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Covid-19, riapertura regioni: slittare tutti non ha senso

People For Planet - Ven, 05/29/2020 - 10:00

Riapriamo tutti insieme o rimandiamo tutti insieme. L’Italia sia unita: lo hanno ribadito editoriali, politica e perfino Fondazioni medico scientifiche come Gimbe. Ma che senso ha? Perché regioni virtuose e responsabili, che hanno giustamente investito in prevenzione e rispetto delle famigerate 3T, come ad esempio la Valle d’Aosta o la provincia di Trento, dovrebbero essere penalizzate come regioni da più parti accusate di non fare il proprio dovere, come la Lombardia? Ma anche mettendo da parte le responsabilità politiche, perché una regione praticamente libera da covid, come la Sardegna, o la Calabria, dovrebbe aspettare che la situazione migliori in Lombardia? Sarebbe come assentarsi dal lavoro per solidarietà verso il collega che ha rotto la gamba. Ne risente l’azienda, e non giova a nessuno.

Eppure secondo indiscrezioni pubblicate dal Corriere della Sera questa sono le ipotesi possibili al momento. Spostamenti tra regioni liberi dal 3 giugno oppure rinvio di una settimana dell’entrata in vigore del decreto per tutti. Questo proporrà oggi il governo ai governatori, nella conferenza convocata per domani. Questo per mettere a tacere le polemiche sulla possibilità che lo slittamento di sette giorni riguardi solo Lombardia e Piemonte, e nel tentativo di mediare con il Sud, che minaccia di far entrare sul proprio territorio solo chi si presenterà con il test sierologico effettuato nei tre giorni precedenti. 

I dati delle regioni sono falsi

Ma poi potrebbero 7 giorni bastare a rimediare una situazione – in Lombardia, ma anche Liguria e Piemonte – molto difficile anche valutando dati definiti “falsati”? Come ha confermato uno studio indipendente pubblicato ieri dalla Fondazione GIMBE, le regioni – la Lombardia in particolare – fornisco dati non validi. In più, in relazione all’ancora alto numero di contagi, eseguono troppi pochi tamponi.

L’accusa è diretta: le regioni falsano

Ma non solo. Il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, ha rincarato la dose. Ospite di 24 Mattino su Radio 24, ha detto: “C’è il ragionevole sospetto che regioni quali la Lombardia ‘aggiustino’ i dati per paura di un altro stop, anche perché in Lombardia si sono verificate troppe stranezze sui dati nel corso di questi tre mesi: soggetti dimessi che venivano comunicati come guariti (mentre un dimesso potrebbe essere ancora contagioso se un tampone non lo esclude, ndr) andando ad alimentare il cosiddetto silos dei guariti; alternanze e ritardi nella comunicazione dei dati, cosa che poteva essere giustificata nella fase dell’emergenza quando c’erano moltissimi casi ma molto meno ora, eppure i riconteggi sono molto più frequenti in questa fase 2. È come se ci fosse una sorta di necessità di mantenere sotto un certo livello quello che è il numero dei casi diagnosticati”.

Si finge di sbagliare, valutando tutti i tamponi

Come spiega la Fondazione: “Per capire la reale incidenza dei nuovi casi sul numero di tamponi eseguiti non bisogna prendere, come invece viene fatto nei comunicati quotidiani, il totale dei tamponi, ma solo dei «diagnostici», escludendo cioè quelli eseguiti per confermare la guarigione virologica o per necessità di ripetere il test”. Inoltre, nonostante questo, tra il 4 e il 27 maggio, “la percentuale di tamponi diagnostici positivi in Lombardia (6%) è nettamente superiore alla media nazionale (2,4%). L’ultimo dato comunicato dalla Lombardia è invece dell’1,7%“.
Non sembra strano anche a voi?
“Situazione critica anche per Liguria (5,8%) e, in misura minore, per Piemonte (3,8%), Puglia (3,7%) ed Emilia-Romagna (2,7%)”.

L’esperienza di un medico

In queste tre regioni si rilevano la percentuale più elevata di tamponi diagnostici positivi e il maggior incremento di nuovi casi, a fronte di una limitata attitudine all’esecuzione di tamponi diagnostici, spiega l’istituto. “E lo confermo”, dice un medico pneumologo che in questi giorni gira a Milano per eseguire tamponi in strutture chiuse, quali le RSA, e che preferisce rimanere anonimo. “Abbiamo la possibilità di eseguire un tot di test e se in una struttura troviamo un piccolo focolaio non è ammessa la possibilità di approfondire eseguendo test a tappeto su tutti i residenti, come sarebbe logico aspettarsi. Segniamo il numero e ce ne andiamo”.

Solo Valle d’Aosta e Trento fanno tamponi a tappeto

Secondo i dati di Gimbe, da quando siamo potuti uscire di casa, il 4 maggio, e fino al 27, la percentuale di tamponi diagnostici positivi risulta superiore alla media nazionale (2,4%) in 5 Regioni: in maniera rilevante in Lombardia (6%) e Liguria (5,8%) e in misura minore in Piemonte (3,8%) Puglia (3,7%) ed Emilia-Romagna (2,7%). Eppure, le aree dove si fa un numero elevato di tamponamenti sono altre: rispetto alla media nazionale (1.343) svetta solo la Valle d’Aosta (4.076) e la Provincia Autonoma di Trento (4.038). Nelle tre Regioni più preoccupanti (Lombardia, Liguria e Piemonte), per la continua elevata incidenza dei nuovi casi, la propensione all’esecuzione di tamponi rimane poco al di sopra della media nazionale sia in Piemonte (1.675) che in Lombardia (1.608), mentre in Liguria (1.319) si attesta poco al di sotto. A fronte di un’incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti che ha una media nazionale pari a 32, ma è nettamente superiore in Lombardia (96), Liguria (76) e Piemonte (63).

Non desta preoccupazioni invece il dato del Molise (44), perché legato a un recente focolaio già identificato e circoscritto, e lascia incerti l’Emilia-Romagna che segna 33 ma il dato potrebbe essere sottostimato dal numero di tamponi diagnostici (1.202 per 100.000 abitanti) molto al di sotto della media nazionale (1.343).

Il peggio deve arrivare

La fondazione Gimbe sottolinea poi un concetto importane. I dati analizzati riflettono quasi interamente gli effetti delle riaperture del 4 maggio, ma non quelle molto più ampie del 18 maggio, che potranno essere valutate nel periodo 1-14 giugno, tenendo conto di una media di 5 giorni di incubazione del virus e di 9-10 giorni per ottenere i risultati del tampone.

