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C’è un ristorante a New York che assume nonne invece di chef

People For Planet - Sab, 11/10/2018 - 04:17

La domenica a pranzo dalla nonna, i tortellini fatti in casa (sempre dalla nonna), le ricette (anche quelle) sono della nonna. Saperi culinari che si trasmettono di generazione in generazione, ma che partono sempre dalle nonne, custodi di un sapere antico e popolare, genuino, fatto di esperienza: è questa l’idea che ha mosso Jody Scaravella quando nel 2011 ha deciso di aprire il suo ristorante Enoteca Maria a Staten Island, a New York, e di mettere delle nonne italiane al posto dei cuochi professionisti.
Non si tratta di una scelta di mero business, ma di un progetto nato dalla personale esperienza del proprietario. Non a caso, nel suo vissuto c’è una figura importante di nonna italiana: «Mi ricordo di lei quando andava al supermercato portandosi il carrello: si fermava al banchetto delle verdure e mordeva una mela o assaggiava una ciliegia, e se era buona comprava, altrimenti la sputava per terra con un’espressione disgustata in viso», scrive Jody sul sito dedicato al ristorante. «Ero colpito del fatto che nessuno mai se ne lamentasse ma dopotutto lì la conoscevano tutti».
La nonna di Jody non era soltanto la protagonista di episodi simpatici al mercato, ma anche la portatrice di una tradizione culinaria forte, quella italiana. Una passione che poi ha trasmesso al nipote e che ha lasciato un segno. Jody Scaravella, infatti, decide di aprire un ristorante valorizzando proprio questi saperi antichi, consapevole che è proprio lì che risiedono i valori della buona cucina. Dunque nel 2011 nasce Enoteca Maria e ai fornelli ci sono delle nonne. Tutte italiane.

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Italia e rischio idrogeologico: con la collaborazione di tutti si può salvare il territorio

People For Planet - Sab, 11/10/2018 - 01:31

A luglio di quest’anno l’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha pubblicato un report in cui segnalava che in Italia il 91% dei Comuni è a rischio idrogeologico. Semplificando, significa che il 91% dei Comuni italiani sorge su un suolo che ha il rischio di diventare instabile dopo periodi particolari, ad esempio forti piogge. (Abbiamo parlato del rapporto 2018 in maniera dettagliata in questo articolo).

Ispra questa estate segnalava che 7 milioni di persone in Italia vivono in zone vulnerabili. Ad essere in pericolo non sono solo le case, ma anche le industrie e i monumenti. Alcune Regioni hanno poi ben il 100% dei propri Comuni in zone a rischio.

Se le cifre sono così grosse, vuol dire che è un fenomeno che interessa tutti e che tutti i cittadini italiani, anche chi vive in città, possono potenzialmente essere coinvolti in problemi conseguenti a frane, alluvioni, smottamenti di vario tipo, come dimostra la cronaca di questi giorni.

Anche l’abbandono dei territori, come ad esempio quelli di montagna, favorisce i processi di dissesto, incendi, accumulo di detriti nei corsi d’acqua… tutto ciò può infatti accadere dove si perde la custodia, la manutenzione e il monitoraggio del suolo.

Da pochi giorni il sindacato degli agricoltori Coldiretti Uncem, l’Unione nazionale dei Comuni, Comunità ed Enti montani hanno stretto un accordo con lo scopo di mantenere vivo il controllo sul suolo montano, contrastando l’erosione dei terreni e la desertificazione, “favorendo servizi di vigilanza e di soccorso in caso di calamità naturali nei territori di montagna che negli ultimi 20 anni – spiegano in un comunicato – hanno perso più di un’attività agricola su due con la scomparsa di oltre 300 mila aziende agricole”.

Per farlo si cercherà di presidiare il territorio ma anche – necessariamente – di valorizzarlo. Ricordano da Coldiretti che nei borghi di montagna nascono molte delle specialità enogastronomiche nazionali, dei vini più pregiati e delle eccellenze riconosciute in tutta Europa. Valorizzando – anche economicamente – il lavoro degli agricoltori attraverso ad esempio la possibilità di vendere direttamente i propri prodotti, in parallelo con altre forme di collaborazione tra imprese, chi vive nei Comuni montani può vedere in prospettiva una occasione per rimanere a presidiare il territorio. Nell’accordo si prevedono anche lo sviluppo di sistemi di welfare, sociali, di assistenza e integrazione per i lavoratori anche stranieri.

Lo scopo finale è quello di mantenere vive le comunità, le piccole imprese agricole e il ruolo di custodia del territorio che gli agricoltori hanno da sempre, ma che può essere condiviso e supportato da tutta la società.

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Lavori in casa, per il 2019 resta la detrazione al 50%

People For Planet - Sab, 11/10/2018 - 01:19

Nessuna stretta sulle detrazioni per gli interventi di ristrutturazione e per quelli di risparmio energetico. Il testo del disegno di legge di Bilancio all’esame della Camera proroga ancora per un anno le condizioni più favorevoli per queste agevolazioni senza introdurre nessuna sostanziale novità. Viene riproposto per altri 12 mesi anche il bonus del 36% destinato agli interventi di manutenzione straordinaria sui giardini. Salvo sorprese dell’ultima ora, quindi, c’è ancora tempo per organizzarsi se si vuol rinnovare il proprio appartamento.

Ristrutturazioni e nuovi box. Per il bonus casa resta dunque la detrazione dall’Irpef del 50% su un ammontare massimo di spesa di 96.000 euro per i lavori di manutenzione straordinaria sugli immobili per uso abitativo. Senza questo intervento l’agevolazione sarebbe scesa al 36%. Sconto fiscale, sempre entro il tetto massimo di 96.000 euro, anche per chi acquista appartamenti completamente ristrutturati da impresa. Detrazione riconosciuta anche per la realizzazione, o l’acquisto dal costruttore, di nuovi box, ma in questo caso sulle spese di realizzazione debitamente certificate. Obbligatorio il pagamento con il bonifico con i riferimenti di legge.

