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C’è davvero un’epidemia di malattie mentali?

People For Planet - Gio, 06/20/2019 - 09:24

Ci sono decine di tipi diversi di malattie mentali, dai disturbi più diffusi, che colpiscono decine di milioni di persone, come la depressione e l’ansia, a disturbi più rari come la parafilia (ossessione sessuale) e la tricotillomania (il desiderio ossessivo di strappare capelli).

La “bibbia” delle malattie mentali, il Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali (la sua quinta versione, il Dsm-5, è stata pubblicata nel 2013), le raggruppa in circa venti sottocategorie.

Malattia mentale non significa tristezza, follia o rabbia (anche se può includere queste manifestazioni in alcune delle sue forme) e non è binaria o esclusiva, bensì complessa e universale.

Andrebbe immaginata come uno spettro, un continuum sul quale siamo tutti adagiati. A un’estremità c’è la salute mentale, nella quale tutti stiamo bene, sentendoci realizzati e a nostro agio. Nella zona centrale, le persone possono essere descritte come intente a sopravvivere, lottare o fare i conti con qualcosa. All’estremità opposta si trovano i vari gradi di disturbo mentale. La maggior parte di noi si muove avanti e indietro lungo questa linea per tutta la vita.

FONTE: INTERNAZIONALE.IT

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Cosa portarsi dietro in un viaggio a piedi

People For Planet - Gio, 06/20/2019 - 08:00

Il Cammino di Santiago è una di quelle cose antiche e originariamente religiose – forse l’unica – che col passare del tempo sembra andare sempre più di moda anche per ragioni non religiose. Ogni anno cresce il numero delle persone che decidono di percorrerlo anche solo per un tratto: nel 2018 i “pellegrini” – così si definiscono quelli che decidono di farlo, a prescindere dalle loro motivazioni – sono stati 327mila; solo cinque anni prima erano stati 215mila.

Il Cammino di Santiago (come anche la Via Francigena, che parte da Canterbury in Inghilterra e arriva a Roma) conserva parte del proprio carattere spirituale; attrae però sempre più persone che non lo affrontano per ragioni religiose ma per interesse culturale, per turismo o per il desiderio di sperimentare e superare unesperienza fisica impegnativa.

[…] La preparazione e l’equipaggiamento – La vera discriminante tra un’esperienza unica e indimenticabile e una faticaccia senza gioie è una sola: la preparazione.

Un po’ di allenamento non fa male: fare qualche passeggiata da almeno una decina di chilometri può essere molto utile prima di partire, per cominciare ad abituarsi. Non serve essere degli atleti, ma un po’ di esercizio aiuta a conoscere il proprio corpo e a prepararlo senza avere brutte sorprese. L’equipaggiamento, però, è ancora più importante. È fondamentale partire con un bagaglio essenziale (lo porterete sulle spalle per tutto il cammino), vestiti comodi e qualche oggetto utile.

Per facilitarvi il momento in cui farete i bagagli, abbiamo messo insieme una lista delle cose da non dimenticare. Quelle che non sono in questa lista sono da lasciare a casa.

Le scarpe
Partiamo dalle basi: le scarpe. Ci sono due scuole di pensiero: quelli che partono con le scarpe leggere da corsa (è il caso dei tre redattori del Post) e quelli che preferiscono scarpe da trekking. Non c’è una scelta migliore, in entrambi i casi vi troverete bene, purché abbiate provato le scarpe almeno un paio di volte e le sentiate comode (quindi meglio se non sono nuove-nuove). Dipende molto da come siete abituati e dal tipo di paesaggi che incontrerete sul vostro cammino (le scarpe da corsa potrebbero creare qualche problema in lunghi tratti in montagna). 

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Dall’Olanda la prima auto elettrica a energia solare

People For Planet - Gio, 06/20/2019 - 07:39

Poter sfruttare l’energia solare per ricaricare l’auto sarebbe quella che si chiama “chiusura del cerchio”.

La propone l’azienda olandese Lightyear, e potrebbe risolvere due dei più grossi problemi della mobilità elettrica: l’autonomia e la ricarica.

La nuova auto a 4 ruote motrici secondo i produttori avrà un’autonomia di 600-800 km e potrà essere ricaricata due o tre volte più velocemente di altre auto elettriche presenti sul mercato.

In Italia, invece, la diffusione dell’auto elettrica langue anche perché la ricarica ha un costo che per molti è ancora troppo elevato: attualmente, il prezzo medio per ricaricare da una colonnina da 50 kW di potenza è di circa 0,50 euro al kWh, al netto di eventuali tariffe forfettarie o abbonamenti.

Per la ricarica domestica la media italiana del costo dell’energia si aggira intorno agli 0,20 euro al kWh, ma i tempi di ricarica sono molto più lunghi.

Per ridurre questi costi e aumentare le colonnine di ricarica sul te,rritorio il Ministro delle infrastrutture ha annunciato che inserirà una norma nel decreto “sblocca-cantieri” recuperando 30 milioni di euro da investire proprio in tal senso. Attendiamo fiduciosi.

Immagine: Disegno di Armando Tondo


Per approfondire
http://www.sportfair.it/2019/05/auto-elettriche-motivi-cui-gli-italiani-restii-allacquisto/920817/#epUfCfGwsIrcvIgR.99
https://www.greenstyle.it/toninelli-30-milioni-colonnine-auto-elettriche-297649.html
https://motori.virgilio.it/green/auto-elettrica-ad-energia-solare/123978/

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La pagella di Greta Thunberg che mette fine alle polemiche

People For Planet - Mer, 06/19/2019 - 21:15

Il quotidiano svedese Dagens Nyheter pubblica i risultati scolastici della giovane attivista, accusata di saltare le lezioni per portare avanti il movimento dei “Fridays for Future” 

Troppo impegnata nella battaglia ambientalista per poter seguire le lezioni, almeno quelle del venerdì. Contro Greta Thunberg, l’attivista svedese che ha inventato i “Fridays for Future“, è stato detto di tutto: in particolare su come il suo coinvolgimento nel movimento ambientalista abbia compromesso l’educazione scolastica.

