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Pfizer ‘Mancano siringhe, non le dosi’ | Bruxelles: no alle frontiere chiuse | Lombardia rossa, Fontana nega errori

People For Planet - Dom, 01/24/2021 - 06:25

Corriere della Sera: L’italiana uccisa a Santo Domingo, killer pagato 3.000;

Il Giornale: Ultima beffa sul vaccino Pfizer ‘Mancano siringhe, non le dosi’;

Il Manifesto: Bruxelles: no alle frontiere chiuse. Si fa avanti il «rosso scuro»;

Il Mattino: Joe Biden sceglie lo zar asiatico;

Il Messaggero: Rallenta la campagna: 1,3 milioni di vaccinati, ma seconda dose solo a 61.882 Video Foto;

Ilsole24ore: Sorpresa. Perché il lockdown non ha ridotto (molto) lo smog;

Il Fatto Quotidiano: Lombardia rossa, Fontana nega errori e accusa Roma. Speranza: “Da loro dati sbagliati, poi rettificati”. Commercianti e sindaci ora vogliono la class action;

La Repubblica: Conte : “Per forniture tagliate, causa ad AstraZeneca”;

Leggo: Antonella, morta a 10 anni dopo una challange su TikTok. Il padre: «Le ho dato io quella cintura»;

Tgcom24: Berlusconi: “Il no di M5S e Pd a un governo di unità nazionale avvicina le elezioni anticipate”;

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L’olio è stanco, anzi esausto!

People For Planet - Sab, 01/23/2021 - 17:00

Si è calcolato che in Italia ogni cittadino produca circa 5 kg all’anno di olio derivante dalla frittura, dalla conservazione di alimenti e dalla cottura dei cibi. Come smaltirlo in modo corretto e sostenibile.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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Come funziona il riciclo dei pannolini?

People For Planet - Sab, 01/23/2021 - 12:00

Pannolini, pannoloni, assorbenti sono rifiuti molto particolari, difficili da riciclare, a Treviso, l’azienda di gestione servizi ambientali Contarina ci sta provando con un primo impianto industriale sperimentale. Scopriamo come si riciclano questi prodotti.

Intervista a Franco Zanata, Presidente di Contarina.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

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La maschera per le mani fai da te contro le screpolature

People For Planet - Sab, 01/23/2021 - 10:00

Come si legge sul canale YouTube di Fanpage.it: Prenditi cura delle tue mani! Con il freddo invernale può capitare di averle secche e screpolate.

Nel video di oggi scoprirai come creare a casa tua una maschera nutriente per avere mani perfette e luminose. Gli ingredienti sono tutti naturali: il miele e lo yogurt nutriranno la pelle idratandola, mentre il succo di limone ti aiuterà a prevenire l’invecchiamento della pelle e a mantenerla elastica. Cosa serve:

  • Un vasetto di yogurt magro;
  • Due cucchiai di miele;
  • Succo di un limone
Fanpage.it

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Napoli: ritrovato dipinto “Salvator Mundi” rubato due anni fa

People For Planet - Sab, 01/23/2021 - 08:00

Il “Salvator Mundi”, dipinto di scuola leonardesca risalente al XV secolo e trafugato circa due anni fa a Napoli, è stato ritrovato in un appartamento partenopeo.

L’opera è stata, quindi, restituita al luogo a cui apparteneva originariamente: la cappella Muscettola, nel museo “Doma” della Basilica di San Domenico Maggiore.

Il proprietario dell’appartamento in cui è stata rinvenuta l’opera è stato arrestato, perché sospettato di aver ricevuto merce rubata.

Il dipinto è stato ritrovato grazie ad una brillante e diligente operazione di polizia“, ​​ha detto all’agenzia di stampa AFP il procuratore di Napoli Giovanni Melillo.

La polizia sta ora indagando sulle circostanze del furto, considerato che non c’è stato alcun segno di irruzione al museo.

È plausibile che si sia trattato di un furto commissionato da un’organizzazione che lavora nel commercio internazionale di opere d’arte“, ha detto Melillo.

Non si sa chi abbia dipinto l’opera d’arte, ma alcuni esperti ritengono che l’autore possa essere uno studente di Leonardo Da Vinci, Giacomo Alibrandi.

Il Salvator Mundi napoletano richiama il più celebre dipinto a cui ispira e ritrae Cristo con una mano alzata, con l’altra che regge una sfera di vetro.

E ora questo tesoro è tornato finalmente a casa!

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Licenziamenti: cosa può succedere dopo il 31/03 | Cancellato il Carnevale di Rio | Garante blocca l’uso di Tik Tok

People For Planet - Sab, 01/23/2021 - 06:25

Corriere della Sera: La ricerca: la variante inglese sarebbe più letale del 30 per cento (e più contagiosa). L’allarme lanciato da Boris Johnson;

Il Giornale: È caos sulla tessera sanitaria: ecco che cosa si rischia adesso;

Il Manifesto: Missione in Bosnia per accertare le nostre responsabilità;

Il Mattino: Il Covid cancella il Carnevale di Rio;

Il Messaggero: Fauci accusa Trump: «Costata molte vite la poca sincerità nella gestione del virus» Video;

Ilsole24ore: Fine del blocco licenziamenti, ecco cosa può succedere dopo il 31 marzo;

