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Come Dario Fo e Franca Rame scelsero l’arte senza compromessi

People For Planet - Gio, 03/07/2019 - 09:38

Uno degli effetti più devastanti che la politica degli ultimi vent’anni ha prodotto in Italia è stato il quasi totale annichilamento della cultura. C’è stato un tempo in cui un’idea politica poteva nascere anche a teatro e in cui una canzone poteva far scegliere da che parte stare. C’è stato un tempo in cui l’arte non era considerata un vezzo, un privilegio di pochi o, peggio ancora, un passatempo, ma uno strumento che poteva cambiare il mondo. Furono tanti i protagonisti di quel momento storico, anche relativamente recente, ma su tutti emerge il contributo alla nostra cultura di Dario Fo e Franca Rame.

Quella tra Fo e Rame è stata una tra le storie d’amore più belle del Novecento italiano, una fusione artistica e politica che ha arricchito culturalmente il nostro Paese. Dario Fo nacque nel 1926 a Sangiano, un piccolo paese lombardo vicino al Lago Maggiore, figlio di un capostazione che durante la seconda guerra mondiale venne coinvolto nella Resistenza contro i nazifascisti. Franca Rame, di tre anni più giovane di Dario, era invece la figlia di una famiglia di marionettisti e burattinai: la Famiglia Rame era un’istituzione nei paesini della Lombardia in cui portavano, con la loro corriera, la magia del teatro popolare. Mettevamo in scena un po’ di tutto dalla commedia dell’arte ai classici di Shakespeare”, ricorderà lei in seguito, “adattati all’occorrenza perché mio padre sapeva di aver a che fare con un pubblico fatto di persone semplici”. Fo e Rame si conobbero quando avevano vent’anni, nella compagnia teatrale di Franco Parenti: lui era stato assunto come scrittore, lei faceva l’attrice. Dopo il colpo di fulmine si sposarono a Milano nel 1954. 

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Le emissioni ci stanno uccidendo: la Superpianta mangia-CO2 ci salverà?

People For Planet - Gio, 03/07/2019 - 09:00

La maggior parte delle strategie volte ad arginare i cambiamenti climatici e a diminuire le emissioni nocive sottintende una modifica dei comportamenti umani che li renda più sostenibili e rispettosi del Pianeta. Secondo i ricercatori del Salk Institute for Biological Studies (California) è possibile però farci dare un aiuto anche dalla stessa natura che stiamo distruggendo. In particolare, una Superpianta con una particolare efficacia di assorbimento della Co2 potrebbe essere un formidabile asso nella manica.

Effettivamente è un paradosso: l’essere umano genera CO2, distrugge foreste millenarie, devasta interi ecosistemi, pone a rischio la sua stessa specie e poi cerca un supporto nelle piante per rimediare! Al Salk Institute la chiamano “Ideal Plant” e la sua azione andrebbe comunque a sommarsi alle altre strategie di mitigazione che intanto dovremo necessariamente mettere in atto. Insomma, non basterà certo una Superpianta a rimediare a decenni di danni…
I ricercatori sono partiti dal fatto che le piante assorbono CO2 e la immagazzinano; una parte finisce nel terreno, dove resta per millenni. Ma ormai la quantità di Co2 che riversiamo nell’atmosfera è troppa perché ci sia una compensazione, la Terra è satura. Perché allora non immaginare piante in grado di assorbire più CO2 e di immagazzinarla per altri secoli?

Dal Salk Institute, il biologo Wolfgang Busch spiega così quella che potrebbe sembrare una forzatura: «Non stiamo provando a far fare alla piante qualcosa che già non fanno, stiamo solo tentando di migliorarne l’efficienza per poterle utilizzare allo scopo di arginare i cambiamenti climatici».

Così è nata la Harnessing Plants Initiative, che ha come scopo quello di creare “ideal plants” che hanno bisogno di meno fertilizzanti, producono frutti per sfamare il mondo e intanto ci aiutano a immagazzinare la CO2 nel profondo del terreno.

Significa anche un cambiamento nel settore agricolo «dove sarà importante non soltanto cercare un terreno coltivabile al massimo ma anche capire quali varietà possano trasferire al suolo una quantità maggiore di carbonio», dice Christer Jansson del Department of Energy’s Environmental Molecular Sciences Laboratory, membro di un team internazionale che ha sviluppato un tipo di riso che emette una piccolissima quantità di metano mentre cresce (si tratta solitamente di una delle attività umane che generano più metano). Lo stesso Jansson studia la rizosfera – l’area di terreno dove si trovano le radici e che può essere considerata come una sorta di mini-ecosistema – perché la presenza di alcuni batteri “manipolati” potrebbe rivelarsi utile a far sì che più carbonio sia imprigionato nel suolo, oltre che a rendere i raccolti più abbondanti.
Com’è prevedibile, occorrerebbero molti investimenti perché questi studi diventassero realtà e, in più, il tempo non è a favore di questi scienziati tanto sensibili al problema dei cambiamenti climatici, a cui dedicano gran parte della loro vita.