“Il Governo – commenta Cartabellotta – si troverà (oggi, ndr) di fronte a tre possibili scenari: il primo, più rischioso, di riaprire la mobilità su tutto il territorio nazionale, accettando l’eventuale decisione delle Regioni del sud di attivare la quarantena per chi arriva da aree a maggior contagio. Il secondo, un ragionevole compromesso, di mantenere le limitazioni solo nelle 3 Regioni più a rischio, consentendo magari la mobilità tra di esse. Il terzo, più prudente, di prolungare il blocco totale della mobilità interregionale, fatte salve le debite eccezioni attualmente in vigore».

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Passione bici: come sostituire la camera d’aria

People For Planet - Ven, 05/29/2020 - 10:00

Questo video, dal canale bikeinumbria, è utilissimo per chi, con l’arrivo delle bella stagione, sta rispolverando la bicicletta per salutari passeggiate fuori e dentro città.

Per non trovarsi letteralmente a piedi nel bel mezzo della nostra scampagnata, impariamo come sostituire in totale autonomia una camera d’aria.

Fonte: bikeinumbria

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Covid-19: a settembre si torna a scuola. Ma con mascherina obbligatoria e a distanza

People For Planet - Ven, 05/29/2020 - 07:28

Distanziamento fisico di almeno un metro (due quando si svolge educazione fisica), mascherine obbligatorie per tutti gli studenti a partire dai 6 anni di età (eccezion fatta durante il consumo dei pasti e le interrogazioni), erogatori di gel igienizzanti distribuiti in più punti delle scuole, riorganizzazione delle mense su più turni e con possibilità di consumo del pasto in classe per garantire il corretto distanziamento sociale. Sono solo alcune delle misure previste dal documento per il rientro a scuola all’inizio del prossimo anno scolastico elaborato dal Comitato tecnico-scientifico istituito per l’emergenza coronavirus e consegnato al ministero per l’Istruzione (qui il documento completo). Ora a queste indicazioni si uniranno quelle che verranno stilate dal Comitato di esperti del ministero dell’Istruzione, che offriranno ulteriori spunti.

Un metro di distanza

Nel documento è previsto il distanziamento interpersonale di almeno un metro, considerando anche lo spazio di movimento. Questa distanza andrà garantita nelle aule, con una conseguente riorganizzazione della disposizione interna, ad esempio, dei banchi, ma anche nei laboratori, in aula magna, nei teatri scolastici. Si passa a due metri per le attività svolte in palestra.

Mangiare insieme, ma lontani

Il consumo del pasto a scuola va assolutamente preservato, spiega il documento, ma sempre garantendo il distanziamento attraverso la gestione degli spazi, dei tempi (turni) di fruizione e, in forma residuale, anche attraverso l’eventuale fornitura del pasto in “lunch box” per il consumo in classe.

Favorite attività all’aperto

Andranno limitati gli assembramenti nelle aree comuni. Saranno valorizzati gli spazi esterni per lo svolgimento della ricreazione, delle attività motorie o per programmate attività didattiche. La presenza dei genitori nei locali della scuola dovrà essere ridotta al minimo. Sempre per evitare il rischio assembramento, saranno privilegiati tutti i possibili accorgimenti organizzativi per differenziare l’ingresso e l’uscita dei ragazzi attraverso lo scaglionamento orario e/o rendendo disponibili tutte le vie di accesso dell’edificio scolastico.

La temperatura corporea

All’ingresso della scuola non sarà necessaria la rilevazione della temperatura corporea, ma chiunque avrà una temperatura superiore a 37,5° o una sintomatologia respiratoria dovrà restare a casa. Ciascuna realtà scolastica procederà a una mappatura e riorganizzazione dei propri spazi in rapporto al numero di alunni e alla consistenza del personale con l’obiettivo di garantire quanto più possibile la didattica in presenza.

Mascherina obbligatoria

Sarà necessario indossare la mascherina durante l’intera permanenza nei locali scolastici per tutti gli alunni sopra i 6 anni fatte salve le dovute eccezioni, ad esempio quando si fa attività fisica, durante il pasto o le interrogazioni. Saranno invece dispensati dall’indossare la mascherina i bambini della scuola dell’infanzia (come previsto per i minori di 6 anni di età).

Pulizie approfondite quotidiane

Prima della riapertura della scuola sarà prevista una pulizia approfondita di tutti gli spazi. Le pulizie, poi, dovranno essere effettuate quotidianamente. Saranno resi disponibili dispenser con prodotti igienizzanti in più punti della scuola.

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“Passaporto sanitario contro la Costituzione” | Turisti liberi per le Regioni? | Salvini: stop reddito di cittadinanza

People For Planet - Ven, 05/29/2020 - 06:25

Il Messaggero: De Luca: «Pensioni minime raddoppiate a 1.000 euro e bonus per i lavoratori del turismo» Video. Sardegna, Solinas: «Primi turisti stranieri già arrivati con passaporto sanitario di negatività al Covid-19» De Magistris: «No a spostamenti da Lombardia e Piemonte». Sala contro chi chiede patente immunità;

Il Giornale: Uno “schiaffo” per gli italiani: gli stranieri liberi di spostarsi. I turisti? Potranno andare in tutte le Regioni;

Leggo: Boccia: «Il passaporto sanitario è contro la Costituzione»;

Corriere della Sera: Recovery Fund, le regole Ue: «Fondi solo per riforme, senza risultati rate sospese» L’idea del governo: soldi Ue per taglio tasse;

Il Manifesto: Un giovane su sei ha perso il lavoro. E la frontiera del precariato sarà il tracciamento del virus;

Il Mattino: Salvini attacca il reddito di cittadinanza: «Niente risultati, meglio sospenderlo»;

Tgcom24: Mascherina in classe, distanza tra i banchi e pranzo al sacco: come sarà la nuova scuola a settembre;

Il Sole 24 Ore: La Serie A riparte dal 20 giugno (la B dal 26), resta il rischio quarantena – La vertenza con Sky;

La Repubblica: Corea del Sud, nuovo picco di contagi: Seul richiude;

Il Fatto Quotidiano: Usa, Trump firma decreto contro i social che limiterà la loro immunità. “Per difendere la libertà di parola da uno dei maggiori pericoli”.

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750 miliardi di euro per l’Europa di cui 173 per l’Italia per far fronte alla crisi Covid-19

People For Planet - Gio, 05/28/2020 - 18:00

Mercoledì 27 maggio la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presentato il suo piano di aiuti ai 27 stati membri davanti al parlamento dell’UE.

Il piano proposto chiamato Recovery and Resilience Facility (750 miliardi di euro di cui 500 miliardi a fondo perduto e 250 di prestiti da restituire) è superiore a quello che era stato proposto da Makron e Merkel.