A mettere a tacere le polemiche ci ha pensato il quotidiano svedese Dagens Nyheter che ha pubblicato la pagella della sedicenne, che ha concluso il nono anno alla Kringlaskolan a Soedertaelje di Stoccolma: quattordici “A”, ossia il massimo dei voti, su diciannove materie.

Continua a leggere su REPUBBLICA.IT

Immagine Kevin_Snyman Pixabay

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Gela: le auto d’epoca volano a Malta

Gela Le Radici del Futuro - Mer, 06/19/2019 - 17:02

Il Club gelese di auto d’epoca “Scuderia Valvole Pistoni” vola a Malta. Promotore di una sfilata di auto d’epoca nell’isola maltese per il ponte del 2 Giugno, l’evento si svolgerà dal 31 maggio al 3 giugno, e saranno presenti 14 equipaggi locali, più altri 16 provenienti da altre città siciliane tra cui Salemi (TP), Palermo, Butera, Giarre (CT), Floridia (SR) e Catania.

Grazie alla collaborazione della Dott.ssa Ivana Legname, tutor aziendale della Camera di Commercio Italo Maltese, per la prima volta il motorismo d’epoca locale lascia la propria isola per organizzare una manifestazione internazionale.

I partecipanti visiteranno ed incontreranno le delegazioni delle città di Qwaura, Mellieha, Rabat, Mdina e naturalmente la capitale La Valletta.

I soci della Scuderia Valvole Pistoni Gela hanno anche invitato i sindaci e le delegazioni comunali  della nostra città e altresì quelli del comprensorio con l’obiettivo di allacciare dei rapporti istituzionali, culturali, commerciali, e turistici tra le due isole.

“Che possa fare da apripista ad un gemellaggio italo/maltese tra il nostro club e quello di auto d’epoca maltese (che conta più di 300 soci) desiderosi di venire a visitare Gela e la nostra bella Isola. “ E ancora “E’ una occasione per allacciare rapporti con altre realtà omologhe e non” ha detto il presidente Sebastiano Migliore che ha fiducia in questa manifestazione”.

Inoltre il 2 Giugno i gentleman driver della scuderia valvole pistoni Gela festeggeranno la festa della Repubblica Italiana: esporranno le proprie auto sulla piazza principale della Valletta e incontreranno il sindaco de La Valletta ed il Primo ministro Maltese. Visiteranno inoltre l’Istituto di Cultura Italiana ed assieme all’Ambasciatore Italiano ed al Console, nel salone dei ricevimenti dell’Istituto di Cultura Italiana assisteranno all’esibizione dell’inno Nazionale della soprano Rosabelle Bianchi.

“Per noi – ha dichiarato Migliore – è motivo di vanto ed orgoglio rappresentare Gela e portare il nome di Gela davanti a tutte queste personalità. Inoltre – ha continuato – durante il nostro 4° Trofeo dell’Alemanna sappiamo già che molti appassionati maltesi di auto d’epoca vogliono parteciparvi pertanto per noi questo è un motivo in più per organizzare al meglio la manifestazione di Settembre prossimo e mostrare la parte più bella, l’arte e la cultura della nostra Gela.”

Si ringrazia Accento per la foto.

L'articolo Gela: le auto d’epoca volano a Malta proviene da Gela Le radici del Futuro.

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‘Murtaja Qureiris, l’Arabia Saudita non metterà più a morte il ragazzino arrestato a 13 anni’

People For Planet - Mer, 06/19/2019 - 16:30

Poche ore fa, ai primi accenni di proteste internazionali e mentre le Ong per i diritti umani iniziavano a lanciare i loro appelli, un funzionario del governo dell’Arabia Saudita ha dichiarato che Murtaja Qureiris, il ragazzino arrestato nel settembre 2014 all’età di 13 anni, non verrà messo a morte e potrebbe essere rilasciato nel 2022.

Una decina di giorni fa la Cnn aveva diffuso il video di una protesta di ragazzini in bicicletta organizzata nel 2011 nella Provincia orientale, abitata prevalentemente dalla minoranza sciita, storicamente discriminata dalla famiglia sunnita al potere. In primo piano, sulla sua bicicletta, c’era proprio Murtaja. Dopo l’arresto il ragazzino è stato tenuto in isolamento per un mese nel carcere minorile di al-Damman. Lo hanno picchiato, sottoposto a intimidazioni, ingannato promettendogli la libertà se avesse confessato.

Lo hanno accusato di una serie di reati, alcuni dei quali commessi quando aveva appena 10 anni: partecipazione a manifestazioni contro il governo, presenza ai funerali del fratello Ali Qureiris ucciso nel 2011, adesione a un’organizzazione terrorista, lancio di bombe Molotov contro una stazione di polizia e uso delle armi da fuoco contro le forze di sicurezza.

Nel maggio 2017, pur avendo solo 16 anni, Murtaja è stato trasferito alla prigione per adulti al-Mabaheth, sempre ad al-Damman.

Il processo è iniziato nell’agosto 2018 e solo in quell’occasione il ragazzo ha potuto incontrare un avvocato.

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Ecoballe in Campania: paghiamo una penale di 120.000 euro al giorno per non risolvere il problema

People For Planet - Mer, 06/19/2019 - 14:20

Il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa è ‘preoccupato’ perché solo “una minima parte delle ecoballe accumulate prima del 2009″ in Campania sono state rimosse e “sollecita le autorità italiane ad attuare senza ulteriori ritardi il piano per rimuovere questo tipo di rifiuti.

