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Il giorno dei morti raccontato da Andrea Camilleri

People For Planet - Sab, 11/02/2019 - 08:00

“Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.

Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.

I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.

Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire”.

Fonte: Gela Le Radici Del Futuro

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Autismo e lavoro: il progetto Scipione

People For Planet - Sab, 11/02/2019 - 07:00

Siamo a Pieve Santo Stefano, frazione del Comune di Lucca, all’interno della meravigliosa Villa Sardini. Francesca Bogazzi, intervistata da Jacopo Fo, racconta del progetto Scipione, studiato per offrire una possibilità formativa e lavorativa nell’agricoltura alle persone con autismo.

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Insonnia, stress, cyberbullismo: i social network danneggiano la salute mentale degli adolescenti

People For Planet - Sab, 11/02/2019 - 07:00

L’uso frequente dei social network nuoce alla salute degli adolescenti, in particolare a quella delle ragazze. Tra gli effetti indesiderati messi in evidenza ci sono l’aumento dei livelli di ansia e stress, problemi di insonnia, riduzione dell’attività fisica, maggior rischio di essere vittime di episodi di cyberbullismo.

I dati arrivano da uno studio pubblicato su The Lancet Child & Adolescent Health ed è stato realizzato da un gruppo di ricercatori del Great Ormond Street Institute of Child Health dell’University College London di Londra. Gli studiosi hanno utilizzato i dati provenienti da Our Futures, uno studio longitudinale rappresentativo a livello nazionale realizzato su 12 866 studenti inglesi di 866 scuole secondarie di età compresa tra 13 e 16 anni. L’esposizione all’uso dei social network è stata esaminata incrociando l’età dei partecipanti allo studio (13-14 anni, 14-15 anni e 15-16 anni) con la frequenza di utilizzo di social network (da una volta a settimana o meno, fino a più volte al giorno) come Facebook, Instagram, WhatsApp, Twitter e Snapchat.

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Effetti maggiori sulle ragazze

Dallo studio è emerso che gli effetti collaterali che derivano dall’uso di Facebook, Instagram e simili riguardano soprattutto le ragazze: il 60% degli effetti negativi sulla loro salute deriva dalla loro maggiore esposizione al cyberbullismo e da livelli inadeguati di sonno e di attività fisica, “fattore, quest’ultimo, che però tra i tre gioca un ruolo minore”, precisano gli autori dello studio. E tanto maggiore è la frequenza d’uso dei social media, tanto più importanti risultano essere gli effetti negativi. Per quanto riguarda i maschi, invece, gli stessi fattori hanno influito sfavorevolmente sulla salute solo nel 12% del totale dei ragazzi coinvolti nello studio.

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Ridurre l’uso dei social network non serve

A differenza di ciò che si potrebbe comunemente dedurre, spiegano i ricercatori, limitare l’accesso ai social media da parte dei ragazzi potrebbe non essere il modo più indicato per migliorare il loro benessere: “I nostri dati suggeriscono che gli interventi per ridurre l’uso dei social media per migliorare la salute mentale nei giovani potrebbero essere fuori luogo. Sarebbe piuttosto più indicato prendere in considerazione interventi di salute pubblica mirati a prevenire episodi di cyberbullismo o ad aumentare la resilienza agli stessi, oltre che provvedimenti atti a garantire adeguati livelli di sonno e attività fisica”.

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Ironia, sono più simpatici gli uomini o le donne?

People For Planet - Ven, 11/01/2019 - 15:00

Lasciate perdere Ali Wong, Tina Fey o Amy Schumer. Gli uomini sono più simpatici delle donne. Mediamente – è chiaro – l’ironia è insomma un terreno maschile. Lo hanno stabilito ricercatori della Aberystwyth University, in Galles, con una review che ha analizzato gli ultimi studi sull’argomento, pubblicata sul Journal of Research in Personality.

I ricercatori – psicologi evoluzionisti – hanno specificato prima di tutto cosa si intende per ironia: “Qualcosa di complesso, che coinvolge tra l’altro aspetti sociali, emotivi, psicologici, cognitivi e culturali“, tutto con un solo obiettivo: far ridere. Avere il senso dell’umorismo è un’abilità in questo caso non correlata alla capacità di apprezzare l’ironia. Si tratta qua della capacità di produrre risate. Per riuscire nella distinzione sul genere (sessuale) dell’ironia, lo studio ha tenuto in considerazioni solo le ricerche in cui i partecipanti non conoscevano il sesso del “comico” da valutare. In altre parole, l’analisi ha riguardato gli studi condotti su persone che dovevano giudicare l’ironia del prossimo, senza conoscerne il genere.

In totale 28 studi e oltre 5mila partecipanti, che hanno sancito la vittoria dei maschi. Sono più divertenti delle femmine, dice la scienza, ma stanno a un passo dal perdere la palma.

Difatti, solo il 63 percento degli uomini ha raggiunto un punteggio superiore alle donne, e questa è considerata dai ricercatori una differenza medio piccola. Per spiegare questo – se pur piccolo – gap, sarebbe interessante un’analisi temporale, o regionale, che potrebbe forse arrivare alla conclusione che l’ironia delle donne è proporzionale al loro grado di emancipazione. Se questo fosse vero, mediamente, una donna occidentale sarebbe più divertente di una donna, mettiamo, saudita. Che non è difficile da ipotizzare.

“È possibile – hanno dichiarato gli stessi studiosi – che le donne soffrano della tendenza generale delle società a scoraggiare la loro ironia”. Da una donna in fondo non ci si è mai aspettato – finora – che fosse divertente, da un uomo sì. Anzi, se per sedurre a una donna serve, da tradizione, soprattutto il fascino; a un uomo serve far ridere la sua principessa. Del resto, secondo uno studio del 2006, quando cerchiamo un* compagn*, le donne cercano segnali di intelligenza, e gli uomini no (tendenzialmente: per la precisione lo fa la metà degli uomini rispetto al numero delle donne).

