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Migranti e rifugiati: curarli conviene

People For Planet - Gio, 02/18/2021 - 17:00

Se non si vuole farlo per ragioni umanitarie, si potrebbe pensare al risvolto meramente utilitaristico: curare i rifugiati e i migranti conviene ai Paesi che li ospitano in termini di salute pubblica e di prosperità economica. A sostenere questa tesi sono due grandi studi: uno realizzato dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’Oms (l’Organizzazione mondiale dalla sanità), e l’altro condotto dalla UCL-Lancet Commission on Migration and Health, che riporta la più completa rassegna dei dati disponibili su migrazione e salute a livello mondiale.

Tempo di migrazioni

“La migrazione è il problema che definisce il nostro tempo – spiega Ibrahim Abubakar dell’UCL Institute for Global Health, primo autore dello studio condotto dalla UCL-Lancet Commission on Migration and Health, di cui è presidente -. Il modo in cui il mondo affronta gli spostamenti degli esseri umani da un Paese all’altro avrà conseguenze sulla salute pubblica e sulla coesione sociale per decenni a venire”.

Miti da sfatare

Abubakar spiega che, oggi, i discorsi populisti divulgati in diversi Paesi demonizzano gli individui che reputano che rifugiati e migranti debbano beneficiare di assistenza sociale e sanitaria. Lo fanno attraverso la diffusione di falsi miti, pervasivi e dannosi tanto per i singoli individui quanto per tutta la società, primi tra tutti quelli secondo cui i migranti sono portatori di chissà quali malattie e rappresentano un eccessivo onere per i servizi sanitari dei Paesi che li ospitano. “Interrogarsi se i migranti ‘meritino’ oppure no di ricevere assistenza alla salute sulla base di credenze inaccurate supporta pratiche di esclusione che danneggiano prima di tutto la salute delle singole persone, in seconda battuta il benessere di intere società e, di conseguenza, le loro economie“, afferma lo studioso.

L’integrazione sanitaria conviene

Al contrario, i sistemi sanitari nazionali dovrebbero prevedere l’integrazione al loro interno delle popolazioni migranti: “La creazione di sistemi sanitari che integrino le popolazioni migranti avvantaggerà intere comunità, con un migliore accesso alla salute per tutti e vantaggi positivi per le popolazioni locali. Non farlo potrebbe essere più costoso per le economie nazionali, la sicurezza sanitaria e la salute globale rispetto ai modesti investimenti richiesti per proteggere il diritto alla salute dei migranti e garantire che possano essere membri produttivi della società”, conclude lo studioso.

Lo studio dell’Oms

Dal canto suo il report dell’Oms, che interessa i 53 Paesi dell’area europea dell’Organizzazione mondiale della sanità, parla chiaro a partire dal titolo: “Report on the health of refugees and migrants in the WHO European Region: no public health without refugee and migrant health (2018)”, ovvero: non può esserci salute pubblica se non viene garantita la salute ai rifugiati e ai migranti.

Articolo scritto il 25/01/2019

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Cosa farà il premier Draghi in materia di immigrazione

People For Planet - Gio, 02/18/2021 - 16:00

“Permane la contrapposizione tra Stati di frontiera esterna, e Stati del Nord e dell’Est Europa, principalmente preoccupati di evitare i cosiddetti movimenti secondari. L’Italia, appoggiata anche da alcuni Paesi mediterranei, come la Spagna, la Grecia, Cipro e Malta, propone come concreta misura di solidarietà un meccanismo obbligatorio di redistribuzione dei migranti pro quota”.

Così Mario Draghi ieri si è espresso sul tema dell’immigrazione poco prima di ricevere il voto di fiducia dal Senato. Quello dell’immigrazione è un tema politico che muove consensi, lo abbiamo visto perfino durante la pandemia, alle prese con un’emergenza sanitaria dove i rifugiati e gli extra-comunitari – prove e tamponi alla mano – hanno giocato un ruolo minimo in termini di contagi. Eppure la retorica dei porti chiusi non ha mai smesso di tenere banco. E la vischiosità del tema non sfugge certo al premier, che non a caso si è scusato per non avere esplicitato come intende affrontare il dossier immigrazione, se in continuità con il Governo precedente, che ha abolito i Decreti Sicurezza, o battendo una nuova linea.

Perché se da un lato ha strappato un applauso da Matteo Salvini con le seguenti parole:

Cruciale sarà anche la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, accanto al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati”

Dall’altro, durante la replica seguente al suo discorso, quasi a volere intendere che i negoziati sulla riformulazione di un sistema di asilo comune a tutti gli stati membri Ue, fermi dal 2014, stavolta avranno priorità assoluta dell’Italia, il premier ha tenuto a precisare:

“La risposta più efficace e duratura passa per una piena assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni europee”

Quel che è certo è che a volere ancora Luciana Lamorgese a capo del Ministero degli Interni è stato proprio lui, Mario Draghi, segno, forse, che Lega e Fratelli d’Italia dovranno faticare parecchio per tornare alle politiche anti-immigrazioniste del passato, diciamo pure dalla Legge Bossi-Fini fino al Decreto Sicurezza di Salvini. Oppure, dovranno faticare assai poco per avere appigli su cui proseguire le loro propagande anti-immigrazioniste. Dipende da come la si vuole vedere.

Leggi anche: Si emoziona e cita Cavour: cosa ha detto Mario Draghi oggi in Senato

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Come trasferire foto su legno? È semplice!

People For Planet - Gio, 02/18/2021 - 15:00

Grazie al video dal canale YouTube Manutenzione casa e fai da te oggi impariamo una tecnica semplicissima, ma dagli risultati sorprendenti! Cosa serve per trasferire sul legno i nostri migliori ricordi:

  • Fotografia;
  • Tavoletta di legno;
  • Colla vinilica;
  • Spugnetta.

Un’ottima idea regalo per qualsiasi ricorrenza!

Manutenzione casa e fai da te

Leggi anche:
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La coopetazione: strategia necessaria per le piccole imprese per combattere la crisi

People For Planet - Gio, 02/18/2021 - 10:00

…….Sarebbe interessante approfondire la nostra conoscenza per un confronto su possibili collaborazioni e sinergie…….” oppure “…….è venuto il momento di fare rete tra noi imprenditori del settore X….

Quante volte, come consulenti di aziende,  avete letto (o scritto) un messaggio del genere su Linkedin?

Quante volte avete sentito parlare, tra i micro e piccoli imprenditori, di tentativi di collaborazione tra competitor?

Io, tante volte. Ma si è sempre trattato di puri formalismi che, tranne rari casi, non hanno mai prodotto nulla di concreto.

E non parlo della inutilità dell’associazionismo di rappresentanza imprenditoriale. Queste organizzazioni non sono mai servite a nulla ed in questo ultimo periodo sembrano, anche perché ancora legate ad un modello tradizionale (paleolitico), attraversare un progressivo e lento processo di dissoluzione.

Mi riferisco, invece, al fatto che in Italia, tra i piccoli imprenditori ed i consulenti che li assistono, manca la cultura della coopetizione, quel concetto che si puo’ riassumere nell’ossimoro “collabora con il tuo rivale”.

La coopetizione e’ una strategia di business che coniuga le caratteristiche della cooperazione e della competizione e si realizza tra imprese (e liberi professionisti) concorrenti che scelgono di collaborare limitatamente a certe attività del proprio business.

Si tratta di accordi tra 2, massimo 3 soggetti operanti nello stesso settore.

Nel mondo post-pandemico le micro e le piccole imprese (ed i loro consulenti) non possono lasciarsi sfuggire questa opportunità.

 Ci sono molte ragioni che devono spingere le piccole aziende concorrenti a coopetare.

Inannzitutto per risparmiare sui costi ed evitare duplicazioni di investimenti. Se un progetto e’ troppo impegnativo o rischioso per una sola azienda, la coopetazione potrebbe essere la soluzione.

In secondo luogo, e qui subentra il fattore psicologico che determina i deliri di onnipotenza (anche dei consulenti), occorre accettare l’idea che ci sia qualcuno più bravo a fare qualcosa. In altri termini se una parte e’ piu brava a fare A mentre l’altra e’ più capace a fare B, ci potrebbe essere, semprechè si riconosca la sconfitta sui relativi punti, un efficiente scambio di competenze.