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“Bella Mossa”, fratello

People For Planet - Ven, 11/09/2018 - 01:40

Scarichi l’app, sia per Android che iPhone, monitori i tuoi spostamenti a piedi, bicicletta, o con i mezzi pubblici, accumuli punti e ottieni sconti e buoni d’acquisto in negozi, cinema, supermercati.
Il progetto, o meglio la gara a premi, si chiama “Bella Mossa” e si svolge a Bologna, dove si è da poco conclusa la seconda edizione con sei mesi di viaggi, da aprile a settembre 2018. Il programma è partito ad aprile e si è concluso il 30 settembre. Chi ha aderito ha tracciato ogni giorno i suoi spostamenti sulla app Better Points, indicando il mezzo utilizzato e guadagnando punti.
I partecipanti, migliaia di bolognesi, hanno percorso in tutto 3,7 milioni di km sostenibili, 673mila a piedi, 980mila in bicicletta, 1,9 milioni con mezzi pubblici (treni e autobus) in 900mila spostamenti.
La circonferenza della Terra è di circa 40mila km: i partecipanti a Bella Mossa hanno quindi percorso quasi 100 volte il giro del mondo.
Scrive Repubblica: “Secondo quanto dichiarato nel questionario finale, grazie a Bella Mossa il 65% ha ridotto l’utilizzo dell’automobile, il 58% ha utilizzato di più la bicicletta, e quasi l’80% ha camminato di più.
I premi finali sono consistenti, si parla di sconti dal 10 al 35%, in un caso 50%.

Fonti:
https://www.bellamossa.it/
https://www.facebook.com/bellamossabo
https://bologna.repubblica.it/cronaca/2018/10/02/news/bologna_si_e_data_una_gran_bella_mossa_in_sei_mesi_percorsi_km_sostenibili-207893204/?refresh_ce

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Inquinamento atmosferico: è il “nuovo tabacco”

People For Planet - Ven, 11/09/2018 - 01:29

A fornire il dato è Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che parla dell’inquinamento atmosferico come del “nuovo tabacco”. Secondo il nuovo report dell’OMS oltre il 90% della popolazione mondiale vive in aree dove l’aria è inquinata oltre i livelli raccomandati dalla stassa OMS, e ciò sta causando effetti sempre più gravi sulla salute delle persone, in particolare dei bambini.

L’inquinamento non risparmia nessuno
“Nessuno, ricco o povero, può sfuggire all’inquinamento atmosferico. È un’emergenza silenziosa di sanità pubblica – ha affermato il direttore generale dell’Oms -. Il mondo sta iniziando a risolvere il problema del tabacco. Ora deve fare lo stesso per il ‘nuovo tabacco‘, l’aria tossica che miliardi di persone respirano ogni giorno”.

Contro lo smog serve l’impegno di tutti
“Nonostante questa epidemia di morti e disabilità sia evitabile e prevenibile, uno smog di noncuranza continua a pervadere il pianeta”, ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus in un articolo sul Guardian. “Questo è un momento decisivo e dobbiamo potenziare le azioni per rispondere con urgenza a questa sfida. Ma nessuna persona, città, nazione o regione può risolvere da sola il problema. Abbiamo bisogno di forti impegni e azioni da parte di tutti”.

Bambini più vulnerabili
Se l’inquinamento atmosferico colpisce tutti, con conseguenze negative sulla salute di ognuno, i danni maggiori li subiscono i bambini, che sono i soggetti più vulnerabili. Come spiega Maria Neira, direttore del Dipartimento per la salute pubblica e l’ambiente dell’OMS, particolarmente a rischio sono le popolazioni che vivono in Paesi in via di sviluppo e in particolare i bambini, perché il loro organismo ancora in crescita è più delicato. Si stima siano circa 300 milioni i giovanissimi che vivono in regioni in cui le tossine presenti nell’aria sono sei volte superiori ai limiti raccomandati dalle linee guida internazionali. Gli esperti in salute infantile, spiega Neira, già parlano di legami tra aria tossica e insorgenza, oltre che di patologie respiratorie, anche di tumori e deficit intellettivi.
“Dobbiamo chiedere cosa stiamo facendo ai nostri figli, e la risposta temo sia incredibilmente chiara: stiamo inquinando il loro futuro”.

 

Photo by veeterzy on Unsplash

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Le auto elettriche più vendute in Italia (Infografica)

People For Planet - Ven, 11/09/2018 - 01:00

Quali sono le auto elettriche più vendute nel nostro Paese? E nel mondo? Che autonomia hanno? Quanto costano?

Clicca qui per vedere l’infografica più grande

 

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Alternative reali sul cambio climatico

People For Planet - Gio, 11/08/2018 - 10:17

Adesso che perfino in Italia i danni causati dai cambiamenti climatici cominciano a preoccupare un po’ tutti, c’è il rischio di concentrarsi solo sui modi (o, peggio, sulle rischiose tecniche di geo-ingegneria) per limitare l’aumento della temperatura.
La crisi climatica non è un fenomeno isolato. Servono risposte olistiche alle crisi ambientali, sociali, della salute e solamente gli approcci molteplici e sinergici potranno fornire vere soluzioni, come dimostra il rapporto Missing Pathways to 1,5 pubblicato nell’ottobre scorso. Il rispetto dei diritti comunitari sulla terra e i boschi, dice il rapporto, è l’azione climatica più efficace, efficiente ed equa che i governi possono esercitare per ridurre la loro impronta di carbonio e proteggere le foreste del mondo. Tutte le foreste del mondo sono abitate da comunità indigene, che ne sono le principali custodi. Per il sistema agroalimentare, il fattore di maggiori emissioni di gas a effetto serra, si chiede di ridurre i rifiuti e il trasporto dei prodotti, l’uso dei fertilizzanti sintetici e degli agro-chimici, il consumo di carne e l’allevamento di bestiame, in particolare quello che non si alimenta sui pascoli. Vanno invece incrementati la produzione e il consumo locali. Tutte misure concrete e largamente praticabili

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La Scozia sta per alimentare con il vento tutte le case

People For Planet - Gio, 11/08/2018 - 03:48

In Scozia la Scottish power generation ha annunciato che abbandonerà la generazione a gas e carbone per passare solo all’energia eolica. La società è il quinto produttore di energia del Regno Unito, acquisita dalla compagnia elettrica britannica Drax per 801 milioni di euro dal gruppo spagnolo dell’energia Iberdrola.