Ecoballe: il vocabolo ha il prefisso eco perché si riferisce alla raccolta differenziata dei rifiuti, ovvero al recupero e al riciclo del rifiuto. Questo termine infatti identifica i cilindri di grosse dimensioni in cui si compattano i rifiuti solidi urbani una volta trattati perché diventino CDR – Combustibile Derivato dai Rifiuti –, ovvero eliminando le parti non combustibili e le materie organiche. I rifiuti idonei, in particolare quelli a base di materie plastiche, vengono ridotti in pezzi, quindi aggregati in grandi blocchi compattati in strati di pellicola plastica, le ecoballe appunto. (sapere.it)

Le ecoballe di cui si parla sono 5.500.000 (cinque milioni e mezzo!) accatastate nelle province di Napoli e Caserta tra il 2001 e il 2009. Viste da vicino appaiono come delle surreali cattedrali dell’inquinamento del territorio.

Nel 2015 l’Unione Europea ha inflitto all’Italia una multa di 20 milioni più 120mila euro al giorno fino a quando il nostro Paese non risolverà il problema. Uno strumento di pressione sul governo italiano per sollecitare una soluzione che però non ha dato esiti. Finora abbiamo già pagato 200 milioni di multa (oltre al costo di fitto dei terreni) e continuiamo a pagare 120.000 euro al giorno, tutti i giorni.

L’idea di un termovalorizzatore che bruci le ecoballe (in realtà molto poco eco, perché realizzate non differenziando il contenuto come si sarebbe dovuto fare) sembra tramontata per i dubbi sull’impatto ambientale.

Nel 2016 il presidente del consiglio Renzi e il presidente della Regione Campania De Luca lanciarono un piano alternativo che prevedeva il trasporto altrove delle ecoballe, per la serie “nascondere la spazzatura sotto il tappeto” ma non ha avuto seguito.

I 5Stelle propongono ora di aprire a una a una le ecoballe e di differenziarne il contenuto. Operazione titanica, costosissima e dagli esiti incerti (si può differenziare il contenuto a distanza di anni? Le ecoballe contengono tra l’altro anche rifiuti organici…)

Adesso il Consiglio Europeo ha dato tempo al governo italiano fino al 16 dicembre 2019 per “spiegare dettagliatamente come intende smaltire i rifiuti, comprese le informazioni sulla capacità degli impianti, sulle strategie a lungo termine per assicurarne l’efficienza e sui meccanismi di monitoraggio.”

Fonti: ansa.it – corriere.it – ilnapolista.it – sapere.it

Immagine copertina: disegno di Armando Tondo

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Eduardo Kobra: famoso per i suoi murales caleidoscopici

People For Planet - Mer, 06/19/2019 - 12:30

Eduardo Kobra è uno “street artist soldier”, come si definisce nella bio del suo profilo Instagram. Soldier perché combatte in prima linea per dire la sua su temi come la guerra e la questione climatica. Lo street artist brasiliano (San Paolo, 1976) ha iniziato a sperimentare l’arte dei graffiti su strade, muri e facciate urbane dal 1987, utilizzando combinazioni di tecniche diverse come la pittura coi pennelli, l’aerografo e gli spray. I suoi murales sono riconoscibili a colpo d’occhio, e colpiscono per i colori vivaci e caleidoscopici accostati a stencil in bianco e nero. Tra i temi affrontati da Kobra la lotta contro l’inquinamento, il riscaldamento globale, la deforestazione e la guerra.

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Groenlandia: chi nega il “climate change” dovrebbe vedere queste foto

People For Planet - Mer, 06/19/2019 - 10:55

È vero che la stagione dello scioglimento dello strato di ghiaccio va da giugno ad agosto, in particolare a luglio. Ma quest’anno, per via di temperature superiori anche di 40 gradi rispetto alla norma, al 13 giugno il 40% della Groenlandia aveva già perso ingenti quantità di ghiaccio. Uno photo choc di una spedizione di cani con slitte che corrono a tutta velocità sull’acqua invece del ghiaccio: per chi avesse dubbi sulle conseguenze del riscaldamento globale, lo scatto che sta facendo il giro del mondo è la prova tangibile dello scioglimento accelerato dello strato di neve in atto nel nord-est della Groenlandia.

Fonte: canale Twitter Rasmus Tonboe

La fotografia è stata scattata il 13 giugno da gruppi di ricercatori impegnati in una missione di recupero di attrezzature mentre con i cani da slitta hanno attraversato fiordi parzialmente fusi. Un’immagine davvero insolita che ritrae due traini di husky con le zampe immerse nell’acqua blu cristallina, in quello che appare un immenso lago sovrastato da un cielo terso e circondato da monti marrone scuro con sopra sole poche tracce bianche di neve. Continua a leggere  [Fonte: Perché la foto delle slitte sull’acqua in Groenlandia è un segnale allarmanteAGI.IT di Veronique Viriglio]

Clima & Ambiente sulla stampa nazionale:

  • SHIV SOMESHWAR: “IL CLIMA PEGGIORA, SERVE UNA CARBON TAX GLOBALE”. In Lapponia le temperature hanno superato i 30°C, le concentrazioni di gas serra, continuano ad aumentare nonostante l’Accordo di Parigi. Intervista «Sono preoccupato», spiega Shiv Someshwar, direttore delle politiche climatiche per il Center for Sustainable Development della Columbia University

La crisi climatica peggiora. In questi giorni in Lapponia le temperature hanno superato i 30°C. La concentrazione di CO2 ha varcato la soglie delle 415 parti per milione, segno che le concentrazioni di gas serra continuano ad aumentare nonostante l’Accordo di Parigi. «Sono preoccupato», spiega Shiv Someshwar, direttore delle politiche climatiche per il Center for Sustainable Development della Columbia University e advisor del Sustainable Development Solutions Network (SDSN) delle Nazioni Unite. Someshwar è stato protagonista della riunione del Comitato Scientifico di Fondazione Merloni del 13 e 14 giugno a Fabriano nell’ambito della XIII Conferenza Annuale delle Città Creative UNESCO. Ed ha rilasciato un’intervista in esclusiva a La Stampa per fare il punto sui progressi nella lotta per fermare il cambiamento climatico.