Ed anche qualora una parte sia brava a fare A mentre l’altra non ha un B migliore da offrire, ci si potrebbe mettere d’accordo sul prezzo di A e realizzare economie di scala. Perche’ la coopetazione deve essere sempre vantaggiosa per entrambi e determina la rottura dell’accordo quando lo scambio e’ ineguale.

Il problema risiede sempre nella stessa atavica causa: la flessibilità mentale e l’approccio al cambiamento.

Imprenditori e consulenti, di solito, ragionano sulla base di concetti alternativi e non duali: competere o cooperare invece che competere e cooperare.

Provate a pensare invece al vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti che ragionano solo in termini di competizione.  

Porto l’esempio della mia categoria: tanti consulenti “tuttologi” (bravi a seguire, ad esempio, gli aspetti fiscali e tributari) hanno condotto alla morte migliaia di aziende perché non avevano le competenze e le capacità di elaborare processi di riorganizzazione di aziende in crisi.

Hanno comunque perso il cliente.

E se si fossero rivolti ad un collega con quelle expertise?

Forse starebbero ancora ricevendo la parcella. 

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L’India arresta la sua Greta Thunberg e il mondo insorge

People For Planet - Gio, 02/18/2021 - 09:00

Disha Ravi vive a Bangalore, città meridionale dell’India. Da sempre è attiva nella sua comunità nel ripulire laghi, piantare alberi e combattere contro l’abuso e l’abbandono della plastica monouso nell’ambiente. Ha partecipato a seminari, ha manifestato per le strade chiedendo azioni per il clima, ama gli animali e si è espressa contro il sessismo e la pena capitale. Vegana e unica nella sua famiglia a guadagnare uno stipendio, lavora per un’azienda locale che produce alimenti a base vegetale.

Disha Ravi è anche una delle fondatrici dell’ala locale di Fridays For Future, movimento globale nato dall’attivista svedese Greta Thunberg. Tra le altre cause, ha partecipato a campagne per preservare il macaco dalla coda di leone indiano e bloccare una centrale idroelettrica locale.

Mai come Greta

Il cambiamento climatico l’ha sempre preoccupata, abitando in una città sempre più spesso soggetta ad alluvioni. Il suo impegno l’ha portata alla fama, ma come ha detto lo scorso anno alla rivista Vogue, mai come altre giovani attiviste nel mondo: “Le persone di colore soffrono in prima persona della crisi climatica eppure molte persone non ci prestano l’attenzione di cui abbiamo bisogno. Il fatto che si scelga di ascoltare una persona bianca sullo stesso argomento piuttosto che una persona di colore, per me, è il razzismo ambientale”. Studentessa brillante, laureata in economia aziendale con una specializzazione in finanza, la giovane attivista ama le canzoni di Bollywood e i programmi di Netflix, ama cucinare e giocare con il suo cane. Vuole continuare a studiare conservazione, come il suo idolo, Jane Goodall.

Arrestata per una condivisione

Amici e colleghi sostengono che sia un’attivista rispettosa della legge, eppure l’India l’ha appena arrestata per sedizione.

Molte città hanno visto ragazzini scendere in piazza per protesta. “L’arresto di Ravi è una chiara minaccia e una intimidazione”, gridavano. Alle proteste nel paese si è aggiunta un’ondata di indignazione internazionale: tra le migliaia di sostenitori della Greta indiana c’è anche Meena Harris, nipote della Vice Presidente Usa, Kamala, che ha lanciato un thread su twitter. Oltre 15mila persone in tutto il mondo hanno sottoscritto in poche ore una petizione sul sito Change.org chiedendo il rilascio di Disha.

Il sostegno ai contadini

Il motivo di tutto questo è la condivisione di un documento, lo scorso fine settimana, che punta a sostenere gli agricoltori nella loro protesta contro le nuove leggi di riforma agricola. La polizia dice che è stata una “cospiratrice chiave” nella formulazione e diffusione “del documento che suggeriva modi per aiutare gli agricoltori”, già twittato da Greta Thunberg. Si trattava di “un invito a ribellarsi con una guerra economica, sociale, culturale e regionale contro l’India”, ha però commentato la polizia: la signora Ravi “ha collaborato a diffondere disaffezione contro lo Stato indiano”. Insomma, è più difficile fare l’attivista nel sud del mondo, e certamente non ripaga in celebrità ed efficacia.

Ma come detto l’arresto ha scatenato proteste e indignazione tra molti indiani. Il primo ministro di Delhi, all’opposizione, l’ha definito “un attacco senza precedenti alla democrazia“. Un giornalista si è chiesto come “la modifica di documenti pubblicamente disponibili che aiutano le persone a coordinare le opinioni in disaccordo con quelle del governo possa essere un atto di sedizione”. Un altro giornalista ha twittato: “Il messaggio è chiaro: rinchiudete i vostri figli, smettetela di protestare o lo faremo”.

Fridays for Future sotto la lente

Ma non è la prima volta che la polizia indiana usa il pugno di ferro contro gli ambientalisti. Lo scorso luglio, la polizia di Delhi ha temporaneamente bloccato il sito web di Fridays For Future India, definendone il contenuto “discutibile” e descrivendo un “atto illegale o terroristico“. I suoi membri hanno risposto che avevano semplicemente inviato migliaia di e-mail al ministero dell’ambiente, in segno di protesta contro una legge ambientale. “Solo un governo che mette il profitto sopra la gente prenderebbe in considerazione la richiesta di aria pulita, acqua pulita e un pianeta vivibile come un atto di terrorismo “, aveva commentato all’epoca Ravi.

India, l’uomo che piantò una foresta con le sue mani oggi fa scuola in Sud America

Anasuyamma, la mamma indiana che ha cambiato le cose piantando 2 milioni di alberi

Padova: la Questura denuncia i ragazzi di Friday For Future che hanno protestato contro Zara

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Chi è il doodle di oggi, Audre Lorde

People For Planet - Gio, 02/18/2021 - 08:20

la poetessa e attivista americana Audre Lorde, celebrata dal doodle di Google di oggi, è nata il 18 febbraio del 1934 a New York. Simbolo della lotta per l’uguaglianza delle donne del mondo, e dell’altra minoranza di fatto, quella del popolo nero, si è battuta sempre in prima linea per i diritti civili. Chiave dei movimenti culturali Black e LGBTQ + del XX secolo, le sue poesie hanno fornito un contributo essenziale nella lotta contro discriminazioni e ingiustizie.

Litania per la sopravvivenza” è la sua poesia-manifesto – quattro strofe che attirano il lettore in una preghiera comune. “Nera, lesbica, madre, guerriera, poetessa”, così amava definirsi la Lorde, costantemente impegnata nella lotta a sessismo, al razzismo e al classismo.

Litania per la sopravvivenza

Per quelle di noi che vivono sul margine
Ritte sull’orlo costante della decisione
Cruciali e sole
Per quelle di noi che non possono lasciarsi andare
Al sogno passeggero della scelta
Che amano sulle soglie mentre vanno e vengono
Nelle ore fra un’alba e l’altra
Guardando dentro e fuori
E prima o poi allo stesso tempo
Cercando un adesso che dia vita
A futuri
Come pane nelle bocche dei nostri figli
Perché i loro sogni non riflettano
La fine dei nostri

Per quelle di noi
Che sono state marchiate dalla paura
Come una ruga leggera al centro delle nostre fronti
Imparando ad aver paura con il latte di nostra madre
Perché con questa arma
Questa illusione di poter essere al sicuro
Quelli dai piedi pesanti speravano di zittirci
Per noi tutte
Questo istante e questo trionfo
Non era previsto che noi sopravvivessimo

E quando il sole sorge abbiamo paura
Che forse non resterà
Quando il sole tramonta abbiamo paura
Che forse non si alzerà domattina
Quando abbiamo la pancia piena abbiamo paura
Dell’indigestione
Quando abbiamo la pancia vuota abbiamo paura
Di non poter mai più mangiare
Quando siamo amate abbiamo paura
Che l’amore svanirà
Quando siamo sole abbiamo paura
Che l’amore non tornerà
E quando parliamo abbiamo paura
Che le nostre parole non verranno udite
O ben accolte
Ma quando stiamo zitte
Anche allora abbiamo paura

