscire a interagire con chi si ha davanti e fronteggiare i nuovi fenomeni del millennio come la migrazione, la dipendenza di sostanze stupefacenti già in giovanissima età…

Nel mondo sono circa 107 i Paesi che fanno uso del Taser, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Svizzera, Canada, Brasile, Australia, Nuova Zelanda, Kenya e in Europa Finlandia, Francia, Germania, Repubblica Ceca, Grecia e Regno Unito. Le Nazioni Unite però lo inseriscono tra gli strumenti di tortura e anche le associazioni che si battono per i diritti umani lo hanno criticato: Amnesty International ha dichiarato che dal 2001 nel Nordamerica (Usa e Canada) il numero delle morti direttamente o indirettamente correlate al Taser è superiore al migliaio. Motivo per cui ne ha chiesto il ritiro.

Secondo altri studi le morti dipenderebbero dai problemi cardiaci delle persone colpite. Perché una scarica elettrica su un portatore di pacemaker può avere gravi conseguenze cardiologiche ma anche di carattere neurologico. Così anche per chi fa uso di cocaina e sostanze estremamente eccitanti che già da sole possono provocare aritmia e infarti. In uno di questi casi, chi sarebbe il responsabile? L’allora presunto delinquente o il detentore dell’arma autorizzato all’uso? Troppe domande simili sono ancora in attesa di una risposta.

Ma perché nessuno ci ha chiesto se eravamo d’accordo? Fatemi capire, si fanno consultazioni pubbliche sulle disposizioni relative all’ora legale dove ci sono state 4,6 milioni di risposte e nessuno ci chiede se siamo d’accordo o meno sul fatto che anche il mio Stato finanzi ulteriormente il mercato delle armi? Se acconsento a far circolare per le strade altre armi?

Questa disposizione non servirà a garantirci una migliore tutela ma avrà come unico risvolto un ulteriore finanziamento del mercato delle armi, legale ed illegale, che si ingrassa dell’odio delle persone.

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Immaginate se fosse un arbitro a sbloccare psicologicamente Cristiano Ronaldo

People For Planet - Mar, 09/04/2018 - 02:57

Immaginatevi la scena. L’arbitro Doveri approfitta della fine del primo tempo di Parma-Juventus. Si avvicina a Cristiano Ronaldo ancora a digiuno di gol e gli dice: “Tu sei meglio di così, Cristiano. Ti voglio aiutare. Non è un bello spettacolo quello che stai offrendo”. Il portoghese lo guarda, lo ascolta. E quando torna in campo, trascina la Juventus alla vittoria e segna almeno due gol. Dopo aver immaginato la scena, immaginatevi quel che sarebbe successo.

Un episodio simile è accaduto a Flushing Meadows dove si stanno giocando gli Us Open di tennis. Il protagonista assoluto della settimana è stato l’arbitro svedese Mohamed Lahyani. Giudice di sedia dell’incontro tra l’australiano di origine greca Kyrgios, un talento discontinuo, e il francese Herbert. Kyrgios stava gettando via l’ennesima partita. Aveva perso il primo set ed era sotto 3-0 nel secondo, aveva appena buttato malamente una palla in rete. A quel punto l’arbitro è sceso dal sediolone e gli ha parlato come se il tennista fosse suo figlio. Aggiungendo che avesse continuato così, sarebbe stato costretto a infliggergli una penalità per scarso impegno. “Una scena surreale” ha scritto L’Equipe che ha dedicato all’episodio un paginone. Un episodio che, a memoria, non era mai accaduto.

Kyrgios si è ripreso e ha vinto

Sta di fatto che l’australiano ha finalmente cominciato a giocare e ha finito col vincere la partita. Apriti cielo. Il torneo ha dovuto diramare un comunicato ufficiale in cui ha provato a spiegare il comportamento dell’arbitro, in soldoni hanno scritto che era preoccupato per le condizioni fisiche del tennista e che ha deciso di scendere perché al cambio di campo c’era troppo rumore per avere una conversazione col giocatore. L’organizzazione ha cercato di smussare i toni dello sconfitto prima della conferenza stampa. «Me lo hanno chiesto – ha spiegato Herbert – ma non devono prendermi per un coglione».

Nemmeno Federer ha gradito

Il diretto interessato ha provato a difendersi: «L’arbitro non mi ha aiutato. Non ho rimontato subito – si è difeso Kyrgios -. Non è il mio coach. Mi ha detto solo che stavo offrendo un brutto spettacolo per lo sport. Succede anche nel calcio quando qualcuno entra duro e l’arbitro gli parla ed evita di ammonirlo».

