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Come ridurre lo spreco di cibo: i consigli di Andrea Segrè

People For Planet - Ven, 10/05/2018 - 02:31

Torniamo a chiacchierare con Andrea Segrè, professore universitario di Economia Circolare e fondatore del Last Minute Market. Questa volta parliamo dello spreco di cibo in casa, dal campo alla tavola, in Italia, perdiamo (sprechiamo) circa l’1% del Prodotto Interno Lordo. Una follia!
Ecco alcuni pratici consigli su come ridurre lo spreco di cibo in casa.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

Tutti i video con Andrea Segrè http://www.peopleforplanet.it/tag/andrea-segre/

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Energie rinnovabili: il vero successo arriva con l’interesse della finanza

People For Planet - Ven, 10/05/2018 - 02:16

Per la prima volta, nella prima metà di quest’anno, gli operatori di fotovoltaico ed eolico nel loro insieme hanno superato i mille miliardi di watt installati. Lo riporta una recente ricerca di Bloomberg New Energy Finance. Come è facile intuire, spiega lo studio, per i prossimi “mille miliardi” bisognerà aspettare molto meno, verosimilmente solo altri cinque anni. Se, inoltre, per i primi mille miliardi sono stati investiti 2.300 miliardi di dollari, per il prossimo trillion saranno sufficienti 1.230 miliardi di dollari, per via del calo dei costi dei pannelli solari e per lo sviluppo delle tecnologie che renderanno pale e turbine sempre più efficienti. Non da ultimo intervengono i cambiamenti climatici, che stanno massimizzando l’irraggiamento solare e questa per una volta è una buona notizia.

Tuttavia la situazione delle energie rinnovabili è altalenante: miglioriamo, globalmente e anche nel nostro Paese, come tendenza generale ma tantissimo resta da fare, e l’ultimo anno, complice la politica di Trump e quella cinese, pare esser stato un brutto anno. Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea) che definisce “preoccupante” il trend, gli investimenti mondiali nelle rinnovabili sono calati del 7% nel 2017 rispetto al 2016, e c’è il rischio che calino ancora nel 2018. Gli investimenti in fonti fossili invece sono saliti nel 2017 per la prima volta dal 2014, a 790 miliardi di dollari, contro i 318 miliardi per le rinnovabili. La crescita è dovuta al gas naturale, mentre il carbone continua a calare.

Il calo del carbone sembra confermare che il trend resta oltremodo positivo. Il think-tank internazionale Carbon Tracker  ha calcolato che il 2020 sarà il decennio della caduta libera della fonte fossile che, verosimilmente intorno al 2023, diventerà meno vantaggiosa economicamente e dunque inizierà a morire. Il monito è per chi ci investe: sono migliaia i miliardi  a rischio per chi non si adegua in tempo investendo in rinnovabili, ma il problema investe anche la geopolitica, con forti rischi di instabilità e guerre per i paesi esportatori di petrolio che potrebbero risentirne tantissimo, se non si adeguano: in testa Iraq, Emirati e Arabia Saudita.

Il rapporto della Iea attribuisce comunque il recente calo delle rinnovabili alla riduzione del sostegno del governo cinese al fotovoltaico: Pechino rappresenta oltre il 40% degli investimenti nel solare e ha ridimensionato anche gli investimenti in efficienza energetica. Il risultato, spiega il rapporto, è che l’anno scorso le fonti fossili sono salite al 59% del mix energetico mondiale, mentre dovrebbero scendere al 40% nel 2030, secondo l’Accordo di Parigi sul clima. Attenzione però: il distacco della politica dalle rinnovabili, cioè la fine degli incentivi, non è qualcosa di negativo nel medio periodo: prima o poi deve avvenire e, dopo il contraccolpo iniziale, se il mercato è sano, sa procedere da solo.

E’ quello che sta accadendo in Italia e lo sanno bene gli operatori finanziari del settore come Ciro Mongillo, fondatore e Ceo di Eos IM, una società di investimenti con sede a Londra che ha lanciato anni fa un primo fondo energia (Efesto) e ne sta per lanciare un secondo, ancora più ambizioso, e primo ad operare in grid parity (ovvero nel momento in cui l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili ha lo stesso prezzo, o addirittura meno, dell’energia prodotta tramite fonti convenzionali).