Perciò è meglio parlare
Ricordando
Che non era previsto che noi sopravvivessimo

Da The Black Unicorn (1978)

La sua vita

Nata negli anni della Grande Depressione da genitori caraibici, Audre Lorde è cresciuta introversa e sola, e ha imparato a leggere e scrivere grazie a una biblioteca vicino casa. Prima studentessa nera alla Hunter High School, Audre Lorde nel 1959 si laureò allo Hunter College e iniziò il master in Amministrazione Libraria alla Columbia University. Bibliotecaria e insegnante, per tutta la vita non ha mai perso l’interesse per la poesia e la scrittura, diventando in breve tempo un punto di riferimento contro l’omofobia e il razzismo. Il suo più grande successo in prosa è stato, tra gli altri, “Sister Outsider” del 1984. Nel 1978 gli fu diagnosticato un cancro al seno, come racconta in Buest of Light del 1989, collezione di saggi premiata con l’American Book Awards. Poco dopo, Audre Lorde decise di non sottoporsi più a trattamenti chirurgici, trascorrendo i suoi ultimi mesi di vita nelle Isole Vergini.

Il nero è un selvaggio

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Si può produrre l’acqua nel deserto?

People For Planet - Gio, 02/18/2021 - 08:00

Nel mondo c’è carenza d’acqua dolce: il 71% della superficie terrestre è coperta di acqua e per il 97,5% si tratta di acqua salata. In questa situazione 748 milioni di persone nel mondo (1 su 8) vivono senza accesso ad acqua potabile. 2,5 miliardi non hanno accesso a servizi igienico-sanitari. Le situazioni peggiori si trovano in Siria, Iraq, Yemen, Haiti, Sud Sudan, Africa occidentale (da notare che si tratta soprattutto di zone di guerra).
Qualche anno fa, presso la “Libera Università di Alcatraz”, abbiamo condotto una enorme ricerca, durata più di un anno, sulle ecotecnologie a basso costo che potrebbero in qualche modo aiutare le popolazioni di tutto il pianeta, soprattutto quelle che vivono in situazioni di emergenza e difficoltà. Ne è uscito un libro, in formato pdf, scaricabile gratuitamente, che abbiamo fantasiosamente chiamato “Ecotecnologie a basso costo per tutto il mondo”.
Una parte della ricerca è ovviamente dedicata alle ecotecnologie legate all’acqua. Per produrla, depurarla, usarla in agricoltura o per lavarsi le mani.

Ma si può creare l’acqua?
Sì, ad esempio catturando l’umidità dell’aria, presente ovunque nel mondo (sia l’aria che l’umidità!). Reti o cumuli di pietre possono catturare l’umidità del vento, condensarla in goccioline d’acqua che vengono poi convogliate e raccolte in contenitori oppure usate per mantenere umido un terreno ad uso agricolo.
Ne è un esempio è l’Orto dei Tu’rat, una tecnica antichissima che risale a circa 9.000 anni fa usata dagli abitanti della regione del Negev, a sud di Israele.
Cumuli di pietre calcaree disposti a forma di mezzaluna, opportunamente direzionati per captare i venti, condensano l’umidità che percola nel terreno. L’area dentro la mezzaluna è ottima per l’agricoltura.
Una tecnica analoga è quella del giardino Pantesco: l’albero viene circondato da un muretto a secco di pietre che catturano l’umidità mantenendo bagnato il terreno.

Più elaborato il Condensatore di Ziebold. Nel 1900 in Crimea furono rinvenuti 13 grandi tumuli con una superficie di 1000 mq per 30-40 m di altezza posti sulle cime delle colline. Queste costruzioni condensavano l’acqua e fornivano dai 500 ai 1000 litri di acqua al giorno (in condizioni ottimali). Friedrick Ziebold, che fece la scoperta, ricostruì il condensatore atmosferico in scala sulla cima di una collina a Feodosia (Teodosia) in Crimea, sul modello degli antichi pozzi ad aria scoperti nella zona. Il condensatore di Ziebold era un cumulo di ciottoli marini (da 10 a 40 cm. di diametro), dalla forma tronco-conica, con diametro alla base di 20 metri e 8 in alto per 6 metri d’altezza. La costruzione riuscì a produrre 360 litri d’acqua al giorno fino al 1915, quando cominciò a deteriorarsi.
Ultimo esempio sono le reti per catturare l’acqua contenuta nella rugiada. Si chiamano FogQuest, misurano 6×10 mt., possono produrre fino a 200 litri di acqua dolce al giorno e possono essere costruite con diversi materiali, anche di riciclo. Molto interessante il sito http://www.fogquest.org/.

Passando dagli antichi saperi alle nuove tecnologie, è da segnalare il progetto Savior Bud, un contenitore portatile per raccogliere l’acqua dalle foglie.
Da Architetturaedesign.it: “Prima di tutto bisogna trovare un albero a foglia larga ricco di foglie. Una volta individuato l’albero si applica Savior Bud all’estremità di un ramo, come se fosse una pinza gigante, circondando con cura le foglie della parte terminale del ramo. Una volta applicato Savior al ramo, questo funzionerà come specie di serra catturando l’umidità dalle foglie per trasformarla poi in acqua. In circa quattro ore infatti, le foglie avranno rilasciato un quantitativo di acqua pari al contenuto di una tazza di medie dimensioni.”
Purtroppo è rimasto solo un progetto.

E l’acqua del mare?
Altra fonte di acqua dolce è il mare (salato): tramite processi di dissalazione per evaporazione è possibile separare il sale dall’acqua, distillandola.
Un esempio a bassissimo costo è il Watercone. Si tratta di un cono (rovesciato) in PET dotato di un’apertura con tappo a vite sulla sommità e alla base una vaschetta di raccolta dell’acqua salmastra. Va esposto al sole per innescare il processo di evaporazione e dissalazione.
Sfruttando il medesimo principio ma aumentando le dimensioni si possono costruire vere e proprie “piramidi” in grado di dissalare l’acqua.

Un progetto si chiama per l’appunto WaterPyramid e secondo gli inventori con un’estensione esposta al sole di 600 mq si è in grado di produrre circa 1.250 litri di acqua dolce al giorno.

Il designer italiano Gabriele Diamanti è invece il progettista di Eliodomestico, un distillatore open source che grazie all’energia solare può fornire acqua potabile alle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo. È un modo semplice per la produzione di acqua dolce partendo da acqua salata o salmastra. Il dispositivo è in grado di produrre 5 litri di acqua al giorno funzionando senza filtri né elettricità e con una manutenzione minima. La mattina si riempie una caldaia nera con acqua di mare facendo attenzione a stringere bene il tappo. Man mano che la temperatura e la pressione all’interno della caldaia aumentano, il vapore viene forzato a passare attraverso un tubo di collegamento che raccoglie l’acqua evaporata dal coperchio e che funge da condensatore trasformando l’acqua salata in dolce. In sostanza una caffettiera rovesciata.