Tesi che non ha convinto Federer: «Con me non succederà – ha detto infastidito -. Non è compito dell’arbitro scendere dalla sedia. Deve rimanere seduto e non parlare in quel modo. Non mi interessa quel che gli ha detto. È stato lì per troppo tempo». Non è compito dell’arbitro. Sua maestà Roger ha poi incontrato e battuto l’australiano, e nel corso dell’incontro l’arbitro è rimasto al suo posto.

Mandzukic

L’altro protagonista della settimana, oltre a Lahyani, è stato Mario Manduzkic. L’eterno brutto anatroccolo che però al momento opportuno compie sempre il proprio dovere. Ricorda Massimo Troisi in “Ricomincia da tre”, quando raccontava del bambino che gli aveva rovinato l’infanzia perché conosceva tutte le tabelline a memoria, tutte le capitali del mondo. “Se è un mostro, mettetelo nella classe dei mostri”.

In questo calcio di metrosexual e personaggi copertina, Mandzukic è fuori posto. Sgraziato, tecnicamente non eccelso, decisamente poco patinato, il croato è sempre lì lì per finire nella cantina della Juventus. Prima per fare spazio a Higuain e poi a Cristiano Ronaldo. Nelle foto di copertina non c’è spazio per lui. Non è l’uomo da portare a casa per presentarlo ai genitori.

Poi, però, quando serve, Mandzukic c’è sempre. Soprattutto nelle partite che contano. Quando la sostanza conta decisamente più della presenza. Perché Mandzukic è maledettamente efficace. Per dirla alla Deng Xiao Ping, il topo lo acchiappa sempre. È lui a tenere la Juve in vita, con un gol bellissimo, nella famosa finale di Cardiff persa 4-1 contro il Real Madrid. È sempre lui a segnare al Bernabeu i due gol che avviano il tentativo di rimonta nei confronti dei madrileni. Prima del rigore all’ultimo minuto e dell’indimenticabile show di Buffon. Ed è lui, mentre l’Italia del giornalismo è in angoscia per l’assenza di gol di Cristiano Ronaldo, a essere decisivo a Parma con una rete e un assist. Perché non saranno da copertina, ma dei brutti anatroccoli c’è tanto bisogno.   

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Milena Gabanelli: zucchero, la dose giornaliera da non superare

People For Planet - Mar, 09/04/2018 - 02:50

Resistere allo zucchero sarebbe davvero una gran brutta vita, ma siccome pare responsabile di qualunque malattia, meglio sapere cosa fin qui è stato dimostrato. Gli studi dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dell’Agenzia Internazionale della ricerca sul cancro (Airc), e le ultime «revisioni» in materia sulle più prestigiose riviste scientifiche, hanno accertato che il consumo eccessivo è causa di una lunga serie di problemi.
Ma quando è «eccessivo»?
Dopo aver digerito qualche chilo di studi proviamo a darvi una sintesi. Che faccia venire la carie lo sappiamo fin da piccoli . L’80% della prevenzione si farebbe mangiando meno dolci e caramelle. Il resto è legato alla corretta igiene orale.

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Prodotti per l’edilizia ecocompatibile: i marchi o le etichette ecologiche più affidabili per il settore

People For Planet - Mar, 09/04/2018 - 00:29

Vorrei ristrutturare la mia casa e vorrei farlo utilizzando prodotti che siano il più possibile ecocompatibili: materiali da costruzione, isolanti, finiture, arredi, mobili, vernici, ecc. che abbiano una certificazione o che siano dotati di attestazioni, regolamentate e veritiere, per dare garanzia di basso impatto sull’ambiente e di salubrità e benessere dello spazio abitativo. Come posso orientarmi per essere sicura che siano effettivamente prodotti con queste garanzie?

Leggendo una scheda tecnica di un prodotto si possono avere delle informazioni, sulle caratteristiche tecniche dell prodotto stesso, come per esempio: carico rottura, snervamento, analisi chimica, ma non quelle più rilevanti a garanzia di eco-compatibilità. Per cui, possiamo fidarci del nostro rivenditore, oppure possiamo orientarci meglio in questo campo e capire cosa dobbiamo richiedere e cosa dobbiamo valutare per avere maggiori certezze.

Ci vengono in aiuto i marchi ambientali o etichette ecologiche o eco-etichette, alcuni già presenti sullo scenario europeo da molti anni, di tipo volontario, ovvero non richieste da norme di legge, ma di libera iniziativa dell’azienda produttrice e comunque soggette a regole all’interno dell’UE quali le norme ISO specifiche.