“Grazie agli incentivi, agli investimenti degli operatori e ai progressi tecnologici, il fotovoltaico ha vissuto in questi ultimi anni un drastico crollo dei prezzi, oltre il 70% rispetto al 2010”, spiega Mongillo. In particolare, in Italia, il 2017 è stato l’anno di svolta per il fotovoltaico, con l’inaugurazione a Montalto di Castro (VT) di un gruppo composto da 5 impianti produttivi capaci di generare 64 MW complessivi di energia. Lo ha realizzato Octopus Investments con Giuseppe La Loggia, oggi Managing Director del secondo fondo energetico di EOS. “Questo ha rappresentato un passo decisivo e di rilievo nel settore – continua Mongillo – in quanto era dai tempi dei conti energia che non veniva realizzata un’installazione di queste dimensioni e, a differenza di quanto avveniva in passato, in assenza di incentivi”. Insomma, la grande novità introdotta da questo evento è stata quella di riuscire a far progredire un modello economico basato sull’installazione di un impianto fotovoltaico di grandi dimensioni avendo, come unica remunerazione economica, la “vendita” dell’energia sul mercato elettrico: si sancisce per la prima volta, in altre parole, che il fotovoltaico è diventato “grande”, indipendente e affidabile anche dal punto di vista economico e finanziario. Una pietra miliare per l’ambiente.

Ad oggi, tuttavia, il sole riesce a coprire ancora solo il 3% del fabbisogno energetico mondiale. Ogni italiano ottiene dall’energia solare solo 318 watt: l’energia che accende 5 lampadine a incandescenza da 60 watt, e questo nonostante teoricamente il sole ci regali in un minuto l’energia consumata dall’umanità in un anno. Ogni anno l’Italia installa più o meno 400MW di potenza ma per raggiungere gli obiettivi dell’Unione europea e ottenere il 32% di energia da rinnovabili entro il 2030, dovremmo andare 7 volte più veloci di così, secondo un calcolo del Politecnico di Milano. E quindi, cosa dovrebbe fare l’attuale governo per sostenere questa corsa così cruciale per il nostro futuro?

“Per esempio detassare gli investimenti istituzionali, cioè quelli di banche e fondi pensione” continua Mongillo. “Anche perché, per centrare gli obiettivi al 2030 e quindi triplicare la potenza installata di fotovoltaico e più che raddoppiare quella eolica, serviranno investimenti complessivi dell’ordine dei 60 miliardi di euro, che sarà una ventata di ottimismo e un nuovo slancio allo sviluppo. Le fonti energetiche rinnovabili hanno un ruolo di primo piano nella Strategia Energetica Nazionale e sono al centro dell’agenda di governo del nostro Paese: quel che serve è, in primo luogo, una governance forte e una cabina di regia che permetta di adeguare strumenti applicativi e obiettivi per completare la transizione verso un mercato “subsidy-free”. Occorre dare impulso al mercato dei PPA (Power Purchase Agreements) – come già accade nel resto del mondo – che consentono di ottenere garanzie di lungo periodo e dunque promuovere gli investimenti. Ma soprattutto, quello che gli investitori chiedono a gran voce è un quadro regolatorio chiaro e stabile: creare condizioni di business favorevoli e certezza delle regole. Questo ha un ruolo chiave per i fondi di investimento. Ma siamo più che ottimisti: se dal Regno Unito la nostra società guarda all’Italia, come anche ad altri paesi d’Europa, è perché crediamo che il Sistema-Paese Italia possa promuovere e valorizzare le proprie risorse e attrarre sempre più investitori internazionali”.

Anche perché l’innovazione tecnologica e la ricerca scientifica galoppano veloci e danno ulteriori garanzie. Mentre l’agenzia spaziale giapponese ha in progetto una centrale solare nello spazio, l’Università di Milano Bicocca ha iniziato a lavorare alle finestre che producono energia, grazie a vetri speciali che renderanno 50 watt al metro quadro. Seconda solo a Svezia e Germania, l’Italia ospiterà presto la sua prima autostrada elettrificata sulla A35 Brebemi, che sarà dotata di una linea elettrica sospesa che consentirà l’alimentazione degli autocarri Scania in entrambe le direzioni, alimentandosi da pannelli fotovoltaici installati in un secondo momento lungo il percorso.

