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Liste d’attesa troppo lunghe: 2 milioni di italiani rinunciano a curarsi

People For Planet - Mar, 01/08/2019 - 01:59

Due milioni di italiani nel corso del 2017 hanno rinunciato a sottoporsi a visite o accertamenti specialistici a causa della lunghezza delle liste di attesa. Il dato arriva dal documento “Attività conoscitiva preliminare all’esame del disegno di legge recante bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021”, redatto dall’Istat e presentato dal Presidente dell’Istituto Maurizio Franzini alle commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato il 12 novembre scorso.

I più anziani rinunciano maggiormente

A rinunciare più spesso le persone tra i 45 e 64 anni e gli ultrasessantacinquenni. Parlando in percentuali, rispettivamente il 5% e il 4,4% delle persone comprese in queste due fasce d’età lo scorso anno, davanti a tempi di attesa eccessivamente lunghi, ha desistito dal farsi visitare o dal sottoporsi a un accertamento specialistico. Distinguendo le prestazioni sanitarie, la rinuncia a causa di liste di attesa troppo lunghe è più frequente per le visite specialistiche (2,7%) rispetto agli accertamenti specialistici (1,6%).

Accesso alle cure e povertà non vanno d’accordo

Se la rinuncia a visite o accertamenti specialistici a causa delle liste di attesa riguarda nel complesso circa 2 milioni di individui (ovvero il 3,3% dell’intera popolazione), oltre 4 milioni di persone nel nostro Paese  rinuncia invece a curarsi per motivi economici (6,8%). “Rilevante – ha affermato il presidente dell’Istat – è l’intreccio tra rinuncia e condizioni economiche”. “Tra quanti dichiarano che le risorse economiche della famiglia sono scarse o insufficienti – si legge nel documento dell’Istat – l’incidenza della rinuncia alle prestazioni specialistiche è complessivamente pari al 5,2%, a fronte dell’1,9% tra le famiglie che dichiarano di avere risorse ottime o adeguate”.

Il nuovo piano nazionale di Governo

Nel tentativo di mettere un argine alla problematica dei tempi troppo lunghi, il ministro della Salute Giulia Grillo ha trasmesso alle Regioni il nuovo Piano Nazionale di Governo per il contenimento delle Liste d’Attesa (PNGLA) che fissa i tempi massimi per le prestazioni sanitarie. ” Il piano mancava da quasi 10 anni e conteneva generiche azioni di governo”  ha affermato il ministro della Salute . “Ora mettiamo regole certe e stanziamo fondi per dire basta alle attese infinite per una visita medica o un esame diagnostico. Pur lasciando l’autonomia alle Regioni, il ministero della Salute garantirà il monitoraggio dei percorsi diagnostico-terapeutici, ma anche delle prestazioni ambulatoriali in regime libero-professionale. Sembrano concetti tecnici, ma riguardano la vita di tutti noi cittadini”. Per controllare la piena attuazione del Piano nazionale verrà istituto presso il ministero della Salute l’Osservatorio Nazionale sulle Liste di Attesa, composto da rappresentanti del ministero della Salute, dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), delle Regioni, dell’Istituto Superiore di Sanità e dalle Organizzazioni civiche di tutela del diritto alla salute.

Cosa cambierà

Il nuovo Piano di contenimento delle liste d’attesa sarà valido fino al 2020 e conferma il diritto dei cittadini di ricorrere all’intramoenia (la possibilità di essere visitati “privatamente” da un medico in strutture pubbliche) a carico dell’azienda come strumento “eccezionale e temporaneo” per abbattere le liste d’attesa quando la prestazione medica non può essere erogata entro i tempi stabiliti. Il paziente dovrà pagare soltanto il ticket come se si trattasse di una normale visita in regime pubblico (diritto del paziente già previsto dall’articolo 3 del dlgs 124/1998, ma finora ignorato dalle asl). Previste quattro classi di priorità per visite e analisi (urgente entro 72 ore; breve entro 10 giorni; differibile entro 30 giorni per le visite o 60 giorni per le analisi; programmata entro 120 giorni) e quattro classi anche per i ricoveri (dai casi gravi entro 30 giorni, ai casi non gravi entro 12 mesi).

 

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2019: come la tecnologia cambierà (ancora di più) le nostre vite

People For Planet - Mar, 01/08/2019 - 01:46
Reti e servizi 5G

Il 5G arriverà ufficialmente nel 2020 ma già nel 2019 cominceremo a vedere l’icona su alcuni smartphone, i principali “indiziati” sono Huawei e Oppo.
I dispositivi 5G potranno raggiungere velocità in download fino a 50 Gigabit. Vuol dire per esempio che basteranno pochi secondi per scaricare un film in 4K.
Le reti 5G influiranno in modo determinante sullo sviluppo di Internet of Things, Realtà aumentata, Smart City…

Internet of Things

Internet of Things è una rete di oggetti fisici – veicoli, macchine, elettrodomestici, droni – che utilizzano sensori e API (Application Programming Interface) per connettere e scambiare dati su Internet e consentire agli oggetti di “autoregolarsi” automaticamente: dalla guida senza pilota all’accensione o spegnimento di elettrodomestici… Gli oggetti IoT avranno una crescente diffusione nel 2019.
I dispositivi connessi generano una grande quantità di dati che possono essere analizzati e sfruttati in tempo reale da imprese e enti per conoscere anche abitudini e comportamenti delle persone (analisi predittive, Big Data).

Chatbot

Un chatbot è un software che dialoga con la persona. Un assistente virtuale capace di rispondere su una serie di argomenti o di chiacchierare con te.
Si prevede che circa il 40% delle grandi imprese internazionali adotterà entro la fine del 2019 sistemi avanzati di chatbot per l’assistenza ai clienti. Obiettivo principale: riduzione dei costi del personale.

Realtà aumentata

La realtà aumentata è l’integrazione e il potenziamento dei nostri sensi con dispositivi ad alta tecnologia. Quello che c’è attorno a noi viene modificato, “aumentato” nella nostra percezione visiva con l’aggiunta di animazioni e contenuti digitali. L’accessorio più spesso citato quando si parla di realtà aumentata sono gli occhiali “intelligenti”, gli smart glasses (ma attenzione nel prossimo futuro anche alle lenti a contatto “intelligenti”) con cui è possibile leggere le email, vedere le indicazioni per raggiungere una destinazione, scattare foto, girare video o navigare su Internet. Gli smart glasses si possono comandare anche solo con la voce. Si prevede che la prossima generazione di visori sarà in grado di rilevare anche le forme e tracciare la posizione delle persone.