Fonti:
Rapporto Oxfam “Savinglives: emergenza acqua” (2016)
http://www.architetturaedesign.it/index.php/2009/11/02/savior-bud-trasforma-umidita-in-acqua.htm
http://www.fogquest.org/
http://www.gabrielediamanti.com/projects/eliodomestico/
http://www.ecotecno.tv/ecotecnologie/ecotecnologie-per-tutti.html

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Morto il super boss Raffaele Cutolo | Il premier vuole gli studenti in classe | Zona arancione: 6 regioni a rischio

People For Planet - Gio, 02/18/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Vaccini, addio primule: somministrazione di massa in stadi, aeroporti e fiere (e la produzione anche in Italia);

Il Giornale: “Nuovo fisco in un solo colpo” Così Draghi cambia le tasse;

Il Manifesto: Gaza, donne in viaggio solo con l’assenso del tutore. Scatta la protesta;

Il Mattino: È morto il super boss Raffaele Cutolo, era il professore della camorra | Foto;

Il Messaggero: Il principe Filippo in ospedale: malore imprecisato. «Ma è di buon umore» Tutti gli «acciacchi»;

Ilsole24ore: Draghi: governo per la ricostruzione come nel Dopoguerra. Priorità ai vaccini, poi revisione profonda dell’Irpef – Il discorso integrale – Il piano per la transizione ecologica – Scuola: investire negli Its;

Il Fatto Quotidiano: Veleni dall’ex Ilva di Taranto, chiesti 5 anni di carcere per Nichi Vendola e 25 per i fratelli Riva;

La Repubblica: Il premier vuole gli studenti in classe, ecco il piano. Il Cts: “Rischio esplosione contagi da varianti”;

Leggo: Covid, zona arancione: 6 regioni a rischio. Ci sono anche Lazio e Lombardia. Abruzzo verso il rosso;

Tgcom24: Governo, Salvini: “La Lega sarà al fianco di Draghi per ricostruire questo Paese”;

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A Lodi c’è un Arsenale dell’Accoglienza! (VIDEO)

People For Planet - Mer, 02/17/2021 - 19:00

La storia dell’associazione Arsenale dell’Accoglienza Onlus di Borghetto Lodigiano, in provincia di Lodi, ha radici lontane.
Nel 2007 Giuditta Montanari e Andrea Menin aprono la prima comunità familiare, battezzata “La Mongolfiera” per accogliere in casa loro ragazzi in gravi situazioni di disagio sociale.
Nel 2011 nasce poi il primo “alloggio per l’autonomia”, per i ragazzi ormai maggiorenni, nel 2013 nasce la comunità familiare “Il Battello”, nel 2014 la “Società Cooperativa Buona Giornata”, per aiutare professionalmente le persone accolte e nel 2015 si arriva alla fondazione dell’Arsenale dell’Accoglienza.
Oggi contano 15 case aperte, tra comunità familiari, alloggi autonomi, comunità mamma-bambino e case rifugio per le vittime di violenze, dove nel 2017 sono state ospitate 81 persone.
“Nell’arco dell’ultimo anno – sottolinea il vicepresidente dell’Arsenale dell’Accoglienza Andrea Zanelli – abbiamo accolto 59 bambini e ragazzi, 11 giovani adulti e 11 mamme, offrendo loro non solo una casa e il calore di una famiglia, ma anche un sostegno concreto per il reinserimento sociale e per il recupero della serenità. Ai bambini, ad esempio, accanto ai bisogni primari, è stato garantito il diritto di essere, appunto, bambini, con attività ricreative come piccole vacanze al mare e in montagna. Tutto questo è stato possibile grazie ai nostri sostenitori e ai nostri volontari, che quest’anno hanno complessivamente donato all’Arsenale ben 21mila ore del loro tempo”.
Per far fronte a tutte le spese l’associazione riceve fondi da enti pubblici e donazioni da privati.

Con le telecamere di People For Planet siamo andati a conoscere personalmente questa bellissima realtà. Ecco cosa ci hanno raccontato.

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Dentro la zona rossa. Virus, il tempo, il potere

People For Planet - Mer, 02/17/2021 - 18:00

Un saggio scritto a due mani in cui sono abbozzati i primi spunti di riflessione, colti in piena pandemia, sulle conseguenze della diffusione del virus Sars-CoV-2

Dentro la zona rossa di Francesco Fantuzzi e Franco Motta (Sensibili alle foglie, 2020) è un saggio dove trovare testimonianze e riflessioni di altri pensatori, colti in piena pandemia, sulle conseguenze della diffusione del virus Sars-CoV-2.

Dentro la zona rossa di Francesco Fantuzzi e Franco Motta (Sensibili alle foglie, 2020) Il saggio

Un intero Paese dichiarato per quasi due mesi “zona rossa”, area a libertà vigilata. La zona rossa utilizzata come simbolo di ciò cui abbiamo dovuto rinunciare e cui, forse, dovremo rinunciare in futuro. Gli Autori si interrogano sugli esiti dell’esperimento sociale compiuto con il lockdown, con enormi conseguenze economiche, sociali, relazionali, che ci ha obbligati a confrontarci con le nostre paure e le nostre fragilità. Si augurano una presa di coscienza collettiva del fatto che la salute non è un problema individuale, ma un bene comune globale, il più importante di tutti, e incrocia profondamente la salute del pianeta. Ci invitano a non sprecare questa crisi, bensì a trasformarla in un’opportunità per cambiare rotta.

Siamo, come James Stewart, sul ponte del film “La vita è meravigliosa” di Frank Capra: abbiamo potuto vedere seppur in forma parziale, come sarebbe stata la terra senza l’uomo. Possiamo scegliere se buttarci o fare marcia indietro, salvando noi stessi e il pianeta.

Franco Motta & Francesco Fantuzzi Conosciamo gli autori.

Francesco Fantuzzi lavora da oltre vent’anni presso Mag 6 (Cooperativa di Finanza mutualistica e solidale di Reggio Emilia). Ha una grande passione per l’ambiente, i beni comuni, la partecipazione attiva alla cosa pubblica, la propria bicicletta.

Franco Motta insegna storia moderna all’Università di Torino. Studioso di teologia politica dell’età della Controriforma, è autore, fra altri testi, di Elogio delle minoranze (con M. Panarari, Marsilio, 2012).

Francesco cosa vi unisce e come nasce l’idea di questo libro?

Conosco Franco da diversi anni e ho sempre avuto una grande stima e ammirazione per lui e la sua cultura. Ma non avevamo ancora avuto modo di collaborare a un livello così profondo, lavorando lui fuori Reggio da diversi anni. Il giorno in cui i “governatori” hanno annunciato le prime restrizioni mi stavo recando in centro città, pensando che avrei voluto scrivere con lui un libro sull’esperienza che stava per nascere. L’ho incontrato, senza averglielo preannunciato, nei pressi della Biblioteca. Meglio di così…

Una bellissima esperienza di condivisione e armonizzazione di pensieri, esperienze, linguaggi diversi che si sono parlati e ascoltati.

Con una certa lungimiranza avete citato il neopresidente del consiglio incaricato Mario Draghi nel vostro testo. Come lo contestualizzate?

Davvero, è uno dei passaggi che rendono un libro pensato per il post pandemia e proiettato verso il futuro, estremamente attuale anche calato in un momento così delicato e drammatico come questo. 

Franco Motta e Francesco Fantuzzi con Orianna Gazzotti alla presentazione del libro al circolo Le Ciminiere di Scandiano (RE)

Nel capitolo dedicato al ruolo dell’Europa abbiamo ricordato che Mario Draghi, il 26 marzo 2020, è intervenuto sul «Financial Times» benedicendo l’utilizzo della leva del debito: «Il debito pubblico è l’unica leva che i governi hanno per gestire le fasi di guerra». E ancora: «Di fronte a circostanze non previste un cambio di mentalità è necessario in questa crisi come lo sarebbe in tempi di guerra. Lo shock che ci troviamo ad affrontare non è ciclico. La perdita di reddito non è colpa di chi la soffre. Il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile. La memoria delle sofferenze degli europei negli anni 20 del Novecento è un ammonimento». Con una punta di ironia ci domandavamo: Draghi novello Che Guevara?

Ora ce lo ritroviamo Presidente del Consiglio. Nel nostro piccolo, se dovesse riproporre le politiche di austerità e le privatizzazioni attuate dagli organismi che ha presieduto, glielo ricorderemo.

Come giostrarsi fra la contrapposizione tra il “nulla sarà come prima” e il “ritorno alla normalità”?

Bellissima domanda, che presuppone un chiarimento: qual è la normalità?

Abbiamo dedicato al linguaggio della Zona rossa un intero capitolo e un termine come normalità apparirebbe perfetto per trasmettere, dopo tanti messaggi tesi a incutere timore e a responsabilizzare il ruolo dei cittadini, rassicurazione e un invito alla popolazione a recuperare fiducia nel futuro. Ma occorre anzitutto chiedersi cosa si intenda e se il mondo “normale” ante coronavirus sia quello auspicabile per il futuro. E se invece fosse la normalità il problema, come tanti commentatori si sono chiesti? È il momento di domandarselo molto seriamente.