Un percorso di taglio delle emissioni lungo 10 anni
La decisione annunciata dalla Scottish power generation è l’ultima tappa in ordine di tempo di un percorso lungo circa dieci anni nei quali la compagnia ha chiuso tutte le sue centrali a carbone e venduto le restanti a gas e idroelettriche.
Oggi la società ha una capacità eolica di circa 2.700 megawatt sommando la produzione degli impianti già in funzione e di quelli in costruzione nel Regno Unito. Se a questa capacità si somma quella dei progetti a cui si sta pensando per il futuro, la Scottish power generation sarà in grado di generare più di tremila megawatt nel medio termine.

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Le Ricette di Angela Labellarte: Vellutata di Zucca e Zenzero

People For Planet - Gio, 11/08/2018 - 01:46

Ingredienti
Zucca pulita 800 gr. circa
Zenzero fresco 30 gr.
Aglio 1 spicchio
Cipolla piccola 1
Patata 1
Olio Extra Vergine d’Oliva 8 cucchiai
Brodo vegetale o acqua q.b.
Sale q.b.
Salvia 1 rametto
Crostini di pane 2 cucchiai

Preparazione
Lavate, pulite e tagliate a pezzettoni la zucca. In una casseruola rosolate con l’olio l’aglio, la cipolla e lo zenzero sbucciato e tagliato a fettine. Aggiungete la zucca e la patata sbucciata e tagliata a pezzettoni. Coprite con acqua o brodo vegetale, salate e cuocete fino a quando la patata è cotta, aggiungendo acqua o brodo se necessario. A cottura ultimata con un frullatore a immersione rendete tutti gli ingredienti morbidi e vellutati. Versate la vellutata in ciotole individuali e decorate con salvia e crostini di pane.

Come preparare i crostini di pane
Tagliate il pane a dadini, disponetelo in una pirofila con poco olio extra vergine d’oliva e tostatelo in forno a 200° C per 10 minuti circa.

Ricetta vegana:

Foto di Angela Prati

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L’Italia dei paradossi: 7 milioni di case vuote, migliaia di persone senza casa

People For Planet - Gio, 11/08/2018 - 01:32

E’ uno dei paradossi tutti italiani: da un lato si allunga la lista di chi attende una casa popolare o di chi viene sfrattato e finisce per strada, dall’altro lato moltissimi appartamenti di proprietà pubblica non vengono dati in locazione perché non idonei e necessiterebbero di lavori di adeguamento e milioni di case di privati sono semplicemente vuote, inutilizzate.

In una città come Venezia il paradosso diventa ancora più evidente: le calli sono diventate un parco giochi per turisti in cui trovare un alloggio per residenti è un lusso e in cui ai proprietari conviene affittare per periodi brevi a gente di passaggio, o trasformare gli appartamenti in strutture turistiche. Qui un gruppo di residenti, sotto il nome di ASC (Assemblea Sociale per la Casa), pur di lavorare e vivere tra i canali, da anni preferisce agire nell’illegalità, rompere i lucchetti, entrare nelle case vuote di proprietà statale o in mano agli enti gestori, farsi carico dei lavori di ristrutturazione e, finalmente, abitarvi. Ne parleremo in maniera approfondita in un’intervista dedicata di prossima pubblicazione.

Gli ultimi dati ufficiali in materia sono quelli rilasciati dal MEF lo scorso maggio su rilevazioni del 2015. Il valore patrimoniale dei fabbricati pubblici censiti dal MEF, circa 1 milione di unità catastali, con una superficie pari a 325 milioni di metri quadrati, è stimato in 283 miliardi di euro. Il 77% è riconducibile a fabbricati utilizzati direttamente dalla P.A. (circa 217 miliardi di euro) e “indisponibile, nel breve-medio termine, per progetti di valorizzazione e dismissione”. Il restante 23% è dato in uso a titolo gratuito o oneroso a privati (51 miliardi), oppure risulta non utilizzato (12 miliardi) o in ristrutturazione (3 miliardi).
Se ci concentriamo su quel patrimonio immobiliare non utilizzato dobbiamo comunque aggiungere le caserme che nel calcolo hanno valore zero, come se 12 miliardi non fossero un dato già abbastanza insostenibile a fronte di persone che non riescono ad avere accesso ad un alloggio di qualsiasi tipo. Uno spreco enorme, anche perché si tratta di immobili che per lo Stato hanno un costo.

Altro dato allarmante, quello sulle case vuote, oltre 7 milioni. Non ci vive nessuno, a volte sono del tutto abbandonate senza alcun interesse da parte dei proprietari, molte volte sono case vacanza ma, secondo dati Istat riferiti al 2011, circa 2,7 milioni di questi immobili sono semplicemente vuoti, spesso per timore di affittarle a persone che non pagheranno con regolarità il canone di locazione. Per la cronaca, in Europa non va meglio: una casa su 6 è vuota.

Intanto si stimano in 50.724 le persone senza dimora che a novembre/dicembre 2014 hanno utilizzato almeno un servizio di mensa o accoglienza notturna nei 158 comuni italiani in cui è stata condotta l’indagine di Istat, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora (fio.PSD) e Caritas Italiana.

Il 68,7% dei senza dimora dichiara di essere iscritto all’anagrafe di un comune italiano (il 48,1% dei cittadini stranieri e il 97,2% degli italiani). Si tratta per lo più di uomini (85,7%), stranieri (58,2%), con meno di 54 anni (75,8%). Il 76,5% vive da solo. In aumento le quote di chi è senza dimora da più di due anni (41,1%) e di chi lo è da oltre 4 (21,4%).

La casa è un lusso o un diritto? Troppe persone, per motivi differenti ma ricorrenti e ben noti (perdita del lavoro, della famiglia, povertà estrema, marginalità), non riescono ad avere un tetto sicuro sopra la propria testa, proprio mentre una fetta enorme di patrimonio immobiliare pubblico e privato viene sprecato, resta chiuso, abbandonato, a subire il degrado del tempo. Alcune zone del Paese, quelle del Sud in particolare, sono in preda allo spopolamento, altrove non si smette di costruire. Cemento chiama cemento. Il consumo di suolo dagli anni del dopoguerra è aumentato del 184%. E’ come se avessimo interamente ricoperto di cemento una superficie pari all’incirca a quella della Liguria (dati Ispra 2017).

