Le buone notizie di CaCaO

tratte dalla newsletter Cacao Il quotidiano delle buone notizie comiche

Storie dell'Invasione, ecologia e movimenti artistici

Cacao della domenica del 04/09/2005

Indice di questo numero

-- Stanno arrivando
(Storie dell'Invasione - 1 di Jacopo Fo)

-- Notiziona: l'ecologia ha vinto (Per leggerla clicca qui )

-- Poesia (Per leggerla clicca qui )

-- Bionde, banche, bottino, banditi, borghesi e buzzurri. (Per leggere l'articolo clicca qui )

-- L'arte è l'unica forza in grado di dare speranza all'umanità.
(Manifesto per un movimento artistico in difesa dell'Umanità. Sono iniziati i lavori per costruire il Parco Fantastico di Alcatraz!!!) di Jacopo Fo e Eleonora Albanese
(Per leggere l'articolo clicca qui )

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- Dal 22 al 25 settembre, laboratorio di autoimpresa ecologica a Alcatraz. 35 euro al giorno seminario+pensione completa in camerata. Per maggiori informazioni info@alcatraz.it oppure chiamo lo 075 9229938/39

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Vieni a darci una mano a realizzare una colossale istallazione artistica contro la guerra e la stupidità.
Alla sera sarai talmente sporco che neanche il tuo commercialista potrà riconoscerti!
Scegli l'arte come strumento di comunicazione. Se pensi di non essere capace di fare arte scoprirai talenti insospettati. Tira fuori la bestia creativa che è dentro di te!!!
Con Jacopo Fo e Eleonora Albanese alla scoperta delle realizzazioni che si possono concretizzare solo nei sogni più smodati e alla Libera Università di Alcatraz.
35 euro al giorno pensione completa in camerata e laboratori.
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- Stiamo cercando di trovare informazioni su una malattia rara chiamata "bocca che brucia" per un'amica che soffre molto a causa di questo disturbo. Saremmo grati a chi ci possa fornire informazioni specifiche.

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Stanno arrivando
(Storie dell'Invasione - 1)

"Dannazione, Molli!" urlò l'uomo corpulento affacciandosi nella grande sala: "La smetti di raccontare questa storia ai bambini? Ti sembra educativa?"
Molli aveva 23 anni allora, e stava seduta per terra in mezzo a una decina di bambini intorno ai sette anni.
"Dai, vai avanti!" la incitò Patti, che teneva in braccio un cane di pezza con tre occhi.
"Dai, dai!" urlarono tutti.
Molli guardò suo padre con uno sguardo che diceva: "Vedi? Cosa ci posso fare?"
Lui se ne andò sbattendo la porta e protestando: "Donne! Chi le tiene più adesso?!?"
E Molli ricominciò a raccontare la storia della battaglia di Santa Teresa.

Era una mattina di bel tempo. Faceva quasi caldo. Lucia stava seduta sull'aia davanti a casa. Sentì un suono strano e guardò verso valle. Non si vedeva niente. Poi, da dietro la gobba della collina, sulla strada, vide apparire la punta delle lance. Ogni punta era decorata da una striscia di stoffa mossa del vento. Poi sotto le punte e le strisce di stoffa spuntarono le aste delle lance. Sobbalzavano. Poi emersero una trentina di soldati che correvano in formazione, schierati per quattro. Portavano le lance dritte verso il cielo. E correvano perfettamente al passo. Le divise rosse e blu erano impolverate.
Erano sudati.
Lucia si alzò in piedi e urlò con quanto fiato aveva in gola: "Stanno arrivando!!!".