Temiamo tuttavia che affermare che “nulla sarà come prima” possa essere vero, ma in un altro senso, legato al nostro rapporto col prossimo. Occorreranno anni per ricreare la stessa voglia e capacità di relazionarci senza timore di essere contagiati, per riprendere la fiducia in un prossimo che oggi ci rassicura perché copre il proprio volto, come normalmente fa un malfattore. Un altro dei paradossi di questo periodo.

È emerso esplicitamente il conflitto tra il benessere dell’economia e quello degli esseri umani, ben riassunto nell’infelice frase del presidente di Confindustria di Macerata: “Le persone sono un po’ stanche e vorrebbero venirne fuori, anche se qualcuno morirà, pazienza”. Veramente siamo a questo punto? 

Conflitto è la parola giusta: il conflitto è tra la borsa o la vita, la dicotomia rappresentata dal moderno sistema capitalistico; lo è stato durante il lockdown e durante le sue riedizioni “morbide”. Con l’eccezione dei supermercati, le fabbriche sono state le ultime a chiudere e le prime a riaprire. La Zona rossa è stata impermeabile e refrattaria a tutto, ma non al sistema economico di produzione e consumo. L’incidenza dei contagi nei distretti industriali come quelli di Bergamo, Brescia, Torino, rafforza il convincimento che siano stati i contatti sociali all’interno delle fabbriche, e non i podisti come qualcuno ha sostenuto, a diffondere il virus. Ma il problema è proprio un sistema economico basato esclusivamente sulla produzione di beni da consumare, ma che spesso non servono, e non sulla protezione delle persone.

Dentro la zona rossa è uno stimolo molto utile per una riflessione che siamo chiamati tutti a fare. Ora cosa rimane da tentare secondo voi?

Siamo convinti che il cambiamento passi anche da noi, dai nostri stili di vita e di consumo: troppo facile invocare il comportamento altrui. Il genere umano che uscirà dalla tragica esperienza del virus avrà la possibilità di comprendere che la prigionia tra le mura domestiche ha svelato una prigionia molto più profonda e grande, ovvero di una costante e suadente narrazione che alimenta tanti falsi bisogni e trasmette altrettante false certezze: più Pil, più crescita, più consumo, e perfino più controllo come ideali positivi e necessari per proteggere le proprie sicurezze.

Questo tipo di società potrà sopravvivere, certo, magari trovando nel giro di qualche mese una cura o un vaccino: ma rischia di dover affrontare di nuovo crisi come questa, se non modifica radicalmente le regole che la dominano. Sopravviverà, ma con quarantene periodiche sempre più frequenti. Restare reclusi in casa, con tanto tempo a disposizione per leggere e riflettere, ha rappresentato un’occasione unica per vedere sgretolarsi le certezze assolute delle brutture che abbiamo costruito negli ultimi decenni. Brutture dipinte come libertà di consumare spazio, tempo, beni, ma che hanno causato ingiustizie sociali, devastato il pianeta e inventato il sistema di guerra permanente appena descritto.

Il nemico non è invisibile, lo incontriamo tutti i giorni, ogni minuto. Si chiama ultraliberismo, si chiama sfruttamento dell’uomo e dell’ambiente, si chiama crescita infinita in un pianeta finito. Ma è un nemico scomodo, perché è dentro di noi.

Il vostro invito è di non sprecare questa crisi, bensì trasformarla in un’opportunità per cambiare rotta, verso quale meta?

Occorre allora una nuova visione, una nuova fase, storica, politica, culturale: il Geocene. Un’epoca dove la biosfera torni al centro altrimenti, crediamo, non resterà più con le mani in mano.

Un mondo nuovo finalmente in armonia con la natura, dove l’uomo sarà individuo ma non individualista, componente e non solista, e sarà disponibile a rivedere i propri stili di vita e di consumo: il Geocene. 

Una nuova fase dove finalmente il sistema economico non sia il fine, ma uno strumento nelle mani dell’umanità.

L’emergenza coronavirus ha reso evidente l’incapacità del sistema economico di garantire la tutela della salute e del benessere delle persone. Il vero conflitto dicotomico che la pandemia ci ha chiaramente presentato è quello tra la borsa e la vita: scegliere quest’ultima significa avviare un percorso per il superamento del capitalismo. 

Non c’è più tempo per mediazioni tra elementi non mediabili perché antitetici.

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Trasforma una T-Shirt in una comoda borsa

People For Planet - Mer, 02/17/2021 - 17:00

Perché buttare via se si può ancora riutilizzare? Diamo una nuova vita (e una nuova forma!) ai nostri capi con il video dal canale YouTube Guidecentral Italiano.

Una una bella idea per riusare quello che abbiamo già in casa risparmiando denaro e tutelando l’ambiente.

Guidecentral Italiano

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Milano: studente punito perché aveva i capelli blu

People For Planet - Mer, 02/17/2021 - 15:45

Nel 2021, è ancora possibile essere discriminati a causa della propria libera espressione corporea? Tingere i capelli di colori eclettici rappresenta davvero un affronto al “manuale” scolastico?

Nel blu dipinto di blu

Al Carlo Porta, uno degli istituti alberghieri più importanti d’Italia, è scoppiata la protesta degli studenti. Il motivo? Uno studente, Mattia Ticozzi, si è presentato al laboratorio di sommellerie senza divisa e con i capelli tinti di blu. Una scelta non gradita dall’istituto.

La preside, Rossana di Gennaro, ha prontamente richiamato il ragazzo.

La dirigente mi ha dato tre giorni per cambiare l’acconciatura – ha spiegato Ticozzi -. Io non l’ho fatto e sono stato minacciato di non poter più entrare in aula, così ho scelto di lasciare solo le punte di quel colore. Ma anche così non andavano bene. La situazione mi è costata una nota, poi tolta, una chiamata a mia madre e sgridate davanti a tutti. Per cosa? Dei capelli blu? Mi sono sentito discriminato. E tutti gli altri che hanno i capelli rosa o arancioni?“.

Il ragazzo ha, così, deciso di tagliare i capelli e lasciare solo le punte blu, ma nemmeno questa scelta è stata gradita.

“Fifa blu”

La notizia si è subito diffusa nell’Istituto, scatenano la protesta dei compagni, alcuni dei quali si sono presentati davanti alla scuola indossando delle parrucche blu e affiggendo uno striscione in cui si leggeva “Fifa blu“, a simboleggiare la paura che, secondo i ragazzi, avrebbe la dirigenza nei confronti della tinta di capelli.

Un semplice blu ha innescato una bomba ad orologeria, nonostante l’alunno si sia attenuto all’ingiusta imposizione, tagliandosi i capelli e lasciando solo qualche centimetro per non rasarsi totalmente; l’istituzione scuola ha imposto ancora all’alunno il divieto di entrare nell’istituto tranne che se non si fosse rasato totalmente“, ha spiegato l’unione degli studenti.

La scuola, che ha formato molte eccellenze nel settore alberghiero, tra cui chef stellati Michelin, campioni italiani e mondiali di sommellerie, la cura della persona è tutto.

Ma tingersi i capelli di un colore non convenzionale rappresenta davvero un affronto e una mancanza di rispetto nei confronti dell’istituzione?

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Si emoziona e cita Cavour: cosa ha detto Mario Draghi oggi in Senato

People For Planet - Mer, 02/17/2021 - 14:36

“Nel ringraziare, ancora una volta il presidente della Repubblica per l’onore dell’incarico che mi è stato assegnato, vorrei dirvi che non vi è mai stato, nella mia lunga vita professionale, un momento di emozione così intensa e di responsabilità così ampia”. Un discorso emozionato, solenne e con citazioni storiche quello fatto da Mario Draghi nella tarda mattinata di oggi, 16 febbraio, in Aula al Senato.

Per understatement o sincera riconoscenza, Draghi non ha mancato di ringraziare il predecessore Giuseppe Conte che “ha affrontato una situazione di emergenza sanitaria ed economica come mai era accaduto dall’Unità d’Italia”. Ed è alla storia d’Italia e in particolare al periodo ottocentesco in fase di unificazione che il nuovo premier ha citato Cavour a proposito delle imminenti riforme che dovrà affrontare l’Italia:

“Il Governo farà le riforme ma affronterà anche l’emergenza. Non esiste un prima e un dopo. Siamo consci dell’insegnamento di Cavour: le riforme compiute a tempo, invece di indebolire l’autorità, la rafforzano’. Ma nel frattempo dobbiamo occuparci di chi soffre adesso, di chi oggi perde il lavoro o è costretto a chiudere la propria attività”.