Se è dunque vero che le donne non sono stimolate a sviluppare l’ironia, notoriamente un forte segnale di intelligenza sociale, ecco un buon motivo per fare delle celebri comiche americane elencate nell’incipit di questo articolo le nostre comiche di riferimento: saranno un modello e un’ispirazione per tutte noi. In fondo, se è vero che ridere fa bene, meglio che si esercitino tutti. Ps. Le trovate su Netflix.

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I 10 migliori film erotici degli anni ’70 e ’80

People For Planet - Ven, 11/01/2019 - 12:00

L’eros e il cinema hanno un legame molto stretto fin dagli albori della settima arte. Ma i censori e il moralismo ne hanno limitato l’espressione nel corso dei decenni. La creatività dei registi è comunque riuscita a turbare i sensi degli spettatori fosse una Gilda, un angelo azzurro, un giovane Brando che si chiama desiderio. È negli anni Settanta che la rivoluzione dei costumi fa cadere vestiti e tabù a favore del migliore cinema erotico . Tutto diventa esplicito e possibile. Il cinema d’autore non si pone limiti continuando a combattere con la censura. I nuovi consumi aprono sale a luci rosse, il romanzo di formazione degli adolescenti maschi nei cinema è di massa tra commedie scollacciate e film scandalo. L’omosessualità trova cittadinanza. Ho scelto i miei migliori dieci film erotici tra i Settanta e gli Ottanta, il ventennio di maggior godimento di cinema erotico. Dopo, nulla sarà più come prima. Salvo qualche rara eccezione..

ULTIMO TANGO A PARIGI di Bernardo Bertolucci, 1972

Con “Ultimo Tango a Parigi” succede di tutto. Marlon Brando è Marlon Brando. Maria Schneider ne resterà traumatizzata per sempre immergendosi nel clima dell’epoca non sapendo che c’è un oltre Bataille che ti devasta tra Eros e Thanatos. I settimanali dedicano copertine e decine di pagine di approfondimento. L’Italietta bigotta e fascista anima il furore della censura. Bertolucci è il Giordano Bruno del Novecento. La pellicola viene mandata al rogo, il presidente della Repubblica ne salva una copia affidata alla Cineteca nazionale. Bernardo viene privato dei diritti civili. Ma oltre quindici milioni di italiani vedono il film e straparlano del burro adoperato in un amplesso. Il film ritornerà in sala nel 1987 sdoganato all’epoca nuova e già da tempo consegnato alla categoria dei capolavori assoluti.

ECCO L’IMPERO DEI SENSI di Nagisa Oshima, 1976

Titolo originale “Corrida in amore”, ispirato a un fatto realmente accaduto nel Giappone degli anni Trenta e molto conosciuto nel Sol Levante. Sada Abe è un’ex prostituta che presta servizio come cameriera in un hotel. Qui inizia una focosa relazione con Kichizo Ishida, il proprietario. La passione è così forte e intensa che la continua necessità di aversi li porta a sperimentare forme di trasgressione estreme. Anche qui emerge il pensiero di Bataille. Magistrale lezione di regia di Oshima che inquadra tutto su interni modellati su stampe erotiche giapponesi del Settecento. In Italia sforbiciata censoria di 15 minuti rispetto all’originale.

IL DECAMERON di Pier Paolo Pasolini, 1971

Pasolini ha il merito di aver restituito agli italiani la lezione del Decamerone di Boccaccio. Le 7 novelle scelte per la sceneggiature sono  ambientate a Napoli con una precisa scelta di campo meridionalista. Pasolini, grande esperto di pittura, interpreta Giotto con una recitazione fisica molto possente. Divertente, solare, perfettamente compiuto. Ma Pasolini al cinema è ancora una volta scandalo senza fine. I Soloni della sinistra insorgono contro l’avvenuto disimpegno pasoliniano. La destra reazionaria, il centrismo bigotto e i parrucconi della magistratura più retriva perseguono l’arte cinematografica che rende popolare il boccaccesco che sta nei vocabolari. Per la felicità del produttore il film incassa la cifra record di quattro miliardi di lire dell’epoca. Il successo commerciale del film pasoliniano consentirà la nascita di un sottogenere erotico boccaccesco che incontra un gran favore di pubblico.

QUERELLE DE BREST di Reiner Werner Fassbinder, 1982

Ultimo film, quasi un testamento, del grande regista tedesco, tratto dal romanzo di Genet. Querelle è imbarcato sulla nave “Vengeur”, ancorata nel porto di Brest, è bello e forte ed è nascostamente amato dal comandante della nave, il tenente Seblon. Sceso a terra, conosce in un bistrot-bordello il padrone del sordido locale, Nono, sua moglie Lysiane, amante del fratello di Querelle, Robert. Film epico per la comunità omosessuale che santifica i marinai come icone di riferimento, film scandalo per gli spettatori etero. Le luci arancio e blu che illuminano le scene sono bellissime. Sparito nel ricordo e nella visione. Merita di essere recuperato.

LA CHIAVE di Tinto Brass, 1983

Opera del geniale regista veneziano, tratto dal libro dello scrittore giapponese Tanizaki (torna il Sol Levante erotico) e ambientato nella Venezia fascista degli anni Quaranta. Film massacrato dalla critica che non si limita a negargli le stelle ma sostiene che non è un film erotico. Smentito dai larghi favori del pubblico che accorre in massa in sala e ne conserva il vhs per il tinello di casa o per la camera da letto. Trionfo erotico di Stefania Sandrelli. Sequestrato dalla magistratura. Ben presente nell’immaginario erotico italiano per intreccio di trama e forme.

MALIZIA di Salvatore Samperi, 1973

Una commedia erotica riuscita e divertente, ambientata in una Catania ispirata dagli scritti di Brancati, fa ammirare una sconosciuta attrice che interpreta una cameriera corteggiata dall’ex vedovo e dai suoi figli. Ingresso nello star system nazionale per Laura Antonelli diretta da un regista giovane sessantottino e splendidamente llluminata dal direttore della fotografia Vittorio Storaro. La malizia come senso comune italico.