Parlando di piccoli impianti, invece, un aiuto normativo importante sarebbe anche il “solare di comunità”, ovvero una regolamentazione che permetta a un condominio, per esempio, di spartirsi spese e benefici di un impianto privato.

Su larga scala invece, una notizia potenzialmente rivoluzionaria arriva da Science, dove è stato pubblicato uno studio dell’Università del Maryland che ha notato un effetto positivo in più dei pannelli solari e delle pale eoliche: aumentano la piovosità. Disporli nel deserto del Sahara, ha calcolato la ricerca, su almeno il 20% della superficie, non solo rifornirebbe teoricamente tutta l’umanità, ma potrebbe trasformare l’intera area in campi coltivabili. Il settore è fruttuoso e maturo, insomma, ma allo stesso tempo in costante sviluppo.

L’interesse mostrato dalla finanza potrebbe rappresentare una chiave di volta per realizzare un sogno, magari poco alla volta? “Gli investitori puntano sulle energie rinnovabili in un orizzonte di lungo termine, grazie alla bassa volatilità e a una generazione di cassa stabile e prevedibile. Tutto lascia pensare che cresceranno, e già ormai da diversi anni gli investimenti in rinnovabili sono una soluzione solida e rassicurante, ben superiore ad altre asset class dal profilo di rischio comparabile. Per quanto riguarda la prospettiva, stiamo vivendo la più grande transizione del settore, e le infrastrutture energetiche di alta qualità tecnologica saranno fondamentali per la crescita economica, la progressione sociale e la protezione dell’ambiente di un Paese, e in generale del mondo”.

Vale a dire: il cuore etico della finanza. Qualcosa che potrebbe lasciare perplessi? “Si chiama “investimento sostenibile” proprio perché alla base ci sono motivazioni etiche importanti, – continua Mongillo -. La nostra visione è sempre stata quella di fungere da ponte tra economia reale e mondo finanziario, trasformando quindi la finanza in uno strumento eco-sostenibile che coniughi ritorni economici con esternalità positive per l’intera collettività. Solo per citare alcuni esempi concreti, il nostro attuale portafoglio rinnovabile ha permesso di risparmiare oltre 130mila tonnellate di CO2. Ma non solo: il progetto di riqualificazione ed efficientamento che portiamo avanti con il gruppo Conad del Tirreno e Unicredit ha prodotto ricadute positive sull’occupazione e ridotto del 50% i consumi energetici. Non poco direi”.

E’ chiaro che la protezione dell’ambiente diventerà veramente significativa quando – e in parte sta già succedendo – proteggere l’ambiente sarà anche un business. “Secondo gli addetti ai lavori l’LCOE (Levelised cost of energy) del fotovoltaico si è ridotto di addirittura 10 volte solo negli ultimi 8 anni e oggi il solare fotovoltaico (utility scale) ha costi competitivi rispetto a quelli delle fonti fossili convenzionali” conclude Mongillo. “Sebbene questo fenomeno abbia tempi diversi nei vari Paesi, si tratta di un trend globale inarrestabile. Ciò si accompagna a un contesto favorevole che vede gli istituti di credito sempre più propensi a fornire finanziamenti a medio-lungo termine per questo tipo di progetti. Per questo guardiamo con interesse, certamente anche su base opportunistica, anche ad altri ambiti che riguardano la protezione dell’ambiente: ho già citato alcuni progetti di efficientamento energetico, ma anche la mobilità elettrica è molto interessante, a partire dalle colonnine di ricarica fino al più ampio tema delle reti e dell’energy storage. Sono settori ancora poco maturi, ma con promettenti prospettive di sviluppo per la finanza”.

Immagine: Fotomontaggio di Armando Tondo

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Quanto spende lo Stato per i suoi parchi?

