Le buone notizie di CaCaO

tratte dalla newsletter Cacao Il quotidiano delle buone notizie comiche

Cacao Il quotidiano delle buone notizie comiche del 2005/09/12

Lunedi' 12 settembre 2005

[CACAO BUONE NOTIZIE COMICHE]

Cambiano i tempi...
Secondo le indicazioni che arrivano dalla 21.ma edizione di Interfilie're di Lione, salone francese dell'abbigliamento intimo, il tanga non va piu' di moda. Tornano le culotte.

Parma: estorcevano forme di Parmiggiano Reggiano al titolare di un caseificio. Recuperato formaggio per 25mila euro. Arrestati in 4. A capo della banda, secondo l'ispettore Geronimo Stilton, e' Topo Gigio.
(Fonte: tgcom)

Traffici di...
Le autorita' doganali di Dorohusk, citta' polacca al confine con l'Ucraina, hanno sequestrato un camion russo che stava trasportando 530 chili di meteoriti. Cio' che ha incuriosito gli agenti e' stato l'autista verde...
Sembra che il traffico e il commercio di frammenti di meteorite sia molto redditizio, lo sapevamo che abbiamo sbagliato lavoro...

Il sudafricano Hein Wagner ha stabilito un nuovo record del mondo: ha raggiunto, in macchina, i 269 km/h. Era gia Campione del Mondo di cricket per non vedenti.

[CACAO ALTRE BUONE NOTIZIE]

Errata Corrige
Nel Cacao dell'8 settembre abbiamo parlato delle manifestazioni di protesta nell'arcipelago di Tonga. Abbiamo scritto che i manifestanti chiedevano, tra l'altro, di non dover piu' camminare carponi per potersi avvicinare al Re, ma 'Nat', nei commenti a Cacao, ci segnala che questa cosa e' una "cag@ta ". I tonghiani non sarebbero obbligati a questa pratica, come invece riportava il Corriere della Sera versione online. Le manifestazioni servono invece a chiedere maggiore democrazia e trasparenza da parte dell'entourage del Re, che controlla economia e gestione sociale del Paese.

Sempre nel Cacao di venerdi' 8 settembre abbiamo parlato anche del rapporto Sviluppo Umano 2005 dell'Onu. Oltre alle informazioni gia' pubblicate e' interessante citare un altro dato importante: oggi, sul pianeta Terra, i 500 piu' ricchi guadagnano ogni anno piu' di 460 milioni di persone povere. Questo dato e' la fotografia di un mondo completamente sbilanciato, dove il 20% della popolazione assorbe e consuma l'80% delle risorse.

Alfabetizzazione
Venerdi' 8 settembre e' stata anche la Giornata mondiale contro l'analfabetismo. Anche qui alcuni dati: negli ultimi venti anni il tasso di analfabetismo nel mondo e' sceso del 10% ma malgrado questo oggi nel mondo 785 milioni di persone, di cui due terzi donne, ancora non sanno ne' leggere ne' scrivere e 100 milioni di bambini non sono mai andati a scuola.
Fortunatamente non e' mai troppo tardi per farlo, come dimostra Kimani Nganga Maruge, un vecchietto di 85 anni del Kenya. E' ufficialmente citato nel libro del guinness dei Primati come lo scolaro piu' vecchio del mondo.
Dall'anno scorso, quando sono state abolite le tesse scolastiche, frequenta le elementari a Kapkenduiywo, insieme a due suoi nipoti.
In questi giorni e' ospite di alcune organizzazioni negli Stati Uniti proprio per promuovere l'alfabetizzazione.

Il governo angolano si e' impegnato a distruggere entro il 2007 tutte le mine anti-uomo attualmente depositate nei suoi magazzini. Non si sa quante siano numericamente ma i depositi esistono da oltre 30 anni. L'Unione Europea ha gia' stanziato l'85% degli 1,7 milioni di euro ritenuti necessari per l'operazione.
Procedono anche i lavori di sminamento del territorio, su cui si stima ci siano ancora nascosti 15 milioni (!) di ordigni. Dallo scorso dicembre ne sono state rinvenute e distrutte circa 36.000, piu' 2.500 mine anti-tank e 1,3 milioni di ordigni inesplosi.
(Fonte: misna.org, segnalata da Daniele)

[CACAO MIELE]

La Campagna di boicottaggio organizzata dall'associazione Peta contro la Benetton e' stata revocata. La Benetton avrebbe infatti firmato un accordo dove si impegna ad acquistare lana "etica", cioe' che non viene prelevata con la tecnica sanguinaria e dolorosa chiamata "mulesing" (utilizzata soprattutto in Australia, pare). La multinazionale ha inoltre "esortato l'intero settore laniero australiano" a fare altrettanto, ma questo non e' costato niente...
(Fonte: animalieanimali)

