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Più cannabis shop, meno mercato nero: la canapa light nuoce alla criminalità organizzata

People For Planet - Ven, 09/06/2019 - 15:00

La cannabis light nuoce alla criminalità organizzata. È questa, in sintesi, la conclusione di uno studio condotto da tre ricercatori italiani e pubblicato sulla rivista European Economic Review, “Light cannabis and organized crime. Evidence from (unintended) liberalization in Italy” – “Cannabis leggera e criminalità organizzata: prove della liberalizzazione (non intenzionale) in Italia”. Dalla ricerca, la prima di questo tipo nel nostro Paese, emerge che la legalizzazione della  cannabis leggera in Italia ha ridotto nel giro di poco più di un anno la quantità di marijuana spacciata e i relativi ricavi delle organizzazioni criminali (qui lo studio completo).

La “liberalizzazione involontaria”

Vincenzo Carrieri e Francesco Principe, ai tempi dello studio in forza presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università degli Studi di Salerno, in collaborazione con Leonardo Madio, già nel Department of Economics and Related Studies dell’University of York (Inghilterra), hanno incrociato i dati forniti dalla polizia sui sequestri di cannabis illegale condotti a livello provinciale con le vendite di cannabis light registrate fino a marzo 2018 a partire dal dicembre 2016, ovvero dall’entrata in vigore della legge 242/2016 sulla canapa industriale che, a causa di un vuoto legislativo , ha dato origine a quella che nello studio viene definita “liberalizzazione involontaria” della canapa, portando alla regolare vendita del prodotto purché caratterizzato da una ridotta percentuale (tra lo 0,2% e lo 0,6%) di tetraidrocannabinolo o Thc, il principio psicoattivo.

Più cannabis shop, meno confische e arresti per droga

Lo studio ha preso in esame un periodo di tempo di 15 mesi, ma i dati più significativi sono quelli a partire dal maggio 2017, ovvero da quando è diventato disponibile sul mercato il primo raccolto successivo alla legalizzazione involontaria. “La ricerca – spiegano gli autori – ha dimostrato come nelle province con maggiore concentrazione di rivenditori di canapa legale ci sia stata, a parità di operazioni di polizia, una riduzione delle confische di prodotti stupefacenti e una riduzione del numero di arresti per reati di droga”. E ha messo in evidenza che, nel breve arco temporale considerato, la legalizzazione della cannabis light ha portato a una riduzione di circa l’11% dei sequestri di marijuana per ogni cannabis shop. Una percentuale che, tradotta in chili di cannabis illegale confiscata, sta a significare un calo dei sequestri di marijuana pari a 6,5 chili per ogni negozio specializzato in prodotti a base di cannabis. “La liberalizzazione involontaria della cannabis light – si legge nello studio – ha avuto un impatto anche sul numero di piante di cannabis illegali confiscate – 37 per ogni cannabis shop – e sulla riduzione dei sequestri di hashish, 8% per ogni cannabis shop”.

Criminalità, ricavi perduti per circa 200 mln euro l’anno

“Queste stime – si legge nello studio – consentono di calcolare le entrate perdute per le organizzazioni criminali. Considerando che il numero medio di cannabis shop a livello provinciale è di circa 2,76 e che il prezzo della marijuana è stimato in 7-11 euro al grammo, le nostre stime sulle 106 province considerate implicano che le entrate perdute a causa della liberalizzazione della cannabis light corrispondano – solo per quanto concerne la marijuana, escludendo l’hashish e le piante di cannabis illegali – a circa 200 milioni di euro all’anno”.

Ma l’effetto è sottostimato

Sono cifre che possono sembrare non molto significative, se si considera che in Italia il commercio illegale di marijuana e hashish comporta un giro d’affari da 3,5 miliardi di euro. I ricercatori precisano però che l’effetto reale potrebbe essere molto più vasto, dal momento che la marijuana sequestrata rappresenta solo una parte minoritaria di quella disponibile sul mercato nero.

Il “sostituto imperfetto”

Al contrario, spiegano gli autori dello studio, i risultati ottenuti in termini di ricavi perduti da parte della criminalità organizzata appaiono invece interessanti se si considera che la cannabis light è un “sostituto imperfetto” della cannabis illegale, poiché caratterizzata da “effetti ricreativi molto più bassi, dovuti alla percentuale minima di Thc in essa contenuta”, mentre il Thc presente nella marijuana da strada può arrivare a superare il 20%, con il noto “effetto sballo” che ne consegue. “Questi risultati – scrivono – supportano l’argomentazione secondo cui, anche in un breve periodo di tempo e con un sostituto imperfetto, la fornitura di droghe illegali da parte del crimine organizzato viene rimpiazzata dalla presenza di rivenditori ufficiali e legali”.

Effetto sostituzione

I ricercatori parlano di un “effetto di sostituzione” inatteso nella domanda tra cannabis light e cannabis illegale. Quali sono i motivi del successo della canapa leggera? Possono essere diversi: dal voler evitare effetti stupefacenti eccessivi, al preferire un prodotto dall’origine controllata. E, molto probabilmente, un ruolo di tutto rispetto è giocato dal non doversi rivolgere al mercato illegale per effettuare l’acquisto.

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Ministro Fioramonti “Tassa su bibite gassate, merendine e aerei”. Buona idea? In molti Paesi è legge

People For Planet - Ven, 09/06/2019 - 11:42

“Già come viceministro avevo proposto delle tasse di scopo su bevande zuccherine, merendine e voli aerei per trovare risorse per la ricerca“. Lo ha affermato il neo ministro dell’Istruzione, Università e RicercaLorenzo Fioramonti ai microfoni di ‘Speciale Gr1, diario della crisi’ su Radio 1, spiegando che la strategia che intende mettere in atto “è quella di inserire delle tassazioni che inducano consumi più responsabili e al tempo stesso racimolare risorse che possano essere investire su ricerca e formazione, con un doppio effetto positivo”.

“E’ una proposta – ha aggiunto – che non ho fatto oggi, ma da viceministro. E ora la rinnovo. Potrebbe non essere sufficiente ma è un primo passo”. “Ho pronte delle proposte – ha proseguito – per recuperare 1,7 mld di euro attraverso piccole tasse di scopo. Ad esempio mettere una tassa di due euro su un biglietto da 700 per New York”. (Fonte: ADNKRONOS.COM – Fioramonti: “Tassa di scopo su bevande e merendine”)

Dalla stampa nazionale:

Tassa sì non c’e dubbio, ma che fa bene anche alla salute. Da anni è stato dimostrato che il consumo di soda fa ammalare quando contiene troppi zuccheri. Paesi come Stati Uniti e Messico hanno proposto la soda tax. Una misura che funziona bene, soprattutto se applicata in base alla concentrazione di zucchero.

L’American Journal of medical association ha appena pubblicato uno studio sulla popolazione europea, italiani compresi. Quasi mezzo milione di uomini e donne messi sotto osservazione per un lungo periodo di anni. Ebbene le conclusioni confermano quanto in fondo si sapeva già. Non le bollicine in sé che non fanno male, ma tutti i soft drink che son pieni di zucchero e aromi accorciano la vita. Secondo i 50 ricercatori che hanno lavorato sotto la guida del dottor Neil Murphy, l’abuso di soft drink rappresenta una delle cause che accorcia la vita media delle persone. Chi ne abusa insomma non arriverà facilmente a raggiungere i tassi di sopravvivenza che in Italia sono alti e fanno invidia a molte altre nazioni, anche dell’Occidente ricco. Insomma se volete vivere a lungo bevete altro.

