Altre notizie dai nostri siti

Covid-19: Der Spiegel: «Il rifiuto tedesco degli Eurobond non è solidale, è gretto e vigliacco»

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 16:27

È il titolo di un editoriale di Steffen Klusmann, il direttore del più influente settimanale tedesco, Der Spiegel, pubblicato direttamente in italiano, spagnolo, francese, ovvero nelle lingue dei tre Paesi che con più forza chiedono gli Eurobond.

L’articolo si apre con un attacco diretto alla cancelliera Angela Merkel: “Gli Eurobond – affermò la cancelliera Angela Merkel otto anni fa all’apice della crisi dell’Euro – non ci saranno finché sarò in vita”… invece di dire onestamente ai tedeschi che non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa, il governo Merkel insinua che ci sia qualcosa di marcio in questi bond. Ovvero, che in fin dei conti sarebbero i laboriosi tedeschi a dover pagare, in quanto gli italiani non sarebbero mai stati capaci di gestire il denaro. Questa narrazione è stata usata talmente spesso dalla Cancelliera, che adesso ogni concessione a spagnoli e italiani potrebbe soltanto sembrare una sconfitta. Non avrebbe mai dovuto permettere che si arrivasse a questo”.

Un attacco forse più duro di quanto abbia mai fatto un giornale italiano

“L’Europa sta affrontando una crisi esistenziale” continua l’editoriale. “ Apparire come il guardiano della virtù finanziaria in una situazione del genere è gretto e meschino. Forse conviene ricordare per un momento chi è stato a cofinanziare la ricostruzione della Germania nel Dopoguerra”.

“Se gli europei non danno immediatamente il segnale che stanno lavorando insieme  per contrastare questa crisi, sarà una vera festa per i populisti, i nemici dell’Ue e gli hedge fund di Londra o New York”.

Non è la prima volta che dalla stessa Germania emergono voci di critica alla Merkel riguardo agli aiuti che l’Ue, e la Germania in primis, devono mettere in campo per affrontare la crisi legata al Coronavirus: da numerosi esponenti storici della sinistra, come il socialdemocratico Gerhard Schroder, Cancelliere dal 1998 al 2005, o il leader carismatico dei Verdi Joschka Fischer (già ministro degli Esteri e ViceCancelliere), o l’appello del 2 aprile di numerosi intellettuali tedeschi a favore degli Eurobond (sul quale si veda l’articolo pubblicato su People For Planet).

Ma mai l’attacco alla posizione del governo tedesco sugli Eurobond era stata così frontale.

Di seguito, l’articolo integrale di Der Spiegel

Il rifiuto tedesco degli Eurobond è non solidale, gretto e vigliacco

di Steffen Klusmann, direttore DER SPIEGEL

L’Europa è più di una mera alleanza di egocentrici. Non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa.

Gli Eurobond- affermò la cancelliera Angela Merkel otto anni fa all’apice della crisi dell’Euro- “non ci saranno finché sarò in vita”. E così anche la scorsa settimana al vertice dei capi di Stato e di governo dell’UE tenutosi in videoconferenza, i paesi dell’Europa meridionale sono stati messi a tacere bruscamente, quando hanno avanzato nuovamente la richiesta degli Eurobond per proteggere le loro economie dall’impatto della pandemia. Il ministro dell’Economia Peter Altmaier l’ha definita, in modo sprezzante, un “dibattito fantasma”.

O il governo tedesco davvero non si rende conto di quello che sta rifiutando con tanta noncuranza, oppure si ostina a non capire, spinta dalla paura che il partito populista Alternative für Deutschland (AfD) possa strumentalizzare gli aiuti ai vicini europei per la propria propaganda. Dopo tutto è stato l’esasperante dibattito sul sostegno alla Grecia che ha portato alla fondazione dell’AfD nel 2013.

Invece di dire onestamente ai tedeschi che non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa, il governo Merkel insinua che ci sia qualcosa di marcio in questi bond. Ovvero, che in fin dei conti sarebbero i laboriosi contribuenti tedeschi a dover pagare, in quanto gli italiani non sarebbero mai stati capaci di gestire il denaro. Questa narrazione è stata usata talmente spesso dalla Cancelliera, che adesso ogni concessione a spagnoli e italiani potrebbe soltanto sembrare una sconfitta. Non avrebbe mai dovuto permettere che si arrivasse a questo, non fosse che per un sentimento di vicinanza e solidarietà. L’enorme violenza della pandemia ha comportato una vera e propria tragedia umana e medica in Italia e in Spagna- anche perché ultimamente ambedue gli Stati avevano attuato una forte politica di austerity, come voluto da Bruxelles- e sicuramente non perché vivessero al di là delle loro possibilità.

Non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa

L’Europa sta affrontando una crisi esistenziale. Apparire come il guardiano della virtù finanziaria in una situazione del genere è gretto e meschino. Forse conviene ricordare per un momento chi è stato a cofinanziare la ricostruzione della Germania nel Dopoguerra.

Gli eurobond sono obbligazioni comuni emesse da tutti i paesi dell’Euro e non un’elargizione. Hanno il vantaggio di essere considerati un investimento sicuro, in quanto gli stati con una buona reputazione come la Germania risultano responsabili anche per i debitori meno solidi, come l’Italia. Questo rende i prestiti un po’ più costosi per la Germania, ma notevolmente più economici per l’Italia. Berlino se lo può permettere, mentre Roma, se fosse lasciata sola, presto non sarebbe più in grado di prendere in prestito denaro sul mercato finanziario, dato che i tassi di interesse sarebbero troppo alti.

Se l’Italia, la Spagna e la Francia dovessero applicare programmi di aiuto e garanzie cospicui come quelli tedeschi, per le loro economie stagnanti e per evitare il fallimento di massa delle imprese, non ci vorrebbero miliardi, bensì trilioni di Euro. E se gli europei non danno immediatamente il segnale che stanno lavorando insieme per contrastare questa crisi, sarà una vera festa per i populisti, i nemici dell’UE e gli hedge fund di Londra o New York.

Come già nel caso della Grecia, punteranno sul fallimento di uno Stato europeo e questa volta vinceranno la scommessa.

Gli stati come Italia o Spagna sono troppo grandi da poter essere salvati con gli strumenti esistenti come il Fondo europeo di salvataggio MES, i cui 410 miliardi di Euro non basteranno a lungo neanche alla sola Italia. Inoltre, gli aiuti del MES sono legati a condizioni, che non avrebbero senso nel caso di uno shock esogeno, come quello del Corona.