In una contea impronunciabile dell'Irlanda, Lisdoonvarna, si tiene il "Matchmaking Festival", ovvero il piu' grande festival dei singles d'Europa. Tutti i locali, alberghi e ristoranti organizzano feste e cene per cuori solitari in cerca d'amore.
Sono poi previsti gli speed-dating: vengono organizzati gli incontri e se non scatta qualcosa nei primi 20 minuti, si passa subito all'appuntamento successivo.
La tradizione di questo Festival sembra risalga a secoli fa, quando i matrimoni venivano combinati. Sull'isola vivono ancora due "matchmakers", un uomo e una donna, dotati a quanto pare di esperienza e abilita' nell'individuare le persone fatte l'una per l'altra.
La buona notizia e' che "prima o poi l'amore arriva" (Stefano Benni)
(Fonte: Repubblica)

[CACAO SALUTE]

Il rianimatore automatico
Lo hanno costruito in Inghilterra e si chiama Lucas. Si tratta di un robot da applicare sul torace del malato e in grado di praticare un massaggio cardiaco perfetto. Gli ingegneri sono riusciti anche a fare in modo che si spenga quando uno di riprende.
L'apparecchio sara' molto utile sulle ambulanze del pronto intervento in quanto consentira' a un medico di assistere piu' pazienti contemporaneamente.
(Fonte: Ansa)

Drive Beer
Arrivera' in commercio in ottobre. Si tratta di una nuova birra a bassa gradazione alcolica e come recita lo slogan ''in regola con il codice della strada''. Sembra che il segreto della bassa gradazione sia nel fermentazione del malto e nella scelta del luppolo.
Si puo' berne due da 33 cl. rimanendo entro i limiti imposti dalla legge.

[CACAO SCIENZA E TECNICA]

Diplomatici di 13 paesi del mondo hanno sottoscritto un accordo, presentato poi alla Banca Mondiale, a favore "della libera condivisione delle informazioni sugli standard tecnologici".
In parole povere si chiede ai governi di tutto il mondo di promuovere politiche verso l'utilizzo di software open source. Aperti, gratuiti e modificabili a seconda delle esigenze.
Il progetto nasce dal centro Berkman della facolta' di legge dell'universita' di Harvard.
(Fonte: Peacereporter.net)

Redazione: Simone Canova, Jacopo Fo, Maria Cristina Dalbosco, Gabriella Canova

Cacao della domenica del 2005/09/11

Viaggio a Kililan
(Storie dell'invasione 2)
di Jacopo Fo

Premessa
In questa come in altre storie si narra della resistenza terrestre contro l'invasione che fu definita "extragalattica".
Le cronache di quel periodo oscuro, durante il quale quattro quinti dell'umanita' furono crudelmente sterminati, sono confuse, lacunose e contraddittorie.
I cronisti non sono d'accordo neppure sulla natura delle creature che attaccarono il nostro pianeta. Ne' le descrizioni degli esseri abominevoli che seminarono morte e distruzione sono concordi: mostri a sei zampe, Globuli, Siluri volanti, Topi lucertola. Ugualmente sono diverse le narrazioni di come vennero fermati. In molti si proclamano vincitori della grande battaglia che probabilmente fu combattuta in piu' luoghi e in modi diversi.
Tanto che parecchi storici si sono alla fine convinti che gli sterminatori furono di tipi diversi e vennero sconfitti in maniere differenti.
Per quanto ci riguarda ci limiteremo a raccogliere qui i diversi materiali reperiti lasciando ai lettori il compito di distinguere verita' da invenzione.
Compito che giudichiamo comunque arduo allo stato delle conoscenze.

Tale stato di confusione non deve peraltro stupire e va innanzi tutto compreso.
A partire dalla data nefasta del 14 ottobre 2011, nel giro di pochi giorni tutti i mezzi che coinvolgevano l'uso dell'energia elettrica smisero di funzionare e l'umanita' piombo' istantaneamente in uno pseudo medioevo tecnologico.
Nel giro di sette giorni forze potentissime si dedicarono a distruggere i viventi, tutte le forme di vita del pianeta, senza distinzioni: vegetali, animali e insetti.
Nel giro di dieci giorni 4 miliardi di esseri umani vennero sterminati, intere armate si immolarono inutilmente tentando di fermare quella carneficina.
In tali condizioni il modello stesso del mondo fu spazzato via dalle menti dei superstiti.
Non e' quindi incomprensibile l'ipotesi avanzata da eminenti storici che vede le cronache dei contemporanei all'olocausto inseguire l'impossibile bisogno di dare un nome all'orrore e descrivere l'Apocalisse con gli archetipi del mito.
Come descrivere altrimenti l'indescrivibile?