Secondo i ricercatori bastano due bicchieri (mezzo litro) tutti i giorni per andare incontro a problemi legati a tutte le malattie digestive. The American beverage association, che raccoglie i produttori statunitensi di bevande, ha subito risposto definendo la ricerca poco attendibile. Sarà. Certo tassare le bibite per migliorare la scuola non è un’idea così malsana. Continua a leggere (Fonte:REPPUBBLICA.IT di Barbara Ardù)

In Italia la “sugar tax” (ndr. Tassa su cibi e bevande zuccherate) era già stata votata dalla commissione Finanze per essere inserita nell’ultima legge di bilancio. Era destinata a coprire l’esclusione del regime Irap per le partite Iva fino a 100mila euro, ma la Lega si è opposta e alla fine è saltata. Ad averla riproposta però, per combattere obesità e diabete, sono stati 340 tra medici, pediatri e nutrizionisti, che hanno scritto a febbraio all’ex ministro della Sanità Giulia Grillo “per chiedere una tassa del 20% sulle bibite zuccherate da destinare a progetti di educazione alimentare. Ma finora – aveva detto Walter Ricciardi, presidente della Federazione Mondiale delle Associazioni di Salute Pubblica (Wfpha)- non ha avuto riscontro”. Sono tanti i Paesi nel mondo in cui è già realtà: dopo il report del 2015 nell’Organizzazione mondiale della sanità che dava conto degli effetti negativi degli zuccheri sulla salute, la “sugar tax” è stata introdotta in 20 paesi e oggi sono circa 35 gli stati o le città ad averla adottata.

In Europa, la pioniera è stata la Norvegia, che l’ha introdotta nel 1922 e ha deciso di aumentarla nel 2018 sia per i prodotti confezionati, sia per le bevande. In Ungheria è legge dal 2011, e ha fatto registrare una flessione media del 20% dei consumi di bevande zuccherate. La tassa presente anche in Gran Bretagna, Catalogna (Spagna), Francia, Irlanda, Belgio, Estonia, Portogallo e Finlandia. Il Giappone e lo Stato del Kerala in India hanno invece dato il via libera a una “fat tax” sui cibi che contengono una quantità eccessiva di grassi saturi. Una misura che in Danimarca – dove si applicava su burro, latte, formaggio, pizza, olio e carne – è stata abolita nel 2013 perché molto impopolare, così come quella sulle bibite zuccherate che era stata introdotta nel 1930Continua a leggere (Fonte: Tassa su merendine e bibite: la proposta di Fioramonti (per finanziare la ricerca) in molti Paesi è legge. I casi dalla Norvegia alla Francia ILFATTOQUOTIDIANO.IT di Eleonora Bianchini)

BIBITE GASSATE, ITALIANI PENULTIMI IN EUROPA PER CONSUMI –  Il rapporto tra italiani e bibite gassate è sempre meno solido. Secondo uno studio di Assobibe, associazione confindustriale delle imprese delle bevande analcoliche, i volumi di vendita del loro mercato di riferimento sono in calo del 25% dal 2009 a oggi: l’Italia si colloca al penultimo posto in Europa per consumi pro-capite di bibite gassate.

 Resta, sottolinea l’associazione, un settore che “genera un valore complessivo, diretto e indiretto, di 4,9 miliardi di euro, pari allo 0,29% del PIL nazionale e contribuisce alle casse dello Stato per 2,3 miliardi di euro di entrate fiscali e contributive”, come ricorda il direttore generale Assobibe, David Dabiankov. Continua a leggere (Fonte: REPUBBLICA.IT)

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Il rap che sal­va: il pro­get­to nato in Ger­ma­nia ap­pro­da nel­le pe­ri­fe­rie ca­ta­ne­si

People For Planet - Ven, 09/06/2019 - 10:00

“Ra­p­flek­tion World­wi­de”, ini­zia­ti­va mu­si­ca­le e so­cia­le di An­dreas e Car­los, in­sie­me al­l’as­so­cia­zio­ne “Mu­si­cain­sie­me a Li­bri­no” con un work­shop che uni­sce real­tà di­stan­ti ma vi­ci­ne.

Il rap come stru­men­to so­cia­le e non solo come ge­ne­re mu­si­ca­le: na­sce così “Ra­p­flek­tion World­wi­de”, un pro­get­to di ori­gi­ne te­de­sca giun­to fino a Ca­ta­nia. «Un mio ami­co di ori­gi­ni la­ti­no-ame­ri­ca­ne, Car­los Uter­mö­hlen, ha avu­to l’i­dea di dare vita a que­sto pro­get­to nel 2007, coin­vol­gen­do ini­zial­men­te la cit­ta­di­na te­de­sca di Braun­sch­weig» rac­con­ta An­dreas Buc­kli­sch, gio­va­ne ita­lo-te­de­sco che ha de­ci­so di espor­ta­re Ra­p­flek­tion dal­la Ger­ma­nia a Ca­ta­nia. «Car­los – con­ti­nua An­dreas – ha or­ga­niz­za­to mol­ti work­shop in Ame­ri­ca La­ti­na, io in­ve­ce, aven­do mia ma­dre di Ca­ta­nia, ho pen­sa­to di coin­vol­ge­re i gio­va­ni meno for­tu­na­ti di que­sta cit­tà».

EDU­CA­ZIO­NE RAP.  «Il ter­mi­ne Ra­p­flek­tion fa ri­fe­ri­men­to al ver­bo “ri­flet­te­re”: il rap in­fat­ti è un ge­ne­re mu­si­ca­le che in­du­ce a pen­sa­re e l’o­biet­ti­vo con­di­vi­so da me e Car­los è quel­lo di istrui­re i gio­va­ni alla cul­tu­ra del rap, an­dan­do ol­tre i te­sti mo­no­to­ni dei rap­per più com­mer­cia­li ba­sa­ti solo su dro­ga e vio­len­za, pun­tan­do in­ve­ce al­l’au­ten­ti­ci­tà» af­fer­ma An­dreas. «In Ita­lia que­sto ge­ne­re è sot­to­va­lu­ta­to, si ha an­co­ra il pre­giu­di­zio che non sia edu­ca­ti­vo. – con­ti­nua il gio­va­ne – In real­tà è edu­ca­ti­vo più che mai, per­ché è vi­ci­no ai ra­gaz­zi e que­sti sono più pro­pen­si ad im­pa­ra­re gra­zie ad una real­tà che li ri­spec­chi».

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Pidocchi: come eliminarli

People For Planet - Ven, 09/06/2019 - 09:57

pidocchi sono parassiti minuscoli di colore bianco-grigiastro che colpiscono principalmente i bambini in età scolare, soprattutto nella fascia di età che va dai 3 agli 11 anni, e che non sono semplici da rimuovere.

Caratteristica fondamentale dei pidocchi è quella di vivere quasi esclusivamente sul corpo umano, poiché non possono vivere a lungo lontani dall’ospite: gli animali domestici, ad esempio, non rappresentano una fonte di trasmissione per l’uomo, così come i pidocchi umani non vengono trasmessi agli animali.
L’infestazione è più frequente nelle scuole, nelle colonie, negli oratori, nelle palestre e, più in generale, in tutti quei luoghi in cui vi sono molte occasioni di contatto.

Riconoscere un’infestazione da pidocchi (pediculosi)

I sintomi della pediculosi sono principalmente due: arrossamento cutaneo, soprattutto nella zona delle orecchie e sulla nuca, e prurito al cuoio capelluto
In commercio sono disponibili numerosi prodotti contro la pediculosi, sotto forma di polveri, creme, mousse, gel, shampoo, che, in ogni caso, devono essere consigliati dal medico, in grado di prescrivere il trattamento più idoneo. È importante ricordare che non è possibile prevenire la pediculosi: usare i prodotti antiparassitari a scopo preventivo non rende immuni dall’infestazione, ma, al contrario, è una pratica inutile e dannosa.“

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Il numero quasi perfetto di Igort – La celebre graphic novel diventa film

People For Planet - Ven, 09/06/2019 - 07:00

Una graphic novel epica e leggendaria. Vincitrice di numerosi premi di settore all’uscita agli inizi del secolo ma soprattutto racconto di culto, spesso ben riposta negli scaffali dei fumettari ipercompetenti e di quelli occasionali. 

