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Oceani, Onu: “Mandaci la tua idea, la realizziamo”

People For Planet - Mar, 09/15/2020 - 09:00

L’oceano è la nostra nuova frontiera: ricopre il 71 per cento del pianeta, eppure lo conosciamo appena, ne abbiamo esplorato meno del 5 per cento. Le Nazioni Unite lanciano quindi il progetto per “Il Decennio delle Scienze del mare per lo Sviluppo Sostenibile (2021-2030)”, iniziativa nata dall’impegno della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’Unesco per favorire la cooperazione internazionale nel campo delle scienze del mare, coordinare programmi di ricerca e migliorare la gestione delle sue risorse.

Oceanthon, il primo hackathon italiano

Per promuovere il ruolo dell’oceano nella creazione di un futuro più sano, resiliente, produttivo e sostenibile, la Commissione Oceanografica Intergovernativa (IOC-UNESCO) dell’Ufficio Regionale UNESCO per la Scienza e la Cultura in Europa, la Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici – con il supporto di Hack for Italy, lanciano l’Oceanthon, il primo hackathon italiano dedicato all’innovazione in campo marino.

Studenti, ricercatori ed esperti vari al via

L’Hackathon digitale è rivolto a studenti, ricercatori, sviluppatori, esperti di comunicazione, economia, marketing, design e a tutti coloro che vogliono contribuire alla progettazione di soluzioni innovative a tutela dell’oceano. Per presentare la domanda di partecipazione, è necessario compilare il form che si può trovare su www.decenniodelmare.it/oceanthon entro il 26 settembre, con la possibilità di inviare anche un video di presentazione di massimo 2 minuti tramite link YouTube e Vimeo.  

L’evento dal 9 ottobre

I partecipanti selezionati, supportati da mentori, prenderanno parte a una prima fase dell’Hackathon dal 3 all’8 ottobre. L’Oceanthon si svolgerà dal 9 all’ 11 ottobre: 3 giorni di network creativi con l’obiettivo di creare soluzioni innovative per la difesa dell’oceano.

I vincitori lavoreranno alla loro idea

I vincitori del progetto avranno la possibilità di lavorare con l’azienda sponsor allo sviluppo dell’idea fino al suo completamento e la relativa immissione sul mercato. Tutti i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione, mentre le idee più interessanti saranno inserite in un database a cui potranno accedere aziende e persone potenzialmente interessate ai diversi progetti.

Vincitori annunciati il 22 ottobre

Il team vincente sarà annunciato il 22 ottobre 2020, in diretta streaming dal Teatro No’hma di Milano, in occasione dell’evento di comunicazione e di educazione che mira a creare una “Generazione Oceano”, persone pienamente consapevoli della sua importanza per la nostra salute e per il nostro futuro. Anche perché non c’è più tempo: siamo l’ultima generazione che può salvare il pianeta.

Tra i vari partner dell’evento si segnala il gruppo assicurativo AXA che da 10 anni si impegna a promuovere attività e iniziative sostenibili per definire un’impronta aziendale più responsabile, Qwartzo, una società di prodotti chimici che propone soluzioni alternative e ecologiche alla plastica monouso e DoDo di Pomellato che sostiene il progetto Tēnaka per la difesa e il ripristino delle barriere coralline

Per ulteriori informazioni, consultare il bando di Oceanthon e per iscriversi all’evento visitare il sito Internet ufficiale www.decenniodelmare.it

Cosa è la Commissione Oceanografica

La Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO (COI-UNESCO), è stata istituita nel 1960 come ente dell’UNESCO con autonomia funzionale, è l’unica organizzazione competente per le scienze del mare nell’ambito del sistema delle Nazioni Unite. Lo scopo principale della Commissione è quello di promuovere la cooperazione internazionale e di coordinare programmi di ricerca, di creazione di servizi oceanografici e di sviluppo di capacità, al fine di comprendere maggiormente la natura e le risorse dell’oceano e delle zone costiere, per applicare questa conoscenza per il miglioramento della gestione, dello sviluppo sostenibile, della tutela dell’ambiente marino e dei processi decisionali dei suoi Stati Membri. Inoltre, la COI-UNESCO è riconosciuta attraverso la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) come l’organizzazione internazionale competente negli ambiti della ricerca scientifica marina (Parte III) e del trasferimento delle tecnologie marine (Parte XIV).

Energia: un mare di innovazione

Mauritius: gli abitanti donano i loro capelli per salvare il mare dal disastro

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Olio di cannabis: uno “sballo” per la pelle

People For Planet - Mar, 09/15/2020 - 08:00

Effetti “da sballo” sulla pelle, da quello antirughe a quello antiarrossamento, passando per gli effetti nutritivi e restitutivi. E anche sui capelli, soprattutto su quelli aridi e sciupati: l’olio di canapa, privo di principi attivi psicotropi, è un elisir di bellezza che sta prendendo sempre più piede nei centri estetici, tanto che al Cosmoprof North America, la più grande manifestazione a livello mondiale dell’industria della bellezza da poco conclusasi a Los Angeles, si è svolto un focus dal titolo “High on beauty: the cannabis dilemma”.

L’evento

La tavola rotonda organizzata al Cosmoprof North America ha visto interfacciarsi relatori provenienti da diversi settori – soprattutto esperti in ambito cosmetico, legale, ricerche di mercato e marketing – per confrontarsi e fare il punto sugli effetti di questo prodotto e sui cambiamenti normativi in atto perché negli Stati Uniti varia molto da Stato a Stato la posizione relativa alla commercializzazione dei prodotti contenenti cannabidiolo o Cbd, sostanza presente nell’olio per uso estetico.

Olio prezioso

L’olio di canapa, riporta l’Ansa, ha uno dei più elevati livelli di acidi grassi essenziali (EFA), è ricco di acido linoleico e linolenico, insieme ad acidi grassi omega 3: spalmato sulla pelle è un elisir contro la disidratazione e la secchezza della pelle, un antirughe concentrato e un ottimo nutriente. Inoltre risulta avere anche effetti antinfiammatori in grado di calmare la pelle arrossata dopo l’esposizione al sole. Per essere certi che sia “originale” basta leggere bene l’etichetta e individuare la dicitura: “cannabis sativa seed oil” (ovvero “olio da semi di cannabis sativa”).

Un mercato fiorente

L’olio di canapa è già conosciuto e commercializzato nel nostro Paese. Gli utilizzi più frequenti sono le applicazioni sulla pelle e l’assunzione per bocca soprattutto per il trattamento di problematiche come ansia, insonnia e sonno disturbato (meglio evitare il fai da te e, prima dell’utilizzo, chiedere il parere del proprio medico). Stando a quanto riporta l’Ansa, intere linee cosmetiche a base di olio di canapa per la produzione di creme, oli, detergenti, lozioni per il corpo e prodotti per la cura dei capelli sarebbero già a pieno regime  negli Stati Uniti, in Canada, in Australia e in Europa. E c’è da scommettere che la domanda da parte del mercato non si farà attendere.

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Colesterolo cattivo: sotto controllo con un avocado al giorno

People For Planet - Mar, 09/15/2020 - 08:00

Mangiare un avocado al giorno aiuta le persone obese o in sovrappeso a tenere sotto controllo il livello di colesterolo “cattivo” nel sangue. La notizia arriva da uno studio pubblicato  sul Journal of Nutrition da un gruppo di ricercatori della Pennsylvania State University (Stati Uniti), secondo cui i soggetti che hanno problemi di chili in più «dovrebbero prendere in considerazione di consumare quotidianamente un avocado», ovviamente in modo sano, ad esempio su una fetta di pane integrale tostata.

L’ossidazione aumenta il rischio cardiovascolare

I ricercatori spiegano che i livelli di colesterolo cattivo dipendono sia dalla presenza delle lipoproteine ​​a bassa densità (note anche con la sigla Ldl, ovvero Low density lipoprotein), sia dalle stesse particelle Ldl ossidate. E lo studio, condotto su un gruppo di 45 adulti sovrappeso o obesi, ha messo proprio in evidenza che mangiare un avocado al giorno comporta sia una riduzione dei livelli di lipoproteine a bassa densità (e in particolare delle lipoproteine più piccole e dense) che delle particelle Ldl ossidate.