Le etichette ecologiche rappresentano difatti quel marchio apposto su un prodotto o un imballaggio che fornisce informazioni su una pluralità di prestazioni ambientali durante tutto ciclo di vita oppure che può riferirsi ad un solo fattore ambientale (riciclabilità, emissioni prodotte nella produzione, consumi energetici, materie prime impiegate, ecc.)

Tra le etichette ecologiche obbligatorie e riferite ad un solo criterio ambientale si inserisce, per fare un esempio, l’etichetta sui consumi energetici (energy label), obbligatoria in tutta l’Unione Europea su molti elettrodomestici già da alcuni anni (D.Lgs. n. 104/2012, Regolamento UE n. 1060/10 e n. 518/14). E’ un’etichetta obbligatoria anche il marchio sugli imballaggi (packaging label) che indica anche qui la conformità a degli standard stabiliti per legge.

Le etichette ecologiche, analizzando più in generale, possono far capo a organismi pubblici internazionali o nazionali (iniziativa pubblica) oppure far capo a Organismi non governativi, gruppi industriali o associazioni di categoria, come ad esempio l’etichetta FSC sul legname: Forest Stewardship Council, gestita da una ONG (iniziativa privata).

Possono dunque essere di tipo volontario o obbligatorio, e, se volontarie, suddivisibili in: certificate da ente terzo o autodichiarate.

Le eco-etichette di tipo volontario si dividono infatti a loro volta in Tipo I, Tipo II, Tipo III, a seconda del fatto che si possono riferire a marchi ecologici certificati o dichiarazioni ambientali di prodotto che un’azienda o organizzazione ottiene (certificati da ente terzo) o di cui si dota (autodichiarando) senza obbligo di legge.

Le etichette ecologiche volontarie non certificate da enti terzi, sono definite e classificate come di Tipo II: si tratta di autodichiarazioni del produttore e costituiscono semplicemente uno strumento di informazione sulle caratteristiche ambientali dei prodotti dichiarate dai fabbricanti, dai produttori, importatori o distributori dei prodotti, che riportano “autodichiarazioni” e simboli di valenza ambientale non convalidati da organismi indipendenti. Generalmente questo tipo di informazioni ambientali sono relative a singoli aspetti ambientali del prodotto.

Il fatto che non vi sia una certificazione ufficiale da una parte terza, non significa che queste etichette non debbano avere dei requisiti di attendibilità e serietà nei riguardi del consumatore e dell’utenza in genere; infatti, secondo lo standard ISO 14021, queste etichette devono contenere dichiarazioni non ingannevoli, verificabili (ad esempio la documentazione relativa alle qualità ambientali dichiarate deve essere resa disponibile a richiesta), specifiche e chiare, non suscettibili di errori di interpretazione. Sono del tipo B2C- business to consumer, ma possono essere anche B2B -business to business.

Le etichette ecologiche volontarie certificate da enti terzi indipendenti– a seguito della verifica di rispondenza dei prodotti ai criteri ecologici prestabiliti da quel sistema specifico- sono a loro volta divisibili in due tipologie definite dalle norme: di Tipo I e di Tipo III.

Le etichette di Tipo I seguono i criteri ed i dettami della norma ISO 14024, sono multi criteriali e dunque valutano l’intero ciclo di vita del prodotto, si applicano a prodotti e servizi che rispettano valori soglia e limiti prestazionali, la cui conformità è appunto certificata dall’organismo preposto. Si tratta in questo caso di etichette del tipo B2C, ovvero business to consumer. E’ un’etichetta di Tipo I l’Ecolabel (rappresentato dal simbolo della margherita), il marchio europeo di qualità ecologica nato nel 1992 e oggi il più diffuso. Si trova su una ventina categorie di prodotti e due di servizi. Tra questi ci sono alcuni prodotti che possiamo utilizzare in edilizia, quali: le coperture per pavimenti, sia per interni che per esterni, le pitture e i prodotti vernicianti, i prodotti tessili, i materassi e gli oggetti di arredo, i prodotti elettronici.

Le etichette di Tipo III sono le Dichiarazioni ambientali di prodotto, le EPD (conosciute con il termine inglese EPD Environmental product declaration): riportano informazioni ambientali su prodotti in base a criteri predefiniti all’interno della norma tecnica ISO 14025 e sono sottoposte ad un controllo indipendente da parte di organismi accreditati pubblici o privati, che garantiscono credibilità e veridicità delle dichiarazioni rese.