Cinematografica per concezione e noir nell’essenza aveva da tempo creato attese da grande schermo. Diritti e progetti arenati ne avevano alimentato aspettative. Finalmente Toni Servillo, con la sua aurea di re Mida dei gran personaggi, ha convinto l’autore Igort – al secolo Igor Tuveri – a mettersi dietro la macchina da presa dopo aver doviziosamente sceneggiato e diretto artisticamente la messa in cinema della sua raffinata opera d’arte grafica.

Prodotto da un validissima compagine indipendente europea capitanata da Marina Marzotto e girato tra la Campania e la Sardegna dell’autore che però come si addice ad un fumettista di successo vive a Parigi, “5 è il numero perfetto” è una splendida pennellata di vecchi camorristi in una Napoli anni Settanta plumbea come “Blade runner” e mai cartolina dove non tutto segue pedissequamente la novella grafica ma ne mantiene impianto narrativo e concept creativo.

Dalla pagina al movimento la cura dei dettagli è maniacale e si sdoppia con successo. Le automobili, la pubblicità scenario d’antan, i film al cinema, le cabine telefoniche, l’immancabile caffè, il napoletano filologico che diventa filosofia appassionano l’occhio e probabilmente soddisfano meglio chi era digiuno della novella.

Alcuni puristi storcono il naso vedendo il trucco del protagonista Peppino Lo Cicero che a detrattori e sostenitori ricorda quello di Dicky Tracy, ma che il raffinato Gianni Canova associa al Duca di Urbino di Piero Della Francesca. Servillo gigioneggia (qualche volte esagera) ma giganteggia in movenze e voce declamatoria. Fanno corona brillante un Buccirosso melanconico Totò ‘o macellaio e Valeria Golino a suo agio tra sparatorie e letture del Gattopardo. Cameo per Iaia Forte, Nello Mascia richiama un personaggio da Sindaco del Rione Sanità, indovinati i caratteristi dei ruoli minori molto a loro agio nel ruolo di malamente (fumettistici?) e per niente gomorristi.

Coreografate le numerose sparatorie che Igort ha mosso tra ispirazioni alla Tarantino (ma senza troppo sangue) e film da Kung Fu, genere che viene omaggiato secondo versione originale con citazione  di “Cinque dita di violenza” e c’è anche un tributo inedito per “Totò e Cleopatra”

Splendidi cappelli (gadget di gala al lancio alla Mostra di Venezia dove il film è approdato con risalto in una sezione collaterale), fotografia d’autore del belga Bruel (quello di Dogman), tappeto sonoro adeguato con aggiunta di filologiche song “napulitane”. 

Cinema puro quello di Igort che non è mai volutamente realista e realizza arte da godere negli occhi nelle rappresentazioni sceniche della storia ma anche negli splendidi raccordi ideati per illustrare i titoli degli episodi declamati dall’Io narrante di Servillo-Lo Cicero.

Immagine e visione diventano buon intrattenimento, facce indimenticabili, creazione di mondi inventati come quello di Parador. 

E c’è stato spazio teorico per una polemica su quanto vale l’arte del fumetto. Toni Servillo, nell’orgia di interviste veneziane a Repubblica si è lasciato scappare la dichiarazione sulla “riduttività” dell’arte fumettara. Allo scatenarsi populista e settoriale degli amanti del genere l’attore ha subito fatto autocritica con un comunicato dato al sito Fumettologica dichiarando: «Riconosco pari dignità artistica e letteraria a tutti i tipi di espressione fumettistica, e pari dignità a tutte le forme di espressione artistica. Ho sempre riconosciuto il profondo valore della nona arte (tutta la nona arte, che purtroppo ancora oggi viene spesso trattata come un’arte di seconda categoria) e continuerò sempre a riconoscerlo e a promuoverlo.» 

La settima arte approva e ringrazia. 

La locandina di “5 è il numero perfetto” di Igor Tuveri
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La dieta vegana può essere pericolosa per il cervello

People For Planet - Gio, 09/05/2019 - 16:17

Un’alimentazione a base esclusivamente di cibi vegetali può nuocere al cervello. A spiegare perché in un articolo pubblicato sulla rivista online BMJ Nutrition, Prevention & Health è Emma Derbyshire, fondatrice e direttrice di Nutritional Insight Limited, società britannica di consulenza specializzata in nutrizione e scienze biomediche: una dieta tutta vegetale, con esclusione di carne, pesce, uova, latte e derivati, rischia di ridurre ulteriormente l’assunzione – già scarsa – della colina, un nutriente essenziale coinvolto nella salute cerebrale.

Importante per lo sviluppo del feto

La colina è una molecola che viene prodotta dal fegato e che partecipa a diverse reazioni metaboliche. In particolare è fondamentale per la salute del cervello, soprattutto durante lo sviluppo fetale, e gioca un ruolo importante nel tenere sotto controllo i livelli di colesterolo nel sangue e nel proteggere la funzionalità epatica.

La quantità prodotta dal fegato non è però sufficiente a soddisfare le esigenze del nostro organismo, ed è per questo motivo che dovrebbe essere assunta tramite l’alimentazione. Le fonti alimentari primarie della colina, spiega la nutrizionista, sono la carne bovina, le uova, i latticini, il pesce e il pollo, ovvero tutti alimenti animali vietati per chi si nutre esclusivamente con cibi vegetali. Anche noci, fagioli e crucifere contengono questo nutriente importante per il cervello, ma a livelli molto più contenuti: ecco perché chi segue un regime alimentare esclusivamente vegetale può incorrere più facilmente in carenze di questo nutriente.

La dose giornaliera minima

Nel 1998, riconoscendo l’importanza della colina soprattutto nello sviluppo fetale, l’Istituto americano di medicina ne raccomandò l’assunzione giornaliera minima a 425 mg per le donne e 550 mg per gli uomini e a 450 mg e 550 mg per le donne, rispettivamente, in gravidanza e in allattamento. Nel 2016 l’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, ha pubblicato dosi simili. Studi e sondaggi condotti sulle abitudini alimentari in Nord America, Australia ed Europa hanno però messo in evidenza che l’assunzione media abituale di colina non è all’altezza di queste raccomandazioni: “Una situazione preoccupante – afferma la nutrizionista – considerando che le tendenze alimentari attuali sembrano andare sempre più verso la riduzione del consumo di prodotti animali“.

Integrazioni in gravidanza

Per questo è importante, conclude l’esperta nell’articolo, “fare di più per educare gli operatori sanitari e i consumatori al valore di una dieta che contenga le giusti dosi di colina, e su come alimentarsi per ottenere il giusto fabbisogno”, ed effettuare monitoraggi per guardare all’assunzione di questo nutriente nei vari Paesi in modo che “se la colina non venisse adeguatamente assunta tramite l’alimentazione si possano mettere a punto strategie di integrazione soprattutto in relazione ad alcune fasi delicate della vita come la gravidanza, quando l’assunzione di questo nutriente è fondamentale per lo sviluppo del bambino”.

Foto di Sabrina Ripke da Pixabay

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Fiori di zucca in pastella

CuoreBasilicata - Gio, 09/05/2019 - 15:59
Livello di difficoltà: BASSOCosto: BASSOTipologia: CONTORNI, ANTIPASTIINGREDIENTI
  • 10 fiori di zucca freschi
  • 150 g di farina
  • 2 uova
  • olio di semi per la frittura
  • acqua minerale gassata o birra q.b.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
PREPARAZIONE

Pulite i fiori di zucca estraendo il pistillo ed eliminando i gambi. Lavate i fiori, sgocciolate e asciugate delicatamente.

In una ciotola inserite la farina, le uova già sbattute, l’acqua minerale gassata o della birra (per rendere la pastella ancor più croccante), salate e pepate a piacere.

Amalgamate bene il composto. Immergete i fiori uno per uno nella pastella e poi friggeteli in abbondante olio bollente. Quando saranno dorati, scolateli e lasciateli asciugare su carta assorbente.

I fiori di zucca fritti sono ottimi serviti sia caldi al momento che freddi dopo qualche ora.