Michele Lanzacurte in piedi davanti allo specchio stava radendosi i capelli.
Paola Santi entrò nella stanza.
"Cosa fai?"
"Devo andare, stanno arrivando."
"Come lo sai?"
"Leggo i giornali."
Cosa credi di fare? Pensi di fermarli?"
"Non credo a niente. Ma devo andare."
"Potresti morire."
"Sopravvivere sarebbe peggio."
"E a me non pensi?"
Michele aveva finito di radersi metà della testa. La parte sinistra. Sull'altra porzione di cranio aveva ancora i suoi capelli scuri e folti.
"E' per te e la bambina che vado, Paola. Vado a vedere se abbiamo una possibilità di fermarli. Se non torno nascondetevi nelle grotte. Forse là non verranno."
"Michele..."
"Lasciami andare, amore mio. Non è facile andare se cerchi di fermarmi."
Michele Lanzacurte prese le armi e la borsa a tracolla e uscì. Iniziò a camminare verso la strada comunale. Vedeva solo boschi a perdita d'occhio.
Poi si fermò, tornò indietro. Appoggiò a terra i bagagli, davanti alla porta. Rientrò in casa e disse: "Facciamo l'amore." Poi cercò di sorridere. Lei gli si fece incontro e lo abbracciò.

Michele Lanzacurte raggiunse Holli, l'Olandese all'altezza del Montino delle Portole. Stava in piedi all'inizio della stradina che portava a casa sua. Indossava un impermeabile nero e aveva arco e frecce.
"Ce ne hai messo ad arrivare" disse con il suo accento da nordico.
"Scusami" rispose Michele.
Presero a camminare assieme in silenzio, non c'era molto da dire.
All'altezza della casa degli Ervin, i tedeschi, sentirono Irish che li chiamava: "Aspettate!"
Si udì Ruth che urlava in tedesco: "Bastardo! Non andare." Lui non rispose. Continuò a camminare verso gli amici.
"Non andartene, in nome di Dio."
Ma lui non rallentò e non si girò. Ansimava in salita con il grosso zaino sulle spalle. Allora lei si tolse i vestiti fino a restare nuda e urlò: "Se non ti fermi adesso non mi rivedrai mai più così!"
Irish si girò a guardarla e le gridò: "Sei bellissima Ruth! Tornerò e ti starò sopra tutta la notte!"
Ormai era arrivato a una decina di metri dai due compari: "Mi ama!" Mormorò sorridente.
Lei continuò a urlare a lungo, fino a che non scomparvero nella macchia.

Al ponte sulla Ventia incontrarono i fratelli Zarro. Avevano i cavalli ed erano cinque. Sulla salita che porta a Santa Teresa si unirono a loro gli Esposito, i Sandri e il Cordaro con i suoi tre figli.
Erano arrivati a essere più di venti in cima alla collina di Santa Teresa. E lì trovarono un'altra trentina di uomini ad attenderli.
Alcuni avevano già cominciato a scavare buche e a piantare pali.

Michele si guardò intorno. Poi chiese all'Olandese: "Cominciamo?"
"Che aspetti?" rispose lui. La paura gli rendeva difficile parlare.
Michele disse: "Allora costruiamo queste benedette trincee!"
Rocco Panfili, che stava sudando col piccone in una buca di mezzo metro rispose: "Cosa ti sembra che si stia facendo, capitano?"
"Non sono capitano" protestò Michele Lanzacurte.
L'Olandese lo guardò con aria di sufficienza: "Sei stato eletto. Sei tu il capitano."
"La parola non mi piace."
"Non dovevi accettare."
"Merda!" concluse lui. Poi sputò per terra.
Iniziarono a scavare, prima che il sole tramontasse avevano creato trincee e palizzate.
Arrivò un carro tirato da un gruppo di uomini e donne.
Un irregolare si fece loro incontro: "Li avete visti?"
"No, ma abbiamo visto i soldati e siamo scappati."
"Esistono ancora soldati?" Chiese un altro.
"Sì, e hanno le divise rosse e blu."
Irish mormorò: "Che idea idiota far precedere i Globuli dell'Apocalisse da un drappello di soldati in divisa della festa."
"Dicono che così si vedono meglio. Anche le lance con le bandierine servono per quello."