Cronaca del tempo del Non Tempo
Di Lorenzo Milazzo

Fuggivo.
Non pensavo ad altro che a fuggire.
I mostri stavano divorando il pianeta.
Erano alti 80 metri e demolivano le citta' trasformando ogni cosa, viva o morta che fosse, in sabbia nera. Fuggivo gli esseri umani perche' avevo capito che i mostri tendevano ad attaccare i gruppi piu' numerosi e perche', per mia natura, avevo sempre avuto pessimi rapporti con i miei simili.
Quanti sono morti?
Me lo chiedevo e la risposta mi faceva vomitare.
Arrivai sulle montagne. Avevo sfondato la finestra di un negozio di vestiti a un chilometro dalla superstrada cosparsa dalle carcasse delle auto. Poi avevo preso alcuni attrezzi in un negozio di ferramenta e uno zaino in una casa piena di gente che si era suicidata travolta dal terrore di essere uccisa dai mostri.
Poi iniziai a salire.
Speravo di trovare una grotta dove nascondermi. Sapevo che ce n'erano molte da quelle parti. Forse avrei continuato a vivere. Si', volevo vivere. Anche se fossi restato l'ultimo.
Ormai non mi importava. Tutti quelli che conoscevo erano morti. O forse qualcuno era ancora vivo... Stare da solo mi sembrava l'unico modo.
Marciai per un paio di giorni. Ormai ero dentro la foresta. Per fortuna non pioveva.
Solo il terzo giorno trovai un riparo.
Non era proprio una grotta. Solo un'insenatura nel fianco di pietra della montagna. Meglio di niente. Non potevo sperare a lungo nel bel tempo. Tirai su un paio di muretti a secco, allargai l'insenatura, ammonticchiai terra e frasche. Tappai le fessure con il fango, piantai alcuni pali ricavati dagli alberi abbattuti a colpi d'ascia. Lavorai due giorni e alla fine ottenni uno spazio riparato nel quale potevo stendermi e accendere un fuoco. Mi ero portato un foglio di cerata per tenere la schiena all'asciutto e ripararmi dal vento. Insomma avrei potuto sopravvivere come un cane in una tana.
Ma non gliela avrei data vinta. Avrei resistito.
Il quarto giorno avevo finito il cibo che mi ero portato. Iniziai a raccogliere radici erbe e bacche rinsecchite dall'autunno. In una casa abbandonata trovai dello scatolame, farina e pasta. Zucchero e caffe'. Poi trovai anche alcune pecore che pascolavano in un recinto.
Non sarei morto di fame.
Passarono altri giorni, non saprei dire quanti, ero in uno stato mentale piuttosto confuso. Esplorando la zona in cerca di altre risorse alimentari trovai un roveto. Guardando attraverso mi parve di vedere una spaccatura nella roccia. Con il macete mi aprii un passaggio. Si', c'era una grotta. Facendomi luce con una candela che portavo con me insieme a un bagaglio leggero di emergenza infilato nel marsupio da lavoro, iniziai a esplorarla.
Un cunicolo si addentrava nella montagna. Temevo la presenza di animali feroci. Ma non c'era nulla. Nessun odore acre. Solo un profumo di terra e tartufi. L'odore della femminilita' della terra. Camminai per una mezz'ora attraversando un paio di antri alti dieci metri almeno. Sembrava che qualcuno avesse spianato un sentiero che rendeva agile camminare tra le stalagmiti e le stalattiti.
La mia candela stava finendo. Ne avevo una seconda ma mi sarebbe servita per tornare indietro.
Proprio in quel momento scorsi un chiarore in fondo alla galleria che stavo percorrendo. Accelerai il passo e mi trovai in un punto nel quale le pareti di sasso della grotta erano sostituite da muri intonacati. La luce proveniva da bolle di plastica che emergevano dal muro. Poi, dopo una curva, il muro biancastro fu sostituito da pareti dipinte a colori vivaci: ero in un lungo corridoio sul quale c'erano decine di porte che si aprivano su camere da letto con mobili di legno colorato. In ogni camera c'era un'altra porta che immetteva in un bagno ricoperto di mosaici che rappresentavano animali fantastici.
Non c'era nient'altro, ne' qualche segno di presenza umana. Ispezionai molte camere senza trovare niente che mi facesse capire dove ero finito.
Ripresi a camminare lungo il corridoio. Dopo alcuni minuti vidi una donna. Andai verso di lei chiamandola. Lei si giro' a guardarmi, mi sorrise ma non disse niente. Raggiungendola mi accorsi che era nuda. "Dove siamo?" chiesi. Pur continuando a sorridermi non rispose.
Insistetti ma ottenni solo che si girasse e accennasse ad andarsene. La trattenni prendendola per il braccio. Lei mi guardo' intensamente, rise e poi mi accarezzo' il viso. Dopodiche' prese di mira le mie parti intime. Poi si inginocchio' davanti a me arrivando a consumare nei miei confronti un rapporto orale che in effetti ebbe un rapido sviluppo. Mentre ero sconcertato da quanto accaduto si alzo' e se ne ando'. La seguii. Entro' in una stanza e chiuse la porta. Quando entrai dietro di lei scoprii che era scomparsa. Cercai una porta nascosta aprendo l'armadio, spostando lo specchio e i quadri, guardando sotto il letto e dietro al divano e bussando sulle pareti ma non trovai nulla.
Ripresi la ricerca lungo il corridoio e iniziai a incontrare altri corridoi che partivano lateralmente. Era un luogo immenso. Dopo una lunga camminata arrivai infine a una caverna enorme che era il punto di arrivo di decine di tunnel disposti su vari piani, alcuni erano larghi e alti come strade.
Era uno spettacolo sconcertante, illuminato da quelle lampade dalla strana luminescenza, ovunque pareti di palazzi incastonati nella roccia, terrazze, scalinate, ponti e passerelle creavano un intreccio di percorsi e un caos di livelli diversi. Mi sporsi dal parapetto per vedere sotto, un gruppetto di donne stava chiacchierando. Le chiamai. Mi sorrisero ma non risposero. Scesi le scale e percorsi due ampi terrazzi prima di raggiungerle.
Anch'esse erano nude. Le avvicinai, domandai loro dove fossimo. Mi sorrisero senza rispondermi. Iniziai a urlare per ottenere qualche cosa ma si limitarono a circondarmi accarezzandomi, mi trovai sdraiato sulla pietra liscia e una di loro si sedette su di me e mi prese dentro di lei.
Evidentemente non erano mute. Durante quel rapido amplesso, molto intenso, sentii le donne emettere suoni di piacere insieme a qualche parola smozzicata.
Perche' non volevano dirmi dove eravamo? Che posto era quello? Cosa stava succedendo?
Mi appisolai.
Sognai di essere in una delle camere della citta' sotterranea. Una donna di una bellezza strana e asimmetrica mi stava parlando. Avevo la sensazione di conoscerla da tempo ma non mi ricordavo dove l'avessi incontrata. Mi disse: "Tu sei il centro di tutto. Non ne hai ne' merito ne' colpa. Semplicemente l'infinito concatenarsi delle probabilita' ha determinato che tu sia l'ago della bilancia, l'anello debole, la goccia che fa traboccare il vaso. Tu sei il territorio dove si combatte la fase decisiva della battaglia. L'invasione dei mostri puo' essere fermata solo estromettendo gli spettri dalla tua mente."