CURIOSITÀ

Sia i fiori femminili che quelli maschili presenti sulla pianta di zucca sono commestibili, ma generalmente è consigliabile consumare solo i secondi, in modo tale da consentire l’impollinazione e ottenere così un raccolto sia di fiori che di frutti. I fiori femminili si differenziano da quelli maschili in quanto si trovano sulla parte finale del frutto e non sono direttamente collegati alla pianta.

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Henkel, arrivano i flaconi realizzati da Plastic Bank ad Haiti

People For Planet - Gio, 09/05/2019 - 15:00

Accade ad Haiti grazie alla squadra di Plastic Bank, di cui fa parte anche Henkel.

Quante volte ci è capitato di comprare un flacone di detersivo al supermercato? A uno sguardo superficiale possono sembrarci tutti uguali, ma ce ne sono alcuni che arrivano da molto lontano e portano con sé una storia di dignità e riscatto. Sono quelli prodotti da Henkel con la plastica riciclata nei centri di Plastic Bank, ad Haiti. Un esperimento che per ora è in fase pilota, ma che – negli auspici dell’azienda – potrebbe essere ampliato in futuro.

Cosa fa Plastic Bank ad Haiti

“Quando definiamo una cosa rifiuto, la vediamo come rifiuto”. Le cose cambiano quando iniziamo a capire che tutto ha un valore, compresi quelli che all’apparenza sembrano “solo” scarti. È il messaggio lanciato da David Kats, fondatore di Plastic Bank, un’impresa sociale che opera ad Haiti, nelle Filippine e in Indonesia. Con questo progetto, i rifiuti in plastica raccolti nel territorio diventano una moneta di scambio: basta portarli nei centri affiliati per ricevere denaro, beni o servizi di prima necessità, o anche per pagare la retta scolastica o l’assistenza sanitaria. Così, le spiagge e i centri abitati sono più puliti e, parallelamente, le persone si guadagnano le risorse per vivere una vita dignitosa.

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Parental burnout, non esistono genitori perfetti

People For Planet - Gio, 09/05/2019 - 13:00

Lo stress della quotidianità è la principale causa del parental burnout: una sorta di esaurimento nervoso che può portare alcune mamme e alcuni papà a sentire una forma di distacco nei confronti dei figli e ad essere incerti sulle loro qualità genitoriali.

Secondo una ricerca guidata dalla UCLouvain, in Belgio, pubblicata su Clinical Psychological Science,  gli effetti di questo tipo di esaurimento possono essere molto negativi sia per le mamme e i papà che per i figli, aumentando le possibilità di abbandono e i pensieri di fuga. “Nell’attuale contesto culturale – spiega la ricercatrice capo Moïra Mikolajczak – c’è molta pressione sui genitori. Ma essere mamme e papà perfetti è impossibile e tentare di esserlo può portare all’esaurimento. La nostra ricerca suggerisce che qualunque cosa consenta ai genitori di ricaricare le batterie, per evitare l’esaurimento, è un bene per i bambini”.

In un primo studio, i ricercatori hanno reclutato i genitori attraverso social network, scuole, pediatri. Le mamme e i papà, per lo più adulti di lingua francese in Belgio, hanno completato tre serie di sondaggi online distanti circa 5 mesi e mezzo. Le indagini includevano approfondimenti su 22 punti, che misuravano l’esaurimento emotivo dei genitori, il distanziamento e i sentimenti di incertezza sulle capacità genitoriali. Un totale di 2.068 genitori hanno partecipato al primo sondaggio, per arrivare a 557 al terzo. I dati hanno rivelato una forte associazione tra burnout e tre variabili – ideazione di fuga, abbandono e violenza verbale, fisica o psicologica.

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Argentina: crolla il consumo di carne, 6 su 10 “millennial” difendono la dieta vegan

People For Planet - Gio, 09/05/2019 - 11:29

Un reportage di Associated Press racconta le prime avvisaglie di quello che potrebbe essere un cambiamento epocale nel Paese simbolo del consumo di carne.

In Argentina è in corso una lotta per l’identità che vede un numero crescente di vegetariani e di vegani confrontarsi con la maggioranza dei carnivori in un Paese noto per l’abbondanza della sua carne di manzo, i gauchos e il sacro “asado”, il piatto forte del ‘barbecue’ che, ogni fine settimana, riunisce le famiglie e gli amici. Una tradizione che è fonte di orgoglio nazionale in questo Paese sudamericano, che da sempre combatte con la vicina Uruguay per la primazia mondiale nel consumo pro capite di carne bovina. Ma questa forte identità carnivora è minacciata dal crescente sostegno al vegetarianismo e al veganismo tra gli argentini, in particolare tra i giovani e i ‘millennial’, dove cresce anche la militanza da parte di attivisti. Un recente sondaggio online ha rilevato che 6 argentini su 10 sarebbero disposti a smettere di mangiare carne, un risultato che allarma gli allevatori già alle prese con la grave crisi economica. Il divario culturale è arrivato allo scontro alcune settimane fa, quando un gruppo di militanti animalisti ha interrotto un evento del consorzio agricolo di Buenos Aires e sono stati accolti dai gauchos che, in sella ai loro cavalli, li hanno caricati a frustate. Continua a leggere (Fonte: RAINEWS.IT)

Dalla stampa nazionale:

BASTA CARNE O ENTRO IL 2050 SARÀ EMERGENZA ALIMENTARE.  Per salvare il Pianeta è fondamentale agire anche sulle nostre abitudini alimentari. Il consumo di alimenti provenienti dagli allevamenti intensivi, infatti, ha un impatto devastate sugli ecosistemi.

Per questo, se entro i prossimi 12 anni non diminuiremo sostanzialmente i gas serra rilasciati nell’atmosfera, il riscaldamento globale è destinato a causare una crisi alimentare entro il 2050.

Ridurre la carne per ridurre le emissioni. L’allarme arriva dal report recentemente pubblicato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il comitato scientifico dell’ONU per il clima. Lo studio mostra come l’intero settore alimentare globale contribuisca al 25-30% delle emissioni di gas serra del Pianeta. In particolare, il metano prodotto dagli allevamenti di bovini costituisce, insieme a quello prodotto dalle risaie, la metà di tutto quello rilasciato nell’atmosfera. 

Agire prima che sia tardi.  Se il consumo di carne non dovesse calare, dunque, il Pianeta rischia di dover fronteggiare una crisi senza precedenti. Continua a leggere (Fonte:RIVISTANATURA.COM)

CARNE: QUANTE VOLTE A SETTIMANA POSSIAMO MANGIARLA? I problemi legati all’attuale, eccessivo, consumo di carne sono molteplici: da un lato c’è l’allevamento intensivo, responsabile del 20% di produzione di gas serra e di altre criciticità per l’ambiente, dall’altro, le problematiche rispetto alla salute umana.

Nel codice europeo contro il cancro dell’AIRC viene suggerito di limitare il consumo di carni rosse, evitare carni conservate – fra i principali rischi per il cancro ci sono i conservanti come nitrati e nitriti –  e la cotture prolungate, specialmente laddove si formano le bruciature.

Direte voi che il pollo potrebbe rappresentare un’alternativa per limitare il consumo di carne rossa, ma bisogna tenere conto di un dato, piuttosto sconcertante: ad oggi il 95% dei polli italiani provengono da allevamenti intensivi.

A questo tipo di allevamento sono riconducibili, a causa delle pessime condizioni di vita degli animali, frequenti intossicazioni alimentari e il caso noto dell’influenza aviaria; inoltre, la comparsa di batteri patogeni in questi allevamenti viene spesso trattata con antibiotici, utilizzati in dosi elevate, (ndr. Ormoni della crescita e antibiotici nella carne: possono esserci ancora?) tali da indebolire il sistema immunitario dei polli e di comportare la resistenza (e sopravvivenza) di questi batteri alle forme preventive. Continua a leggere (Fonte: DISSAPORE.COM di Giovanni Giorgi)

(…) POSSIAMO SALVARE IL MONDO, PRIMA DI CENA (Guanda), l’ultimo sorprendente saggio di Jonathan Safran Foer, autore dei fortunati romanzi Ogni cosa è illuminata (2002) e Molto forte, incredibilmente vicino (2005). Parla dell’impatto ambientale degli allevamenti di animali. E della nostra ultima occasione per fare qualcosa, qualcosa di utile, prima di sentirci chiedere dai nostri figli: “Ma voi dov’eravate, quando avete capito cosa sarebbe successo?”