L’enorme violenza della pandemia ha comportato una vera e propria tragedia umana e medica in Italia e in Spagna

I tedeschi vorrebbero piuttosto ammorbidire queste condizioni e rivolgersi alla Banca centrale europea, che potrebbe acquistare quello che nessun altro vuole. Già otto anni fa, la banca centrale era già stata usata dai politici come ultimo baluardo, perché i governi erano troppo vigliacchi per risolvere i problemi da soli. De facto però, tutte queste proposte avrebbero lo stesso effetto: una gigantesca collettivizzazione dei rischi – solo che non si chiamano Eurobond.

Sarebbe quindi più onesto ed efficace accogliere l’ultima proposta francese, che oramai sembra trovare anche il consenso degli scettici degli Eurobond: i corona bond. Si tratta di titoli di Stato europei limitati nel tempo e legati a uno scopo ben preciso: far fronte alla pandemia. Darebbero un chiaro segnale ai mercati finanziari, ma anche ai cittadini europei. Sarebbe la prova che non ci abbandoniamo l’un l’altro in tempi di maggiore bisogno, e che l’Europa è più di una mera alleanza di egocentrici, più di un mercato unico ben lubrificato ma dal cuore freddo con una moneta (ancora) comune. E infine le corona bond sarebbero anche un investimento a prova di bomba che finalmente tornerebbe a fruttare interessi. Ma non per gli hedge fund.

Immagine: Pikrepo

Categorie: Altri blog

Covid-19: Der Spiegel: «Il rifiuto tedesco degli Eurobond non è solidale, è gretto e vigliacco»

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 16:27

È il titolo di un editoriale di Steffen Klusmann, il direttore del più influente settimanale tedesco, Der Spiegel, pubblicato direttamente in italiano, spagnolo, francese, ovvero nelle lingue dei tre Paesi che con più forza chiedono gli Eurobond.

L’articolo si apre con un attacco diretto alla cancelliera Angela Merkel: “Gli Eurobond – affermò la cancelliera Angela Merkel otto anni fa all’apice della crisi dell’Euro – non ci saranno finché sarò in vita”… invece di dire onestamente ai tedeschi che non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa, il governo Merkel insinua che ci sia qualcosa di marcio in questi bond. Ovvero, che in fin dei conti sarebbero i laboriosi tedeschi a dover pagare, in quanto gli italiani non sarebbero mai stati capaci di gestire il denaro. Questa narrazione è stata usata talmente spesso dalla Cancelliera, che adesso ogni concessione a spagnoli e italiani potrebbe soltanto sembrare una sconfitta. Non avrebbe mai dovuto permettere che si arrivasse a questo”.

Un attacco forse più duro di quanto abbia mai fatto un giornale italiano

“L’Europa sta affrontando una crisi esistenziale” continua l’editoriale. “ Apparire come il guardiano della virtù finanziaria in una situazione del genere è gretto e meschino. Forse conviene ricordare per un momento chi è stato a cofinanziare la ricostruzione della Germania nel Dopoguerra”.

“Se gli europei non danno immediatamente il segnale che stanno lavorando insieme  per contrastare questa crisi, sarà una vera festa per i populisti, i nemici dell’Ue e gli hedge fund di Londra o New York”.

Non è la prima volta che dalla stessa Germania emergono voci di critica alla Merkel riguardo agli aiuti che l’Ue, e la Germania in primis, devono mettere in campo per affrontare la crisi legata al Coronavirus: da numerosi esponenti storici della sinistra, come il socialdemocratico Gerhard Schroder, Cancelliere dal 1998 al 2005, o il leader carismatico dei Verdi Joschka Fischer (già ministro degli Esteri e ViceCancelliere), o l’appello del 2 aprile di numerosi intellettuali tedeschi a favore degli Eurobond (sul quale si veda l’articolo pubblicato su People For Planet).

Ma mai l’attacco alla posizione del governo tedesco sugli Eurobond era stata così frontale.

Di seguito, l’articolo integrale di Der Spiegel

Il rifiuto tedesco degli Eurobond è non solidale, gretto e vigliacco

di Steffen Klusmann, direttore DER SPIEGEL

L’Europa è più di una mera alleanza di egocentrici. Non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa.

Gli Eurobond- affermò la cancelliera Angela Merkel otto anni fa all’apice della crisi dell’Euro- “non ci saranno finché sarò in vita”. E così anche la scorsa settimana al vertice dei capi di Stato e di governo dell’UE tenutosi in videoconferenza, i paesi dell’Europa meridionale sono stati messi a tacere bruscamente, quando hanno avanzato nuovamente la richiesta degli Eurobond per proteggere le loro economie dall’impatto della pandemia. Il ministro dell’Economia Peter Altmaier l’ha definita, in modo sprezzante, un “dibattito fantasma”.

O il governo tedesco davvero non si rende conto di quello che sta rifiutando con tanta noncuranza, oppure si ostina a non capire, spinta dalla paura che il partito populista Alternative für Deutschland (AfD) possa strumentalizzare gli aiuti ai vicini europei per la propria propaganda. Dopo tutto è stato l’esasperante dibattito sul sostegno alla Grecia che ha portato alla fondazione dell’AfD nel 2013.

Invece di dire onestamente ai tedeschi che non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa, il governo Merkel insinua che ci sia qualcosa di marcio in questi bond. Ovvero, che in fin dei conti sarebbero i laboriosi contribuenti tedeschi a dover pagare, in quanto gli italiani non sarebbero mai stati capaci di gestire il denaro. Questa narrazione è stata usata talmente spesso dalla Cancelliera, che adesso ogni concessione a spagnoli e italiani potrebbe soltanto sembrare una sconfitta. Non avrebbe mai dovuto permettere che si arrivasse a questo, non fosse che per un sentimento di vicinanza e solidarietà. L’enorme violenza della pandemia ha comportato una vera e propria tragedia umana e medica in Italia e in Spagna- anche perché ultimamente ambedue gli Stati avevano attuato una forte politica di austerity, come voluto da Bruxelles- e sicuramente non perché vivessero al di là delle loro possibilità.

Non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa

L’Europa sta affrontando una crisi esistenziale. Apparire come il guardiano della virtù finanziaria in una situazione del genere è gretto e meschino. Forse conviene ricordare per un momento chi è stato a cofinanziare la ricostruzione della Germania nel Dopoguerra.

Gli eurobond sono obbligazioni comuni emesse da tutti i paesi dell’Euro e non un’elargizione. Hanno il vantaggio di essere considerati un investimento sicuro, in quanto gli stati con una buona reputazione come la Germania risultano responsabili anche per i debitori meno solidi, come l’Italia. Questo rende i prestiti un po’ più costosi per la Germania, ma notevolmente più economici per l’Italia. Berlino se lo può permettere, mentre Roma, se fosse lasciata sola, presto non sarebbe più in grado di prendere in prestito denaro sul mercato finanziario, dato che i tassi di interesse sarebbero troppo alti.