“Oggi affrontiamo il nostro momento decisivo”

Nel suo discorso Ursula von der Leyen ha affermato “Le generazioni precedenti hanno costruito un’Unione di pace e prosperità … Oggi affrontiamo il nostro momento decisivo”.

500 miliardi come “Coronabond”

Il meccanismo proposto segna una forte rottura con il passato. Infatti le sovvenzioni agli stati a fondo perduto (500 miliardi) verrebbero ottenute mediante prestiti contratti direttamente dalla Unione europea sui mercati finanziari, utilizzando come garanzia gli impegni nazionali a carico del bilancio dell’UE. Il famoso “debito in comune”, i cosiddetti Coronabond di cui si parla da tempo. Ciò dovrebbe soddisfare i paesi del sud (Italia e Spagna in testa) che stavano spingendo per questa soluzione. Il Primo Ministro italiano Giuseppe Conte ha già commentato la proposta di Ursula von der Leyen parlando di un “ottimo segnale da Bruxelles”.

All’Italia 173 miliardi

Si tratta di “una svolta europea per fronteggiare una crisi senza precedenti”, ha scritto su Twitter il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni. All’Italia potrebbero andare 173 miliardi, 82 a fondo perduto e 91 miliardi in prestiti.

Altri paesi particolarmente beneficiati sarebbero la Spagna, che riceverebbe 77 miliardi di sovvenzioni e 63 miliardi di prestiti, e la Polonia.

Per assicurare che una parte del denaro sia disponibile già quest’anno, l’UE dovrebbe emendare il bilancio 2014-2020 per garantire una parte dei fondi nei prossimi mesi.

Come verrebbero finanziati e a cosa servirebbero

Bruxelles propone ai paesi di rimborsare il debito comunitario con un aumento delle risorse proprie (tassa sulle fonti inquinanti, tra le ipotesi).

Il Recovery and Resilience Facility non ha a che fare con condizionalità e intrusione di Bruxelles nelle scelte dei paesi” ha detto il commissario all’economia Paolo Gentiloni. “Le sovvenzioni saranno legate all’attuazione con successo di politiche che vadano nella direzione della transizione verde e digitale”.

I negoziati tra gli stati saranno duri e lunghi

Tuttavia la partita è ancora aperta. Il piano deve essere approvato dagli stati membri all’unanimità. L’Austria, la Danimarca, l’Olanda e la Svezia hanno già espresso la loro opposizione, chiedendo che gli aiuti siano limitati ai soli prestiti. La discussione tra i capi di di stato dovrebbe proseguire fino al vertice previsto il 18 giugno.

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In Costa Rica è stato celebrato il primo matrimonio gay

People For Planet - Gio, 05/28/2020 - 17:28

Lo scorso 26 maggio ha rappresentato una data storica per la Costa Rica: finalmente il matrimonio tra due persone dello stesso stesso è stato riconosciuto dalla legge.

Daritza Araya e Alexandra Quirós non hanno voluto attendere un minuto in più e si sono unite in matrimonio allo scoccare della mezzanotte, non appena il divieto di congiungersi con una persona dello stesso sesso è decaduto. Due donne “empowered”, piene di energia femminile, determinate e convinte del loro amore, finalmente hanno potuto ottenere gli stessi diritti di una coppia eterosessuale. Si tratta di un traguardo storico, dopo anni di lotta.

Infatti, lo scorso agosto, una sentenza della Cassazione aveva dichiarato incostituzionale e discriminatorio il divieto di matrimonio tra due persone dello stesso sesso, concedendo ai legislatori 18 mesi di tempo per modificare la legge.

Un momento straordinario

Il Costa Rica è, così, l’ottavo paese in America settentrionale, centrale e del Sud e il 29esimo al mondo a consentire i matrimoni omosessuali, dopo Canada, Stati Uniti, Argentina, Uruguay, Brasile, Colombia ed Ecuador.

Il Presidente del Paese, Carlos Alvarado, si è da sempre schierato a favore dei diritti della comunità LGBTQ, nonostante le opinioni sfavorevoli dell’opposizione in un Paese in cui il cattolicesimo è la religione ufficiale.

Un cambiamento legale non implica che ci sia un cambiamento sociale, ma è un enorme progresso, una pietra miliare meravigliosa nella storia del Costa Rica“, ha dichiarato Gia Miranda, direttore esecutivo della campagna Sí Acepto Costa Rica.

Secondo Miranda, il cambiamento implica che “a livello legale, non avremo più cittadini di seconda classe” e che le famiglie di ogni tipologia e ogni colore saranno protette dalla legge.

Miranda ha indicato che ci sono più di 1.140 famiglie in Costa Rica guidate da coppie dello stesso sesso, secondo il censimento del 2011, e il cambiamento legale implica che i loro figli avranno piena protezione ai sensi della legge.

Un altro mondo è ancora possibile.

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“Patente immunitaria incostituzionale”: no di Boccia

People For Planet - Gio, 05/28/2020 - 15:00

La polemica è nata giorni fa, quando il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, ha dichiarato che avrebbe richiesto un patentino immunitario per i turisti lombardi in vacanza nell’isola. Una dichiarazione che non è piaciuta al Sindaco di Milano Beppe Sala, che subito ha replicato piccato “Quando deciderò dove andare per un weekend o per una vacanza, me ne ricorderò”, spiegando poi, via Facebook, la sua posizione: 

Illustre Presidente Solinas, rispondo con educazione a quanto da lei affermato. Ho parlato a titolo personale, ma non tiro proprio indietro la mano: io non andrei in vacanza laddove fosse richiesto un test di negatività al virus. A parte il fatto che non è così semplice disporre di questi test, penso sia sbagliato discriminare gli italiani per regioni di appartenenza. Milano e la Lombardia saranno sempre terre di libertà e di accoglienza. Ci aspettiamo lo stesso dal resto del Paese.

Sulla questione è intervenuto anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, che ha cercato di mediare tra le posizioni:

Capisco i timori di Solinas e comprendo le sue ansie. Parlare è facile ma una responsabilità non si prende alla leggera. Però nessuno può uscirne come un untore. Mi metto nei panni di un lombardo e non troverei giusto che qualcuno mi trattasse da agente di contagio. 

“Patente immunitaria anticostituzionale”: il no secco di Boccia

A mettere il punto, notizia di poche ore fa, è Francesco Boccia, il ministro per gli Affari regionali, che già in passato aveva detto che “patenti di immunità non esistono né potrebbero esistere”. L’ultimo no secco arriva però su base giuridica, perché la patente immunitaria, dice Boccia in Commissione federalismo fiscale della Camera, è anticostituzionale, “Rileggete l’articolo 120 della Costituzione: una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone”.