Mi svegliai con una sensazione di urgenza. Vicino a me era appoggiata una tazza di latte e una ciambella. Li assaggiai. Il latte aveva un sapore strano ma era squisito.
La ciambella aveva il gusto dei dolci che si mangiano nelle favole.
Ripresi la mia esplorazione incontrando ancora molte donne. A tutte chiesi che posto fosse quello. Nessuna rispose. Tutte mi sorridevano. Dopo ore passate a girare quel luogo assurdo trovai una piscina di acqua calda. Mi ci tuffai in cerca di refrigerio per la mia mente.
Alcune donne si avvicinarono e iniziarono a massaggiarmi delicatamente, cullandomi. Entrai in uno stato di sonnolenza nel quale restai a lungo. Non ebbi reazioni quando mi accorsi che molte mani mi prendevano formando un giaciglio sotto la mia schiena. Fui trasportato fuori dall'acqua, asciugato e massaggiato ancora a lungo fino a che il sonno non mi avvolse di nuovo.
Quando mi svegliai ero da solo in una grande stanza ovale. Vicino al letto c'era un vassoio con altro latte e altra ciambella.
Mangiai.
Mi sentivo frastornato. Avevano drogato il cibo?
Ripresi il mio cammino, per ore, per giorni.
Potevo accoppiarmi con qualunque donna, mi bastava prenderle per mano per ottenere all'istante i loro favori. Fui travolto dall'esaltazione e iniziai a correre per quei corridoi dedicandomi a toccare, baciare e penetrare tutte le donne che potevo.
Quando crollavo esausto venivo circondato da donne che mi massaggiavano riportandomi ogni volta a uno stato fetale di nullita' della mente.
Poi un giorno mi svegliai in una sala enorme ad anfiteatro dove erano radunate un migliaio di donne. Mi vennero offerti latte e ciambella. Mangiai mentre tutte mi guardavano in silenzio.
Una donna anziana si avvicino'. Mi guardo' negli occhi e mi sorrise: "Ora raccontaci la tua vita, dal primo ricordo.
Raccontai la mia vita. Impiegai un tempo lunghissimo.
E, via via che narravo, mi rendevo conto di quante difficolta' avessi incontrato, quanto dolore e quanta poca gioia. E capivo che raccontare a tutte quelle donne cosa mi fosse successo mi liberava da un peso incommensurabile.
Quando mi sembro' di aver raccontato tutto erano passati giorni. Era come se avessero sturato una diga immensa trattenuta dal mio silenzio di anni. Non avevo mai raccontato quello a nessuno. In effetti durante tutta la mia vita avevo parlato pochissimo di me ad altri esseri umani. Tutte mi ascoltavano con attenzione e vedevo nei loro occhi che la mia storia provocava emozioni.
"Ecco, vi ho detto tutto quello che mi ricordo." conclusi.
Una giovane donna si fece avanti. Aveva seni enormi che porto' a pochi centimetri dalle mie labbra. Poi si spremette il petto con entrambe le mani, due spruzzi di latte sgorgarono vigorosi bagnandomi il viso. Alcune gocce scivolarono tra le mie labbra e io capii che per tutto quel tempo mi avevano nutrito con latte di donna.
Poi tutte quelle donne si avvicinarono e io fui travolto da un mare di mani che mi accarezzarono. Non dico di aver avuto un rapporto sessuale con ognuna di loro, non sarebbe stato umanamente possibile ma tutte mi toccarono e mi baciarono in tutto il corpo. Entrai cosi' in uno stato di trans estatica sperimentando una strana forma di orgasmo leggero ma continuo. Poi crollai nuovamente nel sonno.
Quando mi svegliai la donna anziana mi disse: "I mostri si stanno ritirando. La razza umana e' salva."

