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Cina: turisti a livelli pre-Covid | Mali: liberati due italiani | Recovery: parlamento Ue blocca i fondi

People For Planet - Ven, 10/09/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Il «miracolo» cinese: turisti a livelli pre-Covid e zero contagi. Nuova Zelanda: «Abbiamo sconfitto la seconda ondata»;

Il Giornale: Adesso è caos sul Recovery: Parlamento Ue blocca i fondi;

Il Manifesto: La settimana per il clima entra nel vivo: blocchi e scioperi;

Il Mattino: De Luca a Roma da Speranza e Arcuri: «Subito medici e infermieri in Campania»;

Il Messaggero: Alitalia, il cda ora è allargato: la nuova compagnia può decollare;

Ilsole24ore: Vaccini influenzali, dalla Cina agli Usa caccia italiana a 1 milione di dosi – Quando arriverà il vaccino anti-Covid, e sarà sicuro? – La grande corsa alla cura con gli anticorpi;

Il Fatto Quotidiano: Gran Bretagna, oltre 17mila casi in un giorno. In Francia 18mila: 4 città in “massima allerta”. Spagna, 12mila contagi: “Evoluzione negativa”;

La Repubblica: L’Europa prepara le sanzioni contro la Russia per l’avvelenamento di Navalnyj;

Leggo: Covid, impennata di contagi: la Regione Lazio vara il mini-lockdown TUTTI I DIVIETI;

Tgcom24: Mali, liberati padre Maccalli e Nicola Chiacchio | Di Maio: “Stanno bene”;

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“GreenPark Montelungo” diventa realtà!

Gela Le Radici del Futuro - Gio, 10/08/2020 - 19:04

È ufficiale: al parco di Montelungo verrà finalmente resa giustizia! Lo scorso 7 ottobre, il Museo Archeologico ha ospitato la quarta edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile. Durante l’evento nazionale, chiuso al pubblico causa Covid, l’architetto Vincenzo Antonuccio ha presentato il progetto “Green Park Montelungo”.  L’immensa area naturale verrà presidiata e recuperata attraverso opere di pulizia, coltivazione e attrezzamento, per essere usufruita dalla popolazione e dai turisti di tutte le età. L’iniziativa rientra nei finanziamenti europei del Recovery Fund.

Tantissime le attività e le opere in atto a favore della sostenibilità, a discapito dello stato di degrado e abbandono a cui il parco è stato soggetto negli ultimi anni. Di fatto, si tratta di un’area soggetta a deforestazione e vulnerabile agli incendi. La progettazione stessa del nuovo parco, per ridurre sensibilmente gli impatti, si impone di utilizzare unicamente materiali naturali, di recupero ed integralmente riciclabili. L’edificazione verrà, dunque, limitata alle strutture già presenti quali casa, bagni e spogliatoi dell’anfiteatro.

Verranno anzitutto ripristinati e resi fruibili i sentieri, organizzati in percorsi didattici e percorsi ciclopedonali. I visitatori avranno la possibilità di entrare a contatto con la natura, all’insegna dello svago e del benessere. La planimetria comprende punti di ristoro, palestra a cielo aperto, minigolf, “salotti” relax, aree pic-nic e barbecue, aree gioco per bambini e aree dedicate agli animali domestici. Tra le tante novità, anche la creazione di orti botanici. L’anfiteatro verrà, invece, adibito a location per eventi artistico-culturali. Verranno, inoltre, inseriti dei laghetti per la pratica dell’acquacoltura. Tra gli ingressi, invece, verranno collocati degli uffici dove richiedere informazioni e degli stand fieristici.

Oltre allo sport e allo svago in generale, al centro dell’idea vi è la cultura dell’apprendimento: diversi gli spazi dedicati alla didattica, tra cui aule tematiche, aula conferenze, laboratori naturalistici e persino un planetario. I vari padiglioni comprendono corsi, stages e incontri vari di arte, danza e recitazione. Per di più, in un posto come Gela, non può venir meno nemmeno l’archeologia!

Turisti e campeggiatori avranno un luogo apposito in cui montare le tende (vi troverete persino tende sospese), oltre ai parcheggi per i camper e altri tipi di veicoli. Prevista anche la creazione di un lido sul litorale adiacente.

A livello economico, sono diverse le ripercussioni che questa nuova iniziativa avrà sulla città. Oltre alla creazione di una cinquantina di nuovi posti di lavoro, si tratta di un grande passo avanti per il grande potenziale turistico di Gela, che genererà un nuovo flusso verso alberghi, bed&breakfast, ristoranti ed attività commerciali presenti nelle aree urbane.

Per accedere alle varie informazioni, farsi un’idea più chiara e prenotarsi alle varie attività, basta collegarsi al sito apposito www.greenparkmontelungo.com

L'articolo “GreenPark Montelungo” diventa realtà! proviene da Gela Le radici del Futuro.

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Disabilità: i Percorsi Tattili di Capodimonte

People For Planet - Gio, 10/08/2020 - 17:00

Garantire a tutti l’accesso ai musei e alle opere d’arte. E’ questo il significato dei “Percorsi Tattili e Narrativi” messi a punto nel Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli, per permettere a tutte le persone colpite da disabilità, in special modo ai non vedenti, di toccare le opere d’arte (originali, non riproduzioni), sentendo i diversi tipi di materiali usati.
Nel video intervista a Maria Rosaria Sansone e Giovanna Garraffa.

