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Tutto quello che le tv per bene non ti raccontano

E se arrivasse veramente un nuovo Medioevo?

Oggi abbiamo una nuova opportunità, dopo secoli di espansione ininterrotta la Civiltà Occidentale rischia il tracollo.
Se il sistema crolla potremo sperimentare nuove dimensioni esistenziali, come il problema di riuscire a superare i posti di blocco delle bande locali che chiedono il pizzo ai viaggiatori. L’ebrezza di andare a far la spesa al supermercato con il fucile e gli imprevisti del doversi fare da soli il carburante per l’auto facendo bollire le olive.
Sinceramente non penso che arriveremo a tanto, sono ottimista.
Il popolo italiano ha immense risorse umane, culturali e ambientali. Sapremo ritirarci su.
E proprio per questo credo che sia oggi essenziale discutere sul cuore di quel che possiamo attuare per evitare un disastro epocale.
Ci serve innanzi tutto avere le idee chiare su quel che è indispensabile fare.
E' importante capire che i tuoi prossimi 10 anni di vita dipendono dal nuovo modello di sviluppo.
Cos’è un modello di sviluppo?
L’ultimo numero di Internazionale (n. 958) pubblica un lungo articolo sulla Goldman Sachs e il suo sistema di relazione con i dipendenti.
Questi signori hanno capito che per ottenere alti ritmi di lavoro è necessario motivare le maestranze e hanno capito anche che i risultati lavorativi dipendono dallo stile di vita dei lavoratori. E richiedono ai dipendenti di lavorare quantità di ore spaventose e di comportarsi in un certo modo. Hanno quindi costruito un sistema di premi e castighi e di controllo sulla vita privata dei dipendenti, arrivando a proporre stili di condotta in ambito sessuale e alimentare. Cercano di riprodurre alcune caratteristiche che MEDIAMENTE sono proprie di chi produce di più.

Il modello di pensiero che sta dietro a un simile stile è quello della costrizione. Io ti pago perché tu faccia questo lavoro e devi essere in un certo modo perché io ho capito che esiste uno stile di vita più produttivo e quindi tu lo devi adottare.
Questo approccio al problema è basato sul mio potere di importi qualche cosa perché ti pago e se vuoi i miei soldi devi fare come dico io.
Questo pensiero è il nocciolo dell’attuale MODELLO DI SVILUPPO.
Che si tratti del lavoro dei dipendenti, del petrolio o del mercato della telefonia, la modalità di pensiero non cambia.
Se mi serve il petrolio vado in Iraq e grazie ai miei soldi e al mio potere (e ai miei soldati) me lo prendo.
La cosa interessante dei modelli di sviluppo è che tendono a plasmare la società e tutte le relazioni, a loro immagine e somiglianza. Un modello predatorio produrrà atteggiamenti predatori anche tra chi è escluso dal potere e quindi alimenterà la criminalità e la violenza. E genererà comportamenti predatori in campo sessuale e sentimentale.
E anche un atteggiamento predatorio verso se stessi.
Cioè, la tendenza a non accettare una parte di sè e iniziare una guerra contro questa parte. Imparo a costringermi a lavorare 12 ore al giorno. Mi costringo a rinunciare al sonno, al gioco, alle relazioni umane.
Soffoco la parte infantile e amorosa di me.
La tratto come un’imperfezione da correggere.