Queste etichette sono indirizzate sia nel ramo da “impresa a consumatore”, B2C che “da impresa a impresa”, B2B. Attraverso il confronto tra EPD differenti, all’interno di gruppi di prodotti equivalenti, il consumatore può avere le informazioni necessarie a valutare le singole caratteristiche di ecocompatibilità ed effettuare confronti.

La metodologia del Life Cycle Assessment (LCA), ovvero della valutazione degli aspetti ambientali di un prodotto durante tutto l’arco della sua vita (dalle materie prime allo smaltimento), rappresenta il supporto fondamentale allo sviluppo di schemi di etichettatura ambientale in entrambi i casi sopracitati, ovvero:

– come principale strumento atto ad ottenere una Dichiarazione ambientale di prodotto EPD, ossia un’etichetta ecologica di Tipo III;

– nella definizione dei criteri ambientali di riferimento per un dato gruppo di prodotti (etichette ecologiche di tipo I: Ecolabel per primo).


L’LCA che è definibile come un metodo nato per aiutare a quantificare, interpretare e valutare gli impatti ambientali di uno specifico prodotto o servizio, durante l’intero arco della sua vita, rappresenta l’analisi più puntuale per valutare l’eco compatibilità di un prodotto, è applicabile in ogni settore industriale e può, assolvere a molti altri scopi, utili nella gestione d’impresa (nella gestione ambientale, nell’organizzazione dei processi, nella ricerca dell’efficienza), oltre all’obiettivo ultimo della certificazione del prodotto.

L’Ecolabel e l’EPD, sono dunque i principali marchi di riferimento per definire l’ecocompatibilità dei prodotti in maniera scientifica, condivisa ed affidabile.

In particolare lo è l’EPD per il settore delle costruzioni, dove è stata elaborata una norma specifica che affianca la ISO 14025, dando regole più specifiche e mirate. Si tratta dello Standard Internazionale ISO 21930:2007 Sustainability in building constructions – Environmental Declaration of building Products, che ha lo scopo di specificare meglio e regolare i principi, i requisiti e la struttura della dichiarazione ambientale di Tipo III dei prodotti da costruzione al fine di dare uniformità dei mezzi, delle modalità e di garantire trasparenza, coerenza e solidità scientifica della metodologia con cui si giunge all’EPD. Ovvero, questa norma, definisce le regole quadro per ogni categoria di prodotto (PCR – Product Category Rules), a partire dalle quali è possibile definire l’EPD dei prodotti da costruzione.

Si citano due importanti database di prodotti con etichettatura EPD: uno di questi è consultabile al sito https://www.environdec.com/it/, il sistema si chiama EPD® International ed è il programma principale per le aziende europee per le dichiarazioni ambientali basate su ISO 14025 e EN 15804. Nel database inserendo la tipologia di prodotti che stiamo cercando e, se vogliamo, la nazionalità dell’azienda produttrice, si estrapola una lista di prodotti con EPD e relativa ditta produttrice. Il database contiene attualmente 820 EPD registrate dalle aziende in 40 paesi.

In Italia sono 284 ad oggi i prodotti con EPD all’interno dell’EPD® International, di questi 77 (ad oggi) rientrano nella categoria materiali da costruzione; ci sono prodotti di vario tipo: pannelli isolanti, pannelli acustici, profilati in alluminio, pitture murali, cemento, pavimenti e rivestimenti, ecc.

A livello italiano troviamo l’EPDItaly, un programma appartenente al circuito Eco Platform, associazione nata con lo scopo di sostenere l’armonizzazione delle Dichiarazioni Ambientali di Prodotto europee, in modo che EPD relative allo stesso prodotto, convalidate sotto due Program Operators diversi, possano essere tra loro confrontabili.

Il database anche qui contiene EPD di ogni Paese e non solo di materiali da costruzione, che comunque sono numerosi ed è consultabile al sito www.epditaly.it.