Il Fatto Quotidiano: Un nuovo focolaio molto aggressivo è scoppiato in Francia: e se fosse l’ennesima variante?;

La Repubblica: La Lega in Umbria ricomincia la crociata contro l’aborto. L’opposizione insorge;

Leggo: Lombardia zona arancione, la decisione in arrivo: ecco da quando;

Tgcom24: TikTok, Garante privacy dispone blocco immediato dell’uso dei dati degli utenti senza accertamento dell’età;

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Lombardia arancione da domenica “Errore nei dati”

People For Planet - Ven, 01/22/2021 - 18:20

“Abbiamo sempre fornito informazioni corrette”, così il governatore della Lombardia che oggi torna a chiedere la zona arancione di fronte alla clamorosa ammissione di errore del ministero, che potrebbe a breve chiedere la revisione e firmare l’ordinanza che riporterebbe in arancione i lombardi già domenica.

Un errore alla base

Il ministero della Salute ha ammesso di aver sbagliato il calcolo dell’Rt nell’ultimo monitoraggio e sollecitato una nuova valutazione da parte della cabina di regia.

“La Lombardia deve essere collocata in zona arancione. Lo evidenziano i dati all’esame della Cabina di regia, ancora riunita. Abbiamo sempre fornito informazioni corrette. A Roma devono smetterla di calunniare la Lombardia per coprire le proprie mancanze”, ha scritto su Facebook il presidente della Regione, Attilio Fontana.

Il Ministero rimanda alla Regione

Il ministero della Salute replica riferendosi a una nota diffusa ieri dalla stessa Regione Lombardia nella quale era scritto: “I tecnici dell’Istituto Superiore di Sanità e della Direzione Generale del Welfare hanno in corso una interlocuzione e, nelle prossime ore, valuteranno una serie di dati aggiuntivi da parte della direzione Welfare lombarda per ampliare e rafforzare i dati standard già trasmessi nella settimana precedente, ai fini di una rivalutazione in vista della Cabina di regia di venerdì 22 gennaio”.

La Regione aveva presentato un ricorso al Tar per chiedere di uscire dalla fascia rossa e tornare in arancione.

Covid-19, tutta Europa a colori (e solo un angolo della Grecia è verde)

Covid-19, Lombardia: Moratti prova a farci rimpiangere Gallera

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Covid-19, tutta Europa a colori (e solo un angolo della Grecia è verde)

People For Planet - Ven, 01/22/2021 - 17:38

Questa la attuale mappa semaforo dell’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) che l’UE utilizza come linea guida per i paesi ad alto rischio (in rosso) da cui i viaggi dovrebbero essere limitati. Non ci sono più paesi verdi (sicuri) in tutta Europa, ad eccezione di un angolo della Grecia, L’Epiro e le isole dello Ionio, nelle Cicladi e Dodecaneso. Il resto della Grecia si trova in “zona arancione”. Norvegia e Finlandia arancioni. Per il resto è un profondo rosso.

Il calcolo dei colori

I colori sono stabiliti in questo modo: verde se il tasso di notifica di 14 giorni è inferiore a 25 casi su 100.000 e il tasso di positività del test inferiore al 4%. Arancione se il tasso di notifica di 14 giorni è inferiore a 50 casi per 100.000 ma il tasso di positività del test è del 4% o superiore o, se il tasso di notifica di 14 giorni è compreso tra 25 e 150 casi per 100.000 e il tasso di positività del test è inferiore al 4%. Rosso se il tasso di notifica di 14 giorni è 50 casi ogni 100000 o superiore e il tasso di positività del test è del 4% o superiore o se il tasso di notifica di 14 giorni è superiore a 150 casi ogni 100000. Grigio se le informazioni sono insufficienti o se il tasso di test è inferiore a 300 casi su 100.000.

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Air India: il primo volo pilotato da sole donne è anche green!

People For Planet - Ven, 01/22/2021 - 16:40

Il Boeing 777 di Air India ha percorso 8.600 miglia per 17 ore senza mai fermarsi, percorrendo la tratta San Francisco – Bengaluru, sorvolando il Polo Nord.

Un’impresa unica. Oltre a trattarsi del primo volo commerciale senza soste della compagnia di linea indiana, l’aereo è stato guidato da 4 donne pilota: il comandante Zoya Aggarwal assieme a Papagiri Thanmai, Akansha Sonaware e Shivani Manhasche sono entrate a far parte della storia, contribuendo ad accorciare il gap di genere radicato nella nostra società, non soltanto nel campo dell’aviazione.

Un’inversione di rotta nelle convenzioni di genere

Ad attendere l’AI-176 all’aeroporto di Kempegowda una folla stava attendendo le 4 eroine, simbolo di un’inversione di rotta nelle convenzioni di genere.

Nell’immaginario comune, infatti, le cabine di pilotaggio sono popolate esclusivamente da uomini, mentre alle donne è riservato il ruolo delle assistenti di volo.

Basti pensare che solo il 5% delle donne sono piloti, mentre è di sesso femminile l’80% degli assistenti di volo in tutto il mondo.

In questo panorama di disuguaglianze, l’India si pone in controtendenza, con un 12% dei piloti che sono donne: è la percentuale più alta al mondo.