Il premier Draghi ha poi citato papa Francesco rispetto al dovere di ciascuno di affrontare le tragedie con un rinnovato spirito:

“Come ha detto papa Francesco ‘Le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento. E io penso che se chiedessi al Signore che cosa pensa, non credo mi direbbe che è una cosa buona: siamo stati noi a rovinare l’opera del Signore’. Proteggere il futuro dell’ambiente, conciliandolo con il progresso e il benessere sociale, richiede un approccio nuovo: digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio, cloud computing, scuole ed educazione, protezione dei territori , biodiversità, riscaldamento globale ed effetto serra, sono diverse facce di una sfida poliedrica che vede al centro l’ecosistema in cui si svilupperanno tutte le azioni umane”.

Le reazioni dei senatori

Deciso a rivendicare la paternità dell’attuale governo, Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha esordito con una domanda retorica: “A chi ancora oggi si domanda: ma aveva senso aprire la crisi? Rispondo semplicemente di leggere il discorso del nuovo premier”. Domanda a cui ha risposto egli stesso: “E direte insieme a noi: sì, ne valeva la pena”.

Pieno appoggio anche dal Pd, “un discorso memorabile quello di Mario Draghi, su Europa, atlantismo, riforme, scuola e soprattutto sul futuro”, scrive Andrea Marcucci, capogruppo del Partito Democratico al Senato.

Un sospiro di sollievo da Emma Bonino, convinta europeista, che in Aula ha detto: “Da cittadina italiana ed europea io sono molto contenta di vederla sui quei banchi. Perché fino a non poco tempo fa qui si parlava di uscire dall’euro. Questa legislatura è nata nell’ostilità verso l’Ue. Con la nascita del suo governo non si assiste al fallimento della politica, ma al fallimento di quella politica”.

Non rinuncia alla propaganda Matteo Salvini, che a pochi minuti dal discorso del premier affida così il suo pensiero a Twitter: “Più salute e meno tasse, più rimpatri e meno burocrazia, più cantieri e meno sprechi, responsabilità e rispetto nei confronti delle future generazioni, orgoglio di essere italiani”, assicurando “La Lega c’è”.

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Egitto: scoperto il più antico birrificio della storia

People For Planet - Mer, 02/17/2021 - 12:26

Un team di archeologi ha scoperto un birrificio risalente a circa 5000 anni fa nel Sud dell’Egitto.

Il sito, contenente diverse “unità” costituite da circa 40 vasi di terracotta disposti su due file, è stato scoperto da una squadra di ricercatori egiziani e americani a North Abydos, Sohag, a circa 450 chilometri a sud del Cairo, sul posto di un’antica necropoli sulla riva destra del Nilo.

La scoperta

Il birrificio era costituito da otto grandi aree che venivano utilizzate come “unità per la produzione di birra“. Ogni settore conteneva circa 40 vasi di terracotta disposti su due file.

Non si tratta della birra a cui siamo abituati oggi, ma di una sua fedele antenata.

Nei tini veniva, infatti, riscaldata una miscela di cereali, probabilmente orzo e farro, e acqua utilizzata per la produzione della birra, con ciascuna vasca “tenuta in posizione da leve di argilla poste verticalmente a forma di anelli“.

Preparato per “rituali reali”

L’archeologo Matthew Adams della New York University, che ha guidato la missione insieme a Deborah Vischak della Princeton University, ha detto che gli studi hanno dimostrato che la birra veniva prodotta su larga scala, con circa 22.400 litri prodotti ogni volta.

Il birrificio “potrebbe essere stato costruito in questo luogo appositamente per svolgere rituali reali e sacrificali che si svolgevano all’interno delle strutture funebri dei re d’Egitto“, si legge nel comunicato.

Tuttavia, le prove della produzione di birra nell’antico Egitto non sono nuove e le scoperte del passato hanno fatto luce su tale produzione.

Frammenti di ceramica usati dagli egiziani per produrre birra e risalenti a 5.000 anni fa sono stati scoperti già nel 2015 in un cantiere edile a Tel Aviv.

Una scoperta per rilanciare il turismo in Egitto

Le autorità si aspettavano che 15 milioni di turisti visitassero l’Egitto nel 2020, rispetto ai 13 milioni dell’anno precedente, ma il virus ha tenuto lontani i vacanzieri.

Si spera che questa scoperta possa rilanciare il turismo nel Paese, duramente colpito dalla diffusione della pandemia.

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Covid-19, le varianti rendono inutili i tamponi rapidi?

People For Planet - Mer, 02/17/2021 - 10:30

Secondo l’ultima circolare emessa ieri dal Ministero della Salute sui test antigenici rapidi, alla luce della circolazione delle nuove varianti del virus, ci sono nuove indicazioni per contesti a bassa prevalenza, persone con sintomi o con link epidemiologico e persone senza sintomi e screening di popolazione.

Il testo della circolare

La circolare recita: “Occorre specificare che le nuove varianti, dalla cosiddetta variante UK alla variante brasiliana, che presentano diverse mutazioni nella proteina spike (S), non dovrebbero in teoria causare problemi ai test antigenici, in quanto questi rilevano la proteina N. È da tenere però presente che anche per la proteina N stanno emergendo mutazioni che devono essere attentamente monitorate per valutare la possibile influenza sui test antigenici che la usino come bersaglio. Inoltre, l’uso dei test molecolari basati su una combinazione di geni virali target che comprende il gene S, può essere di ausilio per lo screening della variante VOC 202012/01 (comunemente indicata variante UK), poiché alcuni test utilizzati correntemente, a fronte della positività al/i target non-S, risultano negativi al gene S, a causa della presenza nella variante di una delezione che determina la non rilevazione di questo target, rappresentando quindi un’indicazione per il successivo sequenziamento”.

“Per quanto attiene ai test antigenici – segnala il Ministero – , oltre ai test rapidi che sono tipicamente utilizzati come POCT, sono ora disponibili anche test antigenici da eseguire in laboratorio. Le caratteristiche di performance di tali test, basati su sistemi di rilevazione in chemiluminescenza, sono fondamentalmente sovrapponibili a quelle dei test antigenici cosiddetti di “terza generazione” (test in microfluidica con lettura in fluorescenza) e sembrano essere particolarmente indicati, tra l’altro, per la gestione di screening all’interno di strutture ospedaliere. Alcuni test antigenici di laboratorio sono validati anche sulla saliva, ed è in prospettiva la validazione su tampone nasale; pertanto, la facilità di prelievo li rende facilmente utilizzabili anche per lo screening di ampi numeri di campioni in contesti per i quali i tempi di ottenimento dei risultati sono compatibili con la processazione in laboratorio, come per le comunità scolastiche a basso rischio”.

Chi fa un tampone rapido, ed è positivo, deve rifare un molecolare

Dunque, rimane l’attendibilità – per il momento – dei tamponi antigenici rapidi che dovessero rilevare una negatività del soggetto. Se invece il risultato è positivo, allora è necessario ripetere con un tampone molecolare, quello diciamo tradizionale.

Infatti, “alla luce dei risultati disponibili nella letteratura scientifica appare chiaro che, pur considerando l’elevata specificità dei test antigenici, i campioni positivi a tali test in contesti a bassa prevalenza necessitano di conferma con un test molecolare o, in caso di mancata disponibilità di tali test molecolari, con un test antigenico differente, per eliminare la possibilità di risultati falsi positivi”.

Se hai sintomi, meglio ripetere

“D’altro canto, data la sensibilità analitica non ottimale di diversi test antigenici attualmente disponibili, è consigliabile confermare la negatività di test antigenici eseguiti su pazienti sintomatici o con link epidemiologico con casi confermati di COVID-19. Questa necessità è rafforzata dalla possibile circolazione di varianti virali con mutazioni a carico della proteina N, che è il principale antigene target utilizzato in questo tipo di test”.