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Per maggiori informazioni: http://www.museocapodimonte.beniculturali.it/percorsi-tattili/

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C’è bisogno di zebra

People For Planet - Gio, 10/08/2020 - 15:00

Amici! Dalla pagina Facebook Oblivion per voi una versione speciale di C’È BISOGNO DI ZEBRA feat. Teatro di Camelot. Siamo convinti, come loro, che l’arte sia un meraviglioso mezzo per trasformarsi e che nello spazio creativo del teatro siano tutti ammessi: persino una zebra a pois.

OBLIVION ft. TEATRO DI CAMELOT – C'E' BISOGNO DI ZEBRA

Amici! per voi una versione speciale di C’È BISOGNO DI ZEBRA feat. Teatro di Camelot.Siamo convinti, come loro, che l’arte sia un meraviglioso mezzo per trasformarsi e che nello spazio creativo del teatro siano tutti ammessi: persino una zebra a pois.Il video è stato girato insieme al Teatro di Camelot per il Festival Arte Irregolare che si è svolto dal 1 al 4 ottobre 2020.“Una canzone contro l’emarginazioneuna denuncia della discriminazione che una zebra subisce solo a causa della sua diversitàlei problemi non halei del male non fasolamente lei non sa che se al posto delle strisce che ha le zebre normali ti ritrovi ricoperto di poisla tua vita cambieràzero possibilitàpari opportunitàneanche più la libertà di mostrare alle altre zebre invidiose il tuo nuovo mantello a poise che in questa società lei tutela no non hadei fratelli che ostentano una non conformità”.

Pubblicato da Oblivion su Lunedì 5 ottobre 2020

Il video è stato girato insieme al Teatro di Camelot per il Festival Arte Irregolare che si è svolto dal 1 al 4 ottobre 2020.“Una canzone contro l’emarginazione una denuncia della discriminazione che una zebra subisce solo a causa della sua diversità lei problemi non ha lei del male non fa solamente lei non sa che se al posto delle strisce che ha le zebre normali ti ritrovi ricoperto di pois. La tua vita cambierà zero possibilità pari opportunità neanche più la libertà di mostrare alle altre zebre invidiose il tuo nuovo mantello a pois e che in questa società lei tutela no non ha dei fratelli che ostentano una non conformità”.

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Covid-19, Gimbe: “La curva si è impennata a +40%”

People For Planet - Gio, 10/08/2020 - 10:58

La Campania guida la classifica delle regioni italiane a maggior crescita dei contagi, con 2.708 nuovi casi di coronavirus, 912 in più, nell’ultima settimana (30 settembre-6 ottobre), a confronto con la settimana precedente.

Forte aumento dei casi

I nuovi casi in Italia, sono in forte aumento: 17.252 i nuovi casi settimanali (con una crescita del 42,4% in soli 7 giorni) e considerato un aumento moderato dei tamponi. Lo rileva il monitoraggio della Fondazione Gimbe, Aumentano sensibilmente i pazienti ricoverati con sintomi (3.625 contro 3.048 di settima scorsa) e quelli in terapia intensiva (319 contro 271, + 17,7%). Costante aumento anche per i decessi: 155 contro 137, un aumento del 13,1% in una settimana.

“Nell’ultima settimana la curva dei contagi si è impennata, in conseguenza del netto incremento del rapporto positivi/casi testati. Si conferma inoltre la crescita costante dei pazienti ospedalizzati con sintomi e di quelli in terapia intensiva”. 

Gli ospedali iniziano a soffrire

“Se il dato nazionale non lascia intravedere alcun sovraccarico dei servizi ospedalieri, iniziano ad emergere differenze regionali rilevanti”, dice Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe. Al 6 ottobre 8 Regioni registrano tassi di ospedalizzazione per 100mila abitanti superiori alla media nazionale di 6,5: Lazio (13,9), Liguria (13), Campania (9,2), Sardegna (8,8), Sicilia (7,9), Piemonte (7,1), Abruzzo e Puglia (6,6).

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Che cos’è e come funziona il MES

People For Planet - Gio, 10/08/2020 - 10:00

Dal canale YouTube Te lo spiego: MES, speranza o maledizione? Ogni volta che scoppia una crisi economica in Europa non si sente parlare d’altro, e oggi più che mai a causa dei danni provocati dal coronavirus.

Come funziona e cosa significa tutto questo?

Fonte: Te lo spiego

Leggi anche:
Decreto Cura-Italia: la sospensione con il trucco dei mutui
Alexandria Ocasio-Cortez in Italia verrebbe fatta ancora più a pezzi

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L’acqua sarà quotata in borsa come il petrolio e l’oro

People For Planet - Gio, 10/08/2020 - 08:45

Ben 159 milioni di persone si abbeverano da acque di superficie non sicure o contaminate, come pozze e ruscelli, e più di 700 bambini sotto i 5 anni di età muoiono di diarrea causata dall’uso di acqua non pulita, ogni giorno. È in questo quadro mondiale che si apprende la notizia dell’ingresso dell’acqua in borsa: l’acqua diventerà una commodity e dipenderà dalla speculazione finanziaria, proprio come l’oro e il petrolio. Solo che a differenza dei due, è un un bene primario per l’umanità e costituisce la principale fonte di approvvigionamento alimentare per tutti gli esseri umani e per gran parte degli esseri viventi.