Leggi anche: Vita lunga e cuore in salute? Gli integratori non servono a nulla

Per quanto riguarda in particolare la riduzione di queste ultime, spiega Penny Kris-Etherton, che ha coordinato lo studio, i risultato ottenuti dallo studio sono molto promettenti. «Molte ricerche indicano che l’ossidazione delle lipoproteine a bassa densità è alla base dello sviluppo di malattie cardiovascolari perché innesca una reazione a catena che può favorire l’aterosclerosi, ovvero l’accumulo di placche all’interno delle arterie».

Livelli più alti di luteina

Grazie al consumo di avocado i partecipanti allo studio avevano livelli significativamente più bassi di colesterolo Ldl ossidato e livelli più alti di luteina, una sostanza antiossidante già nota per favorire il benessere di occhi e vista. Tutti benefici promettenti, ma da approfondire: come spiegano gli autori dello studio, «la ricerca nutrizionale sugli avocado è un’area di studio relativamente nuova, e potremmo aver scoperto solo la punta dell’iceberg dei loro benefici sulla salute».

Il consiglio di People For Planet

Poiché questo frutto esotico ha un impatto ambientale molto alto in termini di utilizzo delle risorse idriche (servono 70 litri di acqua per far crescere un solo avocado, più di tre volte quelle necessarie per ottenere un’arancia), deforestazione (per la coltivazione intensiva, sviluppatasi da quando questo frutto è diventato “di moda”), impiego di pesticidi e relativamente alle condizioni di lavoro di chi lo coltiva, si consiglia di consumarlo con consapevolezza e di acquistarlo solo se presenta marchi di certificazione etica.

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Dove sono i banchi promessi da Azzolina? | Tracce di vita su Venere | Pronte le forbici sulle pensioni

People For Planet - Mar, 09/15/2020 - 06:25

Corriere della Sera: La denuncia di Toti: «Bimbi in ginocchio che scrivono sulle sedie: dove sono i banchi promessi da Azzolina?» ;

Il Giornale: Pronte le forbici sulle pensioni: quanto perderemo sull’assegno;

Il Manifesto: Taglio dei parlamentari, Salvini non si arrabbia per il No di Giorgetti. Anzi;

Il Mattino: Trovate tracce di vita su Venere Quel gas con il nome di una pasta Foto Video;

Il Messaggero:Australia, «Ai pedofili il governo toglierà casa, auto e risparmi», ecco la proposta di legge. In tilt i server del dark web;

llsole24ore: Nel 2020 turisti dimezzati, ritorno a livelli pre-Covid nel 2023. In vacanza sei italiani su dieci – I nuovi aiuti delle regioni per hotel, agenzie, spiagge e guide;

Il Fatto Quotidiano: Johnson avanti dritto verso l’hard Brexit. L’industria dell’auto: “Senza un accordo 110 miliardi di perdite”;

La Repubblica: Una mamma: “Mio figlio down oggi costretto a restare a casa perché mancano le insegnanti di sostegno”;

Leggo: «Coronavirus creato in laboratorio a Wuhan, ne ho le prove». L’accusa della virologa cinese in diretta tv VIDEO;

Tgcom24: Berlusconi dimesso: “E’ stata la prova più pericolosa della mia vita”;

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La mia casa è uno sballo!

People For Planet - Lun, 09/14/2020 - 17:00

La canapa è una pianta straordinaria, con cui si possono fare cose straordinarie. Vediamone l’uso come isolante termico e acustico per le pareti di casa.
Intervista ad Alberto Tulli.

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Burocrazia o burocretinezia?

People For Planet - Lun, 09/14/2020 - 15:00

E’ solo la conferma di due termini che sono parenti stretti. Almeno in banca.

Dopo averne viste parecchie, negli ultimi tempi sento tante di quelle stupidaggini che mi viene da chiedere: burocratizzare o burocretinizzare in banca e’ una predisposizione genetica o un’arte?

Domanda retorica per me che ho dato risposta in “Io so e ho le prove” parlando della “formazione a delinquere” ma non per i cittadini che molto lentamente iniziano a capire che i burocretini elevano a scienza la tendenza a cretinizzare il cliente.

Ma soprattutto c’è da chiederlo a quei manager che, negli istituti di credito, a furia di contare i peli, non si sono ancora accorti di essere diventati gia calvi.

Volete un esempio?

Ecco il colloquio (registrato) tra il direttore di una banca ed un cliente che  ha richiesto la proroga della sospensione del mutuo prevista dal decreto “Cura Italia” (max 18 mesi) di cui stiamo parlando da qualche settimana e che sta diventando, così come temevo, una vera e propria Via Crucis per i cittadini che ne hanno diritto.[1] 

Cliente: “.………caro direttore, dopo la concessione della prima sospensione di 6 mesi scadente a fine settembre, Le ho inviato via Pec la disposizione di proroga di 12 mesi così come prevista dal decreto (ecco un modello) ……”

Direttore: “ ………l’ho letta (senza degnarsi di avvisare il cliente) ma, visto che mi hai telefonato (e se non lo avesse fatto?), ti consiglio di accettare la proroga di soli 6 mesi secondo l’accordo interbancario perche’  quella prevista dal decreto e’ troppo complicata. Devi produrre tanti documenti, li devi scannerizzare ( quanto e’ difficile!) e li devi inviare poi a noi (figurati!)…….[2] 

Cliente: “ ..…direttore ho letto con attenzione il testo della disposizione Consap relativa al decreto ed ho rispettato il dettato. Occorre semplicemente compilare un modulo, allegare un documento di riconoscimento e l’attestato che sono in cassa integrazione (che il mio datore di lavoro mi ha fornito in meno di un minuto)………..

Direttore:”..…………ahhhhhh (meravigliato della conoscenza della procedura e spiazzato). Allora vuol dire che devo accontentarla (quasi fosse un sacrificio!)…….”

Mi chiedo: colpa della inesperienza, della impreparazione o davvero pigrizia mentale ?

Ma in questo contesto mi interessa soprattutto sottolineare il successo nella trattativa di quel  cittadino-cliente che non si è fermato di fronte alla solita banale scusa dilatoria, si è informato ed ha ottenuto il risultato di vedersi riconosciuto un proprio diritto.

Le probabilità di successo nelle cose importanti della vita vengono di solito sottovalutate perché si crede che siano più difficili. Al contrario si sopravvalutano le probabilità nelle cose non importanti, credute più facili.

Il problema è che proprio nella naturale moltiplicazione delle cose non importanti alligna la burocrazia che, ostinata, prolifera nelle banche e si espande come la gramigna.

Bisognava essere un funzionario di banca degli anni Cinquanta per continuare a pensare che la burocrazia sia la forma più efficiente di organizzazione: tutti i problemi risolti da un insieme di regole, controlli, sanzioni perche’ l’uomo e’ intrinsecamente avverso al cambiamento.

Il che non è vero. O, perlomeno, non lo e’ interamente. Questo “non interamente” è quanto basta!

Quanto basta per fare leva sull’uomo, per suscitare l’impegno responsabile verso determinati obiettivi, per esaltarne l’esigenza di autoaffermazione.

Quanto basta per la soluzione dei problemi

Perché se il paradosso è l’ultima possibilità di chi, dopo aver tentato invano, tenta un’ultima volta, allora, di fronte a così grande ostinazione, una scappatoia c’è.

Combattere la burocretinezia è possibile.

P.s. ennesimo appello alla Commissione bicamerale banche

 [1]

 [2]

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Covid-19, aprono le scuole. Bene, ma non benissimo

People For Planet - Lun, 09/14/2020 - 11:50

Questa la situazione questa mattina davanti a un istituto comprensivo di Milano, in via Giusti. Notevole l’assembramento di genitori e bambini, con tutte le sezioni in ingresso allo stesso identico orario, divise solo per classi.

Bambini e genitori sono ancora sforniti delle mascherine promesse e, soprattutto tra i genitori, le mascherine utilizzate sono state quelle di comunità, in tessuto. Anche i bambini, fino all’arrivo delle chirurgiche, possono indossare qualsiasi tipo di mascherina. Nessun distanziamento tra loro all’ingresso, nonostante la presenza di volontari.

