dario fo

Le fatiche di Ercole e i suoi amori

Carissimi,
questa settimana vi ripresentiamo l'ultima fatica letteraria di Dario Fo. Si tratta de “L'osceno e' sacro”, edito da Guanda.
Il libro oltre ad essere ricchissimo di immagini e disegni di Dario, vede alla cura del testo, come sempre, Franca Rame.
Questa settimana vi parliamo di Ercole, praticamente un Rambo di altri tempi.
Buona lettura!

Le fatiche di Ercole e i suoi amori
Libri Dario Fo Franca RameMi e' spesso capitato di trovare racconti nati in paesi dove il linguaggio e' normalmente impastato da una forte trivialita', anche fine a se stessa, e di scoprire, in mezzo a quelle conte gratuitamente oscene, un episodio espresso con alto senso poetico e sottile ironia.
I poeti romani, per esempio, sempre con le dovute eccezioni, non si possono definire costantemente eccelsi, e lo stesso Catullo in piu' di un caso si lascia andare a componimenti di gusto triviale e poveri di originalita'. Analoga sorte tocca ad Ovidio, che sovente incappa in forme facili e risolte in modo sbrigativo, soprattutto prive di umore. Nella sua raccolta dedicata alle Metamorfosi propone il famoso dramma di “sangue e passione” svoltosi fra Ercole, l'Eracle dei Greci e Deianira, la sua giovane sposa. Osserviamolo.
Sulla riva di un fiume che stanno per attraversare, Ercole e Deianira incontrano il centauro Nesso, che si offre di traghettare la donna. Giacche' l'acqua scorre impervia, l'eroe accetta l'aiuto: lui attraversera' nuotando, la sposa invece cavalchera' il possente centauro. Ma nella traversata ecco che Nesso tenta di approfittare della figliola, che sgomenta urla chiedendo aiuto. Giunge lo sposo, che subito lancia una freccia intrisa del veleno dell'Idra di Lerna e colpisce a morte il violentatore.
Prima di esalare l'ultimo respiro, il centauro fa dono a Deianira di una tunica bagnata del proprio sangue e avverte che l'indumento possiede un grande potere: quello, se indossato, di fare innamorare qualsiasi uomo della donna che gliene ha fatto dono.
Ercole s'e' da poco innamorato di una schiava, figlia di re, fatta prigioniera in una delle sue ultime imprese. Per riconquistare il marito Deianira dona la tunica magica a Ercole. Ma e' una trappola. Appena la veste avvolge il corpo dell'eroe ecco che emana un calore insopportabile: Ercole si sente ardere in tutto il corpo, cosi' si getta nel fuoco preparato per bruciare il corpo di Nesso. La sposa impazzita si lancia a sua volta nel rogo.
Insomma, un melodramma risolto con sequenze quasi meccaniche, di effetto tragico ma piuttosto scontato.
Abbiamo scoperto invece un altro testo, piu' o meno dello stesso periodo, che manda all'aria la chiave narrativa di Ovidio e propone situazioni davvero inconsuete, inattese, coinvolgenti.
Prima di tutto l'autore in questione, naturalmente anonimo, unisce in un sol ruolo i due personaggi femminili della storia, cioe' Deianira e Iole, la schiava-regina sottratta al re Eurito, suo padre. Costui, come nella leggenda di Medea, sottratta al padre da Giasone, scatena una vera e propria caccia ai due fuggitivi, inviando navi cariche di guerrieri: l'ordine e' di catturare la figlia e genero ad ogni costo, vivi o morti.
Ercole conduce la sposa in una sua isola conosciuta da pochi intimi. In quel rifugio sperduto nel Mediterraneo i due si amano gioiosi ma, ahime', Giove interrompe brutalmente l'idillio. Il padre celeste chiede al possente figliolo di tornare a compiere un certo numero di imprese: scannare mostri, strozzare serpenti, distruggere draghi e qualche idra, tanto per gradire. Deianira-Iole e' disperata, ma che il suo amato non puo' disobbedire a Iupiter, l'immenso. Anche Ercole e' sconvolto e, oltretutto, a chi puo' chiedere di prendere il suo posto nel proteggere la sua donna? C'e' un unico personaggio di cui si fida, sia per l'amicizia che li lega sia per la fama di lealta' di cui puo' far vanto: si tratta di Nesso il centauro, che e' stato suo maestro di vita e di ogni altro sapere, compreso quello delle armi.