Le Buone Notizie di Cacao - Gio, 10/04/2018 - 11:51

La somma che lo Stato italiano riserva annualmente ai suoi parchi è l’equivalente di un cappuccino
A rivelarlo è una nuova indagine del WWF Italia, recente e molto ben fatta, condotta sui ventitré parchi nazionali attualmente operativi e su ventisei delle ventinove aree protette marine attualmente istituite (…) Continua su People For Planet

Un cane in ufficio e passa lo stress

Le Buone Notizie di Cacao - Gio, 10/04/2018 - 11:51

Alcune aziende di marketing di Bangkok, in Thailandia, hanno deciso di aprire le porte ai cani nei loro uffici. L'iniziativa ha avuto successo e i dipendenti apprezzano la scelta. "Avere i cani intorno aiuta a creare un'atmosfera rilassata, ci aiuta a ricaricare le batterie quando diventiamo stressati", ha detto Anankanart Kongpanichku, proprietaria dell'azienda di marketing digitale 'Ydm'.
E occorreva andare fino in Thailandia? Se passate da Merci Dolci vi presentiamo Kleine e Perciò, i nostri due lavoratori volontari a 4 zampe.
(Fonte: Repubblica)

Le diete miracolose non esistono!

Le Buone Notizie di Cacao - Gio, 10/04/2018 - 11:50

Se facendo zapping di notte tra le varie emittenti locali si siete imbattuti nella trasmissione “Il cerca salute” sappiate che l’Antitrust ha multato il giornalista Adriano Panzironi con oltre mezzo milione di multa per pubblicità ingannevole. Il Panzironi – un nome un destino – dichiarava che la dieta con gli integratori Life 120 avrebbe garantito 120 anni di vita curando, tra l’altro, malattie come diabete e Alzheimer.
Secondo l'Autorità la trasmissione non è informativa ma promozionale.
(Fonte: Ansa)

Mucche scoreggione

Le Buone Notizie di Cacao - Gio, 10/04/2018 - 11:49

Tra una scoreggia e l’altra il 15% dell’inquinamento mondiale è causato dal metano che “sfugge” alle mucche durante la digestione. Mica un problema da poco se tenete conto che nel mondo ci sono circa 3 miliardi di animali tra bovini e ovini e che in un solo giorno ogni mucca produce dai 200 ai 300 litri di metano… fate un po’ voi il conto che noi stiamo soffocando.
Per cercare di limitare il danno gli studiosi del progetto Greener Grazing della Australis Aquaculture of Greenfield, in Massachusetts, stanno pensando di introdurre nella loro dieta alcune alghe rosse Asparagopsis. Ne basta il 2% nel mangime e il ruminante digerisce che è una meraviglia.
Ora devono solo risolvere il problema dei rutti.
(Fonte: Ansa)

Proibire la caccia la domenica? Di’ la tua

Le Buone Notizie di Cacao - Gio, 10/04/2018 - 11:49

Abbiamo provato ad approfondire il tema caccia alla luce degli ultimi episodi.
Ci riferiamo al recente incidente che ha visto la morte di un ragazzo ma anche a molti altri comunque gravi. Sicuramente bisogna rivedere una normativa obsoleta ma può servire anche proibire la caccia al cinghiale la domenica? (…) Continua su People For Planet

La più grande batteria del mondo

Le Buone Notizie di Cacao - Gio, 10/04/2018 - 11:48

E’ stata costruita a nord di Adelaide, nel sud dell’Australia, e messa in funzione in meno di cento giorni secondo un ambizioso progetto del fondatore di Tesla, Elon Musk. E’ la più grande batteria a ioni di litio e ha una capacità di stoccaggio di 129 megawatt/ora, sufficienti per alimentare 30.000 case per un’ora, e serve a stabilizzare la fornitura energetica.