Per fortuna arriva almeno qualche riconoscimento. Joanne Chory, scienziata del Salk Institute e biologa di fama mondiale, da tempo è impegnata proprio nella ricerca di soluzioni che possano risolvere la questione del surriscaldamento globale grazie alle piante. Ormai è una star. Nel 2018 ha ricevuto un Gruber Genetics Prize e ha devoluto i 500 mila dollari ricevuti con il California Institute of Technology; ha inoltre vinto il Breakthrough Prize in Life Sciences, che vede tra i giurati anche il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg.

Fonti: https://www.salk.edu/harnessing-plants-initiative/
https://ensia.com/articles/plants-co2/

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La Planetary Health Diet: la dieta universale di Lancet

People For Planet - Gio, 03/07/2019 - 06:37

La rivista scientifica Lancet ha pubblicato la “Dieta Universale”, alcune regole per sfamare 10 miliardi di persone senza devastare il pianeta terra.

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Reddito di cittadinanza, al via le richieste: niente code a Poste e Caf

People For Planet - Mer, 03/06/2019 - 17:21

Da Roma e Napoli a Genova e Treviso non c’è stato il caos che era stato previsto. Risolti in mattinata i problemi sul sito dedicato. Caf: “Rari casi di affollamento a Civitanova Marche, Cosenza, Siracusa e un numero importante di richieste a Milano e a Torino”. Rimane aperto il fronte con le Regioni sui navigator. Il vicepremier: “Cerco accordo ma non sia battaglia politica”. Il direttore generale dell’Inps Di Michele: “Reddito ridistribuisce ricchezza e riduce povertà”. Upb: “Beneficio medio pro capite di 2.171 euro annui”

Nel giorno che dà il via ufficiale alle richieste del reddito di cittadinanza, all’apertura degli sportelli negli uffici postali e nei Caf non c’è stato l’enorme afflusso che era stato previsto. Da RomaNapoli a Genova e Treviso, nessuna coda e poca gente. Sportelli un po’ più affollati a Firenze, seppur senza il temuto caos. La maggior parte delle persone si presenta per chiedere informazioni e forse è stato ascoltato il consiglio di Poste che ha suggerito di andare negli uffici “in ordine alfabetico” per fare domanda. Alle 14, il primo dato ufficiale fornito da Poste che parla di flusso “costante e ordinato” in tutta Italia: “Le richieste presentate presso gli uffici postali per il Reddito di cittadinanza sono pari a 29.147“. I Caf nel tardo pomeriggio hanno confermato che non c’è stato alcun assalto, solo “qualche raro caso di affollamento a Civitanova Marche, Cosenza, Siracusa e un numero importante di richieste a Milano e a Torino, particolarmente nei Caf dei quartieri periferici”.

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Londra dichiara guerra al junk food

People For Planet - Mer, 03/06/2019 - 15:25

È entrato in vigore, il 25 febbraio 2019, il divieto di pubblicizzare cibo spazzatura sull’intera rete di trasporto pubblico della città di Londra. Un’operazione decisamente di grande impatto considerando che la Transport for London,  l’azienda inglese responsabile dei trasporti pubblici, registra ogni giorno oltre 30 milioni di spostamenti.  E così fotografie di merendine, hamburger, patatine, bibite gassose e zuccherate e in generale tutti gli alimenti contenenti un’eccessiva quantità di grassi, sodio e sale non verranno più esposte ad invogliare il consumo (e troppo spesso abuso) di alimenti nocivi alla salute, soprattutto per i più piccoli.

È infatti il target della popolazione dei più giovani che desta maggiore preoccupazione: nella capitale inglese (ma non solo) l’obesità infantile è un vero e proprio allarme sociale, definito nell’ambito dei programmi di lotta all’obesità una “bomba a orologeria”. Secondo i dati riportati dal Public Health England, la città di Londra detiene il preoccupante record del più alto tasso di bambini sovrappeso o obesi in Europa, con dati che registrano quasi il 40% dei 10/11enni con un peso superiore a quello ritenuto ideale. Il problema inizia a manifestarsi già in età prescolare con il 9,5% di bambini in condizione di obesità, dati che non sembrano migliorare; anzi, dal 2007 a oggi il numero di quelli gravemente obesi è aumentato di un terzo con ripercussioni non solo sulla salute dell’individuo, ma anche sul sistema sanitario inglese che registra un costo medio annuo di sei miliardi di sterline.

Il regolamento fortemente voluto dal sindaco Sadiq Khan è stato messo in atto dopo una consultazione popolare che ha raccolto il consenso dell’82% dei londinesi. Certamente non sono mancate le critiche, in prima linea schierati contro l’iniziativa gli amministratori dei trasporti pubblici, preoccupati per i cali degli introiti pubblicitari, e le grandi catene della ristorazione, che accusano il sindaco di non aver voluto trovare un compromesso rispetto al bando totale.

«È chiaro che la pubblicità gioca un ruolo enorme nelle scelte alimentari che facciamo» afferma Khan. «L’obesità mette a rischio la vita dei giovani londinesi e aumenta la pressione del nostro servizio sanitario nazionale già allo stremo. Ridurre l’esposizione alla pubblicità del cibo spazzatura è necessario non solo per i bambini, ma anche per i genitori che preparano i pasti» ha continuato il sindaco, sostenendo di voler perseguire questa strada con l’obiettivo di ridurre entro il 2028 il fenomeno dilagante dell’obesità infantile.