Smart City

Una città intelligente è una città che utilizza le tecnologie dell’informazione e della comunicazione per aumentare l’efficienza operativa, condividere le informazioni con il pubblico e migliorare la qualità dei servizi.
Nel 2019, grazie anche allo sviluppo delle diverse tecnologie digitali (dall’IoT ai Big Data…) le applicazioni diventeranno sempre più numerose e diffuse, come ad esempio parchimetri intelligenti che utilizzano un’app per aiutare i conducenti a trovare spazi di parcheggio; lampioni che si attenuano, utilizzando sensori intelligenti, quando non ci sono auto o pedoni sulle strade…
Le iniziative Smart City possono contribuire ad affrontare le problematiche ambientali quali la riduzione dell’inquinamento atmosferico.

 

Fonti:

www.forbes.com
www.sap.com
www.internetofthingsagenda.techtarget.com
www.webnews.it
www.robotiko.it
Ulisse Magazine

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Lavori in casa: riaperta la corsa ai bonus fiscali

People For Planet - Lun, 01/07/2019 - 14:22

Ristrutturazioni, risparmio energetico, acquisto di arredi, sistemazione del verde di giardini e balconi. Chi ha rinviato al 2019 le spese per i lavori in casa, o deve ancora concludere interventi già avviati nel 2018, può star tranquillo. La legge di Bilancio ha prorogato di un anno l’accesso ai bonus in scadenza a fine 2018. Per cogliere gli sconti fiscali nelle singole abitazioni c’è tempo fino al 31 dicembre 2019. Mentre per le opere di efficienza energetica su parti condominiali e per gli interventi antisismici il termine scade nel 2021. Sul Sole 24 ore di lunedì 7 gennaio il punto su tutte le regole: dalle percentuali di sconto ai meccanismi per l’accesso, dai vari metodi di pagamento agli obblighi di comunicazione.

CONTINUA SU IL SOLE 24 ORE

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Saldo e stralcio cartelle, ecco i maxisconti per chi è in difficoltà

People For Planet - Lun, 01/07/2019 - 09:20

Saldo e stralcio cartelle per contribuenti privati, professionisti e autonomi con problemi economici. La nuova possibilità di sanare i debiti con lo sconto, introdotta dalla Legge di Bilancio, riguarda i mancati versamento di Irpef, Iva e contributi previdenziali dovuti alle casse private o all’Inps. Interessati gli anni dal 2000 al 2017.

CONTINUA SU REPUBBLICA.IT

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Mangiato troppo durante le feste natalizie? Qualche consiglio per disintossicarsi

People For Planet - Lun, 01/07/2019 - 01:37

Pandoro, panettone, torrone per non parlare di cappelletti, arrosti, cotechino, capitone, ecc. E vogliamo parlare delle quintalate di frutta secca ingurgitate mentre giocavamo a tombola? Finite le feste il senso di colpa ci attanaglia? La bilancia dimostra che abbiamo proprio esagerato?

Niente paura e soprattutto in alto i cuori! Possiamo disintossicarci e riprendere il nostro sano stile di vita senza per forza mettere il cilicio allo stomaco e mangiare solo carote lesse. O, peggio, visto che ormai abbiamo rotto ogni regime alimentare dietetico, continuare a mangiare dando fondo a tutte le scorte.

Ormai la Befana si è portata via tutte le feste come da tradizione e se è una bella giornata che ne dite di una passeggiata? Fa benissimo al fisico e al morale. 30 minuti al giorno di camminata veloce, meglio se in mezzo alla natura, ristabilisce l’equilibrio e disintossica.

Dopo la passeggiata, la colazione: possiamo farla con una bella coppa di yogurt greco con aggiunta di un mandarino, un cucchiaino di miele, tre pistacchi o due noci. Buonissima oltre che salutare.

A pranzo o a cena una vellutata di zucca magari con un po’ di peperoncino che funge da disinfiammante, e qualche crostino di pane aggiungerà la croccantezza, che gratifica la masticazione. Oppure pollo ai ferri o al limone, con carciofi che aiutano il fegato a ristabilirsi (e ne ha bisogno, povero cocco).

Per merenda a metà mattina e metà pomeriggio frutta e verdura crude: sedano e carote da sgranocchiare, una bella mela verde, un’arancia, una spremuta di pompelmo…

Dopo tutti quei dolci buonissimi il nostro corpo desidera continuare con i carboidrati? Allora che ne dite di una pera cotta al forno con un po’ di zucchero e cannella? Se proprio volete esagerare aggiungete un cucchiaio di yogurt fresco.

E così via: cercate di evitare i grassi saturi; per condire usate solo olio extra vergine d’oliva; niente soffritti, poca carne rossa, formaggi freschi, legumi.

Un tè o una tisana

Tè e tisane aiutano moltissimo a depurarsi e disintossicarsi. Se preferite il tè, provate quello alla menta o il tè verde. Se amate le tisane, quelle al finocchio o al carciofo stimolano e aiutano la digestione. Oppure una bella tisana allo zenzero, che aiuta anche nella prevenzione dei mali di stagione.

Dolcificate se necessario con miele biologico.

Un biscottino?

Concludendo, subito dopo i giorni dell’abbuffata natalizia non puniamoci troppo – come sempre il benessere sta nel mezzo – e cerchiamo di riprendere uno stile di vita sano e gioioso.

Fonti: http://www.leitv.it/benessere/la-dieta-per-disintossicarsi-dalle-feste/
https://blogunisalute.it/depurarsi-dopo-le-feste-cosa-mangiare/

In copertina: disegno di Armando Tondo

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Le avventure di Carmine Di Maio in banca

People For Planet - Lun, 01/07/2019 - 01:22

Ovviamente le generalizzazioni non servono ma e’ indubbio che il pensiero dominante nell’universo dei dipendenti delle banche e’ ancora lontano anni luce dalla piena consapevolezza dei loro comportamenti.
L’arroganza dei bancari è il segnale della loro mediocrità professionale e della loro cieca vanità. I loro deliri di onnipotenza nascondono seri problemi di vision in un contesto sociale e civile completamente mutato rispetto a 20 anni fa. Non sanno o fanno finta di non capire ciò che sta per accadere. Ancora non si rendono conto che l’unico elemento che può tentare di arginare la furia dei mostri del comparto tecnologico come Google, Amazon, Facebook e Apple (i cosiddetti GAFA) che, a breve, entreranno nel mondo della finanza, e’ il rapporto umano. Capitale tecnologico, manageriale, finanziario e soprattutto di fiducia dei GAFA sono centinaia di volte superiori a quelli del sistema bancario. L’unico aspetto che indurrà quindi il consumatore a privilegiare la relazione con la banca sarà solo ed esclusivamente la componente emotiva derivante dal rapporto con un essere umano. Umano, appunto.
Ma gli episodi denunciati come worst practice sono ancora numerosi rispetto a quelli, pochi ed eccezionali, individuabili come “buone pratiche” comportamentali.
Paradigmatico e’ il caso di Carmine Di Maio, umile ed educato operaio che cerca di arrivare a fine mese con lavori saltuari e precari e che, avendo ricevuto regolare assegno circolare come indennizzo per una causa di lavoro vinta, e’ stato più volte umiliato da un triste (da un punto di vista della energia relazionale) ed arrogante impiegato della sede centrale di Napoli del Banco Napoli-Intesa San Paolo, emittente dell’assegno, che non ha voluto riconoscergli quanto dovuto.
Ha esibito il verbale di conciliazione per dimostrare che la fonte era regolare.
Ha esibito due (2) documenti di identità e il codice fiscale per il regolare riconoscimento.
Ha fatto presente che non poteva, per i costi, permettersi l’apertura di un conto corrente che tra l’altro gli era stata rifiutata anche solo per il tempo necessario all’incasso del titolo.

