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Usa, cosa è Q-Anon e perché ha portato all’attacco al Congresso

People For Planet - Gio, 01/07/2021 - 10:31

I fanatici di Q-Anon sono adepti di una vera e propria religione settaria che crede che – in sostanza – Trump sia una divinità che lotta, modello videogame, contro il Male (nello specifico Hillary Clinton che, a capo di una banda di pedofili, punta a distruggere il mondo). Ne avevamo già parlato qui per spiegare il legame tra questo modo di fidelizzare il proprio elettorato e la tendenza dell’ex Presidente americano a negare il coronavirus, anch’esso fatto passare più volte come un trucco della sinistra per far vincere il “male”.

Q-Anon in Italia

Dagli Usa Q-Anon (Q è la lettera che indica la divinità anonima – appunto Anon-ymous – che però per molti si incarnerebbe in Donald) è già arrivato in Italia e riunisce un folto gruppo di patrioti “Contro la dittatura del Covid”. Scritte a firma QAnon hanno imbrattato ad esempio manifesti di candidati del centro sinistra a Pesaro.

Una devozione cieca

Negli Usa, la convinzione dei suoi adepti ha portato ad esempio uno stimato padre di famiglia a fare irruzione armato in un luogo pubblico, un ristorante alle porte di New York, molto amato in ambito democratico, convinto che nelle sue cantine si nascondessero bambini imbavagliati. Tra le convinzioni alla base di questa fede c’è infatti quella che i democratici rapiscano e violentino i bambini, sotto l’egida di Hillary Clinton. Secondo loro, Trump è l’eroe che cerca di spazzarli via e salvare il mondo. Così, si capiscono meglio azioni violente e totalmente irrazionali come quella che ieri ha segnato il punto più basso della democrazia americana almeno nella storia recente.

Il covid-19 è di sinistra?

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Jacopo Fo: “Il sistema ti frega!”

People For Planet - Gio, 01/07/2021 - 10:00

Venerdì 8 gennaio, alle ore 21,30, segui gratuitamente la diretta sulla pagina Facebook di Alcatraz Band

Al link per seguire la diretta

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In arrivo il vaccino cubano: “arma socialista contro le multinazionali del farmaco”

People For Planet - Gio, 01/07/2021 - 09:00

L’8% dei vaccini contro il Coronavirus finora arrivati in fase di sperimentazione clinica in tutto il mondo è prodotto a Cuba, a rivelarlo è il New York Times di quella stessa America che da anni ha imposto l’embargo economico e commerciale all’isola. Isolata, socialista, è dai tempi di Fidel Castro che Cuba investe nella formazione dei medici e nella ricerca dell’industria biotecnologica. E si vede. Lo abbiamo visto durante la prima fase della pandemia, quando, a corto di personale medico, finite le bare, i cadaveri accatastati nelle camere ardenti, abbiamo ricevuto una delegazione di medici cubani capaci di costruire un ospedale da campo in meno di una settimana, come hanno fatto nella città di Crema.

Anche rispetto ai vaccini, l’obiettivo di Cuba è renderli gratuiti e accessibili a chiunque, anche ai paesi che non se lo possono permettere, perché la salute e il diritto alla vita, sono ancora alla base della politica cubana, che non fa distinzioni, non urla “prima i cubani“.

Ad oggi sono ben quattro i progetti vaccinali contro il Coronavirus, tutti sostenuti dallo Stato, tutti in fase di sperimentazione clinica avanzata, due, quelli a cui sta lavorando il Finlay Institute Avana, sono già arrivati alla Fase 2 e potenzialmente vicini alla commercializzazione.

Nel team di ricerca, unico straniero, il palermitano Fabrizio Chiodo: 35 anni, chimico, da poco rientrato in Italia al CNR di Pozzuoli, ha rilasciato un’intervista al Sole 24 Ore in cui definisce il vaccino “un’arma socialista contro le multinazionali del farmaco” e dell’esperienza cubana dice:

“Cuba è un Paese socialista dove la biotecnologia è totalmente pubblica. E non trarrà alcun profitto da questi vaccini. Il vaccino verrà prima distribuito alla popolazione locale e successivamente, come succede con altri vaccini, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, verrà distribuito gratuitamente ai Paesi in via di sviluppo”.

Leggi anche: Covid: a Los Angels in ospedale solo chi ha possibilità di salvarsi

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Miliardi risparmiati e italiani più sani: cancelliamo gli sprechi della Sanità e modernizziamola!

People For Planet - Gio, 01/07/2021 - 08:00

Da Il Fatto Quotidiano

Caro ministro Speranza,
non usciamo da questa crisi se continuiamo a buttare i soldi dalla finestra e a non adottare procedure sensate che in altre nazioni hanno migliorato la qualità della vita dei cittadini e tagliato costi spaventosi.
I governanti del passato ci hanno detto e ripetuto che “non ci sono i soldi” ma questo non è vero. Una sanità migliore si può fare razionalizzando il sistema e combattendo lo spreco.
Eccoti alcune proposte che ho raccolto in questi anni, parlando con persone che lavorano nella sanità: infermieri, medici, ricercatori, amministratori, operatori della salute.

Iniziamo dalle piccole cose che si potrebbero fare domani e che farebbero risparmiare centinaia di milioni.

Farmaci sfusi: in Usa e in Germania le farmacie vendono le medicine nel numero previsto dalla ricetta medica; una legge in tal senso, promossa dalla ex ministro Giulia Grillo, giace da anni in Parlamento [leggi qui e qui].

Oltre al risparmio per le casse dello Stato vendere confezioni di medicine in quantità superiore alla ricetta medica è pericolosomolti italiani consumano farmaci scaduti. Quindi questa misura oltre a far risparmiare eviterebbe malanni, sofferenze ed ulteriori costi per la Sanità e i cittadini.

È possibile tagliare il costo delle medicine. C’è lo insegna l’esperienza della Regione Piemonte, quando era amministrata da Antonio Saitta, luminoso quanto sottostimato dirigente del Pd. Questo grandissimo amministratore, ha fatto risparmiare alla regione più del 60% della spesa per farmaci cambiando il sistema di acquisto. Ottenendo le stesse medicine a prezzi ribassati. In alcuni casi in misura scioccante, il prezzo di una medicina è sceso da oltre 2 mila euro a 27,44.

Cosa ne dice Antonio Saitta.

Sui farmaci venduti nelle quantità prescritte e sul sistema di acquisto dei farmaci verte il piano di riforma della Sanità proposto da Giulia Grillo quando era ministro; in questa video intervista la Grillo racconta come intende migliorare la Sanità.

In Italia i farmaci da banco costano fino a 6 volte di più del prezzo che si paga in altri Stati europei. Parliamo di medicamenti di largo consumo come l’aspirina. Intervenire in questo settore ridurrebbe i costi sanitari delle famiglie.

Dall’esperienza del Centro Medico Sant’Agostino, che offre servizi diagnostici e sanitari viene la possibilità di razionalizzare il sistema: tagliare i costi di gestione e migliorare i servizi riorganizzando la divisione dei ruoli del personale sanitario; ad esempio le mansioni burocratiche che generalmente competono ai medici sono state affidate a personale paramedico. Anche concentrare in un unico appuntamento gli accertamenti diagnostici ha portato a diminuire il disagio e i costi per i pazienti e ad abbassare il costo dei servizi. Il rapporto con gli utenti è stato poi migliorato coinvolgendo i pazienti nel monitoraggio della qualità dei servizi. C’è ne parla Luca Foresti, amministratore delegato del Centro Medico Sant’Agostino, in una video intervista e in due articoli.

