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Cambiamento climatico e agricoltura

People For Planet - Mar, 03/19/2019 - 11:00

La nostra agricoltura produce il 46% di emissioni in meno della media Ue, i nostri prodotti hanno meno residui di pesticidi di tutti, e siamo primi per imprese agricole condotte da under 35. Così il nostro paese può diventare protagonista della sfida climatica

Greta Thunberg e i milioni di giovani che manifestano in tutto il mondo chiedono una nuova politica, una nuova economia e una nuova società per combattere i mutamenti climatici. E una nuova agricoltura. Moltissimo c’è da fare anche se qualcosa è già in movimento, e l’Italia ha valide esperienze da proporre.

Proprio nella sfida climatica, con 569 tonnellate per ogni milione di euro prodotto, la nostra agricoltura (come dimostrano le elaborazioni di Coldiretti e Fondazione Symbola) emette il 46% di gas serra in meno della media UE-28, e fa decisamente meglio di Spagna (+25% rispetto al nostro Paese), Francia (+91%), Germania (+118%) e Regno Unito (+161%).

L’Italia ha il minor numero di prodotti agroalimentari con residui di pesticidi in Europa (0,48%), inferiore di sette volte rispetto ai prodotti francesi e di quasi 4 volte di quelli spagnoli e tedeschi. Con 64.210 produttori biologici il nostro Paese è campione del settore, seguito da Spagna (36.207) e Francia (32.264). E, nonostante la modesta estensione, è sesto al mondo per ampiezza delle superfici a biologico (1,8 milioni di ettari).

Anche per questi primati il valore aggiunto per ettaro in Italia è più del doppio della media Ue28 e di Germania, Francia e Spagna, e quattro volte quello del Regno Unito.

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Il caso Ospina: non si maltrattano così anche i portieri

People For Planet - Mar, 03/19/2019 - 07:55

C’è una data per la giornata nera dei portieri. È il 14 ottobre 2006, si gioca Reading-Chelsea di Premier League. Dopo soli venti secondi, il portiere dei Blues Cech compie un’uscita bassa, il calciatore avversario Hunt non salta o comunque non salta come avrebbe dovuto e potuto, e lo colpisce con una ginocchiata. Cech resta a terra, l’arbitro addirittura gli intima di far presto e di raggiungere bordo campo con le sue gambe.

Il direttore di gara, evidentemente, non comprende quel che sta accadendo. I soccorsi sono lenti, approssimativi. Di fatto, il ginocchio del calciatore del Reading procura a Cech una frattura del cranio. Tecnicamente una frattura depressa. Deve essere operato d’urgenza. Il Royal Berkshire Hospital non è attrezzato per l’alta neurochirurgia, il portiere viene trasferito a Oxford e viene operato soltanto a tarda sera.

Rischia e rischia di brutto. Tornerà in campo cento giorni dopo con quello che diventerà un suo fedele compagno: il caschetto protettivo.

Nella stessa partita, nei minuti di recupero, il suo sostituto – l’italiano Enrico Cudicini – che in uscita va a sbattere contro un avversario, cade violentemente a terra e sviene. Gli si rovescia la lingua in gola, si teme il peggio, riprende conoscenza solo all’ospedale. In questo caso, incidente fortuito. Ma non per Cech. Quel giorno Mourinho – allora allenatore del Chelsea – pronuncia parole durissime nei confronti del calciatore avversario: «Hunt è tornato a metà campo sghignazzando, senza mostrare la minima preoccupazione per le condizioni di Cech. I giocatori dovrebbero avere rispetto per i colleghi. Petr è vivo per miracolo».

Tredici anni dopo, a Napoli con Ospina si è vissuta una serata che ha ricordato il 14 ottobre 2006. Per fortuna, senza bisogno di alcun intervento chirurgico. A inizio partita, proprio come per Cech, uno scontro con un avversario e una botta alla testa. In questo caso, però, è difficile prendersela con l’attaccante dell’Udinese Pussetto. L’altra differenza è che Ospina incredibilmente resta in campo. Il medico social dà il suo ok e Ancelotti si adegua. Il portiere prosegue con una vistosa fasciatura, subisce due gol su cui appare appannato. E nel finale di tempo praticamente sviene, si accascia. Attimi di panico. La corsa in ospedale e per fortuna buone notizie dalla Tac. Ma una leggerezza francamente incomprensibile da parte di una squadra e una società come il Napoli.

Poi c’è dell’altro. C’è la questione sollevata da Fabio Caressa negli studi di Sky Sport. E cioè: i calciatori, gli attaccanti, stanno perdendo – per non dire che hanno perso – la buona abitudine di saltare i portieri in uscita, come avveniva un tempo. Adesso, invece, mettono spesso la gamba senza pensare alle conseguenze fisiche che il loro gesto possa avere sugli avversari. «Prima o poi succede qualcosa di brutto, di molto brutto. A Napoli ci siamo andati vicini, anche perché – lo ha detto anche lui – resta incomprensibile la scelta di lasciare in campo Ospina frastornato».

L’associazione atleti vorrebbe che, in caso di colpi alla testa, il calciatore venisse sostituito a prescindere dal parere del medico sociale. È un tema molto sentito. Ieri le principali agenzie di stampa internazionali avevano il caso Ospina tra le top stories di sport. In Italia, ovviamente e nel rispetto della tradizione, il caso è stato tenuto decisamente più basso.

Bisognerebbe che ci fosse più attenzione da parte di tutti. Non si scherza con i colpi alla testa. I più in là con gli anni – stavolta a ruoli invertiti – ricorderanno l’uscita del portiere del Genoa Martina su Antognoni col calciatore della Fiorentina privo di sensi in campo: immagini drammatiche. Era il 1981. Non è possibile che quasi quarant’anni dopo non ci sia una evidente differenza di sensibilità sulla sicurezza dei calciatori in campo.

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Il suono del motore elettrico di una Vespa e di una Harley vale quanto l’originale?

People For Planet - Mar, 03/19/2019 - 02:39

È presto per capire se il loro passato sia troppo ingombrante e se il cambio di look andrà a intaccare il loro ruolo simbolico nel mondo delle due ruote. Ma una domanda viene spontanea a tutti: che suono fa il loro motore? Su questo hanno costruito gran parte dell’immagine dei nuovi modelli, d’altra parte si tratta di suoni inconfondibili. Chissà se i veri appassionati penseranno che una Harley è sempre una Harley e che una Vespa è pur sempre una Vespa…

LiveWire, la prima Harley elettrica, si potrà acquistare da agosto 2019. Costerà circa 30 mila dollari, non certo pochissimo. Nel momento in cui scriviamo i pre-ordini sono attivi. La promessa è quella di viaggiare da 0 a 100 km in meno di 3,5 secondi, non esistono frizione né necessità di cambiare marcia. Necessità o possibilità? Non dimentichiamo l’appagamento derivante dal dialogo con la propria moto attraverso un cambio di marcia e un rombo di risposta.

È impossibile non chiederselo: una Harley elettrica è ancora una Harley? Un motore elettrico toglie l’anima ad una moto così iconica? Qualunque sia la risposta, una Harley elettrica incarna l’innovazione che si fa largo anche tra gli intoccabili. È un rinnovamento obbligato però.