Ha chiesto, disperato, di parlare con qualche “direttore” ma e’ stato addirittura preso di forza dalle prezzolate guardie giurate per essere sbattuto fuori dalla filiale.
Ha infine denunciato alla nostra redazione l’accaduto ed a nulla e’ servito il nostro intervento per capire i “motivi” di tale rifiuto.
L’arroganza del potere non ascolta, ma pretende di imporre.
Lo stesso triste impiegatuccio ci ha infatti ribadito che un non meglio individuato “regolamento interno vietava l’operazione e che la legge non disciplinava nulla al riguardo”. Però nessuna soluzione alternativa, solo dei “no” superbi, maleducati, irrispettosi della dignità di un cittadino che chiedeva solamente l’esercizio di un suo diritto. Sancito dalla legge.
L’assegno circolare è definito infatti dalla legge (artt. 82 e ss. R.d. n. 1736 del 21.12.1933) come un titolo di credito, cosiddetto all’ordine in quanto emesso e firmato dalla banca su richiesta di una persona (in questo caso l’imprenditore che ha conciliato la vertenza) che ha già aperto presso la stessa banca un conto corrente. Sul conto corrente il richiedente – prima ancora di domandare l’emissione dell’assegno – deve avere preventivamente depositato la somma riportata nell’assegno. Ciò rende l’assegno circolare un mezzo di pagamento sicuro per il creditore (in questo caso Di Maio) che lo riceve. Tanto premesso possiamo dire che l’assegno circolare può essere incassato presso una qualsiasi filiale della banca che lo ha emesso, anche quando non si dispone di un conto corrente aperto presso quel determinato istituto.
Lo dice la legge, non il fantomatico “regolamento interno” più volte ricordato che, semmai fosse una fonte di diritto (e non lo è), sarebbe subordinata alla legge.
Infatti ci siamo rivolti ad un altro istituto di credito, una Banca Etica non solo nella ragione sociale, che ha provveduto immediatamente a riconoscere a Carmine il suo diritto.
La paura però è che l’opinione pubblica si abitui alla situazione e, dopo una prima fase di sconforto, impari a tollerare. Qui ,invece, non c’è niente da accettare e non ci si può abbandonare alla rassegnazione.
La dignità delle persone non è una merce sacrificabile in nome dell’incompetenza tecnica e relazionale e quando alcune banche parlano di necessità di stare sul mercato dovrebbero farlo con la consapevolezza di piani industriali seri, con investimenti concreti e con la lungimiranza di chi guarda al futuro.
Perché i GAFA stanno arrivando!

Immagine copertina: fonte Lettera43

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L’ambulatorio a Milano che cura migranti e senza dimora

People For Planet - Dom, 01/06/2019 - 09:19

Via dei Transiti è una strada stretta nel quartiere Loreto, che collega viale Monza con via Padova, simile a molte altre della periferia est di Milano. Qui, al numero 28, nel 1994 è stato aperto l’Ambulatorio medico popolare, un centro autogestito che fornisce servizi essenziali a chi rimane fuori dal sistema sanitario nazionale: i senza dimora, per esempio, o gli stranieri senza permesso di soggiorno. Più volte minacciato di sgombero, l’Ambulatorio in questi anni ha curato gratuitamente più di cinquemila persone. Ospitato nei locali del centro sociale T28 – occupato dal 1975 – si presenta con un’insegna rossa dove “Ambulatorio Medico Popolare” è scritto in lingue diverse. Dentro ci sono una sala d’attesa e lo studio medico, dove i dottori – volontari, come gli infermieri e chi lavora all’accoglienza – visitano i pazienti.

CONTINUA SU INTERNAZIONALE

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La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte…

People For Planet - Dom, 01/06/2019 - 01:36

La leggenda racconta che la Befana fosse la ninfa Egeria, consigliera di Numa Pompilio. Alle calende di gennaio il secondo re di Roma era solito appendere una calza nella grotta dove viveva Egeria e la mattina la trovava colma di buoni consigli.

Nella tradizione cristiana il 6 gennaio è il giorno in cui i Re Magi arrivano alla grotta di Betlemme guidati dalla stella cometa. Dario Fo racconta questa storia a modo suo in Mistero Buffo, potete vederne un estratto qui http://dariofo.it/content/video-dario-fo-i-re-magi.

La parola Epifania deriva dal greco epiphànein che significa proprio “manifestarsi della divinità”. Da Epifania a Befania fino a Befana il passo è brevissimo.

E i Re Magi c’entrano nella storia della vecchia signora con le scarpe rotte, perché si narra che i Re Magi, che al tempo non avevano il navigatore GPS, chiesero indicazioni proprio a lei per trovare la strada e che al momento, malgrado l’invito, l’anziana donna rifiutò di seguirli. Poi ci ripensò e riempì un cesto di dolci e iniziò a cercare i Re Magi fermandosi in tutte le case per chiedere se li avessero visti passare e in ogni casa lasciava un dono ai bimbi.

E così fa ogni anno: nella notte tra il 5 e il 6 gennaio si cala dal camino – un gran traffico in questi giorni nel camino, prima Babbo Natale, poi la Befana – e riempie di leccornie le calze preparate dai bambini. I bambini per ringraziarla lasciano qualche cosa da mangiare o da bere così che lei possa ristorarsi durante il lungo viaggio e per aiutarla a trovare la casa lasciano anche accesa una luce.

Ai bimbi buoni dolci e frutta secca, a quelli meno buoni carbone e cenere. Ma non ci sono bambini cattivi!

Sono tantissime le feste in tutta Italia per il 6 gennaio. In alcuni paesi si brucia la “vecchia” per eliminare le malinconie del passato e propiziare cose buone per l’anno nuovo.

In Toscana, Friuli e Trentino alcuni ragazzi si tingono il viso di nero e vestiti di stracci vanno in giro per le case a chiedere dolci per i bambini, si chiamano “befani” e sono anche dei fidanzati “in prova”, scelti da chi trova all’interno di una focaccia una fava secca che incorona lo stesso Re o Regina della Fava: a lui o a lei il piacere di decidere il proprio partner gettando la fava nel bicchiere del prescelto.

La Befana è una paraninfa anche in Molise dove farebbe apparire in sogno alle ragazze nubili il fidanzato a loro destinato.