L’operazione è made in U.S.A. ed è a firma di Cme Group – la più grande piazza finanziaria dei contratti a termine del mondo – e il contratto dovrebbe esordire nel quarto trimestre dell’anno prossimo, sulla piattaforma di negoziazioni per via elettronica Globex, sempre proprietà di Cme, impiegando come sottostante il Nasdaq Veles California Water Index, che rispecchia il prezzo dei diritti sull’acqua in California, un mercato che oggi, riferisce Agi.it, vale 1,1 miliardi di dollari, ma che è destinato a decuplicare in poco tempo. Dalla Cme assicurano che non cambierà nulla, che la scelta nasce per tutelare gli allevatori e i coltivatori, sempre più danneggiati dalle siccità improvvise, i quali potranno così chiedere risarcimenti. Sì, ma a quale prezzo? E a scapito di chi? Perché con ogni evidenza il Cme punta a sfruttare il cambiamento climatico, l’inquinamento e la crescita demografica per far salire il valore dell’investimento, tutto questo, però, non può che peggiorare le condizioni delle popolazioni che già da anni migrano a causa dei problemi idrici e ambientali della terra in cui vivono.

Dal 2008 al 2015 circa 203 milioni di persone sono sfollate a causa di disastri ambientali, con una media di 25,4 milioni all’anno, e solo nel 2017, 18,8 milioni di persone si sono viste costrette ad abbandonare la propria terra per cause ambientali (Fonte UNHCR). Se finora l’acqua era tra i principali “driver” delle migrazioni umane, dall’anno prossimo potrebbe diventarlo ancora di più, sulla spinta di un capitalismo predatorio che è riuscito a mettere mano sull’acqua, e domani, chissà, sull’aria.

“Cosa potrebbe esserci di più catastrofico che scommettere sull’approvvigionamento alimentare mondiale?”, si è chiesto Frederick Kaufman, professore della Graduate School of Journalism della City University of New York alla notizia dell’ingresso dell’acqua in borsa. Nulla, non c’è nulla. C’è solo uno scenario, terribile, per cui già prima della notizia, si stimava che nei prossimi 15 anni ci sarà un aumento della domanda idrica del 55% potendo però contare su disponibilità idriche che copriranno solo il 60% della domanda. Non solo: circa 4 miliardi di persone – quasi 2 terzi della popolazione mondiale – vive una situazione di severa scarsità d’acqua per almeno un mese l’anno e si prevede che a fronte di un ulteriore stress ambientale, dovuto a fattori quali la crescita della popolazione, il sottosviluppo di determinate aree, la debolezza dei governi, i conflitti armati, la riduzione della percentuale di acqua rinnovabile e l’insufficiente pianificazione urbana a margine dell’espandersi delle città, entro il 2030, 700 milioni di persone potrebbero abbandonare la propria casa a causa del peggioramento della situazione di scarsità idrica (fonti ONU).

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Biomimesi, quando l’uomo si ispira alla Natura per trovare soluzioni

People For Planet - Gio, 10/08/2020 - 08:00

Gli organismi viventi intorno a noi e i loro comportamenti sono i modelli più elevati da imitare.

Avendo a disposizione milioni di anni per lavorare a un problema, le mutazioni casuali e i cambiamenti graduali dati dall’evoluzione troveranno più facilmente una soluzione a cui la semplice ingegnosità umana, per quanto supportata da computer, non potrà far fronte. Questo il principio alla base della biomimesi, il cui nome deriva dal greco bios (vita) e mimesis (imitazione): idee dalla natura o dalla vita che fa parte di essa.

Le imitazioni possono interessare organismi viventi in sé, i loro meccanismi evolutivi, e anche i loro comportamenti di gruppo; oppure si può trarre ispirazione dalle costruzioni che gli animali realizzano come rifugio o tana: ne abbiamo parlato diffusamente qualche giorno fa nell’articolo Biomimesi, idee dalla Natura per la sostenibilità del costruire.

Importante è altresì l’imitazione diretta della biologia: l’ottimizzazione di una specifica prestazione è una delle strategie più utilizzate dagli organismi; da millenni la natura punta infatti all’ottimizzazione di forme o strategie che adoperano il minore quantitativo di materiale possibile o lo riusano. Così come le api riutilizzano la cera negli alveari abbandonati per costruirne di nuovi per i propri simili.

E come ci affascinano “architetture” e forme bellissime e perfettamente ottimizzate, ci lasciano a bocca aperta molti comportamenti animali di singoli o di gruppo. La capacità di aderenza delle zampe del geco, la resistenza allo schiacciamento dello scarafaggio, la capacità di salto di alcuni mammiferi, la velocità di alcuni felini, i sensi particolarmente potenziati di molti animali.

Ma anche la capacità di lavorare insieme, nella fuga per la salvezza, nella costruzione dei rifugi o tane e nel reperimento e trasporto del cibo, per fare un esempio sui gruppi.