EMMANUELLE di Just Jaeckin, 1973

Tratto da un libro di gran successo scritto probabilmente da un diplomatico e sua moglie che lo firma con lo pseudonimo di Emmanuelle Arsan racconta una giovane donna alla ricerca dell’emancipazione sessuale attraverso una serie di esperienze trasgressive e libertine figlie dell’epoca. Amplessi in aereo con due uomini, atmosfere sadiche, erotismo sfrenato nel film girato da un esordiente ne fanno un successo planetario che genera sette sequel ufficiali e oltre una quindicina di titoli apocrifi.

LA VERA GOLA PROFONDA di Joseph Sarno, 1974

La storia di un prostituta con il clitoride nella gola è il primo film pornografico che ha un trama strutturata e una produzione degna di questa nome. Wikipedia recita: «Alla sua uscita nei cinema Gola Profonda diventò un successo clamoroso e ricevette attenzione anche da un pubblico mainstream che di solito non frequentava le sale a luci rosse, uscendo dalla nicchia riservata al cinema hard per diventare un caso nazionale negli Usa  che diede il via al cosiddetto “porno-chic”». Incassi clamorosi in tutto il mondo. Italia compresa.

LÉGAMI di Pedro Aldomovar, 1989

Il cuore e il furore creativo del funambolico regista spagnolo mescola commedia e melodramma. Banderas psicopatico con problemi emotivi  ossessionato da una porno diva, la sequestra e la lega al letto per darle tempo di innamorarsi di lui. E il carnefice spesso affascina. Il trionfo dell’eros beffardo al cinema.

NOVE SETTIMANE E MEZZO di Adrian Lyne, 1986

Avversato dalla critica all’uscita, in particolare da Tullio Kezich che aprì un serrato dibattito con i lettori che non avevano apprezzato la stroncatura feroce. Il film, adoperando il linguaggio della pubblicità dell’epoca, decreta il grande successo di Kim Basinger e Mickey Rourke e colpisce l’immaginario sessuale degli anni Ottanta ormai condizionato dalla paura dell’Aids. Lo spogliarello sulle note di Joe Cocker è nella memoria di tutti.

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Proprio una bella idea, onorevole Marattin!

People For Planet - Ven, 11/01/2019 - 09:42

La denuncia della senatrice Liliana Segre che ha dichiarato di ricevere ogni giorno oltre 200 post di insulti sui social ha suscitato indignazione e qualche idea bislacca,  come quella del renziano Luigi Marattin che su Twitter (ironia della sorte) ha annunciato: «Da oggi al lavoro per una legge che obblighi chiunque apra un profilo social a farlo con un valido documento d’identità. Poi prendi il nickname che vuoi (perché è giusto preservare quella scelta) ma il profilo lo apri solo così».

L’idea a Marattin l’ha data il regista Gabriele Muccino che sempre su Twitter aveva esclamato: «Subito, al più presto, occorre una legge che obblighi chiunque apra un account social a registrarlo solo tramite l’invio di un documento di identità. Sapremo solo così chi si nasconde dietro la rete commettendo reati penali (!) sotto l’impunità dell’anonimato».

Beata ignoranza

E su Twitter le risposte al regista non sono mancate, alcune serie, altre indignate o sarcastiche.

Paolo Attivissimo – giornalista, esperto di web e cacciatore di bufale – risponde pacato «Mi scusi, ma ha considerato che una donna maltrattata sarebbe obbligata a esporsi al suo aguzzino? O che è facilissimo creare e inviare documenti alterati e spacciarsi, per esempio, per Gabriele Muccino?”»

E c’è anche chi ironizza: il professor Stefano Zanero che si occupa di sicurezza informatica cinguetta «Facciamo un patto, io non mi cimento a girare scene di film (anche perché non saprei proprio da che parte cominciare) e in compenso questi argomenti li lasciate a me ;)»

E poi Zanero spiega bene perché la proposta non è attuabile in un lungo articolo con un titolo significativo:  “Oookay. Ricominciamo da capo, e vediamo perché questa proposta e tutte quelle simili da destra e da sinistra siano tutte UGUALMENTE IDIOTE in modo bipartisan. Non sarò breve”.

Il punto a tutta la questione la mette G (anonimo?), che twitta «Ci vuole la mappatura completa del DNA, altro che cazzi».

Una petizione! Una petizione!

Luigi Marattin ha presentato anche una petizione per chiedere il sostegno popolare alla sua idea e, ironia della sorte, può essere firmata anche coi profili fake: hanno già aderito Gesù, Babbo Natale e pure il Grande Puffo.

Perché si tratta di una stupidaggine?

Lo spiegano in tanti: su Repubblica nell’articolo Carta d’identità per andare sui social, una proposta senza senso Riccardo Luna è molto chiaro: «Andiamo con ordine. La proposta non ha senso per due ragioni: la prima è che già oggi non esiste un vero anonimato sui social e in rete; quando navighiamo siamo identificati da un indirizzo IP che indica esattamente dove si trova il computer o il telefonino collegato alla rete quando mandiamo un messaggio. La polizia postale, se pensa che hai commesso un reato, ti trova subito. Va detto che è possibile navigare nascondendo l’IP, ovvero celando la propria identità, ma questo – ed è la seconda ragione – è un diritto umano sancito dalle Nazioni Unite per difendere la libera manifestazione del dissenso».

Mettiamola così: sono le dittature che cancellano l’anonimato. Chiedere a 30 milioni di italiani la carta d’identità per identificare 200 razzisti – che tra l’altro spesso si firmano con nome e cognome – è quanto meno una cretinata, come afferma Massimo Mantellini su Il Post.

Non ci sono soluzioni?

