Perché i danesi sono più intelligenti degli italiani

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Federico VI di Danimarca

Carissimi,
sto facendo una ricerca per mio padre sulla storia incredibile di Federico VI di Danimarca, un re unico nel suo genere… In appendice anche il racconto della storia altrettanto incredibile della corona danese durante l’occupazione nazista, che portò al salvataggio di quasi tutti gli ebrei danesi.
Queste due storie fanno capire da dove arriva il livello di civiltà danese e il patriottismo di questo popolo, sempre pronto a sventolare la bandiera nazionale anche in occasioni non ufficiali come il compleanno del pupo.
Saremmo molto grati a chi volesse aiutarci fornendo altre notizie e correggendo eventuali errori.
Pubblico quindi questa bozza di lavoro che spero apprezzerete per il racconto dei fatti, perdonando il fatto che si tratta solo di un embrione di testo, in forma belluina. Lo so che non si fa, ma per ottenere aiuto in un lavoro non si può aspettare che il lavoro sia finito…

Federico nacque a Copenhagen il 28 gennaio 1768, figlio del re Cristiano VII e di sua moglie, Carolina Matilde di Hannover, sorella di Giorgio III re d’Inghilterra.
La madre lo partorì a 16 anni.
Suo padre impazzisce, soffre di schizofrenia ed è colpito da lunghi stati catatonici.
A causa della malattia mentale del re Cristiano VII, nel 1771 prende la reggenza del regno di Danimarca lo zio, che si chiama anche lui Federico.
Secondo alcuni la regina Carolina Matilde nel frattempo, mentre suo figlio è ancora piccolo, si innamora del medico di corte Johann Friedrich Struensee, che acquisisce così grande potere e diventa Primo Ministro iniziando una serie di riforme progressiste.
La regina partorisce poi una bimba, Luisa Augusta. Viste le condizioni del re, ritenuto incapace di generare, Struensee viene accusato di essere il padre della neonata, quindi processato per alto tradimento, e decapitato. I suoi resti squartati vengono esposti al pubblico. E c’è chi sospetta che l’accusa di aver amato la regina fosse una montatura. (???)

Federico cresce gracile, piccolo di statura e con la passione per le divise e le manovre militari.
Nel 1784, a 16 anni diventa reggente, con l’appoggio di Andreas Peter Bernstorff, eminente politico che era stato per 7 anni, fino al 1780, ministro degli esteri e che lo sarà di nuovo dall’insediamento del giovane reggente Federico fino alla sua morte nel 1797.
Andreas Peter Bernstorff è un fervente sostenitore delle liberalizzazioni e influenza Federico che 4 anni dopo essere diventato reggente, nel 1788, cancella la servitù della gleba.
Successivamente procede alla riforma agraria e distribuisce agli ex servi della gleba la terra che prima coltivavano per i feudatari.
Questa decisione provoca una furente opposizione da parte dei grandi latifondisti che in più di 100 firmano una lettera di protesta.
Viene anche organizzato un complotto per deporre il re che coinvolge elementi repubblicani e progressisti. Il complotto viene però scoperto, alcuni congiurati sono condannati a morte ma Federico li grazia condannandoli all’ergastolo.
Inizia però una fase autoritaria del suo regno durante la quale limita la libertà di stampa e i diritti civili.
Ma il popolo lo adora e diventano famose le sue poesie e le sue frasi satiriche.
Egli compie azioni che fanno gran colpo sui suoi sudditi come quella di lanciare monete in gran quantità alla folla.

Si sposa nel 1790 con Maria Sofia Federica d'Assia-Kassel, parente come la madre dei reali d’Inghilterra e sua cugina di secondo grado. Avranno 8 figli.
Avrà anche un’amante ufficiale, Mortensdatter Bendte, figlia di un operaio, che viveva in un quartiere operaio di Copenaghen. Pare si siano incontrati a teatro, dove la fanciulla, diciannovenne, cantava nel coro.
Questa donna, soprannominata Rikke, otterrà anche una carica pubblica come Colonnello Civile.
Il fatto che il re abbia scelto un’amante plebea è un altro elemento che lo rende popolare e lui lo sfrutta. Sarà l’ultimo re danese ad avere una concubina ufficiale.