Quello che vedi dipende dall’età

Le Buone Notizie di Cacao - Gio, 10/04/2018 - 11:47

L’illusione ottica è famosissima, viene chiamata “Mia moglie e mia suocera” o anche Figura Noiosa. Guardando l’immagine chi vedete per prima? La signora anziana o quella giovane?
Secondo uno studio della Flinders University, Australia, dipende dall’età di chi guarda: le persone tra i 18 e i 30 anni tendono a vedere prima la giovane donna, mentre quelle sopra i 30 anni hanno visto prima la donna più anziana.
Lo studio conclude con l’affermazione: “I pregiudizi propri dell’età influenzano il subconscio nella percezione del viso”.
Ahhh, noi in Redazione abbiamo visto una bambina.
(Fonte: Businessinsideer.com)

Un nobile ambientalista

Le Buone Notizie di Cacao - Gio, 10/04/2018 - 11:44

Il premio Right Livelihood Award, nato nel 1980 per colmare il rifiuto della Fondazione Nobel d'istituire la categoria Ambiente e Sviluppo, quest'anno è stato conferito all'agricoltore ottantenne del Burkina Faso Yacouba Sawadogo, per il suo tenace impegno contro la desertificazione del Sahel. Sawadogo ha iniziato quarant'anni fa, quando gli davano del pazzo, a sperimentare il metodo Zaï: durante il periodo secco si inseriscono le piante in una griglia di piccole buche, larghe 20-25 cm e profonde 15-20 cm, che vengono poi colmate di sterco e materiale organico; questo attrae insetti e altri invertebrati che scavano piccoli tunnel nella terra, permettendo di trattenere quel poco di acqua utile alle piante.
(Fonte: Africa Express, segnalata da Davide Calabria, grazie!)

Perché l’allattamento al seno è meglio!

People For Planet - Gio, 10/04/2018 - 02:49

L’allattamento al seno aiuta lo sviluppo del neonato e lo protegge da tantissime malattie, con benefici anche per la mamma. Cosa che il latte artificiale non fa.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

 

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Addio stoviglie monouso: anche Pachino è plastic-free

People For Planet - Gio, 10/04/2018 - 02:43

Anche Pachino è un comune “plastic free”. Il sindaco Roberto Bruno ha firmato un’ordinanza con cui vieta dal primo novembre l’uso e la commercializzazione di contenitori, di stoviglie monouso ed altro materiale non biodegradabili. «Abbiamo preso questa decisione – ha dichiarato il sindaco, Roberto Bruno – al fine di orientare e sensibilizzare la comunità verso scelte e comportamenti consapevoli e virtuosi in campo ambientale. L’eliminazione graduale della plastica ci donerà una città più pulita, contribuirà ad aumentare la percentuale di raccolta differenziata e a ridurre i costi sia per i cittadini che per le casse comunali. Si tratta di una vera e propria rivoluzione ecologica, conseguenza della strada della sostenibilità ambientale ed economica su cui abbiamo improntato la nostra azione amministrativa in questi anni».

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Musica ed Economia Circolare

People For Planet - Gio, 10/04/2018 - 02:15

 

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Quanto spende lo Stato per i suoi parchi?

People For Planet - Gio, 10/04/2018 - 02:05

A rivelarlo è una nuova indagine del WWF Italia, recente e molto ben fatta, condotta sui ventitré parchi nazionali attualmente operativi e su ventisei delle ventinove aree protette marine attualmente istituite, per una superficie complessiva di circa 9.474.343 ettari, il 21% della superficie terrestre nazionale, che nel solo 2015 è stata visitata da circa 30,5 milioni di persone.

Il solito report allarmista pseudo-indagativo? Niente affatto. I dati sono ufficiali, e l’indagine è stata realizzata mediante la Prioritizzazione Rapida della gestione delle Aree protette (RAPPAM), un metodo introdotto nel 2003 da WWF Internazionale e riaggiornato nel 2017, preso a modello e utilizzato su scala mondiale perché attendibile e in grado di ridurre i margini di approssimazione dei report “vecchia maniera”.

Il rapporto, reso pubblico qui, mette in luce questioni all’italiana sia vecchie che inedite. A stupire, neanche a dirlo, è un dato prettamente economico:  l’Italia ogni anno destina alle sue aree verdi 81 milioni di euro, ossia 1 euro e 35 centesimi per ogni abitante, che equivalgono a un cappuccino. All’anno. A dispetto dei progressi avuti da quando è stata introdotta dalla legge quadro sulle aree protette (la l.n.394/91), infatti, la gestione dei fondi non basta a garantire un adeguato numero di personale qualificato e di strumenti indispensabili alla conservazione del verde.