Boccia ha poi escluso un piano di mobilità differenziata a livello regionale: 

Nei prossimi giorni con l’ultimo click che riporterà il Paese a muoversi ci dovrà essere anche quello del buonsenso. Se tutte le Regioni ripartono, ripartono senza distinzioni sul profilo dei cittadini di ogni regione, la distinzione tra cittadini di una città rispetto all’altra non è prevista, se siamo sani ci muoviamo. Diverso è prevedere una fase di quarantena, ma non siamo in quella condizione. E anche in quel caso ci vuole un accordo tra le parti.

Va in Sardegna senza aspettare l’esito del tampone: già 40 in isolamento

 Il 19 maggio un 64enne residente a Reggio Emilia, pur avendo accusato malori ed essersi sottoposto al test del tampone, è volato a Cagliari senza aspettare l’esito, che poi gli è stato comunicato via telefono: positivo. Peccato che nel frattempo lui fosse già in Sardegna, e che a causa della sua avventatezza già 40 persone siano state messe in isolamento. Il paziente, da quanto si apprende, è ricoverato ma non è grave in terapia intensiva. “Questa è la conferma che il presidente Solinas ha ragione – ha dichiarato Sergio Marracini, direttore dell’ospedale La santissima trinità dove è ricoverato il 64enne – Chi arriva in Sardegna deve avere un’attestazione di negatività al Coronavirus”. Come prevenire i contagi e arginare le azioni stupide dei singoli cittadini in previsione dell’estate è questione tutt’altro che semplice.

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Monumenti gelesi in miniatura: le realizzazioni di Davide

Gela Le Radici del Futuro - Gio, 05/28/2020 - 14:33

Trentacinque anni e una passione per il modellismo. Si tratta di Davide, originario di Gela che nonostante viva da anni nell’isola di Lampedusa, attraverso i suoi lavori esprime l’amore per la sua città natale. Grazie a lui si aggiunge un’altra tappa tra quelli rappresentati nel parco tematico “Gela in Miniatura”: ai vari monumenti emblematici della città rappresentata in scala si aggiunge anche lo storico lido “La Conchiglia”, emblema moderno della città.

Si tratta di una riproduzione lunga 160 cm e larga 95 cm e alta mezzo metro, realizzata con scarti di legno di falegnameria che la ritrae nella sua versione originale in cui erano presenti le ali laterali. Per realizzarla ci sono voluti venti giorni di lavoro non-stop. Verrà esposta tra gli altri monumenti del parco sito in contrada Piano Notaro assieme alla targhetta che riporta il nome dell’autore, che nonostante la distanza rimane affezionato alla terrà natia.  “Nessuno è più gelese di me a Gela.  Nonostante la distanza dovuta alla quarantena da Coronavirus è rimasta nei miei pensieri. – racconta Davide – Della gente ha chiesto in vendita la mia opera, ma ho voluto donarla e fare in modo che chiunque possa andare a visitarla.”

Oltre alla Conchiglia, l’autore ha riprodotto anche la Torre di Manfria che custodisce gelosamente e un ritaglio con le forme delle isole di Lampedusa e di Linosa viste dall’alto.

È facendo questi lavori che l’artista ha trascorso il lockdown, in un piccolo spazio fai-da-te che si è creato. “Si può trarre ispirazione da ogni cosa, da un simbolo che sta a cuore a gelesi, dal bellissimo mare di Lampedusa o da un bel volto.”

 

L'articolo Monumenti gelesi in miniatura: le realizzazioni di Davide proviene da Gela Le radici del Futuro.

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Covid-19, trapianto di polmoni da record a un 18enne

People For Planet - Gio, 05/28/2020 - 13:30

Era stato ridotto in fin di vita dal Covid-19, sebbene avesse solo 18 anni e nessuna malattia pregressa. Oggi l’annuncio della perfetta riuscita del trapianto di entrambi i polmoni, ‘bruciati’ dalla malattia e incapaci di respirare in pochi giorni. L’intervento, il primo del genere in Europa, è stato eseguito dai medici del Policlinico di Milano, sotto il coordinamento del Centro nazionale trapianti, con il Centro regionale trapianti e il Nord Italia transplant program.

Il tentativo della donazione

Francesco, il ragazzo in questione, si era ammalato il 2 marzo e il 6 è ricoverato in terapia intensiva all’Ospedale San Raffaele di Milano. Due giorni dopo viene intubato e il 23 viene collegato alla macchina Ecmo per la circolazione extracorporea. I suoi polmoni appaiono subito compromessi irrimediabilmente, e a metà aprile i medici del San Raffaele, confrontandosi con quelli del Policlinico, decidono di tentare di donargli polmoni nuovi.

Il lieto fine

Una cosa mai provata prima in Europa (solo alcuni casi in Cina e un singolo caso a Vienna, eseguito pochi giorni dopo l’intervento di Milano). Il ragazzo viene inserito in lista d’attesa urgente il 30 aprile, e meno di due settimane fa la svolta. L’organo idoneo era stato donato dai parenti di una persona morta in un’altra Regione e negativa al coronavirus. 

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Foraging, la spesa nel bosco a costo zero

People For Planet - Gio, 05/28/2020 - 13:30
Foraging, cos’è e come funziona

Un bosco o un prato incolto, passati al setaccio di un occhio esperto, si trasformano da distese verdi a veri e propri supermercati in grado di offrire cibo gratuito, sano e sostenibile. Parliamo di foraging, ovvero della pratica di riconoscimento di erbe spontanee e frutti selvatici edibili, da raccogliere e mangiare.

Nota anche come alimurgia o fitoalimurgia, l’arte del foraging arriva da lontano e ha accompagnato l’essere umano in tutta la sua storia, aiutandolo anche ad affrontare lunghe carestie, prima di essere dimenticata e riservata a pochi esperti e appassionati.

Oggi il foraging è tornato di moda, riportato alla ribalta da chef, erboristi e botanici, e interessa sempre più persone sensibili ai temi ambientali e desiderose di riconnettersi alla natura, ma come si diventa esperti di erbe, fiori e frutti selvatici e come si raccolgono le piante spontanee?

La spesa nel bosco: da quali erbe spontanee partire

Per iniziare a riconoscere piante spontanee e frutti selvatici l’ideale sarebbe farsi accompagnare in boschi e prati da una guida esperta. Dopo diverse escursioni, si impareranno sicuramente tutti i segreti dell’arte del foraging e si potranno raccogliere erbe in sicurezza.