Nel 1808 il padre muore e Federico diventa re.
La Danimarca passa un periodo molto duro e caotico. A causa della posizione neutrale nelle guerre napoleoniche viene ripetutamente punita dall’Inghilterra con incursioni navali contro Copenaghen. Durante una di queste, decine di navi vengono affondate e muoiono più di 2.000 marinai, mentre gli inglesi hanno 200 caduti: un disastro. La Danimarca viene quindi privata della Norvegia che fino ad allora faceva parte del regno.
Nel 1813 la Danimarca viene anche colpita da una grave crisi finanziaria.
Ma Federico non si arrende e continua sulla via delle riforme.
Nel 1814, grazie a Federico VI la Danimarca è il primo paese al mondo dove la scuola è obbligatoria fino ai 14 anni. Egli lancia la scuola obbligatoria dicendo: “Se siamo poveri non è obbligatorio che si sia anche ignoranti”.
E crea un sistema, unico al mondo, di educazione permanente per i contadini, che consiste in corsi domenicali gestiti in collaborazione con la Chiesa Protestante.
Infine, si impegna alla diffusione di sistemi cooperativi tra i contadini divenuti proprietari. Incentiva, tramite prestiti, grandi investimenti agricoli, appoggia la diffusione di nuove tecnologie e di un aratro molto più efficiente perché rovescia le zolle di terra.
Investe molto anche nella riforestazione di decine di migliaia di ettari individuando e importando piante particolarmente adatte al clima e al terreno danesi.
Organizza anche una riforma della burocrazia, del sistema monetario e di quello fiscale. Crea con una pubblica sottoscrizione il primo museo danese dell’arte. Offre il premio di una medaglia d’oro agli astronomi che individueranno un nuovo corpo celeste e incentiva in ogni modo lo sviluppo della scienza.

Verso il 1834 la situazione economica inizia a migliorare sensibilmente e negli ultimi anni del suo regno procede a una progressiva democratizzazione, concedendo la libertà di stampa e di associazione e promulgando la Costituzione.
Muore nel 1839 a causa di una malattia polmonare.