Molti sono i campi che attingono idee dalla Natura, dalla biologia animale e dai loro comportamenti: l’ingegneria robotica è certamente uno dei più prolifici in termini di realizzazioni ma non è il solo, molti settori dell’ingegneria, dell’architettura e design, e della medicina guardano con sempre più attenzione alla biomimesi.

Vediamo alcune tra le più interessanti applicazioni alla robotica e all’impiantistica:

La resistenza allo schiacciamento dello scarafaggio è da tempo fonte di ispirazione per scienziati per creare robot o mezzi sempre più indistruttibili. L’attuale panorama robotico prevede “creature” rigide o con arti flessibili agili abbastanza ad evitare traumi; le auto più moderne assorbono l’energia di impatto e si accartocciano, ma nessun robot o auto finora è in grado di deformarsi per poi tornare come prima. Nel corso della loro vita taluni insetti come le blatte, ma anche vespe ed api, impattano con un gran numero di ostacoli senza riportare danni, si piegano ma non si spezzano. Taluni insetti hanno questa dote, la resilienza, di deformarsi momentaneamente per poi tornare come prima. Gli scarafaggi ci riescono grazie a un esoscheletro coriaceo e allo stesso tempo flessibile, con placche dure ma pieghevoli connesse da membrane elastiche che permettono ai vari segmenti di sovrapporsi quando il corpo dell’insetto viene compresso.

Robert Full e Kaushik Jayaramat dell’Università della California – Berkeley hanno studiato in laboratorio blatte americane spesse circa 9 mm, costringendole a infilarsi in strette fessure alte appena 3 mm, dalle quali gli insetti sono riusciti ad uscire indenni e a gran velocità. Da questi e altri studi similari sono nati robot che aspirano a possedere la stessa resilienza: uno di questi è CRAM, alto 75 cm con un esoscheletro capace di funzionare anche in posizioni “compresse” e in grado di muoversi 5-10 volte più rapidamente dei robot “morbidi”. Vedere questo divertente e illuminante video del robot CRAM ci fa capire come l’ispirazione qui sia andata ben oltre l’aspetto del design.

Una ricerca pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences  ha mostrato come i termitai interagiscono con l’esterno come dei grandissimi “polmoni” che sfruttano la differenza di temperatura tra il giorno e la notte per buttare fuori l’aria viziata e far entrare ossigeno. Dall’osservazione dei sistemi di ventilazione dei termitai – una delle più grandi ed efficienti opere di ingegneria animale con strutture anche imponenti (arrivano fino a 6 m. di altezza) – è stato visto come riescano a mantenere temperature pressoché costanti nonostante l’escursione termica esterna, grazie al sistema che creano di ricambio dell’aria. All’interno del nido di terra, cartone o sterco si trova un condotto centrale connesso a un sistema di tunnel secondari che sfociano nelle sottili strutture a contrafforte collocate al perimetro della struttura. Durante il giorno l’aria calda tende a salire e quella fresca a scendere, generando così un sistema di circolazione d’aria autonomo dai fattori esterni. Alla sera accade il contrario e l’aria periferica si raffredda e scende al centro del termitaio, mentre quella ricca di anidride carbonica e calda sale e viene espulsa all’esterno. Le termiti aprono e chiudono i fori di aerazione per regolare la temperatura a seconda del bisogno. Una temperatura costante è essenziale perché esse coltivino un particolare tipo di fungo, loro principale alimento.

Il meccanismo sta ispirando progetti di architettura passiva in cui la ventilazione di edifici sia realizzata con soluzioni ingegneristiche di corretta canalizzazione dell’aria piuttosto che affidata a impianti termoconvettivi, dispendiosi in termini energetici e ambientali. Un esempio recente è dato dall’architetto contemporaneo Mick Pearce che ha preso come fonte ispiratrice proprio questi meccanismi di autoraffrescamento e di ventilazione osservabili nelle tane delle termiti africane per progettare l’Eastgate Building Centre di Harare in Zimbabwe: il risultato è un edificio che usa almeno il 10% in meno di energia rispetto a un edificio con le stesse dimensioni situato nella stessa località.

Da tempo l’uomo studia anche il potere adesivo delle zampe dei gechi per cercare di riprodurre in laboratorio la spiccata adesività delle loro estremità, basata su un sistema di setole, fini lamelle sottili come capelli che ampliano l’area di contatto con muri, foglie e soffitti e instaurano con essi forze intermolecolari attrattive note come Forze di Van der Waals. Una singola zampa di geco può sostenere un peso pari a 20 volte quello del suo corpo.

Ricercatori dell’Università della California di Riverside hanno studiato questo “potere” adesivo sia prima che dopo 30 minuti dalla morte del geco, andando a scoprire che il potere adesivo rimane invariato anche in quei minuti dopo il decesso. Questo perché l’attaccamento che instaurano con le superfici funziona in totale autonomia, senza l’apporto di muscoli o del sistema nervoso. Questo studio, pubblicato sulla rivista Biology Letters, può fornire spunti interessanti per la progettazione di robot o strutture con queste formidabili caratteristiche di resistenza.