Un costo umano e economico spaventoso e una vergogna per la nostra Sanità è la presenza di macchinari obsoleti. L’ammodernamento di questi apparecchi salverebbe migliaia di vite e porterebbe a un risparmio per le casse dello Stato che ripagherebbe in pochi anni l’investimento. La grandissima ed eccellente Gabanelli (quella che è stata cacciata dalla Rai e non ancora reintegrata!!!) ha realizzato un’inchiesta documentatissima (e terribile) su questo tema.

Gli errori diagnostici sono inevitabili, nessuno è perfetto. Ma possiamo ridurre l’effetto di questi errori. In Germania, grazie a campagne di comunicazione rivolte ai medici e a leggi stringenti sui danni causati da prescrizioni sbagliate di farmaci, perché effettuate prima che il medico avesse il risultato di accertamenti clinici (analisi, tac, ecografie ecc) sono state determinanti per convincere l’80% dei medici a non prescrivere medicamenti prima di aver ottenuto il risultato degli accertamenti clinici e quindi essere in grado di eseguire una diagnosi con ragionevole certezza. In questi casi il medico prescrive medicamenti placebo che sono venduti nelle farmacie. Male non fanno e a volte fanno pure bene (potere della mente!).

La digitalizzazione ti salva la vita e fa risparmiare. L’Italia è in ritardo in questo settore come ha abbondantemente dimostrato l’esperienza del Covid-19. Poter accedere a cartelle mediche centralizzate, dove si trovano tutti i riscontri della storia clinica di un cittadino sarebbe una grande risorsa e permetterebbe di realizzare studi epidemiologici e individuare aree inquinate, in modo rapido e puntuale. Hanno inventato i computer: usiamoli!

Le medicine complementari.

Da decenni ormai la scienza ha dimostrato che esiste un rapporto stretto tra salute fisica, stato psicologico ed emotivo, attività fisica, educazione sanitaria, coscienza di sé (capacità di auto ascolto), armonia posturale, respirazione naturale. Molte ricerche hanno dimostrato che i gruppi di auto aiuto tra malati, la meditazione, la pratica dell’arte, del gioco, del comico, del rapporto con gli animali, hanno effetti positivi sulla salute e migliorano al contempo la qualità della vita.

E si è visto anche che coinvolgere persone con handicap fisici o mentali o con disturbi della personalità, in attività culturali, sportive o ludiche ha un grande effetto sul loro benessere e su quello delle loro famiglie e riduce drasticamente i ricoveri e gli internamenti, con una diminuzione dei costi per lo Stato maggiore del costo di dette attività sociali e culturali.

Ugualmente certe tecniche riabilitative come il movimento rallentato (Tai Ci) o il rilassamento progressivo, sono poco utilizzate nonostante la loro comprovata efficacia.

In alcuni casi questo ritardo è particolarmente assurdo: in Francia e Scandinavia si utilizza da tempo la ginnastica pelvica per guarire l’incontinenza post menopausa la cui incidenza è stata ridotta al 18%, contro il 50% circa italiano. Milioni di metri cubi di pannolini per adulti da smaltire e spese spaventose.

Ma ancora più inspiegabile è il fatto che alcune pratiche mediche, note da tempo, di provata efficacia e insegnate nei corsi di medicina, siano oggi usate raramente. Solo per dare l’idea del problema nessuno dubita dell’efficacia della ginnastica di rieducazione tubarica per affrontare problemi di ristagno del muco nell’orecchio interno; questa terapia comprende semplici esercizi, simili alla compensazione che praticano i subacquei, non ha costi e non espone a rischi; ciononostante si preferisce a questo tipo di terapia l’intervento chirurgico di rimozione delle adenoidi: più costi, più rischi, più disagio e sofferenze, con un risultato qualitativamente inferiore perché la rieducazione tubarica ha un effetto positivo prolungato e aumenta la consapevolezza di sé del paziente e la sua autostima.

Un altro discorso è la credibilità sempre maggiore in ambito scientifico di terapie non convenzionali come la medicina tradizionale Cinese, l’osteopatia, l’erboristeria e tante altre. Queste risorse nel nostro paese sono sottoutilizzate. È un errore. Certamente un cambiamento in questa direzione richiederà tempo ma sarebbe il caso di svilupparlo. Sperimentazioni come l’Ospedale pubblico di Pitigliano, che ha un settore di Medicina Integrata, dove sono disponibili per i cittadini le cosiddette “medicine alternative” hanno dato risultati interessanti che andrebbero valorizzati.

Un’altra voce dello spreco che grava sul bilancio della Sanità è quella dell’inefficienza energetica. Gran parte degli ospedali italiani è sprovvista di semplici termostati che permettano di abbassare i consumi di calore quando si è raggiunta la temperatura ideale. Intervenendo con maggiore isolamento termico, tripli vetri, pompe di calore, geotermia, pannelli solari termici e fotovoltaici ed altre soluzioni si aumenterebbe il confort per gli utenti diminuendo al contempo i costi. Questi investimenti si ripagano nel giorno di pochi anni e possono essere realizzati con il sistema delle Esco: il risparmio sarebbe tale che una parte andrebbe a coprire il costo delle migliorie e una parte potrebbe permettere di diminuire da subito le spese della Sanità.

Anche la gestione dei rifiuti ospedalieri ha un costo esorbitante che potrebbe essere ridotto: invece di conferire in discarica, i rifiuti speciali ospedalieri, con alti costi, si potrebbe dotare gli ospedali di sterilizzatori/frantumatori/essicatori meccanici che trasformerebbero gran parte dei rifiuti speciali in materiale organico riutilizzabile, azzerando i costi e ottenendo invece un piccolo utile in quanto biomassa utilizzabile per la produzione di biogas. Questi sterilizzatori sono da tempo utilizzati dagli ospedali in molte nazioni.

Le esperienze di molte nazioni ci insegnano che le campagne di informazione hanno effetti eccellenti sulla salute e riducono i costi della Sanità: fanno risparmiare molto più denaro di quanto costa gestirle.

Il costo di queste campagne potrebbe essere ridotto coinvolgendo gli studenti e sviluppando l’insegnamento di concetti basilari sulla salute nelle scuole. Inserire la salute nelle materie scolastiche avrebbe poi l’effetto di formare cittadini che avranno un miglior rapporto con il loro corpo e un accesso consapevole alle cure. Il che sarà certamente un grande vantaggio anche economico: l’ignoranza porta a adottare stili di vita non salutari, a consumare più medicine e fare accertamenti diagnostici inutili e a volte perfino dannosi.

L’uso eccessivo degli antibiotici danneggia la salute. Ma quando i pazienti chiedono l’antibiotico a sproposito, perché non hanno capito che è utile solo contro i batteri e non contro i virus, a volte i medici cedono e glielo prescrivono. Altro problema analogo è l’abitudine di troppe persone a non concludere la cura antibiotica: in questo modo selezionano batteri resistenti agli antibiotici

L’antibiotico resistenza uccide 700 mila persone all’anno.

Una semplice campagna di informazione potrebbe insegnare a usare correttamente gli insetticidi. Bisognerebbe spiegare ai cittadini che la dizione “areare i locali prima di soggiornarvi nuovamente” non è stata stampata sulle confezioni perché non sapevano come occupare lo spazio. Troppe famiglie tengono accesi i vaporizzatori elettrici di insetticidi nelle camere, magari anche nelle camere dei neonati. Diciamogli di smetterla! Gli insetticidi sono velenosi!

Anche l’obesità meriterebbe si sviluppasse una maggiore informazione. I poveri sono grassi, dovrebbero mangiare meno.

Infine sarebbe il caso di informare le persone sul fatto che la nostra prima linea di difesa contro i batteri e i virus patogeni sono i batteri simbiotici con noi. Un uso eccessivo dei detersivi e dei battericidi domestici è oggi causa di moltissime patologie specie nei bambini piccoli.