Fonti:

http://www.greenadvisor.it/certificazioneepd/

https://www.csqa.it/CSQA/Norme/Sostenibilita-Ambientale/ISO-14040-LCA

https://www.csqa.it/Energia/Documenti/LCA-labelling-(EPD)

https://www.ingenio-web.it/20433-dichiarazione-ambientale-di-prodotto-la-norma-iso-21930

http://www.harpomanagement.it/faq-topmenu-209/142-ambiente/763-ecolabel-che-differenza-cra-lecolabel-e-la-epd

http://www.epditaly.it/il-programma-epditaly/

 

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Meno traffico grazie a droni, sensori e auto intelligenti

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 09/03/2018 - 12:32

La mobilità del prossimo futuro sarà all’insegna di veicoli elettrici o ibridi, con le stesse case automobilistiche in prima fila contro le emissioni di CO2 e prototipi tutto sommato realistici di auto zero emission. Tutti veicoli che parleranno sempre più il linguaggio dell’hi-tech e saranno sempre più intelligenti. Ma resta il problema del numero di questi veicoli che circolano sulle nostre strade.
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L’alogena in soffitta

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 09/03/2018 - 12:27

Addio alle lampadine alogene. Dal primo settembre infatti è entrato in vigore il regolamento Ue 244/2009 che le mette fuori mercato. I negozi potranno comunque venderle fino a esaurimento scorte. Si potranno comunque continuare a produrre le lampade alogene direzionali – i faretti – e quelle da tavolo e i proiettori.
Scrive il Post: “Secondo quanto calcolato da Enea, l’agenzia che in Italia si occupa di efficienza energetica, il passaggio alle lampadine a basso consumo porterà un risparmio annuale pari al consumo annuo di elettricità del Portogallo e consentirà di risparmiare circa 15,2 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 entro il 2025”.

Tutto, ma proprio tutto sul piacere femminile

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 09/03/2018 - 12:24

Emanuele Jannini e il suo team dell’Università di Tor Vergata hanno sottoposto a test anonimi un gruppo di donne al fine di conoscere meglio i meccanismi dell’orgasmo femminile. E hanno scoperto un sacco di cose interessanti: "La maggior parte del campione aveva fra i 19 e i 35 anni. Confrontando i due estremi, l'intensità degli orgasmi aumentava con l'età" afferma Jannini.
E continua: "Sappiamo che il perdere il controllo, il mollare le redini, sono requisiti essenziali per il piacere femminile. Allo stesso tempo però è importante conoscersi, direi quasi allenarsi in senso fisico e mentale all'orgasmo. E questo può passare attraverso la masturbazione". Dallo studio si evince che proprio le donne che praticano di più l’autoerotismo sono quelle che poi raggiungono anche in coppia picchi di piacere più intensi. "Costruirsi le esperienze, riconoscere i segnali del proprio corpo, seguirli e abbandonarvisi, capendo quando è il momento di perdere il controllo sono gli ingredienti che permettono di avere un orgasmo intenso. L'uomo lo raggiunge quasi in ogni condizione, per le donne invece è meno scontato".
Fonte: Repubblica

Storie di ladri

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 09/03/2018 - 12:23

Rapina una banca a Anchorage, in Alaska e per farlo consegna all’impiegato dello sportello un messaggio in cui chiedeva i soldi. Peccato che l’avesse scritto sul retro di un modulo per un’agenzia immobiliare compilato in ogni dettaglio, compresi l’indirizzo e la data di nascita. In tutti i casi lo avrebbero preso perché quando è arrivata la polizia lui era seduto fuori dalla banca e stava contando i soldi.
In prigione gli hanno conferito il premio Idiota del secolo.
(Fonte: Internazionale)

Libri: Vita su quattro ruote

Comitato Nobel Disabili Onlus - Lun, 09/03/2018 - 10:28

Nadir Malizia originario di Cremona ma ora residente nelle Marche, un uomo diversamente abile, laureato in legge e scrittore, decide di mettersi in gioco scrivendo un libro autobiografico dal titolo “Vita su quattro ruote”, edito dalla Casa Editrice Gruppo C1V Edizioni.
Vuole raccontare di sé a 360° senza alcun tabù sul tema della disabilità, di come la vive ogni giorno e di come abbia trasformato in tutto ciò che vive, in qualcosa di positivo, da trasmettere agli altri. Nel libro affronta vari temi importanti, con estrema leggerezza. È un grande comunicatore e nelle pagine del libro riesce a lasciar il segno e far riflettere come, il più delle volte, nella vita ci lamentiamo per cose inutili e come le difficoltà siano ben altra cosa. Lui si sente un uomo normale in una società disabile, in una società che purtroppo non riesce a vedere al di là dei propri occhi.
In fondo tutti abbiamo una disabilità basta saperla prendere nel modo giusto.
Per Nadir la disabilità è fonte di ricchezza non una sfortuna. Lui è nato per divulgare dei messaggi positivi al prossimo e di questo ne è felice e consapevole.
Il libro è ordinabile su https://www.c1vedizioni.com/vita-su-quattro-ruote oppure puoi richiederlo via email a c1vedizioni@gmail.com.