Persone senza sintomi e screening di popolazione

Inoltre, per quanto riguarda l’esecuzione di test su persone asintomatiche, e in genere per gli screening di popolazione, si ribadisce, come già raccomandato nella precedente circolare, la raccomandazione di usare test antigenici ad elevata sensibilità e specificità (sensibilità ≥90%, specificità ≥97%), per ridurre il rischio di risultati falsi-negativi e/o falsi-positivi. A tal proposito, nell’ambito del counseling post- test, il medico deve ribadire la necessità di mantenere comportamenti prudenti anche in caso di risultato negativo, mentre in caso di risultato positivo deve considerare la plausibilità di tale risultato nel contesto del singolo caso, e l’eventuale ricorso ad un test di conferma.

Covid-19, vaccino per turisti a Cuba. “Strategia umanitaria”

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La storia di Curitiba

People For Planet - Mer, 02/17/2021 - 08:00

Pubblicavamo questo articolo nel Cacao della Domenica il 15 luglio del 2001, sconcertati dal fatto che la storia di Curitiba fosse sconosciuta ai più. Ancora oggi a raccontarla siamo in pochissimi, e ci piace riproporvela a dimostrazione che cambiare si può con un po’ di buona volontà, furbizia e idee illuminate.

Curitiba non è una piccola comunità alternativa. E’ una città di quasi 2 milioni e mezzo di abitanti. Si trova nel sud del Brasile. Non si tratta neanche di una storia nuova: va avanti da 50 anni. Nel 1971, in piena dittatura, una serie di casualità portarono alla designazione di Jaime Lerner come sindaco della città. Lo avevano scelto perché era un inoffensivo esperto di architettura. Un trentatreenne che non si era mai impegnato politicamente e che sembrò l’ideale per mettere d’accordo le diverse fazioni al potere.

Jaime Lerner ci mise un po’ a organizzarsi e nel 1972 decise di creare la prima isola pedonale del mondo. Sapeva di avere contro buona parte della città. I commercianti erano terrorizzati dall’idea che i loro affari fossero danneggiati dal divieto di accesso al centro delle auto. E gli automobilisti odiavano l’idea di dover andare in centro a piedi.

I maligni dicono che aveva paura che la sua iniziativa fosse bloccata con un esposto in tribunale. Resta il fatto che i lavori iniziarono proprio un venerdì, un’ora dopo la chiusura del tribunale.
Un’orda di operai invasero il centro della città e iniziarono a sistemare lampioni e fioriere, ripavimentare le strade e scavare aiuole piantandoci alberi. Lavorarono ininterrottamente per 48 ore. Quando il primo contingente crollò stremato fu sostituito da un secondo battaglione di operai e andarono avanti così. Il lunedì mattina quando il tribunale riaprì, i lavori erano finiti. Crediamo che nella storia del mondo nessuna opera pubblica fu mai realizzata altrettanto velocemente.

I cittadini di Curitiba se ne stavano a bocca aperta. Erano state piantate migliaia di piante fiorite. Una cosa mai vista. E la popolazione si mise a strappare tutti i fiori per portarseli a casa. Ma Lerner lo aveva previsto e già erano pronte squadre di giardinieri che sostituivano immediatamente le piante.
Ci vollero un po’ di giorni ma alla fine i cittadini smisero di rubare i fiori.
I commercianti si accorsero che il centro cittadino trasformato in un salotto eccitava le vendite. E quando il sabato successivo un corteo di auto dell’Automobil-club tentò di invadere l’isola pedonale si trovò nell’impossibilità di farlo perché migliaia di bambini stavano dipingendo grandi strisce di carta che coprivano buona parte della pavimentazione.
Da allora tutti i sabati i bambini della città si ritrovavano nell’isola pedonale a coprire di disegni meravigliosi enormi rotoli di carta stesa per terra.

La seconda operazione di Lerner fu quella di creare un sistema di trasporti rivoluzionario con strade principali riservate agli autobus e particolari rampe coperte (da tubi trasparenti) che portavano il marciapiede sullo stesso piano dei mezzi pubblici, permettendo ai passeggeri di salire sull’autobus senza fare scalini e quindi più rapidamente.
Queste rampe e davano la possibilità di accedere ai trasporti pubblici anche a chi era su una carrozzina a rotelle. Particolare attenzione fu data ai collegamenti con i quartieri poveri della città, furono acquistati autobus composti di 3 vagoni, con porte più grandi che si aprivano in corrispondenza delle porte scorrevoli delle rampe coperte. Per tagliare i costi e i tempi furono anche aboliti i bigliettai e si decise di fidarsi del fatto che se i trasporti funzionano veramente bene i cittadini pagano volentieri il biglietto. Grazie a queste innovazioni i tempi di percorrenza degli autobus di Curitiba sono tre volte più veloci e trasportano in un’ora tre volte il numero dei passeggeri, con un rapporto tra il denaro investito e i passeggeri trasportati superiore del 69%. Praticamente avevano creato una straordinaria metropolitana a cielo aperto.

Le autovie di Curitiba trasportano 20mila passeggeri all’ora (più di quanti viaggino sui mezzi pubblici di New York). Gli autobus percorrono ogni giorno una distanza pari a 9 volte il giro del mondo. Rio ha una metropolitana che trasporta un quarto di passeggeri e costa 200 volte di più.

Grazie a questa gestione oculatissima dei costi le linee di trasporto si autofinanziano con il solo costo dei biglietti, ammortizzano i costi di un parco mezzi costato al tempo 45 milioni di dollari, offrono utili alle 10 imprese che hanno in appalto il servizio e remunerano il capitale investito con un tasso di profitto del 12% annuo. L’autorizzazione rilasciata ai gestori del servizio è revocabile all’istante.

Le banche, restie a collaborare con altre amministrazioni locali sono ben disponibili a prestare denaro al comune di Curitiba. I trasporti sono talmente efficienti che nel 1991 un quarto degli automobilisti della città aveva rinunciato a possedere un’auto e che il 28% dei passeggeri pur possedendo un auto preferiva non usarla. E questo nonostante il traffico sia molto scorrevole e gli ingorghi sconosciuti.

A questo rifiuto di massa dell’auto contribuiscono anche 160 chilometri di piste ciclabili. Iniziare la riforma della città dai trasporti per Lerner era fondamentale perché egli teorizza che nulla influenza più rapidamente la coscienza dei cittadini quanto l’efficienza dei mezzi pubblici.

Ma la riforma non si è fermata ai trasporti.
Il problema delle baraccopoli e della miseria è stato affrontato trovando sistemi semplici in grado di offrire effetti positivi immediati e un cambiamento radicale della cultura a lungo termine. È la fantasia delle soluzioni quello che stupisce di più. Sembrano pazze ma contengono un’efficienza enorme. Ci sono servizi di distribuzione quotidiana di pasti gratuiti. Sono state costruite 14mila case popolari. Ma si è agito anche distribuendo piccoli pezzi di terra per orti e per costruire case.
I materiali di costruzione vengono acquistati con un finanziamento comunale a lungo termine ripagato con rate mensili pari al costo di 2 pacchetti di sigarette. Ogni nuova casa riceve poi in regalo dal comune un albero da frutta e uno ornamentale. Il comune offre anche un’ora di consulenza di un architetto che aiuta le famiglie a costruirsi case più confortevoli e armoniose. I quartieri poveri di Curitiba sono i più belli del mondo.

Esiste un servizio di camioncini che girano per la città scambiando 2 chili di immondizia suddivisa con buoni acquisto che permettono di acquistare un chilogrammo di cibo (oppure quaderni, libri o biglietti per gli autobus). Così il 96% dell’immondizia della città viene raccolta e riciclata. Il che ha permesso di risparmiare milioni di dollari per costruire e gestire una discarica. Attraverso la pulizia della città e una migliore alimentazione della popolazione povera si è ottenuto un netto miglioramento della salute.

Il tasso di mortalità infantile è un terzo rispetto alla media nazionale. Ci sono 36 ospedali con 4500 posti letto, medicinali gratuiti e assistenza medica diffusa sul territorio. Ci sono 24 linee telefoniche a disposizione dei cittadini per informazioni di ogni tipo. Una di queste linee fornisce ai cittadini più poveri i prezzi correnti di 222 prodotti di base. In questo modo si garantisce ai consumatori di non cadere vittima di negozianti disonesti.