Lo sporco fa bene! I batteri fanno bene!La questione è di tale importanza che in alcuni reparti ospedalieri si sta sperimentando la diminuzione delle misure volte a sterilizzare gli ambienti. E sarebbe anche importante, per far capire l’importanza dei batteri per la nostra salute, che i cittadini sapessero che il trapianto dei batteri è stato sperimentato anche in Italia a partire dal 2011, per combattere infezioni causate da microorganismi resistenti agli antibiotici.

Una visione positiva dei batteri aiuterebbe poi le persone a rendersi conto che siamo esseri simbiotici. Il che è certamente una conoscenza che può rafforzare l’autostima: scoprire che migliaia di miliardi di batteri che vivono dentro di noi e intorno a noi, ci considerano alla stregua di una divinità rafforza l’autostima. Ed è provato che l’autostima migliora lo stato psicologico e quindi quello fisiologico. Inoltre questa constatazione potrebbe indurre a mitigare atteggiamenti razzisti e xenofobi. Dalla natura possiamo trarre insegnamenti che valorizzano la biodiversità culturale.

Qui il mio video: “I batteri ti amano!”, video flashmob contro i disinfettanti domestici

Se vuoi aderire a questa proposta sostieni la pagina FB “Basta con lo spreco nella Sanità”. Se hai una proposta per tagliare altri sprechi postala o posta il link a un tuo articolo, nello spazio dei commenti al primo post in alto. Ripubblicherò il tuo intervento.

Leggi l’articolo originale su Il Fatto Quotidiano

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Mutui sospesi su prima casa? La beffa | Slot e scommesse, erario perde 4,5 miliardi | Via libera vaccino Moderna

People For Planet - Gio, 01/07/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Perché il «lockdown soft» in Germania ha fallito (come la zona gialla non ha aiutato il Veneto);

Il Giornale: Mutui sospesi su prima casa? La beffa: ecco chi resta fuori;

Il Manifesto: Rifiuti nucleari, guerra aperta al deposito unico nazionale;

Il Mattino: Covid, l’incubo delle nuove varianti: ecco perché bisogna correre col vaccino;

Il Messaggero: Napoli, 16 bambini in ospedale con la sindrome post Covid: «Malattia ancora misteriosa»;

Ilsole24ore: Slot e scommesse, nel 2020 l’erario perde 4,5 miliardi e con il lockdown cresce il gioco illegale – Gamenet compra Lottomatica Scommesse e Videolot;

Il Fatto Quotidiano: Governo, Conte: “Rafforzare la solidità della squadra. L’apertura al dialogo mai mancata, sarà sempre così. Recovery plan migliorato grazie a partiti, ora correre”;

La Repubblica: Migliaia in piazza a Washington per Trump ma Pence si arrende: “Non posso fermare la certificazione della vittoria di Biden”;

Leggo: Maria Chindamo uccisa, il pentito: «Il suo corpo fatto a pezzi e dato in pasto ai maiali»;

Tgcom24: Vaccino Moderna, c’è il via libera dell’Ema | In Italia dalla prossima settimana;

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Disegni da colorare per grandi e bambini

People For Planet - Mer, 01/06/2021 - 19:00

Un ottimo passatempo rilassante e creativo adatto a tutti, grandi e piccini!

Realizzati da Jacopo Fo per dare colore al nostro tempo.

Prima di andare a dormire per assicurarsi sogni fantastici…

E anche per le domeniche di pioggia…

Stampa, colora e conserva per decorare agende, pareti o anche per un regalo davvero personale!

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Vecchie medicine per nuove terapie oncologiche

People For Planet - Mer, 01/06/2021 - 17:00

Nuovi scopi curativi per “vecchie” medicine: un gruppo di ricercatori del Broad Institute of Massachusetts Institute of Technology and Harvard di Cambridge (Massachusetts, Stati Uniti) e del Dana-Farber Cancer Institute di Boston (Stati Uniti) hanno scoperto che 48 farmaci in commercio da anni e destinati alla cura di svariate condizioni mediche come diabete, infiammazioni e colesterolo alto sono in grado di agire anche come farmaci anti-tumorali, uccidendo le cellule malate e lasciando intatti i tessuti sani circostanti. I risultati, che hanno anche rivelato nuovi meccanismi di contrasto alle neoplasie, suggeriscono un possibile modo per accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci antitumorali o riutilizzare farmaci già esistenti per curare forme tumorali. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Nature Cancer.

Diabete, infiammazioni e colesterolo alto

Gli studi sono stati condotti in laboratorio: i ricercatori hanno testato su 578 campioni di cancro umano 4518 composti farmacologici già noti e sviluppati per malattie diverse dal tumore come diabete, infiammazione, alcolismo e persino l’artrite nei cani, individuandone quasi 50 con attività anticancro per uso umano. Un numero sorprendentemente alto a detta degli stessi ricercatori: Todd Golub, direttore scientifico e direttore del Cancer Program presso il Broad Institute e professore di pediatria alla Harvard Medical School di Boston ha affermato infatti che «saremmo stati fortunati se avessimo trovato anche un singolo composto con proprietà anti-cancro, e invece con nostra sorpresa ne abbiamo trovati molti».

Il Drug Repurposing Hub

Non è la prima volta che gli studiosi si imbattono in nuovi usi legati a farmaci già esistenti: basta pensare alla scoperta dei benefici cardiovascolari dell’aspirina, ideata per combattere dolore, infiammazione e sintomi influenzali. Così come non è la prima volta che farmaci non oncologici sono stati scovati come in grado di trattare anche le neoplasie: ma fino a oggi queste scoperte sono state sempre e solo casuali. E invece, poiché farmaci già esistenti utilizzabili per nuove terapie possono essere una risorsa da non sottovalutare né dal punto di vista terapeutico né dal punto di vista economico, Steven Corsello, primo autore dello studio e oncologo del Dana-Farber, spiega che è per questo che è nato il Drug Repurposing Hub (“Centro di riutilizzo dei farmaci”, ndr), di cui è fondatore. L’Hub attualmente comprende oltre 6000 farmaci approvati dalla Food and drug administration (Fda), l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici: «Proprio per agevolare questo genere di scoperte e renderle più semplici abbiamo creato il Drug Repurposing Hub, il centro di riutilizzo dei farmaci». E lo studio pubblicato su Nature Cancer è il più ampio che finora abbia mai utilizzato l’Hub (che al momento dello studio contava 4518 farmaci) .

Scoperti meccanismi di funzionamento innovativi…

Oltre a funzionare inaspettatamente contro le neoplasie, alcuni dei farmaci individuati hanno dimostrato di riuscire a uccidere le cellule tumorali con procedimenti finora non conosciuti. «La maggior parte dei farmaci antitumorali esistenti agisce bloccando l’attività di alcune proteine, ma stiamo scoprendo che i composti agiscono anche attraverso altri meccanismi», ha detto Corsello. Alcuni dei farmaci identificati dallo studio come aventi potere antitumorale sembrano agire non inibendo una proteina, come i ricercatori si aspettavano, bensì attivando una proteina o stabilizzando un meccanismo di interazione tra due proteine. «L’aver compreso come questi farmaci uccidono le cellule tumorali – spiega Corsello – ci fornisce un punto di partenza per lo sviluppo di nuove terapie».

…e nuovi spunti contro la chemio-resistenza

Non solo un punto di partenza per nuove terapie contro i tumori. Molti dei farmaci non oncologici identificati nello studio hanno dimostrato di funzionare come antitumorali interagendo con bersagli molecolari fino a oggi non riconosciuti come tali: ad esempio il farmaco anti-infiammatorio tepossalina, originariamente sviluppato per l’uso nelle persone ma approvato per il trattamento dell’osteoartrite nei cani, ha ucciso le cellule tumorali colpendo un bersaglio sconosciuto nelle cellule che presentano quantità eccessive della proteina MDR1, nota per guidare la resistenza ai farmaci chemioterapici. Una scoperta che quindi potrebbe aprire la strada a nuove strategie anche per contrastare la resistenza ai farmaci chemioterapici.