In alternativa, esistono numerosi libri, workshop e corsi online per avvicinarsi a questa pratica e, dopo aver appreso la teoria, sarà possibile muoversi sul campo.

Il consiglio è quello di iniziare dalle erbe più semplici e di effettuare i primi riconoscimenti quando le piante sono in fiore, dunque in primavera o estate. La presenza del fiore rende infatti il riconoscimento molto più immediato e, dopo aver identificato la pianta dall’infiorescenza, si potranno memorizzare particolari del portamento, del fusto e delle foglie. In questo modo, localizzando il luogo in cui la pianta è stata identificata, la si potrà riconoscere anche quando i fiori non saranno più presenti.

Le piante in assoluto più semplici da riconoscere quando sono in fiore sono la viola, la primula, il tarassaco, la malva, il papavero, la calendula.
Altre erbe spontanee molto riconoscibili, anche se non fiorite, sono la parietaria, l’ortica, la portulaca e gli strigoli.
Per quanto riguarda i frutti, tra i più i semplici da identificare troviamo invece fragoline di bosco, lamponi e more.

Gli errori da evitare nella raccolta di erbe selvatiche

Prima di muovere i primi passi nella pratica del foraging, ci sono alcune regole da tenere a mente. Innanzitutto, la raccolta di erbe spontanee destinate all’alimentazione deve essere svolta in luoghi più incontaminati possibile, lontano da coltivazioni, strade trafficate, abitazioni e industrie.

Le erbe da raccogliere devono essere in salute, non presentare macchie o parti rovinate e non devono essere presenti parassiti.

La raccolta deve poi avvenire nel rispetto dell’ambiente: oltre a non sporcare, non abbandonare rifiuti e a non disturbare eventuali animali selvatici, dobbiamo ricordare che le erbe e i frutti spontanei non sono lì solo per noi e rappresentano una risorsa per la fauna selvatica.

Evitiamo dunque di raccogliere più di quanto ci serve e soprattutto non estirpiamo le piante dalle radici. In questo modo lasceremo anche ad altri la possibilità di trovare esemplari e soprattutto non danneggeremo la flora selvatica.

Oltre a seguire questi semplici consigli, per raccogliere cibo selvatico serve molta esperienza ed è bene iniziare, come abbiamo visto, da erbe spontanee semplici da riconoscere e che difficilmente possono essere confuse con piante tossiche e velenose.

Attenzione alle piante tossiche

Quando si ha poca esperienza è facile confondere una specie vegetale con un’altra e, in alcuni casi l’errore può portare a conseguenze drammatiche.

Esistono infatti piante simili a quelle edibili ma tossiche o velenose ed è meglio non sbagliarsi. È ad esempio il caso dei gustosi germogli del luppolo, che si raccolgono in primavera e si cucinano spadellati o in frittata.
I nuovi getti dell’Humulus lupulus si avvinghiano tra loro o ad alberi e arbusti e somigliano a quelli di altre piante rampicanti tossiche come la brionia. Per evitare di confondersi, in questi casi occorre imparare a riconoscere la pianta anche grazie ad altre sue caratteristiche, come le foglie e i fiori.

Attenzione poi alle bacche, molto attraenti soprattutto per i bambini e spesso velenose, come nel caso delle bacche rosse del pungitopo o di quelle blu del lauroceraso e della belladonna.

Durante le prime passeggiate, meglio portare con sé testi e appunti per il riconoscimento e, in caso di dubbi evitare la raccolta, fotografare la pianta per esaminarla meglio con calma ed eventualmente tornare a raccoglierla solo se si è certi di averla identificata.

Riferimenti:
La cuoca selvatica, Eleonora Matarrese
Percorso selvatico, corso online riconoscimento piante
Wood*ing
Erbacce e dintorni, gruppo FB

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Con le sigarette si inizia presto: a 14 anni fuma 1 ragazzo su 5

People For Planet - Gio, 05/28/2020 - 12:09

E nel 2018 quasi 100 mila giovanissimi hanno provato prima dei 12 anni

Sigarette tradizionali per un adolescente su 5 di età compresa tra i 13 e i 15 anni ed elettroniche per un numero molto simile di giovanissimi: a fare uso di e-cig è infatti il 18% circa dei ragazzi di questa fascia di età. E nel 2018 quasi 100 mila giovanissimi hanno provato a fumare prima dei 12 anni. I dati arrivano dalla Fondazione Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) in occasione della Giornata mondiale senza tabacco che si celebra domenica 31 maggio, che precisa anche come l’iniziazione al vizio del fumo arrivi generalmente durante l’adolescenza e, spesso, anche prima.

Il fumo aumenta il rischio di tumore al polmone

Marina Chiara Garassino, ricercatrice Airc e responsabile della Struttura semplice di Oncologia medica Toraco-Polmonare dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, spiega che la prevenzione deve avere un occhio di riguardo per le generazioni più giovani, spesso meno informate e meno consapevoli dei rischi per la salute cui si va incontro facendo uso di prodotti a base di tabacco e nicotina. I ragazzi che iniziano a fumare “rischiano di diventare dipendenti dal fumo oggi e futuri pazienti domani”, spiega l’esperta. Il tumore del polmone in particolare è una delle patologie più strettamente connesse al vizio del fumo: se non ci fosse quest’ultimo le neoplasie polmonari potrebbero essere considerate alla stregua di patologie rare. “Solo il 10% dei pazienti affetti da tumore del polmone non ha mai fumato. Dico sempre che se non ci fosse il fumo curerei una patologia rara“, afferma Garassino.

Non è mai troppo tardi per smettere

Se da un lato le campagne di informazione devono puntare a evitare il più possibile l’incontro tra persone e sigarette e simili, dall’altro è anche importante far capire ai fumatori che non è mai troppo tardi per smettere. Come spiega Francesco Schittulli, presidente nazionale della Lilt, la Lega italiana per la lotta contro i tumori, “il fumo è una delle prime abitudini scorrette e possibile causa di tumore, non solo per il polmone ma anche per altri organi e apparati. Se si smettesse di fumare, oltre sentire da subito un beneficio a livello fisico, dopo 10-15 anni il rischio di sviluppare un cancro legato al tabagismo tornerà ad essere nullo, anche se si fosse stati accaniti fumatori”.

Pollice verso anche per lo “svapo”

Schittulli precisa che i ragazzi dovrebbero stare il più possibile lontani anche dalle sigarette elettroniche: “Con l’avvicinarsi della Giornata mondiale senza tabacco del 31 maggio vogliamo parlare soprattutto ai più giovani, che arrivano sempre più precocemente alla prima sigaretta e sono molto sedotti dai nuovi apparecchi elettronici: anche svapare non fa bene e li abitua troppo facilmente alla gestualità e al rito della sigaretta”.

