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DARIO FO A COLORI - Le opere del Premio Nobel in mostra presso l'Istituto Italiano di Cultura di Colonia in Germania dal 15 novembre 2018 al 15 febbraio 2019

Il blog di Dario Fo - Mar, 11/06/2018 - 09:58

Dario Fo a colori
dal 15.11.2018 al 15.02.2019
presso l'Istituto di Cultura di Colonia - Germania
Mostra a cura di Mattea Fo e Stefano Bertea per la Compagnia Teatrale Fo Rame.

Nella mostra "Dario Fo a colori” (Dario Fo in Farbe) il visitatore avrà la possibilità di conoscere l’opera pittorica di questo straordinario uomo di teatro famoso in tutto il mondo.
"Dico sempre che mi sento di essere un attore dilettante e un pittore professionista. Se non avessi questa naturale spensieratezza di raccontare attraverso i miei quadri, sarei un mediocre scrittore di opere teatrali, fiabe o grottesche satire”.
È in questi termini che Dario Fo, premio Nobel per la letteratura nel 1997, parlava della sua passione per la pittura, la quale lo portava sempre a dipingere in ogni occasione e tutti i giorni, soprattutto quando aveva difficoltà a scrivere una commedia; Dario Fo ha sempre usato la pittura come mezzo per studiare i movimenti degli attori sul palcoscenico, per disegnare le scenografie e i costumi, per illustrare le numerose pubblicazioni e, soprattutto, per raccontare la storia, che preparava come una sorta di libro di scena per lo spettacolo, prima di tradurla in parole.

Dario Fo (1926-2016) è stato un autore teatrale italiano, regista e attore noto e apprezzato in tutto il mondo, ma anche uno scenografo, compositore, racconta-favole e scrittore satirico.
Era sposato con l’attrice e attivista politica Franca Rame, con la quale collaborava anche artisticamente in modo molto stretto.

La mostra fa parte di un progetto più vasto dedicato alla persona di Dario Fo, che prevede il 1° febbraio 2019, sempre presso l’Istituto Italiano di Cultura di Colonia, anche un convegno, nonché la rappresentazione del suo famoso spettacolo teatrale "Mistero buffo", messo in scena da Mario Pirovano, attore della Compagnia Teatrale Fo Rame dal 1983 e formato dai due artisti. In occasione dei 50 anni dalla prima, che ricorrono agli inizi del 2019, Mario Pirovano reciterà i monologhi originari di Mistero Buffo arricchendo la performance con alcuni dei pezzi che hanno reso questo spettacolo famoso in tutto il mondo.

Orario di apertura: lun.-ven. ore 9-13 e 14-17
Ingresso libero.

INAUGURAZIONE
15.11.2018, ore 19.00 presso l’Istituto Italiano di Cultura Colonia
Inaugurazione con piccolo ricevimento in presenza del figlio di Dario Fo, Jacopo e di sua nipote Mattea Fo, nonché del Console Generale d’Italia in Colonia, Pierlugi Giuseppe Ferraro e della Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, Maria Mazza.

Istituto Italiano di Cultura Colonia
Universitätsstr. 81 * 50931 Köln * Tel. (0221) 9405610 * Fax 9405616
Internet: www.iicColonia.esteri.it * eMail: iicColonia@esteri.it

 

15.11.2018, 19.00
Uhr im Italienischen Kulturinstitut Köln

Ausstellung Dario Fo a colori

Eröffnung mit anschließendem Empfang in Anwesenheit von Dario Fos Sohn Jacopo und seiner Enkelin Mattea Fo sowie des italienischen Generalkonsuls in Köln, Pierlugi Giuseppe Ferraro, und der Direktorin des Italienischen Kulturinstituts Köln, Maria Mazza.

Ausstellungsdauer: 15.11.2018 – 15.02.2019
Ausstellung kuratiert von Mattea Fo und Stefano Bertea für das Theaterensemble Fo Rame.

Anlässlich der Ausstellung erschein ein Katalog. In der Ausstellung „Dario Fo a colori” (Dario Fo in Farbe) trifft der Besucher auf die Malerei dieses weltbekannten Theatermannes. „Ich sage immer, ich fühle mich wie ein dilettantischer Schauspieler und ein professioneller Maler.Wenn ich diese natürliche Unbeschwertheit nicht hätte, anhand der Bilder zu erzählen, wäre ich ein mittelmäßiger Verfasser von Theaterstücken, von Märchen oder auch satirischen Grotesken.“

So erzählte Dario Fo, der 1997 den Literaturnobelpreis erhielt, von seiner Leidenschaft für die Malerei, die immer dazu führte, dass er bei jeder Gelegenheit und jeden Tag malte, vor allem, wenn er Schwierigkeiten bei der Abfassung eines Theaterstückes hatte; er nutzte die Malerei stets als Mittel, um die Bewegungen der Schauspieler auf der Bühne zu studieren, das Bühnenbild und die Kostüme zu gestalten, die zahlreichen Veröffentlichungen zu bebildern und vor allem, um die Geschichte, die er wie eine Art Szenenbuch für die Aufführung vorbereitete, zu erzählen, bevor er sie in Worte fasste.