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Il cartone del pene lunghissimo arriva dalla Danimarca

People For Planet - Mer, 01/06/2021 - 15:30

Non è tanto gigante quanto lunghissimo, prensile, agitato. È il pene più simpatico mai visto e sta per arricchire l’offerta tv destinata ai più piccoli, in Danimarca (sempre e solo il meraviglioso e ragionevole Nord Europa). Anche qui, naturalmente, il cartone animato ha scatenato un dibattito tra detrattori e sostenitori, ma senza accenni alla morale: si discute solo di educazione pura. Iniziamo col capire meglio la storia del Sign. Dillermand, da Diller, pene, e mand, signore.

La tv pubblica danese

La Dr, radiotelevisione di stato danese, ha presentato sabato scorso in anteprima lo show indirizzato ai bambini dai 4 agli 8 anni, in cui il protagonista, John Dillermand, si serve del suo organo genitale straordinariamente lungo per compiere azioni qualsiasi, come accendere il barbecue, issare la bandiera o girare il cappuccino.

Le uniche divisioni sono tra le femministe

”È davvero questo il messaggio che vogliamo inviare ai bambini mentre siamo nel mezzo di un’enorme ondata di MeToo?” ha scritto l’autrice danese Anne Lise Marstrand-Jørgensen, come riporta il Guardian. Di parere opposto Erla Heinesen Højsted, psicologa clinica che lavora con famiglie e bambini: “Dillermand parla ai piccoli, condivide il loro modo di pensare. E i bambini trovano i genitali divertenti”, ha spiegato la psicologa, “Lo show raffigura un uomo impulsivo, che commette errori: proprio come fanno i bambini. Ma soprattutto, Dillermand fa sempre la cosa giusta. Si assume la responsabilità delle sue azioni. Quando una donna gli dice che dovrebbe tenere il pene nei pantaloni, per esempio, lui ascolta. È responsabile”.

La Dr (comunque) se ne infischia

La Dr ha già operato in passato scelte fuori dagli schemi per i programmi destinati ai più piccoli. Sulla rete sono apparsi cartoni con protagonisti controversi, già finiti sotto l’attacco dei più conservatori. Anche questa volta le critiche sono state rispedite al mittente: “La cosa più importante è che piaccia ai bambini” hanno fatto sapere, tranchant.  Ma in Italia potrà mai succedere che la tv pubblica sfondi la porta dell’antico tabù e apra a un’educazione sessuale che parta dalle risate? Fatevi la vostra idea…

Undici film dello Studio Ghibli su Netflix

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La coppia e le sue trasgressioni sessuali

People For Planet - Mer, 01/06/2021 - 15:00

Non siamo tutti uguali e non facciamo l’amore tutti allo stesso modo. L’importante è il rispetto reciproco!

Con Fabrizio Quattrini, la Dott. Ilaria Fontana psicoterapia Napoli, Jacopo Fo e Doris Corsini.

Jacopo Fo

QUI la diretta su Facebook e l’elenco di tutti gli incontri.

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Covid: a Los Angels in ospedale solo chi ha possibilità di salvarsi

People For Planet - Mer, 01/06/2021 - 12:30

Non trasportare in ospedale pazienti che hanno basse possibilità di sopravvivere,” è quello che è stato chiesto delle autorità sanitarie agli operatori delle ambulanze della contea di Los Angeles (California) in questo momento di forte emergenza sanitaria un cui gli ospedali sono al collasso e i decessi hanno raggiunto numeri così alti da mettere in crisi anche il settore delle pompe funebri.

Il rischio stimato è di circa 1.000 morti al giorno a causa del Covid-19 e, con gli ospedali già quasi al collasso e in previsione di una nuova ondata di ricoveri, al personale dei reparti d’emergenza invece è stato detto di razionare l’ossigeno.

Anche New York, lo scorso aprile quando stava attraversando il momento culminante della pandemia, aveva emanato una direttiva simile suggerendo di non ricoverare pazienti che non si riusciva a trattare sul posto, ad esempio per infarti o ictus.

Le previsioni non sono delle migliori

Christina Ghaly, responsabile della sanità della contea, dichiara che Il peggio deve ancora avvenire” riportando uno scenario drammatico in cui i pazienti, in mancanza di spazi, vengono sistemati in chiese o palestre degli ospedali.

È sempre più difficile curare chi arriva in ospedale con ferite da arma da fuoco, attacchi di cuore, infarti o ferite per incidenti stradali”, aggiunge il supervisore della contea, Hilda Solis, parlando di personale medico “fisicamente e mentalmente esausto”.

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Beatrice, la pastora amica di Agitu: “custodirò io le sue capre”

People For Planet - Mer, 01/06/2021 - 11:15

C’è chi si prenderà cura delle ottanta capre del gregge di Agitu Idea Gudeta, si chiama Beatrice Zott, e a dispetto dei suoi vent’anni è una pastora bravissima. Ha iniziato il mestiere con il gregge del padre e di altri familiari e in breve tempo si è fatta valere con ruoli di responsabilità sempre maggiori, anche fuori dalla valle del Trentino, mettendosi alla prova in contesti sconosciuti, come i paesaggi della Valle d’Aosta. Beatrice e Agitu si sono conosciute e apprezzate fin dal primo incontro in Valle dei Mocheni, stessa cura degli animali, stessa tenacia, stesso amore per la terra.

“Sono due anni che ho deciso di fare questo lavoro – ha raccontato Beatrice al quotidiano L’Adige – cioè gestire gli animali in alpeggio e in stalla. Mi hanno chiamato e mi hanno chiesto se fossi stata disposta ad occuparmi delle capre di Agitu: ho accettato subito perché questa vita è il mio sogno e spero diventi la mia strada”.

In attesa di conoscere le volontà dei familiari di Agitu Idea Gudeta – da loro dipenderà il futuro dell’azienda – gli animali non saranno lasciati soli, ma verranno portati al pascolo e curati dai veterinari come prima. Quasi come prima.

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Non bastava il Covid, ora in Antartide vogliono costruire un aeroporto in cemento

People For Planet - Mer, 01/06/2021 - 10:00
Il Covid sbarca al Polo Sud

L’Antartide detiene il 90% delle acque dolci della Terra, è il più grande deserto al mondo ed è unico continente senza popolazione umana nativa. Ciò nonostante il Covid-19 è arrivato anche lì, in una base di ricerca del Cile sono stati registrati 36 contagiati di cui 26 sono membri dell’esercito cileno e 10 sono addetti alla manutenzione. La base è situata vicino alla punta più settentrionale della penisola Antartica nella regione occidentale, lontano dalla base australiana nell’Antartide orientale, a dare la notizia è stata l’Abc australiana.

Un aeroporto in Antartide

Grande quasi 15 milioni di chilometri quadrati, praticamente una volta e mezza l’estensione dell’Europa, l’Antartide è da tempo oggetto di interessi da parte delle potenze mondiali e la comunità scientifica fatica a difendere il territorio dai conflitti militari e dalle mire espansionistiche dei leader politici e dei big dell’energia.