Se l’Italia, la Spagna e la Francia dovessero applicare programmi di aiuto e garanzie cospicui come quelli tedeschi, per le loro economie stagnanti e per evitare il fallimento di massa delle imprese, non ci vorrebbero miliardi, bensì trilioni di Euro. E se gli europei non danno immediatamente il segnale che stanno lavorando insieme per contrastare questa crisi, sarà una vera festa per i populisti, i nemici dell’UE e gli hedge fund di Londra o New York.

Come già nel caso della Grecia, punteranno sul fallimento di uno Stato europeo e questa volta vinceranno la scommessa.

Gli stati come Italia o Spagna sono troppo grandi da poter essere salvati con gli strumenti esistenti come il Fondo europeo di salvataggio MES, i cui 410 miliardi di Euro non basteranno a lungo neanche alla sola Italia. Inoltre, gli aiuti del MES sono legati a condizioni, che non avrebbero senso nel caso di uno shock esogeno, come quello del Corona.

L’enorme violenza della pandemia ha comportato una vera e propria tragedia umana e medica in Italia e in Spagna

I tedeschi vorrebbero piuttosto ammorbidire queste condizioni e rivolgersi alla Banca centrale europea, che potrebbe acquistare quello che nessun altro vuole. Già otto anni fa, la banca centrale era già stata usata dai politici come ultimo baluardo, perché i governi erano troppo vigliacchi per risolvere i problemi da soli. De facto però, tutte queste proposte avrebbero lo stesso effetto: una gigantesca collettivizzazione dei rischi – solo che non si chiamano Eurobond.

Sarebbe quindi più onesto ed efficace accogliere l’ultima proposta francese, che oramai sembra trovare anche il consenso degli scettici degli Eurobond: i corona bond. Si tratta di titoli di Stato europei limitati nel tempo e legati a uno scopo ben preciso: far fronte alla pandemia. Darebbero un chiaro segnale ai mercati finanziari, ma anche ai cittadini europei. Sarebbe la prova che non ci abbandoniamo l’un l’altro in tempi di maggiore bisogno, e che l’Europa è più di una mera alleanza di egocentrici, più di un mercato unico ben lubrificato ma dal cuore freddo con una moneta (ancora) comune. E infine le corona bond sarebbero anche un investimento a prova di bomba che finalmente tornerebbe a fruttare interessi. Ma non per gli hedge fund.

Immagine: Pikrepo

Categorie: Altri blog

Harvard: più smog, più morti covid-19

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 16:00

Le persone malate di COVID-19 e che vivono nelle regioni degli Stati Uniti con alti livelli di inquinamento atmosferico hanno maggiori probabilità di morire rispetto a chi vive in aree meno inquinate, secondo un nuovo studio condotto dalla Harvard T.H. Chan School of Public Health.

Altre indagini danno risultati simili

Lo studio è il primo a esaminare il legame tra l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico da particolato fine (PM2.5), generato in gran parte dalla combustione di carburante di automobili, raffinerie e centrali elettriche, e il rischio di morte per COVID-19 negli Stati Uniti. Tuttavia un’indagine preliminare era giunta alla stessa conclusione, e la stessa nascita e il propagarsi della pandemia sono state associate da più parti all’inquinamento, alla deforestazione e anche al particolato aereo che si sviluppa dal traffico.

Lo studio di Harvard ha esaminato 3.080 contee in tutto il Paese, confrontando i livelli di inquinamento atmosferico del particolato fine con il numero di morti per coronavirus per ciascuna area.

La Pianura Padana e la sua mortalità

Adeguandosi alla dimensione della popolazione, ai letti d’ospedale, al numero di persone sottoposte a test per COVID-19, alle condizioni meteorologiche e alle variabili socioeconomiche e comportamentali, come l’obesità e il fumo, i ricercatori hanno scoperto che anche solo un piccolo aumento dell’esposizione a lungo termine al PM2.5 porta a un grande aumento del tasso di mortalità COVID-19. Questo spiegherebbe come mai tanti morti nella nostra Pianura Padana, una delle zone più inquinate da particolato in Europa, e dove tra l’altro lo smog persiste nonostante il blocco delle attività e degli spostamenti, a causa della eccessiva concentrazione di liquami da allevamenti intensivi: un enorme problema, anche covid a parte.

Basta un aumento lieve di PM 2,5

Quest’ultimo studio ha scoperto, tra l’altro, che qualcuno che vive da decenni in una contea con alti livelli di inquinamento da particolato fine, si ha il 15% di probabilità in più di morire per COVID-19 rispetto a chi vive in una regione che ha solo un’unità (un microgrammo per metro cubo) meno di tale inquinamento.

Lo studio suggerisce che le contee con livelli di inquinamento più elevati “saranno quelle che avranno un numero maggiore di ricoveri, un numero più alto di morti e dove molte delle risorse dovrebbero essere concentrate”, ha detto la relatrice dello studio Francesca Dominici, docente di Biostatistica alla Harvard Chan School.

“Le nuove scoperte si allineano alle connessioni note tra l’esposizione a PM2.5 e il rischio più elevato di morte per molti altri disturbi cardiovascolari e respiratori. I risultati dello studio sottolineano l’importanza di continuare a far rispettare le vigenti normative sull’inquinamento atmosferico per proteggere la salute umana durante e dopo la crisi COVID-19″, hanno concluso i ricercatori.

Categorie: Altri blog

Harvard: più smog, più morti covid-19

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 16:00

Le persone malate di COVID-19 e che vivono nelle regioni degli Stati Uniti con alti livelli di inquinamento atmosferico hanno maggiori probabilità di morire rispetto a chi vive in aree meno inquinate, secondo un nuovo studio condotto dalla Harvard T.H. Chan School of Public Health.

Altre indagini danno risultati simili

Lo studio è il primo a esaminare il legame tra l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico da particolato fine (PM2.5), generato in gran parte dalla combustione di carburante di automobili, raffinerie e centrali elettriche, e il rischio di morte per COVID-19 negli Stati Uniti. Tuttavia un’indagine preliminare era giunta alla stessa conclusione, e la stessa nascita e il propagarsi della pandemia sono state associate da più parti all’inquinamento, alla deforestazione e anche al particolato aereo che si sviluppa dal traffico.

Lo studio di Harvard ha esaminato 3.080 contee in tutto il Paese, confrontando i livelli di inquinamento atmosferico del particolato fine con il numero di morti per coronavirus per ciascuna area.