L’adesività del geco è talmente impressionante che gli scienziati hanno lavorato a lungo, per oltre dieci anni, per replicarla e sfruttarla nella creazione di nastri adesivi e colle per uso umano. La nuova ricerca potrebbe aiutare a mettere a punto nuovi sistemi adesivi, destinati a obiettivi ambiziosi come robot che possano arrampicarsi sui muri o appendersi a varie superfici; altre applicazioni, anche più futuristiche, potrebbero essere ad esempio robot in grado di lavorare in ambienti estremi e aree colpite da disastri ambientali.

I ricercatori della Shanghai Jiao Tong University (Cina), hanno pubblicato uno studio su Applied Physics Letters in cui dimostrano come la micro-struttura delle ali delle cicale può custodire il segreto per produrre superfici antiriflesso che, applicate alle celle solari, le renderebbero sempre più efficienti. La superficie delle ali di cicala è formata da schiere ordinate di coni microscopici (dell’ordine dei milionesimi di millimetro) con la punta rivolta verso l’esterno. Gli scienziati hanno riprodotto in laboratorio questa struttura con il biossido di titanio, uno dei materiali semiconduttori più promettenti. Sono state realizzate superfici antiriflesso che riescono a trattenere la luce visibile che arriva con una lunghezza d’onda compresa fra 450 e 750 nanometri formando diversi angoli di incidenza. Queste strutture antiriflesso riescono a mantenere la loro morfologia anche se esposte a temperature elevate, pari a 500 gradi.  Per questo motivo i ricercatori hanno visto qui un “enorme potenziale per i dispositivi fotovoltaici come le celle solari” per il futuro. Il loro lavoro di osservazione e studio, anche in questo caso scaturito a partire da un fenomeno naturale, potrà ispirare e motivare gli ingegneri nello sviluppo di superfici antiriflesso con strutture uniche per le più disparate applicazioni.

 

Fonti:

http://rsbl.royalsocietypublishing.org/content/roybiolett/10/12/20140701.full.pdf

https://www.architetturaecosostenibile.it/green-life/curiosita-ecosostenibili/architettura-animali-072/

https://impariamodallanatura.wordpress.com/

https://www.focus.it/ambiente/animali/il-respiro-delle-termiti

http://www.mickpearce.com/Eastgate.htm

https://www.focus.it/ambiente/animali/i-gechi-mantengono-la-presa-anche-da-morti

https://www.focus.it/ambiente/animali/perche-gli-scarafaggi-sono-cosi-difficili-da-schiacciare

 

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Europa: verso accordo sui viaggi interni | Moda e lusso, dal Covid duro colpo (-28%) | Stato d’emergenza fino al 31 gennaio

People For Planet - Gio, 10/08/2020 - 06:25

Corriere della Sera: L’Europa verso un accordo sui viaggi interni. La mappa del rischio per ogni territorio;

Il Giornale: La Juventus ora è nella bufera 7 giocatori segnalati in procura;

Il Manifesto: Nuove restrizioni in Belgio, Bruxelles tra le città europee più colpite ;

Il Mattino: Pompeo da Suga, Usa-Giappone più vicini;

Il Messaggero: Roma, dai rifiuti ai trasporti, la giunta Raggi boccia se stessa. Sindaca, fiducia a picco;

Ilsole24ore: Moda e lusso, dal Covid duro colpo (-28%) ma il made in Italy pensa alla ripartenza – Spazio, Fraccaro: programmi confermati nonostante riduzione del budget Ue – Video;

Il Fatto Quotidiano: Consip, ora Tiziano Renzi rischia il processo. Accuse: traffico di influenze e turbativa d’asta. A Roma chiuse le indagini anche su Verdini;

La Repubblica: Il cdm proroga lo stato d’emergenza al 31 gennaio. Conte: “Tenete comportamenti rigorosi anche in famiglia” video;

Leggo: Maltempo, auto travolta da torrente: Desirée muore a 26 anni, salvo il fidanzato;

Tgcom24: Zanardi, le perizie: “Perse il controllo dell’handbike, andava a 50 km orari”;

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“Sono tua figlia e mi servono 10mila euro”. La truffa del Covid

People For Planet - Mer, 10/07/2020 - 19:00

Per gentile concessione di Barbara Fiorio che condivide con tutti noi questa sua brutta esperienza che potrebbe capitare a chiunque.

“Mamma? Mamma, mi sono sentita male, sono svenuta, mi hanno portata al
pronto soccorso. È grave.”
Mia madre va nel panico, le si spezza il respiro, la voce, il pensiero.
“Oddio, Barbara, cos’è successo? Dove sei? Arrivo”.
“Sono al pronto soccorso di San Martino, ma sto male, non puoi venire.
Ho bisogno di aiuto, mamma.”
“Come non posso venire? Barbara, oddio, come stai male e non posso
venire? Ti prego, dimmi cos’è successo.”
Piange, non sa cosa fare, va nel panico.
“Mi hanno fatto il tampone, ho il Covid. Ho 41 di febbre, mi ricoverano
d’urgenza, ma devono farmi due punture che costano tanto, mamma. Se non me le fanno potrei non farcela. Sto male, mamma, sto così male…”