Dario Fo (1926-2016) war ein weltweit geschätzter italienischer Theaterautor, Regisseur und Schauspieler, aber auch Bühnenbildner, Komponist, Erzähler und Satiriker. Er revitalisierte an seinem berühmten Piccolo Teatro in Mailand Methoden der Commedia dell’Arte. Er war mit der Schauspielerin und späteren politischen Aktivistin Franca Rame verheiratet, mit der er auch künstlerisch eng zusammenarbeitete.
Die Ausstellung ist Teil eines größeren Projekts, das der Person Dario Fos gewidmet ist und dasam 1. Februar 2019, wiederum im Italienischen Kulturinstitut, eine Tagung sowie die Aufführung seines berühmten Stücks "Mistero buffo" vorsieht, inszeniert von Mario Pirovano, der seit 1983 Schauspieler an der von den beiden Künstlern gegründeten Fo Rame Theatre Company ist. Anlässlich des 50-jährigen Jahrestags der Premiere, der auf Anfang 2019 fällt, wird Mario Pirovano die Originalmonologe von Mistero Buffo rezitieren und die Aufführung mit einigen der Passagen bereichern, die dieses Stück weltweit berühmt gemacht haben.

Öffnungszeiten: Mo-Fr 9-13 Uhr u. 14-17 Uhr. Eintritt frei.

Italienisches Kulturinstitut Köln * Istituto Italiano di Cultura Colonia
Universitätsstr. 81 * 50931 Köln * Tel. (0221) 9405610 * Fax 9405616
Internet: www.iicColonia.esteri.it * eMail: iicColonia@esteri.it

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NUORO: Mario Pirovano porta in scena Mistero Buffo di Dario Fo e Franca Rame in occasione dei 50 anni dalla prima

Il blog di Dario Fo - Mar, 11/06/2018 - 09:48

Sabato 10 novembre alle ore 21,00 al Teatro Eliseo Nuoro (TEN), la Compagnia Teatrale Fo Rame, nell’ambito della rassegna “Il Nobel incontra i Nobel – Grazia Deledda incontra Dario Fo” promossa dall'Istituto Superiore Regionale Etnografico, porta in scena lo spettacolo Mistero Buffo di Dario Fo e Franca Rame in occasione dei cinquant’anni dalla prima, che ricorrono a metà del 2019.
Mario Pirovano, attore della Compagnia Teatrale Fo Rame dal 1983, reciterà i monologhi originari di Mistero Buffo arricchendo la performance con alcuni dei pezzi che hanno reso lo spettacolo famoso in tutto il mondo. 

“Sono felice di tornare in Sardegna” racconta Pirovano. “L’ultima volta nell’Isola fu a Macomer, dove fummo chiamati a portare in scena Mistero Buffo da una Cooperativa di operai, a riprova del fatto che il punto centrale dell'opera è costituito dalla presa di coscienza dell'esistenza di una cultura popolare, e dell’esigenza di una ribellione”. Mistero Buffo, recitato in una lingua reinventata, una miscela di molti linguaggi fortemente onomatopeica detta grammelot, è uno spettacolo irriverente e portato all'eccesso, che si richiama alle rappresentazioni medioevali eseguite dai giullari e dai cantastorie.
“Venne eseguito per la prima volta il 30 maggio del 1969” spiega Pirovano “all’Università Statale di Milano, in piena occupazione studentesca. Erano gli anni della rivolta, lo spirito quello del Sessantotto: fu lì che Dario trovò l’occasione giusta per rappresentare un lavoro frutto di anni di ricerche, di appunti, di approfondimenti. Evocava altro, di rivolte contadine e di giullari, ma parlava al presente, ai giovani e al loro futuro: e destava con una scossa tellurica le nostre coscienze”.

Pirovano scopre Dario Fo e Franca Rame quasi per caso. “Vivevo a Londra” dice “e non mi occupavo di teatro. Quando li sentii per la prima volta andai in camerino, volli conoscerli. Nella lingua, nei gesti, nei personaggi e nelle storie popolari del Mistero Buffo a cui avevo assistito, ritrovavo le atmosfere e le situazioni della mia infanzia contadina. Da allora non li lasciai più. Vissi pure con loro, per dieci anni”.

“Il punto centrale dell'opera che portiamo in scena a Nuoro “ continua Pirovano “è costituito dalla presa di coscienza dell'esistenza di una cultura popolare che è stata sempre, secondo Fo, posta in piano subalterno rispetto alla cultura ufficiale. E’ questo uno dei numerosi punti di contatto tra Fo e Grazia Deledda. Entrambi gli autori invitano a questa scoperta, che diventa di stretta attualità nella misura in cui oggi l’uomo non è più consapevole, delle proprie radici, della propria identità e dei propri diritti.
Diceva Dario: In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta. Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste. Un messaggio più che mai attuale”.

“Siamo felici di aver messo due anticonformisti come Grazia Deledda e Dario Fo a confronto”, - dice Giuseppe Matteo Pirisi, il presidente dell’Isre, l’istituto che ha organizzato l’evento e che a Nuoro gestisce la Casa-Museo che diede i natali alla Deledda. “Era il 1997” prosegue Pirisi “quando l'attribuzione del Premio Nobel a Fo provocò un terremoto. Il premio a un uomo che incarnava l'ostilità a ogni forma di potere dava fastidio. Lo stesso terremoto che avvenne nel 1926, quando Grazia Deledda vinse il prestigioso riconoscimento. Perché entrambe le decisioni imponevano una presa di coscienza del peso mondiale assunto da due artisti, troppo spesso messi ai margini dalla cultura ufficiale, eppure due giganti”.

