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La piaga degli economisti televisivi

di Jacopo Fo

Nel 2007 eravamo proprio pochi a ululare che l’economia italiana stava per collassare.
Gli economisti in tv ci dicevano che tutto andava bene.
Oggi, gli stessi professori “discettono” sul modo di uscire dalla crisi.
Al di là delle sfumature ci dicono quasi tutti la stessa cosa: bisogna rilanciare gli investimenti di Stato per far ripartire i cantieri e bisogna abbassare le tasse e per farlo bisogna allentare i vincoli europei sulla spesa.
E nessuno li piglia a ceffoni dialettici.
Questi geni non parlano quasi mai dei grandi mali dell’Italia.
Saremmo un paese prospero, e potremmo abbassare di molto le tasse e ridurre il debito pubblico, se innanzi tutto, si demolisse la follia burocratica e si facesse funzionare la giustizia. Eppure questo era scritto in modo chiaro e limpido nel famoso memorandum che l’Unione Europea mandò a Berlusconi…  Riducendo la burocrazia e facendo funzionare la giustizia  ridurremmo anche la corruzione, che della burocrazia si alimenta e potremo anche, finalmente, razionalizzare i costi dello Stato, riducendo lo spreco. Burocrazia, corruzione e spreco sono la Santissima Trinità che ci attanaglia e che impedisce di migliorare l’efficienza del sistema Italia. La corruzione infatti ingrassa l’inefficienza perché non premia i più bravi ma i più furbi.
La più volte promessa rivoluzione digitale e la rivoluzione delle ecotecnologie non decollano perché grazie alla corruzione e alla conseguente inefficienza le innovazioni sono al palo. I corrotti odiano le innovazioni.
E l’oliata macchina della connivenza fa sì che se racconti questa semplice verità non vai in tv. Così sentiamo dire soltanto che tutto si risolverebbe se l’Europa ci consentisse di indebitarci un po’ di più. Come al solito è pioggia di balle in tv!