Come andra' a finire questa storia?
Il resto alla prossima puntata oppure qui http://www.commercioetico.it/libri/dario-fo-e-franca-rame.html

Sant'Ambrogio e l'invenzione di Milano

Carissimi,
Sant'Ambrogio e l'invenzione di Milanoeccoci qui a presentarVi l'ultima fatica del nostro Nobel preferito, Dario Fo. Si tratta di: Sant'Ambrogio e l'invenzione di Milano. Un santo sui generis il nostro Ambrogio, tutta da scoprire la sua storia.
Il libro e' correlato, come al solito, dei magnifici disegni di Dario, assolutamente da non perdere.
Vi anticipiamo le prime pagine, buona lettura.

Ambrogio, un santo scomodo e imprevedibile
Elogio alla citta'.

Sembrera' assurdo che Ambrogio, primate della citta' di Milano a cui diede massimo lustro, davanti al quale s’inchinarono imperatori, papi e vescovi, si trovi ad essere quasi uno sconosciuto nella sua citta' e nell’Italia intera.
No, in verita' ogni anno, il 7 dicembre, alla memoria della sua nascita e' dedicata la première musicale al Teatro alla Scala, alla quale sono presenti tutti i notabili delle consorterie e del governo, banchieri, faccendieri, uomini d’industria e degli affari e qualche generale. Le signore sfoggiano abiti preziosi ed eleganti. Fuori, ad accoglierle ogni volta puntuali, non mancano contestatori che lanciano uova piu' o meno marce.
Dopo l’andata in scena dell’opera il sindaco offre un gran pranzo, tutto a spese del Comune, con piu' di 500 invitati di rango, 100 camerieri e la presenza di carabinieri in alta uniforme; ancora in suo onore, in quei giorni s’inaugura una fiera molto popolare detta degli Oh béj, oh béj dove si vendono giocattoli, torroni e leccornie per ragazzini e, sempre una volta all’anno, le persone piu' meritevoli vengono premiate con l’Ambrogino d’oro, una moneta di dimensioni ridotte su cui e' inciso il ritratto del santo.
Tutto qui? No, in tutta la provincia lombarda in quel giorno si preparano tortellini da cuocersi in un brodo intenso e profumato. Questo piatto e' chiamato la “Raviolata d’Ambrogio”. Manca solo che gli si dedichi una lotteria e una gara di corsa campestre per ricordarlo come si deve.
Ma questo santo non merita qualche attenzione in piu'? Da dove viene, dove nasce, come s’e' fatto vescovo? Per quale motivo al suo tempo godeva di tanta fama, al punto di esser conosciuto, rispettato e temuto dai barbari germanici ai sapienti greci?
Per potermi maggiormente informare sulla sua vita, un giorno, nel bel mezzo di questa scrittura, ho fatto il giro di almeno cinque librerie fra le piu' importanti di Milano e, con mia grande sorpresa, ogni mia richiesta di ottenere dei testi su sant’Ambrogio e' andata a vuoto, ne erano completamente sprovviste.
– Ma… me ne potreste procurare qualche copia? – chiedo io.
– Mi dispiace – risponde l’incaricata – ma vedo qui sul computer che tutti i volumi che lei richiede sono fuori catalogo, non si ristampano piu' da parecchi anni… edizioni recenti non ne esistono.
Insistendo nelle mie ricerche, pero', alla fine ho trovato solo tre libri sul santo: in un negozio delle Edizioni Paoline.