Come no, afferma ancora Riccardo Luna: «Proprio oggi Tim Berners Lee, che 30 anni fa l’ha creato (il web, non Internet!), ha detto che il lavoro avviato un anno fa con esperti e appassionati per salvare il web dagli spacciatori di notizie false e odio, è al traguardo. Fra un mese sarà pubblicata la proposta finale: il contratto per il web. È questa la proposta che conta. Fatta da chi sa di che stiamo parlando. Il resto è fuffa». 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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People For Planet intervista Marco Baliani

People For Planet - Ven, 11/01/2019 - 07:10

“Gabriella, dopo Benni ti va di intervistare Marco Baliani?”
“Quando?!?”
“Adesso!”

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Dario Fo e Camilleri

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Animali: i maghi del travestimento (Infografica)

People For Planet - Ven, 11/01/2019 - 07:00

Tutti conosciamo il famoso camaleonte ma esiste anche l’insetto stecco, l’insetto foglia e la Mantide fantasma.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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Inquinamento: le navi da crociera producono più ossido di zolfo di tutte le auto d’Europa

People For Planet - Ven, 11/01/2019 - 07:00

Il comparto marittimo è sotto accusa per l’inquinamento prodotto dalle grandi navi.

Su 80 navi da crociera censite dall’associazione ambientalista tedesca Nabu, soltanto 2 utilizzano sistemi efficaci per ridurre lo smog. Un altro studio svela che le navi da crociera che viaggiano in acque europee inquinano 10 volte di più di tutti i milioni di automobili che si spostano nei paesi Ue. Per fortuna qualcosa sta cambiando, dalla firma in Francia della carta Sails al decreto che fissa nuove sanzioni per il mancato rispetto degli obblighi di monitoraggio e comunicazione delle emissioni.

I giganti del mare sono tutti colpevoli

Non c’è dubbio: le grandi navi da crociera producono troppe emissioni nocive, nessuna esclusa.  Nabu ha pubblicato l’esito del consueto studio sul comparto: su 80 navi, praticamente tutte sono colpevoli per le emissioni “enormi” di gas serra. Soltanto 2 possono essere considerate esempi virtuosi, una nave del gruppo tedesco Aida e una del gruppo italiano Costa, perché si impegnano nella riduzione dei fumi inquinanti, ma in tutti i casi viene utilizzato come combustibile il gas naturale liquefatto, e il processo di estrazione danneggia l’ambiente oltre che rilasciare metano in atmosfera. Le peggiori restano compagnie come MSC e Royal Caribbean, in fondo alla classifica.

Un secondo studio curato da Transport & Environment ci dice che il più grande operatore marittimo nel settore delle crociere di lusso, la Carnival Corporation, emette SOX (sulphur oxide – ossido di zolfo) circa 10 volte di più rispetto alla quantità prodotta nel 2017 dai 260 milioni circa di auto che circolavano in Europa. Il secondo operatore, la Royal Caribbean, emetteva 4 volte la quantità di SOX prodotta dalle auto. Essendo Paesi a spiccata vocazione turistica e mete privilegiate per le grandi navi, Spagna, Italia e Grecia – seguite a stretto giro da Francia e Norvegia – sono le più esposte a questo tipo di inquinamento, con Barcellona, Venezia e Palma de Mallorca a farne le spese maggiori, seguite da Civitavecchia e Southampton.

Firmata la Carta Sails da 9 compagnie francesi e un’italiana

Ogni Paese tenta di arginare il problema e di coinvolgere i grandi armatori. A margine del G7 di Biarritz è stata consegnata al presidente francese Emmanuel Macron la carta Sails (Sustainable Action for Innovative and Low Impact Shipping), firmata a fine luglio da 9 compagnie di navigazione francesi e anche dal gruppo italiano Grimaldi, unico tra gli italiani. La carta resta aperta per qualche mese ad altri sottoscrittori. L’iniziativa è stata lanciata dal ministero per la Transizione Ecologica e Inclusiva francese con il sostegno di Armateurs de France. L’impegno è quello di tutelare maggiormente l’ambiente marino, indipendentemente dagli obblighi di legge, e di condurre azioni volontarie quali la riduzione dell’inquinamento atmosferico e dell’impatto sonoro sottomarino delle grandi navi, nell’ambito di collaborazioni più ferree tra settore privato e attori pubblici francesi al fine di una maggiore protezione dell’ambiente marino e costiero.

Nel mondo, alcune città hanno comunque già preso provvedimenti più drastici autonomamente. A Cannes dal 2020 potranno sbarcare nel porto solo passeggeri provenienti da navi il cui olio carburante non contiene più dello 0,1% di zolfo. Santorini ha fissato invece un massimo di 8 mila passeggeri al giorno per arginare effetti come l’erosione delle coste. Venezia, da sempre, cerca una soluzione alternativa al passaggio e all’attracco delle grandi navi da crociera a ridosso centro storico.

Nuovo sistema di sanzioni per chi sfora i limiti di emissioni

È stato intanto reso noto dal nostro ministero per l’Ambiente che è stato firmato dai ministri per gli Affari europei, della Giustizia e dell’Ambiente il decreto che fissa nuove sanzioni al trasporto marittimo nel caso di sforamento dei limiti di emissioni di Co2. Il decreto è attuazione del Regolamento Ue secondo cui gli Stati membri devono mettere a punto un sistema sanzionatorio per il mancato rispetto degli obblighi di monitoraggio e comunicazione delle emissioni. L’obiettivo resta comunque quello di una riduzione di tali emissioni, anche appunto attraverso sanzioni crescenti a seconda dello sforamento crescente dei limiti. Entra in gioco con il decreto il Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, che si occuperà di vigilanza e accertamento; le sanzioni invece saranno erogate dal Comitato nazionale per la gestione della direttiva 2003/87/CE e per il supporto nella gestione delle attività di progetto del Protocollo di Kyoto. Il ricavato andrà nelle casse del ministero dell’Ambiente e sarà reinvestito in misure di riduzione delle emissioni.

Immagine di Armando Tondo

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Valvola aortica sostituita sotto ipnosi

People For Planet - Gio, 10/31/2019 - 15:00

È stata sottoposta alla sostituzione della valvola aortica senza la somministrazione di farmaci anestetici, ma con il solo potere dell’ipnosi: è quello che è accaduto a una signora di 82 anni all’ospedale Niguarda di Milano.