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Dario Fo e Franca Rame: LA NOSTRA STORIA. Il 10 novembre alle 22,40 la 24esima puntata

Il blog di Dario Fo - Mar, 11/06/2018 - 09:37

Dario Fo e Franca Rame - la nostra storia
Prossima puntata: sabato 10 novembre 2018, Rai5, ore 22.40

Puntata 24: Dario e Dio
Tema centrale della puntata è indagare il rapporto con il sacro. 
A partire da una spiritualità della natura che Fo rivela nei suoi scritti, si passa, a trattare una idea di cristianesimo, religiosità, che fonda le sue radici nella cultura popolare. 
Tante sono le citazioni del termine sacro nell’opera di Fo e Rame, per una rivisitazione in chiave popolare della sacralità, volte a rovesciare le mitologie della storia ufficiale e della storia religiosa. Il teatro di Fo e Rame rivela il carattere profondamente umano e politico della cultura popolare italiana e europea.   
Dice Fo: “Gesù Cristo, nella tradizione popolare, è qualche cosa di veramente nuovo, diverso, di umano, di familiare e soprattutto di plebeo.” E ancora: “Non si fa ironia della religione che invece va rispettata con attenzione, soprattutto la religiosità”. 
Dario Fo si riferisce a una religiosità che fa attenzione al sociale ai disagiati, agli ultimi, ai battuti. Si racconta l’idea di religiosità di Dario Fo e Franca Rame attraverso Mistero Buffo, Il papa e la strega, Lu santo Jullare Françesco, Sant’ Ambrogio, L’Eroina, in cui si rende familiare lo straordinario parlando non di santi ma di uomini, del loro tempo, del loro operato tra la gente concreta, lottando per le loro aspirazioni di giustizia. 
Da sempre la sofferenza del singolo viene accolta da Dario e Franca per una condivisione collettiva di problematiche profonde del nostro vivere. Così si racconta della scrittura dedicata al tragico caso della famiglia Cazacu. 
Fo dice: “Non si tratta solo di commuovere, stupire, divertire, ma soprattutto di insegnare e acquisire delle verità che sono sempre state seppellite e completamente distrutte e per questo importante è l’efficacia della comunicazione teatrale più ancora della letteratura isolata.” 

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Tu non sei razzista, sei stronzo

People For Planet - Mar, 11/06/2018 - 04:38

Siamo sulla Circumvesuviana di Napoli, la ferrovia locale che collega il centro della città con i comuni circostanti dell’area vesuviana, per l’appunto. Un mezzo di trasporto largamente utilizzato sul quale senza difficoltà si incontrano volti di ogni colore, persone di tutti i sessi e età. Dai ragazzini che, zaino in spalla, vanno o tornano da scuola, ai lavoratori stanchi che portano a casa un’altra giornata, più o meno proficua.

Sulla rete Circumvesuviana non è raro trovarsi seduti di fianco a persone di un’altra nazionalità. Napoli, come sappiamo bene, è una città multietnica per eccellenza nella quale interi quartieri sono ormai popolati da prime, seconde e anche terze generazioni di chi è emigrato alla ricerca di una vita migliore e un futuro meno incerto.

Al centro della nostra storia troviamo un uomo pakistano, una donna coraggiosa napoletana e un suo compaesano, un ragazzo decisamente meno virtuoso. Quest’ultimo, appena salito sul mezzo di trasporto pubblico, inveisce aggressivamente verso l’uomo originario del Pakistan perché, sostiene, è stato spinto. Il mittente della polemica rimane impassibile, non replica verbalmente e a stento sostiene lo sguardo del primo. Nonostante la decisione di non dare corda allo sfogo polemico, il ragazzo continua, apostrofando l’uomo con degli insulti: “Negro di merda. Ve ne dovete andare”.

Nessuno reagisce, nessuno interviene per difendere non solo il passeggero, ma anche quei valori innati che dovrebbero appartenere al genere umano nell’anno 2018. Nessuno tranne la signora Maria Rosaria, una passeggera che intraprende una discussione decisamente animata con il giovane, che inarrestabile continua a sentenziare odio:  “L’Italia è nostra” e “sì, io sono razzista”.

Per nulla intimorita dalle parole del ragazzo che esplicitavano la promessa di essere in procinto di sferrare un pugno alla donna, la coraggiosa Maria Rosaria replica così: “Preferisco che l’Italia diventi loro piuttosto che dei personaggi come te, fascista e razzista.”  E ancora: “Tu non sei razzista, sei stronzo”.

Il video postato su Facebook dall’utente Pasa Anta diventa subito virale, tra le polemiche di chi accusa gli altri passeggeri di essere codardi perché non intervenuti, e chi ringrazia Maria Rosaria per averci ricordato che esiste ancora una briciola di umanità in questa società che sembra andare sempre più allo sfascio.

Come si legge sul profilo di Pasa Anta: Non c’è il resto del filmato, ma la signora, davvero coraggiosa, al crescendo di aggressività del tipo in questione, che la minaccia di essere in procinto di sferrargli un pugno, gli dice: “come ti vedo alzare le mani ti scasso l’ombrellone in testa”. Il ragazzo si alza e se ne va imprecando malamente ma si ferma davanti alla porta di uscita, come in attesa. Quando la signora, tre fermate dopo, fa per alzarsi, per niente intimorita e con un sorriso sereno – nient’affatto beffardo – non si fa nessun problema a prendere l’uscita verso la porta dove sta sostando il tipo. A questo punto un altro ragazzo, un manovale stanco di fatica e sporco di calce, chiaramente uno straniero dell’est Europa, si alza e la segue alla porta. Quando il treno si ferma, la signora scende, il tipo che inveiva e che l’aveva guardata con rabbia all’approssimarsi della fermata rimane sull’uscio e l’ucraino (?), una volta chiusasi la porta, torna a sedersi. Aveva seguito la signora per assicurarsi che non fosse aggredita vigliaccamente mentre scendeva.
In questa storia accaduta oggi pomeriggio mentre si torna da un lavoro comodo, in un ufficio climatizzato, assicurato, a tempo indeterminato, stipendiato, a pochi minuti da casa, ci sono personaggi buoni e cattivi.
I buoni, in ordine di comparizione, sono i pakistani, la signora e il ragazzo ucraino.
I cattivi sono il tipo, tutti gli astanti che non sono intervenuti e chi, invece di scortare la signora, si è messo a filmare.
Ma buoni e cattivi sono categorie astratte buone per le favole, i cliché e i parapiglia dialettici inconcludenti. La realtà vera in questo video è la maggioranza silenziosa che caratterizza lo spirito di una società e di un periodo storico, cioè tutti i presenti, indifferenti e silenti