La crisi climatica sta peggiorando? “Negli anni passati abbiamo avuto una riduzione delle emissioni di gas serra. Con il ritorno della crescita economica sono tornate a salire. Questo è estremamente preoccupante a quattro anni dall’Accordo sul Clima di Parigi, che ci chiede di stabilizzare la temperature a 2°C, con l’obiettivo di aumentare l’ambizione a 1,5°. La gente forse non capisce che noi attualmente siamo a +1,06°C, e abbiamo meno di un grado di aumento a disposizione. Quindi quando la stampa parla di due gradi di aumento, deve essere chiara su questo punto: lo spazio – e il tempo – di manovra sono limitati. Mitigare le emissioni è un processo complesso, che interessa molteplici settori. Per fare ciò abbiamo pochissimo tempo e serve un’azione congiunta di tutti i paesi”. Continua a leggere l’intervista [Fonte: LASTAMPA – Di Emanuele Bompan

  • CARBON TAX: COS’È? PERCHÉ È IMPORTANTE? La Carbon tax è una tassa applicata sui prodotti energetici, o più in generale sui servizi relativi al settore energetico, per i quali si registrano emissioni di Anidride carbonica nell’atmosfera. È stata introdotta alla fine degli anni ’90 con l’articolo 8 della legge n.448 del 23 dicembre 1998.

L’obiettivo di questa eco-tassa, ancora tanto discussa e mai attuata realmente, è quello di ridurre i danni ambientali e indurre stati e consumatori finali a preferire soluzioni più ecologiche e quindi meno inquinanti, ponendo, per la prima volta in maniera significativa, l’accento sul concetto di danno ambientale e responsabilità.

L’Unione Europea ha mostrato sin dalla sua nascita particolare attenzione alle questioni legate all’ambiente, introducendo la Carbon Tax per tutti gli stati membri e l’Emission Trading sul Carbonio, che differisce dalla Carbon Tax per il prezzo, variabile a seconda dell’andamento del mercato, e non fisso. In  generale, l’importo da pagare cresce all’aumentare dell’inquinamento prodotto. Purtroppo al momento in Italia la Carbon Tax è rimasta solo una proposta realmente mai concretizzata, nonostante sia necessaria una rivisitazione dei regimi fiscali in fatto di carburanti da un punto di vista energetico e ambientale. Continua a leggere [Fonte: TECNOACCISE]

  • TRANSIZIONE ECOLOGICA: PERCHÉ IL TIFO VA A MACRON E NON AI GILET GIALLI. I francesi sono arrabbiati ma il governo francese va avanti per la propria strada. “Comprendo le paure dei cittadini ma non cedo alle violenze. Abbiamo fatto troppo poco sul clima”. Con queste parole il Presidente francese Macron ha presentato il suo piano per l’energia che prevede la chiusura di tutte le centrali a carbone entro il 2022, il passaggio dai combustibili fossili alle energie rinnovabili e pulite e la riduzione del 50%  entro il 2035 della quota di energia nucleare, che l’Italia importa a caro prezzo. La traduzione suona più o meno così: “gilet gialli, fatevi da parte, ché qui deve passare la transizione ecologica”.

C’è chi pensa che Macron stia facendo il lavoro sporco di cui la Francia aveva bisogno ma che nessuno era pronto a sostenere. È sceso in politica, ha preso i voti promettendo di cambiare le cose, lo sta facendo. Senza guardare in faccia nessuno, conscio che tale condotta gli varrà il congedo dalla carriera politica a fine mandato. Altri, più maliziosi, sottolineano che l’indice di impopolarità del Presidente è compromesso da tempo, perciò tira dritto, perché non ha nulla da perdere. Vero, solo in parte però. Macron non ha nulla da perdere, ma il proposito di imporre una tassazione sulle emissioni di CO2 di 56€ per tonnellata entro il 2020 e di 100€ per tonnellata entro il 2030 lo aveva annunciato già nel 2015, quando aveva eccome qualcosa da perdere. La decisione del governo francese di alzare le imposte nette (imposte/sussidi) di benzina e gasolio, nata per ridurre le emissioni di CO2 in un’ottica tanto nazionale quanto sovranazionale di salvaguardia del pianeta, è stata accolta con frustrazione dai cittadini francesi, già esasperati dall’aumento dell’IVA e della disoccupazione. Continua a leggere [Fonte: PEOPLEFORPLANET – Di Stela Xhunga]

Foto di JChristophe_Andre da Pixabay

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Nonna orgogliosa del nipote gay, il cartello è virale

People For Planet - Mer, 06/19/2019 - 08:00

Oggi (15 giugno nrd) Avellino scenderà in strada per l’atteso Pride, anticipato sui social da una dolcissima nonna campana, presto diventata virale. Eleonora, nonna di 85 anni, ha voluto sostenere il proprio nipote omosessuale, attraverso un cartello che ha ovviamente fatto furore sui social.

Sono una nonna orgogliosa di suo nipote, anche se ama un uomo! A voi che ve ne fotte? L’amore si fa col cuore.