La Pianura Padana e la sua mortalità

Adeguandosi alla dimensione della popolazione, ai letti d’ospedale, al numero di persone sottoposte a test per COVID-19, alle condizioni meteorologiche e alle variabili socioeconomiche e comportamentali, come l’obesità e il fumo, i ricercatori hanno scoperto che anche solo un piccolo aumento dell’esposizione a lungo termine al PM2.5 porta a un grande aumento del tasso di mortalità COVID-19. Questo spiegherebbe come mai tanti morti nella nostra Pianura Padana, una delle zone più inquinate da particolato in Europa, e dove tra l’altro lo smog persiste nonostante il blocco delle attività e degli spostamenti, a causa della eccessiva concentrazione di liquami da allevamenti intensivi: un enorme problema, anche covid a parte.

Basta un aumento lieve di PM 2,5

Quest’ultimo studio ha scoperto, tra l’altro, che qualcuno che vive da decenni in una contea con alti livelli di inquinamento da particolato fine, si ha il 15% di probabilità in più di morire per COVID-19 rispetto a chi vive in una regione che ha solo un’unità (un microgrammo per metro cubo) meno di tale inquinamento.

Lo studio suggerisce che le contee con livelli di inquinamento più elevati “saranno quelle che avranno un numero maggiore di ricoveri, un numero più alto di morti e dove molte delle risorse dovrebbero essere concentrate”, ha detto la relatrice dello studio Francesca Dominici, docente di Biostatistica alla Harvard Chan School.

“Le nuove scoperte si allineano alle connessioni note tra l’esposizione a PM2.5 e il rischio più elevato di morte per molti altri disturbi cardiovascolari e respiratori. I risultati dello studio sottolineano l’importanza di continuare a far rispettare le vigenti normative sull’inquinamento atmosferico per proteggere la salute umana durante e dopo la crisi COVID-19″, hanno concluso i ricercatori.

Categorie: Altri blog

OMS: “Le mascherine per il viso non possono impedire alle persone sane di contrarre il Covid-19”

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 15:00
L’OMS non raccomanda le mascherine per le persone sane

Come riporta The Guardian, l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è astenuta dal raccomandare alle persone sane di indossare maschere per il viso in pubblico dopo aver valutato nuove prove sulla loro capacità di contenere la pandemia.

La guida aggiornata pubblicata dall’OMS è consultabile qui

L’OMS ha rivisto la sua posizione sulle maschere alla luce dei dati provenienti da Hong Kong, indicando che il loro uso diffuso nella comunità potrebbe aver ridotto la diffusione del coronavirus in alcune regioni.

Ma nella guida aggiornata pubblicata il 6 aprile, l’Organizzazione sostiene che, sebbene le maschere possano aiutare a limitare la diffusione della malattia, non sono sufficienti da sole. Non ci sono prove che indossare una maschera nella comunità abbia impedito alle persone sane di contrarre infezioni respiratorie tra cui Covid-19.

“Proteggono gli altri, non chi le porta”

Il professor David Heymann, della London School of Hygiene and Tropical Medicine, che ha presieduto il gruppo di consulenza scientifica e tecnica dell’OMS per i rischi infettivi, ha affermato che, a meno che le persone non lavorino in ambito sanitario, le maschere sono “solo per la protezione degli altri, non per la protezione di sé stessi”.

Distanza fisica e lavarsi le mani per proteggersi

Il comitato dell’OMS ha riconosciuto che il virus può essere trasmesso da persone che non hanno sintomi ma ha detto che il virus deve comunque diffondersi attraverso goccioline o superfici contaminate, che le distanze fisiche e il lavaggio delle mani hanno lo scopo di ridurre al minimo.

Chi deve indossare le mascherine, secondo l’OMS

Secondo i consigli aggiornati dell’OMS, le persone con sintomi di coronavirus dovrebbero indossare una maschera, autoisolarsi e consultare un medico non appena iniziano a sentirsi male, mentre coloro che si prendono cura di loro dovrebbero indossare una maschera quando si trovano nella stessa stanza.

«Gli operatori sanitari, oltre alle maschere, devono indossare anche visiere per proteggere gli occhi», come, ricordiamo, avviene in alcuni ospedali di eccellenza come il Cotugno.

I rischi dell’uso delle mascherine

Heymann ha affermato che le maschere potrebbero creare un falso senso di sicurezza che potrebbe finire per mettere le persone a maggior rischio. Anche con la bocca e il naso completamente coperti, il virus può ancora entrare attraverso gli occhi.  “Le persone pensano di essere protette quando non lo sono”, ha detto.

Un’altra preoccupazione è che le persone possono contaminarsi quando puliscono, rimuovono o smaltiscono le loro maschere.

L’OMS e le raccomandazioni delle autorità nazionali e regionali

La guida dell’OMS su persone sane che indossano maschere in pubblico sembra essere in conflitto con una serie di raccomandazioni recenti e con l’obbligo di indossare le mascherine fuori casa imposto da alcune regioni italiane

L’OMS afferma che i paesi che raccomandano maschere per la popolazione generale dovrebbero istituire studi per monitorarne l’efficacia.

William Keevil, professore di sanità ambientale presso l’Università di Southampton, ha affermato che i governi si sentono sotto pressione per la richiesta dell’opinione pubblica di “fare qualcosa”, per questo adottano a volte misure che rappresentano una perdita di tempo e risorse preziose.

Proteggere gli occhi

«Le maschere di stoffa e le maschere chirurgiche di scarsa qualità non filtreranno le goccioline respiratorie fini, e certamente non gli aerosol, che alcuni sostengono ora essere un rischio di infezione», ha detto Keevil. «La domanda principale che deve essere affrontata è: come proteggere gli occhi, una via riconosciuta come accesso del virus?»

Leggi anche:
Covid-19, i medici “Troppo tardi ora per le mascherine”
Mascherine obbligatorie? Sì, no, forse
Mascherine fai da te: un test per vedere se funzionano
Mascherine chirurgiche e con valvola, ecco le differenze. Facciamo chiarezza
Cuciono gratis mascherine trasparenti per i sordi, i più isolati dal Covid-19
Come sanificare la mascherina

Foto da Pixabay

Categorie: Altri blog

OMS: “Le mascherine per il viso non possono impedire alle persone sane di contrarre il Covid-19”

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 15:00
L’OMS non raccomanda le mascherine per le persone sane

Come riporta The Guardian, l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è astenuta dal raccomandare alle persone sane di indossare maschere per il viso in pubblico dopo aver valutato nuove prove sulla loro capacità di contenere la pandemia.

La guida aggiornata pubblicata dall’OMS è consultabile qui

L’OMS ha rivisto la sua posizione sulle maschere alla luce dei dati provenienti da Hong Kong, indicando che il loro uso diffuso nella comunità potrebbe aver ridotto la diffusione del coronavirus in alcune regioni.