L’intervento è durato poco più di un’ora e al termine dell’ipnosi la paziente ha riferito di non aver sentito alcun fastidio e che con la mente era andata alla sua infanzia: per tutto il tempo aveva corso tra i prati con una capretta, così come faceva da bambina, tra colori vividi e un profumo di limoni selvatici.   

Ipnosi al posto dell’anestesia

Un intervento di sostituzione della valvola aortica richiede di prassi la somministrazione di farmaci sedativi per indurre uno stato d’immobilità che permetta agli specialisti di eseguire l’intervento con il massimo grado di efficacia e sicurezza: si tratta infatti di una procedura mini-invasiva condotta tramite cateteri sottilissimi che viaggiano all’interno del corpo con al loro interno una valvola di bio-materiale auto-espandibile. «Il punto di accesso è l’arteria femorale – spiega Giuseppe Bruschi, cardiochirurgo del Niguarda – da dove, sotto guida angioscopica e fluorografica, si raggiunge la valvola cardiaca danneggiata che viene sostituita da quella nuova che viene sfilata dal catetere”. Per la paziente di 82 anni, però, l’intervento è stato condotto senza far ricorso a farmaci anestetici, se non per una piccola dose iniettata negli arti inferiori nei pressi dei punti di accesso dei cateteri.

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Innalzare la soglia del dolore

A causa di uno stato di sofferenza dei polmoni dovuto ad una broncopneumopatia ostruttiva e a una recente polmonite, oltre che a una conformazione anatomica del collo che avrebbe reso l’intubazione difficoltosa in caso di complicanze, i medici hanno preferito optare per l’ipnosi al posto della sedazione. Il concetto chiave dell’ipnosi, spiega Sandra Nonini, specialista dell’Anestesia e Rianimazione 3 dell’ospedale, che ha indotto lo stato di ipnosi, sta nel focalizzare l’attenzione su un’idea per indurre uno stato di coscienza modificato che può portare a un innalzamento della soglia del dolore. «Ho fatto concentrare la paziente su un punto e l’ho portata a lavorare sulla respirazione. Quindi l’ho accompagnata a immaginare di trovarsi nel suo luogo sicuro. In questo stato di trance, che è ben diverso dal sonno, abbiamo potuto completare l’intervento, grazie a uno stato di immobilità tenuto dall’inizio alla fine della procedura». 

Approccio complementare, non alternativo

L’ipnosi rimane comunque un approccio complementare e non alternativo alle normali tecniche anestesiologiche, «anche perché non tutte le persone sono ipnotizzabili, e per quelle che sono suscettibili all’ipnosi ci sono diversi test a cui devono essere sottoposte preventivamente – precisa Nonini -. È importante anche che ci sia un colloquio con il paziente prima della seduta per spiegare nel dettaglio e fugare ogni eventuale dubbio». 

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Stanotte non aprite la porta ai volontari Avis

People For Planet - Gio, 10/31/2019 - 12:38


Questa notte attenzione a chi bussa alla porta, potrebbe essere un addetto Avis per un prelievo diretto di sangue, o meglio, per una donazione (in)volontaria in occasione della notte più horror dell’anno. Per essere pronti si consiglia di appendere aglio alle porte, suggerisce l’Associazione, ma, perché no, anche di munirsi di qualche amuleto della bisnonna potrebbe tornare utile. E come dimenticare il paletto di legno, difesa perfetta per lo scontro corpo a corpo?

Oppure… Scherzetto! Ci avevate creduto? Per i gothic lovers, purtroppo, gli unici vampiri che suoneranno alla vostra porta questa sera saranno i bimbi travestiti per Halloween, perché questa è solo la simpatica fake news che i social di Avis Italia hanno finto di sventare per giocare con gli utenti. 

La simpatica trovata dell’Associazione Volontari Italiani del Sangue – ente del terzo settore che opera in Italia e in Svizzera nell’ambito della donazione di sangue ed emocomponenti – ha fatto il botto sui social. Con un’immagine vampiresca e un finto comunicato stampa, lo scherzo finge di voler “sventare” una fake news immaginaria che si sarebbe diffusa tra gli italiani: questa sera i volontari Avis passeranno a trovarvi. L’invito invece è ovviamente sempre lo stesso: perché non festeggiare questo Halloween in modo originale, e proprio pensando a chi è meno fortunato? Nessuna beneficenza sarebbe oggi più a tema. 

Per gli appassionati di horror delusi, vi ricordiamo Famiglia Addams e Shining in prima visione questa sera (potete lasciare i dolcetti fuori dalla porta).

E buon Halloween a tutti!

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La “top five” delle paure degli italiani

People For Planet - Gio, 10/31/2019 - 12:33

Paura del buio, di volare e dei cani seguite dal timore delle malattie e di guidare. È questa la “top five” delle paure degli italiani più cercate su Google. L’indagine è stata condotta in occasione della festa di Halloween  da “italiani.coop”, il centro studi di Coop Italia, che ha cercato di capire cosa spaventa di più gli italiani confrontando l’andamento dei Google trend nel 2008, nel 2017 e nel 2019.

Paura del buio e di volare

Dalla ricerca è emerso che alcune paure ancestrali, come quella del buio o di volare, risultano essere attualmente prima e seconda in classifica ed erano sul podio delle ricerche su Google anche nel 2008 e nel 2017. Quanto alla paura dei cani, risultano essere gli unici animali domestici temuti nella classifica delle prime 40 fobie. Per quanto riguarda il timore delle malattie, è salito negli anni passando dal 6° posto del 2008 al 5° del 2017 fino ad arrivare al 4° posto nel 2019, mentre al contrario la fobia di guidare è scesa, passando dal 3° al 4° al 5° posto rispettivamente nel 2008, 2017 e 2019.