Il mattino dopo, verso le 6 si sentì avanzare lo scalpiccio di un gruppo di uomini.
Ma non erano i soldati, erano gente del nord che stava scappando, uomini e donne malconci che marciavano da giorni.
"Cosa fate qui! Scappate!" urlò uno di loro verso le trincee. Non c'è modo di fermarli! Vi faranno a pezzi."
Nessuno gli rispose.
Il gruppo in fuga uscì presto dal loro campo visivo.
Verso le otto arrivarono una ventina di uomini e donne.
Avevano lance ed erano vestiti in modo molto colorato.
"Siamo il Clan del Gabbiano. Stiamo cercando un posto dove aspettare i Globi e vedere se è vero che sono indistruttibili."
Un anziano dei Cardini gli rispose: "Noi li affronteremo qui!"
"E chi ha il comando?"
"Quello laggiù con metà testa rasata. E' Michele Lanzacurte. Quello che ha affrontato un globo e lo ha distrutto con un bastone."
I membri del Clan del Gabbiano si consultarono, poi il loro capo disse: "Allora li affronteremo qui con voi. Se chi vi comanda è quello che ha scoperto che i Globi si possono attaccare con il legno abbiamo trovato la compagnia giusta con la quale combattere."
"Vai a dirlo a lui" gli rispose il vecchio Cardino.

Mezz'ora dopo spuntarono le lance dei soldati. Marciavano in salita stremati.
Arrivati a distanza di voce uno di loro gridò: "Andatevene! I Globi stanno arrivando. E' la massa madre. Fuggite!"
"Li affronteremo qui" rispose loro Lanzacurte.
"Siete pazzi" rispose l'ufficiale.
Poi ripresero a marciare allontanandosi.

Dopo un'ora ai piedi della collina si iniziò a distinguere una certa luminosità.
Molti iniziarono a darsi voce: "Eccoli!"
Ma per molti minuti non si potè distinguere nulla. Poi un globulo rosso luminescente si distinse chiaramente.
"Eccoli!" urlò una sola voce.
Era superfluo. Tutti stavano guardando.
Michele gridò: "Tutti ai vostri posti!"
Superfluo anche questo. Tutti stavano accucciati nelle loro trincee con le mazze e le spade di legno, le lance e le frecce incoccate con le punte di quercia.
Erano pronti.
Michele Lanzacurte ripeté gli ordini:
"Aspettate il segnale. Devono essere vicini! Lanceremo tutte le frecce e poi caricheremo e che Dio ce la mandi buona."
Si sentì un rumore dietro di loro.
I soldati erano tornati indietro. Scesero nelle trincee difese dai pali appuntiti e si dispersero tra gli irregolari.
Uno di loro spiegò: "Siamo stufi di correre davanti ai Globi per avvisare la gente. Ormai lo sanno tutti che stanno arrivando e questo ci sembra un posto come un altro per morire."
Non lo aveva detto con entusiasmo ma nella sua voce c'era tutta la determinazione possibile.

Dopo venti minuti i Globi erano a duecento metri.
Gli uomini sudavano freddo vedendoli avanzare con quella lentezza esasperante.
Stavano in silenzio.
A misurare la loro paura.

Quando arrivarono a trenta metri Lanzacurte gridò: "Incoccate le frecce.
Pronti a tirare al mio via!!!"
Nessuno si mosse, erano pronti da due ore almeno.

"Mirare!" gridò Lanzacurte.
E in quel momento si sentirono dei suoni. Voci. Cantavano su tonalità strane.
Donne.
Avanzavano da dietro gli uomini. Erano nude e portavano tamburi e flauti. Superarono le difese degli uomini e si lanciarono verso i Globi di corsa. Disarmate.
Lanzacurte gridò: "Non tirate. Archi a riposo!"
"Archi a riposo!!!" ripeterono altri. Gli uomini facevano fatica a rilasciare la corda dell'arco senza lasciar partire la freccia. La molla della loro anima era impaziente di scattare verso la battaglia.
"Fermatevi!" urlò Michele alle donne. "Fermatevi, siete pazze!" Iniziarono a gridare tutti. Qualcuno cercò di afferrare una delle donne che gli passavano vicino di corsa ma quelle erano ricoperte d'olio e le mani scivolavano loro addosso.