Ma nella guida aggiornata pubblicata il 6 aprile, l’Organizzazione sostiene che, sebbene le maschere possano aiutare a limitare la diffusione della malattia, non sono sufficienti da sole. Non ci sono prove che indossare una maschera nella comunità abbia impedito alle persone sane di contrarre infezioni respiratorie tra cui Covid-19.

“Proteggono gli altri, non chi le porta”

Il professor David Heymann, della London School of Hygiene and Tropical Medicine, che ha presieduto il gruppo di consulenza scientifica e tecnica dell’OMS per i rischi infettivi, ha affermato che, a meno che le persone non lavorino in ambito sanitario, le maschere sono “solo per la protezione degli altri, non per la protezione di sé stessi”.

Distanza fisica e lavarsi le mani per proteggersi

Il comitato dell’OMS ha riconosciuto che il virus può essere trasmesso da persone che non hanno sintomi ma ha detto che il virus deve comunque diffondersi attraverso goccioline o superfici contaminate, che le distanze fisiche e il lavaggio delle mani hanno lo scopo di ridurre al minimo.

Chi deve indossare le mascherine, secondo l’OMS

Secondo i consigli aggiornati dell’OMS, le persone con sintomi di coronavirus dovrebbero indossare una maschera, autoisolarsi e consultare un medico non appena iniziano a sentirsi male, mentre coloro che si prendono cura di loro dovrebbero indossare una maschera quando si trovano nella stessa stanza.

«Gli operatori sanitari, oltre alle maschere, devono indossare anche visiere per proteggere gli occhi», come, ricordiamo, avviene in alcuni ospedali di eccellenza come il Cotugno.

I rischi dell’uso delle mascherine

Heymann ha affermato che le maschere potrebbero creare un falso senso di sicurezza che potrebbe finire per mettere le persone a maggior rischio. Anche con la bocca e il naso completamente coperti, il virus può ancora entrare attraverso gli occhi.  “Le persone pensano di essere protette quando non lo sono”, ha detto.

Un’altra preoccupazione è che le persone possono contaminarsi quando puliscono, rimuovono o smaltiscono le loro maschere.

L’OMS e le raccomandazioni delle autorità nazionali e regionali

La guida dell’OMS su persone sane che indossano maschere in pubblico sembra essere in conflitto con una serie di raccomandazioni recenti e con l’obbligo di indossare le mascherine fuori casa imposto da alcune regioni italiane

L’OMS afferma che i paesi che raccomandano maschere per la popolazione generale dovrebbero istituire studi per monitorarne l’efficacia.

William Keevil, professore di sanità ambientale presso l’Università di Southampton, ha affermato che i governi si sentono sotto pressione per la richiesta dell’opinione pubblica di “fare qualcosa”, per questo adottano a volte misure che rappresentano una perdita di tempo e risorse preziose.

Proteggere gli occhi

«Le maschere di stoffa e le maschere chirurgiche di scarsa qualità non filtreranno le goccioline respiratorie fini, e certamente non gli aerosol, che alcuni sostengono ora essere un rischio di infezione», ha detto Keevil. «La domanda principale che deve essere affrontata è: come proteggere gli occhi, una via riconosciuta come accesso del virus?»

Leggi anche:
Covid-19, i medici “Troppo tardi ora per le mascherine”
Mascherine obbligatorie? Sì, no, forse
Mascherine fai da te: un test per vedere se funzionano
Mascherine chirurgiche e con valvola, ecco le differenze. Facciamo chiarezza
Cuciono gratis mascherine trasparenti per i sordi, i più isolati dal Covid-19
Come sanificare la mascherina

Foto da Pixabay

Categorie: Altri blog

La quarantena a Milano raccontata dal New York Times (VIDEO)

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 14:00

I film-maker Niccolò Natali e Nikola Lorenzin, grazie all’ausilio di un drone, hanno realizzato un video sui giorni di quarantena a Milano pubblicato sul il New York Times.

Nei 7.35 min di video, protagoniste sono le facciate di alcuni condomini e i sui abitanti, tutto accompagnate da una serie di messaggi vocali di persone che raccontano i propri problemi, paure e piccole felicità in queste settimane di lockdown.

New York Times

Leggi anche:
Solidarietà all’Italia dalla Striscia di Gaza
Coronavirus: un giorno nella vita degli italiani a casa

Categorie: Altri blog

La quarantena a Milano raccontata dal New York Times (VIDEO)

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 14:00

I film-maker Niccolò Natali e Nikola Lorenzin, grazie all’ausilio di un drone, hanno realizzato un video sui giorni di quarantena a Milano pubblicato sul il New York Times.

Nei 7.35 min di video, protagoniste sono le facciate di alcuni condomini e i sui abitanti, tutto accompagnate da una serie di messaggi vocali di persone che raccontano i propri problemi, paure e piccole felicità in queste settimane di lockdown.

New York Times

Leggi anche:
Solidarietà all’Italia dalla Striscia di Gaza
Coronavirus: un giorno nella vita degli italiani a casa

Categorie: Altri blog

Hong Kong: lo zoo è chiuso e i due panda si accoppiano dopo 10 anni

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 13:14

Lo zoo è chiuso da fine gennaio a causa del coronavirus e i due panda giganti, finalmente soli, si sono accoppiati.

Quest’evento “storico” si è verificato nel giardino zoologico di Ocean Park, ad Hong Kong. La notizia è stata accolta con stupore e felicità da parte degli operatori dello zoo che da anni cercavano di far accoppiare i due panda senza mai riuscirvi. Come canta il maestro Franco Battiato “la stagione dell’amore viene e va ma i desideri non invecchiano, quasi mai, con l’età”. Ed è proprio quello che è successo a Ying Ying e Le Le, una femmina e un maschio di panda di 14 anni che, lontani dai rumori e dagli occhi indiscreti dei visitatori, hanno iniziato a corteggiarsi e finalmente è scoppiata la passione. “Forse quello di cui avevano bisogno era solo un po’ di privacy”, scrive la Cnn. Sicuramente, aggiungiamo noi.

La stagione degli amori, per questi animali, si presenta, solitamente, tra marzo e maggio “Ying Ying ha iniziato a passare più tempo a giocare nell’acqua mentre Le Le marcava il territorio e ricercava l’odore della femmina”, ha aggiunto Michael Boos, direttore esecutivo del parco.