L’autonomia stimata è di 177 km (la stima è quella su test SAE condotti sulla moto concept), influenzata come sempre da fattori contingenti quali condizioni di guida e tempo atmosferico. Non moltissimi, tutto sommato, rispetto a un prezzo elevato.

Evoluto anche il mondo tecnologico che ruota attorno a questo veicolo: l’app Harley Davidson consente di visualizzare sullo smartphone tutti i parametri della moto, dalla posizione allo stato di carica, inoltre permette di ricevere avvisi di sicurezza in caso di spostamenti, urti, manomissioni.

La nuova Vespa Elettrica, invece, da novembre 2018 non è più prenotabile online. È scattata la fase due, quella di commercializzazione attraverso la rete dei concessionari Piaggio. Dall’Europa, si estenderà a Usa e Asia in questi mesi. Anche la Vespa Elettrica diventerà simbolo dell’Italia in tutto il mondo? La speranza è quella di diventare“icona contemporanea della tecnologia italiana” e portatrice di “valori che sono sempre appartenuti a Vespa e che oggi, in Vespa Elettrica trovano ancora una volta totale realizzazione, confermando Vespa come brand da sempre avanti nel tempo rispetto al proprio mercato”. Promesse che soltanto gli acquirenti potranno tramutare o meno in successo.

Vespa Elettrica è spinta da una Power Unit che eroga una potenza massima di 4 kW, si annunciano prestazioni superiori a quelle di un tradizionale scooter 50 cc, in particolare dal punto di vista dell’accelerazione e dello spunto in salita. Anche la Vespa Elettrica, quindi, si rivolge a chi si sposta in percorsi cittadini, spesso congestionati, a basse velocità. È silenziosissima, ovviamente, e questo viene evidenziato come un punto di forza notevole.

L’autonomia massima è di 100 km, senza variazioni rilevanti tra circuito extraurbano e urbano. Il sistema di recupero dell’energia cinetica (KERS, Kinetic Energy Recovery System) ricarica la batteria nelle fasi di decelerazione. Il tempo standard necessario per una ricarica completa è di 4 ore. Costa molto meno di una Harley, com’era prevedibile: in Europa 6.390 euro.


Fonti: https://elettrica.vespa.com, https://youtu.be/7mKeU49wuIM

Immagine di copertina: Armando Tondo

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Il terremoto del 1857

CuoreBasilicata - Lun, 03/18/2019 - 19:49

Una delle date più drammatiche nella Storia dell’Alta Val d’Agri è indubbiamente quella del 16 dicembre 1857, il giorno cioè del “grande terremoto”.

Quel giorno, intorno alle dieci di sera, due violentissime scosse devastarono la Basilicata e in particolare i paesi della valle.

Il sisma ebbe epicentro a Montemurro (che fu di fatto rasa al suolo), una intensità epicentrale pari al grado XI della scala Mercalli e una magnitudo pari a 7,03, che ne fece il terremoto più distruttivo osservato in Italia fino ad allora, il terzo in Europa, e il primo al mondo fra quelli documentati fotograficamente.

Complessivamente le case crollate furono più di 3.300, e circa 2.800 quelle rese pericolanti e inabitabili. La maggior parte delle testimonianze monumentali del passato fu letteralmente cancellata dalla Storia. Quanto alle vittime, ne furono contate circa diecimila solo limitatamente ai comuni della valle.

Il terremoto visto “da fuori”

I resoconti delle scosse fecero subito capolino sui più importanti quotidiani e periodici europei, in particolare londinesi e parigini. Nei giorni successivi, il Times ne fornì testimonianze via via sempre più dettagliate, mentre L’Illustrated London News pubblicò le prime immagini delle devastazioni nelle aree della valle, scattate dal fotografo dei Borbone Alphonse Bernoud per quello che fu a tutti gli effetti il primo reportage fotografico di un terremoto al mondo.

L’eredità scientifica

A Bernoud si deve la maggior parte delle fotografie del sisma, mentre l’ingegnere irlandese che lo studiò sul terreno, Robert Mallet, commissionò un’altra campagna fotografica a Claude Grillet, nel 1858, per una spedizione scientifica da parte della Royal Society of London e la realizzazione di quello che è considerato lo studio che permise la nascita della moderna sismologia.

Della catastrofe si occupò anche il celebre romanziere inglese Charles Dickens: nella rivista “Household Words”, da lui diretta, egli pubblicò l’articolo Earthquake experiences riguardante il terremoto in Val d’Agri. Il suo contributo nella diffusione delle notizie relative all’evento si rivelò cruciale per la conoscenza dei bisogni del Meridione, consentendo inoltre lo sviluppo di iniziative di aiuto e supporto ai terremotati.

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I moti carbonari e il Risorgimento lucano

CuoreBasilicata - Lun, 03/18/2019 - 19:46

L’area di Cuore Basilicata è stata anche protagonista in un momento cruciale della Storia nazionale, quello legato alle sommosse risorgimentali promosse in nome dell’unità d’Italia.

La “Vendita carbonara” di Calvello

In questa remota provincia del Regno di Napoli, infatti, il movimento rivoluzionario assunse un carattere particolarmente spontaneo e diffuso: già nel 1816 a Calvello era attiva un’importante sezione carbonara animata da studenti e professionisti che frequentando l’Università di Napoli erano entrati in contatto con le idee e le utopie della Rivoluzione Napoletana del 1799.

Tra i protagonisti più attivi nei moti del biennio 1820-22 figurava il medico calvellese Carlo Mazziotta, che insieme ai fratelli Giuseppe e Francesco Venita di Ferrandina partecipò nel giugno del 1820 a una cospirazione antiborbonica che prevedeva l’invio a Napoli di milizie lucane a sostegno dei carbonari campani in procinto di rivoltarsi al re. I congiurati vennero tuttavia scoperti e arrestati da un reparto di 1000 soldati austriaci, e condannati a morte per fucilazione.
Questa disfatta preparò in qualche modo la strada su cui si sarebbero realizzate le rivolte successive.

Il Risorgimento montemurrese

Capoluogo del Risorgimento lucano fu però Montemurro: in prima linea durante i moti del 1820 e del 1848, ebbe in Nicola e Giacinto Albini (definito da Francesco Crispi il “Mazzini lucano”) due importantissimi promotori. Sotto la guida loro, del progressista Nicola Mignogna e del colonnello cavouriano Camillo Boldoni, si consumarono le vicende dell’agosto 1860, allorché le vittoriose campagne garibaldine in Sicilia avevano risvegliato gli animi popolari e fomentato le lotte per la riappropriazione della terra: nella vicina Matera gli scontri assunsero un carattere talmente veemente, con l’assassinio del conte Gattini e dei suoi collaboratori da parte del popolo insorto, da indurre Albini e i suoi consorti ad affrettare le operazioni, la cui base nel frattempo era stata spostata a Corleto Perticara in seguito al terremoto del 1857 che aveva devastato Montemurro.