Oggi in Italia 1 milione e 619 mila famiglie sono in condizioni di povertà assoluta e 1 milione e 708 mila famiglie sono in una situazione di “disagio economico da locazione” (dati Federcasa – Nomisma).

Ecco anche i dati sugli alloggi che fanno capo al’ERP (Edilizia Residenziale Pubblica):

Che fare, dunque? Sistematicamente ormai si punta il dito contro le caserme inutilizzate. In casi come Milano si sono rivelate preziose per gestire l’emergenza profughi, ma occorre un piano a lungo termine per valorizzarle, recuperarle e dare loro una nuova vita. Perché non ricavarne alloggi a prezzo popolare? L’Italia se lo chiede da tempo e in effetti qualcosa negli ultimi anni si è mosso, seppur lentamente. Quasi ogni grande città avrebbe un suo esempio da menzionare. Come l’ex caserma Gonzaga-Lupi di Toscana, tra Firenze e Scandicci, che dopo un decennio di inutilizzo, grazie anche a un contributo di 260 mila euro proveniente dall’Agenzia del Demanio, è avviata verso un progetto di riqualificazione che prevede aree verdi, piste ciclabili, aree pedonali, zone commerciali e spazi sociali, con un 60% del totale destinato comunque al residenziale e, in parte, all’housing sociale. Il progetto c’è, ma al momento i 33 mila metri quadrati sono ancora in balia delle occupazioni e del degrado che lo hanno caratterizzato nel corso degli anni.

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Tutto quello che avresti voluto sapere sulla e-mobility

People For Planet - Gio, 11/08/2018 - 01:27

Scooter, motorini, monopattini, fino alle auto e agli autobus. Tutto rigorosamente a trazione elettrica. Lo scorso 29 settembre siamo andati a Milano a visitare la seconda Conferenza nazionale della Mobilità Elettrica. Scopriamo perché per un uso cittadino ed extraurbano le auto elettriche sono la scelta migliore.

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In Veneto uno chef ha inventato l’aria fritta

People For Planet - Mer, 11/07/2018 - 05:24

L’aria si può friggere? A quanto pare sì. A inventare la ricetta è stato lo chef stellato Nicola Dinato, 37 anni, che da aprile la propone nel menù del suo ristorante a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso.

“La servo sempre come antipasto – spiega il cuoco in un’intervista video alla Tribuna di Treviso – per ricordare ai mie clienti che devono sempre cercare di riempire la loro vita di esperienze vere”.

Aria fritta – continua lo Dinato – è un concetto gastronomico: un benvenuto di riflessione per far capire che stiamo vivendo un momento storico dove il nulla è sempre più importante. Contenuti volatili scorrono senza significato, facendo dimenticare i veri valori della vita”.

Lo chef del ristorante Feva di Castelfranco, che nel 2015 ha ottenuto la prima stella Michelin, svela poi i segreti della ricetta: “Per friggere l’aria abbiamo pensato a una nuvola di tapioca, che andiamo a cucinare in forno e poi successivamente a friggere”.

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Motocross su sedia a rotelle nel primo Skate Park in Italia a misura di disabile

People For Planet - Mer, 11/07/2018 - 01:57

Tempi felici sia per lo skateboard, entrato nel programma olimpico di Tokyo 2020, sia per il WCMX (Wheelchair Motorcross), ovvero il motocross su sedia a rotelle. Nasce infatti a Roma il primo Skate Park attrezzato per gli sport rotellistici e realmente aperto a tutti, anche a chi ha mobilità ridotta.

La struttura si trova nel Quarto Municipio di Roma in Viale Kant e nasce come una riqualificazione del vecchio Bunker Skate Park, progettato per ospitare chiunque voglia cimentarsi nella disciplina del WCMX. Chi non dispone di una sedia a rotelle, può salire a bordo di una delle dieci sedie a rotelle messe a disposizione gratuitamente all’ingresso.

Start your impossibile” – questo il nome del progetto internazionale partito proprio da Roma – è stato finanziato da Toyota Motor Italia in collaborazione con CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), CIP (Comitato Italiano Paraolimpico), FISR (Federazione Italiana Sport Rotellistici) e ASD Enjoy More.

L’inaugurazione del 13 settembre scorso ha richiamato autorità, professionisti, skaters, amanti degli sport rotellistici, e atleti con mobilità ridotta. In una parola: tutti.

“La missione”, ha spiegato l’Amministratore Delegato di Toyota Italia, Mauro Caruccio, “è quella di operare come un Mobility brand per offrire soluzioni integrate di movimento per tutti, compreso chi è affetto da forme di disabilità, assicurando così una società sempre più inclusiva”.

Da simbolo di limitazione a simbolo di liberazione, la sedia a rotelle condivide con lo skateboard non solo le ruote, ma la componente dello spettacolo. Come ha ricordato Luca Pancalli, Presidente del CIP, già in passato la disciplina del WCMX ha aperto le cerimonie di apertura delle Paraolimpiadi, offrendo al pubblico “momenti di spettacolo autentico”.

Let’s start.

Foto di Armando Tondo, Roma, ottobre 2018.

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Ma quali ambientalisti da salotto, di salottiero c’è solo il condono

People For Planet - Mer, 11/07/2018 - 01:53

L’articolo 25 del “decreto Genova”, alla voce “Definizione delle procedure di condono”, dispone che i Comuni di Casamicciola Terme, Forio e Lacco Ameno dell’Isola di Ischia “definiscono le istanze di condono relative agli immobili distrutti o danneggiati del sisma del 21 agosto 2017” presentate in base a tre condoni del passato. A una prima lettura si potrebbe anche pensare che abbia ragione Luigi di Maio quando dice che non si tratta di condono, ma di accelerazione nella risoluzione di istanze rimaste in sospeso per via di lungaggini burocratiche. Peccato che le suddette istanze, ovvero migliaia di pratiche di condono inevase accatastate negli archivi dei Comuni di Ischia, in base all’articolo 25 del decreto Genova, verranno esaminate secondo parametri a dir poco permissivi e addirittura precedenti al Governo Berlusconi. Le domande di condono verranno infatti selezionate in base alle disposizioni del condono approvato dal Governo Craxi, nientemeno che nel 1985.