Ben quindici parchi nazionali su ventitré non hanno nemmeno un presidente o un direttore stabile, ma vengono gestiti da figure terze di “facenti funzioni”. La gestione dei parchi rimane ostaggio della politica, resiste ancora, infatti, il vizietto dell’assegnazione arbitraria di ruoli tecnici ed esecutivi in base all’appartenenza politica dei candidati, senza passare da concorsi che invece premino la competenza dei candidati. Uno stigma, quello dei manager politici e politicizzati a capo dei parchi, che non sfugge al ministro dell’Ambiente Costa, il quale ha espresso l’intenzione di “agire subito, a cominciare dalle nomine, scegliendo i migliori profili a disposizione, attraverso un’ampia selezione di curricula evitando indicazioni di quelle persone che, a volte ‘un po’ troppo politicizzate’, non sono interessate a una vera svolta dei luoghi più importanti per la biodiversità”.

Fra gli attuali enti gestionali a capo dei parchi italiani meno il 10% è dotato di un regolamento, solo il 50% dispone di un Piano per il Parco che sia stato adottato anche dalla Regione competente, e solo il 30% dei parchi ha approvato un piano definitivo. Il 22% dei parchi è inoltre sprovvisto della figura di un naturalista o biologo, nel 22% manca un agronomo o un forestale, e addirittura l’83% non dispone di un veterinario e un geologo. Tutto ciò si traduce in una sola cosa: tirare a campare.

E per quanto riguarda il controllo della fauna selvatica?

Oltre il 60% dei parchi è impegnato in attività di controllo del cinghiale, mentre meno del 10% svolge un controllo sulle altre specie (cervo, corvidi, muflone, trota atlantica). Il metodo utilizzato principalmente è la cattura e l’abbattimento dell’animale (38% dei casi), il 35% mediante cacciatori autorizzati. Un altro 35%, invece, si affida a metodi ecologici come dissuasori e similari.

La perimentazione, intesa come capacità di salvaguardia degli ecosistemi all’interno del perimetro, rimane un tasto dolente, soprattutto in ambito marino. In oltre il 50% delle Aree Marine Protette (AMP), infatti, habitat e specie godono delle stesse condizioni, o addirittura peggiori, delle zone non protette. Le Aree Marine Protette, che coprono pochissimo della costa italiana, solo 700 km, lo 0,08% del totale, nonostante la crescente pressione (in ordine di incidenza) di turismo, specie aliene, smaltimento di rifiuti, inquinamento idrico, pesca e bracconaggio, ricevono 7 milioni di euro all’anno dallo Stato.

Circa le pratiche di censimento ai sensi delle Direttive Habitat ed Uccelli i monitoraggi sono in crescita, specie nei Parchi Alpini, dell’alto Appennino centrale, dalla pianura padana alle coste del nord Adriatico, ad est e a ovest del crinale appenninico. Al primo posto delle specie più investigate troviamo il lupo, monitorato in oltre quattordici parchi, seguito dall’ululone appenninico, dallo scarabeo eremita e dalla cerambice del faggio.

Decisamente promettente il quadro relativo alle attività di comunicazione e di partecipazione con privati ed enti pubblici, quali università, enti di ricerca, cooperative, Carabinieri, associazioni e ONG.

Si sa, l’essere umano è una specie che è sempre meglio monitorare.

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Le ricette di Angela Labellarte: composta di pesche, zenzero e peperoncino

People For Planet - Gio, 10/04/2018 - 02:02

Ingredienti

Pesche gialle: 1 kg
Aglio: 2 spicchi
Cipolla rossa: 100 gr.
Zenzero fresco: 10 gr.
Aceto di mele: 5 cucchiai
Zucchero semintegrale: 3 cucchiai
Menta: 1 cucchiaio
Sale: q.b.
Peperoncino Carolina Reaper: 1/4*

Preparazione:
Tagliare in modo grossolano la cipolla, l’aglio, lo zenzero e le pesche. Mettere tutto in una pentola alta e a fondo spesso, aggiungere lo zucchero, il sale, il peperoncino e l’aceto di mele. Lasciare cuocere a fuoco medio per circa 20 minuti. Aggiungere la menta e con un frullatore a immersione frullare il tutto creando così una composta omogenea.