Da Corleto, 6000 uomini partirono alla volta di Potenza, capoluogo della provincia, dove sopraffecero agevolmente la resistenza di 400 gendarmi. Lì il 18 agosto 1860 si insediò il Governo Prodittatoriale di Albini e Mignogna e a capo della città fu messo il sindaco Antonio Sarli. L’8 settembre, mentre Garibaldi ancora risaliva dalla Sicilia, lo stesso Albini fu nominato Governatore della Basilicata, prima regione meridionale continentale annessa al Regno di Sardegna, potendo così proclamare la caduta dei Borboni e l’unità d’Italia.

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La Madonna nera di Viggiano

CuoreBasilicata - Lun, 03/18/2019 - 19:44

A settembre, le genti lucane tutte si riuniscono nella cittadina di Viggiano per festeggiare la loro protettrice: la Madonna Nera, regina della Lucania e cuore pulsante della devozione religiosa di questa regione e di quelle circostanti.

La Madonna Nera tra Storia e leggenda

La storia della Madonna di Viggiano è molto antica, e inizia con una città distrutta: la statua fu infatti venerata nella città di Grumentum, fino alla sua distruzione avvenuta intorno al 1050 d.C. per mano dei Saraceni, che indusse il Clero in fuga a nasconderla sulla cima del vicino Monte di Viggiano.

La leggenda narra di alcuni pastori che qualche secolo dopo, attirati da strani bagliori, segnalarono per primi il luogo in cui era stata nascosta. Miracolosamente intatta, la statua fu condotto a Viggiano e collocato nella cappella di Santa Maria fuori le mura, che divenne la sede urbana del Santuario costruito sulla cima del Monte, sul luogo del ritrovamento.

Si stabilì la tradizione di celebrare due volte l’anno la Madonna di Viggiano: la prima domenica di maggio, quando dal Santuario la statua viene trasferita sulla vetta, e la prima domenica di settembre, quando dal Monte ritorna in paese.

Una seconda leggenda vuole che sia stata la statua stessa a scegliere il luogo della sua permanenza: quando gli abitanti della vicina Marsicovetere portarono via il simulacro per dargli una sede nel loro paese, la Vergine da sola tornò nella cappella sul Monte di Viggiano.

La celebrazioni

La devozione dei fedeli nel corso degli anni è rimasta intatta: stendardi portati dai pellegrini accompagnati da zampogne e organetti, il girare per tre volte intorno alla cappella del Monte prima di entrarvi, il toccare l’urna della Madonna con rami o fiori, il contendersi l’onore di portare a spalla la statua, restano segni di una fede semplice e sincera.

Circa 50 mila pellegrini ogni anno giungono nelle strade del paese della Val d’Agri durante la prima domenica di settembre per salutare l’arrivo della Madonna Nera (mentre i festeggiamenti “profani” si concludono il giorno successivo con il concerto di importanti artisti, di respiro spesso internazionale.

Il simulacro

La statua lignea è fondamentalmente di stile bizantino, mentre la copertura in oro zecchino risale agli anni della dominazione spagnola (è molto simile difatti alla Madonna di Montserrat). La tipica coloritura bruna fu invece scelta dalle genti locali, che con questo colore volevano identificarla come la madre dell’intera Umanità d’Oriente e Occidente.

Curiosità

A Melbourne, nella chiesa di Saint Anthony’s Shrine, si trova una fedele riproduzione della statua della Madonna di Viggiano, giunta in Australia nel novembre del 1964 e voluta fortemente dai coloni viggianesi e lucani del Viggiano Social Club (ora Federazione Lucana).

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Angelo Clareno, l’eretico taumaturgo

CuoreBasilicata - Lun, 03/18/2019 - 19:41

Venendo giù dal centro di Marsicovetere, addossati al margine inferiore della collina che sovrasta la frazione di Villa d’Agri, si incontrano gli antichi ruderi del monastero eremitico di Santa Maria dell’Aspro.

La memoria, scritta e tramandata, racconta della centralità assunta da questo luogo nella vita del paese e dell’intera Basilicata, importanza perlopiù associata alla figura di Angelo Clareno, eretico francescano che trovò rifugio tra le mura del convento nei primi decenni del XIV secolo.

Il frate ribelle

Originario delle Marche, dove ottenne il diaconato nell’Ordine attorno al 1270, Angelo (al secolo Pietro) si legò presto alla frangia più rigorista del Francescanesimo Spirituale di Ancona, scelta che preluse alla costituzione del gruppo dei “fratelli della povera vita” (o “fraticelli”), che contestavano l’autorità papale auspicando il distacco dall’Ordine, il ritorno alla purezza delle origini e l’estensione della Regola francescana a tutti i cristiani e non solo a chi abbracciasse il voto.

Ciò indusse il frate a far fronte a una lunga esperienza di persecuzioni, prigionie e peregrinazioni per l’Europa, minacciato dapprima dai movimenti antipauperisti interni all’Ordine e, in seguito all’abdicazione di papa Celestino V (che gli aveva fin lì garantito una sorta di indulgenza) e l’ascesa al trono papale di Giovanni XXII, anche dalla Curia che ne decretò lo status di eretico e di fuggiasco.

Frate Clareno a Marsicovetere

Fu in capo a queste peregrinazioni che nel 1334 il monaco giunse in Val d’Agri, in una terra povera e incolta dove poté predicare la povertà degli ecclesiastici e il rinnovamento della vita in attesa dell’Apocalisse, e assurgere alla fama di taumaturgo attraendo al convento folle crescenti di fedeli da tutti i luoghi limitrofi, e garantendosi una certa immunità e protezione da parte del popolo e dei maggiorenti della valle.

La permanenza di Angelo nel monastero si interruppe solo alla sua morte, avvenuta il 15 giugno 1337. La sua tomba fu a lungo meta di pellegrinaggi, benché a partire dal XVII secolo, in seguito alla dispersione degli eremiti di Santa Maria dell’Aspro, non se ne trovò più traccia: di lui rimasero il sigillo personale con l’effigie di San Michele, alcune epistole, e l’appassionata testimonianza dei suoi discepoli.

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La valle della musica

CuoreBasilicata - Lun, 03/18/2019 - 19:39

Ho l’arpa al collo son viggianese;
Tutta la terra è il mio paese.
Come la rondine che lascia il nido,
Passa cantando di lido in lido:
E finché in seno mi batte il cor
Dirò canzoni d’armi e d’amor […]

(P. P. Parzanese, I Canti del Viggianese, 1838)

Da che si abbia memoria, per chi la conoscesse, la Val d’Agri è stata sinonimo di musica. E parlando di musica, è difficile non pensare alla tradizione arpistica “errante” viggianese, benché, in generale, quella del musicista di strada fosse una figura diffusa in molti centri della valle, storicamente ascrivibile all’influenza e all’antica compenetrazione nel terrirorio dei monaci basiliani.

Viggiano, la città dell’arpa

Fra Sette e Ottocento si sviluppò a Viggiano un tale fervore culturale e musicale, in termini di presenza di arpisti, flautisti (come Leonardo De Lorenzo), violinisti, costruttori di strumenti e liutai (presenti ancora oggi), da non trovare eguali tra le piccole comunità del Sud Italia.