Per evitare che venga aggirata la nuova regolamentazione, catene di fast food, aziende e ristoranti non potranno neppure pubblicizzare semplicemente il loro marchio, e avranno accesso agli spazi pubblicitari predisposti solo a condizione che promuovano prodotti esclusivamente salutari.

E in Italia com’è la situazione attuale? La Dieta mediterranea sembra ormai un vecchio ricordo, sopraffatta dall’invasione dei fast food. Nonostante i miglioramenti registrati rispetto a dieci anni fa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il nostro Paese è nella classifica dei peggiori Paesi europei per obesità infantile.

Chissà se il modello della città inglese sia un primo concreto passo avanti nella promozione di un’alimentazione sana e tutela della salute  per l’Europa intera?

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Spettacolo teatrale con Jacopo Fo: Calzini sul comò, ti amo ma non li trovo

CuoreBasilicata - Mer, 03/06/2019 - 13:35

09 marzo 2019 – ore 21.00 | Sala del Centro Sociale – Villa D’Agri, PZ

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Masterclass di Recitazione Scenica a Viggiano con Mario Pirovano e Jacopo Fo

CuoreBasilicata - Mer, 03/06/2019 - 13:30

9 marzo e 10 marzo / ore:10.00-13.00 – 15.00-18.00

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‘Posso essere ciò che voglio’

People For Planet - Mer, 03/06/2019 - 09:44

Marlene Dietrich accanto ad Anna Magnani, Anna Frank con Samantha Cristoforetti e Madre Teresa di Calcutta con Audrey Hepburn. Donne diversissime che hanno segnato il nostro tempo. Insieme a loro i volti di bambine che in comune con le icone femminili hanno negli occhi la voglia di realizzare i propri sogni e di essere più forti delle difficoltà che le circondano. “Posso essere quello che voglio se anche tu stai dalla mia parte, dalla parte della bambine”. Con questo slogan Unicef, che da anni lavora per creare un mondo in cui ogni bambina possa diventare davvero quello che desidera essere, ha realizzato la campagna per l’8 marzo. Nel mondo, sottolinea Unicef nel dossier che accompagna il video, 600 milioni di ragazze hanno le potenzialità per diventare imprenditrici, scienziate, leader politiche capaci di cambiare il mondo. Ma quotidianamente molte di loro incontrano barriere che ostacolano il loro talento.

FONTE: REPUBBLICA.IT

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Lazio: mai più obiettori di coscienza nei consultori

People For Planet - Mer, 03/06/2019 - 09:00

Respinti i ricorsi del movimento per la vita contro la delibera con cui la Regione imponeva ai consultori pubblici di garantire le prescrizioni di anticoncezionali e i certificati di gravidanza. “Ora le altre amministrazioni seguano l’esempio”

Prima le donne. Prima le donne e la loro possibilità di “autodeterminarsi” e di scegliere. Poi tutto il resto, fra cui il diritto all’obiezione di coscienza dei professionisti che dovrebbero soltanto aiutarle ad ottenere la prescrizione di anticoncezionali o ad avere un certificato, all’interno dei consultori pubblici.

Il Tar del Lazio, con una sentenza che entra, dopo due anni di battaglie, nel merito, ha respinto, ritenendoli “infondati”, i ricorsi del Movimento per la vita e delle associazioni dei medici cattolici contro la delibera con cui la Regione Lazio imponeva ai consultori familiari pubblici di rispettare i loro doveri. E quindi di prescrivere pillole del giorno dopo o anticoncezionali e garantire i certificati alle donne che ne avevano bisogno per chiedere un’interruzione volontaria di gravidanza in ospedale.

Attività su cui, sosteneva la Regione, non si poteva oppore l’obiezione di coscienza, come invece accade ancora in molti servizi per le donne di tutta Italia, come ha mostrato anche un’inchiesta de l’Espresso. I movimenti per la vita, nel ricorso, insistevano sul fatto che il ruolo dei consultori non fosse «preparare l’interruzione di gravidanza ma fare il possibile per evitarla», sostenevano che la delibera regionale violasse «il diritto fondamentale all’obiezione di coscienza», e le convenzioni europee.

Ma secondo i giudici del tribunale amministrativo regionale per il Lazio, così non è. Anzi. Il primo argomento sarebbe «del tutto estraneo» alla missione di questi servizi, mentre l’obiezione, spiegano, secondo la legge 194, non può esonerare «dall’assistenza antecedente e conseguente l’intervento», per questo, scrivono, «è da escludere che l’attività di mero accertamento dello stato di gravidanza richiesta al medico di un consultorio si presenti come atta a turbare la coscienza dell’obiettore, trattandosi, per quanto sopra chiarito, di attività meramente preliminari non legate al processo d’interruzione».

Per gli anticoncezionali lo stesso: riguardano il diritto della donna ad «autodeterminarsi», e non possono essere considerati aborto, nemmeno nel caso delle pillole post-coito. Quindi: ha ragione la giunta del Lazio. Che ha escluso l’obiezione di coscienza dai consultori pubblici.

«Chiediamo ora che tutti i presidenti di Regione seguano l’esempio del Presidente Zingaretti, affinché la legge sull’ aborto sia applicata correttamente, a tutela della salute, dei diritti delle donne e dello Stato di diritto», chiede ora l’associazione Luca Coscioni.