Restai ancora sei mesi nella Citta' Sotterranea. Ora tutte mi parlavano.
Mi insegnarono l'aritmetica simbolica grazie alla quale avevano scoperto il modo di fermare l'invasione e individuato me come prescelto. Da loro imparai conoscenze sulla natura del corpo, dell'anima e dei pensieri.
Ma di loro non seppi nulla.
Un giorno mi dissero che dovevo tornare nel mondo reale. A malincuore accettai di andare dove la morte e la distruzione erano state seguite da una lenta rinascita.
Non ritrovai mai piu' l'ingresso delle grotte nonostante piu' volte fossi ritornato a cercarlo.
Ho memoria di quanto mi disse come ultima cosa la donna anziana: "Ricordati di celebrare la vita. E' comunque bellissima. E ricordati che placare la solitudine di un solo essere puo' salvare un intero mondo."

Jacopo Fo

Storie dell'Invasione, ecologia e movimenti artistici

Cacao della domenica del 04/09/2005

Indice di questo numero

-- Stanno arrivando
(Storie dell'Invasione - 1 di Jacopo Fo)

-- Notiziona: l'ecologia ha vinto (Per leggerla clicca qui )

-- Poesia (Per leggerla clicca qui )

-- Bionde, banche, bottino, banditi, borghesi e buzzurri. (Per leggere l'articolo clicca qui )

-- L'arte è l'unica forza in grado di dare speranza all'umanità.
(Manifesto per un movimento artistico in difesa dell'Umanità. Sono iniziati i lavori per costruire il Parco Fantastico di Alcatraz!!!) di Jacopo Fo e Eleonora Albanese
(Per leggere l'articolo clicca qui )

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- Ascolta gli interventi audio di Jacopo Fo. Sono disponibili pezzi di controinformazione su Iraq, Scalate Bancarie, Napoli eccetera. http://www.jacopofo.com

- Dal 22 al 25 settembre, laboratorio di autoimpresa ecologica a Alcatraz. 35 euro al giorno seminario+pensione completa in camerata. Per maggiori informazioni info@alcatraz.it oppure chiamo lo 075 9229938/39

- 30 settembre - 2 ottobre laboratorio per la costruzione del Parco Fantastico di Alcatraz. Lavorare con le mani, il cemento, il ferro e i pennelli. Costruire grandi statue dipinte che formeranno un luogo per stupire le persone e aprire i cuori al divertimento e allo spirito del gioco.
Vieni a darci una mano a realizzare una colossale istallazione artistica contro la guerra e la stupidità.
Alla sera sarai talmente sporco che neanche il tuo commercialista potrà riconoscerti!
Scegli l'arte come strumento di comunicazione. Se pensi di non essere capace di fare arte scoprirai talenti insospettati. Tira fuori la bestia creativa che è dentro di te!!!
Con Jacopo Fo e Eleonora Albanese alla scoperta delle realizzazioni che si possono concretizzare solo nei sogni più smodati e alla Libera Università di Alcatraz.
35 euro al giorno pensione completa in camerata e laboratori.
(Vedi in questa mail "L'arte è l'unica forza in grado di dare speranza all'umanità").

- Metti il blog di Jacopo Fo sul tuo sito in Rss! http://www.jacopofo.com/?q=node/feed

- Stiamo cercando di trovare informazioni su una malattia rara chiamata "bocca che brucia" per un'amica che soffre molto a causa di questo disturbo. Saremmo grati a chi ci possa fornire informazioni specifiche.