PS: Non vorrei che questo video fosse frainteso o strumentalizzato.
In verità molti, pur non intervenendo in maniera esplicita, erano attenti a quello che stava accadendo per intervenire nel caso in cui la cosa degenerasse e il tipo aggredisse. Chi filmava a un certo punto ha smesso di filmare e si è prima avvicinato e poi seduto vicino al tipo e alla signora.
Il senso del post è che è la maggioranza che fa il carattere di una società, non singole individualità.
La società non deve aver bisogno di eroi per essere migliore, ma di tanti individui che esercitino il buon senso pacifico nell’ordinarietà.

(Fermo restando che un ombrello che tanto è stato utile deterrente, è facile comprarlo da un pakistano fuori la stazione..)

Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi” (B.Brecht)

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L’arte fa bene alla salute: in Canada i medici possono prescrivere visite al museo come terapia

People For Planet - Mar, 11/06/2018 - 03:51

L’arte e la cultura fanno bene alla salute. Sulla base di questa convinzione, in Canada, i medici potranno prescrivere visite ai musei ai loro pazienti, come terapia per malattie del corpo e della mente.
A permetterlo è un accordo raggiunto fra il Museo delle Belle Arti di Montreal e un’Associazione dei Medici Francofoni Canadesi. L’ingresso al museo sarà gratuito per i malati, che potranno anche essere accompagnati dai propri parenti, rispettando alcune regole. Si tratta di un progetto pilota di un anno, che partirà il 1 novembre: secondo quanto comunicato dal museo, è la prima iniziativa al mondo di questo tipo.

“L’idea è quella di migliorare il ‘benessere emotivo‘ dei pazienti facendo appello alla loro sensibilità artistica”, spiega Nathalie Bondil, direttore generale del Museo delle Belle Arti di Montreal, “la nuova frontiera della cultura nel ventunesimo secolo è fare quello che le attività fisiche hanno fatto per la salute dell’uomo nei secoli passati”.

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Il traffico spegne il canto delle balene. “A rischio i rituali di accoppiamento”

People For Planet - Mar, 11/06/2018 - 03:17

Una strada affollata non è certo un luogo adatto alla conversazione. E se vale per noi, non è meno vero nel caso delle balene. Quando le acque in cui abitano si trasformano in trafficate vie di passaggio, ad esempio, le megattere tendono a sospendere i loro famosi canti, disturbate dal rumore dei motori che confonde le frequenze delle loro melodie. A confermarlo è una ricerca pubblicata sulla rivista Plos One, che non manca di sottolineare anche i potenziali pericoli: si ritiene infatti che il canto delle megattere svolga un ruolo importante nei loro rituali di corteggiamento, e costringendole al silenzio il traffico commerciale potrebbe mettere a rischio le strategie riproduttive di questi giganti del mare.

Lo studio, che ha coinvolto i volontari della Ogasawara Whale Watching Association e un team di ricercatori dell’Università di Hokkaido, è stato realizzato utilizzando due registratori sottomarini per monitorare i canti delle balene al largo delle coste dell’isola di Ogasawara, un tratto di mare isolato situato circa 100 chilometri a sud di Tokyo. Trattandosi di una zona remota – spiegano gli autori della ricerca – il traffico marittimo è quasi inesistente, se non per un singolo traghetto che trasporta merci e passeggeri una volta al giorno.

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Che fine faranno le batterie per auto elettriche usate?

People For Planet - Mar, 11/06/2018 - 01:48

Scrive Ecoblog.it che dopo 5-10 anni le batterie delle auto elettriche devono essere sostituite perché “non sono più in grado di erogare energia alla macchina con le stesse prestazioni di prima”.
Cosa fare di tutte le batterie usate, non più efficienti ma ancora utilizzabili?
Renault ha presentato un interessante progetto: sfruttarle come accumulatori di energia per gli impianti da fonti rinnovabili, fotovoltaici ed eolici. Nel 2019 inizieranno i lavori per tre siti di accumulo, due in Francia e uno in Germania, con speciali container dove le batterie usate saranno collegate fra loro per formare un’unica grande batteria, a sua volta collegata alla rete elettrica nazionale. Il sito di accumulo permetterà di mantenere la rete stabile, assorbendo energia dalla rete nazionale (quando le energie rinnovabili producono più del consumo) o cedendola (nei momenti di picco del consumo) .
Un progetto simile lo sta portando avanti anche Daimler Mercedes, che ha creato insieme a Enercity un sito di stoccaggio a Herrenhausen, in Germania, con 3mila batterie di Smart Electric Drive terza serie.