Un condono, quello del 1985, che –  come ha detto il presidente di Legambiente Stefano Ciafani – “consentirebbe di sanare edifici che perfino i due condoni approvati successivamente dai governi Berlusconi nel 1994 e nel 2013 vietavano, proprio perché posti in aree pericolose da un punto di vista idrogeologico e sismico, oltre che vincolate sotto il profilo paesaggistico”. Dunque in futuro tutte le istanze di condono che nessuno dei governi precedenti, con le relative leggi del 1985, 1994 e 2003, aveva osato accogliere, sarebbero accolte nel giro di sei mesi, con i soldi pubblici. Detto altrimenti, un edificio costruito in un’area vincolata da criteri di sicurezza o per motivi paesaggistici e rimasto abusivo perché il condono di Berlusconi del 2003 escludeva, se non altro, i luoghi demaniali o protetti, con il decreto Genova potrebbe venire condonato nel giro di sei mesi. Il motivo che ha spinto l’attuale Governo a ricorrere a parametri obsoleti come quelli del condono del 1985 è del resto evidente: qualsiasi criterio in materia di condono aggiornato, o addirittura risalente a venti anni fa sotto Berlusconi, non avrebbe potuto condonare praticamente nulla.

Il terremoto di Ischia del 2017 interessò abitazioni già di per sé instabili perché costruite tramite superfetazioni, sopralevazioni e ampliamenti di strutture sottodimensionate. Costruzioni palesemente abusive, che nulla hanno a che vedere con la fantomatica “necessità abitativa” con cui abitualmente si giustifica l’abusivismo stile “tengo famiglia”. Per comprenderlo non è necessaria una laurea in ingegneria edile, basta un breve calcolo: il numero degli edifici da sanare a Ischia è oltre il doppio del numero degli abitanti di Ischia. Se si rapporta il numero delle case da sanare con il numero degli abitanti tenendo conto della distribuzione delle età anagrafiche, risulta che ogni abitante di Ischia, bambini e anziani compresi, possiede due case (abusive) di proprietà da sanare. Senza considerare il figlio, il coniuge, il nonno, lo zio, l’amico, e il prestanome senza proprietà immobiliare a cui all’occorrenza si intesta l’edificio come prima casa.

La critica all’articolo 25 del decreto Genova e la lotta ai condoni edilizi non sono vezzi da ambientalisti da salotto. Pensiamo alla Sicilia, dove il bilancio a seguito del maltempo è stato pesantissimo. Dei dodici morti, nove, di cui due bambini, si trovavano in una villa situata al confine dei Comuni di Altavilla Milicia e Casteldeccia, non lontano dall’autostrada Palermo-Catania. L’edificio è stato letteralmente travolto dall’esondazione del fiume Milicia. La villa era stata costruita a meno di 150 metri dal fiume, in una zona di inedificabilità assoluta, in totale violazione dei limiti di legge. Di più: stando ai dati del fisco, la villa risultava disabitata.

“La casa travolta dal fiume era abusiva e pendeva dal 2008 un ordine di demolizione del Comune che è stato impugnato dai proprietari dell’immobile davanti al Tar. Da quanto ci risulta il Tribunale amministrativo non ha provveduto, per cui la demolizione non è stata possibile” ha dichiarato il sindaco di Castedaccia Giovanni Di Giacinto.

Se fossero stati rispettati i vincoli ambientali e paesaggistici che oggi Giuseppe Conte e Matteo Salvini dipingono come sgarbi di un’Europa ingiustamente accanita contro l’Italia, quella casa a Casteldaccia non sarebbe mai esistita, e quei due bambini ora starebbero facendo i compiti per domani.

 

Foto: Stylo24.it

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DARIO FO A COLORI - Le opere del Premio Nobel in mostra presso l'Istituto Italiano di Cultura di Colonia in Germania dal 15 novembre 2018 al 15 febbraio 2019

Il blog di Dario Fo - Mar, 11/06/2018 - 09:58

Dario Fo a colori
dal 15.11.2018 al 15.02.2019
presso l'Istituto di Cultura di Colonia - Germania
Mostra a cura di Mattea Fo e Stefano Bertea per la Compagnia Teatrale Fo Rame.

Nella mostra "Dario Fo a colori” (Dario Fo in Farbe) il visitatore avrà la possibilità di conoscere l’opera pittorica di questo straordinario uomo di teatro famoso in tutto il mondo.
"Dico sempre che mi sento di essere un attore dilettante e un pittore professionista. Se non avessi questa naturale spensieratezza di raccontare attraverso i miei quadri, sarei un mediocre scrittore di opere teatrali, fiabe o grottesche satire”.
È in questi termini che Dario Fo, premio Nobel per la letteratura nel 1997, parlava della sua passione per la pittura, la quale lo portava sempre a dipingere in ogni occasione e tutti i giorni, soprattutto quando aveva difficoltà a scrivere una commedia; Dario Fo ha sempre usato la pittura come mezzo per studiare i movimenti degli attori sul palcoscenico, per disegnare le scenografie e i costumi, per illustrare le numerose pubblicazioni e, soprattutto, per raccontare la storia, che preparava come una sorta di libro di scena per lo spettacolo, prima di tradurla in parole.

Dario Fo (1926-2016) è stato un autore teatrale italiano, regista e attore noto e apprezzato in tutto il mondo, ma anche uno scenografo, compositore, racconta-favole e scrittore satirico.
Era sposato con l’attrice e attivista politica Franca Rame, con la quale collaborava anche artisticamente in modo molto stretto.

La mostra fa parte di un progetto più vasto dedicato alla persona di Dario Fo, che prevede il 1° febbraio 2019, sempre presso l’Istituto Italiano di Cultura di Colonia, anche un convegno, nonché la rappresentazione del suo famoso spettacolo teatrale "Mistero buffo", messo in scena da Mario Pirovano, attore della Compagnia Teatrale Fo Rame dal 1983 e formato dai due artisti. In occasione dei 50 anni dalla prima, che ricorrono agli inizi del 2019, Mario Pirovano reciterà i monologhi originari di Mistero Buffo arricchendo la performance con alcuni dei pezzi che hanno reso questo spettacolo famoso in tutto il mondo.