 

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Giornata dedicata a Dario Fo al "Festival Antirazzista in memoria di Abba" a Milano

FrancaRame.it - Lun, 09/03/2018 - 10:02

Reddito per tutti, Razzismo per nessuno!
Ricordando Dario Fo e il Porrajmos
Festival Antirazzista in memoria di Abba

Un’intera giornata del Festival antirazzista per Abba, l’11 settembre, è dedicata a Dario Fo e al Porrajmos con due appuntamenti.
h. 18.30
Presentazione dei libri “Razza di zingaro” Casa Editrice Chiarelettere di Dario Fo e “Buttati giù zingaro” edito da Associazione UPRE ROMA con l’autore Paolo Cagna Ninchi.
Ricorderemo il tremendo anniversario dell’estensione ai rom e sinti delle leggi razziali con cui iniziarono le deportazioni e gli internamenti degli zingari nell’Italia fascista.
Era l’11 settembre 1940, cominciava così il Porrajmos e l’eccidio di almeno 500mila donne, uomini e bambini.
h. 21.30
Mario Pirovano porterà in scena il monologo “Il miracolo di Gesù bambino” tratto da "Mistero Buffo" di Dario Fo

Argomento: Compagnia Teatrale Fo Rame - C.T.F.R. - Tutti gli spettacoli e gli EventiAnno: 2018
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Giornata dedicata a Dario Fo al "Festival Antirazzista in memoria di Abba" a Milano

Il blog di Dario Fo - Lun, 09/03/2018 - 10:01

Reddito per tutti, Razzismo per nessuno!
Ricordando Dario Fo e il Porrajmos
Festival Antirazzista in memoria di Abba

Un’intera giornata del Festival antirazzista per Abba, l’11 settembre, è dedicata a Dario Fo e al Porrajmos con due appuntamenti.
h. 18.30
Presentazione dei libri “Razza di zingaro” Casa Editrice Chiarelettere di Dario Fo e “Buttati giù zingaro” edito da Associazione UPRE ROMA con l’autore Paolo Cagna Ninchi.
Ricorderemo il tremendo anniversario dell’estensione ai rom e sinti delle leggi razziali con cui iniziarono le deportazioni e gli internamenti degli zingari nell’Italia fascista.
Era l’11 settembre 1940, cominciava così il Porrajmos e l’eccidio di almeno 500mila donne, uomini e bambini.
h. 21.30
Mario Pirovano porterà in scena il monologo “Il miracolo di Gesù bambino” tratto da "Mistero Buffo" di Dario Fo

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Meno traffico grazie a droni, sensori e auto intelligenti

People For Planet - Lun, 09/03/2018 - 05:19

La mobilità del prossimo futuro sarà all’insegna di veicoli elettrici o ibridi, con le stesse case automobilistiche in prima fila contro le emissioni di CO2 e prototipi tutto sommato realistici di auto zero emission. Tutti veicoli che parleranno sempre più il linguaggio dell’hi-tech e saranno sempre più intelligenti. Ma resta il problema del numero di questi veicoli che circolano sulle nostre strade. Traffico, ingorghi, stress persone in coda per ore. Anche su questo fronte gli esperimenti sono molteplici, soprattutto nei centri abitati ad alta densità di popolazione (e di veicoli), in quelle città che sognano di diventare davvero smart city. Il problema del traffico, anche non considerando la questione inquinamento, è complicato da risolvere. La soluzione più scontata sarebbe quella di costruire nuove strade per uno scorrimento più fluido dei veicoli, ma non sempre la morfologia del territorio lo consente, oppure semplicemente non c’è spazio. Suggerire alle persone di scegliere la bicicletta o di andare a piedi non è sempre possibile, quindi che fare? Potrebbero salvarci la tecnologia e le stesse automobili.

Le auto parlanti scelgono la strada più sgombra

Ricordate i vecchi cellulari? Ci servivano soltanto per effettuare chiamate, pagavamo lo scatto alla risposta e i minuti effettivi di conversazione. Quando dagli sms siamo passati agli mms (da semplici messaggi di testo a messaggi multimediali) ci è sembrata una rivoluzione e i costi sembravano proibitivi. Poi sono arrivati nuovi modelli più evoluti, i touch screen e gli smartphone con le loro app. Esistono app per giocare, per distrarsi, per comunicare, per sfogare il nostro istinto social, ma esistono anche app per monitorare, raccogliere dati o controllare da remoto i dispositivi presenti all’interno delle nostre abitazioni. Oggi siamo abituati a questo scenario. E, tutto sommato, non c’è voluto poi molto tempo perché quest’evoluzione si perfezionasse.