Fonte:
http://www.ecoblog.it/post/176391/batterie-auto-elettriche-renault-stoccaggio-rinnovabili

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Il governo vuole la cassa del Coni, Bisignani in soccorso di Malagò 

People For Planet - Mar, 11/06/2018 - 01:16
Lo sport è potere

Si fa presto a dire sport. Scopriamo l’acqua calda nel ricordare e sottolineare quanto contino gli interessi e il potere in quello che potremmo definire the dark side dell’attività agonistica. Potremmo scriverne ogni settimana. Stavolta, però, c’è un elemento di cronaca.

È passata un po’ sotto silenzio, non ovviamente nelle stanze del potere sportivo, il progetto di governo che svuoterebbe il Coni di ogni potere economico. La riforma, inserita a sorpresa nella legge di bilancio 2019, prevede la creazione di una società per azioni governativa – Sport e Salute Spa – che provvederebbe a distribuire i soldi alle singoli federazioni. Al Coni rimarrebbero i 40 milioni di euro per la preparazione preolimpica. Il resto, ben 370 milioni, finirebbe nelle mani di questa società per azioni che sarebbe diretta emanazione del governo. In sostanza, il Coni sarebbe svuotato di significato. Senza soldi, non si cantano messe.

Niente barricate, per ora

Sarebbe, di fatto, la fine di quella che viene definita l’autonomia dello sport. Che ovviamente si traduce in un’altra forma di potere. Basta scorrere la lista dei presidenti del Coni, che tra gli altri annovera Franco Carraro, Mario Pescante, Gianni Petrucci. E da ultimo Giovanni Malagò classico esponente della Roma dei circoli, che Susanna Agnelli ribattezzò Megalò.

È interessante notare come questa riforma, al momento progetto di riforma, abbia fin qui incontrato un’opposizione mediaticamente blanda. L’attuale presidente del Coni Giovanni Malagò ha sì rilasciato dichiarazioni di contrarietà ma ha lasciato aperta la via del dialogo. Non ha eretto barricate, per ora.

E il motivo, per chi un po’ la politica la mastica, va ricercata in una presa di posizione pubblica, una delle poche sul tema. Che porta la firma di Luigi Bisignani nome che forse ad alcuni lettori non dirà molto. Ma che a Roma e in Italia conta eccome; certamente ha contato. È una di quelle eminenze grigie che hanno attraversato la storia del nostro Paese: dalla P2 al processo Enimont, dai Mondiali 90 a Silvio Berlusconi, alla recente inchiesta sulla cosiddetta P4. La non trascurabile carriera di un ex redattore dell’agenzia di stampa Ansa. Un cursus honorem arricchito da due condanne esecutive: due anni e sei mesi per la maxitangente Enimont, e un anno e sette mesi per la P4.

Dai tempi del fascismo

Bisignani ha preso carta e penna e dalle colonne del quotidiano romano “Il Tempo” ha scritto contro il progetto di riforma dello sport. E ha anche anticipato quel che accadrà nelle settimane a venire. «La rivolta verso questo governo potrà nascere dal mondo dello sport dopo che, con un atto cui – questa volta fil caso di dirlo – solo il fascismo era arrivato, si è deciso di togliere l’autonomia al Coni, condannandolo così a diventare un carrozzone lottizzato come la Rai, senza neppure una commissione parlamentare di vigilanza che controlli». E aggiunge: «A farmi aprire gli occhi su questo “colpo con destrezza”, che sposta dal Coni a una Spa gestita da Palazzo Chigi la distribuzione di 370 milioni di euro l’anno, un sogno che ho fatto ieri. E provo a raccontarlo».   

Il sogno è una conversazione tra Alcide De Gasperi e Giulio Andreotti che ricordano la loro battaglia per conferire allo sport l’autonomia dalla politica. Perché, è vero, non accadeva dai tempi del fascismo. Uno dei presidenti più longevi del Coni fu il gerarca Achille Starace. Un sogno che si conclude con l’incursione di Cossiga che detta la linea: “Nella riunione del Consiglio e della Giunta del Coni del 15 novembre il caro Giovannino (Malagò, ndr), tignosissimo come te Giulio e il facente funzione premier Conte della Roma, dovrebbe mobilitare i 15 milioni di atleti tesserati per mandare a casa questi arruffoni. E se non se ne vanno a casa, almeno negoziare sui nuovi manager di “Sport e Salute” affinché siano condivisi e non dei signor nessuno, amici degli amici, come stanno mettendo ovunque”.

Non si allarmino i lettori, questa rubrica di Peopleforplanet non prende posizione. Si limita a far notare che è una battaglia per il potere. Se dovesse vincere il governo, vorrebbe dire che gli equilibri a Roma, e quindi in Italia, sono cambiati e di parecchio. Lo sport, nel senso agonistico del termine, ovviamente, con tutto questo c’entra zero. Ma questo lo avevate già capito.

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Le capsule mettono in crisi la Bialetti

People For Planet - Lun, 11/05/2018 - 10:35

Il mantra sviluppista
“Insomma il progresso non si arresta per niente al mondo, e se la caffettiera/la moka è relegata al passato inglorioso di borbonica memoria, se così vuole lo sviluppo, è giusto che il mercato decreti vincitrici le cialde!”

Il pensiero anticonformista
Obsolescenze programmate e comodità diffuse continuano ad essere distribuite su larga scala a noi umani, acquistabili a rate anche, comode anche quelle, le rate.”

Nel mezzo tra i 2 poli estremi ed estremisti, ci siamo noi, dotati di intelletto e che ci ostiniamo ancora a pensare e riflettere un pò prima di rassegnarci e metterci in fila alla cassa.