Orario di apertura: lun.-ven. ore 9-13 e 14-17
Ingresso libero.

INAUGURAZIONE
15.11.2018, ore 19.00 presso l’Istituto Italiano di Cultura Colonia
Inaugurazione con piccolo ricevimento in presenza del figlio di Dario Fo, Jacopo e di sua nipote Mattea Fo, nonché del Console Generale d’Italia in Colonia, Pierlugi Giuseppe Ferraro e della Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, Maria Mazza.

Istituto Italiano di Cultura Colonia
Universitätsstr. 81 * 50931 Köln * Tel. (0221) 9405610 * Fax 9405616
Internet: www.iicColonia.esteri.it * eMail: iicColonia@esteri.it

 

15.11.2018, 19.00
Uhr im Italienischen Kulturinstitut Köln

Ausstellung Dario Fo a colori

Eröffnung mit anschließendem Empfang in Anwesenheit von Dario Fos Sohn Jacopo und seiner Enkelin Mattea Fo sowie des italienischen Generalkonsuls in Köln, Pierlugi Giuseppe Ferraro, und der Direktorin des Italienischen Kulturinstituts Köln, Maria Mazza.

Ausstellungsdauer: 15.11.2018 – 15.02.2019
Ausstellung kuratiert von Mattea Fo und Stefano Bertea für das Theaterensemble Fo Rame.

Anlässlich der Ausstellung erschein ein Katalog. In der Ausstellung „Dario Fo a colori” (Dario Fo in Farbe) trifft der Besucher auf die Malerei dieses weltbekannten Theatermannes. „Ich sage immer, ich fühle mich wie ein dilettantischer Schauspieler und ein professioneller Maler.Wenn ich diese natürliche Unbeschwertheit nicht hätte, anhand der Bilder zu erzählen, wäre ich ein mittelmäßiger Verfasser von Theaterstücken, von Märchen oder auch satirischen Grotesken.“

So erzählte Dario Fo, der 1997 den Literaturnobelpreis erhielt, von seiner Leidenschaft für die Malerei, die immer dazu führte, dass er bei jeder Gelegenheit und jeden Tag malte, vor allem, wenn er Schwierigkeiten bei der Abfassung eines Theaterstückes hatte; er nutzte die Malerei stets als Mittel, um die Bewegungen der Schauspieler auf der Bühne zu studieren, das Bühnenbild und die Kostüme zu gestalten, die zahlreichen Veröffentlichungen zu bebildern und vor allem, um die Geschichte, die er wie eine Art Szenenbuch für die Aufführung vorbereitete, zu erzählen, bevor er sie in Worte fasste.

Dario Fo (1926-2016) war ein weltweit geschätzter italienischer Theaterautor, Regisseur und Schauspieler, aber auch Bühnenbildner, Komponist, Erzähler und Satiriker. Er revitalisierte an seinem berühmten Piccolo Teatro in Mailand Methoden der Commedia dell’Arte. Er war mit der Schauspielerin und späteren politischen Aktivistin Franca Rame verheiratet, mit der er auch künstlerisch eng zusammenarbeitete.
Die Ausstellung ist Teil eines größeren Projekts, das der Person Dario Fos gewidmet ist und dasam 1. Februar 2019, wiederum im Italienischen Kulturinstitut, eine Tagung sowie die Aufführung seines berühmten Stücks "Mistero buffo" vorsieht, inszeniert von Mario Pirovano, der seit 1983 Schauspieler an der von den beiden Künstlern gegründeten Fo Rame Theatre Company ist. Anlässlich des 50-jährigen Jahrestags der Premiere, der auf Anfang 2019 fällt, wird Mario Pirovano die Originalmonologe von Mistero Buffo rezitieren und die Aufführung mit einigen der Passagen bereichern, die dieses Stück weltweit berühmt gemacht haben.

Öffnungszeiten: Mo-Fr 9-13 Uhr u. 14-17 Uhr. Eintritt frei.

Italienisches Kulturinstitut Köln * Istituto Italiano di Cultura Colonia
Universitätsstr. 81 * 50931 Köln * Tel. (0221) 9405610 * Fax 9405616
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NUORO: Mario Pirovano porta in scena Mistero Buffo di Dario Fo e Franca Rame in occasione dei 50 anni dalla prima

Il blog di Dario Fo - Mar, 11/06/2018 - 09:48

Sabato 10 novembre alle ore 21,00 al Teatro Eliseo Nuoro (TEN), la Compagnia Teatrale Fo Rame, nell’ambito della rassegna “Il Nobel incontra i Nobel – Grazia Deledda incontra Dario Fo” promossa dall'Istituto Superiore Regionale Etnografico, porta in scena lo spettacolo Mistero Buffo di Dario Fo e Franca Rame in occasione dei cinquant’anni dalla prima, che ricorrono a metà del 2019.
Mario Pirovano, attore della Compagnia Teatrale Fo Rame dal 1983, reciterà i monologhi originari di Mistero Buffo arricchendo la performance con alcuni dei pezzi che hanno reso lo spettacolo famoso in tutto il mondo. 

“Sono felice di tornare in Sardegna” racconta Pirovano. “L’ultima volta nell’Isola fu a Macomer, dove fummo chiamati a portare in scena Mistero Buffo da una Cooperativa di operai, a riprova del fatto che il punto centrale dell'opera è costituito dalla presa di coscienza dell'esistenza di una cultura popolare, e dell’esigenza di una ribellione”. Mistero Buffo, recitato in una lingua reinventata, una miscela di molti linguaggi fortemente onomatopeica detta grammelot, è uno spettacolo irriverente e portato all'eccesso, che si richiama alle rappresentazioni medioevali eseguite dai giullari e dai cantastorie.
“Venne eseguito per la prima volta il 30 maggio del 1969” spiega Pirovano “all’Università Statale di Milano, in piena occupazione studentesca. Erano gli anni della rivolta, lo spirito quello del Sessantotto: fu lì che Dario trovò l’occasione giusta per rappresentare un lavoro frutto di anni di ricerche, di appunti, di approfondimenti. Evocava altro, di rivolte contadine e di giullari, ma parlava al presente, ai giovani e al loro futuro: e destava con una scossa tellurica le nostre coscienze”.