Buone storie, azioni concrete. Sì, Foer ha scritto questo libro con l’ambizione di convincere degli sconosciuti a reagire alla crisi ambientale. E consapevole di quanto sia ostico parlare di gas serra, modelli climatici e politiche di mitigazione, ha dato fondo alle sue doti narrative per trovare delle buone storie, capaci di spaventarci, affascinarci e coinvolgerci a sufficienza da indurci a cambiare le nostre abitudini alimentari. Il risultato è un’opera forse imperfetta ma irrinunciabile per la sua attualità e la sua carica empatica. Un’opera ibrida dove il memoir e il saggio scientifico s’incontrano a metà strada, in un intrico di ricordi famigliari (talvolta noiosi), racconti aneddotici (sempre spassosissimi), dispute amletiche con la propria anima ed elenchi puntati di terrificanti hard facts sul guaio ambientale in cui ci siamo cacciati.

Al centro di tutto c’è un’idea impegnativa: per salvare il pianeta – o meglio, per salvarci il sedere, perché il pianeta non ha alcun bisogno di essere salvato – dobbiamo ridurre in modo significativo il consumo di prodotti di origine animale. Continua a leggere (Fonte: WIRED.IT di Giancarlo Sturloni)

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Scoperta una nuova forma di magnetismo

People For Planet - Gio, 09/05/2019 - 10:18

Potrebbe portare a carte di nuova generazione e altri dispositivi elettronici innovativi

PADOVA – Carte di nuova generazione e altri dispositivi elettronici innovativi diventano possibili grazie alla nuova forma di magnetismo scoperta grazie alla ricerca internazionale pubblicata sulla rivista Physical Review Letters e alla quale l’Italia ha partecipato con Austria, Ungheria e Germania. Primo autore della ricerca è Giacomo Bighin, dell’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Austria.

“Abbiamo dimostrato che è possibile un nuovo tipo di magnetismo, dove le calamite sono ottenute con atomi appartenenti a due differenti fogli metallici paralleli posti a piccola distanza l’uno dall’altro”, ha spiegato Luca Salasnich del Dipartimento di Fisica e Astronomia ‘Galileo Galilei’, dell’Università di Padova. “Alcuni materiali, tra i quali il ferro, diventano magnetici, ovverosia diventano una sorta di calamita, al di sotto di una temperatura critica nota come temperatura di Curie”, ha proseguito il ricercatore. “Se il materiale è quasi bidimensionale, cioè è un foglio di spessore molto piccolo, questa transizione ferromagnetica può avvenire ancora ma, solitamente, è molto più difficile da studiare”.

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È importante togliersi le scarpe in casa?

People For Planet - Gio, 09/05/2019 - 10:00

Non più di tanto, scrive il New York Times: trasportano molti batteri, ma non più di quelli che si trovano su altri oggetti con cui entriamo in contatto ogni giorno

Per molte persone è una cosa piuttosto comune quando si rientra in casa dopo essere stati all’aperto togliersi le scarpe. È un modo per non sporcare il pavimento e non contaminare l’ambiente casalingo con l’eventuale sporcizia e i batteri raccolti dalle scarpe all’esterno.

In molti posti dell’Asia togliersi le scarpe prima di entrare in casa è la norma: che sia la propria casa o quella di un ospite, riporre le scarpe all’entrata e rimanere con le calze o a piedi nudi è visto come un gesto di rispetto, non solo una precauzione sanitaria.

Ma ci sono davvero motivi per cui è necessario levarsi le scarpe in casa, oppure la paura della contaminazione è solo un inutile allarmismo? Il New York Times ha provato a rispondere mettendo insieme quello che dice la scienza a riguardo.

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Gli strumenti del giornalista ambientale del futuro? Droni, sensori e Intelligenza Artificiale

People For Planet - Gio, 09/05/2019 - 07:00

Il giornalismo, storicamente, è sempre stato attento ad applicare le nuove tecnologie per l’informazione. Uno dei primi utilizzi del telegrafo, dopo quello militare, fu la trasmissione di notizie, e per tutto il secolo scorso l’informazione rincorse le nuove tecnologie, a cominciare da radio e televisione, per finire con Internet. Si è trattato, però, in gran parte, di tecnologie legate alla diffusione dell’informazione e non alla creazione della stessa. Al netto dell’evoluzione tecnologica, infatti, nella sostanza microfoni, telecamere, macchine fotografiche e gestione del testo sono rimasti immutati. Ossia generano lo stesso tipo d’informazione. Ma le cose stanno cambiando. L’aumento della potenza di calcolo e l’abbattimento dei prezzi dei dispostivi informatici, infatti, stanno aprendo nuove frontiere al giornalismo. Vediamone alcune.

Giornalismo dai droni

I droni, i cui prezzi si stanno abbassando, stanno rendendo accessibili a tutti le riprese aeree, al punto che si sta consolidando una sintassi giornalistica nella quale il loro utilizzo diventa prassi. In alcune università di giornalismo statunitensi da qualche anno si insegna il “drone journalism” con il risultato di formare nuove leve di giornalisti multimediali specializzati. Il punto di vista dall’alto offre prospettive diverse da quelle “normali” ad altezza oculare e consente di evidenziare fenomeni a livello visivo. Il “New York Times” usa i droni per propri reportage sui cambiamenti climatici. Al posto della telecamera il drone può anche trasportare sensori: a cosa servono? Lo vediamo subito.

Giornalismo dai sensori

Avere dati ambientali di prima mano e rilevati sul campo, in zone o luoghi dove magari le istituzioni non li rilevano, ora è possibile anche per i giornalisti. La sensoristica ambientale è calata di prezzo, così come le interfacce digitali per gestire i sensori stessi. Oggi con poche decine di euro è possibile realizzare sensori dedicati per monitorare rumore, polveri sottili o altri inquinanti, rendendo così possibile l’attuazione di inchieste giornalistiche con dati inediti e di prima mano.  Oltre ad acquisire i dati, è ovviamente necessario che il giornalista li sappia trattare, usando metodologie scientifiche consolidate che gli permettano di elaborarli in maniera coerente e affidabile.

Giornalismo dai dati

I dati per analizzare un fenomeno possono essere acquisti non solo da sensori ma anche dalla rete. L’utilizzo dei dati provenienti dai social, per esempio, consente di analizzare fatti ed eventi avendo il polso dell’opinione pubblica. Qualsiasi fenomeno che abbia una rilevanza “social”, come manifestazioni, elezioni, ecc. è analizzabile attraverso i dati. Per fare questo il giornalista deve essere esperto nella loro acquisizione, nel loro trattamento sul fronte informatico e nell’utilizzo di sistemi d’elaborazione attraverso il cloud. Come negli altri casi, i costi dei sistemi d’elaborazione stanno scendendo, rendendo sempre più accessibili queste tecnologie.

Giornalismo dall’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale già oggi scrive articoli su fatti relativamente semplici quali l’andamento dei titoli di borsa, gli eventi sportivi e il meteo, ma in futuro gli algoritmi saranno alleati anche del giornalismo d’inchiesta. L’estrazione dei dati dai social e la loro organizzazione saranno le prime applicazioni disponibili per i giornalisti, ma tutto ciò che può essere rappresentato da una massa di dati potrà essere interpretato attraverso l’intelligenza artificiale.