In un quadro simile emergeva la figura del musicante girovago, suonatore dell’arpicella (un tipo di arpa portativa da 12 o 14 corde molto piccola e facilmente trasportabile nei lunghi spostamenti). Era una sorta di portatore di saggezza popolare che dalla Basilicata emigrava verso la Francia o l’Inghilterra.

E non a caso, facendo un giro per il centro storico è possibile ritrovare, sui portali di antiche abitazioni, chiavi di volta con arpe e strumenti musicali che simboleggiano la ricostruzione delle case avvenuta grazie alle risorse guadagnate e “riportate a casa” dai diversi musicisti girovaghi.

Rémi e l’arpa viggianese

Non stupisce allora il richiamo letterario ai musicanti da parte (fra gli altri) dell’autore francese Hector Malot nel romanzo “Sans famille” (in seguito trasposto in un famoso anime giapponese): il protagonista, Rémi, è uno sfortunato bambino della provincia francese che viene venduto dal padre a un suonatore ambulante, un migrante viggianese che gli insegna a suonare l’arpa inducendolo a esibirsi per strada.

Billie Joe Armstrong e i Green Day: un po’ di rock in Basilicata

È interessante notare come proprio a Viggiano abbia di recente ritrovato le sue origini il cantautore Billie Joe Armstrong, leader dei californiani Green Day: i suoi trisnonni, originari del borgo lucano, emigrarono negli Stati Uniti nell’Ottocento, periodo di massima intensità del fenomeno migratorio dall’Italia verso il nuovo continente. Ciò ha fatto sì che si avviasse un sorprendente e continuativo scambio tra l’artista e la popolazione e le istituzioni viggianesi, culminato con la visita al paese.

Georges Brassens a Marsico Nuovo

Analogamente Georges Brassens, poeta, attore e cantautore francese (1921-1981), spesso indicato come il maestro e l’ispiratore di Fabrizio De André, era originario di un altro importante centro della valle, Marsico Nuovo. A lui sono lì dedicati un vicolo e un piazza, oltre che strutture di accoglienza incluse in quello che l’Amministrazione Comunale ha battezzato “Borgo della Musica”.

In suo onore si indice peraltro un concorso per giovani cantautori, il premio Brassens.

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I monaci Basiliani e l’incontro con l’Oriente

CuoreBasilicata - Lun, 03/18/2019 - 19:36

Forse nessuna influenza, nessuna dominazione straniera, nessun movimento culturale ha tanto segnato il modo di vivere, gli usi e i costumi dei popoli della Val d’Agri quanto la compenetrazione in questi luoghi dei monaci bizantini, abitualmente chiamati monaci basiliani (benché di fatto San Basilio non abbia mai fondato un proprio ordine religioso).

I monaci arrivarono in Basilicata al seguito di Belisario, il condottiero che l’imperatore Giustiniano aveva investito nel VI sec. d.C. del compito di riportare in auge la fede cristiana contro l’arianesimo dei barbari invasori.

È però dopo la calata dei Longobardi, dopo l’abbandono dei primi rifugi, dopo che si videro costretti a ritornare in quei luoghi per difendere loro stessi e ogni immagine sacra dalla furia iconoclasta degli invasori, che si avviò il fenomeno chiamato seconda ellenizzazione e che più influenzò la fusione di culture operata dai monaci in tutto il Sud Italia.

Il contributo dei basiliani

I basiliani fondarono una serie di comunità monastiche finalizzate alla preghiera e al lavoro, edificando dei centri di culto che irradiavano la propria influenza su tutte le zone circostanti.
Essi si integrarono perfettamente nel tessuto sociale delle genti che gli avevano dato albergo e cui essi offrirono il conforto dell’anima e la cura dei corpi, nonché l’insegnanento delle arti agricole (un esempio fra i molti, la tecnica del terrazzamento), e di quelle classiche più in generale: basti menzionare gli affreschi rupestri, tuttora ammirabili, che imbellivano le grotte in cui dimoravano, o gli strumenti musicali che avevano introdotto alle genti locali, tra cui il sambukè, una sorta di cetra che essi suonavano e si fabbricavano da soli, fatta di sambuco e interiora di animali, la cui naturale evoluzione sarebbe stata la famosa arpicella viggianese.

I basiliani e la Madonna Nera

L’affetto filiale per la Vergine è un’altra delle peculiarità che caratterizzarono i loro insegnamenti: essi stuzzicarono in qualche modo la religiosità popolare dei fedeli al punto di indurli a rischiare la vita per nascondere le sacre icone, come quella della Madonna Nera di Viggiano, interrandole o riponendole in grotte per proteggerle da distruzione certa da parte dei Longobardi o dei Saraceni.

I ritrovamenti di molte di queste reliquie sono accompagnati da storie miracolose: si narra che bagliori di luce ultraterrena indicassero l’ubicazione esatta del nascondiglio della sacra immagine della Madonna Nera ai pastori che la ritrovarono, e ciò contribuisce ancora oggi a conferire una tinta un po’ mitica (oltre che mistica) al ricordo dei basiliani.

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Maria Rosa Marinelli, la Brigantessa

CuoreBasilicata - Lun, 03/18/2019 - 19:31

Com’è noto, il fenomeno del brigantaggio giocò un ruolo cruciale nella vita della Val d’Agri e della Basilicata postunitarie. Ci si sofferma di rado però sul ruolo rivestito dalla figura femminile nelle bande di briganti locali.

Le brigantesse

Occorre dire che in generale, se da un lato esisteva la donna del brigante, moglie o fidanzata di uno dei briganti gregari, che viveva nei paesi svolgendo la funzione di sentinella o fiancheggiatrice, dall’altro c’erano le brigantesse che vivevano col gruppo in clandestinità, partecipando attivamente alle azioni e godendo di maggior rispetto, soprattutto se erano le donne dei capibanda, come nel caso di Maria Rosa Marinelli.

Le donne costrette con la violenza a seguire i briganti vivevano una sorta di prigionia: per la vergogna di essere state violate, esse non facevano ritorno alle proprie famiglie, continuando a vivere sotto la sorveglianza dei briganti stessi.

Chi era Maria Rosa Marinelli

Diversamente da quanto a lungo tramandato, invece, Maria Rosa Marinelli non fu espressamente vittima del brigantaggio. Tutt’altro. Lo testimoniano gli studi di Serena Carrano esposti nell’opera “Maria Rosa Marinelli, fiore di bellezza tra i briganti”.

Maria Rosa era una giovanissima contadina originaria di Marsicovetere, che al tempo della sua “militanza” (tra il 1862 e il 1864) non aveva compiuto vent’anni.

Le testimonianze non parlano di lei come di una donna crudele, né tantomeno di una prostituta: era promessa sposa di Angelo Antonio Masini ancor prima che questi si desse alla macchia per sfuggire al servizio di leva. Tuttavia, in assenza del capobanda, Maria Rosa prendeva spesso le redini come luogotenente e capeggiava gli altri uomini del gruppo.