Per mandare a letto presto i bambini, così che la Befana possa riempire le calze, a Cucibocca di Montescaglioso, in provincia di Matera, alcuni abitanti incappucciati trascinano catene per fare baccano. Hanno barbe lunghe e minacciano con un ago da materassaio di cucire le bocche dei bambini se non vengono offerti cibo e vino. I piccoli così spaventati corrono a letto. Un po’ macabro ma efficace.

E poi, così da non perdere l’abitudine, ci sono i cibi tipici del 6 gennaio. In Piemonte si prepara la Fugassa, un dolce a forma di margherita. Entro c’è una fava bianca e una nera. Chi trova la prima pagherà il dolce, chi trova la seconda pagherà da bere. In Veneto la torta si chiama Pinsa, un dolce miscuglio di farina di mais e frutta secca, a Siena si sfornano i Cavallucci. E così via.

Quella della Befana è la dodicesima notte dopo il Natale e un tempo si riteneva che fosse una notte magica dove poteva accadere che gli animali parlassero, le lenzuola diventassero lasagne e l’acqua si trasformasse in vino.

In alcune zone si pensa che i morti si risveglino e tornino dai familiari per impastare il pane che poi si mangia a pranzo del 6 gennaio.

In conclusione, riti pagani e cristiani si alternano in questa notte.
Il Cristianesimo ha spesso sostituito feste e ricorrenze antiche con momenti religiosi, per esempio a fine dicembre si celebravano i giorni del Sole sostituiti dalla nascita di Gesù e in tempi recenti la religione del mercato ha imposto Babbo Natale.

La Befana, che rimane soprattutto una festa italiana poco celebrata negli altri Paesi, è un misto tra paganesimo e cristianesimo. Raccoglie tutto in un raro esempio di integrazione.

Hai visto mai che la vecchietta con il naso adunco abbia ancora qualcosa da insegnarci?

Una cosa è certa: l’epifania tutte le feste se le porta via. Buona Befana!

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Un Peptide per amico

People For Planet - Dom, 01/06/2019 - 01:10

Conoscete i peptidi? Eppure sono molecole importantissime per la nostra salute, capaci di combattere in modo naturale le infiammazioni batteriche, riducendo il bisogno di antibiotici.
Sul tema sono in corso studi ed esperimenti scientifici, ne abbiamo parlato con la Dottoressa Gianna Palmieri, dell’Istituto di Bioscienze e Biorisorse – CNR Napoli.

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Dal 1 gennaio vietati i cotton fioc non biodegradabili

People For Planet - Sab, 01/05/2019 - 19:45

Dovranno essere biodegradabili e compostabili e sulla confezione dovrà essere chiaramente indicato che non vanno gettati nel wc.

Entra così in vigore l’emendamento di Ermete Realacci, parlamentare e presidente onorario di Legambiente, presentato alla scorsa legge di bilancio, mentre dovremo aspettare il primo gennaio dell’anno prossimo per vedere vietate anche le microplastiche nei cosmetici da risciacquo.

«Il bando dei cotton fioc non biodegradabili e non compostabili è la conferma – ha dichiarato all’Ansa Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – della leadership dell’Italia nel contrastare il marine litter che soffoca mari, fiumi e laghi anche nel nostro paese, come dimostrato dalle nostre campagne estive di monitoraggio. Auspichiamo che questo primato, come già avvenuto con il bando ai sacchetti di plastica, venga mantenuto anticipando l’approvazione della direttiva europea sui prodotti di plastica monouso: per questo chiediamo al ministro Sergio Costa di fare approvare nel primo Consiglio dei ministri dell’anno nuovo il disegno di legge “Salvamare” sulla plastica monouso, tenendo in considerazione i contenuti del progetto di legge sul “Fishing for litter”  presentato alla Camera dei deputati da Rossella Muroni per permettere ai pescatori di fare gli spazzini del mare.»

Del primato italiano avevamo già scritto (Microplastiche: dai cosmetici una buona notizia, ma sui lavaggi dei tessuti e sugli pneumatici c’è molto altro da fare) mentre per approfondire le proposte alla UE per ridurre la plastica in mare potete leggere Giornata Mondiale dell’Ambiente 2018: combattere la plastica! dove si racconta anche della nuova strategia europea sui prodotti monouso. E per saperne di più su PeopleForPlanet si trova un vero e proprio dossier sulle microplastiche.

Combattiamo le microplastiche aderendo al manifesto di People For Planet!

 

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Lettera di Leoluca Orlando al ministro dell’Interno

People For Planet - Sab, 01/05/2019 - 14:06
– Al Sig. Capo Area Servizi al Cittadino SEDE

OGGETTO: Procedure per residenza anagrafica degli stranieri.

Nella mia qualità di Sindaco della Città di Palermo, da sempre luogo di solidarietà e di impegno in favore dei diritti umani, in coerenza con posizioni assunte e atti deliberativi adottati da parte di questa Amministrazione comunale, che considera prioritario il riconoscimento dei diritti umani per tutti coloro che comunque risiedono nella nostra città, Le sottopongo una richiesta di ponderazione e una precisa indicazione riguardo alla Legge 132/2018. Tale impianto normativo continua a suscitate riflessioni, polemiche e allarmi diffusi anche a livello internazionale per il rischio di violazione dei diritti umani in caso di errata applicazione, con grave pericolo di violazione anche della legge umanitaria internazionale. A tal proposito si richiama la nostra Carta costituzionale (mi piace qui ricordare che quest’anno si è celebrato il 70° anniversario della entrata in vigore) con particolare riferimento all’art. 2 (laddove il rifiuto di residenza anagrafica limita il soggetto nell’esercizio della partecipazione alle formazioni sociali); all’art. 14 (laddove l’inviolabilità del domicilio verrebbe incisa da un provvedimento negativo in materia anagrafica); all’art. 16 (laddove la libertà di movimento verrebbe condizionata, se non addirittura disumanamente compressa, in caso di incisione del diritto di residenza oltre ogni ragionevole protezione di altri interessi pubblici eventualmente concorrenti); all’art. 32 (laddove il diritto alla salute potrebbe essere meno garantito in ragione della differente area di residenza anagrafica, o peggio, della mancanza assoluta di residenzialità formale). Non solo: è la giurisprudenza stessa della Corte Costituzionale che da sempre afferma e statuisce “che lo straniero è anche titolare di tutti i diritti fondamentali che la Costituzione riconosce spettanti alla persona (…) In particolare, per quanto qui interessa, ciò comporta il rispetto, da parte del legislatore, del canone della ragionevolezza, espressione del principio di eguaglianza, che, in linea generale, informa il godimento di tutte le posizioni soggettive” (Sentenza n. 148/2008; si vedano altresì le sentenze n. 203/1997, n. 252/2001, n. 432/2005, n. 324/2006). Ebbene, al fine di evitare applicazioni ultronee delle nuove norme, che possano pregiudicare proprio l’attuazione di quei diritti ai quali lo scrivente responsabilmente faceva riferimento e ossequio, Le conferisco mandato di approfondire, nella Sua qualità di Capo Area dei Servizi al Cittadino, tutti i profili giuridici anagrafici derivanti dall’applicazione della citata L.132/2018 e, nelle more di tale approfondimento, impartisco la disposizione di SOSPENDERE, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge 132/2018, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, rifermento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica.