FONTE: L’ESPRESSO

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Costruire meno, costruire meglio

People For Planet - Mer, 03/06/2019 - 02:45

Costruire edifici sani per l’ambiente e per le persone che li abitano, durevoli e orientati alla gente. Verso queste direzioni deve andare oggi l’edilizia. Si pensi che in Europa il miglioramento dell’efficenza energetica attuato dagli anni ‘90 in poi viene annullato dal costante aumento della superficie che usiamo per abitare.

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Antibiotici agli animali: nuove regole dal Parlamento Europeo

People For Planet - Mer, 03/06/2019 - 02:31

Da gennaio è diventata obbligatoria in Italia la ricetta elettronica per gli antibiotici destinati agli animali di compagnia e di allevamento. Il nostro Paese è il primo in Europa ad adottare questa misura, che dovrebbe garantire tracciabilità completa della medicina e maggior disposizione delle informazioni sull’uso dell’antibiotico.

Parallelamente in autunno il Parlamento Europeo aveva approvato diverse restrizioni sull’uso degli antibiotici negli allevamenti, per aumentare la sicurezza dei consumatori e per contrastare l’antibiotico-resistenza, il fenomeno per cui i batteri diventano capaci di contrastare l’azione degli antibiotici creando dei “ceppi” infettivi difficili da debellare.

Le nuove regole europee limitano l’uso preventivo degli antibiotici, vietano l’uso di massa e quello per stimolare la crescita o per controbilanciare il cattivo stato degli animali da allevamento. L’opinione argomentata del veterinario sarà sempre necessaria.

Le regole valgono anche per i mangimi “medicati”, quelli che contengono medicinali, e saranno valide anche per i partner commerciali che vogliono esportare in Europa i propri animali.

Nello stesso testo, che deve essere approvato dal Consiglio Europeo ma che era già stato concordato, si dice che parallelamente verranno promossi incentivi per la ricerca su nuovi metodi antimicrobici.

Si tratta di azioni che fanno parte del piano d’azione Europeo contro la resistenza antimicrobica, l’antibiotico-resistenza appunto, responsabile di 33 mila morti all’anno in Europa, un terzo delle quali si verifica in Italia, un primato per il quale non andare fieri (e di cui abbiamo parlato in questo articolo).

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Avete mai sentito parlare delle tapparelle coibentate?

People For Planet - Mer, 03/06/2019 - 02:00

Se non sono installati doppi o tripli vetri, i serramenti costituiscono un punto critico nell’isolamento termico di un edificio. Incidono per il 25% circa sul dispendio di combustibile perché rappresentano vie di fuga (in inverno) o vie di ingresso (in estate) del calore alla stregua delle pareti, ma a differenza di queste sono molto più sottili.

L’intervento più importante è dunque quello di intervenire sulle finestre (e sulle porte-finestre che danno su terrazzi o giardini) cambiando non solo i vetri ma anche telai e serramenti. Ma si può fare anche di più, isolando ulteriormente i locali grazie a tapparelle e persiane coibentate: il materiale isolante viene inserito all’interno delle stecche che compongono la tapparella stessa, impedendo lo scambio termico tra interno ed esterno.

Scrive Mansarda.it che le tapparelle in alluminio coibentate con schiuma isolante permettono di “ridurre il calore estivo fino al 97% e avere così una mansarda meno calda d’estate”.

I costi delle tapparelle coibentate variano a seconda del materiale interno utilizzato (poliuretano espanso, lana di vetro, fibra ceramica, lana di roccia, sughero, poliestere espanso), in commercio se ne trovano a partire da 35-40 euro al metro quadro.

E da ultimo vale la pena ricordare che anche le tapparelle coibentate godono del bonus Irpef del 50% per interventi di riqualificazione energetica, fino a un massimo di 60mila euro.

Fonti:

https://tapparelle.faidacasa.com/resta-aggiornato-sulle-tapparelle/tapparella-isolamento-termico-finestre-casa

Tapparelle coibentate: cosa sono e perché sceglierle?
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“Tempesta emotiva dimezza la pena”? Ennesima fake news

People For Planet - Mar, 03/05/2019 - 14:00

Fa discutere la sentenza pronunciata dalla Corte d’assise d’appello di Bologna che ha ridotto da 30 anni (sentenza di primo grado con rito abbreviato) a 16 anni la pena di un uomo, Michele Castaldo, reo confesso dell’omicidio di una donna, Olga Matei, cui era legato sentimentalmente da un mese. E non stupisce: i giornali hanno titolato “ Tempesta d’amore dimezza la pena” declinando il concetto in tutte le sue varianti e scatenando l’indignazione pubblica e l’estro dei politici.

«È gravissimo oltre che inaccettabile che nel 2019 la sentenza di un tribunale consideri la gelosia sotto le mentite spoglie di una ‘tempesta emotiva’ un’attenuante per l’omicidio di una donna» hanno dichiarato le senatrici e i senatori del M5S che presiedono alla commissione d’inchiesta sul femminicidio. «Mi ha fatto balzare dalla sedia» ha confessato l’Avv. Giulia Bongiorno. Pur con varianti stilistiche, Pd, Fratelli d’Italia e M5S sono stati per una volta d’accordo, qui si ritorna al delitto d’onore. Uno scempio, una vergogna, una barbarie.