L’occupazione nazista della Danimarca
I successori di Federico VI seguirono la sua via. La crisi economica mondiale del 1870, dovuta alla super produzione di cereali di Russia e Usa, fu affrontata dando impulso alla cooperazione contadina e creando centinaia di centri di produzione di formaggi e di salsicce.
Sicuramente i re danesi furono molto diversi dagli altri. Lo si vide anche durante l’occupazione tedesca.
Re Cristiano X di Danimarca, rendendosi conto che il suo esercito, composto di 14.500 uomini, non aveva nessuna possibilità di opporsi a quello tedesco firmò la resa.
Non ci fu quindi spargimento di sangue, solo qualche isolata sparatoria che causò in totale 16 morti e 20 feriti da parte danese e 20 feriti da parte tedesca.
Il re ottenne così di mantenere una certa autonomia anche durante l’occupazione nazista.
Di grande significato per il popolo danese fu la scelta da parte del Re di non prendere la via dell'esilio, diversamente da quanto sarebbe accaduto successivamente in Norvegia e in Olanda, e la sua presenza costante, rappresentata dalle sue quotidiane passeggiate a cavallo per le vie della capitale, divenne un simbolo del silenzioso atteggiamento passivamente ostile dei danesi.
Egli era per il popolo una figura imponente anche grazie alla sua stazza: era alto 1 metro e 99, il re più alto che la Danimarca abbia avuto.
Le elezioni del marzo 1943 furono un fiasco totale per i nazisti che tentarono di prendere il controllo della Danimarca “legalmente” presentando alle elezioni un partito nazista tedesco ma ottennero soltanto uno sconsolante 2,1% dei voti e solo 3 seggi nel Parlamento.
Irrisorio anche il tentativo di formare una forza di volontari fedeli al terzo reich, raccolsero solo 8.000 uomini.
Quando il plenipotenziario tedesco decise di affrontare la "questione ebraica" si trovò di fronte a un muro. Quando propose al Governo danese l'imposizione di misure di segregazione verso gli ebrei, il Primo Ministro Scavenius gli rispose che il Governo danese si sarebbe dimesso in massa.
Anche il tentativo di perseguitare in vario modo gli ebrei fu ostacolato: la polizia danese non collaborava e il Governo si comportava sistematicamente in modo ostruzionistico.
I tedeschi presero direttamente il potere a metà 1943.
Il 18 settembre successivo il Führer decise la deportazione degli ebrei danesi.
La notte tra l'1 e il 2 ottobre il piano di Best scattò. Quando però si fecero i conti dei risultati dell'operazione i nazisti si accorsero di aver messo le mani su 477 ebrei, meno del 10% della comunità danese. Ancora una volta si era trattato di un fiasco. 
La quasi totalità degli ebrei era stata nascosta nelle case dei danesi e si era sottratta all'arresto. C'era però da prevedere che i tedeschi avrebbero rinnovato i loro tentativi e presto o tardi ci sarebbe stata un'altra retata.
Il 3 ottobre era una domenica. Inaspettatamente dal pulpito delle Chiese danesi venne letta dai sacerdoti una lettera pastorale nella quale si esortavano i danesi ad aiutare e difendere gli ebrei.
Frattanto il fisico ebreo Niels Bohr che aveva trovato rifugio in Svezia implorò il re di annunciare pubblicamente che la Svezia avrebbe concesso asilo politico agli ebrei che avessero raggiunto le coste svedesi. Il re accettò e una dichiarazione pubblica venne emanata.
Di fronte al tentativo tedesco di arrestare gli ebrei danesi si era verificata una situazione assolutamente imprevista. Se i tedeschi fossero stati colti di sorpresa non avrebbero tardato a riorganizzarsi.
In modo assolutamente inspiegabile la popolazione danese diede inizio a una operazione di salvataggio di proporzioni gigantesche.
Tra la Danimarca e la Svezia vi è uno stretto braccio di mare: il Sund. Lo stretto varia dai 10 ai 30 chilometri ed è su questa via che gli ebrei dovevano incamminarsi per sfuggire ai tedeschi.
Ancora una volta Georg Ferdinand Duckwitz fu decisivo. Convinse il comandante tedesco del porto di Copenaghen a inviare i suoi motoscafi nelle officine per presunte e inesistenti "riparazioni". In questo modo la vigilanza sullo Stretto di Sund venne affidata alla polizia danese più che disponibile a lasciar passare chiunque.
Tra la fine del settembre 1943 e l'inizio di ottobre 1944 si mise in moto una macchina di solidarietà imponente. I rischi connessi al trasporto per mare erano considerevoli e i marinai dei pescherecci che rischiavano la vita e le proprietà chiedevano 500 corone per il trasporto.
Ovviamente non tutti gli ebrei erano in grado di pagare una simile cifra e i cittadini danesi si mobilitarono anche in questo. Uomini della Resistenza danese andarono di casa in casa per organizzare una gigantesca colletta.
Tutta la popolazione aiutò in mille modi gli ebrei ospitandoli, nascondendoli, pagando le spese del trasporto e trasportandoli sulle imbarcazioni.
Il salvataggio proseguì sino alla fine di ottobre quando giunsero in Svezia 5.919 ebrei, 1.301 ebrei "per metà" e 686 coniugi "ariani" di ebrei.
Fu un grandissimo successo che i danesi dovettero pagare a caro prezzo.
In tutto alla fine di ottobre erano stati arrestati 481 ebrei.
Che però non furono abbandonati. Il governo danese continuò ad assisterli inviando pacchi e riuscendo a realizzare ispezioni.
Questa capacità di trattare portò al fatto che il campo di Theresienstadt, dov’erano prigionieri gli ebrei danesi, venisse reso meno disumano, almeno apparentemente, almeno quel tanto da renderlo presentabile agli ispettori danesi.
2 aprile 1945, una colonna di mezzi danesi e svedesi composta da ventitré autobus, sei camion, una cucina da campo e tre auto arrivò al campo di concentramento di Neuengamme dove caricò un gruppo di prigionieri dei quali era stata contrattata la liberazione. Poi, con un colpo di mano diplomatico, il conte svedese Folke Bernadotte, che guidava la delegazione, riuscì a ottenere che la colonna raggiungesse Theresienstadt il 12 aprile, e caricasse altri prigionieri. Riuscirono così a liberare 293 ebrei danesi e 130 ebrei che erano stati arrestati in Danimarca e a riportarli in patria attraversando una Germania sconvolta dai combattimenti e dagli attacchi aerei.