Distinti saluti. Sindaco Leoluca Orlando

Vedi anche:
Dl Sicurezza, dalla protezione umanitaria agli Sprar: le critiche dei sindaci.

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Dl Sicurezza, dalla protezione umanitaria agli Sprar: le critiche dei sindaci.

People For Planet - Sab, 01/05/2019 - 11:00

Tra le più contestate quella che vieta ai richiedenti asilo di essere iscritti nei registri anagrafici, quindi di avere residenza e carta d’identità. Asgi: “Saranno persone in un limbo e la loro permanenza in Italia non verrà riconosciuta per futuri servizi di secondo livello”

Giuseppe Conte mira a una mediazione, i vicepremier rimangono fermi e l’Anci è spaccata in due, con il presidente Antonio Decaro che guida la protesta. La polemica su alcuni commi del Decreto sicurezza, diventato ufficialmente legge lo scorso novembre, non accenna a calare. Tra i provvedimenti che dividono anche al suo interno l’associazione nazionale comuni italiani l’articolo 13, in materia di iscrizione anagrafica, lo stesso che Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, ha deciso di non rispettare, sospendendo qualsiasi provvedimento ‘che possa intaccare i diritti fondamentali’. Ma non solo, anche la stretta sui permessi umanitari e le modifiche agli Sprar destano preoccupazione.

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Tecnologia BEACON: dispositivi wireless per la sicurezza e per la tracciabilità di cose o persone

People For Planet - Sab, 01/05/2019 - 01:26

Un Beacon è un piccolo dispositivo wireless che utilizza la tecnologia Bluetooth Low Energy (L.E.) per inviare informazioni in broadcast: ovvero da un sistema trasmittente a un insieme di sistemi riceventi, in modo unidirezionale. Le informazioni in broadcast sono infatti inviate dal trasmettitore ai ricevitori, senza canale di ritorno e senza certezza della loro consegna.

Rispetto al Bluetooth classico, il Bluetooth LE si caratterizza per un minor consumo di energia e ciò consente di realizzare dispositivi Beacon a batteria che hanno una vita operativa di mesi o addirittura anni.

La tecnologia dei Beacon LE nasce nel 2013 con il lancio da parte di Apple dello standard i-Beacon. Le applicazioni principali inizialmente sono legate al mondo del retail e del marketing di prossimità, ma successivamente vanno ad emergere anche applicazioni con un maggiore utilità sociale.

Fra queste la possibilità di realizzare dispositivi indossabili per i bambini, anche tipo braccialetti in silicone, in grado di “capire” quando il piccolo si allontana oltre un certo margine e di allertare il genitore sul telefono quando ciò avviene. Di utilità estrema soprattutto nelle manifestazioni affollate, nei luoghi turistici o nei centri commerciali.

Ma anche la possibilità di dare un ausilio alla sicurezza dei lavoratori sul posto di lavoro, in cantiere, in un’industria, è una possibile e importantissima applicazione. Un operatore che indossa un Beacon su un qualunque supporto può essere localizzato quando entra in un’area di lavoro a maggior rischio, consentendo di allertare e mettere in atto i relativi sistemi di sicurezza.

Applicazioni interessanti dei Beacon riguardano anche centri espositivi, musei o mostre, in modo che il visitatore possa ricevere – attraverso una specifica App opportunamente progettata – quella che viene definita un'”esperienza di visita arricchita“: un nuovo modo di proporre i luoghi d’arte per rendere ogni visita un momento unico e indimenticabile, dove il coinvolgimento del visitatore diventa una priorità.

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Il presepe napoletano, origini e il significato dei pastori

People For Planet - Sab, 01/05/2019 - 01:11

Vi siete mai domandati perché i Re Magi montano cavalli differenti?, oppure chi è Benino?, ancora perché’ sul presepe si mette la fontana con la donna?, e lo sapete perché a Napoli si fa il presepe?
Bene, ve lo diremo noi.

Presepe Napoletano, origini e mito.

Da dove arriva l’antica tradizione del Presepe? I primi a descrivere la Natività furono gli evangelisti Luca e Matteo: nel loro racconto c’è l’immagine di quello che poi nel Medioevo è diventato il “praesepium“, dal latino “mangiatoia”. Il presepe che tutti conosciamo, però, si deve alla volontà di San Francesco d’Assisi. L’idea di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Gesù Bambino, era venuta al Santo d’Assisi nel Natale del 1222, quando a Betlemme ebbe modo di assistere alle funzioni per la nascita di Gesù. Francesco rimase talmente colpito che, tornato in Italia, chiese a Papa Onorio III di poter ripetere le celebrazioni per il Natale successivo. A quei tempi le rappresentazioni sacre non potevano tenersi in chiesa, così il Papa gli permise di celebrare una messa all’aperto.

La Vigilia di Natale del 1223

Fu così che, la notte della Vigilia di Natale del 1223, a Greccio, in UmbriaSan Francesco allestì il primo presepe vivente della storia …

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Cinghiali in autostrada e incidenti

People For Planet - Ven, 01/04/2019 - 19:22

È di poche ore fa la notizia dell’incidente sull’autostrada A1, tra Lodi e Casalpusterlengo, dove sono state coinvolte diverse auto, causando una decina di feriti, e dove un ragazzo ha perso la vita. Si sta ancora indagando sulla dinamica ma sembrerebbe che la causa scatenante sia stata l’attraversamento di una famiglia di cinghiali. Alcuni giornali oggi riportano la ricostruzione dell’incidente fatta dalla polizia stradale. Leggiamo sul Fatto Quotidiano che, secondo la ricostruzione, nello schianto sarebbero rimaste coinvolte tre macchine. Una prima auto avrebbe investito due cinghiali e si sarebbe fermata in strada, una seconda sarebbe arrivata travolgendo le carcasse degli animali e poi colpendo il primo veicolo fermo, mentre la terza vettura, una Polo, avrebbe investito uno dei conducenti sceso per strada, e poi si sarebbe scontrata con le due macchine già ferme. Il conducente di quest’ultima auto è morto sul colpo.

L’incidente ha riportato in auge il dibattito sulla diffusione e la pericolosità di questi animali, più volte denunciata dalle associazioni di rappresentanza degli agricoltori, i primi a subire danni alle colture. People For Planet ha affrontato questi temi in diversi articoli.