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Stanno arrivando
(Storie dell'Invasione - 1)

"Dannazione, Molli!" urlò l'uomo corpulento affacciandosi nella grande sala: "La smetti di raccontare questa storia ai bambini? Ti sembra educativa?"
Molli aveva 23 anni allora, e stava seduta per terra in mezzo a una decina di bambini intorno ai sette anni.
"Dai, vai avanti!" la incitò Patti, che teneva in braccio un cane di pezza con tre occhi.
"Dai, dai!" urlarono tutti.
Molli guardò suo padre con uno sguardo che diceva: "Vedi? Cosa ci posso fare?"
Lui se ne andò sbattendo la porta e protestando: "Donne! Chi le tiene più adesso?!?"
E Molli ricominciò a raccontare la storia della battaglia di Santa Teresa.

Era una mattina di bel tempo. Faceva quasi caldo. Lucia stava seduta sull'aia davanti a casa. Sentì un suono strano e guardò verso valle. Non si vedeva niente. Poi, da dietro la gobba della collina, sulla strada, vide apparire la punta delle lance. Ogni punta era decorata da una striscia di stoffa mossa del vento. Poi sotto le punte e le strisce di stoffa spuntarono le aste delle lance. Sobbalzavano. Poi emersero una trentina di soldati che correvano in formazione, schierati per quattro. Portavano le lance dritte verso il cielo. E correvano perfettamente al passo. Le divise rosse e blu erano impolverate.
Erano sudati.
Lucia si alzò in piedi e urlò con quanto fiato aveva in gola: "Stanno arrivando!!!".

Michele Lanzacurte in piedi davanti allo specchio stava radendosi i capelli.
Paola Santi entrò nella stanza.
"Cosa fai?"
"Devo andare, stanno arrivando."
"Come lo sai?"
"Leggo i giornali."
Cosa credi di fare? Pensi di fermarli?"
"Non credo a niente. Ma devo andare."
"Potresti morire."
"Sopravvivere sarebbe peggio."
"E a me non pensi?"
Michele aveva finito di radersi metà della testa. La parte sinistra. Sull'altra porzione di cranio aveva ancora i suoi capelli scuri e folti.
"E' per te e la bambina che vado, Paola. Vado a vedere se abbiamo una possibilità di fermarli. Se non torno nascondetevi nelle grotte. Forse là non verranno."
"Michele..."
"Lasciami andare, amore mio. Non è facile andare se cerchi di fermarmi."
Michele Lanzacurte prese le armi e la borsa a tracolla e uscì. Iniziò a camminare verso la strada comunale. Vedeva solo boschi a perdita d'occhio.
Poi si fermò, tornò indietro. Appoggiò a terra i bagagli, davanti alla porta. Rientrò in casa e disse: "Facciamo l'amore." Poi cercò di sorridere. Lei gli si fece incontro e lo abbracciò.

Michele Lanzacurte raggiunse Holli, l'Olandese all'altezza del Montino delle Portole. Stava in piedi all'inizio della stradina che portava a casa sua. Indossava un impermeabile nero e aveva arco e frecce.
"Ce ne hai messo ad arrivare" disse con il suo accento da nordico.
"Scusami" rispose Michele.
Presero a camminare assieme in silenzio, non c'era molto da dire.
All'altezza della casa degli Ervin, i tedeschi, sentirono Irish che li chiamava: "Aspettate!"
Si udì Ruth che urlava in tedesco: "Bastardo! Non andare." Lui non rispose. Continuò a camminare verso gli amici.
"Non andartene, in nome di Dio."
Ma lui non rallentò e non si girò. Ansimava in salita con il grosso zaino sulle spalle. Allora lei si tolse i vestiti fino a restare nuda e urlò: "Se non ti fermi adesso non mi rivedrai mai più così!"
Irish si girò a guardarla e le gridò: "Sei bellissima Ruth! Tornerò e ti starò sopra tutta la notte!"
Ormai era arrivato a una decina di metri dai due compari: "Mi ama!" Mormorò sorridente.
Lei continuò a urlare a lungo, fino a che non scomparvero nella macchia.

Al ponte sulla Ventia incontrarono i fratelli Zarro. Avevano i cavalli ed erano cinque. Sulla salita che porta a Santa Teresa si unirono a loro gli Esposito, i Sandri e il Cordaro con i suoi tre figli.
Erano arrivati a essere più di venti in cima alla collina di Santa Teresa. E lì trovarono un'altra trentina di uomini ad attenderli.
Alcuni avevano già cominciato a scavare buche e a piantare pali.