In queso senso Papagari, pilota da più di dieci anni, è ottimista, convinta che il volo 176 abbia invertito la rotta e concesso alle donne di tutto il mondo di uscire dagli schemi precostituiti.

Ormai tra noi e gli uomini non c’è più alcuna differenza, – ha dichiarato il comandante Papagari alla Cnnsiamo viste come piloti“.

Quando le 4 donne-pilota sono arrivate al gate dopo 17 ore di volo, hanno alzato il pollice, soddisfatte e fiere dell’impresa portata a termine.

Questo momento storico è stato immortalato in una foto pubblicata su Twitter con l’hashtag #womanpower, per festeggiare il doppio record!

Due record in un solo colpo

Oltre ad essere il primo volo commerciale e il più lungo in assoluto, pilotato da donne, il Boeing 777 è stato il primo volo della compagnia indiana ad aver raggiunto un obiettivo green, con un risparmio di 10 tonnellate di carburante.

Una rotta eccezionale, un aereo che ha sorvolato il Polo Nord durante 17 ore ininterrotte di viaggio e che ha richiesto più di un anno di preparazione perché il comandante Zoya Aggarwal si abituasse a durata del viaggio, radiazioni solari e conoscenza delle piste di atterraggio.

Una buona notizia in un mare di negatività!

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7 regole per una vita infelice

People For Planet - Ven, 01/22/2021 - 15:00

Oggi, con Elle Growth, parliamo di un esercizio super utile ad acquisire consapevolezza! Quali sono le regole per vivere una vita infelice? vi anticipiamo le prime due di Elle:

  1. Andare a dormire tardi;
  2. Continuare a lavorare anche quando si è stanchi.

Scopriamo insieme nel video quali sono le abitudini da lasciarsi alle spalle per vivere meglio la giornata e, addirittura, la vita!

Elle Growth

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Ogni anno si sperpera oltre un terzo del cibo prodotto per il consumo umano

People For Planet - Ven, 01/22/2021 - 12:00

«OLTRE ALLE QUESTIONI ETICHE E AL DANNO ECONOMICO, VI È ANCHE UN GRAVE DANNO AMBIENTALE, CON 4,8 MILIARDI DI TONNELLATE DI CO2 CAUSATE DALLO SPRECO» AVVERTONO GLI ANALISTI DI WOIRNET.ORG.

Nei Paesi più industrializzati, come l’Italia, si tratta per l’80% di alimenti gettati via dai consumatori e per il 20% di scarti del processo di produzione e di trasporto. A metterlo in evidenza è la World Organization for International Relations (WOIR).

«Oltre alle questioni etiche ed all’ingente danno economico, lo spreco di cibo porta anche ad un irreparabile danno ambientale. A livello globale, lo spreco alimentare è infatti responsabile di 4,8 miliardi di tonnellate di gas serra emesso nell’atmosfera e di un consumo di acqua pari a 180 miliardi di metri cubi» sottolinea Alejandro Gastón Jantus Lordi de Sobremonte, presidente e segretario generale della World Organization for International Relations.

Ci sono già oltre 20 Paesi ad alto rischio se non si interviene tempestivamente per scongiurare carestia e fame acuta. Paesi come lo Yemen, già fiaccato dalla guerra civile e dall’invasione di locuste che ne distruggono i raccolti.Ma il “triangolo rosso” —quello più critico— questa volta parte dal Burkina Faso, dalla Nigeria Nordorientale e dal Sudan del Sud, riportando alla memoria la situazione estrema che nel 2011 si determinò in Somalia, dove morirono oltre 260 mila persone.

«Non possiamo e non dobbiamo permettere che questo possa accadere nuovamente: dobbiamo agire subito per evitare perdite umane irragionevoli» commenta Viola Lalapress officer della WOIR.

«Ridurre le perdite e gli sprechi alimentari è essenziale —aggiunge Viola Lala— perché ogni anno si sprecano 1,4 miliardi di tonnellate di generi alimentari con un costo di circa 800 miliardi di dollari per l’economia globale».

«Certo l’umanità ha fatto grandi progressi nella riduzione della fame. Rispetto ai primi degli Anni Novanta —seppure vi sia stato l’aumento di quasi 2 miliardi della popolazione mondiale— sono ben 300 milioni le persone che non soffrono più la fame» puntualizza Alejandro Gastón Jantus Lordi de Sobremonte.

«Ma ancora oggi si contano 850 milioni di uomini, donne e bambini che soffrono di denutrizione in ben 55 Paesi. Stiamo parlando di 150 milioni di persone che soffrono di insicurezza alimentare acuta e —nonostante gli sforzi— di 700 milioni le persone che vanno a letto quasi sempre a stomaco vuoto» conclude il presidente e segretario generale della WOIR.

La World Organization for International Relations afferma dunque la necessità improrogabile di cambiamenti radicali nel modo in cui le società producono e consumano. E per questo proclama il 2021 “Anno Internazionale dell’Alimentazione”, sottolineando la necessità di focalizzare l’attenzione dei governi e dell’opinione pubblica su una tematica così importante per la sopravvivenza dell’intero pianeta.

L’obiettivo dell’Organizzazione Mondiale per le Relazioni Internazionali (WOIR) è oggi quello di unirsi agli sforzi della  Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) e del World Food Programme (WFP) per mettere fine alla fame entro il 2030, raggiungendo la sicurezza alimentare, migliorando la qualità della nutrizione e promuovendo l’agricoltura sostenibile così come previsto dalla nuova Agenda 2030 sottoscritta dai Paesi delle Nazioni Unite.