Giornalisti del futuro

E vediamo ora quale potrebbe essere la giornata tipo di un giornalista. Il giornalista si trova su un’auto a guida autonoma e mentre l’assistente virtuale gli legge la rassegna stampa, i sensori dell’auto rilevano un deterioramento nella qualità dell’aria. Un’analisi statistica immediata scopre che la cosa è inusuale; il giornalista, con un programma di mappatura dei social, scopre che si discute dei problemi respiratori dei bambini. Allora, sempre dall’ auto, scarica le immagini dalle telecamere e consulta i registri pubblici con un’analisi automatizzata del testo. Per fare un’ulteriore verifica invia droni con fotocamere e li segue con gli occhiali per la realtà virtuale. Successivamente intervista i protagonisti, cittadini e fonti ufficiali, e di queste ultime le tecnologie d’analisi vocale interpretano toni “esitanti” o “nervosi”. Fatto questo, detta la storia a una App che esegue il controllo ortografico, formatta il testo e lo pubblica. Fantascienza al 2050, o peggio al 2100? No. Questa descrizione è tratta da un report dell’Associated Press dedicato al ruolo dell’intelligenza artificiale nel giornalismo che pone lo scenario descritto al 2027. Non tra cinquanta anni.

Bene, vedremo tutto ciò anche in Italia? E magari su contenuti ambientali?

La riposta è chiara. No.

Il giornalismo ambientale in Italia non si pone nemmeno lontanamente questi problemi. Eppure si tratta di una questione di sopravvivenza dell’informazione ambientale stessa. L’accesso a queste tecnologie, e quindi all’informazione che ne deriva, passa attraverso la possibilità di potersele permettere – e malgrado l’abbassamento verticale dei prezzi di queste tecnologie gli articoli scritti con questi mezzi rimangono ancora troppo “cari”; ma soprattutto è richiesta la presenza di giornalisti “ibridi” che sappiano fare inchieste, maneggiando agevolmente questi e altri strumenti: risorse economiche e professionalità, che nel panorama del giornalismo italiano non ci sono e potrebbero non esserci per lungo tempo, creando una vera e propria barriera all’informazione, specialmente ambientale. Il tutto in un panorama nel quale spesso il giornalista è un freelance – il 60% dei contenuti dell’editoria italiana è fornito da loro – precario, pagato poco, esterno alle redazioni e con pochi strumenti tecnologici – cosa che impedisce la formazione all’innovazione.

La scommessa sarà quella che tutti i giornalisti possano accedere a tecnologie di questo tipo e che siano retribuiti in maniera equa per il lavoro svolto. L’alternativa è la perdita dell’informazione ambientale di qualità, in un momento storico nel quale questa sarà sempre più indispensabile per le sfide, come quella del clima, che ci troveremo ad affrontare.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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Sergio Costa ministro dell’Ambiente: confermato il generale che si è opposto alle trivelle

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 17:16

Tra i pochi nomi confermati nel governo Conte Bis c’è quello di Sergio Costa, ministro dell’ambiente anche del governo giallo-rosso. Classe 1959, il suo curriculum riporta una laurea in Scienze Agrarie e un master in Diritto dell’Ambiente. Ma il nome di Costa è legato a doppio filo con l’inchiesta sulla Terra dei fuochi, che dai primi anni Duemila ha permesso di far luce su una serie di attività illecite legate allo smaltimento di rifiuti tossici, nell’area tra le province di Caserta e Napoli.

Da ministro si è occupato degli spinosi, per il Movimento 5 stelle, dossier sulla Tap (che ha ottenuto il via libera), su Taranto (dove l’emergenza ambientale e quella del lavoro, in mano a Di Maio, convivono) e sulle trivelle, contro le quali Costa minacciò le dimissioni.

Il generale è stato anche uno dei sostenitori della Legge 68 sugli ecoreati. “Ha scoperto la più grande discarica di rifiuti pericolosi d’Europa seppellita nel territorio di Caserta – disse di Costa il leader M5s – e ha anche scoperto la discarica dei rifiuti nel territorio del Parco nazionale del Vesuvio”. Lo stesso comandante ha sottolineato in più occasioni il ruolo centrale della forestale nel contrasto alle ecomafie e al clan dei Casalesi, reso possibile dall’alta specializzazione del corpo.

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Tim Robbins “Io, i detenuti e Dario Fo”

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 15:00

Dopo la risata disperata e letale di Joker, arriva al Lido quella catartica dei detenuti coinvolti nei laboratori teatrali raccontati da Tim Robbins in 45 seconds of Laughter, documentario presentato fuori concorso alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. E’ il racconto di sei mesi del lavoro della compagnia teatrale di cui Robbins è cofondatore e componente da 37 anni, della The Actors’ Gang, con i carcerati di un penitenziario di massima sicurezza in California. il Calipatria.

“Se affronti i problemi della società lavorando sui macrolivelli rimani frustrato, perché non vedi cambiamenti. Mi sono reso conto già da tempo che invece puoi cambiare le cose lavorando sui microlivelli, come facciamo noi nelle scuole e nelle carceri” dice Robbins. “Ognuna di queste esperienze lascia un grande ottimismo e speranza per il futuro. Si vedono le trasformazioni nelle persone, ed è incredibile quando la madre di un detenuto viene da te e ti dice ‘Grazie, rivedo mio figlio”. Un viaggio fra recitazione, improvvisazioni, comprese quelle attraverso i personaggi della Commedia dell’Arte (“fra le fonti di ispirazione c’è stato anche Dario Fo” dice Robbins) esercizi per entrare in contatto con le proprie emozioni e sviluppare la fiducia reciproca.

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Fonte immagine WAKEUPNEWS

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Anche l’Uganda ha la sua Greta Thunberg per la difesa del clima

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 15:00
Fonte: Twitter

Dalla stampa nazionale:

Chi è Leah Namugerwa, la Greta Thunberg d’Uganda. Ispirata dal modello di Greta Thunberg e forte dell’appoggio della famiglia che, ogni venerdì, le permette di saltare la scuola e scendere in piazza, la giovane attivista Leah Namugerwa ha tutte le carte in regola per diventare una delle teste di serie della lotta contro il cambiamento climatico.

LEAH, PALADINA D’UGANDA – Classe 2004, 15 anni e il coraggio di chi ama così tanto il proprio paese da non poterne accettare la lenta e inesorabile distruzione, la Greta d’Uganda ha lanciato, a inizio 2019, una campagna contro i combustibili fossili, i sacchetti di plastica, la deforestazione, il degrado delle zone umide e qualsiasi altra forma di ingiustizia o abuso nei confronti dell’ambiente. E, grazie alla creazione dell’hashtag #BanPlasticUg, la sua protesta ha conquistato la Rete ed è diventata virale, convincendo i suoi coetanei dell’importanza di un mondo pulito e sostenibile e trasformando i suoi picchetti in solitaria in coloratissimi e frequentatissimi cortei per le strade della capitale Kampala, nonostante le violente proteste delle autorità locali.Continua a leggere (Fonte: LETTERADONNA.IT)

LA PLASTICA SOFFOCA L’AFRICA. Per l’Africa la plastica non è un problema, è un dramma. Secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite, ogni anno otto milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani, di questi 4,4 tonnellate si trovano nei mari che circondano il continente africano.

«La plastica e la gestione dei rifiuti in generale – spiega Mohamed Atani, responsabile continentale dell’Unep (agenzia ambientale delle Nazioni Unite – sono una questione molto seria che non va trascurata e sulla quale dobbiamo impegnarci tutti e a tutti i livelli».