La vicenda giudiziaria

Alla morte di Masini in uno scontro armato a Padula, Maria Rosa si consegnò alla polizia. La pena prevista per il tipo di reato era di venti anni, ma il sottotenente Polistina, suo difensore, riuscì a ribaltare le accuse presentandola come vittima innocente, che agiva in regime di costrizione.

Scagionata dal tribunale militare, non ottenne tuttavia lo stesso dalla giustizia civile: il giudice di Viggiano la incriminò e il tribunale sancì la sua colpevolezza condannandola a quattro anni di reclusione per “associazione di malfattori, estorsione, sequestro di persona e lesioni”.

Scontata la pena poté tornare a vivere a Marsicovetere e sposarsi, confortata dall’affetto dei compaesani.

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Leonardo Sinisgalli, il poeta ingegnere

CuoreBasilicata - Lun, 03/18/2019 - 19:26

A Montemurro, in quella che egli definirà “la dolce provincia dell’Agri, nacque il 9 marzo 1908 Leonardo Sinisgalli, “il poeta delle due muse”, l’ingegnere amante dei versi che sempre tentò di superare la dicotomia scienza-belle lettere.

La vita di Sinisgalli

Movimentata e a tratti avventurosa fu la sua vita: fu un brillante studente, tanto che persino Enrico Fermi volle chiamarlo a far parte della sua squadra di via Panisperna. La vocazione di Leonardo erano però i versi, anche se le scienze non smisero mai di occupare un ruolo di primo piano nella sua vita. Fu un genio eclettico e poliedrico: pubblicista, narratore, illustratore.

Visse gli anni del fascismo e quelli di crisi del dopoguerra; l’estro creativo che lo contraddistinse venne stimolato dalle molteplici esperienze di vita. Memorabile lo slogan di sua invenzione, “camminate Pirelli”, in cui giocava a rendere transitivo un verbo che non lo è.

La poetica di Sinisgalli

L’essenza della poesia sinisgalliana è sostanzialmente riconducibile al verso: “vidi le muse su una quercia secolare che gracchiavano”. Il poeta si meraviglia dell’incontro con questi esseri ancestrali, lo scenario è assimilabile a quello dell’antica Grecia, per definire la quale si sovrappongono i ricordi dell’agreste paese natio (ricordi che sono un motivo ricorrente di tutta la sua produzione poetica).

Le sue liriche giungono a noi collezionate nelle raccolte “Vidi le muse”, “Mosche in bottiglia”, “I nuovi Campi Elisi”, “Dimenticatoio”.

Sinisgalli, Montemurro e la razionalità cosmica

Il rapporto del genio lucano con Montemurro non fu sempre cristallino. Egli ufficialmente non l’amava, ma la sua ombra e il suo ricordo aleggiavano nei suoi versi, in un retaggio da cui non volle mai liberarsi. La Musa era sua compagna fedele, ma pian piano diveniva decrepita, ed egli stesso si definiva reumatico, soggetto al tempo. Ma baluginava in lui un pensiero sull’essenza dello zero che lo teneva desto, un ultimo disperato tentativo di compenetrazione tra la cultura scientifica e quella umanistica.

Le scienze sono per il poeta un porto sicuro al quale attraccare, gli forniscono, specie la matematica (che egli definì “modello impenetrabile alla malinconia), il senso della razionalità cosmica. È quasi come se l’indagine scientifica stemperasse l’inquietudine del reale e l’incanto del quotidiano ne arginasse lo truggimento. Tali convinzioni non lo abbandonarono neanche negli ultimi anni, quando, pur sopravvenuto il disincanto, egli continuò a cercare e ricercare l’essenza dello zero.

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I falò di San Giuseppe

CuoreBasilicata - Lun, 03/18/2019 - 19:18

C’è un particolare momento nella vita di tanti ragazzi lucani in cui, accantonate le ansie infantili del Natale, dei compleanni e dei doni da ricevere, il giorno più atteso dell’anno diventa all’improvviso quello di San Giuseppe – il giorno (o la notte) dei falò, forse l’appuntamento rituale più antico fra quelli che accomunano le popolazioni dell’Appennino a queste latitudini.

La sera del 18 marzo, e fino al sorgere del sole, gli abitanti di ciascun rione (o quartiere) di ogni comune si riuniscono in un punto stabilito del quartiere e qui danno vita a un grande falò attorno a cui far festa tutti insieme tra cibo, musica, danze, e il cielo stellato.

Le origini della festa

La corrispondenza tra questa ricorrenza e la data riservata dalla liturgia cristiana al Santo sposo di Maria non tragga però in inganno: la festa ha in realtà origini molto più remote, e affonda le radici nei riti arcaici di fertilità della Terra celebrati da pastori e contadini in prossimità dell’equinozio di primavera: essi accendevano grandi falò propiziatori per aggraziarsi le forze della natura in vista della primavera, stagione dei raccolti e simbolo di rinascita. E il fuoco stesso era visto come simbolo di nuova vita, nata dalle ceneri di quella passata.

I preparativi

Nella sua evoluzione contemporanea, la prassi della festa ha assunto comunque contorni più espressamente “ricreativi”. I preparativi iniziano qualche giorno prima, quando i ragazzi del quartiere si spostano per le vie del paese, di solito spingendo una carriola in cui raccogliere casa per casa la legna che servirà a costruire il falò.
L’ultimo giorno viene allora il turno dei “grandi”, che si spingono nei boschi o nelle montagne dei dintorni a raccogliere le “fascìne” di ginestra che serviranno a ravvivare il fuoco a intervalli regolari, tenendo la fiamma alta per tutta la notte.

I falò nei diversi paesi

Le tradizioni specifiche differiscono nei particolari di paese in paese, ma conservano una forte base comune: solitamente, attorno al falò si balla al ritmo della musica popolare suonata da fisarmoniche e organetti di improvvisati musicisti autoctoni; si degustano torte rustiche, piatti tipici, nonché le famose zeppole di San Giuseppe, di rado accompagnate da bevande diverse dal vino locale.

L’altezza raggiunta dai “fucanoj”, la loro “capacità” di arrampicarsi verso il cielo, costituisce una discriminante pressoché oggettiva nella riuscita della festa: in alcuni paesi è indetta annualmente una gara ufficiale tra i diversi rioni, con tanto di giuria preposta a valutare e premiare il fuoco migliore.

A fine nottata è tradizione che ognuno raccolga della brace e ne porti un po’ a casa, aiutandosi con un badile, per rimpinguare il camino in segno di futura prosperità.

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Accoglienza, il Governo taglia i fondi? A Milano li mette la Caritas

People For Planet - Lun, 03/18/2019 - 17:00

«Stimiamo di sostenere circa 200 persone per un totale di 900 mila euro», spiega il direttore Luciano Gualzetti

Per aiutare i migranti colpiti dal Decreto sicurezza voluto dal vicepremier Matteo Salvini, a Milano nasce il “Fondo di solidarietà per gli esclusi dall’accoglienza”. Il Fondo, aperto al contribuito dei cittadini, è un’iniziativa di Caritas Ambrosiana, nell’ambito dell’azione di disobbedienza civile lanciata quando il leader leghista ha annunciato che i richiedenti asilo con protezione umanitaria dovranno lasciare i centri d’accoglienza.