«Attraverso questa politica “Fame Zero” propugnata da WoirNet.org insieme all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura ed al Programma Alimentare Mondiale, si potrà arrivare anche ad una minore deforestazione ed alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, fermando così l’innalzamento delle temperature sotto i 2° C, il punto limite oltre il quale si avranno effetti catastrofici sull’ambiente mondiale» enfatizza Viola Lala.

Fonte: AJ-Com.Net

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I nuovi sintomi del Covid | Pechino scuole chiuse fino al 1° marzo | Sfida su TikTok , per bimba di 10 anni morte cerebrale

People For Planet - Ven, 01/22/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Lingua da Covid e anomale ulcere in bocca: i nuovi sintomi del coronavirus;

Il Giornale: Colpiscono le nostre case. Arriva la patrimoniale? Cosa ci aspetta davvero;

Il Manifesto: Il governo prepara l’esposto contro Pfizer: «Intervenga l’Ue»;

Il Mattino: Attentati a Baghdad, tornano i kamikaze;

Il Messaggero: Pechino chiude scuole a asili fino al 1° marzo: la battaglia contro il Covid non è finita;

Ilsole24ore: Lagarde fredda sulla ripresa frena le Borse europee. Spread sale a 117 – Cosa potrebbe far cambiare il piano Bce – Autogrill, aumento da 600 milioni: il titolo crolla – Autostrade, ecco il nuovo piano;

Il Fatto Quotidiano: Lorenzo Cesa indagato in un’inchiesta di ‘ndrangheta. I pm: “Connubio diabolico tra politici e imprenditori”. Arrestati in 48. Uno diceva: “Ero al compleanno di B.”;

La Repubblica: “Le riammissioni dei migranti in Slovenia sono illegali”: il Tribunale di Roma condanna il Viminale;

Leggo: Blackout challenge su TikTok, morte cerebrale per una bambina di 10 anni. Si è legata una cintura alla gola. Cos’è il «gioco del soffocamento»;

Tgcom24: Recovery Plan, l’Italia ha consegnato la bozza alla Commissione Ue;

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10 abitudini minimaliste da cui prendere spunto

People For Planet - Gio, 01/21/2021 - 19:00

Come si legge sul canale YouTube di Lemon Couple: Come abbiamo detto in altri video sul minimalismo, sono le nostre abitudini a definire chi siamo nella nostra vita. Prendere coscienza delle nostre abitudini e modificarle nella nostra quotidianità.

Il minimalismo è un viaggio al quale è difficile mettere un traguardo ed il bello di tutto ciò è godersi il viaggio durante il nostro percorso di crescita. Ecco le 10 abitudini che noi stiamo cercando di integrare giorno dopo giorno nelle nostre vite:

  1. decluttering
  2. non paragonarsi
  3. riordinare
  4. essere grati
  5. digital decluttering
  6. acquisti intelligenti
  7. godersi lo spazio
  8. dire di no
  9. budget minimalista
  10. godersi il percorso

Ecco spiegate nel video

Lemon Couple

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Navalny mostra il “palazzo segreto” di Vladimir Putin

People For Planet - Gio, 01/21/2021 - 15:30

Il palazzo di Putin, foto tratte dal documentario realizzato e messo in rete da Navalny, oppositore al regime recentemente avvelenato e animatore di una fondazione contro la corruzione in Russia.

Questo Documentario, visto da più di 20 milioni di persone, mostra una proprietà di più di 7 milioni di metri quadrati con decine di migliaia di metri quadrati di costruzioni che comprendono una villa da più di 7mila mq, al cui interno c’è un teatro, un night, un piccolo casinò, un bar, saloni e camere da letto arredate con sfarzo imperiale e incredibilmente di cattivo gusto.

Roba da petrolieri arricchiti.

Nella proprietà c’è poi di tutto; una casa per il the con ponte lungo 80 metri, un tunnel per raggiungere la spiaggia che può essere usato come bunker, una dacia, impianti sportivi, varie casette probabilmente per la servitù, antenna radio alta decine di metri, capannoni immensi.

Il cancello che dà accesso alla proprietà è la copia di quello del palazzo dello zar di San Pietroburgo. Il tutto costato la modica cifra di 1,1 miliardi di euro.

Qui il documentario

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La cura delle ferrovie a base di biometano

People For Planet - Gio, 01/21/2021 - 14:00

Il primo è rappresentato dalle sua formula: CH4. Una molecola di carbonio e quattro d’idrogeno. Quindi quando lo bruciamo per estrarre energia usiamo le quattro molecole d’idrogeno e “buttiamo” quella singola di carbonio – che in precedenza era sotto terra – creando gas serra. Ma non basta: il nostro CH4, infatti, ha anche un altro vizio. Se immesso direttamente nell’atmosfera ha un fattore di riscaldamento globale (GWP) pari a 28 su una scala di cento anni. Tradotto: un grammo di metano immesso nell’atmosfera senza essere utilizzato riscalda il Pianeta quanto 28 grammi di CO2. Quindi se valutiamo la filiera del metano fossile considerando sia la combustione sia le perdite potremmo arrivare alla conclusione, dati alla mano, che il risparmio sotto al profilo del riscaldamento globale non sia grande.