Ancora molti i dubbi in merito alle regole di distanziamento. Non è ancora chiaro, ad esempio, se ci sarà il tempo pieno e le attività pomeridiane, nelle quali inevitabilmente classi e sezioni si mischierebbero tra loro.

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Covid-19, Scuola: solo mascherine chirurgiche dai 6 anni in su

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In che modo lo zucchero influisce sul cervello

People For Planet - Lun, 09/14/2020 - 10:00

Quando si mangia un cibo ricco di zucchero, le papille gustative, l’intestino e il cervello se ne accorgono. L’attivazione del sistema di ricompensa non è diversa dal modo in cui il corpo elabora le sostanze che danno dipendenza come l’alcool o la nicotina: un carico eccessivo di zucchero aumenta i livelli di dopamina e accresce il desiderio di dolce.

Dal canale YouTube TED-Ed Nicole Avena spiega perché i dolci e dolcetti dovrebbero essere gustati con moderazione.

Fonte: TED-Ed

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Video tutorial: 6 gusti di gelati di frutta senza zucchero
Latte in polvere: alcuni tipi contengono più zucchero delle bibite gassate

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Woodstock, il film che ha cambiato il mondo

People For Planet - Lun, 09/14/2020 - 08:00

Tutti ricordano e celebrano il mezzo secolo del concerto che modificò il corso della musica e dei comportamenti giovanili provocando la nascita di una nazione generazionale che si richiamava a tre valori: pace, amore e libertà. Pochi e di nicchia hanno invece ricordato che la mitica tre giorni nella campagna di Bethel, vicino Woodstock, fu amplificata e vista grazie a un documentario di buon valore che ha permesso a milioni di giovani di poter dire “c’ero anch’io”.

Oltre ai dischi, alla copertura dei giornali e dei canali tv che diedero conto dell’enorme successo del concerto, fu il documentario “Woodstock” (in Italia fu aggiunto al titolo americano “tre giorni di pace, amore, musica”) ad aumentarne l’aura globale tra appassionati di musica, simpatizzanti dei figli dei fiori e pubblico mainstream.

I produttori non immaginavano che puntare sulla riprese di quei tre giorni significasse vincere un Oscar per il miglior documentario e ottenere due nomination per sonoro e montaggio, guadagnare dollari per i diritti (ne costò 600.000 e ne incassò 50 milioni di bigliettoni solo nelle sale) ma soprattutto diventare un caposaldo estetico nel documentari rock che presto sarebbero diventati un genere di grande successo.

Il regista Michael Wadleigh veniva dall’underground ed era adatto a coordinare quell’azzardo. Fece una scelta giusta dotandosi di una squadra di montatori che avrebbero visto il concerto dal retropalco segnando i brani da set da inserire nel lavoro finito. Tra i sei editor, c’è un giovanotto che ha appena realizzato la sua opera prima e ama molto la musica rock oltre al cinema italiano. Non veste hippy e le foto di Woodstock lo mostrano come uno fuori contesto. Si chiama Martin Scorsese e già sa bene il fatto suo.

Scorsese, accreditato in maniera apocrifa come aiuto regista nel film, lavora anche a stretto contatto con la montatrice Thelma Schoonmaker, futura editor dei suoi capolavori, orienta una scelta decisiva nel successo del film. Solo l’inizio del concerto e l’epico finale con Jimi Hendrix rispettano l’ordine cronologico del concerto. Il resto delle 3 ore di film, diventati 224 minuti nella nuova edizione ufficiale del 1994, sono assemblate con indovinato raziocinio tra immagini di concerto e adeguate riprese e interviste di un pubblico che fu protagonista della vicenda. Particolarmente riuscita la tecnica dello split-screen, ovvero dello schermo diviso che permetteva di mettere insieme nell’inquadratura i diversi momenti dell’oceanico concerto.

Presentato al Festival di Cannes il film ebbe grande successo commerciale ma non venne compreso dalla critica contenutistica dell’epoca mentre Morando Morandini ben identifica il suo valore scrivendo nel suo dizionario: “È una cronaca audiovisiva che sa rendere anche il senso fisico di quell’evento irripetibile”.

Utile rievocare anche i gruppi e i producer che non concessero l’autorizzazione ad apparire nel film e non sfruttarono una delle migliori occasioni di promozione del loro successo nel tempo. I Creedence Clearwater Revival non erano soddisfatti della loro performance e dissero no, anche Ravi Shankar stessa sorte e anche la mitica The Band non si vede nel film. A loro Martin Scorsese si dedicherà per lo straordinario “The last walz” che riprende il loro storico indimenticabile ultimo concerto.

È riconosciuto, invece, che artisti come Joe Cocker, Richie Havens e Santana abbiano avuto un successo mondiale per i brani che appaiono nel documentario. Questo aspetto del documentario è ben ricostruito in un articolo di Andrea Silenzi pubblicato in occasione del lancio del blu ray del 2016 che al film aggiunge tre ore di contenuti speciali.

Martin Scorsese, in occasione dell’anniversario, non ha fatto mancare i suoi ricordi scrivendo la prefazione del libro “Woodstock, i tre giorni che hanno cambiato il mondo” e tradotto in Italia da Hoepli dove si legge: “Chi avrebbe mai potuto immaginare che quei tre giorni sarebbero diventati l’icona degli anni 60? Nessuno. Anche perché senza il film il concerto sarebbe rimasto poca cosa”.

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È bufera sulla scorta Di Maio | Mascherine: “In mare più delle meduse” | 5,6 milioni di studenti tornano in classe

People For Planet - Lun, 09/14/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Insegue e sperona la sorella perché ha una relazione lgbt: lei cade dallo scooter e muore. Il fratello: «Era infettata»;

Il Giornale: È bufera sulla scorta Di Maio: cosa ha fatto a deputato di Fdi;

Il Manifesto:  120 operai di Italpizza a processo;

Il Mattino: Nuovo lockdown in Israele, il premier Netanyahu: «Almeno tre settimane»;

Il Messaggero: Willy, i Bianchi ora hanno paura: chiesto l’isolamento in carcere. Conte ai funerali: condanne certe;

llsole24ore: Allarme mascherine: «In mare sono più delle meduse» – Quali proteggono davvero? – Il piano d’autunno: 200mila tamponi al giorno e super macchinari;

Il Fatto Quotidiano: Pescatori sequestrati in Libia, l’appello dei familiari: “Vogliamo sentirli, pronti ad andare a Roma’;

La Repubblica: Orche all’assalto: imbarcazioni sotto attacco tra Spagna e Portogallo;

Leggo: Scuola, il messaggio del premier Conte a studenti e insegnanti: «Difficoltà soprattutto all’inizio»;

Tgcom24: Scuola, 5,6 milioni di studenti tornano in classe: le incognite tra cattedre vacanti e mancanza di spazi | Regioni: le differenze;

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Energia: un mare di innovazione

People For Planet - Dom, 09/13/2020 - 17:00

Roma, ottobre 2019, Maker Faire: tra le tante innovazioni presenti allo stand dell’Eni siamo stati attirati da due tecnologie per produrre energia rinnovabile sfruttando il moto ondoso del mare. Una fonte energetica molto interessante ma quasi completamente non sfruttata. Eni ha già installato queste tecnologie nell’Adriatico.
Intervista a Andrea Alessi, Program Manager Eni Energie Rinnovabili off-shore.
Nella seconda parte del video parliamo invece di alghe, in particolare di spirulina, un ottimo esempio di economia circolare.
Interviste a Antonio Idà, CEO & Cultivation Manager SPIREAT, e Matteo Francavilla, Chimico organico all’Università di Foggia.

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Leggi anche:
Un mare d’energia

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Bruxelles, blitz di Greenpeace: “l’Amazzonia brucia, l’Europa griglia”

People For Planet - Dom, 09/13/2020 - 10:07

Nella mattinata di ieri, 12 settembre, 5 attivisti di Greenpeace hanno scalato la facciata di 14 piani della sede della Commissione Europea, a Bruxelles, dove hanno poi esposto uno striscione di 30 metri che riproduce un foro nell’edificio attraverso il quale si vede l’Amazzonia in fiamme e sotto la scritta: “Amazon fires – Europe guilty” (l’Amazzonia brucia, l’Europa è colpevole). Per le strade, gli attivisti hanno poi esposto e affisso altri striscioni in diverse lingue, su quello in italiano si legge “L’Europa griglia, l’Amazzonia brucia“.