“Barbara! No, ti prego, devo venire lì!” urla.
“Non puoi, mamma. Non ti lasciano entrare. Ma mi servono quelle punture.Ti prego, aiutami. Costano tanto, io non li ho tutti quei soldi.
“Ma le paghiamo, certo che le paghiamo. Digli di fartele, intanto.”
“Non me le fanno se non sono sicuri che le paghiamo. Mamma, io non li ho
adesso, ho bisogno del tuo aiuto. Hai dei contanti, in casa. Hai un
brillante?”
“Un brillante? È in banca, adesso è chiusa. Posso andare a ritirare al
bancomat… Oddio, Barbara, ti prego… Non puoi averlo preso…”
Piange ma cerca di seguire la telefonata, di capire cosa deve fare, di
avere una direttiva.
“Un brillante, sì. Dicono che accettano anche quelli, in pegno. Anche i
gioielli in oro. Poi ce li restituiscono.”
“Ma chi se ne frega se ce li restituiscono! Devono curarti! Io qui in
casa non li ho, i gioielli…”
“Hai dei contanti, mamma?”
“Pochi, posso andare a ritirare al bancomat...”
“No, non andare al bancomat, non c’è tempo. Prendi tutto quello che hai,
gioielli e soldi. Fallo subito, ti prego. Gli servono come pegno per il
pagamento.”
“Ma non ho neanche tutto qui. Una parte è nel box a Sturla. Dovrei
andare lì.”
“Allora vai lì. Ci sono anche le monete d’oro?”
“Le monete d’oro? Non lo so, ma non è che ne avessi, forse una…”
“Tutto, prendi tutto. Mamma, sto male, sto male, la febbre sta salendo
ancora, se non mi fanno le punture…”

“MA DIGLI DI FARTELE! Raccolgo tutto quello che ho, te lo prometto,
tutto, adesso fammi andare, prendo la macchina e vado al box.”
“No, mamma, stai al telefono con me.
“Ma devo andare al box.”
Trema, è agitatissima, prende le chiavi sbagliate, le cadono, afferra
una borsa a caso, si lascia le pantofole, dimentica la mascherina.
“Sì, sì, tieni il cellulare acceso, parlami mentre vai.”
Mia madre si precipita in auto, tocca per errore il cellulare, chiude la
comunicazione ma viene richiamata subito.
Guida come una forsennata fino al box, continua a sentire sua figlia che
le chiede cosa stia facendo.
“Sto cercando, sto cercando!”
“Cos’hai trovato, mamma?”
“Il sacchetto con i gioielli di papà e mamma. Non sono molto preziosi ma
sono d’oro.”
“Vanno bene, vanno bene. Le monete d’oro ci sono?”
“No, non ci sono, non le vedo, non le trovo, non ricordo neanche di averle.”
“E contanti? Non tenevi dei contanti da parte?”
“Sì, qualcosa, non molto.”
Cade la linea, lì c’è poco campo, viene richiamata.

“Mamma, ti passo il professore, io sto male, non riesco a parlare.”
“Professore?”
“Signora, sono qui con sua figlia, la situazione sta precipitando.
Purtroppo queste punture costano diecimila euro l’una e io non posso
farle se non sono sicuro che verranno pagate.”
“Gliele paghiamo, gliele paghiamo. La prego, le faccia intanto!”
“Non posso, devo prima avere un acconto. Vanno bene anche i gioielli,
come le ha detto sua figlia. Contanti ne ha?”
“Sì, qualcosa…”
“Quanto?”
“Adesso non lo so, sono di nuovo in macchina, vengo lì.”
“Non può venire qui. Le ripasso sua figlia.”
“Mamma, ce l’hai fatta? Quanto hai trovato?”
“Barbara, ti prego, resisti. Porto tutto quello che trovo. Ma mi si sta
scaricando il cellulare… Dimmi dove posso venire.”
“No, mamma! Non puoi venire. Vai subito a casa a mettere in carica il
cellulare. Vai veloce!”

“Signora?”
“Sì, professore, sto guidando, sto guidando!”
“Mi dica cosa ha trovato.”
“Non lo so, ho preso quello che c’era, il resto è a casa.”
“Dobbiamo sapere quanto oro ha trovato e quanti contanti, per capire se
almeno una puntura posso farla.”
Mia madre si ferma e apre il sacchetto, parla a singhiozzi, elenca le
collane di sua madre, l’anello di fidanzamento, pochi euro, degli orecchini.
“Ho anche qualcosa a casa, faccia la puntura, per favore!”
“Signora, mi dica il suo numero fisso. Così se il cellulare si spegne la
richiamiamo lì.”
“Non può mandarmi un numero da chiamare, professore? La prego. Posso
anche chiedere a un’amica di mia figlia, forse mi può aiutare a trovare
qualcosa in più.”
Non chiami nessuno, signora, non perda tempo. Vada a mettere il
cellulare in carica e mi dia il suo telefono fisso, la chiamiamo noi.”
“Va bene, va bene, eccolo.”
Mia madre detta il numero di casa e poi tocca di nuovo inavvertitamente
il cellulare, chiudendo la telefonata. Riprova a chiamare ma il numero
era anonimo, riesce a scrivermi CHIAMAMI su WhatsApp e si rimette alla
guida.