Tutto dipende dalla fonte

Se al posto del metano fossile parliamo di biometano le cose cambiano radicalmente. La formula è sempre la stessa, CH4, ma il bilancio molto diverso. La molecola di carbonio che ci avanza e che immettiamo nell’ambiente, infatti, era già presente nell’atmosfera ed è stata sequestrata dalla vegetazione che è alla base della filiera del biometano grazie al processo di fotosintesi, mentre le perdite sono molto inferiori visto che il nostro CH4 bio si sviluppa al chiuso in processi anaerobici – privi d’aria – e compie una strada molto meno lunga rispetto ai gasdotti del metano fossile che misurano spesso migliaia di chilometri. Il CH4 bio, infatti, è a filiera corta, viene prodotto vicino alle fattorie o alle fabbriche dove si lavorano gli scarti alimentari ed è distribuito spesso a poche decine di chilometri di distanza anche se si stanno realizzando compressori che consentono la distribuzione negli autoveicoli a ridosso della produzione. In un prossimo futuro, per esempio, potrebbe essere normale fare il pieno di biometano a ridosso del digestore e nei pressi dell’azienda agricola, andando a realizzare così una filiera di pochi metri.

Elettroni di riserva

Già, e della trazione elettrica cosa ci facciamo? La useremo di sicuro, ma come tutto ciò che ha a che fare con le sfide ambientali e climatiche la soluzione non sarà una sola. Se l’elettrico già oggi è maturo per la micro mobilità, dal monopattino allo scooter passando per la bicicletta elettrica, lo sarà a breve per le autovetture. Quando pensiamo alla mobilità pesante, come quella delle merci legata agli autocarri e a quella navale l’utilizzo dell’elettrico si allontana di molto. La fisica infatti è severa maestra. Per spostare mezzi di quella portata sarebbero necessarie grandi quantità di batterie che a loro volta pesano e consumano energia per essere messe in movimento. In pratica la densità energetica degli accumulatori è ben distante dal nostro CH4 che se impiegato nella sua versione bio permette a questi mezzi di muoversi in maniera rinnovabile con le stesse performance dei combustibili fossili.

Treno gasato

Ma c’è un altro mezzo che a sorpresa impiegherà il biometano: il treno. Il gas sostituirà gli elettroni? No, non è così. Un recente accordo tra Ferrovie dello Stato, Snam e Hitachi Rail, porterà in Italia la sperimentazione che punta alla conversione della flotta di motrici non elettriche che ora sono alimentate a gasolio. La sperimentazione partirà con la conversione di due motrici, successivamente saranno individuati altri mezzi. L’alimentazione potrà essere a metano liquefatto (LNG) oppure compresso (CNG). Si tratta di due tipi diversi di immagazzinamento della nostra molecola di CH4, la prima consente una maggiore autonomia visto che il gas ha una “densità” maggiore e quindi contiene più energia. E i vantaggi ci saranno già utilizzando la versione fossile del CH4 visto che saranno azzerate le polveri sottili e ridotte del 20% le emissioni di CO2. Il tutto considerando la parte finale della filiera del metano come abbiamo specificato. Successivamente, quando sarà pronta la filiera esclusiva del biometano le emissioni climalteranti saranno ridotte a zero. Senza contare l’aspetto economico. L’applicazione su larga scala di questa pratica consentirebbe alle Ferrovie dello Stato di risparmiare circa 2,5 milioni di euro sull’acquisto del carburante. La conversione delle motrici, intervento che non è particolarmente aggressivo, ne allunga anche il ciclo di vita diminuendo i costi ambientali che si dovrebbero sostenere nella realizzazione di nuove motrici. E in Norvegia puntano alle grandi distanze. C’è il progetto di biometanizzare la ferrovia più lunga della Norvegia, la Nordlandsbanen, che conta ben 700 chilometri, in zone non esattamente ospitali, mentre treni alimentati a bio CH4 stanno arrivando negli Stati Uniti e in Russia. Il motivo è semplice: per elettrificare queste linee bisogna sia creare l’infrastruttura aerea, sia quella di distribuzione dell’elettricità e in alcuni casi anche le centrali di produzione.

H2 in arrivo

Ma l’impiego del metano, anche bio, potrebbe aprire la porta anche ad altre soluzioni. Motrici elettriche potrebbero essere convertite a CH4 con la conversione delle nostre molecole di gas in elettricità attraverso delle celle a combustibile. Ciò consentirebbe ai mezzi ferroviari alimentati dagli elettroni “catturati” dalle linee aeree di muoversi con disinvoltura anche sulle linee non elettrificate, risparmiando le risorse economiche e ambientali che dovrebbero essere impiegate nella realizzazione delle linee elettriche aeree. Il tutto realizzando una sperimentazione per utilizzare idrogeno puro che altro non è che una molecola di CH4 divisa in due e senza il carbonio. L’H2. Fantascienza. Non esattamente.
Sulle linee ferroviarie tedesche, infatti, circola il primo treno esclusivamente a idrogeno dal cui scarico esce solo vapore acqueo. Certo, allo stato attuale l’utilizzo dell’idrogeno è ancora poco pulito, visto che oggi questo gas è al 99% prodotto da fonti fossili. In futuro sarà possibile usare, per la produzione dell’H2, energia elettrica da fonti rinnovabili che non viene utilizzata all’istante o stoccata nei sistemi d’accumulo.