Blitz di Greenpeace di ieri a Bruxelles

“Gli attivisti – spiegano dall’organizzazione – hanno utilizzato fumo e cenere finti per simulare gli incendi che stanno consumando la foresta amazzonica e che sembrano destinati a superare i drammatici record dello scorso anno”.

Solo nel mese di agosto, l’Istituto brasiliano di ricerche spaziali (INPE), ha registrato 29.308 incendi, il secondo valore più alto negli ultimi 10 anni, e per lo stato di Amazonas il periodo è coinciso il record di incendi della sua storia, oltre 8.000. E non è tutto: a causa dei guasti tecnici del satellite NASA, che hanno dapprima bloccato poi rallentato i monitoraggi a metà agosto, i dati potrebbero essere addirittura essere approssimati per difetto.

Sul banco degli imputati, l’Unione europea

La richiesta di nuovi terreni per i pascoli e per la produzione di mangime a basso costo destinato anche ai nostri allevamenti intensivi è la spinta maggiore a incendi e deforestazione. Nella maggior parte dei casi, infatti, dietro gli incendi in Amazzonia, così come in altre aree dell’America Latina, ci sono, nemmeno poi tanto nascosti, gli interessi dell’agroindustria mondiale.

Da tempo gli ambientalisti e attivisti di vario stampo di oltre 100 associazioni, compresa Greenpeace, denunciano il consumo europeo di prodotti legati alla deforestazione e al degrado forestale. L’atto dimostrativo di ieri serve proprio a sollecitare nuove politiche affinché materie prime e alimenti immessi sul mercato europeo non siano legati alla deforestazione e alle violazioni dei diritti umani.

Per Greenpeace, si legge dai comunicati ufficiali, l’Unione europea è responsabile di oltre il 10 per cento della distruzione delle foreste del mondo, principalmente a causa di prodotti come carne, soia destinata alla mangimistica, olio di palma e cacao. Nel 2014, l’Ue è stata responsabile del 41 per cento delle importazioni globali di carne, del 25 per cento di quelle di olio di palma e del 15 per cento di quelle di soia (in gran parte utilizzata come mangime). Dopo anni di attesa, la Commissione europea si è impegnata ad elaborare, nel 2021, una nuova normativa per affrontare gli impatti negativi dei consumi Ue sulle foreste del mondo. A questo proposito, lo scorso 3 settembre ha aperto una consultazione pubblica per conoscere il parere dei cittadini europei sul tema e chiedere quali misure adottare per affrontare il problema.

Prima del blitz di ieri, lo scorso 5 settembre le volontarie e i volontari di Greenpeace, avevano battuto le strade di 14 città italiane con iniziative di sensibilizzazione, perché, come spiega Martina Borghi, responsabile della campagna foreste di Greenpeace Italia, quel che sta accadendo in Amazzonia ci riguarda da vicino:

“L’Ue importa grandi quantità di alimenti e materie prime come carne e soia destinata alla mangimistica, la cui produzione è strettamente legata alla distruzione dell’Amazzonia e di altri ecosistemi, alla crisi climatica in corso e alle violazioni dei diritti umani. Purtroppo, si tratta di prodotti che troviamo comunemente sugli scaffali dei nostri supermercati e i cittadini europei non dovrebbero essere complici inconsapevoli di questa devastazione. Ogni due secondi perdiamo un’area di foresta grande quanto un campo da calcio: abbiamo urgente bisogno di una normativa europea in grado di garantire che gli alimenti e le materie prime che arrivano sulle nostre tavole rispettino criteri di sostenibilità ambientale e sociale ambiziosi e chiari”.

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Cosa sono e come funzionano i bitcoin

People For Planet - Dom, 09/13/2020 - 10:00

È l’argomento di cui l’internet più parla e meno sa… È l’argomento che più ci avete chiesto di trattare negli ultimi mesi… È stata dura… ma ce l’abbiamo fatta! Siete pronti per un video esplosivo?

Dal canale YouTube Te lo spiego una spiegazione chiara anche per chi non mastica la materia!

Fonte: Te lo spiego

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10 film sulla bicicletta per riflettere sulla vita

People For Planet - Dom, 09/13/2020 - 08:00

Anche in Bikes, sulla falsa riga di Cars, le biciclette vengono umanizzate, ma rispetto al cartoon della Pixar questa produzione ispano-cinese ha uno scopo puramente educativo e si sofferma su questioni come la tutela dell’ambiente. Protagonista è Speedy, una mountain bike che percorre a tutto ritmo le strade di Spokesville, popolate ovviamente soltanto da biciclette. Tutto scorre tranquillo finché non fa ritorno a casa il campione locale Rock Bikeson, che fa in realtà gli interessi di uomini d’affari e banchieri e vorrebbe convincere tutti ad introdurre il motore. Seguirà una sfida, in ballo c’è la salvaguardia della natura.

Prendiamo spunto da questa nuova uscita per rivedere insieme altre pellicole nelle quali la bicicletta è fulcro della trama. Alcuni di questi film apparentemente possono sembrare “leggeri” e poco impegnati, ma in realtà ci mostrano uno spaccato di società attuale o dei decenni passati e ci fanno riflettere su grandi tematiche e questioni ancora aperte. La lista non è assolutamente esaustiva… quanti altri film conoscete in cui senza le biciclette mancherebbe qualcosa di fondamentale?

Breaking away – 1979

Questo film di Peter Yates è ambientato in Indiana ma profuma molto di Italia. Quattro amici da poco diplomati trascorrono il tempo insieme, sapendo di non avere abbastanza denaro per iscriversi all’università. Dave, uno di loro, è appassionato di biciclette e adora l’Italia, conosce la musica lirica e le espressioni italiane, si finge persino italiano per amore. Proprio a una gara di ciclismo però riceverà una delusione amorosa, la stessa gara durante la quale gareggia la squadra italiana Cinzano, che lo fa andare fuori di pista e lo spinge a confessare alla ragazza corteggiata le sue reali origini. Dave, sconsolato, inizia a odiare l’Italia e anche la bicicletta, ma grazie al padre riacquista fiducia, con i vecchi amici si iscrive a una gara di ciclismo, che vincono. Dulcis in fundo, si iscriverà al College. Oscar per la migliore sceneggiatura originale a Steve Tesich

Appuntamento a Belleville – 2003

“Les Triplettes de Belleville” è un film d’animazione francobelgacanadese che, nonostante sia recente, cattura grazie alla sua fotografia volutamente vintage. Il protagonista è Champion, cresciuto da Madame Souza, che ad un certo punto gli regala un triciclo, capace di farlo sorridere. È questo triciclo che lo porterà ad appassionarsi al ciclismo e a partecipare persino al Tour de France. In quest’occasione però Champion viene rapito e portato a Belleville da alcuni gangster che vorrebbero utilizzarlo in un giro di scommesse clandestine costringendolo a pedalare insieme ad altri malcapitati in una macchina che simula una gara ciclistica. A risolvere la situazione penserà Madame Souza.

Ladri di biciclette – 1948

Impossibile non inserire in questa lista uno dei capolavori del neorealismo italiano, di cui Vittorio de Sica, oltre che regista, è anche produttore e in parte sceneggiatore. 

Siamo a Roma. Antonio Ricci, disoccupato, riesce a trovare lavoro come attacchino comunale, ma ha bisogno di una bicicletta, così sua moglie dà in pegno le lenzuola per procurargliene una. La bicicletta però viene rubata. La polizia, denunciato il furto, non può fare molto, quindi Ricci si mette alla ricerca della bici insieme a un compagno del partito comunista, ai colleghi netturbini e al figlio Bruno. Ma della bici nessuna traccia. Ricci riconosce però il ladro. Accade a Porta Portese. Il ladro è insieme a un barbone, che Ricci segue fino ad una mensa dei poveri, ma con scarsi risultati, visto che il barbone scapperà. Ricci prova persino a rivolgersi a una specie di veggente, che gli dà una risposta del tutto inutile e beffarda. Il ladro ricompare in un quartiere poco raccomandabile, dove i residenti ne prendono le difese. Sulla via di casa, stanchi e delusi, Ricci e Bruno intravedono una bici incustodita. Un segno del destino? Il tentativo di appropriarsene è maldestro, Ricci rischia persino il carcere per questo gesto, lo evita grazie ai pianti del figlio. Nulla di fatto, si fa sera su Roma.