Il nipote in questione è Antonio De Padova Battista, vice-presidente dell’associazione LGBT Apple Pie, che ha condiviso su Facebook il meraviglioso messaggio, ringraziando nonna Eleonora.

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Urologia e andrologia: le eccellenze ospedaliere a cui rivolgersi

People For Planet - Mer, 06/19/2019 - 07:30

Uno è l’insieme degli organi e delle strutture anatomiche che si occupano della produzione e dell’eliminazione dell’urina. L’altro è l’insieme degli organi deputati alla riproduzione. Data la loro vicinanza e l’utilizzo di tratti e condotti in comune, all’apparato urinario e a quello genitale si fa spesso riferimento con la terminologia di “apparato uro-genitale”. Le aree specialistiche principali che si occupano degli organi che formano questi due apparati sono la nefrologia (che si interessa delle patologie che riguardano i reni), l’urologia (che tratta la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie dell’apparato urinario) e l’andrologia, che si occupa dell’apparato genitale maschile e dei disturbi legati alla sfera della sessualità.

Per sapere quali sono in Italia i migliori ospedali a cui rivolgersi per le problematiche relative all’apparato uro-genitale abbiamo realizzato una classifica dopo aver consultato il portale www.doveecomemicuro.it, motore di ricerca sulla salute a cui i cittadini possono far riferimento per mettere in fila le strutture migliori.

Valutazioni istituzionali e parametri dettagliati

Nello stilare l’elenco delle strutture sanitarie d’eccellenza alle quali rivolgersi per curare per una certa patologia, oppure per sottoporsi a una visita specialistica o a un determinato intervento chirurgico, il portale incrocia diverse informazioni (più di 800 mila) e si basa su valutazioni istituzionali (come quelle effettuate dal Programma nazionale valutazione esiti realizzato dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali per conto del ministero della Salute), di certificazioni provenienti da fonti scientificamente accreditate (tra cui il Centro Nazionale Trapianti e il Breast Center Certification), e su parametri dettagliati (numero dei ricoveri, tassi di mortalità, casi in cui è stato necessario un secondo intervento, ecc).

I migliori centri per l’apparato uro-genitale maschile

La classifica dei primi 10 centri d’eccellenza per la cura dell’apparato urinario e genitale è stata realizzata sulle valutazioni effettuate dagli utenti e aggiustata in base al numero delle aree specialistiche attive nelle strutture. 

1. Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi, azienda ospedaliera

2. Ospedale Mater Salutis, Ospedale a gestione diretta

3. Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli, ospedale privato equiparato pubblico

4. Humanitas Gavazzeni, ospedale privato accreditato Ssn

  • via Mauro Gavazzeni, 21 – 24125 Bergamo (BG)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 035 4204111
  • sito web https://www.gavazzeni.it/
  • aree specialistiche: nefrologia, urologia e andrologia 

5. Casa di Cura Villa Igea di Acqui Terme, casa di cura privata accreditata Ssn

  • strada Moirano, 2 – 15011 Acqui Terme (AL) 
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 0144 311034
  • sito web http://www.villaigea.com/
  • aree specialistiche: nefrologia, urologia e andrologia

6. Casa di Cura Villa Serena di Città Sant’Angelo, casa di cura privata accreditata Ssn

  • viale L. Petruzzi, 42 – 65013 Città Sant’Angelo (PE)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 085 95901
  • sito web https://www.villaserena.it/
  • aree specialistiche: urologia e andrologia, fisiopatologia della riproduzione

7. Clinica Sedes Sapientiae, casa di cura privata

  • via Giorgio Bidone, 31 – 10125 Torino (TO)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 011 4677
  • sito web http://www.clinicasedes.it/
  • aree specialistiche: urologia e andrologia, fisiopatologia della riproduzione 

8.Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, ospedale privato equiparato pubblico

  • via Don Sempreboni, 5 – 37024 Negrar (VR)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 045 6013111
  • sito web https://www.sacrocuore.it/
  • aree specialistiche: urologia e andrologia, fisiopatologia della riproduzione 

9. Casa di Cura Giovanni XXIII, casa di cura privata accreditata Ssn

  • via Giovanni XXIII, 7 – 31050 Monastier di Treviso (TV)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 0422 8961
  • sito web https://www.giovanni23.it/
  • aree specialistiche: urologia e andrologia

10. Casa di Cura Policlinico di Monza, casa di cura privata accreditata Ssn

  • via Amati, 111 – 20900 Monza (MB)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 039 28101
  • sito web https://www.policlinicodimonza.it/
  • aree specialistiche: urologia e andrologia 

Immagine di copertina: Foto di StockSnap da Pixabay

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Plastica, ogni settimana ne ingeriamo 5 grammi con acqua e cibi: “Come mangiare una carta di credito”

People For Planet - Mar, 06/18/2019 - 21:30

Uno studio dell’Università australiana di Newcastle rivela che ogni anno ingoiamo oltre 250 grammi di plastica. Le maggiori contaminazioni nell’acqua, sia di rubinetto che in bottiglia, e in birra, sale, pesce e frutti di mare. Marco Lambertini del Wwf: “È necessaria un’azione urgente a livello di governi, di imprese e di consumatori, e un trattato globale con obiettivi globali”.

Ogni settimana ingeriamo fino a 2000 minuscoli frammenti di plastica, una quantità equivalente al peso di una carta di credito. A dirlo è lo studio “No Plastic in Nature: Assessing Plastic Ingestion from Nature to People” dell’Università australiana di Newcastle e commissionato dal Wwf, che combina i dati di oltre 50 precedenti ricerche. Secondo lo studio la maggior parte delle particelle ingerite sono sotto i 5 millimetri di grandezza e molte si trovano nelle acque di tutto il mondo, sia in quella di superficie che in quella delle falde. Nelle acque degli Stati Uniti e dell’India ne sono state riscontrate il doppio rispetto a quelle di Europa e Indonesia.