Cosa c’entrano le automobili? C’entrano perché oggi le nostre auto sono sempre più connesse. Quando saliamo a bordo, da buoni smartphone-addicted, avvertiamo subito l’esigenza di auto che ci consentano di rispondere al telefono, di ricevere messaggi, di non perdere in nessun caso i contatti con il mondo. Le auto non sono più semplici mezzi di trasporto, chiediamo loro di comunicare con noi e per noi. E loro lo fanno, grazie a sensori, grazie a device che ci avvertono del pericolo o di eventuali anomalie. E che dire del navigatore satellitare? Ormai quello integrato non è nemmeno più un optional, consideriamo indispensabile che una guida ci indichi dove dirigerci. Sono questi stessi sensori presenti nelle auto a rivelarsi preziosi nel monitoraggio del traffico, fornendo dati sugli spostamenti dei veicoli a centraline in grado di raccoglierle e trasformarle in informazioni, che il guidatore può poi ricevere indietro real-time.
Tecnicamente, si parla di tecnologia Vehicle-to-vehicle (V2V) per indicare la capacità di un veicolo di comunicare con un altro nei pressi grazie a sensori che ‘capiscono’ cosa c’è intorno, e di tecnologia Vehicle-to-infrastructure (V2I) per indicare la capacità del singolo veicolo di ricevere o inviare informazioni. Nel primo caso l’esempio classico è la guida autonoma, nel secondo caso basti pensare ai sistemi di allerta meteo o, appunto, a segnalazioni sul traffico inviate alle vetture.

Traffic Congestion Management: città diverse, esperimenti diversi

In molte città del mondo sono già in vigore strategie di Traffic Congestion Management e misure specifiche per decongestionare le zone più critiche, se non altro per rendere gli spostamenti meno stressanti per i cittadini e abbattere l’inquinamento.
Oltre a progettare nuove infrastrutture, grazie all’esistenza di auto smart e app, si sfrutta la possibilità di comunicare con i guidatori in tempo reale fornendo informazioni su tempi di percorrenza ed eventuali imprevisti. Sembra banale, ma una segnaletica più efficace e messaggi con informazioni su percorsi più brevi o strade alternative possono aiutare parecchio.
Questi ad esempio sono gli ultimi step messi in atto a Perth, in Australia.

Anche chi viaggia a piedi contribuisce a creare caos sulle strade cittadine, ecco perché informazioni chiare sui percorsi dei mezzi pubblici, sulle modifiche alla viabilità, sulle ztl, sui parcheggi o sulle postazioni di bike sharing e car sharing sono preziose. Qualche anno fa è nato “Muoversiatorino”, che citiamo come esperimento italiano: tutte le informazioni su mobilità e traffico provenienti da varie piattaforme dei singoli gestori sono state unite in un unico portale, utilissimo anche per i turisti.

Sensori e dati per un monitoraggio più efficace

Per ridurre il traffico nelle grandi città occorre studiarne a fondo le cause: l’afflusso quotidiano verso il centro, dove ha sede la vita economica, la mancanza di strade e la difficoltà di costruirne altre, la mancanza di servizi pubblici efficienti quali navette, treni o autobus e così via. Parte del traffico è però generato dal numero massiccio di pedoni che attraversano la strada o guidatori fermi un dato incrocio in certe ore del giorno. Un monitoraggio costante realizzato attraverso tecnologie moderne può consentire previsioni accurate e un adeguamento della segnaletica – i semafori in primis – perché reagisca al minore o al maggiore afflusso. In altre parole, se in un certo momento i pedoni sono concentrati in massa in una certa zona allora le auto saranno indirizzate dalla segnaletica verso strade meno trafficate. Questo significa anche che tutti potranno camminare e guidare in sicurezza.

Non è nulla di utopico. A Los Angeles si è già andati oltre: i dati su pedoni e veicoli sono stati resi pubblici, in questo modo soggetti terzi come i costruttori possono capire meglio quali zone sono più vantaggiosi per il proprio ritorno economico, magari perché meglio servite dagli autobus o perché meno congestionate di altre. A Columbus, in Ohio, proprio la tecnologia V2I è stata invece usata per monitorare le tempistiche di sosta delle auto ai semafori e regolarli di conseguenza.