La bicicletta verde – 2012

Celebre anche perché girato dalla prima regista donna in Arabia Saudita, Haifaa Al-Mansour. La Bicicletta Verde ha come protagonista Wadjda, una bambina Saudita che tenta di sfidare le tradizioni e gli ostacoli culturali che non le permettono di vivere come vorrebbe. Di nascosto, usa la bicicletta del suo amico Abdullah ma, quando decidono di fare una gara, lei non ha una bicicletta. Ecco allora che compare quella verde del titolo, avvistata da Wadjda dapprima durante il tragitto verso la scuola ancora imballata nel cellophane, poi in un emporio. La bambina offre come “pegno” al negoziante una musicassetta e inizia a mettere da parte un gruzzoletto per poterla un giorno comprare. L’occasione arriva quando Wadjda vince il denaro messo in palio dal concorso scolastico annuale di conoscenza del Corano, impegnandosi duramente nonostante il poco interesse per le questioni religiose. Ma i professori non trovano moralmente corretto che spenda quel denaro per l’acquisto di una bicicletta, così lo danno in beneficenza. Gliela donerà sua madre in un momento particolare. Essendo la donna ormai sterile, il marito ha deciso di sposarsi con un’altra donna; il giorno del matrimonio Wadjda riceve in regalo dalla mamma la sua tanto desiderata bicicletta, simbolo anche della vittoria del mondo femminile quando agisce coeso.

American Flyers – Il vincitore – 1985

Morto il padre per aneurisma cerebrale, i due fratelli Marcus (Kevin Costner) e David Sommers si allontanano finché la madre – che vive con David – organizza un incontro riscontrando nel figlio i sintomi della stessa malattia. Soltanto il ciclismo è l’argomento comune. In realtà Marcus, medico sportivo, visita il fratello e si rende conto che è perfettamente sano, mentre lui stesso ha già quei sintomi tanto odiati. Ma tiene il segreto per se stesso. La malattia si manifesterà tempo dopo, quando i due fratelli si iscrivono a una gara di ciclismo (L’inferno del West) e Marcus viene colto da un malore, precipitando in un burrone e finendo in ospedale. David dovrà correre da solo il giorno dopo, ovviamente vincerà ma non senza prima recuperare eroicamente lo svantaggio e subire i colpi bassi degli avversari.

Senza freni – 2012

Film moderno, con protagonista un rider newyorkese, Wilee, al quale la giovane Nima affida il compito di consegnare entro 90 minuti una busta a un indirizzo di Chinatown. Il titolo non è casuale: la bici di Wilee ha un telaio di acciaio, a scatto fisso ed è proprio senza freni. Wilee corre, corre, corre, in mezzo al traffico di New York. Ma deve correre ancora più veloce quando scopre che un poliziotto corrotto vuole raggiungerlo per sottrargli la busta. L’attore che ha interpretato il protagonista ha davvero corso a tutta velocità, tanto da scontrarsi contro il retro di un taxi durante le riprese e riportare una ferita al braccio: se l’è cavata con 31 punti di sutura. Si intravede nei titoli di coda.

Quicksilver – 1986

Film con attori del calibro di Kevin Bacon (che sembra ballare anche mentre compie acrobazie varie sulla sua bici) e Laurence Fishburne sicuramente da rivedere. Racconta la storia di Jack Casey, giovane broker di successo, che dopo grandi guadagni finisce con il perdere tutto a causa di un investimento poco attento. La delusione lo spinge a ritirarsi e a cambiare vita. Inizia così a fare il bike messenger a Wall Street. Inizia però a lavorare per Lo Zingaro e per la malavita, che cerca corrieri. Conosce anche il messicano Hector, il cui sogno è comprare un carretto per hot dog per dare vita ad una catena. Jack lo aiuta ad investire i suoi risparmi in borsa e il guadagno è talmente grande che alla fine Jack riesce a recuperare quanto perduto. Ma non è finita. Lo Zingaro vorrebbe tra i suoi corrieri anche Terri, una ragazza senza denaro e senza speranze. Un giorno Terri si rifugia a casa di Jack perché capisce che l’intenzione è quella di farla prostituire. Lo scontro tra Jack e Lo Zingaro ha così inizio, ovviamente in sella ad una bicicletta.

Allez Eddy!

In un mondo in cui “gli eroi sono ancora eroi”, nel Belgio degli anni Settanta del secolo scorso, il piccolo Freddy vorrebbe tanto conoscere il suo idolo, il ciclista Eddy Merckx. L’occasione si presenta quando il paese si appresta a vivere l’apertura del primo supermercato e promuove una gara ciclistica il cui premio per il vincitore è proprio un incontro con il campione. Freddy partecipa in gran segreto, essendo suo padre contrario all’avvento della modernità che potrebbe distruggere le piccole realtà come la sua macelleria. Altro ostacolo: l’incontinenza di Freddy, che non gli ha consentito di avere finora una vita semplice ma non gli impedisce di allenarsi per tutta l’estate.

Pantani: The Accidental Death Of A Cyclist

È un documentario ma merita di essere citato, questo lavoro di James Erskine che ripercorre le gesta del nostro Marco Pantani e i retroscena oscuri che l’hanno portato alla morte. Non soltanto, quindi, le vittorie e la popolarità ma un racconto anche della vita privata e del drammatico uso di droghe, sino allo scandalo doping, alla depressione e alla morte in solitudine per overdose in un albergo di Rimini. Per tutti Pantani resta un eroe, capace di vincere nello stesso anno sia il Tour de France che il Giro d’Italia, ma un eroe solo e probabilmente incompreso che merita comunque rispetto. La sua storia farà riflettere ancora a lungo.

The Armstrong Lie – 2013

Altro documentario che fa riflettere. Il registra Alex Gibney segue Lance Armstrong e ne racconta il tentativo di ritorno all’attività agonistica, seguito dalla squalifica per doping. Ma, a dire il vero, questo documentario ha una genesi più articolata. Gibney era stato incaricato nel 2009 di realizzare un film sul ritorno di Armstrong, ma fu proprio lo scandalo doping a bloccare il progetto. Dopo la confessione pubblica del ciclista tutto viene ripreso e il risultato viene ottenuto da una prospettiva completamente diversa, quella del 2013, quando ormai le vittorie di Armstrong suonano come una grande bugia.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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New York: Covid, 007 e nucleare | Papa Francesco negativo al test sierologico | Conte in tribunale

People For Planet - Dom, 09/13/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Venezia, il Leone d’oro va a «Nomadland» Favino miglior attore – Rai Cinema: ignorati. Edizione macchiata dal verdetto di Blanchett;

Il Giornale: Ora Conte finisce in tribunale: indagato, a novembre dal gip;

Il Manifesto:  Il «Recovery fund» per salvare le vite dei migranti;

Il Mattino: Inseguita dal fratello per una relazione gay: Paola è caduta ed è morta;

Il Messaggero: Rifiuti a Roma, l’ultima beffa di Raggi: multa l’Ama e incassa la Tari;

llsole24ore: Gualtieri: il patto di stabilità torni solo quando il Pil sarà ai livelli pre-Covid – Mes, la roadmap che renderà più facile la richiesta di credito – Le 4 spine del Governo;

Il Fatto Quotidiano: Lettera da New York: Covid, 007 e nucleare, le tre bombe che fanno tremare Trump;

La Repubblica: Cina, provato un vaccino sperimentale su migliaia di persone;

Leggo: Papa Francesco negativo al test sierologico: aveva incontrato il cardinal Tagle ;

Tgcom24: AstraZeneca riprende la sperimentazione sul vaccino di Oxford dopo lo stop per gli effetti collaterali su un volontario;

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Michele Dotti: il dilemma del cuscino

People For Planet - Sab, 09/12/2020 - 17:00

Grande, piccolo, alto, basso, morbido, duro, quanti tipi di cuscini per dormire esistono? Aiutiamo Michele Dotti a trovare il cuscino perfetto! (Ma dove vorrà andare a parare…)

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Perchè non riesci a smettere di fumare?