I notiziari ci condizionano

Dall’indagine emerge come ciò che vediamo al telegiornale o sul web ci condiziona. Diverse paure infatti sembrano essere il frutto delle cronache più recenti, o della loro assenza: ad esempio, la scomparsa degli attentati terroristici dai notiziari corrisponde a un calo nelle ricerche di paure come quella del terrorismo, di viaggiare e degli spazi aperti. Così come la continua riproposizione delle donne come leader di movimenti di opinioni (Greta Thunberg), capi di organismi internazionali (Christine Lagarde o Ursula Von der Leyen) o anche soggetti prediletti delle cronache più mondane (Meghan Markle, duchessa di Sussex) si è tradotta nei Google trend in un crollo della paura delle donne, scesa dalla posizione 8 nel 2008 alla 17 nel 2019. Mentre la paura dei topi è in aumento, forse a causa dello stato di abbandono in cui versano alcune città italiane (rispettivamente 27°, 20° e 9° posto nel 2008, 2017 e 2019).

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L’astensionismo contro il razzismo

People For Planet - Gio, 10/31/2019 - 09:53

L’Aula di Palazzo Madama ha approvato con 151 voti a favore e ben 98 astenuti sull’istituzione dell’organo straordinario, proposto dalla senatrice a vita.

Il momento dell’approvazione è stato accolto con un lungo applauso e la maggior parte dei senatori si è alzata in piedi. La maggior parte, non tutti, il centrodestra è rimasto seduto senza applaudire.

Le reazioni della destra

Giorgia Meloni ha tuonato contro la commissione accusando la maggioranza di voler mettere fuori legge il suo partito. Matteo Salvini ha dichiarato : «Non vogliamo bavagli o stato di polizia».

Anche Forza Italia si è astenuta ma i malumori si sono fatti presto sentire. In particolare Mara Carfagna ha twittato: «La mia Fi, la mia casa non si sarebbe mai astenuta in un voto sull’antisemitismo. Stiamo tradendo i nostri valori e cambiando pelle. Intendo questo quando dico che nell’alleanza di centro destra andiamo a rimorchio senza rivendicare nostra identità». E Osvaldo Napoli ha commentato: «Il Ppe avrebbe votato a favore».

Cos’è il razzismo?

Erri De Luca sulle pagine di Repubblica scrive:
«Chi giudica cosa è razzismo?». Questo interrogativo è affiorato alla mente dell’ex ministro degli Interni durante un’intervista. Dovrebbe essere al corrente della risposta, ma il seguito dimostra che la sua domanda è sincera, non lo sa

Poi lo scrittore cerca di spiegare di che si tratta ma capisce che forse è inutile perché:

“Il razzismo è un disturbo della percezione e nuoce gravemente a chi ne è affetto. Andrebbe adeguatamente curato presso le aziende sanitarie locali. Purtroppo qualche volenterosa spiegazione dei sintomi al paziente non basta e non giova”.

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Pere: quest’anno è il più difficile?

People For Planet - Gio, 10/31/2019 - 07:00

Autunno piovoso, estate troppo calda, proliferazione di insetti “alieni” e per le pere quest’anno si parla chiaramente di un “calo della produzione come non si era mai visto in precedenza”: questa la denuncia di Oi Pera, Organizzazione Interprofessionale che unisce diverse realtà produttive legate a questo frutto.

Già nell’estate si stimavano produzioni basse, per via del clima e della pioggia primaverile che non ha aiutato l’impollinazione, senza dimenticare qualche caso di frutteti colpiti dalla grandine che quest’anno ha impazzato in tutta Italia. Una volta fatta la raccolta si è scoperto che la produzione si è ulteriormente ridotta: secondo Oi Pera, oggi si può stimare a livello nazionale un’offerta di circa 365.000 tonnellate, contro le 730.000 tonnellate del 2018 e le 934.000 tonnellate raggiunte nel 2011.

Sembrerebbe il peggior anno di sempre. E sembrerebbe che a creare gran parte del danno ulteriore alle poche pere rimaste siano stati un insetto, la cimice asiatica, e un fungo, l’alternaria. La cimice asiatica (halyomorpha halys) è un insetto non autoctono, di origine cinese e giapponese, non ha antagonisti naturali e si è sviluppato molto nelle nostre campagne in questi mesi. Punge il frutto, non solo le pere, e lo fa deformare. L’alternaria è invece un fungo che si sviluppa bene in ambienti caldi e umidi, che colpisce tutte le parti del pero, e le fa marcire. «Questa fortissima differenza fra le stime effettuate in precedenza e i dati calcolati sulla base dei conferimenti ultimati non può essere ascrivibile a nient’altro se non ai gravissimi problemi derivanti dalla diffusione della cimice asiatica e dall’alternaria  – dichiara Gianni Amidei, presidente OI Pera – non prevedibili tre mesi fa. Questi due fattori gravissimi – prosegue Amidei – non hanno comportato solo una riduzione dei quantitativi, ma sono andati a influire sulla quota di prodotto adatto alla commercializzazione del fresco. Rispetto a un’annata normale, infatti, nella quale il prodotto commercializzabile si pone mediamente su quasi il 70% del totale, oggi questa percentuale scende mediamente sul 55% del totale».

Una delle situazioni più gravi è in Emilia Romagna, patria di questo tipo di frutto, dove molte aziende sono a rischio. Si stanno attuando dei piani per rispondere a questa emergenza: pochi giorni fa il Ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova ha annunciato aiuti e un impegno per il settore, mentre si sperimentano azioni contro la cimice asiatica, dal controllo con trappole all’ipotesi sperimentale di scatenarle contro un altro insetto asiatico che la contrasti, la Vespa Samurai.

Dal lato del consumatore, se si vuole aiutare questo settore, il consiglio è sempre quello di guardare all’etichetta e privilegiare le produzioni locali e nostrane.