Anche il caffè non c’è più bisogno di farselo da sè, ci pensa la macchina, spingi il bottoncino e per il dosaggio degli elementi, acqua, caffè, calore e zucchero? Posa le mani! Riponi il cervello! Mettili in tasca e guarda: sei servito, comodo, gusta… ci ha pensato lei, la capsula!

L’hanno fatta pure biodegradabile, completamente biodegradabile: con le lettere “impertinenti” e “coraggiose” alla Lavazza , “rigorosamente” via mail per non sprecare carta, (eh !?!)…e abbiamo finalmente ottenuto (ma già c’erano a dire il vero), pure le cialde biodegradabili, “ecologiche e green”.

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La Sicilia in ginocchio a causa del maltempo

People For Planet - Lun, 11/05/2018 - 05:39

Da Palermo ad Agrigento il maltempo sta devastando la Sicilia, le immagini sono impressionanti!
Fiumi esondati, strade allagate, a Casteldaccia (Palermo) sono morte 9 persone tra cui 2 bambini a causa dell’esondazione del fiume Milicia.

Sicilia flagellata, sommersa casa nel Palermitano: dodici morti e un disperso
(da Gazzetta.it)

Esondano fiumi ed è apocalisse in Sicilia (da TeleOne)

Un Paese impreparato al maltempo può dirsi civile? Leggi l’articolo

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Movember: il cancro alla prostata ci fa un baffo!

People For Planet - Lun, 11/05/2018 - 01:56

Una recente indagine condotta dall’Associazione europea di urologia che ha coinvolto 2.500 uomini di Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito ha evidenziato un dato allarmante: il 54% degli intervistati pensa che la prostata sia un organo femminile, il 22% non sa dov’è e il 27% pensa che non esista una forma di cancro che colpisce la ghiandola.

Inoltre, per finire con gli orrori dell’inchiesta: il 4% dei maschi non sa chi sia l’urologo mentre, per contro, il 13% ritiene di occupi di ossa.

Per migliorare – e pare ce ne sia proprio bisogno – la conoscenza sulla propria salute intima è ripartita per il terzo anno consecutivo la campagna #controllati. Si può andare al sito www.controllati.it  per ricevere le prime informazioni sulle varie patologie e chiamare un numero verde per prenotare una visita urologica.

Afferma Walter Artibani, segretario generale della Siu (Società Italiana  di Urologia) e direttore del Dipartimento di Urologia dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona: “Avere coscienza dei sintomi di un problema urologico è il fattore chiave per la diagnosi precoce.”

E per far conoscere meglio il problema i maschi posso anche fare una cosa che alle femmine è preclusa: farsi crescere un bel paio di baffi.

Movember (da Moustache – baffi – e November) e è una fondazione mondiale che in 15 anni ha finanziato 1200 progetti di salute maschile.

Ci si può iscrivere qui https://ex.movember.com/?home e il primo passo per aiutare questa lodevole iniziativa è farsi crescere i “Mo” così da mostrare a tutti che si è solidali e ispirare conversazioni, donazioni alla fondazione e cambiamenti reali.

Come si legge sul sito: “La crisi della salute maschile richiede grandi menti e grandi soluzioni. Ma c’è una soluzione più piccola e più pelosa per la crisi della salute maschile. Una soluzione che puoi farti crescere. È seduto sotto il tuo naso”.

Oggi grazie ai progressi della ricerca molte patologie maschili come il cancro alla prostata si curano anche senza far ricorso alla chemioterapia o all’ormonoterapia ma la diagnosi precoce è importantissima.

Uomini, fate i controlli e per il mese di novembre non tagliatevi i baffi!

 

Altre Fonti:

https://ex.movember.com/it/
http://www.qds.it/29658-negli-uomini-disinformazione-allarmante-piu-del-50-non-sa-di-avere-una-prostata.htm
http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/lei_lui/medicina/2018/10/23/uomini-italiani-disinformati-sul-tumore-della-prostata_12cf82e7-0611-4d3d-a22c-53e675dafeff.html

 

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Il topolino e l’elefante

People For Planet - Lun, 11/05/2018 - 01:24

È quanto capitato a Luigi Pallina, questo lo pseudonimo di un imprenditore pugliese, che ha sconfitto il gigante Unicredit in una battaglia sul diritto di critica sancito anche dalla Costituzione che all’art. 21 recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Criticare una Banca in modo aspro e pungente (restando nei limiti della continenza) attraverso l’utilizzo di social, blog o siti si può. Lo ha stabilito un giudice in modo specifico risolvendo positivamente una assurda vicenda che ha coinvolto un piccolo imprenditore, destinatario di un accusa infamante che gli attribuiva ben due capi di imputazione, diffamazione aggravata e tentata estorsione. Niente di sorprendente se il denunciante non fosse stato la più importante banca italiana, Unicredit.
Si fa davvero fatica ad immaginare un topolino minuscolo che cerca di estorcere qualcosa ad un elefante di proporzioni bibliche, ma la vicenda è reale e fortunatamente ha incontrato un magistrato scrupoloso che ha letto carte ed eccezioni proposte dalla difesa per assolvere finalmente e in tempi brevi il malcapitato di turno.