People For Planet - Sab, 09/12/2020 - 15:00

Anche tu hai provato e riprovato ma proprio non riesci a smettere di fumare sigarette? Vuoi scoprire come fa la nicotina a renderti schiavo del tabacco senza che tu neanche te ne renda conto? Dal canale YouTube Te lo spiego una spigazione chiara in pochi minuti.

Fonte: Te lo spiego

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Animali simpatici (e dove trovarli)

People For Planet - Sab, 09/12/2020 - 12:00

Ricordate il buon, vecchio Topo Gigio che diceva con voce dolce e una faccia tenera “Cosa mi dici dici mai?!”.
Ecco, chissà cosa ci staranno dicendo questi animali, immortalati nelle foto finaliste del Comedy Wildlife Photography Awards 2020.

Buon divertimento e buona interpretazione!

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Shang: gli ebrei della Cina

People For Planet - Sab, 09/12/2020 - 10:00

Tutta la cultura cinese è stata determinata, e lo è ancora, dall’incredibile avventura del popolo Shang, matriarcali, con la fissazione delle opere idriche, pazzi per la scienza!

Il popolo Shang arriva a dominare la valle del Fiume Giallo e la Cina nord orientale, tra il 1.700 e il 1046 a.C. (la data di inizio della dinastia è materia di discussione). Come gli ebrei essi non erano un gruppo etnico omogeneo ma una confederazione di tribù, un meticciato tra gruppi di origine diversa; e anche tra gli Shang ci sono gruppi di neri che secondo alcuni storici arrivarono ad essere imperatori.

La presenza di neri tra gli Shang è provata da dipinti e sculture che ritraggono Shang di pelle nera e con tratti somatici negroidi. Altro punto in comune con gli ebrei avere un solo Dio e il dovere di studiare la sua parola. Gli ebrei dedicavano fin da piccoli molto tempo allo studio della religione e secoli dopo diventarono l’unico popolo dove quasi tutti i maschi sapevano leggere e scrivere. Gli Shang come vedremo, credevano che l’unica divinità fosse la forza vitale. Un’entità impersonale, ma comunque un’identità unica. E il bravo devoto doveva onorare l’energia che anima il mondo osservando i fenomeni della natura e cercando di capirli. Dio ti parla attraverso ciò che ha creato. L’universo è un complesso ideogramma, sta a te capirne il significato.

Altro vantaggio comune a questi due popoli il fatto che il loro rapporto con una divinità dava loro una visione più semplice del mondo e riduceva all’osso i doveri verso le entità superiori. Il politeismo animista che caratterizzò gli imperi di tutto il resto del mondo creava parecchi problemi: a ogni passo dovevi ringraziare uno spirito, una divinità… E dovevi fare attenzione perché se scambiavi grano contro letame magari lo spirito del grano se ne aveva a male perché riteneva un insulto avere lo stesso valore di un carro di merda e te la faceva pagare rovinandoti il raccolto. Se la mia divinità è una sola ed è ovunque il problema non si pone e quindi non la offendi se scambi qualche cosa di pulito con qualche cosa di sporco; comunque scambi un pezzo di Dio con un altro pezzo di Dio, nella visione Shang; per gli ebrei scambi un frammento della volontà di Dio con un altro frammento della stessa volontà.

Così la cultura di questi due popoli fu caratterizzata da una grande apertura mentale, capacità di concepire una visione della realtà che riesce a misurare il valore dei singoli elementi che compongono lo scenario usando un’unico metro di giudizio; il che rende possibile realizzare valutazioni particolarmente aderenti al vero; da questa impostazione mentale discende la capacità di esercitare il mestiere del mercante ma anche di essere flessibili dal punto di vista politico e militare.

Questa impostazione culturale e religiosa diede agli Shang la spinta per dedicarsi a una forma primitiva ma comunque efficiente di ricerca scientifica. Erano prevalentemente pescatori contadini e si appassionarono quando scoprirono che se si coltivava il riso si ottenevano grandi raccolti e se si irrigavano regolarmente le risaie i raccolti erano ancora migliori. Ecco che per loro lo sviluppo dell’agricoltura divenne una questione che univa interesse pratico e devozione religiosa. Capendo le leggi che dominano l’acqua possiamo farla arrivare lontano dal fiume e irrigare nuovi campi!

Le origini della dominazione shang sono anch’esse molto discusse. C’è chi dice che arrivarono dal nord, chi sostiene che già abitavano in Cina da secoli. Non si sa con certezza neanche come presero il potere spodestando gli Xia, che avevano dato vita alla prima dinastia documentata; secondo alcuni non fu un’invasione né una rivolta ma un colpo di stato di corte: gli Shang avevano già conquistato una posizione di potere nel palazzo imperiale ed avevano approfittato di una crisi per sostituirli.
Gli Shang riorganizzarono lo Stato potenziando la burocrazia e rivoluzionarono l’agricoltura puntando sulle risaie irrigate. Iniziarono quindi a scavare canali. E ben presto si accorsero che ogni chilometro scavato garantiva un enorme aumento della superficie irrigata e quindi dei raccolti. I risultati economici spettacolari diedero impulso a nuovi scavi e a progetti sempre più grandiosi. Risolsero poi un problema drammatico per i contadini. In certi periodi dell’anno i fiumi potevano straripare e diventava difficile trovare acqua potabile. Succedeva così che molti morissero per le infezioni intestinali.

Recenti scavi hanno dimostrato che sotto gli Shang vennero scavati i primi pozzi che raggiungevano le falde profonde e venivano protetti circondando lo scavo con alti terrapieni in modo tale che l’acqua potenzialmente infetta non potesse finire nel pozzo, contaminandolo. Il che pose grossi problemi: servivano sempre più tecnici validi. Nel giro di 5 secoli si sviluppò così una casta di burocrati, di studiosi e di ingegneri incaricati di sovraintendere ai rilievi, progettare e dirigere i lavori. Questa impresa portò allo sviluppo della geometria, indispensabile per misurare gli scavi e calcolare le pendenze dei canali e la quantità di metri cubi da scavare e quindi i tempi di realizzazione e i costi dell’impresa. Si fa risalire alla dinastia Shang anche lo sviluppo della scrittura a ideogrammi, e la realizzazione dei primi modelli della fisiologia umana; la passione per le opere idriche ispirò la loro visione dell’anatomica: secondo la Medicina Tradizionale Cinese dei primordi, nel corpo ci sono 6 “organi” accoppiati con 6 “visceri”, nutriti da 12 canali; lungo questi canali, situati tra la punta delle dita, i gomiti e le ginocchia, ci sono 6 punto particolari che fungono da chiuse: agendo su questi punti con massaggi, braci ardenti o aghi, si può ristabilire l’equilibrio energetico degli organi, ridando benessere.

Lo sviluppo dell’agricoltura richiese anche di sistematizzare le conoscenze di astronomia e la creazione di un calendario stagionale che regolasse arature e semine. Si sviluppò la produzione di armi, oggetti di lusso e punte di aratro in bronzo e anche la tecnologia mineraria fece passi in avanti; e fiorì la produzione di vasellame di alta qualità, indispensabile per conservare gli alimenti.Gli Shang commerciavano già lungo la via della seta e per mare e pare che i loro vasi arrivarono perfino in America. Vasi Shang sarebbero stati trovati durante gli scavi in insediamenti Olmechi, ma la questione è ancora discussa.