Giant pandas Ying Ying and Le Le succeeded in a natural mating, @Ocean_Park has announced. "We hope to bear wonderful pregnancy news to Hong Kongers this year and make further contributions to the conservation of this vulnerable species," the park's Michael Boos said. pic.twitter.com/yJCpCdVHeK

— Hong Kong Free Press (@HongKongFP) April 6, 2020 Hong Kong Free Press

Alla fine l’accoppiamento è avvenuto, ma soltanto a giugno si potrà capire se Ying Ying è rimasta incinta. Si tratta, in ogni caso, di una bellissima notizia in quanto questa specie è molto vulnerabile e, secondo le stime dell’Ocean Park, nel mondo sono rimasti soltanto 1800 esemplari che vivono in libertà.

La specie rimane, tuttavia, a rischio estinzione. Il motivo è sempre lo stesso: l’azione dell’uomo, che si appropria di spazi che non gli appartengono: il disboscamento e la conseguente distruzione degli habitat naturali, che rappresentano la fonte di sostentamento primaria per molte specie, fanno sì che moltoi animali muoiano di fame poiché vengono a mancare le fonti di nutrimento principali; nel caso dei panda, per esempio, risulta sempre più difficile trovare i germogli di bambù.

Bisogna riformulare il nostro modo di proteggere gli animali?

Quest’evento ci fa comprendere quanto la presenza umana sia invadente. Quando l’emergenza coronavirus sarà terminata, riaprimemo gli zoo come mera attrazione turistica e fonte di denaro o li trasformeremo in luoghi in cui si preparano gli animali a ritornare nel loro habitat naturale?

Avvenimenti come questo mettono in evidenza che gli zoo sono dei posti, per così dire, “fuori luogo” e tenere gli animali in cattività risulta contro producente anche per la conservazione della specie, oltre che per i maltrattamenti fisici e psicologici a cui sono costrette queste vittime innocenti.

Nonostante il Covid-19 sia un virus che sta infettando le vene del mondo, la natura si sta riprendendo i suoi spazi, ritornando a seguire il proprio ciclo, spontaneamente, senza bisogno di interventi artificiali.

Leggi anche:
Covid19, la Cina vieta il commercio di animali selvatici e fa la storia
Los Angeles vieta gli animali selvatici ai party dei vip

Categorie: Altri blog

Hong Kong: lo zoo è chiuso e i due panda si accoppiano dopo 10 anni

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 13:14

Lo zoo è chiuso da fine gennaio a causa del coronavirus e i due panda giganti, finalmente soli, si sono accoppiati.

Quest’evento “storico” si è verificato nel giardino zoologico di Ocean Park, ad Hong Kong. La notizia è stata accolta con stupore e felicità da parte degli operatori dello zoo che da anni cercavano di far accoppiare i due panda senza mai riuscirvi. Come canta il maestro Franco Battiato “la stagione dell’amore viene e va ma i desideri non invecchiano, quasi mai, con l’età”. Ed è proprio quello che è successo a Ying Ying e Le Le, una femmina e un maschio di panda di 14 anni che, lontani dai rumori e dagli occhi indiscreti dei visitatori, hanno iniziato a corteggiarsi e finalmente è scoppiata la passione. “Forse quello di cui avevano bisogno era solo un po’ di privacy”, scrive la Cnn. Sicuramente, aggiungiamo noi.

La stagione degli amori, per questi animali, si presenta, solitamente, tra marzo e maggio “Ying Ying ha iniziato a passare più tempo a giocare nell’acqua mentre Le Le marcava il territorio e ricercava l’odore della femmina”, ha aggiunto Michael Boos, direttore esecutivo del parco.

Giant pandas Ying Ying and Le Le succeeded in a natural mating, @Ocean_Park has announced. "We hope to bear wonderful pregnancy news to Hong Kongers this year and make further contributions to the conservation of this vulnerable species," the park's Michael Boos said. pic.twitter.com/yJCpCdVHeK

— Hong Kong Free Press (@HongKongFP) April 6, 2020 Hong Kong Free Press

Alla fine l’accoppiamento è avvenuto, ma soltanto a giugno si potrà capire se Ying Ying è rimasta incinta. Si tratta, in ogni caso, di una bellissima notizia in quanto questa specie è molto vulnerabile e, secondo le stime dell’Ocean Park, nel mondo sono rimasti soltanto 1800 esemplari che vivono in libertà.

La specie rimane, tuttavia, a rischio estinzione. Il motivo è sempre lo stesso: l’azione dell’uomo, che si appropria di spazi che non gli appartengono: il disboscamento e la conseguente distruzione degli habitat naturali, che rappresentano la fonte di sostentamento primaria per molte specie, fanno sì che moltoi animali muoiano di fame poiché vengono a mancare le fonti di nutrimento principali; nel caso dei panda, per esempio, risulta sempre più difficile trovare i germogli di bambù.

Bisogna riformulare il nostro modo di proteggere gli animali?

Quest’evento ci fa comprendere quanto la presenza umana sia invadente. Quando l’emergenza coronavirus sarà terminata, riaprimemo gli zoo come mera attrazione turistica e fonte di denaro o li trasformeremo in luoghi in cui si preparano gli animali a ritornare nel loro habitat naturale?

Avvenimenti come questo mettono in evidenza che gli zoo sono dei posti, per così dire, “fuori luogo” e tenere gli animali in cattività risulta contro producente anche per la conservazione della specie, oltre che per i maltrattamenti fisici e psicologici a cui sono costrette queste vittime innocenti.

Nonostante il Covid-19 sia un virus che sta infettando le vene del mondo, la natura si sta riprendendo i suoi spazi, ritornando a seguire il proprio ciclo, spontaneamente, senza bisogno di interventi artificiali.

Leggi anche:
Covid19, la Cina vieta il commercio di animali selvatici e fa la storia
Los Angeles vieta gli animali selvatici ai party dei vip

Categorie: Altri blog

Covid-19, in calo il numero di nuovi malati. Rezza: “Si inizia a vedere la discesa”

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 12:26

Stiamo facendo bene, o almeno questo sembrerebbe stando ai dati registrati negli ultimi giorni. Ma questo non significa che possiamo rilassarci e tornare alla normalità. Tutt’altro: le cene con gli amici, i pic nic all’aperto, andare al parco giochi con i bambini rimarranno un sogno ancora per un bel pezzo.

E per tirare un respiro di sollievo è troppo presto: sebbene ieri sia stato registrato un sensibile calo di nuovi malati di coronavirus registrati (un incremento di 880 nuovi casi rispetto a lunedì, vale a dire meno della metà dell’aumento registrato tra domenica e lunedì, quando erano stati 1.941) è presto per cantare vittoria e farlo sarebbe controproducente, perché potrebbe distrarci dal continuare sulla strada, faticosa ma necessaria, del distanziamento fisico.