Nel frattempo la richiamano, le parlano, lei sale a casa.
Io leggo il messaggio e le telefono subito. Occupato il fisso, occupato
il cellulare. Un po’ strano. Avrà fatto i suoi soliti casini con
l’elettronica, penso. Ma mi ha scritto di chiamarla, riprovo. Occupato.
“Signora, è a casa?”
“Sì, sì, sono a casa.”
“Va bene, allora, quanto ha raccolto?”
“Mia figlia come sta?”
“Gliela passo.”
“Mamma? Sei riuscita a trovare abbastanza?”
“Sì, sì, tutto quello che ho. Dei gioielli, un po’ di contanti, ma
potrei chiedere aiuto anche a Isa.”
“No, mamma, non chiamare nessuno! Devi sbrigarti, non c’è tempo da perdere.”
“Va bene, va bene, vi prego, ditemi cosa devo fare, digli di farti le
punture, vi prego. Signore, prendi me, non prendere mia figlia.”
“Signora? Lei stia lì e mi dia l’indirizzo, viene un mio collega a
prendere il sacchetto tra poco.”
“Il mio indirizzo?”
“Sì, ho qui il collega che è pronto ad arrivare, su, su, svelta,
l’indirizzo. Quando glielo diciamo lei scende e dà il sacchetto al mio
collega.”
“Sì, la via è questa, il civico, non lo so, adesso non me lo ricordo…”
“Va bene, signora, ci dica dov’è.”
“Sono a casa. Può venire qui, davanti alla stazione. Non lo so, mi dia
il numero del suo collega.”
“Si chiama Andrea, ma adesso lei stia lì, glielo diciamo noi quando
scendere.”

Trovo il fisso libero. Finalmente.
Mia madre risponde urlando.
“PRONTO!”
“Mamma… Calma.”
“Ho tutto, ho tutto.” Sta piangendo.
“Hai tutto cosa? Mamma, cosa succede?”
Sento una voce in sottofondo, viene dal cellulare di mia madre.
“Signora! Signora!”
“Sì, professore, sono qui, sono qui. Mi dica, devo scendere?”
“Mamma! MAMMA! Torna qui, al fisso. Mamma!”
“BARBARA! Un attimo, dammi solo un attimo e scendo! Ho tutto, le monete
non le ho trovate.”
“Quali monete?”
“UN ATTIMO PROFESSORE! Sono all’altro telefono!”
“Non parli con nessuno! Le ho detto di non parlare con nessuno!” sento
uscire dal cellulare.
MA È MIA FIGLIA! – dice da una parte, poi torna da me – Barbara, come
stai, come ti senti?”
“Mamma, adesso tu ascolti me e solo me. Con calma, respira.”
“Sì, ma come stai, dimmi come stai.”
“Sto benissimo e sono a casa. Spegni subito il cellulare.”
“Ma il professore…”
“Spegni immediatamente il cellulare e ascolta me e solo me.”
“Sono andata al box, ho raccolto tutto quello che potevo…” scoppia a
piangere.
Sento il suo cellulare che suona di nuovo.
“Non rispondere, mamma.”
“Dicono che devo scendere per dare tutto ad Andrea.”
“Non scendere. Chiudi bene la porta. Sto arrivando.”

Il suo cellulare suona di nuovo.
“È il professore” mi dice lei, e ormai la tensione le si è abbattuta
addosso e la sento che crolla.
Le dico di non rispondere, dopo due tentativi smettono di insistere,
continuo a parlarle, intanto mi metto le scarpe, infilo una giacca al
volo, prendo le chiavi e marcio verso casa sua che Tempesta in confronto
era una debuttante al ballo del diciottesimo.
Guardo tutte le persone nella piazza della stazione, cerco uomini soli,
magari con un borsone. Ho così tanta rabbia in corpo che per fortuna non
individuo nessuno con certezza, sennò all’ospedale ci finisco sul serio.

Continuo a parlare con mia madre, che intanto mi racconta quello che le
avrei detto, che la voce era proprio la mia, ne era certissima, forse mi
hanno registrata, ma chi erano, chi era il professore, e ogni tanto
confonde ancora realtà e finzione e mi dice che le monete non sa dove
siano, è sconvolta.
Salgo in ascensore, continuo a parlarle, le dico di non spaventarsi se
sente la porta aprirsi, che sono io, aspetto che mi risponda, entro.
Mi vede, scoppia a piangere.
Esco sul terrazzo, osservo di nuovo la piazza della stazione e fotografo
un uomo s
u una moto, con un borsone, che dopo aver aspettato qualche
minuto, mette in moto e se ne va.

Poi chiamo il mio amico in Questura che è sempre la persona meravigliosa
che è e che spiega a mia madre come funzionano queste truffe, che non
deve sentirsi stupida, ci cascano a centinaia, che se a un genitore dici
che il figlio sta male il cervello gli va in pappa in un battito di
ciglia e da quel momento vale tutto.
Chiamano a caso, si muovono per isolati, uno al giorno, una sim usa e
getta al giorno. Se perdono il colpo, mollano e passano ad altre vittime.
E la tranquillizza, è andata. Ce la siamo cavata.
Gli mando le foto che ho fatto, forse serviranno, forse no. Intanto
gliele mando.