L’ultima trovata sarebbe un aeroporto vero e proprio, con 115 mila tonnellate di cemento colato che metterebbero a rischio le biodiversità e specie animali, pinguini e foche in testa. Un progetto che il governo australiano giustifica come necessario per dare un supporto logistico agli scienziati della stazione di ricerca di David. Un intero aeroporto per nemmeno venti persone: “Come si può giustificare un aeroporto multimiliardario per servire una base con solo 19 persone durante l’inverno e che è stata mantenuta senza problemi dal 1957?”, ha dichiarato Shaun Brooks, scienziato ambientale presso l’Institute of Marine and Antarctic Studies dell’Università della Tasmania.

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Cosa ha reso unico il “Global Teacher Prize” 2020

People For Planet - Mer, 01/06/2021 - 09:00

Il Global Teacher Prize viene assegnato ogni anno a un insegnante eccezionale che ha dato un contributo speciale alla professione. Seleziona ogni anno oltre 12.000 candidature provenienti da 140 paesi in tutto il mondo.

Nel 2020 a vincere è stato Ranjitsinh Disale, 32 anni, indiano, docente di una scuola in un remoto villaggio. E’ stato premiato per i suoi sforzi volti a promuovere l’educazione delle ragazze, e incoraggiare una rivoluzione dei libri di testo che comprendesse un collegamento da remoto grazie ai codici QR. Dal 2009, il lavoro di questo insegnante ha aiutato i bambini ad accedere ai libri nelle lingue locali, incorporando ai libri di testo da lui stesso tradotti codici univoci per dare accesso da remoto a poesie audio, storie e compiti.

Il senso del suo lavoro

Ma a rendere questo premio unico è stato il fatto che, nel suo discorso, Disale abbia annunciato che avrebbe condiviso la metà del montepremi – 1 milione di dollari – con i suoi colleghi, cedendo ai primi 10 finalisti 55mila dollari a testa.

È la prima volta nei sei anni di storia del Global Teacher Prize che il vincitore condivide il premio in denaro con altri finalisti.

Un premio molto ambito

Il premio è stato istituito dalla Varkey Foundation (Changing lives through education) nel 2014, in collaborazione con l’UNESCO al fine di riconoscere e celebrare la figura del docente. Ma anche per sottolineare l’importanza degli educatori e gli sforzi che fanno in ogni parte del mondo, come pure l’impatto esercitato sulle comunità nelle quali operano.

Nel corso degli anni, i vincitori di questo premio sono stati citati e ringraziati da personalità quasi Sua Santità Papa Francesco, il principe William, o Bill Gates. Cosa ha fatto questo maestro per vincere?

La sua storia

Ranjitsinh Disale è stato premiato per il grande lavoro che ha svolto in una scuola femminile di un villaggio indiano. Al suo arrivo, la situazione che gli si presenta era impensabile per la concezione occidentale di scuola. L’edificio era niente più di una capanna affiancata da una stalla ma, cosa ancor più sorprendente trattandosi di un istituto femminile, le studentesse non erano ammesse: assenti, perché, spesso, impegnate nel lavoro domestico, di assistenza ai fratelli più piccoli, o necessarie nei campi. Studentesse che – per questo motivo – non conoscevano neanche la lingua ufficiale, limitandosi al solo dialetto locale.

Ranjitsinh non si scoraggia. Prima impara il dialetto locale, e poi inizia a tradurre i libri di testo. Tutto, affinché le studentesse possano avere dei manuali di riferimento per i loro studi. Infine, attraverso la didattica in presenza e una sorta di didattica a distanza, inizia ad appassionare le ragazze. Le appassiona alle varie discipline come l’arte, la matematica e la letteratura. Prima di convincere i loro genitori a mandarle a scuola, doveva rapire il loro interesse.

Il primo, enorme, passo

A distanza di qualche anno il maestro ha una testimonianza tangibile, forse oltre le proprie aspettative: una delle sue prime studentesse si laurea. Ma la sua avventura straordinaria non finisce qui. Il 3 dicembre 2020, quando si è svolta la cerimonia di premiazione virtuale, trasmessa dal Natural History Museum di Londra, il docente ha nuovamente sorpreso tutti. Lo ha fatto, pronunciando le seguenti parole: “La pandemia ha messo a nudo i problemi legati all’istruzione e toccato le comunità in una moltitudine di modi. Il lavoro di tutti gli insegnanti in questo momento così difficile è estenuante. Gli insegnanti sono i veri creatori del cambiamento, sempre. Credono prima di tutto nel dare e nel condividere. E quindi, sono molto lieto di annunciare che condividerò il 50% del premio in denaro equamente tra i 10 colleghi finalisti per sostenere il loro incredibile sforzo. Credo che insieme possiamo cambiare questo mondo perché la condivisione sta crescendo”. Parole illuminanti da parte di chi ha saputo portare la scolarità al 100%, in pochi anni, in un piccolo villaggio indiano – Paritewadi – in cui, come in tutta l’india rurale, l’istruzione delle femmine è considerata secondaria, ambendo la famiglia piuttosto a darle in moglie il prima possibile. 

Il suo metodo è diventato ufficiale

Qui, frequentare la scuola dopo le elementari e le medie è percepito come un pericolo. Così è più facile comprendere il significato della laurea di una sua allieva. Oggi, alcuni aspetti del suo sistema di insegnamento sono entrati a far parte dei criteri inclusi  dal Ministero dell’Educazione in tutta l’India. Tra le altre cose, al fine di promuovere la pace tra i popoli, un’altra iniziativa di questo insegnante è stata quella di creare una rete di comunicazione e scambio fra giovani di India, Pakistan, Iraq, Iran, Israele, Palestina, Usa e Corea del Nord.

India, l’uomo che piantò una foresta con le sue mani oggi fa scuola in Sud America

La scuola è noiosa, cambiamola!

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Verità dal carcere

People For Planet - Mer, 01/06/2021 - 08:00

Quando si entra o esce dal carcere di Bollate, la seconda casa di reclusione di Milano dopo San Vittore, si parcheggia la macchina proprio di fronte a dove era installato l’albero della vita durante l’Expo. Alto 37 metri, costruito in acciaio e legno, era il simbolo del Padiglione Italia.
“Se uno passa davanti a un ospedale pensa a un servizio pubblico che cura i malati; quando si passa davanti a un carcere non si pensa a un servizio pubblico, si pensa al male in sé”. A dirlo in un’intervista a tutto tondo è Roberto Bezzi, responsabile dell’area educativa del carcere di Bollate nonché professore universitario.

L’intervista

Quando si pensa al carcere si è molto spesso forcaioli. Perché?

«Il carcere sollecita parti interne di tutti noi: quel muro di cinta separa il bene dal male; se io lo guardo dal di fuori, dalla parte “buona”, mi sento abilitato a dare giudizi sommari sulla parte “cattiva”. Eppure, lavorando in carcere, se penso a reati come il femminicidio, mi scorrono ricordi di persone ricche, persone povere, persone con pochi strumenti culturali, persone con il master, persone con un lavoretto in nero, persone con incarichi importanti.»

Anche i laureati uccidono.

«Più che “anche i laureati” è l’umanità in sé che può incorrere nel male. Già questo dovrebbe farci capire che il muro di cinta che divide la società, la parte cosiddetta buona, e il carcere, la parte cosiddetta cattiva, è più sottile di quanto si pensi.»

Bollate è ritenuto il miglior carcere d’Italia. Perché? E che cosa significa “migliore”?

«A Bollate, fin dalla sua apertura alla fine degli anni 2000, i detenuti sono liberi di muoversi. La legge penitenziaria, dal 1975, ha sempre parlato di “camere di pernottamento”. Nelle camere, nelle celle si dovrebbe andare solo per dormire. Non spetta a me dire se il nostro istituto penitenziario è il migliore d’Italia, noi ci siamo attenuti unicamente al regolamento penitenziario. Certamente Bollate si presta ad avere spazi più umani già dal punto di vista architettonico perché è stato costruito con le sezioni già aperte: oggi questo sistema è in uso anche altrove ma all’epoca erano pochi gli istituti penitenziari ad adottarlo, erano quasi tutti a sezioni chiuse.»