A partire dalla fine del 1943 iniziò a svilupparsi anche la resistenza danese: il comandante delle forze di occupazione, il generale Hermann von Hanneken, a causa del crescente numero di sabotaggi nei cantieri navali diede l'ordine di fare sorvegliare gli operai da guardie armate. Nacquero così una serie di scioperi spontanei che ridussero sensibilmente l'attività produttiva. L’ostilità verso le forze di occupazione culminò con l'attentato alla Sala delle Rappresentazioni di Copenaghen, fatta esplodere poche ore prima che venisse adibita ad alloggio per i soldati tedeschi.
Questo evento causò l'imposizione del coprifuoco, della legge marziale, che sarebbe stata mantenuta fino alla liberazione del paese, avvenuta nel maggio del 1945, e la deportazione in campi di prigionia dei sospetti e, a seguito di un'aggressione ai danni di un ufficiale tedesco e il conseguente rifiuto da parte dei danesi di consegnare i colpevoli, i tedeschi assunsero il controllo di tutte le principali installazioni civili del paese ed il Re fu posto agli arresti domiciliari. Ci fu anche un tentativo da parte dei tedeschi di impadronirsi della piccola flotta danese, ancorata nel porto di Copenaghen, ma 29 navi furono autoaffondate e altre 13 ripararono in porti svedesi neutrali.

(Ho trovato anche questa nota che andrebbe verificata)
Nei primi anni ottanta del XX secolo, l'International Herald Tribune stampò un'intera pagina per commemorare Cristiano X con una stella di David ebrea sulla manica. L'immagine evocò una storia popolare, secondo la quale il re indossava il simbolo come segno di supporto e solidarietà con gli ebrei danesi, che soffrivano la persecuzione nazista durante l'occupazione. Questo tuttavia è apocrifo, in quanto gli ebrei danesi non furono mai obbligati a indossare una stella di David; per alcuni osservatori ciò avvenne per il comportamento del monarca a sostegno e difesa della popolazione danese di religione ebraica.
Questa storia è raccontata in forma di romanzo nel libro: L'ora del re dello scrittore russo (sovietico in esilio, per la precisione) Boris Hazanov, edito in Italia da Sellerio (Palermo), nel 1986.
Un'altra storia apocrifa narra che Cristiano di solito cavalcava per le strade della Danimarca da solo, senza scorta, con intorno a lui due ali di folla. Un giorno, un soldato tedesco osservò con un ragazzo che trovava strano che il re cavalcasse senza scorta. Il ragazzo replicò: "Tutta la Danimarca è la sua guardia del corpo".
Un'altra storia popolare, generalmente ritenuta attendibile, concerne il rifiuto di Cristiano di esporre la bandiera tedesca sul Castello di Christiansborg, sede del Parlamento, durante l'occupazione. Secondo la storia, il re mandò a chiamare un generale tedesco e gli ordinò di rimuovere il vessillo. Quando il generale si rifiutò, Cristiano dichiarò: "Lo farà un soldato danese". L'ufficiale tedesco osservò che un tale soldato sarebbe stato ucciso, ma il re rispose: "Non penso, perché io sarei quel soldato". Il generale ordinò subito la rimozione della bandiera.
Nel 1942, Adolf Hitler inviò al re un lungo telegramma di congratulazioni per il suo 72.mo compleanno. Il re rispose al telegramma con un semplice: "Molte grazie. Re Cristiano". Questo fu ritenuto come oltraggio a Hitler, il quale richiamò subito il suo ambasciatore a Copenaghen ed espulse l'ambasciatore danese dalla Germania. La pressione tedesca si fece visibile anche nella cacciata del governo guidato da Vilhelm Buhl e la sua sostituzione con un governo a favore dei tedeschi con Erik Scavenius.
Un modo molto popolare dei danesi di mostrare il loro patriottismo e la loro resistenza silenziosa all'occupazione tedesca era di indossare un piccolo bottone quadrato con la bandiera danese e l'insegna con la corona del re. Questo simbolo era chiamato Kongemærket.