Introduzione essenziale.
Sartre diceva: “Per realizzare un buon racconto o una sceneggiatura di un’opera teatrale, bisogna innanzitutto essere a conoscenza dell’ambiente fisico e culturale in cui gli avvenimenti si svolgono. Inoltre, i personaggi della storia o dell’attualita' devono essere trattati come indagati dentro un’inchiesta giudiziaria, e, se preferite, come si trattasse di inquisiti in un’indagine di polizia”.
Ho avuto l’occasione di sentir proporre questo metodo la bellezza di 45 anni fa, a Parigi, direttamente dalla voce del grande creatore dell’esistenzialismo, durante una sua lezione alla Sorbona.
Jean-Paul Sartre, che piu' tardi avrei avuto occasione di conoscere personalmente e con lui avrei preparato un programma televisivo di carattere storico, asseriva che gli scritti e le confessioni degli ‘indagati’ possono permetterti, se ben usati, di inventare dei dialoghi abbastanza credibili, sempre che si rispetti un metodo scientifico essenziale, che e' quello fondamentale nei progetti architettonici costituito da pianta-alzato-scorcio-prospettiva.
Solo cosi' possiamo ottenere un ritratto a tutto tondo del soggetto, compresi i suoi gesti, linguaggio, tic ed espressioni.
A proposito di Ambrogio, noi abbiamo la fortuna di possedere una quantita' enorme di epistole, commentarii, prediche ed esortazioni vergate di sua mano, piu' una biografia redatta dal suo segretario Paolino e numerose testimonianze di autori del suo tempo, fra cui primeggia sant’Agostino, aggiunte ad altre non sempre benevole, anzi critiche e per questo tanto piu' preziose. Un altro elemento determinante nella nostra inchiesta sul vescovo di Milano ci viene dal comportamento, spesso imprevedibile e contraddittorio, che egli manifesta davanti a fatti e situazioni di rilevanza storica dei quali e' protagonista.
e' inutile dire che il metodo suggeritomi da Sartre mi e' stato piu' che utile, addirittura determinante nella stesura e nella messa in opera di quasi tutti i miei lavori. In quest’ultima fatica su Ambrogio e il suo tempo, poi, si puo' dire che l’abbia applicato fin dal primo approccio e con grande rigore, a costo di trovarmi spesso in un labirinto di situazioni inconciliabili, da cui non mi era piu' possibile sortire. In questi casi ho risolto immaginando incontri con tanto di conflitto verbale fra gli antagonisti. Di questi approcci possedevo solo indicazioni sommarie ma conoscevo le chiavi del diverbio, le opposte posizioni, il livello di stima o disprezzo che esisteva fra i vari personaggi e, soprattutto, avevo imparato che in ogni occasione difficile bisogna agire decisi e preparati come in un combattimento. Di se' e dei suoi seguaci, infatti, Ambrogio diceva nel suo De Elia et Jejunio: “Siamo atleti, combattiamo in uno stadio dove dobbiamo stupire e vincere oltre che convincere, dobbiamo lottare essendo in forma. Siate meditanti, allenati, massaggiati con l’olio della letizia, con l’unguento che dimagra, il vostro cibo sia sobrio e privo di lussuria, il vostro bere sia molto parco, affinche' non siate sorpresi in ebbrezza. L’atleta non deve mai darsi all’ozio dicendo “ho vinto lo scontro di ieri, ora mi godo la pausa”. Siate sempre
pronti a ricominciare”.

 

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DARIO FO: La Bibbia dei Villani