«Come avevamo affermato sin dal primo momento noi le persone che seguiamo non intendiamo abbandonarle», sottolinea il direttore Luciano Gualzetti. «Vogliamo concludere i percorsi che abbiamo avviato con i nostri ospiti. È chiaro che queste persone se vengono mandate per strada difficilmente riuscirà a convertire il permesso di soggiorno in un permesso di lavoro. Fallirebe tutto il nsotro intervento. Abbiamo quindi deciso di tenewrli per il tempo necessaria a finire gli interventi e arrivare a fargli avere un lavoro e camminare con le proprie gambe».

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Il Green New Deal sotto attacco. Per Trump ispira i terroristi

People For Planet - Lun, 03/18/2019 - 14:50

Ci siamo già occupati di Alexandria Ocasio-Cortes e della sua proposta di Green New Deal, una proposta rivoluzionaria per cambiare l’assetto dell’economia statunitense e mondiale a tutela dell’ambiente.
L’efficacia della proposta di Green New Deal (GND) presentata solo un mese fa è confermata dall’accesissimo dibattito che sta provocando negli Usa mentre riceve un larghissimo consenso, secondo i sondaggi, soprattutto tra i giovani. Reazioni molto accese che confermano come il GND stia facendo breccia nel dibattito politico, anche in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno.

Secondo Trump ispira i terroristi.

Secondo il capo dello staff della Casa Bianca, Mick Mulvaney, per Brenton Tarrant, l’autore della strage nelle due moschee in Nuova Zelanda, “bisogna guardare ai passaggi eco-terroristici nel suo manifesto e allinearlo con Ocasio-Cortez”. “Tarrant, ha proseguito Mulvaney, non è un suprematista bianco. Non penso che sia corretto dipingerlo come un fan di Trump”. In realtà nel manifesto di Tarrant, Trump è invece indicato come “simbolo di una rinnovata identità bianca”.
Se il capo staff della Casa Bianca arriva a tentare di associare Tarrant a Alexandria Ocasio-Cortes vuol dire che il GND comincia a fare veramente paura all’establishment USA.

Alexandria Ocasio-Cortez, la stella nascente della politica USA.

Alexandria è una politica statunitense trentenne. È stata eletta al Congresso statunitense nel 2018 diventando, a 29 anni, la più giovane parlamentare nella storia statunitense.
Ocasio-Cortez è nata nel Bronx, da padre nato anche lui nel Bronx e madre nata a Porto Rico. Ocasio-Cortez sin dai tempi del liceo si è distinta, vincendo un premio nella Intel International Science and Engineering Fair con un progetto di microbiologia; a seguito di questo riconoscimento, le è stato dedicato un asteroide, 23238 Ocasio-Cortez.
Morto il padre, dopo la laurea Ocasio-Cortez è ritornata nel Bronx dove ha lavorato come cameriera in un negozio di tacos.
Nell’elezione presidenziale del 2016 Ocasio-Cortez ha fatto l’organizzatrice nella campagna Bernie Sanders. Nel 2018, incoraggiata dal gruppo di Sanders, Ocasio-Cortez ha deciso di sfidare il senatore uscente Joseph Crowley alle primarie democratiche. In totale, ha speso 194.000 dollari per la sua campagna mentre il suo avversario Crowley ha speso 3,4 milioni.
Crowley, senatore vicino a Hillary Clinton, era così potente nel Partito Democratico che nei 18 anni precedenti nessuno aveva osato sfidarlo alle primarie. La ventottenne Ocasio-Cortez alla fine ha prevalso con il 57% dei voti. Crowley si è congratulato con lei dedicandole la canzone di Bruce Springsteen Born to Run, Nata per Correre. Dopo Crowley, Ocasio-Cortez ha battuto il candidato repubblicano ed è stata eletta al Congresso.
Ocasio-Cortez è a favore di una sanità pubblica aperta a tutti, della gratuità dell’università pubblica, dell’aumento del salario minimo orario a 15 dollari, dell’eliminazione delle prigioni a gestione privata e della regolamentazione della detenzione di armi da fuoco. È per la semplificazione dell’iter che conduce alla cittadinanza per gli immigrati irregolari e ha proposto una tassa del 70% da applicare ai redditi superiori ai dieci milioni di dollari annui, sulla quota superiore ai dieci milioni, per finanziare politiche di riduzione dei  gas serra.

Il Green New Deal

Ma ciò per cui sentiremo spesso parlare di Ocasio-Cortez è una sua risoluzione rivoluzionaria, il cosiddetto “Green New Deal” (GND), presentato da lei ufficialmente il 7 febbraio, volto a stimolare lo sviluppo dell‘economia verde e blu,, la creazione di nuovi posti di lavoro e la riconversione dei lavoratori attualmente impiegati in settori non ecosostenibili.
Il GND è rapidamente decollato, ottenendo numeri enormi nei sondaggi USA e “costringendo” molti parlamentari democratici, anche quelli vicini alle lobby del carbone, a dirsi almeno formalmente d’accordo.
Il GND descrive in dettaglio la catastrofe climatica in arrivo, dall’esposizione di 350 milioni di persone a un aumento dello stress da calore alla perdita di quasi tutte le barriere coralline del mondo. Richiede di mantenere l’innalzamento della temperatura a 1,5 ° C – lo standard approvato dal rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) di ottobre- e di arrivare a zero emissioni globali nette entro il 2050.
Riconosce che gli Stati Uniti sono responsabili di una quantità sproporzionata di emissioni e chiede agli Stati Uniti di essere un leader mondiale nell’azione per il clima oltre che diventare il produttore numero uno della tecnologia verde.
Collega anche in modo esplicito le questioni climatiche a quelle economiche che spesso non entrano nella discussione sul clima: decenni di stagnazione salariale, mancanza di accesso all’assistenza sanitaria e assenza di acqua pulita per milioni di individui, stupefacenti livelli di disuguaglianza, decimazione del potere contrattuale dei lavoratori. Attraverso il Green New Deal disegna un prossimo futuro in cui tutti possano avere accesso a posti di lavoro buoni, salari ragionevoli, aria e acqua pulite, cibo sano e natura. Richiede investimenti in un sistema agricolo più sostenibile e un trasporto pubblico accessibile. Appoggia lo scambio internazionale di tecnologie e finanziamenti. Propone una visione rivoluzionaria dell’economia e del ruolo dello Stato in essa.
La risoluzione di Ocasio-Cortez sembra a molti l’unica proposta che si avvicini alla dimensione delle ambizioni di cui abbiamo bisogno per affrontare la realtà indicata dalla scienza. È chiaro dall’ultimo rapporto dell’IPCC che la migliore opportunità di mantenere il riscaldamento vicino a 1,5 C è di dare la priorità non solo allo sviluppo della tecnologia verde, ma anche a politiche sociali egualitarie e ad una crescente cooperazione globale.

La risposta della destra statunitense al Green New Deal.