Negli ultimi 2 articoli pubblicati su Cacao della Domenica ho raccontato della necessità di costruire social network di nuovo tipo, vere comunità ludiche, professionali e solidali che esistano non solo sul Web (e ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla discussione). Dietro il progetto che ho proposto c’è un nuovo modello di sviluppo.
E questo nuovo modello non l'ho certo inventato io, nasce dagli ultimi 50 anni di lotte per sviluppare la cultura umana e dalle esperienze pratiche che ne sono venute fuori.
Oggi sappiamo che è possibile gestire un’azienda di successo puntando sulla libertà e la creatività dei dipendenti, sviluppando la cooperazione.
Anche in queste esperienze l’azienda entra nella vita privata dei dipendenti ma non per imporre comportamenti ma per offrire opportunità di collaborazione, di condivisione.
Per spiegare bene cosa intendo permettimi di entrare nei dettagli, perché è analizzando la pratica che si evidenzia la natura di un modello di sviluppo.
In questo momento alla costruzione dell’Ecovillaggio Solare di Alcatraz lavorano più di 40 persone. Abbiamo deciso di fare una cena con annessa festa danzante per far conoscere tutti. Siamo convinti che se ci si conosce e si mangiano assieme delle buone lasagne, poi si lavora meglio assieme.
E magari nascono amicizie, amori, collaborazioni professionali future. Ed è bello portare la famiglia sul luogo di lavoro, permettere ai genitori di condividere con i figli la concretezza del lavoro che si fa per vivere.
Quindi in qualche modo la Cooperativa Ecovillaggio Solare si occupa anche della vita privata di chi è coinvolto nel progetto ma non lo fa per imporre regole o stili di vita.
Lo stesso spirito è stato applicato alla progettazione.
Abbiamo investito denaro per pagare un’azienda specializzata nel coordinamento dei cantieri.
Questo perché sappiamo che uno dei motivi che porta alla lievitazione dei costi è il fatto che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Il più perfetto dei progetti non è in grado di prevedere tutti gli spigoli del mondo. Quindi con questa azienda abbiamo fatto un lavoro enorme di analisi del progetto entrando nei dettagli della singola presa di corrente, rubinetto, telefono della doccia, spessore dell’isolamento. Sono stati quindi stabiliti nel dettaglio caratteristiche, certificazioni ecologiche, calendario dei lavori e modalità di coordinamento. Poi questa ditta seguirà ogni passaggio della realizzazione utilizzando collegamenti video via Skype, direttamente dal cantiere di costruzione, sentendo il parere dei tecnici MENTRE realizzano il progetto, in modo da raccogliere sul campo suggerimenti pratici positivi che vengano immediatamente adottati e immediatamente riportati sul progetto di partenza modificandolo. In questo stile di lavoro non ci sono capi, non ci sono imprese in concorrenza tra di loro (che giocano al famoso scaricabarile… e l’elettricista dice: non posso fare questo prima che l’idraulico non ha fatto quello e l’idraulico dice esattamente il contrario e tu perdi 30 giorni senza neanche accorgertene).
Si mette nel preventivo anche il lavoro di creare un calendario cooperativo, che tenga conto di tutte le esigenze, le idee, le abitudini.
In questo modo si riducono a monte le necessità di controllo dall’alto e si sfrutta la creatività di un collettivo di lavoro ben disposto a portare a termine l’impresa (nella lunga storia di costruzioni di Alcatraz ho visto uomini sul cantiere compiere imprese che si possono giudicare solamente impossibili, come spostare un camion betoniera a pieno carico, con la sola forza delle braccia. E ho visto elettricisti spiegare a ingegneri perché hanno sbagliato a progettare un tetto. E ho visto idraulici sostituire una valvola che costa 350 euro con una che costa 25 e funziona meglio, e ho visto falegnami danzare la notte per propiziare l’umidità del mattino alle colate di cemento armato).
L’idea è che se collabori a prendere le decisioni insieme a persone con le quali hai un rapporto non solo lavorativo e se c’è un clima di rispetto, dialogo e di stima, si lavora meglio e si fa meno fatica. E si risparmiano anche un mucchio di soldi.
Ma questo richiede un grande interesse per le relazioni umane, una forte importanza data al potere della creatività e della cooperazione.
Tutte cose che la Goldman Sachs non sa neanche dove stanno di casa. Non conoscono la magia del mondo, l’incredibile miracolo che la collaborazione umana può generare. Essi sono soltanto predatori. E ragionano da predatori.
Faccio un altro esempio.