Dario Fo La Bibbia dei VillaniQuesta che state per leggere e' La Bibbia dei villani, o meglio, riprendendo il suo titolo per intero, La Bibbia dell’imperatore, la Bibbia dei villani. La accompagnano delle immagini disegnate e dipinte, che in teatro come nella scrittura dei testi sono il mio suggeritore.
Il frontespizio della Bibbia in questione e' una tavola miniata, realizzata dagli amanuensi e dai pittori di Tours del IX secolo, di una raffinatezza incredibile. Un capolavoro dove appaiono evidenti le influenze greche e dei bizantini di Ravenna, per i colori, per la cromatìa.
Il codice era stato commissionato da Carlo il Calvo, imperatore.
Carlo il Calvo sali' al trono dei Franchi appresso a suo padre Ludovico il Pio. Non si sa perche' gli appiopparono questo soprannome di Pio giacche', e' risaputo, quell’imperatore si dimostro' tutt’altro che propenso alla clemenza: per gestire il suo potere commise crimini inauditi e qualche strage.
D’altra parte, aveva ricevuto lezioni di potere d’alto livello: suo nonno era niente meno che Carlo Magno. Il Pio imperatore amava l’allegrezza, specie con le donne, tanto che impalmo' un gruppo imprecisato di mogli, generando figli in gran numero: di primo letto, di secondo letto, terzo letto, quarto... divano letto, chaise longue. Cosi' che, nella corsa al trono, Carlo il Calvo s’era trovato di fronte a una concorrenza nutrita di fratelli, fratellastri, nipoti, cugini e parenti piu' o meno prossimi. Ne aveva eliminati un certo numero.
A sua volta, con crimini e tradimenti, era arrivato al regno: prima s’era fatto eleggere re a Pavia e poi incoronare, naturalmente a Roma, da Papa Giovanni VIII, che era stato spudoratamente pagato per questo servizio. e' normale! Il Papa, dunque, aveva unto Carlo il Calvo, benedicendolo, come si diceva allora, "Unto dal Signore". Normale anche questo: non solo gli imperatori ma anche i re venivano unti, finche' poi si e' trasceso e si e' arrivati a ungere i cavalieri…
Con "l’unzione", come tutti gli imperatori Carlo il Calvo aveva acquisito doti taumaturgiche eccezionali: bastava ponesse le mani su un povero disgraziato ammalato di scabbia, di tigna, rogna, scrofola o scorbuto, che quello, trac!, all’istante guariva. Soltanto che, a forza di guarire gente, a un certo punto si era beccato a sua volta una rogna incredibile: gli erano cascati i capelli, i peli dalle orecchie, dalle sopracciglia, dalle ciglia... e anche piu' in basso… Cosi' era diventato, appunto, Carlo il Calvo.
Vi chiederete perche' ci occupiamo della Bibbia commissionata da questo franco imperatore. Ebbene, grazie al Poligrafico di Stato, e' stata pubblicata qualche anno fa la copia perfetta di questa Bibbia il cui originale si trova a Roma nella Basilica di S. Paolo fuori le mura. Nel codice miniato, eccezionale per le dimensioni, oltre che per le pitture, basti dire che pesa piu' di trenta chili, si puo' notare l’immagine dell’imperatore di fianco al Padreterno. Le due figure hanno la stessa dimensione, anzi, sono l’uno la fotocopia dell’altro. Una grande modestia da parte dell’imperatore, non c’e' che dire!
Dio ha in mano un codice: e', appunto, la Bibbia che l’imperatore gli ha regalato… che' il Padreterno non la conosceva! In alto c’e' una folla di Santi, di dimensione ridotta, e anche la moglie e' piu' piccola – e' una moglie, cosa pretende?
Accanto c’e' un’amica… non si sa se della moglie o dell’imperatore.
Noi dobbiamo ringraziare i curatori di questo capolavoro, per averci proposto di presentarla, di farla conoscere attraverso uno spettacolo, fornendoci documenti e illustrazioni straordinarie.
A nostra volta abbiamo condotto ricerche, consultato altre bibbie che niente hanno a che vedere con quelle tradizionali: le Bibbie degli straccioni, dei poveracci. Ed e' dall’unione dei vari documenti e delle tante suggestioni che abbiamo raccolto sia dalla Bibbia dell’imperatore sia da quelle dei villani, che e' nato lo spettacolo che abbiamo presentato al Festival di Benevento Citta' Spettacolo nel settembre del 1996 e ora, diversamente allestito e con l’introduzione di altri brani, questo libro.
Ma come sempre succede grazie al costante collaudo che si fa davanti al pubblico, l’impianto e lo svolgimento dell’intero spettacolo si e' giorno per giorno modificato e naturalmente con esso anche il testo che vi andiamo a presentare.
Nella nostra inchiesta che abbiamo continuato a realizzare anche in questi ultimi anni e' stata una sorpresa incredibile trovare tutta una fioritura di storie in opposizione alle Bibbie ufficiali, storie che derivano dalla tradizione, scritta e orale, di tutte le regioni d’Italia. Commovente e' l’atteggiamento affettuoso che dimostra Dio verso tutte le creature, soprattutto nei riguardi dei villani.
Splendida e' l’immagine di Dio che hanno i villani. I villani non pensano mai di ridurre Dio a livello dell’uomo, nemmeno se quell’uomo e' un imperatore, o di elevarsi all’altezza di Dio. Per loro Dio e' immenso, vaga, infinitamente grande, sdraiato sui mari e sulle montagne, rotola nelle nubi, ci si affaccia ogni tanto a controllare la sua creazione: "Oh che bell’universo che ho messo in piedi! Guarda che capolavoro quell’animale! E quell’altro? Il cavallo! Che bello il cavallo! Oehu, che bella bestia!... Questo con quel nasone cos’e'? Il mammut? Che schifo! Ai primi freddi lo gelo! Quest’altro chi e'? Il cammello? Con quella gobba? In Africa ti butto cosi' non ti vede nessuno!"
Dio e' nella brocca del vino, nell’agnello che nasce o che stanno ammazzando. Da sempre i villani mangiano Dio, lo amano e lo bestemmiano, e sono certi che Dio sia il bene ma in parte anche il male, che sia il padre degli angeli ma anche parente stretto dei diavoli, che sia la vita ma anche la morte. Per questo i villani non temono la fine della vita e godono moltissimo nell’osservare i padroni tremare disperati davanti alla morte. Dio per loro e' sofferenza e giocondita', pianto e godimento, sorriso e sghignazzo. Ecco perche' la Bibbia dell’imperatore e' solenne e spesso ridicola nei confronti del Padreterno, mentre quella dei villani e' commossa e piena di risate.
 