La destra statunitense contrattacca bollando il GND come “socialista”, perché il Green New Deal sottolinea che il cambiamento climatico, l’inquinamento e altri danni ambientali sono stati scaricati innanzitutto su “popolazioni indigene, comunità di colore, comunità di migranti, comunità deindustrializzate, comunità rurali spopolate, poveri, lavoratori a basso reddito, donne, anziani, persone con disabilità e giovani.
In effetti gli oppositori al GND non la toccano leggera. Il presidente Trump ha affermato che il Green New Deal porterà via il suo “diritto di viaggiare in aereo“. Il senatore Tom Cotton, repubblicano dell’Arkansas, ha detto che la proposta porterebbe alla confisca delle auto e imposto agli americani di “cavalcare mezzi di locomozione presumibilmente alimentati da lacrime di unicorno.” E il senatore John Barrasso, repubblicano del Wyoming e presidente della commissione per l’ambiente e i lavori pubblici, ha avvertito che “gelato, cheeseburger e frappé sarebbero una cosa del passato perché sotto il Green New Deal il bestiame sarà bandito.

L’obiettivo del Green New Deal

L’obiettivo proclamato del Green New Deal, è portare “il mondo intero verso un’economia a zero emissioni carboniche nette entro il 2050” compensando le nuove emissioni con sistemi che le assorbono, per esempio le riforestazioni. Gli Stati Uniti “devono assumere un ruolo-guida” attraverso “misure drastiche per l’abbattimento dell’inquinamento in tutti i settori industriali, nei trasporti, nella produzione elettrica, nei riscaldamenti” e “favorire la creazione di posti di lavoro qualificati nella ricerca ambientalista e nelle energie rinnovabili” . Al centro del GND c’è la tutela dei “diritti umani fondamentali”: aria, acqua, cibo incontaminati. Un “piano di mobilitazione decennale” servirà a far sì che “il 100% dell’energia elettrica sia generata con fonti rinnovabili” anche attraverso il “rinnovamento completo della rete elettrica di distribuzione col passaggio alla tecnologia digitale”; “la ristrutturazione delle abitazioni per l’efficienza energetica”; “ammodernamento dei trasporti pubblici” come alternativa al trasporto privato.

La lunga marcia del Green New Deal

Nonostante il forte appoggio dell’opinione pubblica e il sostegno di buona parte dei democratici la vita della risoluzione GND non si prospetta facile a causa della forte opposizione della lobby del carbone, profondamente radicata negli Usa.
Del resto la risoluzione non dà risposte, né potrebbe dare, a tutte le domande: come dovrebbero essere istituite le istituzioni finanziarie pubbliche e in che modo lavoratori, movimenti e comunità potranno contribuire a guidare gli investimenti pubblici? Come faremo a garantire che la “tecnologia pulita” sia effettivamente pulita, che i pannelli solari non trasudino tossine nei fiumi che sfiorano le fabbriche in cui sono costruiti e non finiscano la loro vita trentennale in cumuli di rifiuti tossici nelle baraccopoli ghanesi? È necessario un forte coordinamento e cooperazione internazionale e aiuto ai Paesi che ne hanno bisogno, come richiesto dalla risoluzione GND, accordi di green fair trade con Paesi come la Bolivia, dove verrà estratto il litio per le batterie ricaricabili.
Il cambiamento radicale è una strada accidentata ma la visione del Green New Deal sembra un inizio necessario. Non si tratta solo di applicare un programma di giustizia sociale a un programma di energia pulita, indica anche che la disuguaglianza astronomica, il patriarcato duraturo e la supremazia bianca negli Usa, il caos climatico incombente, lo sbocco verso la domanda di “un uomo forte” fanno tutti parte dello stesso sistema a cui bisogna rispondere con un grande disegno che dia nuova energia e speranza.
Gli scienziati climatici prevedono che il 2020-2030 sarà un decennio cruciale, in cui occorreranno “sforzi erculei” per contenere l’aumento della temperatura del pianeta. Il GND dice che siamo già in ritardo. Dobbiamo muoverci.
Il nuovo stadio del negazionismo climatico non negherà che il cambiamento climatico stia accadendo, ma negherà l’urgenza di agire in fretta o ambiziosamente.

Alexandria Ocasio-Cortez ci dice che è troppo tardi per la moderazione. Essere seri sul clima significa essere seri nel trasformare questo “sogno verde” in realtà.

Fonti:
The New York Times
Jacobinmag.com
Foxnews.com
Wikipedia.org
Repubblica.it

Foto copertina: Grist.org

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Glifosato, Miami vieta l’erbicida

People For Planet - Lun, 03/18/2019 - 12:00

Miami non utilizzerà più erbicidi contenenti glifosato, una decisione presa per evitare eventuali danni alla salute dei giardinieri della città e dei suoi bacini idrici.

Il glifosato fa male agli esseri umani? La comunità scientifica non ha ancora risposto in maniera unanime a questa domanda, anche se molti studi associano l’uso di questo erbicida all’incidenza di tumori. La multinazionale Monsanto, di proprietà della Bayer, produce uno degli agenti chimici più usati in agricoltura a livello mondiale che contiene glifosato, ovvero l’erbicida Roundup, e continua a respingere le accuse. Intanto, però, alcune organizzazioni governative hanno iniziato ad avallare la sua abolizione: è notizia recente la decisione di Francis Suarez, sindaco della città statunitense di Miami, capoluogo dello stato della Florida, di vietare l’uso di Roundup e prodotti simili nei giardini e nei prati.

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“L’invasione di migranti è la più grande bugia, la povertà ci fa paura”

People For Planet - Lun, 03/18/2019 - 09:33

“Spesso si sente parlare di invasione di migranti ma è la più grande bugia che viene raccontata. Non è vero e lo dicono i numeri, che io odio perché si parla di esseri umani”. Così il medico di Lampedusa Pietro Bartolo stronca le rappresentazioni con cui i media raccontano gli arrivi di migranti nel nostro Paese.

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Brignano è cliente della Banca Popolare di Bari

People For Planet - Lun, 03/18/2019 - 02:26

Non è l’ultima confessione giuntami da una gola profonda, bensì una frase recitata da Enrico Brignano che, nel suo pezzo Per essere credibile in banca i soldi si devono chiedere, si mette sarcasticamente nei panni di un direttore di banca.

Potreste chiedervi cosa c’entra un comico (un grande artista) in un mio editoriale. Ci arrivo per gradi.

Qualche settimana fa, meravigliato dalla meraviglia, vi dicevo “non smettete di sorprendervi”.

Era la truffa dei diamanti a lasciare basiti. Oggi a stupirmi ci pensa la Banca Popolare di Bari, che fa affari come se gestisse una combriccola dedita al gioco delle tre carte, invece che un grosso istituto di credito.

Lasciatemi raccontare.

È delle ultime ore l’inchiesta della Procura di Bari, che accusa di truffa alcuni funzionari e dirigenti della Banca Popolare in questione. Marco Jacobini, presidente del CDA, e Vincenzo De Bustis, AD, avrebbero già ricevuto un avviso di conclusione delle indagini, le quali hanno rilevato un numero indefinito di risparmiatori che hanno visto le proprie azioni, quelle della suddetta banca, svalutarsi.