Quindi non siete voi l’eccezione positiva, sono le altre carceri a non attenersi alla legge?

«Come dicevo, nelle camere, nelle celle si dovrebbe solo dormire. Ma perché un carcere funzioni è necessario che intorno vi sia una rete territoriale attiva, senza quella non potremmo fare nulla di quel che facciamo, ovvero fare in modo che “dentro” ci sia un’offerta più simile possibile a quella che c’è “fuori”.»

Ci può spiegare in cosa consiste la “sorveglianza dinamica”?

«L’ordinamento penitenziario prevede che la persona esca dal carcere con competenze nuove. Perché ciò avvenga, il carcere deve organizzare la giornata di una persona nel modo più dinamico possibile. Una giornata piena, dove uno fa delle cose, e visto che per farle si deve muovere, il detenuto Rossi di mattina va a lavorare nella cooperativa, nel pomeriggio va a fare volontariato e di sera va al corso di teatro senza essere costantemente sorvegliato. La guardia penitenziaria è più simile a un poliziotto di quartiere che a un custode fermo che guarda te, signor Rossi, che te ne stai fermo. Questo regime richiede una responsabilizzazione più alta al detenuto. È vero che stare chiusi è destabilizzante dal punto di vista umano, ma espone a meno rischi. Stai fermo, chiuso, protetto.»

Lasciare i detenuti liberi di muoversi espone a rischi?

«Il senso è: “ti metto nella condizione di fare delle cose, ti muovi da solo, non vieni accompagnato, hai un tesserino che ti dice dove puoi andare durante la tua giornata.” La libertà di movimento non significa maggiore rischio. Il detenuto deve muoversi per reinserirsi nella società e il poliziotto deve muoversi per poter fare un controllo che sia a tutto tondo e che abbia al centro la persona.»

Si parla spesso della carenza di personale penitenziario. Stando però al rapporto di Antigone del 2019, in Europa ci sono 2,6 detenuti per agente, in Italia 1,6: o la tanto denunciata carenza degli agenti è da relativizzare oppure molte mansioni che altrove vengono svolte da personale civile vengono svolte dagli agenti.

«È la famosa fetta di torta. Io ne ho tre, lei ne ha una e il totale fa due a testa. Per una questione strutturale molti agenti hanno mansioni anche di carattere amministrativo quindi non possono essere annoverati tra quelli che fanno per così dire front office, sorveglianza. In ogni caso credo che ai numeri debbano essere uniti gli spazi, per cui, qualunque sia il rapporto agenti/detenuti, se accade in uno spazio particolarmente angusto con un turnover altissimo – come quello tipico delle case circondariali, dove i detenuti vanno e vengono senza che si abbiamo gli strumenti per conoscere l’individuo – è chiaro che viene vissuto con un peso diverso.»

Misure alternative per i detenuti: il tema divide.

«La legge, fin dai tempi della Costituzione, ha sempre parlato di “pene” e non di “pena”, vorrà dire qualche cosa. Se il termine è declinato al plurale significa che ci sono varie tipologie di pena. Il vero problema è che noi siamo ancora legati all’idea di “pena uguale carcere”. I dati della recidiva, al netto della loro lettura, sempre complicata, ci dicono invece che chi ha una misura alternativa o uno sconto della pena è portato tendenzialmente a non delinquere più, a differenza di chi sconta la pena in carcere.»

Per l’opinione pubblica un detenuto che può uscire fuori è un detenuto libero.

«Ma non è così. Con la misura alternativa la persona non è libera, è monitorata, supportata da servizi specifici, è più produttiva, lavora, risarcisce. Spesso nelle prescrizioni i magistrati inseriscono attività riparative: questo significa che chi sconta misure alternative dedica parte del proprio tempo gratuitamente agli altri. Considerando che ha ferito il tessuto sociale mi sembra un’azione di senso. La gente vuole una pena certa, mi piacerebbe spostare il focus sulla pena efficace

In che modo a Bollate vi occupate della parte offesa dal detenuto?

«Torniamo al discorso di prima, della responsabilizzazione. Se nella tua sentenza di condanna il giudice ha previsto che tu risarcisca la parte offesa, e tu, scontando il carcere, inizi a lavorare, a responsabilizzarti e a pagare il risarcimento, sei un uomo che si sta assumendo delle responsabilità civili oltre che penali. Significa che la pena che stai scontando è efficace. Lo Stato ti lascia fare quello che ritieni più opportuno, basta che il risultato sia una maggiore sicurezza ed efficienza sociale. È una questione di cultura, ma anche di conoscenza.»

È anche una questione economica, il carcere costa molto allo Stato.

«Il carcere costa moltissimo. Il fatto che a Bollate abbiamo molte aziende, sia all’interno che all’esterno della struttura carcere, che assumono detenuti, ci ha permesso nel 2017 di versare allo Stato 500mila euro. Lavorando, il detenuto versa una propria quota di mantenimento, sia pure simbolica, forfettaria. Stupisce che il fatto che il detenuto che esce per lavorare sia percepito come un privilegiato. Permettere di lavorare non è una concessione così strana, il detenuto è una persona adulta, gli adulti lavorano.»

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Merkel lockdown fino al 31/01 | No rifiuti nucleari in Campania | Fisco in fuorigioco sugli sportivi

People For Planet - Mer, 01/06/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Merkel annuncia la proroga del lockdown fino al 31 gennaio;

Il Giornale: L’ennesimo pasticcio di Conte: così a gennaio saltano i bonus;

Il Manifesto: «Assange, una vittoria a metà: il giornalismo investigativo rimane sotto tiro»;

Il Mattino: No rifiuti nucleari in Campania, individuate 67 aree idonee in sette regioni per i depositi;

Il Messaggero: Cani e gatti vietati negli immobili del Vaticano: lo dice il regolamento condominiale;

Ilsole24ore: Fisco in fuorigioco sugli sportivi «impatriati» in Italia: rischio impatto sul calciomercato di gennaio – Lo stop ai bonus- Così il Covid cambia le scadenze fiscali;

Il Fatto Quotidiano: Prevenzione tumori, gli effetti della pandemia. In 9 mesi 2020 2 milioni di screening in meno. ‘Recuperare si può, serve rivoluzione digitale’;

La Repubblica: Arcuri: “Stiamo accelerando, stanotte saranno 235mila”. Ma accusa: “Ora Pfizer è in ritardo”;

Leggo: Facebook condannata a risarcire 3,8 milioni di euro: ha copiato l’app di un’azienda milanese;

Tgcom24: Contea Los Angeles, alle ambulanze chiesto di fare la selezione: “In ospedale solo chi si può salvare”;

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Perché Julian Assange dà così fastidio?

People For Planet - Mar, 01/05/2021 - 18:15

E’ tornato sulle prime pagine dopo che è stata negata la sua estradizione chiesta dagli  USA.

Julian Assange, un personaggio scomodo che con l’operazione Wikileaks ha reso pubblici moltissimi file Usa secretati che svelavano tra l’altro crimini di guerra. Da allora è oggetto di una sistematica persecuzione da parte della giustizia Usa che insiste per poter mettere le mani su di lui.

Perché tanto accanimento?

Un video pubblicato da Wikileaks nel 2010 è più eloquente di mille parole. Lo potete vedere qui.

Il video mostra le riprese fatte da un elicottero Usa durante la guerra in Iraq del 2007 che spara indiscriminatamente, su ordine del comando, su un gruppo di civili tra cui anche dei bambini e colpendo tra gli altri Namir Noor-Eldeer, fotoreporter della Reuters e il suo autista, Saeed Chamg. Poi l’elicottero continua a sparare anche su un furgone che cerca di soccorrere l’autista ferito. Anche davanti alla cruda evidenza di questo video gli Usa hanno sempre asserito la legittimità dell’operato dei militari nell’operazione.