Curva dei nuovi casi in discesa

Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, commentando il calo registrato dei nuovi casi di coronavirus ha affermato “Finalmente sembra che si inizi a vedere una diminuzione dei nuovi casi. Nella curva epidemica, dopo una fase di plateau, sembra esserci una discesa, la curva tende a flettere in basso. Ma aspettiamo domani o dopodomani prima di tirare un sospiro di sollievo”. 

Leggi anche:
Covid-19: In diminuzione ricoveri e terapie intensive

No a date su “riapertura” Paese

Le cose sembrerebbe stiano dunque lentamente migliorando, ma gli esperti spiegano che dobbiamo continuare sulla strada intrapresa senza abbassare la guardia. Lo ha spiegato in modo chiaro e con poche parole all’Ansa Andrea Crisanti, virologo dell’Università di Padova: “Non bisognerebbe dare date sulla riapertura del Paese e sul momento in cui sarà possibile uscire di casa – ha affermato lo studioso – perché la ripartenza dovrebbe avviarsi solo nel momento in cui avremo una condizione di rischio accettabile, altrimenti la ripresa dell’epidemia è pressoché certa”. 

Speranza: non abbassiamo la guardia

Il ministro della Salute Roberto Speranza a “Di Martedì” su La7 ha spiegato che l’indice di contagio è passato da 3 o 4 a meno di 1: “In questo momento l’indice di contagio R con zero è leggermente sotto 1 ed è un risultato straordinario se pensiamo che fino a qualche settimana fa eravamo a 3 o 4, ovvero un soggetto positivo infettava fino a 3-4 persone”, ha detto il ministro della Salute. Ma non dobbiamo abbassare la guardia, ha precisato Speranza: “Stiamo lavorando al domani ma anche nella fase 2. Dovremo convivere col virus, perché il virus non scomparirà“.

Leggi anche:
Covid-19, i genitori chiedono un’ora d’aria per i bambini. Ma gli esperti si dividono

Foto di Michal Jarmoluk

Categorie: Altri blog

Covid-19, in calo il numero di nuovi malati. Rezza: “Si inizia a vedere la discesa”

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 12:26

Stiamo facendo bene, o almeno questo sembrerebbe stando ai dati registrati negli ultimi giorni. Ma questo non significa che possiamo rilassarci e tornare alla normalità. Tutt’altro: le cene con gli amici, i pic nic all’aperto, andare al parco giochi con i bambini rimarranno un sogno ancora per un bel pezzo.

E per tirare un respiro di sollievo è troppo presto: sebbene ieri sia stato registrato un sensibile calo di nuovi malati di coronavirus registrati (un incremento di 880 nuovi casi rispetto a lunedì, vale a dire meno della metà dell’aumento registrato tra domenica e lunedì, quando erano stati 1.941) è presto per cantare vittoria e farlo sarebbe controproducente, perché potrebbe distrarci dal continuare sulla strada, faticosa ma necessaria, del distanziamento fisico.

Curva dei nuovi casi in discesa

Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, commentando il calo registrato dei nuovi casi di coronavirus ha affermato “Finalmente sembra che si inizi a vedere una diminuzione dei nuovi casi. Nella curva epidemica, dopo una fase di plateau, sembra esserci una discesa, la curva tende a flettere in basso. Ma aspettiamo domani o dopodomani prima di tirare un sospiro di sollievo”. 

Leggi anche:
Covid-19: In diminuzione ricoveri e terapie intensive

No a date su “riapertura” Paese

Le cose sembrerebbe stiano dunque lentamente migliorando, ma gli esperti spiegano che dobbiamo continuare sulla strada intrapresa senza abbassare la guardia. Lo ha spiegato in modo chiaro e con poche parole all’Ansa Andrea Crisanti, virologo dell’Università di Padova: “Non bisognerebbe dare date sulla riapertura del Paese e sul momento in cui sarà possibile uscire di casa – ha affermato lo studioso – perché la ripartenza dovrebbe avviarsi solo nel momento in cui avremo una condizione di rischio accettabile, altrimenti la ripresa dell’epidemia è pressoché certa”. 

Speranza: non abbassiamo la guardia

Il ministro della Salute Roberto Speranza a “Di Martedì” su La7 ha spiegato che l’indice di contagio è passato da 3 o 4 a meno di 1: “In questo momento l’indice di contagio R con zero è leggermente sotto 1 ed è un risultato straordinario se pensiamo che fino a qualche settimana fa eravamo a 3 o 4, ovvero un soggetto positivo infettava fino a 3-4 persone”, ha detto il ministro della Salute. Ma non dobbiamo abbassare la guardia, ha precisato Speranza: “Stiamo lavorando al domani ma anche nella fase 2. Dovremo convivere col virus, perché il virus non scomparirà“.

Leggi anche:
Covid-19, i genitori chiedono un’ora d’aria per i bambini. Ma gli esperti si dividono

Foto di Michal Jarmoluk

Categorie: Altri blog

Iorestoacasa, sono passati più di 28 giorni: state tutti bene?

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 07:00
flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_411"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/411/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/411/output/Giornate-in-casa-settimana-3.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/411/Giornate-in-casa-settimana-3.mp4' } ] } })

Mandaci o taggaci un video a redazione@peopleforplanet.it o via WhatsApp al numero 3914799964. Lo inseriremo nella prossima puntata di “Un giorno nella vita degli italiani”.

Qui la prima parte Qui la seconda parte
Categorie: Altri blog

Notte di Superluna | Codogno: nata la figlia del paziente 1 | A rischio 260 mila anziani | Virus e animali

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 06:25

Il Fatto Quotidiano: Stato di New York supera l’Italia: 138mila casi. Francia, 10mila morti. In Spagna quasi 14mila. Uk, Johnson in Rianimazione: ‘Respira da solo’;

Corriere della Sera: La Svezia si prepara al lockdown: il premier chiede poteri eccezionali;

Il Giornale: La “lunga notte” dell’Europa: l’ombra del Mes cala sull’Italia;

Leggo: Coronavirus, quando ripartiremo? «Il 4 maggio la data cruciale». Ecco cosa potrebbe accadere FOTO Meteo, beffa Pasqua e Pasquetta;

Il Messaggero: Fase 2 in due step: dal 14 imprese aperte, poi i cittadini No a scaglionamenti per regioni;

Repubblica: Il 25 aprile 2020 #iorestolibero: per la Liberazione evento in streaming e raccolta fondi per Croce Rossa e Caritas;

Il Sole 24 Ore: Quella catena di morti nelle case di riposo: 260 mila anziani a rischio virus. La mappa regionale;

Il Mattino: È nata Giulia, figlia paziente 1 di Codogno;

Il Manifesto: Pandemia e animali, i focolai degli allevamenti industriali;

Tgcom24: Ecco la Superluna, è la più grande e brillante del 2020: entra e guarda le immagini più belle.