Bottiglie, sacchetti, piccoli oggetti vengono abbandonati e rimangono per anni nel terreno. Dal terreno spesso penetrano nelle falde e nei fiumi e da qui nei mari. La diffusione di plastica e microplastica è pericolosa perché inquina l’ambiente e danneggia la salute umana e degli animali. Di fronte a questo fenomeno, l’Africa non è immobile. Continua a leggere (Fonte: La plastica soffoca l’Africa – CELIM.IT)

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Il progetto Erasmus+ TELL ME per l’uso del Teatro nell’alfabetizzazione dei migranti riconosciuto con due importanti premi internazionali

Comitato Nobel Disabili Onlus - Mer, 09/04/2019 - 10:57

Dopo la consegna dello European Language Label istituito dalla Commissione Europea, la cui cerimonia ha avuto luogo a Firenze il 9 maggio 2019 nell’ambito delle celebrazioni per il Festival d’Europa, TELL ME riceverà il Premio Confucio per l’Alfabetizzazione assegnato al Comitato il Nobel per i Disabili fondato da Dario Fo e Franca Rame per devolvere in beneficenza i soldi del Premio Nobel per la Letteratura 2017.
Istituito dall’UNESCO con il supporto del governo della Repubblica Popolare Cinese, il Premio Confucio sarà consegnato in due distinte cerimonie che si svolgeranno a Parigi e nella cittadina cinese di Qufu, terra natale del filosofo cinese cui il premio è titolato, rispettivamente, il prossimo 9 e 28 settembre.

TELL ME: UN PROGETTO ERASMUS+
“TELL ME - Theatre for Education and Literacy Learning of Migrants in Europe”, progetto di educazione ed alfabetizzazione dei migranti attraverso il teatro è stato finanziato dal programma Erasmus+ ed è stato ideato da Jacopo Fo e da Nazzareno Vasapollo per il Nuovo Comitato il Nobel per i Disabili, capofila di una partnership strategica che ha visto coinvolti altri tre enti europei: Associazione Nuovi Linguaggi di Loreto, provider accreditato per la formazione professionale che da oltre vent’anni gestisce al proprio interno una scuola di recitazione; ASTA, compagnia teatrale portoghese che specializzata in produzione teatrale e teatro educativo; IFALL, associazione svedese che si occupa di rifugiati.
Il kit metodologico-educativo rappresenta il prodotto più importante del progetto. Creato nel biennio 2016-2018 da un’equipe transnazionale di ricercatori che lo ha sperimentato in due corsi per migranti e in tre workshop rivolti a 24 operatori europei, è liberamente disponibile sul sito www.tellmeproject.com.

Dal rilascio di tutti i prodotti del progetto ad oggi, la partnership è stata invitata a varie conferenze europee tenutesi a Francoforte, Lisbona e Siviglia ed ha ricevuto due alti riconoscimenti, a livello Europeo, lo European Language Label, e a livello mondiale, il Premio Confucio.

EUROPEAN LANGUAGE LABEL    
Il Label Europeo delle Lingue è un premio della Commissione Europea nato con l’intento di incoraggiare le iniziative che riguardano l’insegnamento e l’apprendimento delle lingue, un riconoscimento assegnato a metodologie innovative che si sono rivelate efficaci nel promuovere e diffondere la conoscenza dei numerosi idiomi che esistono nell’Unione Europea.
Con cadenza biennale, il Label viene assegnato ai progetti che si sono contraddistinti per la loro proposta innovativa, contribuendo così ad innalzare lo standard d’insegnamento delle lingue e a valorizzare una ricchezza così importante per la cultura europea.    
Nell’anno corrente sono state premiate 15 nomination su 57 e TELL ME si è collocato al 2° posto.
La cerimonia di premiazione ha avuto luogo nella prestigiosa cornice del Festival Europa dal 7 al 9 maggio scorso a Firenze, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.

PREMIO CONFUCIO
Supportato dalla Repubblica Popolare Cinese, il Premio è un riconoscimento istituito dall’UNESCO per coloro che si impegnano nell’alfabetizzazione degli adulti.
Per il 2019 il Premio aveva “Alfabetizzazione e Multilinguismo” come tema di riferimento e a livello mondiale sono stati scelti solo tre progetti, tra cui TELL ME.
Il Premio Confucio sarà consegnato al Comitato il Nobel per i Disabili  in due distinte cerimonie che si svolgeranno a Parigi e nella cittadina cinese di Qufu, terra natale del filosofo cinese cui il premio è titolato, rispettivamente, il prossimo 9 e 28 settembre.
TELL ME è stato realizzato da una partnership composta da quattro organizzazioni provenienti da Italia, Portogallo e Svezia. Il Comitato ha perciò deciso di dare valore alla Partnership nel suo complesso decidendo che fosse Sérgio Novo, presidente della Compagnia Teatrale ASTA di Covilhã (Portogallo) a ritirare il premio nella Cerimonia che si terrà il 9 settembre presso il quartier generale UNESCO a Parigi. In tale occasione, egli sarà altresì speaker nella conferenza "Alfabetizzazione e multilinguismo" in occasione della Giornata internazionale dell'alfabetizzazione.
La seconda cerimonia si terrà invece nella cittadina cinese di Qufu, terra natale del filosofo cinese cui il premio è titolato. L’evento è inserito in una Visita di Studio organizzata nel periodo 25-28 settembre da Commissione UNESCO e governo cinese per le tre organizzazioni premiate. Sarà Nazzareno Vasapollo, project designer e project manager del Comitato e di TELL ME a ritirare il premio e a intervenire al Seminario Internazionale sull’Alfabetizzazione.

TELL ME MORE
Incoraggiati dai successi conseguiti, per il 2020 le strategie di diffusione e valorizzazione del progetto saranno indirizzate al territorio italiano e a quello europeo.
Il Comitato intende, infatti, realizzare dei workshop rivolti ai Centri per l’Istruzione degli Adulti (CPI). Per ognuna delle 20 regioni italiane verrà individuato un CPIA che organizzerà l’attività formativa e funzionerà da polo per accogliere operatori di altri CPIA regionali.
Su scala europea ci si intende muovere principalmente presentando il progetto TELL ME+ il cui scopo specifico è tradurre gli output di TELL ME in tedesco, francese e spagnolo e disseminare la metodologi in Spagna, nei paesi germanofoni e in quelli francofoni. Sarà così possibile coprire quasi l’80% delle lingue europee non interessate in precedenza dal progetto originario e la metodologia TELL ME sarà disponibile in oltre l’86% delle lingue più parlate in Europa!
Nel mese di aprile 2020, infine, è previsto un workshop a Siviglia per diffondere la metodologia fra gli operatori che si occupano di alfabetizzazione dei migranti nelle associazioni private e nei centri di istruzione degli adulti che fanno capo alla Junta de Andalucía.

Sito web: www.tellmeproject.com
Social Platform: https://social.tellmeproject.com
Indirizzo email dell’organizzazione italiana: europe@comitatonobeldisabili.it
Label europeo delle lingue: http://bit.ly/EULangLab.
Premio Confucio UNESCO per l’Alfabetizzazione degli adulti: http://bit.ly/ConfuciusUNESCO

Ufficio Stampa Lp Press di Luigi Piga
mob. 3480420650 – email. luigipiga@lp-press.com

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KFC ha lanciato il pollo a base vegetale: tutto esaurito in cinque ore

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 10:00

I sostituti della carne sono senza dubbio popolari, perché promettono di ridurre l’impronta umana sul pianeta Terra diminuendo allevamenti e, di conseguenza, il consumo stesso della carne.

Il pollo di verdura è buono (dicono)

Bene, ora Beyond Meat e KFC hanno dimostrato che un pollo-non pollo, cioè un prodotto a base di carne vegetale, può diventare una sorpresa tanto gustosa da causare un delirio culinario nelle catene di fast food di tutto il mondo.

Il Beyond Fried Chicken ha cattirato l’attenzione (e le fauci) dei carnivori di Atlanta, che si sono riversati in massa presso la sede del popolare fast food per assaporare il prodotto insolito che è, letteralmente, andato via come il pop corn (anzi, come il pollo fritto).

Continua a leggere su NINJAMARKETING.IT di Fabio Casciabanca

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La stampa internazionale: Rousseau ha detto “Sì”!

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 09:18
THE GUARDIAN (Gran Bretagna)

I membri dell’Italian Five Star Movement (M5S) hanno appoggiato in modo schiacciante una coalizione con il partito democratico di centro sinistra (PD) in una votazione online, dando il sostegno finale a un accordo tra nemici tradizionali inteso a far uscire l’Italia dalla crisi politica.