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Instancabile Biden: 17 provvedimenti in meno di due ore

People For Planet - Gio, 01/21/2021 - 12:46

Operativo già da subito con ben 17 decreti nel giro di due ore. Così inaugura la scrivania Joe Biden, nuovo Presidente degli Stati Uniti, con un’amministrazione che a suo stesso dire “tocca il suolo per la prima volta e già corre”. Due i filoni che percorrono i 17 decreti, uno, l’urgenza di cancellare le misure più controverse introdotte dal presidente Donald Trump, una su tutte, quella sulla mascherina, che con Biden diventa obbligatoria nelle aree di giustizia federale, dai palazzi governativi ai mezzi di trasporto che attraversano tutti gli Stati Usa. L’altro filone è invece quello che definisce già da ora il nuovo orientamento presidenziale in materia di giurisdizione federale.

Di particolare importanza sono poi due provvedimenti internazionali che fanno sì che l’America torni a sedersi ai tavoli in materia di ecologia e sanità, con Biden, infatti, gli Stati Uniti tornano negli accordi di Parigi sulla lotta al cambiamento climatico e nell’Organizzazione mondiale della sanità.

E sempre in materia ambientalista spicca poi il decreto che blocca la costruzione dell’oleodotto Keystone Xl che deve collegare il Canada al Golfo del Messico, decisione, questa, che ha però provocato malumori da parte del premier canadese Trudeau.

Attesissimi i due decreti sull’immigrazione: l’uno cancella le restrizioni all’ingresso che discriminavano i cittadini da nazioni islamiche (Muslim Ban); l’altro, invece, tutela gli immigrati clandestini che arrivarono negli Stati Uniti da bambini, i cosiddetti Dreamers (“sognatori”) che già Barack Obama aveva deciso di proteggere, escludendoli dall’obbligo di espulsione.

Vista l’emergenza Covid, non potevano mancare provvedimenti di carattere sociale legati alla crisi economica da lockdown, uno su tutti, la proroga della moratoria sia sugli sfratti sia sui pagamenti d’interessi per i prestiti agli studenti. Giorni proficui per il Presidente.

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Lancet: Brescia 1° in Europa per mortalità da smog

People For Planet - Gio, 01/21/2021 - 10:52

Torino e Milano sono al top della classifica europea – rispettivamente 3a e 5a – quanto ad incremento di mortalità da biossido di azoto, gas che deriva principalmente dal traffico e in particolare dai veicoli diesel. Moltissime città della Pianura Padana subiscono il più grave impatto a livello europeo per la cattiva qualità dell’aria, prima fra tutte l’area metropolitana di Milano, 13esima in classifica quanto a impatto del particolato sottile. Agire su questo problema come hanno fatto le città del Nord Europa, e più di recente capitali quali Londra, Parigi o Barcellona, significherebbe eliminare il 9% delle morti premature in Italia, ovvero 3.967 decessi l’anno.

Brescia prima: Bergamo, Vicenza Saronno e Milano a ruota

La nuova classifica pone inoltre Brescia, Bergamo e Vicenza rispettivamente al primo, secondo e quarto posto a livello europeo quanto a rischio di morire a causa dell’inquinamento da particolato e assegna alla “Leonessa d’Italia”, Brescia, con il 15%, la più elevata percentuale di mortalità attribuibile a questo inquinante.

Lo dice un nuovo studio pubblicato oggi su The Lancet Planetary Health, che stima il tasso di mortalità legato all’inquinamento da particolato sottile (PM2.5) e biossido di azoto (NO2) in 1000 città europee. Lo studio è stato condotto dal Barcelona Institute for Global Health (ISGlobal), in collaborazione con i ricercatori del Swiss Tropical and Public Health Institute (Swiss TPH) e dell’Università di Utrecht. Ben 18 fra le prime 100 città nella classifica del biossido di azoto sono italiane.

Il confronto impietoso

La ricerca ha anche classificato e paragonato l’impatto subito dalla popolazione delle città più inquinate con quello molto inferiore che si verificherebbe alle concentrazioni misurate nelle città più pulite, per la maggior parte in Nord Europa. Se per esempio Milano avesse i livelli di NO2 di Tromso (Norvegia) si eviterebbero ogni anno 2.271 morti premature (circa il 6% del totale). 

Oltre 1000 morti a Roma e a Napoli

In generale, i risultati rivelano che ogni anno possono essere evitate, rispettivamente, 51.000 e 900 morti dovute al PM2.5 e all’NO2 se in tutte le città oggetto dello studio venissero rispettate le Linee guida sulla qualità dell’aria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Secondo la ricerca, se Napoli e Roma rispettassero a loro volta i limiti dell’OMS per il PM2.5 ogni anno si risparmierebbero, rispettivamente, 1.352 e 1.029 vite umane.