“Negli ultimi dieci anni – ha dichiarato la Coldiretti – il numero dei cinghiali presenti in Italia è praticamente raddoppiato. La sicurezza nelle aree rurali e urbane è a rischio per il loro proliferare con l’invasione di campi coltivati, centri abitati, strade ed anche autostrade dove rappresentano un grave pericolo per le cose e le persone. Non è quindi più solo una questione di risarcimenti ma è diventato un fatto di sicurezza delle persone che va affrontato con decisione. Ora – conclude la Coldiretti – non ci sono più alibi per intervenire in modo concertato tra Ministeri e Regioni ed avviare un piano di abbattimento straordinario senza intralci amministrativi”. Anche Confagricotura è intervenuta con le parole del  presidente Massimiliano Giansanti, secondo il quale l’incidente “evidenzia quanto sia necessario intervenire con urgenza per limitare la proliferazione della fauna selvatica. Quanto successo è l’effetto del mancato controllo delle popolazioni di cinghiali che, nonostante gli appelli degli agricoltori, è stato sottovalutato”.

Anche il WWF,  in una nota, ha espresso cordoglio per quanto accaduto e ha evidenziato l’effettiva proliferazione esagerata di questo tipo di animali, suggerendo però di affrontare la situazione in maniera non solo emergenziale ma regolando una situazione con una normativa: “attribuire al branco di cinghiali la diretta responsabilità dell’incidente è riduttivo e strumentale, dovranno essere infatti accertate le responsabilità del gestore dell’Autostrada A1 che doveva assicurare la sicurezza rispetto all’ingresso nell’asse viario di persone o animali controllando adeguatamente le recinzioni che di norma devono essere presenti lungo tutte le autostrade. Come devono essere accertate le dinamiche dello scontro e la velocità delle automobili coinvolte”, scrive l’associazione sul suo sito. “Se esiste un problema di squilibrio delle popolazioni di questa specie, ribadisce il WWF, la responsabilità è essenzialmente dell’uomo che per privilegiare specifici interessi economici e politici ha assecondato la volontà di una crescita incontrollata del cinghiale, diventata anche il pretesto per consentire la caccia di selezione all’interno delle aree naturali protette.

Per il WWF serve senz’altro “un Piano straordinario per la gestione del cinghiale nel nostro paese che preveda interventi prioritari per mettere in sicurezza le strade a scorrimento veloce con maggior traffico veicolare, attraverso dissuasori e sistemi di allerta già sperimentati, interventi per la prevenzione dei danni alle colture agricole e un programma di contenimento del numero degli animali basato su censimenti seri ed attendibili e l’utilizzo di recinti di cattura in grado di assicurare un prelievo controllato e selettivo degli animali”. Il WWF conclude auspicando e riproponendo il coinvolgimento degli stessi agricoltori e rilanciando l’urgenza di una normativa nazionale sulla gestione della fauna selvatica non basata esclusivamente sull’attività venatoria, “che favorisca ed incentivi gli interventi di prevenzione dei danni all’agricoltura, la messa in sicurezza del sistema viario, ed agevoli il coinvolgimento degli agricoltori nella gestione delle popolazioni del cinghiale”.

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Bari, il comune pagherà 25 euro al mese chi va al lavoro in bici

People For Planet - Ven, 01/04/2019 - 12:00
Il capoluogo pugliese è il primo in Italia ad adottare questo modello. Finanziato con 545mila dal ministero dell’Ambiente, il bando comunale metterà a disposizione: 20 centesimi di euro per ogni chilometro fatto nel tragitto casa-lavoro e 4 centesimi per altri percorsi cittadini. Cifre dimezzate per chi usa una bici elettrica

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Da Amnesty International le migliori buone notizie del 2018

People For Planet - Ven, 01/04/2019 - 08:00

27 settembre – Dodici stati dell’America Latina e dei Caraibi firmano l’Accordo di Escazú, il primo trattato vincolante in materia di protezione del diritto a ricevere informazioni, partecipazione delle comunità e accesso alla giustizia su questioni ambientali e che contiene precise disposizioni a tutela dei difensori del diritto all’ambiente.

 

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Il wc del futuro trasforma le feci in denaro (e la pipì in acqua potabile)

People For Planet - Ven, 01/04/2019 - 01:46

“Ah! berrei quest’acqua più spesso, e molto volentieri!”: Bill Gates punta a colpire l’immaginario collettivo, uno schiaffo in faccia a effetto wow, parlando in Cina, a una fiera di tre giorni chiamata “Reinvented Toilet Expo”, dell’acqua potabile ricavata da feci e urine umane. Obiettivo presentare e promuovere il suo wc, capace di purificare l’acqua, salvare vite, risparmiare milioni di dollari e fertilizzare sostenibilmente i campi.

Dopo 200 milioni di dollari di investimento e sette anni di lavoro, il magnate ha presentato il water che non necessita di allacciamento fognario né tanto meno di acqua, e che si affida a un pannello solare per trasformare le nostre deiezioni – raccolte sotto al pavimento – in acqua purificata e fertilizzanti solidi, sicuri dopo l’eliminazione di quegli agenti patogeni che si calcola uccidano nel mondo oltre 500mila persone ogni anno, proprio a causa della scarsa igiene. Come noto, il problema globale dei servizi igienico-sanitari ha anche un elevato costo economico, che si aggira intorno ai 223 miliardi di dollari all’anno, e “peggiorerà se non facciamo qualcosa al riguardo“, ha detto Gates. Il sistema si chiama Omniprocessor e promette di cambiare il mondo.

Nel dettaglio, la toilette del futuro funziona così. Feci e urine vengono stipate in un contenitore sotto il pavimento e un pannello fotovoltaico attiva un reattore biochimico che purifica i rifiuti attraverso degli elettrodi. Successivamente, una reazione elettrochimica scompone le deiezioni nei vari componenti, separando l’idrogeno, la componente fertilizzante e l’acqua, resa pulita. Un altro meccanismo immagazzina l’idrogeno come energia nelle celle a combustibile. Il fertilizzante viene raccolto per scopi agricoli, e l’acqua finisce in un serbatoio per essere riutilizzata.

Se state pensando a quanto sarebbe più facile, in questo modo, costruire il secondo bagno in casa, pensate anche ai villaggi nelle zone più povere della terra, dove non ci sono pozzi né acqua potabile, né allacciamento fognario, e dove appunto morire di diarrea è cosa comune. Inoltre, il meccanismo permetterebbe di rendere fertile – ma batteriologicamente sicura – la terra circostante le case, in modo facile ed economico.

Il cofondatore di Microsoft ha parlato brandendo un vaso di escrementi umani durante il suo discorso. “Questa piccola quantità di feci potrebbe contenere fino a 200 trilioni di cellule di rotavirus, 20 miliardi di batteri di Shigella e 100mila uova di vermi parassiti. Dove non esistono servizi igienico-sanitari sicuri, c’è molto più di un barattolo a infettare l’ambiente in cui le persone vivono”, ha detto. “Questi e altri agenti patogeni causano malattie come la diarrea; ma anche colera e tifo, che uccidono quasi 500mila bimbi ogni anno.”

Rispetto ai servizi tradizionali, che hanno bisogno di allacciamento all’acqua e di uno scarico, questi water possono funzionare per meno di 0,5 dollari al giorno: rendendo in cambio un gran bel servizio. Finora, già oltre 20 aziende hanno aderito al progetto: tra cui Clear, Eco-San, SCG Chemicals e Eram Scientific Solutions.

