Ribellione spirituale

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Breve Manuale su come Tenere Diviso il Movimento Progressista

Ieri sera ho partecipato a una riunione con 16 rappresentanti di diversi gruppi e associazioni, erano presenti (in teleconferenza) alcuni Amici di Grillo, ex comunisti, ecologisti e gente etica che vuol cambiare il mondo. Argomento: come si fa a unirsi nel movimento? Dopo 3 ore di discussione ho dovuto dire: ragazzi io mi ritiro così non si va da nessuna parte. Un bel disastro che mi ha fatto capire che l’idea di realizzare un PATTO alla francese da noi è molto lontana. Mancano proprio i presupposti. Questa riunione è stata molto utile proprio per misurare la distanza iniziale che ci separa. La cosa divertente è che condividiamo perfettamente gli obiettivi del nostro fare politico. Siamo d’accordo su tutto. Ma unirsi risulta impossibile. Ne ho tratto un breve manuale di come riuscire a restare divisi facendo un grande regalo a Berlusconi e alla casta politica. 1.Disprezzare le persone con le quali si vuole unirsi. Una persona ha iniziato il suo intervento dicendo che Grillo è un manipolatore e che il suo braccio destro Casaleggio è interessato solo ai soldi (“Me lo ha detto uno che lo conosce”). Io credo al contrario che Beppe Grillo sia un eroe. Uno che ha avuto un coraggio che è rarissimo e una capacità straordinaria di creare un movimento. E credo che Casaleggio sia un genio che ha saputo inventarsi con quattro soldi un sistema di comunicazione che raggiunge milioni di persone e fa cultura; e che se era interessato ai soldi, con la testa che ha, poteva fare ben altro, guadagnarci 100 volte di più e avere meno rotture di coglioni. Io stimo enormemente Grillo, credo che lui abbia una sua straordinaria specificità. Io non voglio cambiare Grillo. Io penso che lui abbia creato una grande comunità, diversa da quella che si riconosce in Banca Etica, nei Verdi, nelle Liste Civiche, nel Movimento della Decrescita Felice, nel Movimento di Transizione, nella Repubblica di Alcatraz e nei mille gruppi locali o che si occupano di questioni specifiche. Io amo tutta questa gente. Io credo in loro. Io voglio unirli perché penso che sia necessario mettere insieme tutte le nostre tribù per far nascere un grande popolo ribelle. 2. Iniziare con un bel discorso politico. Pare incredibile ma c’è ancora gente che crede sia necessario spiegarti che il capitalismo è malvagio e i politici corrotti quando ci si incontra in 17, in un posto privato come una teleconferenza, solo tra persone che fanno politica attiva nel Movimento da anni. A sentire un bel pippone rivoluzionario di dieci minuti ti viene da metterti a soppesare le parole una per una tipo: un bel modo per dedicarsi a spaccare il capello in 4 invece di parlare di quello che vogliamo fare. E poi che senso ha? Ancora non si è capito che le ragioni politiche e emotive del nostro impegno sono diverse e piene di sfaccettature? Ancora si pensa che dobbiamo essere d’accordo sui punti e sulle virgole prima di metterci a lavorare insieme? 3. Partire dal programma. Ieri sera una persona ha prima di tutto presentato un programma in 4 punti: Togliere alle banche il potere di stampare denaro, libertà economica e di informazione, democrazia diretta, una vera class action. Cioè quattro punti di programma strategici. Li condivido. Ma la mia sensibilità mi suggerisce che in un programma vorrei anche l’abolizione del segreto bancario internazionale e un po’ di ecologia. Il mio amico Paolo, che è bellissimo e gay, dice che vorrebbe anche un accenno alla liberazione sessuale. Anche quella è essenziale. E Giovanna, ne sono certo, chiederebbe un drastico cambiamento nel modo di partorire delle donne imposto dalle Asl e nei programmi educativi degli asili e delle scuole. Se si vuole unirsi NON BISOGNA PARTIRE DAL PROGRAMMA PER CAMBIARE IL MONDO! Bisogna trovare obiettivi concreti, realizzabili in tempi brevissimi comprensibili e condivisibili dal 99% degli italiani. Partire dal programma strategico è devastante. (Dei 4 punti di programma proposti ieri sera solo la Class Action è un reale obiettivo potenzialmente realizzabile subito.) 