Ci sono anche 30 biblioteche di quartiere con 7mila volumi ciascuna. Si chiamano Fari del sapere e sono casette prefabbricate e dotate di un tubo a strisce bianche e rosse alto 15 metri. Sulla sommità della torre c’è una bolla di vetro dalla quale un poliziotto controlla che bambini e anziani possano andare in biblioteca indisturbati. Ci sono 20 teatri, 74 musei e centri culturali e tutte le 120 scuole della città offrono corsi serali.

Vengono organizzati corsi di formazione professionale per 10mila persone all’anno. Sono collegati a un Telefono della solidarietà che permette di raccogliere elettrodomestici e mobili usati che vengono riparati dagli apprendisti artigiani e rivenduti a basso prezzo nei mercati o regalati.

Grazie al microcredito una volta imparato un mestiere i giovani possono aprire un’attività in proprio. Vengono aiutati anche coloro che vogliono diventare commercianti ambulanti attraverso la concessione di autorizzazioni al commercio facilitate.
Ed è proprio la logica con la quale si affrontano i problemi ad essere diversa. Ad esempio, le azioni di un gruppo di giovani teppisti che strappavano fiori all’orto botanico furono interpretate come una richiesta di aiuto e i ragazzi furono assunti come assistenti giardinieri.

Un’altra grande iniziativa di Lerner è stata quella di creare decine di parchi dotati di laghetti e di piantare ovunque alberi. Curitiba è la città più verde del mondo. Insomma un paradiso con il 96% di alfabetizzazione (nel 1996). Gli abitanti che hanno un titolo di studio superiore sono l’83%. La città ha un terzo in meno dei poveri del resto del Brasile e la vita media arriva a 72 anni, grossomodo quanto negli Usa ma con un reddito procapite che è solo il 27% di quello degli Stati Uniti. Insomma, per essere una città del terzo mondo non è male…

A questo punto però c’è da chiedersi come mai l’esperienza di Curitiba non sia conosciuta in Italia. Abbiamo fatto una ricerca e ci hanno detto che anni fa la rivista Nuova Ecologia pubblicò un lungo servizio su questo miracolo dell’onestà creativa. E anche l’Espresso ne parlò. Allora com’è successo che Curitiba non è diventata un esempio da imitare? Perché queste tecniche ingegnose ed entusiasmanti non sono diventate il cavallo di battaglia della nostra sinistra? Cos’hanno i nostri politici? Sono sprovvisti di senso pratico? Sono ammalati di serietà? Non sanno più sognare?

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«Troppo Nord nel governo» | Paura delle 2 nuove varianti inglesi | Draghi: Ambiente, Sud, lavoro | Olanda: «Il coprifuoco è illegale»

People For Planet - Mer, 02/17/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Confermato il lockdown duro in Germania. Olanda, il giudice: «Il coprifuoco è illegale»;

Il Giornale: “L’euro? Non è irreversibile…” Ed è scontro Salvini-Zingaretti;

Il Manifesto: Ambiente, Sud, lavoro. Alla scoperta di Draghi;

Il Mattino: «Troppo Nord nel governo», adesso il Pd vuole i sottosegretari;

Il Messaggero: Attacco hacker della Corea del Nord alla Pfizer: «Vogliono rubare dati sul vaccino»;

Ilsole24ore: Lussemburgo, il «club degli italiani»: quelle 130 società nell’edificio di Rue de Beggen;

Il Fatto Quotidiano: Così il “costo della legalità” schiaccia i beni confiscati ai clan: il rapporto dell’Antimafia. “Nel bando nazionale edifici ancora occupati’;

La Repubblica: Due nuove varianti inglesi preoccupano il Regno Unito. Timori per l’efficacia dei vaccini;

Leggo: Vaccino Astrazeneca, si va verso l’autorizzazione per chi ha fino a 65 anni;

Tgcom24: Bill Gates, la figlia si vaccina e sbeffeggia i negazionisti: “Nessun microchip impiantato”;

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Cosa diavolo è il Plogging?

People For Planet - Mar, 02/16/2021 - 18:30

Per far bene a se stessi e all’ambiente!

Nato in Svezia, il Plogging (il nome deriva dall’unione tra “running” e “plocka upp”, “raccogliere” in svedese) consiste nell’andare a correre armati di sacchetti e guanti per raccogliere i rifiuti.

Tre i vantaggi: si corre che fa bene alla salute, ci si abbassa e rialza per raccogliere i rifiuti da terra e questo movimento aiuta a tonificare glutei e quadricipiti e si fa un favore all’ambiente riducendo la spazzatura buttata in giro.

Scrive Ultimavoce.it: L’attività motoria unita all’impegno sociale e al sentirsi utili per il prossimo sarebbero la chiave del successo di questo nuovo acclamatissimo sport.”

La comunità svedese di riferimento è su Facebook https://www.facebook.com/plogga/ mentre su Instagram si può cercare l’hashtag #plogging.

L’idea non è nuovissima: nel 2014 a Louisville, nel Kentucky, Stati Uniti, sono state organizzate le “Trash Run”, che avevano lo stesso obiettivo.

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Covid-19: In Israele la vaccinazione di massa sta funzionando

People For Planet - Mar, 02/16/2021 - 16:15

Con uno dei tassi di mortalità più bassi al mondo, Israele continua a battere record nella lotta al Covid-19 come numero di vaccinazioni. 

Già il 10 febbraio più di 3,6 milioni di israeliani avevano ricevuto la prima dose di vaccino Pfizer e 2,3 milioni la  seconda, su una popolazione complessiva di 9 milioni

Dati incoraggianti

La stampa israeliana riporta la netta diminuzione dei casi gravi negli ospedali. 

Il tasso di positività è, per la prima volta in un mese, sceso all’8%.

E tra gli over 60, i primi ad essere vaccinati, le infezioni sono scese del 41% e  i ricoveri nelle ultime settimane sono diminuiti del 31%. 

Gli esperti proclamano: il vaccino inizia a mostrare i suoi effetti.

Dati incoraggianti“, titola il giornale israeliano Maariv.

Verso il ritorno alla normalità, ma solo per i vaccinati

Questo ha consentito all’ufficio responsabile della lotta al Covid-19 di presentare un piano per iniziare ad uscire dalla crisi e cominciare a riprendere una vita normale.

Normale rientro a scuola già da giovedì 11 febbraio nelle aree verdi, quelle con la diffusione del virus minore, parziale nelle altre. 

Il 23 febbraio ripresa degli eventi culturali e riapertura dei palazzetti dello sport, ma solo per i vaccinati. Stessa cosa il 9 marzo per ristoranti, hotel e location per matrimoni. Sempre esclusivamente  per i vaccinati.

Molti però non vogliono vaccinarsi

Israel Hayom, il quotidiano più letto in Israele, esprime la preoccupazione dei medici: solo il 56% del personale docente ha accettato di essere vaccinato.

Ha’Aretz, quotidiano di opposizione,  pubblica uno studio secondo il quale il 53% degli over 50 teme rischi a lungo termine se vaccinata. Per questo il quotidiano propone l’istituzione di una serie di misure concrete, sotto forma di ulteriori privilegi per i vaccinati, per incoraggiare gli israeliani dubbiosi a farsi vaccinare.

Foto di Adam Jang: Tel Aviv, Israele

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Prodotti Zero Waste da non comprare

People For Planet - Mar, 02/16/2021 - 15:00

Da quelli inutili a quelli che sono un vero e proprio controsenso, passando da quelle cose che vengono proposte in una sola tecnica di marketing.

Cosa non comprare se si vuole seguire un giusto stile di vita Zero Waste? Nel video di oggi, dal canale YouTube Olga Federico, parliamo di alcuni acquisti che non si dovrebbero fare. Un video che parla di sostenibilità e ci aiuta a scegliere in modo consapevole.

Spoiler: nella top 3 parleremo di:

  • Cannucce riutilizzabili;
  • Pellicole in cera d’api;
  • Kit posate in bambù.
Olga Federico

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