Poi con mia madre ne approfittiamo per rivedere i ricordi dei suoi
genitori, quella spilla, quella collana, quel ciondolo, non grandi
valori economici ma inestimabili dal punto di vista affettivo.
Sto un po’ lì con lei, mi racconta tutto, la faccio sorridere dicendole
che siamo state una grande squadra. Lei è stata bravissima a mandarmi
quel messaggio e io per fortuna non l’ho liquidata pensando ai suoi
soliti casini con i telefoni. Come sia stato possibile trovare libero il
fisso, dato che della truffa fa parte anche tenere entrambi i telefoni
occupati, non lo sappiamo. Ma a volte fare casino con i telefoni può
rivelarsi una salvezza.
Ridiamo. Torno a casa.
E li maledico.
Che a queste persone accada esattamente ciò che loro fanno credere alle
loro vittime.
E voi, se avete un genitore anziano, raccontateglielo, perché magari,
sapendolo, non ci casca, e ne salviamo qualcun altro.
E chi ci casca non si senta né stupido né un vecchio inutile: sono abili
nel colpire le persone dove sono più vulnerabili, sanno come farlo e
vanno dritti al bersaglio.
Per fortuna, non sempre lo centrano.

Nota e considerazione di Barbara, utile e necessaria per rispondere a dubbi e osservazioni di tutti i lettori.

Non riesco a rispondere a tutti, ma vi ringrazio per questa partecipazione. La stragrande maggioranza di voi ha creato un abbraccio collettivo per mia madre che le ha fatto e le sta facendo bene, grazie. E credo lo abbia creato anche per chi è stato vittima di questo genere di truffa che, nella sua assurdità e crudeltà, e proprio per quello, colpisce nella dignità, fa sentire vulnerabili e incapaci di riconoscere cose che, quando si è lucidi, sono palesi.
Ho scritto questo post a caldo, subito dopo aver lasciato mia madre a casa, una volta averla vista più tranquilla, e ho tentato di ricreare quello che ha vissuto lei, come lo ha vissuto lei, perché è così che lo vive la vittima tipo di quella gente.
Speravo (e spero) che servisse a chiunque per non cascarci anche lui e a lei per farle vedere che non è stata l’unica e che le persone la sanno comprendere.
Per il resto, vado veloce e provo a rispondere a tutti qui. – Sì, è successo davvero, non è un fake. – Sì, è un post lungo: l’hanno tenuta al telefono per un’ora, direi che sono stata pure sintetica. – No, non siete obbligati a leggere fino in fondo, ci mancherebbe. Però non addormentatevi e se squilla il telefono rispondete, mi raccomando.

  • Sì, come ho scritto nel post la prima cosa che ho fatto è stata parlare con il mio amico della Questura e gli ho già scritto tutti i dettagli, oltre a mandargli le foto scattate (ammesso che servano).
  • No, bloccare i numeri sconosciuti non è la soluzione ideale, sia perché io non sono in elenco e pure il mio numero non compare se chiamo, sia perché questi usano Sim che poi gettano o restituiscono a ignari utenti, quindi non è quella la soluzione, purtroppo.
  • Sì, mia madre ha davvero creduto che quella fosse la mia voce, sono meccanismi mentali abbastanza semplici: se mandiamo una persona nel panico, e magari è anche una persona ansiosa di suo, dicendole che la figlia è moribonda in ospedale e quella figlia le parla con voce alterata dal dolore, dal pianto e dal sussurro per una presunta temperatura a 41, be’, può succedere di crederci. O di avere il dubbio ma far vincere la paura. La razionalità, in quei casi, fa le valigie e si trasferisce su un altro pianeta e la mente crede a ciò che le si vuol far credere, soprattutto se non le si dà il tempo per fermarsi a pensare (lì l’incalzare senza sosta).
  • Era la mia voce? Ovviamente no.
  • Mi hanno astutissimamente registrata e poi hanno montato tutto per turlupinare mia madre? Ovviamente no. Ci hanno provato, qualche volta funziona, altre no. Non mettete in croce chi ci casca facendo presente che non ha saputo riconoscere la voce di sua figlia. Siate umani, che a qualcosa di assurdo avrete creduto pure voi, nella vita.
  • Sì, il nostro Sistema Sanitario Nazionale ci cura gratis e un medico non ti chiede gli ori in pegno, per fortuna in Italia è così e grazie per chi ci tiene a farlo presente, è giusto ricordare le cose come stanno. E infatti nessuno è mai stato truffato, checché se ne sappia. In Questura fanno corsi d’uncinetto per passare il tempo, ormai. Sì, sono sarcastica.
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Tutto è plastica

People For Planet - Mer, 10/07/2020 - 17:00

“L’alternativa alla plastica di origine petrolifera – ci spiega il Dr. Mario Malinconico, dell’IPCB-CNR di Pozzuoli – è la plastica da carbonio rinnovabile, biodegradabile e compostabile”.
La trasformazione dei prodotti agroalimentari, pomodoro, agrumi, produce grandi quantità di scarti da cui si possono ricavare bioplastiche a basso impatto ambientale. E non solo: avete mai sentito parlare di polimeri biomedicali?

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