* Questa varietà di peperoncino è molto saporita e anche molto piccante. Scegliete voi che tipo di peperoncino usare anche a seconda del vostro gusto. In tutti i casi inseritelo in questa ricetta perché dona una nota piccante indispensabile all’armonia della salsa.

Ph. Angela Prati

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Proibire la caccia la domenica? Di’ la tua

People For Planet - Mer, 10/03/2018 - 07:50

Ci riferiamo al recente incidente che ha visto la morte di un ragazzo ma anche a molti altri comunque gravi. Sicuramente bisogna rivedere una normativa obsoleta ma può servire anche proibire la caccia al cinghiale la domenica?

La storia del ragazzo ucciso da una fucilata si è ammantata di mistero. Secondo la procura lui stesso non era a spasso col cane, ma era in perfetta tenuta da cacciatore: con fucili, munizioni e tuta mimetica, senza avere però la licenza. Resterebbe da capire perché non ha risposto ai richiami del cacciatore che gli ha sparato, che cercava di capire se si trattasse veramente di un cinghiale, come pure restano vaghi molti altri dettagli di una storia fino a ora parecchio intricata. Ma non è di questo che vogliamo parlare. La questione sicurezza durante i periodi di caccia resta una questione alta. “La domenica qui da noi sembra il Libano. Si alternano camionette per la caccia al cinghiale: per un esemplare si muovono in 40. Non dico che ci chiudiamo in casa… ma quasi…non ci sentiamo affatto sicuri… figuriamoci nei boschi”, racconta Lucia, 45 anni, che vive e lavora nella campagna umbra, vicino Gubbio.

E difatti gli episodi di cui parlare sono purtroppo molti, in crescita, nonostante il numero dei cacciatori sia diminuito negli ultimi anni. Per questa stagione autunnale, ricordiamo tra gli altri il bimbo colpito alla schiena nel giardino di casa sua. La cosa ha scatenato una sollevazione contro una vecchia legge – anche da noi ampiamente contestata in questo articolo – che consente l’ingresso nei terreni privati anche senza il permesso del proprietario. E poi c’è stato anche il caso del giovane colpito a un occhio mentre pedalava su una pista ciclabile: anche qui, la responsabilità sembra stare nelle norme. I cacciatori hanno l’obbligo di indossare giubbini ad alta visibilità e segnalare con cartelli la propria presenza, ma anche di operare a distanza di sicurezza da case, animali da compagnia o greggi, sentieri e strade. La pista ciclabile dove è avvenuto il fatto però – teatro già altre volte di simili sciagure – dal punto di vista amministrativo è catalogata “Percorso storico naturalistico” e non pista ciclabile: quindi è aggirato il divieto dei 150 metri della fascia di rispetto.

Infine, il giovane morto. Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, generale di brigata dei Carabinieri scelto da Luigi Di Maio, ha lanciato una proposta: chiudere la caccia la domenica, per permettere a tutti una scampagnata serena nei boschi.

Ha scritto cosi:

Voglio lanciare un appello alle Regioni affinché modifichino fin da subito il calendario in corso e blocchino almeno le battute di caccia (quelle ai cinghiali, le più pericolose e a rischio incidenti) la domenica, quando boschi e monti sono popolati ancora di più di escursionisti, da chi va a funghi, a castagne o semplicemente vuole godersi la Natura senza correre il rischio di morire. Per adesso, con le competenze date al Ministero dell’Ambiente, è quanto si può fare”.

E’ vero: si può rimanere bersaglio in qualsiasi giorno (e la normativa già prevede lo stop nei giorni di martedì e venerdì, anche se festivi). Ma sembra chiaro che il giorno festivo per eccellenza, la domenica, per chi lavora è ideale sia per cacciare sia per fare passeggiate nei boschi, anche se – a chi non fosse addentro al mondo venatorio – sorgono dei dubbi.