Pirovano scopre Dario Fo e Franca Rame quasi per caso. “Vivevo a Londra” dice “e non mi occupavo di teatro. Quando li sentii per la prima volta andai in camerino, volli conoscerli. Nella lingua, nei gesti, nei personaggi e nelle storie popolari del Mistero Buffo a cui avevo assistito, ritrovavo le atmosfere e le situazioni della mia infanzia contadina. Da allora non li lasciai più. Vissi pure con loro, per dieci anni”.

“Il punto centrale dell'opera che portiamo in scena a Nuoro “ continua Pirovano “è costituito dalla presa di coscienza dell'esistenza di una cultura popolare che è stata sempre, secondo Fo, posta in piano subalterno rispetto alla cultura ufficiale. E’ questo uno dei numerosi punti di contatto tra Fo e Grazia Deledda. Entrambi gli autori invitano a questa scoperta, che diventa di stretta attualità nella misura in cui oggi l’uomo non è più consapevole, delle proprie radici, della propria identità e dei propri diritti.
Diceva Dario: In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta. Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste. Un messaggio più che mai attuale”.

“Siamo felici di aver messo due anticonformisti come Grazia Deledda e Dario Fo a confronto”, - dice Giuseppe Matteo Pirisi, il presidente dell’Isre, l’istituto che ha organizzato l’evento e che a Nuoro gestisce la Casa-Museo che diede i natali alla Deledda. “Era il 1997” prosegue Pirisi “quando l'attribuzione del Premio Nobel a Fo provocò un terremoto. Il premio a un uomo che incarnava l'ostilità a ogni forma di potere dava fastidio. Lo stesso terremoto che avvenne nel 1926, quando Grazia Deledda vinse il prestigioso riconoscimento. Perché entrambe le decisioni imponevano una presa di coscienza del peso mondiale assunto da due artisti, troppo spesso messi ai margini dalla cultura ufficiale, eppure due giganti”.

PREVENDITA E BIGLIETTI
BoxOffice.Sardegna https://www.boxol.it/it/event/teatro-eliseo-nuoro/262674
NON SOLO MUSICA - Via La Marmora 143, Nuoro

Per maggiori informazioni www.graziadeledda.dariofo.it

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Dario Fo e Franca Rame: LA NOSTRA STORIA. Il 10 novembre alle 22,40 la 24esima puntata

Il blog di Dario Fo - Mar, 11/06/2018 - 09:37

Dario Fo e Franca Rame - la nostra storia
Prossima puntata: sabato 10 novembre 2018, Rai5, ore 22.40

Puntata 24: Dario e Dio
Tema centrale della puntata è indagare il rapporto con il sacro. 
A partire da una spiritualità della natura che Fo rivela nei suoi scritti, si passa, a trattare una idea di cristianesimo, religiosità, che fonda le sue radici nella cultura popolare. 
Tante sono le citazioni del termine sacro nell’opera di Fo e Rame, per una rivisitazione in chiave popolare della sacralità, volte a rovesciare le mitologie della storia ufficiale e della storia religiosa. Il teatro di Fo e Rame rivela il carattere profondamente umano e politico della cultura popolare italiana e europea.   
Dice Fo: “Gesù Cristo, nella tradizione popolare, è qualche cosa di veramente nuovo, diverso, di umano, di familiare e soprattutto di plebeo.” E ancora: “Non si fa ironia della religione che invece va rispettata con attenzione, soprattutto la religiosità”. 
Dario Fo si riferisce a una religiosità che fa attenzione al sociale ai disagiati, agli ultimi, ai battuti. Si racconta l’idea di religiosità di Dario Fo e Franca Rame attraverso Mistero Buffo, Il papa e la strega, Lu santo Jullare Françesco, Sant’ Ambrogio, L’Eroina, in cui si rende familiare lo straordinario parlando non di santi ma di uomini, del loro tempo, del loro operato tra la gente concreta, lottando per le loro aspirazioni di giustizia. 
Da sempre la sofferenza del singolo viene accolta da Dario e Franca per una condivisione collettiva di problematiche profonde del nostro vivere. Così si racconta della scrittura dedicata al tragico caso della famiglia Cazacu. 
Fo dice: “Non si tratta solo di commuovere, stupire, divertire, ma soprattutto di insegnare e acquisire delle verità che sono sempre state seppellite e completamente distrutte e per questo importante è l’efficacia della comunicazione teatrale più ancora della letteratura isolata.” 

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Tu non sei razzista, sei stronzo

People For Planet - Mar, 11/06/2018 - 04:38

Siamo sulla Circumvesuviana di Napoli, la ferrovia locale che collega il centro della città con i comuni circostanti dell’area vesuviana, per l’appunto. Un mezzo di trasporto largamente utilizzato sul quale senza difficoltà si incontrano volti di ogni colore, persone di tutti i sessi e età. Dai ragazzini che, zaino in spalla, vanno o tornano da scuola, ai lavoratori stanchi che portano a casa un’altra giornata, più o meno proficua.

Sulla rete Circumvesuviana non è raro trovarsi seduti di fianco a persone di un’altra nazionalità. Napoli, come sappiamo bene, è una città multietnica per eccellenza nella quale interi quartieri sono ormai popolati da prime, seconde e anche terze generazioni di chi è emigrato alla ricerca di una vita migliore e un futuro meno incerto.

Al centro della nostra storia troviamo un uomo pakistano, una donna coraggiosa napoletana e un suo compaesano, un ragazzo decisamente meno virtuoso. Quest’ultimo, appena salito sul mezzo di trasporto pubblico, inveisce aggressivamente verso l’uomo originario del Pakistan perché, sostiene, è stato spinto. Il mittente della polemica rimane impassibile, non replica verbalmente e a stento sostiene lo sguardo del primo. Nonostante la decisione di non dare corda allo sfogo polemico, il ragazzo continua, apostrofando l’uomo con degli insulti: “Negro di merda. Ve ne dovete andare”.