Una fake news, per l’esattezza. Bieca disinformazione a opera di giornalisti che sentenziano senza avere letto la sentenza e di lettori che oltre i titoli faticano a leggere.

I giudici della Corte d’assise d’appello di Bologna hanno ribadito quanto aveva espresso il giudice di primo grado, il gup in rito abbreviato, in merito all’aggravante della sussistenza dei futili motivi. E lo hanno ribadito chiaramente, sulla base della giurisprudenza della Cassazione:

La manifestazione di gelosia può non integrare il motivo futile solo qualora si tratti di una spinta davvero forte dell’animo umano collegata a un desiderio di vita in comune: costituisce, invece, motivo abbietto o futile quando sia espressione di uno spirito punitivo nei confronti della vittima, considerata come propria appartenenza e di cui va punita l’insubordinazione”.

Sembra il comunicato stampa di un’associazione femminista, invece sono le parole pronunciate proprio da quei giudici che gli indignati da tastiera di questi giorni vorrebbero sulla pubblica gogna. “Vogliamo i nomi dei giudici”; per farci cosa, non è dato a sapersi.

Lo stato di gelosia, secondo i giudici di Bologna, “immotivato e inidoneo a inficiare la capacità di autodeterminazione dell’imputato” ha determinato nell’omicida quella che lo psichiatra incaricato della perizia definì “una soverchiante tempesta emotiva e passionale’ che in effetti si manifestò subito dopo anche con il teatrale tentativo di suicidio”. La gelosia, in questo caso, non avrebbe costituito un aggravante. Che è ben diverso dal costituire un’attenuante, come hanno scritto i giornali.

Le attenuanti, negate in primo grado poi accolte dai giudici di Bologna, riguardano invece il fatto che l’omicida ha confessato e ha iniziato a risarcire la figlia della vittima, dando prova di un comportamento che “lascia intravedere una presa di coscienza dell’enormità dell’azione compiuta”.

Il femminicidio è sintomatico di un Paese suo malgrado ancora patriarcale, un problema grave, da risolvere senza sensazionalismi, e senza una collettività che auguri costantemente al condannato l’esclusione di ogni beneficio. Sfugge ancora l’essenza della funzione rieducativa della pena. Quale incentivo può avere una persona a riabilitarsi, se sa di essere esclusa in modo perenne dalla partecipazione alle cose comuni di sempre? Per nessun reato è stabilito un numero fisso di anni di detenzione, ma viene prevista una pena compresa tra un lasso di anni, da valutare per ogni singolo caso. Il rito abbreviato cui ha aderito l’omicida prevede lo sconto di un terzo della pena. L’omicidio di una persona vale meno pena detentiva se si cristallizzano le prove acquisite in istruttoria? È una domanda che può agire da ‘tempesta emotiva’ nell’animo di chiunque. Fortunatamente non si deve vivere di solo animo.

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Pazienti paraplegici tornano a camminare

People For Planet - Mar, 03/05/2019 - 12:00

Un gruppo di ricercatori in Svizzera ha elaborato un nuovo tipo di stimolazione elettrica che ha contribuito a far riacquistare l’uso delle gambe a tre uomini affetti da lesioni al midollo spinale.

La tecnica, che potrebbe spianare la strada a nuovi trattamenti per migliaia di persone che hanno perso uso delle loro gambe, utilizza una stimolazione elettrica mirata che fornisce delle scariche direttamente nel midollo spinale.

La procedura, frutto del lavoro di ricerca condotto da un team di ricercatori dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne in Svizzera, è stata descritta in due nuovi articoli pubblicati sulle riviste Nature e Nature Neuroscience.

Si tratta di un metodo specializzato di elettrostimolazione epidurale del midollo spinale (dall’inglese EES, Epidural Electrical Stimulation) che ha aiutato i pazienti paraplegici coinvolti nello studio a recuperare il movimento volontario delle gambe anche in assenza di stimolazione.

Soprattutto questo metodo ha funzionato ad anni di distanza dalle lesioni subite dai pazienti.

«I nostri risultati si basano su una profonda comprensione dei meccanismi di fondo che abbiamo acquisito dopo diversi anni di ricerca sui modelli animali» scrive il ricercatore e neuroscienziato Grégoire Courtine.

«Siamo stati così in grado di imitare in tempo reale quello che fa il cervello quando attiva naturalmente il midollo spinale»

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Cannabis, il paradosso è servito

People For Planet - Mar, 03/05/2019 - 11:00

In Europa solo i francesi consumano più cannabis di noi italiani: è la dimostrazione che la demonizzazione e il proibizionismo hanno un effetto opposto rispetto a quello voluto. Ancora una volta, legalizzare è l’unica soluzione sensata. E adesso l’ha capito pure la pragmatica Svizzera

“Nonostante il suo divieto, nella Confederazione circa 200mila persone consumano regolarmente canapa con un tenore di THC superiore all’1% per scopi ricreativi“. A fotografare la realtà è il ministro della Sanità svizzero Alain Berset. Una realtà molto semplice, che vale in Svizzera come nel resto d’Europa: il proibizionismo non funziona. Lo sappiamo bene in Italia, dove, nonostante l’ondata ideologica guidata dalla Lega, i consumi di cannabis sono al top in Europa, secondi solo a quelli della Francia (non a caso un altro Paese in cui vige una delle legislazioni più punitive).