La diffusione di immagini come queste, che gli Usa avrebbero voluto tenere nascoste, sono alla base della persecuzione di Julian Assange.

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Da Alessandria a Viterbo ecco dove sorgeranno i depositi nucleari

People For Planet - Mar, 01/05/2021 - 10:30

Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia. Sono 67 i luoghi potenzialmente idonei – non tutti equivalenti tra loro, ma presentano differenti gradi di priorità a seconda delle caratteristiche – a ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi individuati in quelle 7 regioni. Nella Tavola generale allegata alla Cnapi sono indicati anche i Comuni interessati nelle sette regioni.

Esattamente dove?

Si tratta di una mappa con 23 zone “verdi”. Tra quelle a maggiore propensione, c’è ad esempio la zona di Alessandria e quella di Viterbo.

Due aree sono state selezionate in provincia di Torino (l’area di Carmagnola e un’area fra Calusim Mazze e Rondissone), 6 nella provincia di Alessandria (Alessandria-Castelletto Monferrato-Quargnento; Fubine-Quargnento; Alessandria-Oviglio; Bosco Marengo-Frugarolo; Bosco Marengo-Novi Ligure; Castelnuovo Bormida-Sezzadio), un’area a Siena (in val d’Orcia fra Pienza e Trequanda) e una a Grosseto (Campagnatico).
Molto interessata la provincia di Viterbo con 7 aree idonee; la zona a cavallo tra le Murge e la provincia di Matera è molto coinvolta: un territorio in provincia di Bari, due vaste aree tra Bari e Matera, una nella provincia di Matera e altre due zone ampie fra Matera e Taranto.

la seconda copertura, il modulo. Roma, 23 marzo 2018. ANSA/SOGIN Il via libera dal Ministero

Il via libera è arrivato con il nulla osta del ministero dello Sviluppo e del ministero dell’Ambiente alla Sogin, la società statale responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi.

Sogin ha quindi potuto pubblicare la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi), con il progetto preliminare e i documenti correlati per la costruzione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi che permetterà di conservare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività.

Cosa succede adesso

Ora “parte la fase di consultazione dei documenti per la durata di due mesi, all’esito della quale si terrà, nell’arco dei quattro mesi successivi il seminario nazionale”. A quel punto ci sarà “l’avvio del dibattito pubblico vero e proprio – spiega il ministero dell’Ambiente – che vedrà la partecipazione di enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, durante il quale saranno approfonditi tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere”.

Il deposito nazionale e il Parco tecnologico saranno costruiti in un’area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al deposito e 40 al Parco, come spiega il ministero dell’Ambiente. Il deposito avrà “una struttura a matrioska”; all’interno ci saranno “90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle”, in cui “verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all’interno i rifiuti radioattivi già condizionati”. In totale saranno “circa 78mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attività” a essere ospitati. L’investimento complessivo è di circa 900 milioni di euro e si stima che genererà oltre 4.000 posti di lavoro l’anno per 4 anni di cantiere, diretti (2.000 fra interni ed esterni), indiretti (1.200) e indotti (1.000). 

La vergogna dell’Uranio Impoverito. Qualcuno pagherà?

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Gitanjali Rao: “Ragazza dell’anno” di Time? Ecco il segreto dei suoi genitori

People For Planet - Mar, 01/05/2021 - 09:00

Ormai tutti sanno che è la giovane scienziata e inventrice di 15 anni, Gitanjali Rao, ad essere stata nominata “Ragazza dell’anno” per il 2020 dal settimanale americano Time Magazine, che inaugura proprio con lei una nuova categoria di persone eccellenti, prese appunto tra i più giovani. Gitanjali è una cittadina americana di origine indiana, vive a Denver, in Colorado, e ha inventato una serie di nuove applicazioni tecnologiche come un dispositivo pratico ed economico per trovare il piombo nell’acqua potabile, a seguito di un clamoroso inquinamento delle falde a Flint, Michigan. Poi ha inventato una app contro il cyberbullismo e un’altra per affrontare la dipendenza dagli oppioidi. A 3 anni chiese a sua madre come avrebbe potuto aiutare gli anziani malati. E così è diventata anche una virtuosa del pianoforte. La ragazza dice di essere pronta a fare da esempio per altri giovani per “risolvere i problemi del mondo”.

“Non sono il tipico scienziato”

Gitanjali è stata scelta fra 5.000 giovani ragazzi tra gli 8 e i 16 anni. In un’intervista con Angelina Jolie ha sottolineato: “Io non sono il tipico scienziato: di solito quello che vedo in televisione è un maschio bianco e di una certa età. Evidentemente io sono diversa. Il mio obiettivo non è solo inventare qualcosa per risolvere problemi, ma anche essere da esempio per gli altri. Se io lo posso fare, lo puoi fare anche tu!”.

Dobbiamo solo trovare insomma la tematica che ci appassiona e risolverla. Anche se è qualcosa di piccolo come trovare un modo semplice per raccogliere i rifiuti. Tutto fa la differenza, dice la ragazzina. “Non sentirti sotto pressione, costretto a inventare qualcosa di grande”. Ci sono problemi che non abbiamo creato ma che ora dobbiamo risolvere, come il cambiamento climatico e il cyberbullismo che è arrivato assieme alla tecnologia. “La mia generazione, dice Ro, sta affrontando tanti problemi mai visti prima. Ma allo stesso tempo ci troviamo di fronte a vecchi problemi che ancora esistono. Ad esempio, siamo qui nel mezzo di una pandemia, ma ancora dobbiamo affrontare la questione dei diritti umani. Insomma, c’è tanto da fare e alla piccola Gitanjali non fa paura.

Cosa ha in più di mio figlio?

La sua storia annovera già numerosissimi riconoscimenti e molto prestigiosi: l’anno scorso era nella lista Forbes Under30. Nel 2017, a 11 anni, è stata premiata tra gli American Top Young Scientist. Come ha fatto questa ragazzina ad arrivare a tanto, a dare tanto, così giovane? Menaka Raman, scrivendo sulla rivista indiana The New Indian Express, ha provato a immaginare una risposta per quei genitori che – in preda all’ansia da prestazione – si sono domandati come ha potuto una ragazzina raggiungere cotanto traguardo, mentre magari il loro figlio fatica ad arrivare alla sufficienza a scuola.

Il segreto dei suoi genitori

“Come genitori, ormai tutti sappiamo che non dovremmo mai confrontare i nostri figli con gli altri bambini – attacca la giornalista indiana -. Non è giusto e non porta risultati, se non negativi. Sono finiti i giorni in cui un genitore poteva guardare il figlio e chiedergli: “Perché non puoi essere più simile a Carlo, suonare meravigliosamente il piano e studiare astrofisica all’MIT? Tra elogi eccessivi e mille regali, ai bambini di oggi è invece consentito girare la frittata, criticare i propri genitori e confrontarli con quelli degli altri. E allora vediamo un po’ cosa potrebbe passar loro per la testa.”

Dopo centinaia di anni passati a subire ingiusti confronti con i cugini, i compagni di classe e i vicini di casa, oggi i bambini hanno diritto di girare la domanda a noi. E mentre noi genitori guardiamo con invidia la famiglia Rao, i nostri figli potrebbero iniziare a chiederci: “Perché Lucia mangia etnico tutte le sere e noi no?”. “Perché Francesco ha il cellulare e i suoi video sono virali sui social, mentre io non posso averlo?”

Volete sapere chi è, e come ha educato sua figlia, la signora Rao?