Le cause? Traffico e riscaldamento, soprattutto a legna o pellets

I ricercatori evidenziano che la maggiore mortalità da PM2.5 si verifica dove al particolato che proviene de scarichi e abrasione di freni e pneumatici si aggiunge quello dei combustibili solidi utilizzati per riscaldare gli edificiA livello europeo fra le prime 100 città per rischio da esposizione al PM2.5 ben il 37% è sito in Italia. “Ogni anno in Italia muoiono migliaia di persone per l’inquinamento atmosferico e, nonostante questo, è Governo, regioni e sindaci sembrano immoti. Questa ricerca dimostra il problema va affrontato subito, a partire dal PNRR, che deve mettere al centro dell’azione del paese le città e la mobilità delle aree metropolitane”, ha commentato Anna Gerometta, Presidente dell’Associazione Cittadini per l’Aria Onlus. “Ancora una volta emerge poi chiaro che è indispensabile, almeno nelle aree di pianura dove si violano i limiti per il particolato, imporre il divieto all’uso di legna e pellet per riscaldare le case”.

“Nessuna soglia è sicura”

Mark Nieuwenhuijsen, direttore dell’Urban Planning, Environment and Health Initiative in ISGlobal e co-autore dell’articolo, ha precisato: “Il nostro studio dimostra che non esiste una soglia di esposizione sicura al di sotto della quale l’inquinamento atmosferico è innocuo per la salute. La legislazione europea attualmente in vigore non è sufficiente a proteggere la salute dei cittadini. Per questo motivo i livelli massimi di NO2 e PM2.5 consentiti dalla legge andrebbero rivisti”. 

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Vendita al dettaglio: senza dati sui clienti non posso valutare la customer experience

People For Planet - Gio, 01/21/2021 - 10:00

Centri silenziosi, vie della moda deserte, centri commerciali vuoti, negozi che abbassano le saracinesche. Uno scenario che fino a qualche anno fa sembrava impossibile immaginarsi ma che oggi, dopo il knock out delle chiusure forzate per effetto della pandemia, è realtà! La causa, però non è solo il Covid! Il virus ha solo avuto l’effetto di accelerare un processo di consapevolezza.

Il settore della vendita al dettaglio è totalmente cambiato e, come in ogni altro settore, chi non si adatta è destinato al fallimento. Perché in un mondo in cui uno shop viene scelto basandosi su un giudizio osservato sino all’ultima virgola vi è la necessità di rendersi conto che ciò che differenzia un rivenditore da un altro è la customer experience, cioè l’esperienza complessiva che i clienti vivono durante tutta la loro relazione con l’azienda.

I vecchi concetti di marketing, assorbiti solo teoricamente dagli imprenditori, ribadiscono che la strada da percorrere è quella di essere la fonte per risolvere il problema dei clienti o di regalare un’emozione piacevole o ancora di aver rettificato una ingiustizia. Ma dalla teoria alla pratica c’è di mezzo l’organizzazione della cassetta degli attrezzi dell’imprenditore che presenta una enorme lacuna: non si raccolgono ed elaborano i dati dei clienti (anche potenziali).

I dati dei clienti, infatti, sono l’elemento essenziale per migliorare la customer experience. Non solo dati anagrafici o relativi agli acquisti già effettuati ma è necessario conoscere anche le connessioni emotive (ad esempio quella relativa alla coda per entrare nel negozio), le risposte ai desideri più reconditi (ad esempio il processo di restituzione dell’oggetto acquistato), per la vendita al dettaglio del futuro.

Immaginiamo un concessionario automobilistico che vende auto personalizzabili in tutto. Le infinite opzioni del colore, della finitura, delle motorizzazioni, dei servizi integrati, ecc. portano il consumatore a pensare e ripensare sin quando sceglierà l’opzione più semplice: non comprare affatto.

Ancora una volta chi ha, invece, la possibilità di utilizzare i dati potrà restringere il campo delle opzioni per offrire un prodotto mirato al singolo e convincere i consumatori della necessità di dover vivere quel tipo di esperienza e prima ancora di educarli sui benefici di quella esperienza. E poi, dopo l’acquisto, capire se quel tipo di esperienza lo ha soddisfatto!

Ciò che il consumatore desidera è che tu anticipi le sue esigenze in un modo che non può articolare da solo. Pertanto, il rivenditore di domani potrebbe avere meno articoli e maggiore attenzione al cliente. E questo potrebbe essere un vantaggio, perché meno prodotti da supportare significa un budget inferiore.

In sintesi la customer experience inizia molto prima che il cliente metta piede all’interno del negozio e finisce molto dopo. Non dimentichiamo che, negli ultimi 10 anni, ci sono stati tre fondamentali cambiamenti di contesto che spesso gli imprenditori fanno fatica a considerare.

Innanzitutto bisogna fare i conti con il forte incremento della comunicazione. Siti di recensioni come TrustPilot e TripAdvisor rendono certo che ogni qualvolta qualcuno parla di una brutta esperienze, le persone si allontanano sempre più anche da ciò che gli viene consigliato da amici e parenti.

In secondo luogo occorre tener presente l’aumento del numero di canali. L’immediatezza del mobile può fare la fortuna o distruggere, ad esempio, un film nel momento in cui viene proiettato per la prima volta, semplicemente attraverso i commenti scritti persino mentre si è seduti in sala per la visione.

Infine è sicuramente aumentata la percezione delle aspettative. Siti come Amazon dimostrano come dovrebbe essere realizzato un servizio al consumatore ed i clienti sono meno disposti che mai a sopportare un servizio scadente. Un dato, quindi, è certo: i consumatori di domani non continueranno a fare shopping negli stessi rivenditori d’oggi. Ma gli imprenditori, soprattutto i piccoli, non vogliono accettarlo.