Droni al posto dei veicoli ingombranti

Ma la vera rivoluzione potrebbe arrivare dal cielo. Molte attività che oggi vengono svolte su strada utilizzando veicoli grandi e lenti, che bloccano il traffico per ore, potrebbero essere svolte da remoto o inviando droni. Basti pensare al controllo dei livelli dell’acqua o dello stato dei viadotti, ad azioni programmate lungo l’arco dell’anno che non necessitano ad ogni costo di uno spostamento di uomini e mezzi. Los Angeles addirittura pensa ai droni come aiuto per spegnere gli incendi, nulla di impossibile grazie alla tecnologia attuale.
In Texas i gestori del servizio elettrico hanno provato ad utilizzare i droni al posto degli operai che solitamente svolgevano il proprio lavoro sulle strade a bordo di veicoli ingombranti. Un progetto pilota ha dimostrato che con i droni è possibile velocizzare e massimizzare i risultati dei controlli alle centraline e alla linea di distribuzione, di solito svolti su piattaforme di lavoro elevabili, con gli operai posizionati su mezzi voluminosi che li portano all’altezza dei pali dove si trovano le centraline.
I droni guidati a distanza hanno permesso alla New Braunfels Utilities il controllo di circa 250 centraline su una linea elettrica di circa 5 miglia, con un notevole risparmio in termini di costi ed un bottino di informazioni cruciali per creare una reportistica dettagliata su aspetti quali perdite di connessione, deterioramento dei materiali e surriscaldamento. Preziose le immagini termiche raccolte da questi droni, dotati anche di telecamere a infrarossi. A beneficiarne è anche il traffico cittadino e i guidatori che così, se non altro, possono evitare di fare lo slalom per oltrepassare i tradizionali mezzi dei “men at work”.

Fonte foto 1 | Facebook, New Braunfels Utilities  – Fonte foto 2 | Ron Cortes /For The San Antonio Express-News

La soluzione definitiva al traffico: gli esseri umani non devono guidare

Riesumiamo un video di qualche anno fa per sdrammatizzare e riflettere. Spesso quando si chiama in causa l’intelligenza artificiale o si pensa alle auto a guida autonoma si ha qualche timore. Eppure per risolvere il problema del traffico vorremmo proprio auto che aiutassero i guidatori a limitare gli errori, a mantenere una velocità ideale, ad essere più ‘robotici’ e meno esseri umani. Tutti alla guida tendiamo invece a distrarci, abbiamo bisogno di musica e stacchiamo le mani dal volante, ci soffermiamo a guardare qualcosa oltre il finestrino e per un secondo rallentiamo o non premiamo sull’acceleratore quando scatta il verde… tutto questo genera ingorghi. E aggiungiamo la stanchezza di chi entra in auto dopo una giornata di lavoro.
Noi umani non possiamo fare calcoli mentre guidiamo, ma le nostre auto possono farlo. E possono farlo già adesso. Se le auto non fossero guidate da esseri umani rispetterebbero sempre le regole, le distanze di sicurezza e le precedenze. E nessuno insulterebbe nessuno.

 

 

Immagine di copertina: fotomontaggio di Armando Tondo, luglio 2018

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Tutto quello che c’è da sapere sul Bike Sharing

People For Planet - Lun, 09/03/2018 - 04:09

A Milano funziona molto bene il bike sharing, la bicicletta in condivisione. Con un’app sullo smartphone si noleggia il mezzo, la geolocalizzazione trova quello più vicino e lo sblocca rendendolo disponibile. Il nuovo bike sharing free floating permette di lasciare la bicicletta dove preferiamo.
Se non conoscete il bike sharing e volete capire come funziona questo video fa per voi.

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Chi sono i Foodbusters

People For Planet - Lun, 09/03/2018 - 03:30

I Foodbusters sono un gruppo di persone che hanno fondato la prima associazione Onlus di recupero cibo nelle Marche, fra le primissime in Italia.
Chiamare i Foodbusters significa quindi decidere di far parte di un mondo di folli “supereroi” che, compiendo un gesto di generosità equa e solidale a 360°, pensano che sia giusto impegnarsi per provare a contribuire ad una giusta causa.
Dunque, sottrarre cibo allo spreco significa eco-sostenibilità, ovvero attivare un circolo virtuoso: il potenziale alimento-rifiuto mantiene le sue qualità intatte divenendo risorsa che sfama, offre un’occasione di reintegro sociale e crea valore etico.
Donare il cibo in eccesso, inoltre, rende ogni evento più gradevole in chi vi partecipa e un’importantissima testimonianza di valori etici in chi decide di scommettere insieme a noi sul recupero, siano essi coppie di sposi, aziende o organizzatori di eventi.

CLICCA QUI PER VEDERE IL SITO DEI FOODBUSTERS

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