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La Misteriosa Foresta Polacca con 400 Alberi di Pino Arcuati

People For Planet - Mar, 06/18/2019 - 19:00

Situata alle porte di Nowe Czarnowo nella regione della Pomerania Occidentale, in Polonia, si trova una foresta conosciuta in lingua locale come “il Bosco Storto”, una delle più insolite dell’Europa centrale. Il particolare che rende questo bosco decisamente strambo è la tipica piegatura degli alberi di Pino alla base del fusto, inclinata di circa 90° gradi, che crea un ampio arco rivolto verso l’alto.

I 400 pini che compongono la foresta hanno tutti la base piegata e rivolta a nord, e la data in cui sono state piantate le conifere risale a quasi un secolo fa, nel 1930.

Fonte: vanillamagazine.it

L’ipotesi maggiormente accreditata, per spiegare la particolarissima forma degli alberi che non ha altri eguali al mondo, è che sia stata usata una qualche forma di tecnica o attrezzo per piegare artificialmente gli alberi, ma metodo e scopo rimangono, a oggi, completamente sconosciuti.

Un’ipotesi sul motivo della piega è che si volesse realizzare del legno piegato già naturalmente, utilizzandolo in seguito nell’industria del mobile o per la costruzione di mezzi di trasporto come navi o carri.

Continua a leggere e guarda la gallery su VANILLAMAGAZINE.IT

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Cannabis, svelato il mistero: i primi a fumarla 2.500 anni fa furono i cinesi

People For Planet - Mar, 06/18/2019 - 16:30

Un gruppo di ricercatori tedeschi e cinesi ha scoperto in antiche tombe i resti di piante selezionate per avere potenti capacità psicoattive. “L’uso come stupefacente, dalle aree montuose dell’Asia centrale orientale si è poi diffuso nelle altre regioni del mondo”

In Cina 2mila e cinquecento anni fa si fumava la cannabis. Questa pianta, spesso al centro di polemiche politiche, basta vedere cosa sta accadendo in Italia per la versione ‘light’, da anni tiene impegnati storici e archeologi, che cercano di capire quando e come è stata usata, in agricoltura, non solo per ricavarne cibo, tessuti e corde ma, in particolare, per sapere quando è iniziato il suo uso come sostanza psicoattiva. Ora, finalmente, un gruppo di ricercatori tedeschi e cinesi, guidati da Nicole Boivin, del Max Planck Institute per la scienza della storia umana di Jena, è riuscito a fare chiarezza stabilendo una data. 

Già in passato, in antiche tombe cinesi risalenti a circa siemila anni fa, sono state trovate tracce di canapa: secondo gli archeologi, i decori su alcuni vasi di terracotta furono effettuati premendo delle corde di canapa sull’argilla fresca. Altre importanti informazioni sull’importanza della canapa in Cina, sono poi arrivate da sepolture più recenti scoperte negli anni ’70 e risalenti al mille avanti cristo: gli abitanti dell’antica Cina avevano imparato a tessere e filare la canapa, affrancandosi dalla dipendenza di pelli animali, ricavando vestiti e calzature, questo anche grazie all’aver imparato a riconoscere che le piante maschili producevano una fibra migliore, mentre le femmine producevano semi alimentari.

Si è infatti scoperto che le prime comunità neolitiche di coltivatori che stanziavano sul Fiume Giallo e sul Wei, erano soliti seminare cannabis, insieme a miglio, grano, fagioli e riso. A testimonianza di ciò, c’è anche uno dei primi trattati su l’agricoltura cinese, risalente a circa 2500 anni fa, che nomina la canapa come la più grande e antica coltura tradizionale dell’antica Cina. 

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Taser su soggetti TSO

People For Planet - Mar, 06/18/2019 - 15:39

Il sindaco di Verona, alla domanda sul quando ritiene che sia opportuno utilizzare la pistola a impulsi elettrici, porta ad esempio i casi in cui le forze dell’ordine devono avere a che fare con soggetti per i quali è richiesto il TSO (trattamento sanitario obbligatorio).

Il TSO è una misura presa in casi di necessità e di urgenza, e può essere disposta per qualunque ragione sanitaria.

Data l’invasione nella sfera personale dei soggetti trasportati contro la loro volontà presso le strutture ospedaliere, è prescritto che debba essere svolto nel rispetto della dignità della persona, anche perché il fine ultimo è la tutela della loro salute. Come si può anche solo pensare che una misura così delicata, una extrema ratio, possa essere corroborata dall’utilizzo del taser contro chi riversa in stato di abbandono tale da richiedere l’aiuto dei medici?

Tra tutti gli esempi che il sindaco di Verona (che sia lui non stupisce) poteva portare, perché puntare contro i più indifesi? Ci sentiamo davvero più sicuri con questi decreti sicurezza?

Il malato psichiatrico in una buona parte dei casi è un soggetto molto più pericoloso e imprevedibile di uno in condizioni lucide. Certe forme di schizofrenia possono rendere anche il soggetto più minuto inarrestabile. Quindi in determinati casi l’unica misura efficace che non metta a repentaglio l’incolumità di chi è chiamato a fermarli è proprio il taser, sostiene qualcuno. Misura efficace che tuttavia non tiene conto del fatto che il più delle volte non si è a conoscenza di eventuali patologie cardiache che rendono estremamente pericoloso l’utilizzo del taser.