Michele si guardò intorno. Poi chiese all'Olandese: "Cominciamo?"
"Che aspetti?" rispose lui. La paura gli rendeva difficile parlare.
Michele disse: "Allora costruiamo queste benedette trincee!"
Rocco Panfili, che stava sudando col piccone in una buca di mezzo metro rispose: "Cosa ti sembra che si stia facendo, capitano?"
"Non sono capitano" protestò Michele Lanzacurte.
L'Olandese lo guardò con aria di sufficienza: "Sei stato eletto. Sei tu il capitano."
"La parola non mi piace."
"Non dovevi accettare."
"Merda!" concluse lui. Poi sputò per terra.
Iniziarono a scavare, prima che il sole tramontasse avevano creato trincee e palizzate.
Arrivò un carro tirato da un gruppo di uomini e donne.
Un irregolare si fece loro incontro: "Li avete visti?"
"No, ma abbiamo visto i soldati e siamo scappati."
"Esistono ancora soldati?" Chiese un altro.
"Sì, e hanno le divise rosse e blu."
Irish mormorò: "Che idea idiota far precedere i Globuli dell'Apocalisse da un drappello di soldati in divisa della festa."
"Dicono che così si vedono meglio. Anche le lance con le bandierine servono per quello."

Il mattino dopo, verso le 6 si sentì avanzare lo scalpiccio di un gruppo di uomini.
Ma non erano i soldati, erano gente del nord che stava scappando, uomini e donne malconci che marciavano da giorni.
"Cosa fate qui! Scappate!" urlò uno di loro verso le trincee. Non c'è modo di fermarli! Vi faranno a pezzi."
Nessuno gli rispose.
Il gruppo in fuga uscì presto dal loro campo visivo.
Verso le otto arrivarono una ventina di uomini e donne.
Avevano lance ed erano vestiti in modo molto colorato.
"Siamo il Clan del Gabbiano. Stiamo cercando un posto dove aspettare i Globi e vedere se è vero che sono indistruttibili."
Un anziano dei Cardini gli rispose: "Noi li affronteremo qui!"
"E chi ha il comando?"
"Quello laggiù con metà testa rasata. E' Michele Lanzacurte. Quello che ha affrontato un globo e lo ha distrutto con un bastone."
I membri del Clan del Gabbiano si consultarono, poi il loro capo disse: "Allora li affronteremo qui con voi. Se chi vi comanda è quello che ha scoperto che i Globi si possono attaccare con il legno abbiamo trovato la compagnia giusta con la quale combattere."
"Vai a dirlo a lui" gli rispose il vecchio Cardino.

Mezz'ora dopo spuntarono le lance dei soldati. Marciavano in salita stremati.
Arrivati a distanza di voce uno di loro gridò: "Andatevene! I Globi stanno arrivando. E' la massa madre. Fuggite!"
"Li affronteremo qui" rispose loro Lanzacurte.
"Siete pazzi" rispose l'ufficiale.
Poi ripresero a marciare allontanandosi.

Dopo un'ora ai piedi della collina si iniziò a distinguere una certa luminosità.
Molti iniziarono a darsi voce: "Eccoli!"
Ma per molti minuti non si potè distinguere nulla. Poi un globulo rosso luminescente si distinse chiaramente.
"Eccoli!" urlò una sola voce.
Era superfluo. Tutti stavano guardando.
Michele gridò: "Tutti ai vostri posti!"
Superfluo anche questo. Tutti stavano accucciati nelle loro trincee con le mazze e le spade di legno, le lance e le frecce incoccate con le punte di quercia.
Erano pronti.
Michele Lanzacurte ripeté gli ordini:
"Aspettate il segnale. Devono essere vicini! Lanceremo tutte le frecce e poi caricheremo e che Dio ce la mandi buona."
Si sentì un rumore dietro di loro.
I soldati erano tornati indietro. Scesero nelle trincee difese dai pali appuntiti e si dispersero tra gli irregolari.
Uno di loro spiegò: "Siamo stufi di correre davanti ai Globi per avvisare la gente. Ormai lo sanno tutti che stanno arrivando e questo ci sembra un posto come un altro per morire."
Non lo aveva detto con entusiasmo ma nella sua voce c'era tutta la determinazione possibile.

Dopo venti minuti i Globi erano a duecento metri.
Gli uomini sudavano freddo vedendoli avanzare con quella lentezza esasperante.
Stavano in silenzio.
A misurare la loro paura.

Quando arrivarono a trenta metri Lanzacurte gridò: "Incoccate le frecce.
Pronti a tirare al mio via!!!"
Nessuno si mosse, erano pronti da due ore almeno.