Nei processi di riorganizzazione di imprese del settore della grande distribuzione che mi sono trovato ad interfacciare in questi ultimi anni ho riscontrato, quasi sistematicamente, che i rivenditori di oggi non sanno chi sono i loro clienti o, quando li riconoscono, sanno solo una piccola parte di loro che è ancora peggio visto che, in tal modo, non si riesce a capire quali sono i loro desideri reali, di avere, insomma, il quadro completo.

In conclusione, ciò che il cliente si aspetta e desidera sta cambiando rapidamente. I migliori rivenditori di domani saranno, almeno un po’, come i migliori rivenditori del lontano passato. Venderanno un chiaro vantaggio, in un modo divertente, che risolve una situazione riconosciuta dal cliente. E lo faranno ovunque il cliente desideri fare acquisti, sia che si tratti di un centro commerciale che di uno store virtuale. Il domani è qui, è tempo di iniziare però.

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Primi 100 giorni di Biden, cosa farà? | Paura privacy: è fuga da Whatsapp | Morti per polveri sottili: Brescia e Bergamo prime in EU

People For Planet - Gio, 01/21/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Nuovo Dpcm, sì alle seconde case ma bisogna essere i proprietari (o affittuari): «Non vale se è di un parente»;

Il Giornale: Paura per la privacy: in fuga da Whatsapp;

Il Manifesto: Mimmo Lucano: «Bene de Magistris, ma solo uniti si vince»;

Il Mattino: L’azzurro Di Giorgio squalificato: doping;

Il Messaggero: Israele, siero debole: «Positivi 12mila vaccinati». Ritirati lotti in California Ritardi Pfizer, piano da cambiare;

Ilsole24ore: Dall’economia al clima, cosa farà Biden nei primi cento giorni alla Casa Bianca;

Il Fatto Quotidiano: Vaccini Covid, il governo attiva l’Avvocatura. Pfizer: “Rispettiamo gli impegni sulle dosi”. Land tedesco costretto a stop: “Fiale finite”;

La Repubblica: Trump grazia il suo ex stratega Bannon. Niente “perdono” per Assange e Snowden;

Leggo: Esplosione in centro a Madrid: distrutto un palazzo, almeno tre morti VIDEO. Le prime FOTO dell’edificio sventrato;

Tgcom24: Brescia e Bergamo prime in Europa per morti da polveri sottili;

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Deliveroo crescono ordini plastic-free: 88% senza posate usa e getta

People For Planet - Mer, 01/20/2021 - 19:00
  • Aumentano gli ordini effettuati nel 2020 senza ricevere forchette, cucchiai e coltelli usa e getta: +5% rispetto al 2019
  • Deliveroo è stata la prima piattaforma in Italia a introdurre l’opzione “no posate”, in linea con le iniziative in materia di ambiente e sostenibilità
  • La “provincia” italiana si scopre green: centri di piccole e medie dimensioni nella TOP10 delle città più sensibili al tema della sostenibilità

Milano, 20 gennaio 2021. Plastica, addio. Aumentano gli ordini su Deliveroo effettuati senza richiedere, insieme al cibo ordinato, le posate in plastica: nell’anno appena trascorso sono stati infatti quasi l’88%, per un aumento del 5% rispetto al 2019

Deliveroo è stata la prima piattaforma di food delivery in Italia ad introdurre, nel giugno 2017, l’opzione “no posate”. Questa funzione dà la possibilità ai clienti di non richiedere, al momento dell’ordine, forchette, cucchiai e coltelli usa e getta. Un’iniziativa che fin da subito ha riscosso un grande successo tra gli utenti della piattaforma leader dell’online food delivery e che rientra nell’ambito di un impegno più ampio a favore del riciclo e della riduzione della quantità di rifiuti.

L’impegno per l’ambiente è parte del DNA di Deliveroo” ha detto Matteo Sarzana, General Manager di Deliveroo Italia. “Vogliamo farlo insieme ai nostri consumatori e ai ristoranti partner, che sono direttamente coinvolti nelle attività sviluppate a favore della sostenibilità. Oltre a dare la possibilità ai nostri clienti di non ricevere le posate in plastica, consumatori e ristoratori sono stati protagonisti delle campagne sul riciclo e la riduzione dei rifiuti promosse nei mesi scorsi a Milano, in collaborazione con AMSA, e a Brescia con Aprica. E’ un impegno che vogliamo portare avanti anche nel 2021, per fare di Deliveroo una presenza sempre più positiva per le comunità e nei territori nei quali operiamo”.

Ma quali sono state le città più sensibili alla riduzione della plastica? Confrontando gli ordini effettuati senza ricevere le posate usa e getta rispetto al volume totale degli ordini, è la “provincia” italiana a distinguersi nella TOP10 delle città più green del 2020. Tra queste troviamo infatti centri di piccole e medie dimensioni come Bassano del Grappa e San Donà di Piave in Veneto, Casalpusterlengo in Lombardia, Guidonia nel Lazio, Piombino e Cecina in Toscana, Città di Castello in Umbria, Chieri in Piemonte, Enna in Sicilia e Gioia Tauro in Calabria.

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