Nessuno reagisce, nessuno interviene per difendere non solo il passeggero, ma anche quei valori innati che dovrebbero appartenere al genere umano nell’anno 2018. Nessuno tranne la signora Maria Rosaria, una passeggera che intraprende una discussione decisamente animata con il giovane, che inarrestabile continua a sentenziare odio:  “L’Italia è nostra” e “sì, io sono razzista”.

Per nulla intimorita dalle parole del ragazzo che esplicitavano la promessa di essere in procinto di sferrare un pugno alla donna, la coraggiosa Maria Rosaria replica così: “Preferisco che l’Italia diventi loro piuttosto che dei personaggi come te, fascista e razzista.”  E ancora: “Tu non sei razzista, sei stronzo”.

Il video postato su Facebook dall’utente Pasa Anta diventa subito virale, tra le polemiche di chi accusa gli altri passeggeri di essere codardi perché non intervenuti, e chi ringrazia Maria Rosaria per averci ricordato che esiste ancora una briciola di umanità in questa società che sembra andare sempre più allo sfascio.

Come si legge sul profilo di Pasa Anta: Non c’è il resto del filmato, ma la signora, davvero coraggiosa, al crescendo di aggressività del tipo in questione, che la minaccia di essere in procinto di sferrargli un pugno, gli dice: “come ti vedo alzare le mani ti scasso l’ombrellone in testa”. Il ragazzo si alza e se ne va imprecando malamente ma si ferma davanti alla porta di uscita, come in attesa. Quando la signora, tre fermate dopo, fa per alzarsi, per niente intimorita e con un sorriso sereno – nient’affatto beffardo – non si fa nessun problema a prendere l’uscita verso la porta dove sta sostando il tipo. A questo punto un altro ragazzo, un manovale stanco di fatica e sporco di calce, chiaramente uno straniero dell’est Europa, si alza e la segue alla porta. Quando il treno si ferma, la signora scende, il tipo che inveiva e che l’aveva guardata con rabbia all’approssimarsi della fermata rimane sull’uscio e l’ucraino (?), una volta chiusasi la porta, torna a sedersi. Aveva seguito la signora per assicurarsi che non fosse aggredita vigliaccamente mentre scendeva.
In questa storia accaduta oggi pomeriggio mentre si torna da un lavoro comodo, in un ufficio climatizzato, assicurato, a tempo indeterminato, stipendiato, a pochi minuti da casa, ci sono personaggi buoni e cattivi.
I buoni, in ordine di comparizione, sono i pakistani, la signora e il ragazzo ucraino.
I cattivi sono il tipo, tutti gli astanti che non sono intervenuti e chi, invece di scortare la signora, si è messo a filmare.
Ma buoni e cattivi sono categorie astratte buone per le favole, i cliché e i parapiglia dialettici inconcludenti. La realtà vera in questo video è la maggioranza silenziosa che caratterizza lo spirito di una società e di un periodo storico, cioè tutti i presenti, indifferenti e silenti

PS: Non vorrei che questo video fosse frainteso o strumentalizzato.
In verità molti, pur non intervenendo in maniera esplicita, erano attenti a quello che stava accadendo per intervenire nel caso in cui la cosa degenerasse e il tipo aggredisse. Chi filmava a un certo punto ha smesso di filmare e si è prima avvicinato e poi seduto vicino al tipo e alla signora.
Il senso del post è che è la maggioranza che fa il carattere di una società, non singole individualità.
La società non deve aver bisogno di eroi per essere migliore, ma di tanti individui che esercitino il buon senso pacifico nell’ordinarietà.

(Fermo restando che un ombrello che tanto è stato utile deterrente, è facile comprarlo da un pakistano fuori la stazione..)

Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi” (B.Brecht)

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L’arte fa bene alla salute: in Canada i medici possono prescrivere visite al museo come terapia

People For Planet - Mar, 11/06/2018 - 03:51

L’arte e la cultura fanno bene alla salute. Sulla base di questa convinzione, in Canada, i medici potranno prescrivere visite ai musei ai loro pazienti, come terapia per malattie del corpo e della mente.
A permetterlo è un accordo raggiunto fra il Museo delle Belle Arti di Montreal e un’Associazione dei Medici Francofoni Canadesi. L’ingresso al museo sarà gratuito per i malati, che potranno anche essere accompagnati dai propri parenti, rispettando alcune regole. Si tratta di un progetto pilota di un anno, che partirà il 1 novembre: secondo quanto comunicato dal museo, è la prima iniziativa al mondo di questo tipo.

“L’idea è quella di migliorare il ‘benessere emotivo‘ dei pazienti facendo appello alla loro sensibilità artistica”, spiega Nathalie Bondil, direttore generale del Museo delle Belle Arti di Montreal, “la nuova frontiera della cultura nel ventunesimo secolo è fare quello che le attività fisiche hanno fatto per la salute dell’uomo nei secoli passati”.

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Il traffico spegne il canto delle balene. “A rischio i rituali di accoppiamento”

People For Planet - Mar, 11/06/2018 - 03:17

Una strada affollata non è certo un luogo adatto alla conversazione. E se vale per noi, non è meno vero nel caso delle balene. Quando le acque in cui abitano si trasformano in trafficate vie di passaggio, ad esempio, le megattere tendono a sospendere i loro famosi canti, disturbate dal rumore dei motori che confonde le frequenze delle loro melodie. A confermarlo è una ricerca pubblicata sulla rivista Plos One, che non manca di sottolineare anche i potenziali pericoli: si ritiene infatti che il canto delle megattere svolga un ruolo importante nei loro rituali di corteggiamento, e costringendole al silenzio il traffico commerciale potrebbe mettere a rischio le strategie riproduttive di questi giganti del mare.

Lo studio, che ha coinvolto i volontari della Ogasawara Whale Watching Association e un team di ricercatori dell’Università di Hokkaido, è stato realizzato utilizzando due registratori sottomarini per monitorare i canti delle balene al largo delle coste dell’isola di Ogasawara, un tratto di mare isolato situato circa 100 chilometri a sud di Tokyo. Trattandosi di una zona remota – spiegano gli autori della ricerca – il traffico marittimo è quasi inesistente, se non per un singolo traghetto che trasporta merci e passeggeri una volta al giorno.

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