Ebbero poi l’idea di darsi da fare per realizzare qualche cosa di veramente impossibile: un canale che permettesse di navigare dal Fuome Giallo allo Yang Tze Kiang (Fiume azzurro). Si trattava di aprire a colpi di mazza intere colline e realizzare più di 1700 chilometri di trincea; gli Shang iniziarono così a scavare e anche se realizzarono solo una piccola parte del Gran Canale l’idea era stata lanciata e aveva iniziato a mostrare i vantaggi che poteva portare.
Quando nel 1046 gli Shang furono vinti dalle armate Zhou uno dei leader sconfitti andò da Wu, il generale vincitore, e gli disse grossomodo: “Complimenti, hai vinto! Ma come farai a gestire il sistema dei canali? Se l’irrigazione non funzionerà si raccoglierà poco riso e la tua potenza si indebolirà. Noi ci sottomettiamo a te e ci inchiniamo alla tua forza. Permettici di servirti continuando a gestire i canali assicurando prosperità al tuo impero.” Il nuovo imperatore accettò. Gli Shang si dedicarono così alle scienze cercando di rendersi sempre più indispensabili. Così la Cina fu la prima nazione ad avvantaggiarsi di una casta di ricercatori e sperimentatori professionisti che dovevano seguire un rigido programma di apprendimento e dimostrare poi le loro capacità. E ovviamente i più valenti diventarono anche precettori dei figli dell’aristocrazia Zhou.
Questa condizione di casta sapienziale sviluppò una particolare concezione dei rapporti sociali che si innestò sulla cultura matriarcale preesistente, incline più alla trattativa che alla guerra. Una massima illustra bene la linea di condotta shang nel rapporto con i dominatori Zhou: l’ottimo imperatore non ha bisogno di comandare con le parole perché i suoi desideri sono chiari. L’ottimo servitore non ha bisogno di ricevere ordini perché comprende i desideri dell’imperatore.

Ovviamente gli Shang in questo modo cercavano di ammaestrare i padroni sfruttando la loro pigrizia, così si ritagliarono una notevole fetta di potere.Questo approccio politico discende dalla particolare concezione del mondo degli Shang: sulla religione animista e politeista delle origini si sviluppò una corrente di pensiero che individuava nel Dao (o Tao) l’energia vitale che dà origine al mondo. Una concezione unica di una divinità impersonale: non c’è nessun Dio con la barba e i baffi che decide le sorti degli umani; esiste solo una forza che anima e dà corpo a tutto ciò che esiste, esseri viventi, piante e sassi.
Come ha osservato Capra nel suo “Il Tao della fisica” questa concezione è incredibilmente vicina al modello atomico che la scienza moderna ha svelato. Infatti il Dao non è una sostanza ma un’energia, l’energia del vuoto; un vuoto che però contiene caratteristiche tali da permettergli di essere tutto. O più precisamente di essere ciò che dà qualità a ogni cosa. La similitudine che illustra questa idea è: “Cosa è importante nel vaso? Lo spazio vuoto che permette di riempirlo d’acqua.Cosa è importante nella porta?Lo spazio vuoto che permette di entrare in casa.Cosa è importante nella ruota?Lo spazio vuoto al centro che permette di infilare il mozzo del carro”.

Il loro Dio era il nulla vivente. E il compito dell’umano è quello di comprendere le leggi proprie del Dao e vivere seguendo quindi le leggi di natura. Non ci sono comandamenti, non ci sono riti .Ovviamente questa concezione innovativa della divinità era patrimonio dell’élite Shang, mantre gran parte dei popolani restava attaccata alle ritualità shamaniche. Ma l’élite Shang non cercò mai di sradicare animismo, politeismo, culto degli antenati e credenze sul potere di draghi e spiriti. Il Dao non si offendeva se gli imperatori Shang officiavano i riti popolari come sacerdoti. E gli imperatori avevano grande cura nella realizzazione spettacolare di grandi cerimonie religiose. L’idea del Dao immateriale che era necessario capire fu il pre requisito che permise all’impero Shang di puntare sull’innovazione tecnologica. Capire come scavare i canali era un modo per studiare le leggi del Dao, una forma di preghiera. Questo aspetto della cultura Shang fu acuito sotto la dominazione Zhou. L’idea del Dao che domina e crea senza avere sostanza materiale ispirò le tattiche militari: “Il grande generale non combatte. La sua immagine è tanto potente che nessuno osa sfidarlo. Se sei costretto a combattere è perché hai commesso un errore.”

Parimenti questa concezione è all’origine della filosofia che il Judò giapponese ha poi fatto conoscere in tutto il mondo: “La quercia si spezza nella tempesta, il giunco si flette e resiste” e “Combatti usando la forza del tuo avversario. Quando ti spinge unisciti alla sua forza e tiralo verso di te, così lo sbilanci e puoi farlo cadere”. Seguendo questa logica gli Shang ad un certo punto si offrirono agli Zhou anche come officianti dei loro riti. Non cercarono di cambiarli. Semplicemente dissero: “Come sono potenti e meravigliosi i vostri spiriti e i vostri Dei! Ci permettete di onorarli con un grande rito di ringraziamento? Pensiamo noi a tutto, voi dirigerete la cerimonia da un grande palco ornato di fiori… Noi ci mettiamo la musica e i colori…” E in effetti realizzarono proprio un bello spettacolo. Così alcuni Shang divennero anche sacerdoti o se preferisci registi religiosi.

Quando dopo un paio di secoli l’impero Zhou crollò gli Shang avevano avuto tutto il tempo di consolidare la loro posizione sociale realizzando tali e tante scoperte che la loro funzione nello sviluppo dell’economia era indiscutibile. Le varie aristocrazie guerriere che si succedettero al potere non potevano fare a meno di medici, ingegneri, agronomi, sacerdoti, esperti di metallurgia, tecnici e burocrati.
Quando più di duemila anni dopo la caduta dell’impero Shang i mongoli conquistarono la Cina, un principe vittorioso ordinò al funzionario che era il responsabile dell’agricoltura sotto l’imperatore sconfitto, di organizzare lo spostamento di tutti i contadini che vivevano nella pianura del Fiume Giallo, per far posto ai suoi branchi di pecore, capre e cavalli. Il funzionario sorrise poi disse: “Certamente mio signore!” E si inchinò. Poi aggiunse: “Però se permette un’osservazione, ecco qui il conto di quanto renderebbe in questa valle l’allevamento, ed ecco qui il conto di quanto incassa l’impero grazie alle tasse sulla coltivazione del riso…” Quando il principe mongolo vide i numeri restò tanto sconvolto che decise di lasciare i contadini lì dov’erano e anzi abbassò le tasse perché la morale mongola non permetteva di guadagnare così tanto sul lavoro altrui! Dopodiché fu convinto ad affidare ai funzionari di corte la gestione dei canali e anche a investire una montagna di denaro nel completamento del Grande Canale. C’avevano messo 2.300 anni almeno… Ma ne era valsa la pena. Per inciso la realizzazione dei canali in Cina è un’opera nel suo complesso colossale, ben più imponente della costruzione della Grande Muraglia o delle piramidi egizie.

Un altro aspetto straordinario della storia Shang è che, ispirandosi alla natura del Dao, a un certo punto essi decisero di rendersi invisibili. Compresero che essere un gruppo etnico potente e riconoscibile poteva scatenare l’odio razziale. Quindi iniziarono una politica di matrimoni misti, e lentamente cancellarono la memoria della loro discendenza. Secondo la storiografia accreditata Confucio fu l’ultimo Shang ad essere identificato come tale e sospetto che fu proprio lui a promuovere la sparizione definitiva degli Shang come etnia. Restò però il sistema educativo che garantiva all’impero funzionari formati in modo durissimo e selezionati con cura. Un sistema meritocratico che era indispensabile: se i tecnici e i ricercatori selezionati dalla casta dei funzionari non fossero stati abili professionisti gli imperatori non avrebbero più avuto necessità di averli al loro servizio.Si creò così un sistema culturale e scientifico molto efficiente che portò la Cina ad avere secoli di vantaggio sul piano tecnologico. Sono innumerevoli le tecnologie che la Cina sviluppò, dalla forgiatura dell’acciaio, alla bussola, dalla carta alla stampa, dal timone verticale ai sistemi di velatura delle imbarcazioni, alla polvere da sparo che permise ai mongoli di spazzare via gli eserciti indiani, arabi e cristiani. Tanto per dare l’idea la formazione dei medici in Cina arrivò a richiedere 10 anni di studi.