I vostri figli potrebbero chiedervi anche questo. Come mai non avete offerto loro abbastanza stimoli e opportunità in ambito scientifico, oppure perché non li avete sensibilizzati ai problemi del mondo lasciandoli piuttosto davanti alla play? Perché, ancora piccoli, non li avete incoraggiati a scendere dal divano ed esplorare la lavastoviglie? “Ho cercato di rispondere loro – scrive la giornalista indiana – che non mi ascoltano quando li esorto, che proporre cose nuove e stimolanti è difficile, se non accettano neppure di avere cereali diversi a colazione”. “Mamma – mi hanno risposto – dovresti davvero smetterla di trovare scuse. La signora Rao non lo farebbe mai”. Ecco, in maniera ironica ma cogliendo pienamente il segno, Menaka Raman ha voluto zittire sul nascere i possibili pensieri d’invidia che potrebbero cogliere i genitori del mondo ascoltando i successi di questa 15enne. Lei ci sia d’esempio, sembra volerci dire, sia d’esempio a tutti noi, a prescindere dall’età che abbiamo.  Smettiamola di chiedere ai nostri figli quel che non è riuscito – e non sta riuscendo – a noi. Sarà un buon inizio.

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Etichette sul cibo: col Nutri-score bocciati olio, prosciutto e parmigiano

People For Planet - Mar, 01/05/2021 - 08:00

Sta facendo discutere molto il sistema di etichettatura “Nutri-score”, ideato in Francia per semplificare la lettura delle etichette nutrizionali. Secondo molti, soprattutto in Italia, è un sistema di etichettatura poco preciso, che penalizzerebbe ingiustamente alcuni prodotti tipici della dieta mediterranea. L’opinione nel nostro Paese è condivisa da produttori, associazioni di categoria, dal ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova, ma anche dal segretario della Lega Matteo Salvini, all’opposizione. Secondo altri, tra i quali anche alcuni esperti italiani, è un sistema più chiaro per mettere in evidenza quali sono gli alimenti di cui non abusare.

Capiamo meglio: cos’è il Nutri-score

Il Nutri-score è un “bollino” che riporta una scala di colori divisa in 5 gradazioni, dal verde al rosso, e una alfabetica comprendente le cinque lettere dalla A alla E. Il sistema è stato adottato ideato da Serge Hercberg, nutrizionista dell’Università di Parigi, è adottato in Francia ed è gestito dalla sanità pubblica. Dal 2018 anche Belgio e Spagna lo stanno adottando e nell’ultimo anno anche Germania e Olanda.

Vengono valutate, all’interno di uno stesso alimento, le quantità di elementi “sani” e quelli non sani, penalizzando i grassi saturi, lo zucchero e il sodio quando sono presenti in elevate quantità, mentre ottengono giudizi positivi se ci sono elevati livelli di frutta, verdura, noci, oli di oliva, fibre e proteine. La quantità presa in considerazione sono 100 grammi di prodotto e si paragonano tipologie alimentari simili (ad esempio: bevande con bevande). Con questo criterio, molti prodotti tipici italiani finiscono per essere considerati poco salutari.

Penalizza alcuni prodotti e il Made in Italy?

Il giornale on-line Open ha fatto una prova andando a vedere se è vero che prodotti come la Coca Cola hanno bollino verde, come si è sentito dire, scoprendo che ad avere una classificazione positiva sarebbe solo la versione della bevanda senza zucchero, la “Coca Zero”, mentre la versione “classica” della bevanda, quella con gli zuccheri, risulta avere con il Nutri-score la valutazione peggiore: semaforo rosso, lettera “E”, ovvero “il peggio” tra le bevande.

Non si tratterebbe, secondo Open, di un complotto contro i prodotti italiani: anche diversi formaggi francesi hanno infatti avuto valutazioni negative.

D’altra parte, però, è vero che molti prodotti tipici italiani con questa scala avrebbero una valutazione negativa. Molti prodotti italiani con marchio di Denominazione di origine protetta (Dop) come Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Olio di Oliva, Prosciutto di Parma, sarebbero tra i prodotti collocati nella zona tra l’arancio e il rosso. Produttori e associazioni contestano che a penalizzare questi prodotti sia anche la quantità presa in considerazione per fare la valutazione: 100 grammi, quantità che spesso non è quella realmente consumata in un pasto, se pensiamo ad esempio all’olio o al formaggio sulla pasta. Il ministro Bellanova ha dichiarato “inaccettabile” avere un prodotto con il bollino Dop con a fianco una valutazione negativa riguardante la salubrità del prodotto.

Far fronte all’emergenza

Diversi nutrizionisti, anche italiani (cinque di loro hanno firmato anche un appello), insistono però sul fatto che sia necessario intervenire al più presto per dare indicazioni precise e chiare ai consumatori, perché anche in Italia i livelli di obesità soprattutto infantile sono ormai allarmanti, e che in questa battaglia il Nutri-score sia il sistema più valido. Secondo questa visione i prodotti non sarebbero penalizzati: semplicemente il consumatore sarebbe avvertito in modo chiaro che questi sono prodotti che vanno consumati con più moderazione.

La “Batteria” italiana

Esiste una controproposta italiana, ideata con il contributo dei ministeri della Salute, degli Esteri, dell’Agricoltura e dello Sviluppo economico e testato su alcune famiglie di consumatori dall’Università Luiss di Roma.

Si tratta della cosiddetta etichetta “a batteria”, che valuta non il singolo prodotto in sé, ma il suo ruolo all’interno della dieta. La parte “carica” della batteria rappresenta la percentuale di quel tipo di nutriente (grassi, zuccheri, sale…) contenuta in una singola porzione. Per non superare la quantità di assunzione giornaliera raccomandata, il consumatore deve prestare attenzione a non superare la “carica” della batteria nell’arco di una giornata.

Le critiche nei confronti di questi tipo di etichetta sono che questa sia di meno immediata comprensione e meno utile a capire le differenze tra i prodotti della stessa categoria.

(per le immagini a confronto delle due etichette: https://www.foodweb.it/2019/11/etichetta-a-batteria-lalternativa-italiana-al-nutriscore/)

Uniformità e chiarezza

Una cosa è certa: in Europa sulle etichette ci vuole più chiarezza e uniformità. Lo chiedono non solo i nostri ministeri e le nostre associazioni di categoria, ma anche il Parlamento Europeo, da entrambi gli schieramenti: il 12 dicembre scorso gli eurodeputati italiani Paolo De Castro (del gruppo Socialisti e Democratici) e Herbert Dorfmann (membro del Südtiroler Volkspartei e del Partito Popolare Europeo) hanno presentato una interrogazione unitaria al Parlamento per chiedere uniformità non solo nelle etichette nutrizionali ma anche nell’etichettatura d’origine degli alimenti, perché al momento sembrerebbe che ogni Paese si stia muovendo in autonomia e i consumatori rischiano di essere sempre più confusi.

Per approfondire:

Le etichette alimentari adesso sono un po’un delirio, lo abbiamo scritto qui: https://www.peopleforplanet.it/delirio-delirante-delle-etichette-alimentari/

Se volete capire come leggere le etichette abbiamo fatto un video: https://www.peopleforplanet.it/si-leggono-le-etichette-alimentari/

Se vi siete chiesti cosa solo le Dop lo abbiamo spiegato qui: https://www.peopleforplanet.it/sigle-alimentari-come-orientarsi/

Abbiamo fatto anche un’infografica: https://www.peopleforplanet.it/dop-doc-igp-cosa-vogliono-dire-infografica/

Se volete saperne di più sull’obesità infantile in Italia: https://www.peopleforplanet.it/obesita-infantile-litalia-tra-i-paesi-europei-con-i-tassi-piu-alti/

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