I fatti risalgono al 2014 ma sono attuali più che mai. Un piccolissimo imprenditore pugliese R.C., per denunciare le condotte discutibili della Banca, forse anche come antidoto per sdrammatizzare la gravità di una vicenda comunque dolorosa per la sua famiglia e la sua impresa, ha deciso di avviare una battaglia senza precedenti costruendo una sorta di brand contro la banca, diffondendolo ovunque sul web e sui social network (facebook, linkedin ecc). Da oltre 4 anni tutti i santi giorni pubblica un pensiero, una critica costruttiva, una riflessione ma anche delle vere e proprie mini inchieste, alcune delle quali hanno incassato un discreto successo di visualizzazioni e like.
Il tutto sotto il nome di “UsuraUnicredit” e, abbandonando personalismi e sovraesposizioni, utilizzando uno pseudonimo “GIGI PALLINA”. E fa specie rilevare come innanzi ad un giudice siano state portate a sostegno dell’accusa forme elementari di satira come l’ utilizzo di una pecora munita di elmetto. Insomma è stata ripristinata la verità ed il giusto equilibrio tra chi è degno rappresentante del più alto potere economico e finanziario e chi ha perso quel poco che aveva ma ha conservato grande entusiasmo, senso di rivalsa in chiave costruttiva, fantasia e determinazione. Ingredienti fondamentali di una ricetta che ha propinato una pietanza assolutamente indigesta per la grande banca sistemica che, con tutti i suoi uomini, mezzi, risorse, reti e organizzazione, nulla ha potuto per impedire che in questi anni potesse essere diffuso un vero e proprio anti-brand oramai indelebile sui principali motori di ricerca e social network.


Lo stesso Facebook, a suo tempo addirittura interpellato per il tramite di apposita rogatoria internazionale (vedi foto sopra), non fu disponibile a fornire dati in merito alla vicenda proprio perché negli Stati Uniti non esistono i cosiddetti reati di opinione. Singolare inoltre come la stessa Unicredit, al fine di limitare l’onda negativa di questa campagna critica avverso la sua gloriosa immagine, si impadronì a suo tempo del dominio www.usuraunicredit.com lasciandolo ovviamente inattivo e ricorrendo legittimamente alla Wipo (Organismo arbitrale Internazionale sulla proprietà intellettuale) che ha riconosciuto, sembra paradossale, ad Unicredit la proprietà intellettuale del sito sull’usura!
Soldi sprecati perché i timonieri di questa aggressiva compagna di difesa dei diritti dei consumatori bancari non hanno, nel frattempo, limitato la loro presenza sul web.
Un messaggio preciso per tutti gli imprenditori vessati dal sistema bancario. Se ogni imprenditore alle prese con un disservizio o abuso subito ad opera della propria banca, restando nei limiti della continenza e dotandosi di un proprio stile, sposasse questa nuova forma di protesta si potrebbe dare vita ad un vero e proprio “esercito invisibile” che le stesse Banche, sempre molto attente al rischio reputazionale, potrebbero iniziare a temere.
Oggi Usuraunicredit non è più soltanto una pagina, perché racchiude in se le esperienze, le vicissitudini, le battaglie di oltre 50 imprenditori sparsi per tutta Italia che sostengono la mission .
Che non sia l’inizio di una nuova era? Chissà se la rete in questo senso possa costituire uno strumento di rivalsa per il bottegaio di periferia contro la banca che perpetra gli abusi bancari?
In questo mio lungo e costante viaggio lungo lo Stivale ho raccolto tante storie di persone che si trascinano in una vita infelice, che hanno paura di cambiare qualcosa nella loro esistenza: il timore dell’ignoto è più forte del disagio che provano. In molti casi, sanno già cosa li renderebbe felici ma non hanno la forza di andare in quella direzione perché preoccupati delle conseguenze.
A queste persone dico che aver coraggio non significa non aver paura. Significa avere la forza di guardare in faccia la paura e decidere di andare avanti lo stesso. Ma per farlo bisogna riconoscerla.

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Nessuna cura può guarire uno stupido

People For Planet - Dom, 11/04/2018 - 00:22

Il cattivo medico cura i sintomi del male. Così facendo non guarisce la malattia che diventa più profonda e dopo poco tempo spunta di nuovo in un altro punto del corpo, aggravata.

Il bravo medico scopre quali sono le cause del male e le rimuove. Solo così il paziente guarisce veramente.

Questa è l’idea della medicina che avevano i medici cinesi già 2500 anni fa. E ormai il dibattito su questa questione ha investito tutto l’ambiente. Inizia a vacillare la convinzione che guarire il malato equivalga a liberarlo dal malessere il più velocemente possibile, attaccando i sintomi della malattia con ogni mezzo efficace. Questo modo di procedere è valido nella medicina d’urgenza, quando vi è un imminente pericolo di morte.

Quando i sintomi stanno per uccidere il malato vanno combattuti senza esclusione di colpi ma è stupido accanirsi contro i sintomi quando la malattia non minaccia immediatamente la sopravvivenza. In questo caso bisogna andare a cercare le ragioni del male.

Vi sto raccontando queste mie esperienze (vedi anche Emorroidi solidali: se ti fa male il sedere rilassa le labbra e Cistite solidale) perché chiarisce, più di tanti discorsi, la necessità di affrontare globalmente certi disturbi, collegati al modo di vivere e di pensare di una persona.

Attaccare i soli sintomi non serve. Lo testimoniano milioni di persone che passano la vita a curare malattie croniche che non guariscono mai e che li costringono a convivere col dolore e il disagio. Debellare una malattia cronica significa vincere una grande sfida, stabilire una premessa formidabile per evolversi psicologicamente.

Quasi tutti i dottori si ostinano a curare la parte più superficiale della malattia (nel mio caso l’infezione), per niente scoraggiati dall’inutilità delle cure. E lo stesso atteggiamento è seguito da molti terapeuti alternativi. Sono settoriali, non vedono il malato come un insieme e non vanno a cercare le cause profonde dello squilibrio che, nel caso delle malattie croniche, sono sempre errori di atteggiamento emotivo e di abitudini di vita.