4. Partire dal metodo. Ieri sera una persona ha detto una cosa che condivido: il problema non è Grillo o non Grillo, il problema è quello di costruire un metodo democratico, un modo di far funzionare il dibattito in modo condiviso. Bellissimo. Poi ha detto: abbiamo un professore universitario che ha sintetizzato questo metodo democratico e bisogna che tutto il Movimento lo adotti, facciamo una serie di corsi per tutti, quando tutti avranno imparato a discutere in modo democratico avremo la democrazia interna al Movimento e potremo cambiare l’Italia. Sbagliato. Perché se si inizia a discutere su come discutere in modo democratico vengono fuori subito 12 idee diverse su come fare. E’ un meccanismo insito nella democrazia: l’essere umano differenzia le sue idee. Neanche sul metodo di discussione funziona il pensiero unico. Se il metodo democratico di tipo A diventa la discriminante per unirsi avremo alle prossime elezioni lo schieramento che pratica al suo interno il metodo democratico A e lo schieramento che pratica il metodo B. 5. Partire dalla formazione. E’ giustissimo. La formazione è essenziale. Ma se dopo 40 anni che faccio politica un compagno si rivolge a me dicendomi: “Devo incontrarti di persona per spiegarti perché la democrazia diretta è tutto.” Mi viene da pensare che mi trovo davanti a un maniaco della scuola quadri. Quella che ho frequentato dal 71 al 74. Una cosa bestiale. E tutta la mia anima ribelle mi dice di fuggire perché sono di fronte a un uomo capace di leggermi tutto il Capitale di Carl Marx senza cambiare neppure per un istante il tono della voce. E non ho voglia di fare nessun Patto Unitario con lui. 6. Fregarsene dei risultati. Ieri sera una persona ha detto: “Non mi importa se alla fine raggiungiamo il 16% oppure il 3%, l’importante e che siamo coerenti.” Anche io voglio essere coerente. Ma voglio anche cambiare l’Italia. Non mi interessa se il giorno della mia morte posso dire: “C’ho provato ma gli altri erano tanto cattivi… Solo io avevo capito tutto ma non mi hanno ascoltato.” Io voglio morire potendo dire: “Questo mondo è migliore di come l’ho trovato”. Quindi la prima domanda che mi faccio è: cosa è possibile ottenere realmente oggi? Su quale obiettivo positivo posso trovare milioni di persone d’accordo? Non parto da quel che è teoricamente più giusto. La lotta politica è come il gioco delle bacchette cinesi: devi togliere prima la bacchetta che sta sopra, anche se vale poco. Io parto cercando di realizzare il primo risultato utile realmente ottenibile. Un piccolo successo, una piccola gratificazione, ti viene voglia di andare avanti e ti poni obiettivi più ambiziosi. E coltivi l’unità! 7. Decidere adesso che il PD non cambierà mai. Io non penso che il Partito Democratico sia una ghenga di venduti, ladri e traditori. Io conosco gente di grande valore e onestà che milita nel PD. Io voglio permettermi di immaginare che sia in corso un processo di crescita della società civile italiana; credo che si stia lentamente colmando un divario rispetto a paesi come la Danimarca, dove politici ladri come in Italia non se ne trovano. Quindi amo la parte sana del PD, e voglio dialogare. Voglio favorire il suo rinnovamento per avere domani un alleato migliore. Quindi lavoro per l’unità. Credo che se esistesse un movimento grande, unito su pochi obiettivi essenziali di buon senso, realmente realizzabili subito e condivisi, anche il PD dovrebbe fare i conti con questi obiettivi. E spero che un giorno sapremo esprimere una volontà di collaborazione e cooperazione anche con il PD. Ovviamente questo non sarà possibile fino a quando il PD non rinuncerà a candidare personaggi inquisiti, fino a quando non rinuncerà alle sue aree grige di rapporti con faccendieri, inciucisti, collusi e magnaccia. Ma io credo che il PD dovrà fare grandi scelte alla svelta se vuole esistere ancora fra 12 mesi. E credo che prima o poi ci sarà di nuovo una coalizione progressista al governo in Italia. Io lavoro per questo. Battere le destre e togliere dal potere chi è direttamente parte di un colossale malaffare e conflitto d’interessi che ci avvelena. Io, comunque non credo che Prodi e Berlusconi siano uguali precisi identici. Io comunque preferivo Prodi di gran lunga. E lo preferivano anche le migliaia di famiglie che ora stanno assaggiando gli effetti di uno stile di governo demenziale, tragico e strafottente. 8. Non avere nessuna fiducia nel Movimento. Io credo nel progresso. Come Marx credo che esista una forza positiva, oggettiva, che spinge la storia verso il meglio. L’intelligenza dei popoli. Credo che ora l’unità non sia matura. Ma credo che il percorso sia irrinunciabile. Abbiamo internet, abbiamo la voglia di unirci, abbiamo la necessità di farlo. Troveremo 100 modi di collaborare, 100 modi di creare democrazia e partecipazione diretta, pochi obiettivi semplici e la volontà di realizzarli. Noi vinceremo. Se non siamo completamente pirla vinceremo perché abbiamo la storia dalla nostra parte. Il mondo migliora costantemente e gli stronzi sono una specie in via di estinzione