Ci sono vari modi di affrontare la realtà. C’è la via propagandistico-ideologica della demonizzazione, che prevede la diffusione massiccia di disinformazione interessata, l’irrigidimento dei controlli che arrivano persino dentro le classi degli istituti superiori, la banalizzazione che porta a confondere “droghe” leggere come la cannabis con droghe (senza virgolette) vere come cocaina o eroina. È la linea del “si comincia con uno spinello e si finisce con una siringa”, che non ha portato a nulla di buono finora (se non al ritorno della siringa, che tutti fingono di non vedere).

Poi ci sono le vie coraggiose della legalizzazione. È quella che è stata scelta, per esempio, dal governo canadese, che ha liberalizzato su tutto il suo territorio, il consumo di marijuana a scopo ricreativo, o di tanti Stati americani, dalla California al Colorado, dal Michigan al Massachusetts. Un percorso apparentemente travolgente, tanto che in pochi mesi anche il presidente (una volta) proibizionista Donald Trump sta valutando aperture di ogni tipo nei confronti della canapa e della cannabis, forse convinto dal fatto che l’ultimo sondaggio condotto a livello nazionale dal Pew Research Center ha svelato che il 62% degli americani è favorevole alla legalizzazione.

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Eclettica, una street factory nell’entroterra della Sicilia

People For Planet - Mar, 03/05/2019 - 09:00

Un’area di incubazione artistica, ecologica e sportiva in cui i cittadini, giovani ma non soltanto, possano aggregarsi ed esprimersi con lo scopo di realizzare i propri talenti, apprendendo e diffondendo buone pratiche. È questo l’obiettivo di Eclettica, centro polifunzionale di Caltanissetta composto di spazi aperti e chiusi che è stato riqualificato dopo 15 anni di degrado. Fino a diventare uno dei più innovativi progetti di coesione urbana e sociale presenti oggi in Sicilia.

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In Francia chi legge lo sport non è considerato un minus habens

People For Planet - Mar, 03/05/2019 - 02:59

Ve l’immaginate la Gazzetta dello Sport, o il Corriere dello Sport, o anche pagine sportive di autorevoli quotidiani nazionali, dedicare un ampio approfondimento all’emergenza “furti con scasso” in casa dei calciatori? 

Da noi, e per noi intendiamo in Italia, il rapporto sport-criminalità è sempre stata fondamentalmente una questione territoriale. A seconda della latitudine, la notizia viene trattata differentemente. Un Rolex scippato a un calciatore del Napoli, ovviamente a Napoli, conduce al riflesso pavloviano delle mani della camorra sulla squadra. È un iter consolidato: le foto di Maradona nella vasca a conchiglia dei Giuliano, lo scudetto perduto in favore del Milan di Sacchi e Berlusconi, la paura dei calciatori di vivere a Gomorra. E via discorrendo. 

Lo stesso Rolex scippato a Milano o a Torino, persino a Roma, è derubricato a fisiologico e statisticamente prevedibile episodio di criminalità. Perché il Rolex, a differenza del potere, può logorare soltanto chi ce l’ha. E spesso i calciatori lo indossano. 

All’estero, invece, non sembra esserci la suddivisione territoriale di cui soffre l’Italia. Ce ne siamo accorti leggendo L’Equipe, uno dei più importanti giornali sportivi del mondo. È francese. E la scorsa settimana ha dedicato la copertina e le prime cinque pagine al fenomeno dei furti nelle case dei calciatori del Psg (e non solo). 

All’estero, qui parliamo della Francia, il giornalismo sportivo non è calciocentrico. Le notizie più importanti possono essere relative al rugby, al ciclismo, al nuoto, alla pallamano, al calcio femminile. Da noi sarebbe impensabile. Così come sarebbe impensabile mandare in stampa uno o più numeri senza nemmeno un articolo di calciomercato, per concentrarsi invece sulla banda che colpisce quando i calciatori sono i campo. 

Perché questa è una delle particolarità di questo fenomeno. Una particolarità da film. Calciatori milionari, da Thiago Silva a Dani Alves, lasciano le loro lussuose abitazioni iper-blindate e vanno a lavorare, ossia giocare a calcio. Rientrano a casa e trovano l’appartamento svaligiato. Capita soprattutto ai calciatori del Psg. Ma non solo. L’unica notizia che richiama l’Italia è quella relativa a Marsiglia un tempo pecora nera del Paese. «Oggi qui non accade più nulla».

Per il resto, nessuno in Francia si sogna di avanzare analisi socio-criminali del fenomeno. Semplicemente, ci sono individui molto ricchi che attirano l’attenzione di delinquenti specializzati. Col dettaglio giornalistico non irrilevante che potrebbe esserci una gola profonda alla base dei colpi seriali. Per brevità, diciamo che in Francia non considerano gli appassionati alla stregua di minus habens. Si può essere appassionati di sport e allo stesso tempo essere interessati a fenomeni socio-criminali. Il lettore modello non è equiparato a un rozzo che ha come solo obiettivo quello di vedere la propria squadra di calcio vincere. E di quello che accade fuori da un campo di gioco, non gliene po’ frega’ de meno (per dirla sin troppo chiaramente).