“La crescita demografica, l’urbanizzazione e la scarsità d’acqua renderanno ancora più difficile la vita degli abitanti di Africa e Asia nei prossimi decenni. Già oggi stanno lottando con sistemi sanitari inadeguati nel tentativo di interrompere epidemie e povertà, associate direttamente a servizi igienici non sicuri”. Chiaro anche il beneficio per oceani e corsi d’acqua, e dunque per l’ambiente in generale.

Infine, la sostenibilità economica del progetto, capace di fruttare ottimamente: secondo Bill Gates, entro il 2030 la tecnologia dei servizi igienico-sanitari sarà un’opportunità commerciale globale del valore di 6 miliardi di dollari all’anno. Del resto, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’UNICEF, tre persone su 10, in tutto il mondo – all’incirca 2,1 miliardi di persone – non hanno accesso all’acqua pulita, mentre 4,5 miliardi non utilizzano servizi igienico-sanitari gestiti in modo sicuro.

“Siamo al culmine di una rivoluzione igienico-sanitaria”, ha affermato Gates. “Non è più una questione se possiamo farcela, è una questione di quanto velocemente questa nuova categoria di soluzioni crescerà: non sappiamo esattamente quanto tempo ci vorrà, ma sappiamo che succederà velocemente”. A partire dalla Cina.

La presentazione è avvenuta a Pechino non per un caso: il presidente Xi Jinping sta promuovendo un piano triennale dei servizi igienici che dovrebbe diffondere 64mila water nella Repubblica Popolare, motore del mondo ma ancora estremamente arretrata e non solo nelle campagne, con l’obiettivo di stimolare la crescita, attraverso il turismo, e la salute della popolazione. Basti pensare che lo stesso centro storico della capitale ha water condivisi tra gli abitanti di una strada.

Gates ha spiegato che l’idea è quella di introdurre il magico WC in edifici pubblici come le scuole. Poi, quando i costi diminuiranno, potrà diventare accessibile alle singole famiglie a un prezzo finale che si aggira sui 500 dollari.

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Overland, vivere in viaggio

People For Planet - Ven, 01/04/2019 - 01:20

I viaggi Overland sono ormai popolarissimi, c’è persino chi dedica la propria vita a spostarsi di continente in continente a bordo di mezzi modificati per adattarsi a condizioni climatiche e situazioni estreme. Si moltiplicano i consigli online per chi volesse intraprendere un viaggio alla ricerca dell’autenticità, del contatto con l’essenza vera delle terre attraversate e dei popoli che le abitano, ma attenzione: viaggiare senza meta e ritrovarsi in mezzo a terre selvagge è un sogno comune, ma non è uno stile di vita alla portata di tutti. Allestire un mezzo e prepararsi alla partenza è fattibile, ma se non siete del tutto sicuri di sapervela cavare meglio rivolgersi a un tour operator specializzato.

Cosa sono i viaggi Overland

Avventura e contatto diretto con le popolazioni locali sono sicuramente i due tratti principali di questo tipo di viaggi, che si snodano, letteralmente, “over land – via terra”. Impossibile non notare i veicoli a bordo dei quali ci si sposta, veicoli attrezzati per il fuoristrada e allestiti per trasportare anche un numero elevato di persone garantendo sempre a bordo la quantità di carburante necessaria, acqua e cibo a sufficienza per percorrere aree incontaminate e selvagge. Tutti i partecipanti solitamente si occupano di una serie di attività, dalla cucina alla preparazione del campo. Nel caso di viaggi organizzati, risulta indispensabile il supporto delle guide locali che potranno svelare i segreti delle aree attraversate, in un viaggio all’insegna del rispetto e della sostenibilità estrema. Parlare di viaggi-avventura sarebbe restrittivo, così come va sfatato il luogo comune secondo cui i viaggiatori sarebbero del tutto isolati; al contrario, è fondamentale, anche quando si parte senza l’aiuto di un’agenzia, tessere una buona rete di contatti di appoggio prima della partenza e magari seguire anche i blog di coloro che già hanno sperimentato lo stesso itinerario, vera fonte di informazioni spesso non rintracciabili sui canali mainstream. Dove si dorme? A volte in tenda, a volte a bordo, se i mezzi lo permettono, altre volte in hotel scelti sempre con un occhio di riguardo per gli aspetti green. Il rispetto per l’ambiente, per le persone e per i compagni di viaggio è la regola d’oro per chi intraprende questi viaggi. Tutto questo se ci si rivolge a un tour operator ma ci sono anche moltissimi temerari che partono senza affidare l’organizzazione a terzi e, da soli, allestiscono il proprio mezzo e pianificano la rotta. È il loro modo di abitare la Terra, sentendosi a casa sempre, seppur viaggiando.

Le spedizioni di Beppe Tenti e la Rai

A rendere ancora più popolare questo genere di viaggi ha sicuramente contribuito la figura di Beppe Tenti, classe 1936, celebre per le sue spedizioni da un capo all’altro della Terra, spesso accanto a Reinhold Messner e a bordo di veicoli speciali, come le tre Fiat Panda e il mezzo Iveco che lo portarono a ripercorrere la via della Seta da Venezia a Pechino. E poi la riedizione del Raid Pechino-Parigi del 1907 dopo 80 anni, a bordo della stessa auto Itala che aveva vinto allora.

Nel 1967 Tenti fonda il tour operator e l’agenzia viaggi che oggi portano il nome di Adventure Overland, che propone pacchetti diversificati, tutti all’insegna dell’avventura, della sostenibilità e dell’immersione nella natura, ma senza disdegnare le sistemazioni in resort. Intanto, la sua fama è cresciuta negli anni anche grazie alla Rai, che dal 1996 decise di trasmettere “Overland”, programma dedicato proprio a viaggi alternativi su strade inaccessibili, prima su simbolici camion arancioni, poi anche su mezzi di trasporto alternativi, dalle auto d’epoca alle biciclette, fino a quelli elettrici.

Fare una vacanza vs viaggiare

Staccare la spina, rilassarsi, concedersi un momento per allontanarsi dalla routine, visitare città, musei, spa, o magari anche percorrere chilometri in mezzo alla natura fino al prossimo hotel: questo è andare in vacanza. Molto diverso è viaggiare, intraprendere una vita da viaggiatori, cambiare stile di vita. Lo spiegano bene sul loro sito stepsover.com Simone Monticelli e Lucia Gambelli, due tra i tanti avventurieri che hanno deciso di percorrere le rotte meno note del Pianeta: “Viaggiare è una sfida. Viaggiare significa fare rinunce per contenere il proprio budget. Viaggiare significa procacciarsi il budget. A volte è frustrante, a volte stancante. Il concetto chiave è che viaggiare significa uscire dalla propria zona di comfort, abbandonare ciò che ci fa sentire al sicuro, correre rischi a tempo pieno privandosi del senso di sicurezza dato dalle certezze tipiche della vita che vive chi attende una vacanza. Non è sempre divertente. Non è sempre rilassante. Ma cavolo! È memorabile e molto spesso cambia la vita in modo positivo”.