"Mirare!" gridò Lanzacurte.
E in quel momento si sentirono dei suoni. Voci. Cantavano su tonalità strane.
Donne.
Avanzavano da dietro gli uomini. Erano nude e portavano tamburi e flauti. Superarono le difese degli uomini e si lanciarono verso i Globi di corsa. Disarmate.
Lanzacurte gridò: "Non tirate. Archi a riposo!"
"Archi a riposo!!!" ripeterono altri. Gli uomini facevano fatica a rilasciare la corda dell'arco senza lasciar partire la freccia. La molla della loro anima era impaziente di scattare verso la battaglia.
"Fermatevi!" urlò Michele alle donne. "Fermatevi, siete pazze!" Iniziarono a gridare tutti. Qualcuno cercò di afferrare una delle donne che gli passavano vicino di corsa ma quelle erano ricoperte d'olio e le mani scivolavano loro addosso.

I Globi erano a venti metri quando le donne saltarono su di loro cantando.
Non erano balzi di guerra. Sembrava un gioco. Le donne affondavano nei corpi dei Globi e pareva che questi le abbracciarono. Si sentirono grida ma i Globi non stavano uccidendo le donne.
E presto fu chiaro che i movimenti ritmici e sfrenati delle donne stavano coinvolgendo i Globi in una specie di danza.
Il giovane Hans dei Tedeschi disse nel suo buffo italiano con forte accento umbro: "Ma stanno scopando!"
Molti si girarono a guardarlo e lui si sentì in colpa per averlo detto. Ma era chiaro che in molti stavano pensando la stessa cosa.
Quello che avevano davanti era un gruppo di un centinaio di donne che stava facendo sesso con i Globi.
O almeno questa era l'unica cosa che veniva in mente alla piccola armata schierata per la battaglia finale.
"Merda, Michele, hai mai visto niente del genere?" chiese l'Olandese a Lanzacurte.
"No, cazzo, non l'ho proprio mai visto."
"E non credo che l'abbia mai visto nessun altro" aggiunse Cardino padre che era dietro di loro con una scure di legno a due mani.
Quello spettacolo sconvolgente e impossibile si prolungò per circa mezz'ora. Forse qualche cosa di più.
Da mesi ormai gli orologi avevano smesso di funzionare.

Poi le ragazze scivolarono giù dai Globi. A quanto pareva erano ancora vive. Mai successo neppure questo. Tutto quello che i Globi toccavano moriva. Dietro di loro lasciavano un deserto di minerali disaggregati.
Le ragazze stettero qualche minuto sedute o sdraiate a terra come se uno sforzo enorme le avesse spossate.
Poi si alzarono e lentamente iniziarono a risalire la china.
"Guardate!!!" Urlò un uomo.
Tutti si immobilizzarono. I Globi stavano diventando evanescenti.
Evaporavano.
In pochi minuti scomparvero del tutto.
Le donne ripresero a camminare in salita faticosamente.
Quando arrivarono alle trincee qualche difensore si azzardò a chiedere: "Ma cosa è successo?"
Una bruna sui cinquant'anni rispose per tutti, parlando a voce alta: "Li abbiamo ricacciati nel loro mondo. Era l'unico modo. Quel che è successo dimostra che i Globi sono entità di un'altra dimensione. Hanno invaso il nostro universo alla ricerca di energia vitale. Nel loro mondo non ce n'è. Sono creature entropiche.
Noi abbiamo dato loro quello che cercavano e se ne sono andati."
Un giovane impertinente ebbe il coraggio di porre la domanda: "Ma avete fatto sesso con loro?"
La donna lo guardò. Era estremamente stanca: "Abbiamo fatto molto di più. Ma le vostre menti retrograde possono capire solo che abbiamo fatto sesso con loro.
E comunque li abbiamo fermati ed è quello che conta. Sono tornati nella loro dimensione e non torneranno per migliaia di anni e quando torneranno si saprà come accoglierli."
Michele Lanzacurte si avvicinò: "Vuoi dire che sono morti miliardi di esseri umani ed era sufficiente che un centinaio di donne copulasse con loro per fermarli?"
"Sì. Se l'avessimo scoperto prima avremmo potuto risparmiare miliardi di vite. Ma non lo sapevamo."
Lanzacurte aveva migliaia di domande da porre. Ma la donna aveva altro per la mente: "Le mie donne sono spossate. Rischiano di morire. Abbiamo bisogno della vostra energia vitale."
"In che senso?" chiese Lanzacurte.
"Per dirla secondo il vostro sistema interpretativo da paleolitici abbiamo bisogno di fare sesso, subito, con tutti i maschi qui presenti."
"Ma mia moglie mi taglierebbe la gola!" esclamò l'Olandese.
"Pazienza" disse la donna con un tono che non ammetteva repliche. "Lei deve essere contenta di essere viva. Considerala un'azione di solidarietà. Molte ragazze moriranno se non ci darete un po' del vostro Chi."
"Va bene" disse Michele Lanzacurte.
Poi diede ai suoi uomini l'ordine di spogliarsi.