Il numero verde per chiudere con il vizio

Per combattere il fumo la Lilt ha attivato il numero verde Sos Lilt 800 99 88 77: anonimo e gratuito su tutto il territorio nazionale, anche da cellulari, offre informazioni e supporto di medici e psicologi per liberarsi dalle sigarette.

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Totò recluta gli assistenti civici (Video)

People For Planet - Gio, 05/28/2020 - 11:22

Italiani! Non fatevi attirare dalle false sirene della movida! Siate responsabili ed entrate nel nobile corpo degli Assistenti Civici per aiutare la Patria a superare questo drammatico momento!
Il virus non passerà!

Gli Assistenti Civici secondo i Doppiaggio a Livello

Fonte: Doppiaggio a Livello

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Dallo Studio Ghibli, ecco come disegnare Totoro

People For Planet - Gio, 05/28/2020 - 10:00

Gli amanti delle anime e soprattutto dell’animazione giapponese del grande Hayao Miyazaki sicuramente apprezzeranno questo brevissimo video! Un produttore dello Studio Ghibli giapponese ci regala un tutorial online per disegnare uno dei suoi personaggi più amati: Totoro.

L’adorabile Totoro è la star del famoso film dello Studio Ghibli “My Neighbor Totoro“, che racconta la storia di due sorelle e delle loro amicizie con le creature della foresta.

Fonte: Young Post

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Ats Milano invia per errore sms: “Lei ha avuto contatti con un positivo al virus”

People For Planet - Gio, 05/28/2020 - 09:42

L’Agenzia di Tutela della Salute di Milano, Ats, nella serata di lunedì 25 maggio ha mandato ad alcuni cittadini un sms che li avvisava di essere stati in contatto con un caso positivo di coronavirus. Quindi si raccomandava di restare a casa e isolato e di misurare la febbre.

Gli stessi cittadini il giorno dopo si sono visti arrivare un altro sms che rettificava il tutto e sul portale dell’Ats è apparso questo annuncio:

Per un errore informatico, alcuni assistiti hanno ricevuto nella serata di lunedì 25/05 un sms che riportava il testo seguente: “ATS Milano. Gentile Sig/Sig.ra lei risulta contatto di caso di Coronavirus. Le raccomandiamo di rimanere isolato al suo domicilio, limitare il contatto con i conviventi e misurare la febbre ogni giorno. Se è un operatore sanitario si attenga alle indicazioni della sua Azienda”. Agli interessati è stato inviato un ulteriore SMS di rettifica nella giornata di martedì 26/05. Per eventuali informazioni è possibile contattare il numero di telefono 02/85781. Ci scusiamo per il disagio”.

Ci scusiamo per il disagio?!?!

Non si sa a quante persone sia arrivato l’orrendo messaggio e non osiamo immaginare come abbiano passato il momento tra l’arrivo lunedì e la smentita di martedì. Comunque una volta questi si chiamavano “scherzi da prete”.

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Foto di Niek Verlaan da Pixabay

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Fontana convocato dai pm di Bergamo | Mattatoi: migliaia di contagi | Trump minaccia di chiudere i social

People For Planet - Gio, 05/28/2020 - 06:25

Il Messaggero: Crew Dragon di SpaceX, lancio rinviato tempesta di fulmini. L’astronauta Paolo Nespoli: «Dopo Shuttle e Soyuz andiamo nello spazio con la Crew Dragon di SpaceX» La Stazione Spaziale Internazionale festeggia 20 anni;

Corriere della Sera: Recovery Fund, all’Italia la quota più alta: 172,7 miliardi, di cui 82 a fondo perduto. Conte: «Ottimo segnale». L’Olanda dice no;

Il Fatto Quotidiano: Lombardia – Il presidente Fontana convocato dai pm di Bergamo come persona informata sui fatti;

Il Mattino: Migliaia di contagi nei mattatoi: perché succede e che pericoli ci sono per chi mangia carne;

Leggo: Festa della Repubblica, il 2 giugno Mattarella a Codogno: prima visita dopo il lockdown;

Il Sole 24 Ore: Coppie divise, il lockdown può alleggerire l’assegno all’«ex» – Regole variabili per separarsi online;

Il Giornale: Ennesimo flop dell’Inps: slitta il bonus baby sitter per sito non aggiornato;

Tgcom24: Frode elettorale, Twitter corregge due tweet di Trump | Il presidente Usa minaccia: “Regolamenti o chiudiamo i social“;

Il Manifesto: Il Tar dà ragione a Bannon, la Certosa di Trisulti resta alla destra Usa;

La Repubblica: Pompeo: “Hong Kong non è più autonoma“. Gli Usa le toglieranno lo statuto speciale.

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Brasile, forse 125.000 morti per covid-19 entro agosto

People For Planet - Mer, 05/27/2020 - 18:30

Il peggio forse deve ancora venire per il Brasile, purtroppo. Mentre il paese è diventato uno degli epicentri della pandemia di coronavirus, un nuovo studio americano pubblicato il 26 maggio suggerisce un’estate molto buia per i brasiliani.

Forse 125.000 morti entro agosto

Secondo le previsioni dell’Istituto di misurazione e valutazione della salute (IHME) dell’Università di Washington, il numero di vittime di Covid-19 potrebbe superare i 125.000 entro l’inizio di agosto, lo riferisce il giornale brasiliano G1. I ricercatori stimano che lo stato di San Paolo dovrebbe essere il più colpito, con oltre 32.000 morti, seguito da Rio, con circa 26.000 morti.

Lockdown a San Paolo e Rio ma inefficace nelle favelas

San Paolo e Rio hanno decretato dalla fine di marzo un lockdown della popolazione nonostante la feroce opposizione del presidente Jair Bolsonaro, che continua a minimizzare l’entità della pandemia. Ma il lockdown non è associato a reali misure di controllo e contenimento, è solo una raccomandazione a una popolazione che spesso vive in condizioni che rendono molto difficile il distanziamento sociale.

Il virus si sta rapidamente diffondendo nelle comunità più vulnerabili del paese, in particolare nelle favelas, nei sobborghi delle città, dove il distanziamento sociale è quasi impossibile a causa della promiscuità e delle condizioni sanitarie.

Via di San Paolo Ospedali inadeguati e saturi

I sistemi ospedalieri nelle grandi città del resto già erano “completamente obsoleti prima della pandemia” secondo l’IHME.