Ci sono moltissimi spazi dove fare escursioni, boschi interi liberi dai cacciatori già adesso, ogni domenica. Le aree in cui si può cacciare, infatti, sono ben precise: quindi non è come si vuol far credere. Fare passeggiate in massima sicurezza è oltremodo possibile anche la domenica”, mi dice Luigi, 37 anni, agente immobiliare milanese, cacciatore da due anni (il nome è di fantasia, ndr). “Le zone di caccia sono come cantieri: sono delimitate e chiuse, rese visibili dalle bandiere, e si suona la tromba prima di cominciare. Il capocaccia dà regole precise, e prima di sparare bisogna guardare dove è il proprio compagno, e salutarlo”, rincara Luca Gottardi, cacciatore trentino e autore del libro “Il cacciatore in favola”, una discussa opera per bambini che spiega perché è giusto “uccidere Bambi” (e anche noi qualche cosa a proposito la sappiamo: leggi qui l’intervista al conservazionista Spartaco Gippoliti che spiega perché il male peggiore per l’ambientalismo è stato Bambi e Walt Disney)

Come tutte le cose che vengono fatte sull’orlo dell’emergenza … a caldo… e non ragionate, anche questa sembra un’idea balzana, basata su episodi sporadici e ancora da chiarire … se si fa legge si fa per tutti…” conclude Gottardi.

Dunque da un lato si fa pressione per ampliare i periodi di caccia, visto la preoccupante emergenza ungulati – cioè cinghiali, in primis – che devastano i raccolti e arrivano a invadere i centri abitati, anche spesso caricando gli abitanti (vedi i centri abitati di Genova o Roma, qui la nostra gallery). Dall’altro la paura di essere impallinati. Nel mezzo, sicuramente, tante lacune normative, oltre a una legge vecchia e inappropriata, che forse andrebbero riviste prima di fermare la caccia al cinghiale la domenica. O forse no?

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Tutti gli articoli dell’Inchiesta sulla Caccia

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Il Ministero dell’Ambiente diventa “plastic free”

Le Buone Notizie di Cacao - Mar, 10/02/2018 - 11:10

Una promessa mantenuta quella del Ministro Sergio Costa: il ministero rinuncia alla plastica
Sono iniziati i cambiamenti che renderanno entro il 4 ottobre 2018 il ministero dell’Ambiente Plastic Free.  Il Ministro Sergio Costa lo avevo annunciato il 5 giugno scorso e adesso, attraverso un post pubblicato la scorsa domenica su Facebook, comunica l’avvio concreto al cambiamento green. Così si scrive:
(…) Continua su People For Planet

Maturità e social

Le Buone Notizie di Cacao - Mar, 10/02/2018 - 11:09

Altro che Millenials, gli over 55 sono attivissimi sui social e usano lo smartphone come fosse la caffettiera di casa.
Lo afferma una ricerca commissionata da Amplifon (!) e realizzata da Ipsos che ha analizzato i comportamenti social degli ultra 55enni in diversi Paesi del mondo.
E proprio gli italiani per il 76% risultano inseparabili dai loro smartphone e hanno almeno un account sui social.
Alcuni non ricordano più il perché.
(Fonte: La Stampa)

La mano finta

Le Buone Notizie di Cacao - Mar, 10/02/2018 - 11:08

Stiamo diventando fan dell’anziana Regina Elisabetta di Inghilterra. Dopo che abbiamo sentito la sua risata durante la registrazione del discorso di fine anno, quando l’operatore le ha chiesto di ripetere tutto da capo per colpa di alcuni cinguettii che erano entrati nel microfono, ora si scopre che per fare il suo famoso saluto l’anziana sovrana usa una mano finta. Le mette un guanto e poi la agita a destra e sinistra. Così si riposa.
Grande donna! A quando la prossima?
(Fonte: Corriere.it)

Welcome!

Le Buone Notizie di Cacao - Mar, 10/02/2018 - 11:07

Un bel video di Repubblica racconta dello Sprar (centro di accoglienza per i rifugiati e i richiedenti asilo) di Montesacro a Roma. Si chiama Welcome e ci vivono 4 famiglie. E grazie al lavoro della cooperativa Idea Prisma 82, questo piccolo Sprar non solo non ha creato attriti con i vicini, ma anzi tra tirocini formativi e altre iniziative ha innescato un sistema di scambio virtuoso che coinvolge l'intero quartiere.
#qualcunoglielotelefoniaSalvini
(Fonte: Repubblica.it)
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