I Globi erano a venti metri quando le donne saltarono su di loro cantando.
Non erano balzi di guerra. Sembrava un gioco. Le donne affondavano nei corpi dei Globi e pareva che questi le abbracciarono. Si sentirono grida ma i Globi non stavano uccidendo le donne.
E presto fu chiaro che i movimenti ritmici e sfrenati delle donne stavano coinvolgendo i Globi in una specie di danza.
Il giovane Hans dei Tedeschi disse nel suo buffo italiano con forte accento umbro: "Ma stanno scopando!"
Molti si girarono a guardarlo e lui si sentì in colpa per averlo detto. Ma era chiaro che in molti stavano pensando la stessa cosa.
Quello che avevano davanti era un gruppo di un centinaio di donne che stava facendo sesso con i Globi.
O almeno questa era l'unica cosa che veniva in mente alla piccola armata schierata per la battaglia finale.
"Merda, Michele, hai mai visto niente del genere?" chiese l'Olandese a Lanzacurte.
"No, cazzo, non l'ho proprio mai visto."
"E non credo che l'abbia mai visto nessun altro" aggiunse Cardino padre che era dietro di loro con una scure di legno a due mani.
Quello spettacolo sconvolgente e impossibile si prolungò per circa mezz'ora. Forse qualche cosa di più.
Da mesi ormai gli orologi avevano smesso di funzionare.

Poi le ragazze scivolarono giù dai Globi. A quanto pareva erano ancora vive. Mai successo neppure questo. Tutto quello che i Globi toccavano moriva. Dietro di loro lasciavano un deserto di minerali disaggregati.
Le ragazze stettero qualche minuto sedute o sdraiate a terra come se uno sforzo enorme le avesse spossate.
Poi si alzarono e lentamente iniziarono a risalire la china.
"Guardate!!!" Urlò un uomo.
Tutti si immobilizzarono. I Globi stavano diventando evanescenti.
Evaporavano.
In pochi minuti scomparvero del tutto.
Le donne ripresero a camminare in salita faticosamente.
Quando arrivarono alle trincee qualche difensore si azzardò a chiedere: "Ma cosa è successo?"
Una bruna sui cinquant'anni rispose per tutti, parlando a voce alta: "Li abbiamo ricacciati nel loro mondo. Era l'unico modo. Quel che è successo dimostra che i Globi sono entità di un'altra dimensione. Hanno invaso il nostro universo alla ricerca di energia vitale. Nel loro mondo non ce n'è. Sono creature entropiche.
Noi abbiamo dato loro quello che cercavano e se ne sono andati."
Un giovane impertinente ebbe il coraggio di porre la domanda: "Ma avete fatto sesso con loro?"
La donna lo guardò. Era estremamente stanca: "Abbiamo fatto molto di più. Ma le vostre menti retrograde possono capire solo che abbiamo fatto sesso con loro.
E comunque li abbiamo fermati ed è quello che conta. Sono tornati nella loro dimensione e non torneranno per migliaia di anni e quando torneranno si saprà come accoglierli."
Michele Lanzacurte si avvicinò: "Vuoi dire che sono morti miliardi di esseri umani ed era sufficiente che un centinaio di donne copulasse con loro per fermarli?"
"Sì. Se l'avessimo scoperto prima avremmo potuto risparmiare miliardi di vite. Ma non lo sapevamo."
Lanzacurte aveva migliaia di domande da porre. Ma la donna aveva altro per la mente: "Le mie donne sono spossate. Rischiano di morire. Abbiamo bisogno della vostra energia vitale."
"In che senso?" chiese Lanzacurte.
"Per dirla secondo il vostro sistema interpretativo da paleolitici abbiamo bisogno di fare sesso, subito, con tutti i maschi qui presenti."
"Ma mia moglie mi taglierebbe la gola!" esclamò l'Olandese.
"Pazienza" disse la donna con un tono che non ammetteva repliche. "Lei deve essere contenta di essere viva. Considerala un'azione di solidarietà. Molte ragazze moriranno se non ci darete un po' del vostro Chi."
"Va bene" disse Michele Lanzacurte.
Poi diede ai suoi uomini l'ordine di spogliarsi.