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Dario Fo: Il Mantegna impossibile

Dario Fo Il Mantegna impossibileCarissimi, questa settimana vi presentiamo un nuovo libro di Dario Fo su un grande dell’arte: Il Mantegna impossibile.
Anche questo libro e' edito da Franco Cosimo Panini e insieme a quello su Michelangelo e su Giotto, continua una collana di libri belli, di grande formato, e di straordinaria lettura. Immagini, foto e disegni di Dario arricchiscono una ricerca che apre nuove prospettive sui grandi dell’arte italiana.
Insieme al libro abbiamo anche la possibilita' di offrirvi un bellissimo foulard e una t-shirt d’autore. Indossatela e diventerete immediatamente piu' bravi di Cimabue.
Qui di seguito il prologo del libro. Buona lettura!

Prologo
Mi ha sempre creato enorme sorpresa e soddisfazione scoprire che tutti i grandi artisti d’ogni tempo nelle proprie opere riservano grande spazio all’ironia satirica e all’umorismo poetico.
Giotto nel suo grande affresco nella Cappella degli Scrovegni di Padova offre nella scena del Giudizio Universale, in particolare nelle sequenze dell’Inferno, atteggiamenti buffi perfino in situazioni tragiche come quella dei dannati aggrediti da demoni assatanati: glutei al vento, falli malmenati, peccatrici con poppe scodinzolanti e cosi' via.
Lo stesso discorso vale per Bosch, sempre negli inferi, con animali paradossali e impossibili incrociati con oggetti da cucina e da lavoro, sederi che si affacciamo alle finestre, pesci con ali da pipistrello e grosse trote che se ne vanno nel cielo sormontate da vele maestose.
Questo bisogno di uscire dal normale e dalla convenzione per immergersi nel fantastico e' una scelta che pero' viene prodotta soltanto da pittori e scrittori, nonche' da poeti di talento eccezionale.
Dante e' un vero e proprio campione dell’impossibile, del sovraumano. Chi ha mai immaginato e messo in scena grappoli di amanti ignudi che abbracciati appassionatamente se ne vanno per l’aria sospinti da un vento amoroso, come stormi di volatili travolti dalla passione, se non il sommo poeta?
Ma lo stesso discorso lo possiamo riservare per Leonardo che in decine di suoi disegni e pitture racconta con feroce sarcasmo la bieca violenza degli uomini, come nell’Adorazione dei Magi agli Uffizi a Firenze. Sul fondo, in contrapposizione all’inchinarsi dei tre re, vediamo guerrieri a cavallo con lance e spade caricare uomini e donne, cadaveri gettati dalla scalinata e gente che fugge atterrita, il tutto mentre e' appena nato il figlio di Dio.
In un altro bozzetto scorgiamo un angelo che soffiando dentro una lunga tromba pernacchia nell’orecchio di un cherubino stordendolo.
In un codice, sempre Leonardo mostra una bellissima donna ignuda che abbraccia e bacia il suo amante, ma framezzo i suoi glutei spunta un pungiglione ritorto pronto a scattare come la coda di uno scorpione. A sua volta l’innamorato ha gia' sollevato il braccio per trafiggere con un pugnale l’innamorata.
Potremmo continuare per pagine e pagine a elencare dipinti e disegni grotteschi, da Michelangelo a Caravaggio, per non parlare di Durer e Brueghel. Ma, forse la palma del gioco satirico dovremmo consegnarla a Mantegna, che e' capace in ogni situazione, anche la piu' drammatica, di catapultare dentro le sue opere donne, uomini, cavalli, bimbi che rovesciano la logica in un mondo di follia.
Meraviglia sempre pero' che la gran parte degli studiosi, e fra questi uomini di notevole cultura, non si renda conto di questo paradosso narrativo, e quando non puo' fare a meno di notarlo liquidi il gioco satirico quasi con fastidio, minimizzando come se si trattasse di un trascurabile incidente. Non vogliono assolutamente rendersi conto che quello di innescare lo sghignazzo dentro il dramma e' un contrappunto essenziale e determinante in ogni opera d’autentico valore.
Ma noi, che siamo notoriamente scostumati e campioni della provocazione, faremo in modo di non perdere occasione per mettere in grande evidenza ogni lazzo, giocondo o crudele, che Mantegna ci portera' davanti agli occhi, perche' ognuno possa finalmente scoprire che la punta piu' alta dell’intelligenza umana sta proprio nel gioco umoristico della vita.