Il sistema sanitario pubblico brasiliano era sotto stress prima della pandemia, ora le reti ospedaliere di alcune grandi città sono già sul punto di essere completamente sopraffatte”, osserva Vox.

Per ovviare in parte all’emergenza il senato brasiliano ha adottato una legge che impone agli ospedali privati di fornire letti non occupati per il ricovero in ospedale di pazienti con Covid-19, riferisce O Globo.

Forse oltre 2 milioni di infetti

Eduardo Macário, assistente segretario per la sorveglianza sanitaria, ha dichiarato martedì che il numero di casi di covid-19 nel paese potrebbe essere superiore alle statistiche ufficiali a causa di ritardi nello screening e nei rapporti, scrive il giornale Fohla da San Paolo.

Secondo i risultati pubblicati nello studio Epicovid-19, il numero di persone colpite potrebbe essere circa sette volte superiore alla stima ufficiale di circa 390.000 infetti, attestandosi nella realtà tra i 2 milioni e i 2 milioni e mezzo per un popolazione di 210 milioni di persone.

Bolsonaro minimizza la pandemia per difendere gli interessi delle corporation

Jair Bolsonaro, presidente brasiliano di estrema destra, si è distinto finora per le sue tesi negazioniste che tendono a minimizzare contro ogni evidenza la pandemia. Il suo obiettivo è proteggere gli interessi dei grandi gruppi economici che sarebbero danneggiati economicamente da restrizioni alle attività. La sua gestione della crisi sanitaria ne ha fatto uno dei leader più criticati al mondo. Nell’ultimo mese ha sostituito i due titolari della salute che erano in contrasto con la sua impostazione.

“Incoraggiando i suoi sostenitori a disprezzare i lockdown decretati dai governatori e indebolendo i suoi stessi ministri,  Bolsonaro è responsabile della risposta caotica che ha reso l’epidemia fuori controllo”, ha scritto il Financial Times. “Di conseguenza i danni alla salute e all’economia patiti dal Brasile saranno più duri e profondi di quanto avrebbero dovuto essere”.

Guai politici e guai giudiziari per Bolsonaro

Il Financial Times evidenzia i “guai politici” nei quali si trova il presidente brasiliano: la sua popolarità è scesa sotto il 40% mentre il 58% della popolazione disapprova la sua gestione della pandemia.

Potrebbe anche trovarsi nei guai giudiziari dopo la diffusione di un imbarazzante video nel quale Bolsonaro riconosce le sue interferenze con le indagini della polizia per proteggere la sua famiglia di cui ci siamo già occupati.

Immagine di Aljander Coelho

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Pasquale: il nonno plastic-free che pulisce la spiaggia dai rifiuti

People For Planet - Mer, 05/27/2020 - 16:30

Nonno Pasquale è un uomo di 93 anni che, per gran parte della sua vita, ha lavorato in Belgio nelle miniere di carbone a 900 metri di profondità. La sua è stata un’esistenza all’insegna della fatica, del lavoro nelle miniere, nei ristoranti e nei campi. Il nonnino abruzzese è un uomo in salute, che non beve e non fuma e, una volta in pensione, non ha ricercato altro che un po’ di serenità.

Durante le giornate di sole, in estate e inverno, si mette a bordo della sua macchina e percorre ben 60 Km per raggiungere il mare di Giulianova da Poggio San Vittorino, in provincia di Teramo. Porta con sé una sedia di legno, sulla quale si siede, in silenzio, per osservare l’infinità del mare, toccasana per spirito e corpo.

La diffusione del coronavirus e il lockdown non hanno permesso a nonno Pasquale di recarsi presso la sua adorata spiaggia ma, non appena le restrizioni sono state allentate, è tornato sul litorale, non solo per godersi il paesaggio da lui tanto amato ma anche per ripulire la “sua” spiaggia dai rifiuti di plastica.

Insomma, “il nonno del mare”, come lo definisce la Onlus Plastic Free, non riesce proprio a stare fermo e le foto che lo ritraggono in procinto di raccogliere i rifiuti hanno fatto il giro del web. Il nonno ambientalista è diventato, così, un esempio da imitare, soprattutto oggi, in cui, ai tradizionali residui di plastica che si nascondono tra i granelli di sabbia, si aggiungono guanti e mascherine, la nuova piaga per i nostri mari.

Diego Di Matteo, volontario del WWF, commenta così:

Siccome è un nonno civile ed Ambientalista, raccoglie plastica, polistirolo..che gli incivili ed ignoranti buttano…ci raccomanda di non buttare guanti e mascherine nelle strade, nei fossi, sulle terre e nei fiumi perché li ritroveremo tutti in mezzo al mare, nella pancia dei pesci e nel nostro cibo.”

A quanto pare, sono sempre gli anziani, con la loro saggezza, a dover insegnare alle nuove generazioni un po’ di buon senso civico e a prenderci cura del meraviglioso ambiente che Madre Natura ci ha donato.

Grazie nonno Pasquale!

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Covid-19, come sarà andare ai concerti

People For Planet - Mer, 05/27/2020 - 15:30

Il primo concerto veramente live postCovid è stato quello di Travis McCready dei Bishop Gunn, il 18 maggio, e si è tenuto a Fort Smith, in Arkansas. Circa 200 persone sono entrate in uno spazio – il Temple Live – che poteva “una volta” contenerne 1.100. Inutile dire che c’è stato il tutto esaurito con fan che hanno coperto anche lunghe distanze pur di partecipare a questo evento non solo simbolico, ma gli organizzatori ci hanno rimesso. I biglietti costavano 20 dollari ed è interessante considerare che se ne potevano acquistare al massimo sei alla volta. “Non l’abbiamo fatto per una questione di soldi”, hanno detto i gestori del locale al New York Times. Sembrano più prove tecniche, ipotesi sul futuro, che dovranno trovare il modo di ricavare un margine economico per essere plausibili (quindi, probabilmente, costare di più). Una soluzione andrà trovata, perché la normalità – secondo il WSJ – non arriverà per ancora almeno un anno). Naturalmente mascherina obbligatoria, misurazione della temperatura all’ingresso, ogni gruppo di persone doveva mantenere due metri di distanza dall’altro, e in bagno si entrava in 10 alla volta.

Il concerto in Slovacchia Il metodo slovacco è top

Prove di concerto anche in Slovacchia, dove TikTok testimonia un nastro bianco e rosso a delimitare quadrati di circa 4 metri, gabbie simboliche di ogni partecipante. Una soluzione semplice quanto geniale, perché rispetto alla segnaletica a terra è molto più difficile da ignorare. Qui ad aiutare mancava la location: siamo nello spiazzo sotto un viadotto autostradale e la consolle del dj sta su un terrapieno dove erano stati issati impianti elettrici un po’ alla meno peggio. Tutto raffazzonato tranne le regole del distanziamento. Precise, evidenti e proprio difficili da “calpestare”. Un distanziamento talmente generoso, efficace e “low cost” che – nonostante fosse all’aria aperta – vede tutti i partecipanti divertirsi anche con la mascherina sulla faccia.