Oppure, ed è una realtà triste ma con cui bisogna fare i conti, in Francia semplicemente l’appassionato di sport è diverso da quello italiano. Ha passione per il gesto sportivo in sé. Quando Federer vince il centesimo torneo della carriera, si aspetta dal proprio giornale un approfondimento che sia all’altezza dell’evento. E se per caso trovasse l’apertura de L’Equipe dedicata alla vittoria di una squadra di calcio qualsiasi, subisserebbe la redazione di e-mail o di telefonate di protesta. 

Da noi, probabilmente, accade l’esatto contrario. Ci piacerebbe cullarci nel masochismo degli organi d’informazione. La realtà, temiamo, che sia ben più deprimente.   

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Per una Milano più respirabile scatta l’Area B

People For Planet - Mar, 03/05/2019 - 02:33

Sarà la ZTL più grande d’Italia e coinciderà quasi con i confini della città: Area B è la mossa del Comune di Milano per ridurre drasticamente le emissioni attraverso un blocco sistematico degli ingressi dei veicoli e un sistema di telecamere che, da 15 attivate a fine febbraio, passeranno ad essere ben 188 in totale entro il 1 ottobre 2020.

Area B – come si percepisce immediatamente guardando le mappe – non ha nulla a che vedere con i confini dell’ormai nota Area C, molto più “generosi” nei confronti di chi si è recato finora in città utilizzando veicoli inquinanti. È importante innanzitutto ricordare che, in questo caso, l’accesso non sarà a pagamento. Appositi cartelli sono posizionati in prossimità dei varchi di accesso per avvertire i guidatori e la viabilità è stata ripensata perché siano comunque in tempo per effettuare un’inversione di marcia qualora si accorgessero all’ultimo di essere a bordo di un veicolo non autorizzato all’ingresso in città.

Il divieto d’accesso scatta a partire dal 25 febbraio e sarà in vigore dal lunedì al venerdì dalle ore 7.30 alle ore 19.30 per i veicoli a benzina Euro 0 e per i veicoli diesel Euro 0, 1, 2, 3. Dal 1 ottobre 2019 il divieto sarà esteso ai diesel Euro 4 e poi progressivamente interesserà tutti i veicoli diesel entro il 2030.

I varchi attivi sono stati posizionati nelle vie Anassagora, Pirelli, Sarca, Giuditta Pasta, Gallarate, Tofano, Basilea, Zurigo, Gonin, Baroni, Cassinis, Rogoredo, Carlo Feltrinelli, Mecenate, Fantoli.

Nessuna ZTL è però possibile senza un ripensamento del trasporto pubblico. Intervistato a margine del Party for Planet organizzato da People for Planet, l’assessore alla Mobilità Marco Granelli ha dichiarato: “Stiamo potenziando il trasporto pubblico, con l’avvio della M4, linea della metropolitana di Milano in costruzione che prevede il collegamento della città da est, con capolinea Linate Aeroporto, a sud-ovest, attestandosi al capolinea di San Cristoforo. Partirà entro il 2021, con nuove fermate nei due anni successivi (completamento entro il 2023). In più c’è il prolungamento della M1 e della M5 verso Monza: progetto appena finanziato. (…) Sappiamo che oggi il 46% delle auto in circolazione viene da fuori Milano, dove non a caso il trasporto pubblico è meno efficiente e costa di più. La nostra riforma punta ad abbassare il costo e migliorare l’offerta per chi viene da fuori Milano: andando quindi a cercare nuovi utenti dei mezzi pubblici tra chi oggi li può usare meno.

Area B sarà grande quasi quanto Milano, visto che interesserà il 72% del territorio comunale. Nel periodo 2019-2026 l’obiettivo è la riduzione delle emissioni legate al traffico veicolare di circa 25 tonnellate di PM10 allo scarico e di 900-1.500 tonnellate di ossidi di azoto.

Fonte: http://www.comune.milano.it/wps/portal/ist/it/servizi/mobilita/area_b

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Latte in formula e violazioni della legge: ecco le multe previste

People For Planet - Mar, 03/05/2019 - 02:15

Il Decreto ministeriale 82/2009 mette chiaramente nero su bianco quali siano le violazioni sanzionabili riguardo produzione, composizione, etichettatura, pubblicità e commercializzazione del latte artificiale destinato ai lattanti (bimbi entro i primi sei mesi di vita) e del latte in formula cosiddetto “di proseguimento” (ovvero quello che si utilizza dopo i primi sei mesi di vita) e il Decreto legislativo 84/2011 specifica quale sia l’importo delle multe nei casi di trasgressione.

Per fare un po’ di chiarezza, Ibfan (International Baby Food Action Network) Italia ha riassunto le principali, e precisa che attualmente la legge italiana:

  • vieta qualsiasi pubblicità e incentivo per aumentare le vendite di latte 1 (0-6 mesi). Nei volantini pubblicitari dei negozi, sui social network, sui siti web, non si può inserire uno sconto o una promozione sui latti 1 (ovvero quelli destinati a neonati di età compresa tra 0 e sei mesi). Questa violazione prevede una multa da 15000 a 90000 €
  • vieta l’uso di espositori speciali per il latte 1 (0-6 mesi). Negli spazi riservati alle vendite non si possono inserire espositori. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • vieta la vendita promozionale di latte 1 (0-6 mesi). Il latte per neonati non può essere venduto in promozione. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • vieta la consegna al pubblico di campioni, di omaggi, premi e buoni sconto di latte 1 (0-6 mesi) Le mamme – ma anche le nonne – non possono ricevere campioni omaggio, premi e buoni sconto, nemmeno online. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • vieta di usare termini come “umanizzato”, “maternizzato”, “adattato” in riferimento al latte 1 (0-6 mesi) e vieta di usare immagini di lattanti o altre diciture che inducano ad idealizzare l’uso del prodotto. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • richiede che l’etichetta del latte 1 (0-6 mesi) rechi obbligatoriamente la dicitura che il prodotto è “idoneo fin dalla nascita” se i bambini non sono allattati, oltre all’indicazione di valore energetico, proteine, carboidrati, grassi, minerali, vitamine nei loro tipi e quantità. Deve inoltre riportare le istruzioni riguardanti la corretta preparazione conservazione e smaltimento nonché i pericoli di una preparazione e una conservazione inadeguate. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • vieta di produrre o diffondere materiale informativo o didattico che possa far intendere che l’alimentazione con la formula equivalga all’allattamento al seno. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • richiede che sulle etichette siano riportate obbligatoriamente le norme e le precauzioni da seguire per la ricostituzione della formula in polvere, sia per il latte 1 (0-6 mesi) che per gli alimenti di proseguimento, in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità e del ministero della Salute. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • richiede che le etichette riportino obbligatoriamente informazioni tali da permettere un uso appropriato degli alimenti di proseguimento, non scoraggino l’allattamento e che consentano di distinguere chiaramente il latte 1 (0-6 mesi) da quello di proseguimento. Questa violazione prevede una multa da 10000 a 70000 €
  • richiede che per la pubblicità degli alimenti di proseguimento sia evidenziato obbligatoriamente che l’uso sia su consiglio del medico e per bambini oltre i sei mesi compiuti, quando non si dispone di latte materno. Questa violazione prevede una multa da 10000 a 70000 €
  • richiede che nella pubblicità degli alimenti di proseguimento sia riportato obbligatoriamente che il latte materno venga offerto per quanto possibile anche dopo lo svezzamento. Questa violazione prevede una multa da 10000 a 70000 €
  • richiede obbligatoriamente che l’etichettatura del latte 1 (0-6 mesi) e dei latti e degli alimenti di proseguimento consenta al consumatore di distinguere chiaramente un prodotto dall’altro per evitare qualsiasi rischio di confusione tra il latte 1 e i latti e gli alimenti di proseguimento. Questa violazione prevede una multa da 10000 a 70000 €
  • richiede che per gli alimenti di proseguimento sia obbligatoriamente riportata la dicitura che sono idonei a lattanti superiori a 6 mesi compiuti di età e che non devono essere usati in alcun modo al posto del latte materno nei primi 6 mesi compiuti. Inoltre devono evidenziare che la decisione di avviare l’alimentazione complementare sia presa in accordo con un professionista indipendente dell’alimentazione. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • vieta di produrre o diffondere materiale informativo o didattico che possa far intendere che l’alimentazione con la formula equivalga all’allattamento. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • vieta qualsiasi pubblicità del latte in formula negli ospedali, consultori familiari, asili nido, studi medici. Questa violazione prevede una multa da 15000 a 90000 €
  • richiede che sulle pubblicazioni scientifiche vengano riportate obbligatoriamente solo informazioni di carattere scientifico, basate su documentate evidenze che non devono, in nessun modo, avvalorare l’idea che l’alimentazione artificiale sia equivalente o superiore all’allattamento. Questa violazione prevede una  sanzione amministrativa pecuniaria da 15000 a 90000 €
  • vieta di approntare uno spazio prestampato sulla lettera di dimissione per la prescrizione dei sostituti del latte materno. Questa violazione prevede una multa da 15000 a 90000 €
  • vieta alle imprese interessate agli alimenti della prima infanzia di contribuire o sponsorizzare in maniera diretta o indiretta i congressi in cui si parla dell’alimentazione della prima infanzia a meno che non siano proposti da società scientifiche nazionali note per la promozione dell’allattamento. Questa violazione prevede una multa da 15000 a 90000 €
  • richiede che il materiale informativo o didattico per il latte 1 (0-6 mesi) e gli alimenti di proseguimento destinato agli operatori o ai servizi sanitari si basi obbligatoriamente solo su evidenze, sia limitato agli aspetti scientifici e distingua chiaramente il latte 1 (0-6 mesi) dagli alimenti di proseguimento. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • vieta alle aziende sanitarie di acquistare il latte in condizioni di scorrettezza e non trasparenza. Questa violazione prevede una multa da 12000 a 72000 €
  • vieta donazioni e acquisti a prezzi promozionali per distribuzione al di fuori delle aziende sanitarie. Questa violazione prevede una multa da 15000 a 90000 €

Segui la nostra inchiesta! qui gli articoli già pubblicati:

Latte in formula e violazioni della legge: le sanzioni ci sono. Ma nessuno controlla

Prescrizioni illegali di latte artificiale: cosa ne pensa il ministero della Salute?

Latte artificiale ai neonati: molti ospedali indicano alle mamme la marca da usare. Ma è illegale

Prescrizione di latte in formula in dimissione dall’ospedale: è capitato anche a te?

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