Il taser è stato utilizzato per la prima volta a Firenze l’11 settembre 2018 contro una persona con evidenti problemi psichiatrici: un ragazzo di 24 anni, senzatetto, che solo pochi giorni prima era stato dimesso dal reparto di psichiatria.

Girava nudo alla Fortezza da Basso, infastidendo dei passanti che hanno chiamato i carabinieri. Ecco allora che i prodi ed impavidi esponenti delle forze dell’ordine hanno impugnato il loro nuovo giocattolino (considerato arma di tortura dall’Onu) paralizzando a terra il ragazzo.

Il Ministro Salvini si rallegrò della cosa, annunciando taser anche nelle carceri e nei treni. Taser ovunque, dunque, per una società del nemico sempre più insicura.

L’impressione è di trovarsi davanti uno Stato che anziché fornire un’ assistenza psicologica, liquida come un problema di ordine pubblico a suon di scarica elettrica in corpo ogni problema.

In Italia il taser è stato introdotto in una prima fase in 6 città, nel marzo del 2018, con una circolare firmata dal capo della direzione anticrimine in base alla legge n.146/2014, in realtà dettata per gli stadi (da sempre laboratorio di pratiche repressive) e poi esteso, in una seconda fase, a tutto il territorio nazionale. Dunque Salvini ha solo potenziato e legittimato uno strumento già esistente.

Il taser non è un’arma innocua, secondo i dati di Amnesty, negli Stati Uniti ha già provocato 500 morti, e alcuni modelli tuttora in circolazione, i più vecchi e i più pericolosi, si prestano bene alla definizione di strumenti di tortura.

Un gran numero di TSO riguarda persone in perfetta salute ma con seri problemi di gestione della rabbia, resisi protagonisti di gravi episodi di violenza (esperienza personale). Senza l’uso del taser bisognerebbe comunque, purtroppo, ricorrere alla violenza col rischio di creare anche lesioni molto serie. L’errore di fondo di chi critica l’uso di questo strumento può essere pensare che la scelta sia fra taser e carezze, e invece quest’ultima intercorre fra taser e colluttazione. C’è infine una questione ancora più a monte: il taser non deve sostituire un addestramento. Se dei poliziotti in gruppo non riescono a sopraffare uno schizofrenico non armato (supponiamo il caso semplice), forse dovrebbero riconsiderare la loro “carriera”.

Quanto al Sindaco di Verona, non ha nessuna responsabilità sull’uso dei taser, le cui modalità di uso sono disciplinate da altri soggetti. Lasciamolo chiacchierare.

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

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L’agnello che si crede un cane: salvato dal macello, ora Torquato vive in salotto

People For Planet - Mar, 06/18/2019 - 12:35

È un agnello, ma è convinto di essere un cane. E la cosa non è un problema. Torquato ha una storia eccezionale da raccontare, fatta di salvataggio, cura, rispetto degli altri e convivenza. È stato trovato agli inizi di febbraio nelle campagne di Carmiano, in provincia di Lecce: era piccolo e aveva tutte e quattro le zampe legate. Con buona probabilità sarebbe stato destinato al macello, in previsione dell’arrivo di Pasqua. A recuperarlo ci hanno pensato le guardie ecozoofile dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali), che hanno così chiesto a una volontaria se potesse occuparsene.

E la seconda vita di Torquato è cominciata grazie a Emy Ponzini: lo ha accolto e avvicinato con molta cautela, dandogli il latte, superando la sua ritrosia, permettendogli di recuperare la postura corretta. E soprattutto, presentandogli i 20 cani con cui Ponzini vive. Torquato, che ha riconosciuto molto presto il nome che gli era stato affibbiato, ha risposto con amore e devozione, suscitando curiosità fra i tanti cani con cui divideva la cuccia.

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Immaginazione Festival

People For Planet - Mar, 06/18/2019 - 11:12

Durante la settimana sperimenteremo cos’è per noi l’immaginazione attraverso l’esperienza ed i racconti di attori, musicisti e scrittori che grazie a questa particolare forma di pensiero hanno elaborato il proprio processo creativo.
Cercheremo di riflettere e discutere sui rapporti tra l’immaginazione e le diverse arti.
Sei giorni di incontri teorici ma anche letture, teatro, laboratori artistici e musica.
E ci racconteremo di:
Immaginazione e scrittura
Immaginazione e pittura
Immaginazione e musica
Immaginazione e filosofica
Immaginazione, teatro e cinema.

Saranno con noi Jacopo Fo, Stefano Benni, Marco Baliani, Paolo Rossi, Claudia Bottini e molti amici che hanno già dato la loro disponibilità. Stiamo lavorando, seguiteci… appuntamento al 3 agosto!

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La fatica di sbarazzarsi della plastica: i casi Lego e Carrefour

People For Planet - Mar, 06/18/2019 - 11:10

LEGO STA FACENDO FATICA A TROVARE UN’ALTERNATIVA ALLA PLASTICA Nonostante le ricerche, non ha ancora trovato una formula adatta perché i suoi mattoncini rimangano quelli che conosciamo

Da ormai sette anni Lego sta studiando un modo per produrre i suoi mattoncini con la plastica di origine vegetale. È un progetto ambizioso: la società danese lo ha adottato perché la sua storia e il suo immaginario le impongono, in un certo senso, di posizionarsi come attenta alle questioni ambientali. Ma è anche molto complicato, come ha raccontato di recente il Wall Street Journal, e finora non ci è riuscita se non nel caso di alcuni pezzi secondari. Nello specifico alberi, cespugli e foglie, introdotti sul mercato lo scorso anno e derivanti dalla canna di zucchero coltivata in Brasile. Il resto dei 50 miliardi di mattoncini che Lego produce ogni anno continua a essere prodotto con la plastica tradizionale.