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Foulard Mantegna

Dario Fo sindaco di Milano!

www.dariofo.itEbbene si'. Il mio papa' ha deciso veramente di buttarsi in politica.
La mia famiglia e' in stato di agitazione permanente. La casa e' un via vai di consulenti energetici, esperti di riorganizzazione aziendale e di analisi dei bilanci, specialisti in controllo della qualita', avvocati, militanti di associazioni, tecnici informatici.
Erano anni che non vedevo mio padre cosi' battagliero. Mia madre all'inizio ha fatto resistenza. Poi si e' lanciata anche lei.
Non capisco dove Franca, che recentemente non e' stata bene, trovi le energie. Come al solito e' una forza della natura. E gia me la vedo (se si vincesse) alle sei di mattina a controllare i camion che scaricano la frutta per le mense scolastiche...
Ovviamente potete immaginarvi il livello di casino dell'inizio di questa campagna. Ma il problema piu' grosso non sono tanto le primarie...
Li' saranno i milanesi a decidere se lo vogliono come candidato... Certo bisognera' darsi da fare per raccogliere le firme, far sapere di questa candidatura, mettere in moto una complessa macchina di comunicazione.
Ma la grande scommessa e' quella di costruire un programma per una citta' che ha bisogno di interventi radicali, razionali, equilibrati ed efficienti.
Sarebbe un errore pensare che basti mandare a Palazzo Marino un uomo onesto e intelligente.
I poteri del sindaco sono limitati, la macchina burocratica complessa, i problemi richiedono soluzioni che non siano solo "giuste" ma anche funzionanti.
Con le buone teorie non si va lontano e Dario e Franca hanno iniziato una serie di incontri serratissimi per elaborare nel dettaglio un programma.
Alcuni punti sono scontati: risparmio energetico, razionalizzazione della spesa, taglio dei costi inutili, miglioramento dei servizi per i cittadini e in particolare per le persone in difficolta'. Altri temi richiedono un lavoro di studio e di ricerca su tutte le esperienze positive.
La speranza e' quella di poter fare a Milano un salto di qualita' simile a quello di Chicago per quanto riguarda la diminuzione dell'inquinamento (e dei costi). E al contempo riuscire a replicare l'aumento dell'efficienza dei servizi pubblici sul modello di quelli svedesi che hanno inventato sistemi di incentivazione e verifica della qualita' e che negli ultimi dieci hanno mostrato di funzionare mirabilmente. E poi riuscire a emulare Curitiba, la citta' brasiliana, nell'aumento del benessere, nell'offrire una casa a chi non ce l'ha, istruzione, integrazione, lavoro. Problemi enormi da affrontare con mezzi limitati.
Intanto gli apparati politici dei maggiori partiti del centro sinistra hanno deciso che Dario non e' il loro candidato.
Vedremo se hanno fatto bene i conti. E vedremo se un'organizzazione "autogestita" che basa la sua forza soprattutto sul popolo di internet potra' spuntarla nella prima scommessa delle Primarie a gennaio. Praticamente domani.
Intanto l'inizio ufficiale della campagna e' fissato il 28 novembre al Teatro Smeraldo. Alle ore 20:45 con uno spettacolo programmatico e comico su come potrebbe essere scelto dalla base un sindaco anomalo, per giunta attore comico e su cosa potrebbe combinare se vincesse le elezioni.
In fondo, se ce l'ha fatta Schwarzenegger ...
E come ben sapete mio papa' e' piu' tosto!

PS: Per tutti coloro che vogliono saperne di piu' e vogliono sostenere la campagna abbiamo creato il blog http://www.dariofo.it .