Simone e Lucia non nascondono gli svantaggi: discutere per ore con tassisti, casellanti, poliziotti, doganieri o parcheggiatori per evitare di essere derubati durante il viaggio, fermarsi a dormire nel parcheggio delle stazioni di servizio perché ormai è sera, rischiare intossicazioni alimentari e doversi fermare per giorni nel letto del proprio camper. Si vive nell’incertezza di cosa riserverà la giornata dopo, ma si incontrano persone interessanti con cui si condivide l’esperienza stessa del viaggio, si fa amicizia, si impara moltissimo su culture e modi di vivere diversi. “Si impara tanto anche su se stessi quando si viaggia, si capisce di cosa si è capaci, come si reagisce, cosa si ama e cosa si odia, cosa ispira ognuno di noi, cosa ci fa arrabbiare. In altre parole viaggiando si capisce chi si è veramente”, scrivono.

Come prepararsi per un viaggio Overland

Non tutti possono partire per un simile viaggio, ammettiamolo. Il primo consiglio che traiamo dalle parole di Simone e Lucia è l’invito alla concretezza. Se credete di farcela, però, iniziate dalle basi: vi serve un mezzo di trasporto Overland. Esistono in commercio tantissimi accessori costosi per allestirne uno, ma non fatevi prendere la mano, acquistate equipaggiamento davvero utile. Niente gadget, insomma. I soldi vi serviranno durante il viaggio.

Dove volete andare? Quali sono i vostri limiti?

Partire per fare il giro del mondo è molto diverso dal partire per un weekend in Inghilterra, così come partire per l’Inghilterra è diverso dal partire per il Sahara. E valutate i limiti in gioco, sia del veicolo che del pilota. Tutti i veicoli si possono allestire per un viaggio Overland, ma occorre valutare se il tipo di veicolo che avete a disposizione sia adatto per la rotta che intendete intraprendere e se il pilota è davvero così competente come immagina.

Modifiche utili o modifiche da copertina?

Molte modifiche tra quelle proposte da blogger o trasmissioni tv si focalizzano più sull’apparenza del veicolo che sulla loro utilità in relazione al viaggio che dovrà affrontare. Le modifiche inutili sono quelle che non aumentano affidabilità, sicurezza e comodità, ma allo stesso tempo risultano costose e si traducono in uno sperpero di denaro del tutto irragionevole.

Davvero le modifiche servono?
“Il primo insegnamento che abbiamo appreso durante anni di viaggi in moto, auto e camion è stato che più il veicolo viene mantenuto standard rispetto a ciò che aveva pensato il suo costruttore e meno problemi si avranno durante il viaggio”, sottolineano Simone e Lucia. È complicato trovare ricambi nelle officine se molti pezzi originali vengono sostituiti. E consideriamo che non stiamo parlando dell’officina sotto casa ma di un’officina di un altro Paese in cui molto probabilmente farete fatica a comunicare.

Attenzione al peso del veicolo

Si pensa a caricare attrezzatura ma ci si scorda che questo significa portare il veicolo verso il peso massimo immaginato dal costruttore. Consumo di carburante e velocità ne risentiranno, così come il telaio. Attenzione, quindi, ad attrezzi da campeggio, casse di alluminio, vestiti, cibo, attrezzi vari, carburante, acqua e a tutte le modifiche e le aggiunte che avete fatto prima di partire (paraurti rinforzati, verricelli, portapacchi). Ricordate poi che i pesi vanno bilanciati per non diminuire la stabilità del veicolo: “Mantenere il centro di gravità più basso possibile; ripartire il peso quanto più possibile equamente tra l’asse anteriore e quello posteriore; bilanciare equamente il peso verso il centro del veicolo” sono i consigli di Simone e Lucia.

Pneumatici e motore

Affidatevi alle marche note, tenendo conto del terreno che dovrete affrontare: fango, sterrati, asfalto, neve. Evitate di elaborare il motore. Imparate a utilizzare il vostro veicolo per quello che è sfruttandolo al massimo e non riducendo il tutto a quanto dovete premere l’acceleratore. A meno che non siate piloti esperti è molto più probabile che il vero limite siate voi piuttosto che il veicolo stesso”, consigliano ancora Simone e Lucia. Attenzione anche a dov’è montata la ruota di scorta: se è sotto al telaio cambiate posizione, meglio agganciarla posteriormente, anche per poterla recuperare in maniera rapida in condizioni estreme.

Impianti elettrici e carburante

Ricordate di tenere separati l’impianto elettrico del veicolo e quello che darà energia ai vari servizi, dalla ricarica dei vostri device al riscaldamento. Validissime le soluzioni green, come i pannelli solari, per caricare la batteria aggiuntiva destinata a questo secondo scopo. Avrete poi bisogno di una buona riserva di carburante, o di accumulare taniche là dove potrete comprarle a costo minore. Simone e Lucia suggeriscono una pompa di travaso che vada a spostare il carburante dal serbatoio secondario al principale quando necessario.

Fate pratica!

Non penserete mica di partire senza una minima dose di pratica? Questi veicoli non si guidano facilmente e non bastano i tutorial postati online. Investite del tempo prima di partire per fare esperienza, basta qualche weekend per rendersi conto del vostro livello di sicurezza al volante e della vostra effettiva competenza.

Ancora su stepsover.com ma anche su altri siti Web aperti dagli amanti dei viaggi all’insegna dell’avventura troverete molti altri consigli approfonditi su come allestire il vostro veicolo e come prepararvi alla partenza. Se invece i viaggi senza programma in mezzo alla natura vi affascinano ma non avete abbastanza esperienza e non siete certi di cavarvela, il consiglio è quello di rimandare ed evitare un fai-da-te dannoso; meglio rivolgersi ai tanti tour operator che si trovano facilmente con una breve ricerca in rete e che sapranno offrirvi pacchetti personalizzati dedicati agli amanti dei tragitti Overland, e soprattutto la certezza di far ritorno a casa.

Quanto costa?

Se a frenarvi sono i timori per i costi non correte a comprare tutti i biglietti della lotteria! Pensate piuttosto a Simone e Lucia, che si sono rimboccati le maniche, hanno costruito la loro casa a quattro ruote – “Valentino” – mentre ancora lavoravano in ufficio, hanno iniziato a pubblicare libri e a vendere i loro beni superflui: alla fine sono in viaggio da mesi e hanno superato la “paura di fallire” che ci accomuna tutti. Dove prendono i soldi? Portano avanti un progetto che riguarda le loro passioni, dai libri alle fotografie, e che fino alla partenza non avevano mai avuto il tempo di coltivare. E, quando si accorgono di spendere troppo, si fermano in un bel posto, si godono la gente e la natura, e continuano a coltivare quel progetto, vivendo con pochissimo.

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