Definire le “bioplastiche” non è semplice, perché al momento sono diversi i materiali che ricadono in questa categoria, più o meno impropriamente: sono in generale quelle plastiche prodotte completamente o in parte con biomasse vegetali, che possono essere biodegradabili ma possono anche non esserlo, e che possono essere prodotte a partire da fonti rinnovabili ma anche fossili. In genere derivano dalla canna da zucchero, ma possono anche essere ricavate da amido di mais, grano, scarti alimentari o fecola di patate. Sono generalmente considerate un’alternativa molto più ecosostenibile della plastica tradizionale, anche se non sono – perlomeno non ancora – un materiale propriamente a basso impatto ambientale. Anche per questo è sconsigliato utilizzare il termine “bioplastiche”, a cui viene spesso preferito “polimeri a base biologica”. Continua a leggere [Fonte: ILPOST.IT]

Il monouso nel mondo, un giro tra proteste e innovazioni

  • USA, BOOM MOVIMENTO ANTI-PLASTICA: BASTA BARBIE E LEGO Mai più Barbie nè Lego. Cresce il numero dei genitori consapevoli dell’impatto che i giocattoli industriali dei propri figli hanno sull’ambiente. Una schiera di adulti disposti a realizzare a mano, magari con l’aiuto dei nonni, i vestiti per le bambole o i mattoncini per le costruzioni o pronti riportare al negozio i giocattoli ricevuti in regalo se contengono la plastica.

Come nel resto del mondo, anche negli Stati Uniti lo zero-waste movement, il movimento che si impone uno stile di vita improntato ad azzerare i rifiuti e utilizzare nel quotidiano solo pratiche e materiali ecosostenibili, sta uscendo dalla nicchia: su Facebook c’è gruppo con oltre 100 mila iscritti, che si scambiano suggerimenti su come realizzare o dove comprare giocattoli di legno, stoffa o carta. Alcuni accettano gli oggetti di plastica solo se sono di seconda mano. Che la plastica nei giocattoli sia un problema si comprende analizzando le cifre. Continua a leggere [Fonte: La Repubblica]

  • TUTTO È PLASTICA Ecco la nuova plastica dagli scarti industriali. “L’alternativa alla plastica di origine petrolifera – ci spiega il Dr. Mario Malinconico, dell’IPCB-CNR di Pozzuoli – è la plastica da carbonio rinnovabile, biodegradabile e compostabile”. La trasformazione dei prodotti agroalimentari, pomodoro, agrumi, produce grandi quantità di scarti da cui si possono ricavare bioplastiche a basso impatto ambientale. E non solo: avete mai sentito parlare di polimeri biomedicali? [Fonte: PEOPLEFORPLANETDi Claudio Metallo
  • FARE LA SPESA: PERCHÉ NON POSSIAMO EVITARE I SACCHETTI DI PLASTICA? Portare i contenitori da casa, per ridurre i rifiuti: si può fare nei Carrefour di Belgio e Francia. E in Italia? L’iniziativa belga si è via via trasferita nei supermercati francesi della marca: la riduzione di imballaggi, della plastica e dell’usa e getta è davvero significativa e c’è da augurarsi che arrivi presto in Italia e si estenda ad altri supermercati.

È partito tutto dal supermercato Carrefour Belgio di Bierges, un progetto per ridurre il mare di rifiuti prodotti – in particolare quelli plastici – che prova a dare una soluzione al problema: invitando i clienti a portare da casa non solo i sacchetti riutilizzabili, ma anche i propri contenitori riutilizzabili (quelli per riporre gli alimenti in frigo, per intenderci) nei banchi macelleria, gastronomia e pescheria.

In due settimane questa possibilità, anzi un vero e proprio invito, è stato esteso a tutti i punti vendita del Paese: il cliente porta da casa il proprio contenitore, che sarà calcolato come tara. Una volta pesato il prodotto (un tipo solo per contenitore, per evitare contaminazioni) l’etichetta con il prezzo viene attaccata al contenitore.

Ovviamente per questioni igieniche viene precisato che gli addetti al banco possono rifiutare di utilizzare contenitori che risultino non perfettamente puliti. L’idea ricalca quella dei negozi che vendono prodotti sfusi, applicata alla vendita servita in un supermercato “tradizionale”, ed è evidente il risparmio in termini di imballaggio. Continua a leggere [Fonte PEOPLEFORPLANET – Di Elisa Poggiali]

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La Cucina Vegana di Manuela: i pancakes (video-ricetta!)

People For Planet - Mar, 06/18/2019 - 08:54

La “green chef” messinese Manuela Garaffo ci spiega come preparare degli ottimi pancakes vegani, cioè senza ingredienti di origine animale. Da provare, buon appetito!

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Vacanze, l’agriturismo cresce in controtendenza (+3%)

People For Planet - Mar, 06/18/2019 - 08:00

In controtendenza rispetto all’andamento generale, crescono del 3% le presenze in agriturismo nell’estate 2019 spinte dal turismo verde a contatto con la natura ma anche di quello enogastronomico con la capacità di mantenere inalterate le tradizioni culinarie nel tempo che è la qualità più ricercata. E’ quanto emerge dalle prime stime della Coldiretti sulla base delle prenotazioni delle strutture associate a Campagna Amica Terranostra a integrazione dell’analisi effettuata da Cst-Assoturismo Confesercenti.

Si tratta di un aumento sostenuto dalla qualificazione dell’offerta con gli agriturismi italiani che – sottolinea la Coldiretti – offrono servizi innovativi per sportivi, nostalgici, curiosi e ambientalisti, come l’equitazione, il tiro con l’arco, il trekking o attività culturali come la visita di percorsi archeologici o naturalistici, ma anche corsi di cucina e wellness.

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