Il primo ministro, Giuseppe Conte, era stato incaricato di assicurare un patto tra i due partiti dopo che Matteo Salvini, il leader della Lega di estrema destra, aveva fatto crollare la coalizione con il M5S nel tentativo di forzare elezioni anticipate in cui sperava di capitalizzare la sua recente popolarità.

Il M5S ha richiesto ai suoi militanti di approvare la coalizione attraverso un voto sul sito web Rousseau del partito. Il 79,3% ha risposto di sì al governo con il PD.  Lunedì Conte aveva tenuto un discorso ai membri dell’M5S in cui aveva cercato di convincerli a votare a favore, dicendo loro: “Capisco le vostre preoccupazioni. Ma vorrei anche ricordarvi che, prima delle elezioni, lo scorso anno l’M5S ha dichiarato di essere pronto a unirsi a qualsiasi forza politica pronta a portare avanti l’agenda politica del movimento. Oggi abbiamo una grande opportunità di cambiare questo Paese “.

Martedì le parti hanno pubblicato un programma in 26 punti. In cima alla lista c’è l’impegno a utilizzare il prossimo bilancio per aiutare a stimolare la crescita economica ma anche la promessa di non mettere in pericolo le finanze pubbliche.

L’Italia ha il secondo più grande debito nell’UE in proporzione alla produzione economica e il patto di governo richiederà una maggiore flessibilità a Bruxelles per superare la “rigidità eccessiva” delle norme di bilancio esistenti.

Le due parti si sono impegnate a introdurre uno stipendio minimo, evitare un aumento dell’IVA e aumentare la spesa per l’istruzione, la ricerca e il benessere. Il programma prevede anche una tassa sul web per le multinazionali e la creazione di una banca pubblica per favorire lo sviluppo nel sud.

La democrazia diretta basata sul web è stata uno dei principi fondamentali del M5S da quando è stato fondato nel 2009 dal comico Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, un imprenditore morto tre anni fa.

Nei suoi primi anni, il movimento ha utilizzato il suo sito Web e il blog di Grillo per discutere e tenere voti prima che Rousseau, una piattaforma appositamente costruita che prende il nome dal filosofo svizzero del XVIII secolo, fosse sviluppata e introdotta nel 2016.

Il sistema è stato afflitto da attacchi di hacking durante i voti chiave e ad aprile l’autorità italiana per la protezione dei dati ha multato la società che gestisce la piattaforma per non aver protetto i dati personali degli utenti.

L’Italia è stata gettata nel caos il mese scorso quando Salvini ha ritirato la Lega dalla sua alleanza con M5S, mentre cercava di sfruttare la popolarità del suo partito per portare a elezioni anticipate e diventare primo ministro. La tattica del leader della Lega ha danneggiato la sua popolarità.

EL PAIS (Spagna)

La base del movimento 5 stelle approva la formazione di un nuovo governo con il PD.

Il progetto di programma governativo ammorbidisce la posizione italiana su Europa e immigrazione e rinuncia alla flat tax proposta dalla Lega.

La rete ha parlato e il movimento 5 stelle ha approvato l’accordo del governo con il Partito Democratico (PD). Circa 115.000 persone sono state chiamate a esprimersi sulla piattaforma online del partito chiamata Rousseau e controllata dalla società di uno dei fondatori dell’M5S e il 79,3% ha optato per il sì. La decisione apre definitivamente la strada a Giuseppe Conte per andare dal Presidente della Repubblica e presentare il suo secondo esecutivo.

I militanti grillini – in realtà solo circa 80.000 degli oltre 10 milioni di elettori M5S nelle ultime elezioni – hanno deciso di dare il via libera a una nuova alleanza per formare un secondo governo meno di un mese dopo che Matteo Salvini ha deciso di abbandonare il precedente. Nonostante le divisioni emerse nei giorni scorsi con una fazione del partito che si è opposta a un patto con il nemico storico PD, le indicazioni della leadership del movimento si sono imposte, come accade sempre nel M5S.

Il voto, il più numeroso nella storia del partito e venduto dall’M5S come il trionfo della democrazia diretta, ha avuto luogo mentre trapelava in rete la bozza del programma minimo scritto con il PD. Un documento vago e altamente impreciso che, tuttavia, mostra già attraverso i suoi 26 punti un cambiamento sostanziale su questioni come l’immigrazione, l’approccio con l’Europa o le tasse. La bozza mostra una notevole svolta sociale dei “grillinos” e mostra ancora una volta la sorprendente capacità di fluttuazione gattopardiana del movimento.

Il documento, scritto in fretta durante l’ultima settimana di incontri tra il PD e M5S – quattro pagine rispetto alle 58 del contratto governativo firmato con la Lega 14 mesi fa – è solo la base di una negoziazione che continuerà una volta che Conte avrà formato il governo. Ma le ostilità nei confronti dell’UE sono lasciate indietro e si parla già di un’Europa più favorevole. “Con la nuova Commissione dovremo rilanciare gli investimenti e i margini di flessibilità per rafforzare la coesione sociale, promuovendo le modifiche necessarie per superare la rigidità delle norme europee sulla politica di bilancio. Sono necessarie regole per la crescita, non solo per la stabilità “, afferma la bozza.

Uno dei punti più delicati e di attrito riguarda l’immigrazione, un cavallo di battaglia dell’ex ministro degli interni Salvini. Il documento non approfondisce la questione ma apre in modo significativo le porte alla riforma dei controversi decreti sicurezza “a seguito delle recenti osservazioni fatte dal Presidente della Repubblica”. La persecuzione delle ONG che soccorrono i migranti nel Mediterraneo sarà attenuata, come suggerito dal capo dello stato.

AGENCE FRANCE-PRESS (Francia)

Gli attivisti del Movimento 5 stelle (M5S, antisistema) hanno “detto sì con una maggioranza molto ampia” in una votazione online, al governo di coalizione tra M5S e Partito Democratico (di sinistra), ha annunciato il leader del movimento Luigi Di Maio.

L’Italia è stata con il fiato sospeso in attesa del voto di decine di migliaia di membri del M5S perché un risultato negativo avrebbe suonato la campana a morto del nuovo governo in via di preparazione.

“Voglio ricordare che in meno di un mese siamo riusciti a risolvere una crisi di governo scoppiata in agosto”, ha dichiarato Di Maio durante una conferenza stampa, ringraziando gli “80.000 Cittadini italiani che hanno votato su una piattaforma digitale unica al mondo “.

“Penso che dovremmo essere orgogliosi di questa piattaforma digitale (…) perché ci ha offerto un modo diverso di creare un governo”, ha continuato riferendosi alla piattaforma “Rousseau”, nome del portale della democrazia partecipativa del M5S.

Il programma del nuovo governo comprende “l’eliminazione di qualsiasi forma di disuguaglianza sociale, territoriale o di genere”, la riduzione delle imposte sul lavoro, lo sviluppo di “una serie di leggi contro il conflitto di interessi” e una “forte risposta” ai problemi dei flussi migratori.

Presentando le linee principali del suo progetto politico giovedì, Conte ha parlato del rilancio della crescita, degli investimenti nel Mezzogiorno, della preoccupazione per i giovani che stanno lasciando queste regioni in massa, nonché di un modo di sviluppo compatibile con il rispetto per l’ambiente.

“Ora cambieremo l’Italia”, ha dichiarato il capo del Partito Democratico Nicola Zingaretti dopo i risultati del voto a cinque stelle. 

Dopo la sua scommessa fallita, Matteo Salvini è stato veloce ad annunciare il suo piano di battaglia per tornare al potere: “Da oggi, mi muoverò ancora più arrabbiato e determinato. Andrò di città in città e torneremo al governo in questo paese “, ha detto in un messaggio su Facebook. L’obiettivo del leader sovranista è far cadere il nuovo governo e ottenere le elezioni il più presto possibile.

Immagine: ritratto di Jean-Jacques Rousseau (Maurice Quentin de La Tour, 1704-1788)

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Ti Amo Insalata!

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 08:14
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