Da tempo in molti abbiamo capito che esiste uno stato della mente nel quale le nostre capacità muscolari, creative, di resistenza, di percezione, di empatia, sono estremamente efficienti. Alcuni lo chiamano STATO DI FLUSSO, altri dicono essere in palla. Recentemente molte ricerche scientifiche hanno dimostrato che questo stato di eccellenza è riscontrabile tra sportivi e artisti nei momenti di massimo impegno e sono riusciti a misurarlo, individuando particolari onde cerebrali e reazioni biochimiche.
Una buona notizia! Via via che questa informazione si diffonderà le persone capiranno che con un paio di settimane di applicazione possono imparare come entrare a piacimento in questo stato di super capacità. E' già pieno il mondo di centri che insegnano questo nei modi più svariati ed è quel che facciamo da 30 anni a Alcatraz con lo Yoga Demenziale. Ovviamente mi converrebbe dire che siamo gli unici a insegnare il VERO STATO DI FLUSSO, ma non sarebbe onesto perché in realtà esistono centinaia di diversi approcci alla questione e quasi tutti i metodi riescono a offrire ottimi risultati. Soprattutto perché alla fin fine tutti abbiamo sperimentato qualche volta lo stato di flusso, durante una partita a pallacanestro, una spaghettata con gli amici o una danza. Quindi è abbastanza facile imparare come tornare in quello stato mentale, proprio perché è un modo di essere della tua mente che già conosci per esperienza. Devi solo identificare meglio quel che già sai. Se sperimenti un corso che dopo due settimane non ti ha aperto questa porta vuol dire che l’insegnante è incapace, cambia corso.
Insomma: insegnare questo stato di flusso è facile.
Qualche decennio fa il Pentagono scoprì l’esistenza dello stato di flusso grazie alle sollecitazioni di un certo Bandler, uno psicologo pazzo. L’esercito Usa decise quindi di tentare di migliorare le capacità dei tiratori scelti insegnando loro a utilizzare lo stato di flusso.
Vennero fatti una serie di esperimenti e in effetti si ebbero risultati eccellenti. Durante i corsi di nuovo tipo raggiungevano gli standard di eccellenza 80 tiratori su 100 invece di 20 su 100.
Ma poi questo progetto si perse per strada.
Recentemente, sull’onda delle scoperte sulla fisiologia dello stato di flusso, il Pentagono ha rispolverato la questione e ha investito somme notevoli su una ricerca che ha portato a un’invenzione incredibile. Si tratta di una batteria elettrica collegata a un sistema che invia, attraverso ventose attaccate al cranio del soldato, degli impulsi elettrici che portano a qualche cosa di simile allo stato di flusso.
E in effetti in questo modo i soldati sparano molto meglio.
Questo esempio ci racconta il potere dei modelli di sviluppo.
Per i generali Usa non ha senso investire sullo sviluppo armonico e completo della personalità dei soldati. Infatti i corsi di Bandler vennero abbandonati anche se funzionavano. Un uomo con un pieno sviluppo emotivo e culturale potrebbe non voler obbedire a certi ordini.
Secondo questa gente si vince la guerra se tutti ubbidiscono e riducendo al minimo l’iniziativa individuale.
Ma investire solo sull’efficienza meccanica del soldato ha un costo: hai a che fare con dei cretini che capiscono solo i proiettili.
Credo che sia indiscutibile che il costo di questa  disattenzione al pieno sviluppo dell’individuo abbia provocato disastri militari spaventosi.
Quei Marines mentecatti che per divertirsi hanno bruciato il Corano, urinato su cadaveri afgani e si sono fatti fotografare con pezzi di gambe e braccia di un kamikaze usati come trofei e ornamenti, hanno indiscutibilmente provocato un danno di immagine e un livello di odio che vale almeno 4 battaglie perse. Hanno reclutato in un sol colpo decine di migliaia di terroristi in tutto il mondo!
Spero di aver mostrato la profonda importanza di avere le idee chiare sul modello di sviluppo che vogliamo.
E spero anche che su questo argomento si sviluppi la discussione. Ad esempio, raccogliendo esempi concreti di modalità di lavoro e organizzazione basati sul nostro modello.
Qualunque cosa fai puoi indirizzarla in una direzione o nell’altra. E se quel che fai contiene un modello di sviluppo amorevole tutto quello che ne verrà fuori diffonderà un modello amorevole. Non importa se costruisci viti o bottoni, canzoni o calzoni.
Il modello di sviluppo è come il rock, passa di notte tutte le frontiere della mente.
Il nostro modello di sviluppo è magico e travolgente. E il mondo sta per cambiare deliziosamente.
(Va beh, scusami, nelle ultime righe mi sono fatto un po’ prendere la mano.)
Buon modello di sviluppo a tutti!
Cin Cin!

Jacopo Fo

Per leggere i due Cacao della domenica precedenti clicca qui e qui