Immagine di Kevin Phillips

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Come usare correttamente le tisane (Infografica)

People For Planet - Gio, 10/31/2019 - 06:44

Soprattutto nella stagione fredda riscopriamo spesso il piacere di una buona tisana, ma vanno consumate con attenzione. Leggere l’etichetta di quelle che si trovano al supermercato ci permette di evitare ingredienti che possono nuocere alla nostra salute.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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La (stupefacente) casa in canapa di Eva

People For Planet - Gio, 10/31/2019 - 06:44

Eva è un’esperta di permacultura e il suo nuovo progetto in corso è la costruzione della sua casa, in bioedilizia, sfruttando la canapa, in particolare il canapulo, la parte legnosa della pianta.

Nella seconda parte del video conosciamo meglio Eva Polare e i suoi grandi progetti per il futuro…

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Tramite la pagina Facebook del progetto potete seguire i lavori.

Leggi anche:
La casa ecologica del Futuro

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Bottiglie d’acqua contaminate dalla plastica del tappo. La conferma dall’Università di Milano

People For Planet - Mer, 10/30/2019 - 17:00

5 grammi è la quantità di plastica che ingeriamo ogni settimana. Le microplastiche sono frammenti di non oltre 2 millimetri che ingeriamo per esempio se beviamo un tè in bustina, ma non solo. Il recente studio condotto dall’Università di Milano ha dimostrato che parte di queste quantità di microplastiche deriva dai tappi delle bottigliette di plastica da mezzo litro. Il gesto di apertura e chiusura fa sì che il tappo si consumi e che microparticelle di plastica vengano rilasciate all’interno della bottiglietta.

Microplastiche dai tappi delle bottiglie

Per scoprire come il gesto meccanico di avvitamento e svitamento dei tappi aumenta considerevolmente l’usura delle bottigliette e il rilascio delle particelle di plastica nel liquido all’interno, i ricercatori hanno effettuato due tipi di test. Con il primo hanno sottoposto diverse tipologie di bottiglie a una, dieci, cento, aperture e chiusure del tappo. Dopo 100 apri/chiudi i risultati hanno registrato un incremento importate del numero di microplastiche nelle bottigliette. Da notare che a seconda della marca di bottiglietta i risultati cambiano non poco, questo perché le aziende adottano politiche sulla plastica differenti tra loro.

Un altro gesto al vaglio dei ricercatori è stato quello di schiacciare le bottigliette, magari quando sono mezze vuote e si deformano quando afferrate. Al contrario del precedente test, in questo caso il rilascio di microplastiche non cresce in modo significativo.

Non riutilizzate le bottiglie di plastica

Sfatiamo il mito: riutilizzare la stessa bottiglia di plastica per evitare gli sprechi non è una buona idea. Come spiega Paolo Tremolada, tra gli autori della ricerca e docente di Ecologia alla Statale di Milano: “le bottiglie in plastica o i loro sostituti ecologici, le borracce, dovrebbero prevedere un sistema di chiusura a basso rilascio di microplastiche come potrebbe essere quello a pressione rispetto ai sistemi a vite delle normali bottiglie”.

Foto di Willfried Wende da Pixabay

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Colesterolo cattivo: sotto controllo grazie all’avocado

People For Planet - Mer, 10/30/2019 - 15:36

Mangiare un avocado al giorno aiuta le persone obese o in sovrappeso a tenere sotto controllo il livello di colesterolo “cattivo” nel sangue. La notizia arriva da uno studio pubblicato  sul Journal of Nutrition da un gruppo di ricercatori della Pennsylvania State University (Stati Uniti), secondo cui i soggetti che hanno problemi di chili in più «dovrebbero prendere in considerazione di consumare quotidianamente un avocado», ovviamente in modo sano, ad esempio su una fetta di pane integrale tostata.

L’ossidazione aumenta il rischio cardiovascolare

I ricercatori spiegano che i livelli di colesterolo cattivo dipendono sia dalla presenza delle lipoproteine ​​a bassa densità (note anche con la sigla Ldl, ovvero Low density lipoprotein), sia dalle stesse particelle Ldl ossidate. E lo studio, condotto su un gruppo di 45 adulti sovrappeso o obesi, ha messo proprio in evidenza che mangiare un avocado al giorno comporta sia una riduzione dei livelli di lipoproteine a bassa densità (e in particolare delle lipoproteine più piccole e dense) che delle particelle Ldl ossidate.

Leggi anche: Vita lunga e cuore in salute? Gli integratori non servono a nulla

Per quanto riguarda in particolare la riduzione di queste ultime, spiega Penny Kris-Etherton, che ha coordinato lo studio, i risultato ottenuti dallo studio sono molto promettenti. «Molte ricerche indicano che l’ossidazione delle lipoproteine a bassa densità è alla base dello sviluppo di malattie cardiovascolari perché innesca una reazione a catena che può favorire l’aterosclerosi, ovvero l’accumulo di placche all’interno delle arterie».

Livelli più alti di luteina

Grazie al consumo di avocado i partecipanti allo studio avevano livelli significativamente più bassi di colesterolo Ldl ossidato e livelli più alti di luteina, una sostanza antiossidante già nota per favorire il benessere di occhi e vista. Tutti benefici promettenti, ma da approfondire: come spiegano gli autori dello studio, «la ricerca nutrizionale sugli avocado è un’area di studio relativamente nuova, e potremmo aver scoperto solo la punta dell’iceberg dei loro benefici sulla salute».

Il consiglio di People For Planet

Poiché questo frutto esotico ha un impatto ambientale molto alto in termini di utilizzo dell’acqua (servono 70 litri di acqua per far crescere un solo avocado, più di tre volte quelle necessarie per ottenere un’arancia), deforestazione (per la coltivazione intensiva, sviluppatasi da quando questo frutto è diventato “di moda”), impiego di pesticidi e relativamente alle condizioni di lavoro di chi lo coltiva, si consiglia di consumarlo con consapevolezza e di acquistarlo solo se presenta marchi di certificazione etica.