Una delle prove di esame consisteva nel centrare una serie di punti lungo i canali. Lo studente veniva messo di fronte a una scultura di bronzo, a misura naturale, di un essere umano, completamente coperta da uno strato di cera. Il corpo era dotato di piccoli fori corrispondenti ai punti di agopuntura. Ma questi fori erano invisibili a causa dello strato di cera che li ricopriva. Lo studente doveva infilare un ago sottilissimo esattamente nel foro corrispondente, al primo colpo. E parliamo di centinaia di fori: per ognuno bisognava conoscere al tatto la dislocazione esatta rispetto a muscoli, tendini, vene e ossa.

La sparizione degli Shang come popolo non portò però all’interruzione della diffusione dell’idea del Dao e della filosofia naturalista. I sapienti shang diventarono maestri daoisti (o taoisti). Il movimento daoista diede vita a una rete di monasteri e di templi e conobbe poi molte scuole dominate da misticismo, riti magici, ricerca dell’immortalità e affini. Ma il cuore della filosofia di ciò che non c’è come forza generatrice, sopravvisse nei secoli ed è descritta da moltissimi testi che si occupano dei fenomeni concreti e rilevabili dall’osservazione umana cercando spiegazioni nelle leggi di natura.

La prossima volta ti racconto dell’incredibile parità di genere nelle scuole daoiste: anche le donne potevano frequentarle. E poi ti parlerò della prima repubblica democratica del mondo: creata dal movimento delle 5 Staie. Non solo questo esperimento sociale durò a lungo: quando la repubblica venne attaccata dalle truppe imperiali i capi daoisti riuscirono ancora una volta a non combattere: si allearono con il generale nemico. Quando non puoi vincere il tuo nemico diventa il suo miglior alleato. La guerra finì con un matrimonio.

Perché impegnarsi per perdere quando puoi limitarti a non vincere?

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Gli strumenti del giornalista ambientale del futuro? Droni, sensori e Intelligenza Artificiale

People For Planet - Sab, 09/12/2020 - 08:00

Il giornalismo, storicamente, è sempre stato attento ad applicare le nuove tecnologie per l’informazione. Uno dei primi utilizzi del telegrafo, dopo quello militare, fu la trasmissione di notizie, e per tutto il secolo scorso l’informazione rincorse le nuove tecnologie, a cominciare da radio e televisione, per finire con Internet. Si è trattato, però, in gran parte, di tecnologie legate alla diffusione dell’informazione e non alla creazione della stessa. Al netto dell’evoluzione tecnologica, infatti, nella sostanza microfoni, telecamere, macchine fotografiche e gestione del testo sono rimasti immutati. Ossia generano lo stesso tipo d’informazione. Ma le cose stanno cambiando. L’aumento della potenza di calcolo e l’abbattimento dei prezzi dei dispostivi informatici, infatti, stanno aprendo nuove frontiere al giornalismo. Vediamone alcune.

Giornalismo dai droni

I droni, i cui prezzi si stanno abbassando, stanno rendendo accessibili a tutti le riprese aeree, al punto che si sta consolidando una sintassi giornalistica nella quale il loro utilizzo diventa prassi. In alcune università di giornalismo statunitensi da qualche anno si insegna il “drone journalism” con il risultato di formare nuove leve di giornalisti multimediali specializzati. Il punto di vista dall’alto offre prospettive diverse da quelle “normali” ad altezza oculare e consente di evidenziare fenomeni a livello visivo. Il “New York Times” usa i droni per propri reportage sui cambiamenti climatici. Al posto della telecamera il drone può anche trasportare sensori: a cosa servono? Lo vediamo subito.

Giornalismo dai sensori

Avere dati ambientali di prima mano e rilevati sul campo, in zone o luoghi dove magari le istituzioni non li rilevano, ora è possibile anche per i giornalisti. La sensoristica ambientale è calata di prezzo, così come le interfacce digitali per gestire i sensori stessi. Oggi con poche decine di euro è possibile realizzare sensori dedicati per monitorare rumore, polveri sottili o altri inquinanti, rendendo così possibile l’attuazione di inchieste giornalistiche con dati inediti e di prima mano.  Oltre ad acquisire i dati, è ovviamente necessario che il giornalista li sappia trattare, usando metodologie scientifiche consolidate che gli permettano di elaborarli in maniera coerente e affidabile.

Giornalismo dai dati

I dati per analizzare un fenomeno possono essere acquisti non solo da sensori ma anche dalla rete. L’utilizzo dei dati provenienti dai social, per esempio, consente di analizzare fatti ed eventi avendo il polso dell’opinione pubblica. Qualsiasi fenomeno che abbia una rilevanza “social”, come manifestazioni, elezioni, ecc. è analizzabile attraverso i dati. Per fare questo il giornalista deve essere esperto nella loro acquisizione, nel loro trattamento sul fronte informatico e nell’utilizzo di sistemi d’elaborazione attraverso il cloud. Come negli altri casi, i costi dei sistemi d’elaborazione stanno scendendo, rendendo sempre più accessibili queste tecnologie.

Giornalismo dall’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale già oggi scrive articoli su fatti relativamente semplici quali l’andamento dei titoli di borsa, gli eventi sportivi e il meteo, ma in futuro gli algoritmi saranno alleati anche del giornalismo d’inchiesta. L’estrazione dei dati dai social e la loro organizzazione saranno le prime applicazioni disponibili per i giornalisti, ma tutto ciò che può essere rappresentato da una massa di dati potrà essere interpretato attraverso l’intelligenza artificiale.

Giornalisti del futuro

E vediamo ora quale potrebbe essere la giornata tipo di un giornalista. Il giornalista si trova su un’auto a guida autonoma e mentre l’assistente virtuale gli legge la rassegna stampa, i sensori dell’auto rilevano un deterioramento nella qualità dell’aria. Un’analisi statistica immediata scopre che la cosa è inusuale; il giornalista, con un programma di mappatura dei social, scopre che si discute dei problemi respiratori dei bambini. Allora, sempre dall’ auto, scarica le immagini dalle telecamere e consulta i registri pubblici con un’analisi automatizzata del testo. Per fare un’ulteriore verifica invia droni con fotocamere e li segue con gli occhiali per la realtà virtuale. Successivamente intervista i protagonisti, cittadini e fonti ufficiali, e di queste ultime le tecnologie d’analisi vocale interpretano toni “esitanti” o “nervosi”. Fatto questo, detta la storia a una App che esegue il controllo ortografico, formatta il testo e lo pubblica. Fantascienza al 2050, o peggio al 2100? No. Questa descrizione è tratta da un report dell’Associated Press dedicato al ruolo dell’intelligenza artificiale nel giornalismo che pone lo scenario descritto al 2027. Non tra cinquanta anni.

Bene, vedremo tutto ciò anche in Italia? E magari su contenuti ambientali?

La riposta è chiara. No.

Il giornalismo ambientale in Italia non si pone nemmeno lontanamente questi problemi. Eppure si tratta di una questione di sopravvivenza dell’informazione ambientale stessa. L’accesso a queste tecnologie, e quindi all’informazione che ne deriva, passa attraverso la possibilità di potersele permettere – e malgrado l’abbassamento verticale dei prezzi di queste tecnologie gli articoli scritti con questi mezzi rimangono ancora troppo “cari”; ma soprattutto è richiesta la presenza di giornalisti “ibridi” che sappiano fare inchieste, maneggiando agevolmente questi e altri strumenti: risorse economiche e professionalità, che nel panorama del giornalismo italiano non ci sono e potrebbero non esserci per lungo tempo, creando una vera e propria barriera all’informazione, specialmente ambientale. Il tutto in un panorama nel quale spesso il giornalista è un freelance – il 60% dei contenuti dell’editoria italiana è fornito da loro – precario, pagato poco, esterno alle redazioni e con pochi strumenti tecnologici – cosa che impedisce la formazione all’innovazione.

La scommessa sarà quella che tutti i giornalisti possano accedere a tecnologie di questo tipo e che siano retribuiti in maniera equa per il lavoro svolto. L’alternativa è la perdita dell’informazione ambientale di qualità, in un momento storico nel quale questa sarà sempre più indispensabile per le sfide, come quella del clima, che ci troveremo ad affrontare.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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