Categorie: Altri blog

Scooter e miniscooter elettrici più venduti in Italia nel 2019

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 18:00

Gli scooter elettrici stanno aumentando le vendite segnando, nel 2019, un incremento del 2,31% rispetto all’anno precedente.
Secondo quando dichiarato dall’Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) il settore dove l’elettrico primeggia è sugli scooter con velocità inferiore ai 45 km/h.

Vediamo quali sono i modelli più venduti.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

Leggi anche:
Come funziona lo scooter sharing?
Parola d’ordine: micro mobilità
Bici a pedalata assistita o scooter elettrico?

Categorie: Altri blog

Che fine ha fatto Greta Thunberg?

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 17:39

…hanno soltanto virtualizzato la loro protesta.

Molti di voi si saranno chiesti che fine abbia fatto la giovane attivista svedese Greta Thunberg, che sembra essere stata eclissata dall’attenzione mediatica rivolta al Coronavirus.

Greta non è affatto scomparsa e, dopo una breve assenza dovuta a un’influenza i cui sintomi sembravano molto simili a quelli del Covid-19, l’attivista ambientale, ritornata in piena salute, ha impugnato di nuovo il suo scettro di paladina del clima.

Sui suoi canali social, la 17enne svedese continua a essere la portavoce del movimento dei Fridays For Future che da ben 85 settimane, ogni venerdì, porta avanti una protesta per chiedere un cambiamento immediato in materia di politiche ambientali a livello globale.

Neanche ora che le scuole sono chiuse e mezzo mondo è in quarantena, il movimento intende arrestarsi ed è per questo motivo che i Fridays For Future hanno reso la loro lotta virtuale. Ognuno può partecipare al #DigitalStrike pubblicando una foto di un cartellone sui social utilizzando l’hashtag #ClimateStrikeOnline.

La crisi che sta attraversando il mondo non oscurerà di certo la crisi climatica in atto da tempo ma è proprio in momenti come questi che bisogna acquisire la consapevolezza che il cambiamento è necessario e che bisogna assolutamente ripensare al nostro modo di stare sul Pianeta Terra.

Così piccola da smuovere le coscienze

Nonostante la sua giovane età, Greta è un personaggio molto influente in tutto il mondo. Per questo motivo a dicembre 2019 TIME l’ha nominata Persona dell’anno e il magazine Rolling Stone l’ha messa in copertina del numero speciale che la rivista dedica alla crisi climatica, con un’illustrazione di Shepard Faireym, in arte Obey.

Stephen Rodrick è il giornalista che l’ha intervistata definendola “l’adolescente con una volontà di ferro che dice la verità”, mettendo in evidenza anche il suo lato fragile, di cui la stessa Thunberg ammette l’esistenza: “Sono molto piccola e molto emotiva e questi attributi non vengono spesso associati all’essere considerata una persona forte. Tuttavia penso che la debolezza, in qualche modo, sia necessaria, poiché non dobbiamo alzare per forza la voce, non dobbiamo per forza impossessarci degli spazi altrui né guadagnare più soldi di tutti.. dobbiamo prenderci cura gli uni degli altri”.

Greta può essere considerata un simbolo, non solo nella lotta ai cambiamenti climatici, ma anche nella diffusione di concetti universali come la solidarietà, la responsabilità nei confronti dell’altro e del mondo e la cooperazione per favorire il bene comune, al fine di costruire un futuro migliore.

Grazie Greta, piccola piccola eppure così grande da smuovere le coscienze del mondo intero e diventare il punto di riferimento di milioni di giovani ambientalisti a livello globale.

Fonte immagine: Il Mattino

Leggi anche:
Jakarta affonda, sarà spostata. Si teme per la foresta pluviale
I 10 migliori film sull’ambiente e la sostenibilità

Categorie: Altri blog

A Napoli arrivano tra gli applausi dei cittadini i Tir con i moduli per il Covid Center

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 17:33

A Napoli sono arrivati i moduli prefabbricati per il Covid Center che a regime offrirà 72 nuovi posti di terapia intensiva alla periferia della città, nei pressi dell’Ospedale del Mare. I moduli sono passati in città tra gli applausi dei cittadini affacciati ai balconi, trasportati da una colonna di 57 tir partiti da Padova. Sono stati acquistati dalla regione Campania 2 settimane fa.

Categorie: Altri blog

Covid-19, i medici “Troppo tardi ora per le mascherine”

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 16:30

I medici che combattono il coronavirus in Italia hanno paura e si domandano chi sarà il prossimo a morire di coronavirus, o covid-19. Scrive il Mirror: “Da febbraio 80 medici e 21 infermieri hanno perso la vita in Italia dopo aver contratto il coronavirus. Due infermiere si sono tolte la vita”.

Un medico bresciano su Mirror

Il personale medico in Italia fatica a continuare, spiega il giornale britannico, che riporta l’intervista di Sky News al professor Francesco Castelli, direttore dell’Unità Malattie Infettive agli Ospedali Civili di Brescia, in Lombardia, e che ha descritto l’impatto psicologico del suo lavoro.

Meno personale, meno pazienti curati

“Ci chiediamo: chi sarà il prossimo?, ha detto Castelli, e questo ovviamente è psicologicamente impegnativo perché, oltreché colleghi, siamo anche amici”. Il sindaco di Brescia, dove 300 tra medici e infermieri si sono già infettati in ospedale, ha chiesto un supporto, dato che molti letti in terapia intensiva ora rimangono vuoti a causa della mancanza di personale in grado di prendersi cura dei pazienti.

In Lombardia una carenza più grave

Tutta la Lombardia soffre la cronica mancanza di sistemi di protezione individuale: mascherine, camici e occhiali. Al contrario, altre regioni quali ad esempio l’Emilia Romagna non lamentano tali mancanze, ed hanno, guarda caso, visto per primi un calo nei contagi, sia nel personale medico che nella popolazione.

“Ormai è tardi”

La situazione sta migliorando? “Sì, ma ormai è tardi – mi risponde Luigi Toma, infettivologo a Milano. Sì, finalmente qualche protezione è arrivata, ma direi che visti i numeri dei contagi tra personale sanitario siamo ben oltre il troppo tardi. Tra l’altro mascherine e camici non sono ancora arrivati a tutti: molti medici di base o di medicina generale ancora lavorano con le mascherine contate”.

Leggi anche:
Covid-19: rallenta a Parma, “Qui mascherine e hotel per i medici”
Covid-19, positiva una tigre

Categorie: Altri blog