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Infanzia: in Italia asilo nido pubblico solo per 1 bambino su 10

People For Planet - Mer, 10/30/2019 - 15:00

Nel nostro Paese solo un bambino su 10 frequenta un asilo nido pubblico, e un altro bambino su 10 ha accesso ad altri servizi integrativi per la prima infanzia, come micronidi e spazi gioco. A conti fatti ha quindi accesso al nido, o ad altre tipologie di servizi per l’infanzia, un bambino italiano su 5: un dato che colloca il nostro Paese ancora lontano dal raggiungere l’obiettivo stabilito dall’Unione europea di garantire ad almeno un bambino tre tra 0 e 3 anni l’accesso al nido o servizi simili.

Maglia nera a Calabria e Campania

I dati arrivano dal rapporto “Il miglior inizio – Disuguaglianze e opportunità nei primi anni di vita” diffuso dall’organizzazione internazionale Save the Children, secondo cui in Italia solo 1 bambino su 4 (il 24%) ha accesso al nido o a servizi integrativi per l’infanzia e, di questi, solo la metà (12,3%) frequenta un asilo pubblico. Il servizio pubblico registra record negativi soprattutto in Calabria e Campania, dove frequentano il nido pubblico rispettivamente due e tre bambini su cento (2,6% e 3,6%), seguite da Puglia e Sicilia con sei bambini su cento (5,9%). Le più virtuose sono invece la Valle d’Aosta, la Provincia autonoma di Trento e l’Emilia Romagna, dove la frequenza degli asili nido pubblici riguarda 26-28 bambini su cento (rispettivamente, 28%, 26,7% e 26,6%).

Le disuguaglianze educative

Il rapporto contiene anche i risultati di un’indagine pilota realizzata da Save the Children in collaborazione con il Centro per la Salute del Bambino di Trieste, che ha anche fornito una supervisione scientifica insieme all’Istituto degli Innocenti di Firenze e all’Università di Macerata. L’indagine è stata realizzata su 653 bambini di età compresa tra 3 anni e mezzo e 4 anni e mezzo ai quali sono stati sottoposti specifici quesiti volti a valutare quattro aree di sviluppo: fisico-motorio, linguistico, matematico e socio-emozionale. Dai risultati è emerso che i bambini che hanno frequentato l’asilo nido hanno risposto in maniera appropriata a circa il 47% dei quesiti proposti a fronte del 41,6% di quelli che hanno frequentato servizi integrativi, che sono andati in anticipo alla scuola dell’infanzia o che sono rimasti a casa e non hanno quindi usufruito di alcun servizio. La differenza si fa ancora più marcata per i minori provenienti da famiglie in svantaggio socio-economico: tra questi, infatti, coloro che sono andati al nido hanno risposto appropriatamente al 44% delle domande contro il 38% dei bimbi che non lo hanno frequentato.

Importante investire in servizi socio-educativi

Per quanto riguarda l’acquisizione di capacità e competenze, dunque, «le disuguaglianze tra i bambini si formano già nei primi anni di vita, prima dell’ingresso alla scuola dell’obbligo», spiega  Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia Europa di Save the Children. Non si tratta però di disuguaglianze inevitabili: come emerge dall’indagine, frequentare l’asilo nido è un fattore determinante per superarle. Se, però, i nidi pubblici non riescono a soddisfare le richieste delle famiglie, a pagare il prezzo più alto sono soprattutto i bambini provenienti da famiglie economicamente svantaggiate che incontrano maggiori difficoltà ad accedere agli asili privati non convenzionati. «Per ridurre le disuguaglianze educative che emergono sin dai primi anni di vita – continua Milano – è molto importante investire in servizi socio-educativi per la prima infanzia di qualità e accessibili a tutti i bambini. Un obiettivo che in Italia va perseguito aumentando la disponibilità di posti e la copertura territoriale per i bambini fino ai 3 anni, riducendo i costi a carico delle famiglie e adottando criteri d’accesso che consentano la fruizione di questi servizi anche ai bambini con genitori in condizioni particolarmente svantaggiate».

Photo by Aaron Burden on Unsplash

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Asterix & Co. 60 anni di risate

People For Planet - Mer, 10/30/2019 - 08:51

Giulio Cesare ha conquistato la Gallia negli anni 50 d.C. sancita dalla resa di Vercingetorige ad Alesia ma non tutta: un piccolo villaggio al nord, in Armorica resiste senza grandi sforzi all’invasione romana.

In questo villaggio vivono Asterix, piccolo e furbo, Obelix grande e buono e una serie di altri personaggi fantastici, tra cui il druido Panoramix che con la sua pozione magica rende invincibili: tutti ne bevono un po’ prima di scontrarsi con i Romani, tranne Obelix che non ne ha bisogno perché gli effetti della pozione in lui sono permanenti in quanto ci è caduto dentro da piccolo.

Il debutto

La prima storia di Asterix è stata pubblicata dalla rivista francese Pilote il 29 ottobre del 1959, si intitolava Asterix il gallico e vendette 300mila copie.
Da allora sono stai pubblicati 38 albi, prodotti 10 lungometraggi animati, 4 film e 14 videogiochi.
Dal 1977, dopo la morte prematura di Goscinny, sarà il disegnatore Uderzo a scrivere le storie e negli ultimi 6 anni la saga è portata avanti dal duo Jean-Yves Ferri e Didier Conrad.
Asterix è tradotto in 111 lingue – compreso il latino e alcuni dialetti – con 200 milioni di copie vendute.

Non solo fumetto

I film tratti dagli albi presentano cast d’eccezione: da Alain Delon nei panni di un vanitoso Cesare, a Monica Bellucci nei panni di Cleopatra oltre a Gérard Depardieu nelle vesti di Obelix.
L’ultima produzione: Asterix e il segreto della pozione magica del 2018 è stata impiegata invece la  tecnica della computer grafica al posto degli attori in carne ed ossa.
Ma non è la stessa cosa.

Una nuova avventura

Da oggi un nuovo albo nelle librerie: Asterix e la figlia di Vercingetorige, protagonista Adrenalina, una ragazzina ribelle dalla treccia rossa.
Vi ricorda qualcuno?

Immagine: Adnkronos

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