Il grande classico

Come spiega Al Jazeera, alcuni dei più grandi nomi della scena musicale africana, tra cui la superstar senegalese Youssou N’Dour e il vincitore del Grammy Angelique Kidjo, hanno preso parte a un concerto virtuale per sensibilizzare sulla pandemia di coronavirus. Anche questa è una possibilità.

Più di 100 artisti e celebrità da tutto il continente si sono esibiti senza pubblico reale ma trasmesso online dalla Worldwide Afro Network e trasportato lunedì scorso da 200 canali africani per celebrare l’Africa Day. L’evento è stato modellato sul concerto di One World: Together At Home fatto in aprile con Lady Gaga, Elton John, Taylor Swift, i Rolling Stone e decine di altri che suonavano dalle loro case.

Curiosità. Lo spettacolo di due ore è stato ospitato dall’attore e musicista britannico Idris Elba, che si era ammalato di covid-19 a inizio marzo.

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“I lockdown totali potrebbero non servire”

People For Planet - Mer, 05/27/2020 - 12:45

Ora sappiamo molte più cose sul virus e sulla malattia rispetto a due mesi fa ed è normale che, quando cambiano le informazioni e i dati a nostra disposizione, cambino anche le nostre opinioni

Le chiusure totali per cercare di limitare al minimo il rischio di diffusione del nuovo coronavirus Sars-Cov-2 e della malattia che da questo deriva, Covid-19, potrebbero non essere così utili quanto precedentemente ritenuto. A mettere in dubbio l’utilità dell’isolamento sociale forzato di persone e lavoratori con lo scopo di prevenire l’aumento del numero dei contagi è il virologo Guido Silvestri, professore ordinario di Patologia Generale alla Emory University di Atlanta (Georgia, Stati Uniti), che dal 2001 dirige un laboratorio di ricerca specializzato nello studio dell’infezione da Hiv, di cui è considerato uno dei massimi esperti al mondo.

Se cambiano le informazioni, devono cambiare anche le opinioni

Lo studioso affida le sue riflessioni a un post su Facebook, come riporta un articolo pubblicato su Agi.it: “Se il Presidente del Consiglio Conte o chi per lui mi avesse chiesto il 10 marzo 2020 un parere sul lockdown, avrei detto senza esitazione ‘Sì, lo dobbiamo fare, qui e subito’. Perché in quel momento non avevamo altra scelta. Ora, due mesi dopo, sappiamo fortunatamente molte più cose sul virus e sulla malattia, ed è normale che, quando cambiano le informazioni e i dati a nostra disposizione, cambino anche le nostre opinioni”.

I focolai si sviluppano in ambienti non protetti

Silvestri spiega dunque che, alla conoscenza attuale dei fatti, in caso di esplosione di nuovi casi potrebbero essere più efficaci contro la diffusione del contagio chiusure parziali e mirate, piuttosto che lockdown totali che potrebbero invece rivelarsi non così utili, oltre che molto dispendiosi dal punto di vista economico e dannosi dal punto di vista psicologico soprattutto per bambini e adolescenti. Si è visto, spiega, che “i focolai più grandi di contagi avvengono in ambienti non protetti dalla chiusura (case di riposo, ospedali, famiglie, ecc.), mentre i contagi in altri ambienti sono rari”. E poi, continua, basta guardare ad alcuni esempi riguardanti proprio il Covid-19: “Non sempre le chiusure ‘totali’ hanno dato risultati migliori delle chiusure parziali o limitate, vedi New York vs. Florida”.

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Né contro-chiusura, né pro-chiusura

Attenzione, però. Il virologo ci tiene a precisare di essere “né contro-chiusura, né pro-chiusura“. Silvestri afferma di essere “pro-scienza, pro-evidenza e pro-dati”. “Sono uno che si fa un mazzo così – afferma fuor di metafora – per studiare e comprendere la mole enorme di dati che emerge ogni giorno su Covid-19 e questo compito richiede, oltre a tanta competenza, anche una notevole apertura mentale e onestà intellettuale“.

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Capua: “Il virus non teme il caldo e non si sta indebolendo”

People For Planet - Mer, 05/27/2020 - 12:18

Ilaria Capua ha spiegato a DiMartedì che “il virus non si indebolisce perché soffre il caldo. Sono due fattori che non c’entrano uno con l’altro. Il virus si indebolisce se il suo motore comincia a girare in maniera diversa e questo lo vediamo con le sequenze genetiche del virus stesso. Che io sappia – ha continuato l’esperta, dirigente all’Emerging Pathogens Institute dell’Università della Florida, intervenendo alla trasmissione -, i virus che stanno circolando adesso non hanno mutazioni che possano dirci se sono più o meno aggressivi. Ed è per questo che chiediamo le sequenze. Il virus non andrà via, ha trovato una nuova popolazione: siamo noi, circola all’interno della nostra popolazione provocando danni molto gravi in alcuni parti del nostro Paese e in alcune grandi città europee e non europee, dove la situazione è più complicata rispetto a quanto accade in altre, anche per il fattore inquinamento “.

Il problema della Lombardia

Pensando a come intervenire adesso per evitare che quanto è successo in Lombardia – la regione più colpita d’Italia e tra le più colpite al mondo – si ripeta, Capua parla non solo dell’inquinamento ma anche dei trasporti pubblici, in particolare i treni usati dai pendolari. “Tra le migliori operazioni di sanità pubblica che si possano fare adesso c’è la sistemazione della rete di trasporti che gira intorno alla Lombardia: i treni vecchi e sporchi si sono rivelati un punto debole che potrebbero aver contribuito a diffondere il contagio. Siamo pienamente in grado di combattere questo virus, poteva andarci molto peggio”. In particolare Capua pone l’accento sui sistemi di areazione, riscaldamento o raffreddamento: anch’essi vecchi e non puliti con regolarità.

Come evitare la seconda ondata

“Siamo noi stessi che attraverso i nostri comportamenti possiamo facilitare questo ritorno del virus. Ma vi posso garantire che se continuiamo a osservare alcune misure, come quella di lavarci le mani e tenere la distanza di sicurezza, allora potrebbe anche non esserci la seconda ondata. Dobbiamo difenderci bene” e smettere di sperare che il caldo e l’estate potranno risolvere tutto.

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