La prassi è più o meno simile a quanto di già visto, già detto. Il primo passo era spingere i clienti con “artifizi e raggiri ad acquistare prodotti finanziari illiquidi e ad elevata rischiosità”. Successivamente si agiva sulle carte, manipolando i questionari di profilatura del rischio. In pratica si rendeva giustificabile “la collocazione di strumenti finanziari evidentemente inadeguati alle caratteristiche personali della persona offesa”, come si evince dai documenti firmati dal procuratore Roberto Rossi.

Per farla facile, se il Cliente X nel 2010 aveva dichiarato di essere favorevole a investimenti per proteggere il capitale e ricevere flussi di cassa moderati ma costanti e a basso rischio, si interveniva sulle volontà scritte, dello stesso cliente, per renderle compatibili a collocamenti possibili di “forti oscillazioni di valore”.

Ma c’è di più. Stiamo per arrivare a Brignano.

Per chi non fosse del settore, quando compro delle azioni di una banca che non sono quotate, quelle azioni posso rivenderle solo alla stessa banca che organizza un “mercatino” interno.

Questa questione ruota intorno ad azioni comprate (!!!), dai risparmiatori, a 9,53 € e che ora girano a 2,38 € e che sono difficili da vendere.

È tutta qui che starebbe la truffa.

Paradossale, però, non il tranello in sé. Ripeto, ne abbiamo visti tanti siffatti che ci abbiamo fatto il callo. È plausibile sia andata come immagina la procura, come lasciano capire le carte.

Non c’è meraviglia per ciò che avrebbe fatto la Banca, non è altro che un’ennesima prova di un sistema bancario malato e uguale a sé stesso un po’ dappertutto.

La meraviglia nasce da ciò che la banca sta facendo adesso. Volete sapere come corre ai ripari?

Ha annunciato, per tutti coloro che hanno acquistato quelle azioni e che ora, naturalmente, sono delusi, un tetto di 350 milioni per finanziare prestiti personali a tassi vantaggiosi o mutui fino a 40 anni, con polizze vita a carico della banca, per un massimo di 300 mila euro.

Ovvero, io mica ti restituisco i soldi che ti ho fregato, mica ti chiedo scusa per averti truffato o ti restituisco i TUOI di soldi; no, io ti lascio i miei di soldi, in prestito però, così mi paghi pure gli interessi.

“Quanto vuole prelevare Signor Brignano?”

“1000 euro!”

“Ma Signor Brignano, perché deve intaccare il suo capitale. Lei ha un 4,1 su Nasdaq, che uno Swap. Dpw Jones. È chiaro che su base mensile al 0,5% con i tassi d’interessi che vanno oggi, lo capisce da per sé che sul movimento interbancario lei ci perde. Lo dico per lei. Non prenda i suoi soldi, prenda i nostri”.

Vorrei chiedere ad Enrico se è un cliente BPB.

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Zeppole di San Giuseppe

CuoreBasilicata - Dom, 03/17/2019 - 16:32
Livello di difficoltà: MEDIOCosto: MEDIOTipologia: DOLCI, DOLCI TRADIZIONALIINGREDIENTI

Per la pasta:

  • 1 kg di farina
  • 1 kg di patate
  • 2 pezzi di lievito di birra
  • 100 g di strutto
  • mezzo bicchiere di zucchero
  • mezzo bicchiere di latte
  • buccia di 1 limone
  • 4 uova

Per la crema:

  • 1 l di latte
  • 250 g di zucchero
  • 100 g di farina
  • 6 uova
  • 1/2 stecca di vaniglia

Per guarnire:

  • amarene sciroppate q.b.
  • zucchero a velo q.b.
PREPARAZIONE

Partiamo con la preparazione della crema così che si raffreddi mentre ci occuperemo della pasta delle nostre zeppole.
In una pentola portate quasi a ebollizione il latte, quindi mettetevi in infusione la stecca di vaniglia per alcuni minuti.
In una ciotola sbattete le uova intere con lo zucchero aiutandovi con una frusta. Quindi aggiungete poco alla volta la farina e il latte caldo, continuando a mescolare.
Trasferite la crema in un pentolino e lasciate sobbollire a fuoco basso finché non si addensa, mescolando di continuo. Togliete la crema dal fuoco e lasciatela raffreddare a temperatura ambiente per mezz’ora circa.
Passiamo alla preparazione della pasta.
Lessate le patate e riducetele in purea. Quindi inseritele in un recipiente insieme a tutti gli altri ingredienti e impastate per bene. Lasciate lievitare per circa un’ora l’impasto ottenuto.
Create con l’impasto tante piccole ciambelle, che lascerete poi lievitare per un’altra ora.
Friggete le ciambelle in abbondante olio di semi (non eccessivamente caldo) e, quando saranno dorate, sistematele su della carta assorbente.
Quando si saranno raffreddate, ponetevi nel centro un po’ di crema aiutandovi con una siringa da pasticceria. Guarnire con amarene sciroppate e cospargere di zucchero a velo.

CURIOSITÀ

Le zeppole sono dolci fritti tipici della cucina del Sud Italia, in particolare del napoletano, consumate tradizionalmente il 19 marzo in occasione della festa di San Giuseppe. Secondo un’antica leggenda San Giuseppe, dopo essere arrivato in Egitto, si ritrovò a vendere frittelle per provvedere al sostentamento di Gesù e Maria.

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William Kamkwamba, il ragazzo che intrappolò il vento per produrre energia e salvare il suo villaggio dalla carestia

People For Planet - Dom, 03/17/2019 - 09:00

Aveva solo 15 anni quando costruì il primo aerogeneratore per dare energia elettrica alla sua casa in Malawi. Il suo nome è William Kamkwamba, nato a Wimbe nel distretto di Dowa il 5 agosto del 1987 da una famiglia relativamente povera il cui sostentamento era basato esclusivamente sull’agricoltura. Fin da bambino ha sempre amato giocare con i suoi amici, Gilbert e Geoffrey, con i quali si divertiva a cercare e usare materiali riciclati per costruire e riparare oggetti. William presto iniziò a riparare radio a pagamento per gli abitanti del villaggio, ma senza molto successo.

William Kamkwamba scopre il potenziale del vento

Secondo la sua autobiografia, intitolata “The boy who harnessed the wind” (Il ragazzo che ha imbrigliato il vento), la carestia che colpì il Malawi nel 2002, generata da periodi di grandi siccità e inondazioni provocate dalla deforestazione, costrinse William a lasciare la scuola perché la famiglia non era in grado di permettersi la retta scolastica. Nel tentativo di mantenere la sua educazione, William iniziò a frequentare di nascosto la biblioteca del villaggio. Suo padre, che era diventato un combattente in lotta per ribellarsi contro il governo di allora che lasciava il popolo nella fame, inizialmente ostacolò duramente il figlio nella sua passione e gli impose di lavorare nei campi per aiutare la famiglia.

William, dopo aver letto in biblioteca il libro “Using Energy”, decise di creare una turbina eolica con pezzi di recupero per dimostrare che con il vento si poteva produrre energia. Inizialmente, con i componenti trovati, sperimentò un piccolo modello che realizzò grazie a una piccola dinamo di recupero.

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