È da notare però che questa prassi medica ha in realtà una causa diversa dalla semplice pigrizia o incompetenza.
Il problema sono i pazienti e la loro passività verso il male.

Spesso il terapeuta è visto come un guaritore miracoloso e ci si abbandona passivamente nelle sue mani. Non è possibile curare un malato che non diventi soggetto della cura, che non si incarichi di capire egli stesso la natura del proprio male e gli errori di atteggiamento e comportamento che lo fanno ammalare. La guarigione prevede un cambiamento nel modo di pensare. Bisogna chiedere al medico non di guarire il malato, ma di dargli gli strumenti per guarire da solo. Se quando avevo 19 anni mi avessero insegnato l’amore morbido, senza erezione, e il rilassamento, avrei probabilmente risolto i miei malanni molto rapidamente. Ma solo a patto di diventare da subito il protagonista della cura.
Guarire dalle mie cistiti in un mese sarebbe stato comunque impossibile, perché erano il segnale di uno squilibrio non superficiale, accumulato nel tempo e causato da un modo di essere radicato nella mia personalità. Superare queste malattie croniche comporta perciò una rivoluzione del modus vivendi. Ovviamente questo pone un problema pieno di implicazioni filosofiche. Non è possibile guarire un paziente che non capisce come deve collaborare con il medico o che non è in grado di cambiare se stesso.
Come dicevano anticamente i cinesi:

“Nessuna cura può guarire uno stupido”.

Questa realtà spiega anche perché la medicina storicamente abbia incontrato tante difficoltà ad affrontare la malattia alla radice. I medici lavoravano per vivere e perciò curavano soprattutto i ricchi e i potenti. Gente spesso arrogante e presuntuosa, che rifiuta l’idea di essere nel torto e che vuole essere servita senza fare tanta fatica. E in fondo questo è l’atteggiamento che abbiamo un po’ tutti… Perciò non possiamo limitarci a biasimare i medici se le cose sono andate così. E’ certo però che, se ti trovi ad avere una malattia cronica e vuoi veramente guarire, devi innanzi tutto guarire il tuo punto di vista sui medici.

Gesù disse: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Cioè, se non ami te stesso come puoi pensare di amare qualcun altro?

La malattia non è un elemento estraneo da vincere, è un fenomeno da capire, un’occasione per conoscere quali sono i comportamenti che si allontanano dalla tua natura e danneggiano il tuo essere.
Curarti diventa così un’appassionante indagine alla ricerca di te stesso. Tu diventi l’oggetto della tua attenzione, il mondo da scoprire, la cosa più importante. Ci hanno insegnato a non essere egoisti né egocentrici, ma è un insegnamento che induce in errore.
Se non sei curioso di conoscerti, di scoprire cosa ti fa stare meglio, come puoi avere la sensibilità per comprendere gli altri, amarli, aiutarli, ridere e giocare con loro? Sapere che io sono per me la cosa più importante del mondo e che la mia missione è vivere con gioia e allegria, è il secondo passo della guarigione.

Bisogna poi imparare a distinguere le proprie esigenze essenziali primarie e difenderle con dignità. Troppe persone sono afflitte da mali incurabili solo perché non hanno la forza né la fiducia necessarie per abbandonare situazioni invivibili. Per tornare a un esempio già fatto, quante donne intelligenti stanno con uomini che le picchiano solo perché sono prigioniere di un sistema di valori morali che nega loro il diritto alla felicità in nome “dei figli”, “per evitare lo scandalo” o semplicemente perché non possono “accettare la sconfitta”?

Quest’ultima motivazione è particolarmente curiosa quanto diffusa. Non ci si sacrifica per gli altri ma per se stessi, solo che l’obiettivo non è la nostra felicità o il nostro benessere, ma il nostro onore, la nostra autostima. Si tratta di un egoismo rivolto non verso la propria persona reale, in carne e ossa, ma verso un’immagine di se stessi alla quale si è affezionati.

La propria identità, il personaggio, l’autostima… chiamatela come volete ma questa è la più grande cazzata megagalattica che mai sia stata inventata, e tritura più vittime lei di qualunque epidemia di virus cattivi che si divertono a farci a pezzi i linfonodi. E bada bene che tutti ce l’abbiamo dentro questo grossolano errore di pensiero, e ci vorrà tempo per eliminarlo.

Trovare la tua vera natura significa innanzi tutto capire cosa fai per te veramente (cosa ti fa ridere e ti dà piacere fisico, serenità e soddisfazione) e cosa invece fai per onorare il feticcio mentale della tua personalità, la soddisfazione unicamente psicologica di corrispondere alla tua immagine precostituita.

Bisogna imparare a chiedersi “ma perché voglio fare così?” Il gusto dov’è?

La cartina di tornasole per capire se vuoi fare qualche cosa solo per un tuo feticcio sta nel fatto che i desideri veri sono indirizzati verso una soddisfazione diretta di un bisogno. Faccio questo perché mi piace e mi piacerà anche il risultato che otterrò. I piaceri mentali invece ti costringono a eseguire un compito che ti fa schifo. Insisti solo perché sei convinto che così otterrai quello che vuoi. E quando lo ottieni ti accorgi che vuoi già un’altra cosa.
Non stai mai lì a goderti quel che hai e spali merda per trovare i diamanti.
E poi ricordati che i finti desideri, le fisime mentali, non fanno mai ridere. I desideri autentici, in carne e ossa, invece sono buffi. Questo è l’inizio.

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